Wilma Néruda: tra Brahms e Tchaikovsky

Vera Mazzotta

Čajkovskij e Brahms, la loro fu…antipatia a primo ascolto,! Al compositore russo, Brahms infatti proprio non andava giù:

Brahms as a musical personality is antipathetic to me. I can’t abide him. No matter what he does, I remain unmoved and cold. This is an entirely instinctive reaction..

mi è antipatico, non lo sopporto, qualunque cosa faccia….

e del concerto per violino scriveva:

È come una splendida base per una colonna ma la colonna vera e propria manca! Un compositore che i tedeschi lodano fino all’inverosimile. Non ha fascino. Lo trovo oscuro, freddo e pretenzioso, privo di vera profondità.

Un giudizio duro ed una antipatia che, seppur in modo meno esplicito, veniva ricambiata da Brahms che, si racconta, si sarebbe addormentato alla prova della 5 Sinfonia di Čajkovskij.

I due si incontrano a Lipsia nel 1888 proprio in occasione della Prima del Concerto di Čajkovskij di Alfred Brodsky a cui il Concerto è dedicato…

Andando a pranzo da Brodsky all’ una, sentii il suono di pianoforte, violino e violoncello: provavano per l’esecuzione del giorno dopo del nuovo Trio per pianoforte di Brahms [Op. 100], e lo stesso compositore era al pianoforte. Così mi capitò di vedere, per la prima volta, il famoso musicista tedesco. Brahms è piuttosto basso…. ed ha un aspetto molto simpatico. La sua bella testa, quasi quella di un vecchio (Brahms aveva 55 anni…) richiama il tipo del buon prete russo benevolo. . . : morbidezza dei contorni, curve piacevoli, capelli piuttosto lunghi e leggermente brizzolati, occhi grigi e gentili, e barba folta cosparsa di bianco… I modi di Brahms sono molto semplici, è privo di vanità, è gioviale e le poche ore trascorse in sua compagnia mi lasciarono un ricordo molto gradevole… Come tutti i miei amici musicisti russi, senza eccezione, rispettavo solo Brahms come musicista onorevole, energico e di forti convinzioni ma, nonostante tutti gli sforzi , non sono mai riuscito, e ancora oggi non mi riesce, di ammirare la sua musica… C’è qualcosa di secco, freddo, vago e nebuloso nella musica di questo maestro che respinge i cuori russi. Dal nostro punto di vista, quello di un russo, Brahms non ha invenzione melodica. Le sue idee musicali non parlano mai; appena abbiamo sentito un’allusione a qualche frase melodica tangibile ecco che scompare… come se lo scopo del compositore fosse quello di essere incomprensibile e oscuro. Così eccita e irrita le nostre percezioni musicali, per così dire, senza però mai soddisfare le loro esigenze; sembra vergognarsi, per dirla chiaramente, di parlare chiaramente e raggiungere il cuore. . . . È impossibile ascoltando la musica di Brahms dire che sia debole o insignificante, il suo stile è sempre elevato. A differenza di tutti i nostri musicisti contemporanei, non ricorre mai a effetti puramente esterni; non cerca mai di stupirci, di colpire con qualche nuova e brillante combinazione orchestrale, né incontriamo nella sua musica qualcosa di banale o imitativo. È tutto molto serio, molto distinto, apparentemente anche originale, ma nonostante tutto, manca la cosa principale – la bellezza! Qualche anno fa, quando espressi francamente la mia opinione su Brahms al [pianista-direttore] Hans von Bülow, mi rispose: “Aspetta, verrà il tempo in cui entrerai nella profondità e nella bellezza di Brahms. Come te, ci ho messo molto a capirlo, ma gradualmente sono stato benedetto dalla rivelazione del suo genio. Sarà lo stesso con te”. E ancora aspetto e la rivelazione tarda. Venero profondamente la personalità artistica di Brahms. Mi inchino alla purezza delle sue tendenze musicali, ammiro il suo fermo orgoglio nel rinunciare a tutti i trucchi che solennizzano il culto di Wagner e in misura minore, il culto di Liszt; ma non mi piace la sua musica.Brahms stesso – come se capisse chiaramente o fosse effettivamente consapevole del fatto che non appartenevo alla sua fazione, non fece alcuno sforzo per diventare amico. Fu abbastanza gentile con me come con tutti gli altri, ma niente di più. Nel frattempo, tutto quello che ho sentito di Brahms come uomo mi ha fatto rimpiangere doppiamente che la “rivelazione” predetta da von Bülow non mi sia stata concessa. È un uomo insolitamente piacevole e attraente, e tutti quelli che sono entrati in contatto con lui sono ispirati da un’affetto caldo e devozione. Il celebre compositore ceco Dvořák parlò con le lacrime agli occhi dell’interesse caloroso che Brahms gli mostrò in un momento in cui le sue composizioni non trovavano né editori né esecutori – quale potente sostegno gli diede e quanta energia mostrò nel sondare le profondità del genio sconosciuto nel suo fratello slavo in arte! Anche Brodsky raccontò episodi che rivelavano il lato simpatico del carattere di Brahms, soprattutto la sua rara e piacevole modestia...

In realtà già prima della cena di furono momenti di tensione distesi solo dall’annuncio della cena stessa e dalla gioiosa atmosfera creata dall’arrivo di Grieg e Signora che tuttavia, seduti tra il russo ed il tedesco poi affermarono di essersi sentiti molto nervosi!

Ci riprovarono nel 1890 incontrandosi, stavolta, ad Amburgo, dove il russo dirigeva la sua Sinfonia n. 5. Fu allora che Brahms ascoltò la prova. Dopo il concerto invitò Čajkovskij a cena. Godettero di una piacevole compagnia ma Brahms ammise che non gli era piaciuta la sinfonia e Čajkovskij rivelò che non si era mai riscaldato alla musica di Brahms. Accettando di essere in disaccordo, si separarono, apparentemente da amici, ma non si incontrarono mai più .

Il concerto di Čajkovskij ha avuto una storia molto complessa e travagliata. Fu completato nella prima stesura nel 1878 a Clarens, sul Lago di Ginevra dove il compositore cercava di superare la depressione dovuta alla separazione dalla moglie. Čajkovskij, non avendo molta esperienza con la scrittura violinistica, chiese la collaborazione di Iosif Kotek, amico e allievo di Joachim con il quale già aveva lavorato e anzi, Čajkovskij avrebbe voluto dedicare il lavoro all’amico pur temendo che avrebbe alimentato ancora voci e sospetti riguardo la vera natura della loro amicizia, che, effettivamente era una vera relazione. Kotek doveva essere anche il primo esecutore ma all’ultimo, momento rinunciò adducendo come motivo ”difficoltà tecniche” che non si sentiva di affrontare. E’ evidente che in realtà temeva che questa collaborazione, e soprattutto la sua relazione sentimentale con il Russo, avrebbe danneggiato in modo irreparabile la sua carriera.

Dopo una esecuzione privata, Čajkovskij non contento della parte centrale, decise di scrivere un nuovo movimento, la Canzonetta. Pensò allora al violinista Leopold Auer, dedicatario anche della Sérénade mélancolique, brano molto amato dalla Néruda, sperando che la sua fama potesse promuovere la sua composizione. Anche con Auer non funzionò poichè sentenziò che IL Concerto era ineseguibile rifiutandosi di suonarlo, così la prima del marzo del 1879 fu cancellata.

A distanza di anni il violinista così raccontò al Musical Courrier (9 gennaio 1912)

Quando Čajkovskij venne da me una sera, circa trent’anni fa [in realtà, trentaquattro], e mi presentò un rotolo di musica, grande fu il mio stupore nello scoprire che si trattava di un Concerto per violino, dedicato a me, finito e già stampato. [la riduzione per violino e pianoforte stampata nel 1878; la pubblicazione della partitura completa avvenne solo ne 1888.] Il mio primo sentimento fu di gratitudine per questa prova della sua simpatia che mi onorava come artista. Prendendo via via confidenza con la sua composizione, rimpiansi però che il grande compositore non me l’avesse mostrata prima di stamparla. Molte spiacevolezze avrebbero potuto essere risparmiate a entrambi. Avevo sostenuto le opere sinfoniche del giovane compositore (che a quel tempo non era universalmente riconosciuto) ma ora non potevo provare lo stesso entusiasmo per il Concerto per violino, ad eccezione del primo movimento e, ancora meno, potevo metterlo sullo stesso livello delle sue composizioni orchestrali. Sono ancora dello stesso parere. Il mio ritardo nel portare il concerto davanti al pubblico fu dovuto, in parte, al dubbio sul suo valore intrinseco, e in parte, che avrei trovato necessario, per ragioni puramente tecniche, apportare lievi modifiche nei passaggi della parte solista. Questo compito delicato e difficile lo intrapresi successivamente, e rieditai la parte solista del violino in una edizione che è stata poi suonata da me e anche dai miei allievi fino ad oggi. È errato affermare che avessi dichiarato il concerto nella sua forma originale ineseguibile. Quello che dissi fu che alcuni dei passaggi non erano adatti allo strumento, e che, per quanto perfettamente resi, non avrebbero suonato così bene come il compositore aveva immaginato. Da questo punto di vista, puramente estetico, trovai alcune cose impraticabili e per questo motivo rieditai la parte solista. Čajkovskij, ferito dal mio ritardo nel suonare il concerto in pubblico e giustamente (me ne sono spesso profondamente pentito, e prima della sua morte ho ricevuto il suo perdono), procedette a far pubblicare una seconda edizione dedicando il concerto, questa volta, ad Adolf Brodsky che lo eseguì a Vienna, dove incontrò molte critiche negative soprattutto da parte di Hanslick. L’unica spiegazione che posso dare del fatto che la partitura orchestrale porti ancora il mio nome è che quando l’editore originale, P. Jurgenson, di Mosca, per accontentare il compositore, ripubblicò il concerto, fece uscire la partitura per pianoforte nella nuova edizione ma aspettò di ripubblicare la partitura orchestrale fino a quando la prima edizione non fosse esaurita.

Questo è l’unico modo in cui posso risolvere il problema della doppia dedica.

Il Concerto quindi, fu eseguito la prima volta solo il 4 dicembre 1881 a Vienna, quando, tra mille difficoltà, il violinista Adol’f Brodskij accettò la dedica e l’esecuzione diretto da Richter… ma, come disse Auer, il pubblico, dopo aver sentito il Concerto di Brahms lo accolse in modo freddo e ostile, e il Concerto fu stroncato dal brahmsiano Hanslick come ricorda anche Čajkovskij nel suo diario:

in generale, per quanto conosca le mie opere, esse ( facendo riferimento alla critica) si distinguono per la loro incoerenza, completa mancanza di gusto, rozzezza e barbarie, Per quanto riguarda il Concerto per violino il suo inizio non è male ma più si va avanti, peggio è. Alla fine del primo movimento, egli ( Hanslik) sostiene, il violino non suona, bensì raglia, stride, ruggisce. Anche l’Andante inizia felicemente ma, ben presto, si trasforma nella descrizione di una qualche festa russa selvaggia dove sono tutti ubriachi e hanno volti triviali, disgustosi.

Ascoltando la musica di Čajkovskij mi è venuto in mente che può esistere musica puzzolente di acquavite scadente da suonare in un’orgia russa”. 

Si. Proprio così!

Hanslik scrisse, del Concerto per violino di Čajkovskij che, non solo che era un concerto “lungo e pretenzioso” ma anche che “ci ha messo di fronte al pensiero rivoltante che può esistere una musica che puzza all’orecchio”, definendo l’ultimo movimento “odorosamente russo”, dove “il violino non veniva suonato ma picchiato a sangue.

Čajkovskij trovava questa critica…. curiosa oggi la vediamo per quello che era, una presa di posizione dai toni tipicamente vittoriani: razzisti

Il Concerto, grazie ad esecutori come Karel Halíř (che nel 1905 avrebbe presentato la versione rivista del Concerto per violino di Sibelius) riuscì a farsi strada lo stesso e anzi, quando Čajkovskij assistette a una esecuzione dell’opera a Lipsia nel 1888, con Haliř come solista, definì l’evento “un giorno memorabile.

E Wilma Norman Néruda? Come si pone in questa querelle? Ben sappiamo che la violinista adorava Brahms con il quale ebbe modo insieme ad Hallé di passare serate piacevoli e gustose ed aveva un amore sviscerato per il Concerto per violino di Brahms che portò anche nel suo tour americano, ma quanto al Concerto per violino di Čajkovsk, direi proprio che non lo suonò mai e non trovo traccia alcuna di sue esecuzioni, al contrario del Trio op. 50 eseguito nel 1888 con Hallé, e diverse esecuzioni di brani brevi.


Erdmannsdörfer-Fichtner, Pauline von
 (1847 – 1916)
Esstpoff, Annette von
Krebs, Marie (1851 – 1900)
Mehlig, Anna (1846 – 1928)
Nissen, Erica (1845 – 1903)
Norman-Neruda, Wilma (1840 – 1911)
Rappoldi-Kahrer, Laura (1853 – 1925)
Schumann, Clara (1819 – 1896)
Timanoff, Vera (1855 – 1942)
Wandersleb-Patzig, Luise (1846 – 1901)

Tuttavia esiste una curiosa testimonianza in una lettera di Čajkovskij, (3014a) del 25 luglio del 1886 a Pauline Erdmannsdörfer-Fichtne, compositrice e pianista allieva di Liszt, che aiutava il compositore che allora collaborava con la Società Musicale Russa nella scelta dei programmi musicali

Cara e gentile Signora!

Mi getto ai vostri piedi e vi chiedo perdono un milione di volte. Stamattina, rileggendo la vostra lettera che avevo ricevuto molto tempo fa, mi sono imbattuto in una domanda alla quale avevo completamente dimenticato di rispondere Quando ricevetti questa lettera ero così contento di sapere che Brandukov era stato ingaggiato, che dimenticai gli altri artisti menzionati da voi. Vogliate perdonarmi. Questo dimostra quanto poco io sia adatto a svolgere i doveri di un Direttore e che in questioni di affari non si dovrebbe mai rivolgersi a qualcuno così distratto come me. Mi chiedete se Monsieur Max può ingaggiare Madame Nazman-Neruda (credo sia questo il suo nome, ma non ne sono sicuro perché ho difficoltà a leggere la vostra grafia) per la somma di mille rubli. Cara Signora, vi assicuro che non so cosa rispondere a questa domanda… Certo, mille rubli sono tanti, e personalmente penso che potremmo farne a meno ma se lei è davvero un’artista che può produrre un forte effetto, e se Monsieur Max tiene molto ad invitarla, suppongo che possa prendersi questa piccola libertà. In ogni caso vi prometto di non rimproverarlo per questo motivo. Con questo, permettetemi, cara Signora, di augurarvi a voi e a Max ogni possibile felicità, e di sottoscrivermi vostro devotissimo servo.

Cosa era successo?

Su richiesta di suo marito, Max Erdmannsdörfer, Direttore principale dei concerti RMS a Mosca, Pauline Erdmannsdörfer-Fichtner, pianista e allieva di Liszt, aveva scritto a Čajkovskij da Norimberga il 13 luglio comunicando che suo marito, aveva invitato il violoncellista Anatoly Brandukov, ex studente e stretto amico di Čajkovskij, a esibirsi a Mosca tra il 3 ed il 15 gennaio 1887 per una somma di 400 rubli… ma….

Invece di Saint-Saens, che ha rifiutato di fare il lungo viaggio da Parigi a Mosca, Max aveva in mente la celebre Mme Norman-Neruda – ma lei pretende l’onorario di Mille Rubli per un concerto, e Max vi prega di volerci scrivere se siete disposti a pagare questa somma per questa ‘‘cara/costosa” artista o se la somma è troppo alta

La “cara/costosa” Madame Norman-Neruda era già violinista famosissima ai suoi tempi ma Cajkovskij, contrariamene a Pauline, non conosceva il suo nome perchè lo riporta in modo errato.

Fu forse quella la prima volta in cui Cajkovskij, ne sentì parlare prima di ricevere le lodi dalle lettere entusiaste di Grieg sul tono, lo stile e la grande accoglienza di pubblico, di questa grande violinista.

Escluderei che l’ingaggio sia andato a buon fine perché in inverno la Néruda rimase in Inghilterra, salvo il tour in Germania e Paesi Bassi che la impegnò da febbraio a Marzo con Hallé ma….

chissà, magari se Čajkovskij avesse proposto il suo concerto non ad un uomo, ma ad una donna, alla Norman-Néruda, così tanto amata dal pubblico di tutto il mondo, ammesso che avesse accettato di suonarlo, la storia della ricezione di questo lavoro sarebbe stata diversa.

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