Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

Aucun


The Front Row of the orchestra

VERA MAZZOTTA

marzo 1888

“Il crescente gusto per le esecuzioni musicali di alto livello e su larga scala rende necessario che si provveda in modo adeguato al West End di Londra per tali intrattenimenti… la Metropoli rimane singolarmente carente di una sistemazione adeguata per tali esecuzioni… L’edificio proposto sarà espressamente progettato con lo scopo di favorire le esecuzioni strumentali e corali”. Questo dalla relazione del Comitato formato negli anni ’50 dell’Ottocento per la costruzione di una sala da concerto che, tuttavia, ben presto venne usata anche per letture ed altro genere di spettacoli.

Così nacque il St. James Hall nel 1858 con due ingressi, uno in Piccadilly e l’altro in Regent Street  e ben 2000 posti!

ST. JAMES’S HALL, Piccadilly and Regent’s Quadrant, was built by a joint-stock company. The architect and artist was Mr. Owen Jones, and his labours have not been unsuccessful. The grand hall, on the first floor, is 136 feet long, 60 feet wide, and 60 feet high. The decorations are superb. On the ground floor are two smaller halls one 60 feet square; the other 60 feet by 55 feet. The restaurant, under the management of Mr. Donald, is one of the best in London. The hall was opened on the 25th March 1858. Cruchley’s London in 1865: A Handbook for Strangers, 1865

Sir George Henschel ricordava le sue “care vecchie, scomode, lunghe, strette, verdi panche imbottite () con i numeri dei posti legati sopra le schiene dritte con del nastro rosa acceso, come le cartelle di ufficio”

La sala fu costruita grazie all’azione congiunta di Chappel e Cramer, due editori che avevano capito che attirare persone ai concerti, farli appassionare alla musica, avrebbe potuto facilmente rendere fiorente il mercato che ruotava intorno ad essa, dalla vendita degli strumenti musicali a quello delle partiture. Quei concerti del sabato pomeriggio e del lunedì sera, frequentati da Leighton, Browning, Dickens, George Elliot intenta a cucire, Conan Doyle, tutti seduti accanto a Sherlock Holmes,

furono un vero e proprio mezzo di educazione e questo fu possibile solo grazie ad un’altra intuizione, rendere gli spettacoli di musica accessibili a tutti grazie alla possibilità di avere biglietti ”one shilling”, 1 solo scellino, alla portata quindi di tutti. I posti in platea costavano cinque scellini, i posti in balconata tre, e l’ingresso generale uno scellino. Successivamente vennero inseriti anche  posti a divano (“di cui ce ne saranno solo un numero limitato”),  per sette scellini. Gente modesta, della bassa borghesia e persino della classe operaia, per la prima volta poteva ascoltare musica non più appnnaggio delle corte e degli aristocratici; da qui passarono Clara Schumann, Joachim, Wilma Néruda con Grieg, Saint Saens, Rendano e Leonard Borwick, De Sarasate, Wieniavsky, De Pachmann, TchaikovsKy; qui Agathe Backer-Grøndahl and Eugène Ysaÿe e Paderewski, fecero il loro debutto, per non parlare delle giovani leve della scuola di Clara Schumann; e nel 1890 Dvorak diresse la sua 4 sinfonia e nel 1892 fu la volta di Mahler… Uno solo scellino ti dava diritto ad ascoltare a volte anche due ore di musica. In molti casi i posti erano quelli lontani, del loggione ma, si poteva anche trovare posto e sedersi tra i posti …in font row of the orchestra, davanti, alla primissima fila, proprio al di sotto dei musicisti… i posti, per il pessimo equilibrio di suono, le spalle del direttore, la vista dei pantaloni dei musicisti e delle loro scarpe, erano certamente meno richiesti ma era anche vero che erano posti per chi voleva guardare per imparare come comunicano le prime parti, come respirano e fraseggiano, osservare da vicino i loro movimenti…

L’acustica dell’edificio era buona ma i posti erano scomodi e gli odori della cucina del ristorante a volte aleggiavano nell’auditorium, e, peggio ancora, il suono dei Moore and Burgess Minstrels (che si esibirono in una delle sale più piccole per oltre vent’anni) si poteva a volte sentire al piano di sopra nella sala principale…ma quello era il St. James e quando venne chiuso, non fu più la stessa cosa.

MA COSA ACCADEVA PRIMA DEL CONCERTO?

Ce lo dice questo testo umoristico che ci racconta come molte cose non fossero diverse da oggi (purtroppo) dall’attesa per avere i posti migliori, anche per molte ore, i posti rubati, i ritardatari e quanti andavano via prima…neanche perdessero il treno… che non perdevano di certo dal momento che, in molti casi, esistevano accordi con le ferrovie per consentire ai concert-goers di arrivare in orario e rientrare, e il rumore…di gente che mangiava o delle donne che muovendosi facevano rumore con le crinoline dei loro abiti, suscitando, più di una volta, le proteste della stessa Wilma Neruda….e…gossip dei soliti, tanti, saccenti…

Abitudini, per non dire difetti, inveterati ed evidentemente connaturati alle esecuzioni musicali….

“suonavano le cinque di un pomeriggio umido del mese scorso , mentre svoltavamo in Piccadilly Place, il cortile lastricato accanto a St. James’s Hall. C’era un concerto nella sala alle otto e mezza,—uno dei “Monday Pops”. Desideravamo avere dei posti nella prima fila davanti all’’orchestra e ci fu detto che se volevamo ottenere una di quelle sedie ambite dovevamo essere alla sala entro le cinque. (!!!)

Un cartello di vetro, sporco, che sporgeva la lato della sala con la scritta “orchestra door” in lettere nere, indicava l’entrata. Una delle porte strette era aperta e rivelava una scala di pietra che saliva verso l’alto e scendeva. In un angolo della scala erano impilate alcune carabine che ci ricordavano la guardia di Sua Maestà ma queste “Appartengono alla Sim’s Juvenile Zouave Troupe”, disse un ragazzo arrossato in uniforme di zuavo, che apparve proprio allora dalle scale sottostanti…ne abbiamo nove…e mentre chiacchieravamo ….non si vedeva ancora apparire alcun frequentatore di concerti tanto da pensa che ci sia un po’ di esagerazione nelle storie  sull’arrivo anticipato della prima fila.”

Mentre apriamo le porte …sentiamo delle voci.: 5 habitues entusiasti ci si erano parati davanti. In cima alle scale sedeva una vedova, MRS W. con un vecchio amico, ed una giovane dai begli occhi che, apparentemente, sembrava leggere mentre, invece, ascoltava la conversazione di un bell’uomo dai capelli grigi, Mr N. che stava parlando  animatamente con il suo amico Mr P. sul fascino della Svizzera. Avevano l’aria di essere i proprietari del posto e di quelli che ci prendevano le misure di conseguenza

“il vero musicista è sempre eccitabile o irritabile”.

“No, in realtà molto calmo”, dice il signor N— “ma penso che i loro talenti li rendano sensibili. Non dimenticherò di essere stato vicino a Joachim una sera fuori dalla Sala. Era appena sceso da un taxi assolutamente arrabbiato che si lamentava amaramente in un inglese stentato, prezzo eccessivo!

”No, i musicisti non sono sempre angelici!” Ricordo di aver visto in una occasione la Norman Neruda veramente patire sul palco. Suppongo che qualcosa sia andato storto con la musica,” continua la signora W—

Penso che Neruda abbia un viso squisito, il più bello che abbia mai visto.”

” Bella figura,” dice la sua amica, ” ma il viso—bè, dovrebbe nasconderlo.“

La signora W— emette un’esclamazione di disgusto per il commento della sua amica.

La conversazione si sposta su una delle sue corde di violino di Joachim. La signora entusiasta ha un pezzo di corda , raccolta a uno dei concerti incastonato in un medaglione di diamanti.. La signora W. dà queste informazioni con una voce declamatoria, per non dire oratoria e trionfante, accolta dai signori uomini con simpatia bonaria e divertita. Poi continua dicendo che ha una lettera e una foto di Joachim regalatale da lui stesso. Re del Popolo!

Joachim negli scatti di M. Cameron

Mettere la pubblicità nei programmi dei concerti è vergognosamente ingiustificabile! Aroma di fiori di ciliegio mescolati a Sonate! Le persone sedute davanti all’orchestra dovrebbero strapparli tutti d’accordo e lanciarli sul palco con grande imbarazzo di Mr Chappel

e segue un’opinione maschile enunciata da una voce dal basso sulle mogli che fanno il bucato, sulla padrona d’albergo “nota per aver lavato per tutti i suoi ospiti”.

Una pausa segue questo culmine e subito dopo è il turno di Von Bülow ad essere criticato.

“Il suo modo di suonare è scorretto, prende troppa libertà con le note”... e a seguire i soliti commenti sui tedeschi con la solita libertà di John Bull. Il signor N— imita il loro modo di parlare. “ Hope you are PETTER, Spero che stia PPENE, signor Bryce”.

Piatti-Reineche-Joachim

NO impoTTa”, risponde Pryce, “le patate sono cucinate PPENE in nessun posto come in Germania”. Espresse opinioni contrarie..MA SE non sapete neanche se state mangianDo ROAST BEEF, manzo, o ROAST HORSE, cavallo!!, dice il signor N “Niente pops da uno scellino, in Germania, 2s. 6d. sono prezzo più basso per qualsiasi concerto”, dice la signora W. Una signora tedesca che lavora a maglia sotto, è molto divertita da questa calunnia sul suo paese.

Nel frattempo la scala si è riempita. Un giovane pallido e studioso era tra i primi arrivati. Si appoggia al muro, non parla ma sorride di tanto in tanto. Lo seguono due giovani, ardenti giocatori e un gruppo di magliaie determinate, una delle quali chiede a che ora aprono le porte; quando le dicono “7.30” geme lugubremente poi arriva un impiegato con due amiche, armate di Titts Bits, Moonshine e Pall Mall, per passare il tempo. Uno dei più assertivi della piccola folla è uno di quei chiacchieroni di venditori.

“Non ci sono molte persone stasera”, è il suo primo commento. “Io ero qui quindici giorni fa e tutta Piccadilly era piena già alle 6.30. Edward Lloyd è il meglio che ci sia ora, Sims Reeves era qui per quello che è stato però Trent’anni fa era, secondo me, un cantante migliore di Lloyd oggi”. “

Reeves però spesso delude perchè è annunciato e poi non si esibisce”, dice uno, che fino ad ora ha letto Wanderings on Wheel and Foot.

C’è però da dire una cosa”, prosegue il suo sostenitore, “non senti mai dire che Reeves non si presenta in un posto ma si è presentato a cantare in un altro anche se a volte a anche solo un raffreddore lo…. costringe a dare forfait. Sono stato ad Exeter la settimana scorsa. Doveva cantare lì, l’ho visto in città ma non ha cantato. Suppongo che il freddo della città gli abbia fatto prendere un raffreddore.

Lasciando il nostro posto, scendiamo al pianerottolo. La porta a battente in cima al primo tratto di scale viene violentemente aperta e sfuggiamo, per un pelo, alla morte: arriva una signora dal viso rosso, ansimante.

“Suppongo che questo sia il piano giusto giusto. i posti davanti all’orchestra sono pieni?” Su per la scala, attraverso la porta aperta, arriva una frase di una conversazione.

“Un tizio fa una vita da cane se prende solo due sterline a settimana in America”…

Una folla di circa venti persone riempie il pianerottolo, alcune rimangono dall’altra parte delle porte a battente.

Quanto in alto possiamo salire?” dice uno, che porta i biglietti per un gruppo di sei.

Non potremmo prendere d’assalto quelle porte?”

No, temo di no,” risponde un uomo alto vicino alla porta; “sono presidiate, o, piuttosto, dovrei dire… ‘donneggiate,’ da dentro. Ci sono oltre cento sedie,” continua al suo vicino; “ma le venticinque della prima fila sono per gli appassionati….

Di sotto un gentleman aspetta pazientemente davanti alla porta di Piccadilly. Non sembra approfittare di essere arrivato prima per salire il più possibile le scale. Più tardi si unisce una signora “Siamo vicini alla cima?” chiede. “Oh sì,” continua, guardando verso il primo pianerottolo. “Eccolo lì.” Un uomo dai capelli grigi con uno sguardo blasé, e che si tira costantemente i baffi, si appoggia al corrimano vicino al primo pianerottolo.

Piuttosto pieno laggiù,” osserva; “il vantaggio di arrivare presto è che trovi riparo e non rimani al freddo.”

Una campana vicina suona l’ora delle sette. Un’altra mezz’ora di attesa prima di entrare nella sala.

“Che caldo terribile,” dice una ragazza giovane e brillante. Ha portato con sé la musica per seguire i musicisti.

“Se ti siedi sulle scale, non farà così caldo,” le consiglia il suo accompagnatore; “più bassa tieni la testa meno senti il caldo.” “Appoggiati al muro,” dice l’uomo dai capelli grigi, “un po’ di sostegno fa la differenza.”

Volgendosi al suo vicino, un grosso uomo dalla barba bruna con un cappotto di velluto,

Ci sarà una spinta tremenda quando apriranno le porte, tu spingi all’indietro, è il modo migliore. C’è pochissima ventilazione, è spaventoso! ma non osano aprire la finestra, altrimenti ci sarebbe una corrente d’aria che ti farebbe saltare la testa.”

Una marea di conversazioni mormora intorno a tutti, impazienti e stanchi.

“È una lunga strada, due rampe di scale sopra di noi,” dice un nuovo arrivato da sotto, malinconicamente.

“Ci vorrà quasi un’ora per riprendersi dopo che saremo entrati.”, dice la giovane. ” A me piace tanto l’ottetto di Mendelssohn, più di qualsiasi altra cosa, vale la pena venire solo per quello, è passata la mezz’ora?”

“Ancora quattro minuti,” dice il suo amico.

Conta duecentoquaranta lentamente – allora sarà ora.” “Edizione speciale!” grida un ragazzo fuori.

“Farebbero un grande affare se potessero avere quei giornali, qui,” dice l’uomo blasé.

Si apre una porta in lontananza: falso allarme! ma la pressione della gente costringe ad aprire le porte del pianerottolo a cui fa seguito una folata d’aria fresca.

“ Posso resistere ancora cinque minuti,” osserva la ragazza. L’uomo dai capelli grigi sul pianerottolo brontola, mentre sente il forte spiffero che sale dalla tromba delle scale.

“È brutto anche dall’altra parte ora.” Davanti ai due uomini c’è una signora dall’aspetto fragile, vestita di nero. È stata costretta a sedersi sulle scale.

Ti dispiace mettere il braccio fuori con me quando arriva la ressa?” dice l’uomo dai capelli grigi a quello barbuto. “Voglio che questa signora si alzi bene. Ero all’Albert Hall la settimana scorsa, e tre vecchie signore sono state buttate giù.”

In quel momento si sente il benvenuto rintocco della mezz’ora, le chiavi tintinnano, una tenda viene tirata indietro, la barriera cade e il portiere della casa della musica assiste alla corsa verso l’orchestra per i posti preferiti o vantaggiosi. In due minuti i posti migliori della casa per vedere e sentire quelle dita abili e osservare le espressioni intense dei grandi artisti vengono presi. Un incidente comico si verifica in quella corsa selvaggia: una sedia viene rovesciata, le sue gambe sono in aria, gambe e braccia umane seguono a ruota! La ragazza giovane e brillante si assicura la sedia in prima fila, sopra i gradini dell’anticamera, vicino al felice possessore del pezzo di corda di violino. Il signor N— prende l’estremità opposta del semicerchio. Altri si dirigono verso il centro della prima fila dove ci troviamo noi.

”Non sono mai stato così vicino al palco prima,” osserva il mio vicino, il lettore di Wanderings on Wheel and Foot. Poco dopo c’è una leggera alterco dietro. Ci giriamo e vediamo un vecchio signore di bell’aspetto, con la rivista in mano, che cerca di entrare in una sedia vuota nella terza fila.

Dovrebbe averla il primo arrivato,” dice il vecchio signore. “Che cosa,” replica il difensore della sedia;

“Perché un signore se ne va per un momento, vorreste prendere il suo posto!??”

“Sì,” continua lui

 “Nessuno che prende un posto dovrebbe uscire prima che il concerto inizi a pena di perdere il suo posto.”-

“Nessun signore direbbe così,” replica quello davanti, Il vecchio appassionato sembra che voglia prendere con la forza la sedia. A questo punto il precedente occupante ritorna. ‘’ Stava cercando di prendere il tuo posto, e l’ho difeso.”

 “Oh, se lo vuole è il benvenuto,” dice il nuovo arrivato allegramente.

 “Conosco molto bene questo signore,” spiega

Programmi, programmi del concerto….” risuona una voce nella sala, e noi ne compriamo una copia. Gli occupanti dei posti migliori che hanno aspettato a lungo ora tirano fuori delle borse panini, frutta secca, cioccolatini, ecc. Le magliaie sono tutte insieme vicino alla seconda fila; sono forti in gioielleria: cinque o sei anelli brillano su ogni mano. Con il loro incessante parlare, lavorare a maglia e fare clic con gli aghi, fanno venire in mente le signore che occupavano i posti prominenti durante la prima Rivoluzione Francese per vedere la ghigliottina al lavoro.

Il signor N—— è evidentemente molto conosciuto e dopo aver guardato in giro, fa visita ai suoi vari amici ma nessuno tenta di prendere il suo posto.

“Vi piace il cambio di orario dalle otto alle otto e mezza?” chiede a un amico.

“Oh, per niente; la gente nelle poltrone arriva tardi come prima.”

Sì, li vedi arrivare in massa alle nove meno un quarto, e disturbare la gente andandosene alle dieci meno un quarto. Non capisco perché questa gente venga. Oh, suppongo che sia la cosa da fare con una certa cerchia.

Beh,” dice il signor N—, “è una seccatura. I concerti sono a volte finiti tardi come le dieci e mezza, io di solito devo correre per prendere il mio treno, e mia moglie mi guarda piuttosto male quando arrivo alle undici e un quarto.

Le signore sono ancora più vigorose nella loro denuncia del cambiamento.

“E’ tutto per compiacere quegli ‘aristocratici gonfi’ che siedono nelle poltrone, che non vogliono che la loro ora di cena sia disturbata,” dice una signora eccitata dal viso rosso.

“Sono sorpresa che il signor Chappell ceda alle loro richieste” Dalla sua conversazione si capisce che ha avuto qualche volta una corrispondenza e un’intervista con il signor Chappell, che ha accettato alcune sue poesie cosa che l’ha esaltata molto, e lei evidentemente pensa che le sue osservazioni dovrebbero avere un certo peso. Un’altra sua opinione è che Madame Schumann sia così graziosa in tutti i suoi modi, che si meraviglia che la sua allieva, Fanny Davis, non le somigli di più:

esclama.

GUARDA LA SUA ORRIBILE FRANGIA

Alle otto arrivano gli occupanti della prima poltrona: c’è un certo fascino nel vedere i divani verdi vuoti riempirsi di vita e colore. Ammiriamo, ma non invidiamo. Solo poche delle poltrone migliori potrebbero tentarci dal nostro posto nella prima fila. Ripaga di tutta la nostra stanca attesa, e anche dell’ultima lotta emozionante.

I concerti popolari del lunedì e del sabato sono da tempo riconosciuti quali elementi di spicco della stagione invernale londinese. Quando il piccolo gruppo di distinti musicisti demerge dall’anticamera sul palco di St. James’s Hall, crediamo che siano ben consapevoli del cordiale benvenuto che scoppia dall’orchestra affollata, quello di veri appassionati di musica, ma forse non si rendono conto dell’esperienza con cui quella sincerità è provata.

Le poltrone sono state occupate per circa cinque minuti, il balcone per meno di un’ora; ma nelle scale che conducono all’orchestra, signore e signori giovani e vecchi, dilettanti, discepoli e devoti aspettano per ore, e come abbiamo mostrato circolano aneddoti, si istituiscono e si mantengono enfaticamente confronti, si discutono gli argomenti del giorno, si fanno conoscenze e si prendono raffreddori.

E’ ora.

Si sente il noto trillo di Joachim. Arriva, IL RE seguito da vicino dal simpatico Ries, dall’ardente Hollander e dall’incomparabile Piatti. Che delizia guardare i loro volti assorti e sentire la loro perfetta armonia!

Li studiamo e li amiamo tutti, e ringraziamo il signor Chappell per il privilegio dei posti da uno scellino nell’orchestra.

traduzione libera di Vera Mazzotta

Wilma Neruda. Un curioso complimento

Di Vera Mazzotta

@accaddeoggi: 22 agosto 1895

Wilma e Charles Hallé nel 1895, con lo spirito pionieristico che li aveva contraddistinti tutta la vita, accettarono l’invito di uno dei figli minori di Charles, Gustav che organizzò per loro un tour nientemeno che in sud africa dove, ovunque si spostassero, ricevettero una calorosissima accoglienza. In particolar modo, a Pietermaritzburg furono oggetto di una curiosa forma di complimento, come racconta Charles Hallé nelle sue memorie:

Siamo stati accolti alla stazione dal sindaco e sua moglie e da molte altre persone, e portati in stato all’Imperial Hotel, tenuto da una vedova, una donna di Manchester, e frequentatrice dei miei concerti lì, che ci ha fatto stare molto comodi. Fino ad ora ho incontrato persone di Manchester in ogni posto, così che spesso diciamo che non valeva la pena di venire così lontano...

essendo Pietermaritzburg capitale del Natal aveva un pubblico che sembrava essere più distinto e includeva molti ufficiali che sembravano molto brillanti. Durante la serata il sindaco venne da noi con la richiesta di suonare un pezzo a un concerto che il Comune avrebbe dato la domenica pomeriggio alle 4. Pensa! un concerto dato di domenica dal municipio di una colonia inglese! I biglietti erano solo 2s. e Is., ma il bellissimo Municipio era affollato.

Il concerto iniziò, e dopo un solo d’organo e un altro brano eseguiti da altri musicisti, i due veterani suonarono la sonata Kreutzer….e quando abbiamo finito un membro del Comune si avvicinò e disse che dopo l’impressione appena ricevuta sarebbe stato meglio omettere il resto del programma (degli altri musicisti). Il pubblico applaudì e si disperse

Intermezzo ”cavalleresco” tra Sherlock Holmes e Wilma Néruda

VERA MAZZOTTA

Nel 1890 un giovane dal viso rasato come un seminarista… la statura alta e dinoccolata … l’immagine di un ragazzo che non abbia ancora finito di crescere. La fisionomia per un osservatore disattento pare non dica nulla: ma guardando bene, ha ogni tanto, negli occhi chiari un po’ velati, un improvviso bagliore, come il balenare silenzioso in certe stellate notti di grande calura”.(Eugenio Checchi 1890) vinse un importante concorso che lo lanciò nel panorama della musica…

quel giovane era Pietro Mascagni e l’opera Cavalleria Rusticana.

Nel 1888 l’editore milanese Sonzogno annunciò un concorso per tutti i giovani compositore italiani che non avevano ancora fatto rappresentare una loro opera ai quali si chiedeva un’opera in un unico atto: le 3 migliori produzioni, selezionate da una giuria di 5 musicisti e critici italiani, sarebbero state rappresentate a Roma a spese dello stesso editore. Mascagni venne a conoscenza di questo concorso a soli due mesi dalla chiusura delle iscrizioni e chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana, popolare novella di Giovanni Verga di cui selezionò delle parti che, mano a mano, venivano inviate al giovane trascritte su cartoline! L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso e delle 73 opere pervenute, il 5 marzo 1890, la giuria selezionò le 3 opere da rappresentare a Roma: Labilia di Nicola Spinelli, Rudello di Vincenzo Ferroni, e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni…

Il 17 maggio del 1890 la prima di Cavalleria rusticana al Costanzi di Roma fu un successo inaudito: Mascagni venne richiamato sul palco dagli applausi del pubblico per 40 volte, e vinse il Primo Premio del concorso, quel giovane che non aveva mai concluso gli studi al Conservatorio, dissentendo sui metodi d’insegnamento, assurgeva al livello dei grandi compositori.

L’opera è nuova: i vinti sono i protagonisti, il popolo, quello vero, è protagonista ed il linguaggio è necessariamente essenziale, il recitativo non convenzionale nel raccontarsi dei protagonisti al pubblico come fossero in teatro e tra le due parti, cariche delle emozioni più forti, amore, passione, gelosia, odio, la levità e la leggerezza dell’intermezzo sinfonico, quasi preludio di pace tra le nubi di tempesta che si stanno addensando…una delle melodie più celebri di sempre!

Da quel momento Cavalleria comincia il suo viaggio all’estero, a Berlino, a New York e Londra dove debutta allo Shaftesbury Theatre il 19 ottobre 1891 con la direzione di Luigi Arditi…la migliore rivelazione dai tempi di Carmenvery beautiful and highly dramatic work,

Nacque il mito di Pietro Mascagni: convocato da Guglielmo II a Berlino, e, nel maggio 1892 dall’ Imperatore Francesco Giuseppe che inaugurò al Prater una grande manifestazione ideata dalla principessa Paolina di Metternich, l’ Esposizione Internazionale di Musica e Teatro in cui le varie nazioni potevano presentare le loro creazioni più significative, ed ovviamente per l’ Italia Pietro Mascagni e Cilea: Vienna mascagnizzata, scrivevano i giornali, ed infine, nel 1893 dalla Regina Vittoria che lo invitò a dirigere a Windsor Cavalleria.

Mascagni raccontò di aver vissuto uno degli episodi più divertenti della sua vita: “La sera andai a dirigere Cavalleria. Si avvicina un signore che dice: “ Ci vogliono i guanti… non si può stare davanti alla Regina senza guanti… e poi deve dirigere voltato verso la Regina, perché non si può dare le spalle alla Regina” . Mascagni, esterrefatto, si fece prestare un paio di guanti enormi dal direttore di palcoscenico ma, al termine del Preludio, la stessa Regina Vittoria gli concesse di togliersi i guanti e di voltarsi verso gli artisti riconoscendo il suo imbarazzo. Alla fine del concerto, la Regina era commossa dalla sua musica, in particolare dall’Intermezzo tanto da regalargli un suo ritratto in cornice d’argento. Il commento di Mascagni a Tosti fu:

“Poveretta come fa a vivere con tutti quei maggiordomi intorno, noiosi come le mosche? Non mi crederai ma quando mi ha salutato e mi ha dato la mano stavo lì lì per abbracciarla

il Dandy italiano, con pochette, taccuino, borsa da viaggio, capelli lunghi e gilet jacquard, desiderato dalle donne ed imitato dagli altri uomini, aveva conquistato definitivamente gli Inglesi!

Wilma e Charles, sempre alla ricerca di buoni brani che facessero facilmente presa sul pubblico, consapevoli dell’importanza di presentare anche musica di successo, a neanche 1 anno dalla prima di Cavalleria, misero in programma Mascagni. In realtà era stato August Manns uno dei primi a presentare brani sinfonici tratti da Cavalleria ma, immediatamente fu seguito da Hallè che, con la sua orchestra con Willy Hess come spalla, accanto a Beethoven e Weber cominciò, sempre più spesso, a mettere in programma anche il preludio e l’Intermezzo, ovviamente cercando una lettura diversa da quella di Manns quieter and less strident ed optando per una, evidentemente, più …verista…veloce, stridente, fatta di contrasti. Wilma, invece, soprattutto nei Ballad Concert presentò l’intermezzo nella versione per violino che comparve, sempre più richiesto da pubblico e impresari fin dal gennaio del 1892 come brano di programma, non come bis.

I giornali parlano di una trascrizione ”ad arte” per Lady Hallè, ma non ci sono notizie certe sull’argomento, difficile che usasse la trascrizione di Wilhelmj che è tra le prime stampate, dal momento che spesso si fa riferimento ad un accompagnamento al violino di pianoforte ed organo… Di certo i musicisti avevano capito che quell’Intermezzo non solo piaceva, ma attraeva il pubblico e oltre alla Neruda, che lo suonava with much feeling (Morning Post 4 febbraio 1892) anche anche Emile Sauret, nello stesso periodo, lo mise in repertorio.

Ma non tutti erano contenti di queste trascrizioni che cominciavano a susseguirsi sui palcoscenici: la St. James Gazzette del febbraio 1892, per esempio, faceva notare che nella riduzione per pianoforte,

l‘ingegnoso piccolo brano melodico pur mantenendosi interessante dal punto di vista melodico ed armonico perdeva il suo colore, timbro caratteristico per cui dopo averlo ascoltato nella forma di un brano di violino for the benefit of Madame N. Neruda e convertito-addirittura –in un’aria a detrimento del cantante di turno era ben contento, le sue orecchi grate, di poterlo ascoltare nella sua forma originale…

E la fama dell’Intermezzo crebbe tanto da affascinare il ”Papà di Sherlock Holmes, colui i cui gusti musicali coincidevano più con quelli del Dott. Watson e che, nell’ottica del Grande Gioco, altri non era che l’agente letterario del Detective, Conan Doyle: amante del canto, da giovane musicista provetto quando, per conquistare più che la moglie, l’ amante, aveva imparato a suonare, dopo il basso tuba degli anni giovanili, il banjo.

Dame Jane Conan Doyle, ultima delle figlie così si espresse riguardo ai gusti musicali ed artistici del padre:[1]

Il suo gusto musicale fu più per la musica popolare. Non era del tutto amusicale: -ricorderà che aveva imparato a suonare il bombardone negli anni di Feldkirch; il suo successivo avvicinamento alla musica fu cantando canzoni da marinai su una baleniera. Amava tuttavia musica come Cavalleria Rusticana,

How beautiful they are, the Lordly ones, Sansone e Dalila ed alcune opere, quel genere di musica conosciuta, da “cento migliori melodie.. Non penso che apprezzasse Bach o musica di questo tipo. 

A Doyle certamente non interessava come fosse o non fosse trascritta la musica, e forse, allora, neanche a Sherlock Holmes ma interessava invece ad alcune orecchie forse più fini che, proprio nel 1892, così si espressero

L’intermezzo di Mascagni è stato suonato ad un recente Ballad Concert da Lady Hallè come un suo solo con accompagnamento di pianoforte. Ho. grande rispetto per Lady Hallè ma devo protestare contro questo ASSASSINIO di un capolavoro orchestrale….

Considerando l’amore di Holmes per la Nèruda, questo omicidio tuttavia, rimase assolutamente irrisolto.


  1. Roden Conversation with Dame Jane C.Doyle. The Journal of the Arthur Conan Doyle Society 1990 poi ACD, Vol. 1, n. 2 (March 1990).

Wilma Néruda nei ricordi di Helena Nyblom

di Vera Mazzotta

Helena Augusta Nyblom nacque a Copenaghen nel 1843 ed era la figlia di Jörgen Roed, Professore d’arte all’Accademia di Copenaghen, e di Amelie Amanda Kruse. Jorgen e Amelie come molti esponenti del loro ceto, spesso organizzavano saloti e ricevimenti nelle loro casa che consentirono ai loro figli di venire a contato con artisti, scrittori e i musicisti tra i più importanti dell’epoca.

Anche dopo il matrimonio con Carl Rupert Nyblom (1832-1907) letterato e membro dell’Accademia, Helena trasformò la sua casa di Uppsala in un punto di ritrovo per artisti contemporanei provenienti da tutta la Scandinavia, attirati dalla sua intelligenza vivace e dalla sua abilità nel suonare il pianoforte che ispirò i compositori Wilhelm Peterson-Berger e Emil Sjögren.

Nonostante la posizione, la famiglia Nyblom che contava sei figli, si trovò ben presto a dover risolvere diversi problemi di carattere finanziario e questo fu uno dei motivi per cui Helena iniziò a scrivere come critico prima e come autrice poi, sia opere teatrali che fiabe. Poco prima di morire pubblicò un libro di ricordi – i miei ricordi di vita

La mia insegnante di musica, la signorina Anna Bruun (la seconda moglie di Vilhelm Bissen) era così gentile da portarmi con sé a questi concerti. Di solito si davano, credo, tre concerti sinfonici ogni inverno e alcuni concerti minori di musica da camera. In questi concerti sentii due dei più grandi solisti del tempo: Clara Schumann che suonava il pianoforte, e Wilhelmina Neruda, che con i suoi fratelli, Franz e Marie Neruda, suonava in trio per violino e violoncello. Il modo di suonare di Clara Schumann fece una forte impressione su di me perché aveva traccia dell’arte pianistica dei virtuosi moderni e suonava solo la migliore musica sempre con lo spartito.

Wilhelmina Neruda era una ragazza molto giovane, quando si esibì per la prima volta a Copenaghen. Si era appena fidanzata con il compositore svedese Norman e suonava con entusiasmo anche canti popolari svedesi arrangiati per due violini e violoncello. Ricordo ancora chiaramente con quale vivacità e splendore suonava quello che lei preferiva: “Mandom, mod och morske män”.

Non era bella ma aveva un volto particolare, tipicamente slavo contornato da una folta e riccia capigliatura ed aveva una bella e giovane figura e le braccia e le mani più belle. L’ho sentita suonare molte volte, e lei era tra quegli artisti che andando avanti nel tempo, suonavano meglio fino a quando oramai anziana raggiunse l’apice della sua arte. Non ho mai visto nessun violinista portare l’arco con tanta bellezza e libertà come lei; quando lo sollevava, si vedeva che ne sarebbe scaturito qualcosa di meraviglioso e non si rimaneva mai delusi. Quando una volta chiesi a suo fratello Franz Neruda:

“Wilhelmina Neruda suona sempre così bene?”

rispose nel suo modo originale, incisivo:

“No, suona anche meglio!”.

Quando diede l’ultimo concerto a Stoccolma (allora aveva già settant’anni), suonò tra l’altro il Trillo del Diavolo di Tartini in un modo tale che i violinisti presenti dicevano che era OLTRE quello che avevano sentito prima.

Lei aveva, come tutti i migliori esecutori, il massimo rispetto per l’opera del compositore. Tutti i buoni compositori hanno capito come indicare i loro pensieri con segni chiari. Dovrebbe quindi essere il primo dovere dell’esecutore osservare ognuno di questi segni. Beethoven era così attento a tutti i dettagli, che non gli piaceva che si suonassero le sue composizioni a memoria perché si poteva facilmente dimenticare o trascurare qualcosa. È diventato comune parlare di “’interpretazione personale”, quando si valuta l’esecuzione di un pezzo musicale.

— Cosa si intende con questo? —

Se è un’interpretazione diversa da quella che il compositore ha desiderato, si dovrebbe piuttosto chiamarla “un’interpretazione folle”.

È dovere dell’esecutore di osservare con la massima puntualità tutto ciò che il compositore ha suggerito per avvicinarsi il più possibile ai suoi pensieri. Per prima cosa bisogna supporre che davvero poche persone (si può tranquillamente dire nessuno) hanno una sensibilità e una correttezza musicali più forti di quella che ebbero un Beethoven, un Bach, un Chopin quando composero le loro opere e anche quando si deve interpretare un brano di un compositore meno illustre, sono comunque, alla fine dei conti, le sue idee quelle che chi suona deve eseguire pertanto deve adattarsi a ciò che è indicato. È altrettanto sbagliato cambiare i segni in una composizione come lo sarebbe cambiare le parole in una poesia che si deve recitare

La ragione è nel fatto che l’esecutore pone l’accento su sé stesso e sulla sua prestazione ma per diventare un grande artista si richiede oltre al talento (conditio sine, qua non) una vera modestia ossia la capacità di poter arretrare davanti a colui che ha creato l’opera d’arte, ed è questa ammirevole modestia che tutti i migliori artisti hanno avuto in comune. Wilhelmina Neruda la possedeva alla perfezione.

Madame Norman Néruda nei ricordi di Mathilde Verne

VERA MAZZOTTA

Mathilde Verne è stata una pianista ma, soprattutto, una didatta e tra le prime allieve di Clara Schumann a pubblicare una autobiografia, uscita negli anni ’30, da cui è possibile ricavare interessanti notizie sul ”Metodo” di insegnamento di Clara.

I have wanted to be a teacher from my earliest girlhood, and all my public appearances in England have been intended only to serve my teaching career. I did not take to teaching because my concert work was not successful, but because teaching is a passion which has possessed me – it is my mission in life.

Mathilde Verne proveniva da una famiglia di musicisti ed era la quarta di dieci figli di Johann (Evangelist) Wurm (1828−1892) e (Marie) Sophie Niggl (1838−1883). I genitori erano bavaresi, il padre aveva lavorato come insegnante di musica ed aveva sposato Sophie, una sua allieva. Intorno al 1859 la coppia era emigrata in Inghilterra a Southampton dove Johann Wurm ottenne un posto di organista nella chiesa cattolica insegnando anche pianoforte, violino e tedesco in varie scuole dell’Hampshire mentre Sophie impartiva lezioni private di pianoforte, violino e cetra occupandosi anche della formazione musicale iniziale dei suoi figli: quattro delle loro ragazze divennero note come pianiste, oltre a Mathilde, Mary (1860−1938), Alice, in seguito sposata Verne-Bredt, (1868−1958) e Adela (1877−1952). Grazie a sua sorella che già era una pianista affermata quando Mathilde iniziò, venne ammessa a Francoforte a studiare con Clara Schumann sempre mantenendo intatto il suo sogno di emulare la grande pianista.

 I can say whole-heartedly that these years in Frankfurt were the happiest time of my life. Although it is so many years since I was there, and although I have forgotten much that happened during that time, I have never forgotten my wonderful lessons. Madame Schumann’s influence has stayed with me throughout my life, and it is perhaps strongest to-day. I owe everything to her. She tought me never to lose my ideals, and never to look on teaching as a mere profession.

Dopo il suo ritorno in Inghilterra, Mathilde Verne iniziò a farsi conoscere come pianista e musicista da camera e divenne presto una interprete eccezionale di Schumann ma continuando ad insegnare e organizzando numerosi concerti sia per i suoi alunni che per sè stessa nella stagione “Thursday Twelve O’Clocks” che esistette dal 1907 al 1936.

These Twelve O’Clock Concerts are a splendid institution. They never fail to bring forward music of very unusual interest. Indeed, it can fearlessly be said that the concerts are productive of some of the most enlightened chamber music making in London.

Nel 1909 realizzò il suo sogno: insieme a sua sorella Alice, fondò la “Mathilde Verne School of Pianoforte Playing” le cui basi pedagogiche furono ritenute tante efficaci da poterla ampliare per diventare un “College of Music” a cui fu annesso un “Children’s College of Music”, la cui direzione fu assunta dalla giovane Alice Verne.

But I want to do my work on big scale; I want to train teachers; I want my pupils to study and to play chamber music; I want them to have the opportunity of studying concertos with my own orchestra. My piano students will not be mere mechanical machines, they will be fine musicians as well.”

MA TUTTO AVVENNE DOPO IL SUO DEBUTTO…

Grazie ai suoi studi con Clara Schumann, Mathilde al suo rientro in Inghilterra nel 1887, venne ingaggiata per esibirsi con il Trio in do minore di Mendelssohn insieme a Madame Norman Néruda ed Alfredo Piatti…ma allora , più di oggi, non c’era molto tempo per provare

Era stata organizzata una prova di mezz’ora prima del concerto nella sala degli artisti di St. James’s Hall ma la mattina ricevetti un messaggio che diceva che Madame Néruda non sarebbe potuta tornare da Manchester in tempo, quindi non ci sarebbe stata nessuna prova. Questo, però, non mi disturbava affatto, perché, invece di una performance asciutta e prevedibile ce ne sarebbe stata una piena di belle sorprese. Quando ci siamo incontrati al concerto, sia Madame Néruda che Signor Piatti erano così allegri prima di salire sul palco che non ero per niente nervosa dopo aver iniziato il Trio. Posso ricordare ancora oggi quanto fosse meraviglioso sentirsi portati via da questi due grandi artisti… entrambi furono molto incoraggianti e Madame Néruda mi disse che avrebbe scritto personalmente a Madame Schumann dicendole che sia lei che Piatti avevano trovato il mio modo di suonare molto comunicativo.

ARRIVO’ poi IL MOMENTO DI SUONARE CHOPIN, poichè nei programmi vittoriani ad una parte cameristica ne seguive sempre una solistica e la giovane debuttante era, giustamente, alquanto nervosa. Fu allora che la grande violinista …prese le mie mani nelle sue assicurandomi che anche lei spesso era molto nervosa dicendomi che non dovevo pensare a nient’altro che alla musica, allora, niente altro avrebbe contato!

Quel consiglio, quella rassicurazione furono la chiave del successo di quella prima: la giovane Mathilde incontrò il favore del pubblico e nuovi ingaggi. Il giorno successivo Madame Néruda introdusse la giovane pianista a ..molte persone, tra cui un vecchio signore che mi disse quanto gli fosse piaciuto il mio modo di suonare e che voleva che insegnassi alla sua giovane e musicale figliola

fu l’inizio del suo sogno.

Molti anni dopo, Mathilde Verne, affermata pianista e docente, si trovò a Montecarlo dove incontrò Balokovic, noto violinista che spesso si era esibito anche in passato con Mathilde. Balokovic aveva acquistato uno Strad molto particolare….

un giorno dopo pranzo, mi chiese se volevo vedere il violino che recentemente aveva acquistato per dargli una opinione personale. Quando la custodia mi venne mostrata qualcosa mi sembrò stranamente familiare ma le custodie di violino sono più o meno simili tra loro e non prestai molta attenzione alla mia fantasia fino a quando la Stella del Mattino della Memoria non sorse nel mio cuore e vidi la copertura di raso trapuntato sbiadito in cui riposava questo prezioso strumento. I miei pensieri andarono lontano-indietro-indietro-ma a cosa? e poi come un flash la mia memoria fu portata ai Norwood Concert del Cristal Palace, al profumo di un mazzo di viole, all’ acqua di rose nei bicchieri da dito, ad una persona graziosa finchè poi tutto mi tornò in mente, questa stessa custodia portata da una grande artista in una stazione affollata… SI! Madame Norman Nèruda, l’amica della giovinezza che spesso al Crystal Palace mi portava con sé quando suonava lì. Lei ci andava… pranzavamo insieme prima del concerto ed essendo giovane fui molto colpita dall’acqua di rose nei bicchieri da dito che le servivano e anche il profumo di viole era sempre associato a lei perché non portava mai altri fiori. Queste cose si devono evidentemente essere fotografate indelebilmente nella mia memoria.

Questo violino è appartenuto a Wilma Norman Nèruda, dissi quando riuscii a parlare.

-Certamente, disse Balokovic, ma come fai a saperlo?? mi chiese e allora glielo dissi e quando il mio amico lo suonò pensai che la mia amica avrebbe avuto piacere di sapere in quali dotate e gentili mani era arrivato

Dénes Zsigmundy ultimo possessore dello Strad Ernst-Hallè

CItazioni tratte da Chords of Remembrance;

la storia del violino Ernst-Hallè https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_

https://tarisio.com/cozio-archive/property/?ID=40287

ma disponibile anche su questo blog

Intermezzo Asolano

Indagine sui Norman Neruda e sulla storia di Palazzo Beltramini di Asolo @sherlockholmesmusic DI Vera Mazzotta Il presente articolo è frutto di una ricerca che compie a breve un anno. In attesa della sua pubblicazione in questa forma, a Settembre 2023 nello Strand Magazine, Rivista ufficiale dell’Associazione Uno Studio In Holmes nella quale saranno raccolti […]

Intermezzo Asolano

Un patto matrimoniale

di Vera Mazzotta

#accaddeoggi di Vera Mazzotta Nottingham Journal, 14 agosto 1936. Per molto tempo, molti di coloro che da bambini riuscirono ad ascoltare Wilma Norman Neruda, Lady Hallè, cercarono pervicacemente di mantenerne vivo il ricordo e la memoria nelle nuove generazioni, veramente difficile considerando i nuovi virtuosi sulle scene e la mancanza di incisioni che rendevano, qualunque […]

Un patto matrimoniale

i Neruda e Brahms…

L’uomo del Popolo, lo definiva Eugenie Schumann, l’uomo semplice, dai pantaloni troppo corti, le camicie colorate, lontano dalle convenzioni e che sempre mantenne il buon cuore e l’attenzione verso i meno abbienti, ma un vero e proprio genio nella musica, venerato da generazioni di giovani musicisti, soprattutto tra le giovani leve del Conservatorio di Francoforte in cui anche Olga Néruda, l’ultima della famiglia, era andata a studiare, con una didatta di eccezione, Clara Schumann. Ogni volta che il Maestro arrivava per far sentire alla sua Klara qualche sua nuova opera, c’era fermento.

Tra i ricordi più gustosi, quelli di Mathilde Verne quando,  finalmente, fu ammessa a  partecipare ad una serata di musica con Brahms, su invito di Clara Schumann.

Olga Néruda, sorella di Lady Hallé, che era una delle mie compagne di studio, mi chiese cosa avrei indossato per questa grande occasione, e, scoprendo che non avevo un abito elegante, mi promise generosamente, di vestirmi con uno dei suoi. Mi mostrò subito una bellissima creazione con una splendida fascia color fragola e iniziò a vestirmi l’effetto generale non fu fortunato:  Olga Néruda era alta e piuttosto
robusta mentre io ero bassa e molto magra. Comunque la ammiravo immensamente, quindi non mi importava affatto di quello che faceva con me ed ero contenta quando mi arruffò la gonna lunga intorno alla vita legandola  saldamente con
la fascia  assicurandomi che ero incantevole… la soddisfazione e la contentezza durarono poco!

Quando la giovane Mathilde arrivò a casa di Clara, la pianista la squadrò dalla testa ai piedi cominciando a tirarle il vestito da una parte e dall’altra, seguita da Marie ed Eugenie, le sue due figlie…era evidente che qualcosa non andava e, ben presto, la giovane iniziò a sentirsi a disagio… un disagio che crebbe a tal punto che quanto Brahms iniziò a suonare il quintetto per pianoforte … la mia mente non era più assorbita dalla musica ma solo dal fatto che qualcosa fosse sbagliato nel mio abito e quando Eugenie Schumann si sedette accanto a me chiedendomi che movimento fosse quello che stava suonando, non ne avevo la minima idea!!! MA…affidandosi al suo orecchio, tirò ad indovinare e, per fortuna, ci riuscì!!

 

Un patto matrimoniale

#accaddeoggi

di Vera Mazzotta

Nottingham Journal, 14 agosto 1936

Per molto tempo, molti di coloro che, da bambini, riuscirono ad ascoltare Wilma Norman Neruda, Lady Hallè, cercarono pervicacemente di mantenerne vivo il ricordo e la memoria nelle nuove generazioni. Questa tuttavia, si rivelò una operazione veramente difficile in considerazione dei nuovi virtuosi sulle scene e la mancanza di incisioni che rendevano, qualunque parola, ricordo, osservazione, qualcosa di astratto e lontano. Il ricordo tuttavia, non si mantiene solo attraverso il racconto di strabilianti concerti, qualcuno ha scelto a suo tempo la strada dell‘aneddoto.

La particolarità non sta tanto nel piccolo racconto, ma nel fatto che nell’articolo lo si racconta per pubblicizzare un famoso programma Radio proprio degli anni ’30  Gay Nineties di cui sarebbe interessante recuperare la puntata completa.

Circolava ancora nel 1936 una storia ”carina” su Wilma Néruda che, a 49 anni era convolata in seconde nozze con Sir Charles Hallè, settantenne, quando entrambi erano affermati e ancora pienamente in carriera. ricorda Harold Hutchinson….quando si sposarono i due musicisti strinsero un altro genere di patto, ossia che mai avrebbero studiato a casa nello stesso momento ma ciascuno di loro avrebbe scelto un orario in cui l’altro sarebbe stato assente! Come tutte le coppie sposate pare che...un giorno ebbero una discussione e ognuno per punire l’altro cominciò a studiare nello stesso momento, uno al pianoforte e l’altra al violino, per ore, sempre più forte e sempre con più foga….

Come andò a finire? Forse ci fu una riappacificazione…. oppure ….NO