Vera E. Mazzotta


2024
Duecento anni dalla nascita di Bedrich Smetana, il figlio di un birraio dal talento musicale mai visto. Non sempre compreso dai suoi stessi connazionali, oggi è considerato, giustamente, uno dei compositori più rappresentativi della Repubblica Ceca e il compositore, pubblicista, musicista che ha posto le basi dell’ identità musicale ceca trattando i temi nazionali con originalità senza pari attingendo alle leggende, alla storia, ai personaggi, ai paesaggi e alle idee del suo paese. Ceco come cechi erano i Neruda a cui la vicenda di Smetana si intreccia.
1824
Suo padre lo aveva chiamato Frantisek ma Smetana decise di cambiare il nome, germanizzato, con il nazionale Bedřich e così è stato conosciuto. Fin da bambino fu indirizzato alla musica e fin da bambino desiderò ardentemente di farne una professione:
“Per grazia di Dio e con il suo aiuto un giorno sarò un Liszt nella tecnica e un Mozart nella composizione” (Diario 23 gennaio 1845)
Così, nonostante l’opposizione della famiglia, nel 1843 giovane, con tante idee romantiche e solo 20 monete d’oro in tasca arrivò a Praga per studiare teoria musicale e composizione con Joseph Proksch e mantenendosi facendo il tutore presso il Conte Leopold Thun. Pianisticamente Bedrich era un autodidatta ma raggiunse ugualmente livelli fenomenali tuttavia, la sua idea di fare una carriera da virtuoso del pianoforte non era realistica: non aveva un mecenate nè una borsa di studio, quindi, l’ unica possibilità era l’insegnamento. Grazie a Thun conobbe Schumann e Liszt a cui si rivolse per coronare il suo sogno di aprire una propria scuola. In particolare a quest’ultimo chiese di accettare la dedica dei suoi Six Morceaux caractéristiques op. 1 praticamente implorandolo di fornirgli supporto finanziario per la scuola che intendeva aprire. Liszt ignorò la parte finanziaria della richiesta, ovviamente, ma mostrò interesse per i pezzi persuadendo Kistner a pubblicarli nel 1851. Ebbe inizio una grande amicizia.
1848. Primavera dei Popoli
Smetana aprì il suo istituto musicale l’8 agosto 1848 due mesi dopo aver combattuto sulle barricate durante la Prima rivoluzione di Praga, città inquieta, desiderata, ricca, sempre più insofferente al potere chiuso e conservatore di Francesco Giuseppe. La Primavera dei Popoli, una folata di vento: dopo la promessa di riforme liberali il regime autocratico di Alexander Bach fu un duro colpo per tutti i patrioti cechi. Praga vessata e attaccata, rientrò nei ranghi, privata di ogni autonomia persino della lingua che nemmeno i cechi come Smetana ed i Neruda conoscevano più. Per alcuni anni si sperò che Francesco Giuseppe accettasse e riconoscesse i diritti della corona boema, gesto che sarebbe stato accolto calorosamente dai sudditi cechi ma le speranze svanirono rapidamente. Smetana, nel frattempo, aveva sposato Kateřina Kolářová da cui ebbe quattro figli di cui solo una sopravvisse e non vedendo possibilità alcuna di miglioramento immediato sulla scena politica, accettò di insegnare pianoforte a Göteborg dove arrivò il 16 ottobre 1856. Una settimana più tardi vi tenne il suo primo recital suonando Handel, Mendelssohn, Chopin e la trascrizione di Liszt dello Ständchen di Schubert: il 1 dicembre fu in grado di aprire una scuola di musica che attirò più allievi di quanti potesse iscrivere. Ben presto fu nominato Direttore della Måndagssångövningssällskapet, una società amatoriale di musica corale che, un anno dopo, si fuse con la sezione corale dell’Harmoniska Sällskapet, rimanendo attivo anche nell’organizzare concerti da camera con Josef Czapek (violino) e August Meissner (violoncello). Il pubblico non era avvezzo a quella che allora era musica contemporanea e quindi nuova ma Smetana perseverò nell’educarlo. Goteborg e la Svezia furono la casa a cui far ritorno sempre anche dopo i periodi passati a Weimar da Liszt.
Ma la Storia cominciava a prendere un altro corso.
Dopo la sconfitta austriaca ad opera di Napoleone III a Magenta e Solferino, nel giugno 1859 divenne evidente che con una forte pressione, anche i patrioti cechi avevano buone possibilità di ottenere concessioni sostanziali dall’imperatore. Era iniziato il tira e molla con gli Asburgo tra concessioni, come il Diploma di Ottobre che concedeva parziali autonomie ed elementi federali ad alcune regioni dell’Impero inclusa la Boemia, e rinnovate chiusure, la Patente di Febbraio, con relative nuove centralizzazioni del potere che delusero le aspettative indipendentiste del popolo ceco che mirava ad una maggiore autonomia: la centralizzazione del potere a Vienna continuava a essere una fonte di tensione. I cechi continuarono a lottare per i loro diritti e per una maggiore rappresentanza politica all’interno dell’impero. Smetana aveva perso i figli, nel 1859 la tubercolosi aveva portato via anche sua moglie. La Svezia gli aveva dato fama, rispetto, onore, lo aveva fatto maturare dal punto di vista musicale ma il livello della vita culturale svedese che proprio in quegli anni accoglieva i giovani Neruda, suoi compatrioti, non era più sufficiente a soddisfare la sua crescita artistica.
1860-1870
“Sto perseguendo altri obiettivi, se avrò fortuna, non lo so ma non posso seppellirmi a Göteborg. Devo cercare di pubblicare finalmente i miei lavori e creare un’occasione per avere nuovi stimoli per il mio lavoro ( marzo 1861).
In patria si preparavano nuove importanti conquiste culturali, nuove sfide, la prima, avere un Teatro ceco permanente e una scena operistica nazionale: era il momento di mettere l’esperienza acquisita al servizio della cultura ceca così decise di tornare a Praga nel maggio 1861 per svolgere un ruolo attivo sulla scena artistica.


Al servizio della Nazione.
Negli anni Sessanta, Smetana si sforzò di professionalizzare la vita musicale in Boemia scrivendo per Národní listy, fondando associazioni organizzando e dirigendo concerti. Fondamentale fu l’apertura del Teatro Provvisorio nel 1862. Sebbene lui stesso avesse avuto un’educazione in lingua tedesca, si unì agli sforzi di rinascita nazionale sostenendo l’idea della musica nazionale legata alla messa in musica della parola ceca. Compose la sua prima opera all’età di 38 anni iniziando a costruire quell’opera nazionale ceca in cui trasfuse la sua conoscenza della letteratura operistica.
Ma non esisteva solo l’opera a Praga. Le sale da concerto erano vuote anche per mancanza di musicisti formati: era necessario riformare la vita musicale, esattamente come Janáček faceva a Brno insieme proprio alla famiglia Neruda, anche istituendo concerti in abbonamento: l’ Umělecká beseda (4 novembre 1863).
… Praga ha perso enormemente la sua antica gloria nell’arte musicale. I programmi privi di intento artistico che consistono in gran parte di composizioni conosciute e talvolta prive di valore, la trascuratezza nell’esecuzione sono circostanze ben note a tutti e quindi inutile ricordarle.”
Nel 1866, dopo le prime due opere, Smetana fu nominato direttore dell’orchestra del Teatro Provvisorio ruolo che lo rese consapevole dell’importanza rivestita dall’Opera per rendere più profondi e consapevoli i sentimenti nazionali e sviluppare, nello stesso tempo, anche il gusto estetico del pubblico. Tuttavia, il successo e la sua posizione furono anche motivo di controversie. Da una parte lo si accusava di monopolizzare l’opera criticando la sua drammaturgia e il suo operato, ritenenuto non abbastanza ”nazionale”, dall’ altra, invece, giovani critici, Ludevít Procházka, Otakar Hostinský e lo scrittore Jan Neruda lo sostenevano come l’unico musicista a cui guardare.
Tutto questo sullo sfondo delle nuove inquietudini.
Il 23 agosto del 1866 venne siglato a Praga il Trattato di Pace tra Austria e Prussia, un trattato voluto da Bismarck con il quale gli Asburgo persero giusto il Lombardo Veneto. Nuove e pressanti tensioni politiche si coagularono nella posa della prima pietra del Teatro Nazionale, un teatro indipendente.

Fu una festa che durò diversi giorni e a Bedrich Smetana, toccò l’onore di inaugurare il Teatro “Národní divadlo” (Teatro Nazionale): era il 16 maggio 1868 e l’opera Dalibor. Quella pietra risvegliò il sentimento nazionalista ceco che spiava quelli che riteneva essere cedimenti nel Regime Asburgico: Francesco Giuseppe ed Elisabetta incoronati in Ungheria. Ma Sissi era ”ungherese”, non c’era posto per i Cechi, non avevano una Sissi dalla loro parte pertanto, le loro istanze di autonomia rimasero ancora inascoltate. Tutto il 1868 e fino al 1870 la situazione a Praga si fece incandescente, proteste contro il dominio austriaco, manifestazioni, scontri tra nazionalisti cechi ed autorità imperiali, repressione violenta di quel movimento nazionalista che invece continuò a crescere in forza e determinazione.
1968 La Primavera di Praga
Cinquant’anni fa. Un’altra Primavera. Stavolta di Praga nella Cecoslovacchia nata dalle ceneri della Prima Guerra Mondiale e sotto il controllo Sovietico. Alexander DubčeK segretario del Partito Comunista inaugurò un periodo di riforme; credeva nel socialismo dal volto umano, nella possibilità di democratizzare il sistema così, in un colpo solo, per cui abolì la censura, decentrò l’economia, concesse maggiori diritti, elezioni e libertà di movimento, facendosi portavoce di una divisione della Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, come se un secolo di repressione e dittatura si potessero cancellare solo dall’alto. Forse credeva che sarebbe stato indolore visto che Lenin diceva impossibile anche solo pensare ad un conflitto tra due Paesi socialisti e invece no! Breznev, nonostante gli incontri con Dubcek che pure era cresciuto in URSS, decise diversamente. Di nuovo, sotto le migliaia di soldati e carri armati inviati dal Patto di Varsavia ad occupare il paese, quella folata di vento venne soffocata non senza aver trovato una resistenza diversa, non violenta e tenace in quei giovani che, contro i cannoni, sventolarono le bandiere invadendo la città di manifestini gialli con i «dieci comandamenti del cittadino cecoslovacco: Non tradirò mai l’idea della democrazia, della libertà, della sovranità e del socialismo umanitario. Forse quella la vera grande rivoluzione.
I Sovietici persero, allora, un’occasione imponendo a forza a quel socialismo che Dubcek avrebbe voluto umano, un volto disumano. Come se Socialismo e Disumano potessero stare insieme ossimorici come sono!
1946 ritrovamenti nel patrimonio dei Neruda
Nel 1946 esce un articolo a cura di Jan Reisser, ambasciatore a Copenaghen durante i difficili anni della seconda Guerra.
E’ a lui che i cechi devono il ritrovamento fortunoso di parte del patrimonio di lettere e foto che si trova ora presso il museo di Praga dedicato a Smetana.
Národní muzeum v Praze – Muzeum české hudby oddělení hudebního archívu
Reisser racconta che a Copenaghen ha conosciuto la famiglia Neruda allora ancora poco nota.
Qui- dice raccontando quello che oggi è conosciuto- ho scoperto un grande musicista ceco, la cui lunga attività a Copenaghen ha lasciato un’ impronta profonda nella vita musicale locale. Era František Xaver Neruda virtuoso del violoncello, membro della cappella reale, musicista da camera, direttore d’orchestra, insegnante e compositor che con la sua versatilità la sua personalità affascinante e le grandi doti organizzative è stato il vero animatore della vita musicale di Copenaghen e, dalla morte di Gade, fino alla maturazione della personalità di Carl Nielsen, il più grande talento musicale del paese. František Xaver Neruda nacque il 3 dicembre 1843 a Brno figlio di un musicista di grande talento, l’organista della chiesa di San Pietro, Josef Neruda. Dei suoi undici figli, sei eccelsero nella musica e alcuni di loro raggiunsero fama mondiale. Si esibivano come solisti o si riunivano in ensemble da camera. Il primo trio Neruda era composto da Vilemína o Vilma (violino), Victor (violoncello) e Amalie (pianoforte). Quando Victor morì in giovane età durante una tournée in Russia e quando Amalie si sposò con l’insegnante di musica Wickenhauser e si stabilì a Brno, dove divenne insegnante di pianoforte, il trio si riformò. Rimase solo Vilma, a cui si unirono la sorella Marie (secondo violino) e il fratello minore František, che passò dal violino al violoncello e in pochi anni raggiunse una vera maestria in questo strumento. Il trio Neruda in questa formazione divenne famoso in tutta Europa, ma si stabilì soprattutto in Scandinavia. Dopo grandi successi in Svezia, il 2 febbraio 1863 arrivò per la prima volta in Danimarca, dove il successo fu così grande che dovettero tenere 20 concerti consecutivi. Il famoso trio si sciolse nel 1869, quando Vilma, sposata Norman, che nel frattempo era diventata forse la violinista più famosa del suo tempo, si trasferì definitivamente a Londra, dove, dopo il suo secondo matrimonio con Sir Charles, divenne Lady Hallé. Anche Marie si era già sposata con il cantante d’opera svedese Fritz Arlberg. Suo figlio Hjalmar Arlberg, cantante da camera e professore di canto al conservatorio di Lipsia, visitava spesso Praga negli ultimi anni prima della guerra..
František rimase a Copenaghen, dove si stabilì, diventando pilastro della vita musicale della città e dove morì il 20 marzo 1915, all’età di 72 anni. Durante la ricerca di quanto aveva lasciato, scoprii che la maggior parte del materiale era stata consegnata al museo di Copenaghen dopo la sua morte.
Reisser però, non si fece scoraggiare ed entrò in contatto con la seconda moglie di Franz, Dagmar Holm Neruda per capire se nel suo patrimonio avesse qualcosa dell’eredità di Josef Neruda, il padre, che la collegasse in qualche modo a Praga.
La ricerca non fu infruttuosa dal momento che venne fuori una lettera di Smetana datata 3 ottobre 1869 in risposta alla richiesta di Neruda, di un ingaggio nell’orchestra del Teatro Provvisorio. E’ evidente che Franz, dopo lo scioglimento del trio e il matrimonio delle sorelle, pensava di poter rientrare a Brno o comunque nelle vicinanze pertanto deve aver chiesto a Smetana notizie.
La lettera di Smetana lo rivela, agli occhi di chi ha visto la crudeltà di un altro regime totalitario, il nazismo, come un combattente indomabile, politicamente istruito e convinto sostenitore dell’ indipendenza della nazione: un profeta della Rinascita nazionale.
3 ottobre 1869.
Egregio signor Neruda,
benché la sua presenza a Praga sarebbe accolta con favore da me e da ogni amico dell’arte, le consiglio, per il momento, di non abbandonare la sua solida posizione e di attendere fino a quando le questioni politiche qui si saranno chiarite e sistemate. Sa quanto dura deve essere la lotta del nostro popolo per i suoi diritti garantiti e sacri, cioè il diritto alla sua corona — con l’attuale governo che invece vorrebbe tanto gettare tutte le nazioni dell’Austria in un unico calderone
(quello prussiano nda) — nel calderone della germanizzazione per poter così governare su di loro con grande piacere. Grazie a Dio, il nostro popolo combatte indomitamente e come un solo uomo, tutti qui, in Boemia come in Moravia, 5 milioni di cechi. La vittoria deve essere nostra e lo sarà presto. Fino ad allora, ognuno rimanga al proprio posto perché nel momento della lotta, le arti tacciono e Praga, purtroppo, è diventata un campo di battaglia dove ora non conosciamo altro che battaglia. Al Conservatorio, da tre anni, c’è il professore Begenbart di Salisburgo, al teatro tedesco ci sono tre violoncellisti, di cui nomi non conosco i nomi e che comunque non sono significativi, nel nostro teatro ceco invece il primo violoncellista è un vostro omonimo — Neruda. Non appena sarà completato il grande teatro, il che potrebbe richiedere ancora tre anni, avremo bisogno anche di una grande orchestra ed è pertanto nostro desiderio mantenere le forze più capaci nel nostro paese. Allora, se io sarò ancora nel teatro e se Lei non cambierà idea, farò sicuramente tutto il possibile per legare a Praga un artista eccezionale come Lei. Al momento però, gli stipendi sono così bassi — il che è inevitabile in un teatro piccolo come il Provvisorio — che non è possibile offrire un posto. Il teatro può ospitare circa 1100 persone, i prezzi sono contenuti quindi con il tutto esaurito si raccolgono a malapena 600 fiorini. A ciò si aggiunge una sovvenzione statale esigua poiché tutto viene dato ai (teatri) tedeschi. Vede, Praga è diventata una Cenerentola e aspetta solo una felice rinascita. I concerti qui sono impossibili, perché i cechi non vanno ai concerti tedeschi e i tedeschi non vanno dove si canta in ceco. Solo i teatri, ciascuno per conto proprio, sono frequentati. Spero di sentirla presto, con rispetto Suo devoto Bedřich Smetana. Saluti cordiali a Lose e Delbanno, e anche a Gade.
Questa lettera, ritrovata allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e portata in patria, non era solo una testimonianza della posizione politica di Smetana ma era anche un invito a resistere e combattere per la propria libertà, per esercitare la propria sovranità. Per questo Reisser decise che andava sottratta agli occhi della Gestapo:
Dopo una pesante perquisizione che ho subito in casa come funzionario diplomatico sospettato di contatti con l’estero, ho deciso di portare la lettera fuori da Praga. Più volte ha viaggiato nella borsa di mia moglie tra Praga e Příbram. Solo quando abbiamo creato un nascondiglio segreto nel muro della nostra villa a Pičín la lettera ha trovato un posto sicuro, dove ha superato la guerra fino a quella liberazione profetizzata da Smetana. Oggi la lettera e la fotografia sono di proprietà del Museo B. Smetana a Praga.
Il cerchio si chiude

Quella del 1869 non era certamente l’unica lettera di corrispondenza. Il Museo di Praga ne conserva altre antecedenti, datate 1867. In quella del 3 settembre del 1867 Franz dice al Maestro che sua sorella ha intenzione di intraprendere un tour in Europa e pertanto chiede della possibilità di esibirsi a Praga a cui fa seguito quella di Wilma a dicembre dello stesso anno, proprio da Praga, in cui chiede consiglio sul programma da eseguire e quando può incontrarlo, incontro che certamente ci fu dal momento che in altra lettera degli inizi del 1868 Smetana tornò a parlare proprio dell’incontro con la grande violinista. Certamente anche a lei dobbiamo la fortuna della musica da camera di Smetana in Inghilterra e in Europa come anche di quella sinfonica a cui il compositore continuò a dedicarsi negli ultimi anni della sua vita nonostante la sordità e gli effetti deleteri della sifilide sul suo corpo e sulla sua mente.

Ci piace immaginare che, nonostante i Neruda suonassero comunque anche per stagioni tedesche mantenendo il necessario, sottile, equilibrio in quanto esecutori ed evitando prese di posizione di carattere politico, che abbiano comunque condiviso con Smetana quantomeno l’ideale unitario e (sovra)nazionale della musica cosa a cui farebbe propendere la grande presenza ceca nel repertorio della violinista, da Dvorak a Smetana, da Jansa a Fibich, Mildber e Krommer.
.
Bibliografia
Listy Hudební Matice. Praha: Hudební matice Umělecké besedy, 30.7.1946, 18(6), s. 172. Dostupné také z: https://www.digitalniknihovna.cz/mlp/uuid/uuid:4e58f1cc-1cbc-11e6-868f-001b63bd97ba
.