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Il gusto musicale in Australia

Intervista a Sir Charles e Lady Hallé @accadde oggi 13 AGOSTO 1890 CRESCITA DEL GUSTO MUSICALE IN AUSTRALIA. INTERVISTA CON SIR CHARLES HALLE. Martedì mattina sono arrivati a Adelaide i noti artisti Sir Charles e Lady Halle (Madame Neruda) e hanno intenzione di dare una serie di sei concerti. La loro visita a questa città […]

Il gusto musicale in Australia

Il gusto musicale in Australia

VERA MAZZOTTA

Intervista a Sir Charles e Lady Hallé

@accadde oggi 13 AGOSTO 1890

CRESCITA DEL GUSTO MUSICALE IN AUSTRALIA. INTERVISTA CON SIR CHARLES HALLE.

Martedì mattina sono arrivati a Adelaide i noti artisti Sir Charles e Lady Halle (Madame Neruda) e hanno intenzione di dare una serie di sei concerti.

La loro visita a questa città era attesa da tempo con piacere non solo di coloro che sono orgogliosi di essere musicisti colti ma anche di tutti quelli che possono apprezzare l’interpretazione fatta dagli artisti dei grandi maestri. Il successo che ha accompagnato Sir Charles e Lady Halle durante il loro tour delle colonie è stato quasi fenomenale, il pubblico in ogni città ha riempito le sale in cui si sono esibiti. Martedì mattina un giornalista del Register ha parlato con Sir Charles che, riguardo lo standard musicale in Australia, ha espresso la sua sorpresa per il netto progresso che era stato fatto nell’arte, e l’apprezzamento che ha sentito nei loro confronti da parte del pubblico.

‘Lady Halle e io siamo venuti qui ignorando completamente quale fosse lo standard in musica. Non posso dire neanche per un momento però che ci aspettassimo che il pubblico australiano non fosse sufficientemente educato musicalmente per apprezzarci e questo è dimostrato dal fatto che, fin dal primo concerto, abbiamo presentato esattamente gli stessi programmi che avremmo fatto sia in Inghilterra che in Germania. Le case affollate a Melbourne e il piacere evidente mostrato dal pubblico, ci hanno convinto subito che i brani che abbiamo scelto, necessariamente di altissima classe, erano compresi, e inoltre, che non avevamo motivo di preoccuparci di dover venire incontro ai loro gusti.’

‘Se il risultato fosse stato diverso, avreste cambiato i vostri programmi per quelli più popolari ?’

Certo che no. Abbiamo deciso fin dall’inizio che non avremmo suonato nessun brano cosiddetto popolare, ma che ci saremmo attenuti al repertorio che avevamo a casa.’

Sir Charles disse poi che avevano dato non meno di diciotto concerti a Melbourne, quindici a Sydney, sei a Brisbane, uno a Geelong e uno a ’ Ballarat. In tutti questi luoghi l’ accoglienza ricevuta è stata delle più cordiali.

Hanno avuto poi un’esperienza unica a Brisbane: ai primi due concerti le ovazioni sono state molto gratificanti ma c’era la sensazione che gli applausi fossero più per senso del dovere che per vero apprezzamento. Era difficile che di questo si accorgessero altri che non fossero gli artisti stessi ma per loro era, quasi, dolorosamente evidente. Dopo i primi due concerti, tuttavia, ci fu un netto cambiamento: gli applausi erano altrettanto rumorosi e il pubblico altrettanto numeroso ma gli artisti riconobbero che quegli applausi erano spontanei.

’In effetti, disse Sir Charles, ’ci sentivamo finalmente in sintonia’ e dopo quanto accaduto, il piacere di suonare per un pubblico così divenne immenso. Vedete, all’inizio ci avevano evidentemente frainteso ma applaudivano come se apprezzassero pienamente la musica. Potevamo vedere la differenza e siamo stati felici quando abbiamo visto il cambiamento dal desiderio di apprezzare all’apprezzamento stesso.’

Sir Charles e Lady Halle sono stati particolarmente soddisfatti della loro visita a Ballarat. Hanno suonato davanti a una platea molto numerosa all’Accademia di Musica, ed è stato interessante vedere anche tante persone della classe mineraria tra il pubblico. Gli applausi sono stati calorosi e spontanei, ed è stato sorprendente per lui avere un pubblico così partecipativo con grande presenza di persone che lavoravano nelle miniere

’Sento,’ ha detto Sir Charles, ’ che non c’è casa a Ballarat, anche piccola che non abbia un pianoforte tra i mobili. Quindi gli abitanti sono evidentemente musicali, e desiderosi di ottenere uno standard più alto.’

Pensi, Sir Charles, _ che la creazione della Victorian National Orchestra segni un’epoca nella musica australiana?’

‘Sì, lo penso ma c’è qualcosa che manca nell’orchestra: non è abbastanza forte da colpire il pubblico, tuttavia, ha fatto un buon lavoro e ci sono alcuni uomini veramente bravi. Ci è stato detto che da quando è stata fondata c’è stato un netto progresso nello standard musicale e anzi, se fossimo venuti quattro anni fa, forse non avremmo incontrato il successo che ovunque ci ha seguito. Quindi penso che siamo arrivati proprio al momento giusto.’

L’ attenzione di Sir Charles Halle è stata poi diretta alla Cattedra di Musica che da alcuni anni è stata istituita a Adelaide. Non aveva sentito parlare della costituzione della Cattedra ma ha espresso l’opinione che una ‘Cattedra di Musica’ senza una ‘Scuola di Musica’ (e questo nel senso più stretto della parola) sia di poco valore. Un’educazione musicale non può essere impartita a studenti il cui professore o professori, lì tengono solo lezioni o li esaminano alla fine dell’anno per il conseguimento titolo. Una Scuola di Musica, nel senso più ampio, è essenziale per una Cattedra di Musica e sebbene quest’ultima sia utile a suo modo, è poco efficace se non sostenuta da Scuola. Hallè tuttavia, non si riferiva nello specifico alla Cattedra di Musica di Adelaide poiché non la conosceva ma parlava in generale del sistema. A tutti i concerti, Sir Charles suona sui pianoforti che sono stati fatti appositamente per lui, e il violino di Madame Neruda è uno strumento preziosissimo.

‘Non credo che possa essere superato in alcun modo,’ ha detto Sir Charles, ’ perché è uno Stradivari del 1709, la cui qualità corrisponde in valore alla sua vecchiaia.’

Wilma Neruda e Vieuxtemps: luci sul successo della ”donna- violinista”

Wilma Norman Néruda e Henry Vieuxtemps vantano un legame ed una amicizia di molti anni, che risale a quando la piccola Mina, con i suoi fratelli, fece la sua prima apparizione a Vienna dove, sembra che l’allora giovane violinista, acclamato dalla corte Viennese, pochi giorni prima dell’arrivo dei talentuosi fratelli, regalò alla bambina una copia del suo secondo Concerto. Tuttavia, fin dal 1846, il modo di suonare di suonare di Wilma ed il suo talento esuberante e profondo era stato paragonato a quello del grande violinista belga che, a suo tempo, era stato un bambino prodigio. E’ un fatto che la bimba stupiva quando, con la sua manina piccola e grassoccia sul palco, senza paura di nulla suonava brani di Vieuxtemps, Ernst, Paganini.

Her performance of Vieuxtemps’ Arpeggio and Ernst’s Carnaval de Venise are really wonderful, nor does it require any apology on the score of her tender age. After the Milanollos we have no recollection of such remarkable precocity of talent. (William Davidson, 1849).

Vieuxtemps accolse a San Pietroburgo dove, dal 1845, aveva accettato il posto come violinista di Corte, na Wilma oramai preadolescente scatenando però in questo modo le ire del giovane Wieniavsky quando si congratulò con la ragazza per l’esecuzione magistrale. Wilma e Vieuxtemps continuarono a mantenere rapporti di amicizia e stima al di là delle rispettive vicende familiari ed artistiche che, spesso, li portarono lontani. Vieuxtemps ascoltò di nuovo la Neruda a Parigi e in Belgio nel 1868 e nel 1869: nonostante l’entusiasmo che suscitava il suo modo di suonare veniva messo a confronto sempre con quello di Vieuxtemps: sebbene molti critici francesi ritenessero che la giovane artista riuscisse ad esprimersi al meglio proprio nelle composizioni dell’amico Belga, ritenevano che non avesse la brillantezza del suo staccato nè il suo vigore ma in compenso una conduzione melodica un e una delicatezza che possedeva il suo fascino.

Probabilmente fu proprio Vieuxtemps a ventilarle l’ipotesi di cercare fortuna in Inghilterra che lui ben conosceva avendovi passato molto tempo negli anni ’40 dell’Ottocento, poco prima di lasciarla per la Russia.

1851 Sivori, BOTTESINI in piedi, Hallè, seduto al pianoforte, Ernst IN POLTRONA, Vieuxtemps accanto a lui, E PIATTI in piedi vicino ad Hallè

Come ho detto arrivai in Inghilterra in aprile ed inviai una lettera a Chappel ma scopriì che la stagione era alla fine e il calendario era stato fatto e mi offrivano un concerto per luglio. Così tornai a Parigi, con grande disappunto di Vieuxtemps, visto che per un solo concerto e per 5 ghinee non potevo attendere così a lungo. VIeuxtemps riferendosi ai pregiudizi inglesi riguardanti le donne che suonavano il violino, disse che dovevo solo essere ascoltata e con grande generosità organizzò uno scambio di date dandomi la sua data di maggio e prendendo lui quella che mi veniva offerta. Volevano che suonassi il Concerto di Mendelssohn ma io ero invece ansiosa di mettere in programma un Concerto di Vieuxtemps per ringraziarlo della sua gentilezza.

Hallè racconta, in diverse interviste del 1890 per i giornali australiani che, nonostante la giovane violinista fosse stata introdotta da Joachim e dallo stesso Vieuxtemps, lui stesso era abbastanza scettico e prevenuto nei riguardi del suo talento ma, d’altra parte il ricordo che ne aveva era quello del 1849!

Nei pochi giorni in cui la donna si trovò a Londra, quindi, fece inizialmente ben poco per aiutarla, tanto che lei, quando si rese conto che sembrava non ci fossero occasioni per esibirsi decise di passare a salutarlo forse fu questo o fu altro ma Hallè, una mattina, passando di fronte all’ alloggio della violinista, decise di farle visita apparentemente con per salutarla , di fatto con una richiesta particolare: suonare per lui!

Era un test!

In altre circostanze Wilma si sarebbe indignata di dover subire ”l’onta e la vergogna” di una audizione ma capì che doveva fare buon viso a cattivo gioco! Suonò e convinse Hallè della sua abilità: con Joachim, Vieuxtemps ed ora Hallè dalla sua parte fu introdotta nel Salotto del grande pittore e artista Millais e poco dopo potè suonare ai Philarmonic di Londra.

Wilma aveva bisogno di sostenitori e capì che doveva trovarli nei musicisti-uomini- più affermati e considerati dell’epoca. Segno dei tempi?

Certo, ma un segno positivo dal momento che quei grandi artisti, come ci dice anche Hallé, erano, come tutti, permeati da quegli stessi pregiudizi ma, nel loro essere musicisti, furono anche capaci di andare oltre e giudicare l’Arte ed il talento

...più o meno…

il 17 maggio del 1869 Wilma si esibì, dopo 20 anni dal debutto in quel paese, a Londra suonando proprio un concerto di Vieuxtemps, l’Adagio ed il Rondò dal Concerto in Mi maggiore ...elettrificando l’uditorio con il suo pieno comando tecnico, il suo suono puro, ricco, pieno…rendendo evidente, sin dalle prime note, che ci si trovava di fronte ad una musicista non ordinaria (Vanity Fair, maggio 1869).. un talento straordinario tale da non richiedere alcun accenno neanche al suo sesso

(e per fortuna!) e il pubblico…non sembrava non essere mai stanco di applaudirla!

A quel concerto ne fece seguito subito un secondo. Vieuxtemps non fece solo questo, sebbene, pare, con molta fatica, convinse Wilma a trascorrere l’inverno in Inghilterra e, dopo un lungo ed estenuante tour nelle città inglesi più lontane, ad accettare il posto di Comprimaria, Primo violino del quartetto del St. James nel periodo in cui non era condotto da Joachim.

L’impressione che fece al pubblico e a Sir Chappel che organizzava quei concerti fu tale che il contratto le venne rinnovato ogni stagione allargando così la possibilità a Londra di ascoltare buona musica anche durante i mesi invernali in cui Joachim era lontano. Da quel momento, il nome Norman Neruda divenne inseparabile da quello dei Popoular -Concert

E’ Wilma stessa che, con le sua parole, ricorda che dopo una sua esecuzione del Concerto in Mi maggiore, Vieuxtemps che era presente in sala, la raggiunse in camerino, ovviamente, la violinista gli disse, come ad un Maestro, che era dispiaciuta che lei stessa non avesse mai sentito suonare da lui quel brano ma che lui rispose:

Grazie a Dio, perchè se tu mi avessi sentito forse non lo avresti mai suonato come hai fatto tu stasera! Mai fino ad ora avevo immaginato che questo mio concerto fosse così bello! Per me è stata una rivelazione!

e questo, aggiunse Wilma, fu certamente uno dei più bei complimenti che un compositore avrebbe potuto mai fare ad un virtuoso sebbene mi pare che contenga anche un certo autocompiacimento!

(The Milner 1895)

Sino all’arrivo di Joachim, Vieuxtemps fu Re indiscusso del Violino, anzi, il Leone del Violino come lo chiamava Haddock, compositore e collezionista che fu anche suo allievo, pertanto fu naturale spesso ricorrere al suo giudizio riguardo l’apparizione di nuovi talenti sulla scena musicale.

Nel 1880 così scrisse: …

il vostro giudizio su M.lle Tayau è giusto… venuta da me per avere qualche consiglio…ma trovo che il suo modo di suonare sia troppo mascolino, ecco, ella perde quella femminilità che invece trovo in Madame Norman-Neruda che è il mio ideale di violinista. Mai ho sentito suonare il violino con così tanta anima, purezza, passione. Ella sa essere nello stesso tempo ”classica” e poetica. Ti dispiace che il suo suono non sia più ampio? ma non sarebbe più lei allora! Non sarebbe più la violinista donna e aggraziate per eccellenza…la gracieuse et intelligente interprète de sa musique come scrisse un critico francese dopo una sua interpretazione della virtuosistica Fantasia sui temi del Faust.

Andare oltre i pregiudizi quindi era una cosa, ma trovare il giusto modo per esprimersi un’altra.

La testimonianza di Vieuxtemps ci fa capire che alle violiniste , per avere successo era necessario avere quelle doti che si richiedevano, anche nella vita di ogni giorno: purezza, candore, gentilezza, morbidezza, soavità, questo si celava dietro l’unico concetto di femminilità e Wilma incarnava quelle doti femminili, anima, candore e castità, e, almeno in apparenza non doveva dare idea di mascolinità che infatti, quando emergevano, venivano attribuite ad un modo di suonare ”nervoso” ma come poteva esserlo quello di una donna, perchè il ”nervosismo” non era caratteristica maschile!

Questo getta luce anche sul successo di questa violinista che capì, intelligentemente, cosa le fosse richiesto, esibire un carisma femminile e, senza tradire sè stessa, ad imporsi sulla scena musicale. Dopo tutto la Società Vittoriana, Sherlock Holmes e il metodo di indagine docet!

Wilma Néruda è vissuta nella società del VEDERE, dell’OSSERVARE e un artista, sul palco, sa che sarà OSSERVATA. Nondimeno non si deve nascondere che molti uomini inizialmente frequentavano concerti strumentali dove erano donne ad esibirsi perché trovavano ”interessante” una femminilità ostentata in una occupazione, sino ad allora ritenuta maschile. Mentre alle cantanti era concesso optare per una femminilità più aperta ed evidente, per le strumentiste questo poteva essere un’arma a doppio taglio.

Anche in questo Wilma riuscì a trovare un equilibrio, nel mostrare braccia e collo scoperti per esempio e atteggiamenti da ”diva” ma sempre nel rispetto delle convenzioni dell’epoca.

Dopo un periodo di insegnamento al Conservatorio di Bruxelles, Vieuxtemps rimase privo dell’uso del braccio destro e decise di dedicarsi alla composizione trasferendosi in Algeria dove, nel 1881 cominciò la composizione del Sesto Concerto per Violino ed Orchestra dedicato alla sua pupilla, forse una delle ultime sue composizioni dal momento che il 6 giugno di quell’anno, dopo un infarto più forte, Vieuxtemps morì.

il 31 maggio così scrisse a Wilma :

Wilma carissima!

La vostra cara lettera amichevole del 14 marzo mi ha fatto molto piacere e mi sono subito messo all’opera per rivedere e terminare il concerto pensando a voi, al vostro stile incantevole e alla felicità di sentirlo suonato da voi. Lo spartito con il pianoforte è già pronto, ma voglio sapere se siete ancora a Brünn e perciò scrivo queste righe per sentire se devo mandare il concerto lì oppure dove?

Ditemi il vostro parere, se vi piace e se lo ritenete degno di portare il vostro nome come dedica. Vi ho messo tutto il mio sapere, tutta la mia esperienza, tutta la mia anima e spero quindi che non vi dispiaccia.

Come va la vostra salute? Risparmiatevi e concedetevi riposo. – Non fate come me, non vi affaticate troppo, ve lo consiglio come amico. Sapete che vi ho sempre dato buoni consigli. Io sto abbastanza bene, la testa è ancora così buona che posso occuparmi di musica ma i piedi non vogliono fare il loro dovere.

Ho appena terminato una raccolta di 36 studi per violino, che non saranno privi di interesse per voi. Rispondetemi presto e ditemi dove devo mandare il concerto. La partitura per orchestra seguirà presto. Potete così prepararvi a suonare il pezzo il prossimo inverno se vi piace .

(Algiers, May 31, 1881)

Intermezzo Asolano

Indagine sui Norman Neruda e sulla storia di Palazzo Beltramini di Asolo

@sherlockholmesmusic

DI Vera Mazzotta

Il presente articolo è frutto di una ricerca che compie a breve un anno. In attesa della sua pubblicazione in questa forma, a Settembre 2023 nello Strand Magazine, Rivista ufficiale dell’Associazione Uno Studio In Holmes nella quale saranno raccolti gli atti del Convegno dello scorso novembre tenuto in Asolo, viene messo a disposizione su questo blog. In autunno, completate le formalità riguardanti la pubblicazione degli originali della documentazione, per la quale vanno chieste opportune autorizzazioni agli Archivi nei quali sono stati reperiti, spero che possa vedere luce in una versione cartacea e allargata, piena di curiosità ed altre notizie ma che, soprattutto, contenga anche la documentazione più importante, in originale.

Ringrazio fin da ora, e non finirò mai di ringraziarle, le persone che mi hanno aiutato nel cammino e nell’indagine, in ordine sparso: l’Architetto Danilo Santalucia che può essere considerato il Motore Primo, colui che ha dato il LA a tutta l’Orchestra, la Dottoressa Orietta Dissegna dell’Archivio di Asolo e l’Amministrazione del Comune di Asolo, in particolar modo il Vice Sindaco Franco Della Rosa, la Dottoressa Francesca Bortolanza dell’Archivio di Stato di Treviso che ha seguito la ricerca con pazienza e dedizione e, tramite lei, anche il Direttore dell’Archivio di Stato di Treviso; il Prof Gabriele Farronato, indispensabile per la sua grande conoscenza ma anche saggezza e soprattutto, per aver ricordato di aver visto in Archivio Storico di Asolo la busta ”Municipio” contenente la storia del Palazzo, ora sede del Municipio che, a noi che studiamo quella dei Norman Neruda, risulta importante per colmare lacune e meglio comprendere le loro vicende in italia; la Signora Franceschini di Asolo, memoria storica per le informazioni e la disponibilità e la Iter di Treviso di Tamara Cofano che ha raccolto, in tempi record per me, la documentazione presente presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari e grazie alla quale, quella contenuta presso l’Archivio Storico di Asolo è stata integrata e compresa.

Non ultimo ringrazio i coniugi Zizola che nelle mie trasferte asolane sono stati un punto di riferimento con loro splendida e accogliente casa.

Prego pertanto, chiunque voglia riproporre in qualunque forma/ modo i presenti contenuti, di citare la/le fonti che sono stati opportunamente depositati e che, di conseguenza, coperti da copyright.

Vera Mazzotta

Gazzetta di Venezia. 20 aprile 1897-  Concerto in Palazzo Néruda.

Lady Hallé (G. Normann Néruda) che gode fama a Parigi, a Vienna, specialmente a Londra dove passa gran parte dell’anno, suonava pochi giorni fa per la prima volta a Milano, con vero e  immenso plauso generale, di là venne in Asolo dal figlio nel palazzo testè ristaurato con buon gusto e abbellito in modo principesco. Ier sera, la grande artista si compiaceva di suonare sul violino vari pezzi nel bel salone splendidamente illuminato, alla presenza di alcune signore e signori, accompagnata al piano dalla valente sua sorella Olga. Il programma assai attraente: un Adagio di Spohr, una Mazurka di Wieniavsky, la Cavatina di Raff e poi ancora la Gondoliera e il Larghetto di Nardini e la Berceuse Slava di F. Néruda, illustre fratello di Lady Hallé. L’eletto uditorio alle armonie che essa traeva s’elettrizzava, s’entusiasmava mentre una folla numerosa che stava fuori ad udire davanti al palazzo, faceva eco agli applausi fragorosi degli invitati. Del resto, che potremmo mai dire noi altri, profani, o quasi, dell’arte, della perfetta esecuzione, del colorito di questa violinista? Gli intervenuti abbandonarono assai tardi quella casa così ospitale, riconoscenti dell’indimenticabile festa all’artista sovrana e alla gentile sorella Olga, al nobilissimo Signore L. Norman Néruda, alla graziosa sua Signora Mary.

E’ nel suo palazzo principesco che, per la prima, volta la violinista amata da Sherlock Holmes viene ascoltata ad Asolo, cittadina del trevigiano eletta Paradiso degli inglesi. E quel Palazzo, che quasi ruba la scena al concerto, perno della presenza dei Néruda nella cittadina, non è un palazzo qualsiasi bensì l’attuale sede del Municipio di Asolo.  

Se oggi conosciamo Wilma Norman Néruda lo dobbiamo a Sherlock Holmes che, il 5 marzo del 1881, nel pieno dell’indagine di Uno Studio in Rosso, andò ad ascoltarla ricordandone una delle caratteristiche per cui stupiva le platee: la maestria nell’uso dell’arco che, come eco sonora, al detective riportava alla mente il ‘’pezzettino’’ di Chopin che fa Tra-la-la-lira-lira-lay, identificato nella trascrizione di Ferdinand David del Valzer op. 34 n. 1 di Chopin. ( V. Mazzotta, vedi bibliografia).

Bambina prodigio, figlia dell’organista della Cattedrale di Brunn, iniziò a studiare il violino di nascosto imitando suo fratello Viktor finchè, scopertone il talento, la famiglia, grazie all’aiuto di una nobildonna morava, si trasferì a Vienna per farla studiare con Leopold Jansa: Wilma fece il suo debutto a soli 7 anni e, da lì, passò il resto della vita tra concerti e continui spostamenti. Nel 1860 insieme ai fratelli Franz e Marie, Wilma intraprende la prima tourneè autonoma in Svezia, incantando anche i critici più severi; il successo fu tale da consentire loro di acquistare una casa per la famiglia a cui fare ritorno: la casa come nido, la casa come centro, la casa come simbolo. In Svezia, Wilma si invaghisce del pianista e Maestro di Cappella Ludwig Norman che sposa a Brunn nel 1864. Norman era protestante mentre Wilma cattolica, tuttavia il codice napoleonico consentiva matrimoni misti. Inizialmente il matrimonio fu caratterizzato da grande unità di intenti: insieme fondarono una delle prime Società di Concerti con lo scopo di diffondere la musica da camera in Svezia, inoltre Wilma fu nominata docente dell’Accademia di Musica di Stoccolma, ruolo che ricoprì sino al 1870. Ma, nonostante il successo e l’appoggio della Casa Reale, i proventi pare non consentissero di mantenere la famiglia oramai di cinque persone, contando i bambini Ludwig e Waldemar e la sorella Marie inoltre, Wilma non aveva intenzione di mettere in secondo piano la carriera di virtuosa. Le mancava il pubblico internazionale? la Svezia non le offriva abbastanza opportunità o, ancora, aveva paura di essere dimenticata? Fu la Francia a darle il successo consacrandola ‘’Paganini donna’’: beniamina di Napoleone, invitata dai Rothchild e da Metternich, ammaliò il violinista Vieuxtemps il pianista Hans Von Bulow che la definì Fata del Violino e Joseph Joachim che ne parlò a sua moglie come della sua violinista preferita e a Charles Hallé.  

La sua grazia femminile si riflette in un uso dell’arco mai forzato e da maestro, la sua incomparabile correttezza, la purezza dello stile e la sua sorprendente certezza e la sua grande poesia nel suonare– afferma Fétis-determinano una ammirazione entusiasta.

Nel 1869, Vieuxtemps cedette a Wilma la data di un suo concerto a Londra e, dopo un anno, la violinista era già la beniamina del pubblico inglese e la presenza artistica più seguita e assidua, pertanto Wilma decise di trasferirsi nel paese che l’aveva accolta sancendo così la separazione definitiva dal marito.

Norman accusava la moglie di tradimento mentre Wilma negava e recriminava di sentirsi messa in imbarazzo da alcuni atteggiamenti del marito che, temeva, potessero nuocere alla sua reputazione, fondamentale per una donna che si accingeva a sfidare convenzioni e pregiudizi. Già in gioventù il giovane compositore aveva infatti manifestato comportamenti anomali che, allora, erano stati considerati stranezze di un carattere gioviale e scherzoso ma quando il suo improvviso balbettare, pizzicarsi furiosamente il naso, intrecciare le dita, saltare, produrre rumori con la lingua, imitare le persone mancando di tatto ed empatia, ridere a squarciagola, diventarono atteggiamenti frequenti, i suoi amici più stretti cominciarono a pensare che soffrisse di un qualche disturbo nervoso quadro che, unito alla depressione e alla dipendenza dall’alcool, fa oggi propendere per la Sindrome di Tourette per la quale, pare che Wilma avesse anche tentato di farlo internare (T. Londhal).

Dopo la separazione Norman si allontanò dalla vita sociale e pubblica in preda ad attacchi di depressione che sfociarono anche in un tentativo di suicidio. Il suo talento musicale si trasformò in immobilità e paranoia portandolo ad un progressivo isolamento mentre Madame Norman Néruda diveniva idolo dell’alta borghesia e dell’aristocrazia e presenza artistica più nota di tutti i tempi. Tutti i salotti le si aprirono: quelli degli artisti quali Millais, Lord Leighton, Watt, Alma Tadema, i Lehmans, degli attori e scrittori quali i Lewis, famiglia di Ellen Terry, Richard Doyle, i Dickens, Wilkie Collins, Tennyson, i Browning; i Balfour, i Rothschild o i Gladstone si contendevano la sua presenza e ben presto divenne persona gratissima alla Famiglia Reale sia per l’amicizia con Alexandra di Danimarca, Principessa del Galles, che per il rapporto di stima che i Reali inglesi già nutrivano nei confronti di Charles Hallè che, il 26 luglio 1888, divenne il suo secondo marito. I grandi meriti artistici di Hallé che aveva fondato una delle principale orchestre stabili del tempo dando vita alle stagioni musicali in città commerciali come Manchester e Leeds, chiamato a corte come insegnante di pianoforte per i figli della Regina Vittoria e che aveva confortato suonando per ore ore dopo la morte dell’amato Alberto, gli portarono la nomina a Baronetto e Wilma Norman Néruda, divenne Lady Hallé.

Campiglio

Prima di Asolo, Wilma Norman Néruda si era già esibita in terra ora italiana: a Trieste durante una tourneè con la cantante Adelina Patti e, nel 1897, a Milano per l’esigente Società del Quartetto insieme  a sua sorella Olga aveva inoltre spesso trascorso molti mesi in Italia, tra Pallanza, Genova e Venezia, per curare i sintomi della tubercolosi ma nessun luogo le era più caro di Campiglio. Grazie ai suoi numerosi concerti nelle corti europee, la violinista aveva stretto rapporti, anche di amicizia, con alcuni membri delle famiglie Reali. Fu la Principessa Anna di Assia e del Reno[1] a prodigarsi  per far conoscere i Néruda adulti all’Arciduchessa Sofia di Baviera e alla futura Imperatrice Elisabetta, anche, se Wilma per la corte viennese suonava da quando era ancora The Little Neruda:

Gennaio 1863:

Ci sono 2 sorelle e 1 fratello (abile violoncellista) di Brünn a Mähren di nome Néruda e anche H.K.H. l’arciduchessa Elisabetta conosce personalmente un trio di fratelli ricchi di talento, di cui la sorella maggiore Wilma Néruda è certamente una delle più importanti violinisti del presente, se non la più eccezionale; una ragazza così di rado dotata che io sono il tuo imperatore. L’altezza può promettere in anticipo il più bel godimento artistico. Non suona da sola come una virtuoso che ha superato tutte le difficoltà tecniche, ma come un’artista consumata con la devozione più profonda, e Vostra Altezza Imperiale, che ha un senso per tutto ciò che è alto e bello, riconoscerà sicuramente la sua genuina concezione artistica e trovare un gusto per l’ingegnosa comprensione con cui Miss Néruda ha suscitato la nostra ammirazione!

Campiglio fu scelta come luogo di riposo perchè era stata eletta località di villeggiatura dagli Asburgo: Sissi vi aveva soggiornato nel 1889 per riprendersi dai gravi lutti familiari e vi era tornata nel 1894 con Francesco Giuseppe, inoltre, l’Arciduca Alberto, vincitore nella battaglia di Custoza e braccio destro dell’Imperatore, quando il caldo diventava opprimente, vi si trasferiva soggiornando nella suite di quattro stanze al secondo piano dell’Hotel Des Alpes di Franz Joseph Oesterreicher.

Madonna di Campiglio era stata lanciata turisticamente nella seconda metà del XIX secolo da Giambattista Righi di Strembo che, nel 1868  acquistò, per 40.000 fiorini, l’intera sostanza dell’ex-monastero di Santa Maria di Campiglio appartenente alla mensa capitolare di Trento. Nel 1875 intraprese a proprie spese la costruzione della strada che collegava i centri dell’Alta Val Rendena con Madonna di Campiglio sebbene arrivare a Campiglio rimase disagevole per molto tempo perché servivano tre ore per arrivarci. L’avventura imprenditoriale di Righi, alla sua morte, fu portata avanti da Franz Joseph Oesterreicher, già proprietario del Grand Hotel a Trento, il quale subentrò nella proprietà degli Eredi Righi nel 1886 trasformando il vecchio Hotel in un Resort moderno e all’avanguardia.

Tanto durante la permanenza di Sissi e Francesco Giuseppe, quanto di quella, più assidua di Alberto, Wilma e Charles furono ospiti presso l’Hotel Des Alpes. Mentre nell’estate del 1893 Ludwig si accingeva a conquistare la Cima detta poi Wilma in onore della sua primogenita, la coppia si trovava a Campiglio e lo stesso l’anno successivo quando la violinista fu invitata a suonare per festeggiare il compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe.

E’ da Campiglio che arriva la testimonianza, fino ad oggi mancante, del fatto che la violinista avesse in repertorio brani pianistici di Chopin trascritti per violino.

                                            Lo Chopin di Campiglio

Nel 1892 la Val di Sole, e Malè in particolare, furono devastate da un terribile incendio e la ricostruzione si profilava difficile e lenta. Approfittando del soggiorno di Sir Charles e Lady Hallé, il Duca Alberto organizzò un concerto per raccogliere fondi. Fu allestito un piccolo teatro nell’Hotel e, fin dal mattino, la violinista cominciò ad esercitarsi con i brani più amati e conosciuti: era stata affidata ad una giovane di Colonia la presentazione, un brano di un giornalista ungherese che probabilmente serviva ad omaggiare i Reali. La Voce Cattolica di agosto 1892 riporta che durante le prove, mentre gli operai lavoravano alle scene e la violinista suonava, il Duca Alberto si sia affacciato per curiosare dicendo:

Vorrei assistere alle prove perché di solito mi fanno vedere solo le cose che vanno bene, per una volta vorrei vedere anche quando si sbaglia.

La giovane, in grande imbarazzo, per un attimo pensò di non essere in grado di recitare davanti a Sua Signoria, ma l’Arciduca la incoraggiò parlandole come un padre: l’imbarazzo scomparve e la prova fu quasi migliore dello spettacolo. Il concerto fu memorabile e la violinista con interpretazioni di Chopin e Schubert fu assai apprezzata dalle Signore e Signorine che in questi giorni affollano Campiglio.

Questa testimonianza va di pari passo con altri articoli di giornale (The Queen 10 febbraio 1894) di poco anteriori in cui si dice che la Hallé al Cristal Palace si era esibita nel Concerto di Beethoven e in un Adagio di Chopin.

Sherlock Holmes non mente mai! Ed è evidente che ricordando e canticchiando il brano di Chopin fu testimone di una prassi consolidata secondo cui la violinista era solita suonare anche sue trascrizioni violinistiche di brani noti ma sino ad oggi ne mancava una testimonianza scritta.

I Néruda ed i Browning: storia di una amicizia

Non è un caso che i Néruda arrivarono e si stabilirono ad Asolo, perché questa cittadina, pigramente adagiata sui colli trevigiani, dove la vita scorre, oggi come allora, lenta, era diventata meta e residenza di una nutrita colonia di inglesi, tra cui, prima Robert Browning e, alla sua morte, suo figlio Pen. I Browning, Hallè e Wilma Néruda erano legati da un profondo rapporto di amicizia: Charles Hallè aveva incontrato Robert ed Elizabeth nella casa parigina della cantante, Adelaide Kemble che, successivamente, lo aveva introdotto in Inghilterra, Robert, a sua volta, aveva conosciuto e frequentato la Kemble durante il soggiorno romano.[2] Fu proprio grazie a quel comune legame che Browning e Hallè cominciarono a  frequentarsi e consolidare il loro rapporto.

(The Brownings’ Correspondence, 21, 217, 221, Adelaide Kemble to E.B.Browning)  

Robert Browning e la sua talentuosa moglie erano entrambi appassionati amanti della musica colta, soprattutto delle sonate di Beethoven e spesso ebbi il privilegio di suonare per loro nella mia casa di Mainsfield Street. Hallè apprezzava in Browning una rara acutezza e profondità di giudizio nei confronti della musica dei Grandi Maestri, Bach e Beethoven mentre Robert, lui stesso ottimo pianista, amava lo stile di Hallè nel suonare Beethoven e, sebbene, questi ammettesse candidamente di non riuscire a capire la sua poesia, i due rimasero sempre ottimi amici. L’amicizia e la stima che legava il poeta ed il pianista si estese ai rispettivi figli e, ovviamente, a Madame Néruda che spesso invitò personalmente Browning a suoi ricevimenti domenicali e ai suoi concerti. Quando Hallè si trovò nella necessità, anche morale, di voler portare aiuto al suo amico, il pianista Stephen Heller che non potendo più lavorare a causa della cecità viveva in condizioni di estrema povertà, fu a Lord Leighton ed a Robert Browning che si rivolse per creare un fondo che erogasse all’amico ogni mese dei soldi per vivere in modo dignitoso. E così, quando Robert Browning fu costretto a trovare appoggi per suo figlio Pen,  a sua volta, si rivolse ad Hallè.

Pen e Ludvig: i due figli

Robert Browning aveva avuto un unico figlio dal suo matrimonio con la poetessa Elizabeth Barrett, Pen, nato in Italia ed educato in modo anche fin troppo libero, all’arte, alla musica ed al disegno, un bambino che, fin dalla nascita, fu etichettato come il Figlio di due Poeti, qualcosa di divino, anomalo che generava aspettative di ogni tipo! Alla morte della moglie, Robert tornò in Inghilterra anche per impartire al giovane una educazione più tradizionale fallendo però miseramente di fronte alla sua mancanza di voglia di studiare: non è adatto a nient’altro che all’ozio e al piacere… Pen, vivace, impulsivo, iperattivo, cercava in tutti i modi di trovare una strada che non fosse quella di diventare la copia di suo padre: espulso dal College per aver fallito l’esame di greco, fu spinto da Johen Everet Millais e Charles E. Hallè primogenito di Charles, a seguire il suo talento per il disegno andando a studiare ad Anversa e Dinant, da Heyermans.

Pen ringraziò per tutta la vita il soggiorno in Scozia con Millais che inizialmente aveva preso più come una sorta di esilio. In quella estate, così lontana dallo studio ininterrotto e sterile delle precedenti, si trovò a dipingere all’aria aperta con il noto pittore. Il risultato colpì molto Millais che capì quale potesse essere la strada del ragazzo e Pen, all’improvviso, diventò agli occhi del padre, un genio il cui talento andava sostenuto anche sfruttando la rete sociale a sua disposizione. I molti ed enormi quadri che inviava in Inghilterra venivano esposti in uno studio dove Robert invitava spesso i suoi amici più cari quali Tennyson, Leigthon e gli Hallè per un parere.

Browning jr. realizzò le sue prime vendite e, nel 1878 la prima esposizione di un suo lavoro Worker in Brass, una scena di strada ad Anversa che ottenne un enorme successo: fu giudicato una grande promessa anche da William Rossetti e l’opera fu immediatamente venduta per 300 sterline. Durante i successivi sei anni, altri nove suoi quadri ed una scultura furono esposti alla Burlington House Summer Shows, a Parigi e a Bruxelles. Leighton, Millais e Lehmann trovarono sempre le opere di Pen di livello; l’Atheneum lo definì un pittore eccellente recensendo in modo positivo le sue opere. Nel 1889 ebbe anche la medaglia all’Exhibition di Parigi che gli conferì il diritto di esporre senza chiedere autorizzazioni.

Estroso, affetto da un malcelato senso di inferiorità, Pen iniziò a ribellarsi all’ ingombrante nome paterno con uno stile di vita considerato, inopportuno, inadatto ma passò il segno quando arrivarono al padre voci sulla sua convivenza con una housekeeper da cui aveva già avuto dei figli e che era deciso a sposare!

Chi era?

Non conosciamo il suo nome ma sappiamo che Pen, in quel periodo, alloggiava al Tete D’Or di Dinant, quindi, si può presumere che la ragazza in in questione fosse la figlia del proprietario.

Così, Browning che, pur di sposare Elizabeth Barrett era fuggito con lei, intervenne per scongiurare un matrimonio deleterio per la carriera del figlio! Nonostante Pen gli avesse confessato che il suo amore era sincero, (Lettera di  Milsand a sua figlia Claire, 20 ottobre 1877).

Browning scrisse al padre della ragazza per troncare ogni tipo di rapporto: Pen viveva a spese e in totale dipendenza dal padre, pertanto, fu costretto a cedere ( lettera di Milsand a sua figlia Claire, 21 aprile 1879) e la relazione con la giovane di Dinant terminò nell’aprile del 1879. A quel punto Browning, autonominatosi promoter e manager del figlio nell’inconscia ansia che, da un mero punto di vista artistico, le sue opere non avessero gran valore, decise di mettere intorno a lui delle persone fidate che riferissero sulla sua condotta tra i quali, probabilmente anche il figlio maggiore di Wilma N. Néruda, Ludwig: Friends of my own, with vigilant eyes enough, visit him occasionally (Lettera non pubblicata del 1882).

Pen decise allora di spostarsi a Parigi per studiare con Rodin che in quegli anni si avviava al successo internazionale. I suoi progressi furono evidenti quando, dopo cinque soli mesi, inviò al padre la statuetta della Dryope: Pen aveva ceduto ed i rapporti sembrarono tornare sereni. Furono gli anni in cui Wilma Néruda spesso invitò il Poeta ai suoi ricevimenti domenicali estendendo l’invito anche a Pen se era a Londra e, più di una volta, chiedendo per sé e suo figlio, l’indirizzo del giovane: pochi anni più tardi anche Ludwig Norman Néruda, la cui educazione si era compiuta prima in Svezia e successivamente nelle scuole di Brunn fu ammesso alla scuola di Heyermans probabilmente non senza un interessamento di Robert Browning che, d’altra parte, non perdeva occasione per tenere d’occhio suo figlio. L’anno in cui Ludvig arriva in Belgio è presumibilmente proprio il 1882 o, al più tardi, il 1883 (lettera di Heymans a Wilma N. Néruda che tra l’altro, nel 1882, dona alla donna un suo quadro) tuttavia, si conosce poco del suo studio: quando poteva raggiungeva sua madre a Baden e che nel 1885 incontrò Pen proprio a Parigi e che ne 1886 ebbe modo di esporre alla Grosvenor Gallery. Pen e Ludwig non potevano essere più diversi, il primo, piccolo, basso figura alquanto buffa, vestito in knickerbokers, (T. Westwood), grottesco nella sua una calvizie incipiente che poco si accordava alla profondità dello sguardo ereditata dalla madre, ironico come suo padre ma, di gran lunga più estroverso ed amante delle attività concrete e di buono di cuore; Ludwig invece era un giovane di grande bellezza, alto come un vichingo, dai capelli e occhi chiari, dai modi gentili e signorili, amante dei libri, della cultura, dei fiori, della fotografia, un vero gentleman vittoriano che sapeva ben intrattenere gli ospiti della madre anche grazie al fatto di parlare correntemente sette lingue.

Nel 1884, la statua bronzea a grandezza naturale della Dryope venne scartata dalla Royal Academy che la ritenne indecente e a nulla valsero l’amicizia con Lord Leighton, allora Presidente della R.A. e le sue pressioni. Robert Browning  indignato, forse non a torto, si recò alla Grosvenor Gallery fondata e diretta da Charles E. Hallè. Era la sua una impresa disperata la sua perché la Grosvenor Gallery non accettava opere rifiutate dalla Royal Academy ma Hallè-figlio racconta che il Poeta lo pregò con le lacrime agli occhi così per lui, in nome dell’amicizia, venne fatta una eclatante eccezione festeggiata, successivamente, proprio in casa di Wilma Néruda! (C.E. Hallè)

Era oramai chiaro a tutti che la carriera di Pen ed il suo successo dipendevano dall’influenza e reputazione del padre.

L’appoggio di Browning al fondo per Heller fu probabilmente un modo per sdebitarsi di questo enorme favore nei confronti del figlio.

Asolo.

Asolo era una città diventata nota grazie alle poesie di Robert Browning il quale, dopo avervi passato alcuni giorni in gioventù era rimasto ammaliato da quell’atmosfera:

fin dalle prime ore dell’alba i contadini entrano dalle porte parlando contemporaneamente. Alcuni guidano asini, altri portano pesi sulla testa…Vengono condotte greggi di pecore, casse di magnifici cocomeri, ceste di galline, vitelli, oche e anatre. Le ciotole e le stoviglie da cucina sono spesso dipinte in modo molto grazioso…I gradini della chiesa sono rivestiti di vesti confezionate e scampoli di stoffa o lino; la fontana è piena di angurie messe lì a raffreddare. La folla è vestita con colori scuri ma qua e là svolazza qualche sottoveste colorata o foulard rosso e giallo. Le persone di rado sorridono ma c’è molta più bellezza tra queste donne e questi uomini di quanta non se ne veda nel sud dell’Italia…Guardando verso Venezia a destra gli antichi setifici, a sinistra lo sperone incoronato dal Castello di Caterina Cornaro…Asolo non può aver subito grandi cambiamenti dai tempi di Caterina Cornaro… Le strade intorno ad Asolo sono interrotte da colline, valli, pendii nei quali primeggia il grigio dell’ulivo e il fondo blu dei fiumi nel verde dei pascoli. ( The Critic, 1892.)

Agli inglesi, il mercato, la folla, i bambini vocianti, gli animali lasciati liberi fuori dalle case, l’artigianato tessile e la bachicoltura che affiancava le attività agricole, davano l’idea del luogo romantico per eccellenza e pittoresco.

La gente di Asolo è gentile di natura, semplice, pacifica, lavora duro, vive circondata dalle solide pietre medievali ma anche da splendidi giardini che vengono coltivati e nei quali la vigna va zigzagando per ogni dove. A volte appare in lontananza una figura e se tu sei un poeta, non importa che questo  sia giusto o sbagliato, pensi sempre che sia di una bella ragazza. I bambini giocano fuori e, alla fine, sebbene sembra che stiano sempre brontolando e siano sempre non soddisfatti sono felici come il sole. (Moescheles, in occasione del suo viaggio ad Asolo.)

Robert Browning innamorato della cittadina cominciò a pensare di acquistarvi una casa per trascorrervi gli ultimi anni godendo della compagnia della sua cara amica Mrs Bronson, Signora del Canale, che, dopo aver vissuto a Venezia, nella splendida Ca’ Alvisi si era rifugiata nel trevigiano.[3]

Pen, dal canto suo, sembrava aver messo la testa a posto: nel 1887 aveva deciso di sposare un’americana conosciuta anni prima, Fannie Coddington. Pen aveva 37 anni, Fannie 33: era diversa dalle altre americane: very pretty, devota, (lettere di Robert e Sarianna Browning) tutte le caratteristiche della buona moglie vittoriana, inoltre, essendo orfana, aveva ereditato, con sua sorella Marie, le enormi ricchezze di suo padre, Thomas, mercante di metalli. Robert la conosce e non le nasconde la contentezza di avere una nuora che avrebbe avuto la possibilità economica di sostenere l’arte di suo figlio, anzi, preparata ad essere la moglie di un artista che avrebbe, così, reso felice e uomo di successo:

I do approve of your choice with all my heart: there is no young person I know at all comparable to Miss C. She has every requisite to make you happy and successful. (Lettera di RB a Pen, 19 agosto 1887).

Una coppia singolare: Fannie, dalla natura profondamente eccitabile, innamorata più di Browning Poeta e del suo nome che non del figlio, e Pen, orami trentasettenne che arrivò trafelato al suo matrimonio organizzato in tutto e per tutto da suo padre, conducendo decine di gabbie di uccelli tanto da dichiarare che, forse non ci sarebbe stato posto in carrozza per lei, la sposa! E quando tutto sembrava essere andato, quasi inaspettatamente, per il meglio, Fannie ebbe un attacco isterico: per firmare il registro, le era stata passata una penna di pavone che riteneva portasse sfortuna!

Passarono le giornate tra passeggiate verso la Rocca, momenti dedicati alla scrittura o nella loggia bevendo aria, inframmezzate da serate nel Teatro di Asolo o in casa a suonare la spinetta: se fossi 10 anni più giovane mi piacerebbe avere un posto qui ad Asolo, come l’asilo infantile, lo acquisterei, lo completerei e lo chiamerei Pippa’s Tower, lo farei più per Pen Così scriveva, fino a che non si risolse a fare la proposta. L’Asilo di cui parlava era un edificio che era stato costruito in un terreno vicino al castello della Regina Cornaro perché servisse da scuola: il Comune, con una delibera del 1878 lo aveva intitolato a Vittorio Emanuele ma i soldi erano finiti ed era rimasto incompiuto. L’acquisto era diventato un vero pensiero fisso per il Poeta: come lo avrebbe restaurato, come avrebbe costruito una torre da cui vedere Venezia ad ogni ora del giorno, la Torre di Pippa, giovane protagonista della poesia che aveva reso famoso tanto lui quanto Asolo.

Il 31 gennaio 1889 venne comunicato in Giunta dal Sindaco Alberico Biadene[4]che il Cav. Robert Browning chiede di acquistare una casa e riva in via Sotto Castello, attualmente affittata a Puglierin Giacinto e Giovanni per complessive lire 210 annue tra danaro ed usanze, (Perrone op. cit. mappali 495-496-497;  lettera del Sindaco Alberico Biadene alla Gazzetta di Venezia 18 ottobre 1889) oltre alla cessione di un piccolo ritaglio di terra annesso alla proprietà di via Sottocastello, in passato servito ad usi molto modesti. (mappale 535). L’acquirente offriva 5000 lire: le Congregazioni di Asolo, che amministravano quei beni non si opponevano alla vendita ma l’offerta non venne accettata La trattativa venne riaperta con un’offerta di 7000 lire che, stavolta, venne accettata ma si scatenò una reazione senza precedenti tra coloro che volevano mantenere l’antico lascito indiviso, quelli che invece volevano ricavare di più, quanti ritenevano l’atto nullo in quanto vendita privata e senza avvisi di aste, e quanti, ancora, ritenevano che l’edificio non terminato nel ritaglio di terra dovesse comunque rimanere destinato all’uso per cui era sorto:

Asolo che ha tutti gli elementi per diventare centro di una comoda e divertente villeggiatura ha il coraggio di vendere i più bel punto pittoresco! (The Sphere, agosto 1900, Gazzetta di Venezia, ottobre 1890).

Mrs Bronson cercò di mediare anche cercando di smussare le opposizioni anche con mezzi particolari, con una lettera a Sarianna del 17 novembre, chiese tre foto di Robert per tre persone in Asolo che desideravano avere un autografo del grande Poeta: Guido Loredan, Alberico Biadene, Antonio Barea.

Tuttavia, Robert non riuscì a vedere realizzato il suo sogno: morì la sera stessa in cui giunse l’autorizzazione: il raffreddore che si portava dietro dall’Inghilterra, si trasformò in polmonite e il 12 dicembre 1889 con Fannie e Pen accanto morì a Palazzo Rezzonico. Robert Browning venne sepolto nell’abbazia di Westminster con una cerimonia solenne a cui furono presenti tutti i suoi amici più cari, in primis, Hallé. Fu Pen ad acquistare l’edificio trasformandolo ne la Torricella, il suo studio personale. Da quel momento, iniziò ad acquistare tutto quello che poteva tanto ad  Asolo quanto a Firenze e ben presto, entrarono nelle sue disponibilità anche la proprietà detta il Belvedere, (Attuale Villa Cipriani in via Canova), un cottage, che Fannie definiva il suo angolo di paradiso e la scuola di merletti, idea della moglie, le cui prime ragazze vennero istruite direttamente da lei.

La Scuola di Merletti Browning venne aperta con lo scopo di dare lavoro alle ragazze della città e delle colline vicine. Fu una anticipazione della rinomata Tessoria Asolana fondata dai Beach e gestita da Flora Stark. La scuola nel 1959 passò nelle mani delle Contessine Loredan le quali rinnovarono le tecniche ed i disegni di ricamo

Rifugium artistico

…ed ora comincia (Asolo) a diventare il ritrovo preferito di artisti, di letterati, di inglesi che amano la bellezza strana e vaga e qualche volta selvaggia e cupa. Il clima è dolcissimo, deve assomigliare a quello leggendario del Paradiso Terrestre, un tepore che si insinua nel sangue e fa sognare ad occhi aperti. (Gazzetta di Venezia, 1 ottobre, 14 ottobre, 18 ottobre 1890).

Tra i primi  a stabilirsi ad Asolo ci fu Erbert Hammerton Young, pittore che arrivò su invito di Pen Browning nel 1887 e, incantato dal paesaggio, acquistò la villa di Pompeo Krum che, a sua volta aveva acquistato dal sacerdote Pietro Basso.

Pen divideva il suo tempo tra il restauro di Cà Rezzonico e quello del suo studio. Il matrimonio non era esattamente come lo avevano immaginato. Fannie nel 1888 aveva perso un bambino e quegli immensi saloni arredati secondo Henry James con orrendo sfarzo, decorati con suoi quadri-mediocri e con le sue sculture, alquanto modeste…regale o imperiale per un uomo che non aveva i modi di un Re, cominciava a pesarle soprattutto perché un Palazzo di quelle dimensioni finì per diventare un freddo cantiere interminabile, senza contare il fatto che ben presto, si ritrovò a gestire decine e decine di visitatori che cominciarono a giungere in pellegrinaggio al Rezzonico per vedere le stanze dove era morto il Poeta.

Al di là di tutto Pen riuscì a trasformare un Palazzo buio in un luogo luminoso e confortevole in cui vivere con un lavoro magistrale e che poteva dirsi di grande successo. Lo stesso James, almeno apparentemente, fu costretto alla fine ad ammettere che Pen, con i soldi della sua moglie americana aveva reso il Palazzo qualcosa che trascendeva i termini della Bellezza.

Fanniè cominciò ad alternare lunghi periodi a letto con viaggi in luoghi di cura ma già dal 1889, affaticata dalla tensione per la morte del suocero, di dover essere perfetta padrona di casa, dalla tendenza alla depressione, ebbe un primo esaurimento nervoso: I have had a really serious nervous breakdown.

Venti di tempesta in casa Browning

La crisi coniugale dei Browning fu motore primo della disputa tra Pen a LudWig Néruda. Nel 1891 Pen e Fannie decisero di passare l’inverno a Firenze, città di infanzia di Pen che qui ritrovò la sua vecchia nutrice, Wilson,[5] invecchiata e indebolita ma ancora capace di ricordare. Intenerito dai ricordi e da quella figura tanto amata, Pen decise di portarla al Rezzonico facendola ricongiungere con suo marito Fernando che già lavorava a Venezia, a loro, si unì Ginevra Biagiotti ( Firenze 1870-Asolo 1923), giovanissima fiorentina, alta, bionda, dall’aspetto nordico (M. Ward) che  piacque così tanto a Fannie da volerla come dama di compagnia personale. La fiducia nei confronti della giovane era tale che, durante la sua assenza per un viaggio in Inghilterra nell’autunno del 1893, Fannie la nominò governante del Rezzonico. Fu una mossa azzardata perché al suo rientro le venne denunciata, dal personale invidioso e messo in ombra dalla Biagiotti, una relazione tra Pen e la giovane.

La solita storia di tradimenti? Assolutamente no!

Secondo alcune testimonianze, Ginevra sarebbe stata figlia illegittima di Pen e Fannie ne era consapevole, anzi, non potendo avere figli propri, l’aveva accolta forse anche con l’idea di adottarla. Fonte di questa informazione fu Dorothy Ivat, amica di Fannie, secondo la quale Fannie aveva accolto Ginevra per crescerla ed educarla. Sebbene Ginevra venga registrata col nome di suo padre, questa testimonianza potrebbe essere suffragata dal fatto che il nome Biagiotti compare tra quelli attribuiti ai bambini esposti, che Pen, anche in anni successivi, aveva la nomea di aver avuto così tante amanti a Firenze che molti avrebbero potuto fregiarsi del nome Browning, e dell’affetto immediato di Sarianna nei confronti della giovane, non ultimo, dagli atteggiamenti paterni di Pen che, prima mandò la giovane ad Asolo a prendersi cura della zia, poi le affidò la gestione e organizzazione della Scuola di Merletti fino a farla sposare con Nello Cantoni di Asolo, amico fidato e braccio destro in Asolo.

Se questo però fosse vero, perché credette alla storia della relazione? A meno che, nella sua facile impressionabilità, Fannie non avesse immaginato e temuto ben altra situazione scabrosa1 Fannie chiese a Pen di allontanare Ginevra, Pen si rifiutò ritenendola una ammissione di colpa e Marie, onnipresente nel loro matrimonio, divenne a sua volta furiosa nei confronti di Pen. Così, di fronte al marito che sceglieva un’altra, Fannie, influenzata anche dalla sorella, lasciò la casa coniugale. D’altra parte, c’era oramai ben poco a tenere insieme i due: morto Browning, la prospettiva di Fannie era una vita senza figli, forse la maggiore causa di allontanamento, costellata di periodi in cui non riusciva neanche ad alzarsi a causa dei dolori di quella che, a leggerlo a distanza di anni, sembrerebbe essere stata una endometriosi che tutti però attribuivano alla sua presunta isteria, costretta, inoltre, a sopportare le continue stravaganze di Pen: uccelli esotici, scimmie e serpenti in casa ed un continuo sperpero del patrimonio. Oltre a scenate di rabbia repressa molti dei cosiddetti attacchi di isteria di Fannie erano dovuti alla consapevolezza  e frustrazione che comunque Pen aveva avuto e aveva un atteggiamento libero con le donne. Pen inoltre, non aveva alcun senso del denaro o del risparmio, abituato, come era fino alla morte del padre, a mandare le sue ricevute allo stesso:  più di una volta Robert, pur pagando spese e debiti del figlio, tentò di ricordargli di fare economia in vista delle spese che avrebbe sostenuto per il restauro, gran parte delle quali furono comunque sostenute da sua moglie Fannie. Povero piccolo, grottesco Pen e povera e sacrificata Mrs Pen chiusa in quel Palazzo-follia! scriveva Henri James!

Lady Layard

D’altra parte, Pen doveva sopportare costanti crisi di gelosia nei confronti di qualunque conoscente o amica, anche di antica data, avesse portato al Rezzonico e le costante recriminazioni della moglie che chiedeva conto di ogni spesa anche in pubblico. Pen, Fannie e Ginevra, divennero il gossip dell’epoca: Mrs Bronson dice che Mr Browning ha detto, se ne parlava ovunque, nei salotti della Venezia bene di Mrs Bronson, nei diari e nella corrispondenza delle gentildonne dell’epoca, prima fra tutte, Lady Layard,[6] moglie del noto archeologo che cercò, in ogni modo di far tornare la donna sui suoi passi: Fannie era una pazza (Diario di Lady Layard, 11 dicembre 1893) Pen uno con le mani bucate, sciocco, egoista ed ostinato per essersi portato a casa una donna di dubbie origini che aveva fatto la modella per altri artisti, cosa questa che equivaleva ad essere una prostituta, uomo dai dubbi valori dal momento che in gioventù aveva avuto figli fuori dal matrimonio.

E fu così che, vero e non vero, illazioni e verità si confusero in una sola voce che si diffuse ovunque!

Nel 1894 Fannie incontrò Lady Layard a Napoli. Le due donne chiacchierarono a lungo (Diario di Lady Layard, 18 gennaio 1894) su … come aveva fatto entrare in casa la fiorentina Ginevra – solo per pochi giorni – come a poco a poco l’aveva resa housekeeper, delle sue scenate di gelosia, infine, come il signor B. si fosse rifiutato di lasciar andare la ragazza e avesse scritto a Fannie una lettera molto scortese… Evidentemente è pazzamente gelosa e forse con ragione. Sono riluttante a credere che il signor B. possa essere un tale mascalzone da portare la sua amante sotto lo stesso tetto di sua moglie ma cose del genere sono sempre accadute...ma alla fine, il 28 settembre, Fannie si imbarcò per la Grecia rimanendo separata da Pen, che, ostinato come era, non si piegò mai, sino al 1899 quando, certa che il marito non fosse mai stato intimo con Ginevra, accettò di tornare. (Lettera d Fannie a Lady Layard, 8 maggio 1899).

Ludvig  e May N. Néruda

Nel 1892 anche il giovane Ludwig, primogenito di Lady Hallè, convolò a nozze. Dopo i suoi studi aveva deciso di tentare maggior fortuna economica come Stock Jobbers pur continuando a dedicarsi alla sua passione principale, la montagna. Aveva iniziato a scalare seppur con l’aiuto di guide, fin dal 1888 intensificando la sua attività nei mesi estivi. Durante queste scalate conobbe ed incontrò Sir John East Hunter Peyton con la sua primogenita, Marianne Catherine, detta May. Sir John proveniva da una antica famiglia aristocratica ed aveva ereditato in trust da suo padre la tenuta di Wackhurst Place, nel Sussex che, non appena ebbe nelle piene disposizioni, decise di vendere in lottizzazione. Sir John Peyton era il classico gentiluomo inglese che viveva di rendita del proprio patrimonio dedicandosi alla geologia, all’astronomia, alla montagna, ai viaggi, seguito dalla giovane ed intraprendente May, sua figlia prediletta come Ludwig lo era di Lady Hallè. L’incontro a Zermatt fu decisivo: a Ludwig bastarono l’intraprendenza della giovane donna che si unì senza problemi a lui e alla sua guida, con la quale si trovò a passeggiare e a chiacchierare in alta montagna tanto da perdersi, il coraggio con cui affrontò tempeste di neve e l’avventura di dover attende a Lucerna per la perdita del bagaglio: era la donna giusta! Néruda ad ottobre era già dai Peyton ad Hove e, da quel momento, i due iniziarono a frequentarsi. Lady Hallè e i nobili Peyton si incontrarono nel dicembre del 1891 a Bornemouth, all’Hotel Royal Bath di cui Wilma era una assidua frequentatrice e il cui nome, insieme a quello di Charles Hallé, è presente nel libro degli ospiti.

Il 1 marzo del 1892 venne siglato, presso gli avvocati di Peyton, Hart un accordo prematrimoniale che, tuttavia non è pervenuto, nel quale certamente si definirono i diritti sulle proprietà comuni dal momento che, in virtù di questo accordo prematrimoniale, in seguito a May, dopo la morte del marito, furono riconosciute ‘’poche corone’. Il matrimonio venne celebrato a St Margareth di Westminster, il 21 marzo del 1892 in modo assolutamente principesco a testimonianza della vastissima rete sociale dei Peyton ma anche degli Hallè come era giusto che fosse, dal momento che tra i sogni di suoi figlio c’era anche quello di entrare in politica nel partito dei liberali.

Il resoconto accurato con la lista completa degli invitati e dei regali in The Gentlewoman 26 marzo 1892, qui basta ricordare, tra gli oltre preziosi doni arrivati, quelli più importanti come il dono di May a Ludwig, un portasigarette d’oro e gli arredi per una libreria a testimonianza del grande amore di Ludvig per i libri, quello di Ludwig a May, una collana di pietre colorate, spilla con pendente, anello e bracciale di diamanti, un solitario ed una scatola per matite in oro, quello di Lady Hallè alla sposa le tre stelle di diamanti mentre a suo figlio una borsa da viaggio in pelle simile a quella regalata da Waldemar a May, e l’immancabile servizio da the dipinto a mano e lo stand per i liquori da parte dei genitori della sposa.

1894 ad Asolo

Fu Pen a portare i Néruda ad Asolo. Entrambi erano appassionati amanti della montagna, ma in seguito divennero nemici fomentando una piccola faida cittadina che si trascinò fino a che Mr Norman Néruda non trovò la morte sospeso in uno dei Cammini delle Dolomiti mentre sua moglie passava la notte su una sporgenza impossibilitata a raggiungerlo.

E’ questo il racconto di Freya Stark: ricordi, sensazioni, voci, di quando giunse anche lei, per la prima volta, ad Asolo nel 1894. (Travellers’ prelude: autobiography 1893-1927, pag. 33).

Freya era la prima figlia dei cugini Robert e Flora Stark. Robert era stato compagno di studi di Pen ed era un talentuoso scultore mentre Flora, oltre che un’artista, era anche un’abile pianista che Wilma Norman Néruda spesso incontrò nello straordinario salotto di Alma Tadema e degli artisti di St. John Wood dove entrambe si esibivano. Gli Stark odiavano le soffocanti convenzioni vittoriane, erano amanti dei viaggi ma tanto Flora amava la vita di società quanto Robert se ne allontanava. Arrivarono ad Asolo invitati da Herbert Young per rendere artisticamente più bella la sua casa. Pen, dopo l’allontanamento di Fannie, aveva perso interesse per il Rezzonico e con Sarianna, Wilson e Ginevra si era trasferito ad Asolo. Aveva ritrovato i Néruda, Ludwig, sua moglie ma anche il più giovane Waldemar a San Martino di Castrozza in settembre e, nella sua generosità, aveva offerto alla coppia di alloggiare da lui: Asolo, per Ludwig e May poteva essere un’occasione di riscatto e di ricominciare una nuova vita. Ludwig infatti, nel 1893 aveva subito un fallimento per 13.770 sterlin ed il relativo procedimento andò avanti per due anni prima che fossero definite le responsabilità ed i risarcimenti ai creditori. Non avendo ulteriori informazioni sulla natura del suo lavoro, possiamo solo metterlo in relazione alla particolare congiuntura economica del momento. Tra maggio e novembre del 1893 ci fu una vera e propria situazione di panico negli Stati Uniti, una depressione che comportò la chiusura di banche e aziende con produttori che non avevano soldi per pagare materiali e operai e un’ovvia corsa alla valuta. Fu la prima paralisi dell’economia industriale. Molti investitori liquidarono i loro investimenti americani cercando il riscatto in oro dal tesoro che, ovviamente, finì per perdere valore con ripercussioni sulle Borse australiane e tedesche e la Grecia, paese con maggiori difficoltà, fu costretta addirittura a dichiarare fallimento. La crisi argentina inoltre comportò una situazione di generalizzata insolvenza da parte di questo paese nei confronti di quelli creditori, tra cui l’Inghilterra che, a sua volta, si trovava nella fase finale di una grande depressione nel settore agricolo con relativi procedimenti di fallimento tanto per agricoltori quanto per allevatori. Tuttavia, come sentenziò il tribunale nel 1895 quando gli negò la possibilità di dilazionare i pagamenti oltre il consentito, il giovane pagava investimenti azzardati ed  uno stile di vita dispendioso e… stravagante.

Per fortuna, Ludwig potè contare sul patrimonio di May, sebbene, non conoscendo il contratto prematrimoniale, non sappiamo in che misura, e sull’aiuto economico da parte della madre, che gli consentirono di pagare i debiti del fallimento. Rimanere tuttavia a Londra era oramai difficile: serviva un altro luogo dove crescere la piccola Wilma Marian nata poco dopo il matrimonio, il 12 gennaio del 1893.

Dopo un periodo in cui furono ospiti ina casa Browning, i Néruda si trasferirono nella sua proprietà detta il Belvedere.

In quell’autunno/inverno del 1894 non solo gli Stark ed i Néruda si trovarono ad Asolo, un’altra conoscenza comune a tutti si fermò in casa di Mrs Bronson che, a La Mura metteva a suo agio gli ospiti, ricevendo artisti squattrinati e famiglie reali, poeti e nobili veneziani: una giovanissma Eleonora Duse insieme alla sua compagna, la figlia minore del pittore Alma Tadema, Lawrence, conoscenza di vecchia data anche degli Hallè. Chissà, magari fu questa l’occasione del primo ricordo della piccolissima Freya, di una May N. Néruda definita primo esempio di cattiveria perché, durante una festa di Natale data dai Néruda forse per festeggiare la nuova sistemazione, la strappò alle braccia della madre per farla portare dalla nutrice, dal colletto duro ed inamidato, nella stanza dei bambini. Il clima di pace ed amicizia in quella colonia di inglesi dove tutti si conoscevano, durò poco: il 1895 si aprì con la storia di mezzo portone che rese gli amici, nemici dividendo il paese, chi da una parte chi dall’altra, in una vera e propria faida nella quale anche Flora Stark si ritrovò coinvolta tanto da raccontare, anni dopo alla figlia, di aver visto May N.Néruda bucarle una ruota della bicicletta davanti all’ufficio postale con lo spillone del cappello!

Storia di mezzo portone e della faida di mezzo paese.

La Storia di mezzo portone è la storia del dissidio tra Pen e Ludwig che li portò, di fatto, in tribunale, uno contro l’altro. La ricostruzione dell’intera storia è  stata possibile grazie alla pubblicazione del carteggio fatta da Pen e a quella successiva di Ludwig che, oltre alle lettere, raccolse anche gli atti processuali. Nonostante le apparenze, il motivo reale della disputa, fu una donna, non una donna qualsiasi, di nuovo, Ginevra Biagiotti che già tanti problemi, suo malgrado, stava creando al matrimonio di Pen.

La questione comincia con una lettera del potente sindaco di Asolo, il Conte Guido Loredan,7] che, incurante dell’imparzialità dovuta dalla sua posizione, acconsente a difendere gli interessi di Néruda. Ludvig si rivolge a lui perché Pen gli aveva fatto asportare, in pieno giorno, mezzo portone della casa del Belvedere al n. 160 che gli aveva affittato e che dava accesso alla corte comune. Browning risponde al Sindaco che ha le sue ragioni ma è disposto a mettere un bel cancello di ferro permettendo ai passanti di godere della bella veduta, chiedendo al Sindaco di riferire a Néruda di stare tranquillo perché quel portone, anche prima di prestargli l’immobile sito al n. 160 che abitava su suo invito, rimaneva comunque sempre aperto. E poiché Pen rimane fermo sulle sue posizioni, Néruda decide di adire le vie legali. Pen, invece, da mandato all’Avvocato Sebastiano Galanti di occuparsi dello sgombero.[8]. Fu uno dei primi incarichi del genere, agire come uomo di fiducia o di affari di qualcun altro, nel particolare, negli anni 20 della Contessa Rucellai, figlia di Mrs. Bronson per conto di Eleonora Duse che in Asolo voleva acquistare la casa, ma, fu un nulla di fatto dal momento che Galanti era malato e Cantoni assente

Ma, il mezzo portone è solo uno dei tanti reciproci dispetti che iniziano con Pen Browning che, a detta di Néruda, lo tormenta in ogni modo: prima aveva chiesto a Giuseppe Menegon, il contadino che abitava nel cortile del Belvedere, di non obbedire ai Néruda, successivamente gli aveva ordinato di chiudere con chiavistello ogni accesso alla Riva e all’orto, non contento, aveva inviato operai a lavorare all’alba per disturbare il sonno ed, in ultimo, aveva deciso di stallare asini e cavalli nella corte. Fu allora che tra Menegon che aveva avuto l’incarico di lasciare il portone aperto e Néruda sorse un alterco animato nel quale Ludwig ebbe la meglio riuscendo a chiudere il portone non senza però minacciare i bravi di Pen con il suo bastone, trattenuto, invero, a stento, dal suo cuoco, Angelo Paolinelli. Pen decise allora di inviare una squadra di operai a scardinare la metà del portone lasciando la corte aperta a servire da cesso con un Pen che, dall’altura di fronte, il Colle degli Armeni, si godeva, ridacchiando, la scena. I dispetti continuarono, con il relativo coinvolgimento degli asolani dipendenti dell’una e dell’altra parte: la richiesta di restituzione delle 275 lire che Pen aveva anticipato per saldare i conti di lavandaia e stiratrice dei Néruda, e con Néruda che, per tutta risposta, di fronte alla richiesta e visione dei conti, li fa sparire per non avere prove dirette del debito! e si va avanti con finestre aperte all’ultimo piano espressamente vietate dal Browning (Aprile 1895) e operai che vanno a scambiare il fieno ordinato proprio nella corte e che Néruda, trovandoseli in casa all’improvviso, caccia a malo modo, fino a quelli che andarono a recuperare delle vecchie imposte, che pure si trovavano al Belvedere e che, ancora una volta, Néruda manda via costringendo il povero Pen, ad ordinarne di nuove! Solo di fronte al Pretore si chiarisce il busillis: Néruda parlava di violazione di domicilio riferendosi all’accordo di abitare il Belvedere al 160 come una affittanza che, invece Browning, stando così le cose, non riconosceva più essendo comunque basata su accordi esclusivamente verbali. Nonostante ciò, forse per di evitare il processo, Pen propone a Néruda di stipulare un contratto scritto di locazione per la casa con uso del giardinetto adiacente e l’accesso al cortile del n. 161 per attingere l’acqua: decorrenza 1 gennaio 1895 e scadenza, improcrastinabile, dicembre 1895, prezzo di 500 lire come saldo fitto per il periodo suindicato.

Pen infatti, aveva concesso a Néruda l’uso del Belvedere, restaurato ed ammobiliato, con atto di liberalità ma aveva riservato tre stanze ad uso esclusivo di Ginevra Biagiotti che, ad onor del vero, già le abitava prima del loro arrivo. Inizialmente Néruda aveva insistito per pagare ma poi, di fatto, non pagò mai un centesimo, anzi, come fece notare Pen, insistere per pagare, non è pagare, evidentemente, ritenendosi ospite come del resto era abituato ad essere.  Ginevra Biagiotti viveva in quelle tre camere ma mangiava alla mensa dei Néruda a spese di Browning.

Il problema sorse quando Ludvig chiese a Pen quelle tre stanze per alcuni conoscenti ma Pen gliele negò: dove avrebbe mandato Ginevra?

Evidentemente, questo sconvolse gli equilibri già precari tanto che Ginevra decise di allontanarsi dalle sue stanze per il cattivo trattamento della moglie del Néruda che invece sembrerebbe essere stato imposto da Ludwig stesso non potendo tollerare il temperamento un po’ strano (sic) della Biagiotti. Per quanti credevano o credono che la giovane fosse l’amante di Pen questo poteva solo significare che i coniugi Néruda non tolleravano più che questi entrasse ed uscisse dalle tre stanze ad ogni ora, in realtà, ad andare oltre le apparenze, vista l’avvenenza della giovane, è molto più probabile che tutto si originò da una malcelata gelosia di May stessa o dal ritenere la sua reputazione minacciata dall’ospitare una donna che molti credevano essere amante di Pen. Ginevra quindi era stata ospitata, nel frattempo, da Mrs Morrison, amica di Sarianna ma aveva lasciato tutte le sue cose nelle stanze che aveva chiuso a chiave impedendo a chiunque l’accesso. Mentre Asolo veniva sconvolta da questi racconti e dalla  pubblicazione dei relativi carteggi, arrivarono, il 21 maggio, a tre giorni dalla citazione in tribunale, due strane viaggiatrici, due donne alquanto buffe: il Poeta Michael Field!

Sono zia e nipote, Katherine Bradley, la zia, ed Edith Cooper la figlia di sua sorella di cui era diventata tutrice, unite da un rapporto non solo di collaborazione letteraria ma anche affettivo. Katherine aveva 15 anni di più di Edith. Fu un rapporto profondo ed esclusivo. Vissero insieme, divennero amanti, scrissero insieme, viaggiarono insieme e morirono una a distanza di un’anno dall’altra, Katharine tenendo nascosto ad Edith che era in fase terminale per un tumore al seno, che stava morendo per la stessa malattia. Nonostante il loro tentativo, non sempre riuscito, di annullarsi in un unico individuo, rimasero due individui diversi, con impulsi poetici e talenti distinti e, probabilmente, anche aspirazioni diverse. Le due donne avevano deciso di pubblicare le loro raccolte, scritte a quattro mani, sotto uno pseudonimo maschile sia per essere prese sul serio, come George Sand e George Elliot ma anche per omaggiare il sentire di quel momento, riluttante ad adottare il ruolo femminili, per parlare di argomenti che difficilmente la maschilista società vittoriana avrbee sopportato da una bocca femminile.

Era stata Sarianna a scoprirle e a presentarle al fratello il quale, a sua volta, aveva contribuito al loro successo definendole geniali, scrisse infatti a Mrs. Bronson: Is long since I have been so thoroughly impressed by indubitable poetic genius,—a word I consider while I write, only to repeat it, ‘genius.

Le Field, ospiti dei Berenson a Firenze, erano state invitate da Sarianna a marzo; come Pen si trovavano in un momento di crisi: la loro relazione simbiotica infatti, era stata scossa dall’attrazione mentale e fisica che Edith aveva cominciato a nutrire per il critico d’arte Berenson il quale invece, pur provocandola in molti modi ed alimentando la sua dipendenza mentale, le preferì Mary Costelloe

In Toscana erano già venute a conoscenza della storia di Ginevra e della tragedia che si stava consumando ad Asolo (Diario di M. Field 4 maggio 1895) riferendosi certamente alla crisi coniugale di Pen tanto da annotare diario che Fannie era stata davvero una folle a prendere come governante una donna come Ginevra che molti uomini avrebbero desiderato avere come governante al posto di qualche oscura e vecchia zitella…mettendo alla prova, prima del tempo, l’amore di suo marito.

Cercavano ad Asolo un po’ di pace e si trovarono in mezzo ad una guerra.

Michael Field e la fine del processo.

Fin dall’arrivo ad Asolo le due donne si resero conto che qualcosa non andava: non ci sono carrozze ad attenderle per cui sono costrette ad salire in Asolo con mezzi, quasi, di fortuna. Pen le raggiunge alla pensione portandole prima alla fabbrica di merletti da Sarianna e Mrs Morrison e quindi, dopo una breve visita alla casa in cui Robert aveva scritto Asolando, al suo Palazzo Pigsty, pieno di oggetti, statue, quadri, dove i colori brillanti del piumaggio dei cacatua si mescolavano a quelli degli arazzi e i versi dei tacchini, delle colombe, dei macachi si sovrapponevano in una moltitudine di suoni da far pensare ad un’Arca di Noè.

Pen è evidentemente preoccupato: a giorni sarebbe arrivata la nuora Marie che Pen riteneva la pazza responsabile dell’allontanamento di Fannie, e delle sue tendenze suicide per prendersi gli arredi ed i lini lasciati dalla moglie al Rezzonico ed a Asolo, minacciando, ovviamente, un aiuto esterno qualora non avesse avuto quanto chiedeva. Pen e Ginevra sistemano quindi le scatole nell’ingresso in modo che Marie possa portare via tutto in fretta e Marie, puntuale, arrivò il 23 maggio seguita da una code di recriminazioni e polemiche! In agosto raggiunse la sorella che si trovava in Germania nella Foresta Nera fino al 13 agosto, quando salparono per New York.

Durante un pranzo con Ginevra e Sebastiano Cantoni, l’amico e sovrintendente degli affari di Browning, le Field si accorgono di un innamoramento incipiente tra i due: i loro sguardi lanciano bagliori di oro e di argento, si incontrano (…) il sentimento è evidente.

La Ginevra che conoscono è  quindi ben diversa da quella dipinta dalle voci malevole!

Il 24 maggio, Pen di fronte alla pubblicazione di Néruda decide di citarlo in giudizio ed è a questo punto che le Field capiscono cosa stia realmente succedendo. Pen, infatti, fa leggere loro la corrispondenza con Néruda: è spaventoso vedere il pitone che si arrotola su quei fogli e le parole che il vile (N. Néruda) ha usato rispetto a quelle di Pen che sono sempre piene di dignità ed arguzia.

Ma la prima udienza è inutile: Néruda nega che il pretore sia competente in materia: un atto di amicizia non può essere quantificato in denaro, e così il procedimento viene procrastinato di 10 giorni.

ORIGINALE DEL DIARIO https://michaelfielddiary.dartmouth.edu/ (diario manoscritto M. Field)

Ma Cantoni non è il solo a guardare con interesse Ginevra, c’è anche l’avvocato Sebastiano Galanti con la sua bocca piccola e serrata, la barba bionda tagliata, il naso lungo adunco e gli occhi come macchie fatte da un abile scrittore che indugiano costantemente su Ginevra. E mentre il Pretore deve decidere sulla competenza, Ginevra e le Field visitano il Belvedere, la Torre che Pen ha affittato ai Néruda e alla pergola che Néruda aveva chiuso, un altro tra gli sgarbi reciproci, di cui la ragazza conservava le chiavi, nella certezza di non trovare nessuno:

i Néruda sono a Venezia con la Madre!

Lady Hallè quindi aveva assistito ai prodromi della questione del mezzo portone e, al momento, si trovava con i figli a Venezia, con molta probabilità, nella casa della famiglia Borwick, per organizzare il matrimonio imminente, del secondogenito Waldemar con Mabel Theodora Borwick, figlia di Alfred, ricco proprietario di miniere e nipote dell’ inventore della polvere lievitante! La permanenza delle Field giunge al termine ma non la questione di Ginevra e dei Néruda che continuò a seguirle nei continui aggiornamenti di Sarianna: è il 22 luglio quando l’anziana confida loro una certa stanchezza per il protrarsi di un causa interminabile che sembra non avere fine…ed infatti le cose si complicano per l’intervento dei domestici. Pen cita in giudizio Teresa Soligo moglie di Mario Rossi, e Maria Rossi, da cui si sente apostrofare come brutto birbante, figura porca, canaglia, ladro, peggio di ladro, a cui si aggiungono brutto birbo da quando xe nato, canglia e birbante conossudo da tutti, rivolte a Cantoni! Cosa era successo ancora? Ginevra accompagnata da Alberico Biadene, aveva deciso di andare al Belvedere per prendere alcune carte importanti. Néruda però, aveva dato ordine alle sue cameriere, la Signora Ida e la Signora Maria Rossi, di non far entrare nessuno. Così Biadene, pur essendo amico dei Néruda, cercò di entrare con un diversivo, chiedendo in prestito una macchina per turare le bottiglie ma Ginevra, impaziente si fece largo. La Signora Ida, intuendone le intenzioni, la bloccò ma venne spintonata dal Biadene nel tentativo di far passare la ragazza. Ginevra salì nelle sue stanze per prendere le carte ma le due donne, una a terra e l’altra colpita in testa, decisero di chiamare il Maresciallo dei Carabinieri, Ernesto Pasin, per essere testimone di cosa Ginevra avrebbe portata via. Quando però Biadene cercò di uscire dalla porta che dava sulla corte trovò anche Pen con alcuni operai che, certamente, non erano lì per caso: Ginevra intanto scendeva nella corte dalla finestra  con una scala messa dagli inservienti di Pen.

Néruda, di fronte a questo ennesimo atto di violazione, decise di mandare via i domestici, separare le sue cose da quelle di Browning facendo ammassare la sua mobilia nell’ingresso. Ma Pen riuscì in ogni caso a mettere in quelle tre stanze un suo uomo fidato: ammalato dai continui aggiornamenti del processo e dal continuo sentirsi ripetere di avere pazienza, prese la legge nelle sue mani, entrò nelle tre  stanza  contese le cui chiavi aveva sempre avuto. Ora un uomo dorme li. Questo finirà solo per aumentare il numero di accuse con quella di violazione di domicilio, ma ha avuto il desiderato effetto di buttare fuori Néruda. ( 13 agosto 1895). Pen non voleva infastidire Ginevra e Biadene, il piu gentile di tutti gli uomini viventi, che sono certa essere incapace di spazzolare via una mosca dal suo cappotto senza dire scusi… ma alla fine, entrambi, insieme ai domestici, dovranno rispondere di diverse accuse. Il 26 agosto arrivò il colpo di scena: Néruda e Browning decisero per una conciliazione.

Tanto rumore per nulla.!!

Browning concesse senza affittanza la casa del Belvedere sino al 31 dicembre 1895, Ludwig si impegnò a lasciarla per quella data; fino ad allora, le tre stanze sarebbero tornate in godimento di Ginevra che le abiterà solo di giorno, una specifica alquanto curiosa, che fa ipotizzare che di notte qualcuno fosse stato con lei o comunque qualcosa di non detto fosse accaduto. In ogni caso, tacitati i conti del dare e avere e restituiti a Browning i conti della lavandaia e della stiratrice, questi si impegnò a mettere al posto del portone un cancello.

Pagati i debiti del fallimento, terminata la causa contro Pen, Ludwig è finalmente libero di spostarsi in Maloja dove, atteso da mesi, è in tempo per partecipare ad una festa il 31 agosto: tra gli invitati, il direttore di orchestra Cowen, amico di sua madre, Barrie e …Arthur Conan Doyle!

Andò avanti solo procedimento per violazione di domicilio e per ingiurie ma, alla fine, anche Ginevra e Biadene furono scagionati perché, possedendo le chiavi, non avevano violato il domicilio, ma, semmai fatto un esercizio arbitrario; le cameriere furono condannate ma nella misura più mite riconoscendo come attenuanti quella di una situazione alquanto anomala e della rabbia ed esaltazione del momento grazie alla testimonianza del medico di Asolo, il Dott. Luigi Gött, che incontreremo di nuovo.

Néruda senza casa ed il Lady Hallé Testimonial Fund

Per tutto l’autunno del 1895 i Néruda rimangono lontani da Asolo ma, nel frattempo, un grave lutto si abbatte su Lady Hallè: mentre la violinista è in Danimarca, viene raggiunta dalla notizia dell’improvvisa morte del marito a Manchester che si ferma per un giorno in segno di rispetto per il pianista che aveva rivoluzionato il mondo musicale. Apparentemente per aiutare Lady Hallè in un momento difficile, fin dal 27 novembre si costituisce un Comitato: il Lady Hallé Testimonial Fund, una sottoscrizione pubblica con lo scopo di raccogliere i soldi per festeggiare i suoi 50 anni di carriera. Miss Terry Lewis, nipote dell’attrice Ellen Terry, si presta a fare da segretaria chiedendo di contribuire con pochi pences presso la Mess. Herries, Farquhar and Co 16 St. James Street, S.W. London. Il Comitato che si costituisce porta i nomi più importanti dell’epoca: il Re di Danimarca, quello di Svezia, Lord Hopetaun, ex ambasciatore australiano, Lord Revelstoke, Alfred Rothschild, gli immancabili Lord Leighton e Alma Tadema, Clara Schumann, Joachim, la Contessa di Radnor, i Duchi di Fife e Westminster e tanti altri; le donazioni arrivano da ogni parte, compresa la gente comune che invia anche pochi scellini. A dicembre, sia il Principe di Galles che la Principessa Alexandra chiedono di comparire come finanziatori.

Ma in cosa consiste il testimonial?

Se lo chiedono tutti ma, fino a marzo, non solo non viene svelato nulla ma si fa fatica a trovare una data per una cerimonia ufficiale in cui anche il Principe di Galles sia presente. E cominciano allora timide polemiche nei confronti di una usanza che, anche fra i musicisti, finisce per creare grandi disparità: il denaro avrebbe potuto essere distribuito in modo molto più appropriato per alleviare la vera angoscia ai suoi colleghi più umili. Teste coronate, principi e duchi – portando dietro di sé l’inevitabile lunga coda di snob che amano essere associati ai Lord come fosse una menzione sui giornali – hanno deciso di spendere i loro soldi per qualcuno-Lady Hallè- che non lo desiderava molto. Ha un violino e sa suonarlo. È triste pensare che uno strumentista meno alla moda, anche se altrettanto bravo, potrebbe avere un’eccellente possibilità di morire di fame nelle fogne prima di ottenere sollievo. (The Magazine of Music, marzo 1896)

Dalle lettere di Sarianna alle Field (3 gennaio 1896) veniamo a sapere che Néruda è tornato ad Asolo e ha preso casa nella casa del cattivo prete che si trova opposta al Belvedere : è il nuovo prevosto di Asolo, Monsignor Bertoldi[9] che Ludwig ripagò per l’ospitalità regalandogli alcuni suoi quadri oggi custoditi presso il Museo di Asolo e lì arrivati in virtù del Legato Bertoldi: 177 opere pittoriche  e 60 bibliografiche accettato alla sua morte, avvenuta il 15 ottobre del 1910.

Ludwig stava cercando casa!

ma un altro polverone si alza ad Asolo e Venezia a far parlare i maligni: a febbraio Pen decide d accompagnare Ginevra ad un ballo di Beneficienza organizzato al Rezzonico.

La testimonianza di Walter Sickert, pittore della scuola di Mc Neil Whistler, Degas e Picasso, da contezza della reputazione di Pen e della malignità delle voci, tra l’altro non corrette, nei confronti suoi e della ragazza: fu uno scandalo tra la popolazione espatriata poiché (Pen) aveva abbandonato la moglie e si era messo con un’amante italiana di nome Ginevra (soprannominata l’articolo indeterminativo dalla vecchia signora Brown). C’era stata una certa ansia tra le “patronesse” del ballo sull’opportunità di accettare la sua offerta del palazzo: i loro timori si concretizzarono quando arrivò nel bel mezzo della festa insieme alla sua donna. Ellen era incuriosita dall’imbarazzo generale provocato da questo arrivo (…) tutte le donne italiane sostengono la signora Browning [e] lanciano anatemi sul suo rimpiazzo. Questo, tuttavia non ha impedito a tutti di essere “fagocitati” dalla visione dell’amante quando è arrivata al ballo (…) vestita molto semplicemente di crêpe bianca, senza gioielli e con un solo fiore bianco tra i capelli. Ma questo abito verginale serviva semplicemente ad accentuare la sua “espressione astuta e dura” mentre Pen è stato liquidata come un essere ripugnante, dall’aspetto comune e dissipato“.

Ma Pen continuava sulla sua strada, incurante.

Il 21 marzo del 1896, Sarianna comunica alle Field che la buona notizia è che la causa che i servi avevano intentato si era finalmente conclusa mentre la cattiva è che

Néruda è riapparso ed ha preso la casa più bella, quella con le otto colonne in cima alla piazza: il nostro Palazzo!

La voce arriva anche tra le calli veneziane, Pen è stato nominato Cavaliere del Regno ma non può godere a pieno di questa onorificenza: Lady Hallé è stata omaggiata con una casa ad Asolo!! Proprio un gran bel regalo di Natale è quello che gli ha fatto Sua Altezza Reale il Principe di Galles!! Pen è furioso!! Poche settimane più tardi arriva su tutti i giornali londinesi la notizia che la cerimonia della consegna del Testimonial a Lady Hallè sarà il 17 maggio e le sarà dato un cofanetto contenente i titoli di acquisto di una dimora in Veneto…a lungo desiderata! E’ evidente che aver assistito allo sfratto del figlio avrà fatto pensare a Lady Hallè che nulla fosse più indicato ed utile che una dimora per sé e per i suoi famigliari.  

La cerimonia

Musical News, 23 maggio 1896.

Il 17 maggio Marlborough è in trepidazione: finalmente verrà consegnato a Lady Hallé il tanto atteso, ma anche criticato, dono. In pochi mesi il Comitato ha raccolto 1600 sterline che sono servite ad acquistare per la violinista, così dicono tutte le cronache, un palazzo in Asolo che lei stessa aveva richiesto e che tanto aveva desiderato i cui documenti verranno ceduti dal Testimonial Fund in quel momento! In aggiunta, un assegno di 500 sterline che viene collocato in uno splendido e prezioso cofanetto di fattura veneziana, di argento tempestato di diamenti. Lord Agnew, Alfred Rothchild e Terry Lewis prendono la parola elogiando l’artista ed augurandole ancora una lunga vita musicale. Ultimo a parlare è proprio il Principe del Galles:

Una delle molte testimonianze del rapporto stretto tra i Principi e Lady Hallé

i vostri brillanti servizi verso l’Arte a cui avete dedicato tutta la vita, i vostri enormi sforzi per rendere familiari al pubblico i nomi dei Grandi Maestri della Musica, i vostri brillanti risultati artistici e intellettuali, sono da tempo riconosciuti da tutti e nel riconoscere in questo modo il vostro genio, diamo voce ai sentimenti di migliaia e migliaia di persone. Sappiamo che siete ancora in uno stato di profonda tristezza a causa della morte di colui di cui portate il nome e con il quale tanti successi avete condiviso, tuttavia speriamo che questo dono fatto dai vostri amici per celebrare il vostro giubileo possa in qualche modo consolarvi. Il cofanetto contiene i titoli  di un Palazzo e anche un segno tangibile dell’affetto nei vostri confronti da parte dei vostri amici nella sincera speranza che possiate godere ancora di salute e benessere ancora per molti anni a venire…nella speranza che nella nuova dimora non dimentichi gli amici e l’inghilterra. Sembrerebbe quindi che i Reali abbiano acquistato il Palazzo e lo abbiano poi donato alla violinista. L’indagine sulle tracce della documentazione asolana dimostra invece che la situazione era ben diversa.

Palazzo Beltramini- Pasini-Néruda

Prima pagina del contratto di Compravendita presente in Archivio di Stato di Treviso

Il 21 marzo, Ludwig Norman Néruda, alla presenza del Conte Loredan, del Dottor Lugi Gött,[10] medico di Asolo, presso il Notaio Antonio Maria Barea, acquista dai fratelli Giuseppe ed Elvira Trabuchelli fu Francesco, il palazzo ad otto colonne di cui parla Sarianna, per 12.000 lire: non una villa ma un vero palazzo cittadino sito nella contrada dell’antico Pavejon, contrassegnato, al vecchio catasto con il n. 1924, di quattro piani (sebbene non da tutti i lati) e 26 vani ed un reddito imponibile di 240 lire: una casa con annesse botteghe, porticato ad uso pubblico posta fra i confini a mezzodì Chiminelli, eredità Pasini, a sera Chiminelli e Banca Popolare di Asolo, a monte strada Canova, a mattino strada del Pavejon.

(Contratto n. 4995/170. Atti notaio A.M.Barea. Archivio di Stato di Treviso. Registrato Conservatoria dei Servizi Immobiliari di Treviso il 29/3/1896.)

Lo stabile è una indivisa e libera proprietà di famiglia ed in effetti nel Catasto Austriaco del 1841 figura come proprietà di Giuseppe Trabuchelli fu Antonio, nonno paterno dei fratelli Elvira e Giuseppe Trabuchelli avendo avuto tre figli, Francesco, Antonio e Luigi, proprietari di negozi di salsamenteria, drogheria, vendita di vini e liquori, oreficeria e non ultimo, possedevano delle filande fuori Asolo. Nel contratto di vendita si dice che lo stabile è libero, eccetto un canone annuo dovuto alla Prepositura di Asolo di 29.42.46 a garanzia del quale presso la Conservatoria erano state registrate diverse ipoteche: 11/2/1870 a favore della Prepositura di Asolo, reiscritta il 9/6/1874 e rinnovata il 9/6/1880. I Trabuchelli avevano acquistato il palazzo dai nobili Pasini come spiega la dicitura: n.1924 casa con portico ad uso pubblico. Da aggiungersi perchè connesso e levarsi dalla ditta Pasini Nobile Francesco fu Bernardo (partitari relativi ditta P10. Archivio di Stato di Venezia ).

I Pasini, a loro volta, pagavano un canone livellario alla Prepositura che consentiva di trasmettere la proprietà del palazzo agli eredi pur mantenendo il diritto della Prepositura di riscuoterlo.

I Trabuchelli accettano in pagamento 11.494.32 lire versate con assegno alla Banca Popolare di Asolo, rimandando il saldo delle rimanenti 505.68, capitale del canone, a quando avrebbero cancellato le ipoteche, rinunciando, per il momento, al diritto di accendere sul Palazzo una aggiuntiva ipoteca a garanzia del pagamento del canone da parte di Néruda.

Come non fidarsi?

I Trabuchelli erano famiglia stimatissima in Asolo non solo per ricchezze e i possedimenti ma anche perché Giuseppe, uomo oltre ogni dire modesto ma valente ed operoso, (Gazzetta di Venezia, 22 maggio 1901) era stato tra i fondatori della Banca Popolare di Asolo e suo Direttore sin dal 1885 quando, proprio in quel Palazzo, nella incredibile Sala affrescata del piano nobile, aveva ricevuto l’economista belga Levaleye in visita alle Banche Popolari fondate sulla scorta delle idee di Luzzatti.

Émile_Louis_Victor_de_Laveleye_(1822-1892)

We visited a very beautiful palace with a magnificent colonnade which is the residence of one amministrators of the popular bank. He have made a large banqueting hall  in a drawing room; it s two stories in height, with a gallery half way.

Da nullatenente e con un fallimento esecutivo da poco chiuso, Néruda diventa, improvvisamente, possidente con l’acquisto a suo nome di un Palazzo Nobile: il simbolo del suo ottenuto cambiamento di Status!

Il Palazzo era appartenuto alla potente famiglia Beltramini, giunta ad Asolo nel Quattrocento quando il trasferimento della Corte della Regina Cornaro aveva reso necessarie nuove maestranze. Giovanni, Ambrogio, Beltramino erano esperti di lavorazione della lana e si stabilirono in Borgo Santa Caterina, Guglielmo, oltre che mercante di lana era fabbro e prese dimora nella Piazzetta del Pavejon. In poco tempo i  fatelli Beltramini grazie all’arte tessile quanto quella di prestare denaro ad usura, divennero possidenti e nobili: i Beltramini furono aggregati al Nobile Maggior Consiglio della città di Asolo dal 1511 godendo dei privilegi di nobiltà confermati il 14 luglio 1820. Le loro botteghe in Santa Caterina furono sostituite dal Palazzo Filippin[11] e al posto della modesta casa di Guglielmo sorse il grande Palazzo Beltramini. Anche i Pasini erano arrivati nello stesso periodo. Dalle loro fila uscirono preposti ed uomini di lettere.[12] Il 12 aprile 1746 con contratto di permuta siglato presso il notaio Giuseppe Combertaldo, residente in Asolo 1729-1767 il Palazzo venne ceduto da Paolo Beltramini  a Filippo Gasparo Pasini per aggiungerlo alla sua proprietà diventata ristretta per le esigenze familiari ma, essendo legato a fidecommesso, fu necessario attendere l’autorizzazione del Maggior Consiglio di Venezia che arrivò nel 1750. Il Palazzo venne restaurato dal noto architetto Massari che, da una parte, seguì una ispirazione cinquecentesca, dall’altra, valorizzò lo stabile posto in una così piccola piazza impostando le colonne monolitiche e bugnate e le finestre con un taglio prospettico tale da poter essere vedute  dall’imbocco della via Cornaro. Da Gasparo Pasini il Palazzo era passato prima a Bernardo Pasini, avvocato[13] inviso al clero locale per le sue cariche durante il Regno di Napoleone Bonaparte  il  quale controllava il territorio circostante partendo dal suo palazzo asolano dove oggi è il municipio (A. degli Azzoni) e successivamente a suo figlio Francesco precedente proprietario prima dei Trabuchelli. Non è quindi Wilma proprietaria del Palazzo, bensì suo figlio Ludvig!

Come andarono le cose ce lo spiegano gli atti di una successiva sentenza della Corte di Treviso. (Settembre 1900. Guglielminina Hallé vedova Norman Néruda contro sua nuora May Peyton N. Néruda).

Lady Hallè, entrata in possesso della somma del Testimonial aveva inviato un assegno di 12.000 lire con una speciale procura per far acquistare per sé un palazzo: è chiaro che volesse aiutare il figlio ma, altrettanto chiara la sua volontà di intestare a sé l’immobile. Tuttavia, la speciale procura, datata 20 marzo 1896, non arrivò in tempo e Néruda chiuse le trattative intestando l’immobile a se stesso. Secondo il cambio dell’anno, 1600 sterline raccolte con il Fondo corrispondevano a 39.000 lire, a cui va aggiunto l’assegno di 500 sterline, non è improbabile quindi che anche parte dei lavori successivi siano stati pagati con quei soldi

E mentre in Inghilterra si cercava la data per festeggiare il giubileo artistico di Lady Hallé, ad Asolo, con grande scorno di Pen Browning, era iniziato il restauro, anzi, il rifacimento del Palazzo. Il 21 aprile la Gazzetta di Venezia titola un trafiletto operai al lavoro: agli inglesi residenti che investono dando lavoro agli operai dell’asolano, si è aggiunto il Sig. Norman Néruda che ha acquistato un palazzo e pare lo voglia ridurre addirittura sontuoso. Da un mese circa 40 operai lavorano alacremente ma non è dato sapere di che genere siano.

Lavori, restauri che non solo riguardarono il nuovo acquisto: Ludwig, non contento, fece una serie di altri passi che si rivelarono sfortunati: il 28 marzo, due giorni dopo la compravendita, prese in affitto la parte di palazzo confinante con la sua, la Casa di Proprietà dell’Ospizio Pasini al Mappale n. 818, civico 175, il cui usufruttuario era Luigi Chiminelli.[14]

Si trattava di un lascito da parte di Teresa Pasini che aveva legato le sue proprietà alla costituzione di un Ospizio per poveri.[15] Era quindi un’altra ala dell’antico Palazzo evidentemente da tempo non abitata come emerge dalla relazione peritale che ne fa l’Ingegnere civile del Comune, Gian Galeazzo Pasqualini: (faldone Municipio presso Archivio Storico Comune di Asolo)

stabile di ordinaria muratura di pietrame e cotto, con malta di sabbia e calce, coperto da tegole comuni, le facciate esterne sono alquanto sconnesse ed in parte mancanti di intonaco l’angolo sud ovest a causa di un cedimento si è spostato priginando un crepaccio nella muraglia. Confini: a levante Pavejon, mezzodì Proprietà Comunale, ponente area scoperta di questa ragione, settentrione Proprietà Néruda. La casa presenta per lo più pavimenti in disordine o da rinnovare e cielo soffitto cadente, la maggior parte delle finestre ha le lastre dei vetri rotti, altre hanno gli scuri cadenti, e la parte interessata dal cedimento riguarda un gabinetto del primo piano che, a causa di scrostamento del soffitto e delle pareti e di un crepaccio del muro di mezzogiorno si trova in deplorevole disordine. La casa, in evidente stato di abbandono, aveva comunque specchi di cristallo e un armadio in abete ma soprattutto, un bel cortile che la rendeva adatta ad essere unita al resto del palazzo mediante l’apertura di una porta. Faceva parte dell’affittanza anche il granaio nel sottotetto ed una adiacenza rustica al Mappale 897 in via Sottocastello, civico 181 limitata a levante, mezzogiorno e ponente dalla proprietà comunale, una scuderia per 3 cavalli con accesso dalla strada; mediante una scala in cattivo stato si saliva al fienile 3 finestre cadenti. Entrambe le proprietà avevano bisogno di essere messe a nuovo: se Pen era diventato famoso per i suoi straordinari restauri anche Ludwig Néruda non sarebbe stato da meno! Se l’antico amico era considerato un benefattore per il suo dare costantemente lavoro agli abitanti, anche lui lo sarebbe stato! La cittadinanza Asolana si compiaceva, e ringraziava (Gazzetta di Venezia, 24 maggio 1896).

Il Mutuo ed i lavori a Palazzo Néruda

…nella sua casa si lavora alacremente e la sala diventa ogni giorno più bella scrive May il 30 aprile alla suocera. (in Sentenza della Corte di Appello di Venezia)

Il restauro procede incessante per mesi e, forse per pagare i lavori o per avere liquidità, Néruda fece un altro errore: chiese un mutuo, in realtà un prestito, ad Andrea Plentl, tedesco trapiantato a Padova.

Il capitale anticipato è di 7000 lire da liquidare in tre anni con rate di interessi al 5% di circa 192 lire ciascuna pagabili ogni sei mesi. A garanzia, il giorno dopo l’atto di mutuo, viene iscritta sul Palazzo l’ipoteca di legge per un totale di 9000 lire: delle quali 7000 di capitale e 1155 per un triennio di interessi e 845 per spese.

(15 /11/1896 mutuo Plentl- Norman Néruda. Atto n 3990. Archivio Storico di Asolo).

Sul tipo di lavori sappiamo qualcosa dalla liquidazione di spesa (Liquidazione della spesa occorsa per i lavori di riduzione e sistemazione di Palazzo Néruda. 30/4/1897- Archivio Storico di Asolo) e dalla successiva relazione di stima che Pasqualini redasse nel 1899: i Néruda prima iniziarono con il Palazzo e successivamente aggiunsero i lavori nella parte Chiminelli. Lavorarono tutte le maestranze di Asolo: non c’è famiglia asolana o dei dintorni che, per un motivo o per un altro, non venne coinvolta nel lavoro: calce, sabbia, marmi e polvere di marmo, cemento idraulico, piastrelle Ginori, metalli, vernici, vetri, pietre per il camino, stufe, cucine, tende, tappeti, serramenti e poi, lavori in pietra, in legname, del fabbro, del ferraio, dell’ottonaio, parafulmini e lavori elettrici: 850 lire furono spese per suoneria e telefoni, ossia per l’impianto di comunicazione tra i vari piani; tra i lavori più importanti la scala principale costruita ex novo, condotta nei più piccoli dettagli con tanta accuratezza da costituire in gran pare una spesa di eccezione, lo stesso si può dire per la grande sala al piano nobile affrescata con scene di caccia al tempo dei Trabuchelli, l’unica in cui non essendosi seguiti i consigli dell’Ingegnere nella decorazione, come si è fatto in altri locali con esito felicissimo, si manifesteranno danni nelle tinteggiature e stucchi che si dovranno riparare, (Stima di Pasqualini del 1899.), la costruzione di una terrazza con eliminazione di un vano, la trasformazione di una camera in camera oscura e fotografica e poi ci sono le settimane lavorative, gli alloggi degli operai, il loro trasporto, i lavori fuori orario: il cortile, la terrazza, la cantina, le porte che devono mettere in comunicazione la proprietà Néruda con quella Chiminelli.

Néruda paga con ceques in sterline convertiti al tasso di cambio di 26,60 lire/sterlina. I soldi passano da Venet-Banca che gira a Pasqualini il quale, a sua volta, versa alla Banca di Montebelluna o alla Popolare di Asolo per saldare le maestranze. Il preventivo lievita sino a raggiungere, tra le due parti, 36.116,69 lire, di cui 22.531.05per il solo Palazzo.

Al 1 maggio del 1897 sono stati pagati già 26.000 lire…una somma considerevole per una persona senza rendite, fatto salvo quanto entrava delle botteghe presenti nel portico del palazzo e che probabilmente Néruda, come i Trabuchelli continuò ad affittare.

Dove prese i soldi?

Come testimoniò anni dopo Hart, l’avvocato di May, allora evacuata da Cortina e trattenuta in Austria, in un a lettera inviata all’Ufficio Stranieri, i coniugi dopo il matrimonio vissero mantenuti dai rispettivi genitori! Gran parte dei lavori interni e soprattutto il restauro della sala del piano nobile, fu completata per la fine del 1896.

Gazzetta di Venezia 28 dicembre 1896

il colto artista Norman Nèruda ier sera aprì le sale del suo palazzo splendidamente restaurato sebbene non completamente. Furono invitate alcune persone notevoli della città e tutti ammirarono i lavori bellissimi fatti nel palazzo ed il gusto finemente artistico del signore coltivato dall’Ing Pasqualini per averlo restituito al suo antico splendore. E con la bellezza delle sale vi gareggia l’addobbo; vi sono dipinti ed incisioni di valore, vasi e ceramiche di vario stile, mobiglio ad intaglio e ad intarsio, tappeti vari e molti oggetti d’arte in pietra, in bronzo ed in argento. Su tutto poi spicca la nobilità squisita del Sig. Norman nell’accogliere e trattenere gli invitati. Durante il 1897 i lavori procedono e, finalmente Asolo può ricevere la visita della violinista di fama internazionale Wilma Hallè che, di ritorno da Milano, decide di passare alcuni giorni nel suo palazzo inaugurandolo in modo ufficiale con il concerto a cui molti assistettero dalla piazza. Wilma si fermerà certamente ad Asolo almeno una decina di giorni e non è un caso che, dopo la partenza della madre, probabilmente economicamente sostenuto da lei Ludwig decide di fare un altro investimento: l’affitto del lato sud del Palazzo, di Proprietà Comunale!Si tratta del Mappale 815 al civico 176, lascito del Patrimonio Pasini. E’ il nuovo sindaco di Asolo, il droghiere-farmacista Achille Serena a firmare il contratto.

Achille Serena (1849-1932) fu uno dei più longevi sindaci di Asolo, dal 1904 al 1923. Droghiere con diploma di farmacista, Cavaliere dell’Ordine Mauriziano, Commendatore, dedicò tutta la sua vita alla politica guidando Asolo verso la modernità, ovviamente, come molti gli amministratori, fece successivamente parte del partito fascista. Sposò Emilia Zanella che morì inaspettatamente nel 1905 a seguito dei postumi di un intervento e a pochi giorni dal matrimonio della figlia. Coltivatore di Bachi da seta e produttore di vino, alla morte sepolto dopo solenni funerali a S. Apollinare nella tomba di famiglia.

L’affittanza viene concessa per 8 anni rinnovabili, dal 31 dicembre 1897 al 31 dicembre 1905 per 304 lire da pagarsi semestralmente nella cassa comunale e comprende tutti i locali del fabbricato ad eccezione di quelli occupati da Martini Giuseppe i cui diritti restano quindi riservati. Al contrario il Sig. Néruda entra nelle affittanze dei signori Gasperotti Vincenzo e Bernardi Antonio fu Luigi i quali dovranno corrispondere al nuovo Conduttore i pattuiti fitti o lasciare a disposizione i locali in caso di scadenza o risoluzione del contratto. Qualora Martini abbandonasse i locali il Comune darebbe la precedenza a N.Néruda per una nuova pigione. Il Contratto di affitto è del 31 dicembre del 1897 (Archivio Storico di Asolo).

Martini  era affittuario e gestore della vecchia locanda Do Mori, esempio di vecchia osteria veneta con pancone disposto a semicerchio intorno al focolare. L’osteria rimase a conduzione Martini sino al suo abbattimento che fu più volte ventilato dal Comune di Asolo, proprietario dello stabile, tanto che D’Annunzio, a suo tempo, iniziò a far pratiche per l’acquisto delle suppellettili antiche. Nonostante le protese la vecchia locanda venne comunque abbattuta insieme ad altre case cinquecentesche.

Ludwig cerca quindi di allargare le sue basi continuando a tenere nei locali che gli vengono affittati dal comune delle persone in subaffitto! I lavori ordinari e straordinari, in deroga al C.C. saranno  a carico di N Néruda che potrà fare qualunque opera di fabbrica o miglioria, può assicurare lo stabile contro incendio presso compagnia di sua fiducia; ma dovrà riconsegnarlo nello stesso stato o migliorato senza compenso a tal scopo sarà compilata perizia di consegna  ed una di riconsegna le cui spese saranno a carico Néruda. L’onnipresente Pasqualini il 31 marzo 1896 redigerà la relazione peritale di consegna di quest’ultimo stabile

(Relazione Peritale di Consegna della Casa posta in Pavejon al n. 815 in Ragione Patrimonio Pasini amministrato dal Comune di Asolo sulla base del contratto del 31/12/1897. Archivio Storico di Asolo.)

Fabbricato in ordinaria muratura di pietrame e cotto di malta di calce e sabbia coperto da tegole comuni. Le facciate esterne sono prive di decorazione e presentano intonaco in disordine ma non danno luogo a timore per la loro stabilità. Confini: a Levante Pavejon, a Mezzodi via Sotto Castello, Ponente Ospizio Pasini in usufrutto Ditta Chiminelli, settentrione Ospizio Pasini.

Il Piano Terreno ha un vestibolo preceduto da portico uso pubblico, promiscuo con Martini Giuseppe che ha uso per passaggio alla cantina da lui tenuta in conduzione mediante apposito uscio; locale di passaggio, piccolo cortile scoperto mal pavimentato da cui mediante due porte si accede a due cantine mezze sotterranee pavimentate di nuda terra che minacciano rovina; cesso, sottoscala. Dal vestibolo mediante uscio si accede al locale n. 7 cella di scala accesso piani superiori.. che presentano piccole cucine e camere al di sopra delle quali si trovano i granai della proprietà dell’Ospizio Pasini. Seppure le condizioni sono difficili per intonaci scrostati, tetto in condizione disperate, l’immobile ha anche una piccola bottega con accesso da via Sotto Castello ed il vantaggio che è gia affittato!

Locanda I DUe MORI

Morte di Norman Néruda e i primi guai

I soldi sembrano arrivare in modo costante a saldare le spese tuttavia ancora nel 1898 i lavori non sono terminati e sorgono prime difficoltà, seppure temporanee, di copertura degli assegni di Néruda. Il 9 marzo del 1898 il Direttore della Popolare di Montebelluna scrive, allarmato, a Pasqualini che alcuni assegni sono stati protestati:

stamattina ricevetti dalla Banca Veneta gli cheques di Néruda, uno di questi, cioè quello di sterline 50 protestato per mancanza di fondi, gli altri due per sterline 30 perché irregolari, ti puoi ben immaginare che restai meravigliato perché non avrei creduto che si potesse emettere cheques senza avere i fondi disponibili. Ti prego di provvedere subito per garantirmi perché al momento sono allo scoperto in  una forma abbastanza rilevante… e pochi giorni dopo….il protesto dell’effetto di 50 sterline mi pesò assai…le sanzioni penali che riguardano l’emissione di assegni senza che esista..la somma disponibile sono gravissime. Dunque bisogna che il Sig Néruda sia certo x non incontrarsi con dei forti guai. Ma il Signor Néruda è fuori. Lasciata la bambina dal nonno materno ad Hove, i coniugi sono al Karersee Hotel che sono in procinto di lasciare. Ludwig fa in tempo a ricevere la comunicazione di Pasqualini al riguardo e a rimandare la questione al suo ritorno:  ha versato la somma a suo tempo ed il denaro è stato a disposizione della Banca di Montebelluna da mesi..ma Ludwig non rientrerà.

Durante l’ennesima salita alla Punta delle Cinque Dita nel settembre di quell’anno si sentì male e cadde, forse per mancanza di allenamento, forse per i postumi della festa a cui avevano partecipato la sera prima della scalata o forse ancora per qualche malattia mai diagnosticata. May lo vegliò tutta la notte senza poterlo raggiungere. I soccorsi vennero organizzati in tempi brevissimi ma, dopo una notte in delirio, lui, biondo, dritto, alto asciutto, di eleganza austera, il tipo caratteristico dei figli del Nord, cultore di ogni ramo dello sport, appassionato ciclista, spirito colto, amante del bello, dei fiori, dei libri, spirò l’11 settembre del 1898 a soli 34 anni. Venne sepolto a St. Ulrich, in Val Gardena, dopo una cerimonia per la quale venne chiamato un prete evangelico.

Un nostro chiaro ospite, vittima dell’alpinismo, fu tolto alla nostra colonia inglese. Da qualche anno erasi qui stabilito con la famiglia. La sua perdita venne sentita fortemente in paese perché come altri, dava lavoro a molti operai. Era figlio della violinista di fama mondiale Wilma Hallè Néruda (Gazzetta di Venezia 24/9/1898).

Oggi, della sua tomba, sulla quale Lady Hallè avrebbe voluto far costruire un monumento a ricordo e memoria, non rimane nulla, se non una vecchia lapide.

Sarà stato ben triste il rientro in Asolo per May in quel Palazzo tanto desiderato, tanto amato, addobbato con buon gusto di gran signore e artista squisito ma anche per la madre che attendevaa Bolzano il rientro del figlio.

Pen e la storia della modella incinta

La festa per il matrimonio di Ginevra Biagiotti, che aveva continuato ad occuparsi della casa di Pen e Sarianna, sovrintendendo anche alla Scuola di Merletti, con Sebastiano Cantoni fece dimenticare la tristezza per morte di questo giovane uomo. (Gazzetta di Venezia. Cronaca Rosa. 14/11/1898.)

Ginevra si sposerà lunedì prossimo. È stata a lungo causa di litigi tra Pen e Fannie Browning ed è positivo che venga allontanata da casa sua…

E’ sempre Lady Layard che, il 30 novembre, decide di scrivere nuovamente a Fannie: notizie  pervenute  da varie fonti mi dicono che le circostanze sono ora radicalmente diverse  da quelle che mi hanno fatto sentire in obbligo di lasciare mio marito nell’autunno del 1893. Sono disposta a a tornare lui a determinate condizioni se è vero che vuole che lo faccia: nessuno avrebbe dovuto rivangare il passato, voleva avere la direzione della casa ed essere lei a decidere della servitù e concorrere a pagare le spese familiari solo a sua discrezione. Questo fu il primo passo verso la sua ammissione riguardo al fatto che tra suo marito e Ginevra non ci fosse stato nulla. Voci e pregiudizi erano basati sulla presunta conoscenza della vita da bohemien di Pen e sul fatto che lui stesso avesse detto di amare ritrarre Ginevra. Molti dei quadri di Pen, come la procace donna nuda di Davanti allo specchio con i fluenti capelli neri e le statue come la Dryope, per anni furono ritenute rappresentare Ginevra e  quasi prove del suo adulterio. Niente di più falso. Tutte quelle opere risalgono agli in cui Pen era ancora uno studente soprattutto al periodo in cui con  Gustav Natorp,[15] il baronetto scozzese, Kinloch Smith,[16] e Baden Powell, divennero allievi di Rodin che allora, iniziava a modellare la sua Eva in grandezza naturale. La modella nuda, sfolgorante nella sua giovinezza e nel suo corpo felino come una morbida pantera, giorno dopo giorno, posava sulla pedana davanti all’artista ma quando l’opera stava volgendo alla conclusione Rodin si accorse del venir meno della corrispondenza tra l’argilla del calco ed il corpo: la modella era incinta! Rodin fu costretto a lasciare la sua Grande Eva, incompiuta in un angolo dello studio per dedicarsi ad altro. Pare che quella modella fosse Maria Antonia Amelia Apruzzese rimasta incinta dopo la relazione con Kinloch che in seguito la sposò. Pen e Kinloch nelle loro lettere parlano di una donna che chiamano Adelia e che in periodi diversi si trova con entrambi: Pen Browning scrive da Dinant ( 2 agosto 1882), dove si trova anche Kinloch: Adelia è con lui ma è contenta di rivedere Rodin, che,in effetti, era da poco tornato da Londra dove era stato invitato proprio da Robert per ringraziarlo di Aver accolto suo figlio nella sua bottega (giugno 1882).

Adelia è, quasi certamente, trascrizione erronea di Amelia. Pen nel 1882 quindi realizzò, prendendo lei come modella, prima il bronzo conosciuto come Una modella italiana esposto alla Royal Academy e l’anno dopo, la famosa Dryope a grandezza naturale che tante raccomandazioni costò a suo padre. I rapporti tra Pen e Kinloch, alle prese con la sua nuova famiglia, già a partire dal 1884 si allentarono. Sembrerebbe la storia di un film, la ragazza povera che sposa un principe! Certamente la famiglia di Kiloch si allargò presto e già dal 1885 il suo nome non comparve più nelle esposizioni: preda di una forte depressione con ossessioni maniacali nel 1896 si suicidò!

In ogni caso, le date di composizione delle opere le cui fattezze vengono attribuite a Ginevra, lo escludono perche la giovane donna, ricordata bionda, ancora non entrata nella vita di Pen inoltre, il volto della donna è somigliante con quelli ritratti da Kinloch della modella Maria Amelia Apruzzese.

A pagare il prezzo delle goliardate di gioventù e della vita libera e senza pensieri del giovane Pen, fu la reputazione di Ginevra che, se non era la figlia illegittima di questi, doveva, per forza, essere la sua amante! Nel gennaio del 1899 Lady Layard raggiunse Fannie a Napoli: non ho trovato difficile convincerla a tornare da suo marito – evidentemente era desiderosa di farlo in cuor suo – ma abbiamo dovuto discutere i pro ei contro e come si potesse portare a termine. Cominciano pertanto le trattative. Pen era disposto a buttarsi alle spalle il passato a condizione che Fannie riconoscesse le ingiustizie e le indegne insinuazioni che sono state fatto contro di me a causa della sua assenza.(Lettera di Pen).

Pare che quella modella fosse Maria Antonia Amelia Apruzzese, nativa di Velletri e rimasta incinta dopo la relazione con Kinloch che, in seguito la sposò. Pen e Kinloch nelle loro lettere parlano di una donna che chiamano Adelia che, in periodi diversi, si trova con entrambi: Adelia è, quasi certamente, trascrizione erronea di Amelia. Pen nel 1882 quindi realizzò, prendendo lei come modella, prima il bronzo conosciuto come Una modella italiana esposto alla Royal Academy e l’anno dopo, la famosa Dryope a grandezza naturale che tante raccomandazioni costò a suo padre. I rapporti tra Pen e Kinloch, alle prese con la sua nuova famiglia, già a partire dal 1884 si allentarono. A pagare il prezzo delle goliardate di gioventù e della vita libera e senza pensieri del giovane Pen, fu la reputazione di Ginevra che, se non era la figlia illegittima di questi, doveva, per forza, essere la sua amante! Nel gennaio del 1899 Lady Layard raggiunse Fannie a Napoli: non ho trovato difficile convincerla a tornare da suo marito – evidentemente era desiderosa di farlo in cuor suo – ma abbiamo dovuto discutere i pro ei contro e come si potesse portare a termine. Cominciano pertanto le trattative. Pen era disposto a buttarsi alle spalle il passato a condizione che Fannie riconoscesse le ingiustizie e le indegne insinuazioni che sono state fatto contro di me a causa della sua assenza.

Fannie, d’altra parte, nutriva nei confronti del marito la rabbia per averle, in qualche modo preferito la ragazza: ha permesso che un’infatuazione per una ragazza di carattere notoriamente cattivo (che lui conosceva) si mettesse tra noi (…) ha sfidato il decoro stabilito  per le ragioni sue personali. Io non voglio sapere in che relazione fossero ma mi hanno messo in una posizione impossibile. (Risposta di Fannie a Lady Layard 15/2/1899).

A marzo Pen e Fannie si incontrarono: lui la trovò più giovane, lei invece, invecchiato, ingrassato ed amareggiato col mondo. Per Fannie era difficile tornare ad Asolo dove avrebbe ritrovato Ginevra, decise così di tornare ma al Rezzonico. Ben strana questa riconciliazione, lei a Venezia, dove Pen ogni tanto la raggiungeva e lui ad Asolo dove proprio a maggio del 1899 arrivò Henry James in visita a Mrs Bronson curioso di vedere le meravigliose proprietà di Pen comprese il boa conscriptor (…) Ginevra e suo marito! James trovò Pen, felice, che non parlava mai di sua moglie, pieno di sé per le enormi proprietà ed investimenti fatti ad Asolo, l’aria e la grandeur di chi possedeva letteralmente mezzo paese! Fannie non cedeva alla richiesta di andare ad Asolo e ricevere Ginevra (un tempo sua serva) da pari a pari per mostrare al mondo che aveva ragione Ginevra, che, anche se sposata e residente a poca distanza da Asolo, viene ogni sabato a Casa Browning. Entra senza suonare il campanello, ordina alla servitù ecc. Fannie sopporta tutto per amore di Pen e per aver promesso di fare tutto ciò che desiderava, ma un uomo che permette cose del genere non può avere un’idea molto chiara del rispetto dovuto a sua moglie. (Diario di Lady Layard 28/9/1899).

I litigi per chi dovesse mantenere le spese del Rezzonico tornarono all’ordine del giorno ma alla fine, Fannie decise di fare un tentativo e passar l’estate e poi anche l’inverno, ad Asolo: gite in macchina con il marito, ore ad osservarlo lavorare nel suo studio sempre però lamentandosi per i suoi dolori, il caldo, le zanzare e poi dell’umidità e del gelo. E così rimase con lui, testimone forse inconsapevole, seppur ancor per poco tempo, del destino dei Néruda e del loro splendido Palazzo.

Il tentativo di riconciliazione durò molto poco. La vita di campagna di Pen ad Asolo non si confaceva a Fannie che si rese conto di non essere minimamente considerata dal marito né desiderata in Asolo: Pen era tornato con lei soltanto per salvare le apparenze! Così, nell’estate dell’anno successivo, decise di abbandonarlo definitivamente. Il Rezzonico venne venduto nel 1906 E, con la rendita della sua eredità e molti sacrifici personali decise di prendere un appartamento e mantenersi a Venezia. Pen e Fannie continuarono a sentirsi ma solo per rabbia e risentimento anche a causa delle voci che Fannie, sembra, continuava a mettere in giro sul fallimento del loro matrimonio. Dal 1908 in poi smisero anche di litigare a distanza. Quando Pen nel 1911 si ammalò molti lo esortarono a chiamare la moglie ma si oppose e la donna arrivò ad Asolo solo alla morte di suo marito, l’8 luglio del 1912. Pen fu assistito nelle ultime ore da Cantoni e dalla sua vecchia amica Edith Marchesa Peruzzi.

Lady Hallé ad Asolo.

Ci scrivono da Asolo. Domenica nel teatro sociale avrà luogo a beneficio dell’erigendo Asilo infantile, lo spettacolo straordinario… La grande violinista di celebrità mondiale, Lady Hallè, ora nostra gradita ospite nel suo splendido palazzo…ci farà ascoltare per sua grande cortesia le melodie che sa trarre dal suo strumento. (Gazzetta di Venezia, 10 ottobre 1899).

L’organizzazione del concerto del 17 ottobre è testimoniata dalla minuta del programma e da una serie di lettere che intercorrono tra il Sindaco dell’epoca Antonio Raselli[17] e il Teatro Sociale che deve essere messo a posto e dove deve essere portato il pianoforte da Palazzo Néruda. Si tratta di un Concerto che Wilma accetta di fare su richiesta del Prevosto Bertoldi insieme a suo nipote Hjalmar Arlberg, figlio di sua sorella Marie, che, tuttavia, pur annunciato, fu colto da una improvvisa indisposizione.

Il teatro, sfolgorante di luci e di fiori era gremito di elegantissime signore e di un pubblico fine ed intelligenteLa illustre Lady Hallè al suo apparire fu salutata da applausi fragorosi e sinceri..ad ogni pezzo fu salutata da battimani interminabili e all’ultimo la sala venne colta da parossismo: tutti erano commossi. La cortese signora fu regalata di una quantità immensa di fiori e di una bellissima dedica dimostrante la riconoscenza degli asolani! (Gazzetta di Venezia, 17 ottobre 1899).

Oltre alla dedica del Comune, il Prevosto, Monsignor Bertoldi le dedicò una lunga poesia con la quale Wilma N. Néruda venne incoronata, di fatto, Seconda Regina di Asolo.

Con questo concerto si chiudeva l’annosa questione dell’Asilo: il primitivo stabile sul quale l’amico Robert Browning aveva messo gli occhi era oramai divenuto lo studio di Pen.

Nonostante la delibera lontana più di 20 anni e risalente al 1878 con la quale per onorare la memoria del Re appena defunto, si intendeva aprire una sottoscrizione per l’impianto in questa città di un Giardino di Infanzia a sistema “FROEBEL” con la denominazione Vittorio Emanuele II… di concorrere con lire 500 all’anno per tre anni, ancora non c’era una sede definitiva, pertanto Bertoldi decise di prendere in mano la situazione e in capo a due anni anche con l’organizzazione di diversi concerti di beneficenza, nel 1901 fu inaugurato il Giardino di Infanzia esattamente dove si trova ora, in un’ala della vecchia sede vescovile divenuta proprietà comunale,

(Ritratto presso il Museo Civico di Asolo).

Fu questo presumibilmente il soggiorno più lungo della violinista in Asolo, probabilmente da luglio sino alla data del concerto, suo ultimo giorno di permanenza prima del rientro a Manchester e, successivamente, a Berlino dove oramai aveva deciso di trasferirsi andando ad abitare con sua sorella e con suo nipote

Ak-Berlin-Schoeneberg-Victoria-Louisen-Platz-Motzstrasse

Secondo la legge di successione Inglese l’eredità di Ludwig sarebbe andata per 1/3 alla moglie e 2/3 all’erede. May accetta l’eredità col beneficio di inventario che viene stilato ben quattro mesi dopo la sua morte ed il 13 luglio del 1899 viene aperta la successione.

(Certificato di denuncia di successione rilasciato il 25 marzo 1910 ad uso della Prefettura di Treviso. Archivio Storico di Asolo)

prima pagina dell’accettazione con beneficio di inventario. Conservatoria dei Servizi Immobiliari di Treviso. Atto del 20/1/1899  trascritto il 23.1.1899 ai n.ri 288/169. Conservatorio dei Registri Immobiliari di Treviso.

May chiede allora all’Ingegnere Pasqualini la stima del Palazzo in considerazione dei lavori fatti, e la relazione che viene fatta è, a dir poco, sconcertante: stima dell’aumento di valore di palazzo di proprietà EREDI N. NÉRUDA fu LUIGI posto in Asolo….in seguito ai lavori anni 1896-1897-1898 eseguito da Ing. Paqualini, progettista e direttore dei lavori suddetti per incarico della Sig. May Peyton vedova N. Néruda nell’interesse della minore Wilma N. Néruda…i lavori eseguiti dal sottoscritto a tutto agosto 1898 devono essere liquidati nell’importo di 36.116,69, di questi ne furono eseguiti nella casa di proprietà Ospizio Pasini per importo di 13.585.64 pertanto l’ammontare dei ristauri fatti al palazzo sono 22.531.05 ma non tutta questa somma concorre ad aumentare il valore reale dell’immobile perché in parte riguarda opere inutili o superflui allo scopo.

La scala principale, fatta con accuratezza va calcolata ma, all’’importo di 4000 lire bisogna dedurre la somma di 1500; per la grande sala del 1 piano non essendosi seguiti i consigli dell’Ing.  nella decorazione, come si è fatto in altri locali con esito felicissimo, si manifesteranno danni nelle tinteggiature e stucchi che si dovranno riparare. Dedurre 3000.

COSTRUZIONE DI UNA TERRAZZA. Questo lavoro fu eseguito con spreco di materiale per soddisfare i desideri…inoltre contro l’aumento di valore apportato da tale opera sta il danno derivante dalla soppressione di una stanza; visi dovrà dedurre quindi circa la metà della somma dispendiata, ossia 1500

CUCINA. Nella cucina è da eliminare per lavori di solo capriccio 350 lire

SCALA E PORTA che conducono al giardino della casa Ospizio Pasini … questi si renderanno assolutamente inutili il giorno in cui cesserà l’affittanza di quella casa, non rimarrà che il materiale di recupero derivante dalle opere di demolizioni. 500.

LAVORI DIVERSI oltre a quelli descritti….opere non complete come apriere comunicazioni fra il Palazzo e la Casa Pasini e modificare la relativa porta… e la riduzione  di un locale a camera oscura e fotografica …che ammontano a 2000

DEDUZIONE COMPLESSIVA: 8850 sottratte ai 22.0003 etc… per un importo di 13.681.05 rappresentante le opere atte ad aumentare il valore dello stabile, ma, anche a questo bisogna applicare un sovraprezzamento dovuto all’uso che si calcola nella misura dell’ 8% ed in cifra rotonda di 1.081.05.

Risulterà pertanto il richiesto aumento di valore acquistato dal palazzo di 12.600.

Insomma, 3 anni di lavoro e oltre 22.000 lire di interventi interni ridotti ad un valore aggiunto, rispetto al prezzo di acquisto, di sole 600 lire! Si potrebbe credere che qualcuno avesse chiesto al buon Ingegnere di tenersi basso con la stima! In ogni caso, dalle minute di Pasqualini risulta che il saldo avviene il 10 ottobre del 1899.

Lo stesso anno in cui, il 14 settembre, nuora e suocera fanno un primo ricorso volendo scongiurare gli atti giudiziali da parte di alcuni creditori domandando la nomina di un curatore speciale alla minore sua figlia perchè stando il conflitto di interessi per essere essa pure creditrice verso eredità, la rappresentasse nelle pratiche della vendita della villa di cui sopra da farsi ad essa attrice, ossia la suocera.

I debiti N. Néruda

Il ricorso testimonia una situazione complessa. I beni di Ludiwg consistevano in un attivo di 12,497 lire contro un passivo di oltre 27.000 lire, ed un Palazzo sul quale gravavano diverse ipoteche: quella di Andrea Plentl a garanzia del prestito e quella accesa a due mesi dalla morte dell’alpinista, dagli stessi fratelli Trabuchelli che, pur avendo promesso di togliere l’ipoteca originaria che gravava sul Palazzo, non solo non lo avevano fatto ma, per garantirsi la restituzione delle 505.68 lire dell’acquisto, avevano iscritto una loro ipoteca a cui aggiungevano anche 300 lire di spese. (9/11/1898 n. 3367/636. Archivio Storico di Asolo).

Dal primo ricorso è evidente che, almeno in un primo momento, Wilma N. Néruda pensò di acquistare il Palazzo, per evitare espropriazioni da parte di Plentl a danno della nipote. Fu nominato per Wilma Marian, figlia e creditrice nei confronti dell’eredità, come tutore il Dott. Gött che presentò, il 10 novembre una relazione dettagliata firmata da suocera e nuora, nella quale si riconosceva il debito verso Wilma, confermato nel ricorso del 14 dicembre.

La relazione di cui si parla tuttavia, risulta negli atti del notaio Dall’Armi di Asolo ( Archivio di Stato di Treviso per Gent.le controllo Dott.ssa Bortolanza) come mandata alle liti ma non è  non pervenuta.

Qualcosa di personale accadde tra Lady Hallé, May e probabilmente anche il padre di May, perché il Tribunale di Treviso, il 17 febbraio del 1900, autorizzò la vedova a vendere il Palazzo ma, o perchè le condizioni poste non soddisfecero la violinista o per altri motivi, Lady Hallé si tirò indietro.

A detta di May onde ovviare liti e l’espropriazione da parte del creditore ipotecario Plentl l’avola della minore sarebbe stata disposta ad acquistare il palazzo…dichiarandosi tacitata del proprio credito verso l’eredità ed affermando di pagare tutti i debiti dell’inventario, la cifra che la suocera avrebbe dovuto sborsare sarebbe stata di 24.500 lire, ma questa affermazione è lungi dal poter essere ritenuta vera, dal momento che, come disse successivamente l’avvocato di Lady Hallè, si trattava di una affermazione di parte.

La violinista non solo non acquistò il Palazzo ma portò la nuora in tribunale per avere il risarcimento delle 12.000 lire con le quali suo figlio aveva acquistato il Palazzo!

Cosa era successo tra un ricorso a l’altro forse, non lo sapremo mai.

Da questo momento si apre una vera e propria guerra famigliare tra May che avrebbe potuto saldare i debiti dell’eredità attraverso i propri conti personali sostenuti dal padre ma che, evidentemente, si oppone ritenendo che tutto debba essere saldato con la vendita dei beni e Wilma N. Neruda, la suocera, in disaccordo, che nelle liti che ne seguirono è possibile sia stata indicata come colei che avrebbe dovuto saldare tali debiti. Secondo l’avvocato di May, dopo il rifiuto della suocera, May si trovò impossibilitata a vendere il palazzo a causa delle ipoteche ma il 27 febbraio del 1900 era morto Andrea Plentl, pertanto, credito ed ipoteca passarono prima nelle mani di sua figlia Giuseppina, coniugata Marcòn, e, alla sua morte, un mese da quella del padre, prima ai suoi figli, e successivamente, per successioni di beni, alla figlia Marianna, detta Nella, Marcòn in Visentin decisa a riavere, una volta per tutte, i soldi.

Saltata la vendita, May comincia a preoccuparsi che anche la suocera possa pretendere la restituzione del prestito pertanto chiede al Dottor di provvedere anche ai suoi interessi se la suocera per quel credito, dopo domandato il pagamento volesse iscrivere ipoteca sulla casa, ma in quel momento, si fa avanti il Municipio di Asolo che offre 17.000 lire: sono 5000 lire oltre la stima di Pasqualini, utili a saldare il debito Plentl. Lettere e proposte si succedono convulse: May riceva la lettera di Gött, incaricato dal Municipio di contattarla, mentre si trova a Brighton il 17 novembre e gli risponde il giorno dopo: ho spedito il telegramma quasi subito senza perder tempo nel comunicare con mia suocera-perché non so dove sia! Ma non importa. Legalmente non può dir niente sulla gestione della vendita del palazzo ed è certo che meglio di questa offerta non si può più aspettare e che se si andasse all’ asta non se ne ricaverebbe che 12.000 al più. Dunque spero che si (possa) combinare col Municipio. In riguardo all’ipoteca di 12.000 lire pretesa da mia suocera, credo bene che ella non ne insisterà aver il pagamento. Se però volesse avere i denaro, resta una cosa da fare-questo è il Consiglio del mio amico avvocato…cioè devo proporre di combinare colla suocera che fra ella e me (o piuttosto mio padre) vada divisa qualunque sia la rimanenza del denaro pagato tutti i dediti e l’ipoteca Plentl. Naturalmente io devo avere il credito di quei debiti a me già pagati! Sul pagamenti delle 480 lire conto vecchio D’Angelo, lei o Biadene devono aspettare la vendita del Palazzo! il conto non è uno dei miei ma del fu Norman dunque l’eredita non io deve pagare. È inutile per tutta questa gente scrivermi. Non pago 1 cent a nessuno finche non fu venduta la casa perchè i debiti furono di Norman.

May si ostina a non pagare dai suoi conti personali dove forse arrivavano soldi da suo padre e quelli dell’ eredità della madre, ed immagina che la suocera non arrivi a pretendere denaro: si sbaglia! Wilma cita la nuora in giudizio (Citazioni 1 e 17 novembre 1900) ma, davanti al Tribunale di Treviso si costituì soltanto l’attrice, Signora Wilma Hallé che a suffragio della domanda depositò il predetto accordo speciale e copia dell’inventario giudiziale redatto in morte del Luigi Norman da cui risulta che quasi tutta la mobilia ed effetti esistenti nella villa sopraindicata appartenevano ad essa attrice e che l’eredità  presentava un attivo di 12,497 lire contro un passivo di 27,748 nel cui importo non figurava il credito libellato.

(Sentenza n. 10 Tribunale di Treviso. 11-18 dicembre 1900 compresa nella Sentenza della Corte di Appello di Venezia. Archivio di Stato di Venezia. Testo parziale in Archivio Storico di Asolo)

L’avvocato riuscì a dimostrare che in vita Ludwig si sarebbe dichiarato disposto a retrocedere alla madre l’immobile in suo nome acquistato, subito che essa avesse trasferito in Asolo la sua residenza (il che sembra verosimile considerato che Ludwig era il figlio prediletto di Lady Hallè ma che conferma la sua idea di andare a vivere ad Asolo).

…consegna che non seguì per l’avvenuta di lui morte …ciò tutto assodato per la relazione presentata al Tribunale dal Dot. Luigi Gott nominato curatore speciale della minore figlia del Luigi N. Neruda. Dichiarata la contumacia emise la sentenza sulla base dei documenti prodotti dalla Hallè e May venne condannata a pagare il debito con gli interessi dal 1896 e rifondere le spese di lite. La sentenza viene emessa il 18 novembre, stessa data della risposta di May a Luigi Gött.

Wilma ha ora diritto di accendere sul palazzo un’ipoteca giudiziale: quello che May non credeva nella sua lettera è che la suocera proseguisse nel suo intento chiedendo l’iscrizione dell’ipoteca stessa.

Il 20 dicembre del 1900 la giunta si riunisce per discutere la proposta di acquisto del Palazzo Neruda: è risaputo che l’attuale sede municipale è angusta che non risponde ai bisogni dei migliori e alle odierne esigenze…ora si è presentata occasione a seguito della morte del Sig. N. Neruda e allontanamento della sua famiglia di avere proposta di acquisto, la giunta incarica a Novembre il Sindaco di aprire trattative per un acquisto che venne fatto per il Sig Gott Dr Luigi quale tutore della minorenne Sig. na Neruda e quale incaricato della usufruttuaria sua madre. Dopo varie trattative si concluse la compravendita, ben inteso in via affatto preliminare, per l’importo di L 17.000 e ciò direttamente col dott. Gott il quale aveva preventivamente l’adesione della Sig M. N. Neruda a mezzo di lettera e telegrammi.

Ma il colpo di scena è in agguato: se non che avvenne la proposta di altro acquirente, il Cav. Browning il quale offerse la somma di 18000 comprese in questa però le grandi stufe esistenti in detto palazzo e non valsero le proteste che dimostravano avesse in precedenza il Municipio concluso in via preliminare l’affare. La trattativa è sospesa: viste le speciali condizioni del locale che mal si adatta per gli Uffici Municipali e che in ogni modo occorrerebbe una spesa non indifferente per la sua riduzione e arredamento…il Consiglio delibera di abbandonare la proposta di acquisto del Palazzo di Proprietà Eredi Neruda.

Gazzetta di Venezia settembre 1900

Cosa ne fu della proposta di Pen Browning?

Probabilmente si tirò indietro quando, di nuovo, una Norman Néruda, Lady Hallè entrò a gamba tesa nell’affare con l’iscrizione della terza ipoteca, giudiziale stavolta, sul Palazzo.(Ipoteca accesa per 12.000  il 21/1/ 1901. Documentazione Archivio Storico di Asolo).

Era evidente che nessun patto era possibile con la suocera, pertanto May tentò la carta dell’Appello a Venezia. Scelse come avvocato un amico di famiglia, Vittorelli di Venezia, compagno di tante scampagnate in bicicletta che, tuttavia, improntò una difesa negazionista, facilmente smontata dall’Avvocato della Neruda, Radaelli. Nella pubblica udienza del 29 agosto 1901 i due procuratori esposero i fatti già noti a cui si aggiunge da parte di Vittorelli la pretesa  nullità delle citazioni a carico della sua assistita comunicate nella sua residenza nelle mani di Giacinto Bolzon il quale era a quell’epoca dipendente dell’attrice odierna appellata ed era dalla stessa salariato: per qualche motivo anche Lady Hallè quindi pagava Bolzon, il che non stupisce visto che la violinista per queste vicende legali era stata ad Asolo. Radaelli quindi fa notare che Bolzon poteva anche essere salariato di Wilma al momento ma era comunque addetto alla casa a cui fu notificata anche la precedente sentenza quindi, quando pure non fosse alle dipendenze di May, dimorava nella casa, fa parte della famiglia, inoltre, la stretta parentela tra appellante e appellata fanno si che Bolzon possa essere salariato e dipendente di entrambe. Vittorelli afferma non essere provato che Wilma Néruda avesse spedito le 12.000 lire e che, se pure fosse stato vero non trattavasi di prestito che comportasse l’obbligo di restituzione mentre dovrebbesi considerare la somma come atto di elargizione.

La negazione dell’evidenza: il Tribunale di Treviso aveva già ritenuto provato questo fatto! Inoltre, la procura allegata agli atti faceva ritenere poco probabile che essa abbia dato incarico di acquistare al figlio senza fornirlo nel contempo del denaro necessario e la detta verosimiglianza si fa maggiore quando si porti l’esame sull’inventario, da cui emerge che quasi tutti i mobili esistenti nella villa acquistata all’epoca dalla madre del figlio, erano di detta attrice….se il figlio non aveva denaro per arredare la Villa non doveva averne anche per arredarla…la verosimiglianza si trasforma in certezza prendendo in esame gli altri documenti di causa, cioè i Ricorsi prodotti al Tribunale di Treviso per domandare la nomina del curatore speciale e l’autorizzazione a vendere la villa suindicata.

Nei ricorsi May non solo aveva riconosciuto il debito ma dichiarato che suo marito in vita si era dimostrato disposto a cedere il Palazzo alla madre.

Ad ulteriore prova del fatto che May fosse pienamente consapevole che quei soldi fossero un prestito, la lettera da lei scritta durante i lavori e quelle al Dott. Gött in cui essa appellante parla anche del credito libellando e ne riconosce senza reticenze e condizioni la sussistenza. Per chiedere la restituzione di una somma, questa non deve necessariamente essere un prestito: le 12000 lire non sono state un atto di elargizione ma spedite affinchè Norman comprasse la casa per conto della madre: accettando l’incarico Ludvig accettò l’obbligo verso la madre e non avendo adempiuto, seppur per circostanze impreviste, era tenuto a restituire la somma. Obbligo che quindi incombe sugli eredi.

Ma Vittorelli non demorde e chiede alla Corte di giudicare sull’obbligo che l’appellante Sig. Hallè si sarebbe assunta a comprare la Villa di cui sopra pe  24.500 lire… l’ appellante sostiene che la prova che la Signora Hallè si obbliga di acquistare la Villa emerge nel ricorso…che autorizzò il curatore e la vendita della villa ai fatti e condizioni indicati.

Ma ancora un volta, Radaelli dimostra che questa è una affermazione che non corrisponde al testo: in data 14 dicembre 1899 è scritto solo il periodo seguente: ad ovviare liti e l’espropriazione da parte del creditore Plentl l’avola dalla minore sarebbe disposta a acquistare il palazzo in istromento…dichiarandosi tacitata verso i crediti verso l’eredità  ma dire che la Signora Hallè sarebbe disposta di acquistare, non corrisponde al si obbliga di acquistare;mentre l’espressione predetta può solo dimostrare che la Signora Hallè aveva intenzione di comperare ma che una cosa finita e irretrattabile da parte sua non vi era….il dire sarei disposto di comperare è sinonimo di ho intenzione di comperare ma non dell’io mi obbligo, io prometto di comperare..la promessa che si vuol dedurre dalle espressioni dei ricorsi ai magistrati aveva lo scopo di sbarazzare la via da ostacoli in previsione di un contratto definitivo, essa non costituisce un proposito deciso e serio di acquistare ma restava nei limiti di una nuda trattativa, di un progetto che come tale non poteva dar vita ad alcun rapporto o vincolo giuridico.

Esclusa così la promessa di acquistare rimane indiscutibile nella Sig Hallè il diritto di far valere il suo credito in quanto che la rinuncia allo stesso, come emerge nei ricorsi era subordinata alla conclusione della compravendita.

L’unica cosa in cui May riesce a spuntarla è la questione degli interessi: Venezia riforma la sentenza e li riconosce dal novembre del 1900. Come risposta, nel 1900 Wilma N. Néruda, Lady Hallè apporrà un codicillo al suo Testamento con il quale escluderà dai suoi beni, in verità non molti se consideriamo il solo denaro e non la casa di Berlino, i quadri, i gioielli e l’importante Stradivari, le nipoti e le nuore in quanto…già dotate di loro, come a dire, che comunque non avrebbero avuto bisogno dei suoi beni tutto sommato non molti: con questa frase, di fatto Wilma N. Neruda taglierà dall’asse ereditario, tanto Wilma Marian, figlia di Ludwig, quantoo Euphemia e Theodora, figlie di Waldemar che, tuttavia, in futuro potranno contare su eredità e lasciti provenienti dalla famiglia Borwick, della loro madre.

May e WIlma Marian

Vicissitudini giudiziarie.

Prima pagina del primo Precetto Marcon in Conservatoria RI

Il 15 maggio del 1902 scade una delle cambiali degli interessi del prestito Plentl che May non paga. Questo da origine al primo atto di precetto (18/8/1902. Conservatoria dei Registri Immobiliari. Trascritto il 21/8/1902) da parte dell’erede Plentl, Nella Marcon Visentin che viene rappresentata da un nome noto a Padova, Egidio Indri:[19] si chiede il pagamento del capitale 7000 lire del mutuo, oramai scaduto, e di quattro rate bimestrali, quella 15/5 e quella 15/10/1902 e le stesse per anticipo del 1903, nella misura di 275 lire/una a cui aggiungersi l’imposta di Ricchezza Mobile[20] di 29.85 lire che gli eredi avevano pagato in anticipo su soldi mai arrivati, per totali 8836 lire ovviamente con gli interessi al 6% come pattuito in sede di mutuo, sotto comminatoria della esecuzione e subastazione degli immobili. Il precetto non prosegue per convenuto amichevole accomodamento: forse la permaneNza ad Asolo per 15 giorni di Sir John East Hunter Peyton in gennaio. Il Municipio di Asolo comincia nuovamente ad interessarsi al Palazzo per tramite, stavolta, di Biadene che scrive a May a Cortina dove è andata a passare qualche giorno insieme alla figlia. (Archivio Storico di Asolo. Risposta di May a Cortina 26/1/1903. Albergo Croce Bianca al telegramma di Biadene).

Htel Croce Bianca di Cortina

La proposta è sempre di 17.000 lire, escluse le stufe grandi, con assunzione del mutuo Plentl e 5000 lire anticipate alla stipula del contratto, ovviamente subordinato all’autorizzazione dell’ autorità superiore e previa dimostrazione della libertà dell’immobile! (Minuta del testo del preliminare di acquisto tra May ed il Comune senza data. Archivio Storico di Asolo.) La libertà a cui si fa riferimento è quella, importantissime, ovviamente dall’ipoteca giudiziale della suocera e quella Trabuchelli.

Lettera di May alla Giunta ( Asolo- Archivio Storico)

May si rende conto che non ha molte possibilità e che un contratto sarebbe l’unico modo per il sospeso dell’asta che grava comunque, perennemente, sul palazzo a causa dell’ipoteca giudiziale. Il 22 gennaio scrive al Municipio confermando di voler entrare in trattative a mezzo Alberico Biadene ovviamente, subordinate all’autorizzazione del Tribunale ma promette di saldare lei il mutuo Plentl. Da lettera del 29 gennaio, May lascia all’Avvocato Pavan il compito di rappresentarla in Giunta sebbene sa perfettamente che deve comunque attendere l’autorizzazione del Tribunale riguardo alla possibilità che possa vendere: poi c’è la questione di mia suocera, che in fin dei conti, è sempre lei la vera proprietaria della casa e vedrà che lei insisterà ormai su questo fatto… una volta venduto l’immobile May aveva intenzione di rimanere ad Asolo abitando la parte Chiminelli, almeno sino allo scadere del contratto di affitto, ma, ovviamente si preoccupa del fatto che in precedenza ha fatto lavori per collegare il palazzo alla casa: cosa verrà stabilito riguardo a chiudere aperture e porte in connessione fra il palazzo e la Casa Chiminelli? per conto mio non me ne fa nessun fastidio lasciarle come sono- naturalmente chiuse a chiave! Il portico si potrebbe chiudere a Tavole e forse potrei combinare col Municipio di usare la scalina per  andare in orto.

May non è una sprovveduta: vuole essere sicura che il Municipio non abbia un altro accordo per vendere la parte Chiminelli senza riguardo al diritto di compenso per lavori fatti...a cui tuttavia, Néruda aveva rinunciato!

E di nuovo sorge il problema della suocera, se va avvisata o meno, in ogni caso, bisogna avere prudenza! L’ipoteca giudiziale sarà infatti levata fra pochi giorni, bisogna liberare lo stabile da detta ipoteca prima di un contratto… Perchè May dice che l’ipoteca sarà levata? Perché era sicura di vincere nel nuovo giudizio contro la suocera, citata il 29 marzo 1903 a mezzo Avvocato Leopoldo Piazza, per il 10 giugno: il punto è la nullità ipoteca giudiziale, e conseguente sua cancellazione e il risarcimento, danni, accessori.

Prima pagina della comparsa conclusionale Avv. Pavan

(5/4/1903. Causa May N. contro Wilma Halle residente a Berlino domicialiata elettivamente a Treviso presso avvocato Giulio Bellincanta).

Secondo l’avvocato di May il fallimento di tutte le occasioni di vendita, compreso quella da parte del Comune e probabilmente di Pen Browning, fu causato dall’ ipoteca giudiziale: dopo il rifiuto della Sig Hallè di acquistare il Palazzo alle condizioni dalla stessa accettate, e da questo illustre tribunale omologate, nell’interesse della minore, col decreto del 17 febbraio 1900 la comparente si trovò nell’impossibilità di vendere il palazzo per l’ipoteca ora in contesto e l’altra precedente per lire 7000 a favore Andrea Plentl quale risulta dall’inventario giudiziale presentato per un totale di 19.000 lire che eccedono il prezzo reale del Palazzo; di qui, molestie, ed atti ed esecuzioni giudiziali dovette subire la odierna comparente da parte dei creditori della successione, di qui non pochi sacrifizi dovette la stessa sostenere per soddisfare, con denaro proprio i creditori piu insistenti (Sentenza Tribunale Treviso 1903. Archivio Storico di Asolo); insomma May non era intenzionata ad estinguere un debito non suo! In diritto: le sentenze di condanna non producono ipoteca giudiziale su un credito giacente e accettato col beneficio di inventario. Ma ancora una volta l’avvocato di Wilma Hallè si dimostra superiore insistendo sull’inesistenza giuridica del beneficio di inventario, tra l’altro eretto fuori termine legale dopo 4 mesi e non dopo tre, per lei che gode di diritto inglese: l’inventario è stato eretto tardi, non è stata prodotta copia autenticata della sua accettazione ed inoltre, la legge inglese applicata al suo caso, non conosce il sistema dell’accettazione col beneficio di inventario! L’iscrizione giudiziale è efficace rispetto alla caparbietà e puntigli dell’attrice che in diverso modo avrebbe dovuto trattare e contenersi verso la madre del defunto di lei marito: piccolo pregiudizio di ordine sociale che entra nell’affare legale! Negasi poi che abbia pagato del proprio debiti ereditari mentre non pagò interessi del mutuo Plentl e le  imposte prediali. Ha gestito male tutta la faccenda e in altra sede dovrà pagare i danni ai creditori.

La causa (Peyton contro N. Neruda-Hallè 8-15 luglio 1903 n. 8999), procede tutto luglio e giudica valida l’ipoteca giudiziale messa nel 1901 da Wilma in quanto emanazione naturale di una condanna, ma, in virtù della legge inglese di successione, per la sola quota relativa alla nuora, quindi per 1/3 dell’immobile ipotecato mentre viene giudicata nulla la parte riguardante la nipote Wilma Marian: Wilma non può chiedere la restituzione dell’intero importo prestato ma solo del terzo relativo alla nuora! Il Comune non può certo acquistare un immobile gravato da ipoteca giudiziale, pertanto anche il secondo tentativo di acquisto fallisce. May si ostina a non pagare dal suo patrimonio e quindi, nel 1904 è nuovamente morosa verso il mutuo Plentl: tra arretrati e tasse si arriva a 8316.10 lire, pertanto, viene iscritto un secondo atto di precetto, (20/11/1904.Trascrizione Conservatoria dei Registri Immobiliari di Treviso), e stavolta si chiede che venga fissata la data per l’asta con una base di 1800 lire. (27/12/1904. Atto conclusionale dell’Avv. Egidio Indri per Nella Marcon Visentin. Asolo Archivio Storico). Le parti vengono citate il 26 gennaio del 1905. Ma May non ha pagato neanche 168 lire di tasse prediali, così, il 29 febbraio l’Esattore fa un primo tentativo di pignoramento che non va in porto: May e la figlia praticamente non risiedono quasi più ad Asolo ma la donna decide di rivolgersi nuovamente al Tribunale: urge affrancare con urgenza i mutui e ipoteche e pagare le tasse su una casa che, dalla morte del marito non è stata utilizzata, perché lei e la figlia sono spesso a Brighton ma anche per mancanza di persona che la prenda a conduzione, e sulla quale, ogni anno, gravano 637 lire tra interessi, tasse, mutui e ipoteche varie. May afferma di aver risposto in proprio a molte passività per risparmiare a sè e alla figlia il danno e il disonore dell’espropriazione della casa ereditaria del rispettivo marito e padre ma che ora si trova nell’assoluta impossibilità di affrancare i debiti…così dice.. Con decreto del 30 giugno 1904 il Tribunale sblocca la situazione e le consente di vendere a 13.500 per pagare le passività. Rientra in scena Sebastiano Galanti.

Copertina della cartellina che racchiude la documentazione suddetta. Asolo. Archivio Storico

Il nuovo proprietario

Sposato e proprietario di Villa Galanti, con uno studio in Santa Caterina, Sebastiano Galanti il 13 settembre del 1904 fa lui un preliminare di compravendita con May N. Néruda per 14.000 lire acquistando l’immobile con un mandato speciale a saldare i debiti del palazzo: le 8839 lire del debito Plentl, 4499 a Wilma Hallè e le tasse insolute. Dell’accordo non si da pubblicità, infatti, il Sindaco Achille Serena, il 18 gennaio del 1905, consapevole dell’avviso di Asta per le tasse non pagate, invita i Consiglieri ad una adunanza pubblica: è imminente la vendita palazzo all’asta del quale per lo addietro si tentò di farne acquisto per trasferirvi gli Uffici municipali essendo noto che ove si trovano attualmente non presentano la dovuta comodità e quel decoro che si richiede, vuole sentire i consiglieri per capire se il Municipio possa farsi aspirante all’acquisto. (Archivio storico di Asolo).

Prima pagina dell’Avviso di Asta del 1905- Treviso. Conservatoria Registi Immobiliari.

Stavolta l’asta è determinata dal fatto che ci sono 329 lire di tasse non pagate.

Due giorni dopo, Galanti scrive a Serena palesando la sua intenzione: in epoca recente ho acquistato in via preliminare, Palazzo Neruda.. ma non era intenzione tenere per me l’Ente, bensì cederlo ad altri tanto è vero che mi riservai e mi fu accordato nel preliminare, di presentare altro acquirente…all’atto della stipulazione definitiva. Senonchè il fatto che l’ente stesso sia sottoposto ad una esecuzione da parte di un creditore ipotecario mi determina a sollecitare la trattativa della cessione…mi permetto di fare offerta formale alle seguenti condizioni, cederei il palazzo nello stato in cui si trova garantendone la più assoluta proprietà e libertà al prezzo di 16.000 netto spese presentando agli attuali proprietari il Comune di Asolo in mia vece. (20/1/1905 lettera, Archivio storico di Asolo).

Insomma, Galanti avrebbe comprato di fatto il credito e lo stabile, con poco guadagno, per puro spirito civico! Per dare al municipio una opportunità concreta di acquistare la sua nuova Sede e magari, questa volta farne un più giusto guadagno! e, certamente al Comune sarebbe convenuto!

Il 20 febbraio 1905 Galanti acquista il credito Plentl-Marcon di 8648 lire.

(20/2/1905. Certificato di quietanza atti AVV. Da Ponte con surroga ipotecaria Marianna d Nella Marcon Visentin e Sebastiano Avv. Galanti con credito 8648.45 dipendente da istromento di mutuo 15/11/1896 e interessi. Archivio Storico di Asolo). Tuttavia, l’esattore va avanti  e viene trascritto l’avviso d’asta fiscale per le imposte fabbricati e tasse comunali insolute dal 1903 al 1905: (1317/871. Conservatoria dei Servizi Immobiliari di Treviso): 268.99, debito Principale, 10,76 multa, 50.15 accessori (imposte prediali) per un totale di  329.90 lire.

Tutti i creditori vengono convocati e l’asta viene fissata al 19 maggio.

L’accordo Galanti-Comune non va in porto: diventa urgente ratificare il preliminare.

La Peyton per delicatezza ritardò la vendita per esperire nuove strade e cercare di trovare il modo che le rimanesse dalla vendita del bene  la somma per la suocera ..che alla fine non sarà neanche delle 4449 lire piene, trovò nell’Avvocato Galanti la persona che sia per suoi rapporti di debito con venditrice, come altre ragioni di opportunità e convenienza a lui affatto particolari, si dichiarò dispostò ad acquistare lo stabile per 14.000 lire estinguendo le sue passività compresa quella della Vedova Hallè sebbene ad essa rimane una somma lievemente inferiore: 329 all’esattoria  a saldo debito di imposta e relative tasse, quietanze del 1903-1905 e avviso asta 8879.26 lasciate nelle mani del compratore che le trattiene ad estinzione del debito/credito acquistato. 4790.84 lasciate all’acquirente delegato a pagare 505.5 capitale Trabuchelli+ 4285.16 a Wilma Hallé sul di lei credito. Il 31 maggio viene stilata la compravendita definitiva tra Galanti e May N. Néruda. (Atto 2305/172. Trascritto il  3/8/1905  Conservatoria dei Registri Immobiliari N3007/171: Compravendita Peyton Marianna Ved. N.Neruda e Neruda Wilma con Galanti Dott. Sebastiano)

Galanti si deve quindi occupare di liberare il Palazzo da tutte le ipoteche, in primis quella della Hallè.

(Certificato di annotamento ipoteche del 21/11/1901 n. 348 a favore N.Neruda Wilma contro Peyton Marianna e figlia. Archivio Storico di Asolo)

Ma L’Esattore delle Tasse non può aspettare i tempi di Galanti e della Conservatoria e l’8 gennaio del 1906 procede con un pignoramento presso terzi per la solita tassa di Ricchezza Mobile che evidentemente veniva corrisposta in anticipo: RM 1904 e 1905 rispettivamente 63,21 lire e 93.33 lire , per un totale di  155,54 lire a cui si aggiungono con 6, 22lire di multa,  176,86. Io sottoscritto Esattore mi sono trasferito c/o Avv Sebastiano Galanti allo scopo di pignorare siccome pignoro dalle sue mani tutte le somme da lui dovute e debende al debitore Sig N.Neruda ved Halle e specialmente quella per ragione dell’ istromento di compravendita 31/5/190 Rep. del Notaio Chiavacci[21] trascritto presso la Conservatoria di Treviso il 30/8/1905 n. 3007 prot. 171 mediante il quale istrumento all’acquirente Sig Avv. Sebast. Galanti, veniva dalla parte venditrice delegato al pagamento di 4285, 16 lire alla signora debitrice il cui esso credito dipendeva dalla Sentenza 16 dicembre 1900 tribunale di Treviso e garantito dall’iscrizione ipotecaria 21 genn. 1901…viene fatto divieto a Galanti di disporre delle somme pignorate… ho citato il sequestratario come il debitore a comparire all’udienza…1 febbraio 1906 il primo per dichiarare nei modi dovuti dalla legge le somme dovute e debende al debitore Signora N. Neruda.

Non credo sia un caso che, nell’autunno di quello stesso anno, il Consiglio del Comune di Asolo si trovò ad esaminare, con le funzioni di Tribunale Amministrativo di Primo grado, tra i molti ricorsi pervenuti contro l’applicazione delle tasse comunali, anche quello di Galanti proprio a proposito delle tasse sul valore locativo oltre che su vetture e domestici. il Comune ritenne tuttavia infondati i motivi addotti sulla tassa sul valore locativo ma, quantomeno, gli prescrisse le tasse su domestici e vetture in virtù della sua residenza a Cavaso. (Perrone, op cit. pag 255).

E’ giunto il momento di saldare e il 3 marzo del 1906, Wilma N. Neruda al consolato italiano di Berlino rilascia la quietanza del saldo di 80 sterline x il suo credito e dichiarandosi definitivamente…soddisfatta di ogni sua ragione di credito…acconsente a suo nome alla Rotale cancellazione della relativa ispezione ancora presso la Conservatoria delle ipoteche di Treviso nominando Luigi Biadene,[22]figlio di Alberico, come mandatario quale Direttore della Banca Popolare di Asolo perché si occupi della cancellazione dell’ipoteca. Il passo successivo è intimare Elvira Trabuchelli a togliere le antiche ipoteche garantendole, una volta fatto, il pagamento delle 505.68 lire (7/6/1906. Citazione Galanti-Elvira Trabuchelli. Busta Municipio. Archivio Storico di Asolo).

Il Municipio sembra aver rinunciato all’acquisto, infatti istituisce un fondo cassa vincolato al restauro ed ampliamento degli Uffici Municipali su progetto dell’immarcescibile Pasqualini di una stanza al di sopra della sede, l’attuale Palazzo della Ragione, che viene approvato con un capitolato di spesa di 2550 lire: 600 lire nel 1903, 400 lire nel 1904, 800 lire nel 1905 e 1906 per un totale di 2600 vincolate a tale scopo rispetto al preventivo di spesa di 2550 lire. In attesa dell’autorizzazione della Prefettura di Treviso, i cui documenti si trovano presso l’Archivio di Stato, si iniziano a prendere contatti  con il Capo Mastro Bernardi, ma in un momento di grandi tensioni interne nel Consiglio Comunale, si alzano le proteste dei cittadini, di molti commissari d’ornato e da ultimo anche dell’Ispettore di Monumenti Dott. Luigi Palladini così delibera di revocare il progetto e devolvere i fondo a maggior incremento d’avanzo d’Amministrazione (15 novembre 1907. Prefettura. Archivio di Stato di Treviso).

Tutto da rifare.

Il Comune cerca sede: i fratelli Fuga

( Il Sindaco Serena, foto da L. Comacchio, originale in Asolo, archivio Storico).

Tra maggio e giugno del 1908 Achille Serena porta in discussione l’acquisto dell’ex Palazzo Scotti, parte dell’eredità Madalena Pasini lasciato alla Congregazione della Carità con la quale vengono pertanto intavolate trattative, tuttavia Serena non demorde e tenta di nuovo la via di Sebastiano Galanti che, stavolta con un Palazzo completamente libero dalle ipoteche risponde di essere disposto a vendere ma che le sue pretese sono alquanto aumentate sia perché il Palazzo è libero, sia perché il suo valore è aumentato a causa della penuria delle case nel centro di Asolo per non parlare del fatto che avendolo affittato, gli rende con 5 affittanze 1320 lire annue lorde! Non lo cederebbe a meno di 25.000 nette.

Il 26 giugno il consiglio approva l’acquisto di Palazzo Scotti delibera che viene portata a Treviso salvo essere ritirata anche questa volta per una serie di proteste : verrà acquistato da Pen Browning di lì a poco!

Si interpella allora Pasqualini che stavolta ritiene l’acquisto Néruda un vantaggio, anche in considerazione dei molti lavori fatti a suo tempo da Néruda! E così il Municipio ritenta la via di Galanti e il 13 giugno del 1909 riconvoca i 13 Consiglieri sull’opportunità di acquisto Palazzo Néruda ora di Sebastiano Galanti che all’uso si presta…i quali autorizzano Sindaco a trattare l’ acquisto di detto immobile alle migliori condizioni possibilità dando facoltà di stilare un contratto preliminare e impegnandosi a dare voto favorevole.

Ma a questo punto le carte testimoniano qualcosa di veramente anomalo: il Comune il 13 luglio del 1909 fa un preliminare con i Fratelli Fuga di Crespano e il 16 fa approvare l’acquisto del Palazzo Ex Néruda:

per molto tempo si cercò di acquistare Palazzo Neruda e Palazzo Scotti senza concludere nulla. Ora il palazzo viene nuovamente proposto al Comune dagli ultimi acquirenti i Fuga di Crespano per  cui è stato autorizzato Serena al preliminare che ora deve essere approvato. Riserva di approvazione piano finanziario x provvedere al pagamento.

In questo preliminare, giustamente, i Fratelli Antonio e Luigi, esercenti e, nello specifico, albergatori, non figurano ancora come venditori ma come persone che si obbligano a vendere, a 20.500 lire che il Comune pagherà al momento della stipula del contratto: Galanti, forse perché non vuole vendere al Comune da cui verrà pagato chissà quando o perché il Comune non ha i soldi, sta per vendere proprio ai Fuga con cui ha già ha fatto un preliminare di vendita.

Il contratto di compravendita, il rogito, tra Galanti e i Fratelli Fuga è del 20 novembre del 1909 ed il Palazzo viene venduto a 15.000 lire.

(Atti Chiavacci di Padova. Registrato Conservatoria RI di Treviso 15.12.1909 ai n.ri 4664/3074: l’avvocato Galanti vende il palazzo ai f.lli Fuga Luigi e Antonio di Beniamino).

L’avvocato Chiavacci di fronte a cui verrà fatto il rogito attesterà la libertà dell’immobile occupandosi anche dell’iscrizione della Ditta al Catasto alla partita 719. (24/12/1909 Certificato Catastale). Eccolo il famoso numero 719 che compre nel Prontuario del Catasto in Archivio di Stato di Treviso ma, che non essendo pervenuti all’Istituto i Partitari relativi per i quali è presente una lacuna ha determinato una ricerca della documentazione molto più lunga ma anche più fruttuosa e complessa.

Archivio Storico di Asolo

Ma la strada verso l’acquisto è lunga.

Serena scrive al Prefetto di Treviso che deve autorizzare l’acquisto e il piano di spesa.[247] Il prefetto chiede il preventivo, la seconda copia della delibera dei lavori del 16 luglio 1909 e formale Istanza in carta bollata per ottenere autorizzazione con gli  estremi catastali immobile che dovranno poi essere messi nel decreto Prefettizio da allegare  al rogito. Per giudicare sulla convenienza sarebbe utile avere anche la perizia…si perché una cosa è comprare l’immobile e un’altra è ridurlo e adattarlo a sede…così la giunta comincia a valutare di poter fare solo i lavori più urgenti: il Comune intende rimandare provvedendo solo ai lavori più urgenti per i quali sarà necessaria la somma di 1300 lire (18/1/1910) ma il Prefetto blocca tutto chiedendo tutti i documenti storici del Palazzo compresi quelli di nascita, matrimonio, morte e successione di Ludwig N. Néruda la cui situazione è alquanto anomala: è nato a Stoccolma, naturalizzato inglese, residente e possidente in Asolo e morto in Tirolo!! (risposta del Prefetto 18 febbraio)

E così Serena deve ricorrere prima all’Avvocato Chiavacci e tramite lui a Galanti e poi a May N. Néruda ch,e oramai, dal 1904, probabilmente anche prima della scadenza del contratto di affitto, si è trasferita con sua sorella Seline Auguste e la figlia a Cortina che raggiunge grazie alla mediazione di Biadene.

Il progetto definitivo di Pasqualini (29 aprile 1910) prevede un preventivo di 18.500 lire ma la somma che il Comune progetta di stanziare per dare esecuzione ad una prima parte di circa 5000. Il Comune con pazienza raduna tutta la documentazione ed il progetto, insieme a nuova istanza di acquisto.

Nel frattempo ad Asolo è tempo di organizzare un a festa di Carnevale e cosa c’è di meglio che utilizzare la grande sala del Palazzo Ex Néruda? E così, una società cittadina, la Cines Acelum, la mette a disposizione per una festa danzante. Ma come potrà un Comune così piccolo e perennemente gravato da spese pagare le spese? Viene deliberato di contrarre un Mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti per avere il quale certamente ci vorrà molto tempo, per cui il Consiglio, il 4 maggio del 1910 autorizza un mutuo provvisorio presso la Banca Popolare di Asolo per garantire la cifra chiesta dai Fuga: arrivata l’autorizzazione di Treviso il 6 giugno, finalmente si può procedere all’acquisto del Palazzo Ex Neruda alla presenza di Biadene Direttore della Banca e di Galanti che garantisce la libertà dell’immobile: è il 11 giugno del 1910.

Autorizzazione del Prefetto di Treviso all’acquisto.

A questo punto, è necessario provvedere ai lavori: ad Asolo infatti, nel frattempo è arrivata l’elettricità per la quale proprio nel 1910, viene chiesto dall’allora dimissionario Luigi Biadene un collaudo generale a sicurezza dei cittadini e, non ultimo, il telefono di cui viene approvata la proposta di abbonamento per gli uffici Comunali: L’inaugurazione ufficiale della nuova rete telefonica aperta al pubblico  avverrà l’8 gennaio 1912 occasione per festeggiare la parziale nuova sede municipale. Anche per questi lavori, si decide di contrarre un altro mutuo, stavolta con l’Esattoria che concede un tasso inferiore rispetto alla Banca (Approvato 11/9/1911), ma il Prefetto vuole che anche nel mutuo si precisi di quali lavori con la prima parte della somma e quanto al modo di esecuzione di detti lavori il provvedervi ad economia non è consentito neanche eccezionalmente dalla legge. Il 16 novembre il Consiglio delibera un mutuo univoco di 120.000.

il Mutuo era estinguibile in 35 annualità con tasso da pattuirsi con la Cassa Depositi e Prestiti. In questa cifra sarebbero stati compresi tutti gli impegni di spesa già contratti dal Comune, come il debito con la Fabbriceria per l’acquisto di case demolite per costruire il piazzale dei bovini, l’acquedotto Pradazzi, acquisto Palazzo Néruda e le spese di adattamento ( qui indicate in 16.500 lire), l’ acquedotto Centro e Acquedotto Mestre-Venezia, su Progetto Pasqualini, le spese Peritali di Pasqualini (705,63). Il Comune contava di ammortare il mutuo con una sovraimposta annua su terreni e fabbricati. Successivamente, nel 1912, si deciderà di tramutare la vecchia tassa locativa sugli immobili in tassa sul reddito di famiglia, applicata a tutti, ricchi e poveri ma con esenzione per le famiglie con reddito sino a 599 lire/anno.

A gennaio del 1911 i lavori ancora non partono, si pensa di aprire trattative con la Congregazione della Carità per la parte confinante con il Palazzo, la ex parte Chiminelli in modo da fare i lavori tutti insieme ma a marzo le trattative sono in alto mare per cui si decide di procedere con i lavori di  riduzione ed il 3 aprile 1911 viene approvato definitivamente il Progetto Pasqualini per 16.500 da dividersi in due tranches una da 7.500 lire ed una da 9000 lire a sua volta divisa in due. Nella prima rientra la riparazione del vestibolo, l’innalzamento della parte verso via Canova, la sistemazione del tetto, la costruzione di una latrina ed i lavori di pittura, nella seconda, invece, la sistemazione della scala principale, la costruzione di una scala di accesso al 2 piano e l’impianto del termosifone. La cosa interessante è che Galanti entrato quell’anno in Consiglio Comunale, voterà contro sostenuto da Luigi Biadene e Ugo Polo. In quella stessa seduta la Giunta autorizza il sindaco a trattare l’annessa casa del Patrimonio Pasiniil cui acquisto viene approvato l’11 settembre 1911. Si tratta del lato sud del Palazzo ove oggi c’è l’attuale Ristorante Due Mori.

Il 17 maggio del 1911, finalmente, anche il progetto viene approvato dalla Prefettura. La trattativa con la Cassa Depositi e Prestiti per il mutuo procede ma il 20 luglio in Consiglio si delibera per 60.000 lire ma  il 31 marzo del 1912 sappiamo che ne vengono concesse per 56.000 lire. A distanza di un anno, a giugno del 1912 si può procedere con il capitolato di appalto: demolire il tetto nella pianta in rosso secondo piano e innalzare con muratura in modo da portare questa parte allo stesso livello del resto del fabbricato lasciando i fori di finestra. Sulle murature si applicherà un tetto a 2 falde. Demolire vecchio solaio e costruito uno nuovo. Tramezzi per dividere la ragioneria da anticamera (le due celle) 2 piano. Le celle verranno messe in comunicazione col balcone principale mediante foro di porta. Si costruirà rampa di scale per accedere agli ammezzati. Rampe anche per 1 e 2 piano. Tutto cemento armato. Tutto intonacato con malta e sabbia fina di Piave eccetto sale conciliatore e ragioneria. Alle finestre si applicheranno gratelli e vetri di larice rosso verniciato con olio di lino cotto…agli sportelli lastre di vetro comune all’esterni si difenderanno con imposte di osso simili a quelle in altra parte fabbricato. Riparazione pavimento in pietra, vestibolo più architravi; parapetto in ferro x la scala principale. Sulla terrazza pavimento impermeabile. Gabinetto con sistema water-closet con tubo di ghisa x condotta acqua. Allargamento fabbricato. Costruzione nuova sala. Riparazione vestibolo. Sistemazione sala principale. Ma in Consiglio l’opposizione è sempre all’erta per cui, nella seduta del 5 giugno 1911, Serena deve rispondere all’interpellanza di Biadene e Galanti se sia data esecuzione alla delibera del consiglio comunale per l’acquisto dello stabile del Patrimonio Pasini e l’ampliamento del Palazzo Municipale.

Il 3 aprile del 1913 si delibera per la seconda parte dei e il 13 aprile Pasqualini fa la consegna che da inizio ai lavori che saranno ultimati il 29 settembre, con un piccolo ritardo rispetto ai tre mesi preventivati: la relazione per la liquidazione definitiva è del 16 agosto del 1914: sono aggiunte anche 1552.27 per ricostruzione solaio, applicare altro parapetto di ferro in difesa del lucernario e altri lavori al dettaglio. La nuova sala non fu fatta in cemento perchè stonava ma in pietra cn due delle pareti della cella  tramezzate (spesa aumenta di 547 lire). Nel preventivo per le pinture di uffici erano state previste 670 lire senza contare i dettagli come i serramenti per cui si andò a 1189.81. si apportarono riparazione ai vecchi locali e si istallò una latrina nei sotterranei. Lavori anche ai locali affittati ai vari inquilini da Galanti e al portico esterno non presenti in progetto… che portarono la spesa a 490.04. È finalmente da aggiungere i lavori di  muratura e verniciatura e l’impianto del termosifone non presenti in appalto in l 638.37. Con altere piccole aggiunte…l’importo accreditato all’impresa arriva a 16084.17 che in confronto dell’appalto di 8796.21 da un aumento di 7287.96. Il progetto in realtà prevedeva un importo di 12.438.37 (le cifre dichiarate) con il termosifone….impresa condotta in modo lodevole è meritevole del collaudo ad eccezione del pavimento del portico esterno x il quale si propone una ritenuta di l 100.

La nuova Sede Municipale

Arrivo dei francesi

La nuova sede Municipale non ha una vera inaugurazione, sappiamo che nel giugno del 1912 si tiene nella nuova sede municipale la solenne seduta consigliare per il Tram Casella-Asolo e che il 13 agosto 1913 si inaugura la Sala: nella sala maggiore della nuova sede municipale che oggi si inaugura il Sindaco Cav. Uff. Serena accoglie gli ospiti mentre nella piazzetta sottostante la banda municipale rallegra con allegre marcie. Al tavolo siedono Bertolini, Giovanni Indri, il Prefetto Vitelli ed il Sindaco per l’inaugurazione della nuova Tramvia Asolo-Valdobbiandene-Montebelluna.

Quando a Treviso giunse la relazione di Pasqualini, il Prefetto Nunzio Vitali la rimandò indietro in quanto non firmata dall’Impresa facendo notare anche che l’importo era lievitato: dalle pezze giustificative risultava poi che Comune aveva fatto contratti diretti con operai e fornitori, pertanto la Prefettura non ritenne necessario che i lavori siano autorizzati dallo scrivente ufficio ma d’altra parte si deve stabilire se siano stati fatti a regola d’arte e se i nuovi prezzi applicati siano conformi a quelli mano opera locale e materiale di costruzione. La prefettura a scarico di ogni sua responsabilità prima di rilasciare la necessaria autorizzazione nulla osta per l’incasso del Comune della somma mutuata consiglia collaudo di un ing.civile… (3/10/1914. Ufficio Genio Civile di Treviso. In risposta lettera 12/9/1914).

Pasqualini dichiara che l’opera era stata fatta a regola d’arte dall’Impresa e pertanto meritevole del collaudo eccetto per il pavimento esterno per il quale proponeva di decurtate 100 lire.

il sottoscritto Ingegnere Guido Dall’Armi venne indicato incaricato del collaudo dei soprindicati lavori con nota 15 ottobre 1914 n. 2113 dall’ Ill.mo Sig. Sindaco di Asolo. La visita ebbe luogo il 7 dicembre essendone intervenute altre al sottoscritto collaudatore e pure sottoscritti Signori: Achille Comm. Serena, Sindaco di Asolo, Cav. Ing.re Galeazzo Pasqualini, Progettista e Direttore dei lavori, Bernardi Vittorio… segue un elenco di lavori fatti, tra cui la riparazione al vestibolo con demolizioni di paraste, colonne, architravi, demolizione del pavimento in pietra, raddrizzamento con muratura in cotto e malta delle pareti, previo scrostamento costruzione di nuove colonne, paraste, architravi, intonaco alle pareti, applicazione di rosoni a stucco, imposte, tinteggiatura a calce, riparazioni al solaio e restauri vari; risistemazione della scala principale con applicazione di nuovi intonaci, restauri alle pareti, costruzione di un soffitto a volta; costruzione di un parapetto con relativo intonaco, applicazione di un parapetto in ferro e di lastre rigate nel lucernario, parapetto della scala principale con dipintura e paramano, tinteggiatura…Costruzione di una nuova scala con soletta in cemento a sostegno di rampe e ripiani; lavori vari di riordino degli uffici nella parte vecchia del fabbricato; costruzione di latrine al 1 e 2 piano negli ammezzati e nel sotterraneo con applicazione di water-closet, orinatoi, tubazioni e distribuzione d’acqua; lavori di secondaria importanza nei locali affittati ai vari inquilini; lavori nel sotterraneo e cioè pavimento in calcestruzzo, intonaco greggio alle pareti e chiusura di due porte; lavori nel portico esterno consistenti nella ricostruzione della cordonata gradinata; lavori per impianto termosifone ed un impianto elettrico…riparazione dei pavimenti tagliati per incassatura tubi…manovalità per assistenza al montatore, verniciatura radiatori e tubazioni; l avori diversi come canali di gronda e tubi di scarico per le pluviali, trasporto e posa in opera di due lapidi… Insomma, il Palazzo prende le fattezze che ha oggi: tutto viene eseguito a regola d’arte  e perciò l’opera può dirsi riuscita. Si da solo eccezione del pavimento in cemento  del portico esterno che presenta delle screpolature ed è in qualche tratto sollevato.

Il collaudatore, oltre ad elencare i lavori nota anche che rispetto al progetto, come spesso capita, vennero introdotte numerose variazioni che però sono pienamente giustificate nella relazione sulla liquidazione dei lavori estesa dall’Ingegnere direttore… le stesse variazioni che fecero di fatto, triplicare i costi. In ogni caso, il collaudatore dichiara collaudabili i lavori e li collauda con il suo atto certificando così di potersi pagare all’Impresa costruttrice 16084,17 con la trattenuta di 100 lire per il pavimento. E’ l’8 dicembre del 1914.

L’approvazione finale della liquidazione dei lavori di riduzione di Palazzo Ex Neruda a sede municipale arriva a gennaio del 1915! La cifra approvata dalla Giunta nella seduta del 14 gennaio è di lire 15984.17. A questo punto, anche la Ditta che ha eseguito i lavori Bernardi, deve essere pagata ma il mutuo, ancora non è arrivato pertanto in Consiglio si deve chiedere di anticipare la somma con quanto è in Cassa. (3/1915)

Con questo ultimo documento si chiude la Storia dei Néruda ad Asolo ma anche la Storia di un Palazzo che tanta parte ha avuto nella loro vita loro ma anche di Asolo stessa, e la storia dei nobili amministratori che tanto hanno fatto per assicurare alla collettività un luogo degno di rappresentanza municipale. Il tempo ha obliterato i personaggi ed i protagonisti, oggi il Palazzo porta il nome dei soli Beltramini, forse sarebbe tempo di ripristinare anche il ricordo dei Néruda e delle loro lotte familiari per averlo: Palazzo Beltramini-Pasini-Neruda.

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Giornali

La Voce Cattolica agosto 1892, The Queen 10 febbraio 1894, The Critic 1892; Gazzetta di Venezia, 1890, 1897, 1898, 1899, 1900, 1901, 1906, 1909, 1911,  1912, 1913, 1927, 1928, 1929; The Sphere 1900, The Magazine of Music, marzo 1896.

Documentazione originale

Archivio di Stato di Treviso, Archivio di Stato di Venezia, Archivio Storico di Asolo, Conservatoria dei Registri Immobiliari di Treviso

[1]Anna d’Assia e del Reno (Darmstadt 1843 – Schwerin1865) fu la consorte e seconda moglie di Federico Francesco III, Granduca di Meclemburgo-Schwerin, terzogenita e unica figlia femmina del Principe Carlo d’Assia e del Reno, e di sua moglie, la Principessa Elisabetta di Prussia. Anna fu considerata come possibile moglie per Edoardo VII del Regno Unito. Mentre sua madre, la Regina Vittoria era a favore di Anna, la sorella maggiore di Edoardo si oppose al matrimonio, poiché riteneva che Anna avesse un “tic inquietante”. Col passare del tempo però, Vittoria diventò sempre più impaziente  e cercò di ignorare i suggerimenti di sua figlia che Anna non era adatta, dichiarando “Sono molto soddisfatta del rendiconto sulla Principessa Anna, (meno gli spasmi). Alla fine fu scelta invece Alessandra di Danimarca.

[2]Adelaide Kemble (1814-879), cantante, autrice di testi, figlia dell’attore Charles Kemble e della danzatrice Maria Theresa Kemble. Dopo il suo ritiro dalle scene nel 1843  divenne animatrice di salotti culturali che divennero un modello anche per altri quali Lord Leighton.Sposò Edward Sartoris, ricco uomo di affari italiano emigrato a Londra ed insieme divennero dei veri patroni per gli artisti. Non c’era nessuno che i potenti Sartoris non conoscessero e che non si potesse incontrare nella loro casa londines vicino al St. James. Fu da loro che Hallè inconrò Thachekray, Dickens, Watt, Leighton oltre che Browning. La loro casa divenne per Hallè e anche per Wilma una sorta di seconda casaIl loro figlio maggiore sposò poi una nipote di Charles Hallè

[3] Caterina Coleman De Kay (1834-1902) nata in America sposò Arthur Bronson con il quale, dopo aver girato l’Europa si stabilì a  Newport dove nel 1859 nacque Edith. Amanti dei viaggi, visitarono l’Egitto e l’Asia. Rimasta vedova decise di stabilirsi a Venezia affittando Ca Alvisi, situata di fronte alla Chiesa della Salute. Qui fu la Regina incontestata di un salotto culturale animato da personaggi di grande calibro culturale. Nel 1880, attraverso lo scultore William Wetmore Story, conobbe Browning e, affascinata dal suo racconto di Asolo, decise di acquistarvi una proprietà, la petite ville adorabile, che divenne La Mura. Robert Browning le dedicò la sua raccolta Asolando.

[4] Alberico Biadene, uomo simpatico ed amministratore egregio. Medico. Delegato scolastico per il 1877 per il mandamento di Asolo, nominato nella Commissione comunale per i lavori di conservazione della Rocca di Asolo; amministratore del Sindacato Agrario prealpino nel 1891, fu sindaco di Asolo per due mandati. Sposò Amalia Marcato ed ebbe 5 figli: Luigi, ragioniere, Giovanni, laureato in ingegneria ma anche famoso giornalista e fumettista, Carlo e Leandro, filologo di fama internazionale e allievo del Carducci, e Maria. Fu Presidente della Banca Popolare di Asolo.

[5] Wilson fu prima cameriera di Elizabeth Barret e successivamente come nutrice. Era nata a Rothbury nel 1817 da Edward, commerciante di carbone e Mary. Fu assunta nel 1843 e fu l’unica a conoscere la portata del rapporto tra RB e EBB ed infatti i due poeti, fuggendo per sposarsi la portarono con loro. Fu lei a fare da testimone al matrimonio nella chiesa di St. Marylebone e ad accompagnarli in Italia dove diventò parte essenziale della famiglia soprattutto quando nle 1849 nacque Pen a cui si affezionò moltissimo diventando la sua balia. Con EBB condivideva l’interesse per il mesmerismo e la scrittura involontaria. Nel 1853 RB assunse come domestico Fernando Romagnoli che, dopo aver conquistato il piccolo Pen, riuscì a conquistare il cuore di Wilson che sposò. Poco dopo tornò dalla sua famiglia per dare alla luce il suoi primo figlio, Oreste che, dopo molte reticenze, lasciò alle cure della sua famiglia per tornare a lavorare dai Browning. Nel 1857 nacque il secondo figlio, Pilades, pertanto  i Romagnoli si trasferirono in una casa adiacente Casa Guidi e solo Fernando rimase al servizio dai Browning. Nel 1859 Wilson cominciò a soffrire di paranoie di natura religiosa inizialmente tenute sotto controllo. Nel 1860 RB cercò di far rientrare Oreste in Italia dove arrivò solo nel luglio del 1862. Quando RB alla morte della moglie lasciò Firenze, Fernando fu costretto a trovarsi un nuovo lavoro. Nel 1866 Wilson tornò in Inghilterra con entrambi i figli ma decise di non tornare al servizio di Browning ed usare i risparmi ed un lascito per mettere in piedi una pensione a Scarborough che, tuttavia non ebbe successo. La sua malattia mentale sembrò progredire, qualche tempo dopo tornò in Italia lasciando Oreste in Inghilterra come apprendista nella modisteria delle sue sorelle. Nel 1879 Pilade, il figlio minore, morì nell’ospedale militare di Milano morte che la donna non accettò mai, Oreste invece decise di fare fortuna in Canada. Nel 1880 Fernando era a Venezia come cuoco di alcuni americani. Wilson nonostante la lontananza continuò a ricevere 10 sterline all’anno da RB fino a quando Pen non decise di riportarla al Rezzonico nel 1891.  Alla morte di Fernando, Nell’inverno del 1893, Sarianna e Pen portarono ad Asolo anche Wilson  che qui morì  il 6 aprile 1902. Fu sepolta nel cimitero di S. Anna e la sua tomba contrassegnata da una croce di marmo bianco. Nel 1986 i suoi resti furono interrati altrove e il segno rimosso.

[6]Edith Guest, figlia dell’industriale J.J Guest e di Lady Elizabeth Bertie, figlia del IX Conte di Lindsay, nel 1869 sposò suo cugino, l’archeologo Henry Layard trent’anni più grande di lei, scopritore di Ninive e ambasciatore inglese, un matrimonio, nonostante tutto molto felice che ampliò le sue opportunità di contatto con personaggi di spicco. I due presero dimora tra i 1874 ed il  1878 a Cà Cappello arredato ed arricchito anche con i tesori delle scoperte archeologiche e dove abitarono stabilmente dopo il ritiro di Layard dalla carriera diplomatica. Mentre infatti era in carica come ambasciatore britannico a Istanbul ebbe profondi disaccordi con William Gladstone e con il sultano così decise di ritirarsi. La morte di Austen Henry Layard nel 1894 non affievolì il ruolo di Ca’ Cappello, e Lady Layard continuò a farne luogo d’incontro per nobili, scrittori e artisti. Tra i visitatori più frequenti, John Ruskin e Giovanni Morelli, Robert Browning, lo storico Horatio Brown, e nobili Veneziani come Annina Morosini, ritenuta la donna più bella a Venezia al tempo che Lady Layard riteneva volgare, e la famiglia Borwick. Lady Layard, come Lady Hallé manteneva una profonda amicizia con la Regina Alexandra e con la principessa Victoria Adelaide Marie Luise Saxe-Coburg Gotha. Nel 1911 Lady Layard ospitò a Ca’ Cappello una serie di colloqui privati tra il Kaiser e Lord Kitchner.

[7] Guido Loredan dei Razzolini (1852-1906). Avvocato. Uomo molto apprezzato per la sua grande energia, proveniva dall’importante famiglia patrizia veneziana che contava tra i suoi membri anche un doge, Francesco Loredan nel 1572. Laureato in Legge ed insignito dell’Ordine della Corona di Italia, ad Asolo ricoprì molte cariche: Ispettore per i monumenti e la conservazione, Conciliatore, Presidente della Congregazione di Carità, Sindaco nel triennio 1892-1895 durante la cui carica si occupò anche della questione del Museo di Asolo. Il 23 gennaio 1897 sposò a Padova la nobile Leonilde Toran dalla quale ebbe quattro figli.

[8] Sebastiano Galanti nato a Cavaso, proveniva da una antica famiglia nobile veneziana. Il padre Roberto, allievo del Collegio della Marina di Venezia, Luogotenente di Vascello aveva combattuto nella battaglia di Lissa. Riformato per infermità nel 1874 rivestì diverse cariche tra cui quella di sindaco di Cavaso e consigliere provinciale a Treviso. Nel 1897 Roberto ricevette anche la Nomina come Cavaliere dell’ordine Mauriziano. A Cavaso aveva fondato una prospera Latteria Sociale, ereditata poi dal figlio che gli aveva portato premi e medaglie alla esposizioni di bovini. Sebastiano, dopo aver frequentato la facoltà di Legge dell’Università di Padova tra il 1888 e il 1891, fu nominato vice pretore del mandamento di Asolo dal 1892 al 1894, incarico confermato sino al 1897. Successivamente ebbe un incarico anche presso la corte d’Appello. Nel 1902 sposò la figlia dell’ingegnere trevigiano Zennaro che regalò agli sposi il Belvedere, acquistato da Pen Browning e che divenne quindi Villa Galanti. Sebastiano aprì quindi un suo studio in Santa Caterina, deciso a fare carriera in politica, sebbene da molti venisse chiamato l’Avvocatino e ritenuto irrequieto e troppo desideroso di riuscire. Nel 1905 nacque suo figlio Giovanni, futuro ingegnere. Nel 1912 insieme all’ing. Pasqualini e Luigi Biadene fece parte del Comitato per la Costituzione della linea automobilistica Asolo-Castelfranco Possagno. Entrò nel consiglio comunale di Asolo nel 1910 come capo dei democratici seppur in una lista clericale, considerato dallo scrivente della Gazzetta di Venezia, insieme a Luigi Biadene, un homo novus da votare per portare pace e rinnovamento in un Consiglio troppo chiuso nei suoi dissidi. Nel 1912 divenne Presidente della Banca Popolare di Asolo, motivo per cui presentò le dimissioni dalla carica di Consigliere ma per lui la Giunta votò la non incompatibilità. Tuttavia nel 1914 fu eletto Luigi Biadene, del suo stesso schieramento, ma non lui. Nonostante le dichiarazioni di correttezza nelle operazioni di voto nelle elezioni amministrative è possibile che, considerato un paese piccolo, in qualche modo sia stato fatto in modo che fosse tenuto fuori dal Consiglio per le sue aspirazioni alla carica di Sindaco che, quell’anno e fino al 1923 tornò nelle mani di Achille Serena. Solo nel 1920 riuscì a rientrare nel Consiglio di Asolo sempre nella minoranza. Dopo la morte di Galanti, la villa, ex Belvedere fu venduta al gestore del Rifugio Monte Grappa diventando Locanda Belvedere fino agli anni 50 quando venne acquistata dai Guinness che, nel 1962 lasciarono la gestione a Cipriani, proprietario degli Harry’s Bar di Venezia.

[9] Monsignor Giacomo Bertoldi (1846-1910), preposto di Asolo fino al 1910. Nativo di Salzano fu uomo di grande cultura con la passione per la poesia ma soprattutto per l’arte.  Durante il suo ministero come parroco di Scandolara scoprì di un piccolo quadro che attribuì allora a Raffaello, la Madonna della Missione, e che oggi invece si attribuisce alla sua scuola, che fu meta di un vero pellegrinaggio per quanti giungevano ad Asolo, anche di Lady Hallè. Fu sepolto nel Cimitero di S. Anna in Asolo

[10] Luigi Gött era nato a Cortina nel 1845 e aveva frequentato le scuole ad Ampezzo. Dopo la laurea in chirurgia e medicina esercitò presso l’ospedale di Porcia, allora in provincia di Udine. Nel 1881 partecipò al Concorso bandito dal Municipio di Asolo per il posto di Chirurgo del 2 Reparto dell’Ospedale. Medico la cui valentia è nota qui ed altrove per cento gravi operazioni ben riuscite…caro a tutti, la cui scienza salutare sa coniugare la gran modestia e giovialità d’animo. (Gazzetta di Venezia 20/11/1899).Tra il 1884 e il 1889 pubblicò il resoconto di diversi casi, l’operazione per un calcolo, una laparotomia, l’asportazione di un lipoma della mano, una ovariotomia seguita da pronta guarigione, una appendicite avanzata ma soprattutto, uno studio sulla febbre puerperale che identificava l’importanza dell’igiene durante il parto. Per diversi anni ebbe la menzione d’onore come medico vaccinatore. Lavorò anche come peritò della Corte di Assise di Treviso. A seguito di una infezione contratta in ospedale nel 1905 fu costretto a diversi mesi di congedo motivo per cui  chiese al Municipio che gli venisse diminuita la trattenuta per pagare il suo sostituto anche a seguito delle sue condizioni economiche prosciugate da gravi sventure, in primis la morte del figlio Artico Guido a pochi mesi dalla laurea in medicina presso l’Università di Padova. Molto amante della bicicletta era probabilmente, anche per questo motivo, tra gli amici più stretti dei Néruda. Nel 1 gennaio del 1909 fu collocato a riposo.

[11] Villa Beltramini-De Mattia-Filippin. Il palazzo fu costruito o innalzato nel 1530 e lo stemma Beltramini è tuttora visibile nel camino del salone centrale. Nel 1700 subì una prima trasformazione/rifacimento e la villa rappresentava una sorta di raccordo con i possedimenti che i Beltramini avevano nelle due valli vicine. Nel 1774 verrà celebrato qui il matrimonio Beltramini-Porcia che porterà lo stabile nell’asse di questa famiglia. Marina Porcia Polo è infatti la sua proprietaria da Catasto Austriaco. Nell’800 il palazzo subisce nuove modifiche architettoniche in senso neorinascimentale. Nel 1892 venne  acquistato da Pen Browning sino al 1910 quando venne venduto all’Ing Giambattista Carraro che avvierà gli ultimi restauri. Nel 1923 passò al Dott. De Mattia che farà diversi interventi architettonici di recupero quasi filologico. Fu De Mattia ad acquistare le case Pasini, ma ex Beltramini, poste di fronte al suo Palazzo, opera che venne osteggiata per anni da Zorzi e Malipiero che tuttavia non poterono nulla: nel giro di due anni venne realizzato il giardino pensile all’italiana. Nel 1942 il complesso venne ceduto al Prof. Filippin che lo adattò a Convitto Oasi dei Piccoli.

[12] Giovanni Pasini (1589-1639) adoperava la sua personalità giuridica e la sua ricchezza per piegare alla sua orgogliosa volontà ogni podestà, come si legge in una cronaca contemporanea. La famiglia Pasini venne ascritta al Consiglio Nobile di Asolo dal 1605.

[13] Figlio di Francesco Pasini e della di lui moglie in prime nozze Augusta Tomitan. Cavaliere della Corona di Ferro. Nato il 20/10/1747 era stato magistrato civile nel Mandamento del Tagliamento, Provveditore dei Confini, Presidente del Governo Provvisorio, Primo Presidente della Corte di Giustizia Civile e Criminale di Treviso. Podestà di Treviso nel 1822. Ebbe un figlio, Francesco Giovanni nato nel 1789 Lettere ad Avogadro degli Azzoni in Archivio Avogadro. A. degli Azzoni Avogadro. 1796-1803. Vita privata e pubblica nelle Province Venete.

[14] Luigi Chiminelli (1816-1901). Medico chirurgo, si formò a Padova e perfezionò a Vienna fra il 1841 e il 1843. Primario chirurgo all’Ospedale Civico di Bassano fra il 1848 e il 1860, fu autore di diversi articoli scientifici riguardanti l’uso dell’etere come anestetico ed i suoi interessi sulla chirurgia plastico-ricostruttiva. Nominato  Ispettore delle fonti di Recoaro si occupò di idrologia medica fondando nel 1879 il periodico L’Idrologia medica. Fu primo Professore di  idrologia medica presso l’Università di Roma dal 1885 al 1888 e presidente onorario dell’Associazione medica italiana di idrologia e climatologia oltre che socio di molte associazioni italiane e straniere di idrologia, climatologia e igiene. Nella Biblioteca Civica di Bassano del Grappa se ne conserva l’epistolario. Suo figlio Ildebrando fu esponente del Partito Popolare.

[15] L’Ospizio Pasini deriva dal lascito della nobile Teresa Piacentini Pasini (testamento 14/10/1876).G.U. 18/1/1880: viene eretto a Corpo Morale l’Ospizio di Carità per i poveri e vecchi di Asolo da fondarsi in Asolo con il nome di Ospizio di Pasini che è autorizzato ad accettare l’eredita ed i beni lasciati per testamento. In realtà l’intera zona del Pavejon, compresa l’antica Osteria dei Do Mori, collocata in via di Sottocastello, esuccessivamente abbattuta, apparteneva Ai diversi rami superstiti della antica famiglia Pasini. Il Comune di Asolo, ereditò a sua volta le proprietà che ancora ad oggi vengono indicate con il nome di Patrimonio Pasini sulla base del lascito di Maddalena Pasini (notaio A.M. Barea di Asolo 2/1/1894 n. 4418/2 Testamento Maddalena Pasini). I lasciti erano amministrati di soliti dalla Congregazione Comunale della Carità i cui membri venivano nominati in seno al Comune. La Congregazione amministrava l’Ospitale di Asolo e i beni patrimoniali del Comune frutto di lasciti e donazioni. Maddalena (1814-1894) e Claudio Pasini (nato 1812) prevosto, erano figli di Filippo Gaspare Antonio Pasini, fratello di Bernardo, e Maria De Brandis. Entrambi morirono senza eredi. Maddalena lasciò il suo patrimonio da devolversi per 1/3 alla Congregazione della Carità di Asolo, per 1/3 a Crespignaga ed 1/3 al Comune di Asolo perché sia impegnato a fini di utilità pubblica. Nel lascito oltre proprietà, palazzi, fondi e il vecchio mulino di famiglia poi dati in affittanza dal Municipio, anche una cospicua donazione di oggetti al nuovo Museo Civico che, in seguito, ne acquistò altri dello stesso patrimonio alla Pubblica Asta

[16] G. Natorp (1836-?), imprenditore ed amico di RB che ritrasse in un medaglione esposto nel 1888 per la R.A. Nato ad Amburgo ma educato negli USA fu osteggiato dai genitori allo studio dell’arte. Dopo aver rivestito incarichi nell’ambito dello sfruttamento delle miniere della Germania, investì nella nota firma Vickers and Maxim fabbricante di armi e, a 40 anni, abbastanza ricco da provvedere a sé stesso, si stabilì a Londra per dedicarsi completamente all’arte. Con Pen Browning furono i primi allievi significativi  di Rodin.

[17] Kinloch fu pittore e scultore molto presentando  le sue opere  alla Scottisch Academy of Arts di Edinburgo e dal 1879 al 1885 ogni anno  alla Royal Scottish Academy of Painting, Sculpture and Architecture. Dal 1880 al 1886 espose le sue opere in un atelier personale ad Edinburgo, al 32 Drummond Place ma presenterà alcune sue opere anche insieme all’ amico Pen al Salon di Parigi e a quello di Bruxelles

[18] Antonio Raselli fu sindaco dal 1899 al 1903. Di origini padovane si trasferì ad Asolo dopo il matrimonio con Maria Colbacchini da cui ebbe tre figli, Giacomo, futuro podestà di Asolo, Giovanni e Caterina. Particolarmente amante dei cavalli fu segretario di diverse Commissioni per l’attribuzioni di Premi ai più bei cavalli e Comitati Ippici di Padova. Nominato consigliere comunale 1898 fu eletto sindaco nel 1899 e confermato nel 1902, tra i suoi progetti l’acquedotto di Pradazzi e le scuole d Paganano Cittadino integerrimo, buono, onesto, leale, un garibaldino perfetto, così venne ricordato dal futuro sindaco Achille Serena all’indomani della sua morte. Morì improvvisamente a 59 anni il 13 luglio del 1903 lasciando vacante l’incarico e unanime il Consiglio di Asolo approvò per lui il funerale a spese dell’Amministrazione

[19] zio di Giovanni, deputato eletto di lì a qualche anno nel collegio di Asolo-Castelfranco.

[20] Era un’imposta diretta, speciale e personale che si basava sulla dichiarazione dei redditi che ogni contribuente era tenuto a compilare. Nella dichiarazione si dovevano indicare tutti i redditi non fondiari (questi ultimi erano assoggettati separatamente all’imposta fondiaria). I redditi da sottoporre ad imposizione erano i seguenti: i redditi ipotecari, gli stipendi, le pensioni, gli assegni di qualsiasi specie, i redditi provenienti da benefici ecclesiastici e i redditi industriali, commerciali e professionali, e, in generale, ogni specie di reddito non fondiario che si produceva nello Stato, o dovuto da persona domiciliata o residente nello Stato.

[21] Roberto Chiavacci  nato a Crespano da Giovanni, Iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Padova negli anni 90 dell’ottocento iniziò la sua carriera proprio a Crespano. Presidente della Società operaia di Crespano all’inizio della I Guerra, successivamente, chiese ed ottenne il trasferimento a Firenze per esercitare le funzioni notarili a Pontassieve. Negli anni 20 entrò ne Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Asolo. Nel 1932 venne nominato componente del Consiglio Notarile di Treviso dopo averne fatto parte come consigliere.

[22] Luigi Biadene (1873-1929). Figlio di Alberico e Amalia Marcato. Capitano di Fanteria. Ragioniere e per molte legislazioni, Consigliere in Comune. Presidente della Società Filarmonica, della Cines Acelum, dell’Associazione Concordia Civium e della Congregazione della Carità e Presidente della Commissione Madamentale delle Imposte dirette. Eletto col voto dei popolari, dei clericali e dei liberali, non sempre si trovò d’accordo con le posizioni della Giunta, soprattutto in riferimento alle richieste da parte del Sindaco Serena di trovare nuovi contribuiti per spese quali il rinnovo della sede municipale o la Tramvia attraverso una tassazione più pesante. Per questo motivo fu anche attaccato pubblicamente come seguace della Tattica giolittiana di  lasciare agli altri saltare gli ostacoli e solo al momento che più garba saltare fuori e dire: ci sono io e sono indispensabile (Gazzetta di Venezia 1911). Nel 1903 insieme a Galeazzo Paqualini fu nominato segretario del Comitato promotore della Tramvia Asolo-Castelfranco. Direttore della Banca Popolare di Asolo, assunta per suo merito ad un grado di grande floridezza (Gazzetta di Venezia 1929) ne divenne successivamente Presidente. Nel 1922 fu eletto tra i Sindaci dell’ Ente di Ricostruzione e Rinascita Agraria per le Provincie di Venezia e Treviso, successivamente fu anche Agente generale dell’ Istituto delle Nazionale delle Assicurazioni. Ebbe tre figli, Maria Luigia, Leandro e Alberico detto Nino, ingegnere e alpino, tristemente noto alle cronache della storia recente per il suo coinvolgimento nel disastro del Vajont in quanto ingegnere della Sade

Broadwood…il pianoforte di Sherlock Holmes!

DI VERA MAZZOTTA

https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/174576853/20440746

Sir Charles Hallè adorava il suo Gran Coda Broadwood, forse anche perchè sapeva che, nel 1818 Beethoven ne aveva ricevuto uno che, dicono avesse preferito al suo Erard…. o forse semplicemente perchè furono tra i primi costruttori a sperimentare costantemente per migliorare la qualità e la portata del suono che fin dal 1852 a lui sembrava di gran lunga più ricco e bello di quello degli Erard, con una qualità di suono sempre uguale e costante dal pianissimo sino al fortissimo (Lettera di Halle a H. Broadwood). Per questo per il Centenario della nascita di Beethoven, celebrato a Bonn nel 1871, Hallè scelse un Gran Broadwood e sempre questo fu il pianoforte sul quale eseguì per la prima volta a Londra, l’integrale delle Sonate di Beethoven. Chopin suonò su un Broadwood, anzi, spesso nella residenza di Broadwood che forse aveva conosciuto a Parigi, anche se rimase fedele ai Pleyel e così Liszt nel 1886 e anche la Regina Vittoria ne acquistò uno, lo stesso in cui suonò con Mendelssohn… Broadwood fu una delle case più conosciute e diffuse e, dal 1878 ebbe tra i suoi fidati clienti anche Alma Tadema,  , Edward Burne – Jones, William Morris, Elgar, Sir Henry Irving, Joseph Joachim che prese uno a noleggio un semi-gran nel febbraio del 1885, poi rivenduto ad ottobre a Theodore Waterhouse, e …

Sir Arthur Conan Doyle: verso la fine del 1897 Arthur e sua moglie Louise si trasferiron nella loro nuova casa, ‘Undershaw’, una sontuosa villa in mattoni rossi che rifletteva la fama e lo status del suo proprietario, progettata per ricevere ospiti, con una grande sala biliardo adornata di disegni originali di Sidney Paget delle storie di Sherlock Holmes, una sala da pranzo capace di ospitare trenta persone, undici camere da letto, alloggi per i domestici; tutte le stanze al piano terra, compreso lo studio di Conan Doyle, erano rivolte a sud con vista su una valle e una brughiera e, nel salotto rivestito di legno, c’era un pianoforte, un piccolo Broadwood verticale, per Touie….Solo la sua seconda moglie ottenne di avere il Gran Coda!

Certamente anche Sherlock Holmes, se avesse avuto posto per un pianoforte, avrebbe avuto un Broadwood!

Come scrisse il figlio maggiore di Charles Hallé….

Niente, però, allontanava mio padre per molto tempo dal suo amato pianoforte: ovunque andasse per le sue vacanze, i signori Broadwood gli mandavano uno dei loro grandi strumenti, e quante risate abbiamo avuto nel vedere tutta la popolazione di pescatori di qualche località di mare uscire per trascinare la grande cassa fino alla casa che mio padre avrebbe preso. Cowes fu per molti anni la sua località di vacanza preferita prima una casetta a East Cowes, e poi Egypt House, West Cowes, un posto delizioso con un giardino che scendeva fino al mare, all’epoca una scuola, ma mio padre la prendeva durante i mesi di vacanza – agosto e settembre. Qui il pianoforte, con molti ‘yo heave-hos’ e altri suoni…veniva portato e poi era delizioso nelle calde notti estive sedersi in giardino o sul muretto che si affacciava sul mare, e sentire la Sonata ”Al Chiaro di Luna” e altre, suonate come solo mio padre sapeva fare.

Chi si occupava a Londra di accordare e di tenere a punto questi strumenti? Chi era il ‘‘Mauro Buccitti” 🙂 della situazione?quello che risolveva ogni problema, che accontentava ogni pianista? che accordava i pianoforti a seconda dei tre diversi pitch dell’epoca ( tutti alquanto più alti rispetto al nostro 440)? Alfred James Hipkins, tecnico, accordatore e anche ottimo pianista, noto agli artisti come al pubblico dal lontano 1851, quando, poco più che trentenne, venne assunto per supervisionare l’accordatura dei 4 pianoforti inviati alla Great Exhibition, ogni mattina presto, e più tardi, nel corso della giornata, mentre le folle cominciavano a radunarsi, far conoscere i pianoforti a coda Broadwood incantando il pubblico con la musica di Chopin.

RICEZIONE DI SIR CHARLES HALLE.

Il London Daily Telegraph del 3 aprile dice: — “L’accoglienza di ieri a Sir Charles e Lady Hallè alla vigilia della loro partenza per l’Australia presso i locali della ditta Broadwood e Sons, in Great Pulteney-street, è stata un brillante successo. Le stanze, piene di ricordi di artisti musicali che hanno acquisito fama durante gli ultimi due secoli, erano elegantemente decorate con gruppi di palme e fiori, sopra i quali erano intrecciati bandiere della Gran Bretagna, Australia, Germania e Austria, che sovrastavano uno scudo con la scritta: ‘ I Migliori auspici per la salute, la felicità e il sicuro ritorno di Sir Charles e Lady Halle!’ Sotto c’era il motto: ‘Sii prospero in questo viaggio, come in tutti’. I visitatori sono stati ricevuti da Mr. H. J. T. Broadwood e Mr. E. Rose, come rappresentanti della ditta. Mr. A FAIRBANKS S. ROSE, presso Messrs. Gordon e Gotch, Melbourne, sarà lieto di dare qualsiasi ulteriore informazione riguardante i pianoforti Broadwood.”

Ecco che Hallè, per il tour Australiano, trovò uno sponsor proprio in Broadwood, prince of pianoforte makers, che gli fornì a noleggio due splendidi pianoforti, specially made by Broadwood, trasportati ovunque andassero insieme ad una persona di fiducia per tenerli accordati. D’altra parte Hallè sapeva che, difficilmente in Australia avrebbe potuto trovare dei pianoforti adatti e sapeva bene che portare un pianoforte di quelle dimensioni, portato persino in chiesa per accompagnare una funzione domenicale, sarebbe stato un incentivo per il pubblico.

Wilma Neruda e il concerto …sotterraneo

#accaddeoggi

di Vera Mazzotta

Bendigo fu al centro di una delle più emozionanti corse all’oro mai viste! Furono due donne, la signora Ferrell e la signora Kennedy – mogli di due lavoratori di una proprietà pastorale – a trovare per prime delle pepite d’oro mentre erano chinate al Bendigo Creek a lavare i panni. Era il 1851 e in pochi giorni l’ annuncio della scoperta spinse i coloni a tentare la fortuna.

A dicembre del 1851, c’erano 800 minatori a Bendigo Creek! dopo sei mesi, il numero aumentò a 20.000. Bendigo produsse oltre 700.000 kg di oro tra il 1851-1954 e quando le quantità in superficie diminuirono, i cercatori cominciarono a seguire i filoni sotto sotto terra: più di 5.000 miniere d’oro registrate, almeno 140 pozzi superarono i 300 metri di profondità, 67 superarono i 600 metri e 11 superarono i 1.000 metri.

Bendigo nel 1918

Già durante il primo tour australiano Wilma e Charles vennero a contatto con il mondo delle miniere d’oro, anzi, Wilma fu omaggiata più volte con piccole pepite d’oro in occasione dei concerti a Ballarat da parte dell’Associazione dei Minatori i quali, già allora, si offrirono di condurre i musicisti a vedere le miniere. L’occasione si presentò il 6 agosto dell’anno successivo quando Sir Charles e Lady Hallé, insieme alla nota cantante Marie Fillunger, in tour con loro, furono ospiti di Sir George Lansell di Bendigo nella sua dimora Fortuna villa acquistata nel 1871, una delle più opulenti e particolari esempi di architettura Vittoriana! George Lansell era un uomo di umili origini, nato nel 1823 a Margate, nel Kent, a 14 anni aveva lasciato la scuola per aiutare suo padre Thomas, droghiere e fabbricante di sapone e candele. Da adulto, acquisì grande conoscenza della lavorazione del sapone e delle candele che decise di seguire suo fratello che si era trasferito a Bendigo, come molti, attirato dalla febbre dell’oro. Per anni i fratelli scavarono mantenendosi con i proventi della loro fabbrica itinerante di sapone e candele. George fu tra i primi a capire che l’ oro in superficie si sarebbe presto esaurito pertanto, nel 1855 decise di cominciare a scavare dove alcune vene di quarzo sembravano affiorare a pelo di terra e quella intuizione fu la sua grande fortuna.

George Lansell divenne The Gold King!

Ottimamente accolti, i musicisti furono accompagnati a vedere le collezione di Lansell che non aveva badato a spese nell’arredamento e negli acquisti per rendere...confortevole la sua dimora per sè e i suoi sei figli: tende, tappeti, cornici, quadri, statue, caminetti che sembravano spuntare dal nulla e, apparentemente nessuna finestra tanto era piena di oggetti messi ovunque per far risaltare immediatamente la ricchezza ed il lusso! Successivamente, Sir Lansell accompagnò i musicisti con altri ospiti, a vedere il 222 ….la miniera 222 che fu esplorata in lungo ed in largo nei diversi livelli!

Il giorno dopo il Melbourne Evening Standard uscì con un divertente titolo : Omaggio ad Apollo nelle viscere della terra. Wilma e Charles, come d’uso, vennero invitati a metterne alcuni abiti sopra i propri per preservarli. Pare che Hallè scese con una stazzonata giacca di tela…a conchiglia abbottonata su pantaloni altrettanto larghi ed un cappello di feltro che gli dava un’aria sbarazzina. Lady Hallè, sempre alla moda, invece, faceva la sua figura nonostante un abito stampato blu, una specie di berretto da tennis di feltro e dei guanti scamosciati…in verità anche i loro più ardenti estimatori avrebbero avuto difficoltà nel riconoscerli!

Così vestiti, a 2500 piedi sotto la superficie la situazione sarebbe anche potuta sembrare strana, impressionante o perfino solenne, ma, in realtà era solo alquanto buffa e poi Lady Hallé prese due candele e tenendone una come violino e l’altra a mo’ di arco iniziò a suonare uno Scherzo su quel violino improvvisato, immediatamente seguita da Charles che trovò in un robusto tronco di eucalipto per valido pianoforte su cui accompagnare la moglie…entrando pienamente nello spirito del Divertimento! Niente avrebbe potuto propiziare meglio Apollo di questa esplosione di gioia folle, di questo concerto senza musica nelle viscere della Terra!

La sera dopo, il Concerto, quello vero, fu accolto da un pubblico numerosissimo… L’interpretazione di questa sonata ( Kreutzer di Beethoven) da parte di Sir Charles e Lady Halle è stata semplicemente divina e ha lasciato una profonda e duratura impressione sui loro ascoltatori. L’ultima nota del finale è stata accolta da un applauso forte e prolungato e più volte i musicisti stati richiamati sul palco

L’esecuzione di Lady Halle del Trillo del Diavolo è stata veramente meravigliosa: si dice che ci siano solo tre virtuosi viventi che possono darle una giusta interpretazione, cioè Lady Halle, Joachim e De Sarasate…

È seguito un entusiastico applauso, ed è stato richiesto dall’intero pubblico un bis, al quale Lady Halle ha gentilmente acconsentito presentando uno “Studio” per violino solo (Fiorillo) che è stato estremamente brillante

Dopo gli assoli di Hallè, gli ultimi assoli di Wilma… Il Moto Perpetuo (Fanz Ries). Quest’ultimo numero non potrà mai essere dimenticato: meraviglia perfetta di destrezza nella mano sinistra, abilità e grazia in quella dell’ arco per cui è stato applaudito con entusiasmo..

https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/89006214#

https://www.abc.net.au/local/photos/2015/07/07/4269010.htm

Villa Fortuna fu salvata dall’essere demolita dopo la morte di Mrs Lansell ed oggi è proprietà privata ma visitabile

Un omaggio a Wilma

Durante il viaggio verso l’ Australia del 1891 Wilma stupì passeggeri e quanti l’accompagnavano vestendo il cappello bianco degli Universitari di Uppsala…

così scrissero a febbraio i giornali australiani riportandone la storia:

Trent’anni fa la famoso violinista stava suonando con la sorella Maria e il fratello Franz alla città universitaria di Uppsala e il suo stile entusiasmò così tanto un giovane studente presente che si tolse il cappello bianco tanto amato dagli studenti e, riempiendolo di rose, lo presentò a Wilma Neruda come omaggio al potere della sua arte. Quando Wilma, oramai Lady Hallè, tornò di nuovo a Uppsala nella sua ultima visita in Svezia e Norvegia, incontrò lo stesso studente, ora noto professore, gli disse quanto ancora apprezzasse ancora il cappello bianco da studente che ancora oggi, a volte, indossa tanto da essere, durante i suoi viaggi da e per Australia, fonte feconda di commenti e di sorpresa per i suoi compagni di viaggio. 

Wilma ed i suoi fratelli suonarono ad Uppsala nel 1862 e 1863 per la prima volta per la Orfei I Drängar, la Società dei Cantori di Uppsala, fondata dal tenore Jonas Widén nel 1853.

Accadde oggi: matrimonio e viaggio di Nozze di Lady Hallé.

VERA MAZZOTTA

Roma e Napoli nel 1889

Wilma Norman Néruda e Charles Hallè si conoscevano sin dal 1849, quando il pianista aveva invitato la bambina morava a suonare nei Gentlemen Concert di Manchester. Quella  bambina, crescendo, si era trasformata in un talento del violino e fin dal 1869, quando aveva deciso di  trasferirsi definitivamente in Inghilterra, i due avevano stretto un profico rapporto di lavoro. Tuttavia, fin dall’inizio il loro rapporto si profilò non solo come un  partenariato artistico, i due musicisti, suonando insieme, rafforzarono il loro legame e già dal 1870 era evidente che, se avessero potuto, sarebbero convolati a nozze, Charles infatti era oramai vedovo da 20 anni e nutriva un affetto profondo nei confronti della donna testimoniato da alcuni versi a lei dedicati. Tra il 1876 e i 1877 la violinista fu costretta a lunghi soggiorni tra Como, Genova e Venezia a causa della tubercolosi e Charles, in vacanza con la numerosa prole avuta dal suo primo matrimonio, passò a trovarla portandole conforto in un momento in cui temeva tanto per la sua salute quanto per la sua carriera che era per lei unico sostentamento. Le lettere che il pianista spedì ai figli di lei, in particolare al giovane Ludvig che nel 1881 aveva intrapreso i suoi studi artistici  ad Anversa, evidenziano un rapporto fatto di affetto e stima. I due musicisti cominciarono ben presto a tenere numerosi concerti anche  ad Hagen, città natale di Hallé, fin dal 1878, che tuttavia avevano l’apparenza di essere fatti per nascondere soggiorni di natura molto privata tanto da suscitare, anche allora, non poche congetture. Quasi certamente, complice la vita fatta di continui viaggi per concerti, i due musicisti vivessero more uxorio ma Wilma rimaneva una donna sposata,, per quanto separata, e la sua profonda fede cattolica non le avrebbe mai permesso di accedere al divorzio che, infatti, non è attestato in alcun documento. Wilma Nèruda in realtà si era definitivamente allontanata dal suo primo marito fin dal 1868 e aveva deciso di portare con sé i suoi due figli mandandoli a scuola a Brunn, sua città natale. Quando nel 1885 Norman morì era questione di tempo perché Wilma e Charles decidessero di fare il passo definitivo: entrambi erano vedovi, avevano carriere avviate, erano economicamente indipendenti,  maturi  e, in un certo qual modo, erano di reciproca ispirazione l’uno per l’altra, inoltre, avevano entrambi figli grandi. La notizia della loro unione circolava da molto tempo  tanto che, scherzosamente, Wilma Néruda da alcuni buontemponi veniva chiamata Lady Luja perché ritenuta inseparabile dalla sua metà…Hallé, ma il pianista voleva evitare voci ed illazioni che avrebbero potuto nuocere alla reputazione tanto che quando venne a sapere che un giornale aveva pubblicato la falsa notizia del loro matrimonio nell’ottobre del 1885 in aggiunta ad una loro foto insieme esposta in vetrina, senza che Forsyth, il manager, fosse intervenuto per smentire la cosa, si infuriò. Il 28 maggio del 1888 la coppia, alla presenza di familiari ed degli amici più cari tra cui  Joachim, Alfredo Piatti e Clara Schumann e l’immancabile Principessa Alexandra del Galles decise però  festeggiare il fidanzamento con una cena rimasta storica anche per il brindisi che la futura Regina, grande amica della violinista fece alla coppia.

Il Cavalierato.

Il 1888 fu un anno importante nella vita di Charles Hallè che si avviava verso i 68 anni. Prima giunse nella sua casa una importante lettera del Primo Ministro, Lord Salisbury, nella quale si comunicava che la Regina, che da poco aveva festeggiato il giubileo e voluto che gli Hallès al completo partecipassero alla consueta processione, aveva deciso di nominare il pianista Cavaliere per i suoi meriti artistici: prima di lui soltanto altri due musicisti stranieri, Michael Costa e Julius Benedict, avevano avuto questo onore…Ed il titolo non era immeritato: riconosceva ad Hallé quarant’anni di duro lavoro volto a costituire orchestre professionali che regolarmente, dal 1857, avevano cominciato ad esibirsi  in tutto il paese diffondendo le opere di musica da camera e contribuendo ad innalzare così anche i livelli culturali della popolazione. Così, il futuro Sir Charles con la famiglia al seguito, riprese il treno per Windsor stavolta per partecipare alla cerimonia di investitura. Tutti coloro che erano stati nominati erano stati schierati di fronte alla Regina che troneggiava di fronte a loro con una spada poggiata su un cuscino color cremisi; al segnale del Maestro di Cerimonia, uno alla volta, avanzavano per inginocchiarsi di fronte alla Regina che dopo averli toccati tre volte sulle spalle chiamandoli con il loro ‘’nuovo nome’’ esclamava

Rise up, Sir Charles, Alzati Sir Charles

Fu una cerimonia toccante ma non priva di alcuni momenti di ilarità. Fra i nominati non c’era solo chi, come Hallè, era vicino alla Casa Reale ma anche persone investite per motivi politici, tra cui un gentleman australiano che, arrivato il suo turno, si inginocchiò come in preghiera. La Regina, non riconoscendo il gentleman,  chiese al Cerimoniere come si chiamasse e questi, a sua volta, fece la stessa domanda all’australiano che rispose, in preda all’emozione…

L’ho dimenticato!!  E così il Cerimoniere riferì alla Regina che, senza perdersi d’animo disse

– Rise up, alzati Sir Nyum Nyum!  ed il malcapitato, da allora e per sempre rimase Sir Nyum.

Le nozze.

Pochi giorni più tardi, il 26 luglio, Hallè e Wilma Nèruda convolarono a nozze sotto gli sguardi dei figli di lei  e della numerosa prole di lui. Come il pianista ebbe modo di scrivere a Broadfield[1], senza la presenza costante della donna, la sua vita gli sarebbe sembrata certamente inutile, vuota e priva di senso. Dal racconto che anni dopo ne fece Gustav, il minore dei figli di Hallè, da poco rientrato dal Sud Africa, si evince che il padre aveva parlato della sua intenzione di sposare Madame Nèruda soltanto pochi giorni prima, quando il matrimonio era oramai organizzato. Ovviamente, era un matrimonio che Gus non avrebbe potuto in alcun modo impedire e che suo padre aveva tutta la libertà di contrarre ma che, per lealtà nei confronti di sua madre comunque il giovane non si sentiva di approvare. Fu una cerimonia privata quella che si tenne al Brompton Oratory[2]. Era un giovendi mattina e la piccola folla inconsapevole che attendeva la messa giornaliera aveva intuito, dall’eleganza dei convitati, che si sarebbe celebrato un matrimonio: allora come oggi, attendeva impaziente l’ingresso della… giovane…sposa.. E il momento arrivò. La processione nuziale fu accolta da un un mormorio che lentamente, pervase tutta la navata: a marciare verso l’altare non erano le giovani figlie di Hallé piccoline di statura e accompagnate dai due fratelli, Neruda alti e statuari come Vichinghi, bensi un uomo di quasi 70 anni e la sua compagna di quasi 50! Al termine della celebrazione Hallè diede una sovrana al giovane Gustav  insieme al testo della notizia perché la portasse al Times in modo che la pubblicasse il giorno successivo, ma non fu una cosa facile. Il giovane fu costretto a passare da almeno una dozzina di parrucconi del giornale attestando la sua buona fede e la veridicità della notizia con il fatto di essere il figlio del noto pianista: la gente perbene, si sentì rispondere, non avrebbe mai dovuto giocare di queste sorprese al pubblico!  Ed il 28 luglio il Manchester Guardian comunicò che

  • Among the many marriages soleminsed in London yesterday was that of Sir Charles Hallé and Madame Norman Neruda, at the pro cathedral.

Dopo la cerimonia ecclesiastica i pochi invitati furono intrattenuti nella casa coniugale con una semplice colazione alla quale non potè mancare la Principessa Alexandra che, da molti anni, aveva con Wilma Norman Nèruda un legame speciale e di amicizia. La coppia sarebbe dovuta partire di lì a breve per Vienna ma fu costretta ad affrontare, alla fine della giornata,  il momento in cui si ritrovò seduta a tavola, ancora imbandita per la piccola festa, con tutti i figli accanto. E fu allora che il giovan Gus, irritato per non essere stato messo al corrente per tempo delle nozze, disse che non avrebbe consentito che suo padre consumasse a cuor leggero la sua luna di miele, anzi, la sua prima notte di nozze, in casa. Hallè propose allora di starsene fuori per una quindicina di giorni e Gustav rispose che allora lui ne avrebbe approfittato per prendere un  bel box in un qualsiasi teatro a loro spese sino al loro rientro. Hallè accettò e il giovane…per far pagare al padre il fatto di averli tenuti tuti all’oscuro, festeggiò ogni sera in un teatro differente portandosi dietro tutti gli amici che poteva, e ad Hallè non rimase che pagare il conto.

In quella occasione, Charles e Wilma fecero un viaggio familiare raggiungendo la sorella di Wilma, la violinista Marie, a Gleichenberg e successivamente, Parigi, Vienna e qualche giorno in casa dei Sartoris ma fu comunque un viaggio inframmezzato da concerti privati: il vero viaggio di nozze, liberi da impegni familiari oltre che lavorativi fu quello dell’anno successivo. La meta, la classica meta dei viaggi di nozze: l’Italia!

La Luna di Miele in ritardo.

Hallè era stato in precedenza in Italia, a Venezia e a Roma in autunno, quando le città italiane erano piene di gente. Aveva al seguito anche i figli più grandi con i quali viaggiava in treno e fu forse allora che la sua pazienza venne messa a dura prova da situazioni non infrequenti in Italia (sic!!): ponti rotti e, ovviamente, quello che non sopportava: treni costantemente in ritardo[3]. Quel viaggio gli costò l’arrivo a destinazione dodici ore dopo l’orario previsto, dodici ore portati in giro su rotaia per tutta l’ Italia, passando per Ancona e poi di nuovo verso una regione dall’aspetto romantico ma desolato dove l’unico cibo che riuscirono a procurarsi per fu caffè scadente, mele acerbe e uva. Eppure, nonostante tutto, il pianista non aveva esternato in alcun modo la sua rabbia o la sua stizza: dopo dodici ore, forse, non ne aveva neanche la forza…solo una sua frase laconica, un desiderio, espresse il suo disappunto

Come vorrei essere ora su un bel vagone ferroviario in viaggio da Londra a Manchester!

Una considerazione questa che, a detta dei suoi figli maggiori, esprimeva al meglio cosa pensasse dell’Italia, dei ponti rotti, dei torrenti in piena e degli abusi e ritardi delle ferrovie. Ci vollero due giorni a Roma alle cure dei proprietari di allora dell’Hotel Angleterre di Roma per fargli dimenticare il malumore e quel viaggio allucinante[4].

I  non proprio, Novelli Sposi, trascorsero in Italia due settimane, indicativamente tra il 5 ed il 22 aprile del 1889. Il racconto di queste giornate da turisti è quello, un po’ schematico e a volte frettoloso, fatto dallo stesso Hallè nelle lettere spedite dalle diverse località ai suoi figli. Tutta l’organizzazione del viaggio, come anche delle successive tournèè, fu opera del pianista: Wilma, pur essendo una persona che aveva rotto ben più di una convenzione, rimaneva una donna che non amava interessarsi di politica e, stranamente, neanche di questioni femminili e che nel matrimonio con Hallé, dimostrò di affidarsi completamente come nel più tradizionale dei matrimoni vittoriani. Dal canto suo, Charles si era preparato, e, probabilmente aveva preparato anche la sua metà, al ritardo cronico dei treni itliani, invece, in questa occasione, e …considerato il carattere forte della donna, diremmo …per fortuna…rimase piacevolmente sorpreso dalla puntualità. Ovviamente, l’albergo scelto non poteva che essere l’Hotel D’Angleterre che, in via Bocca di Leone, dominava il quartiere inglese di Roma. E la Roma che accolse gli Hallè era ben diversa da quella del 1870! La prima cosa che colpì Sir Charles fu il progresso che avevano fatto gli scavi archeologici ed i molti nuovi rinvenimenti, era per lui incredibile il pensiero che tutte quelle nuove statue neanche pochi anni prima si trovavano sottoterra! Il Foro, il cui scavo era iniziato all’alba della Repubblica Romana del 1849, il Colosseo, dopo le recenti scoperte, agli occhi del tedesco, non sembravano più gli stessi, anche il Vaticano e i suoi dintorni si presentava diverso, del resto, Porta Angelica era stata abbattuta e  non era l’unico monumento caduto sotto le mani del Re Picconatore, Villa Ludovisi, Palazzo Altoviti, il Teatro Apollo sul Tevere, Palazzo Piombino che chiudeva Piazza Colonna, tanto per ricordare alcuni luoghi, l’avevano preceduta e seguita: Roma sembrava, ma in realtà era, una città che stava cambiando veste per essere all’altezza del nuovo ruolo di Capitale. In realtà, la situazione generale di quell’aprile del 1889 non era semplice: le condizioni economiche della città erano difficili, il governo sempre alle prese con la ricerca di soldi e da mesi gli operai erano in tumulto per le condizioni miserevoli in cui erano costretti a vivere e a lavorare[5].

Charles aveva programmato di soggiornare qualche giorno nella Capitale, spostarsi successivamente a Napoli e a Pompei e di tornare a Roma per Pasqua. L’Hotel era certamente confortevole ma il tempo inclemente, anzi, atroce: vento e pioggia incessante che, ovviamente, i due cittadini londinesi, non si aspettavano di trovare nel Paese del Sole! La centralità dell’Hotel consentì ai due musicisti per prima cosa di passeggiare nei dintorni: Piazza di Spagna con la Barcaccia in restauro, Trinità dei Monti, la zona di Piazza del Popolo,

S. Pietro, parte del Vaticano, il Colosseo, con la sua vecchia fontana, la Meta Sudans

Il Pantheon, che finalmente poterono ammirare privo delle vecchie cancellate tra le colonne e le ‘’orecchie d’asino’’ di Bernini, foto 8 il Campidoglio con i suoi due musei[6], il Foro Romano, foto 9 il Foro Traiano, scavato per ordine di Napoleone che con l’abbattimento di alcuni edifici medievali considerati privi di interessi mise in luce il settore centrale della Basilica Ulpia ed il peristilio intorno alla colonna poi sistemati da Papa Pio VII dopo il suo ritorno a Roma. Certamente, durante questa prima passeggiata Wilma e Charles avranno quantomeno intravisto quel che rimaneva del perimetro del foro di Nerva, le Colonnacce con il loro Antico Forno,

il Tempio di Venere e Roma in lontananza. Successivamente, con la loro carrozza,  si spostarono verso Tempio di Vesta che certamente forse videro circondato da carretti e buoi nell’allora Foro Boario, foto 11 e ovviamente anche l’antistante Santa Maria In Cosmedin

e San Paolo fuori le mura, una grande quantità di  archi trionfali[7], e l’immancabile Fontana di Trevi[8] forse vista nel rientro in albergo. Certamente, anche se Sir Charles non lo nota, è molto probabile che i due, oltre per ammirare la maestosità della Fontana Romana, abbiano provato la tradizione che in quegli anni prendeva piede di lanciare la monetina nella fontana dandole le spalle, tradizione inventata dall’archeologo Helbig[9] di stanza a Roma proprio in quegli anni, una sorta di rito propiziatorio per augurare ai suoi ospiti, amici e connazionali, il ritorno nella città Eterna e lenire la malinconia di dover lasciare una città così bella. Helbig rimaneva a Roma ma per i tedeschi che partivano quella era una tradizione che si allrgò a macchia d’olio. Helbig tuttavia, non aveva fatto altro che rinvigorire una tradizione antichissima a Roma, quella di gettare un obolo nei pozzi per accattivarsi il favore delle divinità alla vigilia di un viaggio ma anche celtica. Ma Wilma e Charles nelle loro passeggiate romane non si affidavano al caso, avevano una guida, un personaggio che, a detta loro, vantava un’intima conoscenza con il Cardinale Mannig[10]: il Principe Jerome, cugino di Napoleone III grazie al quale i musicisti poterono (intra)vedere i Reali Italiani spostarsi  su tre carrozze distinte perché lui, ne conosceva le abitudini.

 Il 7 aprile fu  dedicato  anche alla visita del Quirinale con le sue stanze che apparvero belle, ma fredde e impresonali! Il 9 aprile la pioggia incessante dalla mattina alla sera costrinse gli Hallé a fare  visite al chiuso ricorrendo all’aiuto di Mr William Bliss, inglese noto per il suo lavoro presso l’Archivio Vaticano che trascorreva gran parte dell’anno proprio nella Capitale.[11] Hallè racconta alla figlia che arano arrivati allo studioso grazie ad una lettera di Lady Herbert[12] anche lei amica del Cardinale Manning e, indirettamente, degli Hallé. Grazie a Bliss gli Hallè furono condotti a visitare  parte della Biblioteca e degli Archivi che di norma non venivano aperti a nessuno,[13] i Musei Vaticani, in particolare il Museo Pio Cristianole Stanze dei Borgia che, con i loro affreschi di Pinturicchio rimasero particolarmente impresse ai due musicisti grandi amanti dell’arte, e un antico manoscritto  della vita di San Giorgio miniato da quello che allora si credeva essere  Giotto.[14]

Dopo pranzo fu la volta della visita a Lord Dufferin, ambasciatore a Roma e  al Vescovo di Trebisonda al quale Hallè si rivolse nella speranza di una udienza privata con il Papa e di una chiacchierata con l’archeologo Sir Charles Thomas Newton, già console di Mitilene e di Roma, noto al mondo come scopritore dei tesori di Alicarnasso e  per aver  arricchito le collezioni archeologiche del British Museum. Gli Hallè avevano intenzione di partire il giorno stesso per Napoli dove avevano già prenotato delle camere al Grand-Hotel[15]ma alcuni connazioniali di ritorno dalla cittadina li avvisarono che lì c’erano stati dei casi di febbre tifoide di cui uno mortale.

Così, dispiaciuto per questo ennesimo inconveniente che si aggiungeva al cattivo tempo di Roma, Hallé passò gran parte del giorno successivo a cercare camere in un Hotel differente. Nell’attesa di avere risposta dall’Hotel Bristol, mercoledi 11 aprile Wilma e Charles fecero la consueta gita nella campagna romana per vedere due straordinarie tombe altrettanto straordinariamente conservate e decorate…purtroppo sull’Appia Antica è difficile capire di quali tombe si tratti e di quali decorazione parli, vista la straordinarietà possiamo pensare a Cecilia Metella..

Mentre se ne stavano a zonzo per la campagna i due vennero catturati da voci e risate provenienti da un’altra carrozza: il mondo, come si sa, è alquanto piccolo e fu così che i due incontrarono Hamilton Aidé[16] ed alcuni altri amici che tornavano da Napoli e che  il giorno successivo sarebbero partiti per Firenze: ne seguì una  lunga chiacchierata ma oramai, si stava facendo tardi: gli Hallé avevano deciso di partire nel primo pomeriggio per cui furono costretti a declinare diversi inviti quali quello a casa di William Story. Wilma e Charles arrivarono a Napoli giovedì 12 alle 19: le ferrovie italiane ora sono puntuali, scrisse alla figlia! Trovarono un’ottima e calda accoglienza ma soprattutto camere con vista mare: da lontano si scorgeva Capri e il Vesuvio che, dall’inizio dell’anno, aveva ricominciato una intensa attività, e in lontananza lanciava in aria detriti di un rosso intenso ad intervalli così regolari  che, successivamente fecero affermare di Wilma di aver visto quasi una sorta di luce rotante costante intorno alla cima del vulcano.

Napoli e il Risanamento.

All’alba dell’Unità di Italia, Napoli e tutto il Meridione, furono abbandonati a sé stessi. Napoli in particolare, tra il 1880 e il 1889, aveva visto un enorme incremento demografico[17] che aveva portato all’addensamento della popolazione in aree ristrette, umidità, mancanza di luce, acque attinte alle fontane o ai pozzi infiltrate da quelle dei  pozzi neri o provenienti dalle strade,  sistemi di fognatura inadatti o inesstenti, poco ricambio di aria nelle case, incuria nelle pubbliche vie, mai spazzate se non dall’acqua piovana, e condizioni igieniche personali inesistenti. Centinaia di abitazioni erano sorte nei fondaci portuali vecchi magazzini che ricevevano luce solo dal cortile interno ricettacolo di immondizia e di acque impure visto che erano anche privi di rete fognaria.[18] Il Ventre di Napoli era davvero un ventre nel quale ristagnava l’odore degli escrementi umani ed animali aggiunti a quelli delle attività di concia o di tinta.

In questi vivono ammonticchiate parecchie migliaia di persone, talmente avvilite dalla miseria, che somigliano più a bruti che a uomini.[19]

Situazione peggiore dei fondaci erano i cosiddetti bassi, dei terranei senza finestre che prendevano luce solo dalla porta, degli antri, delle stamberghe, dove la condizione di oscurità era totale e non si sfuggiva al contatto diretto con le strade che erano vere e proprie latrine.

In questa situazione sociale accattonaggio, povertà, prostituzine, camorra ed epidemie erano all’ordine del giorno. 

Ricavo da un lavoro … dell’Ufficio statistico municipale, che, a fronte di 45.000 vani, Napoli possiede 54.000 bassi, dei quali ben 36.000 lungo le vie. E questi nondimeno, quantunque privi di luce, specialmente nei rioni della marina e su per i vicoli dei colli, umidi e muffiti, non sono il più abietto ricettacolo della plebe napoletana. Vi è qualcosa di molto triste, vi sono i fondaci: cortili vecchi e luridi, vicoletti senza uscita, cui di solito si accede per un androne, chiusi da alte fabbriche e mezzo nascosti qua e là in tutte le dodici sezioni …Se ciò relativamente è per la città in generale, si immagini ognuno quel che poi debba essere quella parte della vecchia Napoli, che ne è proprio il basso ventre.[20]

Nel 1884 a seguito del colera stavolta importato dall’Europa che fece oltre 8000 morti[21], fu approvata una legge specifica volta al risanamento della città[22] che dava al Comune poteri praticamente illimitati:  l’intezione era quella espressa alcuni anni più tardi di rendere la città la più gradita ai forestieri (…) igienica, sicura, pulita e gaia,[23]e la soluzione identificata fu sventrare[24] i quartieri bassi di Porto, Pendino, Vicaria e Mercato situati sotto il livello delle acque e caratterizzati da stradine chiuse, poco ariose che avevano contribuito al diffondersi dell’epidemia. In realtà questi quartieri erano stati oggetto negli anni 60 dell’Ottocento di attenzione soprattutto per la presenza di nuclei industriali che, a detta degli ingegneri che progettarono i primi nuclei di case più salubri per gli operai, sarebbero dovute essere quantomeno delocalizzate[25]. Ovviamente le prime case-modello operaie, case popolari vennero costruite ma, nonostante la buona volontà di coloro che si occuparono per la prima volta del problema, si ritrovarono comunque a ridosso delle fabbriche. Come sempre accade, l’espropriazione dei terreni per costruire i nuovi quartieri per abbassare la densità della popolazione, costruire le  nuove strade per far entrare la brezza marina, o sistemare il sistema fognario, comportarono l’inizio di qualcosa mai visto prima ma che oggi è abbastanza noto, per non dire la norma: la corruzione di politici e impreditori di fronte ai soldi stanziati. Mentre la Banca Tiberina e la Società dell’Esquilino, forti dell’appoggio Sabaudo a Roma come a Napoli, cominciarono a costruire gli eleganti quartieri sulle colline, come il Vomero, occupandosi di tutte le infrastrutture necessarie, in città si faceva fatica a trovare imprenditori che si assumessero il rischio di opere di altra natura e, ben presto, iniziò un vero e proprio sacco edilizio da parte di diverse Socetà Anonime non napoletane,[26] anche perché la borghesia riconosceva come unica forma di reddito il bene fondiario e sventrare la città significava comunque avere a disposizione nuovi terreni: la plebe andava espulsa dal centro, perché le evoluzioni sociali e sanitarie lo esigono irreparabilmente.[27] Non importava valorizzare le potenzialità che la città aveva e risolvere il problema da un punto di vista sociale, importava lo sfruttamento personalistico dei suoli. Per questo i progetti che anni prima erano stati elaborati dal napoletano di origine scozzese Lamont Young, alcuni davvero pionieristici, a parte quelli relativi ad alcuni edifici, rimasero carta straccia.[28] Young, boicottato per la sua non connivenza con l’affarismo sfrenato e forse  la sua integrità, fu letteralmente silurato dalla Banca Tiberina che gli espropriò volutamente un suolo per la costruzione di una delle stazioni della funicolare. Un primo passo venne fatto con  la derivazione dell’acqua dal Serino con la costruzione di un nuovo ramo di acquedotto inaugurato nel 1885. L’approvvigionamento idrico fesce scemare notevolmente i casi di colera e di febbre tifoidea,[29] rendendo rare malattie quali la scabbia e la tigna ma non debellò, nelle classi più povere, quelle dovute alla cattiva o insufficiente alimentazione. Se Napoli era diventa più salubre da un punto di vista dell’acqua non  fu lo stesso dal punto della corruzione e della criminalità dal momento che l’Onorata Società cominciò a gestire appalti, manovalanza e cantieri: fu un vero trionfo di appalti truccati vinti dalle stesse persone, opere bellissime molte delle quali incomplete, ribassi ingiustificabili, rialzi nei prezzi dei terreni da espropriare, rallentamento dei lavori, illeciti amministrativi. Del resto, già nel 1888 era chiaro che il Risanamento da intervento di pubblica utilità portato avanti dagli architetti che lo avevano immaginato anche con coscienza,[30] si era trasformato nella più bieca delle speculazioni che coinvolgeva ogni aspetto della politica, dell’imprenditoria e della criminalità organizzata senza escludere i mezzi stampa.

Napoli, come Roma, cambiò volto ma Corso Umberto I ed  i palazzi umbertini non fecero che nascondere il degrado e la povertà nei rioni più poveri,

Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete, quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà: bisogna rifare. Questo diceva all’inizio dell’operazione Matilde Serao inizialmente forse speranzosa negli interventi dello Stato ma che, ben presto si rese conto che tutto questo demolire e ricostruire fu solo il paravento[31] del Salotto buono del Rettifilo, delle strade allargate dietro il quale veniva nascosto il vero volto di Napoli.

E in ultimo, sapete che è accaduto? Che il popolo, non potendo abitare il Rettifilo, (…) non avendo delle vere case del popolo, è stato respinto, respinto dietro il paravento!

La questione igienica forse fu per lo più risolta, ma la bonifica igienica alla fine fu davvero ben poca cosa ed i più poveri, sfrattati, ghettizzati, si ammassarono nei vicoli limitrofi, nell’hinterland di Napoli e persino sulle pendici del Monte Echia nel tentativo di sopravvivere ad un costo della vita triplicato[32]Come spesso in Itialia: i problemi erano stati semplicemente spostati. Non solo, anni più tardi, nel 1894 venne istituita una commissione di inchiesta ma ovviamente non portò ad alcuna condanna, anzi, l’ala politica dell’Italia  Unita Sabauda dei Crispi e dei Giolitti di turno, venne salvata con il classico colpo di spugna all’Italiana. Il Risanamento segnò la separazione tra città ricca, quella frequentata dagli Hallé, tra il Vomero, Posillipo, Corso Umberto I e Chiaja, i salotti, e città povera, quella della plebe, di cui ci si dimenticò contribuendo così al diffondersi di un degrado morale che andava ben oltre la presenza di persone oneste.[33]

Il Soggiorno napoletano.

Parte di venerdi 13 aprile la coppia lo trascorse al Museo Archeologico di Napoli che a Charles sembrava più interessante che mai. 

Le tappe successive furono Posillipo, la Tomba di Virgilio, alla riviera di Chiaja piena di deliziosi carri di ogni genere e colore e certamente, anche la Villa Comunale che più però non presentava i due eleganti Casini del Vanvitelli  diventati punti di ristoro anche per coloro che volevano scendere nella sottostante spiaggia naturale…  

Hallè non sapeva che quel delizioso lungomare, bellissimo e comunque  invidiato ancora oggi da tutto il mondo, fu  frutto di una colmata che  riempì l’intero bacino frontestante la riviera, da Mergellina a Santa Lucia, senza alcuna preoccupazione dell’impatto ambientale e facendo perdere ai marinai, ma anche a Napoli, una spiaggia naturale. L’impresa fu  portata avanti da una ditta belga a cui venne ceduta, che si accollò le spese in cambio del diritto di edificare a proprio piacimento sull’attuale viale Gramsci. E il vecchio borgo di Pescatori fu costretto a spostarsi in un villaggio che divenne una specie di ghetto.

Cosa videro gli Hallé che certamente passeggiavano in carrozza?[34] Forse un cantiere dal momento che dopo i primi abbattimenti i lavori iniziarono solo nel giugno del 1889, due mesi dopo il loro viaggio, e lo stesso Rettifilo fu aperto solo nel 1894, ma agli inglesi interessava l’aspetto più pittoresco e Napoli ne forniva a piene mani. Nella strada si vendevano frutti di ogni genere (e soprattutto fichi d’India, meloni, aranci), verdure, pannocchie di granturco e polipi bolliti, tarallucci, coralli e lavori di lava e di madreperla. Venditori più poveri trasportavano la loro merce in grosse ceste sulla testa. I chioschi degli acquaioli, addobbati con serti di limoni, offrivano acqua sulfurea e acqua del Serino, anche con l’aggiunta di sciroppo di orzata, di amarena o di anice. A ridosso dei chioschi la gente, oziava, beveva, mangiava, chiacchierava, raccontava, trattava, vendeva, riposava. La strada risuonava dei  richiami dei venditori e di canti. Gli Scugnizzi giocavano e si azzuffavano. Fu la volta di Pompei nella quale il lavoro ferveva da sempre! Tra il 1887 e il 1889 erano infatti iniziati gli scavi non solo per individuare la linea di costa precedente l’eruzione del Vesuvio ma anche individuare tracce di civiltà preromane.  Il tempo era meraviglioso e la coppia era in visibilio. Charles certamente aveva già visitato Pompei  e forse anche Wilma…dal momento che alla figlia scrive

Era ed è il posto più meraviglioso del mondo, non puoi neanche immaginare quante cose nuove siano state portate alla luce dall’ultima volta che ci siamo stati.

Furono le pitture a lasciare a bocca aperta i due coniugi, soprattutto quelle che erano state portate alla luce da poco che sembravano essere state dipinte tanto per i colori quanto per lo stato di conservazione, da poco: ghirlande di fiori, uccelli, fiori su fondo scuro tra cui un uccellino che becca un acino di uva di fronte al quale rimasero parecchi minuti. La sera il tempo cambiò improvvisamente portando un temporale ma i neo sposi, stanchi, incuranti del maltempo se ne tornarono in albergo. Ma la mattina del 14, di nuovo pioggia e grandine: la cosa si faceva seria perché avrebbe significato nuovamente visitare luoghi al chiusi come il Museo…non sappiamo cosa accadde. La lettera successiva di Hallè a sua figlia li vede il 22 aprile nuovamente a Roma e non racconta le visite successiva di Napoli

Il secondo soggiorno romano.

Venerdì 20, pomeriggio, la coppia era di nuovo alla stazione di Napoli, mezzora prima come era consuetudine del pianista ma nonostante questa precauzione tutti gli scompartimenti erano occupati da una moltitudine di italiani ma soprattutto, dai loro innumerevoli bagagli per l’abitudine tutta italiana di portare con sé nello scompartimenti una moltitudine di borse, valigie… ma poi arrivò il consiglio di un facchino che per pochi franchi in più gli indicò un Pulman Car, una carrozza accoppiata ad un treno per Roma e riuscirono a viaggiare comodi senza perdere i bagagli. Immediatamente dopo il rientro a Roma la coppia fu ospite dell’ambasciatore  Lord Dufferin insieme allo scultore Theodor Bohem[35] che soggiornava nello stesso Hotel degli Hallé e che li aiutò a pianificare il resto dell’itinerario turistico passeggiando e chiaccherando amabilmente sul Pincio dove da poco erano stati collocati diversi  busti tra cui quelli di Belli, Pomponio Leto,  Nibby, Masaccio e Vespucci. La mattina del Sabato fu finalmente la volta della Messa a San Pietro officiata dall’altare laterale vicino all’ingresso della cripta e ovviamente, si trattava di una messa cantata ed officiata in latino sebbene entrambi i musicisti notarono che il Coro cantava musica che  non si poteva definire ‘’sacra’’… non si capisce bene cosa volessero intendere.  Dopo un altro giro nel centro di Roma, dove non sarà mancata la visita al Palazzo delle Esposizioni, la coppia si spostò  verso San Giovanni percorrendo il lungo vialone alberato, dove nel pomeriggio presero i Vespri officiati dal Vescovo di Trebisonda, amico di Hallè e splendidamente cantati.

La mattina successiva, passando davanti al Palazzo di Giustizia di cui erano state gettate le fondamenta da poco[36], gli Hallè erano di nuovo in Vaticano, in prima fila per la Messa officiata dal Papa nella Sala del Concistoro. Leone XIII era già molto anziano, dall’andatura traballante, la voce tremula ma stupì la coppia per la profondità di espressione anche nella lettura del Vangelo che sembrava quasi scoprire per la prima volta provocando così una grande emozione in tutti i fedeli. Rispetto alla mattina precedente tutta la cerimonia fu all’insegna della semplicità de del rigore: niente musica, niente cardinali schierati, solo i fedeli, pochi preti e ovviamente alcune Guardie Svizzere. Fu una cerimonia molto toccante e, per Wilma, che da tempo desiderava avvicinarsi al Papa, un’esperienza indimenticabile. L’unica delusione fu l’impossibilità di trovare posti disponibili per una udienza privata nonostante i tentativi, i contatti e le conoscenze. Alle 9 la coppia tornò in Hotel pronta ad una nuova giornata, una delle ultime, alla scoperta di Trastevere.

Prima fu la volta di Villa Farnesina. Nel 1889 la Villa, costruita nel ‘500 per il banchiere Agostino Chigi, dopo essere passata ai Farnese, era diventata di proprietà dei Borbone di Napoli che l’avevano concessa all’ambasciatore spagnolo Bermudez Castro Duca di Ripalta in enfiteusi.

Ripalta era stato l’artefice di  tutta una serie di lavori interni e di sistemazione dei vialetti ma anche cambiamenti irreparabili. Dal 1876 infatti il lungotevere venne interessato dai lavori di costruzione dei muraglioni che modificarono l’aspetto di tutte le zone interessate. Il Duca cercò di impedire la realizzazione del progetto che fece venire alla luce diversi punti di fragilità della proprietà ma nulla potè. Alla sua morte la villa fu riscattata dai suoi eredi ma nel 1884 l’apertura del Lungotevere decretò  la distruzione di parte dei giardini e della Loggia che si ritiene fosse  stata disegnata da Raffaello che, insieme a Peruzzi fu l’artefice di un ciclo di affreschi, quali il Trionfo di Galatea che gli Hallè andarono ad ammirare. Quindi gli Hallé si spostarono nell’antistante Palazzo Corsini ricco di storia[37] che pochi anni, nel 1883 prima, il Principe Tommaso Corsini aveva venduto al Governo Italiano con biblioteca e gallerie che divennero pertanto prima sede dell’Accademia dei Lincei successivamente della Galleria di Arte Antica aperta per ospitare le opere della collezione Corsini, tra cui  Caravaggio, Beato Angelio e Rubens che certamente la coppia ebbe modo di ammirare oltre a poter vedere Roma dallo scalone in tutta la sua Maestà, con San Pietro e il Gianicolo in lontananza, ed infine, l’immancabile visita alla Chiesa della Patrona dei Musicisti, la Basilica di Santa Cecilia che, secondo la leggenda, i musicisti  sapevano sorgere sulla casa familiare della giovane martirizzata nel 230 d.C: era stato Papa Urbano che aveva convertito suo marito, a seppellire il corpo tra quello dei Vescovi e a consacrare la casa  trasformandola in una Chiesa.[38]

L’ultimo evento raccontato da Hallè e che sicuramente terminò la loro luna di miele in ritardo, fu il Colosseo illuminato dai fuochi dei Bengala: era certamente il 21 aprile, Natale di Roma che, dal 1849 veniva festeggiato con grande solennità.  Erano stati i repubblicani radicali a voler riportare Roma nel cuore degli italiani per farne il simbolo della lotta per l’Unità Nazionale, ed era stato Mazzini ad affidarle il compito di avere una missione civilizzatrice, di faro, di portatrice di ideali e valori legati alla libertà… Fu proprio durante la breve esperienza della repubblica romana che venne ripristinata la festa del Natale di Roma e, ovviamente,  simbolo della vittoria della laicità e del popolo sul potere del Papa non potevano che essere i Fori ed il Colosseo.

E così, ogni il 21 aprile dalle 8 della mattina alla sera tardi Roma s vestiva a festa: i banditori annunciavano gli spettacoli della giornata, tra bande militari, cori che inneggiavano al Risorgimento, spettacoli di giocolieri; le vie si riempivano di venditori di legumi, serragli di animali ma tutti attendevano il tardo pomeriggio quando il Colosseo veniva illuminato inizialmente dall’interno e, successivamente, anche nella parte esterna prospiciente  il Tempio di Venere e l’Arco di Costantino finchè tutta la Via Sacra veniva interessata dallo spettacolo delle luci colorate. Il Colosseo illuminato e rischiarato dalla luna era certamente una presenza importante ma anche rassicurante per i romani ma quando veniva illuminato con i Bengala, quello spettacolo meraviglioso era capace di toccare anche il più scettico dei presenti. I fuochi passavano dal rosso al blu al bianco producendo così diversi effetti sugli spettatori:  il rosso dava l’impressione di una vera e propria eruzione e, il suoi incendiarsi certamente ricordava ai romani l’animo di Nerone, ma quando virava verso l’azzurro, il blu e il verde smeraldo, allora il fascino esercitato sugli spettatori era indescrivibile, sembrava di essere trasportati in cielo ma quando la luce diventava bianca, allora gli animi venivano soffusi da dolce mestizia e desiderio di essere trasportati lì, proprio in quella luce bianca.[39] A completare quello spettacolo i vortici di luce che, innalzandosi verso il cielo, compivano le evoluzioni più strane creando una scenografia fantastica.[40] Il racconto di Hallè del viaggio di Nozze termina con questo evento. E’ probabile che la mattina successiva, il 22 i due siano partiti per rientrare a Manchester e Londra portandosi nel cuore, per molto tempo le bellezze di Roma e Napoli.

Bibliografia

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Boubèè, F.C. Il problema economico industriale napoletano. Atti Regio Istituto d’incoraggiamento di Napoli, 1903 vol. 4, rapporto 4, pag 7.

D’Ambrosio G.,  Il ventre di Napoli. Aspetti e vicende della città popolare nel XIX secolo, Roma, Newton & Compton, 1996

Hallè,C.,  Being an Autobiography (1819-1860) with Correspondence and Diaries.Cambridge: Cambridge Library Collection – Music 200

Nitti F.S. , La città di Napoli, Napoli, Lorenzo Alvaro, 1902

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Serao, M. Il Paravento

Turchi M., Sulla igiene pubblica della città di Napoli, Napoli, 1861

 Turchi M., Notizie e documenti riguardanti le condizioni igieniche della città di Napoli raccolti nelle dodici sezioni, Napoli, 1863

Villari P., Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, introduzione di Francesco Barbagallo, Napoli: Guida, 1979

Atti della Commissione di Inchiesta sui ritardi ferroviario 1889


[1] Lettera a E. Broadfield (1831-1913).

[2] Chiesa del Cuore Immacolato di Maria a South Kensington

[3] Negli anni ‘ 80 dell’Ottocento, le strade ferrate erano gestite da tre diverse Società, la Mediterrane, l’Adriatica e la Sicula, diverse ma accomunate dal non riuscire a far arrivare i treni italiani in orario. Tralasciamo le note vicende storiche e di subappalti di cui furono protagoniste e che avevano portato alla nomina di altre Commissioni di Inchiesta per occuparci solo della questione dei ritardi.

 Nel 1887 fu nominata una Commissione di inchiesta che identificò diverse cause per i ritardi cronici di cui parla Hallè, locomotiva insuffucienti, scambi insufficienti da cui la necessità di cedere il passo ad un altro treno in arrivo,  binari stretti, condizioni atmosferiche, guasti alla linea, riallentamenti dovuti a manutenzione ordinaria e straordinaria, Ognuna di queste cause aveva avuto una attribuzione di un numero massimo di minuti di ritardo che poteva comportare che, di norma non doveva superare i 25 minuti, e, di norma Società e macchiniste venivano multati o sanzionati dall’Autorità sebbene in modo lieve. Da una attenta analisi la Commissione identificò che le tre Società non potevano imputare i ritardi alla scarsita di personale impiegato che anzi era di gran lunga a quello di altri paesi e che quindi doveva rientrare nella media e che i ritardi che pesavano maggiormente erano quelli dovuti all’incrociamento, risolvibile con la costruzione del secondo binario, e di operazioni di carico e scarico risolvibile con la costruzione di binari di manovra e mezzi di carico e scarico nelle stazioni. Inoltre ritenne che si dovessero non solo mettere ammende ma anche premiare i fuochisti ed i macchinisti perché far arrivare un treno in orario avrebbe consentito un risparmio di combustibile

 

[5] Un mese dopo scoppiò a Roma una delle prime bombe anarchiche

[6] Musei Capitolini e probabilmente il Museo Nazionale Romano aperto proprio nel 1889

[7] Archi di Tito, di Costantino e di Settimio Severo ma probabilmente videro anche l’Arco dei Pantani e l’Arco di Druso

[8] Halle nelle sue lettere non segue una linea di itinerario cronologico ma trascrive quello che gli è rimasto impresso senza badare all’ordine

[9] Lucia Travaini. Le monete a Fontana di Trevi

[10] Henry Edward Manning (Totteridge15 luglio 1808 – Londra14 gennaio 1892) pastore della Chiesa anglicana, con la quale entrò in contrasto, si convertì al cattolicesimo romano nel 1851 diventando arcivescovo di Westminster nel 1865. Fu nominato cardinale nel 1875.Dieci anni più tardi fu nominato cardinale da Pio IX col titolo dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio, partecipando in questa veste al conclave del 1878 da cui uscirà eletto Leone XIII

[11] Mr Henry W. Bliss 26 April 1835 – 8 March 1909. Prete anglicano convertito al cattolicesimo. Per la sua cultura il Public Record Office nel 1877 gli chiese di svolgere delle ricerche nell’Archivio Vaticano che, allora, non era stato ancora apert alla consultazione generale: lo scopo di studiare, esaminare ed ordinare quanto riguardava la cancelleria papale e le lettere spedite al Papa ed i rapporti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Anglicana. Inizialmente il Papato era sospettoso nei confronti dell’inglese, tuttavia, il suo carattere e la sua bonomia lo resero così noto in ambiente romano ed amato che nel 1886 divenne tutore di inglese di Vittorio Emanuele.Ancora oggi il lavoro di Bliss rimane indispensabile per conoscere la storia della Chiesa nelle Isole Britanniche nel periodo antecedente alla Riforma.

[12] Mary Elizabeth Ashe à Court-Repington (Londra21 luglio 1822 – Londra30 ottobre 1911),traduttricescrittrice e filantropa, convertita al cattolicesimo grazie all’influenza del Cardinale Manning

[13] Gli Archivi Vaticani vennero aperti alla Consultazione generale nel 1880 ma, allora come oggi, una parte rimane fuori dall’accesso concesso agli studiosi.

[14] Probabilmente il codice miniato commissionato dal cardinale Jacopo Stefaneschi, titolare di San Giorgio al Velabro che contieneuna storia agiografica e inni dedicati a san Giorgio, Il manoscritto contiene diciotto pagine istoriate, tutte caratterizzate da un’alta qualità esecutiva e una notevole omogeneità stilistica, tra le quali spicca il San Giorgio e il drago (85 r), dipinto in un paesaggio lacustre. Lo stesso stile raffinato è stato riconosciuto in altri manoscritti e dipinti su tavola ma non si tratta di Giotto. De Nicola nel 1908 identificò questa mano ritenendo che il miniatore fosse stato influenzato da  Simone Martini e Matteo Giovannetti ad Avignone, ebbe comunque una formazione giottesca, su cui innestò elementi più puramente gotici, dall’eleganza fiabesca derivata dalla coeva pittura francese

[15] Il Grand Hotel di Napoli, fondato nel 1880 dall’albergatore svizzero Alfred Hauser  era ubicato all’incrocio tra via Caracciolo e Piazza della Repubblica. Dicerie diffuse sostengono che l’edificio sia stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale a seguito dei bombardamenti alleati oppure minato dai tedeschi per non lasciare tracce essendo stato una delle loro sedi in città fino alle 4 Giornate. Di fatto una foto scattata nel 1944-45 dimostra che l’Hotel era ancora in piedi e in buono stato dopo l’arrivo degli Alleati. Quindi se ne deduce che sia stato abbattuto proprio dagli Americani per costruire al suo posto l’edificio che attualmente ospita il Consolato degli U.S.A.

[16] Charles Hamilton Aide (4 November 1826 – 13 December 1906) figura di spicco nella società letteraria inglese, autore di drammi, poesie, testi teatrali, ballade e canzoni molto conosciute ed apprezzate, amico di Henry James e animatore di diversi salotti culturale

[17] 494,314 abitanti nel 1881 a 518,510 nel 1892

[18] Iniziata nel 1883

[19] Pasquale Villari. Lettere meridionali

[20] Giustino Fortunato. Ricordi di Napoli 1874

[21] Nonostante i segnali l’emerganza non fu ben gestita per evitare allarmismi e quando, dopo 1 mese dalle prime morti c’ernao evidenze incontrovertibili, non era più possibile alcuna azione preventiva.

[22] Legge speciale per Napoli  2892 15 gennaio 1885. Nel 1888 fu adottato il Codice  di Igiene e Salute Pubblica e Costituita la Società pel Risanamento di Napoli ancora oggi esistente sebbene si occupi solo di vendite immobiliari.

[23] Boubèè cit.

[24] Neologiscmo dell’epoca da Il ventre di Napoli di Matilde Serao usato da Agostino De Pretis che richiamava così la richiesta di intervento salvifico dello Stato nel Ventre della città di Napoli. Il Progetto in realtà c’era dai tempi dei Borbone che nel 1860 istituirono le prime Commissioni in tal senso ma,  cattolici, si opposero all’attuazione soprattutto perché simili opere avrebbero comportato, quello che accadde poi a Roma, abbattere monasteri e chiese: sarebbe stato impossibile costruire una strada dritta senza distruggere almeno due chiese.

[25] Marino Turchi allora capo dell’Ufficio di Igiene del Comune identificò il problema delle fonderie dei metallo, delle tintorie e della concia delle pelli come motivo di insalubrità e incompatibilità con le abitazioni in aggiunta al problema della difficoltà di transito che producevano

[26] Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, Banca Subalpina , Società Fratelli Marsiglia di Torino, Banca Generale e l’Immobiliare dei Lavori di Utilità Pubblica ed Agricola di Roma.  la Banca Tiberina, di Torino

[27] R. D’Ambra. Napoli antica 1889

[28]  Nel 1872, presentò i disegni della metropolitana di Napoli che prevedevano la costruzione di una strada ferrata sotterranea, con strutture sopraelevate in alcuni tratti, di connes¬sione tra Bagnoli, Posillipo, Vomero, San Ferdinando e Capodimonte. Di cultura fortemente progressista, stimolò uno sviluppo sostenibile del turismo e propose i disegni del “Rione Venezia”, un nuovo quartiere che da Santa Lucia, lungo la costa di Posillipo avrebbe dovuto collegare Napoli con i Campi Flegrei attraverso un canale navigabile con battelli, sfociando a Bagnoli in un quartiere residenziale a scarsa densità abitativa fornito di stabilimenti balneari e termali, alberghi, un giardino zoologico, giardini, zone terrazzate, ville degradanti verso il mare, negozi e un palazzo di cristallo con un lago e delle isolette.Bagnoli, nel 900 divenne sede di acciaierie…

[29] I dati del 1892 attestano 468 casi mortali nel 1881 contro i 182 del 1889 a 95 del 1892

[30] Adolfo Giambarba che per primo denunciò la speculazione messa in atto.

[31] Serao. Il Paravento

[32] Situazione che infatti nel 1898 degenreò in una serie di tumulti

[33] Il Risanamento terminò nel 1910. Dei 375.000 m2  minimi di costruzione previsti nel contratto che ne prevedeva 980.00 ne vennero fatti 180.000. I soldi versati nel 1884 sparirono nel giro di 1 anno a causa di espropri costosissimi o incidenti di percorso e la società statatle nel 1888 dichiarò di essere sull’orlo della bancarotta; per evitare di lasciare Napoli sventrata la società venne più volte ricapitalizzata, gonfiando a dismisura, nuovamente, i costi. Il Comune di Napoli, le cui finanze non erano certo floride alla vigilia dell’Unita di Italia, fu costretto a farsi carico delle ulteriori spese indebitandosi ulteriormente e, un po’ per la connivenza con la criminalità ma anche per il debito, fu commissariato più volte. A parte la costruzione del Palazzo della Borsa, durante il Risanamento non furono costruiti ospedali, scuole e tutti i servizi pubblici presenti nel progetto originale in compenso vennero abbattuti anche chiese, fondachi risalenti al periodo angioni aragonese, Castel Dell’Ovo, definito dalla Società di Artisti e Letterati di Napoli, un rudere  che non ha più ragione di essere in piedi, si salvò per puro caso, e dei 40.000 m2 di case economiche progettate, neanche l’ombra

[34] La funicolare fu inaugurata nell’autunno del 1889[35] Sir Joseph Edgar Boehm, 1 ° Baronetto, RA (6 luglio 1834 – 12 dicembre 1890) è stato un medaglista e scultore britannico di origine austriaca, meglio conosciuto per la “testa del giubileo” della regina Vittoria effigiato sulle monete e la statua del duca di Wellington all’angolo di Hyde Park. Durante la sua carriera Boehm mantenne un grande studio a Londra e ha prodotto un volume significativo di opere pubbliche e commissioni private. Una specialità di Boehm era il busto ritratto;

[36] 14 marzo 1889, un mese prima, il Re Umberto I aveva gettato la prima pietra.

[37] Edificato alla fine del XV secolo dai Riario, nipoti di Sisto IV della Rovere,  fu dimora Cristina di Svezia che  ospitò nel giardino le prime riunioni di quella che sarebbe poi divenuta l’Accademia dell’Arcadia (la cui sede è attualmente a Roma presso la Biblioteca Angelica, in piazza di Sant’Agostino). Nel 1736 l’edificio e il giardino furono acquistati dal cardinale fiorentino Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, che affidò i lavori di ristrutturazione del palazzo al conterraneo Ferdinando Fuga che trasformò la piccola villa suburbana dei Riario in una vera e propria reggia raddoppiando l’estensione della facciata. Durante l’occupazione napoleonica di Roma, il palazzo ospitò Giuseppe Bonaparte, fratello dell’imperatore. Nella parte superiore della villa (casino dei Quattro Venti) si svolse il 3 giugno 1849 uno dei più sanguinosi combattimenti in difesa della Repubblica Romana contro i francesi durante il quale fu ferito a morte Goffredo Mameli. Nel 1856 gran parte dei giardini sul Gianicolo furono uniti alla confinante Villa Doria Pamphilj.

[38] Il corpo considerato di Santa Cecilia fu traslato da Papa Pasquale I che ebbe in sogno la visione di Santa Cecilia che gli indicava il luogo di sepoltura per cui fece portare nella Chiesa il corpo ritrovato e la trasformo in Basilica. Nel 1599, durante i lavoro di restauro il Cardinale Paolo Sfondati fece aprire il il sepolcro  ed in effetti venne ritrovato, nella cassa di pino, il corpo quasi intatto di una giovanetta in abiti bianchi con ferite al collo compatibili con quelle del martirio d Cecilia. Anche Papa Clemente VIII andò a constatare di persona questo evento considerato miracoloso e commissionò allo scultore Stefano Maderno la scultura del corpo così come era stato ritrovato  in marmo tutt’ora presente sotto l’altare.

[39] Passeggiate Romane

[40] L’ilustrazione popolare anni 1882, 1888, 1889

Wilma Neruda e lo Chopin del Nord

Come Edward Grieg divenne famoso!

di Vera Mazzotta

Edward Grieg 1866

Edward Grieg.

Il suo nome evoca suoni del nord, i paesaggi innevati della Svezia, le danze festose dei matrimoni, gare in slitta, folletti che danzano, coboldi e maghi, in poche parole, una direzione nuova alla musica con una attenzione particolare ai temi ed al folklore nordico che da avvio a quello che di solito viene chiamato il periodo delle Scuole Nazionali. Grieg nasce in una famiglia di musicisti, in realtà suo padre era un mercante ma sua madre, Gesine Judith Hagerup era una pianista concertista, compositrice e insegnante e fu lei a dare al figlio di appena sei anni le prime lezioni di pianoforte fin quando non venne indirizzato al Conservatorio dopo essere stato ascoltato dal violinista Ole Bull, amico di famiglia. Fu così che venne mandato al Conservatorio di Lipsia, diretto da Moescheles dove si diplomerà, seppur a fatica.

I must admit, unlike Svendsen, that I left Leipzig Conservatory just as stupid as I entered it. Naturally, I did learn something there, but my individuality was still a closed book to me. (Grieg nel 1881 al suo biografo).

L’incontro con Rikard Nordraak lo portò fin da subito, ad avere interesse per un tipo di composizione differente da quella insegnata nel Conservatorio legata ai canoni della musica tedesca e dove, tra l’altro, l’interesse preminente per coloro che frequentavano il corso di Pianoforte era quello di formare concertisti; nel 1865 con Nordraak decise di fondare una delle prime Società Scandinave volte a promuovere e diffondere la musica scandinava. Risale a questo periodo il suo primo viaggio in Italia.

Tornò a Bergen con un concerto fissato per il 3 ottobre del 1866 nel quale suonò Humoresque e la Sonata in Mi maggiore op. 7 quindi, decise di spostarsi a Christania (odierna Oslo) dove si fermò per 10 anni. Immediatamente si rese conto che la chiave del suo successo era quella di trovare un aggancio in esecutori stimati e nessuno, in quel momento, godeva di più alta considerazione di Vilhelmine Norman, anzi, Madame Norman Neruda, la violinista più conosciuta ed amata che, allora, era sposata con il Maestro di Cappella, Norman. Ebbe il coraggio di scriverle, a Stoccolma, chiedendole se poteva considerare di eseguire la sua prima sonata per Violino, scritta l’anno prima a Copenaghen. Wilma, sempre alla ricerca di musica nuova, accettò. Il concerto ebbe luogo all’Hotel Du Nord il 15 ottobre del 1866, alle 7,30 di un lunedì all’interno del Festivitetslokale, un concerto di enorme importanza perché annunciato con un programma di sola musica norvegese….la sua fama lo precede…dissero i giornali (Aftenbladet) e lo stesso fatto che Wilma Neruda aveva accettato di suonare con lui, lo attestava. Tutti gli artisti furono accolti con entusiasmo, Nina Hagerup il cui stile nel cantare l’op. 5 e brani di Kjerulf colpì molto i critici, Grieg per la freschezza delle sue composizioni e i movimenti della sonata per pianoforte, e, senza alcun dubbio, Wilma Neruda: i musicisti insieme riuscirono in una impresa di non poca importanza, richiamare pubblico, tanto pubblico. Grieg ebbe recensioni positive, soldi in contanti e un invito a dirigere l’orchestra amatoriale della città.

Dovresti sentire come Mrs Norman ha suonato la mia Sonata per Violino! non sapevo se continuare a suonare o fermarmi ad ascoltarla!…il concerto mi ha dato coraggio e fiducia per il futuro

ma soprattutto gratitudine, tanta, per l’aiuto che gli consentì di affermarsi subito nella natia Norvegia.

Nel 1867, nonostante le opposizioni della famiglia, Edward sposò sua cugina Nina Hagerup, una unione che, tuttavia, fu costretta ad affrontare lunghi periodi di crisi e separazione prima di tornare insieme anche da un punto di vista artistico.

E nel futuro immediato c’era l’incontro con il Vate, Liszt che si prodigò per poter ascoltare questo giovane compositore: nel 1868 inviò una lettera al norvegese elogiando la scrittura della Sonata che qualcuno gli aveva fatto avere e lo invitava a Roma.

La lettera di Liszt fu il suo secondo trampolino di lancio che gli consentì di avere, in patria, una sorta di pensione che significava comporre liberamente e senza l’assillo dei soldi. Solo nel 1870 Grieg riuscì ad andare a Roma accompagnato da Nina. Aveva con sé la Sonata per violino e la partitura del Concerto per pianoforte in tasca che era stato eseguito da poco al Casino di Copenaghen da Neupert, unico concerto scritto in un flusso ininterrotto di estro creativo, una epifania ispirata dalla nascita della primogenita… ma a Roma i coniugi andavano anche con la morte nel cuore per la perdita della bambina per la meningite.

Dapprima Liszt suonò la Sonata per Violino, entrambe le parti, del violino e del pianoforte insieme: Liszt sembrava essere dappertutto sul pianoforte e, allo stesso tempo, sulla partitura, senza perdere una nota, sempre facendo risaltare la piena qualità sonora del violino: una performance veramente magistrale. Il secondo giorno toccò al Concerto in la minore per pianoforte. Subito Liszt si impadronì del voluminoso pacco sotto il braccio di Grieg.

Oh, ora me lo suonerai”, disse

“ Ma non potrei”, disse Grieg, molto imbarazzato. “Non mi sono esercitato a suonarlo

Bene, allora, replicò Liszt, sorridendo ai suoi ospiti, “vi mostrerò che anche io non posso suonarlo”. E così lo lesse a prima vista, a un tempo così veloce che Grieg dovette rallentarlo, o meglio, fargli gentilmente notare che suonava troppo velocemente il primo tempo. Liszt suonò non solo con grande facilità ma anche facendo commenti su quanto suonava , osservazioni brillanti ed acute. Fu così colpito dal Finale che lo ripeté.

Quando ebbe finito”, scrisse Grieg, mi consegnò il manoscritto e disse in un tono cordiale: Fahren Sie fort; ich sage Ihnen, Sie haben das Zeug dazu, und – lassen Sie nicht abschrecken’ (Continui pure a scrivere musica le dico, lei ha la capacità per farlo, e – non si lasci intimidire) .

Se Liszt approvava, anche gli altri lo avrebbero fatto.

Il Vate lo congedò anche con un consiglio di orchestrazione: affidare il secondo tema del primo movimento alle trombe che, ovviamente, Grieg, molto probabilmente trovandolo troppo ”tedesco” decise di non seguire.

Il Peer Gynt, con le due suite orchestrali, gli diede la tanto attesa fama e il posto di Direttore Stabile della Bergen Philharmonic Orchestra.

Grieg e la Neruda continuarono a rimanere in contatto anche quando la donna, separata, si trasferì in Inghilterra. Grieg venne invitato a suonare a Londra nel 1884 ma, forse perchè l’ingaggio era per pochi soldi, rifiutò adducendo motivi di salute, tuttavia nel 1888 si rese conto che per la sua carriera era vitale avere le porte dell’Inghilterra aperte e, ancora una volta, chi poteva garantirgli ingaggio e successo era Wilma Norman Neruda, ora Lady Hallè!

il 6 febbraio del 1888 le scrisse ricordandole il bei tempi e il successo di 18 anni prima e chiedendole se un giorno avrebbe avuto piacere di suonare di nuovo con lui.

Yes, if you come to London.

Well, I’m coming now, sto arrivando rispose Grieg che, in effetti aveva un concerto che gli era stato fissato per il mese di Marzo, sarebbe stato veramente infelice se non l’avesse trovata!

qui la lettera completa

Wilma rispose quindi che sarebbe stata felice di esibirsi con lui, ma gli consigliò, come aveva anche fatto Joachim, di non venire a marzo, an highly unfavorable time for concert going, poiché tutti i notabili sarebbero andati in campagna durante la pausa del Parlamento stabilita per la Pasqua, gli raccomandò di venire più tardi e di fare presente a Berger la perdita di denaro sarebbe stato un concerto a Marzo, e così Grieg scrisse a Francesco Berger segretario della Philarmonic Society chiedendo di rimandare il Concerto fissato per il 23 marzo al 3 maggio…Londra sarebbe stata anche più piena di persone che il 22 marzo!

Così Grieg informò la violinista che avrebbe trascorso con Nina tutto il mese di maggio a Londra chiedendole anche consigli su come riuscire ad organizzare recitals; contestualmente, le inviò le copie delle sua seconda e terza sonata per violino dicendole che non aveva il coraggio di dare un recital da solo (cosa che fará l’anno successivo). Wilma si fece arbitro del tutto, la data venne fissata, tenendo conto dei suoi impegni, al 16 maggio per quello che venne annunciato come un Concerto da camera e fu sempre lei a scegliere il programma che si rivelerà vincente: la prima Sonata – che è già nel suo repertorio e gli ultimi due movimenti della terza. L’unico neo del cambio di data la non possibilità di incontrare a Londra l’amico Tchaikovsky: mentre Grieg aveva spostato il suo concerto la data fu data proprio al russo che avrebbe diretto Serenade e Suite.

The English were served up with some of my smaller pieces

ma forse il programma non piacque a tutti, motivo per cui Wilma si sentì in diritto di fare un commento alle critiche

Frau Néruda (Lady Hallé)— ha già commentato in occasione della sua super-eccellente esecuzione al concerto del compositore in collaborazione con Johannes Wolff. Pretendere che Grieg (come è stato fatto) suoni anche la musica di altri compositori è assurdo, poiché non fa il “tour” come un virtuoso del pianoforte ma ci visita felicemente come un esponente inimitabile delle sue opere. ( MMR vol 19 n 21)

Madame Norman-Neruda bewitched everyone with her prodigious violin-playing…ha incantato ognuno dei presenti con il suo prodigioso modo di suonare il violino scriverà a Tchaikovsky!

Il concerto diede inizio ad un tour importante con Lady e Sir Charles Hallè, quattro concerti tra Londra e Manchester.

Il 28 febbraio del 1889 alla Free Trade Hall di Manchester, Hallè suonò il Concerto per pianoforte sotto la direzione di Grieg ….

mediocre…ma d’altra parte cosa ci può aspettare da un uomo vecchio?! .

Grieg suonò per un totale di 30 concerti, tra cui con il violoncellista Piatti, a boring man…noioso, per fortuna invece Lady Hallè nell’intera esecuzione di tutte e tre le Sonate, gli piacque, almeno al momento…

Con Wilma, Grieg suonerà altre due volte, il 13 dicembre 1897 a Londra, dopo aver provato la mattina prima in casa della Neruda, e di nuovo, nel 1900 a Copenaghen:

Last week I had the pleasure of performing my three violin sonatas with Lady Neruda-Hallé before a very discerning Danish audience and receiving a very warm response. I can assure you that we did very well and it had special significance for me, because these three works are among my very best and represent different stages in my development: the first, naïve and rich in ideals; the second, nationalistic; and the third with a wider outlook. (Gennaio a Bjørnstjerne Bjørnson)

La settimana scorsa ho avuto il piacere di eseguire le mie tre sonate per violino con Lady Neruda-Hallé davanti a un pubblico danese molto esigente e ricevere una risposta molto calorosa. Posso assicurarvi lo abbiamo fatto molto bene e che questo ha avuto un significato particolare per me, perché queste tre opere sono tra le mie migliori e rappresentano diverse fasi del mio sviluppo: la prima, ingenua e ricca di ideali (scritta poco prima del matrimonio e in effetti caratterizzata da ottimismo vitale) la seconda, nazionalista (composta 20 anni più tardi e nella casa di Trouldeagen ); e la terza con una visione più ampia.

Un altro successo a riprova dell’interesse e della popolarità della musica di Grieg. Cosa rendeva la sua musica così popolare? che erano brani brevi, dal sapore esotico e che potevano essere ”facilmente” suonati nei salotti e nelle case cosa che lo rese ‘il musicista più popolare di Inghilterra dai tempi di Mendelssohn nelle case’. Che queste pseudo musiciste fossero inevitabilmente signore, tuttavia un po’ lo irritava: Ieri, a Cheltenham, strapieno, ma solo di signore (più di 40 autografi)… ed in effetti questo lo aveva notato anche il critico Bernard Shaw, stizzito già l’anno prima di aver trovato la sala piena di signorine, che, amando il suo dolce materiale erano ansiose di vedere e adorare il pasticcere… autore di una music dotata di dolci ma molto cosmopolite modulazioni (come dire troppe !) con un occasionale bello strappo di melodia.

In effetti, i critici inglesi furono sempre pronti a trovare qualche difetto in questo compositore che, per sua fortuna, o intelligenza, era però sostenuto da esecutori di eccezione, gli Hallé!

Il signor Grieg è stato particolarmente fortunato con i suoi esecutori, poiché Sir Charles Hallé ha suonato il suo Concerto per pianoforte (Op. 16), e Lady Hallé ha così pienamente concertato con il compositore nell’ op. 8 da garantire una perfetta esecuzione del piacevole duo. Madame Grieg, con la sua modesta capacità, ha dato probabilmente l’interpretazione più comunicativa possibile dei piccoli Lieder che mostrano la felice fertilità di idee musicali del marito in fantasie brillanti e schizzi, piuttosto che nel dono di un volo audace e sostenuto. (Musical Times, aprile 1889).

In ogni caso, l’esoticità della tradizione scandinava inserita nelle piccole forme conquistò il pubblico inglese e divenne à la mode, la Norvegia divenne di moda e ben presto anche meta turistica di molti inglesi.

La musica di Grieg come la sua presenza, divennero in Inghilterra sicurezza di successo di pubblico ed il suo rapporto con esso non cambiò mai e il 7 dicembre del 1897 fu invitato a suonare a Windsor per la Regina Vittoria.

L’ammirazione per Lady Hallè rimase inalterata. Nel 1906, con Ernest Newman, giornalista del Manchester Guardian, si trovò ad un concerto in cui ascoltò la veterana del violino suonare il Concerto di Mendelssohn con una orchestra di nuova fondazione ad Henley. Newman dice che Grieg era “in estasi” per la sua esecuzione e che le fece i suoi complimenti più calorosi aggiungendo che gli disse che Lady Hallé era la sua violinista preferita e che avrebbe voluto scrivere un concerto per lei…. ma questo non lo mise al riparo dal pregiudizio di molti musicisti, e non solo, riguardante il modo di suonare della Neruda dinamico rispetto a quello di Joachim e di Brodsky, di un dinamismo che trovava “femminile” ma “che certamente non poteva essere paragonato alla grande energia maschile.

Grieg tornerà ad ascoltare Wilma poco prima di morire, il 16 febbraio del 1907 a Manchester

Ha suonato meravigliosamente, come sempre – ma come è invecchiata! E nonostante la bellezza del suo tono era come se la rotondità nella strutturazione della musica fosse diventata più irregolare. Eppure, se chiudevo gli occhi e ascoltavo, era ancora l’eterna giovane Neruda. La Sonata in Sol maggiore di Brahms (eseguita con la sorella Olga) e i vecchi pezzi italiani le si addicono molto anche se vorrei che Brahms fosse portato dal mondo aristocratico delle nuvole, dove Lady Halle lo tiene nel nostro mondo peccaminoso, con la sua lotta e il suo trionfo.