La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.
Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.
Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.
Il teatro allora era gestito da EdvardStjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.
I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani.Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.
(Goteborgposten 1861-12-30).
La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”
La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.
Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman,già Maestro di Cappella.
Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.
In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.
Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp
Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….
La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.
Durante il viaggio verso l’ Australia del 1891 Wilma stupì passeggeri e quanti l’accompagnavano vestendo il cappello bianco degli Universitari di Uppsala…
così scrissero a febbraio i giornali australiani riportandone la storia:
Trent’anni fa la famoso violinista stava suonando con la sorella Maria e il fratello Franz alla città universitaria di Uppsalae il suo stile entusiasmò così tanto un giovane studente presente che si tolse il cappello bianco tanto amato dagli studenti e, riempiendolo di rose, lo presentò a Wilma Neruda come omaggio al potere della sua arte. Quando Wilma, oramai Lady Hallè, tornò di nuovo a Uppsala nella sua ultima visita in Svezia e Norvegia, incontrò lo stesso studente, ora noto professore, gli disse quanto ancora apprezzasse ancora il cappello bianco da studente che ancora oggi, a volte, indossa tanto da essere, durante i suoi viaggi da e per Australia, fonte feconda di commenti e di sorpresa per i suoi compagni di viaggio.
Wilma ed i suoi fratelli suonarono ad Uppsala nel 1862 e 1863 per la prima volta per la Orfei I Drängar, la Società dei Cantori di Uppsala, fondata dal tenore Jonas Widén nel 1853.
Illustreret Tidende è stata la prima e prestigiosa rivista illustrata danese pubblicata settimanalmente dal 1859 al 1924 nata con lo scopo di informare i lettori sugli eventi e le personalità del tempo, sia in patria che all’estero, attraverso articoli, racconti, viaggi e immagini. L’articolo parla della famiglia Neruda e di Wilma come sua esponente fondamentale e risale ai primi concerti che i fratelli diedero in autonomia, senza genitori, quei concerti che consentirono loro di guadagnare finalmente così tanto e con regolarità da acquistare la tanto sognata casa a Brunn a cui poter tornare. maggio 1862
I FRATELLI NERUDA
Questo nome, che ora è sulle labbra di tutti, era quasi del tutto sconosciuto qui, a Copenaghen, quattro mesi fa, anzi anche poche settimane fa. Alcuni avevano forse letto, di tanto in tanto, in riviste e giornali stranieri, una specie di competizione tra i fratelli Neruda e le italiane Milanollo, o avevano letto che la critica era in dubbio su quale delle due parti dovesse essere attribuita più gloria, ma la maggior parte dei lettori sentì nominare il nome per la prima volta quando arrivarono qui le notizie dello stupore di Stoccolma e dei continui loro concerti trionfali, o quelle riguardanti gli onori loro concessi in modi diversi, fino alla più alta processione principesca con le torce per loro sotto il pattinaggio sul Mälaren. Il motivo per cui non avevamo sentito nulla o solo così poco di loro, è che, semplicemente non sapevano nulla di loro.
Se fossero stati sia compositori che esecutori forse avremmo probabilmente prestato più attenzione al nome. Questo nome tuttavia, non è privo di storia nei libri di musica. Nel secondo e terzo quarto del secolo scorso, erano molto famosi due fratelli boemi, Johan Chrysostomus e Johan Georg Neruda, entrambi violinisti riconosciuti. Avevano ricevuto la loro educazione musicale a Praga e trovato un impiego lì; uno in seguito si fece notare per il suo fervore religioso e divenne un monaco a Praga l’altro fece diversi viaggi artistici, fu chiamato per un po’ a Dresda, divenne un compositore prolifico ed ebbe due figli ugualmente noti come violinisti onorati. In che misura i vecchi Neruda riguardano i nostri Neruda in altro se non nel nome, è una domanda che potrebbe rimanere priva di risposta, tuttavia, la possibilità della parentela è molto grande e la probabilità non piccola. Parenti in senso più ampio lo sono in quanto aventi stessa nazionalità: quelli erano Boemi, questi Moravi, Boemia e Moravia sono due paesi vicini la cui popolazione slava si distingue particolarmente per i ricchi doni, per la musica e la lingua. In verità: se i singoli individui in questa occasione, potessero essere considerati rappresentanti della specie, dovremmo ammettere che Apollo e Pallade Atena hanno versato una grazia eccellente a questi popoli con noi nordici, poco imparentati.
Il padre delle nostre sorelle è musicista a Brno, capitale del laborioso e popoloso margraviato di Moravia. Di lui, così come del resto della famiglia, possiamo qui solo fare un accenno, e per mancanza di spazio, limitarci al membro più eminente della famiglia, la signorina Vilhelmine, così come possiamo fornire solo l’immagine di lei, anche se ci soffermeremmo volentieri anche sui suoi dotati fratelli. Vilhelmine Neruda è quindi nata a Brno, già famosa come città natale del violinista Ernst. A soli quattro anni giocava già allegramente con le corde ma presto scherzò con serietà, così tanto seriamente che potè apparire in pubblico o almeno in grandi riunioni sociali nella sua città natale, a soli cinque anni.
(…)
Dopo aver ricevuto un paio d’anni di istruzione a Vienna dal professor Jansa, W. si esibì in pubblico che aveva 7 anni, certamente quindi molto presto ma non troppo prestoper il pubblico esperto ed esigente della città imperiale. Da quel momento in poi, la sua biografia racconta solo di continui viaggi d’arte e di trionfi crescenti.
Prima lasciò Vienna per andare a Dresda e Berlino, poi visitò la Francia e l’Inghilterra appena compiuti sette anni e, da allora, ha sempre viaggiato da un posto all’altro, ogni inverno, in compagnia di suo padre e di sua sorella maggiore Amalie, un’eccellente pianista, e dal 1855, quando questa sposò il concertista Wickenhauser a Brno, insieme ai suoi fratelli più giovani Maria e Frantz. Questi due sono oggi noti a Copenaghen: per lo splendore della loro sorella la loro luce si affievolisce un po’ ma ingiustamente perché sono artisti molto bravi ognuno sul proprio strumento, e non prova l’ensemble perfetto tra tutti e tre che anche questi possono raggiungere la sua comprensione?
Il loro attuale viaggio è il primo in cui il padre non è con loro; forse sarà anche l’ultimo, almeno per quanto riguarda le signore. Sì, i nostri lettori si lamenteranno con noi di un tale piano ma certamente il pubblico non augurerà ai loro artisti preferiti un altro futuro diverso da quello che essi stessi desiderano.
Ma rimaniamo ancora sul viaggio.
Nel 1851 ( I NERUDA) giunsero per la prima volta in Russia, suonarono nelle grandi città dell’impero con sempre maggiore approvazione e ricordano ancora con piacere quanto quanto valore lo stesso zar Nicola I attribuiva alle loro prestazioni. I russi sono in generale appassionati e intelligenti amanti della musica, e i fratelli Neruda li hanno sempre visitati, un inverno dopo l’altro. Probabilmente, questo soggiorno frequente nel paese chiuso degli zar ha contribuito in parte a far sì che la loro fama sia stata meno riconosciuta altrove, sebbene siano stati anche in giro per il resto d’Europa, in Austria e Prussia, in tutta la Germania, in Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra.
Il mondo più raffinato, le corti e i ricchi hanno gareggiato per mostrare ammirazione e farli suonare per loro, gli esperti sono stati entusiasti e stupiti, il pubblico è stato ovunque rapito e colpito da questa ricca rivelazione di un’arte nobile e bella.
La signorina Vilhelmine Neruda è una grande, vera artista, lontanissima da ogni adulazione fatta attraverso un virtuosismo puramente accattivante. La sua tecnica è così perfetta che solo gli esperti possono valutare questo aspetto della maestria ma anche la grande massa ogni tanto riesce ad avvertite le difficoltà che vince, come se fossero un nulla e ad intuire come il talento giochi alle prese con ciò che è materiale mentre l’ideale salta fuori, come l’anima dal corpo. Così deve essere: nel più alto godimento d’arte si deve dimenticare il particolare sull’universale. Il tono puro, morbido, l’arco più elegante, senza sbavature, sono, insieme alla sicurezza e alla destrezza delle dita, i mezzi necessari ma chi vorrebbe soffermarsi su questo quando non possono riempire il tutto, non determinare il contenuto essenziale del risultato che producono? A questo serve non solo l’esecuzione educata e talentuosa, ma prima di tutto la comprensione, ed è qui che la signorina Vilhelmine Neruda rivela il suo pieno genio.
La sua arte è così profonda e intima, rivela tanti stati d’animo e tanti sentimenti forti, e, ciò che conta di più, tanta vera verità, che si avverte la ricca dotazione della natura permeata e raffinata, consacrata e idealizzata dal genio alto dell’arte.
Come ogni opera umana anche la sua arte ha i suoi limiti: ci sono cose che la giovane donna difficilmente può capire e suonare come un uomo; il sentimento si forma e si manifesta in modo diverso, le tempeste delle passioni non le rende così selvagge come per esempio Ole Bull riesce a farlo; quando si abbandona al pianissimo è più come in un sogno insoddisfatto che con paura lamentosa, con terrore e sospiri misteriosi. E quando si dice che suona il concerto di Vieuxtemps (Adagio e Rondo) meglio del maestro stesso, bisogna capirlo cum grano salis; perché ci sono cose in cui riesce meglio ma poi ce ne sono altre in cui lui forse raggiungeva la piena resa della sua composizione.
È come se il suo sesso colorasse in modo particolare il suo modo di suonare il cui segno è l’intimità e il calore dolce dell’anima, la sua ricchezza di stati d’animo e le loro sfumature fini, la sua profondità nel sentimento, ma tutto sempre puntando verso l’alto, sempre spiegando e raffinando, elevandosi verso il qualcosa di più puro e migliore.
Ascoltala suonare quel concerto di Vieuxtemps, è come una passeggiata nella natura quando è più bella: cammini nel bosco fresco sotto le foglie fitte, senti il canto degli uccelli nel cespuglio, segui la strada che si snoda morbida e pittoresca, ascolti il fruscio dolce del ruscello, poi il tetto si alza, il fogliame diventa sempre più grande, ora esci sulla riva, dove lunghe onde battono colpi tranquilli contro la costa, dove tutto è luminoso e aperto, tutto guarda, libero e felice, verso il cielo terso. O vai con loro al divertimento e alla danza nel villaggio contadino della Moravia: allegro e con passi fermi scendi dal pendio della montagna nella valle, e presto inizia il trambusto e il rumore della vita popolare: molti sono riuniti oggi, e sarà una festa allegra, le coppie danzano avanti e indietro, ondulano tra loro, lì vedi alcuni che sono quasi comici e fanno i salti più buffi, qui vedi una coppia di innamorati che invece sussurrano e sognano è tutto umorismo. Ascolta poi il meraviglioso rondò: una ragazza vivace anzi, una bambina, che può mettere allegria in casa e metterla sottosopra, un uccello felice che cinguetta e trilla, parla a vanvera, ride e fa chiasso ed è così affascinante che quasi si dimentica che è un po’ civetta se non fosse per la grazia naturale che dimentica di non portare più le gonne corte.
E poi il grande concerto di Mendelssohn! questo potente, commovente quadro di una vita intera con le sue ore buone e cattive, con il momento solenne della devozione e con le seduzioni della passione – sì c’è motivo abbastanza per gioire e piangere.
Ma risparmia le tue lacrime, fino a quando arrivi a “Träumerei”: non hai mai sentito parlare del soldato russo, un semplice contadino grigio in servizio con il moschetto sulla schiena? ora stava in parata davanti allo zar, laggiù nella sala del trono e non aveva niente da fare, se non essere guardia, non doveva assolutamente sentire e gli si addiceva malissimo avere le lacrime negli occhi, ma non poteva farne a meno, piangeva: sognava con loro, questi tre fratelli che suonavano per lui così bello di alcune cose vecchie e care, di alcune fiabe dimenticate che anche lui aveva sognato, anche se non poteva raccontarle così bene. Sì, se lo avessi qui, credo che brinderei con lui, e avrei sicuramente gettato il mio guanto in faccia a quell’ufficiale con lo stivale che forse avrebbe voluto punirlo perché aveva pianto.
(…) sono queste vittorie che testimoniano la vera natura dell’arte. Sì, ascolta il loro gioco, ascolta il suo violino, e se non sei sordo sia nelle orecchie che nel cuore, vedrai molte cose belle, molte storie, molte favole, saltare fuori dalle corde. Forse penserai di trovare qualcosa di diverso da quello che ho sentito e visto io, o potrai scegliere espressioni migliori per questo, perché la musica interpreta il sentimento così grande, così ampio e così fluido, che la parola riflessiva con la sua logica determinatezza e precisione acuta può colpire in modi molto diversi;il linguaggio dei toni non può essere tradotto nella lingua del discorso, e mai si troveranno ventiquattro interpreti che scrivano una Settanta su di esso, tuttavia il sentimento può essere in fondo lo stesso, e il godimento ugualmente grande.
Resta solo da fare un paio di “osservazioni personali”.
Ha occupato molto il pubblico più rispettabile, quanti anni possa avere la signorina Wilhelmine Neruda. Si è creduto che una tale artista debba necessariamente essere vecchia: vive così spesso una vita potenziata, consuma così spesso molto più vigore vitale in un’ora che altri in giorni e settimane, che invecchia rapidamente e i molti anni non mancano di lasciare tracce sia sul corpo che sull’anima.
Perciò è del tutto naturale che la signorina Wilhelmine scherzi sulla sua età, e che le indicazioni varino da 21 a persino 36 anni; all’ultima indicazione seguì un tale lampo di riso nei suoi occhi che si sarebbe creduto fosse piuttosto un occhio di ragazza di diciotto anni mentre in altre occasioni, il suo sguardo riflette una profondità, una ricchezza spirituale, come se fossero raccolti lì molti decenni.
Del resto ricordiamo che un’artista ha sempre l’età che sa darsi con la sua apparizione pubblica, e quindi, dobbiamo quindi rimandare i curiosi a Teatro. Se qualcuno vuole trovare lì una informazione infallibile, lo lasciamo a sè stesso;
la maggior parte del pubblico riceve da lì una tripla impressione: prima non le sembra molto bella, poi trova il viso molto interessante, e infine si lascia catturare dall’occhio animato, dal suo ricco mondo sotto il gioco dei toni, così che la trova deliziosa e resta fermo su questo. Ma noi osiamo confidare ai nostri lettori che non è nata prima del 21 marzo 1838 mentre la sorella è nata il 26 dello stesso mese un paio d’anni dopo, e hanno quindi, entrambe festeggiato il compleanno qui in mezzo a noi.
L’altra osservazione riguarda la pronuncia del nome, con cui noi nordici possiamo facilmente confonderci. L’accento deve cadere sulla prima sillaba, sull’e’, non sull’u’. Tuttavia hanno sentito così spesso pronunciare male il nome, che potrebbero anche sbagliarsi loro stessi; fortunatamente la questione è molto irrilevante.
| Neruda Rimangono qui in città fino a quella benedetta antichità che si chiama “settimana santa” Poi faranno un piccolo giro in Svezia, e se da lì tornano qui è incerto. Più tardi andranno a Christiania e finiranno il viaggio tornando a casa a Brno passando per Stoccolma, dove però forse non si esibiranno pubblicamente.
Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.
Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.
Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.
I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire
‘‘Non possiamo aggiungere altro”
I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.
Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.
Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.
La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.
Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.
J. Kenig
Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda
Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema
Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè
La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.
E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.
Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.
Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.