di Vera Mazzotta
Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

System muzealny Muza; http://www.muza.mobilems.pl ;;;fot. 
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Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.
Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire
‘‘Non possiamo aggiungere altro”
I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.
Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.
Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.
Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda
Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema
Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè
La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.
E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.
Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.
Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.