Avventure russe:

Wilma Neruda e Henryk Wieniawsky

E.2936-1903. Page from ‘Russian Art Sheets’ or ‘Russian Art Gazette’, published by Georg Wilhelm Timm, also known as Vasily Fyodorovich Timm, 1850s. Portraits from a concert.

Dopo i grandi successi dei Fratelli Néruda a Londra nel 1849, la famiglia rientra a Vienna, città eletta come residenza sin dal 1845 ma la situazione è alquanto difficile, i disordini del 1848 hanno avuto un impatto negativo sulla vita musicale della città: l’imperatore nega i sussidi al Musikverein che rimarrà chiuso per tre anni, e anche il Conservatorio risente di questa situazione, per questo motivo i Néruda decidono di tornare nella città natale, Brno. Ma la famiglia è in costante accrescimento e i guadagni non bastano a mantenere i due genitori e gli oramai 6 figli. Josef sa che deve cambiare completamente zona per cercare concerti redditizi.

SAN PIETROBURGO 1850

Tutto sommato, la Russia era stata ben poco colpita dai disordini, per cui, ottenuti i passaporti, cosa che costò diversi mesi di attesa, Josef si diresse ad Est, verso San Pietroburgo, la città che da sempre aveva accolto e fatto arricchire ben più di un musicista, avida di apertura, di Arte e di musica occidentale ritenuta superiore a quella dei ( Grandi ) musicisti russi che, tuttavia, provenendo da strati sociali più bassi, stentavano ad essere riconosciuti in patria quali gli artisti che erano! La Russia era vista dai musicisti dell’Ovest come una sorta di Eldorado. Tante erano le occasioni di concerto: i teatri, i Conservatori, i club , le case private, la corte e c’è Vieuxtemps che proprio in quegli anni si trovava in Russia. I concerti erano tanti e tanti gli artisti che vi arrivarono per esibirsi nella stagione del 1850/1851: i biglietti messi in vendita per il giorno del concerto la mattina presto, alle sei del pomeriggio erano già esauriti. Josef, da imprenditore, dote che passerà a Wilma, sa benissimo che, essendo privi di raccomandazione, sosterranno il rischio di fare un viaggio inutile, inoltre, non può portare Vicktor già sofferente per la tubercolosi che lo ucciderà, proprio in Russia, l’anno successivo, tuttavia lo affronta con la sua solita tenacia creando un percorso, anche di concerti, che va da Brno a Praga, Berlino, Danzica, Konigsberg, Tisit, Riga e, finalmente, Pietroburgo. La situazione non è facile, la concorrenza è tanta e il pubblico saturo, pieno di aspettative e desideroso di novità:

Anche a San Pietroburgo i concerti hanno raggiunto un punto culminante alla fine della stagione di Quaresima, spesso due o tre nello stesso giorno. Si sono particolarmente distinti: il concerto sinfonico del famoso violinista Alexis Looff, che è capo dell’orchestra imperiale e contemporaneamente generale nell’esercito, divenuto abbastanza noto nel mondo musicale grazie al suo inno russo; il grande concerto tenuto dal maestro di cappella Baveri dell’opera italiana, in cui è stata eseguita anche la grande sinfonia “Romeo e Giulietta” di Hector Berlioz; inoltre i concerti dei fratelli Neruda e dei fratelli Wieniawski, poi il concerto del veterano Louis Maurer, i quattro concerti affollati del pianista Schulhoff e infine il brillante concerto di addio della signora Nissen-Saloman, che è stata il fiore all’occhiello della maggior parte dei concerti e ha saputo mantenere il favore del pubblico in modo intatto; l’artista congedata con tempeste di applausi è già arrivata a Mosca e prevede di viaggiare via Odessa verso Costantinopoli per continuare i suoi trionfi anche nel sud. ( Illustrirte Zeitung 3 maggio 1851). Solo a Konigsberg le sorelle Neruda si esibiscono 11 volte in poche settimane:

Le sorelle Neruda hanno festeggiato i loro trionfi più splendenti degli ultimi anni qui a Königsberg; hanno tenuto 8 concerti al teatro, con un crescente successo e spesso con il teatro completamente pieno. È ovvio che la violinista ha avuto la maggior parte del merito. Anche a San Pietroburgo hanno ottenuto un enorme successo, e sarà difficile per Milanollo superare la sua rivale. (Berliner Musikzeitung 4 giugno 1851)

E Wilma, fa la sua parte, incantando il pubblico:

Per aver parlato dei fratelli Wieniawski, non ho ancora finito con la gioventù musicale e fenomenale; mi resta ancora le sorelle Neruda, due giovani, di cui la maggiore è pianista e la più giovane è violinista. Amélie Neruda è una pianista dallo stile puro ed elegante. Non suona né più lentamente né meno forte rispetto alla maggior parte dei pianisti moderni e avrebbe sicuramente il successo che merita se non si esibisse accanto a sua sorella, il cui talento superiore la eclissa se invece delle composizioni di Waldmuller e Kittl, che costituiscono quasi esclusivamente il suo repertorio, scegliesse opere di maggior valore. Tuttavia, va riconosciuto che con il suo accompagnamento veramente distinto, Amélie Neruda contribuisce notevolmente al grande successo di sua sorella. La piccola Wilma non è affatto un essere gracile e malaticcio come la maggior parte dei bambini prodigio il cui volto pallido e magro attesta le lunghe ore di sofferenza che la loro precocità ha comportato; no, appena Wilma appare con il suo volto fresco e allegro, appena fa il suo inchino in cui la grazia della giovane donna si mescola all’impertinenza del bambino, si capisce che non ha mai dovuto soffrire dalla fatica del lavoro. Il talento di Wilma si sposa perfettamente con il suo portamento. Con una sicurezza e una precisione che raramente vengono meno, esegue le più grandi difficoltà; pronuncia le frasi in modo eccellente, sebbene a volte acceleri troppo il movimento; il suo canto è grazioso ed espressivo e il suono che emana dal suo violino è di una grande ampiezza; in poche parole, la piccola Wilma, all’età di dodici anni, è già una grande virtuosa. Ma è più di questo: ciò che la distingue dai bambini prodigio ordinari è il carattere sincero e naturale che, lontano sia dalla perfezione puramente meccanica che dalla sensibilità prematura, porta il sigillo di una perfetta salute morale e fisica. Ecco perché questa bambina sorridente, che sembra suonare più per il proprio piacere che per quello degli ascoltatori e che è arrivata qui senza alcuna lettera di raccomandazione, è riuscita a ispirare al nostro pubblico un entusiasmo che, durante i sette concerti dati dalle sorelle Neruda, non ha mai vacillato. Wilma ha ottenuto il maggior successo con le composizioni di Bériot e soprattutto con le variazioni burlesche su un’aria tedesca (una spiritosa imitazione del Carnevale di Venezia) di Mildner.

Certamente, che in pubblico fossero sorridenti e sicuri lo possiamo crede ma non che non ci fosse lo stress, la stanchezza, la pressione anche del confronto. In ogni caso, le sorelle Nèruda vengono ripagate da successo con tanto di corona di alloro e denaro, tanti rubli, e anche dal dono di preziosi gioielli da parte dello Zar.

Fu durante uno di questi concerti presso il Gentry Club che accadde un incidente con i fratelli Wieniavsky, in particolare con il diciassettenne e focoso violinista

Vieuxtemps, che era presente a quel concerto, diede alla dodicenne Wilma Neruda un mazzo di fiori e il pubblico scoppiò in una grande ovazione: forse un sentimento panslavo che affiorava alla vista di una giovane violinista ceca e di un giovane violinista polacco quasi a simboleggiare una sorta di unione anche tra popoli spesso ostili tra di loro. Fu in realtà solo una semplice cortesia ma Wieniawsky, irritato dal trionfo di Neruda, sgarbatamente volle dimostrare la sua superiorità, insistendo che era lui il miglior violinista del mondo, volle provarlo, salì sul palco e riprese a suonare. Alcuni spettatori allora salirono sul palco per rimproverarlo ma Wieniawski minacciò con il suo archetto una guardia russa intimandole di tacere. Insultare un generale nel Regno di Nicola I non era cosa da poco ma il giorno dopo, il potentissimo Governatore Generale, Zakrevsky – famoso come amministratore prepotente – ordinò semplicemente a Wieniawski di lasciare Mosca entro ventiquattro ore: una reazione quindi moderata ed un piccolo scandalo che non fece alcun danno alla carriera di Wieniawski che, nonostante occasionali scatti di temperamento, divenne un habitué delle serate musicali della Granduchessa Elena Pavlovna e del Granduca Konstantin. Il prestigio di Wieniawski come virtuoso internazionale lo protesse dalle regole usuali e negli anni ’60 ottenne la nomina a Violinista di Corte e di Professore al Conservatorio di San Pietroburgo prima di assumere l’incarico a Bruxelles. Non solo, Wilma e WIeniawsky, probabilmente, avranno anche sorriso di questo incidente da adolescenti che avrebbe potuto anche risolversi peggio, perchè Wilma continuò per tutta la vita a suonare molte delle composizioni del Polacco, invitato a suonare anche a Manchester e a Brno, che le dedicò la Giga op. 23 composta nel 1876. Wilma mantenne anche rapporti con Josef Wieniawsky come è evidente da alcune lettere, probabilmente con l’intenzione di mettere in repertorio alcune sue composizioni.

Dopo il rientro a maggio del 1851, Josef decide di portare nuovamente i figli in Russia l’anno successivo con l’idea di stabilirsi a Pietroburgo per un periodo di tempo più lungo e da qui fare poi tappa per altre città.

Purtroppo il secondo viaggio in Russia si concluse bruscamente con la morte, il 28 aprile, di Victor, per emorragia, dicono i giornali, il che fa pensare, ad un aggravarsi della tubercolosi. Non c’era solo la fatica dei viaggi e gli alloggi fatiscenti o le ore di studio, chi può immaginare cosa provavano Amalie come Vicktor, spesso indicati come meno talentuosi, di fronte alla facilità con cui la sorella minore Wilma, affrontava il violino. Col permesso dello Zar, il corpo del sedicenne fu trasferito a Brno. Josef, preso il Piroscafo da Stettino, con una carrozza da Varsavia, tornò a Brno: era il 19 luglio del 1852, giorno del compleanno del ragazzo Forse Josef decise di lasciar respirare per qualche tempo i ragazzi per dar loro modo di riprendersi dalla perdita. Ma poi, la musica e soprattutto le necessità economiche tornarono a bussare alla porta e l’autunno del 1852 si ripartì di nuovo, come sempre, stavolta per la Polonia.

Da questo momento ad Amalie, Wilma e Marie si aggregherà anche il giovane Franz passando dal violino al violoncello

Il cardellino di Lady Hallé

L’Età Vittoriana è stata un’epoca di forti contraddizioni: una fra queste l’ amore per gli animali anche caratterizzato da non pochi eccessi che andò di pari passo con usanze tutt’altro che animaliste. Un esempio, fra tanti l’amore per gli uccelli soprattutto esotici che ben presto divenne una vera e propria moda che andò di pari passo con l’uccisione di molte altre specie di volatili in nome di un altro tipo di moda, quella di appuntare penne e a volte, anche animali interi imbalsamati che portò ad una vera e propria carneficina di pennuti: un’asta della London Commercial Sales Room del 1902 dice che sono stati venduti, solo in quell’occasione 1068 pacchi di penne di airone, per i quali sono stati uccisi 192.960 uccelli; oltre a tale partita è stata venduta merce per 129.000 penne di airone oltre a 13.000 aironi, 20.698 uccelli paradiso, 41.090 colibrì, aquile, condor ed altri uccelli! Questo commercio pazzo fu fermato solo dalla mancanza di approvvigionamenti causati dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Wilma Néruda non era da meno e quando viaggiava oltre a portarsi dietro i suoi amatissimi cani, Winzi e Polly, e quando Polly morì, il solo Winzi che spesso fu visto in braccio ad una domestica dietro le quinte del St. James, si portava dietro i suoi uccellini. Durante una delle tournèè in Australia, racconta Charles Hallè, il suo cardellino cominciò a stare male, pensavano che si sarebbe rimesso e invece non fu così: morì tra le mani di una afflitta Wilma, fu per questo che Charles, ricordando Malot, disse che se l’amore per gli animali era segno di follia, loro stessi erano una coppia di pazzi. Ma l’afflizione della violinista in questo senso non ebbe termine perchè per una disattenzione il suo diamonds-sparrow volò via!

Così Hallè decise di comprarne un altro per rimpiazzare quello che aveva ritrovato la sua libertà. Non fu il solo ad avere questo pensiero, anche il Capo della Giustizia di Adelaide, avendo saputo della perdita, decise di farne recapitare ben 6 al loro Hotel! Le tre coppie di uccellini si andarono ad aggiungere al Diamante Mandarino

e alla coppia di Rondinelle del Senegal che Hallè aveva comprato e alla coppia di Diamanti Mandarini acquistata da Mrs Rose…il risultato fu che l’ultima sera, gli Hallè e il Console Austriaco cenarono accompagnati dalle note uno straordinario concerto! La mattina dopo non fu semplice far imbarcare sull’Arcadia, oltre ai loro 14 bauli, ben 16 uccellini ognuno nella rispettiva gabbietta

Inconvenienti del mestiere

di Vera Mazzotta

Non è mai stata facile la vita per i musicisti: spostamenti, treni da prendere all’ultimo minuto, ritardi, incidenti, prenotazioni delle camere mai arrivate, bagagli persi o….spartiti persi!! Figuriamoci nell’Ottocento, quando la vita musicale cominciava ad organizzarsi e gli impresari erano pochi E non sempre capaci di fronteggiare la situazione!

Tra i piccoli inconvenienti del mestiere … quello legato agli spartiti era forse il più comune.

Ebbene, durante uno dei concerti del St. James, nel febbraio del 1885, il trio guidato da Wilma Norman Neruda, si accingeva ad eseguire l’ultimo numero in programma, un trio di Beethoven. Tuttavia, l’intervallo tra il brano precedente e questo cominciava a farsi troppo lungo e il pubblico inglese, non abituato ad inconcepibili inconvenienti, a farsi troppo rumoroso per l’impazienza. Alla fine, l’assistente di sala fu costretto ad uscire sul palco e ad annunciare che per un triste malinteso, gli spartiti del trio non erano a portata di mano… persi? non pervenuti? lasciati nei camerini?… non lo sapremo mai… tuttavia, era stato chiesto ad un gentile editore, uno di quelli che certamente era tra gli investitori della stagione concertistica e che traevano profitti dalla pubblicità che questi concerti apportavano, di portare degli spartiti nuovi.

In capo ad alcune manciate di minuti arrivarono i tanto attesi spartiti. I musicisti rientrarono e iniziò la bellissima introduzione…ma…all’improvviso, quando i musicisti andarono per girare le pagine, ebbene…furono costretti a fermarsi!!!

Gli spartiti arrivati erano intonsi: la parte non era stata tagliata ed aperta! I tre musicisti si guardarono un attimo sbalorditi, nessuno di loro aveva certamente con sè un coltellino o un temperino per aprire le pagine.

La situazione stava diventando imbarazzante quando ecco che Wilma, l’unica donna, salvò la situazione: si toccò abilmente i capelli e ne tirò fuori una forcina e tagliò la sua parte quindi, velocemente la fece passare tra i suoi due colleghi.

Le pagine furono aperte ed il trio andò alla grande senza altri inconvenienti…

Ecco perchè ... senza le donne non si può far nulla!

Stoccolma: 12 gennaio 1900

Wilma Norman-Neruda (Lady Hallé).

 Un inizio più solenne dei concerti degli artisti nella nostra capitale durante questo nuovo anno e secolo non avrebbe potuto aver luogo se non con il concerto tenuto il 12 da Madame Wilma Norman-Neruda poiché, tra i violinisti di oggi sono pochi quelli che occupano un rango così indiscusso come questa artista per nobiltà, magnificenza e perfezione del suo modo di suonare.

Da tempo riconosciuta nel grande mondo della musica e ultimamente anche all’estero per i concerti che ha recentemente tenuto a Copenhagen e alla fine dello scorso anno a Monaco, Dresda e Berlino dove non la si ascoltava da sedici anni. Dopo il suo concerto in quest’ultima capitale  O. Lessmann nella Allg. Musik-Zeitung così scrive:

Madame Wilma Norman-Neruda, ora residente per lo più a Londra, è un nome che è giustamente annoverato tra i più celebri nel mondo dell’arte. Quando Madame Norman-Neruda, oggi conosciuta come Lady Hallé, tenne l’ultima volta un concerto a Berlino, sorprese il pubblico che non l’aveva mai sentita prima non solo per una tecnica sorprendente e sempre perfetta ma anche per la grandezza e solidità della sua musicalità, un senso dello stile finemente sviluppato che tra i violinisti tedeschi può essere paragonato solo a  quello di Joachim. La sua esecuzione allora del concerto di Beethoven fu perfetta sotto ogni punto di vista. Allo stesso modo, la sua esecuzione di “Songscene” di Spohr, della Romanza  di Bruch e del  concerto di Mendelssohn hanno prodotto un piacere artistico squisito e perfetto.» Con H. Goldschmidt che ricorda la sua esecuzione della sonata in re minore di Brahms, quando il 16 dicembre ha assistito suo nipote Hjalmar Arlberg a Berlino al suo concerto si può davvero esclamare di lei: “Che artista meravigliosa!”

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Un fan a Stoccolma.

di Vera Mazzotta

A Pasqua del 1886 il trio formato da Marie, Franz e Wilma Néruda tornarono a Stoccolma per una serie di concerti. Erano molto attesi dal momento che non si esibivano nella città dal 1861 e per quell’evento tutti i giornali cominciarono a pubblicare o ripubblicare le vecchie recensioni che avevano accompagnato i fratelli, non ultimi, anche diversi aneddoti.

Si racconta che un loro connazionale di Brunn partì dalla sua città per andare ad ascoltare, a Stoccolma, i tre fratelli di cui tutti parlavano. Aveva solo un paio di giorni a disposizione per trovare i biglietti ed assistere al concerto. Prese una camera in un albergo vicino al teatro dove, fin dal suo arrivo, fu accolto da qualcuno che nella camera accanto alla sua si esercitava facendo scale e scale. Passò due giorni nella vana ricerca di un biglietto e alla fine, triste e scoraggiato si decise a ripartire.

Il Maitre dell’Hotel gli chiese se il suo soggiorno fosse stato tranquillo e l’uomo triste disse:

-Avevo solo due giorni per ascoltare i Fratelli Neruda, invece vado via senza averne ascoltato neanche una nota! In compenso, sono stato tormentato ogni sera da qualcuno che nella stanza accanto alla mia ha suonato il violino, ebbene, anche in modo alquanto pietoso. Si può sapere chi era?

Wilhelmina Néruda!!!

Wilma, il Re e una cagnolina

di Vera Mazzotta

Wilma Norman Nèruda era una donna molto sensibile e, come tale, amante degli animali. Sebbene questo amore si traducesse in alcune eccentricità quali quella di riempire le sue case di uccelli anche esotici passione che, ad onor del vero, condivideva con altre ‘star’ del tempo, quali, ad esempio Adelina Patti che adorava i pappagalli, il suo amore si riversava in modo particolare sulle sue due cangnoline, Winzi e Dolly.

La coppia di vivaci cagnette, Skye-Terrier, era lasciata libera di correre e giocare nelle grandi stanze di Linden Gardens anche durante le interviste e l’amore nei loro confronti era tale che spesso la violinista preferiva non doversi separare da loro durante i concerti tanto a Londra quanto nel paese.

E’ assai curioso- riferiva la musicista al giornalista che la intervistava-che mentre sono a casa e sto accordando il violino Winzi muguli e ululi, al contrario, quando sente dozzine di violini fare la stessa cosa prima nella sala da concerto, resti tranquillo, quasi capisse che si tratta di un Concerto!. Winzi era compagna di ogni avventura e viaggio! L’unico viaggio in cui la violinista fu costretta a non portarla con sè fu la lunga tournèè in Australia del 1890, probabilmente perchè la cagnolina non era stata bene tanto che la violinista ogni giorno telegrafava alla governante assunta appositamente per occuparsi delle cagnette per sapere come stessero e tanto da organizzare durante il viaggio di ritorno che la governante portasse a Colombo, dove dovevano sbarcare per un concerto, Winzi per poter rientrare in Italia e poi in Inghilterra con lei.

E così fu: il 5 settembre del 1890 dopo mesi di viaggio e concerti, la donna potè riabbracciare la piccola Winzi. Ma quella fu una eccezione, per il resto Winzi seguiva come un’ombra Lady Hallé.

Ogni anno, Charles e Lady Hallé si prendevano alcuni giorni per andare a Stoccolma, luogo in cui la donna aveva coltivato molte amicizie legate al suo primo matrimonio. Un anno Hallé propose di tornare da Stoccolma passando da Copenhagen, quindi per la Danimarca ed infine visitare Vienna e Berlino primo di rientrare a Londra.

Al momento dell’imbarco, Wilma sentì delle voci concitate dietro di lei. Si girò e notò che la governante, Mrs Ewart a cui aveva affidato la piccola Winzi stava discutendo con uno degli ufficiali di bordo. Alla sua richiesta di spiegazioni, Mrs Ewart, indignata esclamò

– Questi non le consentiranno di portare a bordo il cane!

Lady Hallè prese in braccio la cagnolina dicendo con una certa irritazione

Per quale motivo?

I poveri malcapitati furono costretti a spiegare che,a causa di una recente epidemia di idrofobia in Danimarca per almeno sei mesi sarebbe stato impossibile far sbarcare i cani.

Il mio cane non ne sa nulla di idrofobia, io DEVO portarlo con me e lo porterò!

Di fronte alla presa di posizione della donna, venne chiamato il Capitano che alla fine, scrollando le spalle disse

Certamente potete portarlo con voi sino a Copenaghen, ma, una volta arrivati non sarà possibile farlo sbarcare

Oh si che sbarcherà! rispose la violinista sbuffando

-Portatemi immediatamente un foglio per telegrafare!

Un giovane steward obbedì e Lady Hallè scrisse un breve messaggio che affidò ad un amico. Dopo qualche minuto, l’ufficiale che si era interposto non oppose altra resistenza e tutti salirono a bordo. Lady Hallé, trionfante, con il suo cane, si diresse verso la sua cabina. Charles Hallé era interdetto e chiese cosa stesse succedendo

Aspetta e vedrai!

Arrivarono a Copenhagen e sul piroscafo tutti erano in attesa di sapere come sarebbe andata a finire la storia del cane e proprio mentre si avvicinavano al porto tutti furono sorpresi di vedere l’arrivo di mezza compagnia di soldati danesi arrivare e schierarsi.

La nave attraccò. Passeggeri e ufficiali erano intimoriti dalle guardie. Salirono a bordo un colonello ed il suo attendente che portava un cuscino sul quale era collocata una pergamena. Gli ufficiali chiesero al Capitano se Lady Hallé fosse a bordo e il Capitano, riprendendo colore in volto, indicò Sir Charles e Lady Hallé che se ne stava in disparte con il cane tra le braccia circondata dagli altri passeggeri. Il Colonnello salutò entrambi con deferenza quindi disse che aveva avuto l’onore di avere ordini diretti da Sua Altezza Reale Re Cristiano IX di Danimarca in persona

Il Re si era raccomandato di ricevere Lady Hallé come si doveva, motivo per cui aveva pensato al Picchetto di onore, inoltre aveva avuto ordine di presentarle un messaggio diretto di Sua Maestà. L’attendente si fece avanti e porse alla coppia il cuscino con la pergamena

-Ecco-

esclamò la donna raggiante porgendo il telegramma a Sir Charles

– ti avevo detto che NESSUNO mi avrebbe potuto impedire di portarmi dietro il mio cagnolino. Sir Charles meravigliato e senza parole lesse queste parole.

Re Cristiano to Lady Hallé, Copenhagen Dock.

You have any permission to take any animal you like trought my Kingdom.

Tu hai il mio permesso per portare nel mio Regno qualsiasi animale tu voglia. La Regina ed io siamo felici al pensiero che presto vi vedremo

Charles Hallé porse il telegramma al Capitano che sgranò gli occhi e che stava quasi per arrabbiarsi tanto che Hallé fu costretto ad ammettere che non sapeva che sua moglie stesse scrivendo al Re in persona!! Alla fine prevalse il buonsenso e forse anche l’humor: era stata chiamata la Guardia Reale per accogliere un … cane. Il Colonnello fece scendere la coppia con il cane e la scortò di fronte al drappello che la accolse nello stesso modo in cui avrebbe accolto il Re Cristiano e la Regina Luisa di Danimarca. Quindi furono portati in una locanda perchè si rinfrescassero e riposassero del viaggio con un lauto pasto durante il quale il piccolo eroe fu nutrito e vezzeggiato da tutti coloro che erano nella locanda come se non avessero mai visto un cane… ma non un cane qualsiasi! Winzi, la cagnolina di Lady Hallé.

The Violinist of Times 1895

Gustav Hallé. Myfair to Maritzburg

Un concerto ignorato

di Vera Mazzotta

Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.

Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire

‘Non possiamo aggiungere altro”

I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.

Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.

Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.

Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

J. Kenig

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda

Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema

Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè

La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.

E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.

Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.

Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.

Norman Nèruda’s Christmas love

Vera Mazzotta

Lady Hallé (con questo titolo Madame Norman- Neruda è diventata nota a tutti nei suoi ultimi anni di residenza in Inghilterra in virtù del suo matrimonio con Sir Charles Halle nel 1888) fu, nonostante le apparenze, non solo capace di divertirsi ma anche di essere divertente lei stessa in modo semplice, come ben sapevano i suoi amici. Era, per esempio, piena di gioia e allegria quando il Natale era alle porte con il suo Albero natalizio. Credo che neanche Charles Dickens stesso sia mai riuscito a superarla nell’amore per questa festa, bella e commovente. Era quello il momento in cui dava pieno sfogo alla sua natura estremamente gentile e generosa. Nessuno di coloro che ha avuto il privilegio di vederla potrebbe mai dimenticare l’eccitazione che teneva a bada con cui conduceva i suoi ospiti e la famiglia nella stanza dove l’albero di Natale ardeva in tutto il suo splendore. Sotto di esso, si era certi di trovare qualche regalo, grande o piccolo, per ognuno.

A short History of English music / by Ernest Ford.

Wilma Norman Néruda

(un ritratto)

Nordisk musik-tidende, Månedsskrift for musiker og musikvenner

Marzo 1886.

VERA MAZZOTTA

Non sono passati molti anni da quando il sorprendente Hans von Bülow ha pubblicato una delle sue altrettanto famose “lettere di viaggio”, note per il loro sarcasmo, in cui ha informato il mondo musicale che Joachim aveva trovato la sua rivale:

Questo unico rivale dell’ Irraggiungibilevive in Inghilterra ed è una Lei: porta il nome di Madame Norman Neruda

Per gli spettatori più giovani, che avevano meno familiarità con la cronaca musicale, questo nome suonava piuttosto estraneo ma non per il pubblico musicale tedesco per il quale, continua Bülow,

era semplicemente leggendario

dal momento che ebbero modo di sentirlo a Lipsia nel 1874. Tuttavia la Norman-Nèruda era diventata, successivamente, un’ ospite così raro nelle nostre sale da musica che gli anziani dovettero venire in aiuto alla curiosità dei giovani e insegnare loro che il Prodigio Wilma Neruda, che intorno al 1850 sia in patria che all’estero aveva raccolto i suoi primi trionfi, ora era cresciuta sino ad arrivare ad una grandezza colossale.

Von Bülow l’ha definita Die Geigenfee, Fata del Violino, e confessa di essere stato letteralmente elettrizzato dal suo suonare. (…)

Lo spirito, l’anima, la vita, il calore, lo stile, il nobile, questa è la magia che colpisce i cuori dei suoi ascoltatori. Sotto questo aspetto è grande e pura come Joachim e, come lui, unica. (…)

Wilma Nèruda vanta una stirpe di antenati illustri e dotati.

Il primo violinista a portare questo nome fu J. Chrisostomus nato a Rossiz in  Boemia. Vissuto all’inizio del secolo scorso, fu educato musicalmente a Praga. Lavorò nell’ attuale Orchestra del Teatro, ma, in seguito divenne monaco. Anche suo fratello minore, Johan Georg, coltivò il violino, compose anche lui ogni genere di musica, fece viaggi e nel 1750 lavorò a Dresda; in seguito si dedicò solo nell’educazione dei suoi figli, Ludvig e Anton Frederik.

L’organista della cattedrale di Brünn, Josef Neruda, che era un secolo più giovane della prima coppia di fratelli, era il padre di Wilma.

Tutti i suoi cinque figli hanno ereditato del talento ma in assoluto, la più dotata era Wilma, nata il 29 marzo 1839 ( in realtà nel 1838 n.d.t.) per la quale, già nella prima infanzia il Cielo aveva messo sulla sua strada il violino. A soli quattro anni ricevette la prima istruzione da suo padre e imparò a inchinarsi di fronte al suo pubblico rapidamente e in modo così sicuro che all’età di sei anni fu mandata a Vienna per avere la guida di un maestro. Dopo aver studiato per un anno con Leopold Jansa, divenne così brava da esibirsi davanti ad un pubblico vero.

Insieme alla sorella maggiore, Amalie, si esibì nel 1846 allo Streichers Salon e, da allora, tenne molti concerti nello stesso anno e nel gennaio successivo nella sala del vecchio Musikforening. Nell’ultimo di questi concerti è stata onorata della presenza e del contributo di Jenny Lind. Quando le due sorelle hanno tenuto concerti a Baden, vicino a Vienna, in agosto, il loro fratello Victor si è unito a loro come violoncellista e Wilma, “il piccolo angelo che suona il violino“, ha suscitato tanta simpatia quanto ammirazione.

La percezione era che superasse di gran lunga i suoi anni per il completo dominio della forma, la purezza dell’intonazione ed il suono fine ma potente del suo piccolo strumento, tanto da trovare ovunque riconoscimenti unanimi. Da qui, i tre giovani sono andati al nord e hanno riportato trionfi a Lipsia, Berlino, Amburgo e in altre città. L’8 giugno del 1849 Wilma suonò con la London Philharmonic un concerto di De Bériot; negli anni successivi i Nèruda risiedettero per lo più in Russia.

Victor morì a Pietroburgo ma il suo posto nel trio fu presto preso da un altro fratello, Franz. Una sorella minore, Marie, si unì a loro come secondo violino così, per un po’, formarono un quartetto completo.

Quando Amalie, la pianista, si ritirò dalla carriera. (in realtà terminò la carriera con i sufratelli, dedicandosi all’attività musicale in patria con il marito) c’era di nuovo un trio d’archi in tour attraverso Norvegia, Svezia, Danimarca e al Gewandhaus di Lipsia, dove Wilma suonò il Concerto di Mendelssohn il 23 ottobre 1862.

Ovunque si esibisse trovò numerosi amici ed estimatori ma nel 1864 il gruppo si sciolse quando Wilma sposò lo svedese Hofkapelmester Ludvig Norman e seguì il marito a Stoccolma. Anche sua sorella Marie, in seguito, si stabilì a Stoccolma come moglie del cantante lirico Arlberg mentre Franz iniziò a Copenaghen una serie di attività musicali di lunga data presso la Cappella Reale. Di tanto in tanto, tuttavia, i fratelli si univano per suonare e fare concerti insieme. Nelle attività musicali dell’ Associazione per la musica da camera fondata da Wilma, ornamento per la vita musicale pubblica di Stoccolma, Marie prese parte attiva per diversi anni e quando la sorella maggiore trasferì la sua attività a Londra, trovò in suo fratello Franz un valido aiuto..

Anche mentre era al Nord, Wilma non ha rinunciato ai suoi tour musicali.

Nello stesso anno è stata ascoltata a Copenaghen, Lipsia, Francoforte, Colonia, nella sua città natale Brünn e in altre città.

Nel 1868 fu a Parigi dove ottenne un vero trionfo:

La sua grazia femminile si riflette in un uso dell’ arco mai forzato e da maestro, la sua incomparabile correttezza, la purezza dello stile e la sua sorprendente certezza e la sua grande poesia nel suonare”, afferma Fétis, ‘determinano una ammirazione entusiasta’: era la Stella delle Sale Musicali quanto della Distinguished Society, suonava per l’Imperatore alle Tuilleries, con e per il Principe Metternich, al Conservatorio, nei Concerti di Pasdeloup, e il pubblico non era mai stanco di sentirla.

È stata anche insignita di onorificenze ad Amsterdam, Rotterdam e Bruxelles. A Londra furono così presi dal suo modo di suonare che non volevano più lasciarla andare.

Quando il canto nobile e pieno di sentimento del suo violino, dopo vent’anni, deliziò nuovamente il pubblico dei Concerti della Filarmonica londinese, il 17 maggio 1869, Madame Nèruda non aveva idea che avrebbe inaugurato una stagione che, sempre con molta visibilità, sarebbe durata fino al fine della sua carriera.

Aveva anche tante preoccupazioni riguardo alla proposta di Vieuxtemps di passare l’inverno a Londra suonando come Primo violino ai Monday Popular Concert, ma quando alla fine decise, entrò in un circolo di attività che la impiegarono completamente e costantemente. Da allora, ogni inverno e primavera è stata occupata in attività musicali inglesi e ha anche preso residenza permanente a Londra.

I Popular Concert, i Philharmonic Concert al Chrystal Palace, così come i Recital di Charles Hallé sono tutti orgogliosi di avere lei come una delle loro principali sostenitrici e attrazioni e i suoi Concerti di Chamber Music insieme a Piatti, Ries e Zerbini o con Hallé o suo fratello Franz oggi rappresentano uno dei più squisiti e piacevoli eventi musicali.

Anche Hans von Bülow ha recentemente affermato che non si può immaginare nessuno più completo di questa artista nella sua interpretazione del Trio di Brahms in si maggiore.

Che la stagione dei concerti a Londra inizi così presto e duri così a lungo è, probabilmente, il motivo per cui in Germania, purtroppo, raramente si ha occasione di rallegrarsi della presenza di questa Joachim-donna.

Seppur sporadicamente, come nel 1874 a Lipsia e Francoforte, nel 1877 a Vienna, nel 1878 a Parigi, 1879 in Olanda e Düsseldorf, nel 1880 e 1881 a Vienna, Pest, Colonia, Hannover, Berlino, Dresda, Praga, Trieste, ha riaffermato sul Continente il ricordo della sua esistenza nel pubblico. Nel suo tour nel 1879, H. v. Bülow le ha promesso la sua partecipazione ma è stato anticipato dalla malattia, e il pubblico ha così perso il piacere di ascoltarli insieme: Bulow fu sostituito da Charles Hallé, amico del nostro artista ed estremamente popolare in Inghilterra, sia come pianista che come direttore d’orchestra. Entrambi celebrarono ora eccellenti trionfi su entrambe le sponde del canale.

La versatilità che, giustamente, si apprezza molto in Mr. Hallé, i cui programmi includono sia i classici che i preziosi nuovi compositori, ha così avuto occasione di essere ammirata, insieme alla stessa Wilma, nella sua patria tedesca.

La grande maestria, riconosciuta nello stile perfetto che ricordava Joachim, e con il quale lasciava che Bach, Beethoven, Brahms rientrassero nei loro brani, interpretandoli ognuno secondo lo stile e lo spirito che era loro tipico con “correttezza, non solo nella lettura musicale, ma anche dello spirito” che è un aspetto che la caratterizza. Non bisogna cercare la causa dell’enorme e profondo effetto del suo modo di suonare nella splendida completezza della sua tecnica, nella purezza cristallina del suo timbro o nella stupefacente abilità di condurre l’arco ma, prima di tutto nella sua musicalità. Per la potenza maschile e la grazia femminile con le quali sa affrontare i passaggi più brillanti con il suono più dolce, per la nobile semplicità, l’ammirevole espressione o perché più non cerca il semplice effetto e più, invece lo ottiene, Madame Norman Néruda è la poesia incarnata del violino, una artista per grazia di Dio, l’unica che, oggi, abbiamo per questo strumento. Quando, poco prima di morire, Vieuxtemps,

suo adoratore ed estimatore“, dedicò a “Wilma Carissima” la sua ultima opera, il suo VI Concerto per violino, in cui aveva “deposto tutto il suo sapere, tutto la sua esperienza, e tutta la sua anima.” chiedendole ” se lo ritenesse un’opera abbastanza buona da portare il suo nome”, sognò, come scrive nella sua ultima lettera, “il suo modo incantevole di suonare e la felicità di ascoltare la sua composizione la sua composizione interpretata da lei. Non lo sorprese, tuttavia, che il suo lavoro, a lei dedicato e sua opera postuma abbia letteralmente preso vita sotto il suo arco, nobilitato dalla sua interpretazione.

Wilma Neruda appartiene a quelle speciali nature artistiche che, nonostante la fedeltà con cui interpretano un’opera, sembrano tuttavia riuscire ad elevarla a una sfera più alta. Ma se è vero ciò che disse una volta Charles Hallé, che suona meglio non solo ogni anno, ma ogni volta che appare in pubblico, allora dobbiamo essere d’accordo con H. v. Bülow quando si domanda

Quale potrà mai essere la fine di tutto questo?

La famiglia Nèruda

Dalibor 1 Luglio 1862

J.V.T (libera traduzione dal ceco)

V.Mazzotta

Anno 1844

Novembre stava già scuotendo i suoi riccioli di foglie gialle quando sono arrivato a Brno. Il mio desiderio mi ha portato lì più veloce di una locomotiva a vapore. Desideravo guardare il focolare dove bruciano  le scintille della sacra fiamma che i cechi stanno  riscaldando quando pensiamo al passato e al futuro. Ho trascorso alcuni giorni confortanti in questo grembo di nuove speranze nascenti nascondendo  la mia immagine altrove.

Un giorno stavamo passeggiando con S. … dopo František. Non sentivamo la pioggia fitta e minuscola che scrosciava, non ci importava, sopraffatti dalla conversazione. Il giorno era passato, ma non lo sapevo nemmeno. In serata è poi arrivato Mikšíček e ci ha condotto in cima, al trono di San Pietro.

Oggi vedrete altre due rarità di Brno, mi ha assicurato. Non vedevo l’ora.

Attraverso una porta bassa, entrammo nell’androne angusto e buio di un antico palazzo e, dall’androne, alla magnifica sala. Nel mezzo c’era un pianoforte aperto con due candele accese e vi sedeva una bambina di sette o otto anni, e una anche più piccola, gli stava accanto con un violino; il concerto di De Beriot stava aperto sul leggio davanti ai piccoli musicisti. Questa è stata la prima rarità di Brno, la figlia del signor Néruda, musicista della Cattedrale. Néruda era in piedi accanto al pianoforte quando entrammo e ci salutò allegramente. Due donne gentili hanno fatto lo stesso. Una mi è stata presentata come la padrona di casa, l’altra, più giovane, sospetto sua parente, mi è stata presentata come l’unico patriota nella capitale del Margraviato di Moravia. Quella era la seconda rarità di Brno.

La Néruda più giovane mi guardò con il suo occhio vivace, senza paura, come se volesse dire: ebbene, aspetta, sentirai! e il padre fece un cenno alle figlie: erano pronti per il concerto serale e stavano solo aspettando noi. Il padre diede l’attacco e le ragazze iniziarono.

Ho ascoltato e mi sono meravigliato ma, o perché il caldo della mia misera pace avesse chiuso il mio animo o perché stanco di aver passato tutto il giorno a discutere con i miei amici di affari nazionali, non riuscivo a trovare alcuna delicatezza nel suonare delle piccole Nèruda. Suonarono entrambe, specialmente il piccolo, simpatico folletto con il violino, fino alla fine con estrema disinvoltura fino a suscitare stupore: le corde sotto le dita della piccola violinista gemevano ancora, potevi quasi percepire quanto le stesse sembrassero riluttanti e con quanta forza uscissero i suoni da loro. Potevo percepire quanta fatica facessero i bambini a suonare, mi dispiaceva  per  la ancor piccola Vilemina.

Non posso biasimare (il padre) ma io sono nemico dell’ostentazione esagerata delle forze dei bambini, e così allora mi sembrava. Si è improvvisamente finiti a giudicare, del resto la spada del giudizio si sguaina sempre facilmente, soprattutto sugli inizi artistici. Questa è spesso la corte più insopportabile. (…) Conosco diversi esempi. Allora, stavo per fare qualcosa del  genere  anch’io ma non mi sentivo in colpa dopo quella giornata faticosa.

“Beh,  ti piace la nostra Milanollo morava?” mi ha chiesto il mio amico che mi aveva accompagnato dai Nèruda quando finalmente ci ritrovammo sotto il cielo stellato.

Ho alzato le spalle….Vilemina e Amálie, bambine, suonavano meravigliando, ma addirittura definirla Milanollka Morava? la Milanollo morava?! Non lo so…ma ora la sto pagando

1847

Le chiome degli alberi si sono ingiallite di nuovo  e hanno aperto la strada al nuovo novembre: l’ho visto arrivare sul nostro Petřín (la collina al centro di Praga) tra il vento secco delle strade di Praga. Improvvisamente guardo tra gli annunci colorati quello del concerto dei Néruda

Ah! quindi sono già qui.
I giornali avevano già annunciato il loro arrivo raccontando i loro trionfi a Vienna e, se non erro, a Berlino e a Yratisiavi.
Ero, certamente, eccessivamente esigente.

Nonostante non fossero più  ‘come le Milanollo’ ma famosi in giro per il mondo, per me erano qualcosa di interessante ma per i cechi dovevano essere un evento doppiamente gradito, resi famosi dai loro successi, come un raggio di sole che avesse illuminato i loro comuni villaggi paterni. Dissi tra me e me: chissà come sono cambiati in questi tre anni? nemmeno tre, perché avevano suonato a Vienna giusto sei mesi fa.
Alla fine ci trovammo nell’atrio.
Le aspettative del pubblico non sembravano alte: i bambini prodigio ormai sono fuori moda. Siamo saturi: le sorelle italiane (le Milanollo) hanno soffocato tutti gli altri. Cos’altro sarebbe potuto venire per loro?
Una bambina in gonna rossa e mutandine bianche si sarebbe di nuovo esibita qui, punto.
Ho riconosciuto la più piccola a prima vista e mi ha fatto tornare in mente 3 anni fa quando stava per iniziare il concerto di De Beriot; quello era lo sguardo che conoscevo ma non l’ho riconosciuta quando suoni puri come perle hanno cominciato a formarsi sulle corde e, increspandosi, hanno cominciato a volare dietro, sulle ali del vento, puliti e sicuri, forti e gentili come i violini dei primi maestri.
Non la riconoscevo: era il genio di uno che suonava nell’autunno della vita ma, racchiuso nel corpo umano piccolo di bambino.
Nessuno dei miei amici aveva mai pensato sarebbe potuta accadere una cosa simile quando sentimmo Vilemina a Brno, tranne suo padre che ha percepito lo spirito di sua figlia.
Che sarebbe accaduto fra altri 10 anni?

Il 1857 lo ha descritto con parole più belle uno dei più famosi poeti  Syrokomla, che scrisse alle due sorelle a Vilnius nel memoriale:
https://books.google.it/books?id=zXEqAAAAYAAJ&pg=PA327&dq=Wladyslawa+Syrokomli+Neruda&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&ved=2ahUKEwjH8IvmwOD0AhXGGewKHcXYDo0Q6AF6BAgIEAI#v=onepage&q=Wladyslawa%20Syrokomli%20Neruda&f=false
 

A Wilma
Quando ci tocca nelle profondità
Il gioco del tuo arco, così aggraziato, così forte
Chlubo Słowianek, un artista ispirato,
Ricevi un ricordo dagli abitanti di Vilnius!
Cosa posso regalarti  per questi momenti piacevoli, che tutti quelli che ti ascoltano avevano nell’anima,
per la commozione per il piacere, per il brivido, per la gioia dello spirito?
 Per molto tempo rimarrà in noi l’impressione di Dio, ti penseremo da lontano
Armato del tuo talento, del tuo Spartito e di Dio,
Tu andrai nei paesi dove la fama ti aspetta.
Ovunque tu sia, ricorda la città lituana
Perché qui lasci un gruppo di amici,
Che benedizione la tua via celeste.
Condividerà di cuore i tuoi trio
nfi.