VERA MAZZOTTA
Mathilde Verne è stata una pianista ma, soprattutto, una didatta e tra le prime allieve di Clara Schumann a pubblicare una autobiografia, uscita negli anni ’30, da cui è possibile ricavare interessanti notizie sul ”Metodo” di insegnamento di Clara.


I have wanted to be a teacher from my earliest girlhood, and all my public appearances in England have been intended only to serve my teaching career. I did not take to teaching because my concert work was not successful, but because teaching is a passion which has possessed me – it is my mission in life.
Mathilde Verne proveniva da una famiglia di musicisti ed era la quarta di dieci figli di Johann (Evangelist) Wurm (1828−1892) e (Marie) Sophie Niggl (1838−1883). I genitori erano bavaresi, il padre aveva lavorato come insegnante di musica ed aveva sposato Sophie, una sua allieva. Intorno al 1859 la coppia era emigrata in Inghilterra a Southampton dove Johann Wurm ottenne un posto di organista nella chiesa cattolica insegnando anche pianoforte, violino e tedesco in varie scuole dell’Hampshire mentre Sophie impartiva lezioni private di pianoforte, violino e cetra occupandosi anche della formazione musicale iniziale dei suoi figli: quattro delle loro ragazze divennero note come pianiste, oltre a Mathilde, Mary (1860−1938), Alice, in seguito sposata Verne-Bredt, (1868−1958) e Adela (1877−1952). Grazie a sua sorella che già era una pianista affermata quando Mathilde iniziò, venne ammessa a Francoforte a studiare con Clara Schumann sempre mantenendo intatto il suo sogno di emulare la grande pianista.
I can say whole-heartedly that these years in Frankfurt were the happiest time of my life. Although it is so many years since I was there, and although I have forgotten much that happened during that time, I have never forgotten my wonderful lessons. Madame Schumann’s influence has stayed with me throughout my life, and it is perhaps strongest to-day. I owe everything to her. She tought me never to lose my ideals, and never to look on teaching as a mere profession.
Dopo il suo ritorno in Inghilterra, Mathilde Verne iniziò a farsi conoscere come pianista e musicista da camera e divenne presto una interprete eccezionale di Schumann ma continuando ad insegnare e organizzando numerosi concerti sia per i suoi alunni che per sè stessa nella stagione “Thursday Twelve O’Clocks” che esistette dal 1907 al 1936.
These Twelve O’Clock Concerts are a splendid institution. They never fail to bring forward music of very unusual interest. Indeed, it can fearlessly be said that the concerts are productive of some of the most enlightened chamber music making in London.
Nel 1909 realizzò il suo sogno: insieme a sua sorella Alice, fondò la “Mathilde Verne School of Pianoforte Playing” le cui basi pedagogiche furono ritenute tante efficaci da poterla ampliare per diventare un “College of Music” a cui fu annesso un “Children’s College of Music”, la cui direzione fu assunta dalla giovane Alice Verne.
But I want to do my work on big scale; I want to train teachers; I want my pupils to study and to play chamber music; I want them to have the opportunity of studying concertos with my own orchestra. My piano students will not be mere mechanical machines, they will be fine musicians as well.”
MA TUTTO AVVENNE DOPO IL SUO DEBUTTO…
Grazie ai suoi studi con Clara Schumann, Mathilde al suo rientro in Inghilterra nel 1887, venne ingaggiata per esibirsi con il Trio in do minore di Mendelssohn insieme a Madame Norman Néruda ed Alfredo Piatti…ma allora , più di oggi, non c’era molto tempo per provare
Era stata organizzata una prova di mezz’ora prima del concerto nella sala degli artisti di St. James’s Hall ma la mattina ricevetti un messaggio che diceva che Madame Néruda non sarebbe potuta tornare da Manchester in tempo, quindi non ci sarebbe stata nessuna prova. Questo, però, non mi disturbava affatto, perché, invece di una performance asciutta e prevedibile ce ne sarebbe stata una piena di belle sorprese. Quando ci siamo incontrati al concerto, sia Madame Néruda che Signor Piatti erano così allegri prima di salire sul palco che non ero per niente nervosa dopo aver iniziato il Trio. Posso ricordare ancora oggi quanto fosse meraviglioso sentirsi portati via da questi due grandi artisti… entrambi furono molto incoraggianti e Madame Néruda mi disse che avrebbe scritto personalmente a Madame Schumann dicendole che sia lei che Piatti avevano trovato il mio modo di suonare molto comunicativo.
ARRIVO’ poi IL MOMENTO DI SUONARE CHOPIN, poichè nei programmi vittoriani ad una parte cameristica ne seguive sempre una solistica e la giovane debuttante era, giustamente, alquanto nervosa. Fu allora che la grande violinista …prese le mie mani nelle sue assicurandomi che anche lei spesso era molto nervosa dicendomi che non dovevo pensare a nient’altro che alla musica, allora, niente altro avrebbe contato!
Quel consiglio, quella rassicurazione furono la chiave del successo di quella prima: la giovane Mathilde incontrò il favore del pubblico e nuovi ingaggi. Il giorno successivo Madame Néruda introdusse la giovane pianista a ..molte persone, tra cui un vecchio signore che mi disse quanto gli fosse piaciuto il mio modo di suonare e che voleva che insegnassi alla sua giovane e musicale figliola…
fu l’inizio del suo sogno.
Molti anni dopo, Mathilde Verne, affermata pianista e docente, si trovò a Montecarlo dove incontrò Balokovic, noto violinista che spesso si era esibito anche in passato con Mathilde. Balokovic aveva acquistato uno Strad molto particolare….

un giorno dopo pranzo, mi chiese se volevo vedere il violino che recentemente aveva acquistato per dargli una opinione personale. Quando la custodia mi venne mostrata qualcosa mi sembrò stranamente familiare ma le custodie di violino sono più o meno simili tra loro e non prestai molta attenzione alla mia fantasia fino a quando la Stella del Mattino della Memoria non sorse nel mio cuore e vidi la copertura di raso trapuntato sbiadito in cui riposava questo prezioso strumento. I miei pensieri andarono lontano-indietro-indietro-ma a cosa? e poi come un flash la mia memoria fu portata ai Norwood Concert del Cristal Palace, al profumo di un mazzo di viole, all’ acqua di rose nei bicchieri da dito, ad una persona graziosa finchè poi tutto mi tornò in mente, questa stessa custodia portata da una grande artista in una stazione affollata… SI! Madame Norman Nèruda, l’amica della giovinezza che spesso al Crystal Palace mi portava con sé quando suonava lì. Lei ci andava… pranzavamo insieme prima del concerto ed essendo giovane fui molto colpita dall’acqua di rose nei bicchieri da dito che le servivano e anche il profumo di viole era sempre associato a lei perché non portava mai altri fiori. Queste cose si devono evidentemente essere fotografate indelebilmente nella mia memoria.
Questo violino è appartenuto a Wilma Norman Nèruda, dissi quando riuscii a parlare.
-Certamente, disse Balokovic, ma come fai a saperlo?? mi chiese e allora glielo dissi e quando il mio amico lo suonò pensai che la mia amica avrebbe avuto piacere di sapere in quali dotate e gentili mani era arrivato


CItazioni tratte da Chords of Remembrance;
la storia del violino Ernst-Hallè https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_
https://tarisio.com/cozio-archive/property/?ID=40287
ma disponibile anche su questo blog