Si dice che il Maestro Vieuxtemps sia stato il tuo insegnante, così dicono ma no, non è vero!
solo da ammiratore ha osato avvicinarsi a te.
Perché non canti come cantano le persone comuni,
tu hai fissato un obiettivo più alto,
una lotta,
una vittoria,
un combattimento,
un brillante torneo
è il tuo suonare.
Tu esprimi la gioia di un ruscello di montagna che scorre sulle rocce nei primi giorni di primavera,
mentre tutte le altre persone puoi sentirli nel lamento.
Perché solo in quest’arte l’uomo è riuscito ad intrecciare tristi ghirlande.
Ah, la gioia, la celestiale purezza.
Lundquist
È così che Vilhelmina Neruda è stata accolta quasi trent’anni fa da uno dei famosi poeti svedesi, che con le antenne del genio ha indubbiamente individuato dove fosse la scintilla.
E che la scintilla del genio, nella misura più ricca, si trovasse in Vilhelmina Neruda, lo testimonia la vita intera di una artista, nobilitata dalla più alta e pura concezione dell’esecuzione artistica, perfetta senza un solo errore di quelli che fanno coloro che cadono vittime delle richieste del pubblico, che cedono al potere del rito civettuolo o al calore del facilmente comprensibile, del banale. Una donna combattente che ora racchiude in sé la calma della maturità senza aver perso il fuoco e la vivacità della giovinezza; un futuro nel quale la scuola e la tecnica sono state superate da così tanto tempo e così pienamente padroneggiate che non ci si pensa più.
Non è più una questione di come suona anche che… suona! Dopo un intervallo di cinque anni, ha recentemente visitato di nuovo Stoccolma. Non sempre ha avuto motivo di essere così soddisfatta della sua seconda patria come questa volta. Deve considerare quanta poca formazione musicale abbia il nostro pubblico di norma sempre riconosciuto e deve rendersi conto che l’afflusso e l’approvazione sono stati sorprendenti anche in altri momenti. Le statistiche non possono certo fornire alcuna informazione sul livello di conoscenza musicale del pubblico ma uno sguardo a ciò che attira le persone viene rivelato e, di solito, è poter affermare di aver ascoltato un nome famoso, una bella attrice, o di aver sentito qualcuno che importa (e pubblicizza) la loro reputazione da un posto straniero, questo è ciò che sembra attraente.
Altri ambiti artistici non sono come la musica forse proprio perché quest’arte è la più popolare. Per esempio, in termini di arti visive, comprendiamo tutti che la conoscenza e lo studio sono necessari per renderci abili nel giudicare… ma non facciamo le stesse richieste a noi stessi nei confronti della musica. Ci fidiamo del nostro orecchio naturale che è troppo ricettivo al suono ma ci conduce a così poco quando si tratta delle aree superiori di quest’arte particolare. E a queste aree superiori appartiene la musica strumentale il cui primo organo è il violino.
Il repertorio di Vilhelmina Neruda corrisponde alla sua esecuzione. Versatile ed elegante, accoglie esclusivamente composizioni di pregio, sia nello stile classico che in quello moderno. E questo è abbastanza significativo! Perché non è solo una questione di gusti; è una vera condizione sine qua non per renderla artista. Già in tenera età, Vilhelmina Neruda iniziò a tenere concerti in Austria, Russia e sotto la direzione di suo padre e insieme a una sorella maggiore, pianista. A Stoccolma, ha suonato per la prima volta con i suoi due fratelli più piccoli, Maria e Franz il 13 novembre 1861. Poiché la loro prima rappresentazione non era preceduta da alcuna notorietà (non era ancora cominciata l’era della pubblicità), la sorpresa fu tanto maggiore e fin dal primo momento i fratelli divennero noti come artisti di prim’ordine. Dopo che Vilhelmina Neruda sposò Ludvig Norman nel 1864, per alcuni anni si esibì nella vita musicale accademica ma la sua capacità e genio artistico sarebbe sepolto nella nostra compiacenza e freddezza nordica. Trascorreva abitualmente le estati con i figli nella casa paterna di Brünn, casa che lei stessa aveva allestito per i suoi genitori con tenerezza infantile e dove lei stessa bambina felice, nella cerchia dei fratelli riuniti traeva forza e resilienza per soddisfare le richieste: e nel frattempo tutta l’Europa scommetteva sul suo talento.
Ora che vive a Londra da diversi anni, ha recentemente esteso i suoi concerti anche in Australia. Il suo nome attuale è Lady Hallé, poiché da qualche anno ha contratto matrimonio con Sir Charles Hallé, pianista di grande fama ma qui ha preferito esibirsi sotto il nome di Vilhelmina Norman-Neruda, da noi tanto conosciuta e apprezzata. Spesso vengono fatti paragoni tra lei e Joachim, Wieniawski e altri eroi del violino. Dicono che Jenny Lind-Goldschmidt avrebbe detto di Joachim che suona “come Adamo in paradiso prima della caduta”. Vilhelmina Norman potrebbe quindi essere paragonata a Eva, quando lei, piena di nostalgia e ricordi del paradiso perduto, guarda indietro con desiderio di salvezza. È ricordo o premonizione, questo riverbero dai mondi superiori, che solleva i nostri sensi e ci riempie di devozione, quando la ascoltiamo suonare?
Voglio dirti cosa significano gli dei del fato senza ornamenti: c’è solo un modo, solo uno. E così ti mostrerò. I giorni trascorsi a sognare, le notti a sforzarsi di svegliarsi Questo è il modo di vivere dell’artista, il nutrimento nel lungo viaggio. Quindi continua a suonare e cantare. Un dio ti ha dato il dono di raccontare le tue sofferenze. E mentre ti alzi su ali melodiose, gli dei stessi ti invidieranno.
Come era giusto e doveroso, la direzione del Gewandhaus ha tenuto conto anche del 90° compleanno di Sua Maestà il Kaiser Guglielmo rendendo il 20° concerto programmato quasi un preludio all’importante giornata del Festival mettendo, in cima al programma, il noto Macte Imperator di Franz Lachner e la Kaisermarsch di Rich Wagner (…)
La prima parte del concerto è stata assegnata al “Gesangscene” di Spohr, alla Romanza in Sol maggiore di Beethoven e al Preludio in Sol maggiore di Bach: con la sua esecuzione la signora Norman-Neruda, a lungo assente da Lipsia, si è nuovamente affermata come violinista di grande importanza. Si è presentata davanti a noi nella sua abilità artistica come vent’anni fa per quanto riguarda il suo virtuosismo nobile e capace di destare meraviglia; per quanto riguarda la sua concezione musicale, il gusto raffinato, continua ad occupare un livello così alto che ogni violinista- donna dovrebbe fare scuola da lei per molto tempo ed imparare molte cose necessarie. La nobile grazia, il nobile spirito nel suo suonare entusiasmarono straordinariamente gli ascoltatori e persino il supremo dei violinisti ora viventi (Joachim) è stato più volte evocato (con il suo modo di suonare).
A Pasqua del 1886 il trio formato da Marie, Franz e Wilma Néruda tornarono a Stoccolma per una serie di concerti. Erano molto attesi dal momento che non si esibivano nella città dal 1861 e per quell’evento tutti i giornali cominciarono a pubblicare o ripubblicare le vecchie recensioni che avevano accompagnato i fratelli, non ultimi, anche diversi aneddoti.
Si racconta che un loro connazionale di Brunn partì dalla sua città per andare ad ascoltare, a Stoccolma, i tre fratelli di cui tutti parlavano. Aveva solo un paio di giorni a disposizione per trovare i biglietti ed assistere al concerto. Prese una camera in un albergo vicino al teatro dove, fin dal suo arrivo, fu accolto da qualcuno che nella camera accanto alla sua si esercitava facendo scale e scale. Passò due giorni nella vana ricerca di un biglietto e alla fine, triste e scoraggiato si decise a ripartire.
Il Maitre dell’Hotel gli chiese se il suo soggiorno fosse stato tranquillo e l’uomo triste disse:
-Avevo solo due giorni per ascoltare i Fratelli Neruda, invece vado via senza averne ascoltato neanche una nota! In compenso, sono stato tormentato ogni sera da qualcuno che nella stanza accanto alla mia ha suonato il violino, ebbene, anche in modo alquanto pietoso. Si può sapere chi era?
Il 12 novembre si avvicina e anche noi siamo pronti a raccontarvi la storia di una famiglia, quella della violinista vittoriana Wilma Norman Néruda, Lady Hallè, amatissima fin da bambina dai sovrani di tutta europa, da Napoleone allo zar Nicola, dalla Principessa Sissi all’Arciduchessa Sofia fino alla sua amicizia con la Principessa e poi Regina Alexandra. Una piccola storia incastonata nella Storia che incrocia quella di Asolo, paradiso degli Inglesi. È qui che aveva stabilito la sua residenza suo figlio Ludvig Norman Néruda, appassionato di montagna e alpinismo ed è qui che Wilma lo aveva seguito nelle pause dei suoi concerti. Ad Asolo si consuma la fine di una amicizia di una vita che da sempre aveva legato i Néruda ai Browning e la fine di un matrimonio.
Una storia narrata a due voci tra musica, misteri e montagna che, tuttavia, ruota intorno ad un filo rosso a due cime : Ginevra Biagiotti e l’attuale sede municipale di Asolo.
Vi invitiamo ad Asolo e…se non potrete esserci a seguire i resoconti che ci saranno
Chi era veramente la violinista Wilma Norman Neruda? Quale fu il suo ruolo nel mondo musicale? E Ludwig Norman Neruda? Come finirono ad Asolo? Siamo pronti per raccontarvi uno spaccato di storia anche asolana che vedrà protagonisti anche poeti del calibro di Robert Browing e suo figlio Pen, le poetesse note come Michael Field,Freya Stark, ma anche pittori come Leighton,Lehman, personalita come Gurekian ed Eleonora Duse e tanti,tanti altri…
12 novembre Teatro Duse di Asolo dalle 9.30 per finire alle 18.15 con una nuova versione della lettura recitata in costume
Il nostro Nazareno de L’Isola che non c’è di Venezia che ci ha stampato volantini e programmi
In piena ricerca di notizie per la preparazione del Convegno Autunnale di Uno Studio in Holmes che si terrà in novembre ad Asolo, decido di consultare anche il Piccolo di Trieste.
Wilma Néruda suonò certamente a Trieste tra il 1885 e il 1891 sebbene non ve ne siano notizie certissime se non in articoli di giornali e lettere che indicano la volontà di includere la città in un tour con Adelina Patti. L’articolo che segue, impensabile oggi, nell’era dell’eufemismo, del body shaming e del ‘politicamente corretto, ci fornisce un ritratto della donna…non troppo lusinghiero a dire il vero, e anzi, a tratti offensivo nella volontà di contrapposizione tra esteriorità ed interiorità
Nerudagasse
I giornali hanno narrato le manifestazioni panslaviste avvenute a Praga per battezzar così una via, e intanto chi ha udito la Néruda, la celebre violinista, non può a meno di ricordar la sua bizzarra, originalissima figura. Non bella, neanche un’ombra; bassa, tarchiata, con delle grosse braccia brune, con viso bruno e grasso di mercantessa sotto i capelli brizzolati, faceva sorridere, qualche anno fa, vederla avanzarsi sul palcoscenico in gran toilette da concerto, con un abito di raso bianco con le maniche corte a sboffi, da cui uscivano le sue braccia da cuoca, col busto largo e corto stretto nella corazza di seta.
Ma bastava che ella prendesse in mano l’archetto, e la voglia di sorridere vi passava subito; in fondo il suo aspetto restava comico, era sempre un pochino ridicolo il vedere quella grassa signora scalmanarsi ed agitarsi per tutti i versi; con il suo violino in mano, ma chi vi badava più? Ella suonava con una bravura meravigliosa, superando le difficoltà tecniche con una sicurezza perfetta; ma quel che v’era di straordinario, in lei, era il fuoco, l’estro, lo slancio indescrivibile delle sue esecuzioni, il colorito ricco, abbagliante, e pur vellutato con cui ella animava le linee della melodia; ogni pezzo, sotto il suo archetto, assumeva improvvisamente un carattere nuovo, inatteso, di una singolarità indicibile; vi vibrava l’energia di un temperamento d’artista appassionato e violento, selvaggiamente impetuoso, selvaggio e zingaresco, e appunto perciò, irresistibile. Nessun pubblico vi resisteva, nessuno fra i grandi violinisti, da Thomson a Joachim, da Sarasate alla Tua può dir di aver destato entusiasmi più ardenti di quelli suscitati da questa grossa signora con l’aspetto di vecchia massaia.
E’ stata una grande artista, quella grossa signora, ed è perciò che si può parlare qui di lei, anche se il suo nome serve ora di pretesto per le dimostrazioni panslaviste.