Voci di fabbrica:

Quintilia Terenzi e Idolo detto Italo Filippi nei ricordi del figlio Lorenzo

Quando facebook vuole nascondere qualcosa, lo fa nel migliore dei modi: ho cercato chi avesse postato la foto che ritrae il villaggio Pirelli di Villa Adriana, per settimane, per mesi. Una foto bellissima che ritrae i fratelli Filippi, figli di Idolo detto Italo, chiamato ad abitare presso una delle abitazioni nel 1958. Famiglia numerosa la loro che viveva letteralmente stipata in una piccola abitazione del centro storico di Tivoli. Non mi è riuscito in tutti i mesi in cui ho riletto, corretto e ricorretto il libro e così a parte farne una foto privata delle persone per poter studiare la corrispondenza delle modifiche alle abitazioni con quanto ritrovato in archivio, per rispetto, ho deciso di rinunciare ad una foto perchè non riuscivo a rintracciarne il proprietario e quindi, ad attribuirne, la provenienza. E poi tutto è tornato al posto. Lorenzo è il “mezzano” tra suo fratello grande Luigino. Oggi sappiamo che i bimbi a destra sono probabilmente i fratelli Cervelli. E accanto a quella, un’altra foto che ritrae in maglietta bianca sempre Luigi Filippi.

Quintilia Terenzi, giovane operaia alle maschere antigas e Idolo Filippi detto Italo, operaio specializzato alla confezioni.

Di Italo rimane anche il ricordo delle due ore donate per la costruzione della chiesa di Villa Adriana nel 1947

Elenco di nomi scritti a mano, probabilmente una lista di persone.

Nel racconto di Lorenzo emerge la nostalgia per una Villa Adriana “altra” , un luogo semplice ed autentico con una dimensione familiare persa, quando, “avevamo poco” ma quel poco era tutto. Le corse, le arrampicate sugli alberi, i calci al pallone in un campo della Pirelli in dismissione, il ricordo dei camion per portare via i calcinacci, le domeniche passate tra la messa e il biliardino della Democrazie Cristiana e l’attesa del lupinaro che il pomeriggio passava con il carretto per vendere caramelle e liquirizie, il ricordo di Concettina dove Italo mandava Lorenzo a comprare le sigarette.

La ricchezza allora, non si misurava con il possesso ma con la libertà di essere bambini. Soltanto cinque anni trascorsi al Villaggio e alla scuola delle suore salesiane di Villa Adriana, eppure sufficienti a imprimere nella memoria un’intera stagione della vita.

Anni di marachelle, di giochi senza orari, di libertà vissuta all’aria aperta e di amicizie sincere, come quelle con Giorgio e Olivana Cardoli, legami che il tempo non è riuscito a cancellare.

Nel racconto di Lorenzo non c’è soltanto il ricordo dell’infanzia. C’è il rimpianto dolce di una comunità più vicina, di un mondo in cui le persone si conoscevano per nome e di certo, non si tradivano, le strade erano un’estensione della casa e ogni gesto quotidiano contribuiva a tessere un senso profondo di appartenenza. Una Villa Adriana fatta di semplicità, relazioni e umanità, che continua a vivere nei ricordi di chi l’ha abitata e amata.

Ascolta l’intervista a Lorenzo Filippi