Accesso vietato ai Carlini!

Franz Neruda a Smedkoping  

VERA MAZZOTTA

Franz Néruda era il fratello minore di Wilma, violinista, violoncellista ma anche pianista molto talentuoso, compositore, che, dopo lo scioglimento del trio decise di rimanere ”al Nord”, lavorando tra Svezia e Norvegia sempre con lo scopo di far conoscere la musica ”classica” ovunque. Musicista affermato e conosciuto in tutta Europa, eppure, come scrisse ”Johnny”, giornalista del Blekingen-Kuriren del 25 gennaio 1895, ci furono occasioni in cui Neruda non ottenne nè successi nè soldi da un suo concerto e nulla potè il suo nome!

La giornata era iniziata male perchè, in una delle tante bettole della città di Smedkoping, che, sino ad allora aveva accolto starlette di infima categoria cacciate via anche dal peggiore teatro di Stoccolma salvo essere accolte con trionfi ed onori dal pubblico di Smedkoping, si cominciò a vociferare dell’arrivo di ‘‘tale’‘ Neruda. Erano i giovani leoni rampanti della società commerciale della città che, di fronte ad una birra olandese, discutevano sull’identità di ”tale” Neruda a loro, evidentemente, sconosciuto. Non sapendo proprio chi potesse essere, i giovani si rivolsero ad una persona considerata un oracolo in materia di arte e musica, il quale rispose con un gesto di superiorità,

SÌ! certo che LA conosco! L’ho sentita una volta, giovane piuttosto sfacciata ma niente di così straordinario. Il giornalista allora, si sentì in dovere di illuminare i giovani leoni rampanti e, con gentilezza:

Neruda non era uno di quei nani intelligenti da spettacolo di varietà ma un gentiluomo di mezza età con baffi rispettabili, un artista dal talento indiscusso e alta reputazione in tutta Europa. Tuttavia fu difficile riconciliarli con la scoperta che Neruda non indossava tutù nè sapeva fare piroette, sembravano delusi e, anzi negli occhi, soprattutto dell’ Oracolo c’era persino una luce di odio.

I giornali ce la misero tutta e attraverso diversi articoli riuscirono a presentare Neruda per quel che era effettivamente ma i cittadini, nonostante tutto, erano scettici. Dopotutto che spettacolo era? Uno uomo seduto su una sedia a suonare, sarebbe stato meglio se la città avesse offerto da mangiare o che almeno si fosse portato dietro una orchestra al completo! Perché spendere soldi in queste sciocchezze? In ogni caso, il giorno del concerto arrivò….più che una sala, una bettola, una stamberga dove, con molta difficoltà si radunarono una trentina di persone, di cui 20 donne!

L’ospite del concerto entrò salutando il suo pubblico con  un inchino ed un sorrisetto leggermente ironico. Il giovane pianista, alto e biondo, iniziò un delicato preludio a cui fece seguito il violoncello .Gli unici a rendersi conto che quello era uno dei dei piaceri musicali più elevati a cui assistevano erano il giornalista ed il direttore del giornale, per il resto la maggior parte del pubblico sembrava impassibile, dubbiosa, incapace di capire.

Tuttavia, l’artista aveva un inequivocabile ammiratore: una piccola, grassa, graziosa, dagli occhi luminosi….il peggior incrocio di carlino!

Ed ecco che, nel mezzo di un’incantevole fantasia su un motivo di canzone popolare boema saltò sul palco cominciando a camminare sfacciatamente come se fosse a casa. Ed il pubblico, magicamente, si risvegliò, a giudicare dall’interesse che cominciò a mostrare. Tutti seguivano con attenzione e sghignazzando le manovre dell’orribile cane.

E accadde di peggio. Il carlino divenne più audace. Si avvicinò sempre di più al violoncello, attratto da quella strana cosa che emanava un suono melodioso e cominciò a stuzzicarlo in ogni modo, con i denti, con le zampe, saltellando… pericolosamente ad odorarlo…! Franz aveva cercato di nascondere il nervosismo e mantenere la calma ma fu davvero troppo. Si interruppe bruscamente nel mezzo di un adagio struggente e gridò disgustato:

Portate via questo Animale!

Ma, lo spilungone che all’ingresso controllava i biglietti, a metà tra un contadino, un portiere e un cameriere, non si mosse dal posto: il proprietario del cane, era un vecchio consumatore di toddy molto alcolici che incontrare per strada poteva diventare molto pericoloso.

Il giornalista ed il direttore allora decisero di intervenire per catturare l’inquietante bestia, cosa più facile a dirsi che a farsi!

Il cane sgusciò via e si rifugiò sotto la sedia del suo grosso padrone. Li si sentiva al sicuro e non si sbagliava: il proprietario fece di tutto per difendere i diritti e le libertà del suo amato mettendosi tra gli inseguitori ed il suo cane.

Che volevano? Non potevano lasciarlo in pace? Non aveva pagato anche lui il biglietto come gli altri?

L’impresa però , nell’interesse dell’ordine, non poteva finire con una sconfitta ed il trionfo del male (!!): il cane doveva uscire.

Beh, allora prendilo…se ci riesci!

disse allora il proprietario in tono di sfida conoscendo bene il suo carlino.

Non si poteva esitare….

Con mia sorpresa, sono riuscito ad avere una presa salda sul collo dell’ amante della musica a quattro zampe e senza essere morso a scaraventarlo fuori nell’atrio con meno cerimonie di quelle che onestamente sarebbero state compatibili con i principi di una società a protezione degli animali.

Quel piccolo intermezzo aveva eccitato il pubblico e anzi, tutti cominciarono a seguire il concerto con più interesse dell’ inizio addirittura partecipando agli applausi dopo la fine dei brani anche se il segnale per gli stessi era dato dal giornalista presente e da un insegnante di musica.

Il padrone della sala  era un uomo semplice che non voleva spennare il suo prossimo per cui, quando si rese conto che il magro incasso non sarebbe neanche bastato a pagare l’affitto, fu preso dalla compassione per i poveri musicisti e li invitò a passare gratuitamente la notte in una stamberga dietro il salone, con le carte da parati in parte cadute, di solito usata come camerino per gli artisti di varietà.

Grande fu quindi  la sua sorpresa, quando gli sconosciuti ringraziarono educatamente declinando però fermamente l’invito lasciandosi portare da un taxi che era stato chiamato nel miglior albergo della città.  La stampa cittadina, ovviamente, ebbe a dire la sua sullo strano concerto.

il  Posten il cui editore era nativo di Stoccolma e un po’ esteta scrisse che i bravi residenti di Smedköping erano sconsiderati e veramente dei cani che non capivano nulla di arte

Mente il Tidningen, da sempre local-patriottico, ammetteva, sebbene a malincuore che Neruda era certamente un grande artista ma … troppo grande per Smedköping.

Ergo: non aveva niente a che vedere con la cittadina!

E quella valutazione certamente coincideva in qualche modo con l’opinione pubblica.

Penserete che Franz Neruda non abbia mai più messo piede in quella cittadina ma non fu così, tornò nel 1895 per esibirsi con uno dei più importanti cantanti dell’epoca, Salomon Smith accompagnato da sua moglie Dagmar : il successo fu enorme, ma stavolta…

Accesso vietato ai carlini!

Una festa per i Fratelli Neruda

Vera Mazzotta

La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.

Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.

Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.

Il teatro allora era gestito da Edvard Stjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.

I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani. Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.

(Goteborgposten 1861-12-30).

La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”

La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.

Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman, già Maestro di Cappella.

Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.

In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.

Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp

Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….

La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.

(Post- Och Inrikes Tidningar1861-11-26).

Un concerto ignorato

di Vera Mazzotta

Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.

Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire

‘Non possiamo aggiungere altro”

I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.

Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.

Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.

Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

J. Kenig

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda

Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema

Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè

La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.

E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.

Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.

Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.