Quando Wilma Neruda scampò alla morte!
Vera Mazzotta

Lady Hallè a Piazza San Marco. Non c’è Veneziano che il 14 luglio di ogni anno non alzi lo sguardo verso il Campanile che svetta in Piazza San Marco, il Signore della Piazza, ricostruito ‘‘come era e dove era’‘ dieci anni dal crollo che lasciò attonita la città veneziana amata anche dalla nostra Wilma Néruda che probabilmente l’aveva visitata già nel 1876, in occasione del primo soggiorno obbligato per curare una cattiva tosse che aveva evidenziato i primi sintomi di una sofferenza polmonare. Come molti altri prima di lei, aveva subito il fascino di Venezia e… dei fotografi più acclamati dell’epoca, i fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli, originari di Chioggia, ritrattisti finissimi attivi in diversi studi.
I due fratelli non avevano conquistato solo i veneziani ma anche illustri teste coronate che seguivano la moda dell’epoca: collezionare fotografie anche di sconosciuti, prima fra tutti Elisabetta d’Austria seguita nel maggio del 875 dalla Principessa di Sassonia Coburgo e Gotha, figlia della regina Vittoria e,nel settembre del 1876 dalla Principessa Margherita. Per questo motivo i Vianelli si firmavano “Fotografi di S.M. il Re d’Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania” e “Fotografi delle Reali Corti d’Italia, di Germania, d’Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte”. I turisti accorrono a farsi ritrarre da loro.
E così fece Wilma.

Ma a Venezia, WIlma, tornò certamente più e più volte, nel 1877 per il suo secondo soggiorno curativo quando fu raggiunta da Sir Charles Hallé che, in viaggio in Italia, fece una deviazione per andare a vedere come stesse la sua violinista preferita e, assai probabilmente, a dichiararle il suo affetto e di nuovo nel 1895 mentre si trovava ad Asolo, per raggiungere la famiglia Borwick che a Venezia aveva una casa. Non ci vuole molto ad ipotizzare che quel viaggio a Venezia era necessario per ultimare i preparativi del matrimonio di suo figlio Waldemar con Mabel Theodora Borwick e, ancora più probabilmente per stipulare i contratti di matrimonio di rito a quell’epoca. Ma nel 1895 non immaginava certo che sarebbe tornata a Venezia più volte anche a causa della lite che la oppose a sua nuora May Peyton.
12 luglio, la Gazzetta di Venezia titola: una fenditura nel Campanile

E il giorno successivo
Profonda commozione agita la cittadinanza non è esagerazione il dire che le notizie intorno alle condizioni del campanile di San Marco provocarono una tale ansia in ognuno come se si fosse trattato della salute di una persona cara, come se fosse imminente una sciagura nazionale, tema di ogni conversazione, argomento, domanda che sale alle labbra della gente, nelle case, nei caffe, nei passaggi causa della più intensa preoccupazione e incitamento a innumerevoli pellegrinaggi e lunghi stazionamenti nella Piazza con gli occhi avidi rivolti verso l’alto, è il Campanile per la sua ferita recentemente svelata… Ieri sera poi sia per i progressi veramente notevoli fatti dal crepaccio nelle ultime 24 ORE, sia per le misure di preoccupazione prese dall’autorità col proibire l’accesso al campanile, il suono delle campane e lo sparo del cannone che segna le 9 pomeridiane e, più di tutto con la inaspettata sospensione della banda militare, la preoccupazione e le ansietà si erano straordinariamente accresciute così da suscitare un vero allarme.
Cosa stava succedendo?
Il Faro, il Padrone della Piazza, il Vecchio Campanile di San Marco, mostrava una crepa evidentissima che, di ora in ora si andava allargando… La fenditura che improvvisamente si è manifestata , poi rapidamente, per parecchie ore dilatata nel lata Nord della superba torre millenaria che è San Marco, ha una breve storia, che conviene narrare… in quanto dimostrare che il danno manifestatosi non è conseguenza di un profondo difetto organico della costruzione, come trattasse di un cedimento nelle fondazioni il che è escluso ma è come il riaprirsi ferita, prodotta da causa esterna. Fu nel 1745: un fulmine, cadendo sul campanile, lo scosse fieramente aprendo la fenditura. Allora la Serenissima affidò le riparazioni a due suoi archittetti, Poljeni e Zendrini che fasciarono con una fodera nuova di mattoni la parte offesa. Ma non troppo efficace la riparazione perché la parte nuova non si unificò con la vecchia ed i movimenti tellurici e le scariche elettriche disturbarono ancora quella zona ammalata della torre. Così 20 anni fa l’Ing. Saccardo si trovò a cerchiare di ferro un pilastrone della controcanna della rampa undecima. La ferita si è ora riaperta. Di fronte a questa condizione, mentre i tecnici escludono il pericolo di un crollo sentono la pochezza dei mezzi che la scienza può loro offrire allo scopo di curare radicalmente il male… ed invece, la natura fece il suo corso, il campanile che era sopravvissuto a terremoti, scariche di fulmini paradossalmente attirate dal parafulmine che vi era stato collocato, crollò anche a seguito del solito azzardo umano ed ai lavori che erano stati fatti alla base, minandone la stabilità in modo irreversibile.
Nessuno dice nulla. Si sentono rumori nella Piazza. La gente però curiosa e fa pellegrinaggi a vedere il crepaccio che si allarga facendo cadere polvere e calcinacci. Le autorità decidono di allontanare la folla per quanto possibile.
Le Spie segnarono da sabato fino alle 3 di ieri un allargamento del solco di un quarto di centimetro ma da quell’ora il movimento cessò completamente. Cadde intanto qualche calcinaccio e perciò il Municipio fece collocare un largo parapetto nel lato pericoloso del campanile….
Finalmente si decide per un sopralluogo del Genio che intima lavori immediati.
Viene sospesa la musica in Piazza. Voci convulse susseguono, forse un attentato al Re?
I reporters vengono sguinzagliati, i telefoni suonano, finalmente arriva la notizia, la musica è stata sospesa per l’allarme sulle condizioni statiche del Campanile e le autorità dicono che non c’è pericolo di crollo alcuno. Ma perché allora hanno sospeso la musica…
Sono LE 9 E mezza del 14 luglio, i tecnici salgono con una scala di 18 metri per capire lo stato delle cose, hanno appena appoggiato la scala quando la fendituracomincia ad allargarsi facendo cadere polvere e calcinacci. La folla si accalca per assistere ed il tecnico Gaspari, ispettore dei Vigili capisce che sono in gioco vite umane. Si lancia dalla scala ordinando lo sgombero delle case, dei cafè delle piazze.
‘’IL campanile crolla!
La gente viene trattenuta al molo, quella in piazza sospinta sotto l’orologio. Sono le 9, 47 per alcuni, le 9, 52 per altri. Cosi racconta un testimone oculare:

Dopo quasi dieci secoli, Venezia aveva perso la sua costruzione più caratteristica. Di quel giorno rimangono foto che testimoniano una Piazza San Marco piena di detriti la foto che invece, altro non è che uno dei primi falsi fotografici della storia ricostruito a fini turistici del momento del crollo.
Nessun fotografo era presente.






In pochi secondi un milione di pietre si erano sbriciolate su sé stesse, un crollo imponente, fragoroso ma … ordinato.
I danni agli edifici circostanti furono, tutto sommato, contenuti: venne distrutta la loggetta ai piedi del campanile e un angolo della Biblioteca Nazionale Marciana: una piccola inclinazione e un pezzo della Basilica di San Marco sarebbe andato distrutto ma i detriti del campanile arrivarono soltanto a sfiorare il colonnato esterno. Non ci furono vittime se non qualche ferito nelle ore successive più a causa del panico generato dal successivi crolli. Unica vittima, lo sfortunato gatto del custode che venne ritrovato ore dopo tra le macerie. Sul momento vennero accusati del crollo i responsabili della manutenzione, il custode che si era fatto costruire un cucinino e chi, in precedenza, aveva installato un montacarichi. Il Comune, però, parlò fin da subito di «imprevedibilità dell’evento» e nella relazione finale, dieci anni dopo, scrisse di «responsabilità larghe, commiste, collettive, che avevano riguardato parecchi decenni o meglio parecchie generazioni». «il campanile era ormai da tempo in pericolo, e a questo avevano contribuito gli originari difetti statici, grevi aggiunte posteriori, squarci reiterati di fulmini, brecce imprudenti aperte per qualche pratica comodità e inserzioni di materiali non bene legati con il resto della muratura».
Tanta apprensione in Svezia per Lady Hallè che…. proprio quei primi giorni di luglio, forse poco prima che la fenditura diventasse evidente, si trovava proprio a Venezia quasi certamente sempre ancora presa dalla querelle familiare che, allora, si stava per spostare sul fronte di una seconda causa contro la nuora.


Lady Hallè in PIazza San Marco A Venezia ritratta da un fotografo amatoriale...e questo si capisce dal momento che lascia in ombra il viso, ma , non ci sono dubbi.
Il Giornale di Martstrand del 2 agosto 1902 pubblica questa foto di Lady Hallè.. Prima che il Campanile crollasse…Certo non si può vederlo come potete vedere ma immaginatelo a destra della grande costruzione…
Dopo questa disavventura, di essere stata comunque testimone di questo evento storico, Lady Hallè con il figlio Waldemar era tornata a Stoccolma e successivamente si era recata a Marstrand dove, continua il giornalista, ha passato alcune settimane, incantata dalla nostra bella città che nonostante il brutto tempo, ha trascorso così bene che pensa di tornare qui in settembre dopo una piccola gita a Preston in Scozia dove parteciperà a un paio di concerti. La sentiremo quindi al concerto che lei e suo fratello, il Prof. Neruda daranno il 7 agosto. saranno assistiti dalla Signorina OLGA NERUDA Professore a Manchester e insegnante di pianoforte dei figli del re Edoardo. Secondo quanto abbiamo sentito, anche la signorina Stockmarr assisterà con l’accompagnamento. È davvero una grande festa musicale che ci aspetta: la Regina del violino ci onora con una visita. E siamo sicuri che il nostro Re che è Principe anche nel mondo dei suoni, godrà della magnifica arte di LADY Hallè e del maestoso violoncello di suo fratello
E allora, in tema di fake-photo, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, eccola la foto ritoccata mettendo il suo viso al posto dell’ombra di una foto comunque bellissima

E chissà, magari nei giorni successivi furono proprio Waldemar e sua moglie a piangere di fronte allo spettacolo dell’incuria umana.
