Wilhelmine Neruda, chiamiamola così, perché con questo nome è più conosciuta, è diventata famosa in tutto il mondo, andando da trionfo a trionfo. –
Come ho fatto a conoscerla? Te lo racconto.
A Stoccolma avevo conosciuto il compositore svedese Norman, buon amico di Kjerulf, con cui aveva studiato a Lipsia. E con lui, Norman appunto, si sposò in seguito, così venni a fare la sua conoscenza in modo del tutto naturale. Fu, se ben ricordo, nel 1862-63 quando visitò per la prima volta la nostra città e incantò il pubblico con il suo gioco.
Ha infatti non solo la tecnica più brillante, ma sa suonare con un sentimento che trascina tutti con sé. Puoi credere, fu un giorno indimenticabile, quello che passai allora insieme a lei e a Edvard Grieg in una villa di campagna di un riccone ad Asker. Lo stesso giorno suonò lei e sua sorella, Marie Neruda, che poi sposò il cantante svedese Arlberg, e suo fratello, Franz Neruda, nel vecchio Teatro di Christiania in Bankpladsen.
C’era entusiasmo e giubilo, – di questo possono raccontarvi i vecchi cristianiensi. Poi l’ho sentita a Parigi in uno dei famosi “conserts populaires” di Pasdeloup. Lì fu presentata da Tellefsen alla principessa Metternich, – era sotto il secondo impero, nel 1868, – e da questa introdotta alla principessa Matilde, sorella di Napoleone, che conoscete di nome, famosa per il suo gusto raffinato e perché riuniva tanto dell’élite intellettuale della città del mondo nei suoi saloni. Lì suonò tra l’altro una sonata di Grieg. Fece furore lì come ovunque. –
Se è vecchia ora? Non ditelo mai. Raramente si vede una figura più giovane e ha un viso che non è bello ma di alto grado spirituale. È come una statua da guardare quando suona. Nessuna affettazione, del tutto naturale eppure con un calore nel portamento che trascina tutti con sé.
Sì, potete dire tranquillamente che supera tutte le aspettative. –
I l vecchio signore appassionato di musica, che tiene un fine arco da violino, si era scaldato parlando, mentre richiamava alla memoria tutti questi ricordi del suo convivio con la famosa violinista, Lady Hallé che è arrivata qui ieri sera insieme all’ottimo pianista Borwich per dare un concerto nella nostra città. –
Di nazionalità Lady Hallé è ceca, dotata di un marcato talento linguistico, tanto che parla anche il norvegese, cosmopolita per la sua cultura e straordinariamente intelligente. Oltre che qui e a Parigi l’ho sentita a Londra, dove tra l’altro insieme al famoso violoncellista Piatti diede i celebri concerti del lunedì.
Come esempio dell’entusiasmo con cui fu accolta basta raccontare che il duca di Edimburgo insieme ad alcuni ricchi le donò un castello sul Lago di Garda oltre a una notevole somma di denaro. In questo luogo perì il suo figlio maggiore del primo matrimonio, un giovane pittore, cadendo dalle montagne. Fu un paio di anni fa, e da allora non ci ha mai messo piede. È stata sposata due volte. Prima con Norman come detto e poi con il famoso pianista inglese Hallé che fu reso nobile e che era un uomo molto ricco. Morì improvvisamente nel 1895 per un ictus senza lasciare alcun testamento (Cosa non vera perchè esiste il Testamento di Hallè che lascia l’intera sostanza ai suoi numerosi figli n.d.a) e così Neruda decise di riprendere il tour perché è una donna coraggiosa che vuole stare sulle proprie gambe. È vero, oltre al castello menzionato ricevette anche dal duca di Edimburgo uno Stradivari uno strumento di prima classe che costava 30.000 corone; sa tirare fuori suoni da questo meraviglioso violino come nessun altro.
Sì, puoi tranquillamente concludere: supera tutte le aspettative, e con questo è tutto detto.
Il vecchio signore sbatté il tabacco dalla sua piccola pipa inglese non volevamo più occupare il suo tempo, e ce ne andammo.
E se quel vecchio amateur, con l’arco in mano, la pipa ed il tabacco fosse stato Sherlock Holmes? Noi ne siamo convinti considerato che Wilma Néruda è la violinista che conobbe Sherlock Holmes
Wilma Norman Néruda e Charles Hallè si conoscevano sin dal 1849, quando il pianista aveva invitato la bambina morava a suonare nei Gentlemen Concert di Manchester. Quella bambina, crescendo, si era trasformata in un talento del violino e fin dal 1869, quando aveva deciso di trasferirsi definitivamente in Inghilterra, i due avevano stretto un profico rapporto di lavoro. Tuttavia, fin dall’inizio il loro rapporto si profilò non solo come un partenariato artistico, i due musicisti, suonando insieme, rafforzarono il loro legame e già dal 1870 era evidente che, se avessero potuto, sarebbero convolati a nozze, Charles infatti era oramai vedovo da 20 anni e nutriva un affetto profondo nei confronti della donna testimoniato da alcuni versi a lei dedicati. Tra il 1876 e i 1877 la violinista fu costretta a lunghi soggiorni tra Como, Genova e Venezia a causa della tubercolosi e Charles, in vacanza con la numerosa prole avuta dal suo primo matrimonio, passò a trovarla portandole conforto in un momento in cui temeva tanto per la sua salute quanto per la sua carriera che era per lei unico sostentamento. Le lettere che il pianista spedì ai figli di lei, in particolare al giovane Ludvig che nel 1881 aveva intrapreso i suoi studi artistici ad Anversa, evidenziano un rapporto fatto di affetto e stima. I due musicisti cominciarono ben presto a tenere numerosi concerti anche ad Hagen, città natale di Hallé, fin dal 1878, che tuttavia avevano l’apparenza di essere fatti per nascondere soggiorni di natura molto privata tanto da suscitare, anche allora, non poche congetture. Quasi certamente, complice la vita fatta di continui viaggi per concerti, i due musicisti vivessero more uxorio ma Wilma rimaneva una donna sposata,, per quanto separata, e la sua profonda fede cattolica non le avrebbe mai permesso di accedere al divorzio che, infatti, non è attestato in alcun documento. Wilma Nèruda in realtà si era definitivamente allontanata dal suo primo marito fin dal 1868 e aveva deciso di portare con sé i suoi due figli mandandoli a scuola a Brunn, sua città natale. Quando nel 1885 Norman morì era questione di tempo perché Wilma e Charles decidessero di fare il passo definitivo: entrambi erano vedovi, avevano carriere avviate, erano economicamente indipendenti, maturi e, in un certo qual modo, erano di reciproca ispirazione l’uno per l’altra, inoltre, avevano entrambi figli grandi. La notizia della loro unione circolava da molto tempo tanto che, scherzosamente, Wilma Néruda da alcuni buontemponi veniva chiamata Lady Luja perché ritenuta inseparabile dalla sua metà…Hallé, ma il pianista voleva evitare voci ed illazioni che avrebbero potuto nuocere alla reputazione tanto che quando venne a sapere che un giornale aveva pubblicato la falsa notizia del loro matrimonio nell’ottobre del 1885 in aggiunta ad una loro foto insieme esposta in vetrina, senza che Forsyth, il manager, fosse intervenuto per smentire la cosa, si infuriò. Il 28 maggio del 1888 la coppia, alla presenza di familiari ed degli amici più cari tra cui Joachim, Alfredo Piatti e Clara Schumann e l’immancabile Principessa Alexandra del Galles decise però festeggiare il fidanzamento con una cena rimasta storica anche per il brindisi che la futura Regina, grande amica della violinista fece alla coppia.
Il Cavalierato.
Il 1888 fu un anno importante nella vita di Charles Hallè che si avviava verso i 68 anni. Prima giunse nella sua casa una importante lettera del Primo Ministro, Lord Salisbury, nella quale si comunicava che la Regina, che da poco aveva festeggiato il giubileo e voluto che gli Hallès al completo partecipassero alla consueta processione, aveva deciso di nominare il pianista Cavaliere per i suoi meriti artistici: prima di lui soltanto altri due musicisti stranieri, Michael Costa e Julius Benedict, avevano avuto questo onore…Ed il titolo non era immeritato: riconosceva ad Hallé quarant’anni di duro lavoro volto a costituire orchestre professionali che regolarmente, dal 1857, avevano cominciato ad esibirsi in tutto il paese diffondendo le opere di musica da camera e contribuendo ad innalzare così anche i livelli culturali della popolazione. Così, il futuro Sir Charles con la famiglia al seguito, riprese il treno per Windsor stavolta per partecipare alla cerimonia di investitura. Tutti coloro che erano stati nominati erano stati schierati di fronte alla Regina che troneggiava di fronte a loro con una spada poggiata su un cuscino color cremisi; al segnale del Maestro di Cerimonia, uno alla volta, avanzavano per inginocchiarsi di fronte alla Regina che dopo averli toccati tre volte sulle spalle chiamandoli con il loro ‘’nuovo nome’’ esclamava
Rise up, Sir Charles, Alzati Sir Charles
Fu una cerimonia toccante ma non priva di alcuni momenti di ilarità. Fra i nominati non c’era solo chi, come Hallè, era vicino alla Casa Reale ma anche persone investite per motivi politici, tra cui un gentleman australiano che, arrivato il suo turno, si inginocchiò come in preghiera. La Regina, non riconoscendo il gentleman, chiese al Cerimoniere come si chiamasse e questi, a sua volta, fece la stessa domanda all’australiano che rispose, in preda all’emozione…
–L’ho dimenticato!! E così il Cerimoniere riferì alla Regina che, senza perdersi d’animo disse
– Rise up, alzati Sir Nyum Nyum! ed il malcapitato, da allora e per sempre rimase Sir Nyum.
Le nozze.
Pochi giorni più tardi, il 26 luglio, Hallè e Wilma Nèruda convolarono a nozze sotto gli sguardi dei figli di lei e della numerosa prole di lui. Come il pianista ebbe modo di scrivere a Broadfield[1], senza la presenza costante della donna, la sua vita gli sarebbe sembrata certamente inutile, vuota e priva di senso. Dal racconto che anni dopo ne fece Gustav, il minore dei figli di Hallè, da poco rientrato dal Sud Africa, si evince che il padre aveva parlato della sua intenzione di sposare Madame Nèruda soltanto pochi giorni prima, quando il matrimonio era oramai organizzato. Ovviamente, era un matrimonio che Gus non avrebbe potuto in alcun modo impedire e che suo padre aveva tutta la libertà di contrarre ma che, per lealtà nei confronti di sua madre comunque il giovane non si sentiva di approvare. Fu una cerimonia privata quella che si tenne al Brompton Oratory[2]. Era un giovendi mattina e la piccola folla inconsapevole che attendeva la messa giornaliera aveva intuito, dall’eleganza dei convitati, che si sarebbe celebrato un matrimonio: allora come oggi, attendeva impaziente l’ingresso della… giovane…sposa.. E il momento arrivò. La processione nuziale fu accolta da un un mormorio che lentamente, pervase tutta la navata: a marciare verso l’altare non erano le giovani figlie di Hallé piccoline di statura e accompagnate dai due fratelli, Neruda alti e statuari come Vichinghi, bensi un uomo di quasi 70 anni e la sua compagna di quasi 50! Al termine della celebrazione Hallè diede una sovrana al giovane Gustav insieme al testo della notizia perché la portasse al Times in modo che la pubblicasse il giorno successivo, ma non fu una cosa facile. Il giovane fu costretto a passare da almeno una dozzina di parrucconi del giornale attestando la sua buona fede e la veridicità della notizia con il fatto di essere il figlio del noto pianista: la gente perbene, si sentì rispondere, non avrebbe mai dovuto giocare di queste sorprese al pubblico! Ed il 28 luglio il Manchester Guardian comunicò che
Among the many marriages soleminsed in London yesterday was that of Sir Charles Hallé and Madame Norman Neruda, at the pro cathedral.
Dopo la cerimonia ecclesiastica i pochi invitati furono intrattenuti nella casa coniugale con una semplice colazione alla quale non potè mancare la Principessa Alexandra che, da molti anni, aveva con Wilma Norman Nèruda un legame speciale e di amicizia. La coppia sarebbe dovuta partire di lì a breve per Vienna ma fu costretta ad affrontare, alla fine della giornata, il momento in cui si ritrovò seduta a tavola, ancora imbandita per la piccola festa, con tutti i figli accanto. E fu allora che il giovan Gus, irritato per non essere stato messo al corrente per tempo delle nozze, disse che non avrebbe consentito che suo padre consumasse a cuor leggero la sua luna di miele, anzi, la sua prima notte di nozze, in casa. Hallè propose allora di starsene fuori per una quindicina di giorni e Gustav rispose che allora lui ne avrebbe approfittato per prendere un bel box in un qualsiasi teatro a loro spese sino al loro rientro. Hallè accettò e il giovane…per far pagare al padre il fatto di averli tenuti tuti all’oscuro, festeggiò ogni sera in un teatro differente portandosi dietro tutti gli amici che poteva, e ad Hallè non rimase che pagare il conto.
In quella occasione, Charles e Wilma fecero un viaggio familiare raggiungendo la sorella di Wilma, la violinista Marie, a Gleichenberg e successivamente, Parigi, Vienna e qualche giorno in casa dei Sartoris ma fu comunque un viaggio inframmezzato da concerti privati: il vero viaggio di nozze, liberi da impegni familiari oltre che lavorativi fu quello dell’anno successivo. La meta, la classica meta dei viaggi di nozze: l’Italia!
La Luna di Miele in ritardo.
Hallè era stato in precedenza in Italia, a Venezia e a Roma in autunno, quando le città italiane erano piene di gente. Aveva al seguito anche i figli più grandi con i quali viaggiava in treno e fu forse allora che la sua pazienza venne messa a dura prova da situazioni non infrequenti in Italia (sic!!): ponti rotti e, ovviamente, quello che non sopportava: treni costantemente in ritardo[3]. Quel viaggio gli costò l’arrivo a destinazione dodici ore dopo l’orario previsto, dodici ore portati in giro su rotaia per tutta l’ Italia, passando per Ancona e poi di nuovo verso una regione dall’aspetto romantico ma desolato dove l’unico cibo che riuscirono a procurarsi per fu caffè scadente, mele acerbe e uva. Eppure, nonostante tutto, il pianista non aveva esternato in alcun modo la sua rabbia o la sua stizza: dopo dodici ore, forse, non ne aveva neanche la forza…solo una sua frase laconica, un desiderio, espresse il suo disappunto
–Come vorrei essere ora su un bel vagone ferroviario in viaggio da Londra a Manchester!
Una considerazione questa che, a detta dei suoi figli maggiori, esprimeva al meglio cosa pensasse dell’Italia, dei ponti rotti, dei torrenti in piena e degli abusi e ritardi delle ferrovie. Ci vollero due giorni a Roma alle cure dei proprietari di allora dell’Hotel Angleterre di Roma per fargli dimenticare il malumore e quel viaggio allucinante[4].
I non proprio, Novelli Sposi, trascorsero in Italia due settimane, indicativamente tra il 5 ed il 22 aprile del 1889. Il racconto di queste giornate da turisti è quello, un po’ schematico e a volte frettoloso, fatto dallo stesso Hallè nelle lettere spedite dalle diverse località ai suoi figli. Tutta l’organizzazione del viaggio, come anche delle successive tournèè, fu opera del pianista: Wilma, pur essendo una persona che aveva rotto ben più di una convenzione, rimaneva una donna che non amava interessarsi di politica e, stranamente, neanche di questioni femminili e che nel matrimonio con Hallé, dimostrò di affidarsi completamente come nel più tradizionale dei matrimoni vittoriani. Dal canto suo, Charles si era preparato, e, probabilmente aveva preparato anche la sua metà, al ritardo cronico dei treni itliani, invece, in questa occasione, e …considerato il carattere forte della donna, diremmo …per fortuna…rimase piacevolmente sorpreso dalla puntualità. Ovviamente, l’albergo scelto non poteva che essere l’Hotel D’Angleterre che, in via Bocca di Leone, dominava il quartiere inglese di Roma. E la Roma che accolse gli Hallè era ben diversa da quella del 1870! La prima cosa che colpì Sir Charles fu il progresso che avevano fatto gli scavi archeologici ed i molti nuovi rinvenimenti, era per lui incredibile il pensiero che tutte quelle nuove statue neanche pochi anni prima si trovavano sottoterra! Il Foro, il cui scavo era iniziato all’alba della Repubblica Romana del 1849, il Colosseo, dopo le recenti scoperte, agli occhi del tedesco, non sembravano più gli stessi, anche il Vaticano e i suoi dintorni si presentava diverso, del resto, Porta Angelica era stata abbattuta e non era l’unico monumento caduto sotto le mani del Re Picconatore, Villa Ludovisi, Palazzo Altoviti, il Teatro Apollo sul Tevere, Palazzo Piombino che chiudeva Piazza Colonna, tanto per ricordare alcuni luoghi, l’avevano preceduta e seguita: Roma sembrava, ma in realtà era, una città che stava cambiando veste per essere all’altezza del nuovo ruolo di Capitale. In realtà, la situazione generale di quell’aprile del 1889 non era semplice: le condizioni economiche della città erano difficili, il governo sempre alle prese con la ricerca di soldi e da mesi gli operai erano in tumulto per le condizioni miserevoli in cui erano costretti a vivere e a lavorare[5].
Charles aveva programmato di soggiornare qualche giorno nella Capitale, spostarsi successivamente a Napoli e a Pompei e di tornare a Roma per Pasqua. L’Hotel era certamente confortevole ma il tempo inclemente, anzi, atroce: vento e pioggia incessante che, ovviamente, i due cittadini londinesi, non si aspettavano di trovare nel Paese del Sole! La centralità dell’Hotel consentì ai due musicisti per prima cosa di passeggiare nei dintorni: Piazza di Spagna con la Barcaccia in restauro, Trinità dei Monti, la zona di Piazza del Popolo,
S. Pietro, parte del Vaticano, il Colosseo, con la sua vecchia fontana, la Meta Sudans
Il Pantheon, che finalmente poterono ammirare privo delle vecchie cancellate tra le colonne e le ‘’orecchie d’asino’’ di Bernini, foto 8 il Campidoglio con i suoi due musei[6], il Foro Romano, foto 9 il Foro Traiano, scavato per ordine di Napoleone che con l’abbattimento di alcuni edifici medievali considerati privi di interessi mise in luce il settore centrale della Basilica Ulpia ed il peristilio intorno alla colonna poi sistemati da Papa Pio VII dopo il suo ritorno a Roma. Certamente, durante questa prima passeggiata Wilma e Charles avranno quantomeno intravisto quel che rimaneva del perimetro del foro di Nerva, le Colonnacce con il loro Antico Forno,
il Tempio di Venere e Roma in lontananza. Successivamente, con la loro carrozza, si spostarono verso Tempio di Vesta che certamente forse videro circondato da carretti e buoi nell’allora Foro Boario, foto 11 e ovviamente anche l’antistante Santa Maria In Cosmedin
e San Paolo fuori le mura, una grande quantità di archi trionfali[7], e l’immancabile Fontana di Trevi[8] forse vista nel rientro in albergo. Certamente, anche se Sir Charles non lo nota, è molto probabile che i due, oltre per ammirare la maestosità della Fontana Romana, abbiano provato la tradizione che in quegli anni prendeva piede di lanciare la monetina nella fontana dandole le spalle, tradizione inventata dall’archeologo Helbig[9] di stanza a Roma proprio in quegli anni, una sorta di rito propiziatorio per augurare ai suoi ospiti, amici e connazionali, il ritorno nella città Eterna e lenire la malinconia di dover lasciare una città così bella. Helbig rimaneva a Roma ma per i tedeschi che partivano quella era una tradizione che si allrgò a macchia d’olio. Helbig tuttavia, non aveva fatto altro che rinvigorire una tradizione antichissima a Roma, quella di gettare un obolo nei pozzi per accattivarsi il favore delle divinità alla vigilia di un viaggio ma anche celtica. Ma Wilma e Charles nelle loro passeggiate romane non si affidavano al caso, avevano una guida, un personaggio che, a detta loro, vantava un’intima conoscenza con il Cardinale Mannig[10]: il Principe Jerome, cugino di Napoleone III grazie al quale i musicisti poterono (intra)vedere i Reali Italiani spostarsi su tre carrozze distinte perché lui, ne conosceva le abitudini.
Il 7 aprile fu dedicato anche alla visita del Quirinale con le sue stanze che apparvero belle, ma fredde e impresonali! Il 9 aprile la pioggia incessante dalla mattina alla sera costrinse gli Hallé a fare visite al chiuso ricorrendo all’aiuto di Mr William Bliss, inglese noto per il suo lavoro presso l’Archivio Vaticano che trascorreva gran parte dell’anno proprio nella Capitale.[11] Hallè racconta alla figlia che arano arrivati allo studioso grazie ad una lettera di Lady Herbert[12] anche lei amica del Cardinale Manning e, indirettamente, degli Hallé. Grazie a Bliss gli Hallè furono condotti a visitare parte della Biblioteca e degli Archivi che di norma non venivano aperti a nessuno,[13] i Musei Vaticani, in particolare il Museo Pio Cristiano e le Stanze dei Borgia che, con i loro affreschi di Pinturicchio rimasero particolarmente impresse ai due musicisti grandi amanti dell’arte, e un antico manoscritto della vita di San Giorgio miniato da quello che allora si credeva essere Giotto.[14]
Dopo pranzo fu la volta della visita a Lord Dufferin, ambasciatore a Roma e al Vescovo di Trebisonda al quale Hallè si rivolse nella speranza di una udienza privata con il Papa e di una chiacchierata con l’archeologo Sir Charles Thomas Newton, già console di Mitilene e di Roma, noto al mondo come scopritore dei tesori di Alicarnasso e per aver arricchito le collezioni archeologiche del British Museum. Gli Hallè avevano intenzione di partire il giorno stesso per Napoli dove avevano già prenotato delle camere al Grand-Hotel[15]ma alcuni connazioniali di ritorno dalla cittadina li avvisarono che lì c’erano stati dei casi di febbre tifoide di cui uno mortale.
Così, dispiaciuto per questo ennesimo inconveniente che si aggiungeva al cattivo tempo di Roma, Hallé passò gran parte del giorno successivo a cercare camere in un Hotel differente. Nell’attesa di avere risposta dall’Hotel Bristol, mercoledi 11 aprile Wilma e Charles fecero la consueta gita nella campagna romana per vedere due straordinarie tombe altrettanto straordinariamente conservate e decorate…purtroppo sull’Appia Antica è difficile capire di quali tombe si tratti e di quali decorazione parli, vista la straordinarietà possiamo pensare a Cecilia Metella..
Mentre se ne stavano a zonzo per la campagna i due vennero catturati da voci e risate provenienti da un’altra carrozza: il mondo, come si sa, è alquanto piccolo e fu così che i due incontrarono Hamilton Aidé[16] ed alcuni altri amici che tornavano da Napoli e che il giorno successivo sarebbero partiti per Firenze: ne seguì una lunga chiacchierata ma oramai, si stava facendo tardi: gli Hallé avevano deciso di partire nel primo pomeriggio per cui furono costretti a declinare diversi inviti quali quello a casa di William Story. Wilma e Charles arrivarono a Napoli giovedì 12 alle 19: le ferrovie italiane ora sono puntuali, scrisse alla figlia! Trovarono un’ottima e calda accoglienza ma soprattutto camere con vista mare: da lontano si scorgeva Capri e il Vesuvio che, dall’inizio dell’anno, aveva ricominciato una intensa attività, e in lontananza lanciava in aria detriti di un rosso intenso ad intervalli così regolari che, successivamente fecero affermare di Wilma di aver visto quasi una sorta di luce rotante costante intorno alla cima del vulcano.
Napoli e il Risanamento.
All’alba dell’Unità di Italia, Napoli e tutto il Meridione, furono abbandonati a sé stessi. Napoli in particolare, tra il 1880 e il 1889, aveva visto un enorme incremento demografico[17] che aveva portato all’addensamento della popolazione in aree ristrette, umidità, mancanza di luce, acque attinte alle fontane o ai pozzi infiltrate da quelle dei pozzi neri o provenienti dalle strade, sistemi di fognatura inadatti o inesstenti, poco ricambio di aria nelle case, incuria nelle pubbliche vie, mai spazzate se non dall’acqua piovana, e condizioni igieniche personali inesistenti. Centinaia di abitazioni erano sorte nei fondaci portuali vecchi magazzini che ricevevano luce solo dal cortile interno ricettacolo di immondizia e di acque impure visto che erano anche privi di rete fognaria.[18] Il Ventre di Napoli era davvero un ventre nel quale ristagnava l’odore degli escrementi umani ed animali aggiunti a quelli delle attività di concia o di tinta.
In questi vivono ammonticchiate parecchie migliaia di persone, talmente avvilite dalla miseria, che somigliano più a bruti che a uomini.[19]
Situazione peggiore dei fondaci erano i cosiddetti bassi, dei terranei senza finestre che prendevano luce solo dalla porta, degli antri, delle stamberghe, dove la condizione di oscurità era totale e non si sfuggiva al contatto diretto con le strade che erano vere e proprie latrine.
In questa situazione sociale accattonaggio, povertà, prostituzine, camorra ed epidemie erano all’ordine del giorno.
Ricavo da un lavoro … dell’Ufficio statistico municipale, che, a fronte di 45.000 vani, Napoli possiede 54.000 bassi, dei quali ben 36.000 lungo le vie. E questi nondimeno, quantunque privi di luce, specialmente nei rioni della marina e su per i vicoli dei colli, umidi e muffiti, non sono il più abietto ricettacolo della plebe napoletana. Vi è qualcosa di molto triste, vi sono i fondaci: cortili vecchi e luridi, vicoletti senza uscita, cui di solito si accede per un androne, chiusi da alte fabbriche e mezzo nascosti qua e là in tutte le dodici sezioni …Se ciò relativamente è per la città in generale, si immagini ognuno quel che poi debba essere quella parte della vecchia Napoli, che ne è proprio il basso ventre.[20]
Nel 1884 a seguito del colera stavolta importato dall’Europa che fece oltre 8000 morti[21], fu approvata una legge specifica volta al risanamento della città[22] che dava al Comune poteri praticamente illimitati: l’intezione era quella espressa alcuni anni più tardi di rendere la città la più gradita ai forestieri (…) igienica, sicura, pulita e gaia,[23]e la soluzione identificata fu sventrare[24] i quartieri bassi di Porto, Pendino, Vicaria e Mercato situati sotto il livello delle acque e caratterizzati da stradine chiuse, poco ariose che avevano contribuito al diffondersi dell’epidemia. In realtà questi quartieri erano stati oggetto negli anni 60 dell’Ottocento di attenzione soprattutto per la presenza di nuclei industriali che, a detta degli ingegneri che progettarono i primi nuclei di case più salubri per gli operai, sarebbero dovute essere quantomeno delocalizzate[25]. Ovviamente le prime case-modello operaie, case popolari vennero costruite ma, nonostante la buona volontà di coloro che si occuparono per la prima volta del problema, si ritrovarono comunque a ridosso delle fabbriche. Come sempre accade, l’espropriazione dei terreni per costruire i nuovi quartieri per abbassare la densità della popolazione, costruire le nuove strade per far entrare la brezza marina, o sistemare il sistema fognario, comportarono l’inizio di qualcosa mai visto prima ma che oggi è abbastanza noto, per non dire la norma: la corruzione di politici e impreditori di fronte ai soldi stanziati. Mentre la Banca Tiberina e la Società dell’Esquilino, forti dell’appoggio Sabaudo a Roma come a Napoli, cominciarono a costruire gli eleganti quartieri sulle colline, come il Vomero, occupandosi di tutte le infrastrutture necessarie, in città si faceva fatica a trovare imprenditori che si assumessero il rischio di opere di altra natura e, ben presto, iniziò un vero e proprio sacco edilizio da parte di diverse Socetà Anonime non napoletane,[26] anche perché la borghesia riconosceva come unica forma di reddito il bene fondiario e sventrare la città significava comunque avere a disposizione nuovi terreni: la plebe andava espulsa dal centro, perché le evoluzioni sociali e sanitarie lo esigono irreparabilmente.[27] Non importava valorizzare le potenzialità che la città aveva e risolvere il problema da un punto di vista sociale, importava lo sfruttamento personalistico dei suoli. Per questo i progetti che anni prima erano stati elaborati dal napoletano di origine scozzese Lamont Young, alcuni davvero pionieristici, a parte quelli relativi ad alcuni edifici, rimasero carta straccia.[28] Young, boicottato per la sua non connivenza con l’affarismo sfrenato e forse la sua integrità, fu letteralmente silurato dalla Banca Tiberina che gli espropriò volutamente un suolo per la costruzione di una delle stazioni della funicolare. Un primo passo venne fatto con la derivazione dell’acqua dal Serino con la costruzione di un nuovo ramo di acquedotto inaugurato nel 1885. L’approvvigionamento idrico fesce scemare notevolmente i casi di colera e di febbre tifoidea,[29] rendendo rare malattie quali la scabbia e la tigna ma non debellò, nelle classi più povere, quelle dovute alla cattiva o insufficiente alimentazione. Se Napoli era diventa più salubre da un punto di vista dell’acqua non fu lo stesso dal punto della corruzione e della criminalità dal momento che l’Onorata Società cominciò a gestire appalti, manovalanza e cantieri: fu un vero trionfo di appalti truccati vinti dalle stesse persone, opere bellissime molte delle quali incomplete, ribassi ingiustificabili, rialzi nei prezzi dei terreni da espropriare, rallentamento dei lavori, illeciti amministrativi. Del resto, già nel 1888 era chiaro che il Risanamento da intervento di pubblica utilità portato avanti dagli architetti che lo avevano immaginato anche con coscienza,[30] si era trasformato nella più bieca delle speculazioni che coinvolgeva ogni aspetto della politica, dell’imprenditoria e della criminalità organizzata senza escludere i mezzi stampa.
Napoli, come Roma, cambiò volto ma Corso Umberto I ed i palazzi umbertini non fecero che nascondere il degrado e la povertà nei rioni più poveri,
Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete, quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà: bisogna rifare. Questo diceva all’inizio dell’operazione Matilde Serao inizialmente forse speranzosa negli interventi dello Stato ma che, ben presto si rese conto che tutto questo demolire e ricostruire fu solo il paravento[31] del Salotto buono del Rettifilo, delle strade allargate dietro il quale veniva nascosto il vero volto di Napoli.
E in ultimo, sapete che è accaduto? Che il popolo, non potendo abitare il Rettifilo, (…) non avendo delle vere case del popolo, è stato respinto, respinto dietro il paravento!
La questione igienica forse fu per lo più risolta, ma la bonifica igienica alla fine fu davvero ben poca cosa ed i più poveri, sfrattati, ghettizzati, si ammassarono nei vicoli limitrofi, nell’hinterland di Napoli e persino sulle pendici del Monte Echia nel tentativo di sopravvivere ad un costo della vita triplicato[32]Come spesso in Itialia: i problemi erano stati semplicemente spostati. Non solo, anni più tardi, nel 1894 venne istituita una commissione di inchiesta ma ovviamente non portò ad alcuna condanna, anzi, l’ala politica dell’Italia Unita Sabauda dei Crispi e dei Giolitti di turno, venne salvata con il classico colpo di spugna all’Italiana. Il Risanamento segnò la separazione tra città ricca, quella frequentata dagli Hallé, tra il Vomero, Posillipo, Corso Umberto I e Chiaja, i salotti, e città povera, quella della plebe, di cui ci si dimenticò contribuendo così al diffondersi di un degrado morale che andava ben oltre la presenza di persone oneste.[33]
Il Soggiorno napoletano.
Parte di venerdi 13 aprile la coppia lo trascorse al Museo Archeologico di Napoli che a Charles sembrava più interessante che mai.
Le tappe successive furono Posillipo, la Tomba di Virgilio, alla riviera di Chiaja piena di deliziosi carri di ogni genere e colore e certamente, anche la Villa Comunale che più però non presentava i due eleganti Casini del Vanvitelli diventati punti di ristoro anche per coloro che volevano scendere nella sottostante spiaggia naturale…
Hallè non sapeva che quel delizioso lungomare, bellissimo e comunque invidiato ancora oggi da tutto il mondo, fu frutto di una colmata che riempì l’intero bacino frontestante la riviera, da Mergellina a Santa Lucia, senza alcuna preoccupazione dell’impatto ambientale e facendo perdere ai marinai, ma anche a Napoli, una spiaggia naturale. L’impresa fu portata avanti da una ditta belga a cui venne ceduta, che si accollò le spese in cambio del diritto di edificare a proprio piacimento sull’attuale viale Gramsci. E il vecchio borgo di Pescatori fu costretto a spostarsi in un villaggio che divenne una specie di ghetto.
Cosa videro gli Hallé che certamente passeggiavano in carrozza?[34] Forse un cantiere dal momento che dopo i primi abbattimenti i lavori iniziarono solo nel giugno del 1889, due mesi dopo il loro viaggio, e lo stesso Rettifilo fu aperto solo nel 1894, ma agli inglesi interessava l’aspetto più pittoresco e Napoli ne forniva a piene mani. Nella strada si vendevano frutti di ogni genere (e soprattutto fichi d’India, meloni, aranci), verdure, pannocchie di granturco e polipi bolliti, tarallucci, coralli e lavori di lava e di madreperla. Venditori più poveri trasportavano la loro merce in grosse ceste sulla testa. I chioschi degli acquaioli, addobbati con serti di limoni, offrivano acqua sulfurea e acqua del Serino, anche con l’aggiunta di sciroppo di orzata, di amarena o di anice. A ridosso dei chioschi la gente, oziava, beveva, mangiava, chiacchierava, raccontava, trattava, vendeva, riposava. La strada risuonava dei richiami dei venditori e di canti. Gli Scugnizzi giocavano e si azzuffavano. Fu la volta di Pompei nella quale il lavoro ferveva da sempre! Tra il 1887 e il 1889 erano infatti iniziati gli scavi non solo per individuare la linea di costa precedente l’eruzione del Vesuvio ma anche individuare tracce di civiltà preromane. Il tempo era meraviglioso e la coppia era in visibilio. Charles certamente aveva già visitato Pompei e forse anche Wilma…dal momento che alla figlia scrive
–Era ed è il posto più meraviglioso del mondo, non puoi neanche immaginare quante cose nuove siano state portate alla luce dall’ultima volta che ci siamo stati.
Furono le pitture a lasciare a bocca aperta i due coniugi, soprattutto quelle che erano state portate alla luce da poco che sembravano essere state dipinte tanto per i colori quanto per lo stato di conservazione, da poco: ghirlande di fiori, uccelli, fiori su fondo scuro tra cui un uccellino che becca un acino di uva di fronte al quale rimasero parecchi minuti. La sera il tempo cambiò improvvisamente portando un temporale ma i neo sposi, stanchi, incuranti del maltempo se ne tornarono in albergo. Ma la mattina del 14, di nuovo pioggia e grandine: la cosa si faceva seria perché avrebbe significato nuovamente visitare luoghi al chiusi come il Museo…non sappiamo cosa accadde. La lettera successiva di Hallè a sua figlia li vede il 22 aprile nuovamente a Roma e non racconta le visite successiva di Napoli
Il secondo soggiorno romano.
Venerdì 20, pomeriggio, la coppia era di nuovo alla stazione di Napoli, mezzora prima come era consuetudine del pianista ma nonostante questa precauzione tutti gli scompartimenti erano occupati da una moltitudine di italiani ma soprattutto, dai loro innumerevoli bagagli per l’abitudine tutta italiana di portare con sé nello scompartimenti una moltitudine di borse, valigie… ma poi arrivò il consiglio di un facchino che per pochi franchi in più gli indicò un Pulman Car, una carrozza accoppiata ad un treno per Roma e riuscirono a viaggiare comodi senza perdere i bagagli. Immediatamente dopo il rientro a Roma la coppia fu ospite dell’ambasciatore Lord Dufferin insieme allo scultore Theodor Bohem[35] che soggiornava nello stesso Hotel degli Hallé e che li aiutò a pianificare il resto dell’itinerario turistico passeggiando e chiaccherando amabilmente sul Pincio dove da poco erano stati collocati diversi busti tra cui quelli di Belli, Pomponio Leto, Nibby, Masaccio e Vespucci. La mattina del Sabato fu finalmente la volta della Messa a San Pietro officiata dall’altare laterale vicino all’ingresso della cripta e ovviamente, si trattava di una messa cantata ed officiata in latino sebbene entrambi i musicisti notarono che il Coro cantava musica che non si poteva definire ‘’sacra’’… non si capisce bene cosa volessero intendere. Dopo un altro giro nel centro di Roma, dove non sarà mancata la visita al Palazzo delle Esposizioni, la coppia si spostò verso San Giovanni percorrendo il lungo vialone alberato, dove nel pomeriggio presero i Vespri officiati dal Vescovo di Trebisonda, amico di Hallè e splendidamente cantati.
La mattina successiva, passando davanti al Palazzo di Giustizia di cui erano state gettate le fondamenta da poco[36], gli Hallè erano di nuovo in Vaticano, in prima fila per la Messa officiata dal Papa nella Sala del Concistoro. Leone XIII era già molto anziano, dall’andatura traballante, la voce tremula ma stupì la coppia per la profondità di espressione anche nella lettura del Vangelo che sembrava quasi scoprire per la prima volta provocando così una grande emozione in tutti i fedeli. Rispetto alla mattina precedente tutta la cerimonia fu all’insegna della semplicità de del rigore: niente musica, niente cardinali schierati, solo i fedeli, pochi preti e ovviamente alcune Guardie Svizzere. Fu una cerimonia molto toccante e, per Wilma, che da tempo desiderava avvicinarsi al Papa, un’esperienza indimenticabile. L’unica delusione fu l’impossibilità di trovare posti disponibili per una udienza privata nonostante i tentativi, i contatti e le conoscenze. Alle 9 la coppia tornò in Hotel pronta ad una nuova giornata, una delle ultime, alla scoperta di Trastevere.
Prima fu la volta di Villa Farnesina. Nel 1889 la Villa, costruita nel ‘500 per il banchiere Agostino Chigi, dopo essere passata ai Farnese, era diventata di proprietà dei Borbone di Napoli che l’avevano concessa all’ambasciatore spagnolo Bermudez Castro Duca di Ripalta in enfiteusi.
Ripalta era stato l’artefice di tutta una serie di lavori interni e di sistemazione dei vialetti ma anche cambiamenti irreparabili. Dal 1876 infatti il lungotevere venne interessato dai lavori di costruzione dei muraglioni che modificarono l’aspetto di tutte le zone interessate. Il Duca cercò di impedire la realizzazione del progetto che fece venire alla luce diversi punti di fragilità della proprietà ma nulla potè. Alla sua morte la villa fu riscattata dai suoi eredi ma nel 1884 l’apertura del Lungotevere decretò la distruzione di parte dei giardini e della Loggia che si ritiene fosse stata disegnata da Raffaello che, insieme a Peruzzi fu l’artefice di un ciclo di affreschi, quali il Trionfo di Galatea che gli Hallè andarono ad ammirare. Quindi gli Hallé si spostarono nell’antistante Palazzo Corsini ricco di storia[37] che pochi anni, nel 1883 prima, il Principe Tommaso Corsini aveva venduto al Governo Italiano con biblioteca e gallerie che divennero pertanto prima sede dell’Accademia dei Lincei successivamente della Galleria di Arte Antica aperta per ospitare le opere della collezione Corsini, tra cui Caravaggio, Beato Angelio e Rubens che certamente la coppia ebbe modo di ammirare oltre a poter vedere Roma dallo scalone in tutta la sua Maestà, con San Pietro e il Gianicolo in lontananza, ed infine, l’immancabile visita alla Chiesa della Patrona dei Musicisti, la Basilica di Santa Cecilia che, secondo la leggenda, i musicisti sapevano sorgere sulla casa familiare della giovane martirizzata nel 230 d.C: era stato Papa Urbano che aveva convertito suo marito, a seppellire il corpo tra quello dei Vescovi e a consacrare la casa trasformandola in una Chiesa.[38]
L’ultimo evento raccontato da Hallè e che sicuramente terminò la loro luna di miele in ritardo, fu il Colosseo illuminato dai fuochi dei Bengala: era certamente il 21 aprile, Natale di Roma che, dal 1849 veniva festeggiato con grande solennità. Erano stati i repubblicani radicali a voler riportare Roma nel cuore degli italiani per farne il simbolo della lotta per l’Unità Nazionale, ed era stato Mazzini ad affidarle il compito di avere una missione civilizzatrice, di faro, di portatrice di ideali e valori legati alla libertà… Fu proprio durante la breve esperienza della repubblica romana che venne ripristinata la festa del Natale di Roma e, ovviamente, simbolo della vittoria della laicità e del popolo sul potere del Papa non potevano che essere i Fori ed il Colosseo.
E così, ogni il 21 aprile dalle 8 della mattina alla sera tardi Roma s vestiva a festa: i banditori annunciavano gli spettacoli della giornata, tra bande militari, cori che inneggiavano al Risorgimento, spettacoli di giocolieri; le vie si riempivano di venditori di legumi, serragli di animali ma tutti attendevano il tardo pomeriggio quando il Colosseo veniva illuminato inizialmente dall’interno e, successivamente, anche nella parte esterna prospiciente il Tempio di Venere e l’Arco di Costantino finchè tutta la Via Sacra veniva interessata dallo spettacolo delle luci colorate. Il Colosseo illuminato e rischiarato dalla luna era certamente una presenza importante ma anche rassicurante per i romani ma quando veniva illuminato con i Bengala, quello spettacolo meraviglioso era capace di toccare anche il più scettico dei presenti. I fuochi passavano dal rosso al blu al bianco producendo così diversi effetti sugli spettatori: il rosso dava l’impressione di una vera e propria eruzione e, il suoi incendiarsi certamente ricordava ai romani l’animo di Nerone, ma quando virava verso l’azzurro, il blu e il verde smeraldo, allora il fascino esercitato sugli spettatori era indescrivibile, sembrava di essere trasportati in cielo ma quando la luce diventava bianca, allora gli animi venivano soffusi da dolce mestizia e desiderio di essere trasportati lì, proprio in quella luce bianca.[39] A completare quello spettacolo i vortici di luce che, innalzandosi verso il cielo, compivano le evoluzioni più strane creando una scenografia fantastica.[40] Il racconto di Hallè del viaggio di Nozze termina con questo evento. E’ probabile che la mattina successiva, il 22 i due siano partiti per rientrare a Manchester e Londra portandosi nel cuore, per molto tempo le bellezze di Roma e Napoli.
Bibliografia
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Alisio G. Il Lungomare. Napoli: Electa 2003
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Serao, M. Il Paravento
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Villari P., Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, introduzione di Francesco Barbagallo, Napoli: Guida, 1979
Atti della Commissione di Inchiesta sui ritardi ferroviario 1889
[2] Chiesa del Cuore Immacolato di Maria a South Kensington
[3] Negli anni ‘ 80 dell’Ottocento, le strade ferrate erano gestite da tre diverse Società, la Mediterrane, l’Adriatica e la Sicula, diverse ma accomunate dal non riuscire a far arrivare i treni italiani in orario. Tralasciamo le note vicende storiche e di subappalti di cui furono protagoniste e che avevano portato alla nomina di altre Commissioni di Inchiesta per occuparci solo della questione dei ritardi.
Nel 1887 fu nominata una Commissione di inchiesta che identificò diverse cause per i ritardi cronici di cui parla Hallè, locomotiva insuffucienti, scambi insufficienti da cui la necessità di cedere il passo ad un altro treno in arrivo, binari stretti, condizioni atmosferiche, guasti alla linea, riallentamenti dovuti a manutenzione ordinaria e straordinaria, Ognuna di queste cause aveva avuto una attribuzione di un numero massimo di minuti di ritardo che poteva comportare che, di norma non doveva superare i 25 minuti, e, di norma Società e macchiniste venivano multati o sanzionati dall’Autorità sebbene in modo lieve. Da una attenta analisi la Commissione identificò che le tre Società non potevano imputare i ritardi alla scarsita di personale impiegato che anzi era di gran lunga a quello di altri paesi e che quindi doveva rientrare nella media e che i ritardi che pesavano maggiormente erano quelli dovuti all’incrociamento, risolvibile con la costruzione del secondo binario, e di operazioni di carico e scarico risolvibile con la costruzione di binari di manovra e mezzi di carico e scarico nelle stazioni. Inoltre ritenne che si dovessero non solo mettere ammende ma anche premiare i fuochisti ed i macchinisti perché far arrivare un treno in orario avrebbe consentito un risparmio di combustibile
[5] Un mese dopo scoppiò a Roma una delle prime bombe anarchiche
[6] Musei Capitolini e probabilmente il Museo Nazionale Romano aperto proprio nel 1889
[7] Archi di Tito, di Costantino e di Settimio Severo ma probabilmente videro anche l’Arco dei Pantani e l’Arco di Druso
[8] Halle nelle sue lettere non segue una linea di itinerario cronologico ma trascrive quello che gli è rimasto impresso senza badare all’ordine
[11] Mr Henry W. Bliss 26 April 1835 – 8 March 1909. Prete anglicano convertito al cattolicesimo. Per la sua cultura il Public Record Office nel 1877 gli chiese di svolgere delle ricerche nell’Archivio Vaticano che, allora, non era stato ancora apert alla consultazione generale: lo scopo di studiare, esaminare ed ordinare quanto riguardava la cancelleria papale e le lettere spedite al Papa ed i rapporti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Anglicana. Inizialmente il Papato era sospettoso nei confronti dell’inglese, tuttavia, il suo carattere e la sua bonomia lo resero così noto in ambiente romano ed amato che nel 1886 divenne tutore di inglese di Vittorio Emanuele.Ancora oggi il lavoro di Bliss rimane indispensabile per conoscere la storia della Chiesa nelle Isole Britanniche nel periodo antecedente alla Riforma.
[13] Gli Archivi Vaticani vennero aperti alla Consultazione generale nel 1880 ma, allora come oggi, una parte rimane fuori dall’accesso concesso agli studiosi.
[14] Probabilmente il codice miniato commissionato dal cardinaleJacopo Stefaneschi, titolare di San Giorgio al Velabro che contieneuna storia agiografica e inni dedicati a san Giorgio, Il manoscritto contiene diciotto pagine istoriate, tutte caratterizzate da un’alta qualità esecutiva e una notevole omogeneità stilistica, tra le quali spicca il San Giorgio e il drago (85 r), dipinto in un paesaggio lacustre. Lo stesso stile raffinato è stato riconosciuto in altri manoscritti e dipinti su tavola ma non si tratta di Giotto. De Nicola nel 1908 identificò questa mano ritenendo che il miniatore fosse stato influenzato da Simone Martini e Matteo Giovannetti ad Avignone, ebbe comunque una formazione giottesca, su cui innestò elementi più puramente gotici, dall’eleganza fiabesca derivata dalla coeva pittura francese
[15] Il Grand Hotel di Napoli, fondato nel 1880 dall’albergatore svizzero Alfred Hauser era ubicato all’incrocio tra via Caracciolo e Piazza della Repubblica. Dicerie diffuse sostengono che l’edificio sia stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale a seguito dei bombardamenti alleati oppure minato dai tedeschi per non lasciare tracce essendo stato una delle loro sedi in città fino alle 4 Giornate. Di fatto una foto scattata nel 1944-45 dimostra che l’Hotel era ancora in piedi e in buono stato dopo l’arrivo degli Alleati. Quindi se ne deduce che sia stato abbattuto proprio dagli Americani per costruire al suo posto l’edificio che attualmente ospita il Consolato degli U.S.A.
[16] Charles Hamilton Aide (4 November 1826 – 13 December 1906) figura di spicco nella società letteraria inglese, autore di drammi, poesie, testi teatrali, ballade e canzoni molto conosciute ed apprezzate, amico di Henry James e animatore di diversi salotti culturale
[21] Nonostante i segnali l’emerganza non fu ben gestita per evitare allarmismi e quando, dopo 1 mese dalle prime morti c’ernao evidenze incontrovertibili, non era più possibile alcuna azione preventiva.
[22] Legge speciale per Napoli 2892 15 gennaio 1885. Nel 1888 fu adottato il Codice di Igiene e Salute Pubblica e Costituita la Società pel Risanamento di Napoli ancora oggi esistente sebbene si occupi solo di vendite immobiliari.
[24] Neologiscmo dell’epoca da Il ventre di Napoli di Matilde Serao usato da Agostino De Pretis che richiamava così la richiesta di intervento salvifico dello Stato nel Ventre della città di Napoli. Il Progetto in realtà c’era dai tempi dei Borbone che nel 1860 istituirono le prime Commissioni in tal senso ma, cattolici, si opposero all’attuazione soprattutto perché simili opere avrebbero comportato, quello che accadde poi a Roma, abbattere monasteri e chiese: sarebbe stato impossibile costruire una strada dritta senza distruggere almeno due chiese.
[25] Marino Turchi allora capo dell’Ufficio di Igiene del Comune identificò il problema delle fonderie dei metallo, delle tintorie e della concia delle pelli come motivo di insalubrità e incompatibilità con le abitazioni in aggiunta al problema della difficoltà di transito che producevano
[26] Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, Banca Subalpina , Società Fratelli Marsiglia di Torino, Banca Generale e l’Immobiliare dei Lavori di Utilità Pubblica ed Agricola di Roma. la Banca Tiberina, di Torino
[28] Nel 1872, presentò i disegni della metropolitana di Napoli che prevedevano la costruzione di una strada ferrata sotterranea, con strutture sopraelevate in alcuni tratti, di connes¬sione tra Bagnoli, Posillipo, Vomero, San Ferdinando e Capodimonte. Di cultura fortemente progressista, stimolò uno sviluppo sostenibile del turismo e propose i disegni del “Rione Venezia”, un nuovo quartiere che da Santa Lucia, lungo la costa di Posillipo avrebbe dovuto collegare Napoli con i Campi Flegrei attraverso un canale navigabile con battelli, sfociando a Bagnoli in un quartiere residenziale a scarsa densità abitativa fornito di stabilimenti balneari e termali, alberghi, un giardino zoologico, giardini, zone terrazzate, ville degradanti verso il mare, negozi e un palazzo di cristallo con un lago e delle isolette.Bagnoli, nel 900 divenne sede di acciaierie…
[29] I dati del 1892 attestano 468 casi mortali nel 1881 contro i 182 del 1889 a 95 del 1892
[30] Adolfo Giambarba che per primo denunciò la speculazione messa in atto.
[32] Situazione che infatti nel 1898 degenreò in una serie di tumulti
[33] Il Risanamento terminò nel 1910. Dei 375.000 m2 minimi di costruzione previsti nel contratto che ne prevedeva 980.00 ne vennero fatti 180.000. I soldi versati nel 1884 sparirono nel giro di 1 anno a causa di espropri costosissimi o incidenti di percorso e la società statatle nel 1888 dichiarò di essere sull’orlo della bancarotta; per evitare di lasciare Napoli sventrata la società venne più volte ricapitalizzata, gonfiando a dismisura, nuovamente, i costi. Il Comune di Napoli, le cui finanze non erano certo floride alla vigilia dell’Unita di Italia, fu costretto a farsi carico delle ulteriori spese indebitandosi ulteriormente e, un po’ per la connivenza con la criminalità ma anche per il debito, fu commissariato più volte. A parte la costruzione del Palazzo della Borsa, durante il Risanamento non furono costruiti ospedali, scuole e tutti i servizi pubblici presenti nel progetto originale in compenso vennero abbattuti anche chiese, fondachi risalenti al periodo angioni aragonese, Castel Dell’Ovo, definito dalla Società di Artisti e Letterati di Napoli, un rudere che non ha più ragione di essere in piedi, si salvò per puro caso, e dei 40.000 m2 di case economiche progettate, neanche l’ombra
[34] La funicolare fu inaugurata nell’autunno del 1889[35] Sir Joseph Edgar Boehm, 1 ° Baronetto, RA (6 luglio 1834 – 12 dicembre 1890) è stato un medaglista e scultore britannico di origine austriaca, meglio conosciuto per la “testa del giubileo” della regina Vittoria effigiato sulle monete e la statua del duca di Wellington all’angolo di Hyde Park. Durante la sua carriera Boehm mantenne un grande studio a Londra e ha prodotto un volume significativo di opere pubbliche e commissioni private. Una specialità di Boehm era il busto ritratto;
[36] 14 marzo 1889, un mese prima, il Re Umberto I aveva gettato la prima pietra.
[38] Il corpo considerato di Santa Cecilia fu traslato da Papa Pasquale I che ebbe in sogno la visione di Santa Cecilia che gli indicava il luogo di sepoltura per cui fece portare nella Chiesa il corpo ritrovato e la trasformo in Basilica. Nel 1599, durante i lavoro di restauro il Cardinale Paolo Sfondati fece aprire il il sepolcro ed in effetti venne ritrovato, nella cassa di pino, il corpo quasi intatto di una giovanetta in abiti bianchi con ferite al collo compatibili con quelle del martirio d Cecilia. Anche Papa Clemente VIII andò a constatare di persona questo evento considerato miracoloso e commissionò allo scultore Stefano Maderno la scultura del corpo così come era stato ritrovato in marmo tutt’ora presente sotto l’altare.