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Ricordo da Praga

@accaddeoggi 1 novembre 1889

Humoristické listy: Archiv českého rozmaru a vtipu. Praha: Josef Richard Vilímek, 1.11.1889, 31(44), s. 398. ISSN 1802-7210. Dostupné také z: https://www.digitalniknihovna.cz/nkp/uuid/uuid:55fb7290-ec93-11e8-9210-5ef3fc9bb22f

Negli anni Cinquanta, quando non c’era vita nazionale politica, sociale, letteraria o artistica nel nostro paese, il pubblico ceco si nutriva principalmente di notizie sui attori e musicisti cechi che vagavano per il mondo. Il “Lumir” di Mikovec e le “Pražské Noviny” di Šesták portavano ogni anno qualche notizia su dove si trovava Ticháček o Píšek, dove recitava la “prima tragedia del nostro tempo”, la ceca Kanny Janoušková, dove incantava Ferdinand Laub, o le sorelle Nerudova, come si sa nate in Moravia ecc. Eravamo orgogliosi di quella nostra fama ceca che viaggiava per il mondo e non sapevamo nemmeno se quel tale celebrato all’estero si sarebbe mostrato anche a noi.

Evidentemente, il pubblico ceco si rallegrava di questa fama che si diffondeva nel mondo senza preoccuparsi se questi artisti celebrati si identificassero ancora con la loro patria.

La maggior parte in effetti poi tornava. Laub tornò e suonò per noi in teatro con il liuto – davanti a una platea… quasi vuota. Che bravi ragazzi eravamo!

E venne anche Vilemina Norman-Nerudová a suonare per noi al teatro provvisorio. Parla ceco? era la domanda più importante che veniva posta a quelli che potevano andare dietro le quinte e la risposta era

– Si -lo parlava- il che rendeva Vilma, quella straordinaria apparizione femminile con le decorazioni sul petto, immediatamente cara. Così consideravamo le sorelle Nerudova tuttavia ancora abbastanza estranee e distanti come anche il loro fratello minore František di cui arrivavano sporadiche notizie negli anni successivi. Quando visitò Praga, tutti coloro che lo incontrarono riconobbero il suo cuore e la sua mente slava sebbene per lavoro fosse sempre all’estero: in Danimarca (dove era il virtuoso di camera del re), Svezia, Norvegia e Inghilterra ma anche lì seguiva lo sviluppo dell’arte ceca e le apriva la strada. Ora chiamato come professore al conservatorio imperiale di Pietroburgo, František Neruda, nato nel 1834 a Brno, è uno dei più eminenti violoncellisti del nostro tempo ed è riconosciuto anche da autorità come Bulow. Anche come compositore Franz Neruda è fortunato: più di sessanta delle sue composizioni sono state pubblicate da editori stranieri ed ora anche Urbánek a Praga ha pubblicato una nuova composizione, un grande concerto per violoncello con accompagnamento orchestrale.

Una nuova pubblicazione!

https://www.youcanprint.it/intermezzo-asolano-wilma-e-ludwig-norman-neruda-ad-asolo-con-un-saggio-di-alvise-bruschi/b/95efa415-176e-561f-8f20-0d76f7efbfab?fbclid=IwAR2k423QYdohOwYZb2Wht23QFwKot5b0dW0Ku6uQbq-KeCiLiesb9Eea-6U

Intermezzo Asolano

La pubblicazione

Da oggi è disponibile in anteprima sulla piattaforma dell’editore il saggio che racconta il mistero dietro il dono del Palazzo di Asolo a Wilma Norman Néruda, la violinista che conobbe Sherlock Holmes.

Un saggio di 200 pagine che, con la documentazione ufficiale tratta da quattro archivi italiani e due di Oltre Manica, riporta uno spaccato di storia locale e familiare tra personaggi noti e meno noti.

Un saggio avvincente come un romanzo.

Perchè Wilma Néruda nel 1896 ebbe in dono un Palazzo dal Principe di Galles? e perchè proprio ad Asolo? A chi apparteneva il Palazzo prima dei Néruda? e davvero le fu donato? Cosa ne fu del Palazzo dopo la morte di Ludwig Norman Néruda? Come e attraverso quali vicende il Palazzo passò poi al Comune di Asolo?

di Vera Mazzotta con Saggio di Alvise Bruschi, esperto conoscitore della biografia di Ludwig Norman Néruda con il Patrocinio dell’Amministrazione di Asolo.

https://www.youcanprint.it/intermezzo-asolano-wilma-e-ludwig-norman-neruda-ad-asolo-con-un-saggio-di-alvise-bruschi/b/95efa415-176e-561f-8f20-0d76f7efbfab#_=_

Scoprite voi stessi la storia vera dietro l’Ufficialità delle Notizia leggendo, se vorrete, anche la documentazione visibile attraverso il QRCODE allegato al libro.

E non dimenticate di lasciare una recensione, sulla piattaforma o sul blog 🙂

La città natale di una artista

Dalle Note di Viaggio di Robert Watt

Vera Mazzotta

Personaggio curioso e versatile, Robert Watt: viaggiò in tutto il mondo, Australia, Arabia, Europa, America, Egitto, Russia, sempre alla ricerca di notizie con lo scopo di raccoglierne di più veritiere di prima mano. Personaggio curioso e versatile perchè oltre ad essere alla perenne ricerca di notizie, fu anche traduttore di Edgar Allan Poe e Mark Twain, scrittore di libri di viaggio, redattore di settimanali, direttore teatrale e direttore del Tivoli. Attraverso i suoi reportage, negli anni ’60 e ’70 dell’ottocento, sviluppò un vero e proprio nuovo genere fatto di narrazioni divertenti e facili da leggere basate sulla propria visione e su proprie riflessioni che contribuirono, nello stesso tempo, ad aprire gli occhi dei danesi sulle grandi trasformazioni politiche e sociali che seguirono l’industrialismo e l’espansione coloniale europea… un inviato speciale per il Dagbladet insomma che, con base a Parigi, inviava lettere di viaggio e feuilleton sempre straordinariamente attesi. Nel 1866 fondò il settimanale Figaro, che, nel 1868, cambiò nome in Dagens Nyheder dirigendolo fino al 1871, quando partì per un lungo viaggio di reportage negli Stati Uniti. Non poteva mancare una sua sosta Brunn, nell’ agosto del 1865, a 1 anno e mezzo circa dal matrimonio di Wilma con Ludwig Norman:

Fra quanti minuti è la sosta a Brunn? chiese un compagno di viaggio mentre passavamo in una bella campagna; alle spalle c’era la vecchia Praga,

Quanto tempo il treno si ferma lì prima di proseguire per Vienna, non saprei dirlo, ma io ci resto per più tempo!” sbadigliai.

Per più tempo?” esclamò il mio nuovo conoscente.

“Studiate forse la gestione delle fabbriche e avete quindi intenzione di esaminare le molte fabbriche di abbigliamento e pelle della città?

“No.”

Ma, allora, in Nome del Cielo, cosa avete da fare in questo buco noioso di città dove il ronzio delle ruote delle macchine è interrotto solo dagli ordini dei militari di guarnigione?

NO ! Cerco solo un po’ di riposo fisico e mentale nella buona città di Brunn, di godermi un po’ di quel bene che si incontra raramente sul proprio cammino quando si viaggia a vapore attraverso i paesi ossia ritrovarsi tra amici buoni e amabili : un’accogliente sala da pranzo in una famiglia felice è una parentesi piacevole dalle stanze d’albergo fredde o dalle piccole camere squallide di hotel”.

Sì, questo cambia la questione!” concluse l’uomo che aveva fatto varie congetture. Poco dopo ci salutammo, lui per cercare la sua casa nella città imperiale, io per trovarne una nella piccola ma fiorente città. Sapevo che avrei trovato una gentile accoglienza da parte di persone, la cui conoscenza avevo fatto nella mia patria, in quella terra lontana per loro dove le circostanze li avevano portati e li avevano fatti amare conquistando tutti coloro con cui erano entrati in contatto o che avevano avuto interesse per la loro arte.

Qui, in questa città del materialismo, erano nati questi figli dell’arte, tra il ronzio delle ruote e il brontolio delle macchine a vapore era venuta al mondo la vera Figlia dell’Arte, colei che abbiamo ammirato così spesso e che ha reso famoso il nome di Vilhelmine Neruda nel Nord.

Fin dalla culla ricevette la meravigliosa capacità di incantare con il suo gioco di corde e, a soli quattro anni, iniziò a stupire il mondo. Tra quinte dipinte o sul grandi palchi da concerto, l’avevo spesso sentita trascinare il pubblico con sé, mentre lei stessa stava festosamente adornata come una regina per i numerosi omaggi ricevuti.

Ora la vedevo nella sua confortevole stanza, insieme all’uomo, il cui nome d’arte ora era legato al suo, circondata dai suoi genitori, suo fratello e sua sorella che lei stessa aveva contribuito a portare davanti al pubblico e ancora altri parenti in cui doveva ardere una scintilla del genio che lei possedeva. Era a casa, l’abito splendente era sostituito da un vestito semplice ma le note erano le stesse quando tirava l’arco sulle corde. Suonava solo per noi. Si accontentava di un ringraziamento cordiale invece dell’applauso fragoroso a cui era abituata.

Quando Ludvig Normann si sedette al fortepiano e fece scorrere le dita sui tasti lei afferrò il violino e (suonando) parlò con lui: una ”conversazione” degna di due sposi così ben assortiti. Quando una così bella matinée musicale finì seguirono passeggiate nei dintorni.

Brunn è una grande città con una posizione molto bella, ci sono le montagne Spielberg, con la cittadella dello stesso nome dove un tempo c’era una delle prigioni di stato dove il poeta italiano Silvio Pellico fu imprigionato per otto anni, una prigionia che poi descrisse in modo così commovente… Ci sono molti giardini dove si serve birra a secchiate e il bello e grande parco Schlossgarten dove i diversi reggimenti di eccellenti corpi musicali divertono coloro che passeggiano. In Austria si sente davvero molta musica militare e ovunque è buona ma se ne fa anche molto uso.

A Brunn incontrai il compositore Jungt che era capo di uno dei corpi musicali dei reggimenti e con gente così brava e il servizio severo si può ben pensare che serva a qualcosa. Ma nonostante tutto questo, difficilmente qualcuno si fermerebbe a Brunn per molto tempo senza una ragione così speciale come quella che avevo io, ci sono tanti posti che si potrebbero preferire.

Per me il nome Neruda e il “bouquet di note” di cui cantano i poeti sono il più ricco ricordo dalla città delle fabbriche.

Quando un fan misterioso… raccontò di Wilma

DI Vera Mazzotta .

Orebladed marzo 1903

Wilhelmine Neruda, chiamiamola così, perché con questo nome è più conosciuta, è diventata famosa in tutto il mondo, andando da trionfo a trionfo. –

Come ho fatto a conoscerla? Te lo racconto.

A Stoccolma avevo conosciuto il compositore svedese Norman, buon amico di Kjerulf, con cui aveva studiato a Lipsia. E con lui, Norman appunto, si sposò in seguito, così venni a fare la sua conoscenza in modo del tutto naturale. Fu, se ben ricordo, nel 1862-63 quando visitò per la prima volta la nostra città e incantò il pubblico con il suo gioco.

Ha infatti non solo la tecnica più brillante, ma sa suonare con un sentimento che trascina tutti con sé. Puoi credere, fu un giorno indimenticabile, quello che passai allora insieme a lei e a Edvard Grieg in una villa di campagna di un riccone ad Asker. Lo stesso giorno suonò lei e sua sorella, Marie Neruda, che poi sposò il cantante svedese Arlberg, e suo fratello, Franz Neruda, nel vecchio Teatro di Christiania in Bankpladsen.

C’era entusiasmo e giubilo, – di questo possono raccontarvi i vecchi cristianiensi. Poi l’ho sentita a Parigi in uno dei famosi “conserts populaires” di Pasdeloup. Lì fu presentata da Tellefsen alla principessa Metternich, – era sotto il secondo impero, nel 1868, – e da questa introdotta alla principessa Matilde, sorella di Napoleone, che conoscete di nome, famosa per il suo gusto raffinato e perché riuniva tanto dell’élite intellettuale della città del mondo nei suoi saloni. Lì suonò tra l’altro una sonata di Grieg. Fece furore lì come ovunque. –

Se è vecchia ora? Non ditelo mai. Raramente si vede una figura più giovane e ha un viso che non è bello ma di alto grado spirituale. È come una statua da guardare quando suona. Nessuna affettazione, del tutto naturale eppure con un calore nel portamento che trascina tutti con sé.

Sì, potete dire tranquillamente che supera tutte le aspettative. –

I l vecchio signore appassionato di musica, che tiene un fine arco da violino, si era scaldato parlando, mentre richiamava alla memoria tutti questi ricordi del suo convivio con la famosa violinista, Lady Hallé che è arrivata qui ieri sera insieme all’ottimo pianista Borwich per dare un concerto nella nostra città.

Di nazionalità Lady Hallé è ceca, dotata di un marcato talento linguistico, tanto che parla anche il norvegese, cosmopolita per la sua cultura e straordinariamente intelligente. Oltre che qui e a Parigi l’ho sentita a Londra, dove tra l’altro insieme al famoso violoncellista Piatti diede i celebri concerti del lunedì.

Come esempio dell’entusiasmo con cui fu accolta basta raccontare che il duca di Edimburgo insieme ad alcuni ricchi le donò un castello sul Lago di Garda oltre a una notevole somma di denaro. In questo luogo perì il suo figlio maggiore del primo matrimonio, un giovane pittore, cadendo dalle montagne. Fu un paio di anni fa, e da allora non ci ha mai messo piede. È stata sposata due volte. Prima con Norman come detto e poi con il famoso pianista inglese Hallé che fu reso nobile e che era un uomo molto ricco. Morì improvvisamente nel 1895 per un ictus senza lasciare alcun testamento (Cosa non vera perchè esiste il Testamento di Hallè che lascia l’intera sostanza ai suoi numerosi figli n.d.a) e così Neruda decise di riprendere il tour perché è una donna coraggiosa che vuole stare sulle proprie gambe. È vero, oltre al castello menzionato ricevette anche dal duca di Edimburgo uno Stradivari uno strumento di prima classe che costava 30.000 corone; sa tirare fuori suoni da questo meraviglioso violino come nessun altro.

Sì, puoi tranquillamente concludere: supera tutte le aspettative, e con questo è tutto detto.

Il vecchio signore sbatté il tabacco dalla sua piccola pipa inglese non volevamo più occupare il suo tempo, e ce ne andammo.

E se quel vecchio amateur, con l’arco in mano, la pipa ed il tabacco fosse stato Sherlock Holmes? Noi ne siamo convinti considerato che Wilma Néruda è la violinista che conobbe Sherlock Holmes

Curiosità

di Vera Mazzotta

Drammens Tidende 6 marzo 1886

Così titola un giornale nel marzo del 1886, Curiosità: Wilma e sua sorella Olga arriveranno in aprile ma l’attenzione dei lettori viene tenuta viva col racconto di notizie che giungono da diverse parti di Europa, tanto era famoso e noto il nome di questa violinista, tanto straordinaria dal punto di vista delle competenze e capacità musicali quanto difficile, dal carattere spigoloso, dagli atteggiamenti protettivi che sfiorano il nepotismo nei confronti della sua famiglia di origine, quanto anche ambigua e, se vogliamo, senza troppi scrupoli come ci ha insegnato la vicenda legale contro sua nuora May Peyton Norman Neruda. Stavolta la curiosità però riguarda un ingaggio che le arriva da Praga:

La signora Normann-Neruda ricevette, la scorsa settimana, un’offerta dal direttore di un’orchestra femminile a Praga per assumere il posto di primo violino in quest’orchestra in cambio di viaggio gratuito, vitto e alloggio e – 30 fiorini al mese di paga. Il mittente della lettera aggiungeva che gli sarebbe stato molto gradito se la signora Neruda avesse accettato l’offerta e fosse partita subito per poter partecipare, già domenica 7 marzo, a un importante spettacolo. Era obbligo che il guardaroba fosse curato dalla signora Norman Neruda stessa che avrebbe dovuto esibirsi solo in abiti bianchi. Per quanto la signora avesse molta voglia di accettare questo allettante impegno, purtroppo, le era impossibile – almeno per il momento – poiché vincolata da contratto ad esibirsi a Londra e in altre città inglesi. Poiché gli onorari della signora qui ammontavano a circa 15.000 corone al mese sarebbe stato comunque necessario chiedere che la paga offerta fosse aumentata di qualcosa!!

Diciamo che gli abiti, seppure spesso commentati negli articoli dell’epoca, non furono sempre il suo forte almeno sino a quando non decise di farsi vestire da Worth, e, quanto alla paga, nonostante i suoi compensi siano sempre rimasti di gran lunga inferiori a quelli dei suoi colleghi maschi, ciononostante, fu sempre molto attenta, tanto nelle richieste quanto nelle spese. Wilma ebbe sempre, al contrario di suo figlio Ludwig, un grande senso degli affari

Approfondimenti

Berceuse Slave: ritratto di Franz Neruda

Vera Mazzotta

Del Trio Néruda, anzi, del secondo trio Néruda, Franz, nato nel 1843 è il giovane che si trovò a cambiare in corso di studi, lo strumento. Come tutti i fratelli sapeva suonare il pianoforte ma era stato avviato al violino. Quando nel 185 morì suo fratello maggiore Viktor, venne passato al violoncello strumento nel quale riuscì a raggiungere davvero livelli insperati in pochissimo tempo per cui, Amalia, Marie e Wilma Néruda si esibirono da sole solo per poco tempo, perchè, molto presto, a loro si aggiunse il giovanissimo Franz che, dopo il matrimonio di Wilma, decise di rimanere in Svezia e Norvegia.

Così ne parla Helena Nyblom:

Franz Neruda non aveva il genio di Wilhelmina o la sua straordinaria capacità di suonare lo strumento, ma era un grande musicista . Lui stesso suonava il violoncello in modo eccellente e dirigeva i concerti della Società Musicale sia a Stoccolma che a Copenaghen, tra le cui due città divideva la sua attività. Come insegnante era eccezionale e non mollava mai, finché non aveva fatto eseguire una composizione in modo perfetto, con i mezzi che aveva a disposizione.

Un altro musicista disse una volta di lui: “Mi è proprio incomprensibile perché tutte le signore sono così entusiaste di Neruda. È brutto!”

Come se la bellezza esteriore fosse la cosa decisiva per l’impressione che le persone fanno! Una delle sue qualità più attraenti era il suo umorismo.

Aveva una grande capacità di cogliere tutto ciò che era divertente o ridicolo, e aveva una riserva inesauribile di storie comiche che raccontava con il suo piccolo sorriso malizioso e con una voce tranquilla e simpatica.

Anche nel suo suonare si notava questa sua particolare percezione dell’umorismo, che non è così comune tra le persone moderne.

Ed è dai ricordi di questo affascinante compositore, violoncellista ma anche ottimo pianista e docente di pianoforte, che apprendiamo la genesi di uno dei brani più amati dell’epoca, in Svezia e non solo, la Berceuse Slave, melodia nata per il Trio Néruda ma da lui stesso trascritta anche per pianoforte, violino ( nel 1883) e due violoncelli!

Già da piccoli eravamo stati iniziati dal nostro padre alla bella arte della musica che poi sarebbe diventata il nostro scopo di vita. Ci trovavamo in tournée in Russia insieme a lui. La compagnia era composta da nostro padre, le mie due sorelle Wilma, Maria, me stesso e un vecchio segretario, un uomo molto originale e come noi originario di Brno. I miei primi ricordi sono legati a questo vecchio signore, che si presentava sempre in frac sopra il quale d’inverno portava una colossale pelliccia. Un viaggio in Russia, 35 anni fa era ben diverso da quello dei nostri giorni in cui si viaggia in treno, in quasi tutte le parti del grande impero zarista. Allora le strade di campagna erano l’unica cosa che avevano a disposizione i viaggiatori e in una grande carrozza viaggiavamo da città a città sulle misere strade postali costruite da Caterina II.

Era una fredda sera di fine autunno quando lasciammo un piccolo villaggio nella Russia occidentale per raggiungere la città più vicina prima della notte. Dopo aver viaggiato un po’ di miglia la carrozza si ruppe e ci sedemmo sul ciglio della strada, nelle steppe più desolate, lontano dalle abitazioni umane. Ma con noi c’era colui che voglio chiamare X che era un uomo pratico. Tra i bagagli trovammo diversi attrezzi e presto riuscì a riparare, seppur provvisoriamente la carrozza, così da poter tornare al villaggio che avevamo appena lasciato per farla aggiustare bene. Durante il lavoro X si tolse la pelliccia e aveva solo il frac come protezione dal freddo.

Arrivammo però al villaggio ma quando la mattina dopo avremmo dovuto riprendere il viaggio il vecchio X era malato. Si aggiunse un’infiammazione polmonare e 3 giorni dopo seppellimmo il nostro vecchio amico nel cimitero del villaggio. Quando la sera successiva arrivammo all’osteria del nostro villaggio, lì trovammo un vagabondo di origine tedesca che nel cortile faceva girare il suo organetto. Lo strumento era scadente e non ricordo che suonasse più di un solo pezzo.

Era una melodia squillante sicuramente una canzone slava. Dopo aver lasciato il vecchio X alla pace della tomba, incontrammo di nuovo il tedesco che faceva girare le sue note lamentose delle quali i primi battiti rimasero a lungo nella mia memoria.

Così nacque, anni più tardi Berceuse Slave che io e Michele Bartolucci vi invitiamo ad ascoltare dal vivo a Lecce al Museo Castromediano il giorno 11 novembre alle ore 18,30!

Il crollo dell’Eroe.

Quando Wilma Neruda scampò alla morte!

Vera Mazzotta

VENEZIA dipinta dal Canaletto

Lady Hallè a Piazza San Marco. Non c’è Veneziano che il 14 luglio di ogni anno non alzi lo sguardo verso il Campanile che svetta in Piazza San Marco, il Signore della Piazza, ricostruito ‘‘come era e dove era’‘ dieci anni dal crollo che lasciò attonita la città veneziana amata anche dalla nostra Wilma Néruda che probabilmente l’aveva visitata già nel 1876, in occasione del primo soggiorno obbligato per curare una cattiva tosse che aveva evidenziato i primi sintomi di una sofferenza polmonare. Come molti altri prima di lei, aveva subito il fascino di Venezia e… dei fotografi più acclamati dell’epoca, i fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli, originari di Chioggia, ritrattisti finissimi attivi in diversi studi.

I due fratelli non avevano conquistato solo i veneziani ma anche illustri teste coronate che seguivano la moda dell’epoca: collezionare fotografie anche di sconosciuti, prima fra tutti Elisabetta d’Austria seguita nel maggio del 875 dalla Principessa di Sassonia Coburgo e Gotha, figlia della regina Vittoria e,nel settembre del 1876 dalla Principessa Margherita. Per questo motivo i Vianelli si firmavano “Fotografi di S.M. il Re d’Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania” e “Fotografi delle Reali Corti d’Italia, di Germania, d’Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte”. I turisti accorrono a farsi ritrarre da loro.

E così fece Wilma.

Ma a Venezia, WIlma, tornò certamente più e più volte, nel 1877 per il suo secondo soggiorno curativo quando fu raggiunta da Sir Charles Hallé che, in viaggio in Italia, fece una deviazione per andare a vedere come stesse la sua violinista preferita e, assai probabilmente, a dichiararle il suo affetto e di nuovo nel 1895 mentre si trovava ad Asolo, per raggiungere la famiglia Borwick che a Venezia aveva una casa. Non ci vuole molto ad ipotizzare che quel viaggio a Venezia era necessario per ultimare i preparativi del matrimonio di suo figlio Waldemar con Mabel Theodora Borwick e, ancora più probabilmente per stipulare i contratti di matrimonio di rito a quell’epoca. Ma nel 1895 non immaginava certo che sarebbe tornata a Venezia più volte anche a causa della lite che la oppose a sua nuora May Peyton.

12 luglio, la Gazzetta di Venezia titola: una fenditura nel Campanile

E il giorno successivo

Profonda commozione agita la cittadinanza non è esagerazione il dire che le notizie intorno alle condizioni del campanile di San Marco provocarono una tale ansia in ognuno come se si fosse trattato della salute di una persona cara, come se fosse imminente una sciagura nazionale, tema di ogni conversazione, argomento, domanda che sale alle labbra della gente, nelle case, nei caffe, nei passaggi causa della più intensa preoccupazione e incitamento a innumerevoli pellegrinaggi e lunghi stazionamenti nella Piazza con gli occhi avidi rivolti verso l’alto, è il Campanile per la sua ferita recentemente svelata… Ieri sera poi sia  per i progressi veramente notevoli fatti dal crepaccio nelle ultime 24 ORE, sia per le misure di preoccupazione prese dall’autorità col proibire l’accesso al campanile, il suono delle campane e lo sparo del cannone che segna le 9 pomeridiane e, più di tutto con la inaspettata sospensione della banda militare, la preoccupazione e le ansietà si erano straordinariamente accresciute così da suscitare un vero allarme.

Cosa stava succedendo?

Il Faro, il Padrone della Piazza, il Vecchio Campanile di San Marco, mostrava una crepa evidentissima che, di ora in ora si andava allargando… La fenditura che improvvisamente si è manifestata , poi rapidamente, per parecchie ore dilatata nel lata Nord della superba torre millenaria che è San Marco, ha una breve storia, che conviene narrarein quanto dimostrare che il danno manifestatosi non è conseguenza di un profondo difetto organico della costruzione, come trattasse di un cedimento nelle fondazioni il che è escluso ma è come il riaprirsi ferita, prodotta da causa esterna. Fu nel 1745: un fulmine, cadendo sul campanile, lo scosse fieramente aprendo la fenditura. Allora la Serenissima affidò le riparazioni a due suoi archittetti, Poljeni e  Zendrini che fasciarono con una fodera nuova di mattoni la parte offesa. Ma non troppo efficace la riparazione perché la parte nuova non si unificò con la vecchia ed i movimenti tellurici e le scariche elettriche disturbarono ancora quella zona ammalata della torre. Così 20 anni fa l’Ing. Saccardo si trovò  a cerchiare di ferro un pilastrone della controcanna della rampa undecima. La ferita si è ora riaperta. Di fronte a questa condizione, mentre i tecnici escludono il pericolo di un crollo sentono la pochezza dei mezzi che la scienza può loro offrire allo scopo di curare radicalmente il male… ed invece, la natura fece il suo corso, il campanile che era sopravvissuto a terremoti, scariche di fulmini paradossalmente attirate dal parafulmine che vi era stato collocato, crollò anche a seguito del solito azzardo umano ed ai lavori che erano stati fatti alla base, minandone la stabilità in modo irreversibile.

Nessuno dice nulla. Si sentono rumori nella Piazza. La gente però curiosa e fa pellegrinaggi a vedere il crepaccio che si allarga facendo cadere polvere e calcinacci. Le autorità decidono di allontanare la folla per quanto possibile.

Le Spie segnarono da sabato fino alle 3 di ieri un allargamento del solco di un quarto di centimetro ma da quell’ora il movimento cessò completamente. Cadde intanto qualche calcinaccio e perciò il Municipio fece collocare un largo parapetto nel lato pericoloso del campanile….

Finalmente si decide per un sopralluogo del Genio che intima lavori immediati.

Viene sospesa la musica in Piazza. Voci convulse susseguono, forse un attentato al Re?

I reporters vengono sguinzagliati, i telefoni suonano, finalmente arriva la notizia, la musica è stata sospesa per l’allarme sulle condizioni statiche del Campanile e le autorità dicono che non c’è pericolo di crollo alcuno. Ma perché allora hanno sospeso la musica…

Sono LE 9 E mezza del 14 luglio, i tecnici salgono con una scala di 18 metri per capire lo stato delle cose, hanno appena appoggiato la scala quando la fendituracomincia ad allargarsi facendo cadere polvere e calcinacci. La folla si accalca per assistere ed il tecnico Gaspari, ispettore dei Vigili capisce che sono in gioco vite umane. Si lancia dalla scala ordinando lo sgombero delle case, dei cafè delle piazze.

‘’IL campanile crolla!

La gente viene trattenuta al molo, quella in piazza sospinta sotto l’orologio. Sono le 9, 47 per alcuni, le 9, 52 per altri. Cosi racconta un testimone oculare:

Dopo quasi dieci secoli, Venezia aveva perso la sua costruzione più caratteristica. Di quel giorno rimangono foto che testimoniano una Piazza San Marco piena di detriti la foto che invece, altro non è che uno dei primi falsi fotografici della storia ricostruito a fini turistici del momento del crollo.

Nessun fotografo era presente.

uno dei primi falsi storici del crollo

 In pochi secondi un milione di pietre si erano sbriciolate su sé stesse, un crollo imponente, fragoroso ma … ordinato.

I danni agli edifici circostanti furono, tutto sommato, contenuti: venne distrutta la loggetta ai piedi del campanile e un angolo della Biblioteca Nazionale Marciana: una piccola inclinazione e un pezzo della Basilica di San Marco sarebbe andato distrutto ma i detriti del campanile arrivarono soltanto a sfiorare il colonnato esterno. Non ci furono vittime se non qualche ferito nelle ore successive più a causa del panico generato dal successivi crolli. Unica vittima, lo sfortunato gatto del custode che venne ritrovato ore dopo tra le macerie. Sul momento vennero accusati del crollo i responsabili della manutenzione, il custode che si era fatto costruire un cucinino e chi, in precedenza, aveva installato un montacarichi. Il Comune, però, parlò fin da subito di «imprevedibilità dell’evento» e nella relazione finale, dieci anni dopo, scrisse di «responsabilità larghe, commiste, collettive, che avevano riguardato parecchi decenni o meglio parecchie generazioni». «il campanile era ormai da tempo in pericolo, e a questo avevano contribuito gli originari difetti statici, grevi aggiunte posteriori, squarci reiterati di fulmini, brecce imprudenti aperte per qualche pratica comodità e inserzioni di materiali non bene legati con il resto della muratura».

Tanta apprensione in Svezia per Lady Hallè che…. proprio quei primi giorni di luglio, forse poco prima che la fenditura diventasse evidente, si trovava proprio a Venezia quasi certamente sempre ancora presa dalla querelle familiare che, allora, si stava per spostare sul fronte di una seconda causa contro la nuora.

Lady Hallè in PIazza San Marco A Venezia ritratta da un fotografo amatoriale...e questo si capisce dal momento che lascia in ombra il viso, ma , non ci sono dubbi.

Il Giornale di Martstrand del 2 agosto 1902 pubblica questa foto di Lady Hallè.. Prima che il Campanile crollasse…Certo non si può vederlo come potete vedere ma immaginatelo a destra della grande costruzione

Dopo questa disavventura, di essere stata comunque testimone di questo evento storico, Lady Hallè con il figlio Waldemar era tornata a Stoccolma e successivamente si era recata a Marstrand dove, continua il giornalista, ha passato alcune settimane, incantata dalla nostra bella città che nonostante il brutto tempo, ha trascorso così bene che pensa di tornare qui in settembre dopo una piccola gita a Preston in Scozia dove parteciperà a un paio di concerti. La sentiremo quindi al concerto che lei e suo fratello, il Prof. Neruda daranno il 7 agosto. saranno assistiti dalla Signorina OLGA NERUDA Professore a Manchester e insegnante di pianoforte dei figli del re Edoardo. Secondo quanto abbiamo sentito, anche la signorina Stockmarr assisterà con l’accompagnamento. È davvero una grande festa musicale che ci aspetta: la Regina del violino ci onora con una visita. E siamo sicuri che il nostro Re che è Principe anche nel mondo dei suoni, godrà della magnifica arte di LADY Hallè e del maestoso violoncello di suo fratello

E allora, in tema di fake-photo, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, eccola la foto ritoccata mettendo il suo viso al posto dell’ombra di una foto comunque bellissima

E chissà, magari nei giorni successivi furono proprio Waldemar e sua moglie a piangere di fronte allo spettacolo dell’incuria umana.

Un aneddoto…”nerudiano”

dal Göteborgs Handels- Och Sjöfartstidning 1862-02-07

VERA MAZZOTTA

L’amore del pubblico nei confronti dei propri beniamini, oggi, idoli, si misura anche dalle storie che circolavano su di loro, alcune vere, altre inventate. Forse nessuno ha superato in questo Paganini, come ci racconta il Dottor Watson nella corposa raccolta di Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini di cui lui, diligentemente, aveva preso nota e che gli erano stati raccontati da Sherlock Holmes in persona davanti al camino, ma anche la ”nostra” Wilma ha avuto la sua parte.

https://www.delosstore.it/ebook/54186/sherlock-holmes-aneddoti-sulla-vita-di-niccolea-paganini/doti-sulla-vita-di-niccolea-paganini/.

La storia dell’ignoranza musicale di un fan di Stoccolma che, per la verità in alcuni articoli veniva riportato come essere di un connazionale della violinista, in altre fonti viene riportata in modi differenti.

https://sherlockholmesmusic.wordpress.com/2022/11/07/un-fan-a-stoccolma/

Viaggiando per i suoi affari, un tale Signor Z. si era recato a Stoccolma e qui aveva deciso di ascoltare i fratelli Neruda. All’hotel Rydeberg ebbe, come aveva richiesto, una camera, confortevole e con una bella vista. A mezzogiorno, sentendosi stanco, decise di fare un riposino approfittando di una comoda poltrona. Si era appena seduto che udì il suono di un violino dal piano di sopra, come dalle regioni più alte Cielo!

Che tortura! come si fa a alloggiare un violinista proprio sopra di me! NON era meglio metterlo sotto??

Il Mercante, un po” grossolano, chiamò allora un cameriere.

Pensavo che foste un amante della musica, osò rispondere il cameriere alle lamentele del Sig. Z.

-Certo che lo sono, ma mi piace SOLO la musica classica! trovami subito un’altra stanza.

E così avvenne.

Quella stessa sera il nostro viaggiatore incontrò al caffè dell’opera un altro viaggiatore anch’egli alloggiato al Rydeberg, un buontempone che, non appena vide il Sig. Z., informato dal cameriere del fatto che si fosse fatto cambiare camera, gli disse:

Ho avuto proprio una grande fortuna, appena arrivato in hotel, si è liberata una stanza, una stanza eccellente e, per di più proprio sotto i fratelli Neruda! E’ davvero un piacere sentire tutto il giorno quel violino divino! Ma il vero divertimento è che qualche zuccone, ignorante di musica ha trovato il suo modo di suonare non ...abbastanza classico per le sue orecchie e si è fatto cambiare stanza! Mi chiedo chi sia questo genio della Musica!

Una festa per i Fratelli Neruda

Vera Mazzotta

La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.

Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.

Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.

Il teatro allora era gestito da Edvard Stjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.

I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani. Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.

(Goteborgposten 1861-12-30).

La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”

La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.

Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman, già Maestro di Cappella.

Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.

In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.

Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp

Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….

La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.

(Post- Och Inrikes Tidningar1861-11-26).