Wilma in Danimarca

VERA MAZZOTTA

Illustreret Tidende è stata la prima e prestigiosa rivista illustrata danese pubblicata settimanalmente dal 1859 al 1924 nata con lo scopo di informare i lettori sugli eventi e le personalità del tempo, sia in patria che all’estero, attraverso articoli, racconti, viaggi e immagini. L’articolo parla della famiglia Neruda e di Wilma come sua esponente fondamentale e risale ai primi concerti che i fratelli diedero in autonomia, senza genitori, quei concerti che consentirono loro di guadagnare finalmente così tanto e con regolarità da acquistare la tanto sognata casa a Brunn a cui poter tornare. maggio 1862

I FRATELLI NERUDA

Questo nome, che ora è sulle labbra di tutti, era quasi del tutto sconosciuto qui, a Copenaghen, quattro mesi fa, anzi anche poche settimane fa. Alcuni avevano forse letto, di tanto in tanto, in riviste e giornali stranieri, una specie di competizione tra i fratelli Neruda e le italiane Milanollo, o avevano letto che la critica era in dubbio su quale delle due parti dovesse essere attribuita più gloria, ma la maggior parte dei lettori sentì nominare il nome per la prima volta quando arrivarono qui le notizie dello stupore di Stoccolma e dei continui loro concerti trionfali, o quelle riguardanti gli onori loro concessi in modi diversi, fino alla più alta processione principesca con le torce per loro sotto il pattinaggio sul Mälaren. Il motivo per cui non avevamo sentito nulla o solo così poco di loro, è che, semplicemente non sapevano nulla di loro.

Se fossero stati sia compositori che esecutori forse avremmo probabilmente prestato più attenzione al nome. Questo nome tuttavia, non è privo di storia nei libri di musica. Nel secondo e terzo quarto del secolo scorso, erano molto famosi due fratelli boemi, Johan Chrysostomus e Johan Georg Neruda, entrambi violinisti riconosciuti. Avevano ricevuto la loro educazione musicale a Praga e trovato un impiego lì; uno in seguito si fece notare per il suo fervore religioso e divenne un monaco a Praga l’altro fece diversi viaggi artistici, fu chiamato per un po’ a Dresda, divenne un compositore prolifico ed ebbe due figli ugualmente noti come violinisti onorati. In che misura i vecchi Neruda riguardano i nostri Neruda in altro se non nel nome, è una domanda che potrebbe rimanere priva di risposta, tuttavia, la possibilità della parentela è molto grande e la probabilità non piccola. Parenti in senso più ampio lo sono in quanto aventi stessa nazionalità: quelli erano Boemi, questi Moravi, Boemia e Moravia sono due paesi vicini la cui popolazione slava si distingue particolarmente per i ricchi doni, per la musica e la lingua. In verità: se i singoli individui in questa occasione, potessero essere considerati rappresentanti della specie, dovremmo ammettere che Apollo e Pallade Atena hanno versato una grazia eccellente a questi popoli con noi nordici, poco imparentati.

Il padre delle nostre sorelle è musicista a Brno, capitale del laborioso e popoloso margraviato di Moravia. Di lui, così come del resto della famiglia, possiamo qui solo fare un accenno, e per mancanza di spazio, limitarci al membro più eminente della famiglia, la signorina Vilhelmine, così come possiamo fornire solo l’immagine di lei, anche se ci soffermeremmo volentieri anche sui suoi dotati fratelli. Vilhelmine Neruda è quindi nata a Brno, già famosa come città natale del violinista Ernst. A soli quattro anni giocava già allegramente con le corde ma presto scherzò con serietà, così tanto seriamente che potè apparire in pubblico o almeno in grandi riunioni sociali nella sua città natale, a soli cinque anni.

(…)

Dopo aver ricevuto un paio d’anni di istruzione a Vienna dal professor Jansa, W. si esibì in pubblico che aveva 7 anni, certamente quindi molto presto ma non troppo prestoper il pubblico esperto ed esigente della città imperiale. Da quel momento in poi, la sua biografia racconta solo di continui viaggi d’arte e di trionfi crescenti.

Prima lasciò Vienna per andare a Dresda e Berlino, poi visitò la Francia e l’Inghilterra appena compiuti sette anni e, da allora, ha sempre viaggiato da un posto all’altro, ogni inverno, in compagnia di suo padre e di sua sorella maggiore Amalie, un’eccellente pianista, e dal 1855, quando questa sposò il concertista Wickenhauser a Brno, insieme ai suoi fratelli più giovani Maria e Frantz. Questi due sono oggi noti a Copenaghen: per lo splendore della loro sorella la loro luce si affievolisce un po’ ma ingiustamente perché sono artisti molto bravi ognuno sul proprio strumento, e non prova l’ensemble perfetto tra tutti e tre che anche questi possono raggiungere la sua comprensione?

Il loro attuale viaggio è il primo in cui il padre non è con loro; forse sarà anche l’ultimo, almeno per quanto riguarda le signore. Sì, i nostri lettori si lamenteranno con noi di un tale piano ma certamente il pubblico non augurerà ai loro artisti preferiti un altro futuro diverso da quello che essi stessi desiderano.

Ma rimaniamo ancora sul viaggio.

Nel 1851 ( I NERUDA) giunsero per la prima volta in Russia, suonarono nelle grandi città dell’impero con sempre maggiore approvazione e ricordano ancora con piacere quanto  quanto valore lo stesso zar Nicola I attribuiva alle loro prestazioni. I russi sono in generale appassionati e intelligenti amanti della musica, e i fratelli Neruda li hanno sempre visitati, un inverno dopo l’altro. Probabilmente, questo soggiorno frequente nel paese chiuso degli zar ha contribuito in parte a far sì che la loro fama sia stata meno riconosciuta altrove, sebbene siano stati anche in giro per il resto d’Europa, in Austria e Prussia, in tutta la Germania, in Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra.

Il mondo più raffinato, le corti e i ricchi hanno gareggiato per mostrare ammirazione e farli suonare per loro, gli esperti sono stati entusiasti e stupiti, il pubblico è stato ovunque rapito e colpito da questa ricca rivelazione di un’arte nobile e bella.

La signorina Vilhelmine Neruda è una grande, vera artista, lontanissima da ogni adulazione fatta attraverso un virtuosismo puramente accattivante. La sua tecnica è così perfetta che solo gli esperti possono valutare questo aspetto della maestria ma anche la grande massa ogni tanto riesce ad avvertite le difficoltà che vince, come se fossero un nulla e ad intuire come il talento giochi alle prese con ciò che è materiale mentre l’ideale salta fuori, come l’anima dal corpo. Così deve essere: nel più alto godimento d’arte si deve dimenticare il particolare sull’universale. Il tono puro, morbido, l’arco più elegante, senza sbavature, sono, insieme alla sicurezza e alla destrezza delle dita, i mezzi necessari ma chi vorrebbe soffermarsi su questo quando non possono riempire il tutto, non determinare il contenuto essenziale del risultato che producono? A questo serve non solo l’esecuzione educata e talentuosa, ma prima di tutto la comprensione, ed è qui che la signorina Vilhelmine Neruda rivela il suo pieno genio.

La sua arte è così profonda e intima, rivela tanti stati d’animo e tanti sentimenti forti, e, ciò che conta di più, tanta vera verità, che si avverte la ricca dotazione della natura permeata e raffinata, consacrata e idealizzata dal genio alto dell’arte.

Come ogni opera umana anche la sua arte ha i suoi limiti: ci sono cose che la giovane donna difficilmente può capire e suonare come un uomo; il sentimento si forma e si manifesta in modo diverso, le tempeste delle passioni non le rende così selvagge come per esempio Ole Bull riesce a farlo; quando si abbandona al pianissimo è più come in un sogno insoddisfatto che con paura lamentosa, con terrore e sospiri misteriosi. E quando si dice che suona il concerto di Vieuxtemps (Adagio e Rondo) meglio del maestro stesso, bisogna capirlo cum grano salis; perché ci sono cose in cui riesce meglio ma poi ce ne sono altre in cui lui forse raggiungeva la piena resa della sua composizione.

È come se il suo sesso colorasse in modo particolare il suo modo di suonare il cui segno è l’intimità e il calore dolce dell’anima, la sua ricchezza di stati d’animo e le loro sfumature fini, la sua profondità nel sentimento, ma tutto sempre puntando verso l’alto, sempre spiegando e raffinando, elevandosi verso il qualcosa di più puro e migliore.

Ascoltala suonare quel concerto di Vieuxtemps, è come una passeggiata nella natura quando è più bella: cammini nel bosco fresco sotto le foglie fitte, senti il canto degli uccelli nel cespuglio, segui la strada che si snoda morbida e pittoresca, ascolti il fruscio dolce del ruscello, poi il tetto si alza, il fogliame diventa sempre più grande, ora esci sulla riva, dove lunghe onde battono colpi tranquilli contro la costa, dove tutto è luminoso e aperto, tutto guarda, libero e felice, verso il cielo terso. O vai con loro al divertimento e alla danza nel villaggio contadino della Moravia: allegro e con passi fermi scendi dal pendio della montagna nella valle, e presto inizia il trambusto e il rumore della vita popolare: molti sono riuniti oggi, e sarà una festa allegra, le coppie danzano avanti e indietro, ondulano tra loro, lì vedi alcuni che sono quasi comici e fanno i salti più buffi, qui vedi una coppia di innamorati che invece sussurrano e sognano è tutto umorismo. Ascolta poi il meraviglioso rondò: una ragazza vivace anzi, una bambina, che può mettere allegria in casa e metterla sottosopra, un uccello felice che cinguetta e trilla, parla a vanvera, ride e fa chiasso ed è così affascinante che quasi si dimentica che è un po’ civetta se non fosse per la grazia naturale che dimentica di non portare più le gonne corte.

E poi il grande concerto di Mendelssohn! questo potente, commovente quadro di una vita intera con le sue ore buone e cattive, con il momento solenne della devozione e con le seduzioni della passione – sì c’è motivo abbastanza per gioire e piangere.

Ma risparmia le tue lacrime, fino a quando arrivi a “Träumerei”: non hai mai sentito parlare del soldato russo, un semplice contadino grigio in servizio con il moschetto sulla schiena? ora stava in parata davanti allo zar, laggiù nella sala del trono e non aveva niente da fare, se non essere guardia, non doveva assolutamente sentire e gli si addiceva malissimo avere le lacrime negli occhi, ma non poteva farne a meno, piangeva: sognava con loro, questi tre fratelli che suonavano per lui così bello di alcune cose vecchie e care, di alcune fiabe dimenticate che anche lui aveva sognato, anche se non poteva raccontarle così bene. Sì, se lo avessi qui, credo che brinderei con lui, e avrei sicuramente gettato il mio guanto in faccia a quell’ufficiale con lo stivale che forse avrebbe voluto punirlo perché aveva pianto.

(…) sono queste vittorie che testimoniano la vera natura dell’arte. Sì, ascolta il loro gioco, ascolta il suo violino, e se non sei sordo sia nelle orecchie che nel cuore, vedrai molte cose belle, molte storie, molte favole, saltare fuori dalle corde. Forse penserai di trovare qualcosa di diverso da quello che ho sentito e visto io, o potrai scegliere espressioni migliori per questo, perché la musica interpreta il sentimento così grande, così ampio e così fluido, che la parola riflessiva con la sua logica determinatezza e precisione acuta può colpire in modi molto diversi; il linguaggio dei toni non può essere tradotto nella lingua del discorso, e mai si troveranno ventiquattro interpreti che scrivano una Settanta su di esso, tuttavia il sentimento può essere in fondo lo stesso, e il godimento ugualmente grande.

Resta solo da fare un paio di “osservazioni personali”.

Ha occupato molto il pubblico più rispettabile, quanti anni possa avere la signorina Wilhelmine Neruda. Si è creduto che una tale artista debba necessariamente essere vecchia: vive così spesso una vita potenziata, consuma così spesso molto più vigore vitale in un’ora che altri in giorni e settimane, che invecchia rapidamente e i molti anni non mancano di lasciare tracce sia sul corpo che sull’anima.

Perciò è del tutto naturale che la signorina Wilhelmine scherzi sulla sua età, e che le indicazioni varino da 21 a persino 36 anni; all’ultima indicazione seguì un tale lampo di riso nei suoi occhi che si sarebbe creduto fosse piuttosto un occhio di ragazza di diciotto anni mentre in altre occasioni, il suo sguardo riflette una profondità, una ricchezza spirituale, come se fossero raccolti lì molti decenni.

Del resto ricordiamo che un’artista ha sempre l’età che sa darsi con la sua apparizione pubblica, e quindi, dobbiamo quindi rimandare i curiosi a Teatro. Se qualcuno vuole trovare lì una informazione infallibile, lo lasciamo a sè stesso;

la maggior parte del pubblico riceve da lì una tripla impressione: prima non le sembra molto bella, poi trova il viso molto interessante, e infine si lascia catturare dall’occhio animato, dal suo ricco mondo sotto il gioco dei toni, così che la trova deliziosa e resta fermo su questo. Ma noi osiamo confidare ai nostri lettori che non è nata prima del 21 marzo 1838 mentre la sorella è nata il 26 dello stesso mese un paio d’anni dopo, e hanno quindi, entrambe festeggiato il compleanno qui in mezzo a noi.

L’altra osservazione riguarda la pronuncia del nome, con cui noi nordici possiamo facilmente confonderci. L’accento deve cadere sulla prima sillaba, sull’e’, non sull’u’. Tuttavia hanno sentito così spesso pronunciare male il nome, che potrebbero anche sbagliarsi loro stessi; fortunatamente la questione è molto irrilevante.

| Neruda Rimangono qui in città fino a quella benedetta antichità che si chiama “settimana santa” Poi faranno un piccolo giro in Svezia, e se da lì tornano qui è incerto. Più tardi andranno a Christiania e finiranno il viaggio tornando a casa a Brno passando per Stoccolma, dove però forse non si esibiranno pubblicamente.

Die Tonhalle. 30 maggio 1870

una delle prime recensioni, seppure in tedesco, che presenta chi è (la nuova ma conosciuta) Wilma Norman Neruda.

Vera Mazzotta

Nella piccola, ma distinta colonia di musicisti tedeschi a Londra, Wilhelmine Neruda occupa un’ eminente posizione come violinista virtuosa di questo strumento. Molti di coloro che l’hanno ascoltata la pongono al di sopra di Therese Milanollo, in ogni caso, è un’artista pienamente all’altezza di quest’ultima. Nessun dubbio sulla sua grande importanza può sorgere, poiché ha conservato inalterata la stima di tutti gli inglesi intenditori di musica da quando è apparsa, per la prima volta, Oltre Manica ed ora è tra i primi esecutori favoriti del fine pubblico dei concerti. Si esibisce nei concerti più prestigiosi di Londra ma anche delle grandi città provinciali come solista soprattutto negli importanti concerti in abbonamento che si svolgono regolarmente.

Per il suo enorme virtuosismo parla, tra l’altro, il fatto che nella musica da camera dei Monday Pops con Joachim, il più grande violinista del mondo, suonava alternandosi al posto di primo violino, come in passato, due o tre stagioni fa, era accaduto con Wilhelmy, e con Strauss.

Nell’ultima stagione, la Signora Normann ha partecipato anche i concerti in abbonamento organizzati da Kuhn al Royal Pavilion di Brighton, e in cui si è esibito anche Joachim. Vieuxtemps, Spohr, Bach, Mozart, Beethoven e tutti i grandi compositori di musica da camera, trovano in questa gentile signora una geniale interprete delle loro opere più belle.

Royal Pavilion Brighton https://www.royalpaviliongardens.co.uk/royal-pavilion

Wilhelmine Neruda viene da da una famiglia di virtuosi di Brunn, tre fratelli, Franz ( violoncellista), Wilma, violinista ed una sorella pianista che già si è esibita in modo significativo ma il violoncellista è morto durante dei concerti a SanPietroburgo

(in realtà, non Franz che ne prende il posto ma Viktor. Nd.t).

C’è anche un più giovane fratello violoncellista. Wilhelmine che, se non sbagliamo, ha ventotto anni, ha conosciuto il maestro di cappella Normann di Stoccolma durante un viaggio artistico e si è sposata con lui nel 1864. A Londra lavora già da diversi anni..

Néruda, NON Nerùda

Wilma Neruda, Vilhelmina Maria Franziska Neruda ma anche Nerudová Vilemína che poi è diventata, in virtù del primo matrimonio, Norman-Neruda e, del secondo, Lady Hallé.

Tanti nomi, traslitterati in modo diverso a seconda del luogo in cui la grande musicista vittoriana, ha vissuto, una cosa questa che la accomuna al poeta cileno, Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, in arte PABLO NERÙDA.

Secondo una teoria ultimamente molto accreditata, ma poco provata, e sulla quale, prima o poi, tornerò, il Poeta prese lo pseudonimo dall’aver visto sulla partitura della Danza Spagnola di De Sarasate, il nome Pablo (De Sarasate) accostato a quello di Wilma N.Neruda, dedicataria del famoso brano. Ipotesi suggestiva che supera quella “tradizionale” di Jan Neruda, i cui racconti di Mala Strana ancora non vedevano traduzione nell’anno in cui il giovane poeta “prese il suo nome” ma in cui era invece noto un racconto, il Vampiro; una ipotesi che, parzialmente, ascolta, tra le contraddizioni e i lapsus memoriae, quanto Nerùda stesso diceva, di aver visto il nome “su una rivista” ed averlo usato perchè “musicale” oltre che necessario a nascondersi dalle ire di un padre poco propenso alla poesia. . .Insomma, per quanto a noi sherlockiani l’ipotesi N.Neruda piaccia di più, in realtà, come poi vedremo, tante sono le strade che rimangono aperte: lo spartito di De Sarasate quante probabilità aveva di essere conosciuto in quella edizione, in Cile? e dove poteva averlo visto il giovane Neftaly? Forse si potrebbe pensare, piuttosto, alla lettura di Uno Studio in rosso- dove compare Neruda ma non Pablo, o magari ai primi film su Holmes visti nei Cinema di Temuco, dove però non c’è mai una violinista … tante strade e pochi indizi da perseguire in tal senso.

Ma torniamo al NOSTRO cognome.

Anche Wilma Neruda, Mina, Myn per i genitori, anche lei SCELSE per sè un nome, Wilma, e così si firmava, preferendolo a Vilemina o Wiihelmine, ma quanto al cognome, a cui mai avrebbe rinunciato, lo avrà certamente sentito pronunciare in tanti modi, uno dei tanti evidentemente, proprio Nerùda come ci fa capire una recensione dei primi concerti in Svezia dell’aprile del 1861:

la seconda osservazione riguarda la pronuncia del cognome sulla quale noi popoli del Nord ci perdiamo facilmente, l’accento deve trovarsi sulla prima sillaba, la e , e non la seconda, la u…tuttavia loro stessi hanno sentito la pronuncia sbagliata così tante volte che potrebbero sbagliarsi anche loro

Sarà forse per questo motivo che gli Inglesi, almeno nei primi anni di residenza della donna, cominciarono a trascrivere il suo cognome con l’accento, Néruda un accento che, ben presto, si perse e che, d’altra parte, lei stessa non usava…Forse a lei non importava se Nèruda o Nerùda perchè la sostanza, non cambiava, LA Neruda era solo lei…ma, a distanza di secoli direi che, una volta per tutte, che ci sia una derivazione diretta del nome di Nerùda dal suo o meno, riconosciamole la giusta pronuncia per quel cognome che, in un’epoca storica in cui le donne ancora lo perdevano, fagocitato da quello acquisito, lei stessa ha combattuto per mantenere e che persino i suoi figli, Ludwig e Waldemar, hanno preso.

E quindi, Wilma Norman-Néruda e NON Nerùda.

Questione di Stile

Come tutti i musicisti sanno la pratica musicale, la resa artistica e anche l’abitudine dell’ascoltatore ad essa, è frutto di cambiamenti di gusto, tanto nel suonare quanto nell’ascoltare. Nel 19 secolo le esecuzioni dei cosiddetti ‘Grandi Maestri’, Bach, Beethoven, era ben diversa da quella di oggi e gli esecutori erano soliti apportare modifiche sul brano anche quando non scritte: dislocazioni di ottave, arpeggiati, abbellimenti, cambi di velocità, una pratica comunque che, a pensarci bene, derivava dalla prassi barocca dell’improvvisazione, seppur trasportata in altri ambiti.

Ma già alla fine del 19 secolo questa prassi cominciò ad essere considerata discutibile ed inappropriata dal momento che moltissimi compositori, Brahms per esempio, cominciarono a chiedere espressamente ai loro esecutori che la musica venisse eseguita ‘’esattamente come scritta’’.

Il cambiamento fu tuttavia molto lento e la prassi dura a morire come ben testimoniato da questo racconto.

Nel 1891 Wilma Néruda, Charles Hallè ed il pianista Leonard Borwick il 7 e 9 dicembre misero in programma il trio op 8 di Brahms: al pianoforte Leonard Borwick, superbo esecutore di Brahms, come lo definì the Strad, allievo di Clara Schumann e rampollo di una delle famiglie più ricche di Inghilterra, che aveva debuttato solo pochi anni prima.

Wilma ben conosceva Leonard: sua sorella Olga aveva studiato con Clara Schumann negli stessi anni di Leonard e suo figlio Waldemar era da qualche tempo fidanzato ed in procinto di sposare sua sorella maggiore MabeL Theodora Borwick.

Durante una prova, Sir Charles , girandosi verso Borwick  chiese se poteva esprimere la sua opinione , e sollecitato in tal senso, tenne una vera e propria  conferenza sull'abitudine prevalente dei pianisti di " allargare " le note di un accordo''  con l' idea di dare più espressione ad un passaggio. Fu ascoltato in un silenzio rispettoso fino a che sua moglie, Wilma Norman Néruda, Lady Hallé osservò sorridendo

- Ma caro, è quello che fai anche tu!

E Charles probabilmente continuò ad allargare le note dell'accordo, arpeggiandolo.

Grove

Quella che segue è la voce redatta da Grove- Grove’s dictionary of music and musicians


Wilma Norman-Neruda (nata nel 1840). Madame Neruda (Lady Hallé), è in possesso di una tecnica altamente rifinita, non è solo una brillante solista ma una musicista completa, esperta nell’intera gamma della letteratura musicale e un’ammirevole suonatrice di quartetto. È, senza dubbio, in gran parte dovuto al suo immenso successo e alla sua popolarità se negli ultimi anni il violino è stato molto apprezzato dalle donne, con vari gradi di successo.

Da quando sono state stampate le osservazioni di cui sopra, le tendenze rilevate sono diventate ancora più marcate. Il successo della signora violinista è ormai saldamente stabilito; si erge sulla pedana del concerto quasi alla pari di artisti dell’altro sesso, capace di dare una resa dei grandi capolavori della letteratura violinistica non meno interessante della loro, anche se diversa per carattere. Wilma Norman-Neruda (Lady Halle) ha compiuto settant’anni il 21 marzo 1909 e conserva ancora la sua antica supremazia.

Stoccolma: 12 gennaio 1900

Wilma Norman-Neruda (Lady Hallé).

 Un inizio più solenne dei concerti degli artisti nella nostra capitale durante questo nuovo anno e secolo non avrebbe potuto aver luogo se non con il concerto tenuto il 12 da Madame Wilma Norman-Neruda poiché, tra i violinisti di oggi sono pochi quelli che occupano un rango così indiscusso come questa artista per nobiltà, magnificenza e perfezione del suo modo di suonare.

Da tempo riconosciuta nel grande mondo della musica e ultimamente anche all’estero per i concerti che ha recentemente tenuto a Copenhagen e alla fine dello scorso anno a Monaco, Dresda e Berlino dove non la si ascoltava da sedici anni. Dopo il suo concerto in quest’ultima capitale  O. Lessmann nella Allg. Musik-Zeitung così scrive:

Madame Wilma Norman-Neruda, ora residente per lo più a Londra, è un nome che è giustamente annoverato tra i più celebri nel mondo dell’arte. Quando Madame Norman-Neruda, oggi conosciuta come Lady Hallé, tenne l’ultima volta un concerto a Berlino, sorprese il pubblico che non l’aveva mai sentita prima non solo per una tecnica sorprendente e sempre perfetta ma anche per la grandezza e solidità della sua musicalità, un senso dello stile finemente sviluppato che tra i violinisti tedeschi può essere paragonato solo a  quello di Joachim. La sua esecuzione allora del concerto di Beethoven fu perfetta sotto ogni punto di vista. Allo stesso modo, la sua esecuzione di “Songscene” di Spohr, della Romanza  di Bruch e del  concerto di Mendelssohn hanno prodotto un piacere artistico squisito e perfetto.» Con H. Goldschmidt che ricorda la sua esecuzione della sonata in re minore di Brahms, quando il 16 dicembre ha assistito suo nipote Hjalmar Arlberg a Berlino al suo concerto si può davvero esclamare di lei: “Che artista meravigliosa!”

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Wilma Néruda a Kassel

i virtuosi della Stagione 1890 a Kassel

Alfred Fischhof (1855 – 1925), 
Wilma Norman-Neruda (1840 – 1911)
Eugen d’ Albert (1864 – 1932)
Camille Saint-Saens (1835 – 1921)
Anna Grosser-Rilke (1853 – 1938)
Hans von Bülow (1830 – 1894) 
August Wilhelmj (1845 – 1908)
Sophie Menter (1846 – 1918)
Frantisek Ondricek (1857 – 1922)
David Popper (1843 – 1913), 
Arma Senkrah (1867 – 1900)
Joseph Joachim (1831 – 1907)

Musiciste della stagione 1880

Erica Nissen (1845 – 1903),
Anna Mehlig (1846 – 1928)
Annette von Esstpoff
Clara Schumann (1819 – 1896)
Marie Krebs (1851 – 1900)
Vera Timanoff (1855 – 1942)
Wilma Norman-Neruda (1840 – 1911)
Laura Rappoldi-Kahrer (1853 – 1925)
Luise Wandersleb-Patzig (1846 – 1901),argestellt
Pauline von Erdmannsdörfer-Fichtner (1847 – 1916),

Wilma Néruda un ritratto italiano

di Vera Mazzotta

In piena ricerca di notizie per la preparazione del Convegno Autunnale di Uno Studio in Holmes che si terrà in novembre ad Asolo, decido di consultare anche il Piccolo di Trieste.

Wilma Néruda suonò certamente a Trieste tra il 1885 e il 1891 sebbene non ve ne siano notizie certissime se non in articoli di giornali e lettere che indicano la volontà di includere la città in un tour con Adelina Patti. L’articolo che segue, impensabile oggi, nell’era dell’eufemismo, del body shaming e del ‘politicamente corretto, ci fornisce un ritratto della donna…non troppo lusinghiero a dire il vero, e anzi, a tratti offensivo nella volontà di contrapposizione tra esteriorità ed interiorità

Nerudagasse

I giornali hanno narrato le manifestazioni panslaviste avvenute a Praga per battezzar così una via, e intanto chi ha udito la Néruda, la celebre violinista, non può a meno di ricordar la sua bizzarra, originalissima figura. Non bella, neanche un’ombra; bassa, tarchiata, con delle grosse braccia brune, con viso bruno e grasso di mercantessa sotto i capelli brizzolati, faceva sorridere, qualche anno fa, vederla avanzarsi sul palcoscenico in gran toilette da concerto, con un abito di raso bianco con le maniche corte a sboffi, da cui uscivano le sue braccia da cuoca, col busto largo e corto stretto nella corazza di seta.

Ma bastava che ella prendesse in mano l’archetto, e la voglia di sorridere vi passava subito; in fondo il suo aspetto restava comico, era sempre un pochino ridicolo il vedere quella grassa signora scalmanarsi ed agitarsi per tutti i versi; con il suo violino in mano, ma chi vi badava più? Ella suonava con una bravura meravigliosa, superando le difficoltà tecniche con una sicurezza perfetta; ma quel che v’era di straordinario, in lei, era il fuoco, l’estro, lo slancio indescrivibile delle sue esecuzioni, il colorito ricco, abbagliante, e pur vellutato con cui ella animava le linee della melodia; ogni pezzo, sotto il suo archetto, assumeva improvvisamente un carattere nuovo, inatteso, di una singolarità indicibile; vi vibrava l’energia di un temperamento d’artista appassionato e violento, selvaggiamente impetuoso, selvaggio e zingaresco, e appunto perciò, irresistibile. Nessun pubblico vi resisteva, nessuno fra i grandi violinisti, da Thomson a Joachim, da Sarasate alla Tua può dir di aver destato entusiasmi più ardenti di quelli suscitati da questa grossa signora con l’aspetto di vecchia massaia.

E’ stata una grande artista, quella grossa signora, ed è perciò che si può parlare qui di lei, anche se il suo nome serve ora di pretesto per le dimostrazioni panslaviste.

Il piccolo di Trieste 5 ottobre 1895

L’anima gitana di Wilma Nèruda

Vera Mazzotta

Many years ago I heard a Hungarian band at a party in London. I am extremely fond of Hungarian music, and a sudden irresistible temptation led me to ask the leader, Rácz Páli , to lend me his violin .

Siamo ne 1895 e la violinista racconta al giornalista di The Violin Times come andò quella volta in cui non si trattenne da chiedere al Primo violino dell’Orchestra Ungherese di suonare insieme a loro, non un violinista qualunque ma Rácz Páli una vera leggenda.

Rácz Páli

Rácz Páli proveniva da una famiglia gitana. Aveva 15 anni quando, dopo aver visto un omicidio in famiglia, decise di fuggire e nascondersi fino a che, per sopravvivere, decise di fare quello che molti altri giovani come lui facevano, arruolarsi nell’esercito asburgico che lo mandò a Milano. Durante gli anni nell’esercito decise di fondare un’orchestra gitana che allietasse con le improvvisazioni di cui era capace le lunghe serate. Tuttavia, grazie alla sua conoscenza dell’italiano, Pali non disdegnò un secondo lavoro: essere spia durante la rivoluzione italiana del 1848 ma….per gli Asburgo!

Dopo 18 anni di servizio, decise di lasciare l’esercito per dedicarsi alla musica fondando una vera orchestra che, ben presto, divenne conosciuta e nota in tutta l’Ungheria come l‘Orchestra del Re degli Zingari.

Wilma Néruda incontrò il romeno tra il 1873 ed il 1881 quando Pali condusse la sua orchestra a Lipsia e poi a Londra.

This he did and great was the astonishment of the members that a Lady should know their music so well” Lo fece e grande fu lo stupore dei membri dell’orchestra per il fatto che una Signora conoscesse così bene la loro musica

I told Rácz I would come to hear his band at Pesth if ever I had an opportunity of going there. When at Pesth, I went with some friends to fulfil my promis , and Rácz , hearing that I was present , came round to greet me. Dissi A Racz che sarei andata ad ascoltare la sua orchestra a Pest se ne avessi avuto l’opportunità e quando, in effetti andai a Pest con alcuni amici, mantenni la mia promessa. Racz, sentendo che ero nel pubblico venne a salutarmi.

Inizialmente la violinista fece fatica a riconoscerlo,

Ma… mi pare di ricordare che non avessi la barba quando eri a Londra…

Verissimo, rispose il gitano nel modo caratteristico in cui gli ungheresi parlano tedesco,

ma radersi ogni giorno è davvero molto fastidioso!

Tuttavia, il giorno successivo, la violinista tornò a sentire l’orchestra gitana e, con grande stupore, vide che la barba di Racz era sparita, inutile dire che, di fronte alla sua aria meravigliata, il gitano mostrava uno sguardo tra il felice ed il trionfante.

I must say a more flattering compliment has never been paid me by any one.

Nessuno prima di allora mi aveva fatto un complimento simile! Il violinista, fece un inchino sorridendomi anche con gli occhi: Racz era un vero gentiluomo! Tra un brano e l’altro uno dei musicisti passava tra i tavoli con un cappello per chiedere un obolo per la serata. Ma Mai una volta sono passati al mio tavolo sebbene fossi contenta di contribuire. Così chiesi a Pali il motivo e lui disse solo queste parole

Kollegen grädige, Frau Come a dire che pur essendo una donna, erano certamente colleghi e voleva farle una cosa gradita, ed in effetti…continuò la musicista, nessun artista potrebbe essere altro che lieto di essere considerato un collega da uomini che hanno prodotto musica come Rácz Páli e la sua orchestra.

Rácz Páli morì il 30 gennaio del 1885,

Musicista amatissimo e molto stimato non solo per i medley su musica altrui sui quali riusciva anche ad improvvisare secondo lo stile gitano ma anche per la miriade di Czardas e musica folk che, grazie alla sua orchestra, era riuscito a recuperare o a scrivere.

La tradizione lo tramanda come un uomo che faceva fatica a decidere tra il piacere di avere una bella donna accanto e quello del suo violino. Sposato quattro volte, alla fine, lasciò tutto al suo primo figlio, suo omonimo che continuò la tradizione paterna

Lady Hallé e …i punti di vista

di Vera Mazzotta

Nel 1895 la violinista concesse una lunga intervista al The Minster al quale raccontò diversi aneddoti, alcuni anche molto divertenti, relativi alla sua lunga carriera. In particolare ne volle raccontare uno per dimostrare come le persone, di ogni ceto sociale, alla fine, fossero concentrate ed attente al solo proprio punto di vista. In un pomeriggio uggioso, probabilmente durante la sua tournèè in Australia, concesse udienza ad una Donna che dopo i convenevoli del caso, passò ai complimenti- di rito- nei confronti della sua Arte per poi passare dritta al punto: aveva una figlia che suonava il violino e, a detta di tutti la ragazza era davvero dotata

Really she play the violin very, very well

ma, continuò la madre preoccupata, certamente nessuno l’avrebbe apprezzata come merita se Lei, Lady Hallé avesse continuato a suonare e a calcare i palcoscenici di Inghilterra.

Tu hai avuto un enorme successo, be generous, sii generosa, non tornare, questa è l’unica chanche che mia figlia ha!

Veramente si è in dubbio su cosa considerare più rimarchevole, la richiesta audace o la strepitosta stupidità di questa donna