Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

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