Da oggi su Spotify il viaggio musicale intorno alla violinista Wilma Nèruda e Sherlock Holmes
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DI VERA MAZZOTTA
I musicisti in età vittoriana, non erano tutelati in alcun modo: finchè guadagnavano suonando potevano pensare di investire in modo da potersi garantire una vecchiaia quantomeno tranquilla. Per questo motivo, la moda del tempo era quella di creare una sorta di comitati che si occupavano di raccogliere donazioni per la costituzione di fondi che avrebbero potuto garantire una vita dignitosa anche quando questi musicisti si sarebbero dovuti ritirare dalla carriera.
Lady Hallè nel 1895 perde suo marito Charles dal quale non sembra aver ereditato nulla a leggere il suo complesso testamento, se non quanto i figli del primo matrimonio avranno voluto accordarle. Nel frattempo suo figlio maggiore Ludwig non se la passava bene essendo stato condannato per bancarotta fraudolenta a causa di alcuni investimenti azzardati con la sua società, a tal punto da doversi trasferire fuori dall’Inghilterra e chiedere ‘asilo’ in Asolo all’ amico Pen Browning.
Ecco che gli amici di una vita cominciarono a costituire questo fondo destinato a Lady Halle i cui partecipanti vengono qui indicati grazie alla solerzia di Miss Lucy Terry, nipote della grande attrice Ellen Terry.

Il fondo risulterà così ricco da consentire di donare a Lady Hallè un assegno e le chiavi di un palazzo cittadino, proprio ad Asolo…il che non stupisce considerata la situazione difficile in cui versava il figlio.. il palazzetto divenne residenza di Ludwig Norman Nèruda, di sua moglie May Peton e della loro bambina Wilma Marian Norman Nèruda, almeno sino alla morte dell’alpinista.

Ovviamente l’ingente dono suscitò non poche polemiche dal momento che veniva riconosciuto solo a musicisti che erano riusciti, in virtù certamente dei loro meriti, ad ottenere l’appoggio di Lord e regnanti, mentre altri, non meno bravi, erano condannati alla povertà e all’indigenza.




Strand Musical Magazine. Vol 1 1895 J. E. Woolacoat
TRAD. VERA MAZZOTTA

Sir Charles e Lady Hallè –
Ho Suonato uno dei trii di Beethoven e quando lui era ancora vivo e quando ho sentito della morte del Maestro, ho pianto. Beethoven mori nel 1827 quando io ero ancora un bambino di soli 8 anni e ancora vivevo ad Hagen.
A parlare è Charles Hallé raggiunto per intervistarlo nella sua casa di Holland Parlk.
– Beethoven era ai miei occhi un Dio e non credo di saperti descrivere quanto mi angosciò la notizia che la sua carriera musicale e la sua vita, aveva ormai avuto termine.
Continua Sir Charles che insieme a Lady Hallè ha acconsentito ad questa intervista
– Quando è invece iniziata la vostra carriera, Sir Charles?- Bè, io sono un musicista da quando avevo tre anni-replica il veterano della musica con un sorriso.
– Ma vi sorprenderà sapere che ero un bambino molto delicato di salute tanto che i miei amici temevano che non avrei mai raggiunto l’adolescenza. Le loro paure si sono invece dimostrate infondate. Io mi sento oggi come un ragazzino e nel dirigere o suonare non faccio assolutamente più fatica di quanta non ne facessi 50 anni fa! Sono nato ad Hagen, in Westphalia, dove mio padre, un ottimo musicista, era impiegato per la chiesa ed era il direttore musicale della città. A tre anni mia madre mi insegnò a leggere la musica e iniziai a suonare il pianoforte. Suppongo fossi considerato un bambino prodigio tanto che quando avevo 4 anni fu composta espressamente per me una sonata e la suonai in pubblico. Ho un ricordo molto vivo del mio stare di fronte al pianoforte e di quel primo concerto nella mia città. Come ben sapete, Hagen è una cittadina di circa 5000 abitanti che si è interessata molto ai miei sforzi giovanili partecipando ai concerti in abbonamento. L’orchestra della città era composta da semplici amateurs e mi fu chiesto di suonare il timpano: avevo 9 anni. Allora mio padre, che era originario di Arzhollern vicino Cassel dove viveva Spohr, mi portò da lui per una audizione. Spohr fu d’accordo e, dopo avermi ascoltato, disse a mio padre:
-questo ragazzo deve fare un concerto qui! Così venne organizzato per me un concerto in cui suona’ molti brani con grande successo. Ora me ne ricordo solo uno, le variazioni di Ries Am Rhein, un brano molto popolare allora ma mio padre disse-Non sei nato per esser un bambino prodigio, ragazzo mio…così rimasi ad Hagen fino ai miei 15 anni e fu mio padre a darmi l’istruzione necessaria.
–Qual è stato allora il passo successivo al decollo della sua carriera?
– A 15 anni mio padre decise di mandarmi a Darmstadt ad imparare armonia e contrappunto da Rink e Gottfried Weber. Weber, che aveva scritto allora uno dei migliori trattati di armonia moderna, fu molto gentile con me. Quanto vidi Rink la prima volta chiedendogli di darmi lezione, egli, con mia grande sorpresa mi rispose- vieni domani alle sei in punto perché dalle cinque alle sei io compongo. E questa cosa non l’ho mai dimentica! Così l’estate ci mettevano a lavoro alle 6 di mattina, mentre di inverno si cominciava alle sette. Dopo aver frequentato il corso a Darmstadt, mio padre decise di mandarmi a Parigi a studiare con il celebrato Kalkbrenner il pianoforte che però da tempo non prendeva più allievi tuttavia fu così…gentile da suonarmi qualcosa e…fui assai contento di sentirlo suonare anche note sbagliate: fino allora avevo pensato che fossero solo i giovani principianti a commettere così efferati crimini! Fui introdotto nei salotti di Parigi dove incontrai musicisti quali Chopin e Liszt ma ho atteso una settimana prima di ricevere un invito a cena con Chopin e quando finalmente riuscii a sentirlo suonare fu una vera meraviglia per me: era davvero un pianista meraviglioso, meraviglioso davvero! Anche Liszt era molto gentile con me e divenni inoltre molto amico di Thalberg. Con tutti questi grandi musicisti quasi ‘a portata di mano’, non riuscivo a decidere con chi avrei dovuto studiare e così continuavo a studiare da solo per 12, 15 ore al giorno. Studiavo così tanto che le mie mani si gonfiarono e alla fine, fui comunque costretto ad una pausa.

–Avete preso lezione da qualcuno a Parigi?
-Assolutamente no. E quello che conosco lo conosco per aver ascoltato gli altri ed aver confrontato i loro diversi approcci. Non avevo alcun desiderio di esibirmi in pubblico sino a quando non mi fossi sentito sicuro di me stesso ed ho vissuto a Parigi ben 3 anni prima di decidermi. Il mondo della musica non era allora quello che è oggi e quando mi decisi e dissi ad un amico che avrei suonato alcune sonate di Beethoven, mi rispose
-NON FARLO, non andrà mai giù…Invece rimasi della mia idea e non solo le sonate di Beethoven ‘andarono giù’ ma ebbero anche un ottimo riscontro nel pubblico e nella stampa. Suonai in Conservatorio ed ebbi una accoglienza del tutto soddisfacente. Allora Parigi era il centro di alcuni miei amici, menti geniali quali Victor Hugo, Guizot, Lamartine, Dumas Padre, George Sand. Fu allora che cominciai a comporre sebbene da allora non ho trovato altro tempo per farlo. Curiosamente qualche giorno fa, Lady Hallé ha ritrovato alcuni di quei brani e mi ha detto:
Devi suonare questi quando andrai ad Edimburgo
– Siete rimasto a lungo a Parigi?
– Vi dirò come lasciai la Francia per l’Inghilterra, credo sia una storia alquanto interessante. Nel 1846 organizzai dei concerti cameristici con Franchomme e Alard e questa avventura ebbe il successo desiderato ed un pubblico entusiasta. Per esempio Victor Hugo aveva prenotato un posto e così Lamartine, Guizot e George Sand. Al terzo anno della stagione ormai tutti i posti erano stati sottoscritti ma scoppiò la Rivoluzione, subito dopo l’inizio della Stagione Musicale. Tuttavia, al concerto seguito allo scoppio delle ostilità in sala trovammo una cinquantina di persone, la settimana dopo meno: molti dei nostri abbonati furono felici di ricevere indietro l’importo delle loro sottoscrizioni sebbene non fosse grande. Fino ad allora, Alard, Franchomme ed io avevamo avuto quanti allievi volessimo ma il protrarsi dei disordini politici anche questi andarono scemando. Ogni volta che ci incontravamo, chiedevamo l’uno all’altro:
-Quanti allievi ti sono rimasti?

-Oh, io ne ho ancora quattro, poteva essere la risposta, e poi divenne tre, due, uno, e alla fine… nessuno. La maggior parte di noi erano stati in passato collegati alla corte di Luigi Filippo o con il Ministero, io avevo moglie e due figli dipendenti da me allora, così cominciai a dirmi che dovevo lasciare Parigi, che era inutile rimanere qui e che dovevo spostarmi in Inghilterra.
– Posso chiedervi, Sir Charles, se avete incontrato qualche difficoltà quando siete giunto per la prima volta nel nostro Paese?
-Fortunatamente no. Ero conosciuto qui e poco tempo dopo il mio arrivo mi è stato chiesto di inaugurare i Concerti del Covent Garden. Successivamente ho avuto un ingaggio da Ella, il Direttore dell’Unione Musicale e in seguito ricevetti una lettera da Leo, il banchiere che mi chiedeva di andare a Manchester, -vogliamo qualcuno come te a Manchester, mi disse, qui ci sono molte persone con gusto musicale, perché non ti trasferisci qui? Allora non c’erano stagioni invernali a Londra e la stagione usuale era chiusa, così gli risposi che mi sarei trasferito a Manchester se mi avesse garantito un certo numero di allievi. Una settimana dopo ebbi la risposta: avevano trovato gli allievi e così me ne andai a Manchester.
E da allora siete rimasto li?
-Si, sebbene dopo il primo concerto con l’orchestra avrei voluto andarmene! I miei amici mi chiesero di dirigere, ed io accettai a condizione che mandassero via la banda. Anche questo venne accettato ed io misi in piedi una piccola orchestra di musicisti veri che sono con me ancora oggi. Voi non avete idea- continua con entusiasmo Sir Charles, del miglioramento del gusto musicale a cui abbiamo assistito a Manchester, infatti sostengo che in nessuna parte dell’Inghilterra si riesce a trovare un pubblico musicalmente più istruito di quello che frequenta la Trade Hall di Manchester. E questo vale per tutte le classi sociali che frequentano i concerti. Le persone che pagano il posto da 1 scellino sono in grado di apprezzare allo stesso modo dei loro vicini più ricchi.
– I concerti orchestrali hanno avuto successo sin dall’inizio?
-Si, posso dire di non aver mai chiuso una stagione in perdita-risponde quietamente Sir Charles. Quando la prima Esibizione di Arte del 1857 venne aperta, io ingaggiai ottimi musicisti provenienti da Olanda, Francia e Germania. Alla fine del loro ingaggio mi dispiacque pensare di disperdere un simile patrimonio, così pensai di organizzare dei concerti orchestrali per l’inverno. La Free Trade Hall era stata appena costruita ed o iniziai senza sottoscrittori e il pubblico del primo concerto fu così poco da far temere un vero fallimento. I concerti della stagione che erano stati programmati erano en trenta ma dopo il decimo o l’undicesimo io ero comunque determinato ad andare sino in fondo. Alla fine della Stagione il mio manager, Mr Forsity, venne da me portandomi il compenso: tre soldi, circa mezza corona. Ma, sebbene fosse piccolo, mi consente di dire ancora oggi che non ho mai chiuso una stagione in negativo.
– Da quando il successo dei tuoi concerti è diventato un vero fenomeno nel campo?
Io sono andato dritto per la mia strada e le persone hanno cominciato a capire che in una Sinfonia, dopotutto poteva esserci qualcosa di interessante ed oggi è di grande soddisfazione scoprire quanto la good-music sia apprezzata. Nelle classi più agiate ci sono ottimi amateurs ma l’amore per la musica non è confinato in nessuna classe sociale. Per esempio quando sono arrivato in Stazione a Derby per cambiare treno, il fattorino che portava il mio bagaglio mi ha chiesto
– Mi sa dire, Sir Charles, quando verrà rappresentato di nuovo a Manchester l’Elija?
Quando gli ho risposto, con un salto di gioia mi ha detto: ho il permesso di andarvi e porterò mia moglie con me per farle un regalo! Un’altra volta, un semplice operaio mi spedì un dono fatto con le sue mani pregandomi di accettarlo in cambio del grande piacere che aveva provato nell’assistere ad un concerto. Be, credo che il cambiamento di questo luogo sia stato rimarchevole. Te ne darò un’altra prova. Quando Mr Ella mi ingaggiò, gli proposi di mettere in programma una delle Sonate di Beethoven.
‘Assolutamente tu non puoi suonare cose del genere in pubblico’.
Io ho insistito e sono state di enorme successo. Prima del 1848 le Sonate di Beethoven non erano Mai state suonate in concerti pubblici. I musicisti temevano che il pubblico non potesse capirle. Adesso invece è difficile sceglierne una che non sia assai conosciuta. E la differenza è fantastica! Ma ho dimenticato di dirti che quando ho iniziato fare concerti orchestrali non ho mai scelto la Nona di Beethoven per la mia orchestra, non avrei potuto ma ora la mia orchestra può suonare davvero ciò che mi piace e la mia orchestra da 50/60 elementi è passata a ben 101! Non saprei cosa raccontarti ancora riguardo la mia carriera. Ho perso mia moglie nel 1866 e nel 1888, dopo aver ricevuto il Cavalierato, ho sposato Madame Norman-Néruda.
Credo, Sir Charles che mi abbiate già raccontato cose che verranno lette con grandissimo interesse da ogni amante della musica. Forse ora mi posso permettere di chiedere a Lady Hallé come è diventata una musicista.
–Penso che Sir Charles possa parlare per me… Sir Charles Hallé prontamente sorride dicendo:

La storia dei primi tentativi di mia moglie sul violino sono alquanto curiosi. Mia moglie è nata a Brunn, la città di Ernst e la sua famiglia era una famiglia di musicisti da generazioni, suo padre era organista ma anche il più importante insegnante della città. Fin da bambina Lady Hallè non fu mai persuasa a studiare il pianoforte ma era attratta dal violino che suo fratello stava imparando a suonare. Era un violinetto rosso e la bambina cominciò a prenderlo per imparare a suonare da sola mentre gli altri erano fuori. Una sera quando suo padre rientrò all’improvviso, sentendo i progressi del figlio, pensò tra sé e se ‘ mio figlio ha davvero fatto molti progressi’ ma fu sbalordito quando si rese conto che il musicista altri non era che sua figlia a cui mai sino ad allora aveva dato alcuna lezione. La bambina fu intimorita e tra le lacrime, pensando di aver fatto qualcosa di sbagliato disse_ -oh non lo farò mai più… ma suo padre, deliziato dal suo talento, decise che le avrebbe insegnato il violino. Per prima cosa gli diede lui stesso alcune lezioni quindi la mandò a Vienna da Jansa che lei giura essere stato il migliore insegnante del mondo. Jansa insistette per farla suonare in pubblico e da quel momento venne considerata una bambina prodigio e portata in Russia e altri paesi per esibirsi. Suonò ai concerti della Filarmonica, Al Prince Theatre a Londra e nel 1847 anche a Manchester. Allora anche Ernst era a Londra e dovevamo suonare ai concerti orchestrali, io dovevo suonare il concerto di Mendelsshon in Sol minore. Il padre portò la piccola Miss Néruda al concerto e quando alcuni anni dopo ebbi l’onore di conoscerla, ella disse a suo padre che aveva conosciuto Mr Hallé e lui le rispose
–Davvero? Ma siamo stati insieme a Londra ad un suo concerto
Oh no, no…non c’erano pianisti in quel concerto, c’era solo Ernst! Così di piccola era stata l’impressione che il mio modo di suonare aveva lasciato su di lei! Dopo il matrimonio visse alcuni anni a Stoccolma ma nel 1868 raggiunse Parigi di nuovo. Alcuni anni dopo suonò in Inghilterra, Germania e Olanda con grande successo e della sua successiva carriera in Inghilterra non credo sia necessario parlare
Mentre mi alzavo per dire addio a Sir Charles e alla sua affascinante moglie, il veterano musicista ha parlato con speranza del futuro della musica. Sir Charles non è pessimista; e la sua devozione all’arte con cui il suo nome è stato così a lungo e onorevolmente associato. A dispetto della sua età Sir Charles gode ancora di piena salute a testimonianza del fatto che una vita vigorosa e attiva è la carta verde per una buona vecchiaia.


di Vera Mazzotta
By The Barones Von Zedlitz

Il violinsmo ha raggiunto nell’ultimo secolo un alto grado di eccellenza in Inghilterra, anche se, dispiace dire, non grazie ad esecutori inglesi. L’ Inghilterra ha prodotto pochi violinisti eminenti nell’arte e i virtuosismo nel nostro Paese è stato rappresentato per lo più da esecutori stranieri. Sebbene non possiamo ritenerla ‘nostra’ visto che è nata in un paese straniero, siamo orgogliosi di sapere che il soggetto di questo schizzo biografico, Lady Hallé, si è comunque stabilita da noi e tra noi ha posto la sua residenza. Il suo genio innato, unito alla sua precoce e severa formazione musicale ha indubbiamente molto contribuito al suo brillante successo con il quale, sin dai suoi albori musicali ha mostrato e, successivamente, perfezionato i brillanti doni che le sono stati elargiti da Madre Natura. La capacità di una interpretazione pura sul violino non è stata concessa a molte donne e Lady Hallé, a buon diritto, può essere considerata la prima artista-donna che ha avuto il coraggio di seguire le proprie inclinazioni rifiutando di lasciarsi scoraggiare da considerazioni esteriori nei confronti della sua arte, non coerenti con le sue predilezioni e principi. Alla tenera età di sette anni, le sue doti hanno cominciato a manifestarsi ma, come mi ha raccontato, ha dovuto esercitarle attraverso uno stratagemma. Quando ho avuto il piacere di intervistare Lady Hallé alcuni giorni fa nella sua affascinante casa, ella è stata così gentile da raccontarmi alcuni particolari della sua movimentata vita artistica.
- I miei genitori non volevano che suonassi il violino, mi racconta Lady Hallè dopo aver i consueti convenevoli di una chiacchierata, ma mio fratello Victor, che si accingeva ad iniziare a studiare con mio padre, mi ha ha cominciato a farmi pensare che si potesse ottenere di più dal suo violino da bambino, un semplice giocattolo, senza molto sentimento o tono - di quanto sembrava in grado di tirare fuori con il suo arco. Mi ha così tanto affascinato che non ho avuto pace sino a che o non ho potuto provarlo da me. A quei tempi, per le ragazze c'era un pregiudizio piuttosto forte contro il violino che non era considerato strumento adatto ad una bambina, tuttavia per me era impossibile domare il desiderio di tendere l'arco sulle corde del violino di mio fratello; così attendevo il momento in cui usciva per sgattaiolare nella sua stanza, chiudermi dentro ed abbandonarmi alle dolci note dello strumento.
- Un Frutto proibito, appunto, e quindi tanto più goloso da gustare!
- Per cominciare proprio dall'inizio della mia carriera, devo dirvi che sono nata a Brünn, Moravia il 21 marzo 1840. Mio padre ricopriva la carica di organista e maestro di cappella presso la Cattedrale e la famiglia Neruda risale, musicalmente, al XVII secolo. Il primo musicista con il nostro nome fu Jakob Neruda, morto nel 1732. Anche i suoi figli erano musicisti, e quando morirono i figli del figlio più giovane di Jakob Neruda, Baptiste Georg, lasciarono entrambi due figli che furono cameristi alla corte di Dresda. Il maggiore di questi fratelli era il nonno di mio padre.
E’ necessario andare indietro nella mia storia familiare per meglio capire l’origine di questa mia aspirazione. Sebbene fossero alquanto contrari ad assecondare la mia passione per il violino, ai miei genitori fu chiaro che avevo una carriera di fronte. Loro avrebbero preferito che suonassi il pianoforte ma io fin da bambina, ho odiato l’idea. Le cose andarono avanti così per un po’ di tempo: io continuavo ad accrescere le mie abilità senza far capire loro i miei progressi che avevo fatto sullo strumento. Un giorno, per caso, mio padre sentì dei suoni provenire dalla stanza di mio fratello, e, orgoglioso dei progressi che suoi figlio aveva fatto, spalancò la porta scoprendo il suo errore!

- Cosa accadde Lady Hallé- chiesi sempre più interessata al seguito della storia.

- Bè, mio padre fu contento ma arrabbiato nello stesso tempo. Io temevo che questa sua scoperta avrebbe comportato un severo divieto di toccare ancora il violino ma fui felicissima quando mio padre mi prese tra le sue braccia, con gli occhi umidi di lacrime, mostrandomi che la sua natura di musicista (poiché era un musicista in tutto e per tutto) aveva provato una piacevole sorpresa per quanto gli era capitato e a dispetto della risolutezza di mio fratello, da quel giorno passò tutto il suo tempo libero a sviluppare il mio talento. In effetti, i miei primi allori musicali sono stati guadagnati assolutamente in tenera età e per un caso fortuito. Come al solito io e mio padre, ardenti e devoti nella nostra passione, stavamo studiando quando all’improvviso si presentò il Professor Jansa per parlare a mio padre di un concerto che avrebbe voluto organizzare. Questo accadde a Vienna. Quando mi ascoltò fu scioccato, direi, quasi fuori di sé dalla gioia: io dovevo suonare a quel concerto! Inizialmente mio padre lo derise per questa idea, lo ritenne un folle, ma alla fine fu costretto a prenderla seriamente in esame a causa delle sempre più pressanti richieste di Jansa. Del trio formato da Jansa, mio padre e me, penso di essere stata il membro meno preoccupato dal momento che non capivo proprio l’importanza di fare un audizione pubblica a quell’età. Suonai al concerto organizzato da Jansa ottenendo uno strepitoso successo fin dalla mia primissima entrata sul palcoscenico. Credo che tra le altre cose mi cimentai in una sonata di Bach che suscitò un vero diluvio di applausi. Da quel momento Jansa divenne il mio Maestro.
- Quali altri Maestri ha avuto Lady Hallè?
- Ho studiato solo con mio padre e Jansa. Ho sempre disapprovato la moda di cambiare insegnante tanto di frequente come si fa oggi. Uno e un solo Maestro credo dovrebbe sviluppare e guidare la crescita dei germogli impressionabili dell’ interpretazione affinchè essi non possano vagare alla deriva disperdendosi in un oceano infinito.
Non è forse meglio che ciascuno trovi il suo particolare modo di esprimersi piuttosto che tentare indifferentemente molti metodi ed interpreti? Ognuno di noi ha simpatie e affinità particolari che dovremmo sforzare di integrare con la nostra propria personalità. E’ un vero peccato che i principianti a volte vengano posti sotto la guida di insegnanti mediocri. Gli si suggerisce spesso che non avranno bisogno di un buon insegnante sino a che il loro talento non sarà avanzato per poi essere affiancati da un insegnante di prim’ordine quando avranno oramai sprecato anni in lavoro assolutamente infruttuoso deteriorando tecnica e stile. Allora, quell’insegnante, non tollererà certo difetti oramai radicati e per eradicare cattive abitudini finirà per schiacciare una intelligenza che avrebbe potuto sbocciare in qualcosa di migliore. Il genio dovrebbe essere addestrato e guidato sin dalla prima giovinezza affinché non perda la forza del su essere innato. Il violino e la voce sono i mezzi più potenti del sentimento musicale e richiedono di essere trattati o in modo poetico, semplice ma anche specifico Il musicista durante il suo periodo di formazione dovrebbe cercare di adottare uno stile all'unisono con la natura e l'idealismo del suo strumento se desidera ottenere effetti brillanti e belli che possono essere assicurati solo abbandonandosi completamente, quasi con devozione, allo studio della propria arte, poiché nulla è più doloroso di una tecnica rozza ed errata o di una mancanza di sentimento e raffinatezza nella produzione del suono su questo strumento particolarmente. D'altra parte, non c'è niente di più divino, anzi celeste, della nobiltà e della grandezza di un interprete perfetto della letteratura del violino, che anzi, definirei strumento Celeste, perché possiamo far risalire la sua influenza religiosa al 1650, anno in cui il clero, scoperte le capacità artistiche del violino, non tardò a introdurlo ai servizi della chiesa. Il violino-ha continuato la padrona di casa- è generalmente riconosciuto come il più popolare e utile di tutti gli strumenti musicali portatili; inoltre, non è forse lo strumento principale in un'orchestra d'archi?

-Un’altra domanda, Lady Hallé, voi considerare suonare il violino una realizzazione che si ottiene con facilità?
- Certamente, non c’è nulla che possa essere insegnato tanto facilmente se l’allievo si dedica al suo compito in modo giusto perché il violino esercita sulla mente un fascino sottile, un fascino che fornisce ottime intuizioni per capire e poi eseguire quella che è l’idea di fondo del compositore.
- Voi siete d’accordo con la teoria secondo cui avere un violino antico sia meglio che averne uno di nuova fattura?
- Un violino può essere ben fatto solo all’inizio e, del resto, non si può giudicare uno strumento solo dal suo aspetto esteriore. Alcuni dei vecchi violini cremonesi sono stati sopravvalutati a causa la bellezza dei loro disegni originali ma ci sono tutte le ragioni per credere che i maestri liutai moderni abbiano prodotto, e producano, nei loro violini toni così belli come quelli emessi da quelli antichi. C'è un fascino particolare, mi dicono, nel sottoporre il vecchio violino non più usato, a un restauro per risvegliare le sue antiche capacità musicali.

Il violino gode così di una sorta di misteriosa immortalità il cui effetto è accresciuto dalla teoria, spesso errata, che non siano più esistiti buoni liutai dai tempi di Cremona.
I principali motivi di eccellenza di un violino sono puramente meccanici, altrimenti sarebbe come giudicare il canto di un uccello dal solo suo piumaggio. Ricordate che il violino ha ben tre secoli, ed è praticamente l'unico strumento che non ha subito cambiamenti radicali. Sono stati fatti moltissimi ed inutili tentativi di migliorarlo, tutti falliti, eppure il violino continua a mantenere il suo dominio su tutti gli altri strumenti.
-Voi sapete a chi è attribuita la primissima invenzione del violini-chiesi io subito dopo
- Si suppone comunemente -disse Lady Hallé - che un uomo di nome Diuffoprugcar , nato a Bologna, sia stato l' ideatore, e mi si dice che esistono tre veri violini di sua costruzione risalenti al 1520 ma credo che l'autenticità di in un violino prima del 1520 sia alquanto discutibile"
- Quale degli antichi costruttori, secondo voi, è il migliore nelle qualità del suono?
- Ecco, mi fate una domanda difficile. Amo il mio Stradivari e per me non esiste violino che lo superi nella squisita delicatezza della sua intonazione. Ma abbiamo anche le migliori autorità in materia, — alla cui competenza non posso che inchinarmi- che ritengono che per dolcezza di tono e bellezza di costruzioni i fratelli Antonius e Hieronymus Amati sono difficili da battere .

Dopo il concerto di Jansa, la carriera di Lady Hallé (allora Wilhelmine Neruda) è decollata e la piccola artista ha gettato cuore e anima nei suoi studi. Veniamo a sapere che nel 1849 questa talentuosa bambina fece la sua prima apparizione a Londra, l’ 11 giugno al Philharmonic Concert debuttando davanti al pubblico inglese sempre sincero nei giudizi e che non ha mai dimenticato la sua straordinaria interpretazione di uno dei concerti di De Beriot riconoscendo in lei uno dei musicisti più dotati del secolo.
- A questo punto- continuò Lady Hallé, alludendo ai suoi studi successivi, avevo viaggiato molto visitando Lipsia, Berlino, Breslavia, Amburgo e altre città tedesche in cui ho conosciuto amici e persone che per tutta la vita sono rimaste consiglieri, giusti critici che hanno avuto a cuore il mio futuro e mi hanno consigliato in meglio in tutte le decisioni da prendere.
-In quale anno siete stata a Parigi per la prima volta? Chiedo
- Era il 1864 e suonai ai Concerti di Pasdelup, in Conservatorio ma anche in altri luoghi Anche li dai francesi amanti della musica, ho raccolto entusiasmo ed ovazioni riservandomi una accoglienza da superare le aspettative dell’artista più esigente.
-Avete mai composto musica per violino, Lady Hallé?
- No, o almeno nulla di cui valga la pena di parlare se non che da giovane mi sono sbizzarrita in una o due fantasie musicali, ma di regola ho sempre preferito composizioni altrui alle mie
- Quali sono i vostri compositori preferiti?
- Che domanda difficile!- esclama accalorata Lady Hallé. Io non credo di riuscire a specificare un autore preferito. Amo tutta la musica. Da Bach e Mozart a Chaminade c'è una tale ricchezza di grandi e nobili opere, ognuna così bella nel suo genere che è difficile indicarne una in particolare. Quando suono Brahms sono estasiata; poi viene la passione e la grandezza di Wagner; dopodiché sono stregato dalla semplicità di Bach o dall'irruenza sfrenata di Chopin; e così ciascuno, a sua volta fa di me uno schiavo devotissimo.
- Mi mostrate il vostro violino? Ho pregato. prima di prendere congedo , e Lady Hallé mi ha mostrato uno Stradivari molto costoso che, mi ha informato, era stato il dono congiunto di Lord Dudley e del Duca di Edimburgo. Com'è curioso- ho osservato , esaminando l'abile meccanismo- che uno strumento dall'aspetto così semplice possegga tale ricchezza melodica e fascino !
-Sì, davvero- ha risposto Lady Hallé-
" ma , come ho detto prima, non è così facile farlo cantare . Vale la pena ripetere che è difficile far parlare il violino a meno che le parole che vuoi che pronunci non siano l'eco dei sentimenti del cuore. Quanto vorrei che tutte le ragazze capissero che suonare il violino non è una conquista che si acquisisce in fretta ma che richiede una vita di studio serio e attenzione univoca. Penso di poter dire che, per quanto bella sia questa particolare branca della musica, preferirei ascoltare uno che suona davvero bene piuttosto che dieci che lo fanno senza emergere, in modo che lascia indifferente
Durante il procedere della carriera, la giovane Madamoiselle Néruda ha anche sposato un musicista svedese, Ludwig Norman, mentre era a Parigi ma suo marito è morto poco dopo il matrimonio, per questo la violinista nei circoli musicali è stata conosciuta come Madame Norman-Néruda. Nel 1869 Madame Neruda visitò di nuovo l'Inghilterra e suonò alla Philharmonic Society il 17 maggio. In questa fase della sua carriera non era più la bambina prodigio che prometteva di diventare “qualcuno”, aveva ormai superato gli anni di celebrità di bambina ed era apparsa davanti a un pubblico critico al massimo delle sue capacità musicali. La bambina talentuosa si era trasformata in una donna bella e ben costruita, il cui talento evidente e il fascino nell'esecuzione elettrizzavano tutti coloro che la ascoltavano. L'opinione di Joachim, espressa su di lei a Sir Charles Hallé, molti anni fa, fu molto corretta, sebbene (con la sua consueta grazia) non potè fare a meno di lodare un collega artista senza sottovalutare il proprio talento comunque innegabile.
Ecco cosa disse di lei:

Raccomando alla vostra attenzione questa signorina. Bada bene, quando la gente l'avrà sentita suonare, non considererà me molto.
E il pubblico l'ha fatto, e la considera molto, anche se non considera meno Joachim. Il suo nome ha una fama tale che non può essere scalfito. Ai Philarmonic M. Vieuxtemps fu così profondamente colpito dalla maturità artistica in cui si era trasformato il talento di bambina da adoperarsi per convincerla a rimanere a Londra sino all’inverno così fu indotta a prendere la guida del quartetto di Monday Concert prima di Natale e a prendere posto insieme ad artisti di primo ordine. E’ anche giusto ricordare che Charles Hallé ottenne che suonasse per lui nelle sue stagioni londinesi e di Manchester dove ottenne uguale straordinario successo e che, avendo perso anche lui la sua prima moglie, passato il periodo di vedovanza sposò Norman Néruda nel 1888.
Lady Hallé ha tenuto concerti in Russia, Prussia, Danimarca, Gran Bretagna, ecc., senza dimenticare l'Australia ricevendo numerose testimonianze e riconoscimenti anche dai Reali. Nelle sue sale di ricevimento ho scorto innumerevoli regali e ricordi, alcuni fotografici, altri autografi, a testimonianza della stima che gode dalla famiglia reale, e specialmente da Sua Altezza Reale la Principessa del Galles, di cui possiede molti ritratti, tutti firmati. Un ritratto mi ha particolarmente colpito, si tratta di quello di sua Altezza Reale , lo scomparso Duca di Clarendon ed Avondale ripreso con sua madre che porta iscritto sotto queste semplici ma toccanti parole

- Alexandra e il mio primogenito- parole che portano il segno di un ricordo triste. Un altro ritratto interessante è quello di sua Altezza Alessandra che porta la cappa del suo Dottorato in musica firmata come Alexandra.
A questo punto vorrei aggiungere qualcosa riguardo la personalità di questa brillante artista e parole di umile critica al suo talento esecutivo. Lady Hallè possiede una infallibile capacità artistica e tecnica e il suo perfetto senso della forma e suono sono da lei mostrati in ogni autore che esegue Pathos, dignità e grazia sono i suoe mezzi principali di espressione mentre tuttavia spesso mostra un fuoco di emozione appassionata che indica che il cuore e l'anima dell'artista sono devoti alla sua arte. La tecnica della mano sinistra mostra come sia capace di eseguire tutte le difficoltà senza mostrare alcun sintomo di fatica, e che la perseveranza sistematica con cui si è applicata ai suoi studi ha portato buoni frutti di cui il pubblico universale è il felice destinatario. I suoi modi, che sono gentili e cortesi, hanno molta raffinatezza e quando viene stimolata a parlare di argomenti che la interessano diventa eloquente mentre il suo aspetto implica che lei intende seriamente ciò che dice. La sua casa e le pertinenze mostrano la sua predilezione per i colori caldi e ricchi e le decorazioni armoniose, e il suo desiderio di avere intorno a sé i regali di tutti i suoi confratelli nel mondo della musica. In Australia, dove Lady Hallé con suo marito Sir Charles hanno dato una brillante serie di concerti accolti sempre con entusiasmo e a conclusione della loro tournè a Melbourne che è durata 6 settimane, fu presentata loro una lira floreale dagli orchestrali in segno di stima e ammirazione Che Lady Hallé abbia studiato duramente e si sia aggiudicata i suoi allori attraverso la sua diligenza è un fatto riconosciuto universalmente, e che questa costante applicazione mentale non ha rovinato il suo giovanile godimento della vita che della bellezza, può essere colto dallo straordinario fascino delle sue capacità, così come la sua amabilità e cordialità come padrona di casa e amica.


Annie S. Swan Magazine 1895

VERA MAZZOTTA

F. Dolman per The Woman’s World a cura di Oscar Wilde
Una ventina di anni fa, la società inglese fu sorpresa dall’apparizione di una giovane donna che suonava il violino in pubblico: Mrs Grundy guardò di traverso e certamente molte altre brave matrone, cominciarono a chiedersi dove volessero arrivare le ragazze, ritendo poco adatte a loro biciclette e tennis.
Da allora, molto è accaduto nel mondo delle donne. La donna violinista che ha sfidato il severo pregiudizio insulare contro le ‘female fiddlers’ è diventata ora una star di prima grandezza nel firmamento musicale londinese; beniamina dell’Alta Società londinese ora, al crepuscolo di un giorno invernale, nella sua casa di Lindens Garden, inizia la nostra conversazione sorridendo nell’alludere a questo pregiudizio di autre temps e autres moeurs, di altri tempi e altri costumi.
–Quando giunsi a Londra per la prima volta, su consiglio di Vieuxtemps e Joachim, fui sorpresa dallo scoprire che era considerato inadatto, anzi, sconveniente che una donna suonasse il violino. In Germania la cosa era invece alquanto più comune e non sorprendeva minimamente. Io non riuscivo a capire, mi sembrava così assurdo, il motivo per cui qui la gente la pensasse così diversamente. Ogni volta che in Società sento una giovane donna accordare il violino, penso al mio primo concerto e alla curiosità piena di rimprovero con cui la gente inizialmente considerava il mio suonare.
Per molto tempo, in qualunque città andassi non potevo evitare di notare lo sguardo curioso e stano di coloro che venivano ad ascoltare. Ovviamente, ora le cose sono molto diverse, oserei dire che ci sono più giovani donne che suonano il violino in Inghilterra che in Germania. Per questo, aggiunge maliziosamente Lady Hallé, io credo che tutti noi violinisti godiamo di una maggiore considerazione. Un tempo infatti, portare il violino con sé era proprio motivo di disprezzo. (riferimento alla fama di saltimbanchi e girovaghi che avevano pregiudizialmente i violinisti) Vieuxtemps e Grieg, ma anche altri, dicevano che non si sarebbero mai sognati di portarsi dietro il loro strumento.
-Cosa ci può raccontare, Lady Hallé del suo debutto londinese
-Come ho detto, non sarei potuta venire se non fosse stato per l’interessamento di Vieuxtemps, uno dei miei migliori amici. Era già aprile quando arrivai e presentai la mia lettera di presentazione a Chappel. La stagione era già avanzata e rimanevano pochi concerti. Tuttavia la Philarmonic Society stava organizzando gli ultimi e mi offrì un ingaggio. La data più vicina che mi offrivano era a luglio con un cachet di sole 5 ghinee ed io non avevo intenzione di attendere così a lungo per una sola apparizione. Così tornai a Parigi con grande disappunto di Vieutemps che attribuì la cosa al pregiudizio inglese e che disse che dovevo solo essere ascoltata perché le cose andassero bene. Con grande generosità, fece uno scambio di date lasciandomi il suo concerto fissato ad inizio maggio e prendendo lui la data che veniva offerta a me. La Philarmonic Society chiese il concerto di Mendelssohn ma io ero ansiosa di scegliere invece qualcosa tra i brani di Vieuxtemps per ringraziarlo della sua gentilezza. Sebbene il pubblico fu stupito dal vedere una donna concertista ebbi un’ottima accoglienza e la Philarmonic Society fissò per me un’altra data per la quale si erano ritrovati con un solista mancante.
E mentre Lady Hallé parla, cala la sera cosicchè riesco a malapena a percepire l’ironia giocosa che si stampa sul suo volto mentre ricorda quei giorni. Ma nel mezzo della nostra conversazione, una cameriera entra per accendere una grande lampada dorata dai vetri scintillanti di rosa.
La lampada emette un bagliore caldo e dorato tutt’intorno illuminando le fattezze che ogni amante di musica ben conosce e rivelando una donna vestita con un abito di casa, di seta a grandi quadri scuri. Nel resto della stanza della musica non c’è che una luce soffusa, quasi religiosa che ben si adatta alle immagini del Cristo e della Vergine Maria che si trovano sul caminetto e subito attirano lo sguardo, piccoli segni della fede di Lady Hallé e del suo credo.
Tra i drappeggi in in ombra, color fragola e la tappezzeria colorata, due oggetti spiccano chiaramente, il pianoforte a coda di ebano lucido e una grande partitura che Sir Charles e Lady Hallé hanno appena suonato in concerto ancora appoggiata al leggio e un grande ritratto ad olio che come immaginavo e poi è stato confermato da Lady Hallé, era di suo figlio maggiore vestito da Cavaliere per un ballo in maschera, un cavaliere antico.
-E da allora siete stata in Inghilterra abbastanza ininterrottamente, continuo io riprendendo la conversazione.

La gente dice: molto affascinante
Com’è felice che suoni.. e fa commenti simili quando viene suonato un brano classico ma è un mero fatto di cortesia. Tuttavia in Società ci sono anche dei veri amanti della musica.
Ne ho certamente molti tra i mei amici intimi ma parlando in generale, di coloro che assistono ai concerti ‘at homes’, credo che l’apprezzamento per i grandi maestri della musica sia più una posa.
Come molti lettori sapranno, Lady Hallé è uno dei membri più distinti di una grande famiglia di musicisti. Per un secolo e mezzo il nome Nèruda, il suo nome da ragazza è infatti Vilelmina Néruda, in Moravia è stato associato al violino esattamente come le famiglie cremonesi furono associate alla manifattura di esso. Il padre di Lady Hallé fu organista della cattedrale di Brun dove è nata 48 anni fa.
-Era la delizia di noi bambini poterci sedere nella cappella dell’organo per ascoltare la musica. Come sapete, nelle cattedrali cattoliche è consuetudine cantare le messe con l'accompagnamento d'orchestra. Ricordo che da bambina provavo un grandissimo piacere nell’ascoltare il suono del violino e quando mio padre portò un piccolo violino a mio fratello maggiore fui invidiosa della sua fortuna. Quanto avrei voluto anche io avere un violino tutto mio! Inizialmente mio padre non voleva che mio fratello mi lasciasse il suo violino temendo che potessi usarlo come un giocattolo ma quando scoprì che io riuscivo a suonare meglio di lui allora mi diede un altro strumento. In seguito, andai a Vienna e quindi Jansa che fu l’unico ad insegnarmi, mi ascoltò. Fu Jansa, che è vissuto molti anni in Inghilterra pur essendo poi morto a Vienna, che mi organizzò un concerto e nulla lo avrebbe mai potuto soddisfare di quanto suonavo sebbene avessi solo 6 anni. Jenny Lind, cantante all’apice della fama, era presente a quel concerto. Suonai un concerto di De Beriot e da allora fino ad oggi, senza alcuna interruzione o alcuna sessione di studio, ho suonato ininterrottamente in pubblico.
Da Vienna ci siamo spostati visitando tutte le maggiori città della Germania e della Russia. A Parigi mi sono fermata due anni suonando nelle Stagioni di Pasedeloup e in vari altri concerti.
- E’ stato allora che ha cominciato a frequentare Sir Charles Hallé?
-Si, sono passati venti anni dalla nostra prima partnership musicale. La prima volta che suonò con mei trovai che mai sino ad allora ero stata cosí ben accompagnata al pianoforte.
- Lady Hallé, avete dei compositori che preferite?
- Non credo di averne. Tra i moderni amo Dvorak, Schumann, Rubinstein e Brahms. Ma oramai ho suonato davvero ogni cosa. Non puoi scegliere sempre i brani che vuoi. In molte città è necessario che i programmi siano più accessibili
Nel mio prendere in mano una bella fotografia di Alexandra, Lady Hallé mi raccontta che la sua amicizia con la Regina del Galles è iniziata ben prima che sposasse Norman, un musicista svedese, e prima che sua Altezza Reale si fidanzasse con l’Erede al trono.
Lady Hallé mi mostra poi un’altra foto scattata a Dublino 4 anni fa nella quale Alexandra veste la Cappa di Dottore in Musica.
- Sia la Regina che la Principessa sono state molto gentili. La Principessa è venuta molte volte qui, mia ospite. Lo scorso anno per esempio, quando diedi una cena in onore di Madame Schumann che era a Londra, le chiesi se volesse essere presente e rispose:
Certamente, non sono forse ora un Dottore in Musica?
La sorella di Lady Hallé, Miss Olga Néruda, insegna pianoforte alle figlie della Principessa del Galles motivo per cui è spesso a Marlborough Home. Con grande disappunto della Principessa, nessuna delle sue figlie ha rivelato un talento verso lo strumento di Lady Hallè e che tanto incanta le regali orecchie. Degli altri membri della famiglia Nèruda si può dire che la sorella maggiore, Amaliè , è una pianista capace ma non particolarmente nota e suo fratello Franz. Il fratello del cui violino Lady Hallè era particolarmente invidiosa, un noto violoncellista. Con questa generazione, i principi di ereditarietà che Galton ha reso noti, sembrano essersi esauriti.
Il figlio di Lady Hallè, il Cavaliere senza macchia della foto, dipinge un pochino ma non suona.
- Quel piccolo violino, dice Lady Hallé, triste, alludendo alle sue gioie infantili, spero un giorno di averlo indietro. Alla morte di mio padre venne dato ad un vecchio amico di famiglia. Ora quel vecchio amico è morto ed ho scritto pregando di farmi riavere indietro quel violino. In qualche modo è per me più prezioso del mio Stradivari.
- Il vostro Stradivari ha una storia?
- Una storia molto breve in verità, sebbene sia considerato uno degli Stradivari più perfetti ancora in circolazione. Appartenne ad Ernst a cui fu presentato da un ammiratore e collezionista inglese di violini antichi. Io ero molto ansiosa e desiderosa di possedere uno Strad così, quando sentii he questo strumento era stato messo in vendita da un noto collezionista di Edimburgo, non conoscendo come suonasse, ottenni il permesso di suonarlo una o due volte in concerto. Una sera suonai dal vecchio Lord Dudley, non l’attuale, e c’era anche sua Altezza il Principe di Edimburgo. Fu molto attratto dal violino e disse che se io non avessi comprato quello strumento, lo avrebbe fatto lui. Ridendo dissi che sarebbe stato davvero ingiusto visto che aveva già uno Stradivari così bello. Lord Dudley allora propose di acquistare per me quello Strad come in effetti avvenne.
Durante la nostra conversazione Lady Hallé aveva accarezzato e rimproverato alternatamente due Skye-terriers che ella aveva chiamato Dolly e Winzi. Winzi accompagna spesso la sua padrona ai concerti a Londra e fuori. Lady Hallé osserva:
- Ogni volta che a casa accordo il violino, Winzi ulula ma la sera, nella stanza degli artisti, anche se ci sono dozzine di violini che stanno accordando, rimane tranquillo, quasi consapevole che si tratta di un concerto.
Nel suo amore per i cani e la vita familiare Lady Hallé manifesta due tratti tipicamente inglesi ma prima di lasciarla alla fine della nostra conversazione, ho avuto prova di un altro, la sua devozione al tè delle cinque. Ho anche capito che sebbene nella sua sfera di competenza sia una pioniera del ‘Movimento femminile’ tuttavia non è tra le sue più ferventi sostenitrici e con divertente foga nega ogni volta, ogni desiderio di accesso al voto.
Donna le cui corde vibrano con un tocco di genio insieme alle proprie, membro onorato di una compagnia brillante come quella di Joachim, Rubinstein, Mme. Schumann, e Sarasate, padrona di una casa in cui cultura e rango di Londra si dilettano a riunirsi - in poche parole, Regina della Musica, Lady Hallé è uno splendido esempio del genio emancipato del suo sesso, pieno di rimprovero per il passato ma di speranza per il futuro.


The Illustrated Queen Almanac and Lady’s Calendar 1870

Nel presentare il ritratto di uno dei più abili violinisti dell’epoca, è deplorevole che non ci siano materiali a disposizione per un abbozzo biografico dell’ormai celebre Madame Norman-Néruda.
La fiera artista segue l’esempio della signorina Helen Fausit, che rifiuta di fornire i dati per un avviso di quella che considera essere la sua storia familiare. (…)
Nel caso della nostra bella violinista, che guarda con tanta benevolenza anche nelle dure linee dell’incisore, sarebbe gratificante sapere dove e quando è nata; qual è stato il suo primo istinto per la musica, che cosa l’ha indotta ad uno strumento maschile, il violino, ben poco grazioso per una donna, quale è stata la sua formazione musicale, quale la sua carriera e molti altri argomenti interessanti legati alla sua vita professionale. (…)
Nella capitale francese è stata la Leonessa della stagione. Il suo debutto qui l’anno scorso, introdotto dall’eminente violinista belga M. Vieuxtemps, è fresco nella memoria di tutti.
Sia che suoni alla Filarmonica, alla St. James’s Hall o al Crystal Palace, la supremazia del suo stile è riconosciuta.
Madame Norman – Néruda è stata impegnata in un lungo tour con Herr Hallé prima di essere selezionata per apparire come leader del quartetto del Monday Popular Concert. C’è un elemento di eccezionalità nel modo di suonare il violino di Madame Norman-Néruda: mentre la sua meravigliosa tecnica le consente di eseguire tutti i fantastici tour de force tipici del più abile dei violinisti, ella può sottomettere l’esuberanza del suo fuoco alle sobrietà necessaria alle composizioni della musica classica da camera.
La sua fragile figura può essere vista dominare, in una orchestra piena, grazie alla sua potenza e intelligenza, e comunicare al suo uditorio il grande immaginario di un Beethoven o un Mendelssohn che, se fossero vissuti abbastanza per conoscere Madame Nèruda, certamente le avrebbero composto ben più di un concerto.
Madame Néruda nel suonare ha una grazia tale da togliere l’impressione disdicevole provocata da una signora che imbraccia un violino e tira un lungo arco.
La chiarezza dell’articolazione, l’ intonazione, la ricchezza del timbro, la forza e intelligenza del suo stile, sono universalmente riconosciute.
Nei cantabili si manifesta fortemente la sua grande sensibilità di artista.
È profondamente imbevuta di quello spirito cosmopolita per la musica caratterizzato dal suo attaccare, in modo arguto , tutte le scuole per identificarsi completamente con i maestri che si accinge ad interpretare.

I 50 anni di carriera della violinista Lady Hallè, Wilma Norman Nèruda,
furono coronati dal dono di un palazzo ad Asolo (Treviso).
La cittadina, nota per essere stata luogo prescelto da Bembo, dalla nobile Caterina Cornaro, divenne casa anche per molti stranieri quali Robert Browning.
Ad Asolo si trasferì anche Ludwig Norman Neruda, artista e alpinista,
primogenito della violinista che vi portò sua moglie May Peyton e la
figlioletta Wilma probabilmente a seguito del fallimento della sua società e della relativa condanna.
Ad Asolo trovò un iniziale aiuto in Pen Browning, artista e figlio del poeta che qui si era trasferito acquistando diverse proprietà, del resto in Inghilterra, la situazione di Norman Neruda risultava alquanto compromessa dal punto di vista economico. per restarvi.
Ecco che, quando la nobiltà volle acquistare qualcosa con i fondi raccolti in favore della violinista, decise per il palazzetto che ora è sede del Comune di Asolo risolvendo i problemi che Ludwig Neruda cominciava ad avere a causa della convivenza forzata con Pen Browning la quale diede vita ad una controversia accesa.
Wilma Neruda certamente passò alcuni periodi ad Asolo con suo figlio e la nipotina godendo dell’aria e del paesaggio e facendo passeggiate, ammirando le meraviglie artistiche ed archeologiche del posto. La morte di Ludwig nel 1898 segnò la sua vita ma, poichè Asolo era ancora residenza di May e della nipotina, cercò ancora di partecipare alla vita cittadina: il 15 ottobre 1899 suonò per l’inaugurazione dell’Asilo infantile. Dopo il tour americano, Wilma decise di trasferirsi a Berlino.

Il palazzo oggi è giustamente noto come Palazzo Beltramini-Pasini-Nèruda dai nomi dei proprietari che si sono avvicendati.
I Beltramini erano una famiglia bergamansca di artigiani in cerca di una
vita dignitosa: i fratelli Giovanni, Ambrogio, Beltramino e
Guglielmo giunsero ad Asolo nella seconda metà del 1400 dalla Valsassina. I primi tre erano esperti nella lavorazione della lana e si stabilirono in Borgo Santa Caterina, il quarto, Guglielmo era invece un fabbro e mercante di lana e prese dimora nella piazza centrale del Paese. Asolo era stata riconosciuta come podesteria nel 1339 sotto il dominio di Venezia che riconoscerà una forma semigiuridica al suo Comune solo nel 1459 con la creazione di un Consiglio cittadino con lo scopo di fare da cerniera con la Serenissima Il commercio dei prodotti lanieri li rese molto ricchi al punto da diventare ben presto una delle famiglie di riferimento dell’asolano anche grazie ai loro numerosi investimenti immobiliari e fondiari in tutto il territorio circostante. Il casato riuscì a mettere insieme 550 ettari di patrimonio fondiario con mulini, botteghe, fattorie, palazzi. La loro ricchezza aumentò a dismisura grazie anche alla partecipazione attiva alla vita cittadina e al controllo delle imposte. Alla morte di Beltramino, il più autorevole dei fratelli, tutta la famiglia assunse il suo nome come cognome di gens. Nel 500 i Beltramini erano una delle casate più importanti e ben presto le loro botteghe vennero sostituite da palazzi riccamente decorati. La bottega di Borgo Santa Caterina divenne il Palazzo Filippin, luogo appartenuto al casato dei Beltramini-Miazzi sino al 1700, la casa di Mastro Guglielmo, la cui facciata venne rifatta dall’architetto Giorgio Massari, divenne dimora del ramo del Pavejon, uno dei più autorevoli, che divenne l’attuale Palazzo Beltramini-Neruda. Un tempo la piazzetta chiusa adibita alla raccolta delle sementi divenne quindi luogo su cui far affacciare uno dei palazzi più imponenti. Le originarie e modeste dimore dei Beltramini, divennero emblema del potere assunto da questa casata che, nel giro di un secolo, arrivò a gestire tutto ciò che riguardava Asolo, concentrando nelle proprie mani tanto il potere politico che quello economico senza risparmiare atti di violenza. Nel 1544 Asolo fu teatro di una sanguinosa repressione degli usurai ebrei che sembra sia stata sostenuta da Giuseppe Beltramini per poterne assorbire le attività. Non è infatti un caso che l’edificio posto di fronte Palazzo Beltramini-Nèruda porti la targa del Monte di Pietà, luogo che voleva evidentemente fare concorrenza alle attività usuararie degli ebrei. Tutta la fine del 500 e l’inizio del 600 fu caratterizzato da controversie e litigi tra i Betramini, e le loro bande armate, ed altre famiglie potenti dei territori viciniori. I Beltramini dominarono, a dispetto di tutto, fino a tutto il 700 dando vita a diverse casate ma nel 1800 la loro famiglia cominciò ad estinguersi. L’arrivo di Napoleone mette fine al governo della Serenissima e nel 1797 anche il Podestà di Asolo è costretto a lasciare il paese. Dopo un vagito di libertà, inizierà il governo austriaco che durerà sino al 1801. Nel 1880 sono ancora ricordati tra le famiglie benestanti che l’imperatore di Austria riconobbe come nobili: due ceppi della famiglia risiedevano ancora ad Asolo, la terza a Cittadella ma tutti i loro discendenti andarono ad estinguersi.


La configurazione attuale della facciata risale a Giorgio Massari con un caratteristico piano terra con colonnato in bugnato e ordine tuscanico con aperture ed elementi del piano nobile che ricordano il Palazzo Grassi di Venezia dallo stesso architetto restaurato. Per la decorazione architettonica della facciata inserita nello stretto spazio della piazzetta venne adottata una particolare e ingegnosa soluzione: le colonne monolitiche e bugnate, così come le finestre, sono impostate con taglio prospettico per poter essere vedute non dalla ristretta piazzetta ma dall’imbocco della via Cornaro. Il Palazzo in contratto di permuta passò prima al nobile asolano Gasparo Pasini ad uso della sua famiglia diventata troppo numerosa, quindi al Principe di Galles
Il Palazzo è stato restaurato nella facciata abilmente e con competenza nel 2011 dall’architetto Maurizio Trevisan
Non sappiamo con certezza sino a quando il Palazzo rimase nelle mani della violinista Norman Neruda, qualcuno ritiene sino al 1898 altri, sino almeno alla metà del 1899, in ogni caso da quel momento, il dono del palazzo del Principe di Galles passa in altre mani, pare alla famiglia Fuga di Crespano sino all’anno in cui divenne sede del municipio ( tra il 1909 e il 1919).
Nel 1900 molti dei protagonisti della nostra storia non sono più ad Asolo: nel 1902 Pen vende la sua residenza, attuale Villa Cipriani, May Norman Neruda e la piccola Wilma, dopo un periodo nel Sussex, si trasferiranno ad Ampezzo dove la bambina frequenterà la scuola sino almeno al 1906, e successivamente a Kufstein
credits
Alvise Bruschi Alpi Venete Anno LXX1 n 2 2017
Vera Mazzotta #wilmanerudalaviolinistacheconobbesherlockholmes
#DelosDigital
Gabriele Farronato. Convengo 30 maggio, 20o8 Il perduto archivio della Podesteria di Asolo
Davide Geronazzo. Villa Beltramini da Porcia Tedesco
Massari Antonio
| Giorgio Massari architetto veneziano del Settecento. 320 illustrazioni in nero. 1971 |

