Gli artisti di Holland Park

Vera Mazzotta

1 parte

Il regno della regina Vittoria ha vissuto uno spettacolare aumento della visibilità, della ricchezza e del prestigio di artisti, pittori, disegnatori. A guidare questa rinascita un gruppo di artisti che stabilirono i loro studi dentro e intorno al nuovo quartiere alla moda di Holland Park a Londra. Nonostante i grandi ‘impegni’ sociali che gli artisti vittoriani ritenevano di avere cominciarono a riunirsi intorno ai club mentre tutti sognavano di essere eletti alla Royal Academy, il più ambito e prestigioso. E, mentre sognavano, fondavano i propri consessi, i propri club, le proprie cricche, spesso rivali tra loro come l’Hogarth Club, il St John’s Wood Clique, centri di pomeriggi e serate culturali, per lo più musicali in cui membri dell’aristocrazia, della finanza e dell’alta borghesia si mescolavano. Nella continua ricerca di potenziali patroni, i membri dei diversi club intraprendevano avventure artistiche creando opere comuni, vivevano in colonie gli uni vicini agli altri, e, spesso, alcuni di loro, ogni mercoledi si sedevano intorno al tavolo di Punch animato dalla figura di Richard Doyle, zio dell’Agente Letterario di Sherlock Holmes e del Dott. Watson. Le loro vite erano materia di gossip e fornivano spesso materiale per giornalisti e romanzieri: Thackeray ha rappresentato gli artisti di Clipstone Street, Fitzrovia, in The Newcomes; George Du Maurier ha descritto i raduni musicali dei Moray Minstrels a Campden Hill a Trilby; Trollope ha attinto al Cosmopolitan Club dove G.F. Watts e Holman Hunt si sedevano a mangiare e bere con attrici, giornalisti, romanzieri e politici. Il Club divenne, per gli artisti, il luogo in cui stringere alleanze, collaborare, non sentirsi soli, ma soprattutto portare avanti il nuovo ideale di Arte praticata ad alti livelli come mezzo sociale per innalzare la borghesia e, al tempo stesso, educare le masse: l’arte doveva riportare nel presente la bellezza del passato, salvandola dal filisteismo, coltivandola prima che fosse consumata dalle forze dell’Inghilterra industriale. Negli anni 60 dell’ottocento il centro di attrazione fu la zona di Holland Park. Agli inizi del 1800 ad Holland House, residenza del III Conte di Holland cominciò a riunirsi un salotto letterario.

Holland_House_John_Buckler_1812

 frequentata da  George ByronThomas MacaulayBenjamin DisraeliCharles Dickens, Sir Walter Scott, oltre a letterati stranieri come Ugo Foscolo. La famiglia Prinsep viveva, allora al 9 di Chesterfield Street, il loro desiderio era quello di trasformare la loro casa in un punto di incontro per artisti e musicisti. La loro prima star fu Watt, il Michelangelo Inglese, che allora aveva il suo studio nella vicina Charles Street. Watt, desideroso di ripagare il sostegno in qualche modo, cercò a sua volta di incoraggiare e guidare la carriera del loro primo figlio, Val. Sembra sia stato proprio Watt a informare i Prinseps che il quarto conte di Holland, che oramai viveva per lo più in Italia, nella sua antica tenuta di Holland House, aveva una casa completamente vuota. Nel 1851 i Prinseps si trasferirono in Little Holland House che divenne, pertanto anche studio di George Frederic Watts . A tre miglia di distanza si trovava la famiglia di Julia Margareth Cameron. Holland Park attirò, Julia Cameron che qui ebbe modo di frequentare gli artisti che divennero soggetti dei suoi ritratti fotografici: Millais, Edward Burne-Jones, Poynter, Richard Doyle, zio di Conan Doyle, Robert Browning, Thackeray, George Elliot, Tennyson, Carlyle, Charles Hallé, Joachim, WIlma Néruda, Adelina Patti, Henschel, e, occasionalmente, politici come Disraeli e Gladstone, tutti accomunati dalla stessa missione nei confronti dell’Arte, coltivarla come dei veri e propri Sacerdoti.

Come scriverà nel 1877 l’americano Henry James ” l’arte era diventata di gran moda in Inghilterra”, tanto da far diventare artisti i nuovi milionari: venerati, vezzeggiati e amati dall’aristocrazia. Il segreto del successo di Little Holland House era dato dal fatto che lì non vi erano libri, pertanto tutti, letterati compresi, dovevano fare uno sforzo per conversare.

Secondo centro di attrazione divenne il palazzo orientalista creato da George Aitchison per Sir Frederic Leighton al 12 di Holland Park davanti al quale si stabilì Salomon J. Salomon e, successivamente, Val Prinsep, non ultimo il ‘nostro’ Sidney Paget che, quando venne contrattualizzato dallo Strand Magazine si era stabilito al n. 11. Erano queste case-studio, progettate per il lavoro e per la vita, anzi, per una vita che manifestava gli ideali artistici in cui si credeva. Non ci volle molto perchè tutti gli artisti si polarizzassero chi intorno a Watt chi al Barone Leighton, sino a che Alma Tadema non si trasferì a Grove End Road allargando il ‘quartiere dell’arte’ e attirando anche John MacWhirter, J.W. Waterhouse and Briton Riviere.

I loro studi, i loro palazzi, ancora oggi, dimostrano la ricchezza, lo status e il gusto di alcuni degli artisti più noti del tardo periodo vittoriano: non corollari del successo sociale di chi li animava ma centri di produzione di arte, centri di creazione. Ben presto luoghi musicali di elezione.

Frederic_Leighton’s_studio 1 April 1895 Photograph Adolphe Augustus Boucher, Bedford Lemere and Company. English Heritage
Il cuore di tutta la casa di Leighton era lo studio. Grande e imponente, ambiente di lavoro in cui Leighton trascorreva molte or sia da spazio in cui poteva intrattenersi. Le serate musicali annuali di Leighton hanno attiravano artisti di rilievo in quello che era e rimane un luogo di concerti unico.

Quando Holland House venne demolita per far posto a Melbury Road, lo studio del pittore e scultore George Frederick Watts fu costretto a spostarsi al 6 Melbury Road, vicino a Luke Fildes al n. 11, Hamo Thornycroft al n. 2 (Moreton House) e Marcus Stone al n. 8. Watts la chiamò “New Little Holland House” proprio in onore della Holland Estate, dove aveva precedentemente vissuto con i suoi amici Prinseps. Watts incaricò Cockerell (1833–1878), l’architetto del suo amico Reginald Cholmondeley, di costruire la su casa-studio nella primavera del 1874. Completata nel febbraio del 1876 consisteva in una camera da letto e un’unica stanza di scorta, un grande dipinto stanza e un piccolo studio di scultura, non c’era sala da pranzo. Watts non era soddisfatto così chiese a George Aitchison, l’architetto del suo amico e vicino di casa Frederic Leighton, di apportare modifiche nel 1878: i nuovi spazi includevano una pinacoteca illuminata dall’alto con un ripostiglio adiacente, un importante studio di pittura con una galleria, una sala di scultura più piccola. Al piano terra c’era la pinacoteca, un piccolo studio, uno studio più gande con galleria annessa e uno studio di scultura. Gli ultimi due studi occupavano due piani della casa di Watts, estendendosi dal piano terra al primo piano. I tre imponenti monolocali dominavano la casa, mentre la cucina, il soggiorno, la dispensa e la cantina erano di piccole dimensioni e rigorosamente funzionali.

Melbury Road, that pleasant, macadamized thoroughfare, which curves and slopes from Kensington Road to where the gigantic façade of Olympia looms through the mist, is graced with about a dozen substantial homes. Of these five are owned by artists. About half-way down on the left-hand side stands No. 6, the home, when he is in London, of– MR. G. F. WATTS, R.A. It is a house of show studios and work studios. To gain admittance to the former is not difficult, but to the latter few only have the privilege of entry. The way to the show studio is from the hall, through a room hung mainly with replicas of the painter’s works, with a little turreted room above the level of the floor, and looking out on to the Melbury Road. The show studio itself is square, and as high as a suburban house, windowless, but gathering a temperate grey light from the glass roof. The walls are covered with pictures and portraits, which overflow to easels dotted about the room. Here is quite a national portrait gallery—Salisbury, Carlyle, William Morris, Gladstone, Joachim, together with such well-known works as “Death crowning Innocence,” “After the Deluge,” “Paolo and Francesca,” “Fata Morgana,” and a dozen others, all part of that great and growing collection which one day will be the heritage of the nation.

C. Lewis Hind, “Painters’ Studios,” The Art Journal 52 (1890): 135–36.

Melbury Road, quella piacevole arteria sterrata, che curva e degrada da Kensington Road fino al punto in cui la gigantesca facciata di Olympia incombe nella nebbia, è abbellita da una dozzina di case imponenti. Di queste, cinque sono di proprietà di artisti. Circa a metà, sul lato sinistro, c’è il n. 6, la casa, quando è a Londra, di MR. GF WATTS, RA. È una casa di mostra, studio e lavoro. Ottenere l’ammissione alla pinacoteca non è difficile, ma pochi hanno il privilegio di essere ammessi ai secondi. La pinacoteca è raggiungibile dalla hall attraverso una stanza tappezzata principalmente di repliche delle opere del pittore, con una stanzetta turrita sopra il livello del pavimento affacciata su Melbury Road: è quadrata e alto come una casa di periferia, senza finestre ma raccoglie una luce grigia temperata dal tetto di vetro. Le pareti sono ricoperte di quadri e ritratti, che traboccano su cavalletti sparsi per la stanza: una galleria di ritratti ‘nazionali’ : Salisbury, Carlyle, William Morris, Gladstone, Joachim, insieme a opere famose come “La morte che corona l’innocenza”, “Dopo il diluvio”, “Paolo e Francesca”, “Fata Morgana“, e una dozzina di altri, tutti parte di quella grande e crescente collezione che un giorno sarà patrimonio della nazione.

portrait of Wilma Néruda by George Frederick Watts. Wikimedia Commons
TWG114700 The Studio, Little Holland House, 1904 (watercolour) by Rooke, Thomas Matthews (1842-1942); Watts Gallery, Compton, Surrey, © Watts Gallery ; © Trustees of Watts Gallery; English, out of copyright.

I legami fra gli artisti, dagli anni 80 in poi, furono strettissimi. Lo scultore Edgar Boehm, insegnante e amico intimo della principessa Louise, contribuì ad abbellire le case di Leighton e Alma-Tadema; Leighton fece un disegno per Punch ma lui stesso era anche un musicista di talento, così come lo erano i frequentatori abituali di Punch, Charles Keene e George Du Maurier. Keene era anche un ospite regolare a casa di Birket Foster “The Hill”, a Witley nel Surrey. Tutti erano amateur, musicisti non professionisti o fan della musica. Le serate musicali nello studio di Leighton sono ben documentate e raccontate dalla stampa ma in realtà, i migliori musicisti dell’epoca si esibivano regolarmente in diverse case di Londra: Joachim, Clara Schumann, Wilma Norman Néruda, si destreggiavano abilmente tra gli inviti di un salotto aristocratico e quelli di un club, riuscendo a mantenere rapporti amichevoli con tutti gli artisti. Serate musicali si tenevano regolarmente a casa di Alma-Tadema a Regent’s Park e St John’s Wood, a South Audley Street, progettata da Atchison per il banchiere Stewart Hodgson e decorata con i dipinti di Leighton di Musica e Danza; a Kensington Palace Gardens, casa dell’industriale Ernst Benzon e, non ultima, a casa della stessa Norman Neruda. Ogni artista aveva il suo giorno di elezione, quella della Nèruda era la domenica. Il legame tra musica, arte e teatro è esplicitato nel più grande dei ventagli artistici autografati, all’asta di Christie’s, inciso su entrambi i lati con oltre trenta nomi: Joachim, Paderewski e la moglie di Charels Hallé, Wilma Norman-Neruda, il violoncellista italiano Alfredo Piatti, gli attori Henry Irving, Ellen e Marion Terry e Herbert Beerbohm Tree; inoltre diversi artisti di Punch, tra cui George Du Maurier, John Tenniel (che disegna il proprio Punch sul ventaglio), Harry Furniss e Linley Sambourne. L’Accademia è rappresentata da Luke Fildes, Alma-Tadema e Dicksee ma ci sono anche nomi di artiste quali la moglie di Alma-Tadema, Laura, Marianne Stokes (amica intima della moglie di Sambourne, Marion) e Clara Montalba, che si trasferì con le sue tre sorelle da Venezia a Campden Hill. I nomi sul ventaglio rivelano l’incontro di artisti che rappresentano istituzioni ed arti molto diverse, dal Punch e dal Lyceum Theatre, al commercio al mondo musicale professionale: tutti condividono l’amore per le arti nei luoghi simbolo delle stesse. Ben presto le loro case-studio, progettate da importanti architetti dell’epoca, vennero fatte conoscere da riviste di architettura e società, influenzando l’aspetto esterno e interno di molti altri edifici di Londra ed i loro studi vennero aperti negli “Show Sundays” diventando parte della London Season. E se in questi circoli inizialmente non comparivano donne artiste, l’avvento della Norman Neruda nel 1869, contribuì fortemente a far cambiare le cose

Lascia un commento