foto in pubblico dominio c/o archivio digitale LIBRIS
Nell’autunno del 1869 Wilma decide di fare il grande passo, tornare a suonare da solista sui più importanti palcoscenici europei, iniziando, ovviamente, dalla Francia dove riceve un’accoglienza calorosissima ed un successo impensabile.
Parigi la proietta sui palcoscenici di tutta Europa:
La signora Norman Neruda si è recentemente esibita in un concerto in abbonamento a Cassel. L’Aftonbladet riporta, da una lettera privata del maestro Carl Reiss, il seguente commento sulla sua performance lì: Non posso tralasciare di comunicarvi con alcune righe di mia mano l’entusiasmo che la signora Neruda Norman ha suscitato alla quarta serata in abbonamento. A parte Joachim, nessun artista può vantare un tale successo qui, a Casse; raramente ho sentito musicisti così pieni di entusiasmo. Questo serata sarà indimenticabile.
A cui fecero seguito ben presto i successi inglesi
Al quinto concerto, due nuovi debutti devono essere ricordati. il primo, Madame Norman-Neruda, una violinista di tale straordinario talento da non richiedere altra qualificazione nei nostri commenti in ragione del suo sesso. Un Adagio e un brillante Rondò dal Concerto in Mi di Vieuxtemps sono stati perfetti e adatti a mostrare il suo timbro e le sue capacità esecutive, raramente abbiamo sentito una performance più squisita o assistito a un successo più autentico. Il pubblico sembrava non stancarsi di applaudirla e crediamo che avrebbe ascoltato volentieri entrambi i movimenti di nuovo, se lei fosse stata disposta a soddisfare un desiderio così irragionevole. (The Musical Times and Singing Class Circular, Vol. 14, No. 316 (Jun. 1, 1869), p. 1099
Nel 1908 Wilma Norman Néruda, oramai da anni residente a Berlino con la sorella Marie, lontana dalla famiglia del suo primo figlio che, chiuse le vicende legate al Palazzo, vive stabilmente a Cortina, e poco vicina anche a quella del suo secondo figlio, Waldemar che è morto da meno di una anno per una malattia che in capo a pochi mesi lo aveva strappato a moglie e figlie, ”festeggia” i suoi 70 anni, ma, come sempre, suonando e dando concerti, unica sua ragione di vita.
Come dice Idun, nell’articolo del marzo del 1908
Violinista di fama europea è ancora la grande artista, la regina del violino, che incanta un pubblico esigente con le sue interpretazioni di musica classica e moderna – ne possono testimoniare non da ultimo gli amici della musica della nostra capitale, che l’hanno in fresca memoria, da quando si è esibita qui solo qualche anno fa… ricordandola con le parole di un grande critico e storico della musica svedese, Karl Adolf Lindgren (1846- 1905 a Stoccolma), collaboratore per Aftonbladet di Stoccolma e Svensk Musiktidning
Ella dovrebbe essere il più grande nome dell’arte violinistica contemporanea per lo spirito artistico autentico e il gusto che animano il suo suono e la fanno completamente assorbire nella fedele riproduzione dell’opera d’arte senza la ricerca della manifestazione della propria bravura o dell’effetto fine a sè stesso”- Qui ha numerosi, ammirati amici, che le augurano certamente una continua attività sulla sua luminosa carriera artistica.”
Wilma con Ries, Piatti, Ludvig in prova. Foto Licenza Alamy
1851, Wilma Nèruda, ha 13 anni ma, suo padre ne dichiara almeno due di meno, cosa che spiega la confusione sulle date di nascita che viene, tuttavia, chiarita guardando la trascrizione dei suoi documenti di nascita al foglio 404 dell’Anagrafe relativa alla Chiesa di San Pietro.
Wilma suona in pubblico dal 1844 e, dal 1845, la famiglia si trasferisce a Vienna dove suscita interesse nella nobiltà come nella borghesia.
Non si sa su che violino abbia imparato a suonare ma, lei stessa, in una intervista, parla di un ”piccolo violino rosso’‘ che da adulta, le sarebbe piaciuto recuperare per tenere come ricordo.
In altre testimonianze si parla del possesso di un Cremonese ma non di uno Stradivari, bensì di un Guarnieri, al contrario di questo articolo nel quale invece, si torna a parlare di uno Stradivari!
Certamente, Wilma Néruda ebbe modo, come molti violinisti della sua epoca, di provare e suonare molti strumenti oltre allo Stradivari-Ernst donatole nel 1875 dall’aristocrazia inglese.
Si dice, infatti, che possedesse un secondo Strad ”prestatole” da una gentildonna inglese che, secondo l’amico Radek Hasalik, potrebbe essere quello di Lady Lindsay.
oppure, più probabilmente, il ”Marie Schumann”, strumento del 1698 se dobbiamo credere a questa testimonianza:
The Violin Times-luglio 1900
A Stradivarius violin, with his label inside, came up for sale at Sotheby’s recently. It was formerly the property of Miss Van de Weyer, and was purchased on the advice of M. Ries and Signor Piatti; it is a well known example, and has been played upon by Herr Joachim and Madame Norman Neruda. It realised £600, and was purchased by Mr. Delaine.”
Non è l’unica ipotesi, ne abbiamo rinvenuta un’altra che sposta invece l’attenzione allo Stradivari del 1695
The Hawaiinian-Goetz-Murray, citato anche da Hill come appartenente, in origine, ad un coltivatore delle Indie, Gonsalves, e che ” Lady Hallè consigliò di acquistare ad uno dei nipoti di Lord Burnham, Ludovic Goetz” amico anche del secondogenito della violinista, Waldemar.
Per il momento, l’unico violino legato al suo nome rimane l’Ernst-Hallé
Ma eccola la traduzione di un articolo del
Bora Tidning del 1851
Wilma Neruda è un talento musicale, che, oggi sta suscitando grande interesse nel mondo dell’arte. Ha tenuto concerti con straordinario successo in diversi paesi europei e recentemente in Russia. La sola idea che una ragazza possa suonare il violino cattura l’attenzione. Alcune note biografiche su di lei potrebbero quindi non essere prive di interesse. Suo padre, Josef Neruda, proveniva dalla Moravia, dove era stato precedentemente impiegato come organista nella cattedrale di Brno, la madre, invece è Italiana.
(sull’origine italiana di Franziska Merta confesso di avere molti dubbi).
Entrambi i genitori sono musicisti, hanno sette figli, tutti eccellenti dal punto di vista artistico. Il figlio Victor, ora quattordicenne è un buon violoncellista ma ha iniziato a suonare il violino già a 7 anni, e la sorella Wilma, che allora aveva 5 anni, ha presto avuto voglia di suonare con lui. Fratello e sorella litigavano così a lungo per il violino, finché il padre non dovette comprare un violino anche per lei. Il prezzo allora non era alto: ogni violino costava solo 30 fiorini, equivalenti a circa 95 copechi.
Wilma (Wilhelmina) fece progressi rapidi, e già l’anno seguente iniziò a suonare brani di Beriot e Mayseder. Un anno dopo, Neruda partì con i suoi figli per Vienna dove la figlia prese lezioni dal professor Jansa. Nel frattempo, la figlia maggiore, Amalia, ora sedicenne, era già già al suo 6° anno di studio con la guida dei genitori.
Entrambe le sorelle si esibivano spesso a Vienna e suonavano aCorte, dove Wilma, a ricordo delle sue vittorie nel regno dei suoni, ricevette una spada d’onore dalla Imperatrice Anna! e un violino molto prezioso, un autentico Cremonese di Stradivari.
Successivamente, il fortunato padre, uomo amabile, modesto e disinteressato, si mise in viaggio con i suoi prodigi verso Berlino, Lipsia, Hannover, Amburgo, Brema, Belgio e Parigi, che dovette presto abbandonare a causa della rivoluzione di febbraio del 1848, e l’Inghilterra. Ovunque incontrarono grande attesa lasciando dietro di sé una soddisfazione ancora maggiore. A Londra diedero 19 concerti di seguito con pause solo la domenica con l’onore di suonare anche per la Regina Vittoria. Dall’Inghilterra si recarono a Vienna, Ungheria, Berlino ecc. e da lì in Russia.
West Australian (Perth, WA : 1879 – 1954), Saturday 22 December 1906, page 8
traduzione libera di Vera Mazzotta
Questo pomeriggio sono stata alla Queen’s Hall per ascoltare Lady Halle ritornata sulle scene. L’enorme sala era affollata fino a soffocare per dare il benvenuto a questa veterana del violino. Il pubblico era piuttosto emozionato quando si è alzato in piedi per dare il benvenuto alla dotata signora, applaudendo fino allo sfinimento mentre lei stava in piedi, lì davanti, esile e dall’aspetto delicato, con il suo violino in mano, in attesa che l’orchestra iniziasse.
Indossava un bellissimo abito di velluto color ametista, con punto di chiusura al collo e alle maniche. Sembrava così fragile, così agitata, che quasi si temeva che l’emozione si rivelasse troppo troppo per lei. Ho creduto che svenisse sopraffatta dall’emozione ma nell’istante in cui ha tirato l’arco e ha iniziato il Concerto accompagnato dall’orchestra del signor Henry Wood, tutti i segni di stanchezza sono sembrati abbandonarla e si è buttata nel lavoro con volontà, dimenticando tutto, tranne la musica con cui ha entusiasmato il pubblico.
Gli Ancora e ancora gridati dall’egoismo di una folla entusiasta costrinsero la meravigliosa musicista a salire sulla pedana e a inchinarsi più e più volte per ringraziare dell’ apprezzamento. Le è stato portato un bellissimo bouquet, e un altro ancora e mi sono quasi indignata che non le sia stato permesso di riposare in pace dopo la fatica, ma suppongo che l’adulazione del pubblico sia incenso per un artista.
La vista di quel volto e di quella forma familiare non più giovane, ahimè, mi ha riportato alla mente i giorni della mia giovinezza, quando ero solita sedermi con le orecchie spalancate e ascoltare, con estrema attenzione, i suoni prodotti dall’ archetto di ‘Madame Norman Neruda, un arco ‘tirato così vigorosamente e abilmente sulle corde del suo Stradivari.
Notai due minuscole fanciulle dai capelli chiari, di non più di tre o quattro anni, che avevano avuto la presunzione di ascoltare Lady Halle per poter dire, quando sarebbero state adulte, di aver sentito suonare il grande violinista. Non potevo fare a meno di osservare il viso da bambina, pallido, rosa e bianco della più piccola delle bambine. Non si muoveva mai, rimaneva fissa, con i suoi occhi azzurri e tondi sulla meravigliosa signora e la sua bella bocca a bocciolo di rosa aperta per lo stupore. La mamma portò le piccole fanciulle, vestite di bianco, alla Queens’Hall come una volta la piccola e cara Harrison che allora aveva quattro anni di cui ho parlato spesso che, quando le chiesi chi le avesse insegnato a suonare così bene il violino, rispose:
” Penso che Dio me lo abbia insegnato, come ha fatto in modo che io parlassi francese
Non aveva alcun ricordo o sensazione di difficoltà al riguardo. Suonava come parlava il francese, perché le veniva naturale farlo. Margaret, violinista allieva di Leopold Auer ( 1899-1995) era la figlia minore del colonnello John Harrison, flautista dilettante a cui era stato affidato il comando della Royal Engineers Band a Chatham, in Inghilterra, nel 1892. Sua madre, una cantante, aveva studiato con Henschel e Garcia al Royal College of Music di Londra. Le sue sorelle, May (1890-1959), Beatrice (1892-1965) e Monica (1897-1983), divennero rispettivamente violinista, violoncellista e mezzosoprano. May Harrison, la più grande dei figli Harrison, aveva iniziato a studiare violino nel 1892 all’età di due anni. Nel 1904, a cinque anni, Margaret fu ammessa a studiare violino con Achille Rivarde e composizione con Charles Villiers Stanford al Royal College of Music di Londra, diventando all’epoca la più giovane studentessa mai accettata da quell’istituzione. Le sue sorelle, May e Beatrice, erano state precedentemente ammesse al college, rispettivamente nel 1901 e nel 1903. Nel 1908, la maggior parte della famiglia Harrison si trasferì a Berlino dove Beatrice Harrison iniziò a studiare alla Hochschule für Musik. Dopo essersi sistemata, May invece lasciò Berlino nello stesso anno con la sorella Margaret e la madre. Arrivata a San Pietroburgo, in Russia, Margaret iniziò i suoi studi con Nalbandian mentre May studiò con Leopold Auer prima di fare il suo debutto europeo nel 1909.
Nel decennio successivo, May e Beatrice accrebbero la loro fama grazie alle esecuzioni del Doppio concerto per violino e violoncello di Brahms. Dopo la prima sotto la direzione di Alexander Glazunov a San Pietroburgo lo eseguirono altre 60 volte per il pubblico europeo anche dirette da Sir Thomas Beecham (3 dicembre 1914). Ispirato dalla loro esibizione di quella sera, Frederick Delius scrisse un Doppio Concerto a loro dedicato le sorelle Harrison eseguirono nel 1920. Morta la sorella May in Inghilterra l’8 giugno 1959, Margaret continuò a risiedere con le sorelle Beatrice e Monica a vivere Limpsfield, nel Surrey. Beatrice e Monica morirono rispettivamente il 10 marzo 1960 e l’8 dicembre 1983. Verso la fine della sua vita Margaret fu assistita nella casa di riposo di Gourock, nel Renfrewshire, dove morì la vigilia di Natale del 1995. Tutte e quattro le sorelle Harrison, che non si erano mai sposate, furono sepolte nel cimitero di St. Peter Churchyard a Limpsfield. Anche Delius è sepolto nelle vicinanze.
Tra musica e parole: Vera Mazzotta,una scrittrice al piano
Quando la musica si fonde con la scrittura
Musica e scrittura sono un connubio perfetto che può portare armonia e benessere interiore. Quante volte ascoltando una melodia ci si lascia andare all’immaginazione per poi far scorrere la penna sul foglio, guidata dalle note musicali per spalancare le porte alla propria essenza. Un intenso rapporto tra letteratura e musica è sempre esistito, basti pensare alla cultura greca. La stessa parola “mousiké” racchiudeva le tre arti ispirate dalle muse: poesia, musica e danza. Del resto, i primi componimenti della nostra tradizione letteraria, come l’Iliade e l’Odissea, furono diffusi oralmente, attraverso cantori che viaggiavano da luogo in luogo.
ll personaggio
E tra le dita che scivolano graziatamente sui tasti di un pianoforte, Vera Mazzotta si lascia ispirare dalle dolci note musicali per dar sfogo alla sua creatività letteraria. Pianista, insegnante e formatrice esperta di pianoforte, nasce a Roma dove vive e insegna presso una scuola media a indirizzo musicale. Si diploma al Liceo Classico nonché al Conservatorio Santa Cecilia, perfezionando dopo il diploma gli studi con il noto pianista russo e direttore dell’Accademia musicale di Roma, Konstantin Bogino.
Nonostante la scrittura non sia la sua professione principale, resta conservata in lei quella passione che si porta con sé fin da bambina, quando scriveva fiumi di pagine sul suo diario oppure lettere che le piaceva condividere con i suoi amici a volte anche lontani:
«Ho scoperto l’amore per la scrittura a 8 anni quando la maestra fece fare un tema in cui dovevamo immaginare la ”giornata dei nostri sogni” ed io ho immaginato “La mia giornata da Castellana”, padrona di una splendida magione, un castello tardo medievale, dedita alla musica, alle passeggiate e all’ addestramento del suo Falco!».
….potete leggere il resto qui…
ringrazio l’#Emergente per aver reso questa intervista bellissima!
Franz Néruda era il fratello minore di Wilma, violinista, violoncellista ma anche pianista molto talentuoso, compositore, che, dopo lo scioglimento del trio decise di rimanere ”al Nord”, lavorando tra Svezia e Norvegia sempre con lo scopo di far conoscere la musica ”classica” ovunque. Musicista affermato e conosciuto in tutta Europa, eppure, come scrisse ”Johnny”, giornalista del Blekingen-Kuriren del 25 gennaio 1895, ci furono occasioni in cui Neruda non ottenne nè successi nè soldi da un suo concerto e nulla potè il suo nome!
La giornata era iniziata male perchè, in una delle tante bettole della città di Smedkoping, che, sino ad allora aveva accolto starlette di infima categoria cacciate via anche dal peggiore teatro di Stoccolma salvo essere accolte con trionfi ed onori dal pubblico di Smedkoping, si cominciò a vociferare dell’arrivo di ‘‘tale’‘ Neruda. Erano i giovani leoni rampanti della società commerciale della città che, di fronte ad una birra olandese, discutevano sull’identità di ”tale” Neruda a loro, evidentemente, sconosciuto. Non sapendo proprio chi potesse essere, i giovani si rivolsero ad una persona considerata un oracolo in materia di arte e musica, il quale rispose con un gesto di superiorità,
– SÌ! certo che LA conosco! L’ho sentita una volta, giovane piuttosto sfacciata ma niente di così straordinario. Il giornalista allora, si sentì in dovere di illuminare i giovani leoni rampanti e, con gentilezza:
Neruda non era uno di quei nani intelligenti da spettacolo di varietà ma un gentiluomo di mezza età con baffi rispettabili, un artista dal talento indiscusso e alta reputazione in tutta Europa.Tuttavia fu difficile riconciliarli con la scoperta che Neruda non indossava tutù nè sapeva fare piroette, sembravano delusi e, anzi negli occhi, soprattutto dell’ Oracolo c’era persino una luce di odio.
I giornali ce la misero tutta e attraverso diversi articoli riuscirono a presentare Neruda per quel che era effettivamente ma i cittadini, nonostante tutto, erano scettici. Dopotutto che spettacolo era? Uno uomo seduto su una sedia a suonare, sarebbe stato meglio se la città avesse offerto da mangiare o che almeno si fosse portato dietro una orchestra al completo! Perché spendere soldi in queste sciocchezze? In ogni caso, il giorno del concerto arrivò….più che una sala, una bettola, una stamberga dove, con molta difficoltà si radunarono una trentina di persone, di cui 20 donne!
L’ospite del concerto entrò salutando il suo pubblico con un inchino ed un sorrisetto leggermente ironico. Il giovane pianista, alto e biondo, iniziò un delicato preludio a cui fece seguito il violoncello .Gli unici a rendersi conto che quello era uno dei dei piaceri musicali più elevati a cui assistevano erano il giornalista ed il direttore del giornale, per il resto la maggior parte del pubblico sembrava impassibile, dubbiosa, incapace di capire.
Tuttavia, l’artista aveva un inequivocabile ammiratore: una piccola, grassa, graziosa, dagli occhi luminosi….il peggior incrocio di carlino!
Ed ecco che, nel mezzo di un’incantevole fantasia su un motivo di canzone popolare boema saltò sul palco cominciando a camminare sfacciatamente come se fosse a casa. Ed il pubblico, magicamente, si risvegliò, a giudicare dall’interesse che cominciò a mostrare. Tutti seguivano con attenzione e sghignazzando le manovre dell’orribile cane.
E accadde di peggio. Il carlino divenne più audace. Si avvicinò sempre di più al violoncello, attratto da quella strana cosa che emanava un suono melodioso e cominciò a stuzzicarlo in ogni modo, con i denti, con le zampe, saltellando… pericolosamente ad odorarlo…! Franz aveva cercato di nascondere il nervosismo e mantenere la calma ma fu davvero troppo. Si interruppe bruscamente nel mezzo di un adagio struggente e gridò disgustato:
Portate via questo Animale!
Ma, lo spilungone che all’ingresso controllava i biglietti, a metà tra un contadino, un portiere e un cameriere, non si mosse dal posto: il proprietario del cane, era un vecchio consumatore di toddy molto alcolici che incontrare per strada poteva diventare molto pericoloso.
Il giornalista ed il direttore allora decisero di intervenire per catturare l’inquietante bestia, cosa più facile a dirsi che a farsi!
Il cane sgusciò via e si rifugiò sotto la sedia del suo grosso padrone. Li si sentiva al sicuro e non si sbagliava: il proprietario fece di tutto per difendere i diritti e le libertà del suo amato mettendosi tra gli inseguitori ed il suo cane.
Che volevano? Non potevano lasciarlo in pace? Non aveva pagato anche lui il biglietto come gli altri?
L’impresa però , nell’interesse dell’ordine, non poteva finire con una sconfitta ed il trionfo del male (!!): il cane doveva uscire.
–Beh, allora prendilo…se ci riesci!
disse allora il proprietario in tono di sfida conoscendo bene il suo carlino.
Non si poteva esitare….
Con mia sorpresa, sono riuscito ad avere una presa salda sul collo dell’ amante della musica a quattro zampe e senza essere morso a scaraventarlo fuori nell’atrio con meno cerimonie di quelle che onestamente sarebbero state compatibili con i principi di una società a protezione degli animali.
Quel piccolo intermezzo aveva eccitato il pubblico e anzi, tutticominciarono a seguire il concerto con più interesse dell’ inizio addirittura partecipando agli applausi dopo la fine dei brani anche se il segnale per gli stessi era dato dal giornalista presente e da un insegnante di musica.
Il padrone della sala era un uomo semplice che non voleva spennare il suo prossimo per cui, quando si rese conto che il magro incasso non sarebbe neanche bastato a pagare l’affitto, fu preso dalla compassione per i poveri musicisti e li invitò a passare gratuitamente la notte in una stamberga dietro il salone, con le carte da parati in parte cadute, di solito usata come camerino per gli artisti di varietà.
Grande fu quindi la sua sorpresa, quando gli sconosciuti ringraziarono educatamente declinando però fermamente l’invito lasciandosi portare da un taxi che era stato chiamato nel miglior albergo della città. La stampa cittadina, ovviamente, ebbe a dire la sua sullo strano concerto.
il Posten il cui editore era nativo di Stoccolma e un po’ esteta scrisse che i bravi residenti di Smedköping erano sconsiderati e veramente dei cani che non capivano nulla di arte
Mente il Tidningen, da sempre local-patriottico, ammetteva, sebbene a malincuore che Neruda era certamente un grande artista ma … troppo grande per Smedköping.
Ergo: non aveva niente a che vedere con la cittadina!
E quella valutazione certamente coincideva in qualche modo con l’opinione pubblica.
Penserete che Franz Neruda non abbia mai più messo piede in quella cittadina ma non fu così, tornò nel 1895 per esibirsi con uno dei più importanti cantanti dell’epoca, Salomon Smith accompagnato da sua moglie Dagmar : il successo fu enorme, ma stavolta…
Il 1897 è un anno buono per la violinista: sembrava aver superato la morte del suo secondo marito e, acclamata e festeggiate per i suoi 50 anni di carriera, aveva sistemato suo figlio ad Asolo. Dopo aver passato con lui parte delle sue vacanze estive di luglio al Lago di Carezza e a settembre a Bolzano, in ottobre era tornata in Svezia.
Recensione da IDUN 26 NOVEMBRE 1897
La signora Vilma Norman-Neruda (Lady Hallé) ha tenuto un concerto martedì nella grande sala dell’Accademia Musicale, riempita, fino all’ultimo posto, da un pubblico vivace ed interessato. Questi concerti sono quasi momenti solenni in cui si può godere, con ammirazione e gratitudine incondizionate di un modo di suonare il violino che difficilmente è stato superato da qualsiasi altro artista vivente. Le qualità che abbiamo imparate ad ammirare nelle precedenti apparizioni che Lady Hallé ha fatto qui sono ancora inalterate: nobiltà e sensibilità nello stile e nella comprensione della musica, calore, stile, bellezza e ampiezza nel suono su una tecnica di base solida e dominata che non sa di alcuna difficoltà. Il concerto è iniziato con la fantasia di Schubert in do maggiore per violino e pianoforte, una composizione piuttosto prolissa ma interessante che forse avrebbe anche potuto stancare se non fosse stato per l’eccellente esecuzione. Lady Hallé ha eseguito anche la sonata di Handel in re maggiore, la Barcarola e lo Schero di Spohr, la Sérénade mélancholique di Tschaikowsky e le Danze ungheresi di Brahms-Joachim. In tutte queste composizioni sono emerse le qualità più della celebre artista. Il valore del concerto è stato implementato dal fatto che il pianista accompagnatore, Mr Leonard Borwick, si è dimostrato un talento eccezionale sul suo strumento. Ha suonato con gusto e finezza sia Chopin che Liszt e sotto le sue mani un brano come il “Capriccio” di Saint-Saëns è diventato un piccolo capolavoro molto piacevole. Tra i brani pianistici eseguiti vorremmo tuttavia evidenziare la Rapsodia n. 12 di Liszt che, pur essendo una composizione difficile è stata eseguita con gusto superiore, eleganza e una grandissima precisione. Anche come accompagnatore Mr Borwick ha dimostrato di possedere qualità solide e buone. L’ applauso del pubblico numeroso, tra cui si notava S.M. il Re, è stato estremamente vivace per tutta la serata.