Much interest was excited by the appearance of Mademoiselle Wilhelmina Neruda, a little girl some twelve years old [she was just ten], whose violin-playing is not merely wonderful for a child, but sufficiently pure and beautiful to gratify a cultivated taste. She played a concerto which de Beriot was in the habit of playing with an unerring certainty of hand, a vigour of bow, a brilliancyof tone, and a graceful facility which alniost reminded us of do 13eriot himself._ youthful phenomenon that we have ever met with has equaled this gifted child. The audience were load in their expression of delight, mingled with surprise ; for hardly anybody in the room had ever heard of her before, though she had, with other members of her family, been entertaining the audiences at the Princess’s Theatre with music between the, dramatic performances
Articolo di James Green che la dice lunga sulla concezione maschilista del giornalista che dedica due pagine a Sir Charles e brevemente un piccolo paragrafo a Lady Hallè che, a suo dire, come anche la pianista Arabella Godard avrebbe sviluppato i suoi talenti musicali grazie alla lunga collaborazione e al matrimonio (ovviamente) con il suo secondo marito!!! Interessante che, tuttavia, non dica la stessa cosa di Clara Schumann
SIR CHARLES E LADY HALLE. DI JAMES GREEN.
La prima volta che ho sentito suonare Halle è stata il 16 maggio, a uno dei primi Monday Popular Concert. Questi famosi spettacoli furono originariamente inaugurati da Messrs. Chappell and Co. il 3 gennaio 1859, a St. James’ Hall di Londra, con programmi di ballate e altri invece miscellanei che giustificavano ampiamente il loro nome. Sei settimane dopo sono stati inaugurati concerti di musica da camera classica ed economica (con prezzi di ammissione che andavano da 1 a 5 scellini) che, con l’epiteto più familiare di “Monday Pops”, sono continuati ininterrottamente per 31 anni durante la stagione invernale londinese e si sono fatti un nome in ogni parte civilizzata del globo; questi concerti furono fondati da Mr. Arthur Chappell, che, invece di permettere che l’aggettivo “Popular” (come è stato a volte è stato accusato di essere) diventasse un’anomalia e un’impertinenza, giocò le sue carte manageriali con una consumata tattica, abilità e preveggenza che finì per cambiare anche il gusto pubblico rendendo la “classica” nella musica da camera, “popolare”. Lo stesso è stato fatto, in un periodo di tempo più esteso, anche da Sir Charles Halle a Manchester e Liverpool per quanto riguarda il gustoper la musica orchestrale, e da Mr. W. T. Best per l’organo. Ognuno di loro, tuttavia, prese in mano e sviluppò un lavoro le cui fondamenta, certamente grezze, erano state poste in Inghilterra negli anni precedenti da quel l’eccentrico, metà artista dotato e metà ciarlatano, il grande “Mons.” Jullien dalla poltrona dorata e dal petto ricamato in rosa. Ma sto divagando mentre il mio argomento riguarda semplicemente Sir Charles Halle pianista.
Hallè era allora insieme al più grande dei violinisti viventi, il dottor Joseph Joachim ed il programma consisteva esclusivamente di opere di Spohr e Schubert, quando sono stato non poco impressionato dall’intensità della poesia e del romanticismo tedeschi che entrambi questi artisti, tedeschi, misero nella loro interpretazione della composizione di due maestri che sono particolarmente tedeschi nel loro tono e sentimento. Ma fu solo a qualche tempo dopo, quando li ho sentiti interpretare la “Kreutzer” di Beethoven che ho realizzato ,per la prima volta, la magnificenza superlativa del loro suonare e fu una vera rivelazione per me nella musica da camera, anzi, mi ha portato a cercare di capire in cosa consistesse il loro fascino e il loro potere irresistibili. Le opinioni di allora sono state solo rafforzate e mai modificate in modo sostanziale, durante gli ultimi trent’anni. In breve per quanto riguarda Sir Charles Halle: questo grande artista mi apparve, allora, come l’ assoluta incarnazione, nella musica esecutiva, della pura e perfetta classicità. Egli si mostra a noi nelle sue esibizioni proprio come un nobile esemplare di architettura attica o un pezzo di scultura antica, a prima vista un po’ freddo e privo di passione, forse, per quella mente incolta che giudica solo sulla base di un eccessiva sensazionalismo e volgarità, ma, in realtà pieno di sottile verità, geniale calore e bellezza tenera per quelli di apprezzano la cultura e la raffinatezza e nella forza suggerita piuttosto che in quella forza manifestata. Hallè è pertanto capace di elevare l’ ascoltatore grazie alla coscienza dell’artista e della suo annullamento e incantare attraverso una lettura dell’opera musicale di una bellezza intellettuale e di un autocontrollo puro.
Le caratteristiche del suonare di Sir Charles mi sembra lo collochino a metà strada tra due pianiste distinte, entrambe donne – Madame Clara Schumann e Madame Arabella Goddard, in antitesi completa a Thalberg, così come Herr Joachim è l’antitesi completa di Paganini.
Madame Schumann può essere considerata come prima esponente vivente di un modo di suonare appassionato. Sebbene la sua tecnica sia, naturalmente, estremamente fine, la perfezione meccanica non è il suo forte, e il defunto Henry Chorley, noto critico dell’Atheneum, una volta l’accusò – era nel 1856 – di “umorismo….per cui la chiarezza è a volte sacrificata per arrivare alla pathos”. Questo giudizio, sebbene severo, non era lontano dalla verità; sebbene tali difetti fossero fatti dimenticare dall’intelligenza che caratterizzava la sua interpretazione delle opere di Beethoven e di suo marito (Robert Schumann), aiutata da un tono morbido, puro e un tocco vellutato che sembrava quasi accarezzare la tastieraprestava un fascino a un’intensità di emozione e calore femminile che dava a tutto quello che suonava una lettura poetica essenzialmente sua. D’altra parte ho sempre considerato Madame Goddard come ideale di perfetta esecuzione meccanico-digitale nei campi più alti della musica. Era stata in gioventù allieva di Thalberg e l’influenza di quell’eccezionale esecutore e compositore sembra non averla mai abbandonata del tutto, sebbene il suo stile e il suo gusto fossero da un punto di vista pratico, formati dal signor J. W. Davison, il critico del Times, che lei sposò nel 1860.
Nel 1857-58 la signorina Goddard suonò tutte le ultime sonate di Beethoven, da Op. 101 a Op. 111 – alcune di esse, penso, come quest’ultima opera (alla cui prima esecuzione ero presente), per la prima volta in Inghilterra e questo grande sforzo fu coronato da altrettanto successo: l’interpretazione sembrava sempre glorificare la potente combinazione di risorse che Re BEETHOVEN impiegò nel suo “terzo periodo” – gli accordi, le scale, le modulazioni, gli arpeggi – piuttosto che l’anima del poeta del suono per cui tali elementi sono solo l’alfabeto della sua arte. Tra le due grandi pianiste, di ho cercato di delineare le caratteristiche Sir Charles Hallè sta, a mio modesto parere, come l’indicatore di una bilancia ben regolata. Le sue nobili qualità come uno dei più grandi artisti musicali viventi le deve indubbiamente in gran parte alla sua formazione precoce, al severo e intransigente studio che gli venne impartito tra i sette ed i quattordici anni (dopo essere diventato un protetto di Spohr) per mano di suo padre, Direttore musicale a Hagen, e alla più gentile influenza di sua madre, cantante di grande fascino. Questo insegnamento sano e solido fu completato a Darmstadt durante i due anni in cui il giovane Halle studiò armonia e contrappunto con Rink, il famoso organista, e la teoria della musica come Gottfried Weber, la più grande autorità del suo tempo.
Come questo breve articolo, tuttavia, non ha pretesa di un carattere biografico mi limiterò a ulteriori allusioni all’influenza che uomini come Cherubini, Chopin e Hector Berlioz eser- citarono sul giovane pianista durante la sua vita parigina dal 1836 al 1848, e quella di Mendelssohn, durante la visita di Mr. Halle, nel 1842, a Francoforte, quando il compositore della “Sinfonia scozzese” fece pratica con lui di quello che era l’ arrangiamento per pianoforte a quattro mani di quell’opera immortale e quando, in un concerto famosissimo, Mendelssohn, Ferdinand Hiller e Charles Halle suonarono il “Triplo Concerto” di Bach insieme. Da queste osservazioni si può dedurre che lo stile di Sir Charles Halle è caratterizzato da una severità classica e da una completa coscienziosità lontanissime dal minimo sospetto di ciarlataneria, trucchi, o sensazionalismo. Questo è probabilmente da attribuire, oltre alla splendida formazione dell’artista, al fatto che da giovane non potè acquistare molta musica, e fu costretto quindi a studiare principalmente nelle biblioteche. L’intera serie delle sonate di Beethoven le comprò una alla volta, studiando e praticando ogni nuovo acquisto fino a sentirsi certo di averne padroneggiato ogni sfumatura di significato e di essere sicuro di non dimenticare mai una sola battuta di tutta la composizione. Da qui la straordinaria impresa di essere in grado di suonare, come ha fatto anno dopo anno, nei suoi celebrati recital, l’intera serie di sonate, dall’inizio alla fine, a memoria. E come fatto con Beethoven, così con altri compositori, specialmente con Chopin. Sir Charles fonde completamente la sua propria individualità in quella del Maestro che sta affrontando e dedica tutte le sue grandi doti e meravigliose capacità esecutive ad una interpretazione più fedele e impeccabile possibile. Quindi da una parte non abbiamo quella brillantezza tecnica per puro gusto della spettacolarità ma a detrimento del significato più recondito del compositore, dall’altra però non abbiamo neanche Halle che prevarica Beethoven, o Mozart, come abbiamo Thalberg che prevarica Meyerber e Liszt che prevarica Wagner.
Nel modo di suonare di Sir Charles non abbiamo la travolgente individualità di Madame Schumann o i visibili tour de force di Madame Goddard, il modo quasi pungente di suonare di Nathalie Janotha, una delle più brillanti allieve di Madame Schumann, o la liquida delicatezza quasi frusciante del tocco femminile di Madame Schiller, il sacrificio dei grandi compositori al meraviglioso tocco dell’aristocratico e pericolosamente seducente Thalberg o i pirotecnici suoni martellanti della scuola Donner Wetter quasi per “fare a pezzi, come un vaso da vasaio”, il timpano dell’orecchio del povero ascoltatore. Al posto di tutto questo siamo portati con la mano di Sir Charles verso un’arte matura e ben sostenuta, e perfettamente equilibrata – “puro suonare classico” – per citare da una critica londinese mia stessa, scritta nel 1866, che mi sta davanti – ” Dove ogni nota ha un significato speciale.”
Sir Charles Halle è un artista del più alto e puro stampo e, di tutti i virtuosi del pianoforte mai sentiti sino ad oggi sembra illustrare più completamente la pratica del vecchio massimo oraziano, ars celare artem.
E ora un breve riferimento a Lady Halle.
Come violinista occupa la più alta posizione, a mio parere, di qualsiasi virtuoso vivente che posso nominare, eccetto solo Joachim. Suonando il suo strumento fin dal momento in cui cominciò a camminare da bambina e già quasi idolatrato, la piccola Wilhelmine Neruda, a sei anni, stupì il pubblico critico di Vienna con “ la sua straordinaria potenza di arco, la sua grande esecuzione e il profondo sentimento della sua conduzione melodica.” Nel 1849 (1 giugno), quando aveva appenadi nove anni, la giovane creò una profonda impressione alla Philharmonic Society di Londra con un concerto di De Beriot e così nel 1864, quando questo artista dotata apparve ai concerti Pasdeloup a Parigi e di nuovo nel 1869, quando riapparve (17 maggio) a Londra al “Philharmonic” e all’inizio dell’inverno di quello stesso anno quando assunse la posizione di primo violino ai “Monday Pops.” L’’impressione non fu solo confermata, ma la signora creò ovunque, presentandosi come Madame Norman-Neruda, un entusiasmo che non conosceva limiti e, da allora, è costantemente aumentato. Combinando le caratteristiche dell’ alta scuola tedesca di Joachim con quelle degli inglesi, come Blagroves e Henry Holmes, evitando completamente ”gli inganni fumosi e privi di sostanza di Wieniawski, e i fortei contrasti drammatici a cui Vientemps era così affezionato, con un fascino personale irresistibile come quello di Pablo De Sarasate ma senza le peculiarità del popolare virtuoso spagnolo. Le esibizioni di Lady Halle si distinguono per la magnificenza del suo tono, l’ampiezza nell’uso dell’arco, la sua combinazione insuperabile di potenza e dolcezza, la certezza di intonazione e la sua fermezza di nervi nell’esecuzione dei passaggi più difficili e complessi. Splendidi come erano fin dalla nascita i talenti di Madame Neruda sono stati senza dubbio molto favoriti e sviluppati dalla lunga associazione musicale e dal recente matrimonio con Sir Charles Halle come quelli di Miss Arabella Goddard, in circostanze simili, sono state favorite dal signor Davison. I molti anni in cui hanno suonato in duo, questi due grandi artisti hanno creato uno stile perfetto di unico sentire nell’ esecuzione tecnica, così come di unico sentimento artistico, che raramente si potrebbe trovare in altri. La visita di Sir Charles e Lady Halle nelle colonie australiane è quindi un evento di interesse del tutto unico per la comunità musicale in rapida crescita nell’ambito musicale e soprattutto evento che sarà mezzo di innalzamento del gusto pubblico e di una grande quantità di godimento puro, alto e incontaminato.
In occasione del secondo tour in Austrialia di Sir Charles e Lady Hallè, un tale W.G. scrisse all’ Editore dell’ Argus, uno dei più importanti giornali australiani, con lo scopo dare un ”consiglio” ai due noti ed amati musicisti:
… la suddetta artista, Lady Hallé, pare che apparirà sette volte a Melbourne; mi permetto di suggerire quello che è un mio desiderio, ossia che quella signora suoni, diciamo, un numero (i.e. brano)popolare ogni sera, in modo che tutte quelle, tante, persone che non esperte dei vari movimenti della musica classica possano avere un’idea di ciò di cui il violino è capace nelle mani di un genio nell’arte della musica. Spero che questa mia breve nota non sia seguita da una valanga di corrispondenza (in risposta ed indirizzata al giornale) riguardo alla necessità di educare il gusto del pubblico dal momento che conosco molto bene questo tipo di argomentazioni avendole sentite più e più volte. Da violinista amateur, quale sono, posso dire, con assoluta certezza, che uno o due numeri popolari ogni sera sarebbero molto apprezzati. Per quanto le persone possano amare la musica è difficile sedersi per ascoltare una serata dedicata interamente alla musica classica e diversi violinisti che sono stati qui hanno fatto quell’errore.
E quanto scrisse allora, è condivisibile anche oggi, anche riguardo all’educazione del pubblico alla musica.
la risposta arrivò da tale INDIGNATO!
LADY HALLE-VIOLINISTA. AL DIRETTORE DEL ARGUS.
Signore, – il nostro corrispondente WG o non sa cosa si intende con il termine ’musica classica’ o è del tutto ignorante riguardo ai contenuti dei programmi ai concerti Hallé. Gli ASSOLO di violino di Lady Hallè nei due concerti già dati hanno incluso i seguenti brani che, con un minimo sforzo di immaginazione, li si può considerare classici: due danze spagnole di De Sarasate, il Rondò Capriccioso di Saint Saens, la Romanza di Max Bruch e tre danze ungheresi di Brahms-Joachim!
Tra gli altri suonati in precedenza, poi, ci sono troppi brani considerati ‘buoni per il gusto popolare’ e ahimè, per il popolo, ma che, in realtà, non lo sono, a testimonianza dell’ enorme entusiasmo con cui sono invariabilmente ricevuti. Se WG, parlando di un “numero popolare”, intende le Variazioni su “Yankee Doodle (di Vieuxtemps) o roba del genere, qualcuno deve consigliargli di dedicare la sua attenzione agli spettacoli di Music Hall o simili invece di cercare – senza successo, si spera – di trascinare al suo stesso livello, i migliori concerti solistici strumentali che siano mai stati dati in Australia –