Berceuse Slave: ritratto di Franz Neruda

Vera Mazzotta

Del Trio Néruda, anzi, del secondo trio Néruda, Franz, nato nel 1843 è il giovane che si trovò a cambiare in corso di studi, lo strumento. Come tutti i fratelli sapeva suonare il pianoforte ma era stato avviato al violino. Quando nel 185 morì suo fratello maggiore Viktor, venne passato al violoncello strumento nel quale riuscì a raggiungere davvero livelli insperati in pochissimo tempo per cui, Amalia, Marie e Wilma Néruda si esibirono da sole solo per poco tempo, perchè, molto presto, a loro si aggiunse il giovanissimo Franz che, dopo il matrimonio di Wilma, decise di rimanere in Svezia e Norvegia.

Così ne parla Helena Nyblom:

Franz Neruda non aveva il genio di Wilhelmina o la sua straordinaria capacità di suonare lo strumento, ma era un grande musicista . Lui stesso suonava il violoncello in modo eccellente e dirigeva i concerti della Società Musicale sia a Stoccolma che a Copenaghen, tra le cui due città divideva la sua attività. Come insegnante era eccezionale e non mollava mai, finché non aveva fatto eseguire una composizione in modo perfetto, con i mezzi che aveva a disposizione.

Un altro musicista disse una volta di lui: “Mi è proprio incomprensibile perché tutte le signore sono così entusiaste di Neruda. È brutto!”

Come se la bellezza esteriore fosse la cosa decisiva per l’impressione che le persone fanno! Una delle sue qualità più attraenti era il suo umorismo.

Aveva una grande capacità di cogliere tutto ciò che era divertente o ridicolo, e aveva una riserva inesauribile di storie comiche che raccontava con il suo piccolo sorriso malizioso e con una voce tranquilla e simpatica.

Anche nel suo suonare si notava questa sua particolare percezione dell’umorismo, che non è così comune tra le persone moderne.

Ed è dai ricordi di questo affascinante compositore, violoncellista ma anche ottimo pianista e docente di pianoforte, che apprendiamo la genesi di uno dei brani più amati dell’epoca, in Svezia e non solo, la Berceuse Slave, melodia nata per il Trio Néruda ma da lui stesso trascritta anche per pianoforte, violino ( nel 1883) e due violoncelli!

Già da piccoli eravamo stati iniziati dal nostro padre alla bella arte della musica che poi sarebbe diventata il nostro scopo di vita. Ci trovavamo in tournée in Russia insieme a lui. La compagnia era composta da nostro padre, le mie due sorelle Wilma, Maria, me stesso e un vecchio segretario, un uomo molto originale e come noi originario di Brno. I miei primi ricordi sono legati a questo vecchio signore, che si presentava sempre in frac sopra il quale d’inverno portava una colossale pelliccia. Un viaggio in Russia, 35 anni fa era ben diverso da quello dei nostri giorni in cui si viaggia in treno, in quasi tutte le parti del grande impero zarista. Allora le strade di campagna erano l’unica cosa che avevano a disposizione i viaggiatori e in una grande carrozza viaggiavamo da città a città sulle misere strade postali costruite da Caterina II.

Era una fredda sera di fine autunno quando lasciammo un piccolo villaggio nella Russia occidentale per raggiungere la città più vicina prima della notte. Dopo aver viaggiato un po’ di miglia la carrozza si ruppe e ci sedemmo sul ciglio della strada, nelle steppe più desolate, lontano dalle abitazioni umane. Ma con noi c’era colui che voglio chiamare X che era un uomo pratico. Tra i bagagli trovammo diversi attrezzi e presto riuscì a riparare, seppur provvisoriamente la carrozza, così da poter tornare al villaggio che avevamo appena lasciato per farla aggiustare bene. Durante il lavoro X si tolse la pelliccia e aveva solo il frac come protezione dal freddo.

Arrivammo però al villaggio ma quando la mattina dopo avremmo dovuto riprendere il viaggio il vecchio X era malato. Si aggiunse un’infiammazione polmonare e 3 giorni dopo seppellimmo il nostro vecchio amico nel cimitero del villaggio. Quando la sera successiva arrivammo all’osteria del nostro villaggio, lì trovammo un vagabondo di origine tedesca che nel cortile faceva girare il suo organetto. Lo strumento era scadente e non ricordo che suonasse più di un solo pezzo.

Era una melodia squillante sicuramente una canzone slava. Dopo aver lasciato il vecchio X alla pace della tomba, incontrammo di nuovo il tedesco che faceva girare le sue note lamentose delle quali i primi battiti rimasero a lungo nella mia memoria.

Così nacque, anni più tardi Berceuse Slave che io e Michele Bartolucci vi invitiamo ad ascoltare dal vivo a Lecce al Museo Castromediano il giorno 11 novembre alle ore 18,30!

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