Dotato di un grande talento musicale, Dohnanyj, ancora studente, suscitò l’entusiasmo del vecchio Brahms con la pubblicazione del suo primo quintetto (op. 1).
Dopo il suo debutto a Berlino, nel 1897, decise di accettare una serie di concerti anche a Londra. Qui fu accolto da Lebell, suo vecchio compagno di studi che lo introdusse nel salotto di Linchi, Miss Geisler-Schubert, nipote di Ferdinand Schubert, fratello del compositore.
Linchi era una talentuosa pianista ed era stata allieva di Clara Schumann e lo invitò a condividere parte della sua casa con lei e Mrs Oliverson, che Dohnany in seguito ricorderà come una seconda madre. Dohnany debuttò alla Queens Hall di Londra con il concerto in sol maggiore di Beethoven diretto da Richter il 24 ottobre 1898 e fu un successo che gli fruttò un ingaggio di altri 20 concerti e un recital solistico al St. James fissato al 10 novembre dello stesso anno. Quando entrò sul palco si trovò di fronte un pubblico sorridente, caloroso. Si sedette al pianoforte e, anziché iniziare a suonare, abbassò lo sguardo sulla tastiera in attesa che ogni brusio, ogni rumore, cessasse. Sapeva che, se così non avesse fatto, il suo fortissimo non sarebbe stato evidente e il suo piano non sarebbe stato colto. Solo quando calò un silenzio, anche imbarazzato, il pianista ungherese iniziò e catturò il suo pubblico, lo ipnotizzò nelle maglie del suo tocco impetuoso. Il 26 novembre del 1898 apparve anche ai Popular Concert, conoscendo finalmente la nota Lady Hallè di cui Linchi e Mrs Oliverson tanto parlavano e di cui aveva sentito parlare anche durante la sua infanzia.
Lady Hallè e Ernst Dohnany suonarono di nuovo insieme nel 1905 durante una tourneè dell’Ungherese in Danimarca: nonostante l’età la violinista era ancora in splendida forma!
She was one of the most finest violinist I ever met. She was born with an infallible instict for musical interpretation ad was equipped with stoupendous tecnique. She played with a temperament that made her age of 60 years appear to be false. It was a pleasure to play with her.
Da allora i due musicisti non ebbero modo di suonare ancora insieme: Dohnanyi divenne direttore dell’Hoschule di Berlino.
Allo scoppio della prima guerra mondiale tornò in patria, dove diresse il Conservatorio di Budapest per un breve periodo e successivamente l’orchestra filarmonica continuando la sua carriera di pianista e insegnante. Tra il 1925 e il 1927 fu attivo negli Stati Uniti tornando in patria per dirigere di nuovo il conservatorio di Budapest solo nel 1939. Durante la seconda guerra mondiale rimase in Ungheria (alleata con la Germania) usando la sua influenza e i suoi averi per aiutare gli ebrei ungheresi. Alla fine della guerra, l’avvento del regime comunista lo convinse ad espatriare ed a trasferirsi negli Stati Uniti dove divenne professore presso il Florida State College a Tallahassee. Morì all’inizio del 1960 di polmonite a New York. Tra i suoi allievi i pianisti Géza Anda, Ervin Nyíregyházi, Edward Kilenyi, Annie Fischer, Balint Vazsonyi, Georges Cziffra, il grande direttore Sir Georg Solti, il compositore e direttore Ľudovít Rajter e il musicologo Frank Cooper.
LADY HALLE, che spicca tra le donne violiniste, arriva negli Stati Uniti sostenuta abbondantemente dalla grande reputazione che la precede.
In nessun senso si è rivelata una delusione, anzi, sotto ogni aspetto ha più che soddisfatto le alte aspettative create da una reputazione tanto esaltata oltre oceano.
Dal suo arrivo in questo paese, Lady Hallé ha fatto relativamente poche apparizioni, eppure le sue lodi sono sulla bocca di tutti e, a lei si brinda nei circoli musicali. Innegabilmente ha ottenuto un brillante successo.
I critici hanno elargito ardenti elogi mentre il pubblico ha dimostrato eloquentemente il proprio apprezzamento.
Copertina Musical Courier 1899-22-03
Gli ammiratori di Lady Hallé saranno felici di sapere che terrà un recital a New York mercoledì pomeriggio, 5 aprile, nella Sala Mendelssohn. Lady Hallé eredita i suoi talenti da una generazione di antenati musicisti, di cui il più vecchio e conosciuto fu Jacob Neruda, nativo di Rossiez, vicino Praga, morto nel 1732; lei è nata il 29 marzo 1839. Da piccola ha dato prova di doti musicali eccezionali. Ascoltava per ore suonare suo fratello, Franz Nèruda, e quando rimaneva sola prendeva il suo violino dalla sua custodia per tentare di pizzicare con le dita la musica che aveva sentito suonare al fratello.
Dal primo momento, ha dimostrato predilezione per il violino, al contrario, il pianoforte non possedeva alcuna attrazione. Suo padre, che era un musicista abbastanza noto, decise che i suoi talenti dovessero essere coltivati e iniziò a insegnarle regolarmente il violino e lei attribuisce gran parte del suo successo alla solida educazione musicale che ha acquisito sotto l'amorevole insegnamento di suo padre. A soli otto anni, la piccola “Wilma” suonò davanti al grande Jansa che la proclamò un fenomeno. Poco dopo, suonò in uno dei suoi concerti a Vienna, per la gioia e gli applausi di un grande pubblico e della critica. Uno dei brani che ha suonato è stata una difficile sonata di Bach.
Parlando della sua prima apparizione in pubblico Edouard Hanslick disse
She is wonderful, indeed, in bravura music, in musical intelligence, and finally in her remarkable accuracy.
“È meravigliosa, davvero, per il virtuosismo, l'intelligenza musicale e, infine, la sua notevole precisione.”
Citando anche il famoso detto di Goethe: If we develop proportionately when grown up as in childhood, we must all be geniuses.” “Se crescendo ci sviluppiamo proporzionalmente come nell'infanzia, dobbiamo essere tutti dei geni.”
La brillante promessa di ragazza si è realizzata in modo straordinario nella donna. Lady Hallé si è sviluppata così come è cresciuta. Nel 1864, a soli quattordici anni, suonò in uno dei concerti di Pasdeloup a Parigi. Joachim era tra quelli che sono andati ad ascoltarla e ammirarla: è una strana coincidenza che a Charles Hallé che stava per ascoltarla per la prima volta, abbia detto queste parole: “Ti consiglio caldamente di ascoltare la giovanissima violinista Wilhelmina Néruda, senza indugio, e di ingaggiarla per un con certo se l'occasione si offre. Ricordati, quando le persone la sentiranno suonare, non penseranno a me così tanto".
Lo stesso anno la giovane violinista sposò Norman, direttore d'orchestra di Stoccolma dove andò a risiedere e dove, nel 1869, divenne Professore di Violino alla Reale Accademia. Questo non le ha però impedito di continuare nelle sue tournée di concerti; nel 1870 divenne una delle musiciste preferite a Londra, non solo come solista, ma come comprimaria del quartetto dei Popular Concert.
Dopo la morte di Norman, Madame Néruda sposò Sir Charles Hallé, uno dei più illustri musicisti d'Inghilterra.
I due hanno fatto un lungo tour arrivando sino in Sudafrica. Lady Hallé ha per anni goduto della più alta posizione sociale e professionale e la sua popolarità tra i frequentatori di concerti non è mai diminuita. Ogni volta che suona a Parigi, Londra, Vienna, Berlino o una qualsiasi delle altre grandi città attira un vasto pubblico
Il primo Trio Nèruda fu quello formato da Viktor, Wima e Amalie che il padre, Josef cominciò a far esibire in tutta Europa fin dal 1846. Nel 1852, subito dopo la tourneè in Polonia e Russia, il giovane Vicktor si ammalò e morì, e Franz, il fratello minore, che allora aveva solo 9 anni e che stava studiando il violino, venne passato al violoncello in modo da ricoprire il posto lasciato vuoto dalla morte di Viktor. I primi concerti immediatamente successivi alla morte del maggiore dei Néruda infatti, non vedono il piccolo Franz ancora suonare con le sorelle perchè aveva evidentemente bisogno di più tempo per impratichirsi della tecnica del violoncello oltre che de repertorio. Franz entrerà in pianta stabile nel trio delle sorelle Wilma, Amalia e Marie, solo progressivamente.
Amalie nel 1857 sposando Wickenhauser, direttore di orchestra de German Theatre, di fatto smetterà di accompagnare le sorelle all’estero e il nuovo ensemble Néruda diventerà quello formato, appunto da Franz, Wilma e Marie che costituirono un trio cameristico di altissimo livello che, con le entrate, contribuì ad arricchire ed innalzare il livello della famiglia tanto da consentirgli di acquistare una casa più grande. Ovunque si esibissero, il pubblico era deliziato della varietà e dalla novità dei programmi che il trio proponeva.
Il successo derivava in parte dal format che consentiva a tutti i fratelli di esibirsi in formazione cameristica ma anche come solistici, ma soprattutto, dalla grande capacità che avevano di unire brani di ogni provenienza e nazionalità che dimostravano il loro interesse verso la musica popolare o etnica di diverse nazionalità, a brani universalmente noti del repertorio classico europeo. Il Trio Nèruda si impose, quindi, tanto per la bravura quanto per la versatilità del repertorio che li differenziò anche da tutti quegli esecutori ‘nazionali’ che suonavano solo repertorio nazionale, ossia ceco.
A casa poi, il trio, facilmente diventava un quartetto d’archi, accompagnati alla viola dal padre Josef o un quintetto grazie alla presenza di Amalia e rinomante erano le ”serate” del quartetto di Casa Néruda
Questo fece si che i giovani musicisti vennero ben presto sostenuti tanto dall’aristocrazia ceca quanto da quella tedesco-europea rendendoli propulsori dello sviluppo musicale di Brno. Non è un caso che le recensioni dei concerti dell’epoca, soprattutto riguardo alla nota violinista, sono concentrate molto più su aspetti tecnico-espressivi del suo modo di suonare che non sull’etnicità o, nazionalismo, del suo repertorio.
Nel 1860 il trio partecipò al primo concerto dei Cech Beseda, una importante stagione musicale: Wilma e Franz suonarono God Save the Queen, Yankee doodle e Rule Britannia, brani europei basati su temi popolari.
Anche dopo la partenza della Norman Nèruda per l’Inghilterra, i fratelli rimasero molto legati a questa stagione per la quale, in diverse formazioni, tornarono a suonare anche successivamente, facendola diventare un modo per riunire la famiglia musicale.
Dei fratelli Nèruda, infatti, solo Amalie rimase nella città natale tanto da diventare motivo di interesse per i giovane Leoš Janáček e il cui rapporto merita certamente un approfondimento a parte perchè fino a che rimase in piedi l’amicizia/legame tra Amalie Nèruda e il giovane Janacek ed il loro partenariato artistico, questi benefici si estesero anche agli altri fratelli Néruda che continuarono a suonare in stagioni prettamente ceche, ma quando il loro rapporto artistico e personale giunse al termine, pare che un certo ostracismo nei confronti dei giovani, ricadde anche su di loro che continuarono ad esibirsi in Brno ma per istituzioni legate al mondo tedesco
Ludwig Norman, per noi è ‘solo’ il primo marito della più grande e conosciuta violinista di età vittoriana, Wilma Norman Nèruda, quel primo marito sposato un po’ frettolosamente, giovanissima e alla prima infatuazione nel 1864 forse anche per trovare una dimensione autonoma rispetto a suo padre e alla sua famiglia, un marito con cui condividere una famiglia di due bambini, musica ma anche le ristrettezze della rigida mentalità vittoriana che concepiva la carriera musicale per le donne solo fino al matrimonio, momento nel quale, da proprietà del padre, le donne, sia pure musiciste, sarebbero passate ad essere, loro, il corpo, e gli eventuali guadagni, proprietà del marito.
Fredrik Vilhelm Ludvig Norman era nato il 28 agosto 1831 a Stoccolma, suo padre era il libraio Johan Norman, sua madre Fredrica Amalia Engström, ma rimase orfano all’età di 11 anni e fu costretto ad affrontare la povertà. Nonostante tutto, il suo talento musicale, definito prodigioso, venne notato e da più parti arrivò l’aiuto necessario che gli consentì di sostenere i suoi studi musicali. Particolarmente importante fu la famiglia Josephson che gli insegnò gratuitamente i rudimenti musicali.
Si chiama Norman – povero e orfano di padre – ha suonato per Msell Josphson per alcune settimane e conosce a malapena le note ma ha un tale istinto musicale che non riesce a mettere le manine sul fortepiano senza che emergano melodie pure, belle e ben accordate. Sembra quindi piuttosto audace, come se fosse la sua lingua. Lindblad (Adolf Lindblad che divenne poi suocero di Eugenia Neruda) gli insegna gratis. Il ragazzo sembra piuttosto interessante. (Gejer febbraio 1841).
La prima insegnante di Norman, quindi, fu Wilhelmina Josephson, una delle più stimate pianiste di Stoccolma la quale, a sua volta, manteneva la sua famiglia grazie alle lezioni di pianoforte.
Alcuni anni dopo (la morte di suo padre) Wilhelmina ebbe uno studente che le diede la gioia più grande, anche se non poteva contribuire a migliorare la sua posizione economica. Era un bambino molto povero di 8 anni che, su un vecchio pianoforte, in uno squallido appartamento nel cortile di Skomakaregatan, suonava così meravigliosamente che era un piacere sentirlo. Uno dei fratelli di Mina ne aveva scoperto il prodigio e lo aveva portato dalla sorella che volentieri decise di occuparsi della sua educazione […]. Che il piccolo prodigio mantenne straordinariamenteciò che aveva promesso, probabilmente tutti capiranno quando vi dirò il suo nome: Ludvig Norman.
Norman suonava e si esibiva e componeva per cui ben presto attirò l’attenzione della capitale dove trovò molti mecenati, una fra tutti la cantante Jenny Lind che lo spinse a frequentare il Conservatorio di Lipsia. Ludwig partì da Stoccolma il 1 maggio 1848.
Qui il sedicenne Norman studiò composizione con Julius Rietz, contrappunto con Moritz Hauptmann e tecnica pianistica con Ignaz Moscheles concludendo i suoi studi nel 1850. Lipsia era una città ricchissima dal punto di vista musicale, meta obbligata dei migliori artisti dell’epoca dei famosi concerti del Gewandhaus. Quando, il 26 maggio 1850, insieme a Norman e a un altro compagno di studi, il tedesco Woldemar Bargiel (1828–1897), Kjerulf ascoltò le loro e opere, il suo verdetto fu:
“Due individui diversi e fortemente dotati! Norman è senza dubbio il più brillante.
Durante i suoi appena quattro anni a Lipsia, gli orizzonti musicali di Norman furono ampliati e la sua opera venne notata anche da artisti del calibro di Robert Schumann che considerava Ludvig Norman tra i più promettenti giovani compositori tanto che nel 1853 inserì il suo nome tra coloro che avrebbero certamente lasciato il segno: Norman piaceva per le sue composizioni ma anche per il suo modo di suonare il pianoforte, considerato di buon gusto, dal tocco morbido e libero da vincoli esterni.
Ormai esperto nei repertori più antichi e contemporanei, Norman divenne presto fervente sostenitore della musica radicale del suo tempo, pertanto decise che anche la Svezia sarebbe dovuta elevarsi agli standard musicali, ormai altissimi, del Continente ma il suo ritorno in patria fu difficilissimo. La sua tecnica pianistica era, secondo i critici contemporanei, di buon gusto, priva di manierismi superficiali e convincente nella sua capacità di improvvisare tuttavia, entrò in rotta di collisione con i gusti allora prevalenti quando nel 1853 eseguì il concerto per pianoforte di Schumann a Stoccolma. Nonostante tutto, nel 1857 fu chiamato a diventare membro dell’Accademia Musicale e l’anno successivo ad ottenne l’ incarico di insegnante di composizione, orchestrazione e lettura della partitura presso la Kungliga Musikaliska Akademien (Accademia reale svedese di musica) che coltivò parallelamente al suo interesse principale: rinnovare un ambiente musicale basato sul dilettantismo.
Tra i suoi contributi quello come redattore del Tidning för theater och musik insieme al compositore Rubenson (1826–1901) e Frans Hedberg (1828–1908). Il giornale veniva pubblicato ogni quindici giorni da Abraham Lundqvist, suo grande amico, con il fine di contribuire all’innalzamento della qualità degli articoli portando nuove dee a servizio di una vita musicale ricca e artisticamente elevata che prendesse spunto da quanto visto in Europa. Norman non ebbe mai una formazione vera in direzione orchestrale ma, avendo assistito per anni alle prove ed ai concerti del Gewandhaus, maturò grande esperienza su repertorio, metodologia delle prove e tecniche di direzione, pertanto, quando fu nominato nel 1858 insegnante di composizione, lettura di partitura e strumentazione nell’ Accademia di musica a Stoccolma, fondò presto un’orchestra studentesca acquisendo la necessaria pratica come Direttore.In breve tempo riuscì a guadagnarsi stima e rispetto da essere giudicato la persona giusta per la posizione di ciambellano di corte. Nel 1858 infatti, Jacopo Foroni che aveva ricoperto questo ruolo, morì di colera. Inizialmente la direzione del teatro cercò un successore all’estero trovandolo Ignaz Lachner di Amburgo, tuttavia, molti lo giudicavano un direttore abile ma non particolarmente eccezionale soprattutto in confronto a Foroni e, in capo a pochi anni, anche a causa di una vera e propria guerra tra fazioni, venne licenziato. Norman, appena trentenne e relativamente inesperto, nel 1861 fu nominato nuovo Maestro di cappella: una grande sfida, ma allo stesso tempo l’enorme opportunità per lasciare il segno nella vita musicale di Stoccolma. Norman rimase Direttore di corte fino alla sua morte nel 1885. Ma le sue condizioni di salute andarono peggiorando progressivamente per cui nel 1879, pur non partecipando più a rappresentazioni liriche, ricevette il titolo di “primo direttore di corte” continuando dirigere i concerti sinfonici. Il principe Oscar Fredrik(che qualche anno dopo sarebbe diventato re Oscar II) nel 1871, nel suo discorso cerimoniale come Presidente dell’Accademia rese omaggio al gran lavoro fatto dalla cappella di corte e dal suo direttore musicale:
“Vedo […] un’orchestra, che, sia per la sua eccellente direzione che per i membri abili […] occupa un posto difficilmente superabile nel resto d’Europa”.
Nel 1883 per i suoi meriti il Parlamento gli concesse una sorta di vitalizio di 2000 corone annue.
Quattro anni dopo, Joseph Joachim (1831–1907) visitò Stoccolma per tenere tre concerti che avevano in programma i concerti per violino di Beethoven, Mendelssohn, Spohr e Max Bruch lodando « la ‘disciplina’ musicale nella Cappella di Corte» . Al momento del tumulto intorno alla nomina del cappellano di corte, cioè nella primavera del 1861, i fratelli Neruda giunsero a Stoccolma.
il freddo Nord ci ha accolto con un calore del cuore che ancora dura”. Scrisse Franz 50 anni dopo per ricordare l’entusiasmo con cui furono accolti e le amicizie che per la prima volta strinsero.
Suonando insieme, prendendo da Wilma lezioni di violino, i due si innamorarono e fu proprio Wilma, stanca di doversi continuamente separare da Norman, a proporre il matrimonio! Avrebbero dovuto sposarsi già nel 1863 ma, il matrimonio fu rimandato a gennaio del 1864: il due appartenevano a due religioni diverse, Norman era evangelico e Wilma cattolica per cui fu necessario ottenere la documentazione per poter contrarre il matrimonio nella chiesa di Wilma a Brno.
Nell’estate del 1863 Norman raggiunse i Neruda nella città di origine dove suonò nei concerti di Musica da Camera della famiglia con Josef, il padre, alla viola anche facendo eseguire musica di propria composizione: in questo periodo viene data la notizia dell’imminente scioglimento del Trio formato da Marie, Wilma e Franz Neruda per la volontà di Wilma di sposarsi.
IL 27 GENNAIO DEL 1864 Ludwig e Wilma ottennero di potersi sposare a Brunn.
Quindi perdiamo la nostra stimata virtuosa del violino – un bambino di Brno viene separato dalla sua patria da paesi e mari: “Amore per lei, l’amore le va incontro così la terra più lontana diventa la sua casa.
IL 30 dello stesso mese troviamo notizia della loro partenza per il viaggio di nozze verso Amburgo: prima di rientrare in cui la giovane Wilma rimase vittima di un increscioso incidente: la perdita della sua borsa con soldi e gioielli..
Nel 1864 Wilma, nominata già nel 1862 violinista di corte del Re ricevette la prestigiosa medaglia d’oro per le arti e la scienza. E DAL 1867 AL 1870 mantenne l’incarico di Insegante per l’Accademia Reale.
La vita matrimoniale fu felice per poco…solo finchè i coniugi condivisero l’obiettivo di dare una svolta alla vita musicale di Stoccolma, pigra e conservatrice, nonostante gli sforzi passati di Norman e altri eminenti musicisti. Insieme i due suonarono nella Società di Concerti fondata nel 1865 con Wilma ed altri eminenti colleghi.
Tuttavia, nonostante il sostegno reale, la società venne sciolta in capo a poche stagioni: la frequenza del pubblico era senza dubbio incoraggiante ma o il reddito che si ricava va da questi concerti era troppo piccolo per far vivere cinque persone […]: la famiglia presto si allargò, oltre alla coppia e a Marie che aveva seguito la sorella, il 18 novembre 1864 nacque Ludwig, detto Lully e il 24 maggio del 1866 Waldemar, detto Wally.
Non sappiamo quando iniziarono le incomprensioni nella coppia, certamente nel momento in cui Wilma dimostrò un carattere ed un conseguente atteggiamento, ben diverso da quanto atteso. La donna non sopportava la comunione dei beni che riuscì ad evitare, nè che dovesse essere suo marito e la sua famiglia a decidere dell’educazione dei figli o che, durante i concerti non dovesse o potesse portarli con sè lasciandoli a sua sorella Marie o alle Tate, men che meno di di essere chiamata, Madame Norman.
In Svezia il suo atteggiamento intransigente e il carattere forte divenne motivo di chiacchere e critiche sebbene rimaste fuori dalle pagine dei giornali:
l’armonia che suscitò la loro reciproca ammirazione e amore, diede a tutti i loro amici la più grande speranza di un lungo e felice matrimonio per i nuovi fidanzati, che purtroppo, come spesso accade tra artisti illustri, fu turbato dall’indole ineguale di entrambe le parti [ …] (L. Josephson u.å.,vol. 3, pag 428).
Fu anche chiaro che Wilma non era propensa a rinunciare alla sua carriera nè per il matrimonio nè per le gravidanze:
aveva una natura artistica di un tipo diverso da quella di lui che, anzi, non capiva e non le certo piaceva rimanere seduta vicino al focolare domestico.
Norman riconosceva le capacità musicali di sua moglie ma, per quanto avesse una mentalità aperta per l’epoca riguardo le abilità musicali delle donne e la loro carriera, anche per aver avuto molte studentesse nel suo corso di composizione, probabilmente avrebbe desiderato un matrimonio più tradizionale.
Ludvig Josephson incontrò il suo amico d’infanzia Norman prioprio in quegli anni:
Beh, ora sei un maestro di cappella di corte riconosciuto e un uomo sposato” ma la reazione di Norman svelò le crepe nella sua relazione : sono così infelice; mia moglie è una grande artista e non si sente a suo agio qui a casa“. (Hovförsamlingens församlingsbok 1863–1870, Stadsarkivet, A II a:4, s. 22.) .
Nel 1868-1869 infatti, Wilma riprese a suonare anche all’estero con il nome di MADAME NORMAN-NERUDA. I concerti di Parigi, dove inizialmente fu raggiunta anche dal marito, le fecero capire che la sua vita era quella della solista, il suo destino era quello di suonare, di decidere della propria vita e della propria carriera che, a Stoccolma non sarebbe riuscita ad avere come desiderava. Fu forse questo che la allontanò definitivamente da Ludwig Norman, ma … non solo.
Ludwig e Waldemar Norman Neruda
Da bambino, Norman era vivace e schietto. Al suo ritorno da Lipsia invece, apparve agli occhi di chi lo conosceva, come un pioniere pieno di inventiva, un capace ed influente educatore ma chiuso: in realtà, il suo carattere era quello di un uomo riservato che fuggiva dai riflettori della ribalta ed un uomo emotivamente fragile bloccato di fronte alle esigenze di Wilma che incarnava, evidentemente, ante-litteram per i tempi, gli ideali della New Woman.
Norman veniva lodato e anche omaggiato in virtù della posizione di cui godeva ma le sue opere, tuttavia, hanno faticato ad imporsi e spesso sono state accolte più con rispetto che con genuino entusiasmo. Fortemente influenzato dai romantici di Lipsia, sviluppò un proprio stile, approfondendo gradualmente il linguaggio tonale che, dall’immediatezza e trasparenza dei suoi primi anni, si cristallizzò musica di natura alquanto diversa – più introspettiva, polifonica, e spesso interpretativamente più impegnativa che Adolf Lindgren definì “troppo sconclusionata, troppo consapevole“.
Come scrisse Frans Hedberg nel necrologio di Norman
“era necessario del tempo per scandagliare la sua natura introversa così ricca nel profondo ma con una superficie impenetrabile“.
Del resto, Norman non strizzò mai l’occhio a temi facili, orecchiabili o derivati dall’ opera e rimase sempre anche molto diffidente nei confronti delle correnti nazionali con i loro elementi legati al folklore “nordico”.
La separazione.
Quando Wilma Nèruda riprese le sue tournée di concerti nel continente fu chiaro che la loro relazione era finita. La rottura del matrimonio mise a dura prova il compositore, marito senza avere moglie e padre senza figli come scrisse in una lettera. Wilma infatti, decise di portare i bambini a Brunn, dove poi furono educati da sua madre a cui inviava costantemente denaro. Per Norman significava viaggiare per trascorrere del tempo con loro:
“ogni estate faceva un viaggio a Brünn per vedere i suoi due figli” che sono stati allevati lassù nella casa dei della moglie “Ho tanta voglia di leggere il Padre Nostro in Svedese con i miei ragazzi”, diceva ed il suo volto brillava di gioia quando, dopo questo viaggio quando raccontava come i suoi ragazzi avessero un’indole svedeseDi solito viaggiava da solo, ma una voltatha portato con sé come servo l’inserviente nella cappella,ma già a Berlino dovette rimandarlo a casa, perché colui che non sapeva una parola di tedesco ed era più una seccatura ( Lundqvist).
Dopo la separazione i coniugi ebbero solo contatti sporadici e il tono delle lettere di Wilma è sempre molto seccato quando si parla di ”Norman.” e della sua costante lamentela del clima umido e caldo di Brno.
In una lettera alla poetessa e scrittrice Ola Hansson, August Strindberg (Strindbergsällskapet, August Strindbergs brev, 7 febbraio 1888-dicembre 1889, pubblicato da Torsten Eklund, Stoccolma: Strindbergsällskapet, 1961) scrive nel 1889 – quattro anni dopo la morte di Norman – che la spaccatura era stata dovuta al “problema della follia” e della gelosia, argomenti per lui attuali sia nella vita privata che in sua creazione letteraria… Con affermazioni che la dicono lunga sulla visione delle donne di Strindberg questi continua però dicendo :
il Maestro di Cappella Norman, natura completamente poetica (in un senso migliore) si è imbattuto nella sua rozza moglie zingara, suonatrice di violino, una puttana che voleva farlo interdire e rinchiuderlo a Dårhus, perché dice che “sospettava” di lei e gli “ha rovinato la sua reputazione”. La lettera fa pensare che Norman fosse convinto dell’infedeltà della moglie che negava mentre Wilma accusava il marito di averle rovinato la reputazione, di essere malato di mente riconducendo la sua gelosia all’aggravarsi della sua malattia e della sua mania di persecuzione; Norman invece accusava WIlma di infedeltà, voce che circolava nei salotti bene in cui si parlava di un tappezziere, un operaio….molto prosaico (!!!)
Certo è che nel 1870 Norman, al culmine della sua incapacità di elaborare il tradimento, vero o presunto, i suoi sintomi incontrollabili, i figli lontani, la separazione tentò il suicidio. Norman da tutti veniva considerato un malato di una malattia, allora genericamente definita dai suoi amici, di natura psicologica.
La Sindrome di Tourette.
Tomas Löndahl, biografo di Norman, identifica tale malattia nella sindrome di Tourette. Durante il periodo musicalmente stimolante e di successo a Lipsia in Norman iniziarono ad apparire strani sintomi. Nelle sue lettere inviate a casa al suo amico d’infanzia Ludvig Josephson emergono oscurità, desiderio di isolamento, irrequietezza , e, a tratti, disperazione .Preferisco stare da solo e non voglio fare molte conoscenze”
( Norman a Josephson il 29 agosto 1848).
Tornato a Stoccolma divenne chiaro che c’erano due Norman, il grande talento musicale e l’uomo dal comportamento grottesco. Da ragazzo, Ludvig era considerato una persona divertente per il gran talento comico nell’imitare, fingere e recitare. Ma queste situazione comiche e grottesche si manifestavano all’improvviso e in contesti assolutamente imprevedibili. A volte chiudeva gli occhi all’improvviso e, con l’indice della mano destra si pizzicava il naso a un ritmo furioso, e con l’altra mano serrata batteva più velocemente che poteva, faceva rumori sfrigolanti con il naso o il palato, mimava il volo con le braccia tese rimanendo in equilibrio precario e poi, all’improvviso, si fermava ridendo di questa sua anomala esibizione e così si mostrava, soprattutto quando era particolarmente felice o triste. L’amico Carl Fredrik Lundqvist racconta di un viaggio a Dalarne che lui e Norman fecero nel 1873. Norman era allora un uomo maturo, maestro di cappella, padre di due figli e rispettato cittadino eppure si divertiva a dire ‘brutti vecchi’ ai tassisti di Stoccolma pronunciando allo stesso tempo, frasi senza senso e facendo smorfie di ogni genere che non sempre venivano capite o prese bene. Sono questi i sintomi che, interpretati come tic motori e verbali, hanno fatto propendere Tomas Löndahl e Christopher Gillberg, all’epoca specialista riconosciuto nella sindrome di Tourette, per questa Diagnosi postuma. Norman manifestava molti altri segni: ansia, depressione, pensieri ossessivi, emicranie, mancanza di sonno, apparente mancanza di empatia.
Non è improbabile che la polemica con il cognato Fritz Arlberg riguardante i tempi il tipo di esecuzione di alcune opere sia dovuta anche alla sua incapacità di rapportarsi con i modi dovuti in alcune situazioni. I due nel 1874 ebbero diversi screzi che si risolsero solo con l’allontanamento di Arlberg da Stoccolma, quello che fu percepito come un vero e proprio scisma all’interno di un gruppo affiatato quale era quello formato da Arlberg, Josephson, Berwald e Soderman.
Norman spesso dovette annullare concerti e più volte descrisse un tipo particolare di mal di testa, anche in due lettere al sovrintendente (dal 1883 il direttore) del Teatro Reale Anders Willman:
“Soffro da tempo di un comune mal di testa reumatico che spesso mi rende completamente incapace di pensare e lavorare“;
NEL 1883: «Soffro così tanto di dolori reumatici alla testa e ai denti che non mi è concesso dormire giorno e notte». Naturalmente oggi è impossibile sapere esattamente di cosa soffrisse Norman ma si può ipotizzare una grave emicrania con un dolore conseguente al tentativo di contrastare con forza la sua mancanza di controllo degli impulsi, cioè i suoi tic.
Ludquist strinse amicizia con Norman dopo la partenza di Wilma
I giorni in cui io e Norman eravamo liberi dal teatro di solito andavamo a Lidingö e al bridge Inn e con noi spesso c’erano diversi amici, Vilhelm Svedbom, il Professor Günther, Julius Bagge, Pelle Janzon, qualche volta il commerciante di musica Elkan. A quel tempo eravamo molto uniti. Dopo ave preso il caffè, Norman dormì per quindici minuti, una cosa questa che era abbastanza comune, così come il fatto che ogni volta che si risvegliava si avvicinava al pianoforte e qualcuno velocemente gli porgeva una sedia. E lui suonava per ore, per lo più Schumann in modo sorprendente. Poi beveva punch o un liquore. Niene in queste occasioni era più interessante della musica, dello scambio di opinioni perchè le osservazioni di Norman erano impressionanti, Illuminanti .
Anche il sonno era complicato, a Bagge nel 1884 scrive “L’insonnia di cui ho sofferto a lungo a Stoccolma continua […]”.
” è assonnato, e assonnato più del solito, e i tempi stanno diventando sempre più lenti nelle opere”.
Ovviamente per controllare i tic abusava di alcol che, sopprimendo la tendenza all’azione non controllata certamente lo aiutava ad evitare manifestazioni peggiori della sua malattia, sebbene fosse proprio nella cultura di Norman quella di bere birra e brandy. Johannes Elmblad a Richard Andersson scrive
“Norman è arrivato oggi (e non era ubriaco).
Norman era permaloso, prendeva le critiche molto sul serio e non di rado si arrabbiava anche per le piccole cose. D’altra parte, lui stesso sembrava divertirsi a prendere in giro gli altri, sarcastico e insensibile. Gli ultimi quindici anni furono in gran parte caratterizzati dalla sua disposizione depressiva e dalla sua genuina stanchezza per la vita. Dopo la decisione di togliersi la vita – Norman scrisse a Thunman
Non ho più potuto sopportare l’immensa sofferenza e tristezza che gli ultimi mesi hanno pesato su di me. Ho preso la decisione disperata, ma l’unica possibile, di abbreviare la mia vita, perché ho ostacolato la sua felicità. Ti ringrazio per le tante prove fedeli del tuo affetto per me. A riprova della mia gratitudine, ti chiedo quindi di sistemare le mie carte, e insieme al mio amico Lindroth di catalogare e conservare in un unico luogo i miei manoscritti, che sono sparsi per le stanze. Avrei voluto vivere fino a quando non avessi avuto il tempo di completarne molti, ma non vedo l’ora. Mantieni segreto il contenuto di questa lettera finché non sarai informato del luogo in cui ho eseguito la mia decisione. Non chiamarmi codardo; per me non c’è più felicità sulla terra e i bambini non mi accuseranno. Aspetta un’altra lettera.
Tre anni dopo, Edvard Grieg (1843–1907), in visita a Stoccolma lo incontrò e fu toccato nel profondo dal suo triste stato d’animo
così fu la prima serata da Norman anche se piena di poesia ma mi ha mostrato ciò che non volevo credere, che è un solo, abbandonato [övergiven] nella sua Casa, ed è quello che sembrava così indescrivibilmente triste.
La sua un tempo brillante carriera cominciò ad essere costantemente sconvolta dalla malattia e dalle sue conseguenze. La posizione di ciambellano di corte portava tanti contatti ed estesi obblighi sociali. Le difficoltà ad allontanarsi o tentare momentaneamente di sopprimere gli impulsi socialmente inaccettabili aumentarono man mano che la sua posizione si rafforzava e poiché le forti emozioni e lo stress influivano negativamente sui sintomi era importante mantenere la calma a tutti i costi, non lasciarsi sollecitare dall’ansia per evitare di subire le conseguenze di comportamenti inappropriati seppur non voluti. A questo proposito ci sono diverse testimonianze in cui Norman è chiamato pigro, passivo o addirittura codardo. Il cantante Carl Fredrik Lundqvist (“Lunkan”) – che, secondo la sua stessa affermazione, usciva con lui quotidianamente negli anni ’70 dell’Ottocento:
Era onesto nella sua arte, nulla poteva indurlo, per la guadagnarsi la giornata o la popolarità di deviare dalle sue convinzioni in materia artistica.
Gli fu rimproverato, forse non senza ragione, di non aver sufficientemente affermato la sua opinione proprio quando era più necessario e quando così poteva impedire provvedimenti dannosi per l’istituzione che serviva, in una parola, di essere troppo passivo. Se questa colpa è giustificata, non voglio commentare… Norman non era un uomo di battaglia, tutto il suo essere, la sua abilità artistica, la sua coltivazione dell’anima portavano il marchio di una distinzione nobile e armoniosa. In tutti gli anni che l’ho conosciuto, non l’ho mai visto violento – cosa invece così comune nel mondo degli artisti – no, Norman è sempre stato calmo come Giove; niente poteva turbarlo.
Norman divenne sempre più cupo e, progressivamente, finì per allontanarsi dagli amici e dalla scena pubblica. Dal 1870 in poi, la sua vita divenne fatica e rassegnazione, evidente nella composizione musicale, soprattutto cameristica, come il quintetto d’archi che, in una lettera a Edvard Grieg del 26 aprile 1875, definì unbrano che finisce nella disperazione così come tutta la mia vita”.
Wilma era cattolica e il divorzio non venne neanche preso in considerazione
All’inizio della sua carriera, Norman era considerato un riformatore e innovatore, ma, ben presto, e anche grazie alla sua opera, i gusti musicali cambiarono e negli ultimi anni fu considerato da molti un conservatore. Nel suo crescente isolamento divenne sempre più indifferente alle influenze esterne e alla ricezione delle proprie opere e la sua musica, considerata già mentre era in vita inaccessibile e erudita, finì per sparire dalle sale da concerto: solo oggi comincia ad essere di nuovo considerata.
Nonostante tutto, Norman, dopo qualche tempo, riprese l’attività di docente di pianoforte e composizione al Conservatorio e fu direttore della Royal Academy of Music dal 1872 al 1874. Nel 1879 gli venne riconosciuto uno stipendio a vita ed una carica onorifica. Si esibì in pubblico tre settimane prima di morire, alla Music Society, Nya harmoniska Sallskapet (The New Harmonic Society) da lui fondata, per celebrare il bicentenario di Bach e Händel, degna conclusione della sua breve, ma attiva, carriera di artista.
Ludwig Norman morì nel 1885: Edema E COR ADIPOSUM diagnosi compatibile con l’abuso di alcol. Il giorno della sua morte erano presenti suo cognato Franz e i suoi due figli.
Il 4 aprile Wilma arrivò a Stoccolma con il treno del mattino per il funerale. Dal 1869 non vi aveva più fatto ritorno.
Sulla sua bara un’urna intrecciata di lilium e le toccanti note dell’andante del suo ultimo quartetto di archi.
Al centro del presbiterio sotto l’alta volta a cupola si trovava la bara di quercia che conteneva i resti mortali del defunto, coperta e circondata da un numero infinito di fiori e ghirlande, alcune delle quali provenivano da Uppsala, Lund e Copenaghen. Alla testa c’era un’urna, intrecciata in modo intricato di giacinti bianchi circondata da fronzoli, ricordo della moglie del defunto; magnifiche ghirlande in larghi nastri si vedevano più lontane dalle altre, o più vicine dei parenti, del corpo teatrale, del Musikföreningen e anche di singoli artisti e amici del defunto. Arrivarono le persone in lutto, il sacerdote officiante pastor primarius e, primo tra questi si vedeva il capo velato di Vilhelmina Neruda, che era arrivata con il treno del mattino, e con lei i due figli, dopo di loro il fratello il direttore di banca Norman e la sorella, sposata con il grossista Fris, e le loro famiglie. Söderman ha composto una marcia funebre profondamente commovente, seguita da a bellissimo andante dall’ultimo quartetto d’archi di Norman. La sepoltura,iniziata e terminata con i versi 1 e 2 del ps. 452, è stata eseguita dal dottor Felir, che in un semplice discorso ha descritto la personalità e le gesta della vita del defunto. Infine, l’associazione musicale ha eseguito il kyrie dal requiem di Cherubini. Dal palco dell’organo la bara fu portata fuori dalla chiesa sulle note di una marcia funebre e posta sul carro ricoperto di ghirlande e fiori, che, accompagnato da una fila interminabile di carrozze, si fece strada attraverso Fyrverkaregatan, Nybron, Arsenals, Freds e Drottninggatorna al Nuovo cimitero. Davanti alla tomba aperta l’associazione canora di Stoccolma guidata dal direttore Edgren era già arrivata portando i suoi stendardi drappeggiati di fiori per un ultimo saluto all’artista del suono così ampiamente mancato e apprezzato.
Nel 1901, Lady Hallè oramai da qualche tempo, aveva preso residenza a Berlino dove per un po’ si dedicò anche all’insegnamento come docente del Conservatorio. Nonostante il proposito di ritirarsi dalla vita pubblica, continuò a suonare nelle stagioni più importanti organizzate a Londra, come aveva sempre fatto, e a Manchester.
I Proms diretti da Wood e gli Hallè Concert di Manchester, rimasero una tappa obbligata.
Nel 1901, Lady Hallè fu ospite anche dei Philarmonic Concert al Crystal Palace con il concerto di Beethoven che spess,o aveva suonato anche in gioventù e, certamente, era ‘fresco’ delle interpretazioni che ne aveva fatto nell’ultima tourneè negli Stati Uniti.
The Musical Courier 20 febbraio 1901
Ecco che il Musical Courier, giornale americano che aveva seguito la tournèè della violinista con molto interesse, si accinse a commentare quell’apparizione …notando un particolare interessante per noi che cerchiamo di ricostruire la vita ed il carattere di un personaggio lontano nel tempo, ma certamente ben poco legato alla musica, ossia che la violinista era tornata al suo colore naturale, un bel biondo fiammante tingendo il grigio. Il critico , evidentemente un uomo, seppur notando che la musicista, nonostante l’età non aveva perso il vigore nell’ interpretazione del Concerto di Beethoven, tuttavia non può fare a meno di notare alcuni ‘capricci e peculiarità tutte femminili’ che certamente non dovevano essergli piaciuti, esattamente come la Cadenza che definisce ‘ una vera cadenza femminile’ che ‘basata sull’inversione del tema principale lo ha a dir poco lasciato perplesso’
Siamo nel 1901… ma quei pregiudizi, suonare come una donna o suonare come un uomo, ancora oggi, avvelenano la musica e le critiche musicali.
Strand Musical Magazine. Vol 1 1895J. E. Woolacoat
TRAD. VERA MAZZOTTA
Sir Charles e Lady Hallè –
Ho Suonato uno dei trii di Beethoven e quando lui era ancora vivo e quando ho sentito della morte del Maestro, ho pianto. Beethoven mori nel 1827 quando io ero ancora un bambino di soli 8 anni e ancora vivevo ad Hagen.
A parlare è Charles Hallé raggiunto per intervistarlo nella sua casa di Holland Parlk.
– Beethoven era ai miei occhi un Dio e non credo di saperti descrivere quanto mi angosciò la notizia che la sua carriera musicale e la sua vita, aveva ormai avuto termine.
Continua Sir Charles che insieme a Lady Hallè ha acconsentito ad questa intervista
– Quando è invece iniziata la vostra carriera, Sir Charles?- Bè, io sono un musicista da quando avevo tre anni-replica il veterano della musica con un sorriso.
– Ma vi sorprenderà sapere che ero un bambino molto delicato di salute tanto che i miei amici temevano che non avrei mai raggiunto l’adolescenza. Le loro paure si sono invece dimostrate infondate. Io mi sento oggi come un ragazzino e nel dirigere o suonare non faccio assolutamente più fatica di quanta non ne facessi 50 anni fa! Sono nato ad Hagen, in Westphalia, dove mio padre, un ottimo musicista, era impiegato per la chiesa ed era il direttore musicale della città. A tre anni mia madre mi insegnò a leggere la musica e iniziai a suonare il pianoforte. Suppongo fossi considerato un bambino prodigio tanto che quando avevo 4 anni fu composta espressamente per me una sonata e la suonai in pubblico. Ho un ricordo molto vivo del mio stare di fronte al pianoforte e di quel primo concerto nella mia città. Come ben sapete, Hagen è una cittadina di circa 5000 abitanti che si è interessata molto ai miei sforzi giovanili partecipando ai concerti in abbonamento. L’orchestra della città era composta da semplici amateurs e mi fu chiesto di suonare il timpano: avevo 9 anni. Allora mio padre, che era originario di Arzhollern vicino Cassel dove viveva Spohr, mi portò da lui per una audizione. Spohr fu d’accordo e, dopo avermi ascoltato, disse a mio padre:
-questo ragazzo deve fare un concerto qui! Così venne organizzato per me un concerto in cui suona’ molti brani con grande successo. Ora me ne ricordo solo uno, le variazioni di Ries Am Rhein, un brano molto popolare allora ma mio padre disse-Non sei nato per esser un bambino prodigio, ragazzo mio…così rimasi ad Hagen fino ai miei 15 anni e fu mio padre a darmi l’istruzione necessaria.
–Qual è stato allora il passo successivo al decollo della sua carriera?
– A 15 anni mio padre decise di mandarmi a Darmstadt ad imparare armonia e contrappunto da Rink e Gottfried Weber. Weber, che aveva scritto allora uno dei migliori trattati di armonia moderna, fu molto gentile con me. Quanto vidi Rink la prima volta chiedendogli di darmi lezione, egli, con mia grande sorpresa mi rispose- vieni domani alle sei in punto perché dalle cinque alle sei io compongo. E questa cosa non l’ho mai dimentica! Così l’estate ci mettevano a lavoro alle 6 di mattina, mentre di inverno si cominciava alle sette. Dopo aver frequentato il corso a Darmstadt, mio padre decise di mandarmi a Parigi a studiare con il celebrato Kalkbrenner il pianoforte che però da tempo non prendeva più allievi tuttavia fu così…gentile da suonarmi qualcosa e…fui assai contento di sentirlo suonare anche note sbagliate: fino allora avevo pensato che fossero solo i giovani principianti a commettere così efferati crimini! Fui introdotto nei salotti di Parigi dove incontrai musicisti quali Chopin e Liszt ma ho atteso una settimana prima di ricevere un invito a cena con Chopin e quando finalmente riuscii a sentirlo suonare fu una vera meraviglia per me: era davvero un pianista meraviglioso, meraviglioso davvero! Anche Liszt era molto gentile con me e divenni inoltre molto amico di Thalberg. Con tutti questi grandi musicisti quasi ‘a portata di mano’, non riuscivo a decidere con chi avrei dovuto studiare e così continuavo a studiare da solo per 12, 15 ore al giorno. Studiavo così tanto che le mie mani si gonfiarono e alla fine, fui comunque costretto ad una pausa.
–Avete preso lezione da qualcuno a Parigi?
-Assolutamente no. E quello che conosco lo conosco per aver ascoltato gli altri ed aver confrontato i loro diversi approcci. Non avevo alcun desiderio di esibirmi in pubblico sino a quando non mi fossi sentito sicuro di me stesso ed ho vissuto a Parigi ben 3 anni prima di decidermi. Il mondo della musica non era allora quello che è oggi e quando mi decisi e dissi ad un amico che avrei suonato alcune sonate di Beethoven, mi rispose
-NON FARLO, non andrà mai giù…Invece rimasi della mia idea e non solo le sonate di Beethoven ‘andarono giù’ ma ebbero anche un ottimo riscontro nel pubblico e nella stampa. Suonai in Conservatorio ed ebbi una accoglienza del tutto soddisfacente. Allora Parigi era il centro di alcuni miei amici, menti geniali quali Victor Hugo, Guizot, Lamartine, Dumas Padre, George Sand. Fu allora che cominciai a comporre sebbene da allora non ho trovato altro tempo per farlo. Curiosamente qualche giorno fa, Lady Hallé ha ritrovato alcuni di quei brani e mi ha detto:
Devi suonare questi quando andrai ad Edimburgo
– Siete rimasto a lungo a Parigi?
– Vi dirò come lasciai la Francia per l’Inghilterra, credo sia una storia alquanto interessante. Nel 1846 organizzai dei concerti cameristici con Franchomme e Alard e questa avventura ebbe il successo desiderato ed un pubblico entusiasta. Per esempio Victor Hugo aveva prenotato un posto e così Lamartine, Guizot e George Sand. Al terzo anno della stagione ormai tutti i posti erano stati sottoscritti ma scoppiò la Rivoluzione, subito dopo l’inizio della Stagione Musicale. Tuttavia, al concerto seguito allo scoppio delle ostilità in sala trovammo una cinquantina di persone, la settimana dopo meno: molti dei nostri abbonati furono felici di ricevere indietro l’importo delle loro sottoscrizioni sebbene non fosse grande. Fino ad allora, Alard, Franchomme ed io avevamo avuto quanti allievi volessimo ma il protrarsi dei disordini politici anche questi andarono scemando. Ogni volta che ci incontravamo, chiedevamo l’uno all’altro:
-Quanti allievi ti sono rimasti?
-Oh, io ne ho ancora quattro, poteva essere la risposta, e poi divenne tre, due, uno, e alla fine… nessuno. La maggior parte di noi erano stati in passato collegati alla corte di Luigi Filippo o con il Ministero, io avevo moglie e due figli dipendenti da me allora, così cominciai a dirmi che dovevo lasciare Parigi, che era inutile rimanere qui e che dovevo spostarmi in Inghilterra.
– Posso chiedervi, Sir Charles, se avete incontrato qualche difficoltà quando siete giunto per la prima volta nel nostro Paese?
-Fortunatamente no. Ero conosciuto qui e poco tempo dopo il mio arrivo mi è stato chiesto di inaugurare i Concerti del Covent Garden. Successivamente ho avuto un ingaggio da Ella, il Direttore dell’Unione Musicale e in seguito ricevetti una lettera da Leo, il banchiere che mi chiedeva di andare a Manchester, -vogliamo qualcuno come te a Manchester, mi disse, qui ci sono molte persone con gusto musicale, perché non ti trasferisci qui? Allora non c’erano stagioni invernali a Londra e la stagione usuale era chiusa, così gli risposi che mi sarei trasferito a Manchester se mi avesse garantito un certo numero di allievi. Una settimana dopo ebbi la risposta: avevano trovato gli allievi e così me ne andai a Manchester.
E da allora siete rimasto li?
-Si, sebbene dopo il primo concerto con l’orchestra avrei voluto andarmene! I miei amici mi chiesero di dirigere, ed io accettai a condizione che mandassero via la banda. Anche questo venne accettato ed io misi in piedi una piccola orchestra di musicisti veri che sono con me ancora oggi. Voi non avete idea- continua con entusiasmo Sir Charles, del miglioramento del gusto musicale a cui abbiamo assistito a Manchester, infatti sostengo che in nessuna parte dell’Inghilterra si riesce a trovare un pubblico musicalmente più istruito di quello che frequenta la Trade Hall di Manchester. E questo vale per tutte le classi sociali che frequentano i concerti. Le persone che pagano il posto da 1 scellino sono in grado di apprezzare allo stesso modo dei loro vicini più ricchi.
– I concerti orchestrali hanno avuto successo sin dall’inizio?
-Si, posso dire di non aver mai chiuso una stagione in perdita-risponde quietamente Sir Charles. Quando la prima Esibizione di Arte del 1857 venne aperta, io ingaggiai ottimi musicisti provenienti da Olanda, Francia e Germania. Alla fine del loro ingaggio mi dispiacque pensare di disperdere un simile patrimonio, così pensai di organizzare dei concerti orchestrali per l’inverno. La Free Trade Hall era stata appena costruita ed o iniziai senza sottoscrittori e il pubblico del primo concerto fu così poco da far temere un vero fallimento. I concerti della stagione che erano stati programmati erano en trenta ma dopo il decimo o l’undicesimo io ero comunque determinato ad andare sino in fondo. Alla fine della Stagione il mio manager, Mr Forsity, venne da me portandomi il compenso: tre soldi, circa mezza corona. Ma, sebbene fosse piccolo, mi consente di dire ancora oggi che non ho mai chiuso una stagione in negativo.
– Da quando il successo dei tuoi concerti è diventato un vero fenomeno nel campo?
Io sono andato dritto per la mia strada e le persone hanno cominciato a capire che in una Sinfonia, dopotutto poteva esserci qualcosa di interessante ed oggi è di grande soddisfazione scoprire quanto la good-music sia apprezzata. Nelle classi più agiate ci sono ottimi amateurs ma l’amore per la musica non è confinato in nessuna classe sociale. Per esempio quando sono arrivato in Stazione a Derby per cambiare treno, il fattorino che portava il mio bagaglio mi ha chiesto
– Mi sa dire, Sir Charles, quando verrà rappresentato di nuovo a Manchester l’Elija?
Quando gli ho risposto, con un salto di gioia mi ha detto: ho il permesso di andarvi e porterò mia moglie con me per farle un regalo! Un’altra volta, un semplice operaio mi spedì un dono fatto con le sue mani pregandomi di accettarlo in cambio del grande piacere che aveva provato nell’assistere ad un concerto. Be, credo che il cambiamento di questo luogo sia stato rimarchevole. Te ne darò un’altra prova.Quando Mr Ella mi ingaggiò, gli proposi di mettere in programma una delle Sonate di Beethoven.
‘Assolutamente tu non puoi suonare cose del genere in pubblico’.
Io ho insistito e sono state di enorme successo. Prima del 1848 le Sonate di Beethoven non erano Mai state suonate in concerti pubblici. I musicisti temevano che il pubblico non potesse capirle. Adesso invece è difficile sceglierne una che non sia assai conosciuta. E la differenza è fantastica! Ma ho dimenticato di dirti che quando ho iniziato fare concerti orchestrali non ho mai scelto la Nona di Beethoven per la mia orchestra, non avrei potuto ma ora la mia orchestra può suonare davvero ciò che mi piace e la mia orchestra da 50/60 elementi è passata a ben 101! Non saprei cosa raccontarti ancora riguardo la mia carriera. Ho perso mia moglie nel 1866 e nel 1888, dopo aver ricevuto il Cavalierato, ho sposato Madame Norman-Néruda.
Credo, Sir Charles che mi abbiate già raccontato cose che verranno lette con grandissimo interesse da ogni amante della musica. Forse ora mi posso permettere di chiedere a Lady Hallé come è diventata una musicista.
–Penso che Sir Charles possa parlare per me… Sir Charles Hallé prontamente sorride dicendo:
La storia dei primi tentativi di mia moglie sul violino sono alquanto curiosi. Mia moglie è nata a Brunn, la città di Ernst e la sua famiglia era una famiglia di musicisti da generazioni, suo padre era organista ma anche il più importante insegnante della città. Fin da bambina Lady Hallè non fu mai persuasa a studiare il pianoforte ma era attratta dal violino che suo fratello stava imparando a suonare. Era un violinetto rosso e la bambina cominciò a prenderlo per imparare a suonare da sola mentre gli altri erano fuori. Una sera quando suo padre rientrò all’improvviso, sentendo i progressi del figlio, pensò tra sé e se ‘ mio figlio ha davvero fatto molti progressi’ ma fu sbalordito quando si rese conto che il musicista altri non era che sua figlia a cui mai sino ad allora aveva dato alcuna lezione. La bambina fu intimorita e tra le lacrime, pensando di aver fatto qualcosa di sbagliato disse_ -oh non lo farò mai più… ma suo padre, deliziato dal suo talento, decise che le avrebbe insegnato il violino. Per prima cosa gli diede lui stesso alcune lezioni quindi la mandò a Vienna da Jansa che lei giura essere stato il migliore insegnante del mondo. Jansa insistette per farla suonare in pubblico e da quel momento venne considerata una bambina prodigio e portata in Russia e altri paesi per esibirsi. Suonò ai concerti della Filarmonica, Al Prince Theatre a Londra e nel 1847 anche a Manchester. Allora anche Ernst era a Londra e dovevamo suonare ai concerti orchestrali, io dovevo suonare il concerto di Mendelsshon in Sol minore. Il padre portò la piccola Miss Néruda al concerto e quando alcuni anni dopo ebbi l’onore di conoscerla, ella disse a suo padre che aveva conosciuto Mr Hallé e lui le rispose
–Davvero? Ma siamo stati insieme a Londra ad un suo concerto
Oh no, no…non c’erano pianisti in quel concerto, c’era solo Ernst! Così di piccola era stata l’impressione che il mio modo di suonare aveva lasciato su di lei! Dopo il matrimonio visse alcuni anni a Stoccolma ma nel 1868 raggiunse Parigi di nuovo. Alcuni anni dopo suonò in Inghilterra, Germania e Olanda con grande successo e della sua successiva carriera in Inghilterra non credo sia necessario parlare
Mentre mi alzavo per dire addio a Sir Charles e alla sua affascinante moglie, il veterano musicista ha parlato con speranza del futuro della musica. Sir Charles non è pessimista; e la sua devozione all’arte con cui il suo nome è stato così a lungo e onorevolmente associato. A dispetto della sua età Sir Charles gode ancora di piena salute a testimonianza del fatto che una vita vigorosa e attiva è la carta verde per una buona vecchiaia.
Wilma Néruda in around 1870 after her separation from Ludvig Norman- Music and Theatre Library of Sweden
Il violinsmo ha raggiunto nell’ultimo secolo un alto grado di eccellenza in Inghilterra, anche se, dispiace dire, non grazie ad esecutori inglesi. L’ Inghilterra ha prodotto pochi violinisti eminenti nell’arte e i virtuosismo nel nostro Paese è stato rappresentato per lo più da esecutori stranieri. Sebbene non possiamo ritenerla ‘nostra’ visto che è nata in un paese straniero, siamo orgogliosi di sapere che il soggetto di questo schizzo biografico, Lady Hallé, si è comunque stabilita da noi e tra noi ha posto la sua residenza. Il suo genio innato, unito alla sua precoce e severa formazione musicale ha indubbiamente molto contribuito al suo brillante successo con il quale, sin dai suoi albori musicali ha mostrato e, successivamente, perfezionato i brillanti doni che le sono stati elargiti da Madre Natura. La capacità di una interpretazione pura sul violino non è stata concessa a molte donne e Lady Hallé, a buon diritto, può essere considerata la prima artista-donna che ha avuto il coraggio di seguire le proprie inclinazioni rifiutando di lasciarsi scoraggiare da considerazioni esteriori nei confronti della sua arte, non coerenti con le sue predilezioni e principi. Alla tenera età di sette anni, le sue doti hanno cominciato a manifestarsi ma, come mi ha raccontato, ha dovuto esercitarle attraverso uno stratagemma. Quando ho avuto il piacere di intervistare Lady Hallé alcuni giorni fa nella sua affascinante casa, ella è stata così gentile da raccontarmi alcuni particolari della sua movimentata vita artistica.
- I miei genitori non volevano che suonassi il violino, mi racconta Lady Hallè dopo aver i consueti convenevoli di una chiacchierata, ma mio fratello Victor, che si accingeva ad iniziare a studiare con mio padre, mi ha ha cominciato a farmi pensare che si potesse ottenere di più dal suo violino da bambino, un semplice giocattolo, senza molto sentimento o tono - di quanto sembrava in grado di tirare fuori con il suo arco. Mi ha così tanto affascinato che non ho avuto pace sino a che o non ho potuto provarlo da me.A quei tempi, per le ragazze c'era un pregiudizio piuttosto forte contro il violino che non era considerato strumento adatto ad una bambina, tuttavia per me era impossibile domare il desiderio di tendere l'arco sulle corde del violino di mio fratello; così attendevo il momento in cui usciva per sgattaiolare nella sua stanza, chiudermi dentro ed abbandonarmi alle dolci note dello strumento.
- Un Frutto proibito, appunto, e quindi tanto più goloso da gustare!
- Per cominciare proprio dall'inizio della mia carriera, devo dirvi che sono nata a Brünn, Moravia il 21 marzo 1840. Mio padre ricopriva la carica di organista e maestro di cappella presso la Cattedrale e la famiglia Neruda risale, musicalmente, al XVII secolo. Il primo musicista con il nostro nome fu Jakob Neruda, morto nel 1732. Anche i suoi figli erano musicisti, e quando morirono i figli del figlio più giovane di Jakob Neruda, Baptiste Georg, lasciarono entrambi due figli che furono cameristi alla corte di Dresda. Il maggiore di questi fratelli era il nonno di mio padre. E’ necessario andare indietro nella mia storia familiare per meglio capire l’origine di questa mia aspirazione. Sebbene fossero alquanto contrari ad assecondare la mia passione per il violino, ai miei genitori fu chiaro che avevo una carriera di fronte. Loro avrebbero preferito che suonassi il pianoforte ma io fin da bambina, ho odiato l’idea. Le cose andarono avanti così per un po’ di tempo: io continuavo ad accrescere le mie abilità senza far capire loro i miei progressi che avevo fatto sullo strumento. Un giorno, per caso, mio padre sentì dei suoni provenire dalla stanza di mio fratello, e, orgoglioso dei progressi che suoi figlio aveva fatto, spalancò la porta scoprendo il suo errore!
- Cosa accadde Lady Hallé- chiesi sempre più interessata al seguito della storia.
josef Neruda e Francisca Merta, Wilma’s parents. Photos: Music and Theatre Library of Sweden
- Bè, mio padre fu contento ma arrabbiato nello stesso tempo. Io temevo che questa sua scoperta avrebbe comportato un severo divieto di toccare ancora il violino ma fui felicissima quando mio padre mi prese tra le sue braccia, con gli occhi umidi di lacrime, mostrandomi che la sua natura di musicista (poiché era un musicista in tutto e per tutto) aveva provato una piacevole sorpresa per quanto gli era capitato e a dispetto della risolutezza di mio fratello, da quel giorno passò tutto il suo tempo libero a sviluppare il mio talento. In effetti, i miei primi allori musicali sono stati guadagnati assolutamente in tenera età e per un caso fortuito. Come al solito io e mio padre, ardenti e devoti nella nostra passione, stavamo studiando quando all’improvviso si presentò il Professor Jansa per parlare a mio padre di un concerto che avrebbe voluto organizzare. Questo accadde a Vienna. Quando mi ascoltò fu scioccato, direi, quasi fuori di sé dalla gioia: io dovevo suonare a quel concerto! Inizialmente mio padre lo derise per questa idea, lo ritenne un folle, ma alla fine fu costretto a prenderla seriamente in esame a causa delle sempre più pressanti richieste di Jansa. Del trio formato da Jansa, mio padre e me, penso di essere stata il membro meno preoccupato dal momento che non capivo proprio l’importanza di fare un audizione pubblica a quell’età. Suonai al concerto organizzato da Jansa ottenendo uno strepitoso successo fin dalla mia primissima entrata sul palcoscenico. Credo che tra le altre cose mi cimentai in una sonata di Bach che suscitò un vero diluvio di applausi. Da quel momento Jansa divenne il mio Maestro.
- Quali altri Maestri ha avuto Lady Hallè?
- Ho studiato solo con mio padre e Jansa. Ho sempre disapprovato la moda di cambiare insegnante tanto di frequente come si fa oggi. Uno e un solo Maestro credo dovrebbe sviluppare e guidare la crescita dei germogli impressionabili dell’ interpretazione affinchè essi non possano vagare alla deriva disperdendosi in un oceano infinito.
Non è forse meglio che ciascuno trovi il suo particolare modo di esprimersi piuttosto che tentare indifferentemente molti metodi ed interpreti?Ognuno di noi ha simpatie e affinità particolari che dovremmo sforzare di integrare con la nostra propria personalità. E’ un vero peccato che i principianti a volte vengano posti sotto la guida di insegnanti mediocri. Gli si suggerisce spesso che non avranno bisogno di un buon insegnante sino a che il loro talento non sarà avanzato per poi essere affiancati da un insegnante di prim’ordine quando avranno oramai sprecato anni in lavoro assolutamente infruttuoso deteriorando tecnica e stile. Allora, quell’insegnante, non tollererà certo difetti oramai radicati e per eradicare cattive abitudini finirà per schiacciare una intelligenza che avrebbe potuto sbocciare in qualcosa di migliore. Il genio dovrebbe essere addestrato e guidato sin dalla prima giovinezza affinché non perda la forza del su essere innato. Il violino e la voce sono i mezzi più potenti del sentimento musicale e richiedono di essere trattati o in modo poetico, semplice ma anche specifico Il musicista durante il suo periodo di formazione dovrebbe cercare di adottare uno stile all'unisono con la natura e l'idealismo del suo strumento se desidera ottenere effetti brillanti e belli che possono essere assicurati solo abbandonandosi completamente, quasi con devozione, allo studio della propria arte, poiché nulla è più doloroso di una tecnica rozza ed errata o di una mancanza di sentimento e raffinatezza nella produzione del suono su questo strumento particolarmente.D'altra parte, non c'è niente di più divino, anzi celeste, della nobiltà e della grandezza di un interprete perfetto della letteratura del violino, che anzi, definirei strumento Celeste, perché possiamo far risalire la sua influenza religiosa al 1650, anno in cui il clero, scoperte le capacità artistiche del violino, non tardò a introdurlo ai servizidella chiesa. Il violino-ha continuato la padrona di casa- è generalmente riconosciuto come il più popolare e utile di tutti gli strumenti musicali portatili; inoltre, non è forse lo strumento principale in un'orchestra d'archi?
-Un’altra domanda, Lady Hallé, voi considerare suonare il violino una realizzazione che si ottiene con facilità?
- Certamente, non c’è nulla che possa essere insegnato tanto facilmente se l’allievo si dedica al suo compito in modo giusto perché il violino esercita sulla mente un fascino sottile, un fascino che fornisce ottime intuizioni per capire e poi eseguire quella che è l’idea di fondo del compositore.
- Voi siete d’accordo con la teoria secondo cui avere un violino antico sia meglio che averne uno di nuova fattura?
- Un violino può essere ben fatto solo all’inizio e, del resto, non si può giudicare uno strumento solo dal suo aspetto esteriore. Alcuni dei vecchi violini cremonesi sono stati sopravvalutati a causa la bellezza dei loro disegni originali ma ci sono tutte le ragioni per credere che i maestri liutai moderni abbiano prodotto, e producano, nei loro violini toni così belli come quelli emessi da quelli antichi. C'è un fascino particolare, mi dicono, nel sottoporre il vecchio violino non più usato, a un restauro per risvegliare le sue antiche capacità musicali.
Lady Hallè
Il violino gode così di una sorta di misteriosa immortalità il cui effetto è accresciuto dalla teoria, spesso errata, che non siano più esistiti buoni liutai dai tempi di Cremona.
I principali motivi di eccellenza di un violino sono puramente meccanici, altrimenti sarebbe come giudicare il canto di un uccello dal solo suo piumaggio.Ricordate che il violino ha ben tre secoli, ed è praticamente l'unico strumento che non ha subito cambiamenti radicali. Sono stati fatti moltissimi ed inutili tentativi di migliorarlo, tutti falliti, eppure il violino continua a mantenere il suo dominio su tutti gli altri strumenti.
-Voi sapete a chi è attribuita la primissima invenzione del violini-chiesi io subito dopo - Si suppone comunemente -disse Lady Hallé - che un uomo di nome Diuffoprugcar , nato a Bologna, sia stato l' ideatore, e mi si dice che esistono tre veri violini di sua costruzione risalenti al 1520 ma credo che l'autenticità di in un violino prima del 1520 sia alquanto discutibile"
- Quale degli antichi costruttori, secondo voi, è il migliore nelle qualità del suono?
- Ecco, mi fate una domanda difficile. Amo il mio Stradivari e per me non esiste violino che lo superi nella squisita delicatezza della sua intonazione. Ma abbiamo anche le migliori autorità in materia, — alla cui competenza non posso che inchinarmi- che ritengono che per dolcezza di tono e bellezza di costruzioni i fratelli Antonius e Hieronymus Amati sono difficili da battere .
Dopo il concerto di Jansa, la carriera di Lady Hallé (allora Wilhelmine Neruda) è decollata e la piccola artista ha gettato cuore e anima nei suoi studi. Veniamo a sapere che nel 1849 questa talentuosa bambina fece la sua prima apparizione a Londra, l’ 11 giugno al Philharmonic Concert debuttando davanti al pubblico inglese sempre sincero nei giudizi e che non ha mai dimenticato la sua straordinaria interpretazione di uno dei concerti di De Beriot riconoscendo in lei uno dei musicisti più dotati del secolo. - A questo punto- continuò Lady Hallé, alludendo ai suoi studi successivi, avevo viaggiato molto visitando Lipsia, Berlino, Breslavia, Amburgo e altre città tedesche in cui ho conosciuto amici e persone che per tutta la vita sono rimaste consiglieri, giusti critici che hanno avuto a cuore il mio futuro e mi hanno consigliato in meglio in tutte le decisioni da prendere.
-In quale anno siete stata a Parigi per la prima volta? Chiedo - Era il 1864 e suonai ai Concerti di Pasdelup, in Conservatorio ma anche in altri luoghi Anche li dai francesi amanti della musica, ho raccolto entusiasmo ed ovazioni riservandomi una accoglienza da superare le aspettative dell’artista più esigente.
-Avete mai composto musica per violino, Lady Hallé? - No, o almeno nulla di cui valga la pena di parlare se non che da giovane mi sono sbizzarrita in una o due fantasie musicali, ma di regola ho sempre preferito composizioni altrui alle mie - Quali sono i vostri compositori preferiti?
- Che domanda difficile!- esclama accalorata Lady Hallé. Io non credo di riuscire a specificare un autore preferito. Amo tutta la musica. Da Bach e Mozart a Chaminade c'è una tale ricchezza di grandi e nobili opere, ognuna così bella nel suo genere che è difficile indicarne una in particolare. Quando suono Brahms sono estasiata; poi viene la passione e la grandezza di Wagner; dopodiché sono stregato dalla semplicità di Bach o dall'irruenza sfrenata di Chopin; e così ciascuno, a sua volta fa di me uno schiavo devotissimo.
- Mi mostrate il vostro violino? Ho pregato. prima di prendere congedo , e Lady Hallé mi ha mostrato uno Stradivari molto costoso che, mi ha informato, era stato il dono congiunto di Lord Dudley e del Duca di Edimburgo. Com'è curioso- ho osservato , esaminando l'abile meccanismo- che uno strumento dall'aspetto così semplice possegga tale ricchezza melodica e fascino ! -Sì, davvero- ha risposto Lady Hallé- " ma , come ho detto prima, non è così facile farlo cantare . Vale la pena ripetere che è difficile far parlare il violino a meno che le parole che vuoi che pronunci non siano l'eco dei sentimenti del cuore. Quanto vorrei che tutte le ragazze capissero che suonare il violino non è una conquista che si acquisisce in fretta ma che richiede una vita di studio serio e attenzione univoca. Penso di poter dire che, per quanto bella sia questa particolare branca della musica, preferirei ascoltare uno che suona davvero bene piuttosto che dieci che lo fanno senza emergere, in modo che lascia indifferente
Durante il procedere della carriera, la giovane Madamoiselle Néruda ha anche sposato un musicista svedese, Ludwig Norman, mentre era a Parigi ma suo marito è morto poco dopo il matrimonio, per questo la violinista nei circoli musicali è stata conosciuta come Madame Norman-Néruda. Nel 1869 Madame Neruda visitò di nuovo l'Inghilterra e suonò alla Philharmonic Society il 17 maggio. In questa fase della sua carriera non era più la bambina prodigio che prometteva di diventare “qualcuno”, aveva ormai superato gli anni di celebrità di bambina ed era apparsa davanti a un pubblico critico al massimo delle sue capacità musicali. La bambina talentuosa si era trasformata in una donna bella e ben costruita, il cui talento evidente e il fascino nell'esecuzione elettrizzavano tutti coloro che la ascoltavano. L'opinione di Joachim, espressa su di lei a Sir Charles Hallé, molti anni fa, fu molto corretta, sebbene (con la sua consueta grazia) non potè fare a meno di lodare un collega artista senza sottovalutare il proprio talento comunque innegabile.
Ecco cosa disse di lei:
joachim
Raccomando alla vostra attenzione questa signorina. Bada bene, quando la gente l'avrà sentita suonare, non considererà me molto.
E il pubblico l'ha fatto, e la considera molto, anche se non considera meno Joachim. Il suo nome ha una fama tale che non può essere scalfito. Ai Philarmonic M. Vieuxtemps fu così profondamente colpito dalla maturità artistica in cui si era trasformato il talento di bambina da adoperarsi per convincerla a rimanere a Londra sino all’inverno così fu indotta a prendere la guida del quartetto di Monday Concert prima di Natale e a prendere posto insieme ad artisti di primo ordine. E’ anche giusto ricordare che Charles Hallé ottenne che suonasse per lui nelle sue stagioni londinesi e di Manchester dove ottenne uguale straordinario successo e che, avendo perso anche lui la sua prima moglie, passato il periodo di vedovanza sposò Norman Néruda nel 1888. Lady Hallé ha tenuto concerti in Russia, Prussia, Danimarca, Gran Bretagna, ecc., senza dimenticare l'Australia ricevendo numerose testimonianze e riconoscimenti anche dai Reali. Nelle sue sale di ricevimento ho scorto innumerevoli regali e ricordi, alcuni fotografici, altri autografi, a testimonianza della stima che gode dalla famiglia reale, e specialmente da Sua Altezza Reale la Principessa del Galles, di cui possiede molti ritratti, tutti firmati. Un ritratto mi ha particolarmente colpito, si tratta di quello di sua Altezza Reale , lo scomparso Duca di Clarendon ed Avondale ripreso con sua madre che porta iscritto sotto queste semplici ma toccanti parole
portrait-alexandra-denmark-princess-wales
- Alexandra e il mio primogenito- parole che portano il segno di un ricordo triste. Un altro ritratto interessante è quello di sua Altezza Alessandra che porta la cappa del suo Dottorato in musica firmata come Alexandra.
A questo punto vorrei aggiungere qualcosa riguardo la personalità di questa brillante artista e parole di umile critica al suo talento esecutivo. Lady Hallè possiede una infallibile capacità artistica e tecnica e il suo perfetto senso della forma e suono sono da lei mostrati in ogni autore che esegue Pathos, dignità e grazia sono i suoe mezzi principali di espressione mentre tuttavia spesso mostra un fuoco di emozione appassionata che indica che il cuore e l'anima dell'artista sono devoti alla sua arte. La tecnica della mano sinistra mostra come sia capace di eseguire tutte le difficoltà senza mostrare alcun sintomo di fatica, e che la perseveranza sistematica con cui si è applicata ai suoi studi ha portato buoni frutti di cui il pubblico universale è il felice destinatario. I suoi modi, che sono gentili e cortesi, hanno molta raffinatezza e quando viene stimolata a parlare di argomenti che la interessano diventa eloquente mentre il suo aspetto implica che lei intende seriamente ciò che dice. La sua casa e le pertinenze mostrano la sua predilezione per i colori caldi e ricchi e le decorazioni armoniose, e il suo desiderio di avere intorno a sé i regali di tutti i suoi confratelli nel mondo della musica. In Australia, dove Lady Hallé con suo marito Sir Charles hanno dato una brillante serie di concerti accolti sempre con entusiasmo e a conclusione della loro tournè a Melbourne che è durata 6 settimane, fu presentata loro una lira floreale dagli orchestrali in segno di stima e ammirazione Che Lady Hallé abbia studiato duramente e si sia aggiudicata i suoi allori attraverso la sua diligenza è un fatto riconosciuto universalmente, e che questa costante applicazione mentale non ha rovinato il suo giovanile godimento della vita che della bellezza, può essere colto dallo straordinario fascino delle sue capacità, così come la sua amabilità e cordialità come padrona di casa e amica.