Marie Néruda Arlberg

Di Vera Mazzotta

Brno 26/3/ 1840- Copenaghen 7 novembre 1920

Maria Rudolfina Neruda era la terza della numerosa prole di Josef Néruda, organista della cattedrale di Brunn, violinista e direttore di coro, e Francisca Marta, pianista.

Maria, nacque a Brno, Petrov 268. Dopo aver iniziato Viktor al violoncello, Amalia al pianoforte, e Wilhelmine, prima al pianoforte e poi al violino, Josef decise di far studiare questo strumento anche alla piccola Marie in modo da poter consentire alla famiglia di esibirsi affrontando il repertorio musicale in tutte le formazioni possibili, dal duo, al trio, al quartetto con Josef alla viola, al quintetto.

Eugen Alois Wiener, Il 25 settembre 1847 in “Die Künstler-Familie Neruda” scrisse che, dopo aver ascoltato dal vivo Vilemína Nerudová (nome in ceco), ebbe anche modo di visitare la famiglia e fu allora che Josef gli raccontà che Vilemína studiava con Leopolda Jansa, senza menzionare invece anche Innfeld, suo primo Maestro negli anni 1844 e 1845, ma soprattutto gli disse che lei di 7 anni ( in realtà 9) insegnava a suonare il violino alla sorella minore, Maria di 5 anni ( in realtà 7). Non ci sono altre notizie sull’istruzione violinistica di Maria tuttavia la Berliner Musikzeitung menziona anche la più giovane Neruda tra gli allievi di Leopold Jansa.

Marie iniziò ad esibirsi in piccoli numeri con i fratelli già nel 1850 al Redouten di Brno nei concerti del 13, 22 e 30 giugno e seguì padre e fratelli anche nella tournèè verso la Polonia e la Russia.

Brno 11/8/1851 :

Interessante per la sua grande giovinezza e la sua prima apparizione pubblica, Neruda Frl. Marie, la terza di questo trifoglio di artiste, debuttante ancora nelle scarpette da bambino, ha mostrato molto coraggio e innegabile talento musicale visibilmente desiderosa di affiancarsi all’esecuzione superba della sua sorella maggiore pertanto anche la sua prestazione è stata degna di nota in considerazione della sua età.

Nel 1852 Wilma, Amália e Marie si esibirono, per la prima volta, al Royal City Theatre di Brünn (Königl. städt. Theater in Brünn) accompagnate dall’ orchestra del teatro: al primo violino il primo insegnante di Wilma, Vincenz Innfeld mentre il futuro marito di Amália, Ernst Wickenhauser, era il secondo direttore dell’orchestra.

Nella primavera dello stesso anno i giovani Neruda si esibirono a Mosca e Kiev ma proprio durante quel tour, il 28 aprile del 1852, la famiglia venne colpita dall’improvvisa morte del giovane Victor, violoncellista, a San Pietroburgo. Alla famiglia non restò che tornare a Brünn per il funerale ed organizzare un concerto commemorativo che ebbe luogo il 20 luglio. La stampa fu colpita dalle esecuzioni della famiglia ed oltre evidenziare i grandi progressi di Wilma in purezza del suono e forza, anche Marie ricevette attenzioni positive

Frl. Marie, ancora in età infantile, si guadagnò l’applauso degli ascoltatori per la sua prestazione davvero degna di nota considerando la sua età; anche in lei è innegabile un talento innato per la musica e una guida saggia nella sua formazione la porterà, in breve tempo, ai più alti livelli.

La pausa a casa tuttavia servì a Josef principalmente per riorganizzarsi. Fu allora che Josef decise di forzare il figlio minore, Franz che studiava pianoforte e violino, a passare al violoncello in modo da ricostituire, in un nuovo Trio Neruda. Mentre Franz migliorava al violoncello anche sotto la guida di Servais, le tre sorelle continavano ad esibirsi in Europa, a Vienna e Pest nel 1854.

Le sue sorelle (di Wilma) Amalie come pianista e Marie come violinista insieme costituiscono una bella cornice per lei, la prima suonò i pezzi ben scelti con un bel tocco, mostrando nel suo modo di suonare una corretta comprensione musicale del brano ed anche la giovane Marie portò a termine il suo brano in modo assai soddisfacente tanto da esser premiata con applausi ( 23 ottobre 1852).

le sorelle Neruda, che ci hanno lasciato bambine prodigio e sono tornate virtuose adulte. Sin da bambina, Wilhelmine Neruda era la “personalità più eccezionale” tra i fratelli – e anche adesso, signorina Wilhelmine Neruda rimane la figura principale nel concerto delle tre sorelle. Non c’è da meravigliarsi che la giovane violinista sia diventata più completa, sicura, decisa, in breve, diversa nelle sue performance dopo diversi anni di assenza. La sua tecnica è potente, solida, il suo cantabile è piacevole, l’adagio è morbido, l’impatto complessivo della sua esecuzione è efficace. Abbiamo solo un’osservazione da fare, che riguarda principalmente l’aspetto esteriore, ovvero una certa irrequietezza che emerge durante l’esibizione della talentuosa giovane virtuosa. In questo senso, la tranquillità mostrata dalla signorina Marie Neruda nella splendida esecuzione del “Concertante” di Maurer offre un contrasto gentile ma come detto prima, questa è solo una nota marginale che riguarda un aspetto insignificante Jahresübersicht 1854

Uno dei loro primi concerti del nuovo Trio Neruda si tenne il 17 dicembre 1855 al Hoftheater di Dresda. Il talento di Marie e Franz ovviamente, a detta di molti, veniva un po’ offuscato dalla maestria, dal virtuosismo e dalle esecuzioni brillanti della giovane Wilma, tuttavia, anche la sorella minore eccelleva per il suono morbido ed il carattere elegiaco ed era apprezzata la compostezza considerata

più tranquilla, forse perchè non si getta nelle difficoltà come il Concerto di Vieuxtemps o il Carnevale di Ernst”. Quando le due ragazze suonavano insieme il Duo di Alard la loro musica sembrava scaturire da un’unica anima, tale era la fusione e l’unita di concezione che solo può dare, come tutti i musicisti sanno, la consuetudine del vivere insieme.

Nella “Berceuse” di Reber, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere anche Frl. Marie, che è una virtuosa del violino all’altezza della sua fama. La loro esecuzione ha creato un’atmosfera meravigliosamente coinvolgente: sembrava di vedere e sentire tre figure che passeggiavano al chiaro di luna, inviandoci baci e salutando.(Dresdner Nachrichten 15/12/1857)

ancora: La signorina Marie sebbene in tecnica violinista sia alla pari di sua sorella è troppo modesta per non riconoscere la superiorità intellettuale di quest’ultima e le lascia il primo posto. Il virtuosismo delle sorelle Neruda è stato spesso lodato ma non siamo mai riusciti a simpatizzare con il vibrato con cui lo stesso signor Neruda cerca di adornare le note più sostenute delle sue esecuzioni (Altonaer Nachrichten 21/12/1857)

Per circa un decennio, i tre fratelli si esibirono pubblicamente e, dal 1861, senza la presenza del padre viaggiarono ripetutamente in Scandinavia esibendosi a Stoccolma (1861, 1862, 1865), Uppsala (1862), Copenaghen (1862, 1866), Norrköping (1862), Oslo (1862), Karlskrona (1863), Wenersborg (1863, 1866), Gävle, Sundsvall e Umeå da Jönköping (1865) Kalmar (1866), oltre che a San Pietroburgo (1861) e Vienna (1862), Olomouc (1868) e Parigi (1868) e nuovamente a Copenaghen (1868).

Il repertorio comune includeva arrangiamenti per due violini e violoncello di opere di Schumann, Adolf Fredrik Lindblad e Halfdan Kjerulf, Norman oltre a composizioni di Henri Reber e melodie svedesi tradizionali. Marie si esibì in duo con sua sorella Wilma con opere di Maurer, Johann Sebastian Bach, Charles-Auguste de Bériot e Alard.

Maria Arlberg Biblioteca Reale Svedese

I fratelli, nonostante il successo fuori patria, mantennero sempre un forte legame con la loro terra natale partecipando sia ad eventi musicali prettamente cechi che ad eventi tedeschi come il 14 dicembre 1862 nel grande concerto a beneficio del neonato Musikverein di Brno nel quale vennero raccolti 389 zloty e 77 corone che i Neruda donarono all’ Associazione.

Nel luglio 1863 il Blekingsposten riferì che Marie, Wilma e Franz Neruda avrebbero terminato la loro attività concertistica insieme: Wilma infatti si apprestava a sposare Ludwig Norman con il quale aveva contratto il fidanzamento l’estate dell’anno prima, Franz avrebbe accettato un posto in orchestra a Copenaghen e Marie sarebbe tornata a Brünn dalla sua famiglia. L’ultimo concerto di Wilma da nubile nella sua città natale fu il 3 gennaio 1864, un’accademia musicale organizzata da Ernst Wickenhauser. In quell’occasione, si esibirono con lei anche Franz e Marie.

Alla fine Marie decise di seguire la sorella con la quale continuò a suonare anche senza il fratello Franz soprattutto nell’ambito della Stagione portata avanti da Norman e dalla Néruda che per lo più offriva programmi di musica da camera: in tre concerti per stagione si esibivano diversi tipi di ensemble guidati da Wilma Norman-Neruda al primo violino, Marie al secondo insieme a musicisti della Cappella Reale. Nel 1864, furono annunciati concerti delle due sorelle a Jönköping mentre marzo dell’anno successivo, si parlò della loro partenza per Copenaghen dove avrebbero partecipato a sei concerti al Folketheatret.

Nel maggio 1865, Wilma e Marie erano di nuovo in Svezia. Periodi intensi intervallati dalle pause dovute alle gravidanze di Wilma ( 1864 Ludwig e 1866 Waldemar). Il trio dei fratelli Neruda nel 1866 si esibì ancora a Kalmar e Wenersborg ma la vita intensa di esibizioni in quella formazione sembrava essere terminata probabilmente anche per i nuovi interessi ed impegni artistici di Franz. Per l’autunno di quell’anno, Wilma e Marie erano di nuovo insieme al Teatro Reale di Copenaghen, alla finne anno in Boemia e Moravia.

Dopo 4 anni dal matrimonio, il 12 gennaio del 1868 i Neruda tornarono a suonare insieme a Brno nella sala dell’Istituto per ciechi: anche Marie suonò da solista la Romanza in fa maggiore di Beethoven ed il 3 dicembre dello stesso anno anche Marie si sposò, niente di meno che con il notissimo cantante d’opera Fritz Arlberg (1830-1896), il dongiovanni dell’epoca, l’uomo che con i suoi famigerati ”sguardi’ alla Arlberg’ faceva crollare le donne ai suoi piedi. I due si stabilirono a Stoccolma dove, nel 1869 nacque Hjalmar (1869-1941) anche lui cantante d’opera.

Secondo la maggior parte degli studi, dopo il matrimonio, Marie Arlberg Neruda si sarebbe esibita raramente in pubblico, in realtà la troviamo abbastanza spesso in concerti e stagioni organizzati dal marito come quello del 22 giugno 1869 con Johan Hägg ad Arboga affiancando all’attività cameristica, partecipazioni solistiche come nel Concerto a Stoccolma di Olena Falkman del 7 ottobre 1873:

Inoltre si esibì anche la signora Arlberg, nata Neruda il cui solido talento musicale solo raramente si è manifestato in esecuzione da solista

e soprattutto l’attività di docente (per esempio viene ricordata Hilma A. Lundquist, violinista di Stoccolma e moglie del cantante Ludquvist, che studiò con Marie Arlberg dopo il 1880) ma ancora suonando con sua sorella Wilma nelle stagioni al De La Croix Salon organizzate dalla sorella (29 gennaio 1869): il programma includeva quartetti d’archi di Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Mendelssohn e Schumann.

Il 1869 segnò la nascita di Wilma come artista solista ed fu anche l’anno della sua separazione da Norman, non è improbabile che questo acuì differenze di vedute musicali e rivalità fino ad allora sopite tra Norman e Fritz Arlberg, i ”mariti” delle famose sorelle: Fritz si trovò in grave disaccordo con Norman per motivi di carattere musicale, ma, a sua volta, la stessa Marie ebbe dei contrasti con il cognato.

Una lettera di Norman a Franz Neruda fa capire che, addirittura gli era stato proibito di avvicinarsi a Marie ma i motivi rimangono oscuri

Caro Franz,

tra di noi non c’è mai stato mai un gesto maleducato nè un malinteso e ti rispetto sia come artista che come persona…ora ti voglio disturbare con una richiesta. Mi sono accorto, a riguardare le mie composizioni che mi mancano le parti di due volumi di brani per violino intitolati Aus dem Leben che ricordo vagamente che Madame Marie Arlberg ha preso in prestito lmolto tempo fa.. Come sai non sono più autorizzato a contattare personalmente Madame Arlberg. Chiedo quindi a te, caro Franz, di chiedere dove sono questi pezzi per poterli riavere perché molti di questi non hanno una seconda copia. Infine, ti auguro tutto il meglio e la felicità sia nella vita che nell’arte, che meriti così bene, e nonostante tutto, saluta tua madre, Wilma, Olga, tua moglie e i miei dolci figli.

I rapporti con la terra natale non si interruppero e i fratelli Neruda compaiono nel 1872 nell’elenco dei membri onorari della Brunner Musikverein nella cui associazione rimasero sino al 1894.

Membri onorari dell’associazione sono: il signor Johann Ritter v. Chlumecky Eccellenza, la signora Caroline Gomperz Bettelheim, la signora Normann-Neruda, la signorina Marie Neruda, il signor Michael Graf Bukuwki e il signor Franz Neruda. Membri fondatori ne conta 44, contribuenti 251 e collaboratori 138, insieme ai sei membri onorari 439.

Ma, perdurando i contrasti tra Norman ed Arlberg, nel 1874 Marie e Fritz si allontanarono da Stoccolma stabilendosi a Kristiania (Oslo) dove Arlberg fu impiegato come cantante d’opera sino al 1877. La famiglia formata da Marie, Fritz ed il giovane Hjalmar risulta, dal censimento della città, residente in Raadhusgade 8. Anche questo matrimonio rimase solo di facciata: Arlberg continuò a fare la sua vita, tra viaggi, lezioni sino all’incontro e alla successiva relazione con Ida Erikson e alla nascita di Judith….perchè, come diceva Ida,

quella Neruda non vuole lasciarlo andare”.

Morgenbladet, sabato 20 novembre 1875:

Richiamiamo l’attenzione sul fatto che il primo concerto della Musickforeningen si terrà domani, sabato sera, nella grande sala della Loggia Massonica. In questa occasione si avrà l’occasione di ascoltare l’eccellente violino della signora Maria Neruda – Arlberg in brani di Bach e Beethoven

Nella primavera del 1876 Marie e la sorella minore Olga accompagnarono Wilma in Italia, tra Como, Pallanza e Genova per curare la tosse e l’incipiente manifestarsi della tubercolosi, la stessa malattia di cui poi morirà anche Marie. Da quel momento le sorelle ogni estate, in qualunque parte dell’Europa o del mondo si trovassero, cercarono sempre di riunirsi nei luoghi di villeggiatura obbligata: Baden, Venezia, Medevi.

Nel 1895 è probabile che anche Marie seguì le sorelle in Italia per il matrimonio di Waldemar Norman Neruda, secondo genito di Wilma e Ludwig, ed in Inghilterra. I tre fratelli tornarono ad esibirsi in trio a Copenaghen nel 1891 e nel 1895, poco prima della morte di Charles Hallé.

Un grande ritorno a distanza di quasi 30 anni e un grande successo!

Marie Neruda-Arlberg, salvo visite a Brno, alcune anche in compagnia di Fritz Arlberg nel 1881, continuò a risiedere per lo più in Scandinavia sino alla notizia della morte del marito al Grand Hotel di Kristiania il 21 febbraio del 1896, un marito da cui, praticamente oramai viveva separata.

Nell’estate del 1896 è a Medevi nella località termale dove venne raggiunta anche da Wilma e da suo figlio Hjalmar di ritorno dai concerti in Italia ma nel 1897, donati libri e partiture anche autografe appartenuti al marito alla sezione storica Biblioteca Reale, decise di trasferirsi a Berlino a Motzstrasse62, per stare con suo figlio Hjalmar che si avviava a seguire le orme del padre come cantante d’opera: si sarebbe mantenuta dando lezioni. Qualche anno dopo venne seguita anche da Wilma, preoccupata della salute mentale e del sostentamento economico della sorella. D’altra parte, non va dimenticato che Marie, aveva dovuto accettare, volens nolens che suo marito oltre alle scappatelle ”normali”, conducesse una doppia vita prima per mantenere Judith, la figlia illegittima, e poi che, dopo il matrimonio dell’amante Ida Erikson continuasse a condurre una vita da girovago, passando da una avventura all’altra, distrutto dal fumo e dall’alcol nel vano tentativo di fronteggiare la depressione.

E’ per questo che Wilma, per scongiurare il crollo emotivo della sorella, decise di intervenire scrivendo da Manchester una proposta all’amico Joachim anche lui residente in città.

Amico mio carissimo, ti chiedo in anticipo perdono se vengo a tediarti con una lettera e diverse richieste, ma prima di questo grazie mille per la tua gentilezza verso i miei nipoti (  Hjalmar?) È una persona molto intelligente e dipenderà interamente da lui fare qualcosa di veramente grande.  Mia sorella, Madame Arlberg, è un’insegnante di violino molto brava e le sarei molto grata se potesse trovare alcuni studenti per lei. Non è solo importante dal punto di vista finanziario, ma sarebbe ancora più importante per la sua salute mentale perché il medico dice che è assolutamente necessaria un’attività regolare in questa direzione per ritrovare il suo equilibrio mentale. La morte di suo marito nel febbraio di quest’anno ha avuto un effetto fatale su di lei (…). Vorrei chiederle, caro amico, di trovare quanto prima alcuni studenti per mia sorella e se per il momento non fosse possibile, cederle alcuni studenti magari tra quelli privi di talento per i quali vorrei pagare io – naturalmente mia sorella non dovrebbe saperlo – e nessun altro dovrebbe essere a conoscenza. Se manterrà il segreto questo mi consentirebbe di fare molto bene a mia sorella. Sono sicura che poi, in seguito otterrà studenti paganti perché è molto brava nel suo lavoro” La seconda richiesta è di consentire gentilmente a mia sorella ea suo figlio di assistere ai tuoi concerti in quartetto o magari ottenere i biglietti per altri concerti interessanti. l’ ho disturbato abbastanza, caro amico! Spero di andare a trovare mia sorella a Berlino per qualche giorno a Natale… (Wilma Neruda a Joseph Joachim, 9 ottobre 1896 citata da Heise, p. 59).

Non si conosce la risposta o l’intervento effettivo di Joachim ma Wilma, ancora una volta, ebbe ragione, nel 1901 apparve sulla scena tedesca un altro giovane talento:

Karl Brückner, un giovane talento musicale di 8 anni, è un violinista di Göteborg che ha recentemente avuto il privilegio di suonare per Lady Hallé e per il professore Joachim. Entrambi hanno valutato con grande interesse le capacità del ragazzo. Lady Hallé si è offerta di assumersi la responsabilità della formazione di Karl insieme a sua sorella Marie Arlberg, mentre il professor Joschim lo avrebbe voluto a Colonia, dove il professor Hess ha alcuni dei suoi studenti più promettenti. Anche il violinista, compositore e direttore d’orchestra Hans Sitt a Lipsia ha espresso il desiderio di farsi carico dell’istruzione di questo giovane artista garantendogli un posto al conservatoriononostante non abbia ancora compiuto 14 anni.

A luglio del 1903 le sorelle tornano a Brno in visita ai parenti. Amalia Neruda Wickenhauser era morta nel 1890 lasciando 4 figli, probabilmente quindi tornarono per visitare i nipoti. Nel 1905 in primavera le due sorelle sono a Baden città termale che ben conoscevano anche se non sappiamo se effettivamente ricambiarono l’ospitalità suonando come facevano da giovani.

Unica esibizione di Marie Neruda-Arlberg documentata per questo periodo è quella di febbraio 1907 quando si esibì con sua sorella e l’orchestra del Musikverein sotto la direzione di Johann Conrad Nordqvist all’Accademia delle Scienze di Stoccolma.

Dopo la morte di Wilma Hallé, il 15 aprile 1911, Marie Neruda-Arlberg, rimasta sola dopo il matrimonio di suo figlio Hjalmar e il relativo trasferimento a Lipsia, decise di tornare in Scandinavia e ricongiungersi con i fratelli Franz ed Eugenie.

Morì nel 1920.

E’ morta a Copenaghen il 7 di questo mese una musicista molto popolare, aveva 80 anni ed apparteneva alla famosa famiglia boema Neruda cui membri erano tutti musicisti di spicco. Nacque a Brno nel 1840 ed era sorella della violinista Wilma Neruda e del professore Franz Neruda. Insieme ai suoi fratelli aveva tenuto concerti in diversi paesi europei. Nel 1868 si sposò qui con il rinomato cantante d’opera Fritz Arlberg e da allora si era esibita più raramente.

Primi Concerti in Europa 1869

12 febbraio 1869

foto in pubblico dominio c/o archivio digitale LIBRIS

Nell’autunno del 1869 Wilma decide di fare il grande passo, tornare a suonare da solista sui più importanti palcoscenici europei, iniziando, ovviamente, dalla Francia dove riceve un’accoglienza calorosissima ed un successo impensabile.

Parigi la proietta sui palcoscenici di tutta Europa:

La signora Norman Neruda si è recentemente esibita in un concerto in abbonamento a Cassel. L’Aftonbladet riporta, da una lettera privata del maestro Carl Reiss, il seguente commento sulla sua performance lì: Non posso tralasciare di comunicarvi con alcune righe di mia mano l’entusiasmo che la signora Neruda Norman ha suscitato alla quarta serata in abbonamento. A parte Joachim, nessun artista può vantare un tale successo qui, a Casse; raramente ho sentito musicisti così pieni di entusiasmo. Questo serata sarà indimenticabile.

A cui fecero seguito ben presto i successi inglesi

Al quinto concerto, due nuovi debutti devono essere ricordati. il primo, Madame Norman-Neruda, una violinista di tale straordinario talento da non richiedere altra qualificazione nei nostri commenti in ragione del suo sesso. Un Adagio e un brillante Rondò dal Concerto in Mi di Vieuxtemps sono stati perfetti e adatti a mostrare il suo timbro e le sue capacità esecutive, raramente abbiamo sentito una performance più squisita o assistito a un successo più autentico. Il pubblico sembrava non stancarsi di applaudirla e crediamo che avrebbe ascoltato volentieri entrambi i movimenti di nuovo, se lei fosse stata disposta a soddisfare un desiderio così irragionevole. (The Musical Times and Singing Class Circular, Vol. 14, No. 316 (Jun. 1, 1869), p. 1099

Accesso vietato ai Carlini!

Franz Neruda a Smedkoping  

VERA MAZZOTTA

Franz Néruda era il fratello minore di Wilma, violinista, violoncellista ma anche pianista molto talentuoso, compositore, che, dopo lo scioglimento del trio decise di rimanere ”al Nord”, lavorando tra Svezia e Norvegia sempre con lo scopo di far conoscere la musica ”classica” ovunque. Musicista affermato e conosciuto in tutta Europa, eppure, come scrisse ”Johnny”, giornalista del Blekingen-Kuriren del 25 gennaio 1895, ci furono occasioni in cui Neruda non ottenne nè successi nè soldi da un suo concerto e nulla potè il suo nome!

La giornata era iniziata male perchè, in una delle tante bettole della città di Smedkoping, che, sino ad allora aveva accolto starlette di infima categoria cacciate via anche dal peggiore teatro di Stoccolma salvo essere accolte con trionfi ed onori dal pubblico di Smedkoping, si cominciò a vociferare dell’arrivo di ‘‘tale’‘ Neruda. Erano i giovani leoni rampanti della società commerciale della città che, di fronte ad una birra olandese, discutevano sull’identità di ”tale” Neruda a loro, evidentemente, sconosciuto. Non sapendo proprio chi potesse essere, i giovani si rivolsero ad una persona considerata un oracolo in materia di arte e musica, il quale rispose con un gesto di superiorità,

SÌ! certo che LA conosco! L’ho sentita una volta, giovane piuttosto sfacciata ma niente di così straordinario. Il giornalista allora, si sentì in dovere di illuminare i giovani leoni rampanti e, con gentilezza:

Neruda non era uno di quei nani intelligenti da spettacolo di varietà ma un gentiluomo di mezza età con baffi rispettabili, un artista dal talento indiscusso e alta reputazione in tutta Europa. Tuttavia fu difficile riconciliarli con la scoperta che Neruda non indossava tutù nè sapeva fare piroette, sembravano delusi e, anzi negli occhi, soprattutto dell’ Oracolo c’era persino una luce di odio.

I giornali ce la misero tutta e attraverso diversi articoli riuscirono a presentare Neruda per quel che era effettivamente ma i cittadini, nonostante tutto, erano scettici. Dopotutto che spettacolo era? Uno uomo seduto su una sedia a suonare, sarebbe stato meglio se la città avesse offerto da mangiare o che almeno si fosse portato dietro una orchestra al completo! Perché spendere soldi in queste sciocchezze? In ogni caso, il giorno del concerto arrivò….più che una sala, una bettola, una stamberga dove, con molta difficoltà si radunarono una trentina di persone, di cui 20 donne!

L’ospite del concerto entrò salutando il suo pubblico con  un inchino ed un sorrisetto leggermente ironico. Il giovane pianista, alto e biondo, iniziò un delicato preludio a cui fece seguito il violoncello .Gli unici a rendersi conto che quello era uno dei dei piaceri musicali più elevati a cui assistevano erano il giornalista ed il direttore del giornale, per il resto la maggior parte del pubblico sembrava impassibile, dubbiosa, incapace di capire.

Tuttavia, l’artista aveva un inequivocabile ammiratore: una piccola, grassa, graziosa, dagli occhi luminosi….il peggior incrocio di carlino!

Ed ecco che, nel mezzo di un’incantevole fantasia su un motivo di canzone popolare boema saltò sul palco cominciando a camminare sfacciatamente come se fosse a casa. Ed il pubblico, magicamente, si risvegliò, a giudicare dall’interesse che cominciò a mostrare. Tutti seguivano con attenzione e sghignazzando le manovre dell’orribile cane.

E accadde di peggio. Il carlino divenne più audace. Si avvicinò sempre di più al violoncello, attratto da quella strana cosa che emanava un suono melodioso e cominciò a stuzzicarlo in ogni modo, con i denti, con le zampe, saltellando… pericolosamente ad odorarlo…! Franz aveva cercato di nascondere il nervosismo e mantenere la calma ma fu davvero troppo. Si interruppe bruscamente nel mezzo di un adagio struggente e gridò disgustato:

Portate via questo Animale!

Ma, lo spilungone che all’ingresso controllava i biglietti, a metà tra un contadino, un portiere e un cameriere, non si mosse dal posto: il proprietario del cane, era un vecchio consumatore di toddy molto alcolici che incontrare per strada poteva diventare molto pericoloso.

Il giornalista ed il direttore allora decisero di intervenire per catturare l’inquietante bestia, cosa più facile a dirsi che a farsi!

Il cane sgusciò via e si rifugiò sotto la sedia del suo grosso padrone. Li si sentiva al sicuro e non si sbagliava: il proprietario fece di tutto per difendere i diritti e le libertà del suo amato mettendosi tra gli inseguitori ed il suo cane.

Che volevano? Non potevano lasciarlo in pace? Non aveva pagato anche lui il biglietto come gli altri?

L’impresa però , nell’interesse dell’ordine, non poteva finire con una sconfitta ed il trionfo del male (!!): il cane doveva uscire.

Beh, allora prendilo…se ci riesci!

disse allora il proprietario in tono di sfida conoscendo bene il suo carlino.

Non si poteva esitare….

Con mia sorpresa, sono riuscito ad avere una presa salda sul collo dell’ amante della musica a quattro zampe e senza essere morso a scaraventarlo fuori nell’atrio con meno cerimonie di quelle che onestamente sarebbero state compatibili con i principi di una società a protezione degli animali.

Quel piccolo intermezzo aveva eccitato il pubblico e anzi, tutti cominciarono a seguire il concerto con più interesse dell’ inizio addirittura partecipando agli applausi dopo la fine dei brani anche se il segnale per gli stessi era dato dal giornalista presente e da un insegnante di musica.

Il padrone della sala  era un uomo semplice che non voleva spennare il suo prossimo per cui, quando si rese conto che il magro incasso non sarebbe neanche bastato a pagare l’affitto, fu preso dalla compassione per i poveri musicisti e li invitò a passare gratuitamente la notte in una stamberga dietro il salone, con le carte da parati in parte cadute, di solito usata come camerino per gli artisti di varietà.

Grande fu quindi  la sua sorpresa, quando gli sconosciuti ringraziarono educatamente declinando però fermamente l’invito lasciandosi portare da un taxi che era stato chiamato nel miglior albergo della città.  La stampa cittadina, ovviamente, ebbe a dire la sua sullo strano concerto.

il  Posten il cui editore era nativo di Stoccolma e un po’ esteta scrisse che i bravi residenti di Smedköping erano sconsiderati e veramente dei cani che non capivano nulla di arte

Mente il Tidningen, da sempre local-patriottico, ammetteva, sebbene a malincuore che Neruda era certamente un grande artista ma … troppo grande per Smedköping.

Ergo: non aveva niente a che vedere con la cittadina!

E quella valutazione certamente coincideva in qualche modo con l’opinione pubblica.

Penserete che Franz Neruda non abbia mai più messo piede in quella cittadina ma non fu così, tornò nel 1895 per esibirsi con uno dei più importanti cantanti dell’epoca, Salomon Smith accompagnato da sua moglie Dagmar : il successo fu enorme, ma stavolta…

Accesso vietato ai carlini!

Ritorno a Stoccolma

accadde oggi: 23 novembre 1897

Il 1897 è un anno buono per la violinista: sembrava aver superato la morte del suo secondo marito e, acclamata e festeggiate per i suoi 50 anni di carriera, aveva sistemato suo figlio ad Asolo. Dopo aver passato con lui parte delle sue vacanze estive di luglio al Lago di Carezza e a settembre a Bolzano, in ottobre era tornata in Svezia.

Recensione da IDUN 26 NOVEMBRE 1897

La signora Vilma Norman-Neruda (Lady Hallé) ha tenuto un concerto martedì nella grande sala dell’Accademia Musicale, riempita, fino all’ultimo posto, da un pubblico vivace ed interessato. Questi concerti sono quasi momenti solenni in cui si può godere, con ammirazione e gratitudine incondizionate di un modo di suonare il violino che difficilmente è stato superato da qualsiasi altro artista vivente. Le qualità che abbiamo imparate ad ammirare nelle precedenti apparizioni che Lady Hallé ha fatto qui sono ancora inalterate: nobiltà e sensibilità nello stile e nella comprensione della musica, calore, stile, bellezza e ampiezza nel suono su una tecnica di base solida e dominata che non sa di alcuna difficoltà. Il concerto è iniziato con la fantasia di Schubert in do maggiore per violino e pianoforte, una composizione piuttosto prolissa ma interessante che forse avrebbe anche potuto stancare se non fosse stato per l’eccellente esecuzione. Lady Hallé ha eseguito anche la sonata di Handel in re maggiore, la Barcarola e lo Schero di Spohr, la Sérénade mélancholique di Tschaikowsky e le Danze ungheresi di Brahms-Joachim. In tutte queste composizioni sono emerse le qualità più della celebre artista. Il valore del concerto è stato implementato dal fatto che il pianista accompagnatore, Mr Leonard Borwick, si è dimostrato un talento eccezionale sul suo strumento. Ha suonato con gusto e finezza sia Chopin che Liszt e sotto le sue mani un brano come il “Capriccio” di Saint-Saëns è diventato un piccolo capolavoro molto piacevole. Tra i brani pianistici eseguiti vorremmo tuttavia evidenziare la Rapsodia n. 12 di Liszt che, pur essendo una composizione difficile è stata eseguita con gusto superiore, eleganza e una grandissima precisione. Anche come accompagnatore Mr Borwick ha dimostrato di possedere qualità solide e buone. L’ applauso del pubblico numeroso, tra cui si notava S.M. il Re, è stato estremamente vivace per tutta la serata.

Ricordo da Praga

@accaddeoggi 1 novembre 1889

Humoristické listy: Archiv českého rozmaru a vtipu. Praha: Josef Richard Vilímek, 1.11.1889, 31(44), s. 398. ISSN 1802-7210. Dostupné také z: https://www.digitalniknihovna.cz/nkp/uuid/uuid:55fb7290-ec93-11e8-9210-5ef3fc9bb22f

Negli anni Cinquanta, quando non c’era vita nazionale politica, sociale, letteraria o artistica nel nostro paese, il pubblico ceco si nutriva principalmente di notizie sui attori e musicisti cechi che vagavano per il mondo. Il “Lumir” di Mikovec e le “Pražské Noviny” di Šesták portavano ogni anno qualche notizia su dove si trovava Ticháček o Píšek, dove recitava la “prima tragedia del nostro tempo”, la ceca Kanny Janoušková, dove incantava Ferdinand Laub, o le sorelle Nerudova, come si sa nate in Moravia ecc. Eravamo orgogliosi di quella nostra fama ceca che viaggiava per il mondo e non sapevamo nemmeno se quel tale celebrato all’estero si sarebbe mostrato anche a noi.

Evidentemente, il pubblico ceco si rallegrava di questa fama che si diffondeva nel mondo senza preoccuparsi se questi artisti celebrati si identificassero ancora con la loro patria.

La maggior parte in effetti poi tornava. Laub tornò e suonò per noi in teatro con il liuto – davanti a una platea… quasi vuota. Che bravi ragazzi eravamo!

E venne anche Vilemina Norman-Nerudová a suonare per noi al teatro provvisorio. Parla ceco? era la domanda più importante che veniva posta a quelli che potevano andare dietro le quinte e la risposta era

– Si -lo parlava- il che rendeva Vilma, quella straordinaria apparizione femminile con le decorazioni sul petto, immediatamente cara. Così consideravamo le sorelle Nerudova tuttavia ancora abbastanza estranee e distanti come anche il loro fratello minore František di cui arrivavano sporadiche notizie negli anni successivi. Quando visitò Praga, tutti coloro che lo incontrarono riconobbero il suo cuore e la sua mente slava sebbene per lavoro fosse sempre all’estero: in Danimarca (dove era il virtuoso di camera del re), Svezia, Norvegia e Inghilterra ma anche lì seguiva lo sviluppo dell’arte ceca e le apriva la strada. Ora chiamato come professore al conservatorio imperiale di Pietroburgo, František Neruda, nato nel 1834 a Brno, è uno dei più eminenti violoncellisti del nostro tempo ed è riconosciuto anche da autorità come Bulow. Anche come compositore Franz Neruda è fortunato: più di sessanta delle sue composizioni sono state pubblicate da editori stranieri ed ora anche Urbánek a Praga ha pubblicato una nuova composizione, un grande concerto per violoncello con accompagnamento orchestrale.

La città natale di una artista

Dalle Note di Viaggio di Robert Watt

Vera Mazzotta

Personaggio curioso e versatile, Robert Watt: viaggiò in tutto il mondo, Australia, Arabia, Europa, America, Egitto, Russia, sempre alla ricerca di notizie con lo scopo di raccoglierne di più veritiere di prima mano. Personaggio curioso e versatile perchè oltre ad essere alla perenne ricerca di notizie, fu anche traduttore di Edgar Allan Poe e Mark Twain, scrittore di libri di viaggio, redattore di settimanali, direttore teatrale e direttore del Tivoli. Attraverso i suoi reportage, negli anni ’60 e ’70 dell’ottocento, sviluppò un vero e proprio nuovo genere fatto di narrazioni divertenti e facili da leggere basate sulla propria visione e su proprie riflessioni che contribuirono, nello stesso tempo, ad aprire gli occhi dei danesi sulle grandi trasformazioni politiche e sociali che seguirono l’industrialismo e l’espansione coloniale europea… un inviato speciale per il Dagbladet insomma che, con base a Parigi, inviava lettere di viaggio e feuilleton sempre straordinariamente attesi. Nel 1866 fondò il settimanale Figaro, che, nel 1868, cambiò nome in Dagens Nyheder dirigendolo fino al 1871, quando partì per un lungo viaggio di reportage negli Stati Uniti. Non poteva mancare una sua sosta Brunn, nell’ agosto del 1865, a 1 anno e mezzo circa dal matrimonio di Wilma con Ludwig Norman:

Fra quanti minuti è la sosta a Brunn? chiese un compagno di viaggio mentre passavamo in una bella campagna; alle spalle c’era la vecchia Praga,

Quanto tempo il treno si ferma lì prima di proseguire per Vienna, non saprei dirlo, ma io ci resto per più tempo!” sbadigliai.

Per più tempo?” esclamò il mio nuovo conoscente.

“Studiate forse la gestione delle fabbriche e avete quindi intenzione di esaminare le molte fabbriche di abbigliamento e pelle della città?

“No.”

Ma, allora, in Nome del Cielo, cosa avete da fare in questo buco noioso di città dove il ronzio delle ruote delle macchine è interrotto solo dagli ordini dei militari di guarnigione?

NO ! Cerco solo un po’ di riposo fisico e mentale nella buona città di Brunn, di godermi un po’ di quel bene che si incontra raramente sul proprio cammino quando si viaggia a vapore attraverso i paesi ossia ritrovarsi tra amici buoni e amabili : un’accogliente sala da pranzo in una famiglia felice è una parentesi piacevole dalle stanze d’albergo fredde o dalle piccole camere squallide di hotel”.

Sì, questo cambia la questione!” concluse l’uomo che aveva fatto varie congetture. Poco dopo ci salutammo, lui per cercare la sua casa nella città imperiale, io per trovarne una nella piccola ma fiorente città. Sapevo che avrei trovato una gentile accoglienza da parte di persone, la cui conoscenza avevo fatto nella mia patria, in quella terra lontana per loro dove le circostanze li avevano portati e li avevano fatti amare conquistando tutti coloro con cui erano entrati in contatto o che avevano avuto interesse per la loro arte.

Qui, in questa città del materialismo, erano nati questi figli dell’arte, tra il ronzio delle ruote e il brontolio delle macchine a vapore era venuta al mondo la vera Figlia dell’Arte, colei che abbiamo ammirato così spesso e che ha reso famoso il nome di Vilhelmine Neruda nel Nord.

Fin dalla culla ricevette la meravigliosa capacità di incantare con il suo gioco di corde e, a soli quattro anni, iniziò a stupire il mondo. Tra quinte dipinte o sul grandi palchi da concerto, l’avevo spesso sentita trascinare il pubblico con sé, mentre lei stessa stava festosamente adornata come una regina per i numerosi omaggi ricevuti.

Ora la vedevo nella sua confortevole stanza, insieme all’uomo, il cui nome d’arte ora era legato al suo, circondata dai suoi genitori, suo fratello e sua sorella che lei stessa aveva contribuito a portare davanti al pubblico e ancora altri parenti in cui doveva ardere una scintilla del genio che lei possedeva. Era a casa, l’abito splendente era sostituito da un vestito semplice ma le note erano le stesse quando tirava l’arco sulle corde. Suonava solo per noi. Si accontentava di un ringraziamento cordiale invece dell’applauso fragoroso a cui era abituata.

Quando Ludvig Normann si sedette al fortepiano e fece scorrere le dita sui tasti lei afferrò il violino e (suonando) parlò con lui: una ”conversazione” degna di due sposi così ben assortiti. Quando una così bella matinée musicale finì seguirono passeggiate nei dintorni.

Brunn è una grande città con una posizione molto bella, ci sono le montagne Spielberg, con la cittadella dello stesso nome dove un tempo c’era una delle prigioni di stato dove il poeta italiano Silvio Pellico fu imprigionato per otto anni, una prigionia che poi descrisse in modo così commovente… Ci sono molti giardini dove si serve birra a secchiate e il bello e grande parco Schlossgarten dove i diversi reggimenti di eccellenti corpi musicali divertono coloro che passeggiano. In Austria si sente davvero molta musica militare e ovunque è buona ma se ne fa anche molto uso.

A Brunn incontrai il compositore Jungt che era capo di uno dei corpi musicali dei reggimenti e con gente così brava e il servizio severo si può ben pensare che serva a qualcosa. Ma nonostante tutto questo, difficilmente qualcuno si fermerebbe a Brunn per molto tempo senza una ragione così speciale come quella che avevo io, ci sono tanti posti che si potrebbero preferire.

Per me il nome Neruda e il “bouquet di note” di cui cantano i poeti sono il più ricco ricordo dalla città delle fabbriche.

Berceuse Slave: ritratto di Franz Neruda

Vera Mazzotta

Del Trio Néruda, anzi, del secondo trio Néruda, Franz, nato nel 1843 è il giovane che si trovò a cambiare in corso di studi, lo strumento. Come tutti i fratelli sapeva suonare il pianoforte ma era stato avviato al violino. Quando nel 185 morì suo fratello maggiore Viktor, venne passato al violoncello strumento nel quale riuscì a raggiungere davvero livelli insperati in pochissimo tempo per cui, Amalia, Marie e Wilma Néruda si esibirono da sole solo per poco tempo, perchè, molto presto, a loro si aggiunse il giovanissimo Franz che, dopo il matrimonio di Wilma, decise di rimanere in Svezia e Norvegia.

Così ne parla Helena Nyblom:

Franz Neruda non aveva il genio di Wilhelmina o la sua straordinaria capacità di suonare lo strumento, ma era un grande musicista . Lui stesso suonava il violoncello in modo eccellente e dirigeva i concerti della Società Musicale sia a Stoccolma che a Copenaghen, tra le cui due città divideva la sua attività. Come insegnante era eccezionale e non mollava mai, finché non aveva fatto eseguire una composizione in modo perfetto, con i mezzi che aveva a disposizione.

Un altro musicista disse una volta di lui: “Mi è proprio incomprensibile perché tutte le signore sono così entusiaste di Neruda. È brutto!”

Come se la bellezza esteriore fosse la cosa decisiva per l’impressione che le persone fanno! Una delle sue qualità più attraenti era il suo umorismo.

Aveva una grande capacità di cogliere tutto ciò che era divertente o ridicolo, e aveva una riserva inesauribile di storie comiche che raccontava con il suo piccolo sorriso malizioso e con una voce tranquilla e simpatica.

Anche nel suo suonare si notava questa sua particolare percezione dell’umorismo, che non è così comune tra le persone moderne.

Ed è dai ricordi di questo affascinante compositore, violoncellista ma anche ottimo pianista e docente di pianoforte, che apprendiamo la genesi di uno dei brani più amati dell’epoca, in Svezia e non solo, la Berceuse Slave, melodia nata per il Trio Néruda ma da lui stesso trascritta anche per pianoforte, violino ( nel 1883) e due violoncelli!

Già da piccoli eravamo stati iniziati dal nostro padre alla bella arte della musica che poi sarebbe diventata il nostro scopo di vita. Ci trovavamo in tournée in Russia insieme a lui. La compagnia era composta da nostro padre, le mie due sorelle Wilma, Maria, me stesso e un vecchio segretario, un uomo molto originale e come noi originario di Brno. I miei primi ricordi sono legati a questo vecchio signore, che si presentava sempre in frac sopra il quale d’inverno portava una colossale pelliccia. Un viaggio in Russia, 35 anni fa era ben diverso da quello dei nostri giorni in cui si viaggia in treno, in quasi tutte le parti del grande impero zarista. Allora le strade di campagna erano l’unica cosa che avevano a disposizione i viaggiatori e in una grande carrozza viaggiavamo da città a città sulle misere strade postali costruite da Caterina II.

Era una fredda sera di fine autunno quando lasciammo un piccolo villaggio nella Russia occidentale per raggiungere la città più vicina prima della notte. Dopo aver viaggiato un po’ di miglia la carrozza si ruppe e ci sedemmo sul ciglio della strada, nelle steppe più desolate, lontano dalle abitazioni umane. Ma con noi c’era colui che voglio chiamare X che era un uomo pratico. Tra i bagagli trovammo diversi attrezzi e presto riuscì a riparare, seppur provvisoriamente la carrozza, così da poter tornare al villaggio che avevamo appena lasciato per farla aggiustare bene. Durante il lavoro X si tolse la pelliccia e aveva solo il frac come protezione dal freddo.

Arrivammo però al villaggio ma quando la mattina dopo avremmo dovuto riprendere il viaggio il vecchio X era malato. Si aggiunse un’infiammazione polmonare e 3 giorni dopo seppellimmo il nostro vecchio amico nel cimitero del villaggio. Quando la sera successiva arrivammo all’osteria del nostro villaggio, lì trovammo un vagabondo di origine tedesca che nel cortile faceva girare il suo organetto. Lo strumento era scadente e non ricordo che suonasse più di un solo pezzo.

Era una melodia squillante sicuramente una canzone slava. Dopo aver lasciato il vecchio X alla pace della tomba, incontrammo di nuovo il tedesco che faceva girare le sue note lamentose delle quali i primi battiti rimasero a lungo nella mia memoria.

Così nacque, anni più tardi Berceuse Slave che io e Michele Bartolucci vi invitiamo ad ascoltare dal vivo a Lecce al Museo Castromediano il giorno 11 novembre alle ore 18,30!

Il crollo dell’Eroe.

Quando Wilma Neruda scampò alla morte!

Vera Mazzotta

VENEZIA dipinta dal Canaletto

Lady Hallè a Piazza San Marco. Non c’è Veneziano che il 14 luglio di ogni anno non alzi lo sguardo verso il Campanile che svetta in Piazza San Marco, il Signore della Piazza, ricostruito ‘‘come era e dove era’‘ dieci anni dal crollo che lasciò attonita la città veneziana amata anche dalla nostra Wilma Néruda che probabilmente l’aveva visitata già nel 1876, in occasione del primo soggiorno obbligato per curare una cattiva tosse che aveva evidenziato i primi sintomi di una sofferenza polmonare. Come molti altri prima di lei, aveva subito il fascino di Venezia e… dei fotografi più acclamati dell’epoca, i fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli, originari di Chioggia, ritrattisti finissimi attivi in diversi studi.

I due fratelli non avevano conquistato solo i veneziani ma anche illustri teste coronate che seguivano la moda dell’epoca: collezionare fotografie anche di sconosciuti, prima fra tutti Elisabetta d’Austria seguita nel maggio del 875 dalla Principessa di Sassonia Coburgo e Gotha, figlia della regina Vittoria e,nel settembre del 1876 dalla Principessa Margherita. Per questo motivo i Vianelli si firmavano “Fotografi di S.M. il Re d’Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania” e “Fotografi delle Reali Corti d’Italia, di Germania, d’Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte”. I turisti accorrono a farsi ritrarre da loro.

E così fece Wilma.

Ma a Venezia, WIlma, tornò certamente più e più volte, nel 1877 per il suo secondo soggiorno curativo quando fu raggiunta da Sir Charles Hallé che, in viaggio in Italia, fece una deviazione per andare a vedere come stesse la sua violinista preferita e, assai probabilmente, a dichiararle il suo affetto e di nuovo nel 1895 mentre si trovava ad Asolo, per raggiungere la famiglia Borwick che a Venezia aveva una casa. Non ci vuole molto ad ipotizzare che quel viaggio a Venezia era necessario per ultimare i preparativi del matrimonio di suo figlio Waldemar con Mabel Theodora Borwick e, ancora più probabilmente per stipulare i contratti di matrimonio di rito a quell’epoca. Ma nel 1895 non immaginava certo che sarebbe tornata a Venezia più volte anche a causa della lite che la oppose a sua nuora May Peyton.

12 luglio, la Gazzetta di Venezia titola: una fenditura nel Campanile

E il giorno successivo

Profonda commozione agita la cittadinanza non è esagerazione il dire che le notizie intorno alle condizioni del campanile di San Marco provocarono una tale ansia in ognuno come se si fosse trattato della salute di una persona cara, come se fosse imminente una sciagura nazionale, tema di ogni conversazione, argomento, domanda che sale alle labbra della gente, nelle case, nei caffe, nei passaggi causa della più intensa preoccupazione e incitamento a innumerevoli pellegrinaggi e lunghi stazionamenti nella Piazza con gli occhi avidi rivolti verso l’alto, è il Campanile per la sua ferita recentemente svelata… Ieri sera poi sia  per i progressi veramente notevoli fatti dal crepaccio nelle ultime 24 ORE, sia per le misure di preoccupazione prese dall’autorità col proibire l’accesso al campanile, il suono delle campane e lo sparo del cannone che segna le 9 pomeridiane e, più di tutto con la inaspettata sospensione della banda militare, la preoccupazione e le ansietà si erano straordinariamente accresciute così da suscitare un vero allarme.

Cosa stava succedendo?

Il Faro, il Padrone della Piazza, il Vecchio Campanile di San Marco, mostrava una crepa evidentissima che, di ora in ora si andava allargando… La fenditura che improvvisamente si è manifestata , poi rapidamente, per parecchie ore dilatata nel lata Nord della superba torre millenaria che è San Marco, ha una breve storia, che conviene narrarein quanto dimostrare che il danno manifestatosi non è conseguenza di un profondo difetto organico della costruzione, come trattasse di un cedimento nelle fondazioni il che è escluso ma è come il riaprirsi ferita, prodotta da causa esterna. Fu nel 1745: un fulmine, cadendo sul campanile, lo scosse fieramente aprendo la fenditura. Allora la Serenissima affidò le riparazioni a due suoi archittetti, Poljeni e  Zendrini che fasciarono con una fodera nuova di mattoni la parte offesa. Ma non troppo efficace la riparazione perché la parte nuova non si unificò con la vecchia ed i movimenti tellurici e le scariche elettriche disturbarono ancora quella zona ammalata della torre. Così 20 anni fa l’Ing. Saccardo si trovò  a cerchiare di ferro un pilastrone della controcanna della rampa undecima. La ferita si è ora riaperta. Di fronte a questa condizione, mentre i tecnici escludono il pericolo di un crollo sentono la pochezza dei mezzi che la scienza può loro offrire allo scopo di curare radicalmente il male… ed invece, la natura fece il suo corso, il campanile che era sopravvissuto a terremoti, scariche di fulmini paradossalmente attirate dal parafulmine che vi era stato collocato, crollò anche a seguito del solito azzardo umano ed ai lavori che erano stati fatti alla base, minandone la stabilità in modo irreversibile.

Nessuno dice nulla. Si sentono rumori nella Piazza. La gente però curiosa e fa pellegrinaggi a vedere il crepaccio che si allarga facendo cadere polvere e calcinacci. Le autorità decidono di allontanare la folla per quanto possibile.

Le Spie segnarono da sabato fino alle 3 di ieri un allargamento del solco di un quarto di centimetro ma da quell’ora il movimento cessò completamente. Cadde intanto qualche calcinaccio e perciò il Municipio fece collocare un largo parapetto nel lato pericoloso del campanile….

Finalmente si decide per un sopralluogo del Genio che intima lavori immediati.

Viene sospesa la musica in Piazza. Voci convulse susseguono, forse un attentato al Re?

I reporters vengono sguinzagliati, i telefoni suonano, finalmente arriva la notizia, la musica è stata sospesa per l’allarme sulle condizioni statiche del Campanile e le autorità dicono che non c’è pericolo di crollo alcuno. Ma perché allora hanno sospeso la musica…

Sono LE 9 E mezza del 14 luglio, i tecnici salgono con una scala di 18 metri per capire lo stato delle cose, hanno appena appoggiato la scala quando la fendituracomincia ad allargarsi facendo cadere polvere e calcinacci. La folla si accalca per assistere ed il tecnico Gaspari, ispettore dei Vigili capisce che sono in gioco vite umane. Si lancia dalla scala ordinando lo sgombero delle case, dei cafè delle piazze.

‘’IL campanile crolla!

La gente viene trattenuta al molo, quella in piazza sospinta sotto l’orologio. Sono le 9, 47 per alcuni, le 9, 52 per altri. Cosi racconta un testimone oculare:

Dopo quasi dieci secoli, Venezia aveva perso la sua costruzione più caratteristica. Di quel giorno rimangono foto che testimoniano una Piazza San Marco piena di detriti la foto che invece, altro non è che uno dei primi falsi fotografici della storia ricostruito a fini turistici del momento del crollo.

Nessun fotografo era presente.

uno dei primi falsi storici del crollo

 In pochi secondi un milione di pietre si erano sbriciolate su sé stesse, un crollo imponente, fragoroso ma … ordinato.

I danni agli edifici circostanti furono, tutto sommato, contenuti: venne distrutta la loggetta ai piedi del campanile e un angolo della Biblioteca Nazionale Marciana: una piccola inclinazione e un pezzo della Basilica di San Marco sarebbe andato distrutto ma i detriti del campanile arrivarono soltanto a sfiorare il colonnato esterno. Non ci furono vittime se non qualche ferito nelle ore successive più a causa del panico generato dal successivi crolli. Unica vittima, lo sfortunato gatto del custode che venne ritrovato ore dopo tra le macerie. Sul momento vennero accusati del crollo i responsabili della manutenzione, il custode che si era fatto costruire un cucinino e chi, in precedenza, aveva installato un montacarichi. Il Comune, però, parlò fin da subito di «imprevedibilità dell’evento» e nella relazione finale, dieci anni dopo, scrisse di «responsabilità larghe, commiste, collettive, che avevano riguardato parecchi decenni o meglio parecchie generazioni». «il campanile era ormai da tempo in pericolo, e a questo avevano contribuito gli originari difetti statici, grevi aggiunte posteriori, squarci reiterati di fulmini, brecce imprudenti aperte per qualche pratica comodità e inserzioni di materiali non bene legati con il resto della muratura».

Tanta apprensione in Svezia per Lady Hallè che…. proprio quei primi giorni di luglio, forse poco prima che la fenditura diventasse evidente, si trovava proprio a Venezia quasi certamente sempre ancora presa dalla querelle familiare che, allora, si stava per spostare sul fronte di una seconda causa contro la nuora.

Lady Hallè in PIazza San Marco A Venezia ritratta da un fotografo amatoriale...e questo si capisce dal momento che lascia in ombra il viso, ma , non ci sono dubbi.

Il Giornale di Martstrand del 2 agosto 1902 pubblica questa foto di Lady Hallè.. Prima che il Campanile crollasse…Certo non si può vederlo come potete vedere ma immaginatelo a destra della grande costruzione

Dopo questa disavventura, di essere stata comunque testimone di questo evento storico, Lady Hallè con il figlio Waldemar era tornata a Stoccolma e successivamente si era recata a Marstrand dove, continua il giornalista, ha passato alcune settimane, incantata dalla nostra bella città che nonostante il brutto tempo, ha trascorso così bene che pensa di tornare qui in settembre dopo una piccola gita a Preston in Scozia dove parteciperà a un paio di concerti. La sentiremo quindi al concerto che lei e suo fratello, il Prof. Neruda daranno il 7 agosto. saranno assistiti dalla Signorina OLGA NERUDA Professore a Manchester e insegnante di pianoforte dei figli del re Edoardo. Secondo quanto abbiamo sentito, anche la signorina Stockmarr assisterà con l’accompagnamento. È davvero una grande festa musicale che ci aspetta: la Regina del violino ci onora con una visita. E siamo sicuri che il nostro Re che è Principe anche nel mondo dei suoni, godrà della magnifica arte di LADY Hallè e del maestoso violoncello di suo fratello

E allora, in tema di fake-photo, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, eccola la foto ritoccata mettendo il suo viso al posto dell’ombra di una foto comunque bellissima

E chissà, magari nei giorni successivi furono proprio Waldemar e sua moglie a piangere di fronte allo spettacolo dell’incuria umana.

Una festa per i Fratelli Neruda

Vera Mazzotta

La Svezia fu, senza dubbio, la seconda patria per Wilma Néruda e il paese che consentì ai giovani fratelli, Syskonen Néruda, di porre le basi per il futuro successo individuale. La Svezia fu il luogo del primo tour interamente autonomo, senza genitori al seguito.

Pare che fu Hans Christian Andersen, lo scrittore di favole che, dopo averli ascoltati suonare in Russia, abbagliato dallo stile e dalla tecnica della giovane Wilhelmine, caldeggiò il loro debutto in Svezia.

Il 13 novembre del 1861 il trio fece la sua prima apparizione al Mindre Teatern, così chiamato per distinguerlo dal Vecchio Teatro drammatico, il Nya teatern.

Il teatro allora era gestito da Edvard Stjernström (1816-1877), un ex attore, impresario che aveva ben chiara l’importanza che il teatro privato, diverso da quello di corte, avrebbe avuto nell’innalzamento culturale e nell’apertura verso altri paesi. Stjernström viaggiava, si confrontava con i modelli di altri Paesi e decideva cosa portare sul palco, sia a livello drammatico che a livello musicale mantenendo un legame con il repertorio nazionale ma portando in scena artisti di fama internazionale o talenti. La Svezia attendeva dall’estate l’arrivo di questi giovani talenti moravi dopo aver sentito parlare dell’abilità e della grazia di Wilma, dei successi di Amburgo: il primo concerto fu come una deflagrazione per un paese poco avvezzo ad un simile virtuosismo e l’impresario capì che avrebbe potuto abbassare senza alcun problema i prezzi perchè il pubblico accorreva non tanto per le recite drammatiche che aprivano lo spettacolo ma per la prima volta proprio per la musica che, via via, procedendo i concerti, ebbe sempre più spazio.

I fratelli Néruda non amavano il clima freddo della Svezia ma i concerti si moltiplicavano e così le entrate, loro e dell’Impresario: il pubblico era estasiato dalla magia che la giovane Wilhelmine sapeva creare: Wilhelmine Neruda è davvero degna di nota, non perché sia di buon gusto dirlo, ma perché mostra una certa originalità, non una virtuosità acquisita sul suo strumento, ma una capacità innata di far cantare il violino sotto le sue mani. Non è bella, è di statura media, una figura che non dà l’idea della grande forza muscolare richiesta per maneggiare l’arco con tanta potenza e agilità. Il viso, circondato da capelli naturalmente mossi e ricci, con lo splendore degli occhi e le labbra serrate, diventa l’immagine stessa dell’ energia che si ritrova nel suo modo di suonare.

(Goteborgposten 1861-12-30).

La Stagione del Mindre Teatern divenne la Stagione-Neruda, l’evento dell’anno : il suo arco guidato dal bel braccio ben rotondo diventa l’ incantesimo di Armida che rapisce tutti. Se non si è virtuosi ed eruditi, si è comunque “neruditi”

La Neruda-fever, la febbre dei Néruda colpì tutti, gente comune, impresari, Famiglia Reale e membri della Reale Accademia che, di lì a poco nominò la giovane morava membro onorario straniero (19 dicembre 1861) ma, prima di conferire tale onore per i ”miracolosi Néruda”, che tutti in Svezia chiamavano Nerùda, organizzò una splendida festa danzante ad Uppsala.

Dai ricordi di Lundquist ogni Natale, Ludvig Norman e Adolf Lindblad, successivamente suocero della giovane Eugeniè Neruda, organizzavano una grande festa al Phoenix Hotel, la Fenice. Quell’anno il celebre Hotel fu cornice di quello che potrebbe essere ”l’incontro galeotto” tra Wilma e Ludvig Norman, già Maestro di Cappella.

Dopo i convenevoli e una cena regale, Lindblad, in tedesco, lingua che i fratelli parlavano correntemente, tenne un discorso e fece alzare i calici alla salute ed al successo dei tre giovani fratelli, leggendo poesie, stampate e distribuite per l’occasione, tutte dedicate alla giovane violinista.

In quella sala, tra i 40 convenuti, Wilma non lo sapeva, ma c’era la sua futura vita: Norman, futuro marito, D’Aubert, il violinista che divenne confidente e amico di suo fratello Franz, il Direttore Fritz Arlberg, futuro marito di sua sorella Marie e Lindblad che di lì a poco avrebbe presentato suo figlio Paer, membro dell’esercito svedese alla più giovane delle sorelle Neruda, Eugenie.

Fritz Arlberg seduto con la moglie accanto fotografo Gust. Joop & Comp

Sicuramente tra gli invitati anche cantante Elfrida Andrèè che divenne sua grande e, forse unica amica. Luci, colori, sfarzo, musica: la visione di quella che sarebbe potuta essere la loro vita per quei tre giovani musicisti venuti dall’Est che si erano fatti letteralmente, da soli, che avevano studiato grazie al mecenatismo di qualche aristocratico, che per la prima volta, mettendo da parte ogni centesimo, guadagnavano tanto da consentire ai loro genitori di lasciare la casa in cui erano vissuti che non era loro, per acquistarne una di proprietà, giovani che come artisti erano brillanti quanto, di persona, modesti e senza pretese….

La sera un numeroso coro maschile della società armonica locale si era radunato fuori dalle finestre del Salone, per esprimere, con il canto il suo omaggio agli illustri artisti. Questi cantori furono poi invitati a partecipare alla festa e cantarono sotto la direzione del maestro Norman un paio di bei cori. Infine gli artisti Neruda ebbero la cortesia di eseguire un quartetto per violino di Beethoven, in cui il signor D’Aubert suonò la parte di viola.

(Post- Och Inrikes Tidningar1861-11-26).

Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

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