Contro i giornalisti

di Vera Mazzotta

Siamo nel 1894 e Wilma Norman Néruda, oramai da tutti chiamata Lady Hallé in virtù del matrimonio con Charles Hallé nominato baronetto nel 1888, è all’apice del successo. I due lunghi tour in Australia del 1890 e del 1891 hanno consentito ai due artisti di rompere la monotonia e la routine della vita musicale inglese alla quale sono ritornati ritemprati, in forze, con qualche soldo in più e nuovi progetti che li porteranno, niente di meno che in Sud Africa nel 1895. Le interviste in questi anni non sono molte ma certamente sono più di quante non ve ne siano per gli anni passati, a testimonianza di una certa ritrosia da parte della violinista, a far conoscere e a farsi conoscere, tuttavia qualcosa deve essere andato storto nel rapporto con la stampa, almeno con certa stampa, se nel 1894 un articolo del Manchester Courrier riporta una sua presa di posizione nei confronti della stampa stessa

Un gran numero di personaggi di rilievo si stanno ribellando contro i persistenti atteggiamenti invadenti di certi intervistatori e, in alcuni casi, non a torto. Parlando questa settimana con Lady Hallé, sono rimasta sconcertata dal sentire di come anche lei abbia sofferto nelle mani di questi giornalisti privi di scrupoli. Considerando la sua reputazione, i racconti davvero autentici sulla sua vita sono davvero pochi, la maggior parte contiene orribili fraintendimenti.

‘ Il fastidio che ho provato tutte le volte che ho rotto la regola che mi sono imposta di seguire mi ha fatto giurare che non ci sarei mai più ricascata”.

Questa è certamente una cosa di non poco conto da dire per una persona della sua levatura e temo che il suo non sia un caso isolato…

The Strad

Agosto 1894

TRAD. VERA MAZZOTTA

Nessuno può negare che la piccola Wilhelmine Neruda sia un fenomeno meraviglioso per il suo potere interpretativo, la bravura, la sua comprensione della musica e, infine, per la straordinaria purezza del suo modo di suonare. Se da adulti potessimo solo aumentare le conoscenze nella stessa proporzione di quando siamo bambini, dovremmo essere tutti dei geni», dice Goethe

La profonda verità di questa affermazione impedisce ogni tentativo di profezia del futuro artistico dei bambini ma se noi stessi ammettiamo che lo sviluppo mentale negli anni più maturi è in progressione aritmetica, mentre nell’ infanzia lo stesso avviene in progressione geometrica ciò è sufficiente a permetterci di classificare subito Guglielmina Neruda tra i più grandi virtuosi del suo strumento.

Quando definiamo la piccola Nèruda come un fenomeno in relazione alla sua età questo non è solo un piccolo elogio ( fatto per una bambina): perchè ella è gia una virtuosa in piena regola

così scrisse il Prof. Eduard Hanslick nel 1849, 45 anni fa, quando l’ormai famosa violinista il cui ritratto abbellisce le nostre pagine di questo mese era solo all’inizio della sua splendida carriera.

Sembra superfluo entrare nei dettagli di una carriera che deve essere certamente ben nota ai lettori di The Strad come lo sono a chi scrive. Tutti sanno che Madame Néruda, Lady Hallé, nacque a Brünn il 21 marzo 1840 (in realtà nel 1838 n.d.t), che era figlia di Josef Neruda, ottimo musicista che lavorava nella sua città natale, che apprese l’arte del suonare il violino grazie a lui e a Leopold Jansa a Vienna e che, nel 1846, lei e sua sorella Amalie, pianista, fecero la loro prima apparizione pubblica; che subito dopo il padre le portò in tournée a Londra, raggiunta, per la prima volta nel 1849, quando la violinista suonò un concerto di De Beriot al settimo Concerto Filarmonico il giorno 11 giugno; che nel 1864 Mlle. Neruda sposò Norman, il direttore dell’Opera di Stoccolma dove per un certo periodo fu anche insegnante di violino presso la Royal Music School; che dal 1869 è stata una delle più grandi attrazioni di ogni stagione concertistica londinese e che le sue apparizioni ai Popular Concert sono tanto ricercate quanto quelle di qualsiasi altro artista vivente; che alcuni anni fa, alla morte di Norman, sposò Sir Charles Hallé con il quale fece un lungo tour, nel 1890-1891, nelle colonie australiane ottenendo ancora più onore e gloria; e infine, che sebbene il numero delle violiniste sia oggi paragonabile alla sabbia sulla riva del mare, nessuna di loro è stata in grado di avvicinarsi a questa vera regina dei violino per essere a lei paragonate.

Questi fatti sono, lo ripeto, noti a tutti.

Hanslick, l’eminente critico musicale di Vienna, il conservatore dei conservatori, dal 1849 ha poi trovato molte occasioni per ripetere il verdetto da lui pronunciato sulla piccola Wilhelmine Neruda e lo stesso si può dire con uguale verità di ogni critico che abbia avuto il piacere di giudicare le splendide esibizioni di questa altrettanto splendida artista. Che le esibizioni di Lady Halle siano sinonimo di tutto ciò che c’è di buono nell’arte musicale, che nei programmi dei suoi concerti non appare nulla che non sia dei migliori, che in tutto il corso della sua lunga carriera pubblica non si sia mai abbassata a ottenere una popolarità a buon mercato e a spese della sua natura artistica, queste sono verità incontrovertibili.

Come Sir Charles Hallé ha lavorato, con forza e impegno, per fare tutto ciò che era umanamente possibile a beneficio della musica nel paese di adozione grazie ai suoi storici recital per pianoforte e ai suoi superbi concerti orchestrali, così Lady Hallé ha lavorato, con risultati uguali, per fare tutto ciò che una donna avrebbe potuto fare per aiutarlo. Non solo grazie alla forza trasmessa dall’essere splendido esempio nel suonare nient’altro che buona musica ma anche per la magnifica abilità nell’esecuzione, Lady Hallé ha ottenuto, a beneficio dell’arte musicale in Inghilterra più quanto qualsiasi donna fosse mai stata tentata di fare.

Una carriera che ha avuto un così grande successo, tanto artistico quanto finanziario, come quella di Lady Hallé e che è stata anche priva di incidenti, tanto che coloro che si divertono nella mania di oggi per le statistiche e ancor più per gli aneddoti personali, sono stati delusi. In effetti, sarebbe veramente difficile trovare nella vita di questa grande violinista, anche solo un singolo esempio di queste storie ora tanto ricercate. Ma vale la pena di raccontare un fatto in relazione a Lady Hallé che non è generalmente noto. Prima di ottenere la grande reputazione di cui gode ora, la violinista suonato nel continente in diversi luoghi e in uno di questi concerti il professor Joachim l’ha ascoltata: fu tanto colpito dalle sue prestazioni che disse ad Hallé

” Raccomando questa giovane artista alla vostra più attenta considerazione. Ricordati questo, quando le persone l’avranno ascoltata una volta in modo imparziale, penseranno di più a lei e meno a me. Questo è stato ovviamente l’elogio più generoso anche perchè il grande pubblico britannico ha ascoltato Lady Hallé ben più di una volta continuando tutravia ad avere grande considerazione per lui e rimanendo fedele al più grande violinista-uomo che infatti, condivide il posto di primo violino con Lady Halle la più grande tra le violiniste.

Quello che Joachim rappresenta per il violinista del sesso più severo, lo stesso è Lady Hallè per quello gentile. Questi due nomi saranno tramandati ai posteri come appartenenti a due dei più grandi artisti che il mondo abbia mai visto.

Potranno certamente comparire esecutori più abili tecnicamente e infatti sono già apparsi nel mondo musicale, ma mai interpreti più grandi, ed è impossibile anche solo pensare che ne possano esistere di più grandi dal momento che non è possibile trovare ciò in cui questi due musicisti falliscono e quindi dove i nuovi arrivati possono cancellare quella linea che darà loro la precedenza. Si potrebbero scrivere volumi su Lady Hallé la violinista, ma, cui bono? La conosciamo tutti e tutti amiamo ascoltarla suonare. Tutto ciò che possiamo fare è sperare che continuerà a lungo a deliziarci per molti giorni a venire poiché quella particolare stella brillante stella che deve succedere alla sua posizione non sembra ancora essersi mostrata all’orizzonte.

Un concerto ignorato

di Vera Mazzotta

Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.

Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire

‘Non possiamo aggiungere altro”

I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.

Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.

Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.

Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

J. Kenig

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda

Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema

Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè

La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.

E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.

Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.

Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.

Madame Norman Néruda (Lady Hallé)

Frances Colligwood

Chi ancora non conosce la violinista Wilelhmine Norman Néruda spesso mi chiede se fosse conosciuta in vita, se fosse famosa, perché, al contrario di altri grandi violinisti dell’epoca, ovviamente uomini, quali, ad esempio Joachim, del suo nome si è perso memoria…In realtà, piano piano emerge un quadro storico in cui, dal 1911 anno della sua morte, negli ambienti musicali, qualcuno ha tentato di tenerne viva la memoria o il ricordo con articoli che, sono apparsi in riviste specializzate, nel 1939, nel 1981 ed ora, emerge anche questo articolo pubblicato dal The Strad Magazine, maggio 1961: una guerra, insomma contro l’ oblio totale.

Sono passati 50 anni dalla morte di Lady Hallè, una violinista la cui maestria nell’arco e la pienezza del suo suono ha dato qualcosa di più che un ‘’ tocco di genio’’. Era la figlia dell’organista della Cattedrale di Brunn, Joesef Néruda e nacque lì, a Brunn il 21 marzo del 1839.[1] Benedetta da tre bellissimi nomi cristiani- Wilma, Maria, Francesca-la sua vita, fin dall’infanzia, è stata riempita dal bel suono. Molto prima di imparare a leggere, imparò a suonare il violino con un talento emergente tale che Leopold Jansa fu ingaggiato per supervisionare la sua educazione musicale. Wilma Néruda, fin dalla nascita fu sostenuta nei suoi studi dalla sua famiglia i cui componenti furono quasi tutti immersi nella musica fin dalla nascita.

Suo padre le diede sempre preziosi insegnamenti e consigli mentre i suoi fratelli e sorelle la sostennero ed accompagnarono sul palcoscenico in molte occasioni. Amalie, sorella di Wilma, era una talentuosa pianista e, nel 1846 quando Wilma aveva solo 7 anni, le piccole Néruda apparvero insieme in una serie di concerti a Vienna nel cui repertorio c’era anche una sonata di Bach. Giovane come era, la piccola Wilma meravigliò anche i critici più severi per la  grande maestria nella sua esecuzione in confronto alle piccole sue mani.

Fu anche notato, sebbene fossero le prime esibizioni su un palcoscenico, la sua grande padronanza dell’arco e che possedeva un impeccabile senso della melodia. Dopo il suo debutto fu trattata un po’ come Mozart bambino e portata dalla sua famiglia in tour in tutto il nord della Germania dove si esibì nelle principali città davanti ad un pubblico facoltoso. Il successo della piccola Wilma era tale ovunque andasse che ben presto la sua vita divenne una serie di concerti in tutta Europa, spesso accompagnata da suo fratello Franz che suonava il violoncello. Entrambi arrivarono fino in Russia[2] Il 30 aprile del 1849 Wilma si esibì per la prima volta a Londra come musicista invitata per la stagione sebbene ancora non avesse neanche 10 anni. In quella data suonò al Princess Theatre di fronte ad un pubblico entusiasta ed l’11 giugno suonò il concerto di De Beriot alla Filarmonica.

Quando Wilma crebbe, non perse nulla della sua magia semplicemente consolidò la reputazione della sua grande maestria tecnica, la superba tecnica dell’arco e la straordinaria immaginazione nell’interpretazione che si diffuse in tutta l’Europa. Allo zenith della sua gloria si disse che il suo suono era  pieno come quello dei suoi più talentuosi colleghi maschi. Nel 1864 si esibì a Parigi nei suoi  concerti più degni di nota che si tennero presso il Conservatorio e nella stagione di Pasdelup. Un giovane musicista svedese, Ludwig Norman, si innamorò di lei proprio in quella occasione ed i due si sposarono nello stesso anno.[3]

Da quel momento la violinista condusse la sua carriera sotto il nome di Madame Norman-Néruda. Nel 1869 tornò a Londra per partecipare ai concerti della Philarmonic Society ed avrebbe abbandonato presto la città se non fosse stato per Mr Henry Vieuxtemps. Egli la convinse, anche contro il suo volere, a rimanere sino a Natale per dirigere il quartetto dei Monday Pops. Madame Néruda-Norman, in aggiunta al suo brillante lavoro come solista, è stata conosciuta ovunque anche per il suo lavoro come leader del quartetto. Questo ingaggio la riportò a Londra ogni inverno per il piacere dei  suoi ammiratori; ella suonò per la Philarmonic Society, per il Cristal Palace e a Manchester ai concerti organizzati da Hallé. Così facendo contrasse molte amicizie nell’alta società diventando particolarmente stimata anche dalla Famiglia Reale. Nel 1876, il figlio della Regina Vittoria, Il Principe Alfred[4], insieme  con il Conte di Dudley e di Hardwicke presentarono alla violinista uno dei più prestigiosi Stradivari, costruito nel 1709 e appartenuto al  celebre violinista Heinrych Wilhelm Ernst. Ludwig Norman morì nel 1885 e Madame Néruda-Norma divenne la seconda moglie di Charles Hallè. Per anni erano stati uniti professionalmente ed il partneriato tra i due musicisti si è rivelato felice. Lady Hallé ha preso residenza a Manchester con suo marito ed insieme i due iniziarono a programmare tour e concerti che li hanno portati in diverse città e parti della Gran Bretagna. Nel 1890 i due intrapresero un tour pieno di successi in Australia e, cinque anni dopo, in Sud Africa dove furono egualmente ricevuti. Nel 1895 Lady Hallé divenne vedova per la seconda volta. Nei suoi confronti venne manifestata grande preoccupazione a misura della grande popolarità di cui godeva nel paese di adozione, per cui il Principe di Gallese, futuro Re Edoardo VII, fu chiamato a presiedere un Comitato per raccogliere fondi per venire in aiuto alla violinista. Il Comitato fu sostenuto da molti altri al di fuori di Europa, tra cui il Re di Svezia e Danimarca.  Le entrate di questo Comitato comportarono l’acquisto di un Palazzo ad Asolo in Italia il cui atto di proprietà fu presentato a Lady Hallé in un ricevimento a Marlborough House. Per tre anni visse ad Asolo con il suo unico figlio[5] nato dal suo primo matrimonio fino a quando di nuovo la tristezza tornò nella sua vita a causa della morte di questo giovane uomo in un incidente di montagna. Dopo quell’incidente Lady Hallè decise di spendere il resto della sua vita lavorando così si trasferì a Berlino dove visse dando lezioni di violino. Nello stesso tempo continuò a fare tour occasionali in Europa, tornando in Inghilterra ogni anno per alcuni concerti. Il Re Edoadro VII rimase costantemente un suo  grande ammiratore pertanto spesso la violinista fu invitata a suonare per la Famiglia Reale. Fu nominata Violinista della Regina Alexandra nel 1901. L’ultima apparizione di Lady Hallè a Londra risale al 25 gennaio del 1908 quando prese parte ad un concerto in memoria del violinista Joachim con il quale spesso suonò. Morì a Berlino il 15 aprile del 1911 di infiammazione polmonare.


[1] In realtà, registri di nascita attestano il 1838

[2] In realtà accompagnata dal fratello Victor che morì in Russia. Franz, che era più piccolo di Wilma, suonava il violino. Dopo la morte del fratello venne indirizzato al violoncello anche per ricoprire il ruolo mancante.

[3] In realtà, i concerti presero luogo dopo il fidanzamento e il matrimonio.

[4] Edoardo

[5] Ludwig era il primo figlio di due.

Consigli di Stagione

Vera Mazzotta

Il capitolo sulla Musica dalla guida di Charles Eyre Pascoe

Molto prima che Fodor e Frommer iniziassero a offrire guide piene zeppe di informazioni su destinazioni di viaggio popolari, nel diciannovesimo secolo fu pubblicata un’ampia gamma di guide di viaggio per gli americani che viaggiavano all’estero dal londinese Charles Eyre Pascoe ( 1847-1912).

In questo volume avvincente, ricco, pieno di illustrazioni, Pascoe offre una guida completa per i ricchi americani che si recano a Londra nella “stagione” del 1887 con consigli su qualsiasi cosa dagli alloggi alla moda, ai migliori librai londinesi, ovviamente a dove mangiare e soprattutto come e dove trovare intrattenimenti di vario genere. Alcune osservazioni, “L’Inghilterra non ha rivali nella produzione dei migliori ombrelli” o “prima di spendere uno sproposito per una cena speciale a Londra, è meglio rivolgersi ad un ristorante locale fidato” oggi fanno sorridere ma fanno parte delle attenzioni che il nostro giornalista da ai suoi lettori. London of To-Day è quindi una panoramica di un’era passata ed è tanto una guida ai costumi, alle usanze e soprattutto all’etichetta sociale della Londra della fine del diciannovesimo secolo quanto una guida di viaggi, fornisce anche una grande panoramica storica sulle istituzioni londinesi ancora vive oggi. Nel capitolo che segue, si tratta della Musica e, non potevano mancare accenni alla grande Néruda quanto a Joachim e Piatti che vengono ritratti.

originale del capitolo, dall’alto, Piatti, Joachim, Néruda

La Musica come le altre forme di intrattenimento ha il suo centro a Londra dove c’è un numero sorprendente di spettacoli regolari durante tutto l’anno generalmente, ben frequentati da studenti e ammiratori dell’arte. Tali sono i concerti dell’antica Philarmonic Society e della Sacred Society, gli oratori e gli spettacoli alla Royal Albert Hall e al Crystal Palace, i concerti di musica classica “popolari”, di fama mondiale tenuti per tutto l’inverno, da ottobre a marzo, ed i concerti settimanali i “ Ballad Concert” di Mr. Boosey, l’ammirevole serie di concerti del sabato pomeriggio al Crystal Palace, in cui l’Alta Società londinese ascolta tanto musica classica quanto popolare, gli ottimi concerti di Richter al St. James’s Hall, le rappresentazioni sotto la direzione della direzione della Royal Italian Opera, il ciclo di concerti pianistici e recitals a cui il genio di Van Bülow, Charles Hallé danno carattere; i concerti del Novello’s Choir e della London Musical Society; Royal Academy of Music e Royal Society of Musicians; i Promenade Concerts al Covent Garden Theatre e, infine, la folla di eventi musicali minori durante i quali si può ascoltare la migliore musica (con una o due eccezioni) che si succedono durante tutto l’inverno e la primavera londinesi.

In genere gli spettacoli musicali più degni di nota sono quelli che si danno in quel periodo dell’anno. I quotidiani annotano tutto ciò che sta accadendo nel mondo musicale, in mancanza di questi, il visitatore farà bene a cercare informazioni direttamente presso la St. James’s Hall, dove sarà certo di incontrare una attenzione cortese. Di seguito sono riportate le note di alcuni dei più importanti Concerti tenuti a Londra in determinati periodi dell’anno ognuno dei quali sarà certamente molto interessante per coloro che apprezzano la buona musica.

I concerti popolari del lunedì ( Monday Pop) tenuti settimanalmente presso la St. James’s Hall, sotto la direzione di Mr. Arthur Chappell, che iniziano nell’ottobre di ogni anno e termina nonel marzo successivo.

I Concerti Popolari del Sabato ( Sat Pop) , anch’essi tenuti presso la St. James’s Hall sotto la stessa direzione che iniziano a novembre e si estendono per lo stesso periodo. The London Ballad Concerts, sotto la direzione del Sig. John. Boosey, settimanali, a St. James’s Hall, che iniziano nell’ultima settimana di novembre e terminano a marzo successivo. I concerti del Crystal Palace, tenuti al Crystal Palace, Sydenam ogni settimana, sotto la direzione del Sig. August . Manns, ogni sabato durante la stagione invernale, e anche nella stagione estiva, a partire da febbraio,proseguendo fino alla prima settimana di giugno. I sei Concerti della Società Filarmonica, sotto la direzione del Sig. F. H. Cowen, alla St. James’s Hall, a intervalli stabiliti durante i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno.

Tra i possibili interpreti ci sono Le Signore Frickenhaus, Norman-Neruda, Schumann, Menter, Herr Rubenstein e il Signor Piatti.

La serie di concerti della Sacred Harmonic Society, presso la St. James’s Hall, nelle date annunciate, a novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo e maggio. La serie di concerti della Albert Hall Choral Society alla Royal Albert Hall di South Kensington in gennaio, febbraio, marzo e aprile e quelli della Royal Amateur Orchestral Society, nello stesso posto, a dicembre. I concerti Richter alla St. James’s Hall a maggio, giugno e luglio.

Per quanto riguarda il Music Hall, la città generalmente dà due concerti, uno a marzo e l’altro a giugno. La Royal Academy of Music tiene concerti alla St. James’s Hall a febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno e luglio. Si possono qui giustamente menzionare le serate musicali del signor Henschel e del signor Dannreuther, i Concerti dell’Oratorio di Novello i recital al St. James’s Hall di Madlle. Kleeberg ed il concerto annuale di Mr. W. G. Cusins ​​nello stesso luogo,

il ciclo di concerti del Coro Bach e del Signor Sarasate nei mesi di maggio e giugno, infine, concerti del Royal College e della Guildhall School of Music.

Due o tre anni fa la viscontessa Folkestone organizzò un’orchestra di dame più o meno note nella società per raccogliere fondi per un ente di beneficenza. Da allora la reputazione è cresciuta e l’orchestra di Lady Folkestone sta per diventare un’istituzione permanente. Comprende una settantina di interpreti e in questa orchestra sono rappresentati membri di alcune delle migliori famiglie. Uno sguardo alla lista rivela nomi come Bouverie, Oliphant, Lytton, Dalrymple Hay, De Gray, Curzon e molti altri. Ci sono ragazze di quasi ogni tipo di bellezza, vestite uniformemente con abiti bianchi alleggeriti da nodi sulle spalle, alcuni azzurro e altre color salmone. Nessun Adamo può invadere questo Eden orchestrale. Quando viene impiegato un coro i mantelli neri possono formare una sorta di sfondo a questa sorta di quadro. Le donne musiciste sono anche contente di ammettere i solisti dell’altro sesso più severi (e… inferiori). Anche il direttore d’orchestre è una signora: Lady Folkestone tiene fede al suo lavoro come fa Richter. Batte sulla scrivania con il suo bastone in avorio montato in argento, la sua conduzione ritmica è ampia e distinta, e dà i “punti” con cura professionale, tutto proprio come un uomo. Non meno degni di nota sono i Concerti gratuiti che sono stati tenuti (e che confidiamo continueranno ogni anno) nella Queen’s Hall del People’s Palace, nobile istituzione nata dal lascito Beaumont nell’est di Londra. Gli intrattenimenti, principalmente ballads e musica orchestrale, sono stati forniti da professionisti e dilettanti che hanno prestato i loro servizi gratuitamente. Il pubblico, circa 2.000 persone a serata, comprendeva anche persone appartenenti delle classi più povere. L’aiuto e la partecipazione di professionisti tuttavia non è stato così cospicuo. . L’elenco delle società orchestrali e corali che hanno messo i propri servizi a disposizione del Comitato comprende diciotto organi distintizioni — dalla Haendel Society, circa 230 persone, all’orchestra di Mr. Hoby e al coro di Mr. Hale, ognuno dei quali conta una ventina di membri. Complessivamente l’elenco dei solisti arriva a trecento, mentre il coro, professionale e amateur, conta non meno di milleduecento dame e gentiluomini..

Millais e Wilma Néruda

Vera Mazzotta

Nel 1869 da Parigi scrissi ad Hallè che avevo intenzione di fermarmi in Inghilterra dove la vita musicale sembrava in fermento. Probabilmente Karl pur essendo stato colpito dalla bambina prodigio che ero stata, non era particolarmente convinto che le donne potessero intraprendere una carriera concertistica. Arrivai a Londra in aprile. Non trovando possibilità alcuna stavo per decidermi a rientrare a Parigi quando Hallè, che abitava non lontano da casa mia, decise di venirmi a trovare. Mi chiese di suonare: avrei dovuto offendermi perché voleva mettere alla prova le mie capacità, ma lo accontentai. Immediatamente mi trascinò ad uno dei ricevimenti di Millais a Cromwell Place e tutti i presenti furono incantati e persuasi che avrei dovuto esibirmi ai Monday Popular Concert. Millais in seguito divenne orgoglioso di questo e raccontò spesso che il mio debutto inglese era avvenuto proprio nel suo studio.

Così racconta la violinista in questa intervista, chissà, magari veramente accaduta, tra lei e il Dott. John Watson nel 1907.

(V. Mazzotta. Wilma Néruda la violinista che conobbe Sherlock Holmes).

Wilma Néruda era una straniera, boema, separata dal marito che arrivava in Inghilterra con due figli e, per di più, con la ‘velleità’ di mantenersi autonomamente suonando il violino, strumento considerano non femminile: nessun luogo poteva essere meglio scelto, forse, in nessun altro luogo sarebbe stata accolta.

Originario di Southampton, Sir John Everett Millais (1829 –1896) fu un vero talento della pittura tanto da ottenere l’ammissione alla Royal Academy of Arts a soli 11 anni: il più giovane allievo che la prestigiosa istituzione ebbe. Qui strinse legami fortissimi con i pittori William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti fino a fondare, nell’autunno del 1848, la Confraternita dei Preraffaelliti (Pre-Raphaelite Brotherhood) con lo scopo di riscoprire l’arte dei primitifs e dei quattrocentisti non contaminati dallo stile di Raffaello. I suoi primi dipinti, affascinarono il critico John Ruskin che divenne uno dei maggiori sostenitori della Confraternita che, tuttavia, riteneva dovesse riscattarsi dai temi legati al passato per affrontare temi sociali.

Millais_-_Self-Portrait 1881

Durante la realizzazione dell’opera The Order of Release ( l’ordine di scarcerazione), Millais si innamorò della sua modella, Effie Gray, moglie di Ruskin. Non è chiaro per quale motivo Ruskin, il cui matrimonio con la giovane Effie, nativa del Perthshire, era già in crisi, propose proprio sua moglie come modella: probabilmente a Millais serviva avere di fronte il vigore e la risolutezza concreta e reale della donna scozzese che sarebbe stata protagonista del quadro.

Ruskin preparò uno studio nel suo appartamento di Herne Street e, inevitabilmente, tra la giovane donna e il pittore, lunghi pomeriggi passati insieme mentre il critico, come sempre, era assorbito dal suo lavoro e assente, si instaurò un legame di profonda amicizia. La relazione divenne manifesta quando Ruskin invitò Millais nelle Highlands per farsi fare un ritratto rendendo la situazione insostenibile: sapeva bene che tra Effie e Millais stava nascendo una relazione più forte di quanto non potesse immaginare.

Ruskin cominciò a confidare le sue ansie alla giovane cognata, Sophie, mandata nelle Highlands per confortare la sorella. Sophie, a sua volta, cominciò a preoccuparsi perchè sempre più spesso sentiva suo cognato dire che avrebbe dovuto mettere un freno, prendere provvedimenti nei confronti della moglie. Allora uno era il provvedimento più comune: il manicomio!

Millais, a sua volta, essendo appena entrato alla Royal Academy, da una parte temeva che Ruskin potesse mettere fine alla sua carriera, dall’ altra che la situazione mettesse in pericolo la salute mentale di Effie il cui matrimonio era evidentemente diventato una vera e propria prigionia. Del resto, si deve anche a Ruskin la teorizzazione della donna-angelo del tutto sottomessa all’uomo e dedita solo al focolare.

Fu Effie a trovare una soluzione svelando ad alcuni suoi amici che il suo matrimonio non era mai stato consumato, così, approntato quanto serviva per la causa di separazione, fuggì con la scusa di accompagnare sua sorella alla stazione. Una fuga romantica, appassionante, una ribellione, un gesto che significò il voler riprendere in mano le redini di una vita di cui, come donna, non aveva mai goduto e la sua storia è stata narrata da Suzanne Fagence Cooper in

Effie, storia di uno scandalo che, nel 2014, è stato anche soggetto di un film. 

Non appena il treno abbandonò la stazione di King’s Cross, Effie si tolse i guanti, si sfilò la fede nuziale e la mise in una busta indirizzata alla suocera insieme con le chiavi di casa e il libretto contabile: sarebbe stato suo padre che l’attendeva ad Hitchin ad inviarla. Dentro la busta anche alcuni biglietti indirizzati agli amici che annunciano la decisione che desterà scandalo e scalpore: la separazione di Effie Gray da John Ruskin, un gesto rovinoso per la reputazione di un uomo al culmine della sua fama, brillante, corteggiato dalle donne più avvenenti, adulato dagli uomini più in vista, astro nascente della Londra vittoriana che tuttavia, non aveva mai consumato il suo matrimonio, un’onta pari alla fuga della donna.

John Everett Millais, Ritratto di Effie Gray, 1873. Perth, Perth Museum and Art Gallery.

La separazione, tenuto conto della visibilità dei personaggi, suscitò grande scalpore. L’opinione pubblica si divise. Il procedimento giudiziario fu tenuto a porte chiuse e tutti i particolari relativi furono resi noti solo in tempi successivi. Effie dovette sottoporsi a sgradevoli visite mediche per dimostrare la sua verginità. D’altro canto, Ruskin, pur potendo ricorrere ad una linea di condotta infamante nei confronti della moglie, mantenne un atteggiamento corretto pur avendo preparato un documento che però, alla fine, non volle presentare al tribunale ecclesiastico. Da questo documento emergeva che tra lui ed la neo sposa, era stato stipulato un patto in cui si prevedeva che la coppia non avrebbe avuto rapporti fino a che la moglie non avesse avuto venticinque anni per non compromettere la sua delicata salute durante la luna di miele e non intralciare, in tempi successivi, i viaggi che avevano intenzione di fare. Fu la Gray, secondo il documento, che rifiutò qualsiasi contatto anche successivamente.

Tali argomentazioni risultarono però in contraddizione con le dichiarazioni rilasciate da Ruskin al suo avvocato che parlavano di motivi religiosi oltre a uno stato d’ansia della moglie forse causato dalle difficili condizioni economiche in cui versava la sua famiglia.

Potrà sembrare strano che io abbia potuto astenermi da una donna che per la maggior parte delle persone appariva così attraente, ma se il suo viso era bello, la sua persona non è stata fatta per eccitare la passione. Al contrario, vi erano alcuni dettagli nella sua persona che l’hanno completamente impedita.

La ragione del disgusto di Ruskin con riguardo ad “alcuni dettagli della sua persona” è sconosciuta ma, considerando quanto l’omosessualità fosse fortemente repressa potremmo ipotizzare che la motivazione di tale avversione fosse ben più profonda di una semplice natura economica o legata al timore che Effie e la sua famiglia, meno abbiente, cercassero di attingere alle notevoli sue disponibilità. La corte ecclesiastica il 15 luglio 1854 si espresse dichiarando il matrimonio nullo:

John Ruskin by Elliott & Fry. albumen carte-de-visite, 1867. https://www.npg.org.uk/collections/search/portrait/mw15418/John-Ruskin?

John Ruskin era incapace di consumare il suddetto matrimonio a causa di un’impotenza incurabile”.

Le maldicenze e i pettegolezzi travisarono, in molti casi, la realtà. La Gray ebbe la spiacevole sensazione di essere considerata più alla stregua di una divorziata, condizione disdicevole allora, che non vittima di un matrimonio non consumato e considerato nullo dalla stessa Chiesa anglicana. La sua salute ne risentì ma anche Ruskin dovette subire l’onta dell’accertata impotenza, che condizionò il suo futuro tanto da rassegnarsi ad una vita da scapolo.

Effie e Ruskin non si rincontrarono più, a eccezione di una volta, nel 1861, in cui Effie Gray, dopo sei anni, volle prendersi una rivincita pubblica. Entrambi avevano ricostruito le loro vite: John Ruskin aveva ripreso le sue conferenze che erano avvenimenti mondani nei quali si avvicendavano i migliori nomi della società. In uno di questi, alla Royal Institution la donna si presentò a evento iniziato e, attraversando tutta la sala, andò a occupare il suo posto in prima fila. La sua presenza ed il suo persistente sguardo, mandarono in confusione l’accreditato critico che fu costretto a interrompere la conferenza e ad allontanarsi dal palco. Tale episodio fu aspramente criticato e lo scontro di opinioni si radicalizzò ulteriormente ma la vita di lei aveva ormai preso un’altra strada, e si apprestava a condividere i successi sociali e artistici del nuovo marito.

Lewis Carroll, Ritratto della famiglia Millais, 1865

La sentenza comportò la fine dell’amicizia del pittore con Ruskin e anche l’abbandono della Confraternita. Millais, da quel momento, si orientò verso un nuovo stile, accusato, a sua volta, di tradimento artistico, di aver venduto la sua arte per fama e soldi.

Dopo un primo periodo spensierato, del resto, erano arrivati i figli e la necessità di mantenere la famiglia. Mrs Millais si dimostrò un’ottima collaboratrice che, ascoltando le idee e le aspettative del marito, riusciva a procuragli oggetti e soggetti per i dipinti ottenendoli a prezzi irrisori da perfetta e parsimoniosa amministratrice quale dimostrò di essere anche in seguito. Dal 1869 Millais iniziò a lavorare anche per The Graphic di cui fu il principale illustratore sino alla morte ma, anche questo, fu oggetto di critiche da parte dei suoi detrattori che attribuirono il suo mutamento all’influenza, ritenuta deprecabile, della moglie che lo incoraggiava verso opere popolari a solo scopo di lucro e ad acquisire una posizione sociale. Probabilmente. al di là delle contingenze, lo stile di Millais si sarebbe comunque maggiormente orientato verso una nuova forma di realismo al di là dell’influenza, vera o presunta di Effie che, in realtà, era solo una donna autonoma, che non voleva esaurire il suo ruolo nell’essere madre dei 4 figli.

Certo, la sua collaborazione fattiva al successo del marito non si può negare che si sia comunque concretizzata in una promozione della sua attività presso gli amici più facoltosi al fine di renderli protagonisti di altrettanti remunerativi ritratti. Fu Effie a rendersi conto della necessità di lasciare la Scozia per rientrare a Londra dove Millais avrebbe potuto mantenere il polso della situazione, così, nel 1861 i coniugi Millais. con i primogeniti si stabilirono al 7 di Cromwell Road dove nacquero altri quattro figli. La scelta di tornare a Londra risultò vincente anche per le relazioni sociali. Millais poteva dedicarsi al suo lavoro nello studio professionale della nuova residenza tenendo vivi i contatti con la Royal Academy, mentre Effie poteva curare, con inviti e ricevimenti, la figura pubblica del marito. La sua casa non rappresentò solo la residenza di uno dei pittori più stimati dell’epoca ma un vero crocevia di eventi culturali e divenne meta ambita di personalità e persone famose, amici, artisti e musicisti.

Ospite del loro salotto Charles Hallè che decise di introdurre qui Wilma Néruda: una donna con il violino doveva in qualche modo dimostrare di avere delle capacità non comuni prima di esibirsi di fronte all’intero pubblico: fu un vero successo, per la violinista e per Everett Millais che, in seguito, potè vantarsi di come realmente nel 1869 la grande violinista avesse debuttato nel suo salotto prima ancora che alla Filarmonica. In realtà questo fu il successo di Effie Gray: solo lei conosceva l’ansia, l’angoscia dell’essere una donna esclusa, non considerata, solo lei, pur reietta dalla puritana società vittoriana, poteva prendersi la rivincita di ‘presentare’ in società un’altra donna indipendente.

Nessun altro salotto probabilmente avrebbe accolto Wilma Norman Nèruda e Charles Hallè lo sapeva ma una volta trovata l’alleata ‘giusta’ in Mrs Millais, la Néruda non avrebbe avuto più problemi.

Lo racconta la stessa violinista in diverse occasioni, nel 1889 per The Beekeeper e nel 1895 per The Violin Times. In quel salotto era presente il noto artista Edwin Landseer, tanto amato dalla Regina Vittoria:

“When tirst I appeared in London , there must have been very few , if any judging from a remark of Sir Edwin Landseer. Before the Philharmonic Concert took place , at which I played instead of Vieuxtemps , I spent an evening at Sir John ( then Mr. ) Millais ‘ house . I took out my violin , but before I had commenced Landseer exclaimed to Millais ,

Good gracious , woman playing the fiddle !

Quando sono apparsa per la prima volta a Londra, devono essere state pochissime, se non nessuna, a giudicare da un’osservazione di Sir Edwin Landseer. Prima che si tenesse il Concerto Filarmonico in cui suonavo al posto di Vieuxtemps, trascorsi una serata a casa di Sir John (allora Mr.) Millais. Quando tirai fuori il violino prima di iniziare, Landseer esclamò rivolto a Millais:

Buona grazia, una donna che suona il violino!

Ben presto la tempesta passò, anche se i primi anni non fu facile per i musicisti quali lo stesso Charles Hallè, barcamenarsi nell’amicizia tra Ruskin, attestata da lettere e concerti da questi organizzati per il pianista, e quella dei Millais, maestro e modello artistico per suo figlio Charles Edward.

Cromwell era una casa studio spaziosa, ma Millais sapeva bene che per attirare clienti di alto lignaggio aveva bisogno di un luogo imponente nella logica che ‘il successo chiama altro successo’ e che esso doveva avere una manifestazione esteriore evidente, chiara. Fu cosi che la coppia si trasferì nella mansion di Kensigton, a Palace Gate una grande dimora con ampie sale per i ricevimenti e uno studio imponente.

Effie realizzava un sogno, quello di avere una vera reggia e circondarsi, come Regina vera di amici, ambasciatori, politici ed artisti.

La festa d’inaugurazione fu grandiosa, uno degli eventi da ricordare: Richard WagnerOscar WildeCharles Hallé,  la principessa Luisa , lo scrittore Anthony Trollope , lord Edward Wharncliffe, i Lehmann, i Gladstone, i Benzon che divennero suoi patroni solo alcuni dei nomi di una la lista di frequentatori di Palace Gate lunghissima.

Il cuore della casa era il suo enorme studio dalle mura di un bel rosso pompeiano, nel retro della casa, lontano dal rumore cittadino, in cui Millais, al centro, in piena luce, con la pipa tra le labbra, il suo deerstalker in testa si muoveva avanti ed indietro nel sistemare i suoi soggetti, sia che fossero eminenti personalità della politica che bambini, per meglio capire l’effetto.

Nel 1883 la soirée per l’inaugurazione della stagione alla Royal Academy si tenne proprio al n. 2 di Palace Gate. Nonostante gli inviti, peraltro ricambiati e le relazioni, Effie rimase per anni esclusa dal cerimoniale di corte sebbene gli stessi  principi di GallesEdoardo e Alessandra, non avevano alcuna remora a farsi vedere in pubblico in sua compagnia.

Mrs. Millais, secondo i rigidi canoni del puritanesimo vittoriano, continuava a essere considerata un’adultera e la separazione, pur provocata da un matrimonio non consumato, continuava a essere considerato un atto deprecabile.

Gli amici di Millais erano gli stessi che frequentavano l’ Arts Club uno dei tanti club privati fondato nel 1863 con lo scopo di fornire un luogo di ritrovo a quanti avevano rapporti professionali o amatoriali con le arti, la letteratura o le scienze che si riunivano, oltre che nei salotti, nella sua sede di Hanover Square almeno fino al 1896 quando venne spostato al 40 di Dover Street a Mayfair: Charles Dickens, Wilkie Collins, Thomas Hughes, Paolo Tosti, Charles Halle, Franz Liszt, Frederic Leighton, Walter Sickert, Auguste Rodin e James McNeill Whisler, Sidney Paget, Ruper Potter, il padre dell’illustratrice Beatrix.

Stando a Londra, presto per John Everett Millais arrivarono anche i veri riconoscimenti artistici nonostante gli attacchi e nel 1885 fu nominato baronetto per i suoi meriti di pittore e per il suo grande impegno all’interno della Royal Academy sino a succedere a Sir Leighton alla Presidenza della stessa. Millais lavorò instancabilmente. Nel 1891 lo Strand Magazine ne pubblicò un famoso ritratto

a painter without rival in range, manliness, and vigour, and in bold and masterly brush-work.

Ma nel 1896, stanco e invecchiato, cominciò a lasciare il passo al cancro alla gola. In quanto personaggio pubblico le sue condizioni furono oggetto di attenzione continua anche da parte della stessa casa reale fino a che la Regina Vittoria si dichiarò disponibile ad essere di aiuto ma l’unico desiderio di Millais in punto di morte, fu la riabilitazione della moglie.

Il 2 luglio 1896 Effie Gray, Lady Millais, fu finalmente ufficialmente ricevuta a corte: aveva 67 anni, malferma, quasi completamente cieca ma finalmente trionfante sui pregiudizi di un’intera epoca. Dopo pochi giorni il marito morì. Ognuno dei figli aveva preso la propria strada e la residenza al n. 2 di Palace Gate, fu messa in vendita.

Effie Gray lasciò definitivamente Londra per ritirarsi in Scozia, nella sua vecchia casa di Bowerswell fino alla morte, il 23 dicembre 1897

Il debutto londinese

Vera Mazzotta

Nel 1869 Wilma Norman Néruda, arrivò in Inghilterra portando con sè i suoi due figli. Nonostante fosse conosciuta come una star in Europa, in Inghilterra il pregiudizio nei confronti delle donne violiniste era ancora molto forte e difficilmente avrebbe trovato spazio nelle stagioni musicali inglesi se non fosse stato per il suo amico e mèntore Vieuxtemps. Fu il belga che si era innamorato della grazia e dello stile della giovane sin dai tempi del tour in Russia, a raccomandare la violinista a Chappel e a fare in modo che potesse esibirsi sul palco del St. James ed ottenere una sorta di ‘posto’ fisso: Primo violino ai Popular Concert di Londra in alternanza con Joachim. Vieuxtemps lasciò alcune delle sue date alla Norman Néruda che, per ringraziare l’amico e collega, per il suo debutto ufficiale al Monday Pop Concert del 17 maggio del 1869, scelse l’Adagio e il Finale di uno dei concerti di Vieuxtemps

The Musical World

The feature of this concert , however , was the first appearance before an English audience of Madame Norman – Neruda , the lady – violinist whose marvellous performances have been the theme of enthusiastic eulogy on the Continent for some time past. Madame Neruda selected for the occasion of her debut in London the adagio and rondo from a concerto in E , the composition of M. Vieuxtemps, 

greatest of Belgian violinists, and, indeed, as all the musical world is aware, one of the greatest violinists in Europe . These movements , original and effective in themselves , were favourably calculated to exhibit the astonishing powers of Madame Neruda , with whom no lady – violinist in our remembrance ( not forgetting the sisters Milanollo ) can compare.

To describe we can afford. Enough that her tone is beautiful and pure , as rich andpowerful on the fourth string as it is “ silvery ” and brilliant on the first; that her execution is in all respects remarkable, her intonation faultless, and her manner of phrasing broad, natural, and thoroughly satisfactory to the ear. Her command of mere mechanical difficulties ,  in the shape of double stopping , “ shakes , ” “ harmonics, ” ” staccato & c . (to employ technical terms for which we can find no substitutes) seems to be unlimited . Add to this, her use of the bow arm is so easy and graceful that we are compelled to waive the not quite unnatural objection to see such an instrument as the fiddle in the delicate hands of a lady. Madame Neruda possesses, moreover, a vigour which, while  it has nothing obtrusive, is rather masculine than feminine.

The first phrase of the adagio convinced her hearers that a genuine treat was instore and drew down applause , repeated from time to time throughout the performance . The last movement, from first to last, was a display of brillianey in its style almost unexampled. To conclude, Madame Neruda’s success was unequivocal, and she was twice enthusiastically called forward at the end of the concerto. That the new comer is  destined to be one of the stars ” of the musical season appears to us unquestionable .

La caratteristica di questo concerto, però, è stata la prima apparizione davanti al pubblico inglese di Madame Norman – Néruda, la signora – violinista le cui meravigliose esibizioni sono oggetto di entusiasmo sul Continente da un po’ di tempo. Madame Neruda ha scelto per il suo debutto a Londra l’adagio e rondò del concerto in mi, la composizione del belga M. Vieuxtemps, uno dei più grandi violinisti, e, anzi, come tutto il mondo musicale sa, uno dei più grandi violinisti d’Europa Questi movimenti, originali ed efficaci di per sé, sono stati giustamente scelti  per mostrare le stupefacenti doti di Madame Néruda, con la quale nessuna dama violinista, a nostra memoria (senza dimenticare le sorelle Milanollo) può confrontarsi. Possiamo solo provare a descriverli: non è sufficiente dire quanto il suo timbro sia bello e puro ricco e potente sulla quarta corda, quanto “argenteo” e brillante sulla prima; che la sua esecuzione è a tutti gli effetti notevole, la sua intonazione impeccabile e il suo modo di fraseggiare ampio, naturale e completo. La sua padronanza delle mere difficoltà meccaniche, nel double stopping nei ” tremoli” , ” armonici “, nello staccato (per utilizzare termini tecnici per i quali non possiamo trovare sostituti) sembrano essere illimitati. Aggiungi a questo che usa il braccio dell’arco in modo così semplice e aggraziato che siamo costretti a rinunciare all’obiezione che non è naturale vedere uno strumento come il violino nelle mani delicate di una Signora. Madame Neruda possiede, inoltre, un vigore che, pur non avendo nulla di invadente, è piu maschile che femminile. La prima frase dell’adagio ha convinto i suoi ascoltatori che era una vera sorpresa ed ha strappato ripetuti applausi, per tutta la durata della sua esecuzione. L’ultimo movimento è stato, uno spettacolo di brillantezza nel suo stile senza precedenti. Per concludere, il successo della Neruda fu inequivocabile tanto da essere richiamata con entusiasmo sul palco per ben due volte alla fine del concerto.

Che la nuova arrivata sia destinata ad essere una delle star della stagione musicale è indiscutibile.

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© National Portrait Gallery, London https://www.npg.org.uk/collections/search/use-this-image/?mkey=mw226670

Scarborough Spa

Vera Mazzotta

A fashionable audience gathered in the Grand Hall , the Spa, on Tuesday evening on the occasion of Sir Charles Hallé and Madame  Norman Neruda’s Musical Recital. Sir Charles Hallé has lost none of his old command over the pianoforte , while Madame Neruda’s brilliant execution and the ease with which she surmounted the most intricate passages in com positions arranged for the violin elicited most enthusiastic plaudis.The programme included solos and duets by the best composers. The phonograph has also been exhibited at the Spa(…). Un pubblico alla moda si è riunito nella Grand Hall, la Spa, martedì sera in occasione del Recital di Sir Charles Hallé e Madame Norman Néruda. Sir Charles Hallé non ha perso nulla della sua vecchia padronanza del pianoforte, mentre la brillante esecuzione di Madame Neruda e la disinvoltura con cui ha superato i passaggi più intricati nelle composizioni arrangiate per violino hanno suscitato i più entusiasti consensi. Il programma prevedeva assoli e duetti dei migliori compositori. Anche il fonografo è stato esposto alle Terme. Nonostante le grandi attrazioni alle Terme, gli altri luoghi di divertimento sono stati ben frequentati.

(St. Stephen’s Review, Volume 2 24 settembre1889)
La frequentazione della coppia Norman-Néruda-Charles Hallè delle Terme di Scaroborough risaliva a qualche anno prima ma entrambi i musicisti sono rimasti attaccati a questo luogo dove, in più occasioni e situazioni diverse, hanno continuato ad esibirsi a lungo.

Il palazzo delle Terme era stato costruito nel 1850 e inaugurato nel 1858 su progetto di Joseph Paxton, lo stesso architetto del Crystal Palace. Comprendeva una grande sala centrale con gallerie adiacenti e, all’esterno, una doppia passeggiata e una strada carrozzabile, un colonnato con negozi, un palco per l’orchestra all’aperto e una torre di belvedere.

Nel 1626 Mrs Farrer, moglie del Balivo del paese, scoprì per caso delle sorgenti naturali che sgorgavano sotto la scogliera a sud di Scarborough: coloravano le rocce di un colore bruno-rossastro e avevano un sapore leggermente amaro. L’acqua sorgiva cominciò così ad essere utilizzata per curare piccoli disturbi e divenne una medicina ampiamente accettata dai locali. In realtà, le acque contenevano solo alti livelli di sali di magnesio e non avevano nessun effetto curativo/terapeutico, tuttavia, divennero universalmente note: nel 1660 il Dottor Wittie di Hull pubblicò il saggio Scarborough Spa in cui proclamò la cura dell’acqua, Taking the Water, la panacea per tutti i mali soprattutto se le acque fossero state prese nella stagione estiva, da metà maggio a metà settembre, promuovendo così anche i bagni di mare come benèfici per la salute. La pubblicità che ne derivò rese famosi ovunque le acque della città e la sua spiaggia e Scarborough, lentamente, si sviluppò non solo come una città termale alla moda ma come l’originale località balneare inglese. “Prendere l’acqua” divenne rapidamente una medicina popolare e attirando, di anno in anno, moltissimi visitatori. La prima Spa House fu costruita vicino al sito da cui sgorgavano le acque intorno al 1700: una struttura semplice, in legno progettata per la vendita e l’erogazione delle acque e fornire servizi di base ai visitatori. L’acqua venne presto anche imbottigliata per essere venduta. Dickie Dickinson fu nominato primo Governatore della Spa e incaricato di mantenere l’ordine e raccogliere denaro dai visitatori.

In meno di 50 anni Scarborough si sviluppò con la costruzione di alloggi intorno alla primitiva Spa, locande, osterie, una casa georgiana che veniva data in affitto e, più tardi, hotel di alta qualità. I turisti potevano frequentare caffetterie, librerie circolanti o godersi le corse di cavalli sulla spiaggia, le gite in barca e bagni di mare. Scarborough fu uno dei primi posti, se non il primo, a utilizzare le bathing machine.

La Spa divenne subito la sala da musica più popolare al di fuori di Londra. Nel 1875 fu costruito il primo tram in scogliera. L’8 settembre 1876 il salone delle Terme fu distrutto da un incendio ma grazie ai contributi di tutti, nel giugno 1879 la nuova Grand Hall fu aperta al pubblico e reinaugurata nel giugno nel 1880

Il tram, una sorta di funicolare, fu progettato per collegare il nuovo Lungomare (aperto nel 1869) alla cima della North Cliff, ma la sua apertura nell’agosto 1878 fu ostacolata da una carrozza che si staccò. Seguirono numerosi incidenti e guasti tecnici e infine uno smottamento che, nel 1887 fece decidere per la chiusura definitiva del percorso. Diciotto anni dopo chiuse anche il vicino Molo Lungomare, distrutto da una tempesta nel 1905.

Women Violinists of the Victorian Era

The Lady’s Realm, a British magazine. Author is unknown.

After Teresa Milanollo, the next name to stamp itself indelibly upon the public consciousness is that of “Norman-Neruda.” Other women-violinists, notwithstanding great talents and sensational successes, scarcely attained to the true immortality of fame. But the position of Neruda, in the hierarchy of musicians, is one that cannot easily be overthrown.

Wilhelmina Neruda, born in 1840 at Brünn in Moravia, began to play the violin almost as soon as she could walk, and appeared in public at Vienna in 1846. Her master was Jansa. At nine years old she played a concerto of de Beriot’s at the London Philharmonic Concert, and was enthusiastically received. In 1865 she married Ludwig Norman, a Swedish musician, and five years afterwards played again at the Philharmonic, and was induced by Vieuxtemps to remain in London until the winter, when she accepted the post of leader of the quartet at the Popular Concerts. From that time it has been the good fortune of Londoners to hear her every winter at St. James’s Hall. Of her perfect education, refined and intelligent phrasing, and depth of feeling, it is unnecessary to speak. The violin she uses is the “Strad” that belonged to Ernst; it was presented to her by the Duke of Saxe-Coburg and a few other distinguished amateurs.Upon the death of Ludwig Norman, Madame Neruda married Sir Charles Hallé, with whom she made a most successful tour in Australia. In 1895, as none of us have forgotten, Sir Charles Hallé died, and, upon the suggestion of the Princess of Wales (of whom “Neruda” has long been a personal as well as a musical favourite), a subscription was raised for his widow. In 1896 Lady Hallé was presented by many admirers with the title-deeds of an estate and villa in Italy, and a purse of £500. For so long now Lady Hallé has been a favourite of the British Public, for so long she has resided in our midst, that it is difficult to think of her as other than an Englishwoman. Yet neither her birth nor her parentage gives us the right to claim her as our own. But there is something in the repose and “at-homeness” of Lady Hallé’s bearing, both in public and private, and much in her devotion and loyalty to the British audiences who have delighted to applaud her through nearly half a century, that warrants the pride we all feel in our lion’s share of possession of her personality and talents. More than any other of the great violinists of the Victorian Era, she belongs to us. England may be proud of being the country of this great artist’s adoption. Her Majesty’s recognition of her husband, and the English title which, through him, “Norman-Neruda” bears, only serve to emphasize our claim to count her one of us.

italian

Dopo Teresa Milanollo, il prossimo nome che si imprime indelebilmente è quello della “Norman-Neruda”. Altre violiniste, nonostante talenti e successi clamorosi, rispetto a lei, a malapena hanno raggiunto la vera immortalità della fama e la posizione di Neruda, nella gerarchia dei musicisti è tale da non essere facilmente rovesciata. Wilhelmina Neruda, nata nel 1840 a Brünn in Moravia ( in realtà nel 1838 n.d.t) iniziò a suonare il violino prima di quanto non sia riuscita ad imparare a camminare, e apparve in pubblico a Vienna nel 1846. Il suo maestro fu Jansa. A nove anni suonò un concerto di De Beriot al London Philharmonic Concert accolta con entusiasmo. Nel 1865 ( n realtrà nel 1864) sposò Ludwig Norman, musicista svedese; cinque anni dopo suonò di nuovo alla Filarmonica e fu indotta da Vieuxtemps a rimanere a Londra fino all’inverno quando accettò l’incarico di leader del quartetto ai Popular Concerts. Da quel momento i londinesi sono stati fortunati da poterla sentire ogni inverno alla St. James’s Hall. Della perfetta educazione musicale, del fraseggio raffinato e intelligente e della profondità dei sentimenti, non è necessario parlare. Il violino che usa è lo “Strad” appartenuto a Ernst; le fu presentato dal duca di Sassonia-Coburgo e da alcuni altri illustri uomini amanti della musica e dilettanti dello strumento. Alla morte di Ludwig Norman, Madame Neruda sposò Sir Charles Hallè con il quale fece un tour di successo in Australia. Nel 1895, e nessuno di noi ha mai dimenticato, Sir Charles Hallé morì e, su suggerimento della Principessa del Galles (di cui la “Neruda” fu a lungo una delle sue amicizie personali preferite non solo musicale), fu raccolta una sottoscrizione per la sua vedova. Nel 1896 Lady Hallé ricevette in dono da molti ammiratori i titoli di proprietà di una tenuta e di una villa ( un palazzo) in Italia e un assegno di £ 500. Da così tanto tempo Lady Hallé è stata la favorita del pubblico britannico e per così tanto tempo ha risieduto in mezzo a noi che è difficile pensare a lei da una donna non inglese. Tuttavia né la sua nascita né i suoi genitori ci danno il diritto di rivendicarla come nostra. Ma c’è qualcosa nel modo di trascorrere il tempo libero di Lady Hallé, nel suo stare a “casa”, nel suo modo di fare, sia in pubblico che in privato, nella sua devozione e lealtà verso il pubblico britannico che ha amato applaudirla per quasi mezzo secolo, che giustifica il orgoglio che tutti noi proviamo facendo la parte del leone, nel possesso della sua personalità e dei suoi talenti. Più di ogni altro grande violinista dell’epoca vittoriana, lei ci appartiene. L’Inghilterra può essere orgogliosa di essere il paese di adozione di questa grande artista. Il riconoscimento che Sua Maestà ha elargito a suo marito e il titolo inglese che grazie a lui anche “Norman-Neruda” porta, enfatizza ancora di più la nostra pretesa di considerarla una di noi.

In memoria di una grande violinista

Articolo tradotto dall’originale comparso in Musical America 10 maggio 1939 scritto da Wilma Spiering

Trad.V.Mazzotta

La personalità di Wilma Neruda vive nelle Lettere dei suoi contemporanei

A volte, le note biografiche sulla carriera di eminenti musicisti che non hanno lasciato proprie composizioni ai posteri sono così frammentarie che devono essere desunte dal commento dei loro contemporanei.

Wilma Maria Neruda è una di questi musicisti.

Dal momento che il 29 marzo scorso è stato il primo centenario della sua nascita, è forse interessante recensirla brevemente dall’ ingresso nel mondo musicale come bambina- prodigio e vedere se, da artista matura, ha ottenuto e superato la capacità e la comprensione della musica mostrata da bambina.

I trionfi da bambina violinista furono pochi.

(il che non è del tutto vero alla luce di quanto oggi sappiamo sui suoi concerti)

 Tornando indietro di quasi un secolo al magro volantino della Wiener Allgemeine Musikzeitung su questo punto, si trova uno scarno avviso del suo debutto avvenuto il 27 dicembre 1846.

In seguito, i suoi meriti come musicista sono presentati da un critico molto partecipativo:

La bambina mi ha sorpreso, mi è piaciuta e mi ha emozionato

Riesce a produrre un tono virile sul suo piccolo strumento ma la vera prova del suo talento è la sua interpretazione matura delle composizioni che esegue.

Senza dubbio, il suo maestro, Leopold Jansa, capì che stava sorgendo una stella sull’orizzonte musicale il cui virtuosismo era paragonabile, forse a quello del grande Vieuxtemps.

Tuttavia, quando le insolite qualità della bambina divennero evidenti, riconobbe l’opportunità di dissuaderla da apparizioni premature.

In una lettera a Herr e Frau Neruda del 18 ottobre 1845, scrisse che avrebbe ridotto la retta per le lezioni della loro figlia se avessero accettato le sue condizioni.

(I insist) “that your daughter Wilma will have her complete musical education only under my tutelage and that without my consent you will not be able to bring her before the public.”

I Neruda devono aver acconsentito perché negli anni successivi si parla di sole due apparizioni a Londra, in una delle quali una Wilma di dieci anni suonava il Concertino di De Beriot con la Filarmonica londinese.

(anche questo oggi risulta non attestato dai concerti quotidiani in cui la piccola si esibì e…venne esibita!)

Con poche parole a margine, il London Musical World del 16 giugno, 1849, fa riferimento a questa performance.

E, forse, è significativo che in tutta la lunga e illustre carriera di Wilma Neruda, l’adulazione che le era dovuta non si trovava tanto nelle critiche/recensioni alle sue esibizioni ma nel lettere dei suoi contemporanei.

Lei era una sorta di corpo celeste attorno al quale altre celebrità ruotavano, non come satelliti, ma come artisti e colleghi alla pari, pronti a presentare il loro omaggio e ricevere il simpatia e comprensione di vero artista.

Espressione di stima reciproca.

Nelle lettere a lei indirizzate si rivela apprezzamento e stima reciproci

Dear Colleague,” wrote Henri Wieniawski in May, 1863, “you will probably be very much surprised to receive these lines, but I want to express my sincerest thanks for mentioning me to our friend Charles Lose. I was exceedingly flattered, because I am one of the most fervent admirers of your great talent.

Cara collega”, scrisse Henri Wieniawski nel maggio 1863, “probabilmente sarai molto sorpresa di ricevere queste mie righe ma voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento per avermi menzionato al nostro comune amico Charles Lose. Ne sono stato estremamente lusingato, perché sono uno dei più ferventi ammiratori del tuo grande talento.

Joachim la pregò di includere l’ Adagio dal Settimo Concerto di Spohr in un recital a Berlino perché sentiva che l’avrebbe suonato magnificamente. Grieg si soffermò sulla sua incomparabile performance della Sonata in Sol maggiore di Brahms (Feb 6, 1888), e Hans Richter considerò di buon auspicio che Wilma Neruda sia apparsa con l’orchestra di Manchester nel primo concerto della stagione (4 gennaio, 1903). Ma, forse, la grande violinista non ha ricevuto più sfogo estatico di quello contenuto nell’ultima lettera di Henry Vieuxtemps.

Quale sconfinata esultanza! Vieuxtemps aveva trovato un degno successore che avrebbe eseguito e perpetuato le sue composizioni.

Wilma carissima your charming letter of March 14, 1881, de lighted me, and I have immediately set about the task of revising and finishing my concerto, and in consequence I have been thinking of you—of your adorable execution, and the joy I will experience of hearing you interpret it (…) How is your health? Take care of it. Grant yourself repose after the ex cessively hard work of a season. Do not do as I did. Do not overtax your strength. .. Wilma carissima», scrisse, «la tua affascinante lettera del 14 marzo 1881, mi ha deliziato e mi sono subito messo a revisionare e rifinire il mio concerto, e, di conseguenza, ho pensato a te—alla tua adorabile esecuzione e la gioia che proverò di sentirtelo interpretare.

Come stai? Prenditi cura di te. Concediti il riposo dopo l’eccessiva fatica di una stagione. Non fare come ho fatto io. Non sovraccaricarti.

L’intensa attività della sua giovinezza che lo ha contraddistinto suonava come un avvertimento mentre scriveva. Ma i primi anni di Wilma Neruda sono stati principalmente anni di preparazione.

I suoi maggiori trionfi non le arrivarono all’ inizio della sua carriera come è stato per Vieuxtemps ma nella mezza età quando come moglie di Sir Charles Hallè ha girato l’Australia e l’Africa meridionale ( il che non è del tutto vero a vedere la ricostruzione oramai consolidata dei concerti della Famiglia Neruda) Ho appena finito 36 Studi per violino che non saranno privi di interesse per te», continua Vieuxtemps nella sua lettera. “Prima di tutto scrivimi e dimmi Posso inviarti il concerto? “Sto aspettando tue notizie, e Ti mando mille affettuosi complimenti dal tuo adoratore e ammiratore Non si sa se Wilma rispose a questa lettera dal momento che Vieuxtemps morì sei giorni dopo averla scritta . Eppure le ultime parole del celebre virtuoso, la venerazione e la devozione espresse, e il pensiero che aveva dedicato il suo Concerto in sol maggiore a lei deve essere stata una grande ispirazione per Wilma Neruda. Eppure, a cento anni dalla sua nascita e solo ventotto anni dopo la sua morte, la sua fama è stata quasi dimenticata.

La sua personalità e la sua arte vivono solo nelle lettere dei suoi contemporanei