Lady Hallé a New York

Portrait Musical Courrier 1899

LADY HALLE, che spicca tra le donne violiniste, arriva negli Stati Uniti sostenuta abbondantemente dalla grande reputazione che la precede.

In nessun senso si è rivelata una delusione, anzi, sotto ogni aspetto ha più che soddisfatto le alte aspettative create da una reputazione tanto esaltata oltre oceano.

Dal suo arrivo in questo paese, Lady Hallé ha fatto relativamente poche apparizioni, eppure le sue lodi sono sulla bocca di tutti e, a lei si brinda nei circoli musicali. Innegabilmente ha ottenuto un brillante successo.

I critici hanno elargito ardenti elogi mentre il pubblico ha dimostrato eloquentemente il proprio apprezzamento.

Copertina Musical Courier 1899-22-03
Gli ammiratori di Lady Hallé saranno felici di sapere che terrà un recital a New York mercoledì pomeriggio, 5 aprile, nella Sala Mendelssohn. 
Lady Hallé eredita i suoi talenti da una generazione di antenati musicisti, di cui il più vecchio e conosciuto fu Jacob Neruda, nativo di Rossiez, vicino Praga, morto nel 1732; lei è nata il 29 marzo 1839.
Da piccola ha dato prova di doti musicali eccezionali. Ascoltava per ore suonare suo  fratello, Franz Nèruda, e quando rimaneva sola prendeva il suo violino dalla sua custodia per tentare di pizzicare con le dita la musica che aveva sentito suonare al fratello.
Dal primo momento, ha dimostrato predilezione per il violino, al contrario, il pianoforte non possedeva alcuna attrazione. 
Suo padre, che era un musicista abbastanza noto, decise che i suoi talenti dovessero essere coltivati e iniziò a insegnarle regolarmente il violino e lei attribuisce gran parte del suo successo alla solida educazione musicale che ha acquisito sotto l'amorevole insegnamento di suo padre. A soli otto anni, la piccola “Wilma” suonò davanti al grande Jansa che la proclamò un fenomeno. Poco dopo, suonò in uno dei suoi concerti a Vienna, per la gioia e gli applausi di un grande pubblico e della critica. Uno dei brani  che ha suonato è stata una difficile sonata di Bach.
Parlando della sua prima apparizione in pubblico Edouard Hanslick disse

She is wonderful, indeed, in bravura music, in musical intelligence, and finally in her remarkable accuracy.

“È meravigliosa, davvero, per il virtuosismo, l'intelligenza musicale e, infine, la sua notevole precisione.”

Citando anche il famoso detto di Goethe:
If we develop proportionately when grown up as in childhood, we must all be geniuses.”
“Se  crescendo ci sviluppiamo proporzionalmente come nell'infanzia, dobbiamo essere tutti dei geni.”

La brillante promessa di ragazza si è realizzata in modo straordinario nella donna.
Lady Hallé si è sviluppata così come è cresciuta.
Nel 1864, a soli quattordici anni, suonò in uno dei concerti di Pasdeloup a Parigi. Joachim era tra quelli che sono andati ad ascoltarla e ammirarla: è una strana coincidenza che a Charles Hallé che stava per ascoltarla per la prima volta, abbia detto queste parole:
“Ti consiglio caldamente di ascoltare la giovanissima violinista Wilhelmina Néruda, senza indugio, e di ingaggiarla per un con certo se l'occasione si offre. Ricordati, quando le persone la sentiranno suonare, non penseranno a me così tanto".

Lo stesso anno la giovane violinista sposò Norman, direttore d'orchestra di Stoccolma dove andò a risiedere e dove, nel 1869, divenne Professore di Violino alla Reale Accademia. Questo non le ha però impedito di continuare nelle sue tournée di concerti; nel 1870 divenne una delle musiciste preferite a Londra, non solo come solista, ma come comprimaria del quartetto dei Popular Concert.
Dopo la morte di Norman, Madame Néruda sposò Sir Charles Hallé, uno dei più illustri musicisti d'Inghilterra.

I due hanno fatto un lungo tour arrivando sino in  Sudafrica.
Lady Hallé ha per anni goduto della più alta posizione sociale e professionale e la sua popolarità tra i frequentatori di concerti non è mai diminuita. Ogni volta che suona a Parigi, Londra, Vienna, Berlino o una qualsiasi delle altre grandi città attira un vasto pubblico


originale
https://ia904505.us.archive.org/32/items/sim_music-magazine-and-musical-courier_1899-03-22_38_993/sim_music-magazine-and-musical-courier_1899-03-22_38_993.pdf
 

In memoria di una grande violinista

Articolo tradotto dall’originale comparso in Musical America 10 maggio 1939 scritto da Wilma Spiering

Trad.V.Mazzotta

La personalità di Wilma Neruda vive nelle Lettere dei suoi contemporanei

A volte, le note biografiche sulla carriera di eminenti musicisti che non hanno lasciato proprie composizioni ai posteri sono così frammentarie che devono essere desunte dal commento dei loro contemporanei.

Wilma Maria Neruda è una di questi musicisti.

Dal momento che il 29 marzo scorso è stato il primo centenario della sua nascita, è forse interessante recensirla brevemente dall’ ingresso nel mondo musicale come bambina- prodigio e vedere se, da artista matura, ha ottenuto e superato la capacità e la comprensione della musica mostrata da bambina.

I trionfi da bambina violinista furono pochi.

(il che non è del tutto vero alla luce di quanto oggi sappiamo sui suoi concerti)

 Tornando indietro di quasi un secolo al magro volantino della Wiener Allgemeine Musikzeitung su questo punto, si trova uno scarno avviso del suo debutto avvenuto il 27 dicembre 1846.

In seguito, i suoi meriti come musicista sono presentati da un critico molto partecipativo:

La bambina mi ha sorpreso, mi è piaciuta e mi ha emozionato

Riesce a produrre un tono virile sul suo piccolo strumento ma la vera prova del suo talento è la sua interpretazione matura delle composizioni che esegue.

Senza dubbio, il suo maestro, Leopold Jansa, capì che stava sorgendo una stella sull’orizzonte musicale il cui virtuosismo era paragonabile, forse a quello del grande Vieuxtemps.

Tuttavia, quando le insolite qualità della bambina divennero evidenti, riconobbe l’opportunità di dissuaderla da apparizioni premature.

In una lettera a Herr e Frau Neruda del 18 ottobre 1845, scrisse che avrebbe ridotto la retta per le lezioni della loro figlia se avessero accettato le sue condizioni.

(I insist) “that your daughter Wilma will have her complete musical education only under my tutelage and that without my consent you will not be able to bring her before the public.”

I Neruda devono aver acconsentito perché negli anni successivi si parla di sole due apparizioni a Londra, in una delle quali una Wilma di dieci anni suonava il Concertino di De Beriot con la Filarmonica londinese.

(anche questo oggi risulta non attestato dai concerti quotidiani in cui la piccola si esibì e…venne esibita!)

Con poche parole a margine, il London Musical World del 16 giugno, 1849, fa riferimento a questa performance.

E, forse, è significativo che in tutta la lunga e illustre carriera di Wilma Neruda, l’adulazione che le era dovuta non si trovava tanto nelle critiche/recensioni alle sue esibizioni ma nel lettere dei suoi contemporanei.

Lei era una sorta di corpo celeste attorno al quale altre celebrità ruotavano, non come satelliti, ma come artisti e colleghi alla pari, pronti a presentare il loro omaggio e ricevere il simpatia e comprensione di vero artista.

Espressione di stima reciproca.

Nelle lettere a lei indirizzate si rivela apprezzamento e stima reciproci

Dear Colleague,” wrote Henri Wieniawski in May, 1863, “you will probably be very much surprised to receive these lines, but I want to express my sincerest thanks for mentioning me to our friend Charles Lose. I was exceedingly flattered, because I am one of the most fervent admirers of your great talent.

Cara collega”, scrisse Henri Wieniawski nel maggio 1863, “probabilmente sarai molto sorpresa di ricevere queste mie righe ma voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento per avermi menzionato al nostro comune amico Charles Lose. Ne sono stato estremamente lusingato, perché sono uno dei più ferventi ammiratori del tuo grande talento.

Joachim la pregò di includere l’ Adagio dal Settimo Concerto di Spohr in un recital a Berlino perché sentiva che l’avrebbe suonato magnificamente. Grieg si soffermò sulla sua incomparabile performance della Sonata in Sol maggiore di Brahms (Feb 6, 1888), e Hans Richter considerò di buon auspicio che Wilma Neruda sia apparsa con l’orchestra di Manchester nel primo concerto della stagione (4 gennaio, 1903). Ma, forse, la grande violinista non ha ricevuto più sfogo estatico di quello contenuto nell’ultima lettera di Henry Vieuxtemps.

Quale sconfinata esultanza! Vieuxtemps aveva trovato un degno successore che avrebbe eseguito e perpetuato le sue composizioni.

Wilma carissima your charming letter of March 14, 1881, de lighted me, and I have immediately set about the task of revising and finishing my concerto, and in consequence I have been thinking of you—of your adorable execution, and the joy I will experience of hearing you interpret it (…) How is your health? Take care of it. Grant yourself repose after the ex cessively hard work of a season. Do not do as I did. Do not overtax your strength. .. Wilma carissima», scrisse, «la tua affascinante lettera del 14 marzo 1881, mi ha deliziato e mi sono subito messo a revisionare e rifinire il mio concerto, e, di conseguenza, ho pensato a te—alla tua adorabile esecuzione e la gioia che proverò di sentirtelo interpretare.

Come stai? Prenditi cura di te. Concediti il riposo dopo l’eccessiva fatica di una stagione. Non fare come ho fatto io. Non sovraccaricarti.

L’intensa attività della sua giovinezza che lo ha contraddistinto suonava come un avvertimento mentre scriveva. Ma i primi anni di Wilma Neruda sono stati principalmente anni di preparazione.

I suoi maggiori trionfi non le arrivarono all’ inizio della sua carriera come è stato per Vieuxtemps ma nella mezza età quando come moglie di Sir Charles Hallè ha girato l’Australia e l’Africa meridionale ( il che non è del tutto vero a vedere la ricostruzione oramai consolidata dei concerti della Famiglia Neruda) Ho appena finito 36 Studi per violino che non saranno privi di interesse per te», continua Vieuxtemps nella sua lettera. “Prima di tutto scrivimi e dimmi Posso inviarti il concerto? “Sto aspettando tue notizie, e Ti mando mille affettuosi complimenti dal tuo adoratore e ammiratore Non si sa se Wilma rispose a questa lettera dal momento che Vieuxtemps morì sei giorni dopo averla scritta . Eppure le ultime parole del celebre virtuoso, la venerazione e la devozione espresse, e il pensiero che aveva dedicato il suo Concerto in sol maggiore a lei deve essere stata una grande ispirazione per Wilma Neruda. Eppure, a cento anni dalla sua nascita e solo ventotto anni dopo la sua morte, la sua fama è stata quasi dimenticata.

La sua personalità e la sua arte vivono solo nelle lettere dei suoi contemporanei


Norman Nèruda’s Christmas love

Vera Mazzotta

Lady Hallé (con questo titolo Madame Norman- Neruda è diventata nota a tutti nei suoi ultimi anni di residenza in Inghilterra in virtù del suo matrimonio con Sir Charles Halle nel 1888) fu, nonostante le apparenze, non solo capace di divertirsi ma anche di essere divertente lei stessa in modo semplice, come ben sapevano i suoi amici. Era, per esempio, piena di gioia e allegria quando il Natale era alle porte con il suo Albero natalizio. Credo che neanche Charles Dickens stesso sia mai riuscito a superarla nell’amore per questa festa, bella e commovente. Era quello il momento in cui dava pieno sfogo alla sua natura estremamente gentile e generosa. Nessuno di coloro che ha avuto il privilegio di vederla potrebbe mai dimenticare l’eccitazione che teneva a bada con cui conduceva i suoi ospiti e la famiglia nella stanza dove l’albero di Natale ardeva in tutto il suo splendore. Sotto di esso, si era certi di trovare qualche regalo, grande o piccolo, per ognuno.

A short History of English music / by Ernest Ford.

Wilma Norman Néruda

(un ritratto)

Nordisk musik-tidende, Månedsskrift for musiker og musikvenner

Marzo 1886.

VERA MAZZOTTA

Non sono passati molti anni da quando il sorprendente Hans von Bülow ha pubblicato una delle sue altrettanto famose “lettere di viaggio”, note per il loro sarcasmo, in cui ha informato il mondo musicale che Joachim aveva trovato la sua rivale:

Questo unico rivale dell’ Irraggiungibilevive in Inghilterra ed è una Lei: porta il nome di Madame Norman Neruda

Per gli spettatori più giovani, che avevano meno familiarità con la cronaca musicale, questo nome suonava piuttosto estraneo ma non per il pubblico musicale tedesco per il quale, continua Bülow,

era semplicemente leggendario

dal momento che ebbero modo di sentirlo a Lipsia nel 1874. Tuttavia la Norman-Nèruda era diventata, successivamente, un’ ospite così raro nelle nostre sale da musica che gli anziani dovettero venire in aiuto alla curiosità dei giovani e insegnare loro che il Prodigio Wilma Neruda, che intorno al 1850 sia in patria che all’estero aveva raccolto i suoi primi trionfi, ora era cresciuta sino ad arrivare ad una grandezza colossale.

Von Bülow l’ha definita Die Geigenfee, Fata del Violino, e confessa di essere stato letteralmente elettrizzato dal suo suonare. (…)

Lo spirito, l’anima, la vita, il calore, lo stile, il nobile, questa è la magia che colpisce i cuori dei suoi ascoltatori. Sotto questo aspetto è grande e pura come Joachim e, come lui, unica. (…)

Wilma Nèruda vanta una stirpe di antenati illustri e dotati.

Il primo violinista a portare questo nome fu J. Chrisostomus nato a Rossiz in  Boemia. Vissuto all’inizio del secolo scorso, fu educato musicalmente a Praga. Lavorò nell’ attuale Orchestra del Teatro, ma, in seguito divenne monaco. Anche suo fratello minore, Johan Georg, coltivò il violino, compose anche lui ogni genere di musica, fece viaggi e nel 1750 lavorò a Dresda; in seguito si dedicò solo nell’educazione dei suoi figli, Ludvig e Anton Frederik.

L’organista della cattedrale di Brünn, Josef Neruda, che era un secolo più giovane della prima coppia di fratelli, era il padre di Wilma.

Tutti i suoi cinque figli hanno ereditato del talento ma in assoluto, la più dotata era Wilma, nata il 29 marzo 1839 ( in realtà nel 1838 n.d.t.) per la quale, già nella prima infanzia il Cielo aveva messo sulla sua strada il violino. A soli quattro anni ricevette la prima istruzione da suo padre e imparò a inchinarsi di fronte al suo pubblico rapidamente e in modo così sicuro che all’età di sei anni fu mandata a Vienna per avere la guida di un maestro. Dopo aver studiato per un anno con Leopold Jansa, divenne così brava da esibirsi davanti ad un pubblico vero.

Insieme alla sorella maggiore, Amalie, si esibì nel 1846 allo Streichers Salon e, da allora, tenne molti concerti nello stesso anno e nel gennaio successivo nella sala del vecchio Musikforening. Nell’ultimo di questi concerti è stata onorata della presenza e del contributo di Jenny Lind. Quando le due sorelle hanno tenuto concerti a Baden, vicino a Vienna, in agosto, il loro fratello Victor si è unito a loro come violoncellista e Wilma, “il piccolo angelo che suona il violino“, ha suscitato tanta simpatia quanto ammirazione.

La percezione era che superasse di gran lunga i suoi anni per il completo dominio della forma, la purezza dell’intonazione ed il suono fine ma potente del suo piccolo strumento, tanto da trovare ovunque riconoscimenti unanimi. Da qui, i tre giovani sono andati al nord e hanno riportato trionfi a Lipsia, Berlino, Amburgo e in altre città. L’8 giugno del 1849 Wilma suonò con la London Philharmonic un concerto di De Bériot; negli anni successivi i Nèruda risiedettero per lo più in Russia.

Victor morì a Pietroburgo ma il suo posto nel trio fu presto preso da un altro fratello, Franz. Una sorella minore, Marie, si unì a loro come secondo violino così, per un po’, formarono un quartetto completo.

Quando Amalie, la pianista, si ritirò dalla carriera. (in realtà terminò la carriera con i sufratelli, dedicandosi all’attività musicale in patria con il marito) c’era di nuovo un trio d’archi in tour attraverso Norvegia, Svezia, Danimarca e al Gewandhaus di Lipsia, dove Wilma suonò il Concerto di Mendelssohn il 23 ottobre 1862.

Ovunque si esibisse trovò numerosi amici ed estimatori ma nel 1864 il gruppo si sciolse quando Wilma sposò lo svedese Hofkapelmester Ludvig Norman e seguì il marito a Stoccolma. Anche sua sorella Marie, in seguito, si stabilì a Stoccolma come moglie del cantante lirico Arlberg mentre Franz iniziò a Copenaghen una serie di attività musicali di lunga data presso la Cappella Reale. Di tanto in tanto, tuttavia, i fratelli si univano per suonare e fare concerti insieme. Nelle attività musicali dell’ Associazione per la musica da camera fondata da Wilma, ornamento per la vita musicale pubblica di Stoccolma, Marie prese parte attiva per diversi anni e quando la sorella maggiore trasferì la sua attività a Londra, trovò in suo fratello Franz un valido aiuto..

Anche mentre era al Nord, Wilma non ha rinunciato ai suoi tour musicali.

Nello stesso anno è stata ascoltata a Copenaghen, Lipsia, Francoforte, Colonia, nella sua città natale Brünn e in altre città.

Nel 1868 fu a Parigi dove ottenne un vero trionfo:

La sua grazia femminile si riflette in un uso dell’ arco mai forzato e da maestro, la sua incomparabile correttezza, la purezza dello stile e la sua sorprendente certezza e la sua grande poesia nel suonare”, afferma Fétis, ‘determinano una ammirazione entusiasta’: era la Stella delle Sale Musicali quanto della Distinguished Society, suonava per l’Imperatore alle Tuilleries, con e per il Principe Metternich, al Conservatorio, nei Concerti di Pasdeloup, e il pubblico non era mai stanco di sentirla.

È stata anche insignita di onorificenze ad Amsterdam, Rotterdam e Bruxelles. A Londra furono così presi dal suo modo di suonare che non volevano più lasciarla andare.

Quando il canto nobile e pieno di sentimento del suo violino, dopo vent’anni, deliziò nuovamente il pubblico dei Concerti della Filarmonica londinese, il 17 maggio 1869, Madame Nèruda non aveva idea che avrebbe inaugurato una stagione che, sempre con molta visibilità, sarebbe durata fino al fine della sua carriera.

Aveva anche tante preoccupazioni riguardo alla proposta di Vieuxtemps di passare l’inverno a Londra suonando come Primo violino ai Monday Popular Concert, ma quando alla fine decise, entrò in un circolo di attività che la impiegarono completamente e costantemente. Da allora, ogni inverno e primavera è stata occupata in attività musicali inglesi e ha anche preso residenza permanente a Londra.

I Popular Concert, i Philharmonic Concert al Chrystal Palace, così come i Recital di Charles Hallé sono tutti orgogliosi di avere lei come una delle loro principali sostenitrici e attrazioni e i suoi Concerti di Chamber Music insieme a Piatti, Ries e Zerbini o con Hallé o suo fratello Franz oggi rappresentano uno dei più squisiti e piacevoli eventi musicali.

Anche Hans von Bülow ha recentemente affermato che non si può immaginare nessuno più completo di questa artista nella sua interpretazione del Trio di Brahms in si maggiore.

Che la stagione dei concerti a Londra inizi così presto e duri così a lungo è, probabilmente, il motivo per cui in Germania, purtroppo, raramente si ha occasione di rallegrarsi della presenza di questa Joachim-donna.

Seppur sporadicamente, come nel 1874 a Lipsia e Francoforte, nel 1877 a Vienna, nel 1878 a Parigi, 1879 in Olanda e Düsseldorf, nel 1880 e 1881 a Vienna, Pest, Colonia, Hannover, Berlino, Dresda, Praga, Trieste, ha riaffermato sul Continente il ricordo della sua esistenza nel pubblico. Nel suo tour nel 1879, H. v. Bülow le ha promesso la sua partecipazione ma è stato anticipato dalla malattia, e il pubblico ha così perso il piacere di ascoltarli insieme: Bulow fu sostituito da Charles Hallé, amico del nostro artista ed estremamente popolare in Inghilterra, sia come pianista che come direttore d’orchestra. Entrambi celebrarono ora eccellenti trionfi su entrambe le sponde del canale.

La versatilità che, giustamente, si apprezza molto in Mr. Hallé, i cui programmi includono sia i classici che i preziosi nuovi compositori, ha così avuto occasione di essere ammirata, insieme alla stessa Wilma, nella sua patria tedesca.

La grande maestria, riconosciuta nello stile perfetto che ricordava Joachim, e con il quale lasciava che Bach, Beethoven, Brahms rientrassero nei loro brani, interpretandoli ognuno secondo lo stile e lo spirito che era loro tipico con “correttezza, non solo nella lettura musicale, ma anche dello spirito” che è un aspetto che la caratterizza. Non bisogna cercare la causa dell’enorme e profondo effetto del suo modo di suonare nella splendida completezza della sua tecnica, nella purezza cristallina del suo timbro o nella stupefacente abilità di condurre l’arco ma, prima di tutto nella sua musicalità. Per la potenza maschile e la grazia femminile con le quali sa affrontare i passaggi più brillanti con il suono più dolce, per la nobile semplicità, l’ammirevole espressione o perché più non cerca il semplice effetto e più, invece lo ottiene, Madame Norman Néruda è la poesia incarnata del violino, una artista per grazia di Dio, l’unica che, oggi, abbiamo per questo strumento. Quando, poco prima di morire, Vieuxtemps,

suo adoratore ed estimatore“, dedicò a “Wilma Carissima” la sua ultima opera, il suo VI Concerto per violino, in cui aveva “deposto tutto il suo sapere, tutto la sua esperienza, e tutta la sua anima.” chiedendole ” se lo ritenesse un’opera abbastanza buona da portare il suo nome”, sognò, come scrive nella sua ultima lettera, “il suo modo incantevole di suonare e la felicità di ascoltare la sua composizione la sua composizione interpretata da lei. Non lo sorprese, tuttavia, che il suo lavoro, a lei dedicato e sua opera postuma abbia letteralmente preso vita sotto il suo arco, nobilitato dalla sua interpretazione.

Wilma Neruda appartiene a quelle speciali nature artistiche che, nonostante la fedeltà con cui interpretano un’opera, sembrano tuttavia riuscire ad elevarla a una sfera più alta. Ma se è vero ciò che disse una volta Charles Hallé, che suona meglio non solo ogni anno, ma ogni volta che appare in pubblico, allora dobbiamo essere d’accordo con H. v. Bülow quando si domanda

Quale potrà mai essere la fine di tutto questo?

La famiglia Nèruda

Dalibor 1 Luglio 1862

J.V.T (libera traduzione dal ceco)

V.Mazzotta

Anno 1844

Novembre stava già scuotendo i suoi riccioli di foglie gialle quando sono arrivato a Brno. Il mio desiderio mi ha portato lì più veloce di una locomotiva a vapore. Desideravo guardare il focolare dove bruciano  le scintille della sacra fiamma che i cechi stanno  riscaldando quando pensiamo al passato e al futuro. Ho trascorso alcuni giorni confortanti in questo grembo di nuove speranze nascenti nascondendo  la mia immagine altrove.

Un giorno stavamo passeggiando con S. … dopo František. Non sentivamo la pioggia fitta e minuscola che scrosciava, non ci importava, sopraffatti dalla conversazione. Il giorno era passato, ma non lo sapevo nemmeno. In serata è poi arrivato Mikšíček e ci ha condotto in cima, al trono di San Pietro.

Oggi vedrete altre due rarità di Brno, mi ha assicurato. Non vedevo l’ora.

Attraverso una porta bassa, entrammo nell’androne angusto e buio di un antico palazzo e, dall’androne, alla magnifica sala. Nel mezzo c’era un pianoforte aperto con due candele accese e vi sedeva una bambina di sette o otto anni, e una anche più piccola, gli stava accanto con un violino; il concerto di De Beriot stava aperto sul leggio davanti ai piccoli musicisti. Questa è stata la prima rarità di Brno, la figlia del signor Néruda, musicista della Cattedrale. Néruda era in piedi accanto al pianoforte quando entrammo e ci salutò allegramente. Due donne gentili hanno fatto lo stesso. Una mi è stata presentata come la padrona di casa, l’altra, più giovane, sospetto sua parente, mi è stata presentata come l’unico patriota nella capitale del Margraviato di Moravia. Quella era la seconda rarità di Brno.

La Néruda più giovane mi guardò con il suo occhio vivace, senza paura, come se volesse dire: ebbene, aspetta, sentirai! e il padre fece un cenno alle figlie: erano pronti per il concerto serale e stavano solo aspettando noi. Il padre diede l’attacco e le ragazze iniziarono.

Ho ascoltato e mi sono meravigliato ma, o perché il caldo della mia misera pace avesse chiuso il mio animo o perché stanco di aver passato tutto il giorno a discutere con i miei amici di affari nazionali, non riuscivo a trovare alcuna delicatezza nel suonare delle piccole Nèruda. Suonarono entrambe, specialmente il piccolo, simpatico folletto con il violino, fino alla fine con estrema disinvoltura fino a suscitare stupore: le corde sotto le dita della piccola violinista gemevano ancora, potevi quasi percepire quanto le stesse sembrassero riluttanti e con quanta forza uscissero i suoni da loro. Potevo percepire quanta fatica facessero i bambini a suonare, mi dispiaceva  per  la ancor piccola Vilemina.

Non posso biasimare (il padre) ma io sono nemico dell’ostentazione esagerata delle forze dei bambini, e così allora mi sembrava. Si è improvvisamente finiti a giudicare, del resto la spada del giudizio si sguaina sempre facilmente, soprattutto sugli inizi artistici. Questa è spesso la corte più insopportabile. (…) Conosco diversi esempi. Allora, stavo per fare qualcosa del  genere  anch’io ma non mi sentivo in colpa dopo quella giornata faticosa.

“Beh,  ti piace la nostra Milanollo morava?” mi ha chiesto il mio amico che mi aveva accompagnato dai Nèruda quando finalmente ci ritrovammo sotto il cielo stellato.

Ho alzato le spalle….Vilemina e Amálie, bambine, suonavano meravigliando, ma addirittura definirla Milanollka Morava? la Milanollo morava?! Non lo so…ma ora la sto pagando

1847

Le chiome degli alberi si sono ingiallite di nuovo  e hanno aperto la strada al nuovo novembre: l’ho visto arrivare sul nostro Petřín (la collina al centro di Praga) tra il vento secco delle strade di Praga. Improvvisamente guardo tra gli annunci colorati quello del concerto dei Néruda

Ah! quindi sono già qui.
I giornali avevano già annunciato il loro arrivo raccontando i loro trionfi a Vienna e, se non erro, a Berlino e a Yratisiavi.
Ero, certamente, eccessivamente esigente.

Nonostante non fossero più  ‘come le Milanollo’ ma famosi in giro per il mondo, per me erano qualcosa di interessante ma per i cechi dovevano essere un evento doppiamente gradito, resi famosi dai loro successi, come un raggio di sole che avesse illuminato i loro comuni villaggi paterni. Dissi tra me e me: chissà come sono cambiati in questi tre anni? nemmeno tre, perché avevano suonato a Vienna giusto sei mesi fa.
Alla fine ci trovammo nell’atrio.
Le aspettative del pubblico non sembravano alte: i bambini prodigio ormai sono fuori moda. Siamo saturi: le sorelle italiane (le Milanollo) hanno soffocato tutti gli altri. Cos’altro sarebbe potuto venire per loro?
Una bambina in gonna rossa e mutandine bianche si sarebbe di nuovo esibita qui, punto.
Ho riconosciuto la più piccola a prima vista e mi ha fatto tornare in mente 3 anni fa quando stava per iniziare il concerto di De Beriot; quello era lo sguardo che conoscevo ma non l’ho riconosciuta quando suoni puri come perle hanno cominciato a formarsi sulle corde e, increspandosi, hanno cominciato a volare dietro, sulle ali del vento, puliti e sicuri, forti e gentili come i violini dei primi maestri.
Non la riconoscevo: era il genio di uno che suonava nell’autunno della vita ma, racchiuso nel corpo umano piccolo di bambino.
Nessuno dei miei amici aveva mai pensato sarebbe potuta accadere una cosa simile quando sentimmo Vilemina a Brno, tranne suo padre che ha percepito lo spirito di sua figlia.
Che sarebbe accaduto fra altri 10 anni?

Il 1857 lo ha descritto con parole più belle uno dei più famosi poeti  Syrokomla, che scrisse alle due sorelle a Vilnius nel memoriale:
https://books.google.it/books?id=zXEqAAAAYAAJ&pg=PA327&dq=Wladyslawa+Syrokomli+Neruda&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&ved=2ahUKEwjH8IvmwOD0AhXGGewKHcXYDo0Q6AF6BAgIEAI#v=onepage&q=Wladyslawa%20Syrokomli%20Neruda&f=false
 

A Wilma
Quando ci tocca nelle profondità
Il gioco del tuo arco, così aggraziato, così forte
Chlubo Słowianek, un artista ispirato,
Ricevi un ricordo dagli abitanti di Vilnius!
Cosa posso regalarti  per questi momenti piacevoli, che tutti quelli che ti ascoltano avevano nell’anima,
per la commozione per il piacere, per il brivido, per la gioia dello spirito?
 Per molto tempo rimarrà in noi l’impressione di Dio, ti penseremo da lontano
Armato del tuo talento, del tuo Spartito e di Dio,
Tu andrai nei paesi dove la fama ti aspetta.
Ovunque tu sia, ricorda la città lituana
Perché qui lasci un gruppo di amici,
Che benedizione la tua via celeste.
Condividerà di cuore i tuoi trio
nfi.

Il debutto viennese

V.Mazzotta

strand 1897

When we describe the Little Neruda as a phenomenon for her age, there is no small praise: she is already a fully equipped virtuoso.

Professor Edouard Hanslick

I Nèruda a Brno

Vera Mazzotta

Il primo Trio Nèruda fu quello formato da Viktor, Wima e Amalie che il padre, Josef cominciò a far esibire in tutta Europa fin dal 1846. Nel 1852, subito dopo la tourneè in Polonia e Russia, il giovane Vicktor si ammalò e morì, e Franz, il fratello minore, che allora aveva solo 9 anni e che stava studiando il violino, venne passato al violoncello in modo da ricoprire il posto lasciato vuoto dalla morte di Viktor. I primi concerti immediatamente successivi alla morte del maggiore dei Néruda infatti, non vedono il piccolo Franz ancora suonare con le sorelle perchè aveva evidentemente bisogno di più tempo per impratichirsi della tecnica del violoncello oltre che de repertorio. Franz entrerà in pianta stabile nel trio delle sorelle Wilma, Amalia e Marie, solo progressivamente.

Amalie nel 1857 sposando Wickenhauser, direttore di orchestra de German Theatre, di fatto smetterà di accompagnare le sorelle all’estero e il nuovo ensemble Néruda diventerà quello formato, appunto da Franz, Wilma e Marie che costituirono un trio cameristico di altissimo livello che, con le entrate, contribuì ad arricchire ed innalzare il livello della famiglia tanto da consentirgli di acquistare una casa più grande. Ovunque si esibissero, il pubblico era deliziato della varietà e dalla novità dei programmi che il trio proponeva.

Il successo derivava in parte dal format che consentiva a tutti i fratelli di esibirsi in formazione cameristica ma anche come solistici, ma soprattutto, dalla grande capacità che avevano di unire brani di ogni provenienza e nazionalità che dimostravano il loro interesse verso la musica popolare o etnica di diverse nazionalità, a brani universalmente noti del repertorio classico europeo. Il Trio Nèruda si impose, quindi, tanto per la bravura quanto per la versatilità del repertorio che li differenziò anche da tutti quegli esecutori ‘nazionali’ che suonavano solo repertorio nazionale, ossia ceco.

A casa poi, il trio, facilmente diventava un quartetto d’archi, accompagnati alla viola dal padre Josef o un quintetto grazie alla presenza di Amalia e rinomante erano le ”serate” del quartetto di Casa Néruda

Questo fece si che i giovani musicisti vennero ben presto sostenuti tanto dall’aristocrazia ceca quanto da quella tedesco-europea rendendoli propulsori dello sviluppo musicale di Brno. Non è un caso che le recensioni dei concerti dell’epoca, soprattutto riguardo alla nota violinista, sono concentrate molto più su aspetti tecnico-espressivi del suo modo di suonare che non sull’etnicità o, nazionalismo, del suo repertorio.

Nel 1860 il trio partecipò al primo concerto dei Cech Beseda, una importante stagione musicale: Wilma e Franz suonarono God Save the Queen, Yankee doodle e Rule Britannia, brani europei basati su temi popolari.

Anche dopo la partenza della Norman Nèruda per l’Inghilterra, i fratelli rimasero molto legati a questa stagione per la quale, in diverse formazioni, tornarono a suonare anche successivamente, facendola diventare un modo per riunire la famiglia musicale.

Dei fratelli Nèruda, infatti, solo Amalie rimase nella città natale tanto da diventare motivo di interesse per i giovane Leoš Janáček e il cui rapporto merita certamente un approfondimento a parte perchè fino a che rimase in piedi l’amicizia/legame tra Amalie Nèruda e il giovane Janacek ed il loro partenariato artistico, questi benefici si estesero anche agli altri fratelli Néruda che continuarono a suonare in stagioni prettamente ceche, ma quando il loro rapporto artistico e personale giunse al termine, pare che un certo ostracismo nei confronti dei giovani, ricadde anche su di loro che continuarono ad esibirsi in Brno ma per istituzioni legate al mondo tedesco

Syskonen Neruda. Statens Musikbiblioteks Samlingar. 1862




Lady Hallé secondo un illustre Direttore di orchestra.

Vera Mazzotta

Il busto di bronzo che oggi siede, orgogliosamente, davanti all’organo della Royal Albert Hall per tutta la durata della stagione e che, meritatamente, viene decorato dai Prommers con un corona di alloro l’ultima sera, è quello del fondatore di questa importantissima stagione Sir Henry Wood (1869-1944).

Henry Wood nel 1906

Per molti, i BBC Proms sono e saranno gli Henry Wood Promenade Concerts, un titolo che riconosce a questo grande musicista, compositore e direttore, la sua parte nella loro fondazione nel lontano 1895.

Non fu l’unico, ma oggi viene ricordato come tale dal momento che fu il Direttore di orchestra che per 49 concerti riuscì a portare sul palco programmi sempre nuovi e apprezzatissimi.

Fu Robert Newman, Direttore della Queen’s Hall ad avere l’idea di creare una stagione dove le persone potessero passeggiare, i Promenade Concert, o , Proms sulla scia di quelli che si erano tenuti per molti anni al Covent Garden: l’obiettivo era attirare un nuovo pubblico verso la musica classica grazie a biglietti più economici e un format diverso e, infatti, la Queen’s Hall di Langham Place, poi distrutta nel Blitz, venne riempita.

Era permesso fumare e bere e c’erano bancarelle di gelati, sigari, fiori e persino una fontana. Il primo programma con Wood alla direzione dell’orchestra della Queen’s Hall, era composto da canzoni, pezzi strumentali leggeri e novità. Wood e Lady Hallé collaborarono decine di volte insieme e, con buona pace del grande Joachim, così affermò:

Lady Hallé – far and away the greatest lady
violinist of the time – played the Max Bruch
concerto superbly. The nobility of her style
reminded me of Joachim but, to be quite candid,
I thought her tone was more musical than his,
certainly her intonation was better

Lady Hallé – di gran lunga la più grande signora
violinista dell’epoca – suonava il concerto di Max Bruch superbamente.

La nobiltà del suo stile
mi ricordava Joachim ma, ad essere sinceri,
pensavo che fosse più musicale del suo, sicuramente la sua intonazione era migliore.

Sic!

Ludwig Norman: il primo matrimonio di Wilma N. Néruda

Vera Mazzotta

Ludwig Norman, per noi è ‘solo’ il primo marito della più grande e conosciuta violinista di età vittoriana, Wilma Norman Nèruda, quel primo marito sposato un po’ frettolosamente, giovanissima e alla prima infatuazione nel 1864 forse anche per trovare una dimensione autonoma rispetto a suo padre e alla sua famiglia, un marito con cui condividere una famiglia di due bambini, musica ma anche le ristrettezze della rigida mentalità vittoriana che concepiva la carriera musicale per le donne solo fino al matrimonio, momento nel quale, da proprietà del padre, le donne, sia pure musiciste, sarebbero passate ad essere, loro, il corpo, e gli eventuali guadagni, proprietà del marito.

Fredrik Vilhelm Ludvig Norman era nato il 28 agosto 1831 a Stoccolma, suo padre era il libraio Johan Norman, sua madre Fredrica Amalia Engström, ma rimase orfano all’età di 11 anni e fu costretto ad affrontare la povertà. Nonostante tutto, il suo talento musicale, definito prodigioso, venne notato e da più parti arrivò l’aiuto necessario che gli consentì di sostenere i suoi studi musicali. Particolarmente importante fu la famiglia Josephson che gli insegnò gratuitamente i rudimenti musicali.

Si chiama Norman – povero e orfano di padre – ha suonato per Msell Josphson per alcune settimane e conosce a malapena le note ma ha un tale istinto musicale che non riesce a mettere le manine sul fortepiano senza che emergano melodie pure, belle e ben accordate. Sembra quindi piuttosto audace, come se fosse la sua lingua. Lindblad (Adolf Lindblad che divenne poi suocero di Eugenia Neruda) gli insegna gratis. Il ragazzo sembra piuttosto interessante. (Gejer febbraio 1841).

La prima insegnante di Norman, quindi, fu Wilhelmina Josephson, una delle più stimate pianiste di Stoccolma la quale, a sua volta, manteneva la sua famiglia grazie alle lezioni di pianoforte.

Alcuni anni dopo (la morte di suo padre) Wilhelmina ebbe uno studente che le diede la gioia più grande, anche se non poteva contribuire a migliorare la sua posizione economica. Era un bambino molto povero di 8 anni che, su un vecchio pianoforte, in uno squallido appartamento nel cortile di Skomakaregatan, suonava così meravigliosamente che era un piacere sentirlo. Uno dei fratelli di Mina ne aveva scoperto il prodigio e lo aveva portato dalla sorella che volentieri decise di occuparsi della sua educazione […]. Che il piccolo prodigio mantenne straordinariamenteciò che aveva promesso, probabilmente tutti capiranno quando vi dirò il suo nome: Ludvig Norman.

Norman suonava e si esibiva e componeva per cui ben presto attirò l’attenzione della capitale dove trovò molti mecenati, una fra tutti la cantante Jenny Lind che lo spinse a frequentare il Conservatorio di Lipsia. Ludwig partì da Stoccolma il 1 maggio 1848.

Qui il sedicenne Norman studiò composizione con Julius Rietz, contrappunto con Moritz Hauptmann e tecnica pianistica con Ignaz Moscheles concludendo i suoi studi nel 1850. Lipsia era una città ricchissima dal punto di vista musicale, meta obbligata dei migliori artisti dell’epoca dei famosi concerti del Gewandhaus. Quando, il 26 maggio 1850, insieme a Norman e a un altro compagno di studi, il tedesco Woldemar Bargiel (1828–1897), Kjerulf ascoltò le loro e opere, il suo verdetto fu:

Due individui diversi e fortemente dotati! Norman è senza dubbio il più brillante.

Durante i suoi appena quattro anni a Lipsia, gli orizzonti musicali di Norman furono ampliati e la sua opera venne notata anche da artisti del calibro di Robert Schumann che considerava Ludvig Norman tra i più promettenti giovani compositori tanto che nel 1853 inserì il suo nome tra coloro che avrebbero certamente lasciato il segno: Norman piaceva per le sue composizioni ma anche per il suo modo di suonare il pianoforte, considerato di buon gusto, dal tocco morbido e libero da vincoli esterni.

Ormai esperto nei repertori più antichi e contemporanei, Norman divenne presto fervente sostenitore della musica radicale del suo tempo, pertanto decise che anche la Svezia sarebbe dovuta elevarsi agli standard musicali, ormai altissimi, del Continente ma il suo ritorno in patria fu difficilissimo. La sua tecnica pianistica era, secondo i critici contemporanei, di buon gusto, priva di manierismi superficiali e convincente nella sua capacità di improvvisare tuttavia, entrò in rotta di collisione con i gusti allora prevalenti quando nel 1853 eseguì il concerto per pianoforte di Schumann a Stoccolma. Nonostante tutto, nel 1857 fu chiamato a diventare membro dell’Accademia Musicale e l’anno successivo ad ottenne l’ incarico di insegnante di composizione, orchestrazione e lettura della partitura presso la Kungliga Musikaliska Akademien (Accademia reale svedese di musica) che coltivò parallelamente al suo interesse principale: rinnovare un ambiente musicale basato sul dilettantismo.

Tra i suoi contributi quello come redattore del Tidning för theater och musik insieme al compositore Rubenson (1826–1901) e Frans Hedberg (1828–1908). Il giornale veniva pubblicato ogni quindici giorni da Abraham Lundqvist, suo grande amico, con il fine di contribuire all’innalzamento della qualità degli articoli portando nuove dee a servizio di una vita musicale ricca e artisticamente elevata che prendesse spunto da quanto visto in Europa. Norman non ebbe mai una formazione vera in direzione orchestrale ma, avendo assistito per anni alle prove ed ai concerti del Gewandhaus, maturò grande esperienza su repertorio, metodologia delle prove e tecniche di direzione, pertanto, quando fu nominato nel 1858 insegnante di composizione, lettura di partitura e strumentazione nell’ Accademia di musica a Stoccolma, fondò presto un’orchestra studentesca acquisendo la necessaria pratica come Direttore. In breve tempo riuscì a guadagnarsi stima e rispetto da essere giudicato la persona giusta per la posizione di ciambellano di corte. Nel 1858 infatti, Jacopo Foroni che aveva ricoperto questo ruolo, morì di colera. Inizialmente la direzione del teatro cercò un successore all’estero trovandolo Ignaz Lachner di Amburgo, tuttavia, molti lo giudicavano un direttore abile ma non particolarmente eccezionale soprattutto in confronto a Foroni e, in capo a pochi anni, anche a causa di una vera e propria guerra tra fazioni, venne licenziato. Norman, appena trentenne e relativamente inesperto, nel 1861 fu nominato nuovo Maestro di cappella: una grande sfida, ma allo stesso tempo l’enorme opportunità per lasciare il segno nella vita musicale di Stoccolma. Norman rimase Direttore di corte fino alla sua morte nel 1885. Ma le sue condizioni di salute andarono peggiorando progressivamente per cui nel 1879, pur non partecipando più a rappresentazioni liriche, ricevette il titolo di “primo direttore di corte” continuando dirigere i concerti sinfonici. Il principe Oscar Fredrik(che qualche anno dopo sarebbe diventato re Oscar II) nel 1871, nel suo discorso cerimoniale come Presidente dell’Accademia rese omaggio al gran lavoro fatto dalla cappella di corte e dal suo direttore musicale:

“Vedo […] un’orchestra, che, sia per la sua eccellente direzione che per i membri abili […] occupa un posto difficilmente superabile nel resto d’Europa”.

Nel 1883 per i suoi meriti il Parlamento gli concesse una sorta di vitalizio di 2000 corone annue.

Quattro anni dopo, Joseph Joachim (1831–1907) visitò Stoccolma per tenere tre concerti che avevano in programma i concerti per violino di Beethoven, Mendelssohn, Spohr e Max Bruch lodando « la ‘disciplina’ musicale nella Cappella di Corte» . Al momento del tumulto intorno alla nomina del cappellano di corte, cioè nella primavera del 1861, i fratelli Neruda giunsero a Stoccolma.

il freddo Nord ci ha accolto con un calore del cuore che ancora dura”. Scrisse Franz 50 anni dopo per ricordare l’entusiasmo con cui furono accolti e le amicizie che per la prima volta strinsero.

Suonando insieme, prendendo da Wilma lezioni di violino, i due si innamorarono e fu proprio Wilma, stanca di doversi continuamente separare da Norman, a proporre il matrimonio! Avrebbero dovuto sposarsi già nel 1863 ma, il matrimonio fu rimandato a gennaio del 1864: il due appartenevano a due religioni diverse, Norman era evangelico e Wilma cattolica per cui fu necessario ottenere la documentazione per poter contrarre il matrimonio nella chiesa di Wilma a Brno.

Nell’estate del 1863 Norman raggiunse i Neruda nella città di origine dove suonò nei concerti di Musica da Camera della famiglia con Josef, il padre, alla viola anche facendo eseguire musica di propria composizione: in questo periodo viene data la notizia dell’imminente scioglimento del Trio formato da Marie, Wilma e Franz Neruda per la volontà di Wilma di sposarsi.

IL 27 GENNAIO DEL 1864 Ludwig e Wilma ottennero di potersi sposare a Brunn.

Quindi perdiamo la nostra stimata virtuosa del violino – un bambino di Brno viene separato dalla sua patria da paesi e mari: “Amore per lei, l’amore le va incontro così la terra più lontana diventa la sua casa.

IL 30 dello stesso mese troviamo notizia della loro partenza per il viaggio di nozze verso Amburgo: prima di rientrare in cui la giovane Wilma rimase vittima di un increscioso incidente: la perdita della sua borsa con soldi e gioielli..

Nel 1864 Wilma, nominata già nel 1862 violinista di corte del Re ricevette la prestigiosa medaglia d’oro per le arti e la scienza. E DAL 1867 AL 1870 mantenne l’incarico di Insegante per l’Accademia Reale.

La vita matrimoniale fu felice per poco…solo finchè i coniugi condivisero l’obiettivo di dare una svolta alla vita musicale di Stoccolma, pigra e conservatrice, nonostante gli sforzi passati di Norman e altri eminenti musicisti. Insieme i due suonarono nella Società di Concerti fondata nel 1865 con Wilma ed altri eminenti colleghi.

Tuttavia, nonostante il sostegno reale, la società venne sciolta in capo a poche stagioni: la frequenza del pubblico era senza dubbio incoraggiante ma o il reddito che si ricava va da questi concerti era troppo piccolo per far vivere cinque persone […]: la famiglia presto si allargò, oltre alla coppia e a Marie che aveva seguito la sorella, il 18 novembre 1864 nacque Ludwig, detto Lully e il 24 maggio del 1866 Waldemar, detto Wally.

Non sappiamo quando iniziarono le incomprensioni nella coppia, certamente nel momento in cui Wilma dimostrò un carattere ed un conseguente atteggiamento, ben diverso da quanto atteso. La donna non sopportava la comunione dei beni che riuscì ad evitare, nè che dovesse essere suo marito e la sua famiglia a decidere dell’educazione dei figli o che, durante i concerti non dovesse o potesse portarli con sè lasciandoli a sua sorella Marie o alle Tate, men che meno di di essere chiamata, Madame Norman.

In Svezia il suo atteggiamento intransigente e il carattere forte divenne motivo di chiacchere e critiche sebbene rimaste fuori dalle pagine dei giornali:

l’armonia che suscitò la loro reciproca ammirazione e amore, diede a tutti i loro amici la più grande speranza di un lungo e felice matrimonio per i nuovi fidanzati, che purtroppo, come spesso accade tra artisti illustri, fu turbato dall’indole ineguale di entrambe le parti [ …] (L. Josephson u.å.,vol. 3, pag 428).

Fu anche chiaro che Wilma non era propensa a rinunciare alla sua carriera nè per il matrimonio nè per le gravidanze:

aveva una natura artistica di un tipo diverso da quella di lui che, anzi, non capiva e non le certo piaceva rimanere seduta vicino al focolare domestico.

Norman riconosceva le capacità musicali di sua moglie ma, per quanto avesse una mentalità aperta per l’epoca riguardo le abilità musicali delle donne e la loro carriera, anche per aver avuto molte studentesse nel suo corso di composizione, probabilmente avrebbe desiderato un matrimonio più tradizionale.

Ludvig Josephson incontrò il suo amico d’infanzia Norman prioprio in quegli anni:

Beh, ora sei un maestro di cappella di corte riconosciuto e un uomo sposato” ma la reazione di Norman svelò le crepe nella sua relazione : sono così infelice; mia moglie è una grande artista e non si sente a suo agio qui a casa“. (Hovförsamlingens församlingsbok 1863–1870, Stadsarkivet, A II a:4, s. 22.) .

Nel 1868-1869 infatti, Wilma riprese a suonare anche all’estero con il nome di MADAME NORMAN-NERUDA. I concerti di Parigi, dove inizialmente fu raggiunta anche dal marito, le fecero capire che la sua vita era quella della solista, il suo destino era quello di suonare, di decidere della propria vita e della propria carriera che, a Stoccolma non sarebbe riuscita ad avere come desiderava. Fu forse questo che la allontanò definitivamente da Ludwig Norman, ma … non solo.

Ludwig e Waldemar Norman Neruda

Da bambino, Norman era vivace e schietto. Al suo ritorno da Lipsia invece, apparve agli occhi di chi lo conosceva, come un pioniere pieno di inventiva, un capace ed influente educatore ma chiuso: in realtà, il suo carattere era quello di un uomo riservato che fuggiva dai riflettori della ribalta ed un uomo emotivamente fragile bloccato di fronte alle esigenze di Wilma che incarnava, evidentemente, ante-litteram per i tempi, gli ideali della New Woman.

Norman veniva lodato e anche omaggiato in virtù della posizione di cui godeva ma le sue opere, tuttavia, hanno faticato ad imporsi e spesso sono state accolte più con rispetto che con genuino entusiasmo. Fortemente influenzato dai romantici di Lipsia, sviluppò un proprio stile, approfondendo gradualmente il linguaggio tonale che, dall’immediatezza e trasparenza dei suoi primi anni, si cristallizzò musica di natura alquanto diversa – più introspettiva, polifonica, e spesso interpretativamente più impegnativa che Adolf Lindgren definì “troppo sconclusionata, troppo consapevole“.

Come scrisse Frans Hedberg nel necrologio di Norman

“era necessario del tempo per scandagliare la sua natura introversa così ricca nel profondo ma con una superficie impenetrabile“.

Del resto, Norman non strizzò mai l’occhio a temi facili, orecchiabili o derivati dall’ opera e rimase sempre anche molto diffidente nei confronti delle correnti nazionali con i loro elementi legati al folklore “nordico”.

La separazione.

Quando Wilma Nèruda riprese le sue tournée di concerti nel continente fu chiaro che la loro relazione era finita. La rottura del matrimonio mise a dura prova il compositore, marito senza avere moglie e padre senza figli come scrisse in una lettera. Wilma infatti, decise di portare i bambini a Brunn, dove poi furono educati da sua madre a cui inviava costantemente denaro. Per Norman significava viaggiare per trascorrere del tempo con loro:

ogni estate faceva un viaggio a Brünn per vedere i suoi due figliche sono stati allevati lassù nella casa dei della moglie  “Ho tanta voglia di leggere il Padre Nostro in   Svedese con i miei ragazzi”, diceva ed il suo volto brillava di gioia quando, dopo questo viaggio quando raccontava come i suoi ragazzi avessero un’indole svedese Di solito viaggiava da solo, ma una voltatha portato con sé come servo l’inserviente nella cappella, ma già a Berlino dovette rimandarlo a casa,  perché colui che non sapeva una parola di tedesco ed era più una seccatura ( Lundqvist).

Dopo la separazione i coniugi ebbero solo contatti sporadici e il tono delle lettere di Wilma è sempre molto seccato quando si parla di ”Norman.” e della sua costante lamentela del clima umido e caldo di Brno.

In una lettera alla poetessa e scrittrice Ola Hansson, August Strindberg (Strindbergsällskapet, August Strindbergs brev, 7 febbraio 1888-dicembre 1889, pubblicato da Torsten Eklund, Stoccolma: Strindbergsällskapet, 1961) scrive nel 1889 – quattro anni dopo la morte di Norman – che la spaccatura era stata dovuta al “problema della follia” e della gelosia, argomenti per lui attuali sia nella vita privata che in sua creazione letterariaCon affermazioni che la dicono lunga sulla visione delle donne di Strindberg questi continua però dicendo :

il Maestro di Cappella Norman, natura completamente poetica (in un senso migliore) si è imbattuto nella sua rozza moglie zingara, suonatrice di violino, una puttana che voleva farlo interdire e rinchiuderlo a Dårhus, perché dice che “sospettava” di lei e gli “ha rovinato la sua reputazione”. La lettera fa pensare che Norman fosse convinto dell’infedeltà della moglie che negava mentre Wilma accusava il marito di averle rovinato la reputazione, di essere malato di mente riconducendo la sua gelosia all’aggravarsi della sua malattia e della sua mania di persecuzione; Norman invece accusava WIlma di infedeltà, voce che circolava nei salotti bene in cui si parlava di un tappezziere, un operaio….molto prosaico (!!!)

Certo è che nel 1870 Norman, al culmine della sua incapacità di elaborare il tradimento, vero o presunto, i suoi sintomi incontrollabili, i figli lontani, la separazione tentò il suicidio. Norman da tutti veniva considerato un malato di una malattia, allora genericamente definita dai suoi amici, di natura psicologica.

La Sindrome di Tourette.

Tomas Löndahl, biografo di Norman, identifica tale malattia nella sindrome di Tourette. Durante il periodo musicalmente stimolante e di successo a Lipsia in Norman iniziarono ad apparire strani sintomi. Nelle sue lettere inviate a casa al suo amico d’infanzia Ludvig Josephson emergono oscurità, desiderio di isolamento, irrequietezza , e, a tratti, disperazione .Preferisco stare da solo e non voglio fare molte conoscenze”

( Norman a Josephson il 29 agosto 1848).

Tornato a Stoccolma divenne chiaro che c’erano due Norman, il grande talento musicale e l’uomo dal comportamento grottesco. Da ragazzo, Ludvig era considerato una persona divertente per il gran talento comico nell’imitare, fingere e recitare. Ma queste situazione comiche e grottesche si manifestavano all’improvviso e in contesti assolutamente imprevedibili. A volte chiudeva gli occhi all’improvviso e, con l’indice della mano destra si pizzicava il naso a un ritmo furioso, e con l’altra mano serrata batteva più velocemente che poteva, faceva rumori sfrigolanti con il naso o il palato, mimava il volo con le braccia tese rimanendo in equilibrio precario e poi, all’improvviso, si fermava ridendo di questa sua anomala esibizione e così si mostrava, soprattutto quando era particolarmente felice o triste. L’amico Carl Fredrik Lundqvist racconta di un viaggio a Dalarne che lui e Norman fecero nel 1873. Norman era allora un uomo maturo, maestro di cappella, padre di due figli e rispettato cittadino eppure si divertiva a dire ‘brutti vecchi’ ai tassisti di Stoccolma pronunciando allo stesso tempo, frasi senza senso e facendo smorfie di ogni genere che non sempre venivano capite o prese bene. Sono questi i sintomi che, interpretati come tic motori e verbali, hanno fatto propendere Tomas Löndahl e Christopher Gillberg, all’epoca specialista riconosciuto nella sindrome di Tourette, per questa Diagnosi postuma. Norman manifestava molti altri segni: ansia, depressione, pensieri ossessivi, emicranie, mancanza di sonno, apparente mancanza di empatia.

Non è improbabile che la polemica con il cognato Fritz Arlberg riguardante i tempi il tipo di esecuzione di alcune opere sia dovuta anche alla sua incapacità di rapportarsi con i modi dovuti in alcune situazioni. I due nel 1874 ebbero diversi screzi che si risolsero solo con l’allontanamento di Arlberg da Stoccolma, quello che fu percepito come un vero e proprio scisma all’interno di un gruppo affiatato quale era quello formato da Arlberg, Josephson, Berwald e Soderman.

Norman spesso dovette annullare concerti e più volte descrisse un tipo particolare di mal di testa, anche in due lettere al sovrintendente (dal 1883 il direttore) del Teatro Reale Anders Willman:

Soffro da tempo di un comune mal di testa reumatico che spesso mi rende completamente incapace di pensare e lavorare“;

NEL 1883: «Soffro così tanto di dolori reumatici alla testa e ai denti che non mi è concesso dormire giorno e notte». Naturalmente oggi è impossibile sapere esattamente di cosa soffrisse Norman ma si può ipotizzare una grave emicrania con un dolore conseguente al tentativo di contrastare con forza la sua mancanza di controllo degli impulsi, cioè i suoi tic.

Ludquist strinse amicizia con Norman dopo la partenza di Wilma

I giorni in cui io e Norman eravamo liberi  dal teatro di solito andavamo a Lidingö  e al bridge Inn e con noi spesso c’erano diversi amici, Vilhelm Svedbom, il Professor Günther, Julius Bagge, Pelle Janzon, qualche volta il commerciante di musica Elkan. A quel tempo eravamo molto uniti. Dopo ave preso il caffè, Norman dormì per quindici minuti, una cosa questa che era abbastanza comune, così come il fatto che ogni volta che si risvegliava si avvicinava al pianoforte e qualcuno velocemente gli porgeva una sedia. E lui suonava per ore, per lo più Schumann in modo sorprendente. Poi beveva punch o un liquore. Niene in queste occasioni era più interessante della musica, dello scambio di opinioni perchè le  osservazioni di Norman erano impressionanti, Illuminanti .

Anche il sonno era complicato, a Bagge nel 1884 scrive “L’insonnia di cui ho sofferto a lungo a Stoccolma continua […]”.

” è assonnato, e assonnato più del solito, e i tempi stanno diventando sempre più lenti nelle opere”.

Ovviamente per controllare i tic abusava di alcol che, sopprimendo la tendenza all’azione non controllata certamente lo aiutava ad evitare manifestazioni peggiori della sua malattia, sebbene fosse proprio nella cultura di Norman quella di bere birra e brandy. Johannes Elmblad a Richard Andersson scrive

Norman è arrivato oggi (e non era ubriaco).

Norman era permaloso, prendeva le critiche molto sul serio e non di rado si arrabbiava anche per le piccole cose. D’altra parte, lui stesso sembrava divertirsi a prendere in giro gli altri, sarcastico e insensibile. Gli ultimi quindici anni furono in gran parte caratterizzati dalla sua disposizione depressiva e dalla sua genuina stanchezza per la vita. Dopo la decisione di togliersi la vita – Norman scrisse a Thunman

Non ho più potuto sopportare l’immensa sofferenza e tristezza che gli ultimi mesi hanno pesato su di me. Ho preso la decisione disperata, ma l’unica possibile, di abbreviare la mia vita, perché ho ostacolato la sua felicità. Ti ringrazio per le tante prove fedeli del tuo affetto per me. A riprova della mia gratitudine, ti chiedo quindi di sistemare le mie carte, e insieme al mio amico Lindroth di catalogare e conservare in un unico luogo i miei manoscritti, che sono sparsi per le stanze. Avrei voluto vivere fino a quando non avessi avuto il tempo di completarne molti, ma non vedo l’ora. Mantieni segreto il contenuto di questa lettera finché non sarai informato del luogo in cui ho eseguito la mia decisione. Non chiamarmi codardo; per me non c’è più felicità sulla terra e i bambini non mi accuseranno. Aspetta un’altra lettera.

Tre anni dopo, Edvard Grieg (1843–1907), in visita a Stoccolma lo incontrò e fu toccato nel profondo dal suo triste stato d’animo

così fu la prima serata da Norman anche se piena di poesia ma mi ha mostrato ciò che non volevo credere, che è un solo, abbandonato [övergiven] nella sua Casa, ed è quello che sembrava così indescrivibilmente triste.

La sua un tempo brillante carriera cominciò ad essere costantemente sconvolta dalla malattia e dalle sue conseguenze. La posizione di ciambellano di corte portava tanti contatti ed estesi obblighi sociali. Le difficoltà ad allontanarsi o tentare momentaneamente di sopprimere gli impulsi socialmente inaccettabili aumentarono man mano che la sua posizione si rafforzava e poiché le forti emozioni e lo stress influivano negativamente sui sintomi era importante mantenere la calma a tutti i costi, non lasciarsi sollecitare dall’ansia per evitare di subire le conseguenze di comportamenti inappropriati seppur non voluti. A questo proposito ci sono diverse testimonianze in cui Norman è chiamato pigro, passivo o addirittura codardo. Il cantante Carl Fredrik Lundqvist (“Lunkan”) – che, secondo la sua stessa affermazione, usciva con lui quotidianamente negli anni ’70 dell’Ottocento:

Era onesto nella sua arte, nulla poteva indurlo, per la guadagnarsi la giornata o la popolarità di deviare dalle sue convinzioni in materia artistica.

Gli fu rimproverato, forse non senza ragione, di non aver sufficientemente affermato la sua opinione proprio quando era più necessario e quando così poteva impedire provvedimenti dannosi per l’istituzione che serviva, in una parola, di essere troppo passivo. Se questa colpa è giustificata, non voglio commentare… Norman non era un uomo di battaglia, tutto il suo essere, la sua abilità artistica, la sua coltivazione dell’anima portavano il marchio di una distinzione nobile e armoniosa. In tutti gli anni che l’ho conosciuto, non l’ho mai visto violento – cosa invece così comune nel mondo degli artisti – no, Norman è sempre stato calmo come Giove; niente poteva turbarlo.

Norman divenne sempre più cupo e, progressivamente, finì per allontanarsi dagli amici e dalla scena pubblica. Dal 1870 in poi, la sua vita divenne fatica e rassegnazione, evidente nella composizione musicale, soprattutto cameristica, come il quintetto d’archi che, in una lettera a Edvard Grieg del 26 aprile 1875, definì un brano che finisce nella disperazione così come tutta la mia vita”.

Wilma era cattolica e il divorzio non venne neanche preso in considerazione

All’inizio della sua carriera, Norman era considerato un riformatore e innovatore, ma, ben presto, e anche grazie alla sua opera, i gusti musicali cambiarono e negli ultimi anni fu considerato da molti un conservatore. Nel suo crescente isolamento divenne sempre più indifferente alle influenze esterne e alla ricezione delle proprie opere e la sua musica, considerata già mentre era in vita inaccessibile e erudita, finì per sparire dalle sale da concerto: solo oggi comincia ad essere di nuovo considerata.

Nonostante tutto, Norman, dopo qualche tempo, riprese l’attività di docente di pianoforte e composizione al Conservatorio e fu direttore della Royal Academy of Music dal 1872 al 1874. Nel 1879 gli venne riconosciuto uno stipendio a vita ed una carica onorifica. Si esibì in pubblico tre settimane prima di morire, alla Music Society, Nya harmoniska Sallskapet (The New Harmonic Society) da lui fondata, per celebrare il bicentenario di Bach e Händel, degna conclusione della sua breve, ma attiva, carriera di artista.

Ludwig Norman morì nel 1885: Edema E COR ADIPOSUM diagnosi compatibile con l’abuso di alcol. Il giorno della sua morte erano presenti suo cognato Franz e i suoi due figli.

Il 4 aprile Wilma arrivò a Stoccolma con il treno del mattino per il funerale. Dal 1869 non vi aveva più fatto ritorno.

Sulla sua bara un’urna intrecciata di lilium e le toccanti note dell’andante del suo ultimo quartetto di archi.

Al centro del presbiterio sotto l’alta volta a cupola si trovava la bara di quercia che conteneva i resti mortali del defunto, coperta e circondata da un numero infinito di fiori e ghirlande, alcune delle quali provenivano da Uppsala, Lund e Copenaghen. Alla testa c’era un’urna, intrecciata in modo intricato di giacinti bianchi circondata da fronzoli, ricordo della moglie del defunto; magnifiche ghirlande in larghi nastri si vedevano più lontane dalle altre, o più vicine dei parenti, del corpo teatrale, del Musikföreningen e anche di singoli artisti e amici del defunto.  Arrivarono le persone in lutto, il sacerdote officiante  pastor primarius e, primo tra questi si vedeva il capo velato di Vilhelmina Neruda, che era arrivata con il treno del mattino, e con lei i due figli, dopo di loro il fratello il direttore di banca Norman e la sorella, sposata con il grossista Fris, e le loro famiglie.  Söderman ha composto una marcia funebre profondamente commovente, seguita da a bellissimo andante dall’ultimo quartetto d’archi di Norman. La sepoltura, iniziata e terminata con i versi 1 e 2 del ps. 452, è stata eseguita dal dottor Felir, che in un semplice discorso ha descritto la personalità e le gesta della vita del defunto. Infine, l’associazione musicale ha eseguito il kyrie dal requiem di Cherubini. Dal palco dell’organo la bara fu portata fuori dalla chiesa sulle note di una marcia funebre e posta sul carro ricoperto di ghirlande e fiori, che, accompagnato da una fila interminabile di carrozze, si fece strada attraverso Fyrverkaregatan, Nybron, Arsenals, Freds e Drottninggatorna al Nuovo cimitero. Davanti alla tomba aperta l’associazione canora di Stoccolma guidata dal direttore Edgren era già arrivata portando i suoi stendardi drappeggiati di fiori per un ultimo saluto all’artista del suono così ampiamente mancato e apprezzato.

Un concerto di Beethoven

V.Mazzotta

Nel 1901, Lady Hallè oramai da qualche tempo, aveva preso residenza a Berlino dove per un po’ si dedicò anche all’insegnamento come docente del Conservatorio. Nonostante il proposito di ritirarsi dalla vita pubblica, continuò a suonare nelle stagioni più importanti organizzate a Londra, come aveva sempre fatto, e a Manchester.

I Proms diretti da Wood e gli Hallè Concert di Manchester, rimasero una tappa obbligata.

Nel 1901, Lady Hallè fu ospite anche dei Philarmonic Concert al Crystal Palace con il concerto di Beethoven che spess,o aveva suonato anche in gioventù e, certamente, era ‘fresco’ delle interpretazioni che ne aveva fatto nell’ultima tourneè negli Stati Uniti.

The Musical Courier 20 febbraio 1901

Ecco che il Musical Courier, giornale americano che aveva seguito la tournèè della violinista con molto interesse, si accinse a commentare quell’apparizione …notando un particolare interessante per noi che cerchiamo di ricostruire la vita ed il carattere di un personaggio lontano nel tempo, ma certamente ben poco legato alla musica, ossia che la violinista era tornata al suo colore naturale, un bel biondo fiammante tingendo il grigio. Il critico , evidentemente un uomo, seppur notando che la musicista, nonostante l’età non aveva perso il vigore nell’ interpretazione del Concerto di Beethoven, tuttavia non può fare a meno di notare alcuni ‘capricci e peculiarità tutte femminili’ che certamente non dovevano essergli piaciuti, esattamente come la Cadenza che definisce ‘ una vera cadenza femminile’ che ‘basata sull’inversione del tema principale lo ha a dir poco lasciato perplesso’

Siamo nel 1901… ma quei pregiudizi, suonare come una donna o suonare come un uomo, ancora oggi, avvelenano la musica e le critiche musicali.