Vera Mazzotta


Ludwig Norman, per noi è ‘solo’ il primo marito della più grande e conosciuta violinista di età vittoriana, Wilma Norman Nèruda, quel primo marito sposato un po’ frettolosamente, giovanissima e alla prima infatuazione nel 1864 forse anche per trovare una dimensione autonoma rispetto a suo padre e alla sua famiglia, un marito con cui condividere una famiglia di due bambini, musica ma anche le ristrettezze della rigida mentalità vittoriana che concepiva la carriera musicale per le donne solo fino al matrimonio, momento nel quale, da proprietà del padre, le donne, sia pure musiciste, sarebbero passate ad essere, loro, il corpo, e gli eventuali guadagni, proprietà del marito.
Fredrik Vilhelm Ludvig Norman era nato il 28 agosto 1831 a Stoccolma, suo padre era il libraio Johan Norman, sua madre Fredrica Amalia Engström, ma rimase orfano all’età di 11 anni e fu costretto ad affrontare la povertà. Nonostante tutto, il suo talento musicale, definito prodigioso, venne notato e da più parti arrivò l’aiuto necessario che gli consentì di sostenere i suoi studi musicali. Particolarmente importante fu la famiglia Josephson che gli insegnò gratuitamente i rudimenti musicali.
Si chiama Norman – povero e orfano di padre – ha suonato per Msell Josphson per alcune settimane e conosce a malapena le note ma ha un tale istinto musicale che non riesce a mettere le manine sul fortepiano senza che emergano melodie pure, belle e ben accordate. Sembra quindi piuttosto audace, come se fosse la sua lingua. Lindblad (Adolf Lindblad che divenne poi suocero di Eugenia Neruda) gli insegna gratis. Il ragazzo sembra piuttosto interessante. (Gejer febbraio 1841).
La prima insegnante di Norman, quindi, fu Wilhelmina Josephson, una delle più stimate pianiste di Stoccolma la quale, a sua volta, manteneva la sua famiglia grazie alle lezioni di pianoforte.
Alcuni anni dopo (la morte di suo padre) Wilhelmina ebbe uno studente che le diede la gioia più grande, anche se non poteva contribuire a migliorare la sua posizione economica. Era un bambino molto povero di 8 anni che, su un vecchio pianoforte, in uno squallido appartamento nel cortile di Skomakaregatan, suonava così meravigliosamente che era un piacere sentirlo. Uno dei fratelli di Mina ne aveva scoperto il prodigio e lo aveva portato dalla sorella che volentieri decise di occuparsi della sua educazione […]. Che il piccolo prodigio mantenne straordinariamenteciò che aveva promesso, probabilmente tutti capiranno quando vi dirò il suo nome: Ludvig Norman.
Norman suonava e si esibiva e componeva per cui ben presto attirò l’attenzione della capitale dove trovò molti mecenati, una fra tutti la cantante Jenny Lind che lo spinse a frequentare il Conservatorio di Lipsia. Ludwig partì da Stoccolma il 1 maggio 1848.
Qui il sedicenne Norman studiò composizione con Julius Rietz, contrappunto con Moritz Hauptmann e tecnica pianistica con Ignaz Moscheles concludendo i suoi studi nel 1850. Lipsia era una città ricchissima dal punto di vista musicale, meta obbligata dei migliori artisti dell’epoca dei famosi concerti del Gewandhaus. Quando, il 26 maggio 1850, insieme a Norman e a un altro compagno di studi, il tedesco Woldemar Bargiel (1828–1897), Kjerulf ascoltò le loro e opere, il suo verdetto fu:
“Due individui diversi e fortemente dotati! Norman è senza dubbio il più brillante.
Durante i suoi appena quattro anni a Lipsia, gli orizzonti musicali di Norman furono ampliati e la sua opera venne notata anche da artisti del calibro di Robert Schumann che considerava Ludvig Norman tra i più promettenti giovani compositori tanto che nel 1853 inserì il suo nome tra coloro che avrebbero certamente lasciato il segno: Norman piaceva per le sue composizioni ma anche per il suo modo di suonare il pianoforte, considerato di buon gusto, dal tocco morbido e libero da vincoli esterni.
Ormai esperto nei repertori più antichi e contemporanei, Norman divenne presto fervente sostenitore della musica radicale del suo tempo, pertanto decise che anche la Svezia sarebbe dovuta elevarsi agli standard musicali, ormai altissimi, del Continente ma il suo ritorno in patria fu difficilissimo. La sua tecnica pianistica era, secondo i critici contemporanei, di buon gusto, priva di manierismi superficiali e convincente nella sua capacità di improvvisare tuttavia, entrò in rotta di collisione con i gusti allora prevalenti quando nel 1853 eseguì il concerto per pianoforte di Schumann a Stoccolma. Nonostante tutto, nel 1857 fu chiamato a diventare membro dell’Accademia Musicale e l’anno successivo ad ottenne l’ incarico di insegnante di composizione, orchestrazione e lettura della partitura presso la Kungliga Musikaliska Akademien (Accademia reale svedese di musica) che coltivò parallelamente al suo interesse principale: rinnovare un ambiente musicale basato sul dilettantismo.
Tra i suoi contributi quello come redattore del Tidning för theater och musik insieme al compositore Rubenson (1826–1901) e Frans Hedberg (1828–1908). Il giornale veniva pubblicato ogni quindici giorni da Abraham Lundqvist, suo grande amico, con il fine di contribuire all’innalzamento della qualità degli articoli portando nuove dee a servizio di una vita musicale ricca e artisticamente elevata che prendesse spunto da quanto visto in Europa. Norman non ebbe mai una formazione vera in direzione orchestrale ma, avendo assistito per anni alle prove ed ai concerti del Gewandhaus, maturò grande esperienza su repertorio, metodologia delle prove e tecniche di direzione, pertanto, quando fu nominato nel 1858 insegnante di composizione, lettura di partitura e strumentazione nell’ Accademia di musica a Stoccolma, fondò presto un’orchestra studentesca acquisendo la necessaria pratica come Direttore. In breve tempo riuscì a guadagnarsi stima e rispetto da essere giudicato la persona giusta per la posizione di ciambellano di corte. Nel 1858 infatti, Jacopo Foroni che aveva ricoperto questo ruolo, morì di colera. Inizialmente la direzione del teatro cercò un successore all’estero trovandolo Ignaz Lachner di Amburgo, tuttavia, molti lo giudicavano un direttore abile ma non particolarmente eccezionale soprattutto in confronto a Foroni e, in capo a pochi anni, anche a causa di una vera e propria guerra tra fazioni, venne licenziato. Norman, appena trentenne e relativamente inesperto, nel 1861 fu nominato nuovo Maestro di cappella: una grande sfida, ma allo stesso tempo l’enorme opportunità per lasciare il segno nella vita musicale di Stoccolma. Norman rimase Direttore di corte fino alla sua morte nel 1885. Ma le sue condizioni di salute andarono peggiorando progressivamente per cui nel 1879, pur non partecipando più a rappresentazioni liriche, ricevette il titolo di “primo direttore di corte” continuando dirigere i concerti sinfonici. Il principe Oscar Fredrik(che qualche anno dopo sarebbe diventato re Oscar II) nel 1871, nel suo discorso cerimoniale come Presidente dell’Accademia rese omaggio al gran lavoro fatto dalla cappella di corte e dal suo direttore musicale:
“Vedo […] un’orchestra, che, sia per la sua eccellente direzione che per i membri abili […] occupa un posto difficilmente superabile nel resto d’Europa”.
Nel 1883 per i suoi meriti il Parlamento gli concesse una sorta di vitalizio di 2000 corone annue.
Quattro anni dopo, Joseph Joachim (1831–1907) visitò Stoccolma per tenere tre concerti che avevano in programma i concerti per violino di Beethoven, Mendelssohn, Spohr e Max Bruch lodando « la ‘disciplina’ musicale nella Cappella di Corte» . Al momento del tumulto intorno alla nomina del cappellano di corte, cioè nella primavera del 1861, i fratelli Neruda giunsero a Stoccolma.
il freddo Nord ci ha accolto con un calore del cuore che ancora dura”. Scrisse Franz 50 anni dopo per ricordare l’entusiasmo con cui furono accolti e le amicizie che per la prima volta strinsero.
Suonando insieme, prendendo da Wilma lezioni di violino, i due si innamorarono e fu proprio Wilma, stanca di doversi continuamente separare da Norman, a proporre il matrimonio! Avrebbero dovuto sposarsi già nel 1863 ma, il matrimonio fu rimandato a gennaio del 1864: il due appartenevano a due religioni diverse, Norman era evangelico e Wilma cattolica per cui fu necessario ottenere la documentazione per poter contrarre il matrimonio nella chiesa di Wilma a Brno.
Nell’estate del 1863 Norman raggiunse i Neruda nella città di origine dove suonò nei concerti di Musica da Camera della famiglia con Josef, il padre, alla viola anche facendo eseguire musica di propria composizione: in questo periodo viene data la notizia dell’imminente scioglimento del Trio formato da Marie, Wilma e Franz Neruda per la volontà di Wilma di sposarsi.
IL 27 GENNAIO DEL 1864 Ludwig e Wilma ottennero di potersi sposare a Brunn.
Quindi perdiamo la nostra stimata virtuosa del violino – un bambino di Brno viene separato dalla sua patria da paesi e mari: “Amore per lei, l’amore le va incontro così la terra più lontana diventa la sua casa.
IL 30 dello stesso mese troviamo notizia della loro partenza per il viaggio di nozze verso Amburgo: prima di rientrare in cui la giovane Wilma rimase vittima di un increscioso incidente: la perdita della sua borsa con soldi e gioielli..
Nel 1864 Wilma, nominata già nel 1862 violinista di corte del Re ricevette la prestigiosa medaglia d’oro per le arti e la scienza. E DAL 1867 AL 1870 mantenne l’incarico di Insegante per l’Accademia Reale.

La vita matrimoniale fu felice per poco…solo finchè i coniugi condivisero l’obiettivo di dare una svolta alla vita musicale di Stoccolma, pigra e conservatrice, nonostante gli sforzi passati di Norman e altri eminenti musicisti. Insieme i due suonarono nella Società di Concerti fondata nel 1865 con Wilma ed altri eminenti colleghi.
Tuttavia, nonostante il sostegno reale, la società venne sciolta in capo a poche stagioni: la frequenza del pubblico era senza dubbio incoraggiante ma o il reddito che si ricava va da questi concerti era troppo piccolo per far vivere cinque persone […]: la famiglia presto si allargò, oltre alla coppia e a Marie che aveva seguito la sorella, il 18 novembre 1864 nacque Ludwig, detto Lully e il 24 maggio del 1866 Waldemar, detto Wally.
Non sappiamo quando iniziarono le incomprensioni nella coppia, certamente nel momento in cui Wilma dimostrò un carattere ed un conseguente atteggiamento, ben diverso da quanto atteso. La donna non sopportava la comunione dei beni che riuscì ad evitare, nè che dovesse essere suo marito e la sua famiglia a decidere dell’educazione dei figli o che, durante i concerti non dovesse o potesse portarli con sè lasciandoli a sua sorella Marie o alle Tate, men che meno di di essere chiamata, Madame Norman.
In Svezia il suo atteggiamento intransigente e il carattere forte divenne motivo di chiacchere e critiche sebbene rimaste fuori dalle pagine dei giornali:
l’armonia che suscitò la loro reciproca ammirazione e amore, diede a tutti i loro amici la più grande speranza di un lungo e felice matrimonio per i nuovi fidanzati, che purtroppo, come spesso accade tra artisti illustri, fu turbato dall’indole ineguale di entrambe le parti [ …] (L. Josephson u.å.,vol. 3, pag 428).
Fu anche chiaro che Wilma non era propensa a rinunciare alla sua carriera nè per il matrimonio nè per le gravidanze:
aveva una natura artistica di un tipo diverso da quella di lui che, anzi, non capiva e non le certo piaceva rimanere seduta vicino al focolare domestico.
Norman riconosceva le capacità musicali di sua moglie ma, per quanto avesse una mentalità aperta per l’epoca riguardo le abilità musicali delle donne e la loro carriera, anche per aver avuto molte studentesse nel suo corso di composizione, probabilmente avrebbe desiderato un matrimonio più tradizionale.
Ludvig Josephson incontrò il suo amico d’infanzia Norman prioprio in quegli anni:
Beh, ora sei un maestro di cappella di corte riconosciuto e un uomo sposato” ma la reazione di Norman svelò le crepe nella sua relazione : sono così infelice; mia moglie è una grande artista e non si sente a suo agio qui a casa“. (Hovförsamlingens församlingsbok 1863–1870, Stadsarkivet, A II a:4, s. 22.) .
Nel 1868-1869 infatti, Wilma riprese a suonare anche all’estero con il nome di MADAME NORMAN-NERUDA. I concerti di Parigi, dove inizialmente fu raggiunta anche dal marito, le fecero capire che la sua vita era quella della solista, il suo destino era quello di suonare, di decidere della propria vita e della propria carriera che, a Stoccolma non sarebbe riuscita ad avere come desiderava. Fu forse questo che la allontanò definitivamente da Ludwig Norman, ma … non solo.

Da bambino, Norman era vivace e schietto. Al suo ritorno da Lipsia invece, apparve agli occhi di chi lo conosceva, come un pioniere pieno di inventiva, un capace ed influente educatore ma chiuso: in realtà, il suo carattere era quello di un uomo riservato che fuggiva dai riflettori della ribalta ed un uomo emotivamente fragile bloccato di fronte alle esigenze di Wilma che incarnava, evidentemente, ante-litteram per i tempi, gli ideali della New Woman.
Norman veniva lodato e anche omaggiato in virtù della posizione di cui godeva ma le sue opere, tuttavia, hanno faticato ad imporsi e spesso sono state accolte più con rispetto che con genuino entusiasmo. Fortemente influenzato dai romantici di Lipsia, sviluppò un proprio stile, approfondendo gradualmente il linguaggio tonale che, dall’immediatezza e trasparenza dei suoi primi anni, si cristallizzò musica di natura alquanto diversa – più introspettiva, polifonica, e spesso interpretativamente più impegnativa che Adolf Lindgren definì “troppo sconclusionata, troppo consapevole“.
Come scrisse Frans Hedberg nel necrologio di Norman
“era necessario del tempo per scandagliare la sua natura introversa così ricca nel profondo ma con una superficie impenetrabile“.
Del resto, Norman non strizzò mai l’occhio a temi facili, orecchiabili o derivati dall’ opera e rimase sempre anche molto diffidente nei confronti delle correnti nazionali con i loro elementi legati al folklore “nordico”.

La separazione.
Quando Wilma Nèruda riprese le sue tournée di concerti nel continente fu chiaro che la loro relazione era finita. La rottura del matrimonio mise a dura prova il compositore, marito senza avere moglie e padre senza figli come scrisse in una lettera. Wilma infatti, decise di portare i bambini a Brunn, dove poi furono educati da sua madre a cui inviava costantemente denaro. Per Norman significava viaggiare per trascorrere del tempo con loro:
“ogni estate faceva un viaggio a Brünn per vedere i suoi due figli” che sono stati allevati lassù nella casa dei della moglie “Ho tanta voglia di leggere il Padre Nostro in Svedese con i miei ragazzi”, diceva ed il suo volto brillava di gioia quando, dopo questo viaggio quando raccontava come i suoi ragazzi avessero un’indole svedese Di solito viaggiava da solo, ma una voltatha portato con sé come servo l’inserviente nella cappella, ma già a Berlino dovette rimandarlo a casa, perché colui che non sapeva una parola di tedesco ed era più una seccatura ( Lundqvist).
Dopo la separazione i coniugi ebbero solo contatti sporadici e il tono delle lettere di Wilma è sempre molto seccato quando si parla di ”Norman.” e della sua costante lamentela del clima umido e caldo di Brno.
In una lettera alla poetessa e scrittrice Ola Hansson, August Strindberg (Strindbergsällskapet, August Strindbergs brev, 7 febbraio 1888-dicembre 1889, pubblicato da Torsten Eklund, Stoccolma: Strindbergsällskapet, 1961) scrive nel 1889 – quattro anni dopo la morte di Norman – che la spaccatura era stata dovuta al “problema della follia” e della gelosia, argomenti per lui attuali sia nella vita privata che in sua creazione letteraria… Con affermazioni che la dicono lunga sulla visione delle donne di Strindberg questi continua però dicendo :
il Maestro di Cappella Norman, natura completamente poetica (in un senso migliore) si è imbattuto nella sua rozza moglie zingara, suonatrice di violino, una puttana che voleva farlo interdire e rinchiuderlo a Dårhus, perché dice che “sospettava” di lei e gli “ha rovinato la sua reputazione”. La lettera fa pensare che Norman fosse convinto dell’infedeltà della moglie che negava mentre Wilma accusava il marito di averle rovinato la reputazione, di essere malato di mente riconducendo la sua gelosia all’aggravarsi della sua malattia e della sua mania di persecuzione; Norman invece accusava WIlma di infedeltà, voce che circolava nei salotti bene in cui si parlava di un tappezziere, un operaio….molto prosaico (!!!)
Certo è che nel 1870 Norman, al culmine della sua incapacità di elaborare il tradimento, vero o presunto, i suoi sintomi incontrollabili, i figli lontani, la separazione tentò il suicidio. Norman da tutti veniva considerato un malato di una malattia, allora genericamente definita dai suoi amici, di natura psicologica.

La Sindrome di Tourette.
Tomas Löndahl, biografo di Norman, identifica tale malattia nella sindrome di Tourette. Durante il periodo musicalmente stimolante e di successo a Lipsia in Norman iniziarono ad apparire strani sintomi. Nelle sue lettere inviate a casa al suo amico d’infanzia Ludvig Josephson emergono oscurità, desiderio di isolamento, irrequietezza , e, a tratti, disperazione .Preferisco stare da solo e non voglio fare molte conoscenze”
( Norman a Josephson il 29 agosto 1848).
Tornato a Stoccolma divenne chiaro che c’erano due Norman, il grande talento musicale e l’uomo dal comportamento grottesco. Da ragazzo, Ludvig era considerato una persona divertente per il gran talento comico nell’imitare, fingere e recitare. Ma queste situazione comiche e grottesche si manifestavano all’improvviso e in contesti assolutamente imprevedibili. A volte chiudeva gli occhi all’improvviso e, con l’indice della mano destra si pizzicava il naso a un ritmo furioso, e con l’altra mano serrata batteva più velocemente che poteva, faceva rumori sfrigolanti con il naso o il palato, mimava il volo con le braccia tese rimanendo in equilibrio precario e poi, all’improvviso, si fermava ridendo di questa sua anomala esibizione e così si mostrava, soprattutto quando era particolarmente felice o triste. L’amico Carl Fredrik Lundqvist racconta di un viaggio a Dalarne che lui e Norman fecero nel 1873. Norman era allora un uomo maturo, maestro di cappella, padre di due figli e rispettato cittadino eppure si divertiva a dire ‘brutti vecchi’ ai tassisti di Stoccolma pronunciando allo stesso tempo, frasi senza senso e facendo smorfie di ogni genere che non sempre venivano capite o prese bene. Sono questi i sintomi che, interpretati come tic motori e verbali, hanno fatto propendere Tomas Löndahl e Christopher Gillberg, all’epoca specialista riconosciuto nella sindrome di Tourette, per questa Diagnosi postuma. Norman manifestava molti altri segni: ansia, depressione, pensieri ossessivi, emicranie, mancanza di sonno, apparente mancanza di empatia.
Non è improbabile che la polemica con il cognato Fritz Arlberg riguardante i tempi il tipo di esecuzione di alcune opere sia dovuta anche alla sua incapacità di rapportarsi con i modi dovuti in alcune situazioni. I due nel 1874 ebbero diversi screzi che si risolsero solo con l’allontanamento di Arlberg da Stoccolma, quello che fu percepito come un vero e proprio scisma all’interno di un gruppo affiatato quale era quello formato da Arlberg, Josephson, Berwald e Soderman.
Norman spesso dovette annullare concerti e più volte descrisse un tipo particolare di mal di testa, anche in due lettere al sovrintendente (dal 1883 il direttore) del Teatro Reale Anders Willman:
“Soffro da tempo di un comune mal di testa reumatico che spesso mi rende completamente incapace di pensare e lavorare“;
NEL 1883: «Soffro così tanto di dolori reumatici alla testa e ai denti che non mi è concesso dormire giorno e notte». Naturalmente oggi è impossibile sapere esattamente di cosa soffrisse Norman ma si può ipotizzare una grave emicrania con un dolore conseguente al tentativo di contrastare con forza la sua mancanza di controllo degli impulsi, cioè i suoi tic.
Ludquist strinse amicizia con Norman dopo la partenza di Wilma
I giorni in cui io e Norman eravamo liberi dal teatro di solito andavamo a Lidingö e al bridge Inn e con noi spesso c’erano diversi amici, Vilhelm Svedbom, il Professor Günther, Julius Bagge, Pelle Janzon, qualche volta il commerciante di musica Elkan. A quel tempo eravamo molto uniti. Dopo ave preso il caffè, Norman dormì per quindici minuti, una cosa questa che era abbastanza comune, così come il fatto che ogni volta che si risvegliava si avvicinava al pianoforte e qualcuno velocemente gli porgeva una sedia. E lui suonava per ore, per lo più Schumann in modo sorprendente. Poi beveva punch o un liquore. Niene in queste occasioni era più interessante della musica, dello scambio di opinioni perchè le osservazioni di Norman erano impressionanti, Illuminanti .
Anche il sonno era complicato, a Bagge nel 1884 scrive “L’insonnia di cui ho sofferto a lungo a Stoccolma continua […]”.
” è assonnato, e assonnato più del solito, e i tempi stanno diventando sempre più lenti nelle opere”.
Ovviamente per controllare i tic abusava di alcol che, sopprimendo la tendenza all’azione non controllata certamente lo aiutava ad evitare manifestazioni peggiori della sua malattia, sebbene fosse proprio nella cultura di Norman quella di bere birra e brandy. Johannes Elmblad a Richard Andersson scrive
“Norman è arrivato oggi (e non era ubriaco).
Norman era permaloso, prendeva le critiche molto sul serio e non di rado si arrabbiava anche per le piccole cose. D’altra parte, lui stesso sembrava divertirsi a prendere in giro gli altri, sarcastico e insensibile. Gli ultimi quindici anni furono in gran parte caratterizzati dalla sua disposizione depressiva e dalla sua genuina stanchezza per la vita. Dopo la decisione di togliersi la vita – Norman scrisse a Thunman
Non ho più potuto sopportare l’immensa sofferenza e tristezza che gli ultimi mesi hanno pesato su di me. Ho preso la decisione disperata, ma l’unica possibile, di abbreviare la mia vita, perché ho ostacolato la sua felicità. Ti ringrazio per le tante prove fedeli del tuo affetto per me. A riprova della mia gratitudine, ti chiedo quindi di sistemare le mie carte, e insieme al mio amico Lindroth di catalogare e conservare in un unico luogo i miei manoscritti, che sono sparsi per le stanze. Avrei voluto vivere fino a quando non avessi avuto il tempo di completarne molti, ma non vedo l’ora. Mantieni segreto il contenuto di questa lettera finché non sarai informato del luogo in cui ho eseguito la mia decisione. Non chiamarmi codardo; per me non c’è più felicità sulla terra e i bambini non mi accuseranno. Aspetta un’altra lettera.
Tre anni dopo, Edvard Grieg (1843–1907), in visita a Stoccolma lo incontrò e fu toccato nel profondo dal suo triste stato d’animo
così fu la prima serata da Norman anche se piena di poesia ma mi ha mostrato ciò che non volevo credere, che è un solo, abbandonato [övergiven] nella sua Casa, ed è quello che sembrava così indescrivibilmente triste.
La sua un tempo brillante carriera cominciò ad essere costantemente sconvolta dalla malattia e dalle sue conseguenze. La posizione di ciambellano di corte portava tanti contatti ed estesi obblighi sociali. Le difficoltà ad allontanarsi o tentare momentaneamente di sopprimere gli impulsi socialmente inaccettabili aumentarono man mano che la sua posizione si rafforzava e poiché le forti emozioni e lo stress influivano negativamente sui sintomi era importante mantenere la calma a tutti i costi, non lasciarsi sollecitare dall’ansia per evitare di subire le conseguenze di comportamenti inappropriati seppur non voluti. A questo proposito ci sono diverse testimonianze in cui Norman è chiamato pigro, passivo o addirittura codardo. Il cantante Carl Fredrik Lundqvist (“Lunkan”) – che, secondo la sua stessa affermazione, usciva con lui quotidianamente negli anni ’70 dell’Ottocento:
Era onesto nella sua arte, nulla poteva indurlo, per la guadagnarsi la giornata o la popolarità di deviare dalle sue convinzioni in materia artistica.
Gli fu rimproverato, forse non senza ragione, di non aver sufficientemente affermato la sua opinione proprio quando era più necessario e quando così poteva impedire provvedimenti dannosi per l’istituzione che serviva, in una parola, di essere troppo passivo. Se questa colpa è giustificata, non voglio commentare… Norman non era un uomo di battaglia, tutto il suo essere, la sua abilità artistica, la sua coltivazione dell’anima portavano il marchio di una distinzione nobile e armoniosa. In tutti gli anni che l’ho conosciuto, non l’ho mai visto violento – cosa invece così comune nel mondo degli artisti – no, Norman è sempre stato calmo come Giove; niente poteva turbarlo.
Norman divenne sempre più cupo e, progressivamente, finì per allontanarsi dagli amici e dalla scena pubblica. Dal 1870 in poi, la sua vita divenne fatica e rassegnazione, evidente nella composizione musicale, soprattutto cameristica, come il quintetto d’archi che, in una lettera a Edvard Grieg del 26 aprile 1875, definì un brano che finisce nella disperazione così come tutta la mia vita”.
Wilma era cattolica e il divorzio non venne neanche preso in considerazione
All’inizio della sua carriera, Norman era considerato un riformatore e innovatore, ma, ben presto, e anche grazie alla sua opera, i gusti musicali cambiarono e negli ultimi anni fu considerato da molti un conservatore. Nel suo crescente isolamento divenne sempre più indifferente alle influenze esterne e alla ricezione delle proprie opere e la sua musica, considerata già mentre era in vita inaccessibile e erudita, finì per sparire dalle sale da concerto: solo oggi comincia ad essere di nuovo considerata.
Nonostante tutto, Norman, dopo qualche tempo, riprese l’attività di docente di pianoforte e composizione al Conservatorio e fu direttore della Royal Academy of Music dal 1872 al 1874. Nel 1879 gli venne riconosciuto uno stipendio a vita ed una carica onorifica. Si esibì in pubblico tre settimane prima di morire, alla Music Society, Nya harmoniska Sallskapet (The New Harmonic Society) da lui fondata, per celebrare il bicentenario di Bach e Händel, degna conclusione della sua breve, ma attiva, carriera di artista.
Ludwig Norman morì nel 1885: Edema E COR ADIPOSUM diagnosi compatibile con l’abuso di alcol. Il giorno della sua morte erano presenti suo cognato Franz e i suoi due figli.
Il 4 aprile Wilma arrivò a Stoccolma con il treno del mattino per il funerale. Dal 1869 non vi aveva più fatto ritorno.

Sulla sua bara un’urna intrecciata di lilium e le toccanti note dell’andante del suo ultimo quartetto di archi.
Al centro del presbiterio sotto l’alta volta a cupola si trovava la bara di quercia che conteneva i resti mortali del defunto, coperta e circondata da un numero infinito di fiori e ghirlande, alcune delle quali provenivano da Uppsala, Lund e Copenaghen. Alla testa c’era un’urna, intrecciata in modo intricato di giacinti bianchi circondata da fronzoli, ricordo della moglie del defunto; magnifiche ghirlande in larghi nastri si vedevano più lontane dalle altre, o più vicine dei parenti, del corpo teatrale, del Musikföreningen e anche di singoli artisti e amici del defunto. Arrivarono le persone in lutto, il sacerdote officiante pastor primarius e, primo tra questi si vedeva il capo velato di Vilhelmina Neruda, che era arrivata con il treno del mattino, e con lei i due figli, dopo di loro il fratello il direttore di banca Norman e la sorella, sposata con il grossista Fris, e le loro famiglie. Söderman ha composto una marcia funebre profondamente commovente, seguita da a bellissimo andante dall’ultimo quartetto d’archi di Norman. La sepoltura, iniziata e terminata con i versi 1 e 2 del ps. 452, è stata eseguita dal dottor Felir, che in un semplice discorso ha descritto la personalità e le gesta della vita del defunto. Infine, l’associazione musicale ha eseguito il kyrie dal requiem di Cherubini. Dal palco dell’organo la bara fu portata fuori dalla chiesa sulle note di una marcia funebre e posta sul carro ricoperto di ghirlande e fiori, che, accompagnato da una fila interminabile di carrozze, si fece strada attraverso Fyrverkaregatan, Nybron, Arsenals, Freds e Drottninggatorna al Nuovo cimitero. Davanti alla tomba aperta l’associazione canora di Stoccolma guidata dal direttore Edgren era già arrivata portando i suoi stendardi drappeggiati di fiori per un ultimo saluto all’artista del suono così ampiamente mancato e apprezzato.