Wilma Néruda un ritratto italiano

di Vera Mazzotta

In piena ricerca di notizie per la preparazione del Convegno Autunnale di Uno Studio in Holmes che si terrà in novembre ad Asolo, decido di consultare anche il Piccolo di Trieste.

Wilma Néruda suonò certamente a Trieste tra il 1885 e il 1891 sebbene non ve ne siano notizie certissime se non in articoli di giornali e lettere che indicano la volontà di includere la città in un tour con Adelina Patti. L’articolo che segue, impensabile oggi, nell’era dell’eufemismo, del body shaming e del ‘politicamente corretto, ci fornisce un ritratto della donna…non troppo lusinghiero a dire il vero, e anzi, a tratti offensivo nella volontà di contrapposizione tra esteriorità ed interiorità

Nerudagasse

I giornali hanno narrato le manifestazioni panslaviste avvenute a Praga per battezzar così una via, e intanto chi ha udito la Néruda, la celebre violinista, non può a meno di ricordar la sua bizzarra, originalissima figura. Non bella, neanche un’ombra; bassa, tarchiata, con delle grosse braccia brune, con viso bruno e grasso di mercantessa sotto i capelli brizzolati, faceva sorridere, qualche anno fa, vederla avanzarsi sul palcoscenico in gran toilette da concerto, con un abito di raso bianco con le maniche corte a sboffi, da cui uscivano le sue braccia da cuoca, col busto largo e corto stretto nella corazza di seta.

Ma bastava che ella prendesse in mano l’archetto, e la voglia di sorridere vi passava subito; in fondo il suo aspetto restava comico, era sempre un pochino ridicolo il vedere quella grassa signora scalmanarsi ed agitarsi per tutti i versi; con il suo violino in mano, ma chi vi badava più? Ella suonava con una bravura meravigliosa, superando le difficoltà tecniche con una sicurezza perfetta; ma quel che v’era di straordinario, in lei, era il fuoco, l’estro, lo slancio indescrivibile delle sue esecuzioni, il colorito ricco, abbagliante, e pur vellutato con cui ella animava le linee della melodia; ogni pezzo, sotto il suo archetto, assumeva improvvisamente un carattere nuovo, inatteso, di una singolarità indicibile; vi vibrava l’energia di un temperamento d’artista appassionato e violento, selvaggiamente impetuoso, selvaggio e zingaresco, e appunto perciò, irresistibile. Nessun pubblico vi resisteva, nessuno fra i grandi violinisti, da Thomson a Joachim, da Sarasate alla Tua può dir di aver destato entusiasmi più ardenti di quelli suscitati da questa grossa signora con l’aspetto di vecchia massaia.

E’ stata una grande artista, quella grossa signora, ed è perciò che si può parlare qui di lei, anche se il suo nome serve ora di pretesto per le dimostrazioni panslaviste.

Il piccolo di Trieste 5 ottobre 1895

L’anima gitana di Wilma Nèruda

Vera Mazzotta

Many years ago I heard a Hungarian band at a party in London. I am extremely fond of Hungarian music, and a sudden irresistible temptation led me to ask the leader, Rácz Páli , to lend me his violin .

Siamo ne 1895 e la violinista racconta al giornalista di The Violin Times come andò quella volta in cui non si trattenne da chiedere al Primo violino dell’Orchestra Ungherese di suonare insieme a loro, non un violinista qualunque ma Rácz Páli una vera leggenda.

Rácz Páli

Rácz Páli proveniva da una famiglia gitana. Aveva 15 anni quando, dopo aver visto un omicidio in famiglia, decise di fuggire e nascondersi fino a che, per sopravvivere, decise di fare quello che molti altri giovani come lui facevano, arruolarsi nell’esercito asburgico che lo mandò a Milano. Durante gli anni nell’esercito decise di fondare un’orchestra gitana che allietasse con le improvvisazioni di cui era capace le lunghe serate. Tuttavia, grazie alla sua conoscenza dell’italiano, Pali non disdegnò un secondo lavoro: essere spia durante la rivoluzione italiana del 1848 ma….per gli Asburgo!

Dopo 18 anni di servizio, decise di lasciare l’esercito per dedicarsi alla musica fondando una vera orchestra che, ben presto, divenne conosciuta e nota in tutta l’Ungheria come l‘Orchestra del Re degli Zingari.

Wilma Néruda incontrò il romeno tra il 1873 ed il 1881 quando Pali condusse la sua orchestra a Lipsia e poi a Londra.

This he did and great was the astonishment of the members that a Lady should know their music so well” Lo fece e grande fu lo stupore dei membri dell’orchestra per il fatto che una Signora conoscesse così bene la loro musica

I told Rácz I would come to hear his band at Pesth if ever I had an opportunity of going there. When at Pesth, I went with some friends to fulfil my promis , and Rácz , hearing that I was present , came round to greet me. Dissi A Racz che sarei andata ad ascoltare la sua orchestra a Pest se ne avessi avuto l’opportunità e quando, in effetti andai a Pest con alcuni amici, mantenni la mia promessa. Racz, sentendo che ero nel pubblico venne a salutarmi.

Inizialmente la violinista fece fatica a riconoscerlo,

Ma… mi pare di ricordare che non avessi la barba quando eri a Londra…

Verissimo, rispose il gitano nel modo caratteristico in cui gli ungheresi parlano tedesco,

ma radersi ogni giorno è davvero molto fastidioso!

Tuttavia, il giorno successivo, la violinista tornò a sentire l’orchestra gitana e, con grande stupore, vide che la barba di Racz era sparita, inutile dire che, di fronte alla sua aria meravigliata, il gitano mostrava uno sguardo tra il felice ed il trionfante.

I must say a more flattering compliment has never been paid me by any one.

Nessuno prima di allora mi aveva fatto un complimento simile! Il violinista, fece un inchino sorridendomi anche con gli occhi: Racz era un vero gentiluomo! Tra un brano e l’altro uno dei musicisti passava tra i tavoli con un cappello per chiedere un obolo per la serata. Ma Mai una volta sono passati al mio tavolo sebbene fossi contenta di contribuire. Così chiesi a Pali il motivo e lui disse solo queste parole

Kollegen grädige, Frau Come a dire che pur essendo una donna, erano certamente colleghi e voleva farle una cosa gradita, ed in effetti…continuò la musicista, nessun artista potrebbe essere altro che lieto di essere considerato un collega da uomini che hanno prodotto musica come Rácz Páli e la sua orchestra.

Rácz Páli morì il 30 gennaio del 1885,

Musicista amatissimo e molto stimato non solo per i medley su musica altrui sui quali riusciva anche ad improvvisare secondo lo stile gitano ma anche per la miriade di Czardas e musica folk che, grazie alla sua orchestra, era riuscito a recuperare o a scrivere.

La tradizione lo tramanda come un uomo che faceva fatica a decidere tra il piacere di avere una bella donna accanto e quello del suo violino. Sposato quattro volte, alla fine, lasciò tutto al suo primo figlio, suo omonimo che continuò la tradizione paterna

Lady Hallé e …i punti di vista

di Vera Mazzotta

Nel 1895 la violinista concesse una lunga intervista al The Minster al quale raccontò diversi aneddoti, alcuni anche molto divertenti, relativi alla sua lunga carriera. In particolare ne volle raccontare uno per dimostrare come le persone, di ogni ceto sociale, alla fine, fossero concentrate ed attente al solo proprio punto di vista. In un pomeriggio uggioso, probabilmente durante la sua tournèè in Australia, concesse udienza ad una Donna che dopo i convenevoli del caso, passò ai complimenti- di rito- nei confronti della sua Arte per poi passare dritta al punto: aveva una figlia che suonava il violino e, a detta di tutti la ragazza era davvero dotata

Really she play the violin very, very well

ma, continuò la madre preoccupata, certamente nessuno l’avrebbe apprezzata come merita se Lei, Lady Hallé avesse continuato a suonare e a calcare i palcoscenici di Inghilterra.

Tu hai avuto un enorme successo, be generous, sii generosa, non tornare, questa è l’unica chanche che mia figlia ha!

Veramente si è in dubbio su cosa considerare più rimarchevole, la richiesta audace o la strepitosta stupidità di questa donna

Wilma, il Re e una cagnolina

di Vera Mazzotta

Wilma Norman Nèruda era una donna molto sensibile e, come tale, amante degli animali. Sebbene questo amore si traducesse in alcune eccentricità quali quella di riempire le sue case di uccelli anche esotici passione che, ad onor del vero, condivideva con altre ‘star’ del tempo, quali, ad esempio Adelina Patti che adorava i pappagalli, il suo amore si riversava in modo particolare sulle sue due cangnoline, Winzi e Dolly.

La coppia di vivaci cagnette, Skye-Terrier, era lasciata libera di correre e giocare nelle grandi stanze di Linden Gardens anche durante le interviste e l’amore nei loro confronti era tale che spesso la violinista preferiva non doversi separare da loro durante i concerti tanto a Londra quanto nel paese.

E’ assai curioso- riferiva la musicista al giornalista che la intervistava-che mentre sono a casa e sto accordando il violino Winzi muguli e ululi, al contrario, quando sente dozzine di violini fare la stessa cosa prima nella sala da concerto, resti tranquillo, quasi capisse che si tratta di un Concerto!. Winzi era compagna di ogni avventura e viaggio! L’unico viaggio in cui la violinista fu costretta a non portarla con sè fu la lunga tournèè in Australia del 1890, probabilmente perchè la cagnolina non era stata bene tanto che la violinista ogni giorno telegrafava alla governante assunta appositamente per occuparsi delle cagnette per sapere come stessero e tanto da organizzare durante il viaggio di ritorno che la governante portasse a Colombo, dove dovevano sbarcare per un concerto, Winzi per poter rientrare in Italia e poi in Inghilterra con lei.

E così fu: il 5 settembre del 1890 dopo mesi di viaggio e concerti, la donna potè riabbracciare la piccola Winzi. Ma quella fu una eccezione, per il resto Winzi seguiva come un’ombra Lady Hallé.

Ogni anno, Charles e Lady Hallé si prendevano alcuni giorni per andare a Stoccolma, luogo in cui la donna aveva coltivato molte amicizie legate al suo primo matrimonio. Un anno Hallé propose di tornare da Stoccolma passando da Copenhagen, quindi per la Danimarca ed infine visitare Vienna e Berlino primo di rientrare a Londra.

Al momento dell’imbarco, Wilma sentì delle voci concitate dietro di lei. Si girò e notò che la governante, Mrs Ewart a cui aveva affidato la piccola Winzi stava discutendo con uno degli ufficiali di bordo. Alla sua richiesta di spiegazioni, Mrs Ewart, indignata esclamò

– Questi non le consentiranno di portare a bordo il cane!

Lady Hallè prese in braccio la cagnolina dicendo con una certa irritazione

Per quale motivo?

I poveri malcapitati furono costretti a spiegare che,a causa di una recente epidemia di idrofobia in Danimarca per almeno sei mesi sarebbe stato impossibile far sbarcare i cani.

Il mio cane non ne sa nulla di idrofobia, io DEVO portarlo con me e lo porterò!

Di fronte alla presa di posizione della donna, venne chiamato il Capitano che alla fine, scrollando le spalle disse

Certamente potete portarlo con voi sino a Copenaghen, ma, una volta arrivati non sarà possibile farlo sbarcare

Oh si che sbarcherà! rispose la violinista sbuffando

-Portatemi immediatamente un foglio per telegrafare!

Un giovane steward obbedì e Lady Hallè scrisse un breve messaggio che affidò ad un amico. Dopo qualche minuto, l’ufficiale che si era interposto non oppose altra resistenza e tutti salirono a bordo. Lady Hallé, trionfante, con il suo cane, si diresse verso la sua cabina. Charles Hallé era interdetto e chiese cosa stesse succedendo

Aspetta e vedrai!

Arrivarono a Copenhagen e sul piroscafo tutti erano in attesa di sapere come sarebbe andata a finire la storia del cane e proprio mentre si avvicinavano al porto tutti furono sorpresi di vedere l’arrivo di mezza compagnia di soldati danesi arrivare e schierarsi.

La nave attraccò. Passeggeri e ufficiali erano intimoriti dalle guardie. Salirono a bordo un colonello ed il suo attendente che portava un cuscino sul quale era collocata una pergamena. Gli ufficiali chiesero al Capitano se Lady Hallé fosse a bordo e il Capitano, riprendendo colore in volto, indicò Sir Charles e Lady Hallé che se ne stava in disparte con il cane tra le braccia circondata dagli altri passeggeri. Il Colonnello salutò entrambi con deferenza quindi disse che aveva avuto l’onore di avere ordini diretti da Sua Altezza Reale Re Cristiano IX di Danimarca in persona

Il Re si era raccomandato di ricevere Lady Hallé come si doveva, motivo per cui aveva pensato al Picchetto di onore, inoltre aveva avuto ordine di presentarle un messaggio diretto di Sua Maestà. L’attendente si fece avanti e porse alla coppia il cuscino con la pergamena

-Ecco-

esclamò la donna raggiante porgendo il telegramma a Sir Charles

– ti avevo detto che NESSUNO mi avrebbe potuto impedire di portarmi dietro il mio cagnolino. Sir Charles meravigliato e senza parole lesse queste parole.

Re Cristiano to Lady Hallé, Copenhagen Dock.

You have any permission to take any animal you like trought my Kingdom.

Tu hai il mio permesso per portare nel mio Regno qualsiasi animale tu voglia. La Regina ed io siamo felici al pensiero che presto vi vedremo

Charles Hallé porse il telegramma al Capitano che sgranò gli occhi e che stava quasi per arrabbiarsi tanto che Hallé fu costretto ad ammettere che non sapeva che sua moglie stesse scrivendo al Re in persona!! Alla fine prevalse il buonsenso e forse anche l’humor: era stata chiamata la Guardia Reale per accogliere un … cane. Il Colonnello fece scendere la coppia con il cane e la scortò di fronte al drappello che la accolse nello stesso modo in cui avrebbe accolto il Re Cristiano e la Regina Luisa di Danimarca. Quindi furono portati in una locanda perchè si rinfrescassero e riposassero del viaggio con un lauto pasto durante il quale il piccolo eroe fu nutrito e vezzeggiato da tutti coloro che erano nella locanda come se non avessero mai visto un cane… ma non un cane qualsiasi! Winzi, la cagnolina di Lady Hallé.

The Violinist of Times 1895

Gustav Hallé. Myfair to Maritzburg