Wilma Norman Neruda e Vladimir De Pachmann

Vera Mazzotta

Gli amanti della musica di Brighton hanno appena ricevuto una reprimenda piuttosto severa. Sabato (12 novembre 1898) Lady Hallé e de Pachmann sono venuti al Dome per un recital di violino e pianoforte. Ma i due musicisti, artisti, i più popolari del momento, non sono riusciti ad attirare un pubblico abbastanza numeroso da riempire l’edificio. Inoltre, gli applausi alle loro deliziose esibizioni non sono stati affatto calorosi. In effetti, la ricezione di Pachmann, i cui recital al St. James’s Hall questo autunno lo hanno reso enormemente popolare a Londra, è stata decisamente fredda, e la sua squisita interpretazione di alcuni dei brani più leggeri di Chopin, l’essenza stessa della grazia e della delicatezza, non è riuscita a suscitare molto entusiasmo tra gli ascoltatori.” Essendo stato fortunato a ottenere qualche minuto per parlare al grande pianista prima che ripartisse, gli chiesi se avesse intenzione di dare un altro recital a Brighton. ‘

No, mai; per Dio!’ esclamò nel suo modo di parlare straniero, con un movimento espressivo delle mani. La gente qui non vuole la musica; preferisce prendere il tè del pomeriggio. Non hanno calore – sono come pesci con il sangue freddo. Ma non mi importa, prendo i miei soldi e vado.

The Minim: A Musical Magazine for Everybody 1898-12: Vol 6 Iss 63

Vladimir De Pachmann e Wilma Néruda. Due stranieri in Inghilterra. Due artisti in controtendenza, forse, loro malgrado, controcorrente, guardati con sospetto seppure per motivi diversi e spesso, anche oggetto di critiche per i motivi più vari Entrambi, non credo se ne facessero un cruccio, erano osannati ed amati dal grande pubblico, dalla gente comune. Wilma, per esempio, non leggeva mai le recensioni sui giornali. Quando era giovane la critica riguardava l’ aver osato sfidare le convenzioni sociali prima volendo studiare il violino e poi, addirittura, per essersi dedicata, anziché alla famiglia, alla carriera; per essere una donna ma voler ugualmente dettare regole sugli ingaggi e decidere del suo destino. Sapeva bene, soprattutto agli esordi in Inghilterra, che molti andavano ai concerti più per vedere una specie di mostro da baraccone. Dal vestito, ora troppo stretto ora troppo scollato, dalle braccia nude troppo magre e poi definite ”da cuoca”, col braccialetto che tintinnava andando su e giù insieme con l’arco, lo sguardo poco o troppo vivace, altezzoso o dimesso, il viso brutto ma affascinante, tutto era sub iudices anche quando la postura era un evidente fatto di scuola:

Madame Norman-Neruda, che suonava col braccio libero e aveva molti ammiratori, era tollerata, penso, principalmente perché era una signora e forse anche a causa dell’ idea che la sua figura femminile la costringesse a sollevare il gomito per suonare sulla corda del Sol. Ma era consuetudine a Londra che le persone ignoranti della tecnica del violino esprimessero disapprovazione per un violinista che, sebbene fosse,senza alcun dubbio, un ottimo esecutore, sollevava il gomito durante l’esecuzione. Da ragazzo, avevo la sensazione che questa pratica fosse quasi l’equivalente di indossare polsini staccabili o un cappello a bombetta con l’abito da sera e consideravo che l’esecuzione annuale del celebre concerto per due violini di Bach, in cui il braccio destro di Madame Neruda occasionalmente nascondeva la vista del suo occhio destro, costituisse un atto di magnanima condiscendenza da parte del Dr. Joachim, il cui volto intero, compresa la barba, non era mai una volta oscurato. Una volta le baciò la mano davanti a tutto il pubblico dopo il concerto. A. Bauer.

E poi, una volta affermata, le critiche si modificarono: se prima si muoveva troppo per alcuni, quando oramai aveva 60 si muoveva troppo poco, il suono, era volte, ‘troppo debole”, in sale da concerto come la Carnegie Hall, il suo stile troppo classico, demodé, pensato e magari, aveva perso l’anno prima di queste annotazioni pseudocritiche, il figlio maggiore.

Anche Pachman scrollava le spalle. Anzi, la sua arma fu l’ironia di fronte ad uno stuolo di critici inglesi che poco capiva e mal tollerava le sue eccentricità e il suo modo di suonare considerato, quantomeno, poco composto. Ucraino di nascita, aveva studiato con Josef Dachs (allievo di Karl Tausig) e con Anton Bruckner teoria musicale ma soprattutto con Vera Rubio.

Nelle recensioni dell’epoca si parla della “festosità dei suoi gesti“, James Huneker lo soprannominò “Il Grande Chopinzee” che non era altro che una ripresa di quanto il ”buon” Corno di Bassetto, alias George Bernard Shaw diceva trovandolo una ‘‘scimmia ammaestrata”. E lui, per tutta risposta si firmava De Pachmann, lo Scimmiotto, in italiano!. Ma indubbiamente uno dei primi grandi interpreti di Chopin anzi

il miglior interprete della musica di Chopin che ci sia mai stato quel meraviglioso scimmiotto e showman, von Pachmann. Robert Hichens

”un vero artista come mai ascoltati prima”. Nellie Melba.

È un vero genio nel suo campo, infatti, è considerato il più grande interprete di Chopin al mondo. Tuttavia, è molto eccentrico, nell’aspetto, nei gesti e in tutto il resto. Ogni volta che vuole attirare l’attenzione del pubblico su qualcosa di particolarmente ingegnoso che sta per fare, alza il dito, o forse dice qualcosa alle persone in prima fila, e poi, quando l’ha fatto, si gira e li guarda con un sorriso, o forse fa un piccolo inchino. Si dice che spesso in questi momenti si senta dire “Bravo, Pachmann!” All’inizio pensi che stia fingendo, e ti senti distintamente infastidito quando ti trovi intento a cogliere la sua prossima smorfia piuttosto che la musica, ma dopo un po’ prendi queste eccentricità come una cosa normale, e poi senti davvero qualcosa che vale la pena ascoltare. È un esecutore molto raffinato ma esclusivamente nello stile ultra-raffinato e delicato. Ha suonato dieci studi di Chopin, che penso di aver apprezzato tanto quanto qualsiasi altra cosa abbia sentito qui ma il pezzo migliore è stato la Berceuse…. L’ha suonata come bis alla fine del concerto, quando metà del pubblico si era affollata il più vicino possibile al palco, spingendosi qua e là, ma quando ha iniziato questa massa di umanità sembrava quasi smettere di respirare, e a malapena riprendeva fiato fino a che non ebbe finito. La sua è l’esecuzione più delicata che abbia mai sentito. Proprio alla fine ha suonato così piano che abbiamo dovuto sforzarci quasi ogni nervo per sentire, eppure il suo tono era così meraviglioso che non lo perdevi mai del tutto, anche se sembrava premere a malapena i tasti. The Observer

Ma qui a parlare non era un critico, bensì un semplice ascoltatore. Figuriamoci se ai compassati critici inglesi, poteva piacere un pianista che gesticolava e si muoveva molto e parlava col suo pubblico, si girava per sorridere alle persone in prima fila, si scusava se aveva alterato alcune note, magari scientemente o che, quando il pubblico lo osannava per avere un bis, mentre i notabili si allontanavano frettolosamente, abitudine mai scomparsa dalle sale musicali, con un largo sorriso diceva

Eseguirò allora una Sonata…ma dura 20 minuti”

De Pachmann per i critici era un ciarlatano, un imitatore e non contava che godesse della stima dell’oramai vecchio Liszt incontrato proprio a Londra. E più lo criticavano perché a detta loro, ”massacrava” Bach Mozart e Beethoven e più lui insisteva e continuava, imperterrito, a proporli. Non gli interessava che i cosiddetti critici gli rinfacciassero di suonare il repertorio classico con troppo pedale, con il rubato, in una parola, chopinizzando. In realtà, quello che ai loro orecchi assuefatti ad interpretazioni molto controllate e anche a volte un po’ fredde ed intellettualistiche, come quelle di un Charles Hallè, non piaceva era ascoltare questi brani disegnati musicalmente con ampi fraseggi, colori vividi e vivaci pieni di nuances , magari non rigorosi dal punto di vista ritmico. Ma sul ritmo non possiamo essere troppo puntigliosi dal momento che tutte le interpretazioni dell’epoca risentono di un certo gusto. Tuttavia, oggi si ritiene che queste critiche fossero assolutamente poco fondate e gli studiosi delle sue registrazioni al contrario, lo considerano capace di grande bilanciamento tra interpretazione personale e rispetto della tradizione. Esattamente come Madame Norman Neruda.

Le registrazioni :

https://www.youtube.com/watch?v=xREDG_KggLE

Noto e amato per Chopin, suonò anche Bach, Scarlatti BeethovenMendelssohnSchumann, Henselt, Rubinstein e tanto Liszt. Ovviamente. E anzi, una curiosità. De Pachmann fa parte della storia dei cartoni animati. Anzi, DEL cartone animato che tutti noi pianisti abbiamo non amato, ma venerato E che ancora oggi non smette di farci ridere.

Cat Concert di Tom e Jerry Del 1947!

Neil Strauss scrisse in “Tunes for Toons: A Cartoon Music Primer” che quando Tom suona la Seconda Rapsodia Ungherese, i suoi “movimenti delle dita e dei polsi sono modellati su quelli del defunto pianista Vladimir de Pachmann.” De Pachmann non l’ha mai suonata ma nondimeno questo rimane una importante testimonianza.

https://www.youtube.com/watch?v=QpEfHVFilRc&t=3s

Detestava però  Brahms e pare che, dopo un concerto, complimentandosi disse ad Ernő Dohnányi:

«Voi suonate Brahms magnificamente, ma egli non lo merita».

Eccentrico, libero ed impudente.

A Londra si parlò per molto di una sua risposta ad una signora a un ricevimento alla moda.  Era consuetudine rivolgersi a tutti gli stranieri mettendo grande enfasi su ogni parola per farsi capire. Una gran dama disse al pianista, lentamente e quasi sillabando le parole:

E cosa pensa il signor de Pachmann di Londra?’

La risposta, immediata ed estremamente rapida nel suo tipico modo di parlare l’inglese:

Zat iss not ze question, Madame. Vot does London sinkof de Pachmann? Zat iss ze question!”

Non è questa la domanda giusta, Signora…Ma… Cosa pensa Londra di de Pachmann? Questa è la domanda!

Certamente, la stima tra la Neruda e De Pachman fu reciproca e ben oltre il banale motivo di ordine economico e di richiamo di pubblico che i loro nomi, messi insieme, facevano. I loro programmi cameristici furono molto variegati: la sonata per pianoforte e violino in mi minore di Mozart, il Quartetto per pianoforte in sol minore, la Fantasia in do maggiore, D. 934 e il Quintetto “La Trota” di Schubert e la Sonata per pianoforte e violino in re minore di Schumann, le Sonate di Beethoven per violino.

Pachmann fu uno dei primi artisti a dichiararsi apertamente gay ed, obiettivamente non è improbabile che sul palcoscenico sia stato una sorta di combinazione tra Victor Borge e Liberace, ma, altrettanto obiettivamente, fu artista di grande fascino che ispirò anche il Bachmann di Vladimir Nabokov. Non diversamente, dopo la sua morte avvenuta a Roma nel 1933, le storie sul comportamento di De Pachmann, considerato oltraggioso, hanno oscurato la sua fama e la sua reputazione musicale e solo negli ultimi anni ha ricominciato ad essere considerato un grande artista piuttosto che il clown conosciuto come lo “Chopinzee.Wilma Néruda è stata una delle più grandi violiniste viventi della sua epoca. Adorata dal pubblico. Eppure, non avendo composto nulla al pari dei suoi colleghi uomini, pian piano fu messa in un canto, nel dimenticatoio, vecchia quando Kubelik Kreisler, Elman inaugurarono la stagione del virtuosismo che porterà ad Heifetz.

Per fortuna però, Sherlock Holmes, ha contribuito a tirarla fuori da quel cantuccio in cui è stata relegata.

honestatis fructus in conscientia quam in fama reponatur. Plinio il Giovane

Bibliografia:

Blickstein: The Chopin’s Phophet ..

Mazzotta Wilma Neruda la violinista che conobbe SHerlock Holmes

Mazzotta-Bruschi. Intermezzo Asolano.

La città natale di una artista

Dalle Note di Viaggio di Robert Watt

Vera Mazzotta

Personaggio curioso e versatile, Robert Watt: viaggiò in tutto il mondo, Australia, Arabia, Europa, America, Egitto, Russia, sempre alla ricerca di notizie con lo scopo di raccoglierne di più veritiere di prima mano. Personaggio curioso e versatile perchè oltre ad essere alla perenne ricerca di notizie, fu anche traduttore di Edgar Allan Poe e Mark Twain, scrittore di libri di viaggio, redattore di settimanali, direttore teatrale e direttore del Tivoli. Attraverso i suoi reportage, negli anni ’60 e ’70 dell’ottocento, sviluppò un vero e proprio nuovo genere fatto di narrazioni divertenti e facili da leggere basate sulla propria visione e su proprie riflessioni che contribuirono, nello stesso tempo, ad aprire gli occhi dei danesi sulle grandi trasformazioni politiche e sociali che seguirono l’industrialismo e l’espansione coloniale europea… un inviato speciale per il Dagbladet insomma che, con base a Parigi, inviava lettere di viaggio e feuilleton sempre straordinariamente attesi. Nel 1866 fondò il settimanale Figaro, che, nel 1868, cambiò nome in Dagens Nyheder dirigendolo fino al 1871, quando partì per un lungo viaggio di reportage negli Stati Uniti. Non poteva mancare una sua sosta Brunn, nell’ agosto del 1865, a 1 anno e mezzo circa dal matrimonio di Wilma con Ludwig Norman:

Fra quanti minuti è la sosta a Brunn? chiese un compagno di viaggio mentre passavamo in una bella campagna; alle spalle c’era la vecchia Praga,

Quanto tempo il treno si ferma lì prima di proseguire per Vienna, non saprei dirlo, ma io ci resto per più tempo!” sbadigliai.

Per più tempo?” esclamò il mio nuovo conoscente.

“Studiate forse la gestione delle fabbriche e avete quindi intenzione di esaminare le molte fabbriche di abbigliamento e pelle della città?

“No.”

Ma, allora, in Nome del Cielo, cosa avete da fare in questo buco noioso di città dove il ronzio delle ruote delle macchine è interrotto solo dagli ordini dei militari di guarnigione?

NO ! Cerco solo un po’ di riposo fisico e mentale nella buona città di Brunn, di godermi un po’ di quel bene che si incontra raramente sul proprio cammino quando si viaggia a vapore attraverso i paesi ossia ritrovarsi tra amici buoni e amabili : un’accogliente sala da pranzo in una famiglia felice è una parentesi piacevole dalle stanze d’albergo fredde o dalle piccole camere squallide di hotel”.

Sì, questo cambia la questione!” concluse l’uomo che aveva fatto varie congetture. Poco dopo ci salutammo, lui per cercare la sua casa nella città imperiale, io per trovarne una nella piccola ma fiorente città. Sapevo che avrei trovato una gentile accoglienza da parte di persone, la cui conoscenza avevo fatto nella mia patria, in quella terra lontana per loro dove le circostanze li avevano portati e li avevano fatti amare conquistando tutti coloro con cui erano entrati in contatto o che avevano avuto interesse per la loro arte.

Qui, in questa città del materialismo, erano nati questi figli dell’arte, tra il ronzio delle ruote e il brontolio delle macchine a vapore era venuta al mondo la vera Figlia dell’Arte, colei che abbiamo ammirato così spesso e che ha reso famoso il nome di Vilhelmine Neruda nel Nord.

Fin dalla culla ricevette la meravigliosa capacità di incantare con il suo gioco di corde e, a soli quattro anni, iniziò a stupire il mondo. Tra quinte dipinte o sul grandi palchi da concerto, l’avevo spesso sentita trascinare il pubblico con sé, mentre lei stessa stava festosamente adornata come una regina per i numerosi omaggi ricevuti.

Ora la vedevo nella sua confortevole stanza, insieme all’uomo, il cui nome d’arte ora era legato al suo, circondata dai suoi genitori, suo fratello e sua sorella che lei stessa aveva contribuito a portare davanti al pubblico e ancora altri parenti in cui doveva ardere una scintilla del genio che lei possedeva. Era a casa, l’abito splendente era sostituito da un vestito semplice ma le note erano le stesse quando tirava l’arco sulle corde. Suonava solo per noi. Si accontentava di un ringraziamento cordiale invece dell’applauso fragoroso a cui era abituata.

Quando Ludvig Normann si sedette al fortepiano e fece scorrere le dita sui tasti lei afferrò il violino e (suonando) parlò con lui: una ”conversazione” degna di due sposi così ben assortiti. Quando una così bella matinée musicale finì seguirono passeggiate nei dintorni.

Brunn è una grande città con una posizione molto bella, ci sono le montagne Spielberg, con la cittadella dello stesso nome dove un tempo c’era una delle prigioni di stato dove il poeta italiano Silvio Pellico fu imprigionato per otto anni, una prigionia che poi descrisse in modo così commovente… Ci sono molti giardini dove si serve birra a secchiate e il bello e grande parco Schlossgarten dove i diversi reggimenti di eccellenti corpi musicali divertono coloro che passeggiano. In Austria si sente davvero molta musica militare e ovunque è buona ma se ne fa anche molto uso.

A Brunn incontrai il compositore Jungt che era capo di uno dei corpi musicali dei reggimenti e con gente così brava e il servizio severo si può ben pensare che serva a qualcosa. Ma nonostante tutto questo, difficilmente qualcuno si fermerebbe a Brunn per molto tempo senza una ragione così speciale come quella che avevo io, ci sono tanti posti che si potrebbero preferire.

Per me il nome Neruda e il “bouquet di note” di cui cantano i poeti sono il più ricco ricordo dalla città delle fabbriche.

Quando un fan misterioso… raccontò di Wilma

DI Vera Mazzotta .

Orebladed marzo 1903

Wilhelmine Neruda, chiamiamola così, perché con questo nome è più conosciuta, è diventata famosa in tutto il mondo, andando da trionfo a trionfo. –

Come ho fatto a conoscerla? Te lo racconto.

A Stoccolma avevo conosciuto il compositore svedese Norman, buon amico di Kjerulf, con cui aveva studiato a Lipsia. E con lui, Norman appunto, si sposò in seguito, così venni a fare la sua conoscenza in modo del tutto naturale. Fu, se ben ricordo, nel 1862-63 quando visitò per la prima volta la nostra città e incantò il pubblico con il suo gioco.

Ha infatti non solo la tecnica più brillante, ma sa suonare con un sentimento che trascina tutti con sé. Puoi credere, fu un giorno indimenticabile, quello che passai allora insieme a lei e a Edvard Grieg in una villa di campagna di un riccone ad Asker. Lo stesso giorno suonò lei e sua sorella, Marie Neruda, che poi sposò il cantante svedese Arlberg, e suo fratello, Franz Neruda, nel vecchio Teatro di Christiania in Bankpladsen.

C’era entusiasmo e giubilo, – di questo possono raccontarvi i vecchi cristianiensi. Poi l’ho sentita a Parigi in uno dei famosi “conserts populaires” di Pasdeloup. Lì fu presentata da Tellefsen alla principessa Metternich, – era sotto il secondo impero, nel 1868, – e da questa introdotta alla principessa Matilde, sorella di Napoleone, che conoscete di nome, famosa per il suo gusto raffinato e perché riuniva tanto dell’élite intellettuale della città del mondo nei suoi saloni. Lì suonò tra l’altro una sonata di Grieg. Fece furore lì come ovunque. –

Se è vecchia ora? Non ditelo mai. Raramente si vede una figura più giovane e ha un viso che non è bello ma di alto grado spirituale. È come una statua da guardare quando suona. Nessuna affettazione, del tutto naturale eppure con un calore nel portamento che trascina tutti con sé.

Sì, potete dire tranquillamente che supera tutte le aspettative. –

I l vecchio signore appassionato di musica, che tiene un fine arco da violino, si era scaldato parlando, mentre richiamava alla memoria tutti questi ricordi del suo convivio con la famosa violinista, Lady Hallé che è arrivata qui ieri sera insieme all’ottimo pianista Borwich per dare un concerto nella nostra città.

Di nazionalità Lady Hallé è ceca, dotata di un marcato talento linguistico, tanto che parla anche il norvegese, cosmopolita per la sua cultura e straordinariamente intelligente. Oltre che qui e a Parigi l’ho sentita a Londra, dove tra l’altro insieme al famoso violoncellista Piatti diede i celebri concerti del lunedì.

Come esempio dell’entusiasmo con cui fu accolta basta raccontare che il duca di Edimburgo insieme ad alcuni ricchi le donò un castello sul Lago di Garda oltre a una notevole somma di denaro. In questo luogo perì il suo figlio maggiore del primo matrimonio, un giovane pittore, cadendo dalle montagne. Fu un paio di anni fa, e da allora non ci ha mai messo piede. È stata sposata due volte. Prima con Norman come detto e poi con il famoso pianista inglese Hallé che fu reso nobile e che era un uomo molto ricco. Morì improvvisamente nel 1895 per un ictus senza lasciare alcun testamento (Cosa non vera perchè esiste il Testamento di Hallè che lascia l’intera sostanza ai suoi numerosi figli n.d.a) e così Neruda decise di riprendere il tour perché è una donna coraggiosa che vuole stare sulle proprie gambe. È vero, oltre al castello menzionato ricevette anche dal duca di Edimburgo uno Stradivari uno strumento di prima classe che costava 30.000 corone; sa tirare fuori suoni da questo meraviglioso violino come nessun altro.

Sì, puoi tranquillamente concludere: supera tutte le aspettative, e con questo è tutto detto.

Il vecchio signore sbatté il tabacco dalla sua piccola pipa inglese non volevamo più occupare il suo tempo, e ce ne andammo.

E se quel vecchio amateur, con l’arco in mano, la pipa ed il tabacco fosse stato Sherlock Holmes? Noi ne siamo convinti considerato che Wilma Néruda è la violinista che conobbe Sherlock Holmes

Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

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