The Front Row of the orchestra

VERA MAZZOTTA

marzo 1888

“Il crescente gusto per le esecuzioni musicali di alto livello e su larga scala rende necessario che si provveda in modo adeguato al West End di Londra per tali intrattenimenti… la Metropoli rimane singolarmente carente di una sistemazione adeguata per tali esecuzioni… L’edificio proposto sarà espressamente progettato con lo scopo di favorire le esecuzioni strumentali e corali”. Questo dalla relazione del Comitato formato negli anni ’50 dell’Ottocento per la costruzione di una sala da concerto che, tuttavia, ben presto venne usata anche per letture ed altro genere di spettacoli.

Così nacque il St. James Hall nel 1858 con due ingressi, uno in Piccadilly e l’altro in Regent Street  e ben 2000 posti!

ST. JAMES’S HALL, Piccadilly and Regent’s Quadrant, was built by a joint-stock company. The architect and artist was Mr. Owen Jones, and his labours have not been unsuccessful. The grand hall, on the first floor, is 136 feet long, 60 feet wide, and 60 feet high. The decorations are superb. On the ground floor are two smaller halls one 60 feet square; the other 60 feet by 55 feet. The restaurant, under the management of Mr. Donald, is one of the best in London. The hall was opened on the 25th March 1858. Cruchley’s London in 1865: A Handbook for Strangers, 1865

Sir George Henschel ricordava le sue “care vecchie, scomode, lunghe, strette, verdi panche imbottite () con i numeri dei posti legati sopra le schiene dritte con del nastro rosa acceso, come le cartelle di ufficio”

La sala fu costruita grazie all’azione congiunta di Chappel e Cramer, due editori che avevano capito che attirare persone ai concerti, farli appassionare alla musica, avrebbe potuto facilmente rendere fiorente il mercato che ruotava intorno ad essa, dalla vendita degli strumenti musicali a quello delle partiture. Quei concerti del sabato pomeriggio e del lunedì sera, frequentati da Leighton, Browning, Dickens, George Elliot intenta a cucire, Conan Doyle, tutti seduti accanto a Sherlock Holmes,

furono un vero e proprio mezzo di educazione e questo fu possibile solo grazie ad un’altra intuizione, rendere gli spettacoli di musica accessibili a tutti grazie alla possibilità di avere biglietti ”one shilling”, 1 solo scellino, alla portata quindi di tutti. I posti in platea costavano cinque scellini, i posti in balconata tre, e l’ingresso generale uno scellino. Successivamente vennero inseriti anche  posti a divano (“di cui ce ne saranno solo un numero limitato”),  per sette scellini. Gente modesta, della bassa borghesia e persino della classe operaia, per la prima volta poteva ascoltare musica non più appnnaggio delle corte e degli aristocratici; da qui passarono Clara Schumann, Joachim, Wilma Néruda con Grieg, Saint Saens, Rendano e Leonard Borwick, De Sarasate, Wieniavsky, De Pachmann, TchaikovsKy; qui Agathe Backer-Grøndahl and Eugène Ysaÿe e Paderewski, fecero il loro debutto, per non parlare delle giovani leve della scuola di Clara Schumann; e nel 1890 Dvorak diresse la sua 4 sinfonia e nel 1892 fu la volta di Mahler… Uno solo scellino ti dava diritto ad ascoltare a volte anche due ore di musica. In molti casi i posti erano quelli lontani, del loggione ma, si poteva anche trovare posto e sedersi tra i posti …in font row of the orchestra, davanti, alla primissima fila, proprio al di sotto dei musicisti… i posti, per il pessimo equilibrio di suono, le spalle del direttore, la vista dei pantaloni dei musicisti e delle loro scarpe, erano certamente meno richiesti ma era anche vero che erano posti per chi voleva guardare per imparare come comunicano le prime parti, come respirano e fraseggiano, osservare da vicino i loro movimenti…

L’acustica dell’edificio era buona ma i posti erano scomodi e gli odori della cucina del ristorante a volte aleggiavano nell’auditorium, e, peggio ancora, il suono dei Moore and Burgess Minstrels (che si esibirono in una delle sale più piccole per oltre vent’anni) si poteva a volte sentire al piano di sopra nella sala principale…ma quello era il St. James e quando venne chiuso, non fu più la stessa cosa.

MA COSA ACCADEVA PRIMA DEL CONCERTO?

Ce lo dice questo testo umoristico che ci racconta come molte cose non fossero diverse da oggi (purtroppo) dall’attesa per avere i posti migliori, anche per molte ore, i posti rubati, i ritardatari e quanti andavano via prima…neanche perdessero il treno… che non perdevano di certo dal momento che, in molti casi, esistevano accordi con le ferrovie per consentire ai concert-goers di arrivare in orario e rientrare, e il rumore…di gente che mangiava o delle donne che muovendosi facevano rumore con le crinoline dei loro abiti, suscitando, più di una volta, le proteste della stessa Wilma Neruda….e…gossip dei soliti, tanti, saccenti…

Abitudini, per non dire difetti, inveterati ed evidentemente connaturati alle esecuzioni musicali….

“suonavano le cinque di un pomeriggio umido del mese scorso , mentre svoltavamo in Piccadilly Place, il cortile lastricato accanto a St. James’s Hall. C’era un concerto nella sala alle otto e mezza,—uno dei “Monday Pops”. Desideravamo avere dei posti nella prima fila davanti all’’orchestra e ci fu detto che se volevamo ottenere una di quelle sedie ambite dovevamo essere alla sala entro le cinque. (!!!)

Un cartello di vetro, sporco, che sporgeva la lato della sala con la scritta “orchestra door” in lettere nere, indicava l’entrata. Una delle porte strette era aperta e rivelava una scala di pietra che saliva verso l’alto e scendeva. In un angolo della scala erano impilate alcune carabine che ci ricordavano la guardia di Sua Maestà ma queste “Appartengono alla Sim’s Juvenile Zouave Troupe”, disse un ragazzo arrossato in uniforme di zuavo, che apparve proprio allora dalle scale sottostanti…ne abbiamo nove…e mentre chiacchieravamo ….non si vedeva ancora apparire alcun frequentatore di concerti tanto da pensa che ci sia un po’ di esagerazione nelle storie  sull’arrivo anticipato della prima fila.”

Mentre apriamo le porte …sentiamo delle voci.: 5 habitues entusiasti ci si erano parati davanti. In cima alle scale sedeva una vedova, MRS W. con un vecchio amico, ed una giovane dai begli occhi che, apparentemente, sembrava leggere mentre, invece, ascoltava la conversazione di un bell’uomo dai capelli grigi, Mr N. che stava parlando  animatamente con il suo amico Mr P. sul fascino della Svizzera. Avevano l’aria di essere i proprietari del posto e di quelli che ci prendevano le misure di conseguenza

“il vero musicista è sempre eccitabile o irritabile”.

“No, in realtà molto calmo”, dice il signor N— “ma penso che i loro talenti li rendano sensibili. Non dimenticherò di essere stato vicino a Joachim una sera fuori dalla Sala. Era appena sceso da un taxi assolutamente arrabbiato che si lamentava amaramente in un inglese stentato, prezzo eccessivo!

”No, i musicisti non sono sempre angelici!” Ricordo di aver visto in una occasione la Norman Neruda veramente patire sul palco. Suppongo che qualcosa sia andato storto con la musica,” continua la signora W—

Penso che Neruda abbia un viso squisito, il più bello che abbia mai visto.”

” Bella figura,” dice la sua amica, ” ma il viso—bè, dovrebbe nasconderlo.“

La signora W— emette un’esclamazione di disgusto per il commento della sua amica.

La conversazione si sposta su una delle sue corde di violino di Joachim. La signora entusiasta ha un pezzo di corda , raccolta a uno dei concerti incastonato in un medaglione di diamanti.. La signora W. dà queste informazioni con una voce declamatoria, per non dire oratoria e trionfante, accolta dai signori uomini con simpatia bonaria e divertita. Poi continua dicendo che ha una lettera e una foto di Joachim regalatale da lui stesso. Re del Popolo!

Joachim negli scatti di M. Cameron

Mettere la pubblicità nei programmi dei concerti è vergognosamente ingiustificabile! Aroma di fiori di ciliegio mescolati a Sonate! Le persone sedute davanti all’orchestra dovrebbero strapparli tutti d’accordo e lanciarli sul palco con grande imbarazzo di Mr Chappel

e segue un’opinione maschile enunciata da una voce dal basso sulle mogli che fanno il bucato, sulla padrona d’albergo “nota per aver lavato per tutti i suoi ospiti”.

Una pausa segue questo culmine e subito dopo è il turno di Von Bülow ad essere criticato.

“Il suo modo di suonare è scorretto, prende troppa libertà con le note”... e a seguire i soliti commenti sui tedeschi con la solita libertà di John Bull. Il signor N— imita il loro modo di parlare. “ Hope you are PETTER, Spero che stia PPENE, signor Bryce”.

Piatti-Reineche-Joachim

NO impoTTa”, risponde Pryce, “le patate sono cucinate PPENE in nessun posto come in Germania”. Espresse opinioni contrarie..MA SE non sapete neanche se state mangianDo ROAST BEEF, manzo, o ROAST HORSE, cavallo!!, dice il signor N “Niente pops da uno scellino, in Germania, 2s. 6d. sono prezzo più basso per qualsiasi concerto”, dice la signora W. Una signora tedesca che lavora a maglia sotto, è molto divertita da questa calunnia sul suo paese.

Nel frattempo la scala si è riempita. Un giovane pallido e studioso era tra i primi arrivati. Si appoggia al muro, non parla ma sorride di tanto in tanto. Lo seguono due giovani, ardenti giocatori e un gruppo di magliaie determinate, una delle quali chiede a che ora aprono le porte; quando le dicono “7.30” geme lugubremente poi arriva un impiegato con due amiche, armate di Titts Bits, Moonshine e Pall Mall, per passare il tempo. Uno dei più assertivi della piccola folla è uno di quei chiacchieroni di venditori.

“Non ci sono molte persone stasera”, è il suo primo commento. “Io ero qui quindici giorni fa e tutta Piccadilly era piena già alle 6.30. Edward Lloyd è il meglio che ci sia ora, Sims Reeves era qui per quello che è stato però Trent’anni fa era, secondo me, un cantante migliore di Lloyd oggi”. “

Reeves però spesso delude perchè è annunciato e poi non si esibisce”, dice uno, che fino ad ora ha letto Wanderings on Wheel and Foot.

C’è però da dire una cosa”, prosegue il suo sostenitore, “non senti mai dire che Reeves non si presenta in un posto ma si è presentato a cantare in un altro anche se a volte a anche solo un raffreddore lo…. costringe a dare forfait. Sono stato ad Exeter la settimana scorsa. Doveva cantare lì, l’ho visto in città ma non ha cantato. Suppongo che il freddo della città gli abbia fatto prendere un raffreddore.

Lasciando il nostro posto, scendiamo al pianerottolo. La porta a battente in cima al primo tratto di scale viene violentemente aperta e sfuggiamo, per un pelo, alla morte: arriva una signora dal viso rosso, ansimante.

“Suppongo che questo sia il piano giusto giusto. i posti davanti all’orchestra sono pieni?” Su per la scala, attraverso la porta aperta, arriva una frase di una conversazione.

“Un tizio fa una vita da cane se prende solo due sterline a settimana in America”…

Una folla di circa venti persone riempie il pianerottolo, alcune rimangono dall’altra parte delle porte a battente.

Quanto in alto possiamo salire?” dice uno, che porta i biglietti per un gruppo di sei.

Non potremmo prendere d’assalto quelle porte?”

No, temo di no,” risponde un uomo alto vicino alla porta; “sono presidiate, o, piuttosto, dovrei dire… ‘donneggiate,’ da dentro. Ci sono oltre cento sedie,” continua al suo vicino; “ma le venticinque della prima fila sono per gli appassionati….

Di sotto un gentleman aspetta pazientemente davanti alla porta di Piccadilly. Non sembra approfittare di essere arrivato prima per salire il più possibile le scale. Più tardi si unisce una signora “Siamo vicini alla cima?” chiede. “Oh sì,” continua, guardando verso il primo pianerottolo. “Eccolo lì.” Un uomo dai capelli grigi con uno sguardo blasé, e che si tira costantemente i baffi, si appoggia al corrimano vicino al primo pianerottolo.

Piuttosto pieno laggiù,” osserva; “il vantaggio di arrivare presto è che trovi riparo e non rimani al freddo.”

Una campana vicina suona l’ora delle sette. Un’altra mezz’ora di attesa prima di entrare nella sala.

“Che caldo terribile,” dice una ragazza giovane e brillante. Ha portato con sé la musica per seguire i musicisti.

“Se ti siedi sulle scale, non farà così caldo,” le consiglia il suo accompagnatore; “più bassa tieni la testa meno senti il caldo.” “Appoggiati al muro,” dice l’uomo dai capelli grigi, “un po’ di sostegno fa la differenza.”

Volgendosi al suo vicino, un grosso uomo dalla barba bruna con un cappotto di velluto,

Ci sarà una spinta tremenda quando apriranno le porte, tu spingi all’indietro, è il modo migliore. C’è pochissima ventilazione, è spaventoso! ma non osano aprire la finestra, altrimenti ci sarebbe una corrente d’aria che ti farebbe saltare la testa.”

Una marea di conversazioni mormora intorno a tutti, impazienti e stanchi.

“È una lunga strada, due rampe di scale sopra di noi,” dice un nuovo arrivato da sotto, malinconicamente.

“Ci vorrà quasi un’ora per riprendersi dopo che saremo entrati.”, dice la giovane. ” A me piace tanto l’ottetto di Mendelssohn, più di qualsiasi altra cosa, vale la pena venire solo per quello, è passata la mezz’ora?”

“Ancora quattro minuti,” dice il suo amico.

Conta duecentoquaranta lentamente – allora sarà ora.” “Edizione speciale!” grida un ragazzo fuori.

“Farebbero un grande affare se potessero avere quei giornali, qui,” dice l’uomo blasé.

Si apre una porta in lontananza: falso allarme! ma la pressione della gente costringe ad aprire le porte del pianerottolo a cui fa seguito una folata d’aria fresca.

“ Posso resistere ancora cinque minuti,” osserva la ragazza. L’uomo dai capelli grigi sul pianerottolo brontola, mentre sente il forte spiffero che sale dalla tromba delle scale.

“È brutto anche dall’altra parte ora.” Davanti ai due uomini c’è una signora dall’aspetto fragile, vestita di nero. È stata costretta a sedersi sulle scale.

Ti dispiace mettere il braccio fuori con me quando arriva la ressa?” dice l’uomo dai capelli grigi a quello barbuto. “Voglio che questa signora si alzi bene. Ero all’Albert Hall la settimana scorsa, e tre vecchie signore sono state buttate giù.”

In quel momento si sente il benvenuto rintocco della mezz’ora, le chiavi tintinnano, una tenda viene tirata indietro, la barriera cade e il portiere della casa della musica assiste alla corsa verso l’orchestra per i posti preferiti o vantaggiosi. In due minuti i posti migliori della casa per vedere e sentire quelle dita abili e osservare le espressioni intense dei grandi artisti vengono presi. Un incidente comico si verifica in quella corsa selvaggia: una sedia viene rovesciata, le sue gambe sono in aria, gambe e braccia umane seguono a ruota! La ragazza giovane e brillante si assicura la sedia in prima fila, sopra i gradini dell’anticamera, vicino al felice possessore del pezzo di corda di violino. Il signor N— prende l’estremità opposta del semicerchio. Altri si dirigono verso il centro della prima fila dove ci troviamo noi.

”Non sono mai stato così vicino al palco prima,” osserva il mio vicino, il lettore di Wanderings on Wheel and Foot. Poco dopo c’è una leggera alterco dietro. Ci giriamo e vediamo un vecchio signore di bell’aspetto, con la rivista in mano, che cerca di entrare in una sedia vuota nella terza fila.

Dovrebbe averla il primo arrivato,” dice il vecchio signore. “Che cosa,” replica il difensore della sedia;

“Perché un signore se ne va per un momento, vorreste prendere il suo posto!??”

“Sì,” continua lui

 “Nessuno che prende un posto dovrebbe uscire prima che il concerto inizi a pena di perdere il suo posto.”-

“Nessun signore direbbe così,” replica quello davanti, Il vecchio appassionato sembra che voglia prendere con la forza la sedia. A questo punto il precedente occupante ritorna. ‘’ Stava cercando di prendere il tuo posto, e l’ho difeso.”

 “Oh, se lo vuole è il benvenuto,” dice il nuovo arrivato allegramente.

 “Conosco molto bene questo signore,” spiega

Programmi, programmi del concerto….” risuona una voce nella sala, e noi ne compriamo una copia. Gli occupanti dei posti migliori che hanno aspettato a lungo ora tirano fuori delle borse panini, frutta secca, cioccolatini, ecc. Le magliaie sono tutte insieme vicino alla seconda fila; sono forti in gioielleria: cinque o sei anelli brillano su ogni mano. Con il loro incessante parlare, lavorare a maglia e fare clic con gli aghi, fanno venire in mente le signore che occupavano i posti prominenti durante la prima Rivoluzione Francese per vedere la ghigliottina al lavoro.

Il signor N—— è evidentemente molto conosciuto e dopo aver guardato in giro, fa visita ai suoi vari amici ma nessuno tenta di prendere il suo posto.

“Vi piace il cambio di orario dalle otto alle otto e mezza?” chiede a un amico.

“Oh, per niente; la gente nelle poltrone arriva tardi come prima.”

Sì, li vedi arrivare in massa alle nove meno un quarto, e disturbare la gente andandosene alle dieci meno un quarto. Non capisco perché questa gente venga. Oh, suppongo che sia la cosa da fare con una certa cerchia.

Beh,” dice il signor N—, “è una seccatura. I concerti sono a volte finiti tardi come le dieci e mezza, io di solito devo correre per prendere il mio treno, e mia moglie mi guarda piuttosto male quando arrivo alle undici e un quarto.

Le signore sono ancora più vigorose nella loro denuncia del cambiamento.

“E’ tutto per compiacere quegli ‘aristocratici gonfi’ che siedono nelle poltrone, che non vogliono che la loro ora di cena sia disturbata,” dice una signora eccitata dal viso rosso.

“Sono sorpresa che il signor Chappell ceda alle loro richieste” Dalla sua conversazione si capisce che ha avuto qualche volta una corrispondenza e un’intervista con il signor Chappell, che ha accettato alcune sue poesie cosa che l’ha esaltata molto, e lei evidentemente pensa che le sue osservazioni dovrebbero avere un certo peso. Un’altra sua opinione è che Madame Schumann sia così graziosa in tutti i suoi modi, che si meraviglia che la sua allieva, Fanny Davis, non le somigli di più:

esclama.

GUARDA LA SUA ORRIBILE FRANGIA

Alle otto arrivano gli occupanti della prima poltrona: c’è un certo fascino nel vedere i divani verdi vuoti riempirsi di vita e colore. Ammiriamo, ma non invidiamo. Solo poche delle poltrone migliori potrebbero tentarci dal nostro posto nella prima fila. Ripaga di tutta la nostra stanca attesa, e anche dell’ultima lotta emozionante.

I concerti popolari del lunedì e del sabato sono da tempo riconosciuti quali elementi di spicco della stagione invernale londinese. Quando il piccolo gruppo di distinti musicisti demerge dall’anticamera sul palco di St. James’s Hall, crediamo che siano ben consapevoli del cordiale benvenuto che scoppia dall’orchestra affollata, quello di veri appassionati di musica, ma forse non si rendono conto dell’esperienza con cui quella sincerità è provata.

Le poltrone sono state occupate per circa cinque minuti, il balcone per meno di un’ora; ma nelle scale che conducono all’orchestra, signore e signori giovani e vecchi, dilettanti, discepoli e devoti aspettano per ore, e come abbiamo mostrato circolano aneddoti, si istituiscono e si mantengono enfaticamente confronti, si discutono gli argomenti del giorno, si fanno conoscenze e si prendono raffreddori.

E’ ora.

Si sente il noto trillo di Joachim. Arriva, IL RE seguito da vicino dal simpatico Ries, dall’ardente Hollander e dall’incomparabile Piatti. Che delizia guardare i loro volti assorti e sentire la loro perfetta armonia!

Li studiamo e li amiamo tutti, e ringraziamo il signor Chappell per il privilegio dei posti da uno scellino nell’orchestra.

traduzione libera di Vera Mazzotta

Wilma Néruda nei ricordi di Helena Nyblom

di Vera Mazzotta

Helena Augusta Nyblom nacque a Copenaghen nel 1843 ed era la figlia di Jörgen Roed, Professore d’arte all’Accademia di Copenaghen, e di Amelie Amanda Kruse. Jorgen e Amelie come molti esponenti del loro ceto, spesso organizzavano saloti e ricevimenti nelle loro casa che consentirono ai loro figli di venire a contato con artisti, scrittori e i musicisti tra i più importanti dell’epoca.

Anche dopo il matrimonio con Carl Rupert Nyblom (1832-1907) letterato e membro dell’Accademia, Helena trasformò la sua casa di Uppsala in un punto di ritrovo per artisti contemporanei provenienti da tutta la Scandinavia, attirati dalla sua intelligenza vivace e dalla sua abilità nel suonare il pianoforte che ispirò i compositori Wilhelm Peterson-Berger e Emil Sjögren.

Nonostante la posizione, la famiglia Nyblom che contava sei figli, si trovò ben presto a dover risolvere diversi problemi di carattere finanziario e questo fu uno dei motivi per cui Helena iniziò a scrivere come critico prima e come autrice poi, sia opere teatrali che fiabe. Poco prima di morire pubblicò un libro di ricordi – i miei ricordi di vita

La mia insegnante di musica, la signorina Anna Bruun (la seconda moglie di Vilhelm Bissen) era così gentile da portarmi con sé a questi concerti. Di solito si davano, credo, tre concerti sinfonici ogni inverno e alcuni concerti minori di musica da camera. In questi concerti sentii due dei più grandi solisti del tempo: Clara Schumann che suonava il pianoforte, e Wilhelmina Neruda, che con i suoi fratelli, Franz e Marie Neruda, suonava in trio per violino e violoncello. Il modo di suonare di Clara Schumann fece una forte impressione su di me perché aveva traccia dell’arte pianistica dei virtuosi moderni e suonava solo la migliore musica sempre con lo spartito.

Wilhelmina Neruda era una ragazza molto giovane, quando si esibì per la prima volta a Copenaghen. Si era appena fidanzata con il compositore svedese Norman e suonava con entusiasmo anche canti popolari svedesi arrangiati per due violini e violoncello. Ricordo ancora chiaramente con quale vivacità e splendore suonava quello che lei preferiva: “Mandom, mod och morske män”.

Non era bella ma aveva un volto particolare, tipicamente slavo contornato da una folta e riccia capigliatura ed aveva una bella e giovane figura e le braccia e le mani più belle. L’ho sentita suonare molte volte, e lei era tra quegli artisti che andando avanti nel tempo, suonavano meglio fino a quando oramai anziana raggiunse l’apice della sua arte. Non ho mai visto nessun violinista portare l’arco con tanta bellezza e libertà come lei; quando lo sollevava, si vedeva che ne sarebbe scaturito qualcosa di meraviglioso e non si rimaneva mai delusi. Quando una volta chiesi a suo fratello Franz Neruda:

“Wilhelmina Neruda suona sempre così bene?”

rispose nel suo modo originale, incisivo:

“No, suona anche meglio!”.

Quando diede l’ultimo concerto a Stoccolma (allora aveva già settant’anni), suonò tra l’altro il Trillo del Diavolo di Tartini in un modo tale che i violinisti presenti dicevano che era OLTRE quello che avevano sentito prima.

Lei aveva, come tutti i migliori esecutori, il massimo rispetto per l’opera del compositore. Tutti i buoni compositori hanno capito come indicare i loro pensieri con segni chiari. Dovrebbe quindi essere il primo dovere dell’esecutore osservare ognuno di questi segni. Beethoven era così attento a tutti i dettagli, che non gli piaceva che si suonassero le sue composizioni a memoria perché si poteva facilmente dimenticare o trascurare qualcosa. È diventato comune parlare di “’interpretazione personale”, quando si valuta l’esecuzione di un pezzo musicale.

— Cosa si intende con questo? —

Se è un’interpretazione diversa da quella che il compositore ha desiderato, si dovrebbe piuttosto chiamarla “un’interpretazione folle”.

È dovere dell’esecutore di osservare con la massima puntualità tutto ciò che il compositore ha suggerito per avvicinarsi il più possibile ai suoi pensieri. Per prima cosa bisogna supporre che davvero poche persone (si può tranquillamente dire nessuno) hanno una sensibilità e una correttezza musicali più forti di quella che ebbero un Beethoven, un Bach, un Chopin quando composero le loro opere e anche quando si deve interpretare un brano di un compositore meno illustre, sono comunque, alla fine dei conti, le sue idee quelle che chi suona deve eseguire pertanto deve adattarsi a ciò che è indicato. È altrettanto sbagliato cambiare i segni in una composizione come lo sarebbe cambiare le parole in una poesia che si deve recitare

La ragione è nel fatto che l’esecutore pone l’accento su sé stesso e sulla sua prestazione ma per diventare un grande artista si richiede oltre al talento (conditio sine, qua non) una vera modestia ossia la capacità di poter arretrare davanti a colui che ha creato l’opera d’arte, ed è questa ammirevole modestia che tutti i migliori artisti hanno avuto in comune. Wilhelmina Neruda la possedeva alla perfezione.

Madame Norman Néruda nei ricordi di Mathilde Verne

VERA MAZZOTTA

Mathilde Verne è stata una pianista ma, soprattutto, una didatta e tra le prime allieve di Clara Schumann a pubblicare una autobiografia, uscita negli anni ’30, da cui è possibile ricavare interessanti notizie sul ”Metodo” di insegnamento di Clara.

I have wanted to be a teacher from my earliest girlhood, and all my public appearances in England have been intended only to serve my teaching career. I did not take to teaching because my concert work was not successful, but because teaching is a passion which has possessed me – it is my mission in life.

Mathilde Verne proveniva da una famiglia di musicisti ed era la quarta di dieci figli di Johann (Evangelist) Wurm (1828−1892) e (Marie) Sophie Niggl (1838−1883). I genitori erano bavaresi, il padre aveva lavorato come insegnante di musica ed aveva sposato Sophie, una sua allieva. Intorno al 1859 la coppia era emigrata in Inghilterra a Southampton dove Johann Wurm ottenne un posto di organista nella chiesa cattolica insegnando anche pianoforte, violino e tedesco in varie scuole dell’Hampshire mentre Sophie impartiva lezioni private di pianoforte, violino e cetra occupandosi anche della formazione musicale iniziale dei suoi figli: quattro delle loro ragazze divennero note come pianiste, oltre a Mathilde, Mary (1860−1938), Alice, in seguito sposata Verne-Bredt, (1868−1958) e Adela (1877−1952). Grazie a sua sorella che già era una pianista affermata quando Mathilde iniziò, venne ammessa a Francoforte a studiare con Clara Schumann sempre mantenendo intatto il suo sogno di emulare la grande pianista.

 I can say whole-heartedly that these years in Frankfurt were the happiest time of my life. Although it is so many years since I was there, and although I have forgotten much that happened during that time, I have never forgotten my wonderful lessons. Madame Schumann’s influence has stayed with me throughout my life, and it is perhaps strongest to-day. I owe everything to her. She tought me never to lose my ideals, and never to look on teaching as a mere profession.

Dopo il suo ritorno in Inghilterra, Mathilde Verne iniziò a farsi conoscere come pianista e musicista da camera e divenne presto una interprete eccezionale di Schumann ma continuando ad insegnare e organizzando numerosi concerti sia per i suoi alunni che per sè stessa nella stagione “Thursday Twelve O’Clocks” che esistette dal 1907 al 1936.

These Twelve O’Clock Concerts are a splendid institution. They never fail to bring forward music of very unusual interest. Indeed, it can fearlessly be said that the concerts are productive of some of the most enlightened chamber music making in London.

Nel 1909 realizzò il suo sogno: insieme a sua sorella Alice, fondò la “Mathilde Verne School of Pianoforte Playing” le cui basi pedagogiche furono ritenute tante efficaci da poterla ampliare per diventare un “College of Music” a cui fu annesso un “Children’s College of Music”, la cui direzione fu assunta dalla giovane Alice Verne.

But I want to do my work on big scale; I want to train teachers; I want my pupils to study and to play chamber music; I want them to have the opportunity of studying concertos with my own orchestra. My piano students will not be mere mechanical machines, they will be fine musicians as well.”

MA TUTTO AVVENNE DOPO IL SUO DEBUTTO…

Grazie ai suoi studi con Clara Schumann, Mathilde al suo rientro in Inghilterra nel 1887, venne ingaggiata per esibirsi con il Trio in do minore di Mendelssohn insieme a Madame Norman Néruda ed Alfredo Piatti…ma allora , più di oggi, non c’era molto tempo per provare

Era stata organizzata una prova di mezz’ora prima del concerto nella sala degli artisti di St. James’s Hall ma la mattina ricevetti un messaggio che diceva che Madame Néruda non sarebbe potuta tornare da Manchester in tempo, quindi non ci sarebbe stata nessuna prova. Questo, però, non mi disturbava affatto, perché, invece di una performance asciutta e prevedibile ce ne sarebbe stata una piena di belle sorprese. Quando ci siamo incontrati al concerto, sia Madame Néruda che Signor Piatti erano così allegri prima di salire sul palco che non ero per niente nervosa dopo aver iniziato il Trio. Posso ricordare ancora oggi quanto fosse meraviglioso sentirsi portati via da questi due grandi artisti… entrambi furono molto incoraggianti e Madame Néruda mi disse che avrebbe scritto personalmente a Madame Schumann dicendole che sia lei che Piatti avevano trovato il mio modo di suonare molto comunicativo.

ARRIVO’ poi IL MOMENTO DI SUONARE CHOPIN, poichè nei programmi vittoriani ad una parte cameristica ne seguive sempre una solistica e la giovane debuttante era, giustamente, alquanto nervosa. Fu allora che la grande violinista …prese le mie mani nelle sue assicurandomi che anche lei spesso era molto nervosa dicendomi che non dovevo pensare a nient’altro che alla musica, allora, niente altro avrebbe contato!

Quel consiglio, quella rassicurazione furono la chiave del successo di quella prima: la giovane Mathilde incontrò il favore del pubblico e nuovi ingaggi. Il giorno successivo Madame Néruda introdusse la giovane pianista a ..molte persone, tra cui un vecchio signore che mi disse quanto gli fosse piaciuto il mio modo di suonare e che voleva che insegnassi alla sua giovane e musicale figliola

fu l’inizio del suo sogno.

Molti anni dopo, Mathilde Verne, affermata pianista e docente, si trovò a Montecarlo dove incontrò Balokovic, noto violinista che spesso si era esibito anche in passato con Mathilde. Balokovic aveva acquistato uno Strad molto particolare….

un giorno dopo pranzo, mi chiese se volevo vedere il violino che recentemente aveva acquistato per dargli una opinione personale. Quando la custodia mi venne mostrata qualcosa mi sembrò stranamente familiare ma le custodie di violino sono più o meno simili tra loro e non prestai molta attenzione alla mia fantasia fino a quando la Stella del Mattino della Memoria non sorse nel mio cuore e vidi la copertura di raso trapuntato sbiadito in cui riposava questo prezioso strumento. I miei pensieri andarono lontano-indietro-indietro-ma a cosa? e poi come un flash la mia memoria fu portata ai Norwood Concert del Cristal Palace, al profumo di un mazzo di viole, all’ acqua di rose nei bicchieri da dito, ad una persona graziosa finchè poi tutto mi tornò in mente, questa stessa custodia portata da una grande artista in una stazione affollata… SI! Madame Norman Nèruda, l’amica della giovinezza che spesso al Crystal Palace mi portava con sé quando suonava lì. Lei ci andava… pranzavamo insieme prima del concerto ed essendo giovane fui molto colpita dall’acqua di rose nei bicchieri da dito che le servivano e anche il profumo di viole era sempre associato a lei perché non portava mai altri fiori. Queste cose si devono evidentemente essere fotografate indelebilmente nella mia memoria.

Questo violino è appartenuto a Wilma Norman Nèruda, dissi quando riuscii a parlare.

-Certamente, disse Balokovic, ma come fai a saperlo?? mi chiese e allora glielo dissi e quando il mio amico lo suonò pensai che la mia amica avrebbe avuto piacere di sapere in quali dotate e gentili mani era arrivato

Dénes Zsigmundy ultimo possessore dello Strad Ernst-Hallè

CItazioni tratte da Chords of Remembrance;

la storia del violino Ernst-Hallè https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_

https://tarisio.com/cozio-archive/property/?ID=40287

ma disponibile anche su questo blog

Intermezzo Asolano

Indagine sui Norman Neruda e sulla storia di Palazzo Beltramini di Asolo @sherlockholmesmusic DI Vera Mazzotta Il presente articolo è frutto di una ricerca che compie a breve un anno. In attesa della sua pubblicazione in questa forma, a Settembre 2023 nello Strand Magazine, Rivista ufficiale dell’Associazione Uno Studio In Holmes nella quale saranno raccolti […]

Intermezzo Asolano

i Neruda e Brahms…

L’uomo del Popolo, lo definiva Eugenie Schumann, l’uomo semplice, dai pantaloni troppo corti, le camicie colorate, lontano dalle convenzioni e che sempre mantenne il buon cuore e l’attenzione verso i meno abbienti, ma un vero e proprio genio nella musica, venerato da generazioni di giovani musicisti, soprattutto tra le giovani leve del Conservatorio di Francoforte in cui anche Olga Néruda, l’ultima della famiglia, era andata a studiare, con una didatta di eccezione, Clara Schumann. Ogni volta che il Maestro arrivava per far sentire alla sua Klara qualche sua nuova opera, c’era fermento.

Tra i ricordi più gustosi, quelli di Mathilde Verne quando,  finalmente, fu ammessa a  partecipare ad una serata di musica con Brahms, su invito di Clara Schumann.

Olga Néruda, sorella di Lady Hallé, che era una delle mie compagne di studio, mi chiese cosa avrei indossato per questa grande occasione, e, scoprendo che non avevo un abito elegante, mi promise generosamente, di vestirmi con uno dei suoi. Mi mostrò subito una bellissima creazione con una splendida fascia color fragola e iniziò a vestirmi l’effetto generale non fu fortunato:  Olga Néruda era alta e piuttosto
robusta mentre io ero bassa e molto magra. Comunque la ammiravo immensamente, quindi non mi importava affatto di quello che faceva con me ed ero contenta quando mi arruffò la gonna lunga intorno alla vita legandola  saldamente con
la fascia  assicurandomi che ero incantevole… la soddisfazione e la contentezza durarono poco!

Quando la giovane Mathilde arrivò a casa di Clara, la pianista la squadrò dalla testa ai piedi cominciando a tirarle il vestito da una parte e dall’altra, seguita da Marie ed Eugenie, le sue due figlie…era evidente che qualcosa non andava e, ben presto, la giovane iniziò a sentirsi a disagio… un disagio che crebbe a tal punto che quanto Brahms iniziò a suonare il quintetto per pianoforte … la mia mente non era più assorbita dalla musica ma solo dal fatto che qualcosa fosse sbagliato nel mio abito e quando Eugenie Schumann si sedette accanto a me chiedendomi che movimento fosse quello che stava suonando, non ne avevo la minima idea!!! MA…affidandosi al suo orecchio, tirò ad indovinare e, per fortuna, ci riuscì!!

 

Il gusto musicale in Australia

VERA MAZZOTTA

Intervista a Sir Charles e Lady Hallé

@accadde oggi 13 AGOSTO 1890

CRESCITA DEL GUSTO MUSICALE IN AUSTRALIA. INTERVISTA CON SIR CHARLES HALLE.

Martedì mattina sono arrivati a Adelaide i noti artisti Sir Charles e Lady Halle (Madame Neruda) e hanno intenzione di dare una serie di sei concerti.

La loro visita a questa città era attesa da tempo con piacere non solo di coloro che sono orgogliosi di essere musicisti colti ma anche di tutti quelli che possono apprezzare l’interpretazione fatta dagli artisti dei grandi maestri. Il successo che ha accompagnato Sir Charles e Lady Halle durante il loro tour delle colonie è stato quasi fenomenale, il pubblico in ogni città ha riempito le sale in cui si sono esibiti. Martedì mattina un giornalista del Register ha parlato con Sir Charles che, riguardo lo standard musicale in Australia, ha espresso la sua sorpresa per il netto progresso che era stato fatto nell’arte, e l’apprezzamento che ha sentito nei loro confronti da parte del pubblico.

‘Lady Halle e io siamo venuti qui ignorando completamente quale fosse lo standard in musica. Non posso dire neanche per un momento però che ci aspettassimo che il pubblico australiano non fosse sufficientemente educato musicalmente per apprezzarci e questo è dimostrato dal fatto che, fin dal primo concerto, abbiamo presentato esattamente gli stessi programmi che avremmo fatto sia in Inghilterra che in Germania. Le case affollate a Melbourne e il piacere evidente mostrato dal pubblico, ci hanno convinto subito che i brani che abbiamo scelto, necessariamente di altissima classe, erano compresi, e inoltre, che non avevamo motivo di preoccuparci di dover venire incontro ai loro gusti.’

‘Se il risultato fosse stato diverso, avreste cambiato i vostri programmi per quelli più popolari ?’

Certo che no. Abbiamo deciso fin dall’inizio che non avremmo suonato nessun brano cosiddetto popolare, ma che ci saremmo attenuti al repertorio che avevamo a casa.’

Sir Charles disse poi che avevano dato non meno di diciotto concerti a Melbourne, quindici a Sydney, sei a Brisbane, uno a Geelong e uno a ’ Ballarat. In tutti questi luoghi l’ accoglienza ricevuta è stata delle più cordiali.

Hanno avuto poi un’esperienza unica a Brisbane: ai primi due concerti le ovazioni sono state molto gratificanti ma c’era la sensazione che gli applausi fossero più per senso del dovere che per vero apprezzamento. Era difficile che di questo si accorgessero altri che non fossero gli artisti stessi ma per loro era, quasi, dolorosamente evidente. Dopo i primi due concerti, tuttavia, ci fu un netto cambiamento: gli applausi erano altrettanto rumorosi e il pubblico altrettanto numeroso ma gli artisti riconobbero che quegli applausi erano spontanei.

’In effetti, disse Sir Charles, ’ci sentivamo finalmente in sintonia’ e dopo quanto accaduto, il piacere di suonare per un pubblico così divenne immenso. Vedete, all’inizio ci avevano evidentemente frainteso ma applaudivano come se apprezzassero pienamente la musica. Potevamo vedere la differenza e siamo stati felici quando abbiamo visto il cambiamento dal desiderio di apprezzare all’apprezzamento stesso.’

Sir Charles e Lady Halle sono stati particolarmente soddisfatti della loro visita a Ballarat. Hanno suonato davanti a una platea molto numerosa all’Accademia di Musica, ed è stato interessante vedere anche tante persone della classe mineraria tra il pubblico. Gli applausi sono stati calorosi e spontanei, ed è stato sorprendente per lui avere un pubblico così partecipativo con grande presenza di persone che lavoravano nelle miniere

’Sento,’ ha detto Sir Charles, ’ che non c’è casa a Ballarat, anche piccola che non abbia un pianoforte tra i mobili. Quindi gli abitanti sono evidentemente musicali, e desiderosi di ottenere uno standard più alto.’

Pensi, Sir Charles, _ che la creazione della Victorian National Orchestra segni un’epoca nella musica australiana?’

‘Sì, lo penso ma c’è qualcosa che manca nell’orchestra: non è abbastanza forte da colpire il pubblico, tuttavia, ha fatto un buon lavoro e ci sono alcuni uomini veramente bravi. Ci è stato detto che da quando è stata fondata c’è stato un netto progresso nello standard musicale e anzi, se fossimo venuti quattro anni fa, forse non avremmo incontrato il successo che ovunque ci ha seguito. Quindi penso che siamo arrivati proprio al momento giusto.’

L’ attenzione di Sir Charles Halle è stata poi diretta alla Cattedra di Musica che da alcuni anni è stata istituita a Adelaide. Non aveva sentito parlare della costituzione della Cattedra ma ha espresso l’opinione che una ‘Cattedra di Musica’ senza una ‘Scuola di Musica’ (e questo nel senso più stretto della parola) sia di poco valore. Un’educazione musicale non può essere impartita a studenti il cui professore o professori, lì tengono solo lezioni o li esaminano alla fine dell’anno per il conseguimento titolo. Una Scuola di Musica, nel senso più ampio, è essenziale per una Cattedra di Musica e sebbene quest’ultima sia utile a suo modo, è poco efficace se non sostenuta da Scuola. Hallè tuttavia, non si riferiva nello specifico alla Cattedra di Musica di Adelaide poiché non la conosceva ma parlava in generale del sistema. A tutti i concerti, Sir Charles suona sui pianoforti che sono stati fatti appositamente per lui, e il violino di Madame Neruda è uno strumento preziosissimo.

‘Non credo che possa essere superato in alcun modo,’ ha detto Sir Charles, ’ perché è uno Stradivari del 1709, la cui qualità corrisponde in valore alla sua vecchiaia.’

Un omaggio a Wilma

Durante il viaggio verso l’ Australia del 1891 Wilma stupì passeggeri e quanti l’accompagnavano vestendo il cappello bianco degli Universitari di Uppsala…

così scrissero a febbraio i giornali australiani riportandone la storia:

Trent’anni fa la famoso violinista stava suonando con la sorella Maria e il fratello Franz alla città universitaria di Uppsala e il suo stile entusiasmò così tanto un giovane studente presente che si tolse il cappello bianco tanto amato dagli studenti e, riempiendolo di rose, lo presentò a Wilma Neruda come omaggio al potere della sua arte. Quando Wilma, oramai Lady Hallè, tornò di nuovo a Uppsala nella sua ultima visita in Svezia e Norvegia, incontrò lo stesso studente, ora noto professore, gli disse quanto ancora apprezzasse ancora il cappello bianco da studente che ancora oggi, a volte, indossa tanto da essere, durante i suoi viaggi da e per Australia, fonte feconda di commenti e di sorpresa per i suoi compagni di viaggio. 

Wilma ed i suoi fratelli suonarono ad Uppsala nel 1862 e 1863 per la prima volta per la Orfei I Drängar, la Società dei Cantori di Uppsala, fondata dal tenore Jonas Widén nel 1853.

Accadde oggi: matrimonio e viaggio di Nozze di Lady Hallé.

VERA MAZZOTTA

Roma e Napoli nel 1889

Wilma Norman Néruda e Charles Hallè si conoscevano sin dal 1849, quando il pianista aveva invitato la bambina morava a suonare nei Gentlemen Concert di Manchester. Quella  bambina, crescendo, si era trasformata in un talento del violino e fin dal 1869, quando aveva deciso di  trasferirsi definitivamente in Inghilterra, i due avevano stretto un profico rapporto di lavoro. Tuttavia, fin dall’inizio il loro rapporto si profilò non solo come un  partenariato artistico, i due musicisti, suonando insieme, rafforzarono il loro legame e già dal 1870 era evidente che, se avessero potuto, sarebbero convolati a nozze, Charles infatti era oramai vedovo da 20 anni e nutriva un affetto profondo nei confronti della donna testimoniato da alcuni versi a lei dedicati. Tra il 1876 e i 1877 la violinista fu costretta a lunghi soggiorni tra Como, Genova e Venezia a causa della tubercolosi e Charles, in vacanza con la numerosa prole avuta dal suo primo matrimonio, passò a trovarla portandole conforto in un momento in cui temeva tanto per la sua salute quanto per la sua carriera che era per lei unico sostentamento. Le lettere che il pianista spedì ai figli di lei, in particolare al giovane Ludvig che nel 1881 aveva intrapreso i suoi studi artistici  ad Anversa, evidenziano un rapporto fatto di affetto e stima. I due musicisti cominciarono ben presto a tenere numerosi concerti anche  ad Hagen, città natale di Hallé, fin dal 1878, che tuttavia avevano l’apparenza di essere fatti per nascondere soggiorni di natura molto privata tanto da suscitare, anche allora, non poche congetture. Quasi certamente, complice la vita fatta di continui viaggi per concerti, i due musicisti vivessero more uxorio ma Wilma rimaneva una donna sposata,, per quanto separata, e la sua profonda fede cattolica non le avrebbe mai permesso di accedere al divorzio che, infatti, non è attestato in alcun documento. Wilma Nèruda in realtà si era definitivamente allontanata dal suo primo marito fin dal 1868 e aveva deciso di portare con sé i suoi due figli mandandoli a scuola a Brunn, sua città natale. Quando nel 1885 Norman morì era questione di tempo perché Wilma e Charles decidessero di fare il passo definitivo: entrambi erano vedovi, avevano carriere avviate, erano economicamente indipendenti,  maturi  e, in un certo qual modo, erano di reciproca ispirazione l’uno per l’altra, inoltre, avevano entrambi figli grandi. La notizia della loro unione circolava da molto tempo  tanto che, scherzosamente, Wilma Néruda da alcuni buontemponi veniva chiamata Lady Luja perché ritenuta inseparabile dalla sua metà…Hallé, ma il pianista voleva evitare voci ed illazioni che avrebbero potuto nuocere alla reputazione tanto che quando venne a sapere che un giornale aveva pubblicato la falsa notizia del loro matrimonio nell’ottobre del 1885 in aggiunta ad una loro foto insieme esposta in vetrina, senza che Forsyth, il manager, fosse intervenuto per smentire la cosa, si infuriò. Il 28 maggio del 1888 la coppia, alla presenza di familiari ed degli amici più cari tra cui  Joachim, Alfredo Piatti e Clara Schumann e l’immancabile Principessa Alexandra del Galles decise però  festeggiare il fidanzamento con una cena rimasta storica anche per il brindisi che la futura Regina, grande amica della violinista fece alla coppia.

Il Cavalierato.

Il 1888 fu un anno importante nella vita di Charles Hallè che si avviava verso i 68 anni. Prima giunse nella sua casa una importante lettera del Primo Ministro, Lord Salisbury, nella quale si comunicava che la Regina, che da poco aveva festeggiato il giubileo e voluto che gli Hallès al completo partecipassero alla consueta processione, aveva deciso di nominare il pianista Cavaliere per i suoi meriti artistici: prima di lui soltanto altri due musicisti stranieri, Michael Costa e Julius Benedict, avevano avuto questo onore…Ed il titolo non era immeritato: riconosceva ad Hallé quarant’anni di duro lavoro volto a costituire orchestre professionali che regolarmente, dal 1857, avevano cominciato ad esibirsi  in tutto il paese diffondendo le opere di musica da camera e contribuendo ad innalzare così anche i livelli culturali della popolazione. Così, il futuro Sir Charles con la famiglia al seguito, riprese il treno per Windsor stavolta per partecipare alla cerimonia di investitura. Tutti coloro che erano stati nominati erano stati schierati di fronte alla Regina che troneggiava di fronte a loro con una spada poggiata su un cuscino color cremisi; al segnale del Maestro di Cerimonia, uno alla volta, avanzavano per inginocchiarsi di fronte alla Regina che dopo averli toccati tre volte sulle spalle chiamandoli con il loro ‘’nuovo nome’’ esclamava

Rise up, Sir Charles, Alzati Sir Charles

Fu una cerimonia toccante ma non priva di alcuni momenti di ilarità. Fra i nominati non c’era solo chi, come Hallè, era vicino alla Casa Reale ma anche persone investite per motivi politici, tra cui un gentleman australiano che, arrivato il suo turno, si inginocchiò come in preghiera. La Regina, non riconoscendo il gentleman,  chiese al Cerimoniere come si chiamasse e questi, a sua volta, fece la stessa domanda all’australiano che rispose, in preda all’emozione…

L’ho dimenticato!!  E così il Cerimoniere riferì alla Regina che, senza perdersi d’animo disse

– Rise up, alzati Sir Nyum Nyum!  ed il malcapitato, da allora e per sempre rimase Sir Nyum.

Le nozze.

Pochi giorni più tardi, il 26 luglio, Hallè e Wilma Nèruda convolarono a nozze sotto gli sguardi dei figli di lei  e della numerosa prole di lui. Come il pianista ebbe modo di scrivere a Broadfield[1], senza la presenza costante della donna, la sua vita gli sarebbe sembrata certamente inutile, vuota e priva di senso. Dal racconto che anni dopo ne fece Gustav, il minore dei figli di Hallè, da poco rientrato dal Sud Africa, si evince che il padre aveva parlato della sua intenzione di sposare Madame Nèruda soltanto pochi giorni prima, quando il matrimonio era oramai organizzato. Ovviamente, era un matrimonio che Gus non avrebbe potuto in alcun modo impedire e che suo padre aveva tutta la libertà di contrarre ma che, per lealtà nei confronti di sua madre comunque il giovane non si sentiva di approvare. Fu una cerimonia privata quella che si tenne al Brompton Oratory[2]. Era un giovendi mattina e la piccola folla inconsapevole che attendeva la messa giornaliera aveva intuito, dall’eleganza dei convitati, che si sarebbe celebrato un matrimonio: allora come oggi, attendeva impaziente l’ingresso della… giovane…sposa.. E il momento arrivò. La processione nuziale fu accolta da un un mormorio che lentamente, pervase tutta la navata: a marciare verso l’altare non erano le giovani figlie di Hallé piccoline di statura e accompagnate dai due fratelli, Neruda alti e statuari come Vichinghi, bensi un uomo di quasi 70 anni e la sua compagna di quasi 50! Al termine della celebrazione Hallè diede una sovrana al giovane Gustav  insieme al testo della notizia perché la portasse al Times in modo che la pubblicasse il giorno successivo, ma non fu una cosa facile. Il giovane fu costretto a passare da almeno una dozzina di parrucconi del giornale attestando la sua buona fede e la veridicità della notizia con il fatto di essere il figlio del noto pianista: la gente perbene, si sentì rispondere, non avrebbe mai dovuto giocare di queste sorprese al pubblico!  Ed il 28 luglio il Manchester Guardian comunicò che

  • Among the many marriages soleminsed in London yesterday was that of Sir Charles Hallé and Madame Norman Neruda, at the pro cathedral.

Dopo la cerimonia ecclesiastica i pochi invitati furono intrattenuti nella casa coniugale con una semplice colazione alla quale non potè mancare la Principessa Alexandra che, da molti anni, aveva con Wilma Norman Nèruda un legame speciale e di amicizia. La coppia sarebbe dovuta partire di lì a breve per Vienna ma fu costretta ad affrontare, alla fine della giornata,  il momento in cui si ritrovò seduta a tavola, ancora imbandita per la piccola festa, con tutti i figli accanto. E fu allora che il giovan Gus, irritato per non essere stato messo al corrente per tempo delle nozze, disse che non avrebbe consentito che suo padre consumasse a cuor leggero la sua luna di miele, anzi, la sua prima notte di nozze, in casa. Hallè propose allora di starsene fuori per una quindicina di giorni e Gustav rispose che allora lui ne avrebbe approfittato per prendere un  bel box in un qualsiasi teatro a loro spese sino al loro rientro. Hallè accettò e il giovane…per far pagare al padre il fatto di averli tenuti tuti all’oscuro, festeggiò ogni sera in un teatro differente portandosi dietro tutti gli amici che poteva, e ad Hallè non rimase che pagare il conto.

In quella occasione, Charles e Wilma fecero un viaggio familiare raggiungendo la sorella di Wilma, la violinista Marie, a Gleichenberg e successivamente, Parigi, Vienna e qualche giorno in casa dei Sartoris ma fu comunque un viaggio inframmezzato da concerti privati: il vero viaggio di nozze, liberi da impegni familiari oltre che lavorativi fu quello dell’anno successivo. La meta, la classica meta dei viaggi di nozze: l’Italia!

La Luna di Miele in ritardo.

Hallè era stato in precedenza in Italia, a Venezia e a Roma in autunno, quando le città italiane erano piene di gente. Aveva al seguito anche i figli più grandi con i quali viaggiava in treno e fu forse allora che la sua pazienza venne messa a dura prova da situazioni non infrequenti in Italia (sic!!): ponti rotti e, ovviamente, quello che non sopportava: treni costantemente in ritardo[3]. Quel viaggio gli costò l’arrivo a destinazione dodici ore dopo l’orario previsto, dodici ore portati in giro su rotaia per tutta l’ Italia, passando per Ancona e poi di nuovo verso una regione dall’aspetto romantico ma desolato dove l’unico cibo che riuscirono a procurarsi per fu caffè scadente, mele acerbe e uva. Eppure, nonostante tutto, il pianista non aveva esternato in alcun modo la sua rabbia o la sua stizza: dopo dodici ore, forse, non ne aveva neanche la forza…solo una sua frase laconica, un desiderio, espresse il suo disappunto

Come vorrei essere ora su un bel vagone ferroviario in viaggio da Londra a Manchester!

Una considerazione questa che, a detta dei suoi figli maggiori, esprimeva al meglio cosa pensasse dell’Italia, dei ponti rotti, dei torrenti in piena e degli abusi e ritardi delle ferrovie. Ci vollero due giorni a Roma alle cure dei proprietari di allora dell’Hotel Angleterre di Roma per fargli dimenticare il malumore e quel viaggio allucinante[4].

I  non proprio, Novelli Sposi, trascorsero in Italia due settimane, indicativamente tra il 5 ed il 22 aprile del 1889. Il racconto di queste giornate da turisti è quello, un po’ schematico e a volte frettoloso, fatto dallo stesso Hallè nelle lettere spedite dalle diverse località ai suoi figli. Tutta l’organizzazione del viaggio, come anche delle successive tournèè, fu opera del pianista: Wilma, pur essendo una persona che aveva rotto ben più di una convenzione, rimaneva una donna che non amava interessarsi di politica e, stranamente, neanche di questioni femminili e che nel matrimonio con Hallé, dimostrò di affidarsi completamente come nel più tradizionale dei matrimoni vittoriani. Dal canto suo, Charles si era preparato, e, probabilmente aveva preparato anche la sua metà, al ritardo cronico dei treni itliani, invece, in questa occasione, e …considerato il carattere forte della donna, diremmo …per fortuna…rimase piacevolmente sorpreso dalla puntualità. Ovviamente, l’albergo scelto non poteva che essere l’Hotel D’Angleterre che, in via Bocca di Leone, dominava il quartiere inglese di Roma. E la Roma che accolse gli Hallè era ben diversa da quella del 1870! La prima cosa che colpì Sir Charles fu il progresso che avevano fatto gli scavi archeologici ed i molti nuovi rinvenimenti, era per lui incredibile il pensiero che tutte quelle nuove statue neanche pochi anni prima si trovavano sottoterra! Il Foro, il cui scavo era iniziato all’alba della Repubblica Romana del 1849, il Colosseo, dopo le recenti scoperte, agli occhi del tedesco, non sembravano più gli stessi, anche il Vaticano e i suoi dintorni si presentava diverso, del resto, Porta Angelica era stata abbattuta e  non era l’unico monumento caduto sotto le mani del Re Picconatore, Villa Ludovisi, Palazzo Altoviti, il Teatro Apollo sul Tevere, Palazzo Piombino che chiudeva Piazza Colonna, tanto per ricordare alcuni luoghi, l’avevano preceduta e seguita: Roma sembrava, ma in realtà era, una città che stava cambiando veste per essere all’altezza del nuovo ruolo di Capitale. In realtà, la situazione generale di quell’aprile del 1889 non era semplice: le condizioni economiche della città erano difficili, il governo sempre alle prese con la ricerca di soldi e da mesi gli operai erano in tumulto per le condizioni miserevoli in cui erano costretti a vivere e a lavorare[5].

Charles aveva programmato di soggiornare qualche giorno nella Capitale, spostarsi successivamente a Napoli e a Pompei e di tornare a Roma per Pasqua. L’Hotel era certamente confortevole ma il tempo inclemente, anzi, atroce: vento e pioggia incessante che, ovviamente, i due cittadini londinesi, non si aspettavano di trovare nel Paese del Sole! La centralità dell’Hotel consentì ai due musicisti per prima cosa di passeggiare nei dintorni: Piazza di Spagna con la Barcaccia in restauro, Trinità dei Monti, la zona di Piazza del Popolo,

S. Pietro, parte del Vaticano, il Colosseo, con la sua vecchia fontana, la Meta Sudans

Il Pantheon, che finalmente poterono ammirare privo delle vecchie cancellate tra le colonne e le ‘’orecchie d’asino’’ di Bernini, foto 8 il Campidoglio con i suoi due musei[6], il Foro Romano, foto 9 il Foro Traiano, scavato per ordine di Napoleone che con l’abbattimento di alcuni edifici medievali considerati privi di interessi mise in luce il settore centrale della Basilica Ulpia ed il peristilio intorno alla colonna poi sistemati da Papa Pio VII dopo il suo ritorno a Roma. Certamente, durante questa prima passeggiata Wilma e Charles avranno quantomeno intravisto quel che rimaneva del perimetro del foro di Nerva, le Colonnacce con il loro Antico Forno,

il Tempio di Venere e Roma in lontananza. Successivamente, con la loro carrozza,  si spostarono verso Tempio di Vesta che certamente forse videro circondato da carretti e buoi nell’allora Foro Boario, foto 11 e ovviamente anche l’antistante Santa Maria In Cosmedin

e San Paolo fuori le mura, una grande quantità di  archi trionfali[7], e l’immancabile Fontana di Trevi[8] forse vista nel rientro in albergo. Certamente, anche se Sir Charles non lo nota, è molto probabile che i due, oltre per ammirare la maestosità della Fontana Romana, abbiano provato la tradizione che in quegli anni prendeva piede di lanciare la monetina nella fontana dandole le spalle, tradizione inventata dall’archeologo Helbig[9] di stanza a Roma proprio in quegli anni, una sorta di rito propiziatorio per augurare ai suoi ospiti, amici e connazionali, il ritorno nella città Eterna e lenire la malinconia di dover lasciare una città così bella. Helbig rimaneva a Roma ma per i tedeschi che partivano quella era una tradizione che si allrgò a macchia d’olio. Helbig tuttavia, non aveva fatto altro che rinvigorire una tradizione antichissima a Roma, quella di gettare un obolo nei pozzi per accattivarsi il favore delle divinità alla vigilia di un viaggio ma anche celtica. Ma Wilma e Charles nelle loro passeggiate romane non si affidavano al caso, avevano una guida, un personaggio che, a detta loro, vantava un’intima conoscenza con il Cardinale Mannig[10]: il Principe Jerome, cugino di Napoleone III grazie al quale i musicisti poterono (intra)vedere i Reali Italiani spostarsi  su tre carrozze distinte perché lui, ne conosceva le abitudini.

 Il 7 aprile fu  dedicato  anche alla visita del Quirinale con le sue stanze che apparvero belle, ma fredde e impresonali! Il 9 aprile la pioggia incessante dalla mattina alla sera costrinse gli Hallé a fare  visite al chiuso ricorrendo all’aiuto di Mr William Bliss, inglese noto per il suo lavoro presso l’Archivio Vaticano che trascorreva gran parte dell’anno proprio nella Capitale.[11] Hallè racconta alla figlia che arano arrivati allo studioso grazie ad una lettera di Lady Herbert[12] anche lei amica del Cardinale Manning e, indirettamente, degli Hallé. Grazie a Bliss gli Hallè furono condotti a visitare  parte della Biblioteca e degli Archivi che di norma non venivano aperti a nessuno,[13] i Musei Vaticani, in particolare il Museo Pio Cristianole Stanze dei Borgia che, con i loro affreschi di Pinturicchio rimasero particolarmente impresse ai due musicisti grandi amanti dell’arte, e un antico manoscritto  della vita di San Giorgio miniato da quello che allora si credeva essere  Giotto.[14]

Dopo pranzo fu la volta della visita a Lord Dufferin, ambasciatore a Roma e  al Vescovo di Trebisonda al quale Hallè si rivolse nella speranza di una udienza privata con il Papa e di una chiacchierata con l’archeologo Sir Charles Thomas Newton, già console di Mitilene e di Roma, noto al mondo come scopritore dei tesori di Alicarnasso e  per aver  arricchito le collezioni archeologiche del British Museum. Gli Hallè avevano intenzione di partire il giorno stesso per Napoli dove avevano già prenotato delle camere al Grand-Hotel[15]ma alcuni connazioniali di ritorno dalla cittadina li avvisarono che lì c’erano stati dei casi di febbre tifoide di cui uno mortale.

Così, dispiaciuto per questo ennesimo inconveniente che si aggiungeva al cattivo tempo di Roma, Hallé passò gran parte del giorno successivo a cercare camere in un Hotel differente. Nell’attesa di avere risposta dall’Hotel Bristol, mercoledi 11 aprile Wilma e Charles fecero la consueta gita nella campagna romana per vedere due straordinarie tombe altrettanto straordinariamente conservate e decorate…purtroppo sull’Appia Antica è difficile capire di quali tombe si tratti e di quali decorazione parli, vista la straordinarietà possiamo pensare a Cecilia Metella..

Mentre se ne stavano a zonzo per la campagna i due vennero catturati da voci e risate provenienti da un’altra carrozza: il mondo, come si sa, è alquanto piccolo e fu così che i due incontrarono Hamilton Aidé[16] ed alcuni altri amici che tornavano da Napoli e che  il giorno successivo sarebbero partiti per Firenze: ne seguì una  lunga chiacchierata ma oramai, si stava facendo tardi: gli Hallé avevano deciso di partire nel primo pomeriggio per cui furono costretti a declinare diversi inviti quali quello a casa di William Story. Wilma e Charles arrivarono a Napoli giovedì 12 alle 19: le ferrovie italiane ora sono puntuali, scrisse alla figlia! Trovarono un’ottima e calda accoglienza ma soprattutto camere con vista mare: da lontano si scorgeva Capri e il Vesuvio che, dall’inizio dell’anno, aveva ricominciato una intensa attività, e in lontananza lanciava in aria detriti di un rosso intenso ad intervalli così regolari  che, successivamente fecero affermare di Wilma di aver visto quasi una sorta di luce rotante costante intorno alla cima del vulcano.

Napoli e il Risanamento.

All’alba dell’Unità di Italia, Napoli e tutto il Meridione, furono abbandonati a sé stessi. Napoli in particolare, tra il 1880 e il 1889, aveva visto un enorme incremento demografico[17] che aveva portato all’addensamento della popolazione in aree ristrette, umidità, mancanza di luce, acque attinte alle fontane o ai pozzi infiltrate da quelle dei  pozzi neri o provenienti dalle strade,  sistemi di fognatura inadatti o inesstenti, poco ricambio di aria nelle case, incuria nelle pubbliche vie, mai spazzate se non dall’acqua piovana, e condizioni igieniche personali inesistenti. Centinaia di abitazioni erano sorte nei fondaci portuali vecchi magazzini che ricevevano luce solo dal cortile interno ricettacolo di immondizia e di acque impure visto che erano anche privi di rete fognaria.[18] Il Ventre di Napoli era davvero un ventre nel quale ristagnava l’odore degli escrementi umani ed animali aggiunti a quelli delle attività di concia o di tinta.

In questi vivono ammonticchiate parecchie migliaia di persone, talmente avvilite dalla miseria, che somigliano più a bruti che a uomini.[19]

Situazione peggiore dei fondaci erano i cosiddetti bassi, dei terranei senza finestre che prendevano luce solo dalla porta, degli antri, delle stamberghe, dove la condizione di oscurità era totale e non si sfuggiva al contatto diretto con le strade che erano vere e proprie latrine.

In questa situazione sociale accattonaggio, povertà, prostituzine, camorra ed epidemie erano all’ordine del giorno. 

Ricavo da un lavoro … dell’Ufficio statistico municipale, che, a fronte di 45.000 vani, Napoli possiede 54.000 bassi, dei quali ben 36.000 lungo le vie. E questi nondimeno, quantunque privi di luce, specialmente nei rioni della marina e su per i vicoli dei colli, umidi e muffiti, non sono il più abietto ricettacolo della plebe napoletana. Vi è qualcosa di molto triste, vi sono i fondaci: cortili vecchi e luridi, vicoletti senza uscita, cui di solito si accede per un androne, chiusi da alte fabbriche e mezzo nascosti qua e là in tutte le dodici sezioni …Se ciò relativamente è per la città in generale, si immagini ognuno quel che poi debba essere quella parte della vecchia Napoli, che ne è proprio il basso ventre.[20]

Nel 1884 a seguito del colera stavolta importato dall’Europa che fece oltre 8000 morti[21], fu approvata una legge specifica volta al risanamento della città[22] che dava al Comune poteri praticamente illimitati:  l’intezione era quella espressa alcuni anni più tardi di rendere la città la più gradita ai forestieri (…) igienica, sicura, pulita e gaia,[23]e la soluzione identificata fu sventrare[24] i quartieri bassi di Porto, Pendino, Vicaria e Mercato situati sotto il livello delle acque e caratterizzati da stradine chiuse, poco ariose che avevano contribuito al diffondersi dell’epidemia. In realtà questi quartieri erano stati oggetto negli anni 60 dell’Ottocento di attenzione soprattutto per la presenza di nuclei industriali che, a detta degli ingegneri che progettarono i primi nuclei di case più salubri per gli operai, sarebbero dovute essere quantomeno delocalizzate[25]. Ovviamente le prime case-modello operaie, case popolari vennero costruite ma, nonostante la buona volontà di coloro che si occuparono per la prima volta del problema, si ritrovarono comunque a ridosso delle fabbriche. Come sempre accade, l’espropriazione dei terreni per costruire i nuovi quartieri per abbassare la densità della popolazione, costruire le  nuove strade per far entrare la brezza marina, o sistemare il sistema fognario, comportarono l’inizio di qualcosa mai visto prima ma che oggi è abbastanza noto, per non dire la norma: la corruzione di politici e impreditori di fronte ai soldi stanziati. Mentre la Banca Tiberina e la Società dell’Esquilino, forti dell’appoggio Sabaudo a Roma come a Napoli, cominciarono a costruire gli eleganti quartieri sulle colline, come il Vomero, occupandosi di tutte le infrastrutture necessarie, in città si faceva fatica a trovare imprenditori che si assumessero il rischio di opere di altra natura e, ben presto, iniziò un vero e proprio sacco edilizio da parte di diverse Socetà Anonime non napoletane,[26] anche perché la borghesia riconosceva come unica forma di reddito il bene fondiario e sventrare la città significava comunque avere a disposizione nuovi terreni: la plebe andava espulsa dal centro, perché le evoluzioni sociali e sanitarie lo esigono irreparabilmente.[27] Non importava valorizzare le potenzialità che la città aveva e risolvere il problema da un punto di vista sociale, importava lo sfruttamento personalistico dei suoli. Per questo i progetti che anni prima erano stati elaborati dal napoletano di origine scozzese Lamont Young, alcuni davvero pionieristici, a parte quelli relativi ad alcuni edifici, rimasero carta straccia.[28] Young, boicottato per la sua non connivenza con l’affarismo sfrenato e forse  la sua integrità, fu letteralmente silurato dalla Banca Tiberina che gli espropriò volutamente un suolo per la costruzione di una delle stazioni della funicolare. Un primo passo venne fatto con  la derivazione dell’acqua dal Serino con la costruzione di un nuovo ramo di acquedotto inaugurato nel 1885. L’approvvigionamento idrico fesce scemare notevolmente i casi di colera e di febbre tifoidea,[29] rendendo rare malattie quali la scabbia e la tigna ma non debellò, nelle classi più povere, quelle dovute alla cattiva o insufficiente alimentazione. Se Napoli era diventa più salubre da un punto di vista dell’acqua non  fu lo stesso dal punto della corruzione e della criminalità dal momento che l’Onorata Società cominciò a gestire appalti, manovalanza e cantieri: fu un vero trionfo di appalti truccati vinti dalle stesse persone, opere bellissime molte delle quali incomplete, ribassi ingiustificabili, rialzi nei prezzi dei terreni da espropriare, rallentamento dei lavori, illeciti amministrativi. Del resto, già nel 1888 era chiaro che il Risanamento da intervento di pubblica utilità portato avanti dagli architetti che lo avevano immaginato anche con coscienza,[30] si era trasformato nella più bieca delle speculazioni che coinvolgeva ogni aspetto della politica, dell’imprenditoria e della criminalità organizzata senza escludere i mezzi stampa.

Napoli, come Roma, cambiò volto ma Corso Umberto I ed  i palazzi umbertini non fecero che nascondere il degrado e la povertà nei rioni più poveri,

Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete, quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà: bisogna rifare. Questo diceva all’inizio dell’operazione Matilde Serao inizialmente forse speranzosa negli interventi dello Stato ma che, ben presto si rese conto che tutto questo demolire e ricostruire fu solo il paravento[31] del Salotto buono del Rettifilo, delle strade allargate dietro il quale veniva nascosto il vero volto di Napoli.

E in ultimo, sapete che è accaduto? Che il popolo, non potendo abitare il Rettifilo, (…) non avendo delle vere case del popolo, è stato respinto, respinto dietro il paravento!

La questione igienica forse fu per lo più risolta, ma la bonifica igienica alla fine fu davvero ben poca cosa ed i più poveri, sfrattati, ghettizzati, si ammassarono nei vicoli limitrofi, nell’hinterland di Napoli e persino sulle pendici del Monte Echia nel tentativo di sopravvivere ad un costo della vita triplicato[32]Come spesso in Itialia: i problemi erano stati semplicemente spostati. Non solo, anni più tardi, nel 1894 venne istituita una commissione di inchiesta ma ovviamente non portò ad alcuna condanna, anzi, l’ala politica dell’Italia  Unita Sabauda dei Crispi e dei Giolitti di turno, venne salvata con il classico colpo di spugna all’Italiana. Il Risanamento segnò la separazione tra città ricca, quella frequentata dagli Hallé, tra il Vomero, Posillipo, Corso Umberto I e Chiaja, i salotti, e città povera, quella della plebe, di cui ci si dimenticò contribuendo così al diffondersi di un degrado morale che andava ben oltre la presenza di persone oneste.[33]

Il Soggiorno napoletano.

Parte di venerdi 13 aprile la coppia lo trascorse al Museo Archeologico di Napoli che a Charles sembrava più interessante che mai. 

Le tappe successive furono Posillipo, la Tomba di Virgilio, alla riviera di Chiaja piena di deliziosi carri di ogni genere e colore e certamente, anche la Villa Comunale che più però non presentava i due eleganti Casini del Vanvitelli  diventati punti di ristoro anche per coloro che volevano scendere nella sottostante spiaggia naturale…  

Hallè non sapeva che quel delizioso lungomare, bellissimo e comunque  invidiato ancora oggi da tutto il mondo, fu  frutto di una colmata che  riempì l’intero bacino frontestante la riviera, da Mergellina a Santa Lucia, senza alcuna preoccupazione dell’impatto ambientale e facendo perdere ai marinai, ma anche a Napoli, una spiaggia naturale. L’impresa fu  portata avanti da una ditta belga a cui venne ceduta, che si accollò le spese in cambio del diritto di edificare a proprio piacimento sull’attuale viale Gramsci. E il vecchio borgo di Pescatori fu costretto a spostarsi in un villaggio che divenne una specie di ghetto.

Cosa videro gli Hallé che certamente passeggiavano in carrozza?[34] Forse un cantiere dal momento che dopo i primi abbattimenti i lavori iniziarono solo nel giugno del 1889, due mesi dopo il loro viaggio, e lo stesso Rettifilo fu aperto solo nel 1894, ma agli inglesi interessava l’aspetto più pittoresco e Napoli ne forniva a piene mani. Nella strada si vendevano frutti di ogni genere (e soprattutto fichi d’India, meloni, aranci), verdure, pannocchie di granturco e polipi bolliti, tarallucci, coralli e lavori di lava e di madreperla. Venditori più poveri trasportavano la loro merce in grosse ceste sulla testa. I chioschi degli acquaioli, addobbati con serti di limoni, offrivano acqua sulfurea e acqua del Serino, anche con l’aggiunta di sciroppo di orzata, di amarena o di anice. A ridosso dei chioschi la gente, oziava, beveva, mangiava, chiacchierava, raccontava, trattava, vendeva, riposava. La strada risuonava dei  richiami dei venditori e di canti. Gli Scugnizzi giocavano e si azzuffavano. Fu la volta di Pompei nella quale il lavoro ferveva da sempre! Tra il 1887 e il 1889 erano infatti iniziati gli scavi non solo per individuare la linea di costa precedente l’eruzione del Vesuvio ma anche individuare tracce di civiltà preromane.  Il tempo era meraviglioso e la coppia era in visibilio. Charles certamente aveva già visitato Pompei  e forse anche Wilma…dal momento che alla figlia scrive

Era ed è il posto più meraviglioso del mondo, non puoi neanche immaginare quante cose nuove siano state portate alla luce dall’ultima volta che ci siamo stati.

Furono le pitture a lasciare a bocca aperta i due coniugi, soprattutto quelle che erano state portate alla luce da poco che sembravano essere state dipinte tanto per i colori quanto per lo stato di conservazione, da poco: ghirlande di fiori, uccelli, fiori su fondo scuro tra cui un uccellino che becca un acino di uva di fronte al quale rimasero parecchi minuti. La sera il tempo cambiò improvvisamente portando un temporale ma i neo sposi, stanchi, incuranti del maltempo se ne tornarono in albergo. Ma la mattina del 14, di nuovo pioggia e grandine: la cosa si faceva seria perché avrebbe significato nuovamente visitare luoghi al chiusi come il Museo…non sappiamo cosa accadde. La lettera successiva di Hallè a sua figlia li vede il 22 aprile nuovamente a Roma e non racconta le visite successiva di Napoli

Il secondo soggiorno romano.

Venerdì 20, pomeriggio, la coppia era di nuovo alla stazione di Napoli, mezzora prima come era consuetudine del pianista ma nonostante questa precauzione tutti gli scompartimenti erano occupati da una moltitudine di italiani ma soprattutto, dai loro innumerevoli bagagli per l’abitudine tutta italiana di portare con sé nello scompartimenti una moltitudine di borse, valigie… ma poi arrivò il consiglio di un facchino che per pochi franchi in più gli indicò un Pulman Car, una carrozza accoppiata ad un treno per Roma e riuscirono a viaggiare comodi senza perdere i bagagli. Immediatamente dopo il rientro a Roma la coppia fu ospite dell’ambasciatore  Lord Dufferin insieme allo scultore Theodor Bohem[35] che soggiornava nello stesso Hotel degli Hallé e che li aiutò a pianificare il resto dell’itinerario turistico passeggiando e chiaccherando amabilmente sul Pincio dove da poco erano stati collocati diversi  busti tra cui quelli di Belli, Pomponio Leto,  Nibby, Masaccio e Vespucci. La mattina del Sabato fu finalmente la volta della Messa a San Pietro officiata dall’altare laterale vicino all’ingresso della cripta e ovviamente, si trattava di una messa cantata ed officiata in latino sebbene entrambi i musicisti notarono che il Coro cantava musica che  non si poteva definire ‘’sacra’’… non si capisce bene cosa volessero intendere.  Dopo un altro giro nel centro di Roma, dove non sarà mancata la visita al Palazzo delle Esposizioni, la coppia si spostò  verso San Giovanni percorrendo il lungo vialone alberato, dove nel pomeriggio presero i Vespri officiati dal Vescovo di Trebisonda, amico di Hallè e splendidamente cantati.

La mattina successiva, passando davanti al Palazzo di Giustizia di cui erano state gettate le fondamenta da poco[36], gli Hallè erano di nuovo in Vaticano, in prima fila per la Messa officiata dal Papa nella Sala del Concistoro. Leone XIII era già molto anziano, dall’andatura traballante, la voce tremula ma stupì la coppia per la profondità di espressione anche nella lettura del Vangelo che sembrava quasi scoprire per la prima volta provocando così una grande emozione in tutti i fedeli. Rispetto alla mattina precedente tutta la cerimonia fu all’insegna della semplicità de del rigore: niente musica, niente cardinali schierati, solo i fedeli, pochi preti e ovviamente alcune Guardie Svizzere. Fu una cerimonia molto toccante e, per Wilma, che da tempo desiderava avvicinarsi al Papa, un’esperienza indimenticabile. L’unica delusione fu l’impossibilità di trovare posti disponibili per una udienza privata nonostante i tentativi, i contatti e le conoscenze. Alle 9 la coppia tornò in Hotel pronta ad una nuova giornata, una delle ultime, alla scoperta di Trastevere.

Prima fu la volta di Villa Farnesina. Nel 1889 la Villa, costruita nel ‘500 per il banchiere Agostino Chigi, dopo essere passata ai Farnese, era diventata di proprietà dei Borbone di Napoli che l’avevano concessa all’ambasciatore spagnolo Bermudez Castro Duca di Ripalta in enfiteusi.

Ripalta era stato l’artefice di  tutta una serie di lavori interni e di sistemazione dei vialetti ma anche cambiamenti irreparabili. Dal 1876 infatti il lungotevere venne interessato dai lavori di costruzione dei muraglioni che modificarono l’aspetto di tutte le zone interessate. Il Duca cercò di impedire la realizzazione del progetto che fece venire alla luce diversi punti di fragilità della proprietà ma nulla potè. Alla sua morte la villa fu riscattata dai suoi eredi ma nel 1884 l’apertura del Lungotevere decretò  la distruzione di parte dei giardini e della Loggia che si ritiene fosse  stata disegnata da Raffaello che, insieme a Peruzzi fu l’artefice di un ciclo di affreschi, quali il Trionfo di Galatea che gli Hallè andarono ad ammirare. Quindi gli Hallé si spostarono nell’antistante Palazzo Corsini ricco di storia[37] che pochi anni, nel 1883 prima, il Principe Tommaso Corsini aveva venduto al Governo Italiano con biblioteca e gallerie che divennero pertanto prima sede dell’Accademia dei Lincei successivamente della Galleria di Arte Antica aperta per ospitare le opere della collezione Corsini, tra cui  Caravaggio, Beato Angelio e Rubens che certamente la coppia ebbe modo di ammirare oltre a poter vedere Roma dallo scalone in tutta la sua Maestà, con San Pietro e il Gianicolo in lontananza, ed infine, l’immancabile visita alla Chiesa della Patrona dei Musicisti, la Basilica di Santa Cecilia che, secondo la leggenda, i musicisti  sapevano sorgere sulla casa familiare della giovane martirizzata nel 230 d.C: era stato Papa Urbano che aveva convertito suo marito, a seppellire il corpo tra quello dei Vescovi e a consacrare la casa  trasformandola in una Chiesa.[38]

L’ultimo evento raccontato da Hallè e che sicuramente terminò la loro luna di miele in ritardo, fu il Colosseo illuminato dai fuochi dei Bengala: era certamente il 21 aprile, Natale di Roma che, dal 1849 veniva festeggiato con grande solennità.  Erano stati i repubblicani radicali a voler riportare Roma nel cuore degli italiani per farne il simbolo della lotta per l’Unità Nazionale, ed era stato Mazzini ad affidarle il compito di avere una missione civilizzatrice, di faro, di portatrice di ideali e valori legati alla libertà… Fu proprio durante la breve esperienza della repubblica romana che venne ripristinata la festa del Natale di Roma e, ovviamente,  simbolo della vittoria della laicità e del popolo sul potere del Papa non potevano che essere i Fori ed il Colosseo.

E così, ogni il 21 aprile dalle 8 della mattina alla sera tardi Roma s vestiva a festa: i banditori annunciavano gli spettacoli della giornata, tra bande militari, cori che inneggiavano al Risorgimento, spettacoli di giocolieri; le vie si riempivano di venditori di legumi, serragli di animali ma tutti attendevano il tardo pomeriggio quando il Colosseo veniva illuminato inizialmente dall’interno e, successivamente, anche nella parte esterna prospiciente  il Tempio di Venere e l’Arco di Costantino finchè tutta la Via Sacra veniva interessata dallo spettacolo delle luci colorate. Il Colosseo illuminato e rischiarato dalla luna era certamente una presenza importante ma anche rassicurante per i romani ma quando veniva illuminato con i Bengala, quello spettacolo meraviglioso era capace di toccare anche il più scettico dei presenti. I fuochi passavano dal rosso al blu al bianco producendo così diversi effetti sugli spettatori:  il rosso dava l’impressione di una vera e propria eruzione e, il suoi incendiarsi certamente ricordava ai romani l’animo di Nerone, ma quando virava verso l’azzurro, il blu e il verde smeraldo, allora il fascino esercitato sugli spettatori era indescrivibile, sembrava di essere trasportati in cielo ma quando la luce diventava bianca, allora gli animi venivano soffusi da dolce mestizia e desiderio di essere trasportati lì, proprio in quella luce bianca.[39] A completare quello spettacolo i vortici di luce che, innalzandosi verso il cielo, compivano le evoluzioni più strane creando una scenografia fantastica.[40] Il racconto di Hallè del viaggio di Nozze termina con questo evento. E’ probabile che la mattina successiva, il 22 i due siano partiti per rientrare a Manchester e Londra portandosi nel cuore, per molto tempo le bellezze di Roma e Napoli.

Bibliografia

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Alisio G. Il Lungomare. Napoli:  Electa 2003

Boubèè, F.C. Il problema economico industriale napoletano. Atti Regio Istituto d’incoraggiamento di Napoli, 1903 vol. 4, rapporto 4, pag 7.

D’Ambrosio G.,  Il ventre di Napoli. Aspetti e vicende della città popolare nel XIX secolo, Roma, Newton & Compton, 1996

Hallè,C.,  Being an Autobiography (1819-1860) with Correspondence and Diaries.Cambridge: Cambridge Library Collection – Music 200

Nitti F.S. , La città di Napoli, Napoli, Lorenzo Alvaro, 1902

Parisi R. Verso una città più salubre. Meridiana No. 42, NAPOLI SOSTENIBILE (2001), pp. 53-74 (22 pages)

Scarpetta E., Il colera a Napoli, 1889

Serao M. Il Ventre di Napoli.  Milano: Treves1884

Serao, M. Il Paravento

Turchi M., Sulla igiene pubblica della città di Napoli, Napoli, 1861

 Turchi M., Notizie e documenti riguardanti le condizioni igieniche della città di Napoli raccolti nelle dodici sezioni, Napoli, 1863

Villari P., Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, introduzione di Francesco Barbagallo, Napoli: Guida, 1979

Atti della Commissione di Inchiesta sui ritardi ferroviario 1889


[1] Lettera a E. Broadfield (1831-1913).

[2] Chiesa del Cuore Immacolato di Maria a South Kensington

[3] Negli anni ‘ 80 dell’Ottocento, le strade ferrate erano gestite da tre diverse Società, la Mediterrane, l’Adriatica e la Sicula, diverse ma accomunate dal non riuscire a far arrivare i treni italiani in orario. Tralasciamo le note vicende storiche e di subappalti di cui furono protagoniste e che avevano portato alla nomina di altre Commissioni di Inchiesta per occuparci solo della questione dei ritardi.

 Nel 1887 fu nominata una Commissione di inchiesta che identificò diverse cause per i ritardi cronici di cui parla Hallè, locomotiva insuffucienti, scambi insufficienti da cui la necessità di cedere il passo ad un altro treno in arrivo,  binari stretti, condizioni atmosferiche, guasti alla linea, riallentamenti dovuti a manutenzione ordinaria e straordinaria, Ognuna di queste cause aveva avuto una attribuzione di un numero massimo di minuti di ritardo che poteva comportare che, di norma non doveva superare i 25 minuti, e, di norma Società e macchiniste venivano multati o sanzionati dall’Autorità sebbene in modo lieve. Da una attenta analisi la Commissione identificò che le tre Società non potevano imputare i ritardi alla scarsita di personale impiegato che anzi era di gran lunga a quello di altri paesi e che quindi doveva rientrare nella media e che i ritardi che pesavano maggiormente erano quelli dovuti all’incrociamento, risolvibile con la costruzione del secondo binario, e di operazioni di carico e scarico risolvibile con la costruzione di binari di manovra e mezzi di carico e scarico nelle stazioni. Inoltre ritenne che si dovessero non solo mettere ammende ma anche premiare i fuochisti ed i macchinisti perché far arrivare un treno in orario avrebbe consentito un risparmio di combustibile

 

[5] Un mese dopo scoppiò a Roma una delle prime bombe anarchiche

[6] Musei Capitolini e probabilmente il Museo Nazionale Romano aperto proprio nel 1889

[7] Archi di Tito, di Costantino e di Settimio Severo ma probabilmente videro anche l’Arco dei Pantani e l’Arco di Druso

[8] Halle nelle sue lettere non segue una linea di itinerario cronologico ma trascrive quello che gli è rimasto impresso senza badare all’ordine

[9] Lucia Travaini. Le monete a Fontana di Trevi

[10] Henry Edward Manning (Totteridge15 luglio 1808 – Londra14 gennaio 1892) pastore della Chiesa anglicana, con la quale entrò in contrasto, si convertì al cattolicesimo romano nel 1851 diventando arcivescovo di Westminster nel 1865. Fu nominato cardinale nel 1875.Dieci anni più tardi fu nominato cardinale da Pio IX col titolo dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio, partecipando in questa veste al conclave del 1878 da cui uscirà eletto Leone XIII

[11] Mr Henry W. Bliss 26 April 1835 – 8 March 1909. Prete anglicano convertito al cattolicesimo. Per la sua cultura il Public Record Office nel 1877 gli chiese di svolgere delle ricerche nell’Archivio Vaticano che, allora, non era stato ancora apert alla consultazione generale: lo scopo di studiare, esaminare ed ordinare quanto riguardava la cancelleria papale e le lettere spedite al Papa ed i rapporti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Anglicana. Inizialmente il Papato era sospettoso nei confronti dell’inglese, tuttavia, il suo carattere e la sua bonomia lo resero così noto in ambiente romano ed amato che nel 1886 divenne tutore di inglese di Vittorio Emanuele.Ancora oggi il lavoro di Bliss rimane indispensabile per conoscere la storia della Chiesa nelle Isole Britanniche nel periodo antecedente alla Riforma.

[12] Mary Elizabeth Ashe à Court-Repington (Londra21 luglio 1822 – Londra30 ottobre 1911),traduttricescrittrice e filantropa, convertita al cattolicesimo grazie all’influenza del Cardinale Manning

[13] Gli Archivi Vaticani vennero aperti alla Consultazione generale nel 1880 ma, allora come oggi, una parte rimane fuori dall’accesso concesso agli studiosi.

[14] Probabilmente il codice miniato commissionato dal cardinale Jacopo Stefaneschi, titolare di San Giorgio al Velabro che contieneuna storia agiografica e inni dedicati a san Giorgio, Il manoscritto contiene diciotto pagine istoriate, tutte caratterizzate da un’alta qualità esecutiva e una notevole omogeneità stilistica, tra le quali spicca il San Giorgio e il drago (85 r), dipinto in un paesaggio lacustre. Lo stesso stile raffinato è stato riconosciuto in altri manoscritti e dipinti su tavola ma non si tratta di Giotto. De Nicola nel 1908 identificò questa mano ritenendo che il miniatore fosse stato influenzato da  Simone Martini e Matteo Giovannetti ad Avignone, ebbe comunque una formazione giottesca, su cui innestò elementi più puramente gotici, dall’eleganza fiabesca derivata dalla coeva pittura francese

[15] Il Grand Hotel di Napoli, fondato nel 1880 dall’albergatore svizzero Alfred Hauser  era ubicato all’incrocio tra via Caracciolo e Piazza della Repubblica. Dicerie diffuse sostengono che l’edificio sia stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale a seguito dei bombardamenti alleati oppure minato dai tedeschi per non lasciare tracce essendo stato una delle loro sedi in città fino alle 4 Giornate. Di fatto una foto scattata nel 1944-45 dimostra che l’Hotel era ancora in piedi e in buono stato dopo l’arrivo degli Alleati. Quindi se ne deduce che sia stato abbattuto proprio dagli Americani per costruire al suo posto l’edificio che attualmente ospita il Consolato degli U.S.A.

[16] Charles Hamilton Aide (4 November 1826 – 13 December 1906) figura di spicco nella società letteraria inglese, autore di drammi, poesie, testi teatrali, ballade e canzoni molto conosciute ed apprezzate, amico di Henry James e animatore di diversi salotti culturale

[17] 494,314 abitanti nel 1881 a 518,510 nel 1892

[18] Iniziata nel 1883

[19] Pasquale Villari. Lettere meridionali

[20] Giustino Fortunato. Ricordi di Napoli 1874

[21] Nonostante i segnali l’emerganza non fu ben gestita per evitare allarmismi e quando, dopo 1 mese dalle prime morti c’ernao evidenze incontrovertibili, non era più possibile alcuna azione preventiva.

[22] Legge speciale per Napoli  2892 15 gennaio 1885. Nel 1888 fu adottato il Codice  di Igiene e Salute Pubblica e Costituita la Società pel Risanamento di Napoli ancora oggi esistente sebbene si occupi solo di vendite immobiliari.

[23] Boubèè cit.

[24] Neologiscmo dell’epoca da Il ventre di Napoli di Matilde Serao usato da Agostino De Pretis che richiamava così la richiesta di intervento salvifico dello Stato nel Ventre della città di Napoli. Il Progetto in realtà c’era dai tempi dei Borbone che nel 1860 istituirono le prime Commissioni in tal senso ma,  cattolici, si opposero all’attuazione soprattutto perché simili opere avrebbero comportato, quello che accadde poi a Roma, abbattere monasteri e chiese: sarebbe stato impossibile costruire una strada dritta senza distruggere almeno due chiese.

[25] Marino Turchi allora capo dell’Ufficio di Igiene del Comune identificò il problema delle fonderie dei metallo, delle tintorie e della concia delle pelli come motivo di insalubrità e incompatibilità con le abitazioni in aggiunta al problema della difficoltà di transito che producevano

[26] Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, Banca Subalpina , Società Fratelli Marsiglia di Torino, Banca Generale e l’Immobiliare dei Lavori di Utilità Pubblica ed Agricola di Roma.  la Banca Tiberina, di Torino

[27] R. D’Ambra. Napoli antica 1889

[28]  Nel 1872, presentò i disegni della metropolitana di Napoli che prevedevano la costruzione di una strada ferrata sotterranea, con strutture sopraelevate in alcuni tratti, di connes¬sione tra Bagnoli, Posillipo, Vomero, San Ferdinando e Capodimonte. Di cultura fortemente progressista, stimolò uno sviluppo sostenibile del turismo e propose i disegni del “Rione Venezia”, un nuovo quartiere che da Santa Lucia, lungo la costa di Posillipo avrebbe dovuto collegare Napoli con i Campi Flegrei attraverso un canale navigabile con battelli, sfociando a Bagnoli in un quartiere residenziale a scarsa densità abitativa fornito di stabilimenti balneari e termali, alberghi, un giardino zoologico, giardini, zone terrazzate, ville degradanti verso il mare, negozi e un palazzo di cristallo con un lago e delle isolette.Bagnoli, nel 900 divenne sede di acciaierie…

[29] I dati del 1892 attestano 468 casi mortali nel 1881 contro i 182 del 1889 a 95 del 1892

[30] Adolfo Giambarba che per primo denunciò la speculazione messa in atto.

[31] Serao. Il Paravento

[32] Situazione che infatti nel 1898 degenreò in una serie di tumulti

[33] Il Risanamento terminò nel 1910. Dei 375.000 m2  minimi di costruzione previsti nel contratto che ne prevedeva 980.00 ne vennero fatti 180.000. I soldi versati nel 1884 sparirono nel giro di 1 anno a causa di espropri costosissimi o incidenti di percorso e la società statatle nel 1888 dichiarò di essere sull’orlo della bancarotta; per evitare di lasciare Napoli sventrata la società venne più volte ricapitalizzata, gonfiando a dismisura, nuovamente, i costi. Il Comune di Napoli, le cui finanze non erano certo floride alla vigilia dell’Unita di Italia, fu costretto a farsi carico delle ulteriori spese indebitandosi ulteriormente e, un po’ per la connivenza con la criminalità ma anche per il debito, fu commissariato più volte. A parte la costruzione del Palazzo della Borsa, durante il Risanamento non furono costruiti ospedali, scuole e tutti i servizi pubblici presenti nel progetto originale in compenso vennero abbattuti anche chiese, fondachi risalenti al periodo angioni aragonese, Castel Dell’Ovo, definito dalla Società di Artisti e Letterati di Napoli, un rudere  che non ha più ragione di essere in piedi, si salvò per puro caso, e dei 40.000 m2 di case economiche progettate, neanche l’ombra

[34] La funicolare fu inaugurata nell’autunno del 1889[35] Sir Joseph Edgar Boehm, 1 ° Baronetto, RA (6 luglio 1834 – 12 dicembre 1890) è stato un medaglista e scultore britannico di origine austriaca, meglio conosciuto per la “testa del giubileo” della regina Vittoria effigiato sulle monete e la statua del duca di Wellington all’angolo di Hyde Park. Durante la sua carriera Boehm mantenne un grande studio a Londra e ha prodotto un volume significativo di opere pubbliche e commissioni private. Una specialità di Boehm era il busto ritratto;

[36] 14 marzo 1889, un mese prima, il Re Umberto I aveva gettato la prima pietra.

[37] Edificato alla fine del XV secolo dai Riario, nipoti di Sisto IV della Rovere,  fu dimora Cristina di Svezia che  ospitò nel giardino le prime riunioni di quella che sarebbe poi divenuta l’Accademia dell’Arcadia (la cui sede è attualmente a Roma presso la Biblioteca Angelica, in piazza di Sant’Agostino). Nel 1736 l’edificio e il giardino furono acquistati dal cardinale fiorentino Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, che affidò i lavori di ristrutturazione del palazzo al conterraneo Ferdinando Fuga che trasformò la piccola villa suburbana dei Riario in una vera e propria reggia raddoppiando l’estensione della facciata. Durante l’occupazione napoleonica di Roma, il palazzo ospitò Giuseppe Bonaparte, fratello dell’imperatore. Nella parte superiore della villa (casino dei Quattro Venti) si svolse il 3 giugno 1849 uno dei più sanguinosi combattimenti in difesa della Repubblica Romana contro i francesi durante il quale fu ferito a morte Goffredo Mameli. Nel 1856 gran parte dei giardini sul Gianicolo furono uniti alla confinante Villa Doria Pamphilj.

[38] Il corpo considerato di Santa Cecilia fu traslato da Papa Pasquale I che ebbe in sogno la visione di Santa Cecilia che gli indicava il luogo di sepoltura per cui fece portare nella Chiesa il corpo ritrovato e la trasformo in Basilica. Nel 1599, durante i lavoro di restauro il Cardinale Paolo Sfondati fece aprire il il sepolcro  ed in effetti venne ritrovato, nella cassa di pino, il corpo quasi intatto di una giovanetta in abiti bianchi con ferite al collo compatibili con quelle del martirio d Cecilia. Anche Papa Clemente VIII andò a constatare di persona questo evento considerato miracoloso e commissionò allo scultore Stefano Maderno la scultura del corpo così come era stato ritrovato  in marmo tutt’ora presente sotto l’altare.

[39] Passeggiate Romane

[40] L’ilustrazione popolare anni 1882, 1888, 1889

Wilma Neruda e lo Chopin del Nord

Come Edward Grieg divenne famoso!

di Vera Mazzotta

Edward Grieg 1866

Edward Grieg.

Il suo nome evoca suoni del nord, i paesaggi innevati della Svezia, le danze festose dei matrimoni, gare in slitta, folletti che danzano, coboldi e maghi, in poche parole, una direzione nuova alla musica con una attenzione particolare ai temi ed al folklore nordico che da avvio a quello che di solito viene chiamato il periodo delle Scuole Nazionali. Grieg nasce in una famiglia di musicisti, in realtà suo padre era un mercante ma sua madre, Gesine Judith Hagerup era una pianista concertista, compositrice e insegnante e fu lei a dare al figlio di appena sei anni le prime lezioni di pianoforte fin quando non venne indirizzato al Conservatorio dopo essere stato ascoltato dal violinista Ole Bull, amico di famiglia. Fu così che venne mandato al Conservatorio di Lipsia, diretto da Moescheles dove si diplomerà, seppur a fatica.

I must admit, unlike Svendsen, that I left Leipzig Conservatory just as stupid as I entered it. Naturally, I did learn something there, but my individuality was still a closed book to me. (Grieg nel 1881 al suo biografo).

L’incontro con Rikard Nordraak lo portò fin da subito, ad avere interesse per un tipo di composizione differente da quella insegnata nel Conservatorio legata ai canoni della musica tedesca e dove, tra l’altro, l’interesse preminente per coloro che frequentavano il corso di Pianoforte era quello di formare concertisti; nel 1865 con Nordraak decise di fondare una delle prime Società Scandinave volte a promuovere e diffondere la musica scandinava. Risale a questo periodo il suo primo viaggio in Italia.

Tornò a Bergen con un concerto fissato per il 3 ottobre del 1866 nel quale suonò Humoresque e la Sonata in Mi maggiore op. 7 quindi, decise di spostarsi a Christania (odierna Oslo) dove si fermò per 10 anni. Immediatamente si rese conto che la chiave del suo successo era quella di trovare un aggancio in esecutori stimati e nessuno, in quel momento, godeva di più alta considerazione di Vilhelmine Norman, anzi, Madame Norman Neruda, la violinista più conosciuta ed amata che, allora, era sposata con il Maestro di Cappella, Norman. Ebbe il coraggio di scriverle, a Stoccolma, chiedendole se poteva considerare di eseguire la sua prima sonata per Violino, scritta l’anno prima a Copenaghen. Wilma, sempre alla ricerca di musica nuova, accettò. Il concerto ebbe luogo all’Hotel Du Nord il 15 ottobre del 1866, alle 7,30 di un lunedì all’interno del Festivitetslokale, un concerto di enorme importanza perché annunciato con un programma di sola musica norvegese….la sua fama lo precede…dissero i giornali (Aftenbladet) e lo stesso fatto che Wilma Neruda aveva accettato di suonare con lui, lo attestava. Tutti gli artisti furono accolti con entusiasmo, Nina Hagerup il cui stile nel cantare l’op. 5 e brani di Kjerulf colpì molto i critici, Grieg per la freschezza delle sue composizioni e i movimenti della sonata per pianoforte, e, senza alcun dubbio, Wilma Neruda: i musicisti insieme riuscirono in una impresa di non poca importanza, richiamare pubblico, tanto pubblico. Grieg ebbe recensioni positive, soldi in contanti e un invito a dirigere l’orchestra amatoriale della città.

Dovresti sentire come Mrs Norman ha suonato la mia Sonata per Violino! non sapevo se continuare a suonare o fermarmi ad ascoltarla!…il concerto mi ha dato coraggio e fiducia per il futuro

ma soprattutto gratitudine, tanta, per l’aiuto che gli consentì di affermarsi subito nella natia Norvegia.

Nel 1867, nonostante le opposizioni della famiglia, Edward sposò sua cugina Nina Hagerup, una unione che, tuttavia, fu costretta ad affrontare lunghi periodi di crisi e separazione prima di tornare insieme anche da un punto di vista artistico.

E nel futuro immediato c’era l’incontro con il Vate, Liszt che si prodigò per poter ascoltare questo giovane compositore: nel 1868 inviò una lettera al norvegese elogiando la scrittura della Sonata che qualcuno gli aveva fatto avere e lo invitava a Roma.

La lettera di Liszt fu il suo secondo trampolino di lancio che gli consentì di avere, in patria, una sorta di pensione che significava comporre liberamente e senza l’assillo dei soldi. Solo nel 1870 Grieg riuscì ad andare a Roma accompagnato da Nina. Aveva con sé la Sonata per violino e la partitura del Concerto per pianoforte in tasca che era stato eseguito da poco al Casino di Copenaghen da Neupert, unico concerto scritto in un flusso ininterrotto di estro creativo, una epifania ispirata dalla nascita della primogenita… ma a Roma i coniugi andavano anche con la morte nel cuore per la perdita della bambina per la meningite.

Dapprima Liszt suonò la Sonata per Violino, entrambe le parti, del violino e del pianoforte insieme: Liszt sembrava essere dappertutto sul pianoforte e, allo stesso tempo, sulla partitura, senza perdere una nota, sempre facendo risaltare la piena qualità sonora del violino: una performance veramente magistrale. Il secondo giorno toccò al Concerto in la minore per pianoforte. Subito Liszt si impadronì del voluminoso pacco sotto il braccio di Grieg.

Oh, ora me lo suonerai”, disse

“ Ma non potrei”, disse Grieg, molto imbarazzato. “Non mi sono esercitato a suonarlo

Bene, allora, replicò Liszt, sorridendo ai suoi ospiti, “vi mostrerò che anche io non posso suonarlo”. E così lo lesse a prima vista, a un tempo così veloce che Grieg dovette rallentarlo, o meglio, fargli gentilmente notare che suonava troppo velocemente il primo tempo. Liszt suonò non solo con grande facilità ma anche facendo commenti su quanto suonava , osservazioni brillanti ed acute. Fu così colpito dal Finale che lo ripeté.

Quando ebbe finito”, scrisse Grieg, mi consegnò il manoscritto e disse in un tono cordiale: Fahren Sie fort; ich sage Ihnen, Sie haben das Zeug dazu, und – lassen Sie nicht abschrecken’ (Continui pure a scrivere musica le dico, lei ha la capacità per farlo, e – non si lasci intimidire) .

Se Liszt approvava, anche gli altri lo avrebbero fatto.

Il Vate lo congedò anche con un consiglio di orchestrazione: affidare il secondo tema del primo movimento alle trombe che, ovviamente, Grieg, molto probabilmente trovandolo troppo ”tedesco” decise di non seguire.

Il Peer Gynt, con le due suite orchestrali, gli diede la tanto attesa fama e il posto di Direttore Stabile della Bergen Philharmonic Orchestra.

Grieg e la Neruda continuarono a rimanere in contatto anche quando la donna, separata, si trasferì in Inghilterra. Grieg venne invitato a suonare a Londra nel 1884 ma, forse perchè l’ingaggio era per pochi soldi, rifiutò adducendo motivi di salute, tuttavia nel 1888 si rese conto che per la sua carriera era vitale avere le porte dell’Inghilterra aperte e, ancora una volta, chi poteva garantirgli ingaggio e successo era Wilma Norman Neruda, ora Lady Hallè!

il 6 febbraio del 1888 le scrisse ricordandole il bei tempi e il successo di 18 anni prima e chiedendole se un giorno avrebbe avuto piacere di suonare di nuovo con lui.

Yes, if you come to London.

Well, I’m coming now, sto arrivando rispose Grieg che, in effetti aveva un concerto che gli era stato fissato per il mese di Marzo, sarebbe stato veramente infelice se non l’avesse trovata!

qui la lettera completa

Wilma rispose quindi che sarebbe stata felice di esibirsi con lui, ma gli consigliò, come aveva anche fatto Joachim, di non venire a marzo, an highly unfavorable time for concert going, poiché tutti i notabili sarebbero andati in campagna durante la pausa del Parlamento stabilita per la Pasqua, gli raccomandò di venire più tardi e di fare presente a Berger la perdita di denaro sarebbe stato un concerto a Marzo, e così Grieg scrisse a Francesco Berger segretario della Philarmonic Society chiedendo di rimandare il Concerto fissato per il 23 marzo al 3 maggio…Londra sarebbe stata anche più piena di persone che il 22 marzo!

Così Grieg informò la violinista che avrebbe trascorso con Nina tutto il mese di maggio a Londra chiedendole anche consigli su come riuscire ad organizzare recitals; contestualmente, le inviò le copie delle sua seconda e terza sonata per violino dicendole che non aveva il coraggio di dare un recital da solo (cosa che fará l’anno successivo). Wilma si fece arbitro del tutto, la data venne fissata, tenendo conto dei suoi impegni, al 16 maggio per quello che venne annunciato come un Concerto da camera e fu sempre lei a scegliere il programma che si rivelerà vincente: la prima Sonata – che è già nel suo repertorio e gli ultimi due movimenti della terza. L’unico neo del cambio di data la non possibilità di incontrare a Londra l’amico Tchaikovsky: mentre Grieg aveva spostato il suo concerto la data fu data proprio al russo che avrebbe diretto Serenade e Suite.

The English were served up with some of my smaller pieces

ma forse il programma non piacque a tutti, motivo per cui Wilma si sentì in diritto di fare un commento alle critiche

Frau Néruda (Lady Hallé)— ha già commentato in occasione della sua super-eccellente esecuzione al concerto del compositore in collaborazione con Johannes Wolff. Pretendere che Grieg (come è stato fatto) suoni anche la musica di altri compositori è assurdo, poiché non fa il “tour” come un virtuoso del pianoforte ma ci visita felicemente come un esponente inimitabile delle sue opere. ( MMR vol 19 n 21)

Madame Norman-Neruda bewitched everyone with her prodigious violin-playing…ha incantato ognuno dei presenti con il suo prodigioso modo di suonare il violino scriverà a Tchaikovsky!

Il concerto diede inizio ad un tour importante con Lady e Sir Charles Hallè, quattro concerti tra Londra e Manchester.

Il 28 febbraio del 1889 alla Free Trade Hall di Manchester, Hallè suonò il Concerto per pianoforte sotto la direzione di Grieg ….

mediocre…ma d’altra parte cosa ci può aspettare da un uomo vecchio?! .

Grieg suonò per un totale di 30 concerti, tra cui con il violoncellista Piatti, a boring man…noioso, per fortuna invece Lady Hallè nell’intera esecuzione di tutte e tre le Sonate, gli piacque, almeno al momento…

Con Wilma, Grieg suonerà altre due volte, il 13 dicembre 1897 a Londra, dopo aver provato la mattina prima in casa della Neruda, e di nuovo, nel 1900 a Copenaghen:

Last week I had the pleasure of performing my three violin sonatas with Lady Neruda-Hallé before a very discerning Danish audience and receiving a very warm response. I can assure you that we did very well and it had special significance for me, because these three works are among my very best and represent different stages in my development: the first, naïve and rich in ideals; the second, nationalistic; and the third with a wider outlook. (Gennaio a Bjørnstjerne Bjørnson)

La settimana scorsa ho avuto il piacere di eseguire le mie tre sonate per violino con Lady Neruda-Hallé davanti a un pubblico danese molto esigente e ricevere una risposta molto calorosa. Posso assicurarvi lo abbiamo fatto molto bene e che questo ha avuto un significato particolare per me, perché queste tre opere sono tra le mie migliori e rappresentano diverse fasi del mio sviluppo: la prima, ingenua e ricca di ideali (scritta poco prima del matrimonio e in effetti caratterizzata da ottimismo vitale) la seconda, nazionalista (composta 20 anni più tardi e nella casa di Trouldeagen ); e la terza con una visione più ampia.

Un altro successo a riprova dell’interesse e della popolarità della musica di Grieg. Cosa rendeva la sua musica così popolare? che erano brani brevi, dal sapore esotico e che potevano essere ”facilmente” suonati nei salotti e nelle case cosa che lo rese ‘il musicista più popolare di Inghilterra dai tempi di Mendelssohn nelle case’. Che queste pseudo musiciste fossero inevitabilmente signore, tuttavia un po’ lo irritava: Ieri, a Cheltenham, strapieno, ma solo di signore (più di 40 autografi)… ed in effetti questo lo aveva notato anche il critico Bernard Shaw, stizzito già l’anno prima di aver trovato la sala piena di signorine, che, amando il suo dolce materiale erano ansiose di vedere e adorare il pasticcere… autore di una music dotata di dolci ma molto cosmopolite modulazioni (come dire troppe !) con un occasionale bello strappo di melodia.

In effetti, i critici inglesi furono sempre pronti a trovare qualche difetto in questo compositore che, per sua fortuna, o intelligenza, era però sostenuto da esecutori di eccezione, gli Hallé!

Il signor Grieg è stato particolarmente fortunato con i suoi esecutori, poiché Sir Charles Hallé ha suonato il suo Concerto per pianoforte (Op. 16), e Lady Hallé ha così pienamente concertato con il compositore nell’ op. 8 da garantire una perfetta esecuzione del piacevole duo. Madame Grieg, con la sua modesta capacità, ha dato probabilmente l’interpretazione più comunicativa possibile dei piccoli Lieder che mostrano la felice fertilità di idee musicali del marito in fantasie brillanti e schizzi, piuttosto che nel dono di un volo audace e sostenuto. (Musical Times, aprile 1889).

In ogni caso, l’esoticità della tradizione scandinava inserita nelle piccole forme conquistò il pubblico inglese e divenne à la mode, la Norvegia divenne di moda e ben presto anche meta turistica di molti inglesi.

La musica di Grieg come la sua presenza, divennero in Inghilterra sicurezza di successo di pubblico ed il suo rapporto con esso non cambiò mai e il 7 dicembre del 1897 fu invitato a suonare a Windsor per la Regina Vittoria.

L’ammirazione per Lady Hallè rimase inalterata. Nel 1906, con Ernest Newman, giornalista del Manchester Guardian, si trovò ad un concerto in cui ascoltò la veterana del violino suonare il Concerto di Mendelssohn con una orchestra di nuova fondazione ad Henley. Newman dice che Grieg era “in estasi” per la sua esecuzione e che le fece i suoi complimenti più calorosi aggiungendo che gli disse che Lady Hallé era la sua violinista preferita e che avrebbe voluto scrivere un concerto per lei…. ma questo non lo mise al riparo dal pregiudizio di molti musicisti, e non solo, riguardante il modo di suonare della Neruda dinamico rispetto a quello di Joachim e di Brodsky, di un dinamismo che trovava “femminile” ma “che certamente non poteva essere paragonato alla grande energia maschile.

Grieg tornerà ad ascoltare Wilma poco prima di morire, il 16 febbraio del 1907 a Manchester

Ha suonato meravigliosamente, come sempre – ma come è invecchiata! E nonostante la bellezza del suo tono era come se la rotondità nella strutturazione della musica fosse diventata più irregolare. Eppure, se chiudevo gli occhi e ascoltavo, era ancora l’eterna giovane Neruda. La Sonata in Sol maggiore di Brahms (eseguita con la sorella Olga) e i vecchi pezzi italiani le si addicono molto anche se vorrei che Brahms fosse portato dal mondo aristocratico delle nuvole, dove Lady Halle lo tiene nel nostro mondo peccaminoso, con la sua lotta e il suo trionfo.

Wilma in Danimarca

VERA MAZZOTTA

Illustreret Tidende è stata la prima e prestigiosa rivista illustrata danese pubblicata settimanalmente dal 1859 al 1924 nata con lo scopo di informare i lettori sugli eventi e le personalità del tempo, sia in patria che all’estero, attraverso articoli, racconti, viaggi e immagini. L’articolo parla della famiglia Neruda e di Wilma come sua esponente fondamentale e risale ai primi concerti che i fratelli diedero in autonomia, senza genitori, quei concerti che consentirono loro di guadagnare finalmente così tanto e con regolarità da acquistare la tanto sognata casa a Brunn a cui poter tornare. maggio 1862

I FRATELLI NERUDA

Questo nome, che ora è sulle labbra di tutti, era quasi del tutto sconosciuto qui, a Copenaghen, quattro mesi fa, anzi anche poche settimane fa. Alcuni avevano forse letto, di tanto in tanto, in riviste e giornali stranieri, una specie di competizione tra i fratelli Neruda e le italiane Milanollo, o avevano letto che la critica era in dubbio su quale delle due parti dovesse essere attribuita più gloria, ma la maggior parte dei lettori sentì nominare il nome per la prima volta quando arrivarono qui le notizie dello stupore di Stoccolma e dei continui loro concerti trionfali, o quelle riguardanti gli onori loro concessi in modi diversi, fino alla più alta processione principesca con le torce per loro sotto il pattinaggio sul Mälaren. Il motivo per cui non avevamo sentito nulla o solo così poco di loro, è che, semplicemente non sapevano nulla di loro.

Se fossero stati sia compositori che esecutori forse avremmo probabilmente prestato più attenzione al nome. Questo nome tuttavia, non è privo di storia nei libri di musica. Nel secondo e terzo quarto del secolo scorso, erano molto famosi due fratelli boemi, Johan Chrysostomus e Johan Georg Neruda, entrambi violinisti riconosciuti. Avevano ricevuto la loro educazione musicale a Praga e trovato un impiego lì; uno in seguito si fece notare per il suo fervore religioso e divenne un monaco a Praga l’altro fece diversi viaggi artistici, fu chiamato per un po’ a Dresda, divenne un compositore prolifico ed ebbe due figli ugualmente noti come violinisti onorati. In che misura i vecchi Neruda riguardano i nostri Neruda in altro se non nel nome, è una domanda che potrebbe rimanere priva di risposta, tuttavia, la possibilità della parentela è molto grande e la probabilità non piccola. Parenti in senso più ampio lo sono in quanto aventi stessa nazionalità: quelli erano Boemi, questi Moravi, Boemia e Moravia sono due paesi vicini la cui popolazione slava si distingue particolarmente per i ricchi doni, per la musica e la lingua. In verità: se i singoli individui in questa occasione, potessero essere considerati rappresentanti della specie, dovremmo ammettere che Apollo e Pallade Atena hanno versato una grazia eccellente a questi popoli con noi nordici, poco imparentati.

Il padre delle nostre sorelle è musicista a Brno, capitale del laborioso e popoloso margraviato di Moravia. Di lui, così come del resto della famiglia, possiamo qui solo fare un accenno, e per mancanza di spazio, limitarci al membro più eminente della famiglia, la signorina Vilhelmine, così come possiamo fornire solo l’immagine di lei, anche se ci soffermeremmo volentieri anche sui suoi dotati fratelli. Vilhelmine Neruda è quindi nata a Brno, già famosa come città natale del violinista Ernst. A soli quattro anni giocava già allegramente con le corde ma presto scherzò con serietà, così tanto seriamente che potè apparire in pubblico o almeno in grandi riunioni sociali nella sua città natale, a soli cinque anni.

(…)

Dopo aver ricevuto un paio d’anni di istruzione a Vienna dal professor Jansa, W. si esibì in pubblico che aveva 7 anni, certamente quindi molto presto ma non troppo prestoper il pubblico esperto ed esigente della città imperiale. Da quel momento in poi, la sua biografia racconta solo di continui viaggi d’arte e di trionfi crescenti.

Prima lasciò Vienna per andare a Dresda e Berlino, poi visitò la Francia e l’Inghilterra appena compiuti sette anni e, da allora, ha sempre viaggiato da un posto all’altro, ogni inverno, in compagnia di suo padre e di sua sorella maggiore Amalie, un’eccellente pianista, e dal 1855, quando questa sposò il concertista Wickenhauser a Brno, insieme ai suoi fratelli più giovani Maria e Frantz. Questi due sono oggi noti a Copenaghen: per lo splendore della loro sorella la loro luce si affievolisce un po’ ma ingiustamente perché sono artisti molto bravi ognuno sul proprio strumento, e non prova l’ensemble perfetto tra tutti e tre che anche questi possono raggiungere la sua comprensione?

Il loro attuale viaggio è il primo in cui il padre non è con loro; forse sarà anche l’ultimo, almeno per quanto riguarda le signore. Sì, i nostri lettori si lamenteranno con noi di un tale piano ma certamente il pubblico non augurerà ai loro artisti preferiti un altro futuro diverso da quello che essi stessi desiderano.

Ma rimaniamo ancora sul viaggio.

Nel 1851 ( I NERUDA) giunsero per la prima volta in Russia, suonarono nelle grandi città dell’impero con sempre maggiore approvazione e ricordano ancora con piacere quanto  quanto valore lo stesso zar Nicola I attribuiva alle loro prestazioni. I russi sono in generale appassionati e intelligenti amanti della musica, e i fratelli Neruda li hanno sempre visitati, un inverno dopo l’altro. Probabilmente, questo soggiorno frequente nel paese chiuso degli zar ha contribuito in parte a far sì che la loro fama sia stata meno riconosciuta altrove, sebbene siano stati anche in giro per il resto d’Europa, in Austria e Prussia, in tutta la Germania, in Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra.

Il mondo più raffinato, le corti e i ricchi hanno gareggiato per mostrare ammirazione e farli suonare per loro, gli esperti sono stati entusiasti e stupiti, il pubblico è stato ovunque rapito e colpito da questa ricca rivelazione di un’arte nobile e bella.

La signorina Vilhelmine Neruda è una grande, vera artista, lontanissima da ogni adulazione fatta attraverso un virtuosismo puramente accattivante. La sua tecnica è così perfetta che solo gli esperti possono valutare questo aspetto della maestria ma anche la grande massa ogni tanto riesce ad avvertite le difficoltà che vince, come se fossero un nulla e ad intuire come il talento giochi alle prese con ciò che è materiale mentre l’ideale salta fuori, come l’anima dal corpo. Così deve essere: nel più alto godimento d’arte si deve dimenticare il particolare sull’universale. Il tono puro, morbido, l’arco più elegante, senza sbavature, sono, insieme alla sicurezza e alla destrezza delle dita, i mezzi necessari ma chi vorrebbe soffermarsi su questo quando non possono riempire il tutto, non determinare il contenuto essenziale del risultato che producono? A questo serve non solo l’esecuzione educata e talentuosa, ma prima di tutto la comprensione, ed è qui che la signorina Vilhelmine Neruda rivela il suo pieno genio.

La sua arte è così profonda e intima, rivela tanti stati d’animo e tanti sentimenti forti, e, ciò che conta di più, tanta vera verità, che si avverte la ricca dotazione della natura permeata e raffinata, consacrata e idealizzata dal genio alto dell’arte.

Come ogni opera umana anche la sua arte ha i suoi limiti: ci sono cose che la giovane donna difficilmente può capire e suonare come un uomo; il sentimento si forma e si manifesta in modo diverso, le tempeste delle passioni non le rende così selvagge come per esempio Ole Bull riesce a farlo; quando si abbandona al pianissimo è più come in un sogno insoddisfatto che con paura lamentosa, con terrore e sospiri misteriosi. E quando si dice che suona il concerto di Vieuxtemps (Adagio e Rondo) meglio del maestro stesso, bisogna capirlo cum grano salis; perché ci sono cose in cui riesce meglio ma poi ce ne sono altre in cui lui forse raggiungeva la piena resa della sua composizione.

È come se il suo sesso colorasse in modo particolare il suo modo di suonare il cui segno è l’intimità e il calore dolce dell’anima, la sua ricchezza di stati d’animo e le loro sfumature fini, la sua profondità nel sentimento, ma tutto sempre puntando verso l’alto, sempre spiegando e raffinando, elevandosi verso il qualcosa di più puro e migliore.

Ascoltala suonare quel concerto di Vieuxtemps, è come una passeggiata nella natura quando è più bella: cammini nel bosco fresco sotto le foglie fitte, senti il canto degli uccelli nel cespuglio, segui la strada che si snoda morbida e pittoresca, ascolti il fruscio dolce del ruscello, poi il tetto si alza, il fogliame diventa sempre più grande, ora esci sulla riva, dove lunghe onde battono colpi tranquilli contro la costa, dove tutto è luminoso e aperto, tutto guarda, libero e felice, verso il cielo terso. O vai con loro al divertimento e alla danza nel villaggio contadino della Moravia: allegro e con passi fermi scendi dal pendio della montagna nella valle, e presto inizia il trambusto e il rumore della vita popolare: molti sono riuniti oggi, e sarà una festa allegra, le coppie danzano avanti e indietro, ondulano tra loro, lì vedi alcuni che sono quasi comici e fanno i salti più buffi, qui vedi una coppia di innamorati che invece sussurrano e sognano è tutto umorismo. Ascolta poi il meraviglioso rondò: una ragazza vivace anzi, una bambina, che può mettere allegria in casa e metterla sottosopra, un uccello felice che cinguetta e trilla, parla a vanvera, ride e fa chiasso ed è così affascinante che quasi si dimentica che è un po’ civetta se non fosse per la grazia naturale che dimentica di non portare più le gonne corte.

E poi il grande concerto di Mendelssohn! questo potente, commovente quadro di una vita intera con le sue ore buone e cattive, con il momento solenne della devozione e con le seduzioni della passione – sì c’è motivo abbastanza per gioire e piangere.

Ma risparmia le tue lacrime, fino a quando arrivi a “Träumerei”: non hai mai sentito parlare del soldato russo, un semplice contadino grigio in servizio con il moschetto sulla schiena? ora stava in parata davanti allo zar, laggiù nella sala del trono e non aveva niente da fare, se non essere guardia, non doveva assolutamente sentire e gli si addiceva malissimo avere le lacrime negli occhi, ma non poteva farne a meno, piangeva: sognava con loro, questi tre fratelli che suonavano per lui così bello di alcune cose vecchie e care, di alcune fiabe dimenticate che anche lui aveva sognato, anche se non poteva raccontarle così bene. Sì, se lo avessi qui, credo che brinderei con lui, e avrei sicuramente gettato il mio guanto in faccia a quell’ufficiale con lo stivale che forse avrebbe voluto punirlo perché aveva pianto.

(…) sono queste vittorie che testimoniano la vera natura dell’arte. Sì, ascolta il loro gioco, ascolta il suo violino, e se non sei sordo sia nelle orecchie che nel cuore, vedrai molte cose belle, molte storie, molte favole, saltare fuori dalle corde. Forse penserai di trovare qualcosa di diverso da quello che ho sentito e visto io, o potrai scegliere espressioni migliori per questo, perché la musica interpreta il sentimento così grande, così ampio e così fluido, che la parola riflessiva con la sua logica determinatezza e precisione acuta può colpire in modi molto diversi; il linguaggio dei toni non può essere tradotto nella lingua del discorso, e mai si troveranno ventiquattro interpreti che scrivano una Settanta su di esso, tuttavia il sentimento può essere in fondo lo stesso, e il godimento ugualmente grande.

Resta solo da fare un paio di “osservazioni personali”.

Ha occupato molto il pubblico più rispettabile, quanti anni possa avere la signorina Wilhelmine Neruda. Si è creduto che una tale artista debba necessariamente essere vecchia: vive così spesso una vita potenziata, consuma così spesso molto più vigore vitale in un’ora che altri in giorni e settimane, che invecchia rapidamente e i molti anni non mancano di lasciare tracce sia sul corpo che sull’anima.

Perciò è del tutto naturale che la signorina Wilhelmine scherzi sulla sua età, e che le indicazioni varino da 21 a persino 36 anni; all’ultima indicazione seguì un tale lampo di riso nei suoi occhi che si sarebbe creduto fosse piuttosto un occhio di ragazza di diciotto anni mentre in altre occasioni, il suo sguardo riflette una profondità, una ricchezza spirituale, come se fossero raccolti lì molti decenni.

Del resto ricordiamo che un’artista ha sempre l’età che sa darsi con la sua apparizione pubblica, e quindi, dobbiamo quindi rimandare i curiosi a Teatro. Se qualcuno vuole trovare lì una informazione infallibile, lo lasciamo a sè stesso;

la maggior parte del pubblico riceve da lì una tripla impressione: prima non le sembra molto bella, poi trova il viso molto interessante, e infine si lascia catturare dall’occhio animato, dal suo ricco mondo sotto il gioco dei toni, così che la trova deliziosa e resta fermo su questo. Ma noi osiamo confidare ai nostri lettori che non è nata prima del 21 marzo 1838 mentre la sorella è nata il 26 dello stesso mese un paio d’anni dopo, e hanno quindi, entrambe festeggiato il compleanno qui in mezzo a noi.

L’altra osservazione riguarda la pronuncia del nome, con cui noi nordici possiamo facilmente confonderci. L’accento deve cadere sulla prima sillaba, sull’e’, non sull’u’. Tuttavia hanno sentito così spesso pronunciare male il nome, che potrebbero anche sbagliarsi loro stessi; fortunatamente la questione è molto irrilevante.

| Neruda Rimangono qui in città fino a quella benedetta antichità che si chiama “settimana santa” Poi faranno un piccolo giro in Svezia, e se da lì tornano qui è incerto. Più tardi andranno a Christiania e finiranno il viaggio tornando a casa a Brno passando per Stoccolma, dove però forse non si esibiranno pubblicamente.