Intervista con eminenti musicisti

  Strand Musical Magazine.  Vol 1 1895 J. E. Woolacoat

TRAD. VERA MAZZOTTA

Sir Charles  e Lady Hallè –    

Ho Suonato uno dei trii di Beethoven e quando lui era ancora vivo e quando ho sentito della morte del Maestro, ho pianto. Beethoven mori nel 1827 quando io ero ancora un bambino di soli 8 anni e ancora vivevo ad Hagen.

A parlare è Charles Hallé raggiunto per intervistarlo nella sua casa di Holland Parlk.

–      Beethoven era ai miei occhi un Dio e non credo di saperti descrivere  quanto mi angosciò la notizia che la sua carriera musicale e la sua vita, aveva ormai avuto termine.

Continua Sir Charles che insieme a Lady Hallè ha acconsentito ad questa intervista

–      Quando è invece iniziata la vostra carriera, Sir Charles?-      Bè, io sono un musicista da quando avevo tre anni-replica il veterano della musica con un sorriso.

–      Ma vi sorprenderà sapere che ero un bambino molto delicato di salute tanto che i miei amici temevano che non avrei mai raggiunto l’adolescenza. Le loro paure si sono invece dimostrate infondate. Io mi sento oggi come un ragazzino e nel dirigere o suonare non faccio assolutamente più fatica di quanta non ne facessi 50 anni fa! Sono nato ad Hagen, in Westphalia, dove mio padre, un ottimo musicista, era impiegato per la chiesa ed era il direttore musicale della città. A tre anni mia madre mi insegnò a leggere la musica e iniziai a suonare il pianoforte. Suppongo fossi considerato un bambino prodigio tanto che quando avevo 4 anni fu composta espressamente per me una sonata e la suonai in pubblico. Ho un ricordo molto vivo del mio stare di fronte al pianoforte e di quel primo concerto nella mia città. Come ben sapete, Hagen è una cittadina di circa 5000 abitanti che si è interessata molto ai miei sforzi giovanili partecipando ai concerti in abbonamento. L’orchestra della città era composta da semplici amateurs e mi fu chiesto di suonare il timpano: avevo 9 anni. Allora mio padre, che era originario di Arzhollern vicino Cassel dove viveva Spohr, mi portò da lui per una audizione. Spohr fu d’accordo e, dopo avermi ascoltato, disse a mio padre:

-questo ragazzo deve fare un concerto qui! Così venne organizzato per me un concerto in cui suona’ molti brani con grande successo. Ora me ne ricordo solo uno, le variazioni di Ries Am Rhein, un brano molto popolare allora ma mio padre disse-Non sei nato per esser un bambino prodigio, ragazzo mio…così rimasi ad Hagen fino ai miei 15 anni e fu mio padre a darmi l’istruzione necessaria.

Qual è stato allora il passo successivo al decollo della sua carriera? 

A 15 anni mio padre decise di mandarmi a Darmstadt ad imparare armonia e contrappunto da  Rink e Gottfried Weber. Weber, che aveva scritto allora uno dei migliori trattati di armonia moderna, fu molto gentile con me. Quanto vidi Rink la prima volta chiedendogli di darmi lezione, egli, con mia grande sorpresa mi rispose- vieni domani   alle sei in punto perché dalle cinque alle sei io compongo. E questa cosa non l’ho mai dimentica! Così l’estate ci  mettevano a lavoro alle 6 di mattina, mentre di inverno si cominciava alle sette. Dopo aver frequentato il corso a Darmstadt, mio padre decise di mandarmi a Parigi a studiare con il celebrato Kalkbrenner il pianoforte che però da tempo non prendeva più allievi tuttavia fu così…gentile da suonarmi qualcosa e…fui assai contento di sentirlo suonare anche note sbagliate: fino allora avevo pensato che fossero solo i giovani principianti a commettere così efferati crimini! Fui introdotto nei salotti di Parigi dove incontrai musicisti quali Chopin e Liszt ma ho atteso una settimana prima di ricevere un invito a cena con Chopin e quando finalmente riuscii a sentirlo suonare fu una vera meraviglia per me: era davvero un pianista meraviglioso, meraviglioso davvero! Anche Liszt era molto gentile con me e divenni inoltre molto amico di Thalberg. Con tutti questi grandi musicisti quasi ‘a portata di mano’, non riuscivo a decidere con chi avrei dovuto studiare e così continuavo a studiare da solo per 12, 15 ore al giorno. Studiavo così tanto che le mie mani si gonfiarono e alla fine, fui comunque costretto ad una pausa.

Avete preso lezione da qualcuno a Parigi?

-Assolutamente no. E quello che conosco lo conosco per aver ascoltato gli altri ed aver confrontato i loro diversi approcci. Non avevo alcun desiderio di esibirmi in pubblico sino a quando non mi fossi sentito sicuro di me stesso ed ho vissuto a Parigi ben 3 anni prima di decidermi. Il mondo della musica non era allora quello che è oggi e quando mi decisi e dissi ad un amico che avrei suonato alcune sonate di Beethoven, mi rispose

-NON FARLO, non andrà mai giù…Invece rimasi della mia idea e non solo le sonate di Beethoven ‘andarono giù’ ma ebbero anche un ottimo riscontro nel pubblico e nella stampa. Suonai in Conservatorio ed ebbi una accoglienza del tutto soddisfacente. Allora Parigi era il centro di alcuni miei amici, menti geniali quali  Victor Hugo, Guizot, Lamartine, Dumas Padre, George Sand. Fu allora che cominciai a  comporre sebbene da allora non ho trovato altro tempo per farlo. Curiosamente qualche giorno fa, Lady Hallé ha ritrovato alcuni di quei brani e mi ha detto:

Devi suonare questi quando andrai ad Edimburgo

– Siete  rimasto a lungo a Parigi?

Vi dirò come lasciai la Francia per l’Inghilterra, credo sia una storia alquanto interessante. Nel 1846 organizzai dei concerti cameristici con Franchomme e Alard e questa avventura ebbe il successo desiderato ed un pubblico entusiasta. Per esempio Victor Hugo aveva prenotato un posto e così Lamartine, Guizot e George Sand. Al terzo anno della stagione ormai tutti i posti erano stati sottoscritti ma scoppiò la Rivoluzione, subito dopo l’inizio della Stagione Musicale. Tuttavia, al concerto seguito allo scoppio delle ostilità in sala trovammo una cinquantina di persone, la settimana dopo meno: molti dei nostri abbonati furono felici di ricevere indietro l’importo delle loro sottoscrizioni sebbene non fosse grande. Fino ad allora, Alard, Franchomme ed io avevamo avuto quanti allievi volessimo ma il protrarsi dei disordini politici anche questi andarono scemando. Ogni volta che ci incontravamo, chiedevamo l’uno all’altro:

-Quanti allievi ti sono rimasti?

-Oh, io ne ho ancora quattro, poteva essere la risposta, e poi divenne tre, due, uno, e alla fine… nessuno. La maggior parte di noi erano stati in passato collegati alla corte di Luigi Filippo o con il Ministero, io avevo moglie e due figli dipendenti da me allora, così cominciai a dirmi che dovevo lasciare Parigi, che era inutile rimanere qui e che dovevo spostarmi in Inghilterra.

– Posso chiedervi, Sir Charles, se avete incontrato qualche difficoltà  quando siete giunto per la prima volta nel nostro Paese?
 
-Fortunatamente no. Ero conosciuto qui e poco tempo dopo il mio arrivo mi è stato chiesto di inaugurare i Concerti del Covent Garden. Successivamente ho avuto un ingaggio da Ella, il Direttore dell’Unione Musicale e in seguito ricevetti una lettera da Leo, il banchiere che mi chiedeva di andare a Manchester, -vogliamo qualcuno come te a Manchester, mi disse, qui ci sono molte persone con gusto musicale, perché non ti trasferisci qui? Allora non c’erano stagioni invernali a Londra e la stagione usuale era chiusa, così gli risposi che mi sarei trasferito a Manchester se mi avesse garantito un certo numero di allievi. Una settimana dopo ebbi la risposta: avevano trovato gli allievi e così me ne andai a Manchester.

E da allora siete rimasto li?

-Si, sebbene dopo il primo concerto con l’orchestra avrei voluto andarmene! I miei amici mi chiesero di dirigere, ed io accettai a condizione che mandassero via la banda. Anche questo venne accettato ed io misi in piedi una piccola orchestra di musicisti veri che sono con me ancora oggi. Voi non avete idea- continua con entusiasmo Sir Charles, del miglioramento del gusto musicale a cui abbiamo assistito a Manchester, infatti sostengo che in nessuna parte dell’Inghilterra si riesce a trovare un pubblico musicalmente più istruito di quello che frequenta la Trade Hall di Manchester. E questo vale per tutte le classi sociali che frequentano i concerti. Le persone che pagano il posto da 1 scellino sono in grado di apprezzare allo stesso modo dei loro vicini più ricchi.

– I concerti orchestrali hanno avuto successo sin dall’inizio?

-Si, posso dire di non aver mai chiuso una stagione in perdita-risponde quietamente Sir Charles. Quando la prima Esibizione di Arte  del 1857 venne aperta, io ingaggiai ottimi musicisti provenienti da Olanda, Francia e Germania. Alla fine del loro ingaggio mi dispiacque pensare di disperdere un simile patrimonio, così pensai di organizzare dei concerti orchestrali per l’inverno. La Free Trade Hall era stata appena costruita ed o iniziai senza sottoscrittori e il pubblico del primo concerto fu così poco da far temere un vero fallimento. I concerti della stagione che erano stati programmati erano en trenta ma dopo il decimo o l’undicesimo io ero comunque determinato ad andare sino in fondo. Alla fine della Stagione il mio manager, Mr Forsity, venne da me portandomi il compenso: tre soldi, circa mezza corona. Ma, sebbene fosse piccolo, mi consente di dire ancora oggi che non ho mai chiuso una stagione in negativo.

– Da quando il successo dei tuoi concerti è diventato un vero fenomeno nel campo?

Io sono andato dritto per la mia strada e le persone hanno cominciato a capire che in una Sinfonia, dopotutto poteva esserci qualcosa di interessante ed oggi è di grande soddisfazione scoprire quanto la good-music sia apprezzata. Nelle classi più agiate ci sono ottimi amateurs ma l’amore per la musica non è confinato in nessuna classe sociale. Per esempio quando sono arrivato in Stazione a Derby per cambiare treno, il fattorino che portava il mio bagaglio mi ha chiesto

– Mi sa dire, Sir Charles, quando verrà rappresentato di nuovo a Manchester l’Elija?

Quando gli ho risposto, con un salto di gioia mi ha detto: ho il permesso di andarvi e porterò mia moglie con me per farle un regalo! Un’altra volta, un semplice operaio mi spedì un dono fatto con le sue mani pregandomi di accettarlo in cambio del grande piacere che aveva provato nell’assistere ad un concerto. Be, credo che il cambiamento di questo luogo sia stato rimarchevole. Te ne darò un’altra prova. Quando Mr Ella mi ingaggiò, gli proposi di mettere in programma una delle Sonate di Beethoven.

‘Assolutamente tu non puoi suonare cose del genere in pubblico’.  

Io ho insistito e sono state di enorme successo. Prima del 1848 le Sonate di Beethoven non erano Mai state suonate in concerti pubblici. I musicisti temevano che il pubblico non potesse capirle. Adesso invece è difficile sceglierne una che non sia assai conosciuta. E la differenza è fantastica! Ma ho dimenticato di dirti che quando ho iniziato fare concerti orchestrali non ho mai scelto la Nona di Beethoven per la mia orchestra, non avrei potuto ma ora la mia orchestra può suonare davvero ciò che mi piace e la mia orchestra da 50/60 elementi è passata a ben 101! Non saprei cosa raccontarti ancora riguardo la mia carriera. Ho perso mia moglie nel 1866 e nel 1888, dopo aver ricevuto il Cavalierato, ho sposato Madame Norman-Néruda.

Credo, Sir Charles che mi abbiate già raccontato cose che verranno lette con grandissimo interesse da ogni amante della musica. Forse ora mi posso permettere di chiedere a Lady Hallé come è diventata una musicista.

Penso che Sir Charles possa parlare per me… Sir Charles Hallé prontamente sorride dicendo:

La storia dei primi tentativi di mia moglie sul violino sono alquanto curiosi. Mia moglie è nata a Brunn, la città di Ernst e la sua famiglia era una famiglia di musicisti da generazioni, suo padre era organista ma anche il più importante insegnante della città. Fin da bambina Lady Hallè non fu mai persuasa a studiare il pianoforte ma era attratta dal violino che suo fratello stava imparando a suonare. Era un violinetto rosso e la bambina cominciò a prenderlo per imparare a suonare da sola mentre gli altri erano fuori. Una sera quando suo padre rientrò all’improvviso, sentendo i progressi del figlio, pensò tra sé e se ‘ mio figlio ha davvero fatto molti progressi’ ma fu sbalordito quando si rese conto che il musicista altri non era che sua figlia a cui mai sino ad allora aveva dato alcuna lezione. La bambina fu intimorita e tra le lacrime, pensando di aver fatto qualcosa di sbagliato disse_ -oh non lo farò mai più… ma suo padre, deliziato dal suo talento, decise che le avrebbe insegnato il violino. Per prima cosa gli diede lui stesso alcune lezioni quindi la mandò a Vienna da Jansa che lei giura essere stato il migliore insegnante del mondo. Jansa insistette per farla suonare in pubblico e da quel momento venne considerata una bambina prodigio e portata in Russia e altri paesi per esibirsi. Suonò ai concerti della Filarmonica, Al Prince Theatre a Londra  e nel 1847  anche a Manchester. Allora anche Ernst era a Londra  e dovevamo suonare ai concerti orchestrali, io dovevo suonare il concerto di Mendelsshon in Sol minore. Il padre portò la piccola Miss Néruda al concerto e quando alcuni anni dopo ebbi l’onore di conoscerla, ella disse a suo padre che aveva conosciuto Mr Hallé e lui le rispose

Davvero? Ma siamo stati insieme a Londra ad un suo concerto

Oh no, no…non c’erano pianisti in quel concerto, c’era solo Ernst! Così di piccola era stata l’impressione che il mio modo di suonare aveva lasciato su di lei! Dopo il matrimonio visse alcuni anni a Stoccolma ma nel 1868 raggiunse Parigi di nuovo. Alcuni anni dopo suonò in Inghilterra, Germania e Olanda con grande successo e della sua successiva carriera in Inghilterra non credo sia necessario parlare

Mentre mi alzavo per dire addio a Sir Charles e alla sua affascinante moglie, il veterano musicista ha parlato con speranza del futuro della musica. Sir Charles non è pessimista; e la sua devozione all’arte con cui il suo nome è stato così a lungo e onorevolmente associato. A dispetto della sua età Sir Charles gode ancora di piena salute a testimonianza del fatto che una vita vigorosa e attiva è la carta verde per una buona vecchiaia.

Wilma Néruda in around 1870 after her separation from Ludvig Norman- Music and Theatre Library of Sweden

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