Pionieri dal Friuli
La storia di Roberto Lorenzutti inizia molto prima della sua nascita. Inizia sulle rive dell’Adriatico, nelle terre che la sua famiglia fu costretta ad abbandonare dopo l’esodo giuliano-dalmata. Il nonno di Roberto, era un agronomo, non un semplice contadino. Eppure, di fronte alla storia, neppure lui poté fare nulla per salvare ciò che la famiglia aveva costruito. Come tanti altri profughi, dovette ricominciare da capo.
Fu a Roma che il destino fece incontrare Mario ed Elisa anche lei friulana che allora lavorava come cuoca presso l’Ambasciata del Messico. Nel suo giorno libero, passeggiando per Piazza del Popolo, sentì qualcuno parlare il suo stesso dialetto. In una città immensa e sconosciuta, quelle parole familiari furono come un richiamo. Quel giovane era Mario. Si sposarono in capo a poco tempo.
Quando Mario trovò lavoro alla Pirelli di Tivoli, inizialmente nel reparto confezioni, la loro vita prese una direzione più stabile. Elisa continuò a lavorare all’Ambasciata, stavolta del Cile, ma la sua fama di cuoca la precedeva ovunque. Soprattutto nella preparazione della cacciagione possedeva un’abilità riconosciuta da tutti. Per questo veniva spesso chiamata da Guido Giudici, direttore dello stabilimento Pirelli, e da sua moglie in occasione di ricevimenti e cene importanti.
Fu proprio quella frequentazione a creare un legame destinato a segnare l’infanzia del loro figlio Roberto, nato nel 1948.
Per la famiglia Giudici, Roberto era quasi un figlio adottivo: compagno di mille giochi di Anna, la figlia del Direttore, gli Shanghai, gli scacchi che aveva imparato da don Giacinto, il nascondino, le marachelle da bambini in cucina, il pianoforte, i pomeriggi di studio nella stanza del Direttore, piena di armi, e la paura dei suoi cani. E poi c’era la vita al Villaggio Operaio dove grazie a questa frequentazione i Lorenzutti avevano ottenuto un alloggio nel 1949. Villa Adriana ERA il Villaggio: lì c’era la casa, la piazza, le suore con la loro scuola, la chiesa vecchia e la sede della democrazia cristiana e la chiesa nuova e l’amicizia della sua famiglia con la famiglia di Mario Giordani, caporeparto, mimma e i loro figli, in particolar modo la giovane Maria Letizia.
Per Roberto il mondo finiva e ricominciava lì.
Oggi Roberto, con una memoria sorprendentemente lucida, ci accompagna lungo le strade della sua infanzia. Attraverso i suoi racconti rivivono persone, luoghi, odori, paure e meraviglie di un bambino cresciuto nel Villaggio Operaio quando la Pirelli non era soltanto una fabbrica, ma il centro attorno al quale ruotava l’esistenza di un’intera comunità.

Ascoltate la nuova puntata del PODCASt VOCI DI FABBRICA DALLA I.A.C. ALLA Pirelli