Una violinista dall’anima gitana

Vera Mazzotta

Non avendo registrazioni, forse a causa di una certa resistenza da parte della Nèruda nei confronti delle scoperte relative alla registrazione, il suo stile, le sue caratteristiche di violinista, le possiamo ricostruire solo da testimonianze coeve. Sherlock Holmes, andando al famoso concerto durante la sua indagine in Uno Studio in Rosso, ricorda che her attack and her bowing are splendid facendo riferimento a quella che certamente era una peculiarità della giovane violinista, la sua tecnica dell’arco. Del resto, la stessa dote veniva ricordata in articolo di Musical Canada del febbraio del 1910 dal violinista Fritz Kreisler che, a proposito del fenomeno delle donne violiniste, affermava di aver conosciuto solo due donne che a buon diritto potevano essere definite Master of Bow, Wilma Néruda e Maud Powell, non a caso, definita ‘La Nèruda Americana’. Maggiori informazioni in un articolo del 1890

(James Green, “Sir Charles and Lady Hallé,” The Centennial Magazine: An Australian Monthly, vol. 2, No. 11 (June 1890), p. 874) che evidenziava come lo stile di Lady Hallè

Combining the characteristics of the high German school of Joachim with those of the English, as displayed by the Blagroves and Henry Holmes — eschewing the all but trickery of Wieniawski, and the strong dramatic contrasts of which Vieuxtemps was so fond, and with a personal charm as irresistible as that of Pablo Sarasate’s, without the peculiarities of the popular Spanish virtuoso — Lady Hallé’s performances are distinguished by the superbness of her tone, her breadth of bowing, her unrivalled combination of power and sweetness, her certainty of intonation, and her steadiness of nerve in the execution of the most difficult and complex passages

Ashton’s Blue Hungarian Band nel 1887

E’ evidente che la violinista aveva un suo stile personale che aveva fatto proprie alcune delle caratteristiche di eminenti caposcuola senza snaturare la propria natura, da tutti riconosciuta come quella di una musicista piena di fuoco e fervore. Ma, al di là di tutto, quello che molte testimonianze ci riportano è il suo amore per la musica gitana, ungherese, in parte giustificata forse da melodie ascoltate nell’infanzia e dalla formazione, in parte certamente frutto della sua amicizia con Joachim, Brahms, Remenyi’s.

Ecco come lei stessa racconta questo interesse in una intervista impossibile, ma, chissà, forse realmente avvenuta tra lei e il Dottor John Watson:

una volta, dei violinisti gitani mi ricordarono così tanto le feste di bambina che chiesi alla spalla della piccola orchestra di prestarmi il violino per suonare con loro, ovviamente ad orecchio, la Marcia di Radetsky in stile gitano. Gli effetti ed i colpi d’arco uniti al ritmo incalzante scatenarono un entusiasmo senza precedenti fra i presenti.[1] Un’altra volta, da Rudolf Lehmann, il pittore anglo tedesco conosciuto grazie ai Dickens, era stata invitata una piccola orchestra ungherese, The Blue Hungarian Band, in onore del Principe Edward che vi suonava. I ritmi dei loro brani mi avevano davvero reso difficile stare ferma e, senza accorgermene, credo di aver iniziato a seguire la musica con la testa o battendo il tempo con le dita o con un leggero movimento del piede. Quella sera avevo con me il mio violino e chiesi all’orchestra di accompagnarmi ancora una volta con grande entusiasmo da parte degli orchestrali e degli invitati.[2] A ripensarci, credo che suonassi molto bene in stile gitano, senza falsa modestia: mi capitò di suonare in un dinner-party in casa del Conte Buest, poi ambasciatore austriaco a Londra delle danze ungheresi. L’erede al trono, il Principe Rodolfo di Asburgo, complimentandosi con me disse – Sie spielen wie ein Zigeuner, che suonavo come una vera gitana. Un complimento detto da un uomo che forse non è così versato nella musica come un musicista professionista ma certamente è un conoscitore della cultura e della musica ungherese e gitana.[3]

( V. Mazzotta. Wilma Nèruda. La violinista che conobbe Sherlock Holmes. Delos Digital book).


[1] C. Battersea. Reminiscences. London: Forgotten Books,1922.

[2]  E. M. Ward. Memories of Ninety Years. p. 214-5.

[3] The Violin Times. Lady Hallé. P.118. Dal momento che la violinista si riferisce al Principe com Erede al trono, l’episodio si riferisce a prima del 1889, anno del suicidio di Rodolfo con la sua amante.

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