Vera Mazzotta
Una nuova lettera della violinista Wilma Néruda che mi è stata regalata per il compleanno, ci consente di raccontare piccole-grandi curiosità dell’ambiente in cui si muoveva la musicista.



Il 13 gennaio del 1873 Wilma Norman Néruda scrive in francese
‘’Caro Mr Chappell, sabato prossimo arriverò (a Londra) molto tardi per cui mi sarà impossibile suonare in recita con Sir Julius (Benedict); poiché a Sonata di Nardini è molto complessa ho chiesto a Mr Hallè di accompagnarmi e questo mi consentirà di essere un pochino meno nervosa perché ho suonato con lui molto spesso. Spero che Sir Julius non ne sia contrariato… ’’
Edimburgo Musicale.
La lettera viene inviata da Edimburgo dove la musicista si trovava in occasione di alcuni concerti annualmente organizzati con la partecipazione del pianista e futuro secondo marito, Charles Hallè che, dopo aver organizzato la vita musicale di Manchester vincendo la sfida di portare concerti di high-music in una città industriale, aveva accolto quella di allargare gli interessi culturali e musicali anche di altre città quali la stessa Edimburgo. Qui, fin dal 1850 poté contare su amici musicisti fuggiti dalla Rivoluzione del 1848 quali George Lichtestein che prima lo introdussero come pianista e successivamente lo coinvolsero più direttamente nell’organizzazione delle diverse stagioni musicali che, sull’esempio ed il successo dell’esperimento di Hallè a Manchester, cominciarono ad essere organizzate.

Una delle stagioni più importanti e conosciute furono i Reid Concert, i concerti annuali tenuti presso l’Università di Edimburgo. John Reid (1721-1807) era stato un noto flautista e compositore di marce per l’esercito britannico che si era avvicinato alla musica durante gli anni di studio giurisprudenza proprio ad Edimburgo. Il Generale Reid decise di lasciare la sua considerevole ricchezza all’Università a condizione che fosse istituita una cattedra di teoria della musica e che venisse organizzato un concerto annuale intorno al 13 febbraio, data del suo compleanno, in cui fossero eseguite anche alcune sue composizioni. Questo obbligo venne mantenuto dall’Università negli anni, fino ad oggi proprio attraverso i Reid Memorial Concert.
Ogni anno, Hallè e Norman Néruda parteciparono sia come solisti che con la Hallè Orchestra: la Néruda per 35 concerti contro i 61 di Hallé a cui l’Università decise di conferire anche la laurea ad honorem ed il titolo di Dottore di cui fu forse più fiero che di quello di Cavaliere: Charles Hallè chiese infatti di essere sepolto con la toga che ricordava quella grande occasione.
Alla cattedra di musica, la Chair Reid, si alternarono diversi musicisti, il primo fu John Thomson, giovane compositore scozzese amico di Mendelssohn, che, tuttavia morì dopo soli diciotto mesi dall’assunzione dell’incarico. Seguirono John Donaldson (tra il 1845 e il 1900) che potenziò lo studio dell’acustica convincendo anche l’Università ad impiegare parte del lascito Reid per costruire una scuola di musica (Reid Concert Hall). Sotto Friedrich Niecks, professore dal 1891, i corsi furono istituzionalizzati nella nuova Facoltà di Musica di cui divenne Preside: il primo programma di Mus.Bac. del Regno Unito, modello per tutti i successivi corsi di laurea in musica. Seguì Francis Tovey, uno dei pianisti accompagnatori della Néruda dopo la morte di Hallè (dal 1914 al 1940) che, nel 1917 fondò la Reid Orchestra, unica orchestra professionale di Edimburgo fino agli anni ’70 di cui curò note di programma analitiche che costituirono la base dei suoi famosi “Saggi di analisi musicale“.

A Tovey successe Sidney Newman che ha supervisionato l’espansione significativa della facoltà, la fondazione dell’Edinburgh Quartet, l’acquisizione della Collezione Russell e il restauro della St. Cecilia’s Hall, con Peter Williams come primo direttore della Collezione. Al ritiro di Newman nel 1970, fu nominato il compositore Kenneth Leighton fu nominato mentre fu istituita la nuova Tovey Chair in Musicology detenuta per la prima volta dallo studioso di Purcell Michael Tilmouth.
Douglas Hotel.
La carta intestata della lettera è quella del Douglas Hotel collocato al 35 St Andrew Square sul lato est, dimora storica costruita nel 1769 dall’architetto James Craig che voleva fare di St. Andrew Square una zona residenziale su modello di St George Square, ora Charlotte Square.

Craig costruì la grande dimora in stile georgiano per per l’avvocato Andrew Crosbie di Holm, prima grande residenza a schiera della New Town di Edimburgo, su tre piani e un seminterrato, in elegante bugnato color crema, con enormi colonne ioniche sia al piano terra che al primo piano, un grande fregio scanalato e rosoni.



Stando al Dibdin Tour del 1838, per portare a termine questa dimora Crosbie si sarebbe rovinato in realtà, la vera causa della sua rovina fu la chiusura nel 1772 di Douglas, Heron & Co, una banca ad Ayr di cui era socio. Membro della Edinburgh Philosophical Society, era divenuto membro fondatore della Royal Society of Edinburgh e diventato ispiratore di diversi personaggi letterari come quello del consigliere Pleydell nel romanzo di Sir Walter Scotts, Guy Mannering. Popolare, nonostante fosse un alcolizzato riconosciuto, morì in povertà il 25 febbraio 1785 e fu sepolto in una tomba anonima a Greyfriars Kirkyard a Edimburgo.

L’architettura georgiana della sua casa fu copiata al n. 37, dimora gemella posta a fiancheggiare la residenza di Dundas, membro del Parlamento di Edimburgo e Governatore della Bank of Scotland che acquistò l’intero terreno per costruire la sua imponente dimora palladiana nel 1774 da cui esercitò un enorme potere su tutta la Gran Bretagna. Già nel 1806 Crosbie House fu utilizzata come Hotel fino a quando non fu acquistata dalla Royal Bank che, nel 1819 chiese ad Archibald Elliot le modifiche necessarie per renderla sede dei suoi uffici: il piano terra venne abbassato per lasciare posto alla sala bancaria, vennero integrati in perfetto stile tre altri alloggiamenti e tutti gli interni vennero completamente ristrutturati. Gli attuali interni con le enormi colonne ioniche e corinzie risalgono proprio a questa fase della ristrutturazione.



Successivamente la sede della banca venne spostata all’entrata accanto a Dundas House così parte dell’edificio tornò ad essere utilizzato come Hotel. Nel 1830, dopo essere stato il Dun’s Hotel, finito con una vendita all’asta dei mobili e l’apertura di una sala di Balli in un altro punto della città, divenne il Douglas Hotel di proprietà di Thomas Slaney. Ne abbiamo testimonianza nel racconto di un giornalista americano, Nathaniel Willis, che vi soggiornò nel 1834 e che annotò come per la sua “colazione scozzese” scelta sul menù si vide portare, “gallo forcello, salmone, manzo freddo, marmellata, gelatine, mieli, cinque tipi di pane, torte di farina d’avena, caffè, tè e toast“. Tuttavia, stando alla guida dell’epoca neanche tutta la più ricercata arte culinaria avrebbe potuto supplire ad un difetto congenito nella costruzione, ossia la mancanza di luce adeguata sulla scala d’ingresso. Nonostante tutto, L’Hotel acquistò fama e una targa, ancora oggi visibile, ricorda
“In this building in St Andrew Sq Sir Walter Scott spent the last night in his native city” del 1832 prima di morire ad Abbotsford, la sua casa a Melrose negli Scottish Borders.
Walter Scott non fu l’unico grande nome ad essere ospite dell’Hotel. Nel 1848 Chopin, grazie all’intermediazione di Madame Jane Stirling e Charles Hallè giunse in Inghilterra per una tournèè ma dopo due mesi cominciò a non sopportare più il clima londinese pertanto decise di trasferirsi in Scozia. Dopo un viaggio di dodici ore Jane Stirling e Chopin arrivarono a Edimburgo dove incontrarono il dottor Lyszcynski, che somministrò a Chopin un trattamento omeopatico consigliandolo di trascorrere due notti proprio al Douglas Hotel in St Andrew Square, prima di raggiungere Calder House, casa del cognato di Jane Stirling Lord Torphichen e finalmente trascorrere alcune settimane di convalescenza prima di tornare a Edimburgo.
Nel 1865 il Douglas venne nuovamente ristrutturato da Peddie and Kinnear che sul lato NE aggiunsero un’altra alta ala di camere che oggi ancora sopravvive come edificio aggiunto al blocco di uffici e in cui soggiornò anche la Regina Vittoria.


Mio Caro Mr Chappell Così inizia la missiva della violinista, si tratta certamente non tanto dell’importante editore Thomas Patey Chappell (1819-1902) che aveva preso in mano la Chappel and Co.fondata dal suo avo, il pianista Samuel Chappelcon Cramer nel 1811 ma molto più probabilmente di suo fratello minore, Samuel Arthur Chappel (1834-1904), che aveva assunto la direzione del visionario progetto di suo fratello ossia la creazione dei Monday and Saturday Popular Concert, le stagioni del St. James che aprirono la strada alla diffusione a larghi strati della popolazione della musica contemporanea altrimenti preclusa.
I Monday Pops ebbero inizio lunedì 3 gennaio1859. L’iniziale e primo obiettivo della Chappell & Co. che finanziò questa stagione anche rimodernando il St. James fu quello di avvantaggiare gli azionisti del St. James’s Hall, tra cui loro stessi, Cramer, Beale & Co creando interesse per la musica e sostenendo, in questo modo, il mercato dell’editoria. Tuttavia è indubbio che l’interesse economico personale comportò un vero e reale ampliamento dell’ offerta musicale londinese durante l’inverno e una diffusione della musica classica senza precedenti.
Inizialmente venne fissato a mezza ghinea il prezzo dei biglietti e a 15 scellini per i posti utilizzando la sala più grande del St. James’s Hall. I primi concerti furono di carattere vario costituiti da vecchie ballate e noti brani strumentali con un successo fluttuante, dipendente tanto dalle condizioni meteo quanto dai nomi degli artisti che si riusciva ad attirare. Successivamente, fu suggerito ad Arthur Chappell di mettere in programma anche brani di musica classica da camera che raramente potevano essere ascoltati in modo da attirare, permanentemente, il pubblico degli amateurs di musica, residenti a Londra e nei sobborghi. La musica creò un circolo virtuoso: attirò persone colte e, grazie ai costi contenuti e alle serate dedicate, anche persone senza cultura musicale allargando enormemente la platea dei conoscitori di musica. Dopo un iniziale successo l’iniziativa sembrò subire un momento di stasi tanto da far pensare all’opportunità di rinunciare all’esperimento. Arthur Chappell decise invece di perserverare modificando l’approccio intensificando la promozione delle serata attraverso pagine dei giornali di sua proprietà dedicate per alimentare curiosità ed interesse nei confronti della classe media verso la musica, i compositori e gli esecutori associando anche una politica dei prezzi popolari e di fornire programmi di sala annotati per migliorare la fruizione della musica. I Pops furono uno dei successi senza precedenti nella storia della musica: settimana dopo settimana si portava sul palco musica di altissimo livello spesso anche al prezzo di uno scellino. Il termine Popular non indicava quindi la qualità della musica ma la volontà di creare un evento accessibile sia per i prezzi, differenziati e contenuti, sia per i programmi eterogenei. Se le stagioni della Philarmonic Society si erano rivolti ad un pubblico di musicisti e proveniente dalle classi alte, se le stagioni delle Sacred Harmonic Society invece avevano strizzato l’occhio alla mondo ecclesiastico, committente e destinatario di musica, i Pos portarono una ventata di innovazione.
The appellation Popular Concerts was originally, in fact, an impudent misnomer. The music given was of the most consistently unpopular character. Most speculators would have either altered the name of the entertainment or modified the selection of the compositions performed: Mr. Chappell took a bolder course—he changed the public taste.’
«La denominazione Concerti popolari era in origine, infatti, un termine improprio e sfacciato. La musica era del carattere più costantemente impopolare. La maggior parte degli imprenditori avrebbe certamente modificato il nome dell’intrattenimento o la selezione delle composizioni eseguite: il signor Chappell ha preso un corso più audace: ha cambiato il gusto del pubblico».
Spesso nei concerti si alternavano musica strumentale a quella vocale, brani solistici a quelli cameristico- sinfonici, arie d’opera convivevano con quelle tradizionali. L’insorgere dei sempre più gravi problemi legati all’espansione industriale, i salari bassissimi, il lavoro infantile, le differenziazioni sociali, la povertà, la diffusione e difficoltà di contenimento della prostituzione, dell’alcool e del gioco, aggiunsero alla musica un valore morale nel convincimento che l’educazione al gusto e del gusto rappresentasse un primo passo nella soluzione dei problemi di natura sociale. Tutto ciò consentì all’impresa di stabilirsi in breve tempo con un numero di concerti senza precedenti rendendo necessario assicurarsi continuamente i servizi degli artisti più celebrati anche correndo rischi considerevoli soprattutto quando gli esecutori risiedevano all’estero quali gli acclamati Joachim, Madame Schumann e successivamente Wilma Norman Neruda.

Wilma Norman Néruda, divenne, insieme a Joachim, con la sua presenza fissa, il nodo centrale del successo dei Pops. Presentata a Chappel grazie a Vieuxtemps, fu sempre grazie all’amico violinista che nel 1869 fu indotta a rimanere diventando una presenza costante come spalla del quartetto in alternanza con Joachim. Come ricordò il musicista Arthur Sullivan, anni dopo, l’arrivo di una violinista donna fu un evento di portata storica ed il suo successo fu assoluto e convincente. Vedere una donna alla “guida” di un quartetto di artisti uomini, i più grandi musicisti europei, fu di grande significato che rese il violino strumento di moda per le ragazze di buona famiglia e mezzo di protesta e primo segnale di una volontà di emancipazione. Nonostante la violinista boema non avesse alcun interesse nei confronti delle istanze di emancipazioni delle donne, come più volte ebbe modo a dire ai giornalisti che la intervistarono, nondimeno fu la prima a dimostrare anche in condizioni scoraggianti e talvolta proibitive, che una donna poteva reggere il confronto con i più grandi violinisti uomini. Sullivan, del resto, la ricordava come donna di straordinaria forza di carattere, austera nei modi e dal comportamento controllato ma anche capace di una generosità spontanea e nobile.
La sua caratteristica più importante era l’intellettualismo, dice, e la sua incapacità nel sopportare ‘’gli sciocchi” pur rimanendo sempre aperta a chiunque chiedesse il suo parere e sempre il suo giudizio, controllato, misurato era a disposizione di chiunque lo chiedesse. Wilma Neruda passerà alla storia come una delle donne importanti che indicò una nuova carriera per il suo sesso. Ma lei ha fatto di più. Ha lasciato dietro di sé una fama che il tempo stesso non cancellerà facilmente.

Sir Julius. La violinista nella lettera chiede perdono per non poter accettare di farsi accompagnare al pianoforte dal direttore , Sir Julius Benedict chiedendo di poter suonare la Sonata di Nardini con Charles HaLè una sonata che lei definisce difficile… in realtà, il difficile è credere che considerasse il brano davvero complesso, sembra questo piuttosto un modo, molto femminile e…da donna per imporre Hallè come in effetti sarà. Non si può credere neanche che potesse pensare che Sir Julius potesse essere veramente indispettito per questo. Benedict (1804-1885) fu un compositore e musicista tedesco come Hallè e come Hallè, naturalizzato inglese fin dal 1835 quando fu nominato daprima direttore del Lyceum, quindi del Drury Lane nel 1838 ed infine del Covent Garden contribuendo moltissimo al successo della stagione musicale della Liverpool Philarmonic prima, di cui fu direttore stabile dal 1846 al 1880, e dei Pops poi, soprattutto nella loro fase iniziale. Benedict era sulla scena musicale davvero molto considerato e quando Charles Hallè arrivò in Inghilterra fu per lui una ispirazione ma anche un considerevole intralcio dal momento che il suo talento come compositore di opere anche molto conosciute, la sua fama e la sua grandezza erano riconosciuti ad un livello tale da lasciare poco spazio al talento e all’ambizione di Hallè. Come scrisse il Musical World (29 febbraio 1868, vol.46, 141) quando ormai Hallè era riuscito a ben stabilire la sua orchestra e comunque a stringere relazioni di amicizia con Benedict
If Mr Benedict remains conductor of the Liverpool Philharmonic concerts, Manchester will have to look to its laurels. Charles Hallé is a great musician, but Benedict is a greater

In ogni caso, il caso della Sonata di Nardini è interessante per altri motivi: da altre fonti sappiamo che la donna utilizzava una particolare edizione di questa Sonata quella messa in circolazione dall’amico e collega Ferdinand David che ne aveva curato l’arrangiamento pianistico creato dal semplice basso figurato. Questa testimonianza quindi si aggiunge ad altre relativi ad altri brani del suo repertorio, Rust ad esempio, nel sottolineare la ‘dipendenza’ della concertista dalle comode edizioni di David che aprono quindi la strada alla possibilità reale e concreta che anche il Valzer op.34 n.1 il cui incipit violinistico tanto si accorda al canticchiare di Sherlock Holmes in STUD, tra-la-la-lira-lira-lay, sia stato suonato proprio dall’edizione David dello stesso, una delle più antiche e vicine, in termini di anni a queste che attestano l’uso delle edizioni del tedesco.

Ed ecco il concerto del sabato di cui nella lettera
