In memoriam

Wilma Neruda e Sherlock Holmes A Tivoli

Sabato 4 maggio presso l’Auditorium Orazio di Tivoli Terme è andato in scena: Wilma Néruda e Sherlock Holmes a Tivoli, il testo che adatta in modo teatrale i libri Intermezzo Asolano, Wilma e Ludwig N. Neruda ad Asolo di V. Mazzotta e con il saggio di Alvise Bruschi, e All’Ombra di Sherlock Holmes. Le avventure di Mary Morstan Watson di Solito-Guerra-Castellini- Guerra. Certamente, con il senno di poi, non ci saremmo imbarcati in questa avventura di partecipare al Bando per il 3239 Natale di Tivoli se non fosse stato per il fatto che il 20 gennaio, in occasione della presentazione dei due libri a Tivoli, tra il pubblico c’era, immancabile, Patrizia Parravani Timperi, mamma di Francesca Timperi, collega, amica e grande flautista. Patrizia con il suo sorriso, sempre entusiasta, ci ha spinto a ”rappresentare” lo spettacolo in forma più lunga e, per gioco, le avevo detto che avrei fatto partecipare anche Francesca. E poi, a marzo, la notizia che Patrizia, non c’era più. Così, all’improvviso, come fu per mia madre tanti anni fa e come è stato di papà a dicembre. E allora, quella promessa è diventata un debito.

Non è importato che la data non fosse quella richiesta, che le Scuderie non fossero disponibili, che si sarebbe dovuto noleggiare un pianoforte, le prove, gli abiti, l’Auditorium con la sua acustica…ridondante… nè la fatica, le prove, le chiavi, il mettere d’accoro tutti. Lo spettacolo è stato dedicato alla memoria di Patrizia Parravani e di papà, Giuseppe Mazzotta. Io Sono stata onorata di poterlo fare e di poter suonare con Francesca che non solo ha prestato la sua arte e la sua musica ma si è anche prestata ad interpretare Ginevra Biagiotti, la donna causa di tutti i problemi di Pen Browning ma anche di Ludwig Norman Neruda ad Asolo.

https://www.youtube.com/watch?v=QJ2dtcVfVQs

Ma se si usa uno spazio comunale che è anche lo spazio di una scuola, altrettanto naturale ci è sembrato far partecipare i ragazzi dell’IC Tivoli Cinque- Tivoli Terme in particolare le classi di flauto Traverso e di chitarra dei colleghi Francesca Timperi e Francesco Cipriani.

Il gruppo di chitarra ha aperto lo spettacolo mentre i flautisti hanno fatto collante tra la prima e la seconda parte, quella che ha portato in scena, per la prima volta, gli antenati del Dottor Watson e di SHerlock Holmes, WAtsonius e Holmesius, creati dalla penna di Roberto Vianello, presente in sala. Sono stati momenti di magia pura, come sempre quando sono i ragazzi a suonare, attenti, precisi, emozionati ed emozionanti e soprattutto sono stati ragazzi capaci di assistere divertiti al resto dello spettacolo e di partecipare con entusiasmo alle piccole domande-quiz che avevamo preparato per loro e alla pesca del libro

Si, perchè stavolta non siamo stati ”soli”, ma l’Associazione Momenti Musicali è stata affiancata dal Comitato di Quartiere di Villa Adriana, presieduto da Nello Paolacci che nei prossimi giorni riaprirà il Parco Panattoni situato davanti alla chiesa di Villa Adriana. Grazie all’impegno di pochi che speriamo diventino presto ”molti’, anche economico, è stata collocata una casetta che diventerò perno di diverse attività, non ultima la biblioteca e, successivamente anche il book crossing, oltre ad attività per ragazzi e per stranieri. Documentazione di chiusura cantiere permettendo, è in fase organizzativa la festa per la riapertura del parco dopo il restyling. Per pubblicizzare e far conoscere queste attività, a latere dello spettacolo è stata fatta la pesca del libro che, credo, sia stata un successo dal momento che tutti hanno portato via un libro incartato, senza sapere cosa sarebbe loro capitato.

Grazie è l’unica parola che, a chiusura di questo resoconto, mi viene da dire, certamente al Comune che ha dato il Patrocinio, alla Dirigente della scuola, ma soprattutto a quanti hanno partecipato per la riuscita di tutto: i ragazzi in primis ed i loro genitori, Pierluigi D’Amato insostituibile nella sua veste di fonico, Francesca Timperi ovviamente e la sua classe di Flauto, Francesco Cipriani e la sua classe di chitarra, Michele Bartolucci, il violinista-Paganini che ogni volta viene da Urbino, Fabio Di Marco per lo splendido strumento e Paolo, il trasportatore che lo ha portato; Roberto Vianello per il suo Holmesius e Marco Grassi, architetto anche lui e autore della copertina di Intermezzo Asolano che è diventata anche la locandina di questo evento, Luca Buoncristiani il nostro Sherlock Holmes che studia medicina, Stefano Guerra il Dottor Watson che si è sobbarcato con me parte delle spese e della fatica e ovviamente tutti gli amici presenti che hanno dedicato parte del loro sabato pomeriggio per esserci.

Sembra scontato, eppure, di questi tempi, non lo è, ed invece si dimentica che è il pubblico il motore di ogni performance, è quello che partecipa con chi suona o recita, che ride, sorride, si commuove, è quello che si congratula, ed esce contento.

E’ quello curioso che certamente va a ricercarsi dopo quanto non ha capito o vuole risentire

https://www.youtube.com/channel/UCzv2HD5VLhm1ewZGyeoD-5Q

E anche se ogni volta, OGNI VOLTA, diciamo che questa sarà l’ultima, poi, per qualche strano motivo, c’è sempre qualcosa che ci fa dimenticare della fatica, delle arrabbiature, del fatto che abbiamo impegni, anche lavorativi e familiari che non sempre ci consentono di gestire il tutto con serenità…

eppure …

Torna Wilma Neruda insieme a Sherlock Holmes

a Tivoli!

Per le manifestazioni culturali del Natale di Tivoli, torna lo spettacolo che racconta di Wilma Norman Néruda ed il suo rapporto con Sherlock Holmes in una veste rinnovata. Lo spettacolo stavolta segue in modo particolare due nuove pubblicazioni, quella di Delos ” All’ombra di Sherlock Holmes. Le avventure di Mary Morstan Watson di Guerra-Castellini-Soliti- Guerra, e quella Youcanprint Intermezzo Asolano. Wilma e Ludwig Norman Neruda ad Asolo di Vera Mazzotta e Alvise Bruschi. Saranno Sherlock Holmes, interpretato dal giovane Luca Buoncristiani e il Dott. Watson, Stefano Guerra, ad accennare ad alcune avventure ed indagini parallele portate avanti da Mary, prima moglie del celebre dottore e ad accogliere sul palcoscenico Wilma Norman Néruda, la violinista oramai nota ” per aver incontrato Sherlock Holmes”.

Quando?

Se sospendiamo il giudizio e ci abbandoniamo alla fantasia e al Grande Gioco iniziato fin dal 1892 considerando Sherlock Holmes un personaggio reale, questo incontro certamente sarà avvenuto a latere e dei concerti al St. James dal celebre detective frequentati. Se invece preferiamo rimanere nel territorio, brullo, della mera realtà, l’incontro letterario è avvenuto proprio nello Studio in Rosso.

I due solisti della serata erano la signora Wilma Norman-Neruda e il signor Leopold Godowskyi… La signora Norman-Neruda, di cui ho parlato dettagliatamente in occasione del suo concerto alla Gewandhaus, ha scelto il Concerto per violino di Mendelssohn. La sua interpretazione è stata di una grandezza e bellezza tali da entusiasmare tutti gli ascoltatori. Il suo meraviglioso gioco e la purezza della sua esecuzione musicale sono semplicemente ammirabili e non richiedono ulteriori commenti. Come si può fidarsi delle parole di una persona, così ci si può abbandonare senza esitazioni ad ogni nota che questa artista suona, poiché canta con tutto il cuore e la sua espressione è sempre nobile e sincera. Leipziger Tageblatt und Anzeiger ( 18 febbraio 1902)

Lo spettacolo vuole ricreare, seppur con pochi mezzi, l’atmosfera del Salotto Vittoriano attraverso i brani d’epoca suonati al pianoforte, violino e flauto traverso da Vera Mazzotta, anche Wilma Norman Neruda, Francesca Timperi che per la prima volta veste i panni di Ginevra Biagiotti, e Michele Bartolucci. Accanto ai musicisti professionisti due interventi delle classi di flauto traverso e chitarra dell’IC Tivoli 5 Tivoli Terme al cui interno si trova lo splendido Auditorium Orazio.

Se volete conoscere il motivo del titolo e la connessione dei nostri personaggi con Tivoli, non vi resta che venire alle ore 17,00 a Tivoli Terme!

Ad accogliervi ci sarà anche il Comitato di Quartiere di Villa Adriana che ha organizzato la pesca del libro per far conoscere le attività che presto prenderanno piedi al rinnovato Parco Panattoni di Villa Adriana, non ultimo la piccola ma grande biblioteca e le attività volte ad avvicinare ragazzi e bambini alla lettura e allo scambio.

Pur non essendo un giallo interattivo, il pubblico sarà chiamato a partecipare allo spettacolo anche rispondendo ad alcune semplici domande!

Fritz Arlberg

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INTERMEZZO ASOLANO

La presentazione!

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Berceuse Slave: ritratto di Franz Neruda

Vera Mazzotta

Del Trio Néruda, anzi, del secondo trio Néruda, Franz, nato nel 1843 è il giovane che si trovò a cambiare in corso di studi, lo strumento. Come tutti i fratelli sapeva suonare il pianoforte ma era stato avviato al violino. Quando nel 185 morì suo fratello maggiore Viktor, venne passato al violoncello strumento nel quale riuscì a raggiungere davvero livelli insperati in pochissimo tempo per cui, Amalia, Marie e Wilma Néruda si esibirono da sole solo per poco tempo, perchè, molto presto, a loro si aggiunse il giovanissimo Franz che, dopo il matrimonio di Wilma, decise di rimanere in Svezia e Norvegia.

Così ne parla Helena Nyblom:

Franz Neruda non aveva il genio di Wilhelmina o la sua straordinaria capacità di suonare lo strumento, ma era un grande musicista . Lui stesso suonava il violoncello in modo eccellente e dirigeva i concerti della Società Musicale sia a Stoccolma che a Copenaghen, tra le cui due città divideva la sua attività. Come insegnante era eccezionale e non mollava mai, finché non aveva fatto eseguire una composizione in modo perfetto, con i mezzi che aveva a disposizione.

Un altro musicista disse una volta di lui: “Mi è proprio incomprensibile perché tutte le signore sono così entusiaste di Neruda. È brutto!”

Come se la bellezza esteriore fosse la cosa decisiva per l’impressione che le persone fanno! Una delle sue qualità più attraenti era il suo umorismo.

Aveva una grande capacità di cogliere tutto ciò che era divertente o ridicolo, e aveva una riserva inesauribile di storie comiche che raccontava con il suo piccolo sorriso malizioso e con una voce tranquilla e simpatica.

Anche nel suo suonare si notava questa sua particolare percezione dell’umorismo, che non è così comune tra le persone moderne.

Ed è dai ricordi di questo affascinante compositore, violoncellista ma anche ottimo pianista e docente di pianoforte, che apprendiamo la genesi di uno dei brani più amati dell’epoca, in Svezia e non solo, la Berceuse Slave, melodia nata per il Trio Néruda ma da lui stesso trascritta anche per pianoforte, violino ( nel 1883) e due violoncelli!

Già da piccoli eravamo stati iniziati dal nostro padre alla bella arte della musica che poi sarebbe diventata il nostro scopo di vita. Ci trovavamo in tournée in Russia insieme a lui. La compagnia era composta da nostro padre, le mie due sorelle Wilma, Maria, me stesso e un vecchio segretario, un uomo molto originale e come noi originario di Brno. I miei primi ricordi sono legati a questo vecchio signore, che si presentava sempre in frac sopra il quale d’inverno portava una colossale pelliccia. Un viaggio in Russia, 35 anni fa era ben diverso da quello dei nostri giorni in cui si viaggia in treno, in quasi tutte le parti del grande impero zarista. Allora le strade di campagna erano l’unica cosa che avevano a disposizione i viaggiatori e in una grande carrozza viaggiavamo da città a città sulle misere strade postali costruite da Caterina II.

Era una fredda sera di fine autunno quando lasciammo un piccolo villaggio nella Russia occidentale per raggiungere la città più vicina prima della notte. Dopo aver viaggiato un po’ di miglia la carrozza si ruppe e ci sedemmo sul ciglio della strada, nelle steppe più desolate, lontano dalle abitazioni umane. Ma con noi c’era colui che voglio chiamare X che era un uomo pratico. Tra i bagagli trovammo diversi attrezzi e presto riuscì a riparare, seppur provvisoriamente la carrozza, così da poter tornare al villaggio che avevamo appena lasciato per farla aggiustare bene. Durante il lavoro X si tolse la pelliccia e aveva solo il frac come protezione dal freddo.

Arrivammo però al villaggio ma quando la mattina dopo avremmo dovuto riprendere il viaggio il vecchio X era malato. Si aggiunse un’infiammazione polmonare e 3 giorni dopo seppellimmo il nostro vecchio amico nel cimitero del villaggio. Quando la sera successiva arrivammo all’osteria del nostro villaggio, lì trovammo un vagabondo di origine tedesca che nel cortile faceva girare il suo organetto. Lo strumento era scadente e non ricordo che suonasse più di un solo pezzo.

Era una melodia squillante sicuramente una canzone slava. Dopo aver lasciato il vecchio X alla pace della tomba, incontrammo di nuovo il tedesco che faceva girare le sue note lamentose delle quali i primi battiti rimasero a lungo nella mia memoria.

Così nacque, anni più tardi Berceuse Slave che io e Michele Bartolucci vi invitiamo ad ascoltare dal vivo a Lecce al Museo Castromediano il giorno 11 novembre alle ore 18,30!

Una festa per i Fratelli Neruda

Vera Mazzotta

La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.

Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.

Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.

Il teatro allora era gestito da Edvard Stjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.

I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani. Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.

(Goteborgposten 1861-12-30).

La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”

La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.

Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman, già Maestro di Cappella.

Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.

In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.

Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp

Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….

La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.

(Post- Och Inrikes Tidningar1861-11-26).

Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

Aucun


Intermezzo ”cavalleresco” tra Sherlock Holmes e Wilma Néruda

VERA MAZZOTTA

Nel 1890 un giovane dal viso rasato come un seminarista… la statura alta e dinoccolata … l’immagine di un ragazzo che non abbia ancora finito di crescere. La fisionomia per un osservatore disattento pare non dica nulla: ma guardando bene, ha ogni tanto, negli occhi chiari un po’ velati, un improvviso bagliore, come il balenare silenzioso in certe stellate notti di grande calura”.(Eugenio Checchi 1890) vinse un importante concorso che lo lanciò nel panorama della musica…

quel giovane era Pietro Mascagni e l’opera Cavalleria Rusticana.

Nel 1888 l’editore milanese Sonzogno annunciò un concorso per tutti i giovani compositore italiani che non avevano ancora fatto rappresentare una loro opera ai quali si chiedeva un’opera in un unico atto: le 3 migliori produzioni, selezionate da una giuria di 5 musicisti e critici italiani, sarebbero state rappresentate a Roma a spese dello stesso editore. Mascagni venne a conoscenza di questo concorso a soli due mesi dalla chiusura delle iscrizioni e chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana, popolare novella di Giovanni Verga di cui selezionò delle parti che, mano a mano, venivano inviate al giovane trascritte su cartoline! L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso e delle 73 opere pervenute, il 5 marzo 1890, la giuria selezionò le 3 opere da rappresentare a Roma: Labilia di Nicola Spinelli, Rudello di Vincenzo Ferroni, e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni…

Il 17 maggio del 1890 la prima di Cavalleria rusticana al Costanzi di Roma fu un successo inaudito: Mascagni venne richiamato sul palco dagli applausi del pubblico per 40 volte, e vinse il Primo Premio del concorso, quel giovane che non aveva mai concluso gli studi al Conservatorio, dissentendo sui metodi d’insegnamento, assurgeva al livello dei grandi compositori.

L’opera è nuova: i vinti sono i protagonisti, il popolo, quello vero, è protagonista ed il linguaggio è necessariamente essenziale, il recitativo non convenzionale nel raccontarsi dei protagonisti al pubblico come fossero in teatro e tra le due parti, cariche delle emozioni più forti, amore, passione, gelosia, odio, la levità e la leggerezza dell’intermezzo sinfonico, quasi preludio di pace tra le nubi di tempesta che si stanno addensando…una delle melodie più celebri di sempre!

Da quel momento Cavalleria comincia il suo viaggio all’estero, a Berlino, a New York e Londra dove debutta allo Shaftesbury Theatre il 19 ottobre 1891 con la direzione di Luigi Arditi…la migliore rivelazione dai tempi di Carmenvery beautiful and highly dramatic work,

Nacque il mito di Pietro Mascagni: convocato da Guglielmo II a Berlino, e, nel maggio 1892 dall’ Imperatore Francesco Giuseppe che inaugurò al Prater una grande manifestazione ideata dalla principessa Paolina di Metternich, l’ Esposizione Internazionale di Musica e Teatro in cui le varie nazioni potevano presentare le loro creazioni più significative, ed ovviamente per l’ Italia Pietro Mascagni e Cilea: Vienna mascagnizzata, scrivevano i giornali, ed infine, nel 1893 dalla Regina Vittoria che lo invitò a dirigere a Windsor Cavalleria.

Mascagni raccontò di aver vissuto uno degli episodi più divertenti della sua vita: “La sera andai a dirigere Cavalleria. Si avvicina un signore che dice: “ Ci vogliono i guanti… non si può stare davanti alla Regina senza guanti… e poi deve dirigere voltato verso la Regina, perché non si può dare le spalle alla Regina” . Mascagni, esterrefatto, si fece prestare un paio di guanti enormi dal direttore di palcoscenico ma, al termine del Preludio, la stessa Regina Vittoria gli concesse di togliersi i guanti e di voltarsi verso gli artisti riconoscendo il suo imbarazzo. Alla fine del concerto, la Regina era commossa dalla sua musica, in particolare dall’Intermezzo tanto da regalargli un suo ritratto in cornice d’argento. Il commento di Mascagni a Tosti fu:

“Poveretta come fa a vivere con tutti quei maggiordomi intorno, noiosi come le mosche? Non mi crederai ma quando mi ha salutato e mi ha dato la mano stavo lì lì per abbracciarla

il Dandy italiano, con pochette, taccuino, borsa da viaggio, capelli lunghi e gilet jacquard, desiderato dalle donne ed imitato dagli altri uomini, aveva conquistato definitivamente gli Inglesi!

Wilma e Charles, sempre alla ricerca di buoni brani che facessero facilmente presa sul pubblico, consapevoli dell’importanza di presentare anche musica di successo, a neanche 1 anno dalla prima di Cavalleria, misero in programma Mascagni. In realtà era stato August Manns uno dei primi a presentare brani sinfonici tratti da Cavalleria ma, immediatamente fu seguito da Hallè che, con la sua orchestra con Willy Hess come spalla, accanto a Beethoven e Weber cominciò, sempre più spesso, a mettere in programma anche il preludio e l’Intermezzo, ovviamente cercando una lettura diversa da quella di Manns quieter and less strident ed optando per una, evidentemente, più …verista…veloce, stridente, fatta di contrasti. Wilma, invece, soprattutto nei Ballad Concert presentò l’intermezzo nella versione per violino che comparve, sempre più richiesto da pubblico e impresari fin dal gennaio del 1892 come brano di programma, non come bis.

I giornali parlano di una trascrizione ”ad arte” per Lady Hallè, ma non ci sono notizie certe sull’argomento, difficile che usasse la trascrizione di Wilhelmj che è tra le prime stampate, dal momento che spesso si fa riferimento ad un accompagnamento al violino di pianoforte ed organo… Di certo i musicisti avevano capito che quell’Intermezzo non solo piaceva, ma attraeva il pubblico e oltre alla Neruda, che lo suonava with much feeling (Morning Post 4 febbraio 1892) anche anche Emile Sauret, nello stesso periodo, lo mise in repertorio.

Ma non tutti erano contenti di queste trascrizioni che cominciavano a susseguirsi sui palcoscenici: la St. James Gazzette del febbraio 1892, per esempio, faceva notare che nella riduzione per pianoforte,

l‘ingegnoso piccolo brano melodico pur mantenendosi interessante dal punto di vista melodico ed armonico perdeva il suo colore, timbro caratteristico per cui dopo averlo ascoltato nella forma di un brano di violino for the benefit of Madame N. Neruda e convertito-addirittura –in un’aria a detrimento del cantante di turno era ben contento, le sue orecchi grate, di poterlo ascoltare nella sua forma originale…

E la fama dell’Intermezzo crebbe tanto da affascinare il ”Papà di Sherlock Holmes, colui i cui gusti musicali coincidevano più con quelli del Dott. Watson e che, nell’ottica del Grande Gioco, altri non era che l’agente letterario del Detective, Conan Doyle: amante del canto, da giovane musicista provetto quando, per conquistare più che la moglie, l’ amante, aveva imparato a suonare, dopo il basso tuba degli anni giovanili, il banjo.

Dame Jane Conan Doyle, ultima delle figlie così si espresse riguardo ai gusti musicali ed artistici del padre:[1]

Il suo gusto musicale fu più per la musica popolare. Non era del tutto amusicale: -ricorderà che aveva imparato a suonare il bombardone negli anni di Feldkirch; il suo successivo avvicinamento alla musica fu cantando canzoni da marinai su una baleniera. Amava tuttavia musica come Cavalleria Rusticana,

How beautiful they are, the Lordly ones, Sansone e Dalila ed alcune opere, quel genere di musica conosciuta, da “cento migliori melodie.. Non penso che apprezzasse Bach o musica di questo tipo. 

A Doyle certamente non interessava come fosse o non fosse trascritta la musica, e forse, allora, neanche a Sherlock Holmes ma interessava invece ad alcune orecchie forse più fini che, proprio nel 1892, così si espressero

L’intermezzo di Mascagni è stato suonato ad un recente Ballad Concert da Lady Hallè come un suo solo con accompagnamento di pianoforte. Ho. grande rispetto per Lady Hallè ma devo protestare contro questo ASSASSINIO di un capolavoro orchestrale….

Considerando l’amore di Holmes per la Nèruda, questo omicidio tuttavia, rimase assolutamente irrisolto.


  1. Roden Conversation with Dame Jane C.Doyle. The Journal of the Arthur Conan Doyle Society 1990 poi ACD, Vol. 1, n. 2 (March 1990).

i Neruda e Brahms…

L’uomo del Popolo, lo definiva Eugenie Schumann, l’uomo semplice, dai pantaloni troppo corti, le camicie colorate, lontano dalle convenzioni e che sempre mantenne il buon cuore e l’attenzione verso i meno abbienti, ma un vero e proprio genio nella musica, venerato da generazioni di giovani musicisti, soprattutto tra le giovani leve del Conservatorio di Francoforte in cui anche Olga Néruda, l’ultima della famiglia, era andata a studiare, con una didatta di eccezione, Clara Schumann. Ogni volta che il Maestro arrivava per far sentire alla sua Klara qualche sua nuova opera, c’era fermento.

Tra i ricordi più gustosi, quelli di Mathilde Verne quando,  finalmente, fu ammessa a  partecipare ad una serata di musica con Brahms, su invito di Clara Schumann.

Olga Néruda, sorella di Lady Hallé, che era una delle mie compagne di studio, mi chiese cosa avrei indossato per questa grande occasione, e, scoprendo che non avevo un abito elegante, mi promise generosamente, di vestirmi con uno dei suoi. Mi mostrò subito una bellissima creazione con una splendida fascia color fragola e iniziò a vestirmi l’effetto generale non fu fortunato:  Olga Néruda era alta e piuttosto
robusta mentre io ero bassa e molto magra. Comunque la ammiravo immensamente, quindi non mi importava affatto di quello che faceva con me ed ero contenta quando mi arruffò la gonna lunga intorno alla vita legandola  saldamente con
la fascia  assicurandomi che ero incantevole… la soddisfazione e la contentezza durarono poco!

Quando la giovane Mathilde arrivò a casa di Clara, la pianista la squadrò dalla testa ai piedi cominciando a tirarle il vestito da una parte e dall’altra, seguita da Marie ed Eugenie, le sue due figlie…era evidente che qualcosa non andava e, ben presto, la giovane iniziò a sentirsi a disagio… un disagio che crebbe a tal punto che quanto Brahms iniziò a suonare il quintetto per pianoforte … la mia mente non era più assorbita dalla musica ma solo dal fatto che qualcosa fosse sbagliato nel mio abito e quando Eugenie Schumann si sedette accanto a me chiedendomi che movimento fosse quello che stava suonando, non ne avevo la minima idea!!! MA…affidandosi al suo orecchio, tirò ad indovinare e, per fortuna, ci riuscì!!

 

Wilma Neruda e George Eliot

due outsider

VERA MAZZOTTA

May Ann Evans, in arte, George Eliot, e Vilhelelmine Neruda, conosciuta come Wilma Norman Néruda, due outsider, due donne che, forse senza neanche volerlo ma semplicemente manifestandosi per quello che erano e coltivando le proprie passioni, hanno contribuito a vincere il pregiudizio sociale e morale dell’Età Vittoriana che riteneva le donne inferiori e incapaci di dedicarsi alle Arti, smantellando vecchi tabù, più che combattendo contro il drago del pregiudizio come affermava Lady Lindsay di Balcarres nei riguardi della violinista, partecipando in modo attivo e influente alla vita pubblica e sociale del tempo e lasciandosi alle spalle o respingendole con l’arma dell’ironia, frecciatine o discorsi sessisti che spesso le seguivano.

Quando sono arrivata a Londra, [nel 1869] … sono rimasta sorpresa di scoprire che veniva ritenuto inappropriato, certamente poco signorile, per una donna suonare il violino. In Germania la cosa era abbastanza comune e non suscitava nessun commento. Non riuscivo a capire – mi sembrava così assurdo – perché la gente pensasse così diversamente qui. Ogni volta che in società sento una signorina accordare un violino penso alla curiosità riprovevole con cui le persone all’inizio guardavano il mio suonare. (The Woman’s World).

Ed il pregiudizio era anche al contrario, il pianoforte era considerato uno strumento per ragazze e non per uomini, è pertanto, ben nota l’esclamazione di Sir Edwin Landseer ad uno dei primi salotti organizzati da Millais in cui la violinista ebbe modo di esibirsi:

Buon Dio, una donna che suona il violino! a woman playing the fiddle! che non fu nulla quando la musicista venne seguita da un giovane che si sedette al pianoforte

costui sa anche cucire?

Nel mondo della letteratura, le cose non erano molto diverse perchè le donne non venivano considerate in grado di pensare ma sia Mary Ann che Wilma vennero cresciute in ambienti più aperti in cui questi pregiudizi erano certamente meno forti pertanto, crebbero come spiriti liberi, incondizionabili.

Wilma e Mary Ann non erano obiettivamente ”belle” e anche questo non giocava a loro favore in un momento di cambiamento sociale perchè, nei primi tempi in cui alle donne cominciavano ad aprirsi nuove strade dal punto di vista dell’educazione (nel 1872 fu consentito loro di frequentare la Facoltà di Musica) o delle professioni, spesso gli uomini rivolgevano loro sguardi che certamente non erano sempre pieni di un interesse ”artistico” piuttosto di un interesse di diversa natura: le donne dovevano essere belle soprattutto se volevano occupare posti ritenuti maschili o suonare strumenti ritenuti maschili.

Aveva la fronte bassa, gli occhi di un grigio spento, il naso grande e pendulo, una bocca larga nella quale si intravedevano i denti storti, e il mento e la mascella ‘qui n’en finissent pas’… Eppure in questa vasta bruttezza risiede una bellezza potentissima che in pochi minuti rapisce e affascina la mente, cosicché, alla fine, ci si ritrova innamorati di lei, come è accaduto a me. Sì, consideratemi innamorato di questa grande intellettuale dalla faccia cavallina.
Scriveva Henry James, al padre parlando di George Eliot.

bizzarra ed originalissima figura, non bella…bassa tarchiata, con delle grosse braccia brune, il viso bruno e grasso, da mercantessa, braccia da cuoca, capelli brizzolati….ma bastava che ella prendesse l’archetto…ella suonava con bravura meravigliosa... ( il Piccolo di Trieste, 1895)

Ho adorato Norman-Neruda molto prima che diventasse Lady Halle. La trovavo brutta ma estremamente elegante, e riesco ancora a vedere quel sottile braccialetto d’oro scivolare su e giù per il suo braccio arcuato. James Agate

Ma in questo, le due donne erano in compagnia di altre considerate alla loro stregua, come la famosa soprano Madame Viardot ….

La sua bruttezza è bella, è affascinante, è geniale! La sua bruttezza è il piedistallo su cui si può ammirare, la sua bruttezza è poesia, la sua bruttezza è umorismo e ha addirittura fatto un’impressione piacevole su di me, un dilettante spettatore (Signale, 1848).

Insomma, non solo le donne erano state tenute al di fuori delle arti e della cultura in genere, ma, per molto tempo ancora furono costrette a sopportare commenti sessisti, che oggi verrebbero considerati body shaming, anche per non essere sufficientemente graziose per essere guardate!

E Mary, come molte altre donne prima e dopo di lei, George Sand, Colette, le sorelle Bronte, Michael Fields, decise di usare pseudonimi maschili, il mezzo più semplice non solo per essere presa sul serio quanto per avere la libertà di scrivere quello che altrimenti non le sarebbe stato concesso dire essendo una donna!

Iniziata a forme di pensiero liberali, Mary dopo la morte dei genitori, si recò in Svizzera con i coniugi Bray: visse a Ginevra, in modo indipendente e fece amicizia con François d’Albert Durade e sua moglie. Al suo ritorno si trasferì a Londra con l’intenzione di diventare una scrittrice in un primo tempo, decise di usare il nome di Marian Evans. Soggiornò per un periodo nella casa di John Chapman, un editore radicale e di sinistra che aveva conosciuto a Rosehill e che aveva pubblicato le sue prime traduzioni su The Westminster Review di cui Marian, nel 1851, divenne il vicedirettore

Fu quindi in un ambito tutto maschile, come maschile era quello del violino per Wilma Neruda, che Marian mosse i primi passi come donna di lettere: fu uno scandalo, uno dei tanti, che una donna occupasse una simile posizione! La sua acutezza e la sua intelligenza le fecero conoscere il filosofo  George Henry Lewes che, come molti, rimase affascinato e i due vissero insieme a partire proprio dal 1854. Lewes era sposato con Agnes Jervis ma la coppia aveva deciso di avere un matrimonio aperto, infatti, oltre ai tre figli avuti con Lewes, Agnes ne ebbe altri con un altro uomo e Lewes, avendo riconosciuto i figli della moglie come suoi, aveva delle difficoltà legali nel divorziare da lei.

Marian e Lewes partirono per la Germania a scopo di studio e quella fu la loro luna di miele. Stimolata ed incoraggiata dal compagno, continuò ad occuparsi di filosofia della religione con una traduzione di L’essenza del Cristianesimo di Feuerbach e, durante il suo soggiorno, iniziò la traduzione dell’Etica di Spinoza che completò solo anni più tardi e fu pubblicata postuma.

Da quel momento, Marian e Lewes si considerarono sposati: nessuna apparenza, nessuna discrezione, la coppia attirò accuse di bigamia facendo pubblica ammissione della relazione pertanto, per molto tempo vissero lontani dalla società letteraria di Londra, evitando ogni contatto, ignorati e ostracizzati. Mary decise di dedicarsi al romanzo con il nome di George Eliot per prendere le distanze dalle scrittrici dei romanzi da lei giudicati ridicoli nascondendo però la delicata questione del suo stato coniugale. Osannata da Dicekens per i suoi testi di denuncia e al di fuori delle convenzioni sociali, incantò anche Henry James, che prenderà da lei ispirazione per i suoi personaggi femminili, e Marcel Proust. Quando tale Joseph Liggins, cercò di attribuirsi la paternità di uno dei suoi romanzi, George Eliot fece un passo avanti e Mary Ann ammise di esserne l’autrice: sull’onda del successo la coppia Eliot-Lewes fu accettata in società: anche la Regina Vittoria la leggeva!Alla morte di Lewes, Mary nel 1880, a sessantun anni, sfidò di nuovo le convenzionu sposando John Walter Cross, un agente d’affari di vent’anni più giovane di lei. Il matrimonio durò pochi mesi perché a dicembre di quell’anno, in seguito a un’infezione, Mary Ann Evans morì.

Wilma aveva sposato Ludwig Norman dopo quasi un anno di fidanzamento, e pare, lo avesse sposato anche per non doversi separare da lui durante i lunghi viaggi. Si suppone quindi che fosse un affetto sincero ma Wilma, sino ad allora, non aveva potuto conoscere niente e nessuno, e, complice la musica, i concerti, la solitudine di essere in un paese straniero, si innamorò del primo uomo che le diede attenzione. Pare, secondo Einar Sundström, nipote di Norman, che sia stata lei a proporre il matrimonio caratterizzato, all’inizio, da grande unità di intenti. Con Norman fondò la prima Società di Concerti e la loro unione fu coronata dall’arrivo di Ludwig, lo stesso anno del matrimonio, nel 1864 e Waldemar, due anni più tardi. Un matrimonio che, fin dall’inizio si rivelò diverso da quelli tradizionali in cui la donna-artista abbandonava a vita pubblica per dedicarsi completamente alla cura dei figli. Wilma mantenne il suo conto separato da quello del marito, decise di non abbandonare il suo nome e non smise di suonare né per il matrimonio né per le gravidanze, lasciando i bambini alle cure delle sorelle o della tata quando serviva. I concerti, infatti, potevano essere un limite al ruolo di madre, unico riconosciuto alla donna, ma Wilma imparò a gestire tutto utilizzando tutti gli aiuti che riusciì a trovare o creandoseli.

Inizialmente il matrimonio conobbe anche dei momenti di felicità: un’istantanea di una matinée musicale nella casa dei genitori di Wilma a Brünn si trova in Aftonbladet nel 1865:

Quando Ludvig Norman si sedette al pianoforte e fece scorrere le dita sui tasti lei prese il violino ed iniziarono a suonare insieme, a parlare ed era una conversazione da degni coniugi. Wilma era cattolica, Norman protestante e, quando il matrimonio terminò, nel 1869, il divorzio non fu neanche preso in considerazione: Wilma, semplicemente iniziò ad allontanarsi da lui. La motivazione della fine del matrimonio penso si possa far risalire al palesarsi, nel marito, sempre meno gestibili, dei sintomi della probabile Sindrome di Tourette e della relativa dipendenza dall’alcool più che alla differenza di vedute o di carattere. Quattro anni dopo la morte di Norman, il suo amico, August Strindberg scrisse alla poetessa Ola Hansson che era stato il problema della follia e della gelosia: Norman cominciava a manifestare la Tourette non solo con atteggiamenti anomali ma anche con depressione e mania di persecuzione che l’avevano evidentemente portato ad accusare la moglie. Wilma pare che per questo tentò di farlo rinchiudere in un noto manicomio perche sospettava di lei e le stava rovinando la reputazione…come un pazzo e un alcolista avrebbe potuto fare. Al di là della contingenza che la fece decidere di portare i figli a Brunn togliendoli al padre che poteva vederli in estate, Wilma voleva riacquistare l’autonomia anche economica, quindi riprese la sua vita nomade e da concertista dove l’aveva lasciata prima del matrimonio affermandosi come solista: come aveva deciso per il matrimonio così decise per la separazione. Raggiunta una certa stabilità economica, si stabilì in Inghilterra senza tornare più in Svezia fino alla morte di Norman, nel 1885. Fino ad allora, Wilma cercò di non minare la sua reputazione, tuttavia, era chiaro a tutti che avesse trovato in Charles Hallé non solo il pianista ideale ma anche un partner: la chiamavano Madame Luja perchè inseparabile da Hallé…la sua metà! Una poesia di Hallè del 1870 rivela che il pianista iniziò a nutrire affetto per la donna molto presto ma solo nel 1876, anno in cui la raggiunse in Italia dove si trovava per alcune cure per la tubercolosi, le dichiarò il su affetto. Molto presto i due cominciarono a frequentare, per concerti, Hagen, città Natale di Hallè, dove si sapeva bene la natura della loro relazione: è evidente che, come Mary, anche Wilma viveva con Hallé more uxorio ma Hallè fu sempre, non solo rispettoso ma anche molto attento che nulla trapelasse. Nel 1885 una vetrina pubblicò le loro foto parlando di matrimonio e Hallè ebbe una reazione di rabbia senza precedenti costringendo il negozio a togliere le immagini e ritrattare. Nel 1885 Norman morì e, passato il periodo di vedovanza, Wilma e Charles, adulti e con figli ormai grandi decisero di convolare a nozze, era il luglio del 1888.

Ma George Eliot e Wilma avevano un altro elemento in comune, la musica e, in particolar modo, Jansa, il Maestro di Wilma che, dopo il 1848 venne espulso dall’Austria e costretto a rifugiarsi in Inghilterra.

George Eliot era una appassionata musicista e, non è un caso, che una delle ultime sue apparizioni in pubblico fu al St. James, dove sedeva, presenza stabile e fissa accanto a Browning e Watts. Mary era una donna dal grande temperamento, esattamente come Wilma Neruda ma anche emotiva e sensibile: non aveva che 4 anni ed iniziò a suonare il pianoforte senza conoscere una nota impressionando i servi con le sue capacità. A sette anni frequentò una scuola per ragazze e a tredici la scuola Franklin a Coventry. Era così interessata alla musica che il suo maestro di musica provava grande piacere ed entusiasmo a farla studiare: Mary si dedicava completamente alla musica ed essendo la studentessa più brava veniva chiamata a suonare ogni volta che c’erano ospiti sebbene, terminate di tali esibizioni finiva per correre nella sua stanza e sfogare la sua emozione con le lacrime. Ogni domenica faceva home music con suo padre e alla morte dei genitori, potè finalmente permettersi un pianoforte e progredire studiando le Sonate di Beethoven ed affrontare la musica da camera con un maestro di eccezione: Leopold Jansa!

4 DICEMBRE 1863 non sto facendo altro che viziarmi – godendomi le coccole, i grandi libri di Letteratura, la nostra nuova casa bella e tranquilla, lo studio delle sonate di Beethoven per pianoforte e violino con il vecchio Jansa dal viso mite e non essendo affatto infelice come mi immagini.

9 GENNAIO 1864 … Ultimamente ho suonato con energia il pianoforte e ho preso lezioni di accompagnamento al violino da Herr Jansa, uno dei vecchi suonatori del Quartetto di Beethoven. Mi ha dato un nuovo tipo di esercizio muscolare, oltre a uno stimolo per i nervi…

La musica in realtà divenne così importante per George Eliot che ne intrise molte delle sue opere.

Fu nel gennaio del 1870 che i Lewes, dopo il grande successo di George Eliot che contribuì a farla riammettere in società, ripresero a frequentare il St. James dove erano figure note e il 5 febbraio, al termine di un Concerto di Wilma Néruda e Charles Hallè, la violinista chiese di conoscere la grande scrittrice, forse incuriosita dalla sua opera, che forse conosceva, o, molto più probabilmente, dal fatto che avesse suonato con regolarità con il suo vecchio maestro, per cui, dopo il Concerto la violinista fu accolta a Priory, la residenza dei Lewes che, da quel momento, frequentò con regolarità.

Ogni domenica George Eliot accoglieva musicisti del calibro di Henry Holmes, Joachim, Clara Schumann, Arabella Goddard e Frau Zimmerman oltre, ovviamente a Wilma e CHarles Hallè, e letterati ed attori come Ellen Terry. Fu una amicizia profonda quella che legò Wilma alla scrittrice se Wilma potè chiamare Geroge Eliot, Polly, nome concesso solo a pochi familiari. Ci piace immaginare che il nome di una delle cagnoline di WIlma, Polly appunto, sia arrivato proprio dalla conoscenza della scrittrice. Durante gli intervalli dei concerti del St. James i Lewes andavano spesso nel camerino a chiacchierare con i loro amici musicisti e lì, un giorno dopo una bella esecuzione di un trio di Schubert, Norman Neruda baciò la mano di Polly e poi le due si baciarono! una manifestazione di emozione suscitata dalla musica, alla quale (come Maggie Tulliver uno dei suoi personaggi) era sempre suscettibile.

Forse, non è un caso che dopo la morte della grande scrittrice, Wilma abbia cercato di mantenere inalterata l’usanza di fare musica ricevendo per i Lady Halle’s home music proprio di domenica come colei che in qualche modo aveva imparato ad amare e rispettare non solo come la grande scrittrice e pensatrice che era ma anche per la grande musicista che aveva ricevuto i consigli del suo stesso Maestro ma in una fase diversa della vita.