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Storie di fabbriche.Trame di Comunità.
Sono stata lontana oltre un anno da Sherlock Holmes e Wilma Norman Neruda perchè la vita e la ricerca si sono unite, di nuovo, su un altro sentiero.
Ed era il momento di perseguirlo.
La ricerca del senso del mio stare e vivere a Villa Adriana.
Ad aprile uscirà “In principio era la I.A.C.
Storia di fabbriche.
Trame di Comunità.
Per la Libera Editrice Tiburtina.
Una ricerca archivistico documentale che racconta della fabbrica di gomma che nasce a Villa Adriana per la produzione di maschere antigas, protettivi antipritici e vestiti da palombaro.Di come la fabbrica sia diventata “Pirelli-Tivoli”.
Una storia che parte nel 1800, indagando le micro storie dei territori della nostra Comunita, le contrade dal sapore antico, le famiglie dei coloni che le hanno lavorate e di coloro che le hanno acquistate, e arriva sino agli anni del dopoguerra per riflettere sul ruolo della fabbrica nella costituzione della Comunita.
Quale fabbrica?
Quale Comunità?
Un tentativo di capire, carpire e forse trovare un “senso”.
Una ricerca tra gli archivi, della Raf, della Fondazione Pirelli, l’Archivio Comunale di Tivoli, di Stato di Roma, l’ Archivio Centrale, Archivi della Camera di Commercio e della CGIL, delle Famiglie Console, Cardile, Gardiol, Belloni, dei Principi Massimo e della Famiglia Francesco Perini per il Fondo Salvati, delle Suore Salesie di Padova, non ultimo della #Yokohama Tws che come depositaria della Pirelli ha contribuito a far sviluppar la Comunità di Villa Adriana.
Oltre 150 tra disegni e foto originali.
Una collaborazione tra la sottoscritta e la dott.ssa Chiara Perini che si è avvalsa di racconti delle persone per valutarne la portatadella memoria ed il ricordo.
Grazie al Comitato di Quartiere di Villa Adriana della L.u.ig. del Centro Culturale V.Pacifici, uniti in “Villa Adriana laboratorio urbano”, della Tritype che lo stampa e di quanti hanno deciso di contribuire.
Con la prefazione di Valeria Roggi e il contributo di Chiara Perini.
Lo presenteremo a metà maggio.
A Villa Adriana. Con un percorso di foto, ricostruzioni 3D, mostra dei disegni e un piccolo rinfresco per festeggiare, e, magari, portare le vostre esperienze ed i vostri ricordi perchè la storia di una fabbrica è anche storia di Comunità e come tale in continua trasformazione.
Sarete ospiti graditissimi.
Vi aspetto.
Vi aspettiamo.
Stay tuned per il 15-17 maggio
Vera Mazzotta




Wilma Norman Neruda, violinista di Sherlock Holmes, beniamina della nobiltà europea, è stata anche tra le prime donne ad entrare nella letteratura dell’epoca con il suo nome ma anche come modello di donna autodeterminata, decisa a fare della musica la propria professione. Non era bella, come ci ricordano moltissime testimonianze ma aveva il fascino derivante dalla sua incredibile capacità comunicativa al violino: passione, entusiasmo, fuoco che, in qualche misura, sembravano stridere e collidere con un carattere e con modi, solo apparentemente, riservati. La sua lunga carriera, iniziata quando non aveva che 4 o 5 anni, a cui solo la malattia e la morte hanno messo fine, ha fatto sì che, cambiando il gusto musicale e emergendo una nuova generazione di virtuosi, non tutti si siano trovati d’accordo sulle sue interpretazioni: chi la ricordava più passionale, chi la sentiva più fredda e distaccata, chi pretendeva la medesima pulizia degli anni giovanili, lo stesso entusiasmo da una donna che aveva visto morire entrambi i suoi figli. Eppure, senza dubbio una sua “caratteristica” credo abbia sempre messo d’accordo tutti, la sua maestria nell’uso dell’arco che immediatamente colpì Eduard Hanslick quando la ascoltò suonare a Vienna
“the extraordinary power of her bow, the deep sentiment of her cantilena, and her great execution, notwithstanding the smallness of her hands” …
Wilma ben prima di compiere i 10 anni, quindi viene apprezzata per la conoscenza, sicurezza ed energia dei colpi d’arco anche più complessi e, in sostanza, la tecnica dell’arco, definita ora leggera e saltellante, ora robusta e piena a seconda, ovviamente dei ripertori.
William Bartolomew ne ricorderà con parole iconiche il debuto inglese l’ 11 giugno 1849.
“Una bambina – una bambina negli anni e nella persona – ma un perfetto Paganini in miniatura, ha suonato ieri sera al pubblico della Filarmonica un concerto di De Beriot. Il suo timbro, la sua intonazione, la sua esecuzione, specialmente con la mano dell’arco, erano perfette – quest’ultima è bellissima: il suo polso aggraziato ed elastico ha prodotto alcuni dei più scintillanti staccati su e giù che io abbia mai sentito.
Ed è la sicurezza nell’attacco dell’arco (her bowing are splendid) la dote per cui la ricorda Arthur Conan Doyle, che, alla fine, come Sherlock Holmes, proprio digiuno di musica non era. Questa cartolina che risale al 1903 ci riporta di nuovo a considerare quindi il fascino di questa donna, “The Belle” definita qui per la prima volta, e il suo arco, due elementi che non si possono in alcun modo disgiungere: la sua bellezza ed il suo fascino erano dati in primis da questa maestria tecnica unita al timbro e al suono.

Non solo i francesi furono colpiti dalla sua tecnica dell’arco ma anche gli inglesi più bacchettoni che nel 1869 accolsero la violinista sui loro palchi per la prima volta, costretti ad affermare che il suo modo di utilizzare l’arco, anzi il braccio dell’arco ( bow-arm) era così facile ed aggraziato da dover-un po’ a malincuore, rinunciare all’obiezione tipicamente sessista dell’epoca, di vedere uno strumento come il violino suonato da una donna. (The Musical Word 22 maggio 1869).

Un arco magico scriveva un oscuro giornalista australiano nel 1898, fatto di legno e dolcezza, riprendendo certamente quanto scriveva Lady Constance Battersea, nata De Rothschild, nelle sue Reminiscences che egualmente ricordava la magia che la violinista, spesso ospite nelle serate musicali di gioventù, riusciva a creare con la maestria del suo archetto anche quando suonava repertori improvvisati
On one occasion at Surrey House, when the Hungarian Gypsy Band had given us a fine performance, Lady Halle, taking the violin from their leader, suddenly struck up in inimitable fashion the ” Radetzky ” March, the whole band joining in by ear and raising at the close of the piece frantic cheers for the lady who had wielded the bow with such magic skill.
Quale era la sua tecnica dell’arco e perchè colpiva tanto?
Il pianista e violinista Harold Bauer racconta come, anche nella tecnica dell’arco, esistessero due scuole distinte, quella seguita da Joachim, tedesca che teneva il braccio dell’arco attaccato al corpo e quella seguita dalla Néruda che a, contrario utilizzava l’intero braccio:
… sapevo infatti che il mio nuovo insegnante non mi avrebbe più costretto a seguire la tradizione di Joachim di tenere il braccio dell’arco stretto al fianco mentre suonavo. Ci sono sempre state, e sempre ci saranno, discussioni e conflitti su quale sia il metodo corretto per suonare uno strumento, ma dubito che qualsiasi violinista di questi tempi possa rendersi conto della violenza con cui i musicisti della scuola di Joachim ripudiavano e denunciavano i violinisti che alzavano il gomito e viceversa. In Inghilterra, dove Joachim era un dio della musica, era quasi una questione di onore mantenere immobile la parte superiore del braccio dell’arco, alzare il braccio era semplicemente una di quelle cose che ‘non si facevano’. Madame Norman-Neruda, che suonava con il braccio libero e aveva molti ammiratori, era tollerata, credo, principalmente perché era una signora, e forse anche a causa dell’idea abbastanza confusa che il fatto di essere una donna la costringesse ad alzare il gomito per suonare la corda sol. Tuttavia, era abbastanza comune a Londra che persone ignoranti della tecnica del violino esprimessero disapprovazione per un violinista che, sebbene fosse un ottimo esecutore, alzava il gomito mentre suonava. Da giovane avevo la sensazione che questa pratica equivalesse a indossare polsini staccabili o una bombetta con l’abito da sera e consideravo che l’esecuzione annuale del celebre concerto per due violini di Bach, in cui il braccio destro di Madame Neruda occasionalmente nascondeva la vista del suo occhio destro, costituisse un atto di magnanima condiscendenza da parte del dottor Joachim, il cui intero viso, inclusa la barba non era mai oscurato nemmeno una volta. Una volta le baciò la mano davanti a tutto il pubblico dopo il concerto.”…
Wilma era, del resto, una donna intelligente, capace di ironia e abile nello sfruttare a proprio vantaggio, e senza curarsene troppo visto anche l’incondizionato appoggio di cui godeva, il doppio statuto di essere donna e suscitare una curiosità vojeristica per il fatto di imbracciare il violino, strumento considerato inadatto e inappropriato, affascinando uomini come il critico Ronald Haweis che, pur interrogandosi sulla “moralità” di questo cambiamento che andava a sovvertire le leggi, scritte e non scritte, dell’imperialismo britannico, non poteva che rimanere, da maschio, affascinato dai movimenti ipnotici di un braccio libero e nudo in un’epoca in cui, persino la moda costringeva le donne a rimanere imprigionate nel loro ruolo di moglie/madri.
In effetti, nulla può essere più appropriato nelle mani di una donna di un violino correttamente tenuto e correttamente suonato. Se ( la violinista) ha un buon braccio viene mostrato al meglio, se ha una bella mano e dita affusolate e un polso sottile, tutte queste parti sono rese più aggraziate dall’azione dell’arco e delle dita. Le braccia, le spalle, le mani, la testa e il collo e, in effetti, tutto il suo corpo, non devono fare altro che seguire con sentimento le curve ondulate e delicate del violino stesso. Una bella donna che tiene un bel violino è uno degli spettacoli più belli del mondo. Ci sono raffinatezze di sentimento e di esecuzione che la mano sensibile di una donna è particolarmente adatta a rendere, in delicatezza di tocco e in effetti finemente graduati, è insuperabile…”
Lo sapeva bene Ethel Smith che nel 1933 rifletteva proprio sullo status delle donne musiciste
“Oggi ci sono tanti ottimi violinisti di un sesso quanto dell’altro, ma nella seconda parte del diciannovesimo secolo posso ricordare solo una violinista donna [Wilma] Norman-Neruda ma dubito che il suo brillante successo in Europa sarebbe stato certo se [Joseph] Joachim non fosse stato abbastanza conosciuto e astuto da vedere il vantaggio dello spettacolo di suonare il Doppio Concerto di Bach con una violinista di genio che era anche una donna molto aggraziata. (Female Pipings in Eden).
La differenza sostanziale di scuola tra Joachim e la Néruda era una cosa nota… almeno negli ambienti musicali:
All’ultimo concerto della stagione della Società Filarmonica, i solisti erano Joachim e Norman Neruda. Che combinazione! Hanno suonato insieme il doppio di Bach, un’opera bellissima, inoltre la Neruda ha suonato il concerto di Mendelssohn. Sembrano essere amici per la pelle e, naturalmente, hanno suonato in modo assolutamente perfetto insieme. È stato meraviglioso quando sono saliti sul palco, lui conducendola attraverso l’orchestra—ognuno di loro per il proprio sesso il più importante nel mondo del violino. Lo stile dell’arco di Madame Neruda è del tutto opposto a quello di Joachim ma ha un suono bellissimo e potente. (Evening Star 25 June 1901, MUSIC IN GERMANY).
Non solo tecnica e conoscenza dei colpi d’arco ma anche un arco usato in tutta la sua lunghezza:
“Le esibizioni di Lady Hallé si distinguono per la magnificenza del suo tono, l’ampiezza dell’arco, la sua ineguagliata combinazione di potenza e dolcezza, la sua certezza di intonazione e la sua fermezza di nervi nell’esecuzione dei passaggi più difficili e complessi.'” ([James Green, “Sir Charles and Lady Hallé,” The Centennial Magazine: An Australian Monthly, vol. 2, No. 11 (June 1890), p. 874)… elemento questo che continuerà ad essere notato anche quasi dieci anni dopo durante il suo tour in USA e Canada
La sua intonazione è impeccabile; la sua tecnica è ampia e di squisita perfezione; il suo arco è ampio e libero; il suo fraseggio è perfetto e il suo sentimento musicale è irreprensibile. Non le manca né calore, né tenerezza, né fuoco. ( H. M. Ticknor)
Ma se stiamo agli aspetti puramente tecnici, abbiamo anche il parere di Moser che pare lodasse della violinista l’ ammirevole tecnica della mano sinistra, la sua intonazione impeccabile e il suono meravigliosamente puro, sebbene trovasse il braccio dell’arco un po’ rigido, come quello di [Henryk] Wieniawski….
sebbene le foto di Wilma dimostrino come la presa dell’arco fosse invece comunque molto simile e vicina più alla scuola tedesca che non a quella belga.
All’inizio del XX secolo Joachim e Moser riconobbero che le pratiche nell’uso dell’arco avevano conseguenze musicali significative nel cambiamento di suono e stile dei violinisti della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo. Le scuole tedesca e francese si contrapposero in una serie di controversie sterili tanto che si arrivò ad eccessi tali che persino aderenti alla scuola tedesca tradizionale furono criticati per pratiche che non sostenevano.

Joachim, per esempio, era noto per l’uso di un gomito destro impraticabilmente basso ma in realtà, nel loro Violinschule, Joachim e Moser condannarono questa ‘regola su una posizione bassa del gomito e del braccio superiore nel suonare su tutte e quattro le corde’ che anzi, descrivono come ‘basata su una ripetizione automatica di un’istruzione fraintesa che è stata tramandata di generazione in generazione. attribuita alla perpetuazione di una regola, giustificata al tempo di Leopold Mozart ma non più valida. D’altra parte, in effetti molti violinisti di scuola Franco-Belga preferivano un braccio con un gomito molto alto che poteva creare rigidità, pertanto, Joachim e Moser raccomandavano di tenere ‘il braccio superiore libero e non costretto nell’articolazione della spalla, anche quando si suona sulle corde inferiori, ma di fare attenzione che il gomito non sia mai più alto del polso’. L’arcata sulla corda mi dovrebbe comportare il braccio superiore che viene dolcemente a contatto con il corpo; un’elevazione dello stesso a un angolo di circa 45 gradi è necessaria quando si usa la corda sol .’ [Violinschule vol. 1, p. 13f.]
…alla fine…al di là della tecnica…una cosa rimaneva per tutti unico vero obiettivo al di là delle scuole e delle supposte contrapposizioni: sperimentare posizioni che fossero il più naturali possibili per poter suonare.
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Quale tratto della personalità nelle persone fa alzare un muro con te?
L’arroganza in duplice forma nel suo essere proteiforme, nei contenuti e nel modo: quella di chi non sa e pensa di sapere e quella di chi sa ma sale in cattedra, mette all’angolo e mortifica gli altri.
Wilma Neruda e Sherlock Holmes A Tivoli


Sabato 4 maggio presso l’Auditorium Orazio di Tivoli Terme è andato in scena: Wilma Néruda e Sherlock Holmes a Tivoli, il testo che adatta in modo teatrale i libri Intermezzo Asolano, Wilma e Ludwig N. Neruda ad Asolo di V. Mazzotta e con il saggio di Alvise Bruschi, e All’Ombra di Sherlock Holmes. Le avventure di Mary Morstan Watson di Solito-Guerra-Castellini- Guerra. Certamente, con il senno di poi, non ci saremmo imbarcati in questa avventura di partecipare al Bando per il 3239 Natale di Tivoli se non fosse stato per il fatto che il 20 gennaio, in occasione della presentazione dei due libri a Tivoli, tra il pubblico c’era, immancabile, Patrizia Parravani Timperi, mamma di Francesca Timperi, collega, amica e grande flautista. Patrizia con il suo sorriso, sempre entusiasta, ci ha spinto a ”rappresentare” lo spettacolo in forma più lunga e, per gioco, le avevo detto che avrei fatto partecipare anche Francesca. E poi, a marzo, la notizia che Patrizia, non c’era più. Così, all’improvviso, come fu per mia madre tanti anni fa e come è stato di papà a dicembre. E allora, quella promessa è diventata un debito.





Non è importato che la data non fosse quella richiesta, che le Scuderie non fossero disponibili, che si sarebbe dovuto noleggiare un pianoforte, le prove, gli abiti, l’Auditorium con la sua acustica…ridondante… nè la fatica, le prove, le chiavi, il mettere d’accoro tutti. Lo spettacolo è stato dedicato alla memoria di Patrizia Parravani e di papà, Giuseppe Mazzotta. Io Sono stata onorata di poterlo fare e di poter suonare con Francesca che non solo ha prestato la sua arte e la sua musica ma si è anche prestata ad interpretare Ginevra Biagiotti, la donna causa di tutti i problemi di Pen Browning ma anche di Ludwig Norman Neruda ad Asolo.
https://www.youtube.com/watch?v=QJ2dtcVfVQs



Ma se si usa uno spazio comunale che è anche lo spazio di una scuola, altrettanto naturale ci è sembrato far partecipare i ragazzi dell’IC Tivoli Cinque- Tivoli Terme in particolare le classi di flauto Traverso e di chitarra dei colleghi Francesca Timperi e Francesco Cipriani.





Il gruppo di chitarra ha aperto lo spettacolo mentre i flautisti hanno fatto collante tra la prima e la seconda parte, quella che ha portato in scena, per la prima volta, gli antenati del Dottor Watson e di SHerlock Holmes, WAtsonius e Holmesius, creati dalla penna di Roberto Vianello, presente in sala. Sono stati momenti di magia pura, come sempre quando sono i ragazzi a suonare, attenti, precisi, emozionati ed emozionanti e soprattutto sono stati ragazzi capaci di assistere divertiti al resto dello spettacolo e di partecipare con entusiasmo alle piccole domande-quiz che avevamo preparato per loro e alla pesca del libro

Si, perchè stavolta non siamo stati ”soli”, ma l’Associazione Momenti Musicali è stata affiancata dal Comitato di Quartiere di Villa Adriana, presieduto da Nello Paolacci che nei prossimi giorni riaprirà il Parco Panattoni situato davanti alla chiesa di Villa Adriana. Grazie all’impegno di pochi che speriamo diventino presto ”molti’, anche economico, è stata collocata una casetta che diventerò perno di diverse attività, non ultima la biblioteca e, successivamente anche il book crossing, oltre ad attività per ragazzi e per stranieri. Documentazione di chiusura cantiere permettendo, è in fase organizzativa la festa per la riapertura del parco dopo il restyling. Per pubblicizzare e far conoscere queste attività, a latere dello spettacolo è stata fatta la pesca del libro che, credo, sia stata un successo dal momento che tutti hanno portato via un libro incartato, senza sapere cosa sarebbe loro capitato.


Grazie è l’unica parola che, a chiusura di questo resoconto, mi viene da dire, certamente al Comune che ha dato il Patrocinio, alla Dirigente della scuola, ma soprattutto a quanti hanno partecipato per la riuscita di tutto: i ragazzi in primis ed i loro genitori, Pierluigi D’Amato insostituibile nella sua veste di fonico, Francesca Timperi ovviamente e la sua classe di Flauto, Francesco Cipriani e la sua classe di chitarra, Michele Bartolucci, il violinista-Paganini che ogni volta viene da Urbino, Fabio Di Marco per lo splendido strumento e Paolo, il trasportatore che lo ha portato; Roberto Vianello per il suo Holmesius e Marco Grassi, architetto anche lui e autore della copertina di Intermezzo Asolano che è diventata anche la locandina di questo evento, Luca Buoncristiani il nostro Sherlock Holmes che studia medicina, Stefano Guerra il Dottor Watson che si è sobbarcato con me parte delle spese e della fatica e ovviamente tutti gli amici presenti che hanno dedicato parte del loro sabato pomeriggio per esserci.
Sembra scontato, eppure, di questi tempi, non lo è, ed invece si dimentica che è il pubblico il motore di ogni performance, è quello che partecipa con chi suona o recita, che ride, sorride, si commuove, è quello che si congratula, ed esce contento.



E’ quello curioso che certamente va a ricercarsi dopo quanto non ha capito o vuole risentire
https://www.youtube.com/channel/UCzv2HD5VLhm1ewZGyeoD-5Q
E anche se ogni volta, OGNI VOLTA, diciamo che questa sarà l’ultima, poi, per qualche strano motivo, c’è sempre qualcosa che ci fa dimenticare della fatica, delle arrabbiature, del fatto che abbiamo impegni, anche lavorativi e familiari che non sempre ci consentono di gestire il tutto con serenità…
eppure …

a Tivoli!

Per le manifestazioni culturali del Natale di Tivoli, torna lo spettacolo che racconta di Wilma Norman Néruda ed il suo rapporto con Sherlock Holmes in una veste rinnovata. Lo spettacolo stavolta segue in modo particolare due nuove pubblicazioni, quella di Delos ” All’ombra di Sherlock Holmes. Le avventure di Mary Morstan Watson di Guerra-Castellini-Soliti- Guerra, e quella Youcanprint Intermezzo Asolano. Wilma e Ludwig Norman Neruda ad Asolo di Vera Mazzotta e Alvise Bruschi. Saranno Sherlock Holmes, interpretato dal giovane Luca Buoncristiani e il Dott. Watson, Stefano Guerra, ad accennare ad alcune avventure ed indagini parallele portate avanti da Mary, prima moglie del celebre dottore e ad accogliere sul palcoscenico Wilma Norman Néruda, la violinista oramai nota ” per aver incontrato Sherlock Holmes”.
Quando?
Se sospendiamo il giudizio e ci abbandoniamo alla fantasia e al Grande Gioco iniziato fin dal 1892 considerando Sherlock Holmes un personaggio reale, questo incontro certamente sarà avvenuto a latere e dei concerti al St. James dal celebre detective frequentati. Se invece preferiamo rimanere nel territorio, brullo, della mera realtà, l’incontro letterario è avvenuto proprio nello Studio in Rosso.
I due solisti della serata erano la signora Wilma Norman-Neruda e il signor Leopold Godowskyi… La signora Norman-Neruda, di cui ho parlato dettagliatamente in occasione del suo concerto alla Gewandhaus, ha scelto il Concerto per violino di Mendelssohn. La sua interpretazione è stata di una grandezza e bellezza tali da entusiasmare tutti gli ascoltatori. Il suo meraviglioso gioco e la purezza della sua esecuzione musicale sono semplicemente ammirabili e non richiedono ulteriori commenti. Come si può fidarsi delle parole di una persona, così ci si può abbandonare senza esitazioni ad ogni nota che questa artista suona, poiché canta con tutto il cuore e la sua espressione è sempre nobile e sincera. Leipziger Tageblatt und Anzeiger ( 18 febbraio 1902)
Lo spettacolo vuole ricreare, seppur con pochi mezzi, l’atmosfera del Salotto Vittoriano attraverso i brani d’epoca suonati al pianoforte, violino e flauto traverso da Vera Mazzotta, anche Wilma Norman Neruda, Francesca Timperi che per la prima volta veste i panni di Ginevra Biagiotti, e Michele Bartolucci. Accanto ai musicisti professionisti due interventi delle classi di flauto traverso e chitarra dell’IC Tivoli 5 Tivoli Terme al cui interno si trova lo splendido Auditorium Orazio.
Se volete conoscere il motivo del titolo e la connessione dei nostri personaggi con Tivoli, non vi resta che venire alle ore 17,00 a Tivoli Terme!
Ad accogliervi ci sarà anche il Comitato di Quartiere di Villa Adriana che ha organizzato la pesca del libro per far conoscere le attività che presto prenderanno piedi al rinnovato Parco Panattoni di Villa Adriana, non ultimo la piccola ma grande biblioteca e le attività volte ad avvicinare ragazzi e bambini alla lettura e allo scambio.
Pur non essendo un giallo interattivo, il pubblico sarà chiamato a partecipare allo spettacolo anche rispondendo ad alcune semplici domande!

Tra musica e parole: Vera Mazzotta, una scrittrice al piano
Musica e scrittura sono un connubio perfetto che può portare armonia e benessere interiore. Quante volte ascoltando una melodia ci si lascia andare all’immaginazione per poi far scorrere la penna sul foglio, guidata dalle note musicali per spalancare le porte alla propria essenza. Un intenso rapporto tra letteratura e musica è sempre esistito, basti pensare alla cultura greca. La stessa parola “mousiké” racchiudeva le tre arti ispirate dalle muse: poesia, musica e danza. Del resto, i primi componimenti della nostra tradizione letteraria, come l’Iliade e l’Odissea, furono diffusi oralmente, attraverso cantori che viaggiavano da luogo in luogo.
E tra le dita che scivolano graziatamente sui tasti di un pianoforte, Vera Mazzotta si lascia ispirare dalle dolci note musicali per dar sfogo alla sua creatività letteraria. Pianista, insegnante e formatrice esperta di pianoforte, nasce a Roma dove vive e insegna presso una scuola media a indirizzo musicale. Si diploma al Liceo Classico nonché al Conservatorio Santa Cecilia, perfezionando dopo il diploma gli studi con il noto pianista russo e direttore dell’Accademia musicale di Roma, Konstantin Bogino.
Nonostante la scrittura non sia la sua professione principale, resta conservata in lei quella passione che si porta con sé fin da bambina, quando scriveva fiumi di pagine sul suo diario oppure lettere che le piaceva condividere con i suoi amici a volte anche lontani:
«Ho scoperto l’amore per la scrittura a 8 anni quando la maestra fece fare un tema in cui dovevamo immaginare la ”giornata dei nostri sogni” ed io ho immaginato “La mia giornata da Castellana”, padrona di una splendida magione, un castello tardo medievale, dedita alla musica, alle passeggiate e all’ addestramento del suo Falco!».
….potete leggere il resto qui…
ringrazio l’#Emergente per aver reso questa intervista bellissima!
