Wilma Norman Neruda e Vladimir De Pachmann

Vera Mazzotta

Gli amanti della musica di Brighton hanno appena ricevuto una reprimenda piuttosto severa. Sabato (12 novembre 1898) Lady Hallé e de Pachmann sono venuti al Dome per un recital di violino e pianoforte. Ma i due musicisti, artisti, i più popolari del momento, non sono riusciti ad attirare un pubblico abbastanza numeroso da riempire l’edificio. Inoltre, gli applausi alle loro deliziose esibizioni non sono stati affatto calorosi. In effetti, la ricezione di Pachmann, i cui recital al St. James’s Hall questo autunno lo hanno reso enormemente popolare a Londra, è stata decisamente fredda, e la sua squisita interpretazione di alcuni dei brani più leggeri di Chopin, l’essenza stessa della grazia e della delicatezza, non è riuscita a suscitare molto entusiasmo tra gli ascoltatori.” Essendo stato fortunato a ottenere qualche minuto per parlare al grande pianista prima che ripartisse, gli chiesi se avesse intenzione di dare un altro recital a Brighton. ‘

No, mai; per Dio!’ esclamò nel suo modo di parlare straniero, con un movimento espressivo delle mani. La gente qui non vuole la musica; preferisce prendere il tè del pomeriggio. Non hanno calore – sono come pesci con il sangue freddo. Ma non mi importa, prendo i miei soldi e vado.

The Minim: A Musical Magazine for Everybody 1898-12: Vol 6 Iss 63

Vladimir De Pachmann e Wilma Néruda. Due stranieri in Inghilterra. Due artisti in controtendenza, forse, loro malgrado, controcorrente, guardati con sospetto seppure per motivi diversi e spesso, anche oggetto di critiche per i motivi più vari Entrambi, non credo se ne facessero un cruccio, erano osannati ed amati dal grande pubblico, dalla gente comune. Wilma, per esempio, non leggeva mai le recensioni sui giornali. Quando era giovane la critica riguardava l’ aver osato sfidare le convenzioni sociali prima volendo studiare il violino e poi, addirittura, per essersi dedicata, anziché alla famiglia, alla carriera; per essere una donna ma voler ugualmente dettare regole sugli ingaggi e decidere del suo destino. Sapeva bene, soprattutto agli esordi in Inghilterra, che molti andavano ai concerti più per vedere una specie di mostro da baraccone. Dal vestito, ora troppo stretto ora troppo scollato, dalle braccia nude troppo magre e poi definite ”da cuoca”, col braccialetto che tintinnava andando su e giù insieme con l’arco, lo sguardo poco o troppo vivace, altezzoso o dimesso, il viso brutto ma affascinante, tutto era sub iudices anche quando la postura era un evidente fatto di scuola:

Madame Norman-Neruda, che suonava col braccio libero e aveva molti ammiratori, era tollerata, penso, principalmente perché era una signora e forse anche a causa dell’ idea che la sua figura femminile la costringesse a sollevare il gomito per suonare sulla corda del Sol. Ma era consuetudine a Londra che le persone ignoranti della tecnica del violino esprimessero disapprovazione per un violinista che, sebbene fosse,senza alcun dubbio, un ottimo esecutore, sollevava il gomito durante l’esecuzione. Da ragazzo, avevo la sensazione che questa pratica fosse quasi l’equivalente di indossare polsini staccabili o un cappello a bombetta con l’abito da sera e consideravo che l’esecuzione annuale del celebre concerto per due violini di Bach, in cui il braccio destro di Madame Neruda occasionalmente nascondeva la vista del suo occhio destro, costituisse un atto di magnanima condiscendenza da parte del Dr. Joachim, il cui volto intero, compresa la barba, non era mai una volta oscurato. Una volta le baciò la mano davanti a tutto il pubblico dopo il concerto. A. Bauer.

E poi, una volta affermata, le critiche si modificarono: se prima si muoveva troppo per alcuni, quando oramai aveva 60 si muoveva troppo poco, il suono, era volte, ‘troppo debole”, in sale da concerto come la Carnegie Hall, il suo stile troppo classico, demodé, pensato e magari, aveva perso l’anno prima di queste annotazioni pseudocritiche, il figlio maggiore.

Anche Pachman scrollava le spalle. Anzi, la sua arma fu l’ironia di fronte ad uno stuolo di critici inglesi che poco capiva e mal tollerava le sue eccentricità e il suo modo di suonare considerato, quantomeno, poco composto. Ucraino di nascita, aveva studiato con Josef Dachs (allievo di Karl Tausig) e con Anton Bruckner teoria musicale ma soprattutto con Vera Rubio.

Nelle recensioni dell’epoca si parla della “festosità dei suoi gesti“, James Huneker lo soprannominò “Il Grande Chopinzee” che non era altro che una ripresa di quanto il ”buon” Corno di Bassetto, alias George Bernard Shaw diceva trovandolo una ‘‘scimmia ammaestrata”. E lui, per tutta risposta si firmava De Pachmann, lo Scimmiotto, in italiano!. Ma indubbiamente uno dei primi grandi interpreti di Chopin anzi

il miglior interprete della musica di Chopin che ci sia mai stato quel meraviglioso scimmiotto e showman, von Pachmann. Robert Hichens

”un vero artista come mai ascoltati prima”. Nellie Melba.

È un vero genio nel suo campo, infatti, è considerato il più grande interprete di Chopin al mondo. Tuttavia, è molto eccentrico, nell’aspetto, nei gesti e in tutto il resto. Ogni volta che vuole attirare l’attenzione del pubblico su qualcosa di particolarmente ingegnoso che sta per fare, alza il dito, o forse dice qualcosa alle persone in prima fila, e poi, quando l’ha fatto, si gira e li guarda con un sorriso, o forse fa un piccolo inchino. Si dice che spesso in questi momenti si senta dire “Bravo, Pachmann!” All’inizio pensi che stia fingendo, e ti senti distintamente infastidito quando ti trovi intento a cogliere la sua prossima smorfia piuttosto che la musica, ma dopo un po’ prendi queste eccentricità come una cosa normale, e poi senti davvero qualcosa che vale la pena ascoltare. È un esecutore molto raffinato ma esclusivamente nello stile ultra-raffinato e delicato. Ha suonato dieci studi di Chopin, che penso di aver apprezzato tanto quanto qualsiasi altra cosa abbia sentito qui ma il pezzo migliore è stato la Berceuse…. L’ha suonata come bis alla fine del concerto, quando metà del pubblico si era affollata il più vicino possibile al palco, spingendosi qua e là, ma quando ha iniziato questa massa di umanità sembrava quasi smettere di respirare, e a malapena riprendeva fiato fino a che non ebbe finito. La sua è l’esecuzione più delicata che abbia mai sentito. Proprio alla fine ha suonato così piano che abbiamo dovuto sforzarci quasi ogni nervo per sentire, eppure il suo tono era così meraviglioso che non lo perdevi mai del tutto, anche se sembrava premere a malapena i tasti. The Observer

Ma qui a parlare non era un critico, bensì un semplice ascoltatore. Figuriamoci se ai compassati critici inglesi, poteva piacere un pianista che gesticolava e si muoveva molto e parlava col suo pubblico, si girava per sorridere alle persone in prima fila, si scusava se aveva alterato alcune note, magari scientemente o che, quando il pubblico lo osannava per avere un bis, mentre i notabili si allontanavano frettolosamente, abitudine mai scomparsa dalle sale musicali, con un largo sorriso diceva

Eseguirò allora una Sonata…ma dura 20 minuti”

De Pachmann per i critici era un ciarlatano, un imitatore e non contava che godesse della stima dell’oramai vecchio Liszt incontrato proprio a Londra. E più lo criticavano perché a detta loro, ”massacrava” Bach Mozart e Beethoven e più lui insisteva e continuava, imperterrito, a proporli. Non gli interessava che i cosiddetti critici gli rinfacciassero di suonare il repertorio classico con troppo pedale, con il rubato, in una parola, chopinizzando. In realtà, quello che ai loro orecchi assuefatti ad interpretazioni molto controllate e anche a volte un po’ fredde ed intellettualistiche, come quelle di un Charles Hallè, non piaceva era ascoltare questi brani disegnati musicalmente con ampi fraseggi, colori vividi e vivaci pieni di nuances , magari non rigorosi dal punto di vista ritmico. Ma sul ritmo non possiamo essere troppo puntigliosi dal momento che tutte le interpretazioni dell’epoca risentono di un certo gusto. Tuttavia, oggi si ritiene che queste critiche fossero assolutamente poco fondate e gli studiosi delle sue registrazioni al contrario, lo considerano capace di grande bilanciamento tra interpretazione personale e rispetto della tradizione. Esattamente come Madame Norman Neruda.

Le registrazioni :

https://www.youtube.com/watch?v=xREDG_KggLE

Noto e amato per Chopin, suonò anche Bach, Scarlatti BeethovenMendelssohnSchumann, Henselt, Rubinstein e tanto Liszt. Ovviamente. E anzi, una curiosità. De Pachmann fa parte della storia dei cartoni animati. Anzi, DEL cartone animato che tutti noi pianisti abbiamo non amato, ma venerato E che ancora oggi non smette di farci ridere.

Cat Concert di Tom e Jerry Del 1947!

Neil Strauss scrisse in “Tunes for Toons: A Cartoon Music Primer” che quando Tom suona la Seconda Rapsodia Ungherese, i suoi “movimenti delle dita e dei polsi sono modellati su quelli del defunto pianista Vladimir de Pachmann.” De Pachmann non l’ha mai suonata ma nondimeno questo rimane una importante testimonianza.

https://www.youtube.com/watch?v=QpEfHVFilRc&t=3s

Detestava però  Brahms e pare che, dopo un concerto, complimentandosi disse ad Ernő Dohnányi:

«Voi suonate Brahms magnificamente, ma egli non lo merita».

Eccentrico, libero ed impudente.

A Londra si parlò per molto di una sua risposta ad una signora a un ricevimento alla moda.  Era consuetudine rivolgersi a tutti gli stranieri mettendo grande enfasi su ogni parola per farsi capire. Una gran dama disse al pianista, lentamente e quasi sillabando le parole:

E cosa pensa il signor de Pachmann di Londra?’

La risposta, immediata ed estremamente rapida nel suo tipico modo di parlare l’inglese:

Zat iss not ze question, Madame. Vot does London sinkof de Pachmann? Zat iss ze question!”

Non è questa la domanda giusta, Signora…Ma… Cosa pensa Londra di de Pachmann? Questa è la domanda!

Certamente, la stima tra la Neruda e De Pachman fu reciproca e ben oltre il banale motivo di ordine economico e di richiamo di pubblico che i loro nomi, messi insieme, facevano. I loro programmi cameristici furono molto variegati: la sonata per pianoforte e violino in mi minore di Mozart, il Quartetto per pianoforte in sol minore, la Fantasia in do maggiore, D. 934 e il Quintetto “La Trota” di Schubert e la Sonata per pianoforte e violino in re minore di Schumann, le Sonate di Beethoven per violino.

Pachmann fu uno dei primi artisti a dichiararsi apertamente gay ed, obiettivamente non è improbabile che sul palcoscenico sia stato una sorta di combinazione tra Victor Borge e Liberace, ma, altrettanto obiettivamente, fu artista di grande fascino che ispirò anche il Bachmann di Vladimir Nabokov. Non diversamente, dopo la sua morte avvenuta a Roma nel 1933, le storie sul comportamento di De Pachmann, considerato oltraggioso, hanno oscurato la sua fama e la sua reputazione musicale e solo negli ultimi anni ha ricominciato ad essere considerato un grande artista piuttosto che il clown conosciuto come lo “Chopinzee.Wilma Néruda è stata una delle più grandi violiniste viventi della sua epoca. Adorata dal pubblico. Eppure, non avendo composto nulla al pari dei suoi colleghi uomini, pian piano fu messa in un canto, nel dimenticatoio, vecchia quando Kubelik Kreisler, Elman inaugurarono la stagione del virtuosismo che porterà ad Heifetz.

Per fortuna però, Sherlock Holmes, ha contribuito a tirarla fuori da quel cantuccio in cui è stata relegata.

honestatis fructus in conscientia quam in fama reponatur. Plinio il Giovane

Bibliografia:

Blickstein: The Chopin’s Phophet ..

Mazzotta Wilma Neruda la violinista che conobbe SHerlock Holmes

Mazzotta-Bruschi. Intermezzo Asolano.

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