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Un patto matrimoniale
#accaddeoggi
di Vera Mazzotta


Nottingham Journal, 14 agosto 1936
Per molto tempo, molti di coloro che, da bambini, riuscirono ad ascoltare Wilma Norman Neruda, Lady Hallè, cercarono pervicacemente di mantenerne vivo il ricordo e la memoria nelle nuove generazioni. Questa tuttavia, si rivelò una operazione veramente difficile in considerazione dei nuovi virtuosi sulle scene e la mancanza di incisioni che rendevano, qualunque parola, ricordo, osservazione, qualcosa di astratto e lontano. Il ricordo tuttavia, non si mantiene solo attraverso il racconto di strabilianti concerti, qualcuno ha scelto a suo tempo la strada dell‘aneddoto.
La particolarità non sta tanto nel piccolo racconto, ma nel fatto che nell’articolo lo si racconta per pubblicizzare un famoso programma Radio proprio degli anni ’30 Gay Nineties di cui sarebbe interessante recuperare la puntata completa.
Circolava ancora nel 1936 una storia ”carina” su Wilma Néruda che, a 49 anni era convolata in seconde nozze con Sir Charles Hallè, settantenne, quando entrambi erano affermati e ancora pienamente in carriera. ricorda Harold Hutchinson….quando si sposarono i due musicisti strinsero un altro genere di patto, ossia che mai avrebbero studiato a casa nello stesso momento ma ciascuno di loro avrebbe scelto un orario in cui l’altro sarebbe stato assente! Come tutte le coppie sposate pare che...un giorno ebbero una discussione e ognuno per punire l’altro cominciò a studiare nello stesso momento, uno al pianoforte e l’altra al violino, per ore, sempre più forte e sempre con più foga….
Come andò a finire? Forse ci fu una riappacificazione…. oppure ….NO
Questione di Stile

Come tutti i musicisti sanno la pratica musicale, la resa artistica e anche l’abitudine dell’ascoltatore ad essa, è frutto di cambiamenti di gusto, tanto nel suonare quanto nell’ascoltare. Nel 19 secolo le esecuzioni dei cosiddetti ‘Grandi Maestri’, Bach, Beethoven, era ben diversa da quella di oggi e gli esecutori erano soliti apportare modifiche sul brano anche quando non scritte: dislocazioni di ottave, arpeggiati, abbellimenti, cambi di velocità, una pratica comunque che, a pensarci bene, derivava dalla prassi barocca dell’improvvisazione, seppur trasportata in altri ambiti.
Ma già alla fine del 19 secolo questa prassi cominciò ad essere considerata discutibile ed inappropriata dal momento che moltissimi compositori, Brahms per esempio, cominciarono a chiedere espressamente ai loro esecutori che la musica venisse eseguita ‘’esattamente come scritta’’.
Il cambiamento fu tuttavia molto lento e la prassi dura a morire come ben testimoniato da questo racconto.
Nel 1891 Wilma Néruda, Charles Hallè ed il pianista Leonard Borwick il 7 e 9 dicembre misero in programma il trio op 8 di Brahms: al pianoforte Leonard Borwick, superbo esecutore di Brahms, come lo definì the Strad, allievo di Clara Schumann e rampollo di una delle famiglie più ricche di Inghilterra, che aveva debuttato solo pochi anni prima.
Wilma ben conosceva Leonard: sua sorella Olga aveva studiato con Clara Schumann negli stessi anni di Leonard e suo figlio Waldemar era da qualche tempo fidanzato ed in procinto di sposare sua sorella maggiore MabeL Theodora Borwick.

Durante una prova, Sir Charles , girandosi verso Borwick chiese se poteva esprimere la sua opinione , e sollecitato in tal senso, tenne una vera e propria conferenza sull'abitudine prevalente dei pianisti di " allargare " le note di un accordo'' con l' idea di dare più espressione ad un passaggio. Fu ascoltato in un silenzio rispettoso fino a che sua moglie, Wilma Norman Néruda, Lady Hallé osservò sorridendo
- Ma caro, è quello che fai anche tu!
E Charles probabilmente continuò ad allargare le note dell'accordo, arpeggiandolo.
