Una violinista dall’anima gitana

Una violinista dall’anima gitana

Vera Mazzotta

Non avendo registrazioni, forse a causa di una certa resistenza da parte della Nèruda nei confronti delle scoperte relative alla registrazione, il suo stile, le sue caratteristiche di violinista, le possiamo ricostruire solo da testimonianze coeve. Sherlock Holmes, andando al famoso concerto durante la sua indagine in Uno Studio in Rosso, ricorda che her attack and her bowing are splendid facendo riferimento a quella che certamente era una peculiarità della giovane violinista, la sua tecnica dell’arco. Del resto, la stessa dote veniva ricordata in articolo di Musical Canada del febbraio del 1910 dal violinista Fritz Kreisler che, a proposito del fenomeno delle donne violiniste, affermava di aver conosciuto solo due donne che a buon diritto potevano essere definite Master of Bow, Wilma Néruda e Maud Powell, non a caso, definita ‘La Nèruda Americana’. Maggiori informazioni in un articolo del 1890

(James Green, “Sir Charles and Lady Hallé,” The Centennial Magazine: An Australian Monthly, vol. 2, No. 11 (June 1890), p. 874) che evidenziava come lo stile di Lady Hallè

Combining the characteristics of the high German school of Joachim with those of the English, as displayed by the Blagroves and Henry Holmes — eschewing the all but trickery of Wieniawski, and the strong dramatic contrasts of which Vieuxtemps was so fond, and with a personal charm as irresistible as that of Pablo Sarasate’s, without the peculiarities of the popular Spanish virtuoso — Lady Hallé’s performances are distinguished by the superbness of her tone, her breadth of bowing, her unrivalled combination of power and sweetness, her certainty of intonation, and her steadiness of nerve in the execution of the most difficult and complex passages

Ashton’s Blue Hungarian Band nel 1887

E’ evidente che la violinista aveva un suo stile personale che aveva fatto proprie alcune delle caratteristiche di eminenti caposcuola senza snaturare la propria natura, da tutti riconosciuta come quella di una musicista piena di fuoco e fervore. Ma, al di là di tutto, quello che molte testimonianze ci riportano è il suo amore per la musica gitana, ungherese, in parte giustificata forse da melodie ascoltate nell’infanzia e dalla formazione, in parte certamente frutto della sua amicizia con Joachim, Brahms, Remenyi’s.

Ecco come lei stessa racconta questo interesse in una intervista impossibile, ma, chissà, forse realmente avvenuta tra lei e il Dottor John Watson:

una volta, dei violinisti gitani mi ricordarono così tanto le feste di bambina che chiesi alla spalla della piccola orchestra di prestarmi il violino per suonare con loro, ovviamente ad orecchio, la Marcia di Radetsky in stile gitano. Gli effetti ed i colpi d’arco uniti al ritmo incalzante scatenarono un entusiasmo senza precedenti fra i presenti.[1] Un’altra volta, da Rudolf Lehmann, il pittore anglo tedesco conosciuto grazie ai Dickens, era stata invitata una piccola orchestra ungherese, The Blue Hungarian Band, in onore del Principe Edward che vi suonava. I ritmi dei loro brani mi avevano davvero reso difficile stare ferma e, senza accorgermene, credo di aver iniziato a seguire la musica con la testa o battendo il tempo con le dita o con un leggero movimento del piede. Quella sera avevo con me il mio violino e chiesi all’orchestra di accompagnarmi ancora una volta con grande entusiasmo da parte degli orchestrali e degli invitati.[2] A ripensarci, credo che suonassi molto bene in stile gitano, senza falsa modestia: mi capitò di suonare in un dinner-party in casa del Conte Buest, poi ambasciatore austriaco a Londra delle danze ungheresi. L’erede al trono, il Principe Rodolfo di Asburgo, complimentandosi con me disse – Sie spielen wie ein Zigeuner, che suonavo come una vera gitana. Un complimento detto da un uomo che forse non è così versato nella musica come un musicista professionista ma certamente è un conoscitore della cultura e della musica ungherese e gitana.[3]

( V. Mazzotta. Wilma Nèruda. La violinista che conobbe Sherlock Holmes. Delos Digital book).


[1] C. Battersea. Reminiscences. London: Forgotten Books,1922.

[2]  E. M. Ward. Memories of Ninety Years. p. 214-5.

[3] The Violin Times. Lady Hallé. P.118. Dal momento che la violinista si riferisce al Principe com Erede al trono, l’episodio si riferisce a prima del 1889, anno del suicidio di Rodolfo con la sua amante.

Millais e Wilma Néruda

Vera Mazzotta

Nel 1869 da Parigi scrissi ad Hallè che avevo intenzione di fermarmi in Inghilterra dove la vita musicale sembrava in fermento. Probabilmente Karl pur essendo stato colpito dalla bambina prodigio che ero stata, non era particolarmente convinto che le donne potessero intraprendere una carriera concertistica. Arrivai a Londra in aprile. Non trovando possibilità alcuna stavo per decidermi a rientrare a Parigi quando Hallè, che abitava non lontano da casa mia, decise di venirmi a trovare. Mi chiese di suonare: avrei dovuto offendermi perché voleva mettere alla prova le mie capacità, ma lo accontentai. Immediatamente mi trascinò ad uno dei ricevimenti di Millais a Cromwell Place e tutti i presenti furono incantati e persuasi che avrei dovuto esibirmi ai Monday Popular Concert. Millais in seguito divenne orgoglioso di questo e raccontò spesso che il mio debutto inglese era avvenuto proprio nel suo studio.

Così racconta la violinista in questa intervista, chissà, magari veramente accaduta, tra lei e il Dott. John Watson nel 1907.

(V. Mazzotta. Wilma Néruda la violinista che conobbe Sherlock Holmes).

Wilma Néruda era una straniera, boema, separata dal marito che arrivava in Inghilterra con due figli e, per di più, con la ‘velleità’ di mantenersi autonomamente suonando il violino, strumento considerano non femminile: nessun luogo poteva essere meglio scelto, forse, in nessun altro luogo sarebbe stata accolta.

Originario di Southampton, Sir John Everett Millais (1829 –1896) fu un vero talento della pittura tanto da ottenere l’ammissione alla Royal Academy of Arts a soli 11 anni: il più giovane allievo che la prestigiosa istituzione ebbe. Qui strinse legami fortissimi con i pittori William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti fino a fondare, nell’autunno del 1848, la Confraternita dei Preraffaelliti (Pre-Raphaelite Brotherhood) con lo scopo di riscoprire l’arte dei primitifs e dei quattrocentisti non contaminati dallo stile di Raffaello. I suoi primi dipinti, affascinarono il critico John Ruskin che divenne uno dei maggiori sostenitori della Confraternita che, tuttavia, riteneva dovesse riscattarsi dai temi legati al passato per affrontare temi sociali.

Millais_-_Self-Portrait 1881

Durante la realizzazione dell’opera The Order of Release ( l’ordine di scarcerazione), Millais si innamorò della sua modella, Effie Gray, moglie di Ruskin. Non è chiaro per quale motivo Ruskin, il cui matrimonio con la giovane Effie, nativa del Perthshire, era già in crisi, propose proprio sua moglie come modella: probabilmente a Millais serviva avere di fronte il vigore e la risolutezza concreta e reale della donna scozzese che sarebbe stata protagonista del quadro.

Ruskin preparò uno studio nel suo appartamento di Herne Street e, inevitabilmente, tra la giovane donna e il pittore, lunghi pomeriggi passati insieme mentre il critico, come sempre, era assorbito dal suo lavoro e assente, si instaurò un legame di profonda amicizia. La relazione divenne manifesta quando Ruskin invitò Millais nelle Highlands per farsi fare un ritratto rendendo la situazione insostenibile: sapeva bene che tra Effie e Millais stava nascendo una relazione più forte di quanto non potesse immaginare.

Ruskin cominciò a confidare le sue ansie alla giovane cognata, Sophie, mandata nelle Highlands per confortare la sorella. Sophie, a sua volta, cominciò a preoccuparsi perchè sempre più spesso sentiva suo cognato dire che avrebbe dovuto mettere un freno, prendere provvedimenti nei confronti della moglie. Allora uno era il provvedimento più comune: il manicomio!

Millais, a sua volta, essendo appena entrato alla Royal Academy, da una parte temeva che Ruskin potesse mettere fine alla sua carriera, dall’ altra che la situazione mettesse in pericolo la salute mentale di Effie il cui matrimonio era evidentemente diventato una vera e propria prigionia. Del resto, si deve anche a Ruskin la teorizzazione della donna-angelo del tutto sottomessa all’uomo e dedita solo al focolare.

Fu Effie a trovare una soluzione svelando ad alcuni suoi amici che il suo matrimonio non era mai stato consumato, così, approntato quanto serviva per la causa di separazione, fuggì con la scusa di accompagnare sua sorella alla stazione. Una fuga romantica, appassionante, una ribellione, un gesto che significò il voler riprendere in mano le redini di una vita di cui, come donna, non aveva mai goduto e la sua storia è stata narrata da Suzanne Fagence Cooper in

Effie, storia di uno scandalo che, nel 2014, è stato anche soggetto di un film. 

Non appena il treno abbandonò la stazione di King’s Cross, Effie si tolse i guanti, si sfilò la fede nuziale e la mise in una busta indirizzata alla suocera insieme con le chiavi di casa e il libretto contabile: sarebbe stato suo padre che l’attendeva ad Hitchin ad inviarla. Dentro la busta anche alcuni biglietti indirizzati agli amici che annunciano la decisione che desterà scandalo e scalpore: la separazione di Effie Gray da John Ruskin, un gesto rovinoso per la reputazione di un uomo al culmine della sua fama, brillante, corteggiato dalle donne più avvenenti, adulato dagli uomini più in vista, astro nascente della Londra vittoriana che tuttavia, non aveva mai consumato il suo matrimonio, un’onta pari alla fuga della donna.

John Everett Millais, Ritratto di Effie Gray, 1873. Perth, Perth Museum and Art Gallery.

La separazione, tenuto conto della visibilità dei personaggi, suscitò grande scalpore. L’opinione pubblica si divise. Il procedimento giudiziario fu tenuto a porte chiuse e tutti i particolari relativi furono resi noti solo in tempi successivi. Effie dovette sottoporsi a sgradevoli visite mediche per dimostrare la sua verginità. D’altro canto, Ruskin, pur potendo ricorrere ad una linea di condotta infamante nei confronti della moglie, mantenne un atteggiamento corretto pur avendo preparato un documento che però, alla fine, non volle presentare al tribunale ecclesiastico. Da questo documento emergeva che tra lui ed la neo sposa, era stato stipulato un patto in cui si prevedeva che la coppia non avrebbe avuto rapporti fino a che la moglie non avesse avuto venticinque anni per non compromettere la sua delicata salute durante la luna di miele e non intralciare, in tempi successivi, i viaggi che avevano intenzione di fare. Fu la Gray, secondo il documento, che rifiutò qualsiasi contatto anche successivamente.

Tali argomentazioni risultarono però in contraddizione con le dichiarazioni rilasciate da Ruskin al suo avvocato che parlavano di motivi religiosi oltre a uno stato d’ansia della moglie forse causato dalle difficili condizioni economiche in cui versava la sua famiglia.

Potrà sembrare strano che io abbia potuto astenermi da una donna che per la maggior parte delle persone appariva così attraente, ma se il suo viso era bello, la sua persona non è stata fatta per eccitare la passione. Al contrario, vi erano alcuni dettagli nella sua persona che l’hanno completamente impedita.

La ragione del disgusto di Ruskin con riguardo ad “alcuni dettagli della sua persona” è sconosciuta ma, considerando quanto l’omosessualità fosse fortemente repressa potremmo ipotizzare che la motivazione di tale avversione fosse ben più profonda di una semplice natura economica o legata al timore che Effie e la sua famiglia, meno abbiente, cercassero di attingere alle notevoli sue disponibilità. La corte ecclesiastica il 15 luglio 1854 si espresse dichiarando il matrimonio nullo:

John Ruskin by Elliott & Fry. albumen carte-de-visite, 1867. https://www.npg.org.uk/collections/search/portrait/mw15418/John-Ruskin?

John Ruskin era incapace di consumare il suddetto matrimonio a causa di un’impotenza incurabile”.

Le maldicenze e i pettegolezzi travisarono, in molti casi, la realtà. La Gray ebbe la spiacevole sensazione di essere considerata più alla stregua di una divorziata, condizione disdicevole allora, che non vittima di un matrimonio non consumato e considerato nullo dalla stessa Chiesa anglicana. La sua salute ne risentì ma anche Ruskin dovette subire l’onta dell’accertata impotenza, che condizionò il suo futuro tanto da rassegnarsi ad una vita da scapolo.

Effie e Ruskin non si rincontrarono più, a eccezione di una volta, nel 1861, in cui Effie Gray, dopo sei anni, volle prendersi una rivincita pubblica. Entrambi avevano ricostruito le loro vite: John Ruskin aveva ripreso le sue conferenze che erano avvenimenti mondani nei quali si avvicendavano i migliori nomi della società. In uno di questi, alla Royal Institution la donna si presentò a evento iniziato e, attraversando tutta la sala, andò a occupare il suo posto in prima fila. La sua presenza ed il suo persistente sguardo, mandarono in confusione l’accreditato critico che fu costretto a interrompere la conferenza e ad allontanarsi dal palco. Tale episodio fu aspramente criticato e lo scontro di opinioni si radicalizzò ulteriormente ma la vita di lei aveva ormai preso un’altra strada, e si apprestava a condividere i successi sociali e artistici del nuovo marito.

Lewis Carroll, Ritratto della famiglia Millais, 1865

La sentenza comportò la fine dell’amicizia del pittore con Ruskin e anche l’abbandono della Confraternita. Millais, da quel momento, si orientò verso un nuovo stile, accusato, a sua volta, di tradimento artistico, di aver venduto la sua arte per fama e soldi.

Dopo un primo periodo spensierato, del resto, erano arrivati i figli e la necessità di mantenere la famiglia. Mrs Millais si dimostrò un’ottima collaboratrice che, ascoltando le idee e le aspettative del marito, riusciva a procuragli oggetti e soggetti per i dipinti ottenendoli a prezzi irrisori da perfetta e parsimoniosa amministratrice quale dimostrò di essere anche in seguito. Dal 1869 Millais iniziò a lavorare anche per The Graphic di cui fu il principale illustratore sino alla morte ma, anche questo, fu oggetto di critiche da parte dei suoi detrattori che attribuirono il suo mutamento all’influenza, ritenuta deprecabile, della moglie che lo incoraggiava verso opere popolari a solo scopo di lucro e ad acquisire una posizione sociale. Probabilmente. al di là delle contingenze, lo stile di Millais si sarebbe comunque maggiormente orientato verso una nuova forma di realismo al di là dell’influenza, vera o presunta di Effie che, in realtà, era solo una donna autonoma, che non voleva esaurire il suo ruolo nell’essere madre dei 4 figli.

Certo, la sua collaborazione fattiva al successo del marito non si può negare che si sia comunque concretizzata in una promozione della sua attività presso gli amici più facoltosi al fine di renderli protagonisti di altrettanti remunerativi ritratti. Fu Effie a rendersi conto della necessità di lasciare la Scozia per rientrare a Londra dove Millais avrebbe potuto mantenere il polso della situazione, così, nel 1861 i coniugi Millais. con i primogeniti si stabilirono al 7 di Cromwell Road dove nacquero altri quattro figli. La scelta di tornare a Londra risultò vincente anche per le relazioni sociali. Millais poteva dedicarsi al suo lavoro nello studio professionale della nuova residenza tenendo vivi i contatti con la Royal Academy, mentre Effie poteva curare, con inviti e ricevimenti, la figura pubblica del marito. La sua casa non rappresentò solo la residenza di uno dei pittori più stimati dell’epoca ma un vero crocevia di eventi culturali e divenne meta ambita di personalità e persone famose, amici, artisti e musicisti.

Ospite del loro salotto Charles Hallè che decise di introdurre qui Wilma Néruda: una donna con il violino doveva in qualche modo dimostrare di avere delle capacità non comuni prima di esibirsi di fronte all’intero pubblico: fu un vero successo, per la violinista e per Everett Millais che, in seguito, potè vantarsi di come realmente nel 1869 la grande violinista avesse debuttato nel suo salotto prima ancora che alla Filarmonica. In realtà questo fu il successo di Effie Gray: solo lei conosceva l’ansia, l’angoscia dell’essere una donna esclusa, non considerata, solo lei, pur reietta dalla puritana società vittoriana, poteva prendersi la rivincita di ‘presentare’ in società un’altra donna indipendente.

Nessun altro salotto probabilmente avrebbe accolto Wilma Norman Nèruda e Charles Hallè lo sapeva ma una volta trovata l’alleata ‘giusta’ in Mrs Millais, la Néruda non avrebbe avuto più problemi.

Lo racconta la stessa violinista in diverse occasioni, nel 1889 per The Beekeeper e nel 1895 per The Violin Times. In quel salotto era presente il noto artista Edwin Landseer, tanto amato dalla Regina Vittoria:

“When tirst I appeared in London , there must have been very few , if any judging from a remark of Sir Edwin Landseer. Before the Philharmonic Concert took place , at which I played instead of Vieuxtemps , I spent an evening at Sir John ( then Mr. ) Millais ‘ house . I took out my violin , but before I had commenced Landseer exclaimed to Millais ,

Good gracious , woman playing the fiddle !

Quando sono apparsa per la prima volta a Londra, devono essere state pochissime, se non nessuna, a giudicare da un’osservazione di Sir Edwin Landseer. Prima che si tenesse il Concerto Filarmonico in cui suonavo al posto di Vieuxtemps, trascorsi una serata a casa di Sir John (allora Mr.) Millais. Quando tirai fuori il violino prima di iniziare, Landseer esclamò rivolto a Millais:

Buona grazia, una donna che suona il violino!

Ben presto la tempesta passò, anche se i primi anni non fu facile per i musicisti quali lo stesso Charles Hallè, barcamenarsi nell’amicizia tra Ruskin, attestata da lettere e concerti da questi organizzati per il pianista, e quella dei Millais, maestro e modello artistico per suo figlio Charles Edward.

Cromwell era una casa studio spaziosa, ma Millais sapeva bene che per attirare clienti di alto lignaggio aveva bisogno di un luogo imponente nella logica che ‘il successo chiama altro successo’ e che esso doveva avere una manifestazione esteriore evidente, chiara. Fu cosi che la coppia si trasferì nella mansion di Kensigton, a Palace Gate una grande dimora con ampie sale per i ricevimenti e uno studio imponente.

Effie realizzava un sogno, quello di avere una vera reggia e circondarsi, come Regina vera di amici, ambasciatori, politici ed artisti.

La festa d’inaugurazione fu grandiosa, uno degli eventi da ricordare: Richard WagnerOscar WildeCharles Hallé,  la principessa Luisa , lo scrittore Anthony Trollope , lord Edward Wharncliffe, i Lehmann, i Gladstone, i Benzon che divennero suoi patroni solo alcuni dei nomi di una la lista di frequentatori di Palace Gate lunghissima.

Il cuore della casa era il suo enorme studio dalle mura di un bel rosso pompeiano, nel retro della casa, lontano dal rumore cittadino, in cui Millais, al centro, in piena luce, con la pipa tra le labbra, il suo deerstalker in testa si muoveva avanti ed indietro nel sistemare i suoi soggetti, sia che fossero eminenti personalità della politica che bambini, per meglio capire l’effetto.

Nel 1883 la soirée per l’inaugurazione della stagione alla Royal Academy si tenne proprio al n. 2 di Palace Gate. Nonostante gli inviti, peraltro ricambiati e le relazioni, Effie rimase per anni esclusa dal cerimoniale di corte sebbene gli stessi  principi di GallesEdoardo e Alessandra, non avevano alcuna remora a farsi vedere in pubblico in sua compagnia.

Mrs. Millais, secondo i rigidi canoni del puritanesimo vittoriano, continuava a essere considerata un’adultera e la separazione, pur provocata da un matrimonio non consumato, continuava a essere considerato un atto deprecabile.

Gli amici di Millais erano gli stessi che frequentavano l’ Arts Club uno dei tanti club privati fondato nel 1863 con lo scopo di fornire un luogo di ritrovo a quanti avevano rapporti professionali o amatoriali con le arti, la letteratura o le scienze che si riunivano, oltre che nei salotti, nella sua sede di Hanover Square almeno fino al 1896 quando venne spostato al 40 di Dover Street a Mayfair: Charles Dickens, Wilkie Collins, Thomas Hughes, Paolo Tosti, Charles Halle, Franz Liszt, Frederic Leighton, Walter Sickert, Auguste Rodin e James McNeill Whisler, Sidney Paget, Ruper Potter, il padre dell’illustratrice Beatrix.

Stando a Londra, presto per John Everett Millais arrivarono anche i veri riconoscimenti artistici nonostante gli attacchi e nel 1885 fu nominato baronetto per i suoi meriti di pittore e per il suo grande impegno all’interno della Royal Academy sino a succedere a Sir Leighton alla Presidenza della stessa. Millais lavorò instancabilmente. Nel 1891 lo Strand Magazine ne pubblicò un famoso ritratto

a painter without rival in range, manliness, and vigour, and in bold and masterly brush-work.

Ma nel 1896, stanco e invecchiato, cominciò a lasciare il passo al cancro alla gola. In quanto personaggio pubblico le sue condizioni furono oggetto di attenzione continua anche da parte della stessa casa reale fino a che la Regina Vittoria si dichiarò disponibile ad essere di aiuto ma l’unico desiderio di Millais in punto di morte, fu la riabilitazione della moglie.

Il 2 luglio 1896 Effie Gray, Lady Millais, fu finalmente ufficialmente ricevuta a corte: aveva 67 anni, malferma, quasi completamente cieca ma finalmente trionfante sui pregiudizi di un’intera epoca. Dopo pochi giorni il marito morì. Ognuno dei figli aveva preso la propria strada e la residenza al n. 2 di Palace Gate, fu messa in vendita.

Effie Gray lasciò definitivamente Londra per ritirarsi in Scozia, nella sua vecchia casa di Bowerswell fino alla morte, il 23 dicembre 1897

Gli artisti di Holland Park

Vera Mazzotta

1 parte

Il regno della regina Vittoria ha vissuto uno spettacolare aumento della visibilità, della ricchezza e del prestigio di artisti, pittori, disegnatori. A guidare questa rinascita un gruppo di artisti che stabilirono i loro studi dentro e intorno al nuovo quartiere alla moda di Holland Park a Londra. Nonostante i grandi ‘impegni’ sociali che gli artisti vittoriani ritenevano di avere cominciarono a riunirsi intorno ai club mentre tutti sognavano di essere eletti alla Royal Academy, il più ambito e prestigioso. E, mentre sognavano, fondavano i propri consessi, i propri club, le proprie cricche, spesso rivali tra loro come l’Hogarth Club, il St John’s Wood Clique, centri di pomeriggi e serate culturali, per lo più musicali in cui membri dell’aristocrazia, della finanza e dell’alta borghesia si mescolavano. Nella continua ricerca di potenziali patroni, i membri dei diversi club intraprendevano avventure artistiche creando opere comuni, vivevano in colonie gli uni vicini agli altri, e, spesso, alcuni di loro, ogni mercoledi si sedevano intorno al tavolo di Punch animato dalla figura di Richard Doyle, zio dell’Agente Letterario di Sherlock Holmes e del Dott. Watson. Le loro vite erano materia di gossip e fornivano spesso materiale per giornalisti e romanzieri: Thackeray ha rappresentato gli artisti di Clipstone Street, Fitzrovia, in The Newcomes; George Du Maurier ha descritto i raduni musicali dei Moray Minstrels a Campden Hill a Trilby; Trollope ha attinto al Cosmopolitan Club dove G.F. Watts e Holman Hunt si sedevano a mangiare e bere con attrici, giornalisti, romanzieri e politici. Il Club divenne, per gli artisti, il luogo in cui stringere alleanze, collaborare, non sentirsi soli, ma soprattutto portare avanti il nuovo ideale di Arte praticata ad alti livelli come mezzo sociale per innalzare la borghesia e, al tempo stesso, educare le masse: l’arte doveva riportare nel presente la bellezza del passato, salvandola dal filisteismo, coltivandola prima che fosse consumata dalle forze dell’Inghilterra industriale. Negli anni 60 dell’ottocento il centro di attrazione fu la zona di Holland Park. Agli inizi del 1800 ad Holland House, residenza del III Conte di Holland cominciò a riunirsi un salotto letterario.

Holland_House_John_Buckler_1812

 frequentata da  George ByronThomas MacaulayBenjamin DisraeliCharles Dickens, Sir Walter Scott, oltre a letterati stranieri come Ugo Foscolo. La famiglia Prinsep viveva, allora al 9 di Chesterfield Street, il loro desiderio era quello di trasformare la loro casa in un punto di incontro per artisti e musicisti. La loro prima star fu Watt, il Michelangelo Inglese, che allora aveva il suo studio nella vicina Charles Street. Watt, desideroso di ripagare il sostegno in qualche modo, cercò a sua volta di incoraggiare e guidare la carriera del loro primo figlio, Val. Sembra sia stato proprio Watt a informare i Prinseps che il quarto conte di Holland, che oramai viveva per lo più in Italia, nella sua antica tenuta di Holland House, aveva una casa completamente vuota. Nel 1851 i Prinseps si trasferirono in Little Holland House che divenne, pertanto anche studio di George Frederic Watts . A tre miglia di distanza si trovava la famiglia di Julia Margareth Cameron. Holland Park attirò, Julia Cameron che qui ebbe modo di frequentare gli artisti che divennero soggetti dei suoi ritratti fotografici: Millais, Edward Burne-Jones, Poynter, Richard Doyle, zio di Conan Doyle, Robert Browning, Thackeray, George Elliot, Tennyson, Carlyle, Charles Hallé, Joachim, WIlma Néruda, Adelina Patti, Henschel, e, occasionalmente, politici come Disraeli e Gladstone, tutti accomunati dalla stessa missione nei confronti dell’Arte, coltivarla come dei veri e propri Sacerdoti.

Come scriverà nel 1877 l’americano Henry James ” l’arte era diventata di gran moda in Inghilterra”, tanto da far diventare artisti i nuovi milionari: venerati, vezzeggiati e amati dall’aristocrazia. Il segreto del successo di Little Holland House era dato dal fatto che lì non vi erano libri, pertanto tutti, letterati compresi, dovevano fare uno sforzo per conversare.

Secondo centro di attrazione divenne il palazzo orientalista creato da George Aitchison per Sir Frederic Leighton al 12 di Holland Park davanti al quale si stabilì Salomon J. Salomon e, successivamente, Val Prinsep, non ultimo il ‘nostro’ Sidney Paget che, quando venne contrattualizzato dallo Strand Magazine si era stabilito al n. 11. Erano queste case-studio, progettate per il lavoro e per la vita, anzi, per una vita che manifestava gli ideali artistici in cui si credeva. Non ci volle molto perchè tutti gli artisti si polarizzassero chi intorno a Watt chi al Barone Leighton, sino a che Alma Tadema non si trasferì a Grove End Road allargando il ‘quartiere dell’arte’ e attirando anche John MacWhirter, J.W. Waterhouse and Briton Riviere.

I loro studi, i loro palazzi, ancora oggi, dimostrano la ricchezza, lo status e il gusto di alcuni degli artisti più noti del tardo periodo vittoriano: non corollari del successo sociale di chi li animava ma centri di produzione di arte, centri di creazione. Ben presto luoghi musicali di elezione.

Frederic_Leighton’s_studio 1 April 1895 Photograph Adolphe Augustus Boucher, Bedford Lemere and Company. English Heritage
Il cuore di tutta la casa di Leighton era lo studio. Grande e imponente, ambiente di lavoro in cui Leighton trascorreva molte or sia da spazio in cui poteva intrattenersi. Le serate musicali annuali di Leighton hanno attiravano artisti di rilievo in quello che era e rimane un luogo di concerti unico.

Quando Holland House venne demolita per far posto a Melbury Road, lo studio del pittore e scultore George Frederick Watts fu costretto a spostarsi al 6 Melbury Road, vicino a Luke Fildes al n. 11, Hamo Thornycroft al n. 2 (Moreton House) e Marcus Stone al n. 8. Watts la chiamò “New Little Holland House” proprio in onore della Holland Estate, dove aveva precedentemente vissuto con i suoi amici Prinseps. Watts incaricò Cockerell (1833–1878), l’architetto del suo amico Reginald Cholmondeley, di costruire la su casa-studio nella primavera del 1874. Completata nel febbraio del 1876 consisteva in una camera da letto e un’unica stanza di scorta, un grande dipinto stanza e un piccolo studio di scultura, non c’era sala da pranzo. Watts non era soddisfatto così chiese a George Aitchison, l’architetto del suo amico e vicino di casa Frederic Leighton, di apportare modifiche nel 1878: i nuovi spazi includevano una pinacoteca illuminata dall’alto con un ripostiglio adiacente, un importante studio di pittura con una galleria, una sala di scultura più piccola. Al piano terra c’era la pinacoteca, un piccolo studio, uno studio più gande con galleria annessa e uno studio di scultura. Gli ultimi due studi occupavano due piani della casa di Watts, estendendosi dal piano terra al primo piano. I tre imponenti monolocali dominavano la casa, mentre la cucina, il soggiorno, la dispensa e la cantina erano di piccole dimensioni e rigorosamente funzionali.

Melbury Road, that pleasant, macadamized thoroughfare, which curves and slopes from Kensington Road to where the gigantic façade of Olympia looms through the mist, is graced with about a dozen substantial homes. Of these five are owned by artists. About half-way down on the left-hand side stands No. 6, the home, when he is in London, of– MR. G. F. WATTS, R.A. It is a house of show studios and work studios. To gain admittance to the former is not difficult, but to the latter few only have the privilege of entry. The way to the show studio is from the hall, through a room hung mainly with replicas of the painter’s works, with a little turreted room above the level of the floor, and looking out on to the Melbury Road. The show studio itself is square, and as high as a suburban house, windowless, but gathering a temperate grey light from the glass roof. The walls are covered with pictures and portraits, which overflow to easels dotted about the room. Here is quite a national portrait gallery—Salisbury, Carlyle, William Morris, Gladstone, Joachim, together with such well-known works as “Death crowning Innocence,” “After the Deluge,” “Paolo and Francesca,” “Fata Morgana,” and a dozen others, all part of that great and growing collection which one day will be the heritage of the nation.

C. Lewis Hind, “Painters’ Studios,” The Art Journal 52 (1890): 135–36.

Melbury Road, quella piacevole arteria sterrata, che curva e degrada da Kensington Road fino al punto in cui la gigantesca facciata di Olympia incombe nella nebbia, è abbellita da una dozzina di case imponenti. Di queste, cinque sono di proprietà di artisti. Circa a metà, sul lato sinistro, c’è il n. 6, la casa, quando è a Londra, di MR. GF WATTS, RA. È una casa di mostra, studio e lavoro. Ottenere l’ammissione alla pinacoteca non è difficile, ma pochi hanno il privilegio di essere ammessi ai secondi. La pinacoteca è raggiungibile dalla hall attraverso una stanza tappezzata principalmente di repliche delle opere del pittore, con una stanzetta turrita sopra il livello del pavimento affacciata su Melbury Road: è quadrata e alto come una casa di periferia, senza finestre ma raccoglie una luce grigia temperata dal tetto di vetro. Le pareti sono ricoperte di quadri e ritratti, che traboccano su cavalletti sparsi per la stanza: una galleria di ritratti ‘nazionali’ : Salisbury, Carlyle, William Morris, Gladstone, Joachim, insieme a opere famose come “La morte che corona l’innocenza”, “Dopo il diluvio”, “Paolo e Francesca”, “Fata Morgana“, e una dozzina di altri, tutti parte di quella grande e crescente collezione che un giorno sarà patrimonio della nazione.

portrait of Wilma Néruda by George Frederick Watts. Wikimedia Commons
TWG114700 The Studio, Little Holland House, 1904 (watercolour) by Rooke, Thomas Matthews (1842-1942); Watts Gallery, Compton, Surrey, © Watts Gallery ; © Trustees of Watts Gallery; English, out of copyright.

I legami fra gli artisti, dagli anni 80 in poi, furono strettissimi. Lo scultore Edgar Boehm, insegnante e amico intimo della principessa Louise, contribuì ad abbellire le case di Leighton e Alma-Tadema; Leighton fece un disegno per Punch ma lui stesso era anche un musicista di talento, così come lo erano i frequentatori abituali di Punch, Charles Keene e George Du Maurier. Keene era anche un ospite regolare a casa di Birket Foster “The Hill”, a Witley nel Surrey. Tutti erano amateur, musicisti non professionisti o fan della musica. Le serate musicali nello studio di Leighton sono ben documentate e raccontate dalla stampa ma in realtà, i migliori musicisti dell’epoca si esibivano regolarmente in diverse case di Londra: Joachim, Clara Schumann, Wilma Norman Néruda, si destreggiavano abilmente tra gli inviti di un salotto aristocratico e quelli di un club, riuscendo a mantenere rapporti amichevoli con tutti gli artisti. Serate musicali si tenevano regolarmente a casa di Alma-Tadema a Regent’s Park e St John’s Wood, a South Audley Street, progettata da Atchison per il banchiere Stewart Hodgson e decorata con i dipinti di Leighton di Musica e Danza; a Kensington Palace Gardens, casa dell’industriale Ernst Benzon e, non ultima, a casa della stessa Norman Neruda. Ogni artista aveva il suo giorno di elezione, quella della Nèruda era la domenica. Il legame tra musica, arte e teatro è esplicitato nel più grande dei ventagli artistici autografati, all’asta di Christie’s, inciso su entrambi i lati con oltre trenta nomi: Joachim, Paderewski e la moglie di Charels Hallé, Wilma Norman-Neruda, il violoncellista italiano Alfredo Piatti, gli attori Henry Irving, Ellen e Marion Terry e Herbert Beerbohm Tree; inoltre diversi artisti di Punch, tra cui George Du Maurier, John Tenniel (che disegna il proprio Punch sul ventaglio), Harry Furniss e Linley Sambourne. L’Accademia è rappresentata da Luke Fildes, Alma-Tadema e Dicksee ma ci sono anche nomi di artiste quali la moglie di Alma-Tadema, Laura, Marianne Stokes (amica intima della moglie di Sambourne, Marion) e Clara Montalba, che si trasferì con le sue tre sorelle da Venezia a Campden Hill. I nomi sul ventaglio rivelano l’incontro di artisti che rappresentano istituzioni ed arti molto diverse, dal Punch e dal Lyceum Theatre, al commercio al mondo musicale professionale: tutti condividono l’amore per le arti nei luoghi simbolo delle stesse. Ben presto le loro case-studio, progettate da importanti architetti dell’epoca, vennero fatte conoscere da riviste di architettura e società, influenzando l’aspetto esterno e interno di molti altri edifici di Londra ed i loro studi vennero aperti negli “Show Sundays” diventando parte della London Season. E se in questi circoli inizialmente non comparivano donne artiste, l’avvento della Norman Neruda nel 1869, contribuì fortemente a far cambiare le cose

Il debutto londinese

Vera Mazzotta

Nel 1869 Wilma Norman Néruda, arrivò in Inghilterra portando con sè i suoi due figli. Nonostante fosse conosciuta come una star in Europa, in Inghilterra il pregiudizio nei confronti delle donne violiniste era ancora molto forte e difficilmente avrebbe trovato spazio nelle stagioni musicali inglesi se non fosse stato per il suo amico e mèntore Vieuxtemps. Fu il belga che si era innamorato della grazia e dello stile della giovane sin dai tempi del tour in Russia, a raccomandare la violinista a Chappel e a fare in modo che potesse esibirsi sul palco del St. James ed ottenere una sorta di ‘posto’ fisso: Primo violino ai Popular Concert di Londra in alternanza con Joachim. Vieuxtemps lasciò alcune delle sue date alla Norman Néruda che, per ringraziare l’amico e collega, per il suo debutto ufficiale al Monday Pop Concert del 17 maggio del 1869, scelse l’Adagio e il Finale di uno dei concerti di Vieuxtemps

The Musical World

The feature of this concert , however , was the first appearance before an English audience of Madame Norman – Neruda , the lady – violinist whose marvellous performances have been the theme of enthusiastic eulogy on the Continent for some time past. Madame Neruda selected for the occasion of her debut in London the adagio and rondo from a concerto in E , the composition of M. Vieuxtemps, 

greatest of Belgian violinists, and, indeed, as all the musical world is aware, one of the greatest violinists in Europe . These movements , original and effective in themselves , were favourably calculated to exhibit the astonishing powers of Madame Neruda , with whom no lady – violinist in our remembrance ( not forgetting the sisters Milanollo ) can compare.

To describe we can afford. Enough that her tone is beautiful and pure , as rich andpowerful on the fourth string as it is “ silvery ” and brilliant on the first; that her execution is in all respects remarkable, her intonation faultless, and her manner of phrasing broad, natural, and thoroughly satisfactory to the ear. Her command of mere mechanical difficulties ,  in the shape of double stopping , “ shakes , ” “ harmonics, ” ” staccato & c . (to employ technical terms for which we can find no substitutes) seems to be unlimited . Add to this, her use of the bow arm is so easy and graceful that we are compelled to waive the not quite unnatural objection to see such an instrument as the fiddle in the delicate hands of a lady. Madame Neruda possesses, moreover, a vigour which, while  it has nothing obtrusive, is rather masculine than feminine.

The first phrase of the adagio convinced her hearers that a genuine treat was instore and drew down applause , repeated from time to time throughout the performance . The last movement, from first to last, was a display of brillianey in its style almost unexampled. To conclude, Madame Neruda’s success was unequivocal, and she was twice enthusiastically called forward at the end of the concerto. That the new comer is  destined to be one of the stars ” of the musical season appears to us unquestionable .

La caratteristica di questo concerto, però, è stata la prima apparizione davanti al pubblico inglese di Madame Norman – Néruda, la signora – violinista le cui meravigliose esibizioni sono oggetto di entusiasmo sul Continente da un po’ di tempo. Madame Neruda ha scelto per il suo debutto a Londra l’adagio e rondò del concerto in mi, la composizione del belga M. Vieuxtemps, uno dei più grandi violinisti, e, anzi, come tutto il mondo musicale sa, uno dei più grandi violinisti d’Europa Questi movimenti, originali ed efficaci di per sé, sono stati giustamente scelti  per mostrare le stupefacenti doti di Madame Néruda, con la quale nessuna dama violinista, a nostra memoria (senza dimenticare le sorelle Milanollo) può confrontarsi. Possiamo solo provare a descriverli: non è sufficiente dire quanto il suo timbro sia bello e puro ricco e potente sulla quarta corda, quanto “argenteo” e brillante sulla prima; che la sua esecuzione è a tutti gli effetti notevole, la sua intonazione impeccabile e il suo modo di fraseggiare ampio, naturale e completo. La sua padronanza delle mere difficoltà meccaniche, nel double stopping nei ” tremoli” , ” armonici “, nello staccato (per utilizzare termini tecnici per i quali non possiamo trovare sostituti) sembrano essere illimitati. Aggiungi a questo che usa il braccio dell’arco in modo così semplice e aggraziato che siamo costretti a rinunciare all’obiezione che non è naturale vedere uno strumento come il violino nelle mani delicate di una Signora. Madame Neruda possiede, inoltre, un vigore che, pur non avendo nulla di invadente, è piu maschile che femminile. La prima frase dell’adagio ha convinto i suoi ascoltatori che era una vera sorpresa ed ha strappato ripetuti applausi, per tutta la durata della sua esecuzione. L’ultimo movimento è stato, uno spettacolo di brillantezza nel suo stile senza precedenti. Per concludere, il successo della Neruda fu inequivocabile tanto da essere richiamata con entusiasmo sul palco per ben due volte alla fine del concerto.

Che la nuova arrivata sia destinata ad essere una delle star della stagione musicale è indiscutibile.

NPG x136635
© National Portrait Gallery, London https://www.npg.org.uk/collections/search/use-this-image/?mkey=mw226670

Ernst von Dohnànyi

Dotato di un grande talento musicale, Dohnanyj, ancora studente, suscitò l’entusiasmo del vecchio Brahms con la pubblicazione del suo primo quintetto (op. 1).

Dopo il suo debutto a Berlino, nel 1897, decise di accettare una serie di concerti anche a Londra. Qui fu accolto da Lebell, suo vecchio compagno di studi che lo introdusse nel salotto di Linchi, Miss Geisler-Schubert, nipote di Ferdinand Schubert, fratello del compositore.

Linchi era una talentuosa pianista ed era stata allieva di Clara Schumann e lo invitò a condividere parte della sua casa con lei e Mrs Oliverson, che Dohnany in seguito ricorderà come una seconda madre. Dohnany debuttò alla Queens Hall di Londra con il concerto in sol maggiore di Beethoven diretto da Richter il 24 ottobre 1898 e fu un successo che gli fruttò un ingaggio di altri 20 concerti e un recital solistico al St. James fissato al 10 novembre dello stesso anno. Quando entrò sul palco si trovò di fronte un pubblico sorridente, caloroso. Si sedette al pianoforte e, anziché iniziare a suonare, abbassò lo sguardo sulla tastiera in attesa che ogni brusio, ogni rumore, cessasse. Sapeva che, se così non avesse fatto, il suo fortissimo non sarebbe stato evidente e il suo piano non sarebbe stato colto. Solo quando calò un silenzio, anche imbarazzato, il pianista ungherese iniziò e catturò il suo pubblico, lo ipnotizzò nelle maglie del suo tocco impetuoso. Il 26 novembre del 1898 apparve anche ai Popular Concert, conoscendo finalmente la nota Lady Hallè di cui Linchi e Mrs Oliverson tanto parlavano e di cui aveva sentito parlare anche durante la sua infanzia.

Lady Hallè e Ernst Dohnany suonarono di nuovo insieme nel 1905 durante una tourneè dell’Ungherese in Danimarca: nonostante l’età la violinista era ancora in splendida forma!

She was one of the most finest violinist I ever met. She was born with an infallible instict for musical interpretation ad was equipped with stoupendous tecnique. She played with a temperament that made her age of 60 years appear to be false. It was a pleasure to play with her.

Da allora i due musicisti non ebbero modo di suonare ancora insieme: Dohnanyi divenne direttore dell’Hoschule di Berlino.

Allo scoppio della prima guerra mondiale tornò in patria, dove diresse il Conservatorio di Budapest per un breve periodo e successivamente l’orchestra filarmonica continuando la sua carriera di pianista e insegnante. Tra il 1925 e il 1927 fu attivo negli Stati Uniti tornando in patria per dirigere di nuovo il conservatorio di Budapest solo nel 1939. Durante la seconda guerra mondiale rimase in Ungheria (alleata con la Germania) usando la sua influenza e i suoi averi per aiutare gli ebrei ungheresi. Alla fine della guerra, l’avvento del regime comunista lo convinse ad espatriare ed a trasferirsi negli Stati Uniti dove divenne professore presso il Florida State College a Tallahassee. Morì all’inizio del 1960 di polmonite a New York. Tra i suoi allievi i pianisti Géza AndaErvin NyíregyháziEdward KilenyiAnnie FischerBalint VazsonyiGeorges Cziffra, il grande direttore Sir Georg Solti, il compositore e direttore Ľudovít Rajter e il musicologo Frank Cooper.

Scarborough Spa

Vera Mazzotta

A fashionable audience gathered in the Grand Hall , the Spa, on Tuesday evening on the occasion of Sir Charles Hallé and Madame  Norman Neruda’s Musical Recital. Sir Charles Hallé has lost none of his old command over the pianoforte , while Madame Neruda’s brilliant execution and the ease with which she surmounted the most intricate passages in com positions arranged for the violin elicited most enthusiastic plaudis.The programme included solos and duets by the best composers. The phonograph has also been exhibited at the Spa(…). Un pubblico alla moda si è riunito nella Grand Hall, la Spa, martedì sera in occasione del Recital di Sir Charles Hallé e Madame Norman Néruda. Sir Charles Hallé non ha perso nulla della sua vecchia padronanza del pianoforte, mentre la brillante esecuzione di Madame Neruda e la disinvoltura con cui ha superato i passaggi più intricati nelle composizioni arrangiate per violino hanno suscitato i più entusiasti consensi. Il programma prevedeva assoli e duetti dei migliori compositori. Anche il fonografo è stato esposto alle Terme. Nonostante le grandi attrazioni alle Terme, gli altri luoghi di divertimento sono stati ben frequentati.

(St. Stephen’s Review, Volume 2 24 settembre1889)
La frequentazione della coppia Norman-Néruda-Charles Hallè delle Terme di Scaroborough risaliva a qualche anno prima ma entrambi i musicisti sono rimasti attaccati a questo luogo dove, in più occasioni e situazioni diverse, hanno continuato ad esibirsi a lungo.

Il palazzo delle Terme era stato costruito nel 1850 e inaugurato nel 1858 su progetto di Joseph Paxton, lo stesso architetto del Crystal Palace. Comprendeva una grande sala centrale con gallerie adiacenti e, all’esterno, una doppia passeggiata e una strada carrozzabile, un colonnato con negozi, un palco per l’orchestra all’aperto e una torre di belvedere.

Nel 1626 Mrs Farrer, moglie del Balivo del paese, scoprì per caso delle sorgenti naturali che sgorgavano sotto la scogliera a sud di Scarborough: coloravano le rocce di un colore bruno-rossastro e avevano un sapore leggermente amaro. L’acqua sorgiva cominciò così ad essere utilizzata per curare piccoli disturbi e divenne una medicina ampiamente accettata dai locali. In realtà, le acque contenevano solo alti livelli di sali di magnesio e non avevano nessun effetto curativo/terapeutico, tuttavia, divennero universalmente note: nel 1660 il Dottor Wittie di Hull pubblicò il saggio Scarborough Spa in cui proclamò la cura dell’acqua, Taking the Water, la panacea per tutti i mali soprattutto se le acque fossero state prese nella stagione estiva, da metà maggio a metà settembre, promuovendo così anche i bagni di mare come benèfici per la salute. La pubblicità che ne derivò rese famosi ovunque le acque della città e la sua spiaggia e Scarborough, lentamente, si sviluppò non solo come una città termale alla moda ma come l’originale località balneare inglese. “Prendere l’acqua” divenne rapidamente una medicina popolare e attirando, di anno in anno, moltissimi visitatori. La prima Spa House fu costruita vicino al sito da cui sgorgavano le acque intorno al 1700: una struttura semplice, in legno progettata per la vendita e l’erogazione delle acque e fornire servizi di base ai visitatori. L’acqua venne presto anche imbottigliata per essere venduta. Dickie Dickinson fu nominato primo Governatore della Spa e incaricato di mantenere l’ordine e raccogliere denaro dai visitatori.

In meno di 50 anni Scarborough si sviluppò con la costruzione di alloggi intorno alla primitiva Spa, locande, osterie, una casa georgiana che veniva data in affitto e, più tardi, hotel di alta qualità. I turisti potevano frequentare caffetterie, librerie circolanti o godersi le corse di cavalli sulla spiaggia, le gite in barca e bagni di mare. Scarborough fu uno dei primi posti, se non il primo, a utilizzare le bathing machine.

La Spa divenne subito la sala da musica più popolare al di fuori di Londra. Nel 1875 fu costruito il primo tram in scogliera. L’8 settembre 1876 il salone delle Terme fu distrutto da un incendio ma grazie ai contributi di tutti, nel giugno 1879 la nuova Grand Hall fu aperta al pubblico e reinaugurata nel giugno nel 1880

Il tram, una sorta di funicolare, fu progettato per collegare il nuovo Lungomare (aperto nel 1869) alla cima della North Cliff, ma la sua apertura nell’agosto 1878 fu ostacolata da una carrozza che si staccò. Seguirono numerosi incidenti e guasti tecnici e infine uno smottamento che, nel 1887 fece decidere per la chiusura definitiva del percorso. Diciotto anni dopo chiuse anche il vicino Molo Lungomare, distrutto da una tempesta nel 1905.

Women Violinists of the Victorian Era

The Lady’s Realm, a British magazine. Author is unknown.

After Teresa Milanollo, the next name to stamp itself indelibly upon the public consciousness is that of “Norman-Neruda.” Other women-violinists, notwithstanding great talents and sensational successes, scarcely attained to the true immortality of fame. But the position of Neruda, in the hierarchy of musicians, is one that cannot easily be overthrown.

Wilhelmina Neruda, born in 1840 at Brünn in Moravia, began to play the violin almost as soon as she could walk, and appeared in public at Vienna in 1846. Her master was Jansa. At nine years old she played a concerto of de Beriot’s at the London Philharmonic Concert, and was enthusiastically received. In 1865 she married Ludwig Norman, a Swedish musician, and five years afterwards played again at the Philharmonic, and was induced by Vieuxtemps to remain in London until the winter, when she accepted the post of leader of the quartet at the Popular Concerts. From that time it has been the good fortune of Londoners to hear her every winter at St. James’s Hall. Of her perfect education, refined and intelligent phrasing, and depth of feeling, it is unnecessary to speak. The violin she uses is the “Strad” that belonged to Ernst; it was presented to her by the Duke of Saxe-Coburg and a few other distinguished amateurs.Upon the death of Ludwig Norman, Madame Neruda married Sir Charles Hallé, with whom she made a most successful tour in Australia. In 1895, as none of us have forgotten, Sir Charles Hallé died, and, upon the suggestion of the Princess of Wales (of whom “Neruda” has long been a personal as well as a musical favourite), a subscription was raised for his widow. In 1896 Lady Hallé was presented by many admirers with the title-deeds of an estate and villa in Italy, and a purse of £500. For so long now Lady Hallé has been a favourite of the British Public, for so long she has resided in our midst, that it is difficult to think of her as other than an Englishwoman. Yet neither her birth nor her parentage gives us the right to claim her as our own. But there is something in the repose and “at-homeness” of Lady Hallé’s bearing, both in public and private, and much in her devotion and loyalty to the British audiences who have delighted to applaud her through nearly half a century, that warrants the pride we all feel in our lion’s share of possession of her personality and talents. More than any other of the great violinists of the Victorian Era, she belongs to us. England may be proud of being the country of this great artist’s adoption. Her Majesty’s recognition of her husband, and the English title which, through him, “Norman-Neruda” bears, only serve to emphasize our claim to count her one of us.

italian

Dopo Teresa Milanollo, il prossimo nome che si imprime indelebilmente è quello della “Norman-Neruda”. Altre violiniste, nonostante talenti e successi clamorosi, rispetto a lei, a malapena hanno raggiunto la vera immortalità della fama e la posizione di Neruda, nella gerarchia dei musicisti è tale da non essere facilmente rovesciata. Wilhelmina Neruda, nata nel 1840 a Brünn in Moravia ( in realtà nel 1838 n.d.t) iniziò a suonare il violino prima di quanto non sia riuscita ad imparare a camminare, e apparve in pubblico a Vienna nel 1846. Il suo maestro fu Jansa. A nove anni suonò un concerto di De Beriot al London Philharmonic Concert accolta con entusiasmo. Nel 1865 ( n realtrà nel 1864) sposò Ludwig Norman, musicista svedese; cinque anni dopo suonò di nuovo alla Filarmonica e fu indotta da Vieuxtemps a rimanere a Londra fino all’inverno quando accettò l’incarico di leader del quartetto ai Popular Concerts. Da quel momento i londinesi sono stati fortunati da poterla sentire ogni inverno alla St. James’s Hall. Della perfetta educazione musicale, del fraseggio raffinato e intelligente e della profondità dei sentimenti, non è necessario parlare. Il violino che usa è lo “Strad” appartenuto a Ernst; le fu presentato dal duca di Sassonia-Coburgo e da alcuni altri illustri uomini amanti della musica e dilettanti dello strumento. Alla morte di Ludwig Norman, Madame Neruda sposò Sir Charles Hallè con il quale fece un tour di successo in Australia. Nel 1895, e nessuno di noi ha mai dimenticato, Sir Charles Hallé morì e, su suggerimento della Principessa del Galles (di cui la “Neruda” fu a lungo una delle sue amicizie personali preferite non solo musicale), fu raccolta una sottoscrizione per la sua vedova. Nel 1896 Lady Hallé ricevette in dono da molti ammiratori i titoli di proprietà di una tenuta e di una villa ( un palazzo) in Italia e un assegno di £ 500. Da così tanto tempo Lady Hallé è stata la favorita del pubblico britannico e per così tanto tempo ha risieduto in mezzo a noi che è difficile pensare a lei da una donna non inglese. Tuttavia né la sua nascita né i suoi genitori ci danno il diritto di rivendicarla come nostra. Ma c’è qualcosa nel modo di trascorrere il tempo libero di Lady Hallé, nel suo stare a “casa”, nel suo modo di fare, sia in pubblico che in privato, nella sua devozione e lealtà verso il pubblico britannico che ha amato applaudirla per quasi mezzo secolo, che giustifica il orgoglio che tutti noi proviamo facendo la parte del leone, nel possesso della sua personalità e dei suoi talenti. Più di ogni altro grande violinista dell’epoca vittoriana, lei ci appartiene. L’Inghilterra può essere orgogliosa di essere il paese di adozione di questa grande artista. Il riconoscimento che Sua Maestà ha elargito a suo marito e il titolo inglese che grazie a lui anche “Norman-Neruda” porta, enfatizza ancora di più la nostra pretesa di considerarla una di noi.