1851, Wilma Nèruda, ha 13 anni ma, suo padre ne dichiara almeno due di meno, cosa che spiega la confusione sulle date di nascita che viene, tuttavia, chiarita guardando la trascrizione dei suoi documenti di nascita al foglio 404 dell’Anagrafe relativa alla Chiesa di San Pietro.
Wilma suona in pubblico dal 1844 e, dal 1845, la famiglia si trasferisce a Vienna dove suscita interesse nella nobiltà come nella borghesia.
Non si sa su che violino abbia imparato a suonare ma, lei stessa, in una intervista, parla di un ”piccolo violino rosso’‘ che da adulta, le sarebbe piaciuto recuperare per tenere come ricordo.
In altre testimonianze si parla del possesso di un Cremonese ma non di uno Stradivari, bensì di un Guarnieri, al contrario di questo articolo nel quale invece, si torna a parlare di uno Stradivari!
Certamente, Wilma Néruda ebbe modo, come molti violinisti della sua epoca, di provare e suonare molti strumenti oltre allo Stradivari-Ernst donatole nel 1875 dall’aristocrazia inglese.
Si dice, infatti, che possedesse un secondo Strad ”prestatole” da una gentildonna inglese che, secondo l’amico Radek Hasalik, potrebbe essere quello di Lady Lindsay.
oppure, più probabilmente, il ”Marie Schumann”, strumento del 1698 se dobbiamo credere a questa testimonianza:
The Violin Times-luglio 1900
A Stradivarius violin, with his label inside, came up for sale at Sotheby’s recently. It was formerly the property of Miss Van de Weyer, and was purchased on the advice of M. Ries and Signor Piatti; it is a well known example, and has been played upon by Herr Joachim and Madame Norman Neruda. It realised £600, and was purchased by Mr. Delaine.”
Non è l’unica ipotesi, ne abbiamo rinvenuta un’altra che sposta invece l’attenzione allo Stradivari del 1695
The Hawaiinian-Goetz-Murray, citato anche da Hill come appartenente, in origine, ad un coltivatore delle Indie, Gonsalves, e che ” Lady Hallè consigliò di acquistare ad uno dei nipoti di Lord Burnham, Ludovic Goetz” amico anche del secondogenito della violinista, Waldemar.
Per il momento, l’unico violino legato al suo nome rimane l’Ernst-Hallé
Ma eccola la traduzione di un articolo del
Bora Tidning del 1851
Wilma Neruda è un talento musicale, che, oggi sta suscitando grande interesse nel mondo dell’arte. Ha tenuto concerti con straordinario successo in diversi paesi europei e recentemente in Russia. La sola idea che una ragazza possa suonare il violino cattura l’attenzione. Alcune note biografiche su di lei potrebbero quindi non essere prive di interesse. Suo padre, Josef Neruda, proveniva dalla Moravia, dove era stato precedentemente impiegato come organista nella cattedrale di Brno, la madre, invece è Italiana.
(sull’origine italiana di Franziska Merta confesso di avere molti dubbi).
Entrambi i genitori sono musicisti, hanno sette figli, tutti eccellenti dal punto di vista artistico. Il figlio Victor, ora quattordicenne è un buon violoncellista ma ha iniziato a suonare il violino già a 7 anni, e la sorella Wilma, che allora aveva 5 anni, ha presto avuto voglia di suonare con lui. Fratello e sorella litigavano così a lungo per il violino, finché il padre non dovette comprare un violino anche per lei. Il prezzo allora non era alto: ogni violino costava solo 30 fiorini, equivalenti a circa 95 copechi.
Wilma (Wilhelmina) fece progressi rapidi, e già l’anno seguente iniziò a suonare brani di Beriot e Mayseder. Un anno dopo, Neruda partì con i suoi figli per Vienna dove la figlia prese lezioni dal professor Jansa. Nel frattempo, la figlia maggiore, Amalia, ora sedicenne, era già già al suo 6° anno di studio con la guida dei genitori.
Entrambe le sorelle si esibivano spesso a Vienna e suonavano aCorte, dove Wilma, a ricordo delle sue vittorie nel regno dei suoni, ricevette una spada d’onore dalla Imperatrice Anna! e un violino molto prezioso, un autentico Cremonese di Stradivari.
Successivamente, il fortunato padre, uomo amabile, modesto e disinteressato, si mise in viaggio con i suoi prodigi verso Berlino, Lipsia, Hannover, Amburgo, Brema, Belgio e Parigi, che dovette presto abbandonare a causa della rivoluzione di febbraio del 1848, e l’Inghilterra. Ovunque incontrarono grande attesa lasciando dietro di sé una soddisfazione ancora maggiore. A Londra diedero 19 concerti di seguito con pause solo la domenica con l’onore di suonare anche per la Regina Vittoria. Dall’Inghilterra si recarono a Vienna, Ungheria, Berlino ecc. e da lì in Russia.
Il 1897 è un anno buono per la violinista: sembrava aver superato la morte del suo secondo marito e, acclamata e festeggiate per i suoi 50 anni di carriera, aveva sistemato suo figlio ad Asolo. Dopo aver passato con lui parte delle sue vacanze estive di luglio al Lago di Carezza e a settembre a Bolzano, in ottobre era tornata in Svezia.
Recensione da IDUN 26 NOVEMBRE 1897
La signora Vilma Norman-Neruda (Lady Hallé) ha tenuto un concerto martedì nella grande sala dell’Accademia Musicale, riempita, fino all’ultimo posto, da un pubblico vivace ed interessato. Questi concerti sono quasi momenti solenni in cui si può godere, con ammirazione e gratitudine incondizionate di un modo di suonare il violino che difficilmente è stato superato da qualsiasi altro artista vivente. Le qualità che abbiamo imparate ad ammirare nelle precedenti apparizioni che Lady Hallé ha fatto qui sono ancora inalterate: nobiltà e sensibilità nello stile e nella comprensione della musica, calore, stile, bellezza e ampiezza nel suono su una tecnica di base solida e dominata che non sa di alcuna difficoltà. Il concerto è iniziato con la fantasia di Schubert in do maggiore per violino e pianoforte, una composizione piuttosto prolissa ma interessante che forse avrebbe anche potuto stancare se non fosse stato per l’eccellente esecuzione. Lady Hallé ha eseguito anche la sonata di Handel in re maggiore, la Barcarola e lo Schero di Spohr, la Sérénade mélancholique di Tschaikowsky e le Danze ungheresi di Brahms-Joachim. In tutte queste composizioni sono emerse le qualità più della celebre artista. Il valore del concerto è stato implementato dal fatto che il pianista accompagnatore, Mr Leonard Borwick, si è dimostrato un talento eccezionale sul suo strumento. Ha suonato con gusto e finezza sia Chopin che Liszt e sotto le sue mani un brano come il “Capriccio” di Saint-Saëns è diventato un piccolo capolavoro molto piacevole. Tra i brani pianistici eseguiti vorremmo tuttavia evidenziare la Rapsodia n. 12 di Liszt che, pur essendo una composizione difficile è stata eseguita con gusto superiore, eleganza e una grandissima precisione. Anche come accompagnatore Mr Borwick ha dimostrato di possedere qualità solide e buone. L’ applauso del pubblico numeroso, tra cui si notava S.M. il Re, è stato estremamente vivace per tutta la serata.
La prima volta che arrivai in Inghilterra mi meravigliai del forte pregiudizio in questo paese secondo il quale il violino per una donna era poco femminile e addirittura inadatto
Ma Wilma non era tipo da lasciarsi scoraggiare da un pregiudizio, e alla fine, anche grazie all’intervento di Vieuxtemps, fu convinta a tornare in Inghilterra per occupare, principalmente, il posto di Primo violino del Quartetto del St. James, che, di norma era diretto da Joachim nelle sue trasferte Inglesi
Il St. James per la prima della dodicesima stagione dei Monday Pops era pieno, forse più del solito: tutti, uomini e donne erano corsi a vedere quella novità, quella cosa mostruosa che era una donna che suonava il violino!
…l’attenzione di tutta la sala era assorbita dall’eroina di quella sera, Madame Norman Nerudache appariva nella veste di Primo Violino. Una giovane donna con un abito di velluto nero, con braccia e collo nudi, che con calma va a prendere il posto di solito occupato da Joachim, da Wieniavsky o da Vieuxtemps per guidare il quartetto di archi con fuoco e precisione degni dei maestri sunnominati, era comunque una novità per il pubblico! Ma chiunque abbia sentito e visto questa donna suonare i suoi soli lo scorso anno non potrebbe mettere in dubbio la saggezza di Mr Chappel nello scegliere lei per guidare il quartetto sino all’arrivo di Joachim dopo Natale. A prima vista potrebbe anche sembrare che una Donna con il violino sia fuori posto come un uomo con un tamburello in mano e gli aggettivi, sgraziato e non femminile sono stati senza dubbio (già) usati per Madame Neruda, per Madam Humler per non parlare per la Signorina Strinasacchi, a cui Mozart dedicò comunque una Sonata per Violino, e per altre donne che hanno osato rompere le convenzioni su cosa la donna sia in grado o non sia in grado fare. Molti di noi sono pieni di pregiudizio nei confronti delle novità e ci mettono davvero poco a giudicare una donna che si dedichi a qualsiasi tipo di arte o alle professioni/occupazioni di solito appannaggio del sesso maschile, frivola. Invece il violino è davvero uno strumento grazioso per una donna! La pressione del mento non dovrebbe essere convulsa, è sufficiente una minima inclinazione della testa, il braccio sinistro è libera e naturale e ogni movimento di quello destro in un fine violinista è grazioso in sè tanto che potremmo quasi dire che non esiste esercizio così calcolato per mostrare belle manie e una bella figura come suonare il violino. Se devo giudicare dalle acclamazioni che hanno accolto Madame Norman Neruda alla fine della sua esecuzione anche il pubblico dei Monday Pops della scorsa sera erano della stessa opinione
E certo! in una società maschilista in cui le donne altolocate potevano studiare la musica solo per essere messe in mostra e trovare marito, chi scrive non trova altri mezzi che mettere in evidenza come lasciare che le giovani si avvicinino ad uno strumento maschile possa, ugualmente, essere una forma di attrattiva per gli uomini!
E’ comunque impossibile sedersi al St. James Hall dove ogni anno ascoltiamo il più grande dei violinisti viventi senza fare confronti. Il timbro di questa donna violinista mi sembra alquanto fine senza però essere povero..
Del resto Joachim, sin dalle ultime due stagioni ha un po’ deliberatamente rinunciato alla delicatezza a favore di corde più grosse e di un maggiore volume di suono.
Il programma si è aperto con il Quartetto in Re maggiore di Mendelssohn, il cui manoscritto è in possesso del Prof. Bennet. …
invece ci sono alcuni passaggi che chiedono la leggerezza di una mano femminile, anzi potremmo dire che tutti i passaggi veloci e i movimenti più delicati sul violini potrebbero essere facilitati dalla mano di una donna piuttosto che da quella di un uomo. Le distanze infitesimali, la pressione leggera, le diteggiature rapide e i glissati danno alle dita sottili delle donne un vantaggio su quelle degli uomini. Tuttavia nel quartetto come nella Sonata di Mozart che Madame Neruda ha suonato subito dopo non c’è stata mai troppa brillantezza mentre nei soli veloci e nei passaggi di bravura Madame Neruda può essere brillante senza essere sensazionale ma da artista vera quale è lei non lancia mai i suoi fuochi artificiali in questo genere di concerti e non commette il grave errore tipico dei musicisti infimi di mettere sè stessa in mostra davanti al compositore e abbiamo sentito come si deve che Mendelssohn e Mozart erano dentro le loro composizioni e i musicisti al loro servizio
Lady Hallè a Piazza San Marco. Non c’è Veneziano che il 14 luglio di ogni anno non alzi lo sguardo verso il Campanile che svetta in Piazza San Marco, il Signore della Piazza, ricostruito ‘‘come era e dove era’‘ dieci anni dal crollo che lasciò attonita la città veneziana amata anche dalla nostra Wilma Néruda che probabilmente l’aveva visitata già nel 1876, in occasione del primo soggiorno obbligato per curare una cattiva tosse che aveva evidenziato i primi sintomi di una sofferenza polmonare. Come molti altri prima di lei, aveva subito il fascino di Venezia e… dei fotografi più acclamati dell’epoca, i fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli, originari di Chioggia, ritrattisti finissimi attivi in diversi studi.
I due fratelli non avevano conquistato solo i veneziani ma anche illustri teste coronate che seguivano la moda dell’epoca: collezionare fotografie anche di sconosciuti, prima fra tutti Elisabetta d’Austria seguita nel maggio del 875 dalla Principessa di Sassonia Coburgo e Gotha, figlia della regina Vittoria e,nel settembre del 1876 dalla Principessa Margherita. Per questo motivo i Vianelli si firmavano “Fotografi di S.M. il Re d’Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania” e “Fotografi delle Reali Corti d’Italia, di Germania, d’Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte”. I turisti accorrono a farsi ritrarre da loro.
E così fece Wilma.
Ma a Venezia, WIlma, tornò certamente più e più volte, nel 1877 per il suo secondo soggiorno curativo quando fu raggiunta da Sir Charles Hallé che, in viaggio in Italia, fece una deviazione per andare a vedere come stesse la sua violinista preferita e, assai probabilmente, a dichiararle il suo affetto e di nuovo nel 1895 mentre si trovava ad Asolo, per raggiungere la famiglia Borwick che a Venezia aveva una casa. Non ci vuole molto ad ipotizzare che quel viaggio a Venezia era necessario per ultimare i preparativi del matrimonio di suo figlio Waldemar con Mabel Theodora Borwick e, ancora più probabilmente per stipulare i contratti di matrimonio di rito a quell’epoca. Ma nel 1895 non immaginava certo che sarebbe tornata a Venezia più volte anche a causa della lite che la oppose a sua nuora May Peyton.
12 luglio, la Gazzetta di Venezia titola: una fenditura nel Campanile
E il giorno successivo
Profonda commozione agita la cittadinanza non è esagerazione il dire che le notizie intorno alle condizioni del campanile di San Marco provocarono una tale ansia in ognuno come se si fosse trattato della salute di una persona cara, come se fosse imminente una sciagura nazionale, tema di ogni conversazione, argomento, domanda che sale alle labbra della gente, nelle case, nei caffe, nei passaggi causa della più intensa preoccupazione e incitamento a innumerevoli pellegrinaggi e lunghi stazionamenti nella Piazza con gli occhi avidi rivolti verso l’alto, è il Campanile per la sua ferita recentemente svelata… Ieri sera poi sia per i progressi veramente notevoli fatti dal crepaccio nelle ultime 24 ORE, sia per le misure di preoccupazione prese dall’autorità col proibire l’accesso al campanile, il suono delle campane e lo sparo del cannone che segna le 9 pomeridiane e, più di tutto con la inaspettata sospensione della banda militare, la preoccupazione e le ansietà si erano straordinariamente accresciute così da suscitare un vero allarme.
Cosa stava succedendo?
Il Faro, il Padrone della Piazza, il Vecchio Campanile di San Marco, mostrava una crepa evidentissima che, di ora in ora si andava allargando… La fenditura che improvvisamente si è manifestata , poi rapidamente, per parecchie ore dilatata nel lata Nord della superba torre millenaria che è San Marco, ha una breve storia, che conviene narrare… in quanto dimostrare che il danno manifestatosi non è conseguenza di un profondo difetto organico della costruzione, come trattasse di un cedimento nelle fondazioni il che è escluso ma è come il riaprirsi ferita, prodotta da causa esterna. Fu nel 1745: un fulmine, cadendo sul campanile, lo scosse fieramente aprendo la fenditura. Allora la Serenissima affidò le riparazioni a due suoi archittetti, Poljeni e Zendrini che fasciarono con una fodera nuova di mattoni la parte offesa. Ma non troppo efficace la riparazione perché la parte nuova non si unificò con la vecchia ed i movimenti tellurici e le scariche elettriche disturbarono ancora quella zona ammalata della torre. Così 20 anni fa l’Ing. Saccardo si trovò a cerchiare di ferro un pilastrone della controcanna della rampa undecima. La ferita si è ora riaperta. Di fronte a questa condizione, mentre i tecnici escludono il pericolo di un crollo sentono la pochezza dei mezzi che la scienza può loro offrire allo scopo di curare radicalmente il male… ed invece, la natura fece il suo corso, il campanile che era sopravvissuto a terremoti, scariche di fulmini paradossalmente attirate dal parafulmine che vi era stato collocato, crollò anche a seguito del solito azzardo umano ed ai lavori che erano stati fatti alla base, minandone la stabilità in modo irreversibile.
Nessuno dice nulla. Si sentono rumori nella Piazza. La gente però curiosa e fa pellegrinaggi a vedere il crepaccio che si allarga facendo cadere polvere e calcinacci. Le autorità decidono di allontanare la folla per quanto possibile.
Le Spie segnarono da sabato fino alle 3 di ieri un allargamento del solco di un quarto di centimetro ma da quell’ora il movimento cessò completamente. Cadde intanto qualche calcinaccio e perciò il Municipio fece collocare un largo parapetto nel lato pericoloso del campanile….
Finalmente si decide per un sopralluogo del Genio che intima lavori immediati.
Viene sospesa la musica in Piazza. Voci convulse susseguono, forse un attentato al Re?
I reporters vengono sguinzagliati, i telefoni suonano, finalmente arriva la notizia, la musica è stata sospesa per l’allarme sulle condizioni statiche del Campanile e le autorità dicono che non c’è pericolo di crollo alcuno. Ma perché allora hanno sospeso la musica…
Sono LE 9 E mezza del 14 luglio, i tecnici salgono con una scala di 18 metri per capire lo stato delle cose, hanno appena appoggiato la scala quando la fendituracomincia ad allargarsi facendo cadere polvere e calcinacci. La folla si accalca per assistere ed il tecnico Gaspari, ispettore dei Vigili capisce che sono in gioco vite umane. Si lancia dalla scala ordinando lo sgombero delle case, dei cafè delle piazze.
‘’IL campanile crolla!
La gente viene trattenuta al molo, quella in piazza sospinta sotto l’orologio. Sono le 9, 47 per alcuni, le 9, 52 per altri. Cosi racconta un testimone oculare:
Dopo quasi dieci secoli, Venezia aveva perso la sua costruzione più caratteristica. Di quel giorno rimangono foto che testimoniano una Piazza San Marco piena di detriti la foto che invece, altro non è che uno dei primi falsi fotografici della storia ricostruito a fini turistici del momento del crollo.
Nessun fotografo era presente.
uno dei primi falsi storici del crollo
In pochi secondi un milione di pietre si erano sbriciolate su sé stesse, un crollo imponente, fragoroso ma … ordinato.
I danni agli edifici circostanti furono, tutto sommato, contenuti: venne distrutta la loggetta ai piedi del campanile e un angolo della Biblioteca Nazionale Marciana: una piccola inclinazione e un pezzo della Basilica di San Marco sarebbe andato distrutto ma i detriti del campanile arrivarono soltanto a sfiorare il colonnato esterno. Non ci furono vittime se non qualche ferito nelle ore successive più a causa del panico generato dal successivi crolli. Unica vittima, lo sfortunato gatto del custode che venne ritrovato ore dopo tra le macerie. Sul momento vennero accusati del crollo i responsabili della manutenzione, il custode che si era fatto costruire un cucinino e chi, in precedenza, aveva installato un montacarichi. Il Comune, però, parlò fin da subito di «imprevedibilità dell’evento» e nella relazione finale, dieci anni dopo, scrisse di «responsabilità larghe, commiste, collettive, che avevano riguardato parecchi decenni o meglio parecchie generazioni». «il campanile era ormai da tempo in pericolo, e a questo avevano contribuito gli originari difetti statici, grevi aggiunte posteriori, squarci reiterati di fulmini, brecce imprudenti aperte per qualche pratica comodità e inserzioni di materiali non bene legati con il resto della muratura».
Tanta apprensione in Svezia per Lady Hallè che…. proprio quei primi giorni di luglio, forse poco prima che la fenditura diventasse evidente, si trovava proprio a Venezia quasi certamente sempre ancora presa dalla querelle familiare che, allora, si stava per spostare sul fronte di una seconda causa contro la nuora.
Lady Hallè in PIazza San MarcoA Venezia ritratta da un fotografo amatoriale...e questo si capisce dal momento che lascia in ombra il viso, ma , non ci sono dubbi.
Il Giornale di Martstrand del 2 agosto 1902 pubblica questa foto di Lady Hallè.. Prima che il Campanile crollasse…Certo non si può vederlo come potete vedere ma immaginatelo a destra della grande costruzione…
Dopo questa disavventura, di essere stata comunque testimone di questo evento storico, Lady Hallè con il figlio Waldemar era tornata a Stoccolma e successivamente si era recata a Marstrand dove, continua il giornalista, ha passato alcune settimane, incantata dalla nostra bella città che nonostante il brutto tempo, ha trascorso così bene che pensa di tornare qui in settembre dopo una piccola gita a Preston in Scozia dove parteciperà a un paio di concerti. La sentiremo quindi al concerto che lei e suo fratello, il Prof. Neruda daranno il 7 agosto. saranno assistiti dalla Signorina OLGA NERUDA Professore a Manchester e insegnante di pianoforte dei figli del re Edoardo. Secondo quanto abbiamo sentito, anche la signorina Stockmarr assisterà con l’accompagnamento. È davvero una grande festa musicale che ci aspetta: la Regina del violino ci onora con una visita. E siamo sicuri che il nostro Re che è Principe anche nel mondo dei suoni, godrà della magnifica arte di LADY Hallè e del maestoso violoncello di suo fratello
E allora, in tema di fake-photo, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, eccola la foto ritoccata mettendo il suo viso al posto dell’ombra di una foto comunque bellissima
E chissà, magari nei giorni successivi furono proprio Waldemar e sua moglie a piangere di fronte allo spettacolo dell’incuria umana.
La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.
Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.
Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.
Il teatro allora era gestito da EdvardStjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.
I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani.Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.
(Goteborgposten 1861-12-30).
La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”
La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.
Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman,già Maestro di Cappella.
Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.
In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.
Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp
Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….
La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.
Wilma e Charles Hallé nel 1895, con lo spirito pionieristico che li aveva contraddistinti tutta la vita, accettarono l’invito di uno dei figli minori di Charles, Gustav che organizzò per loro un tour nientemeno che in sud africa dove, ovunque si spostassero, ricevettero una calorosissima accoglienza. In particolar modo, a Pietermaritzburg furono oggetto di una curiosa forma di complimento, come racconta Charles Hallé nelle sue memorie:
Siamo stati accolti alla stazione dal sindaco e sua moglie e da molte altre persone, e portati in stato all’Imperial Hotel, tenuto da una vedova, una donna di Manchester, e frequentatrice dei miei concerti lì, che ci ha fatto stare molto comodi. Fino ad ora ho incontrato persone di Manchester in ogni posto, così che spesso diciamo che non valeva la pena di venire così lontano...
essendo Pietermaritzburgcapitale del Natal aveva un pubblico che sembrava essere più distinto e includeva molti ufficiali che sembravano molto brillanti. Durante la serata il sindaco venne da noi con la richiesta di suonare un pezzo a un concerto che il Comune avrebbe dato la domenica pomeriggio alle 4. Pensa! un concerto dato di domenica dal municipio di una colonia inglese! I biglietti erano solo 2s. e Is., ma il bellissimo Municipio era affollato.
Il concerto iniziò, e dopo un solo d’organo e un altro brano eseguiti da altri musicisti, i due veterani suonarono la sonata Kreutzer….e quando abbiamo finito un membro del Comune si avvicinò e disse che dopo l’impressione appena ricevuta sarebbe stato meglio omettere il resto del programma (degli altri musicisti). Il pubblico applaudì e si disperse
A fashionable audience gathered in the Grand Hall , the Spa, on Tuesday evening on the occasion of Sir Charles Hallé and Madame Norman Neruda’s Musical Recital. Sir Charles Hallé has lost none of his old command over the pianoforte , while Madame Neruda’s brilliant execution and the ease with which she surmounted the most intricate passages in com positions arranged for the violin elicited most enthusiastic plaudis.The programme included solos and duets by the best composers. The phonograph has also been exhibited at the Spa(…). Un pubblico alla moda si è riunito nella Grand Hall, la Spa, martedì sera in occasione del Recital di Sir Charles Hallé e Madame Norman Néruda. Sir Charles Hallé non ha perso nulla della sua vecchia padronanza del pianoforte, mentre la brillante esecuzione di Madame Neruda e la disinvoltura con cui ha superato i passaggi più intricati nelle composizioni arrangiate per violino hanno suscitato i più entusiasti consensi. Il programma prevedeva assoli e duetti dei migliori compositori. Anche il fonografo è stato esposto alle Terme. Nonostante le grandi attrazioni alle Terme, gli altri luoghi di divertimento sono stati ben frequentati.
(St. Stephen’s Review, Volume 2 24 settembre1889) La frequentazione della coppia Norman-Néruda-Charles Hallè delle Terme di Scaroborough risaliva a qualche anno prima ma entrambi i musicisti sono rimasti attaccati a questo luogo dove, in più occasioni e situazioni diverse, hanno continuato ad esibirsi a lungo.
Il palazzo delle Terme era stato costruito nel 1850 e inaugurato nel 1858 su progetto di Joseph Paxton, lo stesso architetto del Crystal Palace. Comprendeva una grande sala centrale con gallerie adiacenti e, all’esterno, una doppia passeggiata e una strada carrozzabile, un colonnato con negozi, un palco per l’orchestra all’aperto e una torre di belvedere.
Nel 1626 Mrs Farrer, moglie del Balivo del paese, scoprì per caso delle sorgenti naturali che sgorgavano sotto la scogliera a sud di Scarborough: coloravano le rocce di un colore bruno-rossastro e avevano un sapore leggermente amaro. L’acqua sorgiva cominciò così ad essere utilizzata per curare piccoli disturbi e divenne una medicina ampiamente accettata dai locali. In realtà, le acque contenevano solo alti livelli di sali di magnesio e non avevano nessun effetto curativo/terapeutico, tuttavia, divennero universalmente note: nel 1660 il Dottor Wittie di Hull pubblicò il saggio Scarborough Spa in cui proclamò la cura dell’acqua, Taking the Water, la panacea per tutti i mali soprattutto se le acque fossero state prese nella stagione estiva, da metà maggio a metà settembre, promuovendo così anche i bagni di mare come benèfici per la salute. La pubblicità che ne derivò rese famosi ovunque le acque della città e la sua spiaggia e Scarborough, lentamente, si sviluppò non solo come una città termale alla moda ma come l’originale località balneare inglese. “Prendere l’acqua” divenne rapidamente una medicina popolare e attirando, di anno in anno, moltissimi visitatori. La prima Spa House fu costruita vicino al sito da cui sgorgavano le acque intorno al 1700: una struttura semplice, in legno progettata per la vendita e l’erogazione delle acque e fornire servizi di base ai visitatori. L’acqua venne presto anche imbottigliata per essere venduta. Dickie Dickinson fu nominato primo Governatore della Spa e incaricato di mantenere l’ordine e raccogliere denaro dai visitatori.
In meno di 50 anni Scarborough si sviluppò con la costruzione di alloggi intorno alla primitiva Spa, locande, osterie, una casa georgiana che veniva data in affitto e, più tardi, hotel di alta qualità. I turisti potevano frequentare caffetterie, librerie circolanti o godersi le corse di cavalli sulla spiaggia, le gite in barca e bagni di mare. Scarborough fu uno dei primi posti, se non il primo, a utilizzare le bathing machine.
La Spa divenne subito la sala da musica più popolare al di fuori di Londra. Nel 1875 fu costruito il primo tram in scogliera. L’8 settembre 1876 il salone delle Terme fu distrutto da un incendio ma grazie ai contributi di tutti, nel giugno 1879 la nuova Grand Hall fu aperta al pubblico e reinaugurata nel giugno nel 1880
Il tram, una sorta di funicolare, fu progettato per collegare il nuovo Lungomare (aperto nel 1869) alla cima della North Cliff, ma la sua apertura nell’agosto 1878 fu ostacolata da una carrozza che si staccò. Seguirono numerosi incidenti e guasti tecnici e infine uno smottamento che, nel 1887 fece decidere per la chiusura definitiva del percorso. Diciotto anni dopo chiuse anche il vicino Molo Lungomare, distrutto da una tempesta nel 1905.
Articolo tradotto dall’originale comparso in Musical America 10 maggio 1939 scritto da Wilma Spiering
Trad.V.Mazzotta
La personalità di Wilma Neruda vive nelle Lettere dei suoi contemporanei
A volte, le note biografiche sulla carriera di eminenti musicisti che non hanno lasciato proprie composizioni ai posteri sono così frammentarie che devono essere desunte dal commento dei loro contemporanei.
Wilma Maria Neruda è una di questi musicisti.
Dal momento che il 29 marzo scorso è stato il primo centenario della sua nascita, è forse interessante recensirla brevemente dall’ ingresso nel mondo musicale come bambina- prodigio e vedere se, da artista matura, ha ottenuto e superato la capacità e la comprensione della musica mostrata da bambina.
I trionfi da bambina violinista furono pochi.
(il che non è del tutto vero alla luce di quanto oggi sappiamo sui suoi concerti)
Tornando indietro di quasi un secolo al magro volantino della Wiener Allgemeine Musikzeitung su questo punto, si trova uno scarno avviso del suo debutto avvenuto il 27 dicembre 1846.
In seguito, i suoi meriti come musicista sono presentati da un critico molto partecipativo:
La bambina mi ha sorpreso, mi è piaciuta e mi ha emozionato
Riesce a produrre un tono virile sul suo piccolo strumento ma la vera prova del suo talento è la sua interpretazione matura delle composizioni che esegue.
Senza dubbio, il suo maestro, Leopold Jansa, capì che stava sorgendo una stella sull’orizzonte musicale il cui virtuosismo era paragonabile, forse a quello del grande Vieuxtemps.
Tuttavia, quando le insolite qualità della bambina divennero evidenti, riconobbe l’opportunità di dissuaderla da apparizioni premature.
In una lettera a Herr e Frau Neruda del 18 ottobre 1845, scrisse che avrebbe ridotto la retta per le lezioni della loro figlia se avessero accettato le sue condizioni.
(I insist) “that your daughter Wilma will have her complete musical education only under my tutelage and that without my consent you will not be able to bring her before the public.”
I Neruda devono aver acconsentito perché negli anni successivi si parla di sole due apparizioni a Londra, in una delle quali una Wilma di dieci anni suonava il Concertino di De Beriot con la Filarmonica londinese.
(anche questo oggi risulta non attestato dai concerti quotidiani in cui la piccola si esibì e…venne esibita!)
Con poche parole a margine, il London Musical World del 16 giugno, 1849, fa riferimento a questa performance.
E, forse, è significativo che in tutta la lunga e illustre carriera di Wilma Neruda, l’adulazione che le era dovuta non si trovava tanto nelle critiche/recensioni alle sue esibizioni ma nel lettere dei suoi contemporanei.
Lei era una sorta di corpo celeste attorno al quale altre celebrità ruotavano, non come satelliti, ma come artisti e colleghi alla pari, pronti a presentare il loro omaggio e ricevere il simpatia e comprensione di vero artista.
Espressione di stima reciproca.
Nelle lettere a lei indirizzate si rivela apprezzamento e stima reciproci
“Dear Colleague,” wrote Henri Wieniawski in May, 1863, “you will probably be very much surprised to receive these lines, but I want to express my sincerest thanks for mentioning me to our friend Charles Lose. I was exceedingly flattered, because I am one of the most fervent admirers of your great talent.
Cara collega”, scrisse Henri Wieniawski nel maggio 1863, “probabilmente sarai molto sorpresa di ricevere queste mie righe ma voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento per avermi menzionato al nostro comune amico Charles Lose. Ne sono stato estremamente lusingato, perché sono uno dei più ferventi ammiratori del tuo grande talento.
Joachim la pregò di includere l’ Adagio dal Settimo Concerto di Spohr in un recital a Berlino perché sentiva che l’avrebbe suonato magnificamente. Grieg si soffermò sulla sua incomparabile performance della Sonata in Sol maggiore di Brahms (Feb 6, 1888), e Hans Richter considerò di buon auspicio che Wilma Neruda sia apparsa con l’orchestra di Manchester nel primo concerto della stagione (4 gennaio, 1903). Ma, forse, la grande violinista non ha ricevuto più sfogo estatico di quello contenuto nell’ultima lettera di Henry Vieuxtemps.
Quale sconfinata esultanza! Vieuxtemps aveva trovato un degno successore che avrebbe eseguito e perpetuato le sue composizioni.
Wilma carissima your charming letter of March 14, 1881, de lighted me, and I have immediately set about the task of revising and finishing my concerto, and in consequence I have been thinking of you—of your adorable execution, and the joy I will experience of hearing you interpret it (…) How is your health? Take care of it. Grant yourself repose after the ex cessively hard work of a season. Do not do as I did. Do not overtax your strength. .. Wilma carissima», scrisse, «la tua affascinante lettera del 14 marzo 1881, mi ha deliziato e mi sono subito messo a revisionare e rifinire il mio concerto, e, di conseguenza, ho pensato a te—alla tua adorabile esecuzione e la gioia che proverò di sentirtelo interpretare.
Come stai? Prenditi cura di te. Concediti il riposo dopo l’eccessiva fatica di una stagione. Non fare come ho fatto io. Non sovraccaricarti.
L’intensa attività della sua giovinezza che lo ha contraddistinto suonava come un avvertimento mentre scriveva. Ma i primi anni di Wilma Neruda sono stati principalmente anni di preparazione.
I suoi maggiori trionfi non le arrivarono all’ inizio della sua carriera come è stato per Vieuxtemps ma nella mezza età quando come moglie di Sir Charles Hallè ha girato l’Australia e l’Africa meridionale ( il che non è del tutto vero a vedere la ricostruzione oramai consolidata dei concerti della Famiglia Neruda) Ho appena finito 36 Studi per violino che non saranno privi di interesse per te», continua Vieuxtemps nella sua lettera. “Prima di tutto scrivimi e dimmi Posso inviarti il concerto? “Sto aspettando tue notizie, e Ti mando mille affettuosi complimenti dal tuo adoratore e ammiratore Non si sa se Wilma rispose a questa lettera dal momento che Vieuxtemps morì sei giorni dopo averla scritta . Eppure le ultime parole del celebre virtuoso, la venerazione e la devozione espresse, e il pensiero che aveva dedicato il suo Concerto in sol maggiore a lei deve essere stata una grande ispirazione per Wilma Neruda. Eppure, a cento anni dalla sua nascita e solo ventotto anni dopo la sua morte, la sua fama è stata quasi dimenticata.
La sua personalità e la sua arte vivono solo nelle lettere dei suoi contemporanei