Sherlock Holmes: Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini

Vera Mazzotta-Stefano Guerra

Moltissimi sherlockiani si sono chiesti, nel corso degli anni, quali fossero gli aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini con i quali Holmes intrattenne Watson per più di un’ora, in un pomeriggio d’agosto di fine Ottocento, in compagnia di una bottiglia di buon vino. Finalmente il mistero è svelato: i curatori di questo testo, infatti, sono venuti in possesso del manoscritto originale del volume di appunti nel quale il detective ha raccolto, ad uso del suo inseparabile amico, quelli e molti altri racconti sulla vita del grande musicista. Lo stile di Sherlock Holmes è asciutto e senza fronzoli, ma la quantità di dati è impressionante, mentre la qualità delle riflessioni in esso disseminate conferma, se ce ne fosse bisogno, l’acume e la competenza del primo – e unico – consulente investigativo del mondo.

Storia di uno Strad

Storia di uno Strad

Il violino di Wilma Néruda

Vera Mazzotta

Amabile Lettore,

Quella che segue è la storia di uno Stradivarius o come per molti secoli si è stati soliti dire, uno Strad. Sono lo Stradivari Ernst-Hallè, violino fabbricato e costruito a Cremona nel 1709.  Non ti meravigliare del fatto che io possa parlare:  i violini hanno una voce che di volta in volta prestano alle mani abili di coloro che li suonano, sostanziano emozioni ma soprattutto hanno un’anima senza la quale nulla sarebbe possibile[1]. Nessun suono. Nessuna Musica. Non sono passati molti anni da quando ho potuto far udire la mia potente voce ma visto che non so quanti ne passeranno ancora, credo sia giunto il momento di raccontare la mia storia e quella di coloro con i quali ho condiviso una parte di essa.

Nel1887 vede luce A Study in Scarlet  romanzo in cui viene presentato al mondo il famoso detective inglese Sherlock Holmes. In questo primo resoconto, non solo la figura del detective viene già declinata secondo tutte le caratteristiche, fisiche, morali ed intellettive, che siamo abituati a conoscere ma veniamo a sapere anche che lo stesso Holmes è un violinista frequentatore delle stagioni concertistiche dei Pop’s londinesi e fan dei noti concertisti Wilma Norman Néruda. Wilma Néruda e  Pablo De Sarasate. Sia la Néruda che De Sarasate possedevano uno Stradivari[2]. Non ci meraviglia pertanto venire in seguito a sapere[3] che anche il violino di Sherlock Holmes fosse  uno Stradivari acquistato per 55 scellini da un rigattiere di Totthenam Court. Nonostante Holmes fosse anche un esperto conoscitore di violini, la spesa esigua ed il luogo dell’acquisto lasciano un po’ interdetti ma affronteremo questo ‘particolare’ in un prossimo resoconto in cui tenteremo altre e nuove piste. Per ora ci basti dire che, essendo violinista e fan di noti concertisti che avevano scelto uno Strad, è facilmente comprensibile che Holmes volesse poter suonare uno strumento di pari potenza, qualità e valore di quelli posseduti dai suoi modelli in questo, perfettamente allineato con le inclinazioni dell’età vittoriana in cui il violino diventa strumento di elezione per gli uomini della medio-alta società e lo stradivari quello più quotato e ricercato.

  1. Stradivari-Ernst-Hallè: carta di identità

Lunghezza totale: 35,4 cm

Larghezza nella parte superiore: 16, 8 cm

Larghezza nella parte centrale: 11 cm

Larghezza nella parte inferiore: 20, 7 cm

Luogo e data: Cremona 1709

Peculiarità: Fondo posteriore fatto di un solo pezzo in legno di acero ( acero dei Balcani).

Nel libro Catalogue descriptif des instruments de Stradivarius et J Guarnerius [4] compilato dal liutaio e collezionista Charles F. Gand a partire dal 1870 e successivamente da coloro che rilevarono la sua impresa[5], tra i violini venduti, riparati, acquistati o anche solo semplicemente da lui visti nelle botteghe dei suoi colleghi, collezionisti e restauratori, troviamo anche l’Ernst[6] di cui da una perfetta descrizione:

(année 1870) Madame Ernst, Paris .Violon Stradivarius, 13 pouces 1 ligne ½, année 1709

Fond d’une pièce, très beau, ondes larges, descendant à gauche, éclisses très-belles, table de deux pièces, ayant 2 cassures à l’âme, quatre petites au menton, deux petites dans le bas du côté droit, et une à chaque f, partant du trou du bas et alland au bord, belle tête un peu lourde, vernis rouge[7].

Il famoso esperto Arthur Hill invece, nella sua fondamentale biografia[8] su Antonio Stradivari pubblicata nel 1902

 “We recall a violin of special tonal merit made in 1709 – Lady Halle’s, formerly Ernst’s. And who that has heard Lady Halle play will not bear this statement out? The ripe, woody, and yet sparkling quality, its perfect responsiveness and equality on all the strings, and the ever-swelling sonority, all contribute to delight the cultivated listener.”

  • Una digressione. Stradivari e il presunto segreto.

Antonio Stradivari è stato uno dei più illustri liutai italiani. Molto probabilmente cremonese di nascita[9] visse tra il 1649 ed il 1737. E’ stato stimato che nei suoi oltre 90 anni di vita produsse 1.116 strumenti a corda[10] di cui 960 violini. Di tutti gli strumenti ne sopravvivono 960 di cui 1/3 violini. La superiorità di Stradivari è  oggi universalmente riconosciuta tuttavia la buona qualità dei suoi strumenti fu forse anche accresciuta dal fatto che spesso gli furono commissionati da personalità politiche o musicali di spicco del periodo e suonati da importanti solisti dell’epoca. Alla sua bottega si rivolsero Guglielmo II di Inghilterra, Carlo II di Spagna, Carlo IX che addirittura ordinò una intera orchestra e sia Viotti che Paganini furono tra i primi concertisti a suonare  violini del Cremonese. Infatti, dobbiamo l’interesse verso gli Strad e gli strumenti di antica liuteria principalmente alla nascita e diffusione del solismo: la gran parte dei violinisti inizia a desiderare di possedere e suonare strumenti antichi, old violins, ritenendoli migliori di quelli di fabbricazione contemporanea. E’ questo anche il momento in cui si diffondono le prime ipotesi riguardanti un presunto segreto di fabbricazione, le stesse che, ciclicamente, vengono vagliate ai giorni nostri: disponibilità, tipologia e densità del legno, trattamenti chimici e vernici. Riguardo la disponibilità si riteneva che la perdita della tradizione e della qualità cremonese fosse stata causata da una deforestazione o comunque da una diminuzione della disponibilità del legno. In realtà, il legno usato da Stradivari continuò ad essere commercialmente disponibile anche molto tempo dopo la morte dei suoi pronipoti. Pochi anni fa alcuni studiosi di Cambridge, esaminando un violoncello del 1711 hanno dimostrato che l’elemento fondamentale delle vernici deriva dalle ceneri vulcaniche della regione cremonese ma è stato Nagyvary, chimico e liutaio di stanza in Texas, a dimostrare, dopo aver sottoposto la segatura proveniente da alcuni violini a risonanza magnetica, che le vernici degli stradivari sono state a loro volta arricchite da microcristalli di diversi minerali.[11] Stradivari sembra aver applicato per la prima volta all’ambito artistico-artigianale la prassi seguita nei depositi di legname per conservare tavole e tronchi e proteggerli dall’attacco di muffe e parassiti: stendere una pasta vitrea a base di potassio, silice e carbone che, cristallizzando su legno, manteneva inalterata la flessibilità del legno aumentandone la resistenza. L’alterazione delle caratteristiche meccaniche del legno modifica necessariamente anche quelle acustiche, pertanto, nel caso di strumenti musicali, questo procedimento, scoperto per caso o volutamente sperimentato, può aver concorso a determinare un suono puro, dolce ma potente. Dosaggi ed interazione dei diversi elementi di questo composto chimico che ha finito per interagire profondamente con il legno, rimangono oggetto di studio. In senso diametralmente opposto a quello di Navygary è andata la ricerca di Rott che invece ha volutamente trattato il legno di un violino moderno proprio con due diversi tipi di funghi: messo a confronto con uno stradivari avrebbe manifestato caratteristiche sonore superiori[12]. In effetti, il  legno intaccato da alcune muffe per un periodo lungo, diminuisce la sua densità aumentando le proprietà acustiche nella trasmissione del suono. Il legno del violino dell’esperimento, però, provenendo dalle Alpi svizzere presentava caratteristiche differenti rispetto a quello utilizzato da Stradivari, i risultati di Rott quindi hanno un valore più nella ricerca di un miglioramento del suono dei violini moderni più che del ‘segreto degli stradivari’. Un altro filone di ricerca ha indagato le condizioni climatiche connesse alle proprietà del legno di Stradivari: acero dei Balcani per la realizzazione di fondo, manico e fasce, e abete rosso della Val di Fiemme per la tavola. La leggenda vuole che Stradivari in persona si aggirasse nella foresta di Paneveggio alla ricerca degli abeti di risonanza considerati i più adatti alla fabbricazione della tavola armonica.[13]Al di là delle leggende, in effetti,  il periodo compreso tra il 1645 e il 1716 fu caratterizzato dal fenomeno del Minimo di Maunder o piccola glaciazione, una diminuita attività solare che determinò un abbassamento delle temperature medie e un aumento delle precipitazioni sull’Europa continentale. La diminuzione dell’attività fotosintetica che ne conseguì ridusse la velocità di accrescimento delle piante dando vita ad un tipo di legno più compatto ed elastico quasi privo di nodi con anelli di crescita sottili e pefettamente concentrici.[14] In ogni caso, non solo Stradivari ma tutti i liutai cremonesi e veneziani si approvvigionavano in Val di Fiemme e tutti i violini costruiti nel periodo della piccola glaciazione presentano caratteristiche simili che, oggi, non possono essere riprodotte ma allora erano alla portata se non di tutti, di molti. L’ultimo degli studi in questo senso risale a gennaio 2017 e viene da Taiwan[15] dove piccoli frammenti di acero provenienti da 2 violini e 2 violoncelli stradivari databili tra il 1707 ed il 1741 sono stati sottoposti a spettroscopia, risonanza magnetica, studio della composizione chimica, calorimetria, diffrazione con la luce ed analisi termogravimetrica. Queste indagini hanno riguardato la composizione delle fibre, la cristallizzazione della cellulosa, la presenza e l’ossidazione degli elementi minerali e la densità. I dati sono stati messi a confronto con quelli provenienti da 1 Guarneri, 1 violino dell’ottocento e 5 violini moderni. Riguardo la densità del legno, i dati provenienti dagli Stradivari e dal Guarneri nonostante databili al periodo della piccola glaciazione, non si discostano in modo significativo da quelli del legno utilizzato oggi. La ricerca ha però identificato delle differenze. In tutti i violini dell’esperimento il passare del tempo ha determinato una riduzione dell’umidità, della percentuale di emicellulosa contemporaneamente ad ossidazione della lignina. Nello stradivari però la cellulosa, pur ridotta nella percentuale, ha mantenuto una struttura cristallina e la sua resistenza meccanica. Le indagini hanno inoltre confermato che la composizione chimica del legno d’acero usato da Stradivari è effettivamente molto diversa sia da quella dei violini dell’ottocento che dei violini moderni proprio per la presenza di micro elementi di zinco, rame, potassio, alluminio e calcio già indagati da Navygary. L’ipotesi è quindi che il legno degli stradivari si sia progressivamente trasformato per l’azione combinata dell’invecchiamento e dei segni del tempo sulle fibre lignee e sui minerali, dei trattamenti chimici ma anche e soprattutto, dall’alta frequenza delle vibrazioni ad esso continuamente trasmesse nel suonare. Sembrerebbe infatti che l’alta frequenza delle vibrazioni, più nei violini che nei violoncelli, avrebbe concorso ad alterare e modificare la micro struttura delle fibre intervenendo anche nel naturale processo di decadenza dell’emicellulosa e di ossidazione della lignina. Il suono degli stradivari pertanto, sarebbe il risultato di una variabile e complessa interazione e concertazione di questi elementi. Sebbene i cambiamenti delle proprietà sonore dovuti a modificazioni chimiche siano misurabili, gli effetti acustici provocati dalle vibrazioni (e quindi dall’uso e dal tipo di uso) risultano più difficili da investigare. Un altro interessante esperimento sugli strads è  quello ripetutto più volte ed in diverse città, da una ricercatrice di scienze acustiche, Claudia Fritz[16]. E’ stato riunito un pubblico eterogeneo di appassionati, liutai, musicisti e giornalisti, ignaro di cosa stesse succedendo. Sono stati chiamati ad esibirsi noti violinisti che, bendati, hanno suonato diversi strumenti, moderni e antichi tra cui stradivari.[17] I concertisti il più delle volte, non sono riusciti a capire quali fossero i violini preziosi e quali i moderni. Nella maggioranza dei casi, pubblico e violinisti hanno espresso una chiara preferenza per gli strumenti moderni e i concertisti, bendati, non hanno saputo dire se lo strumento che stavano suonando fosse uno strumento antico o moderno, tranne in un solo caso. Sembra quindi che, senza sapere quale tipo di violino si stia ascoltando o suonando sia impossibile non solo riconoscere uno Stradivari ma anche esprimere un giudizio di valore o una preferenza su di esso. E’ pertanto probabile che nella determinazione del valore di uno strumento la suggestione abbia un peso maggiore di quanto non si immagini[18]. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che mentre gli stradivari a distanza di 300 anni ancora hanno potenza e qualità di suono, al contrario, molti strumenti moderni per poterli eguagliare vengono spesso costruiti con spessori tali che li rendono maggiormente soggetti ad usura e spaccature. E’ comunque interessante che già nell’ottocento molti liutai considerassero stradivari e guarneri strumenti dal prezzo eccessivamente alto[19] (tra le 300 e le oltre 1000 sterline) rispetto a buoni violini nuovi usciti dalle botteghe contemporanee, in alcuni casi copie di quelli antichi il cui costo oscillava tra le 15 e le 50.  Il pregiudizio aveva però radici antiche, risale infatti a Francis Bacon l’affermazione the old lutes sound better than new.[20]  E fu proprio questo pregiudizio a determinare un aumento della richiesta di questi strumenti da parte dei concertisti. Il fatto che fossero pochi e che andassero ‘scovati’ e riconosciuti come autentici, fece il resto.

  • Dalla bottega alla dispersione del patrimonio di Stradivari.[21]

Poche sono le notizie che riguardano le  mie origini, chi mi avesse commissionato, se fossi nato per essere suonato o destinato ad essere un dono o chi siano stati i primi possessori. D’altra parte, non posso averne memoria certa perché quello che è un periodo molto lungo per una vita umana, 150 anni, rappresenta per un violino solo l’ infanzia.  I violini nascono senza un nome ma ben presto acquisiscono quello del primo possessore ed  il mio è stato quello di Ernst prima e di Lady Hallè dopo. Non ci sono mie notizie prima del 1830 ma è importante conoscere le vicende che hanno riguardato la bottega di Antonio e dei suoi figli per capire come gli Strads, tra cui probabilmente anche io, abbiano cominciato a trovarsi e circolare in Europa.

 I violini costruiti da Antonio Stradivari fino al 1690, sebbene più robusti, sono assimilabili per dimensione e colore  a quelli usciti dalla bottega di Nicola Amati, altro liutaio noto e attivo nella Cremona del tempo. I primi elementi di novità nella produzione di Antonio emergono dopo la morte di Amati: maggiore curvatura del corpo, effe più accentuate, vernice più scura, tendente al rosso, a volte, con riflessi ambrati, lunghezza maggiore (35-36 cm), suono più profondo ed intenso. Il periodo aureo fu quello compreso fra 1700 e 1725, anno dopo il quale si nota nella produzione il sempre maggiore intervento degli allievi. Sebbene lo stile successivamente si fissò su un taglio a due pezzi del fondo, tra il 1705 ed il 1709 Stradivari produce ancora una serie di violini con il fondo in un unico pezzo tra cui l’Ernst-Hallè. Nel 1729 Stradivari inizia a scrivere il suo testamento guardando in modo particolare ai 3 figli che lavoravano con lui in bottega: Francesco a cui lascia la parte più cospicua costituita da attrezzature, legni pregiati, strumenti finiti o in lavorazione, e ruolo patriarcale rispetto alla famiglia, Omobono e Paolo i quali, pur lavorando in bottega, avevano tuttavia dimostrato maggiore propensione verso la mercatura. Fu una eredità certamente consistente ma tuttora non se ne conosce ancora la reale portata. Quando nel 1737 Antonio morì, la notizia uscì dai confini cremonesi molto lentamente per cui la bottega Stradivari continuò a ricevere ordini e commissioni ed i figli continuarono ad etichettare gli strumenti come se il padre fosse ancora vivo. Non sapendo quanti strumenti finiti siano stati lasciati dal Maestro risulta difficile capire anche quanti ne produssero i figli in proprio dando il via se non alla prima ‘falsificazione’ di autore comunque ad una alterazione dello stato delle cose. Il trait de union tra Cremona e l’estero fu Paolo Stradivari. Questi, alla morte dei fratelli, prima lasciò la bottega nelle mani di Carlo Bergonzi, liutaio della vecchia scuola e ancora oggi molto quotato ma, sopraggiunte alcune difficoltà economiche, decise di vivere di rendita e vendere tutto quello che giaceva nei depositi. In questo momento iniziano probabilmente anche le prime vere falsificazioni. Dopo aver venduto nel 1774 ad un sacerdote di Madrid il famoso Quartetto Spagnolo che Antonio, in vita, non aveva mai accettato di cedere, Paolo entra in contatto con il primo collezionista e cultore degli stradivari di cui abbiamo notizia, il conte torinese Alessandro Cozio di Salabue (1755-1840)[22]. Figlio del noto Carlo Cozio, Alessandro vide nascere la passione per i violini di liuteria grazie all’acquisto di un violino Nicolò Amati da parte del padre. A questi Paolo scrive di aver venduto fra il 1743 e il 1773 più di 80 strumenti costruiti dai suoi familiari. Difficile dire se abbia solo venduto o se si sia piuttosto prestato alla fabbricazione di cartigli falsi, spacciando così per prodotti paterni o della bottega paterna, strumenti con altre origini. Nel 1775 di violini originali in bottega ne rimangono solo 10. Paolo apparentemente perché deluso dalla mancanza di considerazione da parte della città di Cremona per la bottega paterna, decide di vendere tutto a Salabue acciocchè non resti in Cremona niuna cosa di mio padre.  Calchi, cartoni, legni, disegni, modelli, violini finiti o non terminati, appunti, tutto andò a costituire il nucleo di questa prima ed importantissima collezione.[23] Salabue decise tuttavia di mettere a disposizione questo patrimonio a coloro che avessero voluto continuare la tradizione cremonese di liuteria. E’ grazie a questo acquisto che gli utensili ed attrezzatura originali si sono conservati senza disperdersi. Con lo scopo di far rinascere la tradizione di liuteria cremonese, Cozio oltre a mettere a disposizione dei liutai contemporanei questo tesoro, cerca di far riprodurre i violini di Stradivari facendosi mecenate di Guadagnini il quale riuscì a produrre certamente bellissimi strumenti ma, in ogni caso, diversi da quelli della bottega del Maestro. Tra gli acquisti del Conte anche il famoso Stradivari Messiah, uno strumento preziosissimo per lo stato di conservazione e ancora oggi tenuto sotto teca ad Oxford[24]. La fama di Salabue dilaga ma le guerre napoleoniche portano all’invasione del Piemonte da parte dei Francesi. Cozio è costretto a mettere i suoi strumenti al sicuro e li affida alla custodia del banchiere milanese Carli, violinista dilettante con l’autorizzazione anche di venderli a buoni compratori. E’ al Carli che si rivolgerà il giovane Paganini quando proverà il desiderio di suonare uno stradivari[25].

Nel 1827 il Messiah ed altri stradivari vengono venduti a Luigi Taruggi detto Tarisio ( 1796-1854) un ebanista analfabeta ed autodidatta del violino[26].  

Conte Cozio
lUIGI TARISIO

Per sfuggire il durissimo servizio militare sotto i Savoia, Tarisio era fuggito nelle campagne del novarese ed aveva iniziato a guadagnarsi da vivere suonando nelle osterie. Nel suo girovagare tra cascine e sacrestie cominciò a farsi dare o a comprare per pochi soldi i vecchi violini che trovava per poi riparali nel segreto del suo alloggio. Scontroso, trasandato, con un fiuto infallibile per i violini preziosi, borsa in spalla, cestino degli attrezzi in mano, il suo grido non era si affilano coltelli o si aggiustano scarpe ma si riparano violini.[27] Non sempre aveva i soldi sufficienti per acquistare quel che trovava, pertanto portava sempre con sé uno o due violini di propria fabbricazione: in cambio di un bicchiere di vino o un po’ di limonata mostrava ai proprietari in che condizioni fossero gli strumenti in loro possesso e come suonassero male rispetto a quelli che aveva con sé ed il più delle volte riusciva a fare un cambio vantaggioso. Nel giro di pochi anni Tarisio imparò a riconoscere alla prima occhiata bottega e anno di fabbricazione degli strumenti che con astuzia estorceva ai malcapitati ignari di aver scambiato l’oro con il rame. In poco tempo riuscì a mettere insieme la più grande raccolta di strumenti ad arco mai esistita che sistemò tra il suo appartamento di Milano e le diverse cascine di campagna dove era solito nascondere gli strumenti più preziosi sotto il fieno. Nessuno conosceva quale fosse la sua attività. Siamo agli inizi dell’ottocento. Il mercato dei violini antichi subisce una impennata: i virtuosi cercano strumenti antichi ma sono anche disposti ad acquistarne di moderni che fossero copie di quelli autentici. Tutti vogliono possedere gli strumenti che hanno reso famosi Paganini e  Viotti. E’ il successo di Viotti a Parigi nel 1782 a determinare l’ascesa dei liutai francesi: Lupot, Piquè, Aldric. Tarisio, alla morte di Salabue si impadronisce per una cifra irrisoria anche del resto della collezione del Conte che comprendeva anche etichette originali di stradivari. Non è improbabile che è in questo momento che vengono da lui immessi sul mercato anche strumenti falsi con etichette spurie[28], decide comunque che è giunto il momento di entrare in affari con l’Europa e sceglie come mèta la bottega parigina di Aldric, tra le più avanzate nelle tecniche di restauro. L’elegante Aldric però di fronte ad un italiano, sporco, in abiti poveri, che assomigliava più ad un saltimbanco che ad un liutaio, inizialmente pensò di trovarsi di fronte ad un truffatore. Gli avrebbe sbattuto volentieri la porta in faccia se qualcosa nelle sue parole non lo avesse indotto a farlo entrare. Al liutaio parigino ci volle poco per capire che aveva di fronte una persona che effettivamente possedeva quel che diceva di aver visto, ma, pur avendone intuite le conoscenze, fece l’errore di giudicarlo uno sprovveduto e gli offrì una somma irrisoria per acquistare un inestimabile patrimonio. Tarisio rifiutò. Tornò in Italia ma il viaggio parigino contribuì a far circolare la voce sulla sua collezione: senza vendere nulla, l’italiano aveva dato una svolta al mercato degli strumenti antichi. In Francia, pochi anni dopo,  Jean Baptiste Vuillaume( 1798-1875), liutaio e restauratore di povere origini, rileva la bottega di Piquè e decide di creare le basi per un rapporto commerciale con Tarisio di cui conosceva la grande perizia nel riconoscere i violini antichi[29].

Vuillaume seduto e Alard con il Messiah

Vuillaume acquistò dall’italiano diversi bergonzi, amati, guarneri e anche stradivari. La maggior parte degli Strads oggi conosciuti e la gran parte degli strumenti antichi di liuteria cremonese è infatti probabile che siano passati per le mani di Tarisio prima e successivamente, alle cure di Vuillaume che, per la prima volta, ebbe il merito di considerarli anche come oggetti d’arte da collezionare e restaurare prima che vendere. Per soddisfare le sempre maggiori richieste di strumenti antichi ma forse anche per trovare un proprio stile, Vuillaume iniziò ad imitare quello della liuteria italiana antica fabbricando copie così perfette che persino l’imprenditore e collezionista Jacques Francais[30] diceva a coloro che lavoravano per la sua impresa che se volevano imparare a riconoscere uno stradivari dovevano partire dallo studio delle copie fatte da Vuillaume[31]. Del resto, Paganini stesso sembra non riuscisse facilmente a distinguere il suo Guarneri Cannone dalla copia commissionata a Vuillaume. Nel 1851 Tarisio sbarca anche in Inghilterra ricevuto con grandi onori dalle più importanti personalità del mondo del mercato e della liuteria. Condotto a vedere la collezione di strumenti antichi di Mr Goding[32] si meravigliò del fatto che tutti gli strumenti, tirati fuori uno ad uno dalle teche in cui erano collocati, pur avendo ognuno un proprio nome, in ogni caso erano tutti passati attraverso le sue mani. Tarisio trascorse i suoi ultimi anni in Italia dove nessuno, neanche i suoi familiari, seppe mai la natura dei suoi commerci e la portata delle sue ricchezze. Morì da solo nel suo appartamento milanese una sera del 1854. I vicini non vedendolo uscire come al solito all’alba chiamarono le guardie. Tarisio venne trovato seduto, con due violini stretti in petto: accanto a lui, in un disordine mai visto, decine di custodie accatastate le une sulle altre contenenti violini preziosissimi, negli angoli custodie di violoncello, strumenti finiti e ovunque parti di strumenti non terminati. Oltre al denaro ed ad una cassetta contenente oro, furono ritrovati oltre 100 violini dei più importanti maestri italiani. Vuillaume, desideroso di accaparrarsi la collezione, soprattutto il preziosissimo Messiah di cui tante volte aveva sentito parlare da Tarisio ma che mai aveva visto,[33] immediatamente scese in Lombardia, incontrò gli eredi e chiese di visionare i violini: trovò un Bergonzi, un Maggini, due Guarneri, ed uno Stradivari e, in una cassetta chiusa con catene di ferro, il famoso Messiah del 1716. Successivamente, nella dimora milanese trovò altri 144 violini tra cui due dozzine di stradivari molti dei quali provenienti dalla vecchia collezione del Conte Cozio[34]. Vuillaume pagò quella fortuna 80,000 franchi, la portò in Francia diventando così a sua volta il collezionista più famoso e l’uomo più ricco del tempo. Questo acquisto lanciò la sua bottega che divenne una delle più importanti in Europa[35]: non solo le sue copie ma anche i suoi violini originali cominciarono ad essere apprezzati e quotati come del resto lo sono ancora oggi[36]. Dopo la morte di Tarisio, Vuillaume continuò a viaggiare in Europa ed in Italia alla ricerca di nuovi tesori ma soprattutto della formula della vernice di Stradivari. Per questo motivo si mise in contatto con Giacomo Stradivari, pronipote del Cremonese[37] offrendogli a più riprese soldi per averne la ricetta. Giacomo aveva raccontato che il suo avo l’aveva segnata sul risvolto di una Bibbia di famiglia, scritta in inchiostro rossastro con grafia incerta e con data 1704 e che lui l’aveva scoperta da bambino, ne aveva ricopiato fedelmente il contenuto distruggendo poi il libro. L’unica parte che Giacomo Stradivari riportò fu questa:  

e fatto tutto bolire per  mezzo 4 d’ora e sarà  fatta possia la si stende con pennello fino sopra l’istromento al sole per due mani lasciando asciugare la prima. A.S. 1704’.

 Gli strumenti di Vuillaume passarono alla sua morte in Inghilterra acquistati dalla liuteria Hill. Fondata nel 1887 in Wardoour Street da William E. Hill  questa insegna contribuì ad innalzare i livelli della liuteria inglese ponendo le basi per le moderne tecniche di restauro. Dagli Hill passarono molti dei più importanti strumenti antichi dell’epoca sia per essere autenticati che per essere restaurati o venduti.

Il figlio Alfred, oltre ad essere autore di monografie ancora oggi consultate, è stato anche considerato la maggiore autorità al mondo in fatto di autenticazione. Non so se abbia mai avuto modo di tenermi in mano ma certamente conosceva il mio suono e conosceva Lady Hallè non solo per averla ascoltata suonare.   Wilma Neruda del resto, oltre a me possedeva altri violini e non è improbabile che si sia servita proprio da Hill[38].

  • Fountaine e l’incontro con Ernst         

I miei primi veri ricordi risalgono ai primi anni’10 del 1800 quando arrivai nelle mani di Andrew Fountaine di Narfold Hall nel Norfolk. Non ero solo: per anni ero stato adagiato in un una doppia custodia accanto ad un altro importante prodotto della bottega Stradivari: l’Imperatore.

Sir Andrew Fountaine era nato nel 1806 ed era il rampollo di una delle famiglie più ricche di Narfold Hall che da 3 generazioni si dedicavano, oltre che alla politica, alla ricerca e collezione. Anche Andrew, tra il 1820 e il 1840, cominciò a girare l’Europa visionando, acquistando e poi spedendo in Inghilterra oggetti d’arte, dipinti, porcellane, intarsi, e anche violini. In breve tempo divenne un intenditore ed un leader nel settore della liuteria. Sappiamo da George Haddock[39] che cento anni prima, probabilmente nel 1833, Fountaine era entrato in possesso di due bellissimi esempi di stradivari. Questi violini si trovavano in una custodia doppia dove per molti anni erano rimasti l’uno accanto all’altro senza essere suonati. Come tutti gli aristocratici del tempo, Fountaine, lui stesso un buon musicista, amava organizzare serate musicali in cui uno degli ospiti più frequenti era il violinista Ernst ( 1806-1855) che gli aveva dedicato i Notturni op.8. Spesso in questi concerti Sir Fountaine prendeva uno dei violini della sua collezione perché Ernst lo suonasse lasciandogli anche l’onore e l’onere di guidare il quartetto in qualità di spalla.  Il violino che Fountaine sceglieva era quello che era solito definire the second best. L’altro strumento, chiamato successivamente l’Imperatore, veniva lasciato nella custodia perché fosse ammirato dal pubblico sebbene non permettesse che venisse toccato in alcun modo.

Ricordo perfettamente che una domenica Ernst suonò in modo così divino da catturare gli animi del pubblico e dello stesso Fountaine che, immediatamente decise che mi avrebbe donato a lui a patto che mi usasse come strumento principale. Da allora gli occasionali rimproveri che venivano fatti al suono di Ernst, giudicato sino ad allora ‘piccolo’, vennero meno e, anzi, si cominciò a parlare del suo timbro usando l’espressione coniata dal violinista Joachim ‘oro fuso’.[40]Ernst elettrizzava il suo pubblico ovunque si esibisse. Non aveva uno strumento fra le mani ma il mezzo che gli consentiva di esprimere tutte le emozioni dell’animo umano.[41]

  • A Romance Fiddle: un amore infelice, un brano musicale ed uno Strad.

Ernst era un violinista ceco originario della città di Brno. Bambino prodigio dotato di grande elasticità e duttilità nella mano sinistra, venne precocemente ammesso a studiare violino al Conservatorio di Vienna. Grande ammiratore di Paganini iniziò a studiarne il metodo seguendolo passo passo ovunque suonasse per acquisirne tecnica e segreti. Il violinista ceco si esibiva negli stessi posti in cui suonava Paganini. Con l’aiuto di amici prendeva alloggio nella camera accanto a quella del virtuoso nella speranza di ascoltarlo studiare ma le aspettative venivano spesso deluse perché Paganini suonava o studiava con la sordina limitandosi talvolta solo ad eseguire alcuni passaggi e spesso con la tecnica del pizzicato[42]. Tuttavia Ernst riuscì più di una volta ad incontrare il Maestro e sembra che Paganini ogni volta abbia nascosto con cura i suoi spartiti anche allo sguardo acuto di Ernst, a riprova di timore e, nello stesso tempo, stima[43]. Tra i due concertisti si instaurò ben presto una vera competizione ma Ernst per tutta la vita divise i critici tra quanti ne apprezzavano il virtuosismo mai disgiunto alla musicalità ed al bel suono, tra cui Joachim, Hallè, Wilma Neruda, e coloro che invece lo ritennero un pedissequo imitatore del Genovese[44]. Al di là di invidie e controversie, certamente Ernst è stato un compositore fondamentale nello sviluppo della scrittura violinistica. La sua carriera inizia comunque nella Germania del 1830 ed è legata ad un fatto raccontato da Otto Ruppius, giornalista tedesco emigrato in Usa nel 1848. Questi ci racconta[45] che il giovane violinista, studente di conservatorio, aveva preso a frequentare la casa di un ricco borghese viennese. Qui aveva conosciuto la giovane erede ed i due si erano innamorati. Un pomeriggio il padre della giovane che pur considerava il talento ed il genio alla stessa stregua del lignaggio di nascita, conoscendo le capacità del musicista, decise di parlargli: se sperava di di poter avere in sposa la ragazza avrebbe dovuto studiare, lavorare, suonare e realizzare quel talento e quel genio che al momento rimanevano nascosti nell’ombra diventando l’artista che era destinato ad essere. Solo allora, se il suo amore verso la ragazza fosse rimasto immutato, sarebbe potuto tornare e chiederla in sposa. Sette anni era il tempo che il ricco viennese gli concedeva. In quel periodo si impegnava a non dare la giovane in sposa ad altri. Ernst partì alla volta di Parigi. In sette anni studiò e viaggiò diventando un virtuoso conosciuto, dimostrando a sé stesso e agli altri di essere pari a Paganini. Nessuna lettera personale era permessa sebbene in questi anni i due giovani indirettamente continuarono ad avere notizie l’uno dell’altra. Due giorni prima dello scadere dei 7 anni il giovane musicista tornò a Vienna. La porta del palazzetto era aperta ma le stanze avvolte nell’oscurità. Ernst,  travolto da un presentimento, salì le scale e nel mezzo della stanza nella quale tante volte aveva conversato con la giovane, trovò candele accese e una bara piena di fiori bianchi. Il padre della giovane disse solo:

Ti ha amato fino alla fine.

 Lo shock e la febbre cerebrale gli impedirono di partecipare al funerale della ragazza e per più di due mesi fu lui stesso in pericolo di vita. Quando si ristabilì apparve profondamente cambiato. Nei suo occhi non brillava più l’entusiasmo ma solo una grande malinconia. Tutta la sua tristezza fu riversata sul violino che divenne il suo unico amico. Notte dopo notte, suonistraziantisi udivano provenire dalle sue stanze

 Il sentimento, l’amore, la tristezza, la malinconia di quei suoni altro non sono che l’Elegia op. 10 che ancora oggi commuove e parla ai cuori di chiunque l’ascolti. Quel violino ero io.

 Potrebbe sembrare una leggenda, tuttavia questa storia risulta corroborata da due elementi, la primissima edizione stampata dell’ Elegia che risale al 1839-40 porta come titolo sur la mort d’un object cher e stranamente rispetto alle usanze dell’epoca, non venne da Ernst dedicata ad altri[46]. Abbiamo un secondo racconto fatto da Dressel[47], allievo di Ernst,  il quale ricordava l’amicizia tra il suo Maestro e Field Marshall Von Moltke un ufficiale dell’esercito Franco Prussiano che ebbe una parte importante nella guerra del 1870. Un giorno il soldato passando da Wiesbaden chiese al violinista di incontrarlo e nell’attesa tra un treno e l’altro, di suonargli la famosa Elegie. A metà del brano Von Moltke scoppiò in lacrime poiché, stando a questa testimonianza, avrebbe riguardato proprio un membro della sua famiglia. Nonostante questa testimonianza non è stato possibile capire chi fosse la giovane.[48]

  • Madame Ernst. Nel 1854 il violinista sposò la giovanissima Amelie-Syona Levy, attrice, poetessa, scultrice e donna di lettere che gli rimase vicina per tutti gli ultimi anni della sua vita quando i frequenti dolori alle articolazioni e le febbri resero le sue performance sempre meno precise nell’ intonazione ed il suono sempre più flebile. Ernst si ritirò dalle scene nel 1858 pur continuando a comporre e a suonare in sporadici concerti di beneficienza organizzati dai suoi più cari amici tra cui Charles Hallè che cercarono, in questo modo, di sostenerlo economicamente. Alla sua morte Madame Ernst, dopo aver cercato con varie iniziative di mantene viva la memoria del marito fu costretta a riprendere la sua carriera di attrice e scrittrice. Non sono noti data e luogo della sua morte. Sappiamo però che nel 1904 diede un reading alla Sorbona e nel 1908-10 conobbe il violinista e liutaio Mario Frosali primo violino all’Opera di Nizza. Nonostante le difficoltà economiche Ameliè era decisa a tenere lo Strad come ricordo del marito.

Giacevo di nuovo muto in una custodia verde, come ultimo testimonianza del ricordo dell’unione fra Ameliè ed Ernst. Amelie non voleva che altri toccassero nuovamente le mie corde che solo lei di tanto in tanto sfiorava senza mai trarne alcun suono[49].

la custodia del violino di Ernst

Nel 1870 tuttavia alcuni suoi amici persuasero Madame Ernst che lo Strad senza essere suonato si sarebbe ben presto deteriorato per cui 15 anni dopo la morte del violinista ( 1873 ca) lo Strad venne lasciato nella bottega di Vuillaume per trovare un acquirente. Fu probabilmente durante la permanenza da Vuillaume che Gand potè vedere e descrivere lo strumento. Il prezzo che la donna  chiedeva era tuttavia tanto esorbitante da rasentare il ridicolo per cui il violino per Vuillaume fu, di fatto, un affare mancato[50]. In questi anni probabilmente il violino venne visto e descritto da Gand.

Il mio esilio stava per finire. Lo capìì immediatamente quando comparve in bottega un corpulento scozzese dai modi simpatici: David Laurie

  • David Laurie.  David Laurie era nato nel 1833 in Scozia. Unico erede di una società di commercio di olio, abbandonò ben presto l’impresa di famiglia per dedicarsi alla ricerca e collezione di violini antichi passione nata nell’infanzia nelle feste per il raccolto in cui spesso si invitavano violinisti girovaghi a suonare ballate scozzesi. Ben presto la passione per la musica e gli strumenti antichi prese il sopravvento diventando la sua unica ragione di vita tanto da condurlo in tutta Europa e a conoscere i più noti violinisti e collezionisti del tempo[51]. Dotato di occhio infallibile, ottima memoria ed orecchio eccezionale, i tre talenti che, a suo dire, dovevano appartenere ad un esperto ed intenditore di violini, Laurie aggiunse anche la tipica simpatia scozzese e la giusta dose di scaltrezza.[52] Dopo Vuillaume fu colui tra le cui mani passò il più alto numero di strumenti antichi di cui aveva cura come se fossero suoi figli[53]. La sua fama di esperto venne consolidata proprio dalla conduzione della vendita dello Stradivari di Ernst. Invitato a casa di Vuillaume, Laurie notò subito il violino. Il francese gli riferì che il prezzo stabilito da Madame Ernst oltre a rasentare il ridicolo per quanto era alto non era proporzionato al valore reale dello strumento che, oltre a non essere stato suonato negli ultimi 16 anni, aveva guadagnato una pessima fama nell’ultimo periodo di vita di Ernst stesso. Ernst infatti col progredire della malattia era diventato impreciso nell’intonazione e dal suono sempre più flebile. In qualche modo questa ‘cattiva fama’ si era trasmessa al violino per cui era veramente difficile trovare un acquirente. Laurie decise di parlare direttamente con Madame Ernst per tentare di averlo ad un prezzo inferiore. Di fronte al rifiuto ma convinto che il violino tra le mani del giusto artista sarebbe potuto tornare a suonare per lo Strad quale era, concluse l’affare con Vuillaume al prezzo richiesto. Chiese al liutaio di operare dei piccoli restauri e farglielo trovare per il suo ritorno a Parigi. Qualche settimana più tardi Laurie decise di tentare un esperimento per dimostrare che il suono del suo Ernst era pari a quello degli altri stradivari. Diede il violino ad un alunno di Alard che avrebbe dovuto tenere un concerto come vincitore di un premio. Il giovane esordiente avrebbe suonato parte del concerto sul suo violino fabbricato da N. Vuillaume, fratello del più noto collezionista, e parte sull’Ernst. Laurie racconta che il suono chiaro ma pieno dello Strad strappò applausi più calorosi  dei  pezzi in cui il giovane suonò sul Vuillaume. Solo alla fine del concerto anche venne reso noto l’esperimento che consacrò definitivamente Laurie alla fama di grande esperto ed intenditore di violini. Tornato a Glasgow decise di tenere con sé il nuovo stradivari e di suonarlo senza offrirlo in vendita.

In realtà Laurie sapeva bene che una delle malattie che temiamo di più è il mal di mare e che spesso il nostro suono ed il timbro ne risente per lunghi periodi. L’unica cura era quindi suonarmi affinchè piano piano tornassi al meraviglioso suono che avevo all’inizio. Laurie si era accorto tuttavia che sebbene la cattiva reputazione che mi aveva riguardato fosse effettivamente dovuta alla malattia che aveva afflitto Ernst nei suoi ultimi anni di vita, avevo una particolarità: il mio timbro, profonto e potente era al tempo stesso delicato e poteva facilmente incrinarsi e rompersi se non avessi trovato un violinista capace di trovare il giusto equilibrio.

Madame Neruda  Wilma Neruda era originaria di Brno come Ernst che per la giovane rappresentò un modello da seguire oltre che un maestro. Ernst aveva studiato presso la scuola di musica del convento Agostiniano di St. Thomas in cui accedevano i bambini particolarmente talentuosi. Anche Wilma Neruda e Leos Janacek frequentarono la medesima scuola.

Charles Hallè conosceva bene Ernst e le sue qualità come musicista. In molte delle stagioni concertistiche di Manchester da lui organizzate chiamò spesso l’amico per esibirsi sia con lui che come solista. Nel concerto del 28 maggio 1849 esordì anche la piccola Wilma Neruda che rimase folgorata dall’interpretazione del suo connazionale tanto da dimenticare che in quel concerto si fosse esibito anche Hallè[54].  Nel 1869 la violinista fece il suo secondo debutto a Londra che la consacrò regina del St. James. A questo punto i racconti su come la donna sia venuta in possesso del violino appartenuto ad Ernst divergono sensibilimente ma è probabilme che facciano riferimento a due momenti diversi. La prima fonte[55] ci racconta che un giorno venne consegnata ad Hallè una lettera che, ad un primo sguardo sembrò di raccomandazione, nulla che non potesse quindi essere letto successivamente. Il pianista la infilò in tasca senza leggerla e si diresse verso la Scott-Bank. Due giorni dopo la medesima lettera gli venne fatta nuovamente recapitare da Mr Scott perché era stata ritrovata nei loro uffici. A questo punto Hallè fu costretto a leggerla. La missiva proveniva da Mr Laurie il quale diceva di essere entrato in possesso di un bellissimo stradivari che sembrava fatto apposta per Madame Neruda. Hallè, in quegli anni manager della donna prima di diventare anche suo marito, rispose che ben presto la violinista sarebbe tornata in Inghilterra per una serie di concerti e che gli sarebbero entrambi stati grati se lui avesse potuto portare o inviare il violino a Londra per provarlo. Laurie invece dirà di aver ricevuto un biglietto da Madame Neruda che si trovava ad Edimburgo in cui chiedeva di incontrarlo e che le portasse dei violini da suonare e provare. Lo scozzese decise di portare anche l’Ernst. La donna ovviamente sapeva a chi era appartenuto e conosceva anche le voci che circolavano sul conto dello strumento ma accettava di provarlo. Laurie e Madame Neruda si incontrarono. La concertista quanto Hallè rimasero sorpresi e deliziati dal suono dello Stradivari. Fu lo stesso Hallè ad ipotizzare che le voci circolanti sullo strumento erano probabilmente dovute ad una incapacità del precedente possessore che malato, non era stato più in grado di suonarlo al meglio. Laurie tuttavia chiedeva 500 sterline che era molto più di quanto la violinista allora potesse permettersi di spendere.  Pur di non perdere quella occasione venne concordato che avrebbe avuto il violino in prestito per 8 settimane a 20 sterline a settimana[56], una prassi diversa da quella di oggi in cui di solito il violino si lascia in prova gratuitamente. Pare tuttavia che questa cifra venne poi conteggiata nell’acquisto finale. Un pomeriggio Wilma Neruda venne invitata a suonare presso Duddley House ad un ricevimento in cui, oltre all’alta società londinese era presente anche il Duca di Edimburgo. Quando il Duca le si avvicinò per farle i complimenti le disse ‘Bellissimo strumento! Gradirei provarlo’. La Neruda, chiaramente controvoglia lo lasciò nelle mani del Duca dicendo  ‘Non è mio ma di un venditore che chiede 500 Sterline. Ora non posso ma un giorno lo acquisterò’. Il Duca di Edimburgo, guardando Lord Duddley e Lord Harlington ribadì che per loro sarebbe stato un onore se lei avesse accettato come loro dono il violino che stava suonando. Fu così che come omaggio ai suoi meriti artistici, l’alta società, costituì un fondo speciale e rese Wilma Neruda proprietaria del violino appartenuto ad Ernst. Haddock racconta che la prima volta che Madame Neruda usò questo strumento fu in un concerto alla George’s Hall di Bradford. Su richiesta di Hallè lasciò il suo posto di spalla dell’orchestra per ascoltare da varie parti della sala come questo violino suonasse sotto l’arco e le dita di Madame Neruda. Alla fine del concerto i commenti del pubblico sulla sonorità della violinista erano entusiasti come del resto quelli dello stesso Haddock che si dichiarò pronto a acquistare lui stesso lo strumento qualora la donna non fosse riuscita a prenderlo. Ed è quello il violino che Wilma Neruda suonò fino alla fine della sua carriera. 

E mentre io giunsi nelle mani di Wilma Norman Neruda, lo Strad che mi aveva fatto compagnia nella doppia custodia arrivò nelle mani di Mr Haddock. Si trattava dell’Emperatour-ex Gillot, un violino del 1715, comprato da Fountaine nel 1833 e successivamente venduto al violinista Gillot. In seguito era stato acquistato tramite Hart da Christie e quindi era arrivato nel 1876 a Newlay, nella casa-museo di Haddock noto violinista e leader dell’orchestra di Charles Hallè.

Nel 1878 Wilma e Charles Hallè andarono a casa Haddock alla ricerca di un violoncello d’autore per il fratello della violinista. Fu in questa circostanza che il collezionista mostrò loro il compagno dell’Ernst. Hallè che era anche un buontempone e amante degli scherzi, decise che non era giusto che i due violini che tanto a lungo avevano vissuto insieme nella stessa custodia non potessero essere riuniti anche se solo per un momento. Per cui Wilma adagiò il suo Strad accanto all’Imperatore e venne scherzosamente celebrato un matrimonio tra le due anime gemelle. Prima di riporli nelle rispettive custodie i due violini vennero avvicinati come se fossero due amanti pronti a scambiarsi un bacio: se fossero stati reali ed in carne ossa, che magnifica discendenza si sarebbe potuta avere da due violini di tal fattura!  Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, quando ormai la liuteria europea aveva raggiunto veramente ottimi livelli, si cominciò a discutere se fosse meglio avere e suonare un violino originale delle grandi scuole di liuteria od uno di moderna fattura. L’opinione che continuava a circolare era che gli strumenti d’autore fossero comunque migliori rispetto ai moderni.

 In una famosa intervista[57]

Wilma Neruda fu chiamata ad esprimersi in tal senso

‘Il violino deve essere ben construito e non si deve in ogni caso giudicare uno strumento dalla sua apparenza. Alcuni degli strumenti cremonesi sono stati sovrastimati a causa della bellezza delle loro ornamentazioni. Non c’è ragione tuttavia di credere che i moderni liutai abbiano prodotto e producano strumenti capaci di emettere bellissimi suoni e timbri come quelli dei violini antichi (…). Il violino gode di una misteriosa immortalità che viene accresciuta dall’erroneo credo di chi pensa che dai tempi dei Cremonesi non siano più esistiti buoni liutai. L’eccellenza di un violino è principalmente di natura puramente meccanica, in ogni caso non può essere giudicato dalla sua apparenza quanto un canarino non può essere giudicato dalla bellezza del suo piumaggio’.

 In altra intervista[58] fatta durante il suo tour in Australia la concertista dichiarò di possedere molti violini ma che la sua preferenza sarebbe caduta sempre e  comunque sullo stradivari: non era uno strumento facile da suonare ma era ancora in un ottimo stato di conservazione e ai suoi occhi manteneva il fascino per essere stato lo strumento appartenuto al suo connazionale Ernst.

Wilma Neruda  fu sempre molto attenta al mio stato di salute e di conservazione. Appena arrivata in USA mi fece più volte supervisionare da esperti perché superassi lo shock dell’umidità del viaggio in mare. Lo diceva anche David Laurie, i violini soffrono di mal di mare! Tutti coloro che ebbero modo di avermi tra le mani furono impressionati dal mio aspetto e dalle condizioni. Ero un superbo violino da concerto! E’ anche vero che Wilma Neruda non usava spalliera né moderne mentoniere, il che era abbastanza inusuale per l’epoca. La sua necessità di mantenere lo strumento sempre a contatto con il corpo, ha lasciato la mia superficie pulita e priva dei segni dati dalla mentoniera. E poi  Lady Hallè aveva tra una intonazione perfetta ed un suono personale, pieno che ricordava Ernst per la capacità di comunicare le sfumature dell’animo umano. Un violino ben suonato non dimentica.

Nel giro di 20 anni lo Strad Ernst-Hallè viene valutato 3 volte il valore della somma acquistata: dalle 1500 Sterline nel 1884,  2000 nel 1890, 2500 sterline nel 1895 fino ai 10,000 dollari nel 1910.[59

Primi passaggi dello Strad . Il violino tanto caro a Lady Hallè fu immediatamente venduto dopo la sua morte avvenuta a Berlino il 15 Aprile 1911. Il testamento di Wilma Neruda curiosamente, ma non troppo, non riporta nulla rispetto al violino. Scopriamo da un articolo di Menestrel[60] che poco dopo la sua morte era stata pubblicata su un giornale la notizia che la violinista, pochi anni prima di morire, trovandosi in ristrettezze economiche, avesse impegnato il prezioso strumento presso Ries and Erler, di cui uno dei fondatori era stato proprio quel Ries che per anni aveva rivestito il ruolo di secondo  violino nel quartetto del St. James. Il violino, secondo la fonte, sarebbe stato impegnato per una somma pari a 75,000 franchi per cui la Ries and Co. diventata in questo modo coproprietaria del violino, non avrebbe accettato meno di 100.000 franchi da un eventuale acquirente. Il 16 luglio del 1911 Ries invia una lettera alla redazione del Menestrel con una chiara smentita: come esecutore testamentario della violinista era da poco tempo tornato da Londra dove aveva già venduto perle e altri oggetti appartenuti alla musicista ma non aveva portato con sé il violino che al momento si trovava invece in una cassetta della Banca di Dresda. Ries era disponibile a farlo vedere in ogni momento ma gli eredi della violinista, le sorelle e il fratello, avevano fissato il prezzo di vendita a 125.000 franchi. Non sappiamo se la smentita di Ries fosse vera o semplicemente un modo per coprire la verità ma così veniamo a sapere che il violino venne messo in vendita subito dopo la morte della concertista.  D’altra parte, su alcuni giornali dell’epoca erano comunque circolate voci  su difficoltà economiche di Wilma Neruda successive alla morte di Hallè attribuite ad alcuni investimenti poco fortunati di quest’ultimo. Forse è per questo che pur avendo annunciato il ritiro dalle scene, la donna continuò ugualmente a suonare sebbene non con la medesima frequenza, oltre che ad insegnare a Berlino. Non solo, stranamente il prezzo fissato dagli eredi è comunque superiore ai 100.000 franchi richiesti. Il violino comunque viene venduto immediatamente. Esiste un interessante documento di Franz Neruda, fratello di Wilma, datato 18 Novembre 1911 e indirizzato ad certo Dr Emmerich di Monaco ‘uomo di affari’ e collezionist a e nuovo il proprietario dello strumento.

I, undersigned, brother of the late Lady Hallè ( Wilma Norman Neruda) testify herewith upon my wor honor the following: The violin, the Stradivari of the yar 1709, which was sold Novembre 15, 1811, to Dr Emmerich in Munich, comes from the Estate f H.W.Ernst. This artist played it in his concerts until the end of his life. After his death his widow kept it for several years carefully. My sister, Lady Hallè, had acquainted herself with the instrument in the year 1875 and she went into raptures over it, so that she had the keen desire to be allowed to call it her own. When English admirers, headed by the Duke of Edimburgh, he himself a clever amateur-violinist, heard of it, they bought the violin and gave it to my sister as a present. Since the time my sister has always played this violin in all her concerts in all parts of the world. I guarantee that the violin is genuine in all its parts.’

Franza Neruda. Conductor of the Musik-Verein in Copenhagen

  • Emil Hermann e Zlatko Balokovic

Il Dr. Emmerich nel giro di pochi anni mi vendette ad Emil Hermann un venditore di strumenti antichi originario di Berlino. E’ probabilme che il passaggio dalle mani di Emmerich alla sue sia avvenuto prima che Hermann emigrasse negli USA per aprire la sua bottega a New York , quindi prima del 1924 sebbene anche negli anni immediatamente successivi all’apertura dell’atelier newyorkese questi avesse continuato a mantenere rapporti con i più importanti liutai tedeschi per procacciarsi strumenti antichi.    

Negli anni ‘30 Hermann comincia ad essere considerato il più grande collezionista di Strads del mondo tanto da poter fornire ben 11 Stradivari in occasione dello Stradivarius Memorial Concert che si tenne nella Carnegie Hall di New York per il bicentenario della morte del Cremonese. Fu questo un evento che fece grande scalpore non solo per gli artisti chiamati ad esibirsi ma per le precauzioni usate per trasportare i violini: furgoncini blindati e scorta armata anche durante il concerto[61]. Ad Emil Hermann si deve il grande impulso dato alle tecniche di restauro e l’aver riunito i 4 strumenti, 2 violini, un cello e una viola che Paganini aveva acquistato singolarmente e che alla morte del virtuoso avevano avuto storie separate. [62]In aggiunta a questo quartetto riuscì a riunirne anche uno di Nicolò Amati e di Guadagnini[63]. Nel 1930-31 propose in vedita  l’Ernst-Hallè a Ztlako Balokovich (1894-1965) violinista e collezionista di Zagabria.

Dotato di grande talento, Balokovich venne mandato a studiare dalla povera Zagabria a Praga e ben presto si distinse per le sue straordinarie qualità tanto da essere invitato a suonare per la Filarmonica di Mosca. La Prima Guerra mondiale non gli impedì di continuare a tenere concerti e nel 1917 è a Trieste. Nel 1923 Balokovich accetta l’offerta di un tour americano che cambia letteralmente la sua vita:  sposa Joyce Borden l’ereditiera californiana dei prodotti Borden’s. Da questo momento il violinista comincia  a godere di disponibilità finanziarie tali da consentirgli l’acquisto di molti strumenti prestigiosi. Fece molto scalpore un lungo tour che lo avrebbe portato a suonare nelle maggiori capitali europee ed in Australia[64]: Balokovich decise di spostarsi con il suo lussuoso yacht, The Northern Light, costruito nel 1927 per l’esplorazione dell’Artico. Aveva però due timori riguardanti il trasporto dei suoi preziosi violini ( lo Strad, un Guarneri e altri due di uso comune e da studio) : l’umidità del viaggio in mare e i pirati. I due problemi vennero risolti con la costruzione  casse di zinco modificate in casseforti. Dopo soli 30 anni dai concerti di Wilma Neruda lo Stradivarius Ernst-Hallè tornava negli stessi luoghi in cui la violinista lo aveva suonato ma sappiamo anche che in qualche concerto Balokovich non suonò l’Ernst-Hallè bensì la copia che di questo si era fatta fare da Smith[65], noto liutaio e restauratore di violini residente in Australia lodandola pubblicamente dal palco del concerto.

E’ interessante come Balokovich[66] venisse definito ‘il violinista dal timbro di ambra liquida e dal suono di oro fuso’[67], le stesse caratteristiche che venivano attribuite alla qualità del mio timbro nelle mani di Ernst. Senza falsa modestia,  ma anche in questo caso credo di aver contribuito a rendere il suo suono più pieno e ricco. Balokovich  nel 1936 mi vendette  alla Wurlitzer Company di Cincinnatin[68]. Il mio valore aveva superato il 40,000 dollari.

Byrd Elliot   Nel 1938 il violino venne acquistato da Mrs Mary Crary agente newyorkese per conto della giovane violinista Byrd Elliot (1910-forse 1990). Certamente non fu un caso che la giovane fosse originaria di Cincinnati nel cui conservatorio aveva iniziato gli studi musicali. Le notizie su questa violinista sono tutte tratte da articoli di giornale. Bambina talentuosa più che prodigio, venne ammessa alla prestigiosa Juilliard School[69]. Risalgono a quel primo periodo i primi concorsi musicali che la misero in luce. Byrd Elliot grazie anche alla sua bellezza e la sua classe tra il il 1930 e il 1940 calca le scene delle sale più prestigiose americane ed europee. E’ in questi anni che affianca alla sua attività concertistica quella per le truppe americane e più volte troviamo il suo nome come artista nella USO[70], spettacoli di varietà eterogenei per le truppe americane e come conduttrice di programmi musicali radiofonici.[71]

Byrd Elliot[72] era apprezzata per la cantabilità ed il fraseggio più che per il virtuosismo. A volte nel suo modo di suonare si percepivano alcune imprecisioni tecniche.[73]

Ultimi anni : William Kroll e Denes Zsigmondy.

Non sappiamo precisamente in quale anno ma il violino tornò nelle mani di Emil Hermann che, nel 1950 prima di ritirarsi a vita privata e di cedere tutto a Jaques Francais, [74] lo vendette al violinista americano Kroll (1901-1980). Concertista newyorkese di nascita, compositore versatile, fondatore membro del Kroll Quartett, tornò a suonare l’Ernst-Hallè con continutà. In occasione di ogni suo concerto lo Strad torna ad essere protagonista delle pagine dei quotidiani americani come ai tempi di Lady Hallè. Negli anni 60-70 i violini stradivari vengono censiti, studiati e messi a confronto per le qualità intrinseche e l’Ernst,  pur continuando ad essere ritenuto uno degli esempi più belli partoriti dalla liuteria cremonese, comincia a non essere più considerato tra quelli più alti sebbene fosse ancora definito a superb concert violin.[75]Ciononostante Kroll lo usò per molte registrazioni tra cui l’integrale delle Sonate di Mozart e il quartetto n. 1 di Tckaikovski.     

William Krolla

Nel 1977 il violino fu acquistato dal violinista ungherese Denes Zsigmondy (1922-2014)[76]solista con le più grande orchestre fin dagli anni 50 ma soprattutto didatta. Influenzato dalla conoscenza diretta di Bartòk, Kodaly, Kurtag si rivelò ben presto un musicista profondo nella lettura dei brani musicali, intenso e dall’entusiasmo contagioso. Le notizie dello Strad nelle sue mani sono poche. Sappiamo che oltre che nei suoi concerti lo scelse per la registrazione di gran parte del suo repertorio romantico[77] e che ne raccontò la storia in una trasmissione radio di cui rimane solo la notizia ma nel palinsesto non esiste file audio. Il violinista è scomparso nel 2014 ma al momento non è stata data notizia di alcuna vendita del prezioso violino né esso sembra essere nel catalogo di quelli acquistati  né dalla Stradivarius Society[78] né da società similari pertanto Zsigmondy o gli eredi risultano essere ancora gli attuali proprietari.    

Una appendice:  il suono dell’Ernst. The Glory of Cremona. Nel 1963 L’Ernst come altri famosi violini fu oggetto di un esperimento: mettere a confronto il suono di diversi e prestigiosi strumenti antichi[79]. Il violinista chiamato suonare fu il concertista italo-americano Ruggiero Ricci (1918-2012) e l’esperimento si concretizzò nel LP The Glory of Cremona, digitalizzato nel 1989.[80] Il concertista scelse diversi brani che considerò adatti alle caratterisiche dei diversi strumenti utilizzati poi alternatamente anche per suonare l’incipit del violino del concerto di Bruch.[81] La cosa più soprendente ed interessante di questo cd è che Ricci era inseparabile dal suo Strad Ex Hubermann[82] che però non compare in questa raccolta.

A me, per la verità sembra più sorprendente che Ruggiero Ricci scelse per me  Mendelssohn, la Romanza senza parole op. 62 n.1. Mi sono sempre chiesto perché non  l’Elegia di Ernst che oltre ad essere il brano che da sempre ha accompagnato la mia storia è stato tra i preferiti di Wilma Norman Neruda. Tuttavia la scelta non mi è dispiaciuta  ripensando al fatto che questa famosa romanza di Mendelssohn trascritta a suoi tempo dal violinista David e successivamente da Kreisler, sia anche stato uno dei brani più conosciuti e apprezzati in età vittoriana, quello che ha avuto il maggior numero di trascrizioni e facilitazioni. Sono sicuro fosse tra i preferiti del buon Dottor Watson di Baker Street.

Nel 2014 studiosi di acustica hanno recuperato le tracce originali del Cd per riproporre uno studio sulla qualità del suono del violino prendendo come riferimento proprio il suono di alcuni violini tra cui l’Ernst[83]. In particolar modo il suono del nostro è stato messo a paragone con quello di un Guarneri e sono stati analizzati tutti gli armonici prodotti da ciascuna nota per consentire di capire le diversità di timbro[84]. E’ interessante come entrambi questi antichi strumenti risultino avere un timbro privo degli armonici più problematici[85], ossia la 6 e 7 armonica e tutti gli armonici superiori ad essa che, quando prodotti, aggiungono alla qualità del suono di base una certa durezza e dissonanza. Paragonato con il timbro di un altro stradivari del 1708 è risultato chiaro che il suono degli Strad si stabilizza con la produzione dei primi 5 armonici e che questi strumenti sembrano costruiti in modo da rispondere con maggiore forza sonora al range di frequenza delle note basse che consentono quindi di neutralizzare anche la pur minima produzione di quegli armonici che renderebbero il suono più stridulo e meno pieno e denso.

 La scienza non smetterà mai di cercare il segreto degli stradivari e più la scienza diventa dettagliata e più io divento scettico. Si può cercare il segreto nelle vernici, nei trattamenti, nella chimica, nel legno, io rimango convinto che l’unico vero segreto sia stato nella grande perizia e nel grande talento di Antonio Stradivari capace certamente di saper scegliere il legno ma soprattutto di creare curvature, tagliare, costruire casse acustiche insuperabili con grande attenzione ai dettagli e anche inventare e sperimentare dando vita ogni volta a strumenti diversi. Qui termina per ora la mia storia…così come è iniziata, nel buio di una custodia in qualche parte del mondo in attesa che nuove mani talentuose tornino a suonarmi


[1] Il riferimento è anche al cilindretto di legno che collocato nella parte interna del violino all’altezza del ponticello, mette in comunicazione la tavola con il fondo rendendo possibile la messa in vibrazione.

[2] Il violino di De Sarasate era quello appartenuto a Paganini e  gli era stato donato quando aveva ancora 10 anni da Isabella di Castiglia

[3] Card 1893

[4] The Jacques Francais Rare Violins Inc. Photographic Archive and Business Records  Archives Center, National Museum of American History,  Smithsonian Institution, Washington DC, USA  Box 55, Folders 2 and 4  The sales ledgers, 1845-1938.

[5] Gustave Bernardel dal 1892 al 1901;  Caressa-Francais fino al 1920; Caressa fino al 1938; Emile Francais fino al 1981.

[6] Probabilmente  visto nel periodo in cui il violino si trovava nella bottega di J.B.Vuillaume di Parigi.

[7] Anno 1870. Madame Ernst, Parigi. Violino Stradivari, 13 pouces 1 ligne ½, (35,5 cm) anno 1709. Il fondo è di un solo pezzo, molto bello, venature ( lungo la verticale) larghe, discendenti a sinistra, fasce molto belle, tavola in ue pezzi, avente due filature in corrispondenza dell’anima, 4 piccole alla mentoniera,  due piccole nella parte più bassa del lato destro, una su ciascuna F a partire dal suo occhiello fino al bordo. Bella testa un po’ pesante, vernice rossa.

[8]W. Henry, Arthur F. & Alfred E. Hill, Antonio Stradivari: His Life & Work (1644-1737). Mc Millan and Co. London 1909 pag.160-161

Ricordiamo un violino di speciale merito dal punto di vista sonoro fatto nel 1709- il Lady Hallè ex ‘Ernst. Chi tra coloro che hanno ascoltato Lady Hallè suonare potrebber non essere d’accordo con questa affermazione? La qualità nel suo suonoro maturo, legnoso ma frizzante, la sua perfetta reattività e uguaglianza su tutte le corde, la sonorità sempre crescente e piena, tutto contribuisce  a deliziare l’ascoltatore colto.

[9] Si desume dal fatto che le etichette dei violini in cui è scritto  Antonius Stradivarius Cremonensis faciebat anno (data).

[10] violini, celli, viole, chitarre e arpe, liuti, corni di bassetto e violini da pochette.

[11] Navygary. Nature 444, 30/11/ 2006 in http://bekkerviolins.com/node/60. Sali di rame, ferro e bicromato di potassio; Stradivari’s Secret inhttp://discovermagazine.com/2000/jul/featviolin;  VSA Papers, Vol. XXII, No. 1, 91-115 (2009).

[12] J Whitfield. Rott offers fresh sound for violin maker. In  http://www.nature.com/news/2008/080616/full/news.2008.894.html

[13] Il legno di abete rosso infatti è particolarmente elastico e presenta dei canali linfatici che si comporterebbero come minuscole canne di organo. E’ solo una leggenda quella che racconta che per scegliere i migliori li facesse rotolare lungo la valle per ascoltarne il rimbombo.

[14] Grissino-Meyer-Burkle. Stradivari, violins, tree rings and Maunder Minimun.Dendrochronologia 21. N.1 London 2003 pag 41-45.

[15] Tai-Huang-Chang- Wang-Chung-Chen et alii.Chemical distinctions between Stradivari’s maple and modern tonewood. Pnas 2017.

[16] AA.VV Gli stradivari. I violin moderni suonano meglio. In  http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/08/news/gli stradivari i violini moderni suonano meglio-165044704/

[17] Stradivari, Guarneri e Bergonzi.

[18] Gli esperimenti della Fritz non sono tuttavia originali ma ne troviamo notizia già negli anni ’40-50 (Kaufman. The Stradivarius Mith. The American Mercury. Febbraio 1948).

[19] A. Riechers. The Violin and the art of its construction.Carl Spyelmeyer’s. Goettingen. 1895

[20] The Strad 06/8/2014.

[21] Bellardi-Zanesi. L’eredità di Stradivari tra mito e realtà.Archivio di Stato di Cremona per la Notte dei Musei. 18/05/2013.

[22] Accornero-Epicoco-Guerci, Il Conte Cozio di Salabue: Liuteria e Collezionismo in Piemonte, Torino, Edizioni Il Salabue, 2005.

[23] Martinotti, Alcune notizie sulla vita e sulle opere di Giuseppe Demachi. Memorie e contributi alla musica offerti a Federico Ghisi, II, Bologna, 1971, pp. 183 s.

[24] Bacchetta-Iviglia Carteggio. Milano. Cordani 1950. il Conte annota il testo dell’etichetta e le caratteristiche: intatto, con bellissimo suono ‘rotondo’  ma ‘dolce’, lavorato con estrema perizia in ogni dettaglio. Il carteggio è stato praticamente sconosciuto fino al 1950 e tradotto in inglese solo nel 2007.

[25] Bacchetta-Iviglia. Op. cit. Cozio annota che fu Carli a vendere nel 1817 ‘il più forte dei suoi Stradivari’ al ‘celebre suonatore genovese Paganini per Luigi 100’.

[26] Silvermann. The violin Hunter. The life story of Luigi Tarisio the Great Collector of Violin. Reeves 1972

[27] Haweis. Old violin and Lure. London W. Reeves.

[28] Martinotti op.cit

[29] Violins-Vuillaume. A great French violin Maker of the 19th century. The Multimedia Enciclopedia 1999. Les Edition Montparnasse.

[30] Vedi dopo

[31] Kaufman. The Stradivarius Mith. The American Mercury. Febbraio 1948

[32] James Goding ( 1756-1891) commerciante di birra e noto collezionista anche di violini

[33] Durante un incontro a cui erano presenti Vuillaume, suo genero, il violinista Alard e Tarisio, il giovane musicista, sentendo parlare dei pregi di questo violino che però Tarisio si rifiutava di far vedere e suonare disse ’Veramente, Signor Tarisio, il suo violino è come il Messiah degli Ebrei: lo si attende ancora ed egli non appare mai’ (Dick J. Balfoort. Antonius Stradivarius. Read Books). Successivamente venne acquisito da Vuillaume a cui risalgono le modifiche ( ampliamento dell’angolo del manico e sostituzione della catena). Lo strumento tuttavia rimase intatto e conservato in una teca di vetro nell’abitazione di Vuillaume anche durante gli anni della Comune di Parigi tra le ansie che potesse subire dei danni. Per questo motivo nel 1872 il liutaio lo mandò alla Exhibition of Ancient Musical Instrument di Londra ( lotto n.91). Alla morte di Vuillaume passò alle figlie e quindi al genero Alard.Nel 1890 fu acquistato dagli Hill di Londra per conto di Mr Crawford. Fino al 1931 è stato posseduto da diversi collezionisti e mai suonato. Tornato agli Hill venne donato al Museo di Oxford dove è conservato sotto teca.

[34] Jean-Baptiste Vuillaume – Violins and Violinists Series of Violin Makers by William Lewis and Son.

[35]Milliot. L’historie de la lutherie parisienne du 18mo siècle a 1960. Tom.3. La bottega di Vuillaume divenne anche centro di ricerche acustiche che il francese portò avanti con la collaborazione di Savart e di sperimentazione  di corde, macchinari e sordine sempre volte a migliorare le qualità acustiche dei suoi prodotti.Vuillaume vinse molte medaglie d’argento e d’oro. All’esposizione Universale di Parigi del 1839,1844,1855, the Council Medal all’International London Exhibiton nel 1851 e la Legion d’onore.

[36] Molti artisti hanno posseduto e suonato violini di Vuillaume, sia copie che originali: Joachim, Kreisler, Stern, De Beriot,  Hubermann, David, Ole Bull,  Ricci, Zukerman, Sivori che ebbe in dono da Paganini la copia Vuillaume del Cannone ed Alard che commissionò una copia di uno stradivari per una sua allieva, Sophie Humler. Ai giorni nostri Hilary Hann suona una copia Vuillaume di un Guarneri e Leonida Kavakos ha inciso l’integrale dei Capricci di Paganini su un Vuillaume.

[37] Mandelli. Nuove indagini su Antonio Stradivari. Milano Hoepli 1903

[38] Schoembaum The Wonderful World A. Hill. Nias Colloquium 1999

[39] G. Haddock Some early musical recollection of G. Haddock. 1906. London Schott. Pag 141-142 Approaching one hundred years ago  two very fine specimens of Stradiuarius workmanship came into the possession of Mr. A. Fountaine, of Narford Hall, in Sussex [Norfolk]. […] Mr. Fountaine, a great enthusiast, was in the habit of inviting musical house-parties from London for the week-ends. Among those who were most frequently invited was [Heinrich Wilhelm] Ernst […]. One memorable Sunday, Ernst played so exquisitely on the “Strad.” lent him by his host, that Mr. Fountaine said he must use it regularly as his solo instrument, and straightway made the artist a gift of it. This was the violin shewn me by Ernst in 1852, and which he used till the day of his death.

[40] FVP 5

[41] Violin Romance in Manawatu Times 30/06/1907

[42] Metzner. Crescendo of the virtuoso: spectacle, skills and self promotion in Paris during the age of Revolution.Bonnel-Hunt 1998. Pag. 132

[43] Elun. The life and work of H. W. Ernst. With emphasis on his reception as violinist and composer. Cornell University 1993.

[44] L’influenza nello stile di Ernst da parte di Paganini fu comunque moltissima. Egli compose un proprio set di variazioni sul tema del Carnevale di Venezia sulla scorta di quello di Paganini utilizzando persino la sua stessa tecnica della scordatura

[45] O. Ruppius Concerning the genesis of Elegie by H. W. Ernst. Prefazione all’Edizione Schirmer dell’Elegia

[46] Il celebre pezzo viene citato anche nell’alltrettanto celebre racconto di Tolstoy, Sonata a Kreutzer.

[47] UDS 98-9

[48] M. Rowe. Ernst. L’autore affronta anche la questione della plausibilità del racconto a livello di date. Pag 43 e seg

[48] UDS 98-9

[49] La custodia di Ernst è proprietà del violinista e collezionista californiano j. Gold. Era una copia della custodia di Paganini. L’interno di quella del Genovese era rossa mentre quella di Ernst di cuoio verde. Gold contava tra i suoi amici Mario Frosali, il liutaio che all’inizio del 900 conobbe a Nizza Madame Ernst. Madame Ernst scisse anche un poema Ernst’s Violin dedicato a Mr Fountaine.

[50] Laurie. The reminiscences of a fiddle dealer.Virtuoso Publication. Cape Coral Floria

[51] The Saturday Review 25/04/1925 p.711.

[52] The Outlook 3/02/1926 pag. 185

[53] Tra gli Stradivari: Il Wilmotte, poi strumenti del 1701, 1792, il Danclà del 1703, il Lafonte del 1708, l’Ernst del 1709,il Marquis de Sayve del 1713, il Cremonese ex-Joachim del 1715, un altro ex Joachim del 1722, l’Alard del 1715, la viola Gibson, i violoncelli Bass of Spain, del 1713. Tra i Guarneri il Cannone e il King Joseph, l’Egville ed il Leduc del 1743. Un Nicolò Amati del 1645 venduto a Joachim. Diversi Bergonzi, Lupot e Vuillaume.

[54] Mazzotta. Tra-la-la-lira-lira-lay. Quel sottile filo rosso. Studies n.6 Usih. 2014

[55] Spinster Lady The notebook of a spinsterlady Cassell anD Co LTD London, New york, Toronto and Melbourne 1919

[56] Note di vendita di Laurie del 21 Novembre 1874 e 8 Gennaio del 1875

[57] Cassell’s Family Magazine A chat with Lady Hallè. Baroness Von Zedlitz, London, 1894, p. 779-784

[58] The Register. Adelaide 18/03/ 1911

[59] Kunckel’s Musical Revue vol. 18 n.3 1895;  Quad City Times 18/04/ 1910.

[60] Le Mènestrel n. 34 1911. Pag 244

[61] The New Yorker 01/01/1938 pag.49.

[62] Alla morte del violinista nel 1840 il quartetto di strumenti stradivari fu oggetto di una lunga contrattazione fra Achille Paganini, figlio ed erede del violinista e Vuillaume ma gli strumenti furono poi dispersi. Riuniti da Hermann furono venduti ad Anna Clark ad uso del Quartetto Paganini. Allo scioglimento della formazione la Clark li donò  alla Corcoran Gallery di Washington con la preghiera di non separarli. Furono acquistati nel 1994 da parte di una fondazione giapponese. Quest’anno il prezioso quartetto è stato affidato al Quartetto di Cremona.

[63] Wechsberg.Trustee in Fiddledele. The New Yorker. 24/10/1953.

[64] Auckland Star 1 /07/ 1931 pag.9

[65] A.E. Smith. 1880-1978.  Inglese di nascita emigrò in Australia nel 1919 dove fonò l’omonima bottega di liuteria e riparazione, restauro di strumenti antichi ben presto molto quotata e conosciuta da tutti i concertisti dell’epoca, Balokovich, Ricci, Heifetz

[66] Negli anni della II Guerra Mondiale il violinista si impegnò  a favore della causa Jugoslava  che lo portò ad avere personali contatti con Tito, Georgi Dimitrov in Bulgaria nei tempi in cui i comunisti venivano considerati per il loro contenimento alle spinte naziste. Nel 1949 fu indagato per questa sua attività. Continuò a dare concerti durante tutti gli anni 50.

[67] Musical Courrier 1926 – The Brooklyn Daily Ealge 5/12/ 1935 pag 23

[68] Fondata in Europa nel 1865 dal liutaio tedesco Adam Wurlitzer ben presto si fece conoscore  come ditta di strumenti musicali rari e preziosi in diretta concorrenza con quelle degli Hills prima e di Hermann successivamente. Nel 1853 Rudolph Wurlitzer  emigrò a Cincinnati aprendo una prima ditta che commerciava ottoni e strumenti per le bande militari. Grande impulso venne successivamente dato da Rupolph Henry Wurlitzer che venne mandato a studiare a Berlino, violino, liuteria ed acustica. I primi violini antichi della collezione arrivano tramite lui. La sezione riguardante la compra vendita ed il restauro degli strumenti a corde antichi ebbe però grande impulso negli anni 30 grazie a suo figlio Rembert che riuscì a godere dell’apprendistato fatto dagli Hills di Londra. Rembert divenne il capo del Dipartimento di strumenti antichi della Wurlitzer anche grazie all’acquisto di importanti collezioni europee. Tra il 1937 e il 1949 aprì atelier nelle maggiori città americane acquistando la reputazione di grande esperto e patrono di Kreisler,  Oistrach, Stern. Dal 1963 la sua attività venne continuata dalla moglie grazie all’aiuto dell’esperto liutaio e restauratore Sacconi, passato a Wurlitzer dopo la chiusura di Hermann. Con la malattia di Sacconi che mori nel 1973 anche la Wurlitzer cominciò a declinare e venne pertanto chiusa nel 1974

[69] The Cincinnati Enquirer 2/06/1929

[70] United Services Organisation. Organizzazione no profit che fin dal 1941 allestì spettacoli per le forze armate e le loro famiglie.

[71] Asheville Citizen-Times 16/02/ 1934 pag 5

[72] La Elliot continuò a svolgere attività concertistica anche successivamente. La troviamo nel 1953 come violinista nel concerto per l’anniversario di fondazione dell’orchestra filarmonica di Seattle e docente presso il Conservatorio di Cincinnati. E’ a Seattle che però fissa la sua residenza suonando nella sezione giovanile dell’orchestra almeno sino al 1983 anno, in cui probabilmente si ritirò dalle scene ed in cui troviamo notizia della vendita della sua casa. Nel 1990 l’orchestra giovanile  indice delle nuove audizioni per ricoprire il ruolo di violinista che la donna, scomparsa evidentemente da poco, aveva lasciato vacante.

[73] The Brooklyn Dayli Eagle 16/2/1939

[74] Jaques Francais, liutaio e collezionista rilevò tutto l’archivio di docuemnti , foto e contabilità di Hermann. Alla sua morte avvenuta nel 2004 è stato donato tutto allo Smihtsonian.

[75] Doring. How Many Strads? Bein & Fuishi Inc, Chicago (1999)

[76]  The Strad 14 Marzo 2014 Hungarian violinist and teacher Denes Zsigmndy has died at aged of 91.

[77] The romantic violin of Denes Zsigomndy: De Falla-Brhams-Paganini- De Sarasate-Kreisler-Stravinsky http://www.arkivmusic.com/classical/album.jsp?album_id=1479497-

[78] Società fondata nel 1965 con lo scopo di sostenere i talenti emergenti nel mondo della musica classica fornendo loro per un periodo di tempo la possibilità di continuare a perfezionarsi suonando su strumenti d’epoca. Tra i primi violinisti ad aver beneficiato di questa fondazione ci fu la giovanissima Midori.

[79] Andrea Amati, Nicolò Amati, Stradivarius The Spanish (1677), Ernst-Hallè ( 1709), Stradivarius Joachim ( 1714), Stradivarius The Monasterio (1719), Stradivarius Il Madrileno ( 1720), Stradivarius Rode ( 1733), Gasparo da Salò, Bergonzi Constable ( 1731), Guarneri Gibson (1734), Garneri La Font ( 1735), Guarneri Plowen ( 1735), Guarneri ex Vieuxtemps ( 1739 ), Guarneri De Beriot ( 1744).

[80] https://www.youtube.com/watch?v=SFQGsSFAt-A

[81] https://www.youtube.com/watch?v=Kh_u5NoXI5c

[82] Poi acquistato da una compagnia giapponese e dato alla violinista Midori.

[83] Wilkins-Pan-sun. ICSV 21/07/ 2014.

[84] Il suono non si presenta mai puro ma è accompagnato dagli armonici o armoniche, frequenze il cui valore è multiplo intero della frequenza base ( fondamentale).

[85] Gli armonici naturali accompagnano il suono di base e ne definiscono il timbro.

https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_