The Front Row of the orchestra

VERA MAZZOTTA

marzo 1888

“Il crescente gusto per le esecuzioni musicali di alto livello e su larga scala rende necessario che si provveda in modo adeguato al West End di Londra per tali intrattenimenti… la Metropoli rimane singolarmente carente di una sistemazione adeguata per tali esecuzioni… L’edificio proposto sarà espressamente progettato con lo scopo di favorire le esecuzioni strumentali e corali”. Questo dalla relazione del Comitato formato negli anni ’50 dell’Ottocento per la costruzione di una sala da concerto che, tuttavia, ben presto venne usata anche per letture ed altro genere di spettacoli.

Così nacque il St. James Hall nel 1858 con due ingressi, uno in Piccadilly e l’altro in Regent Street  e ben 2000 posti!

ST. JAMES’S HALL, Piccadilly and Regent’s Quadrant, was built by a joint-stock company. The architect and artist was Mr. Owen Jones, and his labours have not been unsuccessful. The grand hall, on the first floor, is 136 feet long, 60 feet wide, and 60 feet high. The decorations are superb. On the ground floor are two smaller halls one 60 feet square; the other 60 feet by 55 feet. The restaurant, under the management of Mr. Donald, is one of the best in London. The hall was opened on the 25th March 1858. Cruchley’s London in 1865: A Handbook for Strangers, 1865

Sir George Henschel ricordava le sue “care vecchie, scomode, lunghe, strette, verdi panche imbottite () con i numeri dei posti legati sopra le schiene dritte con del nastro rosa acceso, come le cartelle di ufficio”

La sala fu costruita grazie all’azione congiunta di Chappel e Cramer, due editori che avevano capito che attirare persone ai concerti, farli appassionare alla musica, avrebbe potuto facilmente rendere fiorente il mercato che ruotava intorno ad essa, dalla vendita degli strumenti musicali a quello delle partiture. Quei concerti del sabato pomeriggio e del lunedì sera, frequentati da Leighton, Browning, Dickens, George Elliot intenta a cucire, Conan Doyle, tutti seduti accanto a Sherlock Holmes,

furono un vero e proprio mezzo di educazione e questo fu possibile solo grazie ad un’altra intuizione, rendere gli spettacoli di musica accessibili a tutti grazie alla possibilità di avere biglietti ”one shilling”, 1 solo scellino, alla portata quindi di tutti. I posti in platea costavano cinque scellini, i posti in balconata tre, e l’ingresso generale uno scellino. Successivamente vennero inseriti anche  posti a divano (“di cui ce ne saranno solo un numero limitato”),  per sette scellini. Gente modesta, della bassa borghesia e persino della classe operaia, per la prima volta poteva ascoltare musica non più appnnaggio delle corte e degli aristocratici; da qui passarono Clara Schumann, Joachim, Wilma Néruda con Grieg, Saint Saens, Rendano e Leonard Borwick, De Sarasate, Wieniavsky, De Pachmann, TchaikovsKy; qui Agathe Backer-Grøndahl and Eugène Ysaÿe e Paderewski, fecero il loro debutto, per non parlare delle giovani leve della scuola di Clara Schumann; e nel 1890 Dvorak diresse la sua 4 sinfonia e nel 1892 fu la volta di Mahler… Uno solo scellino ti dava diritto ad ascoltare a volte anche due ore di musica. In molti casi i posti erano quelli lontani, del loggione ma, si poteva anche trovare posto e sedersi tra i posti …in font row of the orchestra, davanti, alla primissima fila, proprio al di sotto dei musicisti… i posti, per il pessimo equilibrio di suono, le spalle del direttore, la vista dei pantaloni dei musicisti e delle loro scarpe, erano certamente meno richiesti ma era anche vero che erano posti per chi voleva guardare per imparare come comunicano le prime parti, come respirano e fraseggiano, osservare da vicino i loro movimenti…

L’acustica dell’edificio era buona ma i posti erano scomodi e gli odori della cucina del ristorante a volte aleggiavano nell’auditorium, e, peggio ancora, il suono dei Moore and Burgess Minstrels (che si esibirono in una delle sale più piccole per oltre vent’anni) si poteva a volte sentire al piano di sopra nella sala principale…ma quello era il St. James e quando venne chiuso, non fu più la stessa cosa.

MA COSA ACCADEVA PRIMA DEL CONCERTO?

Ce lo dice questo testo umoristico che ci racconta come molte cose non fossero diverse da oggi (purtroppo) dall’attesa per avere i posti migliori, anche per molte ore, i posti rubati, i ritardatari e quanti andavano via prima…neanche perdessero il treno… che non perdevano di certo dal momento che, in molti casi, esistevano accordi con le ferrovie per consentire ai concert-goers di arrivare in orario e rientrare, e il rumore…di gente che mangiava o delle donne che muovendosi facevano rumore con le crinoline dei loro abiti, suscitando, più di una volta, le proteste della stessa Wilma Neruda….e…gossip dei soliti, tanti, saccenti…

Abitudini, per non dire difetti, inveterati ed evidentemente connaturati alle esecuzioni musicali….

“suonavano le cinque di un pomeriggio umido del mese scorso , mentre svoltavamo in Piccadilly Place, il cortile lastricato accanto a St. James’s Hall. C’era un concerto nella sala alle otto e mezza,—uno dei “Monday Pops”. Desideravamo avere dei posti nella prima fila davanti all’’orchestra e ci fu detto che se volevamo ottenere una di quelle sedie ambite dovevamo essere alla sala entro le cinque. (!!!)

Un cartello di vetro, sporco, che sporgeva la lato della sala con la scritta “orchestra door” in lettere nere, indicava l’entrata. Una delle porte strette era aperta e rivelava una scala di pietra che saliva verso l’alto e scendeva. In un angolo della scala erano impilate alcune carabine che ci ricordavano la guardia di Sua Maestà ma queste “Appartengono alla Sim’s Juvenile Zouave Troupe”, disse un ragazzo arrossato in uniforme di zuavo, che apparve proprio allora dalle scale sottostanti…ne abbiamo nove…e mentre chiacchieravamo ….non si vedeva ancora apparire alcun frequentatore di concerti tanto da pensa che ci sia un po’ di esagerazione nelle storie  sull’arrivo anticipato della prima fila.”

Mentre apriamo le porte …sentiamo delle voci.: 5 habitues entusiasti ci si erano parati davanti. In cima alle scale sedeva una vedova, MRS W. con un vecchio amico, ed una giovane dai begli occhi che, apparentemente, sembrava leggere mentre, invece, ascoltava la conversazione di un bell’uomo dai capelli grigi, Mr N. che stava parlando  animatamente con il suo amico Mr P. sul fascino della Svizzera. Avevano l’aria di essere i proprietari del posto e di quelli che ci prendevano le misure di conseguenza

“il vero musicista è sempre eccitabile o irritabile”.

“No, in realtà molto calmo”, dice il signor N— “ma penso che i loro talenti li rendano sensibili. Non dimenticherò di essere stato vicino a Joachim una sera fuori dalla Sala. Era appena sceso da un taxi assolutamente arrabbiato che si lamentava amaramente in un inglese stentato, prezzo eccessivo!

”No, i musicisti non sono sempre angelici!” Ricordo di aver visto in una occasione la Norman Neruda veramente patire sul palco. Suppongo che qualcosa sia andato storto con la musica,” continua la signora W—

Penso che Neruda abbia un viso squisito, il più bello che abbia mai visto.”

” Bella figura,” dice la sua amica, ” ma il viso—bè, dovrebbe nasconderlo.“

La signora W— emette un’esclamazione di disgusto per il commento della sua amica.

La conversazione si sposta su una delle sue corde di violino di Joachim. La signora entusiasta ha un pezzo di corda , raccolta a uno dei concerti incastonato in un medaglione di diamanti.. La signora W. dà queste informazioni con una voce declamatoria, per non dire oratoria e trionfante, accolta dai signori uomini con simpatia bonaria e divertita. Poi continua dicendo che ha una lettera e una foto di Joachim regalatale da lui stesso. Re del Popolo!

Joachim negli scatti di M. Cameron

Mettere la pubblicità nei programmi dei concerti è vergognosamente ingiustificabile! Aroma di fiori di ciliegio mescolati a Sonate! Le persone sedute davanti all’orchestra dovrebbero strapparli tutti d’accordo e lanciarli sul palco con grande imbarazzo di Mr Chappel

e segue un’opinione maschile enunciata da una voce dal basso sulle mogli che fanno il bucato, sulla padrona d’albergo “nota per aver lavato per tutti i suoi ospiti”.

Una pausa segue questo culmine e subito dopo è il turno di Von Bülow ad essere criticato.

“Il suo modo di suonare è scorretto, prende troppa libertà con le note”... e a seguire i soliti commenti sui tedeschi con la solita libertà di John Bull. Il signor N— imita il loro modo di parlare. “ Hope you are PETTER, Spero che stia PPENE, signor Bryce”.

Piatti-Reineche-Joachim

NO impoTTa”, risponde Pryce, “le patate sono cucinate PPENE in nessun posto come in Germania”. Espresse opinioni contrarie..MA SE non sapete neanche se state mangianDo ROAST BEEF, manzo, o ROAST HORSE, cavallo!!, dice il signor N “Niente pops da uno scellino, in Germania, 2s. 6d. sono prezzo più basso per qualsiasi concerto”, dice la signora W. Una signora tedesca che lavora a maglia sotto, è molto divertita da questa calunnia sul suo paese.

Nel frattempo la scala si è riempita. Un giovane pallido e studioso era tra i primi arrivati. Si appoggia al muro, non parla ma sorride di tanto in tanto. Lo seguono due giovani, ardenti giocatori e un gruppo di magliaie determinate, una delle quali chiede a che ora aprono le porte; quando le dicono “7.30” geme lugubremente poi arriva un impiegato con due amiche, armate di Titts Bits, Moonshine e Pall Mall, per passare il tempo. Uno dei più assertivi della piccola folla è uno di quei chiacchieroni di venditori.

“Non ci sono molte persone stasera”, è il suo primo commento. “Io ero qui quindici giorni fa e tutta Piccadilly era piena già alle 6.30. Edward Lloyd è il meglio che ci sia ora, Sims Reeves era qui per quello che è stato però Trent’anni fa era, secondo me, un cantante migliore di Lloyd oggi”. “

Reeves però spesso delude perchè è annunciato e poi non si esibisce”, dice uno, che fino ad ora ha letto Wanderings on Wheel and Foot.

C’è però da dire una cosa”, prosegue il suo sostenitore, “non senti mai dire che Reeves non si presenta in un posto ma si è presentato a cantare in un altro anche se a volte a anche solo un raffreddore lo…. costringe a dare forfait. Sono stato ad Exeter la settimana scorsa. Doveva cantare lì, l’ho visto in città ma non ha cantato. Suppongo che il freddo della città gli abbia fatto prendere un raffreddore.

Lasciando il nostro posto, scendiamo al pianerottolo. La porta a battente in cima al primo tratto di scale viene violentemente aperta e sfuggiamo, per un pelo, alla morte: arriva una signora dal viso rosso, ansimante.

“Suppongo che questo sia il piano giusto giusto. i posti davanti all’orchestra sono pieni?” Su per la scala, attraverso la porta aperta, arriva una frase di una conversazione.

“Un tizio fa una vita da cane se prende solo due sterline a settimana in America”…

Una folla di circa venti persone riempie il pianerottolo, alcune rimangono dall’altra parte delle porte a battente.

Quanto in alto possiamo salire?” dice uno, che porta i biglietti per un gruppo di sei.

Non potremmo prendere d’assalto quelle porte?”

No, temo di no,” risponde un uomo alto vicino alla porta; “sono presidiate, o, piuttosto, dovrei dire… ‘donneggiate,’ da dentro. Ci sono oltre cento sedie,” continua al suo vicino; “ma le venticinque della prima fila sono per gli appassionati….

Di sotto un gentleman aspetta pazientemente davanti alla porta di Piccadilly. Non sembra approfittare di essere arrivato prima per salire il più possibile le scale. Più tardi si unisce una signora “Siamo vicini alla cima?” chiede. “Oh sì,” continua, guardando verso il primo pianerottolo. “Eccolo lì.” Un uomo dai capelli grigi con uno sguardo blasé, e che si tira costantemente i baffi, si appoggia al corrimano vicino al primo pianerottolo.

Piuttosto pieno laggiù,” osserva; “il vantaggio di arrivare presto è che trovi riparo e non rimani al freddo.”

Una campana vicina suona l’ora delle sette. Un’altra mezz’ora di attesa prima di entrare nella sala.

“Che caldo terribile,” dice una ragazza giovane e brillante. Ha portato con sé la musica per seguire i musicisti.

“Se ti siedi sulle scale, non farà così caldo,” le consiglia il suo accompagnatore; “più bassa tieni la testa meno senti il caldo.” “Appoggiati al muro,” dice l’uomo dai capelli grigi, “un po’ di sostegno fa la differenza.”

Volgendosi al suo vicino, un grosso uomo dalla barba bruna con un cappotto di velluto,

Ci sarà una spinta tremenda quando apriranno le porte, tu spingi all’indietro, è il modo migliore. C’è pochissima ventilazione, è spaventoso! ma non osano aprire la finestra, altrimenti ci sarebbe una corrente d’aria che ti farebbe saltare la testa.”

Una marea di conversazioni mormora intorno a tutti, impazienti e stanchi.

“È una lunga strada, due rampe di scale sopra di noi,” dice un nuovo arrivato da sotto, malinconicamente.

“Ci vorrà quasi un’ora per riprendersi dopo che saremo entrati.”, dice la giovane. ” A me piace tanto l’ottetto di Mendelssohn, più di qualsiasi altra cosa, vale la pena venire solo per quello, è passata la mezz’ora?”

“Ancora quattro minuti,” dice il suo amico.

Conta duecentoquaranta lentamente – allora sarà ora.” “Edizione speciale!” grida un ragazzo fuori.

“Farebbero un grande affare se potessero avere quei giornali, qui,” dice l’uomo blasé.

Si apre una porta in lontananza: falso allarme! ma la pressione della gente costringe ad aprire le porte del pianerottolo a cui fa seguito una folata d’aria fresca.

“ Posso resistere ancora cinque minuti,” osserva la ragazza. L’uomo dai capelli grigi sul pianerottolo brontola, mentre sente il forte spiffero che sale dalla tromba delle scale.

“È brutto anche dall’altra parte ora.” Davanti ai due uomini c’è una signora dall’aspetto fragile, vestita di nero. È stata costretta a sedersi sulle scale.

Ti dispiace mettere il braccio fuori con me quando arriva la ressa?” dice l’uomo dai capelli grigi a quello barbuto. “Voglio che questa signora si alzi bene. Ero all’Albert Hall la settimana scorsa, e tre vecchie signore sono state buttate giù.”

In quel momento si sente il benvenuto rintocco della mezz’ora, le chiavi tintinnano, una tenda viene tirata indietro, la barriera cade e il portiere della casa della musica assiste alla corsa verso l’orchestra per i posti preferiti o vantaggiosi. In due minuti i posti migliori della casa per vedere e sentire quelle dita abili e osservare le espressioni intense dei grandi artisti vengono presi. Un incidente comico si verifica in quella corsa selvaggia: una sedia viene rovesciata, le sue gambe sono in aria, gambe e braccia umane seguono a ruota! La ragazza giovane e brillante si assicura la sedia in prima fila, sopra i gradini dell’anticamera, vicino al felice possessore del pezzo di corda di violino. Il signor N— prende l’estremità opposta del semicerchio. Altri si dirigono verso il centro della prima fila dove ci troviamo noi.

”Non sono mai stato così vicino al palco prima,” osserva il mio vicino, il lettore di Wanderings on Wheel and Foot. Poco dopo c’è una leggera alterco dietro. Ci giriamo e vediamo un vecchio signore di bell’aspetto, con la rivista in mano, che cerca di entrare in una sedia vuota nella terza fila.

Dovrebbe averla il primo arrivato,” dice il vecchio signore. “Che cosa,” replica il difensore della sedia;

“Perché un signore se ne va per un momento, vorreste prendere il suo posto!??”

“Sì,” continua lui

 “Nessuno che prende un posto dovrebbe uscire prima che il concerto inizi a pena di perdere il suo posto.”-

“Nessun signore direbbe così,” replica quello davanti, Il vecchio appassionato sembra che voglia prendere con la forza la sedia. A questo punto il precedente occupante ritorna. ‘’ Stava cercando di prendere il tuo posto, e l’ho difeso.”

 “Oh, se lo vuole è il benvenuto,” dice il nuovo arrivato allegramente.

 “Conosco molto bene questo signore,” spiega

Programmi, programmi del concerto….” risuona una voce nella sala, e noi ne compriamo una copia. Gli occupanti dei posti migliori che hanno aspettato a lungo ora tirano fuori delle borse panini, frutta secca, cioccolatini, ecc. Le magliaie sono tutte insieme vicino alla seconda fila; sono forti in gioielleria: cinque o sei anelli brillano su ogni mano. Con il loro incessante parlare, lavorare a maglia e fare clic con gli aghi, fanno venire in mente le signore che occupavano i posti prominenti durante la prima Rivoluzione Francese per vedere la ghigliottina al lavoro.

Il signor N—— è evidentemente molto conosciuto e dopo aver guardato in giro, fa visita ai suoi vari amici ma nessuno tenta di prendere il suo posto.

“Vi piace il cambio di orario dalle otto alle otto e mezza?” chiede a un amico.

“Oh, per niente; la gente nelle poltrone arriva tardi come prima.”

Sì, li vedi arrivare in massa alle nove meno un quarto, e disturbare la gente andandosene alle dieci meno un quarto. Non capisco perché questa gente venga. Oh, suppongo che sia la cosa da fare con una certa cerchia.

Beh,” dice il signor N—, “è una seccatura. I concerti sono a volte finiti tardi come le dieci e mezza, io di solito devo correre per prendere il mio treno, e mia moglie mi guarda piuttosto male quando arrivo alle undici e un quarto.

Le signore sono ancora più vigorose nella loro denuncia del cambiamento.

“E’ tutto per compiacere quegli ‘aristocratici gonfi’ che siedono nelle poltrone, che non vogliono che la loro ora di cena sia disturbata,” dice una signora eccitata dal viso rosso.

“Sono sorpresa che il signor Chappell ceda alle loro richieste” Dalla sua conversazione si capisce che ha avuto qualche volta una corrispondenza e un’intervista con il signor Chappell, che ha accettato alcune sue poesie cosa che l’ha esaltata molto, e lei evidentemente pensa che le sue osservazioni dovrebbero avere un certo peso. Un’altra sua opinione è che Madame Schumann sia così graziosa in tutti i suoi modi, che si meraviglia che la sua allieva, Fanny Davis, non le somigli di più:

esclama.

GUARDA LA SUA ORRIBILE FRANGIA

Alle otto arrivano gli occupanti della prima poltrona: c’è un certo fascino nel vedere i divani verdi vuoti riempirsi di vita e colore. Ammiriamo, ma non invidiamo. Solo poche delle poltrone migliori potrebbero tentarci dal nostro posto nella prima fila. Ripaga di tutta la nostra stanca attesa, e anche dell’ultima lotta emozionante.

I concerti popolari del lunedì e del sabato sono da tempo riconosciuti quali elementi di spicco della stagione invernale londinese. Quando il piccolo gruppo di distinti musicisti demerge dall’anticamera sul palco di St. James’s Hall, crediamo che siano ben consapevoli del cordiale benvenuto che scoppia dall’orchestra affollata, quello di veri appassionati di musica, ma forse non si rendono conto dell’esperienza con cui quella sincerità è provata.

Le poltrone sono state occupate per circa cinque minuti, il balcone per meno di un’ora; ma nelle scale che conducono all’orchestra, signore e signori giovani e vecchi, dilettanti, discepoli e devoti aspettano per ore, e come abbiamo mostrato circolano aneddoti, si istituiscono e si mantengono enfaticamente confronti, si discutono gli argomenti del giorno, si fanno conoscenze e si prendono raffreddori.

E’ ora.

Si sente il noto trillo di Joachim. Arriva, IL RE seguito da vicino dal simpatico Ries, dall’ardente Hollander e dall’incomparabile Piatti. Che delizia guardare i loro volti assorti e sentire la loro perfetta armonia!

Li studiamo e li amiamo tutti, e ringraziamo il signor Chappell per il privilegio dei posti da uno scellino nell’orchestra.

traduzione libera di Vera Mazzotta

Wilma Neruda. Un curioso complimento

Di Vera Mazzotta

@accaddeoggi: 22 agosto 1895

Wilma e Charles Hallé nel 1895, con lo spirito pionieristico che li aveva contraddistinti tutta la vita, accettarono l’invito di uno dei figli minori di Charles, Gustav che organizzò per loro un tour nientemeno che in sud africa dove, ovunque si spostassero, ricevettero una calorosissima accoglienza. In particolar modo, a Pietermaritzburg furono oggetto di una curiosa forma di complimento, come racconta Charles Hallé nelle sue memorie:

Siamo stati accolti alla stazione dal sindaco e sua moglie e da molte altre persone, e portati in stato all’Imperial Hotel, tenuto da una vedova, una donna di Manchester, e frequentatrice dei miei concerti lì, che ci ha fatto stare molto comodi. Fino ad ora ho incontrato persone di Manchester in ogni posto, così che spesso diciamo che non valeva la pena di venire così lontano...

essendo Pietermaritzburg capitale del Natal aveva un pubblico che sembrava essere più distinto e includeva molti ufficiali che sembravano molto brillanti. Durante la serata il sindaco venne da noi con la richiesta di suonare un pezzo a un concerto che il Comune avrebbe dato la domenica pomeriggio alle 4. Pensa! un concerto dato di domenica dal municipio di una colonia inglese! I biglietti erano solo 2s. e Is., ma il bellissimo Municipio era affollato.

Il concerto iniziò, e dopo un solo d’organo e un altro brano eseguiti da altri musicisti, i due veterani suonarono la sonata Kreutzer….e quando abbiamo finito un membro del Comune si avvicinò e disse che dopo l’impressione appena ricevuta sarebbe stato meglio omettere il resto del programma (degli altri musicisti). Il pubblico applaudì e si disperse

Intermezzo ”cavalleresco” tra Sherlock Holmes e Wilma Néruda

VERA MAZZOTTA

Nel 1890 un giovane dal viso rasato come un seminarista… la statura alta e dinoccolata … l’immagine di un ragazzo che non abbia ancora finito di crescere. La fisionomia per un osservatore disattento pare non dica nulla: ma guardando bene, ha ogni tanto, negli occhi chiari un po’ velati, un improvviso bagliore, come il balenare silenzioso in certe stellate notti di grande calura”.(Eugenio Checchi 1890) vinse un importante concorso che lo lanciò nel panorama della musica…

quel giovane era Pietro Mascagni e l’opera Cavalleria Rusticana.

Nel 1888 l’editore milanese Sonzogno annunciò un concorso per tutti i giovani compositore italiani che non avevano ancora fatto rappresentare una loro opera ai quali si chiedeva un’opera in un unico atto: le 3 migliori produzioni, selezionate da una giuria di 5 musicisti e critici italiani, sarebbero state rappresentate a Roma a spese dello stesso editore. Mascagni venne a conoscenza di questo concorso a soli due mesi dalla chiusura delle iscrizioni e chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana, popolare novella di Giovanni Verga di cui selezionò delle parti che, mano a mano, venivano inviate al giovane trascritte su cartoline! L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso e delle 73 opere pervenute, il 5 marzo 1890, la giuria selezionò le 3 opere da rappresentare a Roma: Labilia di Nicola Spinelli, Rudello di Vincenzo Ferroni, e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni…

Il 17 maggio del 1890 la prima di Cavalleria rusticana al Costanzi di Roma fu un successo inaudito: Mascagni venne richiamato sul palco dagli applausi del pubblico per 40 volte, e vinse il Primo Premio del concorso, quel giovane che non aveva mai concluso gli studi al Conservatorio, dissentendo sui metodi d’insegnamento, assurgeva al livello dei grandi compositori.

L’opera è nuova: i vinti sono i protagonisti, il popolo, quello vero, è protagonista ed il linguaggio è necessariamente essenziale, il recitativo non convenzionale nel raccontarsi dei protagonisti al pubblico come fossero in teatro e tra le due parti, cariche delle emozioni più forti, amore, passione, gelosia, odio, la levità e la leggerezza dell’intermezzo sinfonico, quasi preludio di pace tra le nubi di tempesta che si stanno addensando…una delle melodie più celebri di sempre!

Da quel momento Cavalleria comincia il suo viaggio all’estero, a Berlino, a New York e Londra dove debutta allo Shaftesbury Theatre il 19 ottobre 1891 con la direzione di Luigi Arditi…la migliore rivelazione dai tempi di Carmenvery beautiful and highly dramatic work,

Nacque il mito di Pietro Mascagni: convocato da Guglielmo II a Berlino, e, nel maggio 1892 dall’ Imperatore Francesco Giuseppe che inaugurò al Prater una grande manifestazione ideata dalla principessa Paolina di Metternich, l’ Esposizione Internazionale di Musica e Teatro in cui le varie nazioni potevano presentare le loro creazioni più significative, ed ovviamente per l’ Italia Pietro Mascagni e Cilea: Vienna mascagnizzata, scrivevano i giornali, ed infine, nel 1893 dalla Regina Vittoria che lo invitò a dirigere a Windsor Cavalleria.

Mascagni raccontò di aver vissuto uno degli episodi più divertenti della sua vita: “La sera andai a dirigere Cavalleria. Si avvicina un signore che dice: “ Ci vogliono i guanti… non si può stare davanti alla Regina senza guanti… e poi deve dirigere voltato verso la Regina, perché non si può dare le spalle alla Regina” . Mascagni, esterrefatto, si fece prestare un paio di guanti enormi dal direttore di palcoscenico ma, al termine del Preludio, la stessa Regina Vittoria gli concesse di togliersi i guanti e di voltarsi verso gli artisti riconoscendo il suo imbarazzo. Alla fine del concerto, la Regina era commossa dalla sua musica, in particolare dall’Intermezzo tanto da regalargli un suo ritratto in cornice d’argento. Il commento di Mascagni a Tosti fu:

“Poveretta come fa a vivere con tutti quei maggiordomi intorno, noiosi come le mosche? Non mi crederai ma quando mi ha salutato e mi ha dato la mano stavo lì lì per abbracciarla

il Dandy italiano, con pochette, taccuino, borsa da viaggio, capelli lunghi e gilet jacquard, desiderato dalle donne ed imitato dagli altri uomini, aveva conquistato definitivamente gli Inglesi!

Wilma e Charles, sempre alla ricerca di buoni brani che facessero facilmente presa sul pubblico, consapevoli dell’importanza di presentare anche musica di successo, a neanche 1 anno dalla prima di Cavalleria, misero in programma Mascagni. In realtà era stato August Manns uno dei primi a presentare brani sinfonici tratti da Cavalleria ma, immediatamente fu seguito da Hallè che, con la sua orchestra con Willy Hess come spalla, accanto a Beethoven e Weber cominciò, sempre più spesso, a mettere in programma anche il preludio e l’Intermezzo, ovviamente cercando una lettura diversa da quella di Manns quieter and less strident ed optando per una, evidentemente, più …verista…veloce, stridente, fatta di contrasti. Wilma, invece, soprattutto nei Ballad Concert presentò l’intermezzo nella versione per violino che comparve, sempre più richiesto da pubblico e impresari fin dal gennaio del 1892 come brano di programma, non come bis.

I giornali parlano di una trascrizione ”ad arte” per Lady Hallè, ma non ci sono notizie certe sull’argomento, difficile che usasse la trascrizione di Wilhelmj che è tra le prime stampate, dal momento che spesso si fa riferimento ad un accompagnamento al violino di pianoforte ed organo… Di certo i musicisti avevano capito che quell’Intermezzo non solo piaceva, ma attraeva il pubblico e oltre alla Neruda, che lo suonava with much feeling (Morning Post 4 febbraio 1892) anche anche Emile Sauret, nello stesso periodo, lo mise in repertorio.

Ma non tutti erano contenti di queste trascrizioni che cominciavano a susseguirsi sui palcoscenici: la St. James Gazzette del febbraio 1892, per esempio, faceva notare che nella riduzione per pianoforte,

l‘ingegnoso piccolo brano melodico pur mantenendosi interessante dal punto di vista melodico ed armonico perdeva il suo colore, timbro caratteristico per cui dopo averlo ascoltato nella forma di un brano di violino for the benefit of Madame N. Neruda e convertito-addirittura –in un’aria a detrimento del cantante di turno era ben contento, le sue orecchi grate, di poterlo ascoltare nella sua forma originale…

E la fama dell’Intermezzo crebbe tanto da affascinare il ”Papà di Sherlock Holmes, colui i cui gusti musicali coincidevano più con quelli del Dott. Watson e che, nell’ottica del Grande Gioco, altri non era che l’agente letterario del Detective, Conan Doyle: amante del canto, da giovane musicista provetto quando, per conquistare più che la moglie, l’ amante, aveva imparato a suonare, dopo il basso tuba degli anni giovanili, il banjo.

Dame Jane Conan Doyle, ultima delle figlie così si espresse riguardo ai gusti musicali ed artistici del padre:[1]

Il suo gusto musicale fu più per la musica popolare. Non era del tutto amusicale: -ricorderà che aveva imparato a suonare il bombardone negli anni di Feldkirch; il suo successivo avvicinamento alla musica fu cantando canzoni da marinai su una baleniera. Amava tuttavia musica come Cavalleria Rusticana,

How beautiful they are, the Lordly ones, Sansone e Dalila ed alcune opere, quel genere di musica conosciuta, da “cento migliori melodie.. Non penso che apprezzasse Bach o musica di questo tipo. 

A Doyle certamente non interessava come fosse o non fosse trascritta la musica, e forse, allora, neanche a Sherlock Holmes ma interessava invece ad alcune orecchie forse più fini che, proprio nel 1892, così si espressero

L’intermezzo di Mascagni è stato suonato ad un recente Ballad Concert da Lady Hallè come un suo solo con accompagnamento di pianoforte. Ho. grande rispetto per Lady Hallè ma devo protestare contro questo ASSASSINIO di un capolavoro orchestrale….

Considerando l’amore di Holmes per la Nèruda, questo omicidio tuttavia, rimase assolutamente irrisolto.


  1. Roden Conversation with Dame Jane C.Doyle. The Journal of the Arthur Conan Doyle Society 1990 poi ACD, Vol. 1, n. 2 (March 1990).

Wilma Néruda nei ricordi di Helena Nyblom

di Vera Mazzotta

Helena Augusta Nyblom nacque a Copenaghen nel 1843 ed era la figlia di Jörgen Roed, Professore d’arte all’Accademia di Copenaghen, e di Amelie Amanda Kruse. Jorgen e Amelie come molti esponenti del loro ceto, spesso organizzavano saloti e ricevimenti nelle loro casa che consentirono ai loro figli di venire a contato con artisti, scrittori e i musicisti tra i più importanti dell’epoca.

Anche dopo il matrimonio con Carl Rupert Nyblom (1832-1907) letterato e membro dell’Accademia, Helena trasformò la sua casa di Uppsala in un punto di ritrovo per artisti contemporanei provenienti da tutta la Scandinavia, attirati dalla sua intelligenza vivace e dalla sua abilità nel suonare il pianoforte che ispirò i compositori Wilhelm Peterson-Berger e Emil Sjögren.

Nonostante la posizione, la famiglia Nyblom che contava sei figli, si trovò ben presto a dover risolvere diversi problemi di carattere finanziario e questo fu uno dei motivi per cui Helena iniziò a scrivere come critico prima e come autrice poi, sia opere teatrali che fiabe. Poco prima di morire pubblicò un libro di ricordi – i miei ricordi di vita

La mia insegnante di musica, la signorina Anna Bruun (la seconda moglie di Vilhelm Bissen) era così gentile da portarmi con sé a questi concerti. Di solito si davano, credo, tre concerti sinfonici ogni inverno e alcuni concerti minori di musica da camera. In questi concerti sentii due dei più grandi solisti del tempo: Clara Schumann che suonava il pianoforte, e Wilhelmina Neruda, che con i suoi fratelli, Franz e Marie Neruda, suonava in trio per violino e violoncello. Il modo di suonare di Clara Schumann fece una forte impressione su di me perché aveva traccia dell’arte pianistica dei virtuosi moderni e suonava solo la migliore musica sempre con lo spartito.

Wilhelmina Neruda era una ragazza molto giovane, quando si esibì per la prima volta a Copenaghen. Si era appena fidanzata con il compositore svedese Norman e suonava con entusiasmo anche canti popolari svedesi arrangiati per due violini e violoncello. Ricordo ancora chiaramente con quale vivacità e splendore suonava quello che lei preferiva: “Mandom, mod och morske män”.

Non era bella ma aveva un volto particolare, tipicamente slavo contornato da una folta e riccia capigliatura ed aveva una bella e giovane figura e le braccia e le mani più belle. L’ho sentita suonare molte volte, e lei era tra quegli artisti che andando avanti nel tempo, suonavano meglio fino a quando oramai anziana raggiunse l’apice della sua arte. Non ho mai visto nessun violinista portare l’arco con tanta bellezza e libertà come lei; quando lo sollevava, si vedeva che ne sarebbe scaturito qualcosa di meraviglioso e non si rimaneva mai delusi. Quando una volta chiesi a suo fratello Franz Neruda:

“Wilhelmina Neruda suona sempre così bene?”

rispose nel suo modo originale, incisivo:

“No, suona anche meglio!”.

Quando diede l’ultimo concerto a Stoccolma (allora aveva già settant’anni), suonò tra l’altro il Trillo del Diavolo di Tartini in un modo tale che i violinisti presenti dicevano che era OLTRE quello che avevano sentito prima.

Lei aveva, come tutti i migliori esecutori, il massimo rispetto per l’opera del compositore. Tutti i buoni compositori hanno capito come indicare i loro pensieri con segni chiari. Dovrebbe quindi essere il primo dovere dell’esecutore osservare ognuno di questi segni. Beethoven era così attento a tutti i dettagli, che non gli piaceva che si suonassero le sue composizioni a memoria perché si poteva facilmente dimenticare o trascurare qualcosa. È diventato comune parlare di “’interpretazione personale”, quando si valuta l’esecuzione di un pezzo musicale.

— Cosa si intende con questo? —

Se è un’interpretazione diversa da quella che il compositore ha desiderato, si dovrebbe piuttosto chiamarla “un’interpretazione folle”.

È dovere dell’esecutore di osservare con la massima puntualità tutto ciò che il compositore ha suggerito per avvicinarsi il più possibile ai suoi pensieri. Per prima cosa bisogna supporre che davvero poche persone (si può tranquillamente dire nessuno) hanno una sensibilità e una correttezza musicali più forti di quella che ebbero un Beethoven, un Bach, un Chopin quando composero le loro opere e anche quando si deve interpretare un brano di un compositore meno illustre, sono comunque, alla fine dei conti, le sue idee quelle che chi suona deve eseguire pertanto deve adattarsi a ciò che è indicato. È altrettanto sbagliato cambiare i segni in una composizione come lo sarebbe cambiare le parole in una poesia che si deve recitare

La ragione è nel fatto che l’esecutore pone l’accento su sé stesso e sulla sua prestazione ma per diventare un grande artista si richiede oltre al talento (conditio sine, qua non) una vera modestia ossia la capacità di poter arretrare davanti a colui che ha creato l’opera d’arte, ed è questa ammirevole modestia che tutti i migliori artisti hanno avuto in comune. Wilhelmina Neruda la possedeva alla perfezione.

Madame Norman Néruda nei ricordi di Mathilde Verne

VERA MAZZOTTA

Mathilde Verne è stata una pianista ma, soprattutto, una didatta e tra le prime allieve di Clara Schumann a pubblicare una autobiografia, uscita negli anni ’30, da cui è possibile ricavare interessanti notizie sul ”Metodo” di insegnamento di Clara.

I have wanted to be a teacher from my earliest girlhood, and all my public appearances in England have been intended only to serve my teaching career. I did not take to teaching because my concert work was not successful, but because teaching is a passion which has possessed me – it is my mission in life.

Mathilde Verne proveniva da una famiglia di musicisti ed era la quarta di dieci figli di Johann (Evangelist) Wurm (1828−1892) e (Marie) Sophie Niggl (1838−1883). I genitori erano bavaresi, il padre aveva lavorato come insegnante di musica ed aveva sposato Sophie, una sua allieva. Intorno al 1859 la coppia era emigrata in Inghilterra a Southampton dove Johann Wurm ottenne un posto di organista nella chiesa cattolica insegnando anche pianoforte, violino e tedesco in varie scuole dell’Hampshire mentre Sophie impartiva lezioni private di pianoforte, violino e cetra occupandosi anche della formazione musicale iniziale dei suoi figli: quattro delle loro ragazze divennero note come pianiste, oltre a Mathilde, Mary (1860−1938), Alice, in seguito sposata Verne-Bredt, (1868−1958) e Adela (1877−1952). Grazie a sua sorella che già era una pianista affermata quando Mathilde iniziò, venne ammessa a Francoforte a studiare con Clara Schumann sempre mantenendo intatto il suo sogno di emulare la grande pianista.

 I can say whole-heartedly that these years in Frankfurt were the happiest time of my life. Although it is so many years since I was there, and although I have forgotten much that happened during that time, I have never forgotten my wonderful lessons. Madame Schumann’s influence has stayed with me throughout my life, and it is perhaps strongest to-day. I owe everything to her. She tought me never to lose my ideals, and never to look on teaching as a mere profession.

Dopo il suo ritorno in Inghilterra, Mathilde Verne iniziò a farsi conoscere come pianista e musicista da camera e divenne presto una interprete eccezionale di Schumann ma continuando ad insegnare e organizzando numerosi concerti sia per i suoi alunni che per sè stessa nella stagione “Thursday Twelve O’Clocks” che esistette dal 1907 al 1936.

These Twelve O’Clock Concerts are a splendid institution. They never fail to bring forward music of very unusual interest. Indeed, it can fearlessly be said that the concerts are productive of some of the most enlightened chamber music making in London.

Nel 1909 realizzò il suo sogno: insieme a sua sorella Alice, fondò la “Mathilde Verne School of Pianoforte Playing” le cui basi pedagogiche furono ritenute tante efficaci da poterla ampliare per diventare un “College of Music” a cui fu annesso un “Children’s College of Music”, la cui direzione fu assunta dalla giovane Alice Verne.

But I want to do my work on big scale; I want to train teachers; I want my pupils to study and to play chamber music; I want them to have the opportunity of studying concertos with my own orchestra. My piano students will not be mere mechanical machines, they will be fine musicians as well.”

MA TUTTO AVVENNE DOPO IL SUO DEBUTTO…

Grazie ai suoi studi con Clara Schumann, Mathilde al suo rientro in Inghilterra nel 1887, venne ingaggiata per esibirsi con il Trio in do minore di Mendelssohn insieme a Madame Norman Néruda ed Alfredo Piatti…ma allora , più di oggi, non c’era molto tempo per provare

Era stata organizzata una prova di mezz’ora prima del concerto nella sala degli artisti di St. James’s Hall ma la mattina ricevetti un messaggio che diceva che Madame Néruda non sarebbe potuta tornare da Manchester in tempo, quindi non ci sarebbe stata nessuna prova. Questo, però, non mi disturbava affatto, perché, invece di una performance asciutta e prevedibile ce ne sarebbe stata una piena di belle sorprese. Quando ci siamo incontrati al concerto, sia Madame Néruda che Signor Piatti erano così allegri prima di salire sul palco che non ero per niente nervosa dopo aver iniziato il Trio. Posso ricordare ancora oggi quanto fosse meraviglioso sentirsi portati via da questi due grandi artisti… entrambi furono molto incoraggianti e Madame Néruda mi disse che avrebbe scritto personalmente a Madame Schumann dicendole che sia lei che Piatti avevano trovato il mio modo di suonare molto comunicativo.

ARRIVO’ poi IL MOMENTO DI SUONARE CHOPIN, poichè nei programmi vittoriani ad una parte cameristica ne seguive sempre una solistica e la giovane debuttante era, giustamente, alquanto nervosa. Fu allora che la grande violinista …prese le mie mani nelle sue assicurandomi che anche lei spesso era molto nervosa dicendomi che non dovevo pensare a nient’altro che alla musica, allora, niente altro avrebbe contato!

Quel consiglio, quella rassicurazione furono la chiave del successo di quella prima: la giovane Mathilde incontrò il favore del pubblico e nuovi ingaggi. Il giorno successivo Madame Néruda introdusse la giovane pianista a ..molte persone, tra cui un vecchio signore che mi disse quanto gli fosse piaciuto il mio modo di suonare e che voleva che insegnassi alla sua giovane e musicale figliola

fu l’inizio del suo sogno.

Molti anni dopo, Mathilde Verne, affermata pianista e docente, si trovò a Montecarlo dove incontrò Balokovic, noto violinista che spesso si era esibito anche in passato con Mathilde. Balokovic aveva acquistato uno Strad molto particolare….

un giorno dopo pranzo, mi chiese se volevo vedere il violino che recentemente aveva acquistato per dargli una opinione personale. Quando la custodia mi venne mostrata qualcosa mi sembrò stranamente familiare ma le custodie di violino sono più o meno simili tra loro e non prestai molta attenzione alla mia fantasia fino a quando la Stella del Mattino della Memoria non sorse nel mio cuore e vidi la copertura di raso trapuntato sbiadito in cui riposava questo prezioso strumento. I miei pensieri andarono lontano-indietro-indietro-ma a cosa? e poi come un flash la mia memoria fu portata ai Norwood Concert del Cristal Palace, al profumo di un mazzo di viole, all’ acqua di rose nei bicchieri da dito, ad una persona graziosa finchè poi tutto mi tornò in mente, questa stessa custodia portata da una grande artista in una stazione affollata… SI! Madame Norman Nèruda, l’amica della giovinezza che spesso al Crystal Palace mi portava con sé quando suonava lì. Lei ci andava… pranzavamo insieme prima del concerto ed essendo giovane fui molto colpita dall’acqua di rose nei bicchieri da dito che le servivano e anche il profumo di viole era sempre associato a lei perché non portava mai altri fiori. Queste cose si devono evidentemente essere fotografate indelebilmente nella mia memoria.

Questo violino è appartenuto a Wilma Norman Nèruda, dissi quando riuscii a parlare.

-Certamente, disse Balokovic, ma come fai a saperlo?? mi chiese e allora glielo dissi e quando il mio amico lo suonò pensai che la mia amica avrebbe avuto piacere di sapere in quali dotate e gentili mani era arrivato

Dénes Zsigmundy ultimo possessore dello Strad Ernst-Hallè

CItazioni tratte da Chords of Remembrance;

la storia del violino Ernst-Hallè https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_

https://tarisio.com/cozio-archive/property/?ID=40287

ma disponibile anche su questo blog

i Neruda e Brahms…

L’uomo del Popolo, lo definiva Eugenie Schumann, l’uomo semplice, dai pantaloni troppo corti, le camicie colorate, lontano dalle convenzioni e che sempre mantenne il buon cuore e l’attenzione verso i meno abbienti, ma un vero e proprio genio nella musica, venerato da generazioni di giovani musicisti, soprattutto tra le giovani leve del Conservatorio di Francoforte in cui anche Olga Néruda, l’ultima della famiglia, era andata a studiare, con una didatta di eccezione, Clara Schumann. Ogni volta che il Maestro arrivava per far sentire alla sua Klara qualche sua nuova opera, c’era fermento.

Tra i ricordi più gustosi, quelli di Mathilde Verne quando,  finalmente, fu ammessa a  partecipare ad una serata di musica con Brahms, su invito di Clara Schumann.

Olga Néruda, sorella di Lady Hallé, che era una delle mie compagne di studio, mi chiese cosa avrei indossato per questa grande occasione, e, scoprendo che non avevo un abito elegante, mi promise generosamente, di vestirmi con uno dei suoi. Mi mostrò subito una bellissima creazione con una splendida fascia color fragola e iniziò a vestirmi l’effetto generale non fu fortunato:  Olga Néruda era alta e piuttosto
robusta mentre io ero bassa e molto magra. Comunque la ammiravo immensamente, quindi non mi importava affatto di quello che faceva con me ed ero contenta quando mi arruffò la gonna lunga intorno alla vita legandola  saldamente con
la fascia  assicurandomi che ero incantevole… la soddisfazione e la contentezza durarono poco!

Quando la giovane Mathilde arrivò a casa di Clara, la pianista la squadrò dalla testa ai piedi cominciando a tirarle il vestito da una parte e dall’altra, seguita da Marie ed Eugenie, le sue due figlie…era evidente che qualcosa non andava e, ben presto, la giovane iniziò a sentirsi a disagio… un disagio che crebbe a tal punto che quanto Brahms iniziò a suonare il quintetto per pianoforte … la mia mente non era più assorbita dalla musica ma solo dal fatto che qualcosa fosse sbagliato nel mio abito e quando Eugenie Schumann si sedette accanto a me chiedendomi che movimento fosse quello che stava suonando, non ne avevo la minima idea!!! MA…affidandosi al suo orecchio, tirò ad indovinare e, per fortuna, ci riuscì!!

 

Il gusto musicale in Australia

VERA MAZZOTTA

Intervista a Sir Charles e Lady Hallé

@accadde oggi 13 AGOSTO 1890

CRESCITA DEL GUSTO MUSICALE IN AUSTRALIA. INTERVISTA CON SIR CHARLES HALLE.

Martedì mattina sono arrivati a Adelaide i noti artisti Sir Charles e Lady Halle (Madame Neruda) e hanno intenzione di dare una serie di sei concerti.

La loro visita a questa città era attesa da tempo con piacere non solo di coloro che sono orgogliosi di essere musicisti colti ma anche di tutti quelli che possono apprezzare l’interpretazione fatta dagli artisti dei grandi maestri. Il successo che ha accompagnato Sir Charles e Lady Halle durante il loro tour delle colonie è stato quasi fenomenale, il pubblico in ogni città ha riempito le sale in cui si sono esibiti. Martedì mattina un giornalista del Register ha parlato con Sir Charles che, riguardo lo standard musicale in Australia, ha espresso la sua sorpresa per il netto progresso che era stato fatto nell’arte, e l’apprezzamento che ha sentito nei loro confronti da parte del pubblico.

‘Lady Halle e io siamo venuti qui ignorando completamente quale fosse lo standard in musica. Non posso dire neanche per un momento però che ci aspettassimo che il pubblico australiano non fosse sufficientemente educato musicalmente per apprezzarci e questo è dimostrato dal fatto che, fin dal primo concerto, abbiamo presentato esattamente gli stessi programmi che avremmo fatto sia in Inghilterra che in Germania. Le case affollate a Melbourne e il piacere evidente mostrato dal pubblico, ci hanno convinto subito che i brani che abbiamo scelto, necessariamente di altissima classe, erano compresi, e inoltre, che non avevamo motivo di preoccuparci di dover venire incontro ai loro gusti.’

‘Se il risultato fosse stato diverso, avreste cambiato i vostri programmi per quelli più popolari ?’

Certo che no. Abbiamo deciso fin dall’inizio che non avremmo suonato nessun brano cosiddetto popolare, ma che ci saremmo attenuti al repertorio che avevamo a casa.’

Sir Charles disse poi che avevano dato non meno di diciotto concerti a Melbourne, quindici a Sydney, sei a Brisbane, uno a Geelong e uno a ’ Ballarat. In tutti questi luoghi l’ accoglienza ricevuta è stata delle più cordiali.

Hanno avuto poi un’esperienza unica a Brisbane: ai primi due concerti le ovazioni sono state molto gratificanti ma c’era la sensazione che gli applausi fossero più per senso del dovere che per vero apprezzamento. Era difficile che di questo si accorgessero altri che non fossero gli artisti stessi ma per loro era, quasi, dolorosamente evidente. Dopo i primi due concerti, tuttavia, ci fu un netto cambiamento: gli applausi erano altrettanto rumorosi e il pubblico altrettanto numeroso ma gli artisti riconobbero che quegli applausi erano spontanei.

’In effetti, disse Sir Charles, ’ci sentivamo finalmente in sintonia’ e dopo quanto accaduto, il piacere di suonare per un pubblico così divenne immenso. Vedete, all’inizio ci avevano evidentemente frainteso ma applaudivano come se apprezzassero pienamente la musica. Potevamo vedere la differenza e siamo stati felici quando abbiamo visto il cambiamento dal desiderio di apprezzare all’apprezzamento stesso.’

Sir Charles e Lady Halle sono stati particolarmente soddisfatti della loro visita a Ballarat. Hanno suonato davanti a una platea molto numerosa all’Accademia di Musica, ed è stato interessante vedere anche tante persone della classe mineraria tra il pubblico. Gli applausi sono stati calorosi e spontanei, ed è stato sorprendente per lui avere un pubblico così partecipativo con grande presenza di persone che lavoravano nelle miniere

’Sento,’ ha detto Sir Charles, ’ che non c’è casa a Ballarat, anche piccola che non abbia un pianoforte tra i mobili. Quindi gli abitanti sono evidentemente musicali, e desiderosi di ottenere uno standard più alto.’

Pensi, Sir Charles, _ che la creazione della Victorian National Orchestra segni un’epoca nella musica australiana?’

‘Sì, lo penso ma c’è qualcosa che manca nell’orchestra: non è abbastanza forte da colpire il pubblico, tuttavia, ha fatto un buon lavoro e ci sono alcuni uomini veramente bravi. Ci è stato detto che da quando è stata fondata c’è stato un netto progresso nello standard musicale e anzi, se fossimo venuti quattro anni fa, forse non avremmo incontrato il successo che ovunque ci ha seguito. Quindi penso che siamo arrivati proprio al momento giusto.’

L’ attenzione di Sir Charles Halle è stata poi diretta alla Cattedra di Musica che da alcuni anni è stata istituita a Adelaide. Non aveva sentito parlare della costituzione della Cattedra ma ha espresso l’opinione che una ‘Cattedra di Musica’ senza una ‘Scuola di Musica’ (e questo nel senso più stretto della parola) sia di poco valore. Un’educazione musicale non può essere impartita a studenti il cui professore o professori, lì tengono solo lezioni o li esaminano alla fine dell’anno per il conseguimento titolo. Una Scuola di Musica, nel senso più ampio, è essenziale per una Cattedra di Musica e sebbene quest’ultima sia utile a suo modo, è poco efficace se non sostenuta da Scuola. Hallè tuttavia, non si riferiva nello specifico alla Cattedra di Musica di Adelaide poiché non la conosceva ma parlava in generale del sistema. A tutti i concerti, Sir Charles suona sui pianoforti che sono stati fatti appositamente per lui, e il violino di Madame Neruda è uno strumento preziosissimo.

‘Non credo che possa essere superato in alcun modo,’ ha detto Sir Charles, ’ perché è uno Stradivari del 1709, la cui qualità corrisponde in valore alla sua vecchiaia.’

Wilma Neruda e Vieuxtemps: luci sul successo della ”donna- violinista”

Wilma Norman Néruda e Henry Vieuxtemps vantano un legame ed una amicizia di molti anni, che risale a quando la piccola Mina, con i suoi fratelli, fece la sua prima apparizione a Vienna dove, sembra che l’allora giovane violinista, acclamato dalla corte Viennese, pochi giorni prima dell’arrivo dei talentuosi fratelli, regalò alla bambina una copia del suo secondo Concerto. Tuttavia, fin dal 1846, il modo di suonare di suonare di Wilma ed il suo talento esuberante e profondo era stato paragonato a quello del grande violinista belga che, a suo tempo, era stato un bambino prodigio. E’ un fatto che la bimba stupiva quando, con la sua manina piccola e grassoccia sul palco, senza paura di nulla suonava brani di Vieuxtemps, Ernst, Paganini.

Her performance of Vieuxtemps’ Arpeggio and Ernst’s Carnaval de Venise are really wonderful, nor does it require any apology on the score of her tender age. After the Milanollos we have no recollection of such remarkable precocity of talent. (William Davidson, 1849).

Vieuxtemps accolse a San Pietroburgo dove, dal 1845, aveva accettato il posto come violinista di Corte, na Wilma oramai preadolescente scatenando però in questo modo le ire del giovane Wieniavsky quando si congratulò con la ragazza per l’esecuzione magistrale. Wilma e Vieuxtemps continuarono a mantenere rapporti di amicizia e stima al di là delle rispettive vicende familiari ed artistiche che, spesso, li portarono lontani. Vieuxtemps ascoltò di nuovo la Neruda a Parigi e in Belgio nel 1868 e nel 1869: nonostante l’entusiasmo che suscitava il suo modo di suonare veniva messo a confronto sempre con quello di Vieuxtemps: sebbene molti critici francesi ritenessero che la giovane artista riuscisse ad esprimersi al meglio proprio nelle composizioni dell’amico Belga, ritenevano che non avesse la brillantezza del suo staccato nè il suo vigore ma in compenso una conduzione melodica un e una delicatezza che possedeva il suo fascino.

Probabilmente fu proprio Vieuxtemps a ventilarle l’ipotesi di cercare fortuna in Inghilterra che lui ben conosceva avendovi passato molto tempo negli anni ’40 dell’Ottocento, poco prima di lasciarla per la Russia.

1851 Sivori, BOTTESINI in piedi, Hallè, seduto al pianoforte, Ernst IN POLTRONA, Vieuxtemps accanto a lui, E PIATTI in piedi vicino ad Hallè

Come ho detto arrivai in Inghilterra in aprile ed inviai una lettera a Chappel ma scopriì che la stagione era alla fine e il calendario era stato fatto e mi offrivano un concerto per luglio. Così tornai a Parigi, con grande disappunto di Vieuxtemps, visto che per un solo concerto e per 5 ghinee non potevo attendere così a lungo. VIeuxtemps riferendosi ai pregiudizi inglesi riguardanti le donne che suonavano il violino, disse che dovevo solo essere ascoltata e con grande generosità organizzò uno scambio di date dandomi la sua data di maggio e prendendo lui quella che mi veniva offerta. Volevano che suonassi il Concerto di Mendelssohn ma io ero invece ansiosa di mettere in programma un Concerto di Vieuxtemps per ringraziarlo della sua gentilezza.

Hallè racconta, in diverse interviste del 1890 per i giornali australiani che, nonostante la giovane violinista fosse stata introdotta da Joachim e dallo stesso Vieuxtemps, lui stesso era abbastanza scettico e prevenuto nei riguardi del suo talento ma, d’altra parte il ricordo che ne aveva era quello del 1849!

Nei pochi giorni in cui la donna si trovò a Londra, quindi, fece inizialmente ben poco per aiutarla, tanto che lei, quando si rese conto che sembrava non ci fossero occasioni per esibirsi decise di passare a salutarlo forse fu questo o fu altro ma Hallè, una mattina, passando di fronte all’ alloggio della violinista, decise di farle visita apparentemente con per salutarla , di fatto con una richiesta particolare: suonare per lui!

Era un test!

In altre circostanze Wilma si sarebbe indignata di dover subire ”l’onta e la vergogna” di una audizione ma capì che doveva fare buon viso a cattivo gioco! Suonò e convinse Hallè della sua abilità: con Joachim, Vieuxtemps ed ora Hallè dalla sua parte fu introdotta nel Salotto del grande pittore e artista Millais e poco dopo potè suonare ai Philarmonic di Londra.

Wilma aveva bisogno di sostenitori e capì che doveva trovarli nei musicisti-uomini- più affermati e considerati dell’epoca. Segno dei tempi?

Certo, ma un segno positivo dal momento che quei grandi artisti, come ci dice anche Hallé, erano, come tutti, permeati da quegli stessi pregiudizi ma, nel loro essere musicisti, furono anche capaci di andare oltre e giudicare l’Arte ed il talento

...più o meno…

il 17 maggio del 1869 Wilma si esibì, dopo 20 anni dal debutto in quel paese, a Londra suonando proprio un concerto di Vieuxtemps, l’Adagio ed il Rondò dal Concerto in Mi maggiore ...elettrificando l’uditorio con il suo pieno comando tecnico, il suo suono puro, ricco, pieno…rendendo evidente, sin dalle prime note, che ci si trovava di fronte ad una musicista non ordinaria (Vanity Fair, maggio 1869).. un talento straordinario tale da non richiedere alcun accenno neanche al suo sesso

(e per fortuna!) e il pubblico…non sembrava non essere mai stanco di applaudirla!

A quel concerto ne fece seguito subito un secondo. Vieuxtemps non fece solo questo, sebbene, pare, con molta fatica, convinse Wilma a trascorrere l’inverno in Inghilterra e, dopo un lungo ed estenuante tour nelle città inglesi più lontane, ad accettare il posto di Comprimaria, Primo violino del quartetto del St. James nel periodo in cui non era condotto da Joachim.

L’impressione che fece al pubblico e a Sir Chappel che organizzava quei concerti fu tale che il contratto le venne rinnovato ogni stagione allargando così la possibilità a Londra di ascoltare buona musica anche durante i mesi invernali in cui Joachim era lontano. Da quel momento, il nome Norman Neruda divenne inseparabile da quello dei Popoular -Concert

E’ Wilma stessa che, con le sua parole, ricorda che dopo una sua esecuzione del Concerto in Mi maggiore, Vieuxtemps che era presente in sala, la raggiunse in camerino, ovviamente, la violinista gli disse, come ad un Maestro, che era dispiaciuta che lei stessa non avesse mai sentito suonare da lui quel brano ma che lui rispose:

Grazie a Dio, perchè se tu mi avessi sentito forse non lo avresti mai suonato come hai fatto tu stasera! Mai fino ad ora avevo immaginato che questo mio concerto fosse così bello! Per me è stata una rivelazione!

e questo, aggiunse Wilma, fu certamente uno dei più bei complimenti che un compositore avrebbe potuto mai fare ad un virtuoso sebbene mi pare che contenga anche un certo autocompiacimento!

(The Milner 1895)

Sino all’arrivo di Joachim, Vieuxtemps fu Re indiscusso del Violino, anzi, il Leone del Violino come lo chiamava Haddock, compositore e collezionista che fu anche suo allievo, pertanto fu naturale spesso ricorrere al suo giudizio riguardo l’apparizione di nuovi talenti sulla scena musicale.

Nel 1880 così scrisse: …

il vostro giudizio su M.lle Tayau è giusto… venuta da me per avere qualche consiglio…ma trovo che il suo modo di suonare sia troppo mascolino, ecco, ella perde quella femminilità che invece trovo in Madame Norman-Neruda che è il mio ideale di violinista. Mai ho sentito suonare il violino con così tanta anima, purezza, passione. Ella sa essere nello stesso tempo ”classica” e poetica. Ti dispiace che il suo suono non sia più ampio? ma non sarebbe più lei allora! Non sarebbe più la violinista donna e aggraziate per eccellenza…la gracieuse et intelligente interprète de sa musique come scrisse un critico francese dopo una sua interpretazione della virtuosistica Fantasia sui temi del Faust.

Andare oltre i pregiudizi quindi era una cosa, ma trovare il giusto modo per esprimersi un’altra.

La testimonianza di Vieuxtemps ci fa capire che alle violiniste , per avere successo era necessario avere quelle doti che si richiedevano, anche nella vita di ogni giorno: purezza, candore, gentilezza, morbidezza, soavità, questo si celava dietro l’unico concetto di femminilità e Wilma incarnava quelle doti femminili, anima, candore e castità, e, almeno in apparenza non doveva dare idea di mascolinità che infatti, quando emergevano, venivano attribuite ad un modo di suonare ”nervoso” ma come poteva esserlo quello di una donna, perchè il ”nervosismo” non era caratteristica maschile!

Questo getta luce anche sul successo di questa violinista che capì, intelligentemente, cosa le fosse richiesto, esibire un carisma femminile e, senza tradire sè stessa, ad imporsi sulla scena musicale. Dopo tutto la Società Vittoriana, Sherlock Holmes e il metodo di indagine docet!

Wilma Néruda è vissuta nella società del VEDERE, dell’OSSERVARE e un artista, sul palco, sa che sarà OSSERVATA. Nondimeno non si deve nascondere che molti uomini inizialmente frequentavano concerti strumentali dove erano donne ad esibirsi perché trovavano ”interessante” una femminilità ostentata in una occupazione, sino ad allora ritenuta maschile. Mentre alle cantanti era concesso optare per una femminilità più aperta ed evidente, per le strumentiste questo poteva essere un’arma a doppio taglio.

Anche in questo Wilma riuscì a trovare un equilibrio, nel mostrare braccia e collo scoperti per esempio e atteggiamenti da ”diva” ma sempre nel rispetto delle convenzioni dell’epoca.

Dopo un periodo di insegnamento al Conservatorio di Bruxelles, Vieuxtemps rimase privo dell’uso del braccio destro e decise di dedicarsi alla composizione trasferendosi in Algeria dove, nel 1881 cominciò la composizione del Sesto Concerto per Violino ed Orchestra dedicato alla sua pupilla, forse una delle ultime sue composizioni dal momento che il 6 giugno di quell’anno, dopo un infarto più forte, Vieuxtemps morì.

il 31 maggio così scrisse a Wilma :

Wilma carissima!

La vostra cara lettera amichevole del 14 marzo mi ha fatto molto piacere e mi sono subito messo all’opera per rivedere e terminare il concerto pensando a voi, al vostro stile incantevole e alla felicità di sentirlo suonato da voi. Lo spartito con il pianoforte è già pronto, ma voglio sapere se siete ancora a Brünn e perciò scrivo queste righe per sentire se devo mandare il concerto lì oppure dove?

Ditemi il vostro parere, se vi piace e se lo ritenete degno di portare il vostro nome come dedica. Vi ho messo tutto il mio sapere, tutta la mia esperienza, tutta la mia anima e spero quindi che non vi dispiaccia.

Come va la vostra salute? Risparmiatevi e concedetevi riposo. – Non fate come me, non vi affaticate troppo, ve lo consiglio come amico. Sapete che vi ho sempre dato buoni consigli. Io sto abbastanza bene, la testa è ancora così buona che posso occuparmi di musica ma i piedi non vogliono fare il loro dovere.

Ho appena terminato una raccolta di 36 studi per violino, che non saranno privi di interesse per voi. Rispondetemi presto e ditemi dove devo mandare il concerto. La partitura per orchestra seguirà presto. Potete così prepararvi a suonare il pezzo il prossimo inverno se vi piace .

(Algiers, May 31, 1881)

Broadwood…il pianoforte di Sherlock Holmes!

DI VERA MAZZOTTA

https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/174576853/20440746

Sir Charles Hallè adorava il suo Gran Coda Broadwood, forse anche perchè sapeva che, nel 1818 Beethoven ne aveva ricevuto uno che, dicono avesse preferito al suo Erard…. o forse semplicemente perchè furono tra i primi costruttori a sperimentare costantemente per migliorare la qualità e la portata del suono che fin dal 1852 a lui sembrava di gran lunga più ricco e bello di quello degli Erard, con una qualità di suono sempre uguale e costante dal pianissimo sino al fortissimo (Lettera di Halle a H. Broadwood). Per questo per il Centenario della nascita di Beethoven, celebrato a Bonn nel 1871, Hallè scelse un Gran Broadwood e sempre questo fu il pianoforte sul quale eseguì per la prima volta a Londra, l’integrale delle Sonate di Beethoven. Chopin suonò su un Broadwood, anzi, spesso nella residenza di Broadwood che forse aveva conosciuto a Parigi, anche se rimase fedele ai Pleyel e così Liszt nel 1886 e anche la Regina Vittoria ne acquistò uno, lo stesso in cui suonò con Mendelssohn… Broadwood fu una delle case più conosciute e diffuse e, dal 1878 ebbe tra i suoi fidati clienti anche Alma Tadema,  , Edward Burne – Jones, William Morris, Elgar, Sir Henry Irving, Joseph Joachim che prese uno a noleggio un semi-gran nel febbraio del 1885, poi rivenduto ad ottobre a Theodore Waterhouse, e …

Sir Arthur Conan Doyle: verso la fine del 1897 Arthur e sua moglie Louise si trasferiron nella loro nuova casa, ‘Undershaw’, una sontuosa villa in mattoni rossi che rifletteva la fama e lo status del suo proprietario, progettata per ricevere ospiti, con una grande sala biliardo adornata di disegni originali di Sidney Paget delle storie di Sherlock Holmes, una sala da pranzo capace di ospitare trenta persone, undici camere da letto, alloggi per i domestici; tutte le stanze al piano terra, compreso lo studio di Conan Doyle, erano rivolte a sud con vista su una valle e una brughiera e, nel salotto rivestito di legno, c’era un pianoforte, un piccolo Broadwood verticale, per Touie….Solo la sua seconda moglie ottenne di avere il Gran Coda!

Certamente anche Sherlock Holmes, se avesse avuto posto per un pianoforte, avrebbe avuto un Broadwood!

Come scrisse il figlio maggiore di Charles Hallé….

Niente, però, allontanava mio padre per molto tempo dal suo amato pianoforte: ovunque andasse per le sue vacanze, i signori Broadwood gli mandavano uno dei loro grandi strumenti, e quante risate abbiamo avuto nel vedere tutta la popolazione di pescatori di qualche località di mare uscire per trascinare la grande cassa fino alla casa che mio padre avrebbe preso. Cowes fu per molti anni la sua località di vacanza preferita prima una casetta a East Cowes, e poi Egypt House, West Cowes, un posto delizioso con un giardino che scendeva fino al mare, all’epoca una scuola, ma mio padre la prendeva durante i mesi di vacanza – agosto e settembre. Qui il pianoforte, con molti ‘yo heave-hos’ e altri suoni…veniva portato e poi era delizioso nelle calde notti estive sedersi in giardino o sul muretto che si affacciava sul mare, e sentire la Sonata ”Al Chiaro di Luna” e altre, suonate come solo mio padre sapeva fare.

Chi si occupava a Londra di accordare e di tenere a punto questi strumenti? Chi era il ‘‘Mauro Buccitti” 🙂 della situazione?quello che risolveva ogni problema, che accontentava ogni pianista? che accordava i pianoforti a seconda dei tre diversi pitch dell’epoca ( tutti alquanto più alti rispetto al nostro 440)? Alfred James Hipkins, tecnico, accordatore e anche ottimo pianista, noto agli artisti come al pubblico dal lontano 1851, quando, poco più che trentenne, venne assunto per supervisionare l’accordatura dei 4 pianoforti inviati alla Great Exhibition, ogni mattina presto, e più tardi, nel corso della giornata, mentre le folle cominciavano a radunarsi, far conoscere i pianoforti a coda Broadwood incantando il pubblico con la musica di Chopin.

RICEZIONE DI SIR CHARLES HALLE.

Il London Daily Telegraph del 3 aprile dice: — “L’accoglienza di ieri a Sir Charles e Lady Hallè alla vigilia della loro partenza per l’Australia presso i locali della ditta Broadwood e Sons, in Great Pulteney-street, è stata un brillante successo. Le stanze, piene di ricordi di artisti musicali che hanno acquisito fama durante gli ultimi due secoli, erano elegantemente decorate con gruppi di palme e fiori, sopra i quali erano intrecciati bandiere della Gran Bretagna, Australia, Germania e Austria, che sovrastavano uno scudo con la scritta: ‘ I Migliori auspici per la salute, la felicità e il sicuro ritorno di Sir Charles e Lady Halle!’ Sotto c’era il motto: ‘Sii prospero in questo viaggio, come in tutti’. I visitatori sono stati ricevuti da Mr. H. J. T. Broadwood e Mr. E. Rose, come rappresentanti della ditta. Mr. A FAIRBANKS S. ROSE, presso Messrs. Gordon e Gotch, Melbourne, sarà lieto di dare qualsiasi ulteriore informazione riguardante i pianoforti Broadwood.”

Ecco che Hallè, per il tour Australiano, trovò uno sponsor proprio in Broadwood, prince of pianoforte makers, che gli fornì a noleggio due splendidi pianoforti, specially made by Broadwood, trasportati ovunque andassero insieme ad una persona di fiducia per tenerli accordati. D’altra parte Hallè sapeva che, difficilmente in Australia avrebbe potuto trovare dei pianoforti adatti e sapeva bene che portare un pianoforte di quelle dimensioni, portato persino in chiesa per accompagnare una funzione domenicale, sarebbe stato un incentivo per il pubblico.

Wilma Neruda e George Eliot

due outsider

VERA MAZZOTTA

May Ann Evans, in arte, George Eliot, e Vilhelelmine Neruda, conosciuta come Wilma Norman Néruda, due outsider, due donne che, forse senza neanche volerlo ma semplicemente manifestandosi per quello che erano e coltivando le proprie passioni, hanno contribuito a vincere il pregiudizio sociale e morale dell’Età Vittoriana che riteneva le donne inferiori e incapaci di dedicarsi alle Arti, smantellando vecchi tabù, più che combattendo contro il drago del pregiudizio come affermava Lady Lindsay di Balcarres nei riguardi della violinista, partecipando in modo attivo e influente alla vita pubblica e sociale del tempo e lasciandosi alle spalle o respingendole con l’arma dell’ironia, frecciatine o discorsi sessisti che spesso le seguivano.

Quando sono arrivata a Londra, [nel 1869] … sono rimasta sorpresa di scoprire che veniva ritenuto inappropriato, certamente poco signorile, per una donna suonare il violino. In Germania la cosa era abbastanza comune e non suscitava nessun commento. Non riuscivo a capire – mi sembrava così assurdo – perché la gente pensasse così diversamente qui. Ogni volta che in società sento una signorina accordare un violino penso alla curiosità riprovevole con cui le persone all’inizio guardavano il mio suonare. (The Woman’s World).

Ed il pregiudizio era anche al contrario, il pianoforte era considerato uno strumento per ragazze e non per uomini, è pertanto, ben nota l’esclamazione di Sir Edwin Landseer ad uno dei primi salotti organizzati da Millais in cui la violinista ebbe modo di esibirsi:

Buon Dio, una donna che suona il violino! a woman playing the fiddle! che non fu nulla quando la musicista venne seguita da un giovane che si sedette al pianoforte

costui sa anche cucire?

Nel mondo della letteratura, le cose non erano molto diverse perchè le donne non venivano considerate in grado di pensare ma sia Mary Ann che Wilma vennero cresciute in ambienti più aperti in cui questi pregiudizi erano certamente meno forti pertanto, crebbero come spiriti liberi, incondizionabili.

Wilma e Mary Ann non erano obiettivamente ”belle” e anche questo non giocava a loro favore in un momento di cambiamento sociale perchè, nei primi tempi in cui alle donne cominciavano ad aprirsi nuove strade dal punto di vista dell’educazione (nel 1872 fu consentito loro di frequentare la Facoltà di Musica) o delle professioni, spesso gli uomini rivolgevano loro sguardi che certamente non erano sempre pieni di un interesse ”artistico” piuttosto di un interesse di diversa natura: le donne dovevano essere belle soprattutto se volevano occupare posti ritenuti maschili o suonare strumenti ritenuti maschili.

Aveva la fronte bassa, gli occhi di un grigio spento, il naso grande e pendulo, una bocca larga nella quale si intravedevano i denti storti, e il mento e la mascella ‘qui n’en finissent pas’… Eppure in questa vasta bruttezza risiede una bellezza potentissima che in pochi minuti rapisce e affascina la mente, cosicché, alla fine, ci si ritrova innamorati di lei, come è accaduto a me. Sì, consideratemi innamorato di questa grande intellettuale dalla faccia cavallina.
Scriveva Henry James, al padre parlando di George Eliot.

bizzarra ed originalissima figura, non bella…bassa tarchiata, con delle grosse braccia brune, il viso bruno e grasso, da mercantessa, braccia da cuoca, capelli brizzolati….ma bastava che ella prendesse l’archetto…ella suonava con bravura meravigliosa... ( il Piccolo di Trieste, 1895)

Ho adorato Norman-Neruda molto prima che diventasse Lady Halle. La trovavo brutta ma estremamente elegante, e riesco ancora a vedere quel sottile braccialetto d’oro scivolare su e giù per il suo braccio arcuato. James Agate

Ma in questo, le due donne erano in compagnia di altre considerate alla loro stregua, come la famosa soprano Madame Viardot ….

La sua bruttezza è bella, è affascinante, è geniale! La sua bruttezza è il piedistallo su cui si può ammirare, la sua bruttezza è poesia, la sua bruttezza è umorismo e ha addirittura fatto un’impressione piacevole su di me, un dilettante spettatore (Signale, 1848).

Insomma, non solo le donne erano state tenute al di fuori delle arti e della cultura in genere, ma, per molto tempo ancora furono costrette a sopportare commenti sessisti, che oggi verrebbero considerati body shaming, anche per non essere sufficientemente graziose per essere guardate!

E Mary, come molte altre donne prima e dopo di lei, George Sand, Colette, le sorelle Bronte, Michael Fields, decise di usare pseudonimi maschili, il mezzo più semplice non solo per essere presa sul serio quanto per avere la libertà di scrivere quello che altrimenti non le sarebbe stato concesso dire essendo una donna!

Iniziata a forme di pensiero liberali, Mary dopo la morte dei genitori, si recò in Svizzera con i coniugi Bray: visse a Ginevra, in modo indipendente e fece amicizia con François d’Albert Durade e sua moglie. Al suo ritorno si trasferì a Londra con l’intenzione di diventare una scrittrice in un primo tempo, decise di usare il nome di Marian Evans. Soggiornò per un periodo nella casa di John Chapman, un editore radicale e di sinistra che aveva conosciuto a Rosehill e che aveva pubblicato le sue prime traduzioni su The Westminster Review di cui Marian, nel 1851, divenne il vicedirettore

Fu quindi in un ambito tutto maschile, come maschile era quello del violino per Wilma Neruda, che Marian mosse i primi passi come donna di lettere: fu uno scandalo, uno dei tanti, che una donna occupasse una simile posizione! La sua acutezza e la sua intelligenza le fecero conoscere il filosofo  George Henry Lewes che, come molti, rimase affascinato e i due vissero insieme a partire proprio dal 1854. Lewes era sposato con Agnes Jervis ma la coppia aveva deciso di avere un matrimonio aperto, infatti, oltre ai tre figli avuti con Lewes, Agnes ne ebbe altri con un altro uomo e Lewes, avendo riconosciuto i figli della moglie come suoi, aveva delle difficoltà legali nel divorziare da lei.

Marian e Lewes partirono per la Germania a scopo di studio e quella fu la loro luna di miele. Stimolata ed incoraggiata dal compagno, continuò ad occuparsi di filosofia della religione con una traduzione di L’essenza del Cristianesimo di Feuerbach e, durante il suo soggiorno, iniziò la traduzione dell’Etica di Spinoza che completò solo anni più tardi e fu pubblicata postuma.

Da quel momento, Marian e Lewes si considerarono sposati: nessuna apparenza, nessuna discrezione, la coppia attirò accuse di bigamia facendo pubblica ammissione della relazione pertanto, per molto tempo vissero lontani dalla società letteraria di Londra, evitando ogni contatto, ignorati e ostracizzati. Mary decise di dedicarsi al romanzo con il nome di George Eliot per prendere le distanze dalle scrittrici dei romanzi da lei giudicati ridicoli nascondendo però la delicata questione del suo stato coniugale. Osannata da Dicekens per i suoi testi di denuncia e al di fuori delle convenzioni sociali, incantò anche Henry James, che prenderà da lei ispirazione per i suoi personaggi femminili, e Marcel Proust. Quando tale Joseph Liggins, cercò di attribuirsi la paternità di uno dei suoi romanzi, George Eliot fece un passo avanti e Mary Ann ammise di esserne l’autrice: sull’onda del successo la coppia Eliot-Lewes fu accettata in società: anche la Regina Vittoria la leggeva!Alla morte di Lewes, Mary nel 1880, a sessantun anni, sfidò di nuovo le convenzionu sposando John Walter Cross, un agente d’affari di vent’anni più giovane di lei. Il matrimonio durò pochi mesi perché a dicembre di quell’anno, in seguito a un’infezione, Mary Ann Evans morì.

Wilma aveva sposato Ludwig Norman dopo quasi un anno di fidanzamento, e pare, lo avesse sposato anche per non doversi separare da lui durante i lunghi viaggi. Si suppone quindi che fosse un affetto sincero ma Wilma, sino ad allora, non aveva potuto conoscere niente e nessuno, e, complice la musica, i concerti, la solitudine di essere in un paese straniero, si innamorò del primo uomo che le diede attenzione. Pare, secondo Einar Sundström, nipote di Norman, che sia stata lei a proporre il matrimonio caratterizzato, all’inizio, da grande unità di intenti. Con Norman fondò la prima Società di Concerti e la loro unione fu coronata dall’arrivo di Ludwig, lo stesso anno del matrimonio, nel 1864 e Waldemar, due anni più tardi. Un matrimonio che, fin dall’inizio si rivelò diverso da quelli tradizionali in cui la donna-artista abbandonava a vita pubblica per dedicarsi completamente alla cura dei figli. Wilma mantenne il suo conto separato da quello del marito, decise di non abbandonare il suo nome e non smise di suonare né per il matrimonio né per le gravidanze, lasciando i bambini alle cure delle sorelle o della tata quando serviva. I concerti, infatti, potevano essere un limite al ruolo di madre, unico riconosciuto alla donna, ma Wilma imparò a gestire tutto utilizzando tutti gli aiuti che riusciì a trovare o creandoseli.

Inizialmente il matrimonio conobbe anche dei momenti di felicità: un’istantanea di una matinée musicale nella casa dei genitori di Wilma a Brünn si trova in Aftonbladet nel 1865:

Quando Ludvig Norman si sedette al pianoforte e fece scorrere le dita sui tasti lei prese il violino ed iniziarono a suonare insieme, a parlare ed era una conversazione da degni coniugi. Wilma era cattolica, Norman protestante e, quando il matrimonio terminò, nel 1869, il divorzio non fu neanche preso in considerazione: Wilma, semplicemente iniziò ad allontanarsi da lui. La motivazione della fine del matrimonio penso si possa far risalire al palesarsi, nel marito, sempre meno gestibili, dei sintomi della probabile Sindrome di Tourette e della relativa dipendenza dall’alcool più che alla differenza di vedute o di carattere. Quattro anni dopo la morte di Norman, il suo amico, August Strindberg scrisse alla poetessa Ola Hansson che era stato il problema della follia e della gelosia: Norman cominciava a manifestare la Tourette non solo con atteggiamenti anomali ma anche con depressione e mania di persecuzione che l’avevano evidentemente portato ad accusare la moglie. Wilma pare che per questo tentò di farlo rinchiudere in un noto manicomio perche sospettava di lei e le stava rovinando la reputazione…come un pazzo e un alcolista avrebbe potuto fare. Al di là della contingenza che la fece decidere di portare i figli a Brunn togliendoli al padre che poteva vederli in estate, Wilma voleva riacquistare l’autonomia anche economica, quindi riprese la sua vita nomade e da concertista dove l’aveva lasciata prima del matrimonio affermandosi come solista: come aveva deciso per il matrimonio così decise per la separazione. Raggiunta una certa stabilità economica, si stabilì in Inghilterra senza tornare più in Svezia fino alla morte di Norman, nel 1885. Fino ad allora, Wilma cercò di non minare la sua reputazione, tuttavia, era chiaro a tutti che avesse trovato in Charles Hallé non solo il pianista ideale ma anche un partner: la chiamavano Madame Luja perchè inseparabile da Hallé…la sua metà! Una poesia di Hallè del 1870 rivela che il pianista iniziò a nutrire affetto per la donna molto presto ma solo nel 1876, anno in cui la raggiunse in Italia dove si trovava per alcune cure per la tubercolosi, le dichiarò il su affetto. Molto presto i due cominciarono a frequentare, per concerti, Hagen, città Natale di Hallè, dove si sapeva bene la natura della loro relazione: è evidente che, come Mary, anche Wilma viveva con Hallé more uxorio ma Hallè fu sempre, non solo rispettoso ma anche molto attento che nulla trapelasse. Nel 1885 una vetrina pubblicò le loro foto parlando di matrimonio e Hallè ebbe una reazione di rabbia senza precedenti costringendo il negozio a togliere le immagini e ritrattare. Nel 1885 Norman morì e, passato il periodo di vedovanza, Wilma e Charles, adulti e con figli ormai grandi decisero di convolare a nozze, era il luglio del 1888.

Ma George Eliot e Wilma avevano un altro elemento in comune, la musica e, in particolar modo, Jansa, il Maestro di Wilma che, dopo il 1848 venne espulso dall’Austria e costretto a rifugiarsi in Inghilterra.

George Eliot era una appassionata musicista e, non è un caso, che una delle ultime sue apparizioni in pubblico fu al St. James, dove sedeva, presenza stabile e fissa accanto a Browning e Watts. Mary era una donna dal grande temperamento, esattamente come Wilma Neruda ma anche emotiva e sensibile: non aveva che 4 anni ed iniziò a suonare il pianoforte senza conoscere una nota impressionando i servi con le sue capacità. A sette anni frequentò una scuola per ragazze e a tredici la scuola Franklin a Coventry. Era così interessata alla musica che il suo maestro di musica provava grande piacere ed entusiasmo a farla studiare: Mary si dedicava completamente alla musica ed essendo la studentessa più brava veniva chiamata a suonare ogni volta che c’erano ospiti sebbene, terminate di tali esibizioni finiva per correre nella sua stanza e sfogare la sua emozione con le lacrime. Ogni domenica faceva home music con suo padre e alla morte dei genitori, potè finalmente permettersi un pianoforte e progredire studiando le Sonate di Beethoven ed affrontare la musica da camera con un maestro di eccezione: Leopold Jansa!

4 DICEMBRE 1863 non sto facendo altro che viziarmi – godendomi le coccole, i grandi libri di Letteratura, la nostra nuova casa bella e tranquilla, lo studio delle sonate di Beethoven per pianoforte e violino con il vecchio Jansa dal viso mite e non essendo affatto infelice come mi immagini.

9 GENNAIO 1864 … Ultimamente ho suonato con energia il pianoforte e ho preso lezioni di accompagnamento al violino da Herr Jansa, uno dei vecchi suonatori del Quartetto di Beethoven. Mi ha dato un nuovo tipo di esercizio muscolare, oltre a uno stimolo per i nervi…

La musica in realtà divenne così importante per George Eliot che ne intrise molte delle sue opere.

Fu nel gennaio del 1870 che i Lewes, dopo il grande successo di George Eliot che contribuì a farla riammettere in società, ripresero a frequentare il St. James dove erano figure note e il 5 febbraio, al termine di un Concerto di Wilma Néruda e Charles Hallè, la violinista chiese di conoscere la grande scrittrice, forse incuriosita dalla sua opera, che forse conosceva, o, molto più probabilmente, dal fatto che avesse suonato con regolarità con il suo vecchio maestro, per cui, dopo il Concerto la violinista fu accolta a Priory, la residenza dei Lewes che, da quel momento, frequentò con regolarità.

Ogni domenica George Eliot accoglieva musicisti del calibro di Henry Holmes, Joachim, Clara Schumann, Arabella Goddard e Frau Zimmerman oltre, ovviamente a Wilma e CHarles Hallè, e letterati ed attori come Ellen Terry. Fu una amicizia profonda quella che legò Wilma alla scrittrice se Wilma potè chiamare Geroge Eliot, Polly, nome concesso solo a pochi familiari. Ci piace immaginare che il nome di una delle cagnoline di WIlma, Polly appunto, sia arrivato proprio dalla conoscenza della scrittrice. Durante gli intervalli dei concerti del St. James i Lewes andavano spesso nel camerino a chiacchierare con i loro amici musicisti e lì, un giorno dopo una bella esecuzione di un trio di Schubert, Norman Neruda baciò la mano di Polly e poi le due si baciarono! una manifestazione di emozione suscitata dalla musica, alla quale (come Maggie Tulliver uno dei suoi personaggi) era sempre suscettibile.

Forse, non è un caso che dopo la morte della grande scrittrice, Wilma abbia cercato di mantenere inalterata l’usanza di fare musica ricevendo per i Lady Halle’s home music proprio di domenica come colei che in qualche modo aveva imparato ad amare e rispettare non solo come la grande scrittrice e pensatrice che era ma anche per la grande musicista che aveva ricevuto i consigli del suo stesso Maestro ma in una fase diversa della vita.