La città natale di una artista

Dalle Note di Viaggio di Robert Watt

Vera Mazzotta

Personaggio curioso e versatile, Robert Watt: viaggiò in tutto il mondo, Australia, Arabia, Europa, America, Egitto, Russia, sempre alla ricerca di notizie con lo scopo di raccoglierne di più veritiere di prima mano. Personaggio curioso e versatile perchè oltre ad essere alla perenne ricerca di notizie, fu anche traduttore di Edgar Allan Poe e Mark Twain, scrittore di libri di viaggio, redattore di settimanali, direttore teatrale e direttore del Tivoli. Attraverso i suoi reportage, negli anni ’60 e ’70 dell’ottocento, sviluppò un vero e proprio nuovo genere fatto di narrazioni divertenti e facili da leggere basate sulla propria visione e su proprie riflessioni che contribuirono, nello stesso tempo, ad aprire gli occhi dei danesi sulle grandi trasformazioni politiche e sociali che seguirono l’industrialismo e l’espansione coloniale europea… un inviato speciale per il Dagbladet insomma che, con base a Parigi, inviava lettere di viaggio e feuilleton sempre straordinariamente attesi. Nel 1866 fondò il settimanale Figaro, che, nel 1868, cambiò nome in Dagens Nyheder dirigendolo fino al 1871, quando partì per un lungo viaggio di reportage negli Stati Uniti. Non poteva mancare una sua sosta Brunn, nell’ agosto del 1865, a 1 anno e mezzo circa dal matrimonio di Wilma con Ludwig Norman:

Fra quanti minuti è la sosta a Brunn? chiese un compagno di viaggio mentre passavamo in una bella campagna; alle spalle c’era la vecchia Praga,

Quanto tempo il treno si ferma lì prima di proseguire per Vienna, non saprei dirlo, ma io ci resto per più tempo!” sbadigliai.

Per più tempo?” esclamò il mio nuovo conoscente.

“Studiate forse la gestione delle fabbriche e avete quindi intenzione di esaminare le molte fabbriche di abbigliamento e pelle della città?

“No.”

Ma, allora, in Nome del Cielo, cosa avete da fare in questo buco noioso di città dove il ronzio delle ruote delle macchine è interrotto solo dagli ordini dei militari di guarnigione?

NO ! Cerco solo un po’ di riposo fisico e mentale nella buona città di Brunn, di godermi un po’ di quel bene che si incontra raramente sul proprio cammino quando si viaggia a vapore attraverso i paesi ossia ritrovarsi tra amici buoni e amabili : un’accogliente sala da pranzo in una famiglia felice è una parentesi piacevole dalle stanze d’albergo fredde o dalle piccole camere squallide di hotel”.

Sì, questo cambia la questione!” concluse l’uomo che aveva fatto varie congetture. Poco dopo ci salutammo, lui per cercare la sua casa nella città imperiale, io per trovarne una nella piccola ma fiorente città. Sapevo che avrei trovato una gentile accoglienza da parte di persone, la cui conoscenza avevo fatto nella mia patria, in quella terra lontana per loro dove le circostanze li avevano portati e li avevano fatti amare conquistando tutti coloro con cui erano entrati in contatto o che avevano avuto interesse per la loro arte.

Qui, in questa città del materialismo, erano nati questi figli dell’arte, tra il ronzio delle ruote e il brontolio delle macchine a vapore era venuta al mondo la vera Figlia dell’Arte, colei che abbiamo ammirato così spesso e che ha reso famoso il nome di Vilhelmine Neruda nel Nord.

Fin dalla culla ricevette la meravigliosa capacità di incantare con il suo gioco di corde e, a soli quattro anni, iniziò a stupire il mondo. Tra quinte dipinte o sul grandi palchi da concerto, l’avevo spesso sentita trascinare il pubblico con sé, mentre lei stessa stava festosamente adornata come una regina per i numerosi omaggi ricevuti.

Ora la vedevo nella sua confortevole stanza, insieme all’uomo, il cui nome d’arte ora era legato al suo, circondata dai suoi genitori, suo fratello e sua sorella che lei stessa aveva contribuito a portare davanti al pubblico e ancora altri parenti in cui doveva ardere una scintilla del genio che lei possedeva. Era a casa, l’abito splendente era sostituito da un vestito semplice ma le note erano le stesse quando tirava l’arco sulle corde. Suonava solo per noi. Si accontentava di un ringraziamento cordiale invece dell’applauso fragoroso a cui era abituata.

Quando Ludvig Normann si sedette al fortepiano e fece scorrere le dita sui tasti lei afferrò il violino e (suonando) parlò con lui: una ”conversazione” degna di due sposi così ben assortiti. Quando una così bella matinée musicale finì seguirono passeggiate nei dintorni.

Brunn è una grande città con una posizione molto bella, ci sono le montagne Spielberg, con la cittadella dello stesso nome dove un tempo c’era una delle prigioni di stato dove il poeta italiano Silvio Pellico fu imprigionato per otto anni, una prigionia che poi descrisse in modo così commovente… Ci sono molti giardini dove si serve birra a secchiate e il bello e grande parco Schlossgarten dove i diversi reggimenti di eccellenti corpi musicali divertono coloro che passeggiano. In Austria si sente davvero molta musica militare e ovunque è buona ma se ne fa anche molto uso.

A Brunn incontrai il compositore Jungt che era capo di uno dei corpi musicali dei reggimenti e con gente così brava e il servizio severo si può ben pensare che serva a qualcosa. Ma nonostante tutto questo, difficilmente qualcuno si fermerebbe a Brunn per molto tempo senza una ragione così speciale come quella che avevo io, ci sono tanti posti che si potrebbero preferire.

Per me il nome Neruda e il “bouquet di note” di cui cantano i poeti sono il più ricco ricordo dalla città delle fabbriche.

Quando un fan misterioso… raccontò di Wilma

DI Vera Mazzotta .

Orebladed marzo 1903

Wilhelmine Neruda, chiamiamola così, perché con questo nome è più conosciuta, è diventata famosa in tutto il mondo, andando da trionfo a trionfo. –

Come ho fatto a conoscerla? Te lo racconto.

A Stoccolma avevo conosciuto il compositore svedese Norman, buon amico di Kjerulf, con cui aveva studiato a Lipsia. E con lui, Norman appunto, si sposò in seguito, così venni a fare la sua conoscenza in modo del tutto naturale. Fu, se ben ricordo, nel 1862-63 quando visitò per la prima volta la nostra città e incantò il pubblico con il suo gioco.

Ha infatti non solo la tecnica più brillante, ma sa suonare con un sentimento che trascina tutti con sé. Puoi credere, fu un giorno indimenticabile, quello che passai allora insieme a lei e a Edvard Grieg in una villa di campagna di un riccone ad Asker. Lo stesso giorno suonò lei e sua sorella, Marie Neruda, che poi sposò il cantante svedese Arlberg, e suo fratello, Franz Neruda, nel vecchio Teatro di Christiania in Bankpladsen.

C’era entusiasmo e giubilo, – di questo possono raccontarvi i vecchi cristianiensi. Poi l’ho sentita a Parigi in uno dei famosi “conserts populaires” di Pasdeloup. Lì fu presentata da Tellefsen alla principessa Metternich, – era sotto il secondo impero, nel 1868, – e da questa introdotta alla principessa Matilde, sorella di Napoleone, che conoscete di nome, famosa per il suo gusto raffinato e perché riuniva tanto dell’élite intellettuale della città del mondo nei suoi saloni. Lì suonò tra l’altro una sonata di Grieg. Fece furore lì come ovunque. –

Se è vecchia ora? Non ditelo mai. Raramente si vede una figura più giovane e ha un viso che non è bello ma di alto grado spirituale. È come una statua da guardare quando suona. Nessuna affettazione, del tutto naturale eppure con un calore nel portamento che trascina tutti con sé.

Sì, potete dire tranquillamente che supera tutte le aspettative. –

I l vecchio signore appassionato di musica, che tiene un fine arco da violino, si era scaldato parlando, mentre richiamava alla memoria tutti questi ricordi del suo convivio con la famosa violinista, Lady Hallé che è arrivata qui ieri sera insieme all’ottimo pianista Borwich per dare un concerto nella nostra città.

Di nazionalità Lady Hallé è ceca, dotata di un marcato talento linguistico, tanto che parla anche il norvegese, cosmopolita per la sua cultura e straordinariamente intelligente. Oltre che qui e a Parigi l’ho sentita a Londra, dove tra l’altro insieme al famoso violoncellista Piatti diede i celebri concerti del lunedì.

Come esempio dell’entusiasmo con cui fu accolta basta raccontare che il duca di Edimburgo insieme ad alcuni ricchi le donò un castello sul Lago di Garda oltre a una notevole somma di denaro. In questo luogo perì il suo figlio maggiore del primo matrimonio, un giovane pittore, cadendo dalle montagne. Fu un paio di anni fa, e da allora non ci ha mai messo piede. È stata sposata due volte. Prima con Norman come detto e poi con il famoso pianista inglese Hallé che fu reso nobile e che era un uomo molto ricco. Morì improvvisamente nel 1895 per un ictus senza lasciare alcun testamento (Cosa non vera perchè esiste il Testamento di Hallè che lascia l’intera sostanza ai suoi numerosi figli n.d.a) e così Neruda decise di riprendere il tour perché è una donna coraggiosa che vuole stare sulle proprie gambe. È vero, oltre al castello menzionato ricevette anche dal duca di Edimburgo uno Stradivari uno strumento di prima classe che costava 30.000 corone; sa tirare fuori suoni da questo meraviglioso violino come nessun altro.

Sì, puoi tranquillamente concludere: supera tutte le aspettative, e con questo è tutto detto.

Il vecchio signore sbatté il tabacco dalla sua piccola pipa inglese non volevamo più occupare il suo tempo, e ce ne andammo.

E se quel vecchio amateur, con l’arco in mano, la pipa ed il tabacco fosse stato Sherlock Holmes? Noi ne siamo convinti considerato che Wilma Néruda è la violinista che conobbe Sherlock Holmes

Curiosità

di Vera Mazzotta

Drammens Tidende 6 marzo 1886

Così titola un giornale nel marzo del 1886, Curiosità: Wilma e sua sorella Olga arriveranno in aprile ma l’attenzione dei lettori viene tenuta viva col racconto di notizie che giungono da diverse parti di Europa, tanto era famoso e noto il nome di questa violinista, tanto straordinaria dal punto di vista delle competenze e capacità musicali quanto difficile, dal carattere spigoloso, dagli atteggiamenti protettivi che sfiorano il nepotismo nei confronti della sua famiglia di origine, quanto anche ambigua e, se vogliamo, senza troppi scrupoli come ci ha insegnato la vicenda legale contro sua nuora May Peyton Norman Neruda. Stavolta la curiosità però riguarda un ingaggio che le arriva da Praga:

La signora Normann-Neruda ricevette, la scorsa settimana, un’offerta dal direttore di un’orchestra femminile a Praga per assumere il posto di primo violino in quest’orchestra in cambio di viaggio gratuito, vitto e alloggio e – 30 fiorini al mese di paga. Il mittente della lettera aggiungeva che gli sarebbe stato molto gradito se la signora Neruda avesse accettato l’offerta e fosse partita subito per poter partecipare, già domenica 7 marzo, a un importante spettacolo. Era obbligo che il guardaroba fosse curato dalla signora Norman Neruda stessa che avrebbe dovuto esibirsi solo in abiti bianchi. Per quanto la signora avesse molta voglia di accettare questo allettante impegno, purtroppo, le era impossibile – almeno per il momento – poiché vincolata da contratto ad esibirsi a Londra e in altre città inglesi. Poiché gli onorari della signora qui ammontavano a circa 15.000 corone al mese sarebbe stato comunque necessario chiedere che la paga offerta fosse aumentata di qualcosa!!

Diciamo che gli abiti, seppure spesso commentati negli articoli dell’epoca, non furono sempre il suo forte almeno sino a quando non decise di farsi vestire da Worth, e, quanto alla paga, nonostante i suoi compensi siano sempre rimasti di gran lunga inferiori a quelli dei suoi colleghi maschi, ciononostante, fu sempre molto attenta, tanto nelle richieste quanto nelle spese. Wilma ebbe sempre, al contrario di suo figlio Ludwig, un grande senso degli affari

Approfondimenti

Il crollo dell’Eroe.

Quando Wilma Neruda scampò alla morte!

Vera Mazzotta

VENEZIA dipinta dal Canaletto

Lady Hallè a Piazza San Marco. Non c’è Veneziano che il 14 luglio di ogni anno non alzi lo sguardo verso il Campanile che svetta in Piazza San Marco, il Signore della Piazza, ricostruito ‘‘come era e dove era’‘ dieci anni dal crollo che lasciò attonita la città veneziana amata anche dalla nostra Wilma Néruda che probabilmente l’aveva visitata già nel 1876, in occasione del primo soggiorno obbligato per curare una cattiva tosse che aveva evidenziato i primi sintomi di una sofferenza polmonare. Come molti altri prima di lei, aveva subito il fascino di Venezia e… dei fotografi più acclamati dell’epoca, i fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli, originari di Chioggia, ritrattisti finissimi attivi in diversi studi.

I due fratelli non avevano conquistato solo i veneziani ma anche illustri teste coronate che seguivano la moda dell’epoca: collezionare fotografie anche di sconosciuti, prima fra tutti Elisabetta d’Austria seguita nel maggio del 875 dalla Principessa di Sassonia Coburgo e Gotha, figlia della regina Vittoria e,nel settembre del 1876 dalla Principessa Margherita. Per questo motivo i Vianelli si firmavano “Fotografi di S.M. il Re d’Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania” e “Fotografi delle Reali Corti d’Italia, di Germania, d’Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte”. I turisti accorrono a farsi ritrarre da loro.

E così fece Wilma.

Ma a Venezia, WIlma, tornò certamente più e più volte, nel 1877 per il suo secondo soggiorno curativo quando fu raggiunta da Sir Charles Hallé che, in viaggio in Italia, fece una deviazione per andare a vedere come stesse la sua violinista preferita e, assai probabilmente, a dichiararle il suo affetto e di nuovo nel 1895 mentre si trovava ad Asolo, per raggiungere la famiglia Borwick che a Venezia aveva una casa. Non ci vuole molto ad ipotizzare che quel viaggio a Venezia era necessario per ultimare i preparativi del matrimonio di suo figlio Waldemar con Mabel Theodora Borwick e, ancora più probabilmente per stipulare i contratti di matrimonio di rito a quell’epoca. Ma nel 1895 non immaginava certo che sarebbe tornata a Venezia più volte anche a causa della lite che la oppose a sua nuora May Peyton.

12 luglio, la Gazzetta di Venezia titola: una fenditura nel Campanile

E il giorno successivo

Profonda commozione agita la cittadinanza non è esagerazione il dire che le notizie intorno alle condizioni del campanile di San Marco provocarono una tale ansia in ognuno come se si fosse trattato della salute di una persona cara, come se fosse imminente una sciagura nazionale, tema di ogni conversazione, argomento, domanda che sale alle labbra della gente, nelle case, nei caffe, nei passaggi causa della più intensa preoccupazione e incitamento a innumerevoli pellegrinaggi e lunghi stazionamenti nella Piazza con gli occhi avidi rivolti verso l’alto, è il Campanile per la sua ferita recentemente svelata… Ieri sera poi sia  per i progressi veramente notevoli fatti dal crepaccio nelle ultime 24 ORE, sia per le misure di preoccupazione prese dall’autorità col proibire l’accesso al campanile, il suono delle campane e lo sparo del cannone che segna le 9 pomeridiane e, più di tutto con la inaspettata sospensione della banda militare, la preoccupazione e le ansietà si erano straordinariamente accresciute così da suscitare un vero allarme.

Cosa stava succedendo?

Il Faro, il Padrone della Piazza, il Vecchio Campanile di San Marco, mostrava una crepa evidentissima che, di ora in ora si andava allargando… La fenditura che improvvisamente si è manifestata , poi rapidamente, per parecchie ore dilatata nel lata Nord della superba torre millenaria che è San Marco, ha una breve storia, che conviene narrarein quanto dimostrare che il danno manifestatosi non è conseguenza di un profondo difetto organico della costruzione, come trattasse di un cedimento nelle fondazioni il che è escluso ma è come il riaprirsi ferita, prodotta da causa esterna. Fu nel 1745: un fulmine, cadendo sul campanile, lo scosse fieramente aprendo la fenditura. Allora la Serenissima affidò le riparazioni a due suoi archittetti, Poljeni e  Zendrini che fasciarono con una fodera nuova di mattoni la parte offesa. Ma non troppo efficace la riparazione perché la parte nuova non si unificò con la vecchia ed i movimenti tellurici e le scariche elettriche disturbarono ancora quella zona ammalata della torre. Così 20 anni fa l’Ing. Saccardo si trovò  a cerchiare di ferro un pilastrone della controcanna della rampa undecima. La ferita si è ora riaperta. Di fronte a questa condizione, mentre i tecnici escludono il pericolo di un crollo sentono la pochezza dei mezzi che la scienza può loro offrire allo scopo di curare radicalmente il male… ed invece, la natura fece il suo corso, il campanile che era sopravvissuto a terremoti, scariche di fulmini paradossalmente attirate dal parafulmine che vi era stato collocato, crollò anche a seguito del solito azzardo umano ed ai lavori che erano stati fatti alla base, minandone la stabilità in modo irreversibile.

Nessuno dice nulla. Si sentono rumori nella Piazza. La gente però curiosa e fa pellegrinaggi a vedere il crepaccio che si allarga facendo cadere polvere e calcinacci. Le autorità decidono di allontanare la folla per quanto possibile.

Le Spie segnarono da sabato fino alle 3 di ieri un allargamento del solco di un quarto di centimetro ma da quell’ora il movimento cessò completamente. Cadde intanto qualche calcinaccio e perciò il Municipio fece collocare un largo parapetto nel lato pericoloso del campanile….

Finalmente si decide per un sopralluogo del Genio che intima lavori immediati.

Viene sospesa la musica in Piazza. Voci convulse susseguono, forse un attentato al Re?

I reporters vengono sguinzagliati, i telefoni suonano, finalmente arriva la notizia, la musica è stata sospesa per l’allarme sulle condizioni statiche del Campanile e le autorità dicono che non c’è pericolo di crollo alcuno. Ma perché allora hanno sospeso la musica…

Sono LE 9 E mezza del 14 luglio, i tecnici salgono con una scala di 18 metri per capire lo stato delle cose, hanno appena appoggiato la scala quando la fendituracomincia ad allargarsi facendo cadere polvere e calcinacci. La folla si accalca per assistere ed il tecnico Gaspari, ispettore dei Vigili capisce che sono in gioco vite umane. Si lancia dalla scala ordinando lo sgombero delle case, dei cafè delle piazze.

‘’IL campanile crolla!

La gente viene trattenuta al molo, quella in piazza sospinta sotto l’orologio. Sono le 9, 47 per alcuni, le 9, 52 per altri. Cosi racconta un testimone oculare:

Dopo quasi dieci secoli, Venezia aveva perso la sua costruzione più caratteristica. Di quel giorno rimangono foto che testimoniano una Piazza San Marco piena di detriti la foto che invece, altro non è che uno dei primi falsi fotografici della storia ricostruito a fini turistici del momento del crollo.

Nessun fotografo era presente.

uno dei primi falsi storici del crollo

 In pochi secondi un milione di pietre si erano sbriciolate su sé stesse, un crollo imponente, fragoroso ma … ordinato.

I danni agli edifici circostanti furono, tutto sommato, contenuti: venne distrutta la loggetta ai piedi del campanile e un angolo della Biblioteca Nazionale Marciana: una piccola inclinazione e un pezzo della Basilica di San Marco sarebbe andato distrutto ma i detriti del campanile arrivarono soltanto a sfiorare il colonnato esterno. Non ci furono vittime se non qualche ferito nelle ore successive più a causa del panico generato dal successivi crolli. Unica vittima, lo sfortunato gatto del custode che venne ritrovato ore dopo tra le macerie. Sul momento vennero accusati del crollo i responsabili della manutenzione, il custode che si era fatto costruire un cucinino e chi, in precedenza, aveva installato un montacarichi. Il Comune, però, parlò fin da subito di «imprevedibilità dell’evento» e nella relazione finale, dieci anni dopo, scrisse di «responsabilità larghe, commiste, collettive, che avevano riguardato parecchi decenni o meglio parecchie generazioni». «il campanile era ormai da tempo in pericolo, e a questo avevano contribuito gli originari difetti statici, grevi aggiunte posteriori, squarci reiterati di fulmini, brecce imprudenti aperte per qualche pratica comodità e inserzioni di materiali non bene legati con il resto della muratura».

Tanta apprensione in Svezia per Lady Hallè che…. proprio quei primi giorni di luglio, forse poco prima che la fenditura diventasse evidente, si trovava proprio a Venezia quasi certamente sempre ancora presa dalla querelle familiare che, allora, si stava per spostare sul fronte di una seconda causa contro la nuora.

Lady Hallè in PIazza San Marco A Venezia ritratta da un fotografo amatoriale...e questo si capisce dal momento che lascia in ombra il viso, ma , non ci sono dubbi.

Il Giornale di Martstrand del 2 agosto 1902 pubblica questa foto di Lady Hallè.. Prima che il Campanile crollasse…Certo non si può vederlo come potete vedere ma immaginatelo a destra della grande costruzione

Dopo questa disavventura, di essere stata comunque testimone di questo evento storico, Lady Hallè con il figlio Waldemar era tornata a Stoccolma e successivamente si era recata a Marstrand dove, continua il giornalista, ha passato alcune settimane, incantata dalla nostra bella città che nonostante il brutto tempo, ha trascorso così bene che pensa di tornare qui in settembre dopo una piccola gita a Preston in Scozia dove parteciperà a un paio di concerti. La sentiremo quindi al concerto che lei e suo fratello, il Prof. Neruda daranno il 7 agosto. saranno assistiti dalla Signorina OLGA NERUDA Professore a Manchester e insegnante di pianoforte dei figli del re Edoardo. Secondo quanto abbiamo sentito, anche la signorina Stockmarr assisterà con l’accompagnamento. È davvero una grande festa musicale che ci aspetta: la Regina del violino ci onora con una visita. E siamo sicuri che il nostro Re che è Principe anche nel mondo dei suoni, godrà della magnifica arte di LADY Hallè e del maestoso violoncello di suo fratello

E allora, in tema di fake-photo, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, eccola la foto ritoccata mettendo il suo viso al posto dell’ombra di una foto comunque bellissima

E chissà, magari nei giorni successivi furono proprio Waldemar e sua moglie a piangere di fronte allo spettacolo dell’incuria umana.

Un aneddoto…”nerudiano”

dal Göteborgs Handels- Och Sjöfartstidning 1862-02-07

VERA MAZZOTTA

L’amore del pubblico nei confronti dei propri beniamini, oggi, idoli, si misura anche dalle storie che circolavano su di loro, alcune vere, altre inventate. Forse nessuno ha superato in questo Paganini, come ci racconta il Dottor Watson nella corposa raccolta di Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini di cui lui, diligentemente, aveva preso nota e che gli erano stati raccontati da Sherlock Holmes in persona davanti al camino, ma anche la ”nostra” Wilma ha avuto la sua parte.

https://www.delosstore.it/ebook/54186/sherlock-holmes-aneddoti-sulla-vita-di-niccolea-paganini/doti-sulla-vita-di-niccolea-paganini/.

La storia dell’ignoranza musicale di un fan di Stoccolma che, per la verità in alcuni articoli veniva riportato come essere di un connazionale della violinista, in altre fonti viene riportata in modi differenti.

https://sherlockholmesmusic.wordpress.com/2022/11/07/un-fan-a-stoccolma/

Viaggiando per i suoi affari, un tale Signor Z. si era recato a Stoccolma e qui aveva deciso di ascoltare i fratelli Neruda. All’hotel Rydeberg ebbe, come aveva richiesto, una camera, confortevole e con una bella vista. A mezzogiorno, sentendosi stanco, decise di fare un riposino approfittando di una comoda poltrona. Si era appena seduto che udì il suono di un violino dal piano di sopra, come dalle regioni più alte Cielo!

Che tortura! come si fa a alloggiare un violinista proprio sopra di me! NON era meglio metterlo sotto??

Il Mercante, un po” grossolano, chiamò allora un cameriere.

Pensavo che foste un amante della musica, osò rispondere il cameriere alle lamentele del Sig. Z.

-Certo che lo sono, ma mi piace SOLO la musica classica! trovami subito un’altra stanza.

E così avvenne.

Quella stessa sera il nostro viaggiatore incontrò al caffè dell’opera un altro viaggiatore anch’egli alloggiato al Rydeberg, un buontempone che, non appena vide il Sig. Z., informato dal cameriere del fatto che si fosse fatto cambiare camera, gli disse:

Ho avuto proprio una grande fortuna, appena arrivato in hotel, si è liberata una stanza, una stanza eccellente e, per di più proprio sotto i fratelli Neruda! E’ davvero un piacere sentire tutto il giorno quel violino divino! Ma il vero divertimento è che qualche zuccone, ignorante di musica ha trovato il suo modo di suonare non ...abbastanza classico per le sue orecchie e si è fatto cambiare stanza! Mi chiedo chi sia questo genio della Musica!

Wilma e Olga Néruda

Olga (* 29.8.1858 Brno – † 9.12.1945 Stoccolma) era l’ultima dei fratelli Neruda, nata nel 1858, dieci anni dopo Wilma. Probabilmente si occuparono della sua iniziale formazione musicale e pianistica sia suo padre Josef che sua madre ma, a differenza di Wilma, Franz e Marie che oramai erano già in carriera e di sua sorella Amalie, che aveva diradato le sue apparizioni dopo il matrimonio con Wichenhauser dedicandosi maggiormente alla didattica, non fu, almeno per quanto sappiamo, una bambina prodigio.

Olga debuttò nel 1874 a Brunn dove il suo nome compare in diverse stagioni. Dopo la morte della madre nel 1881, Wilma portò la sorella minore con sé per farla studiare con Charles Hallé, che è nominato come suo insegnante, ma soprattutto con Clara Schumann nella cui classe del Conservatorio di Francoforte fu ammessa quasi subito, dopo grandi preghiere della violinista. Clara Schumann riteneva che Olga non avesse la stoffa della solista per cui Wilma, protettiva nei confronti della sorella, dopo aver insistito riguardo alla sua ammissione, la pregò di tenerla nella sua classe almeno per farne una didatta. Olga rimase nella classe della Schumann sino al 1886 quando lasciò il Conservatorio per seguire Wilma in tour in Scandinavia dove iniziò ad esibirsi accompagnando la sorella e in brevi ”numeri” solistici….non senza alcuni inconvenienti del mestiere come ci racconta la recensione di questo articolo di un concerto ad Uppsala. La lungimiranza della violinista emerge anche nell’ accenno presente nell’articolo al tipo di programma che, certamente, Wilma scelse non solo pensando al piacere del pubblico ma a dare la tranquillità giusta alla sorella minore che, sapeva bene, sarebbe stata messa sotto ”giudizio”.

Svensk Musiktidnig 1886

Tutto di buono si poteva dire, con ragione, dell’eccezionale momento musicale, che la signora Neruda ha regalato alla città e ai – troppo pochi – amici della musica alla fine di aprile. Certo fu una mancanza non poter sentire l’artista in un numero più classico e importante delle pur belle ma, relativamente meno significative, Variazioni di Mozart in re minore ma lo spirito nobile, l’impronta grandiosa che la signora Néruda ha conferito anche ai brani puramente virtuosistici li ha resi ugualmente interessanti.

Con fraseggio geniale e fine e un colore affascinante (la violinista) suonò uno dei tempi più lunghi dell concerto di Vieuxtemps; con una sonorità dolce e cantabile, il vecchio ed incantevole Larghetto di Nardini; Il Tambourin di Leclair, suonato qui l’ultima volta da Sauret: l’artista, nel suo genio, lo comprese a tal punto da evidenziarne nuovi ed interessanti elementi e nelle Mazurke di Wieniawski mise tutta la finezza e l’umorismo elegante come faceva lo stesso grande compositore-violinista quando lo suonava; la sua interpretazione, profonda e piena di partecipazione, della »Berceuse slave» del fratello fu poetica, commovente e la »Ridda dei folletti » (Bazzini) mise in luce tutta la sua virtuosità brillante e magnifica non fine a sè stessa ma volta a rendere più chiara l’atmosfera ”fatata” della composizione. L’artista, come si potè vedere e sentire, ben disposta, ebbe la gentilezza di eseguire almeno due brani piuttosto lunghi fuori programma. L’entusiasmo del pubblico amante della musica – che qualcuno disse ingenuamente – »piccolo, ma buono» fu enorme.

La sorella, la signorina Olga, dovette fare i conti con il ribelle e ostinato pianoforte Gille, che toglieva ogni profumo dai brani della sensibilità più fine di uno Chopin per dirne uno. Per questo motivo, il brano di Chopin ” meno delicato” che la signorina Néruda suonò, uno »studio», riuscì perciò anche meglio.

La signorina Olga ebbe poi la sfortuna di perdere il segno nell’accompagnamento del »Tambourin» ma appena l’errore fu riparato, in verità alquanto presto, in un altro brano, improvvisamente, lo spartito cadde volando sul pavimento del palcoscenico. Velocemente, il voltapagine volò dietro dietro a quei ribelli ed indisciplinati fogli che, come ammirati, si erano messi ai piedi della grande violinista che indietreggiava, facendosi da parte ma continuando a suonare e sorridendo amabilmente fino a che i fuggitivi furono catturati e tornarono al loro posto proprio nello stesso istante in cui avrebbero dovuto ”volare” su tutta la sala ma con un’altra foggia, quella ariosa delle note.

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Wilma Neruda. Un curioso complimento

Di Vera Mazzotta

@accaddeoggi: 22 agosto 1895

Wilma e Charles Hallé nel 1895, con lo spirito pionieristico che li aveva contraddistinti tutta la vita, accettarono l’invito di uno dei figli minori di Charles, Gustav che organizzò per loro un tour nientemeno che in sud africa dove, ovunque si spostassero, ricevettero una calorosissima accoglienza. In particolar modo, a Pietermaritzburg furono oggetto di una curiosa forma di complimento, come racconta Charles Hallé nelle sue memorie:

Siamo stati accolti alla stazione dal sindaco e sua moglie e da molte altre persone, e portati in stato all’Imperial Hotel, tenuto da una vedova, una donna di Manchester, e frequentatrice dei miei concerti lì, che ci ha fatto stare molto comodi. Fino ad ora ho incontrato persone di Manchester in ogni posto, così che spesso diciamo che non valeva la pena di venire così lontano...

essendo Pietermaritzburg capitale del Natal aveva un pubblico che sembrava essere più distinto e includeva molti ufficiali che sembravano molto brillanti. Durante la serata il sindaco venne da noi con la richiesta di suonare un pezzo a un concerto che il Comune avrebbe dato la domenica pomeriggio alle 4. Pensa! un concerto dato di domenica dal municipio di una colonia inglese! I biglietti erano solo 2s. e Is., ma il bellissimo Municipio era affollato.

Il concerto iniziò, e dopo un solo d’organo e un altro brano eseguiti da altri musicisti, i due veterani suonarono la sonata Kreutzer….e quando abbiamo finito un membro del Comune si avvicinò e disse che dopo l’impressione appena ricevuta sarebbe stato meglio omettere il resto del programma (degli altri musicisti). Il pubblico applaudì e si disperse

Wilma Néruda nei ricordi di Helena Nyblom

di Vera Mazzotta

Helena Augusta Nyblom nacque a Copenaghen nel 1843 ed era la figlia di Jörgen Roed, Professore d’arte all’Accademia di Copenaghen, e di Amelie Amanda Kruse. Jorgen e Amelie come molti esponenti del loro ceto, spesso organizzavano saloti e ricevimenti nelle loro casa che consentirono ai loro figli di venire a contato con artisti, scrittori e i musicisti tra i più importanti dell’epoca.

Anche dopo il matrimonio con Carl Rupert Nyblom (1832-1907) letterato e membro dell’Accademia, Helena trasformò la sua casa di Uppsala in un punto di ritrovo per artisti contemporanei provenienti da tutta la Scandinavia, attirati dalla sua intelligenza vivace e dalla sua abilità nel suonare il pianoforte che ispirò i compositori Wilhelm Peterson-Berger e Emil Sjögren.

Nonostante la posizione, la famiglia Nyblom che contava sei figli, si trovò ben presto a dover risolvere diversi problemi di carattere finanziario e questo fu uno dei motivi per cui Helena iniziò a scrivere come critico prima e come autrice poi, sia opere teatrali che fiabe. Poco prima di morire pubblicò un libro di ricordi – i miei ricordi di vita

La mia insegnante di musica, la signorina Anna Bruun (la seconda moglie di Vilhelm Bissen) era così gentile da portarmi con sé a questi concerti. Di solito si davano, credo, tre concerti sinfonici ogni inverno e alcuni concerti minori di musica da camera. In questi concerti sentii due dei più grandi solisti del tempo: Clara Schumann che suonava il pianoforte, e Wilhelmina Neruda, che con i suoi fratelli, Franz e Marie Neruda, suonava in trio per violino e violoncello. Il modo di suonare di Clara Schumann fece una forte impressione su di me perché aveva traccia dell’arte pianistica dei virtuosi moderni e suonava solo la migliore musica sempre con lo spartito.

Wilhelmina Neruda era una ragazza molto giovane, quando si esibì per la prima volta a Copenaghen. Si era appena fidanzata con il compositore svedese Norman e suonava con entusiasmo anche canti popolari svedesi arrangiati per due violini e violoncello. Ricordo ancora chiaramente con quale vivacità e splendore suonava quello che lei preferiva: “Mandom, mod och morske män”.

Non era bella ma aveva un volto particolare, tipicamente slavo contornato da una folta e riccia capigliatura ed aveva una bella e giovane figura e le braccia e le mani più belle. L’ho sentita suonare molte volte, e lei era tra quegli artisti che andando avanti nel tempo, suonavano meglio fino a quando oramai anziana raggiunse l’apice della sua arte. Non ho mai visto nessun violinista portare l’arco con tanta bellezza e libertà come lei; quando lo sollevava, si vedeva che ne sarebbe scaturito qualcosa di meraviglioso e non si rimaneva mai delusi. Quando una volta chiesi a suo fratello Franz Neruda:

“Wilhelmina Neruda suona sempre così bene?”

rispose nel suo modo originale, incisivo:

“No, suona anche meglio!”.

Quando diede l’ultimo concerto a Stoccolma (allora aveva già settant’anni), suonò tra l’altro il Trillo del Diavolo di Tartini in un modo tale che i violinisti presenti dicevano che era OLTRE quello che avevano sentito prima.

Lei aveva, come tutti i migliori esecutori, il massimo rispetto per l’opera del compositore. Tutti i buoni compositori hanno capito come indicare i loro pensieri con segni chiari. Dovrebbe quindi essere il primo dovere dell’esecutore osservare ognuno di questi segni. Beethoven era così attento a tutti i dettagli, che non gli piaceva che si suonassero le sue composizioni a memoria perché si poteva facilmente dimenticare o trascurare qualcosa. È diventato comune parlare di “’interpretazione personale”, quando si valuta l’esecuzione di un pezzo musicale.

— Cosa si intende con questo? —

Se è un’interpretazione diversa da quella che il compositore ha desiderato, si dovrebbe piuttosto chiamarla “un’interpretazione folle”.

È dovere dell’esecutore di osservare con la massima puntualità tutto ciò che il compositore ha suggerito per avvicinarsi il più possibile ai suoi pensieri. Per prima cosa bisogna supporre che davvero poche persone (si può tranquillamente dire nessuno) hanno una sensibilità e una correttezza musicali più forti di quella che ebbero un Beethoven, un Bach, un Chopin quando composero le loro opere e anche quando si deve interpretare un brano di un compositore meno illustre, sono comunque, alla fine dei conti, le sue idee quelle che chi suona deve eseguire pertanto deve adattarsi a ciò che è indicato. È altrettanto sbagliato cambiare i segni in una composizione come lo sarebbe cambiare le parole in una poesia che si deve recitare

La ragione è nel fatto che l’esecutore pone l’accento su sé stesso e sulla sua prestazione ma per diventare un grande artista si richiede oltre al talento (conditio sine, qua non) una vera modestia ossia la capacità di poter arretrare davanti a colui che ha creato l’opera d’arte, ed è questa ammirevole modestia che tutti i migliori artisti hanno avuto in comune. Wilhelmina Neruda la possedeva alla perfezione.

Madame Norman Néruda nei ricordi di Mathilde Verne

VERA MAZZOTTA

Mathilde Verne è stata una pianista ma, soprattutto, una didatta e tra le prime allieve di Clara Schumann a pubblicare una autobiografia, uscita negli anni ’30, da cui è possibile ricavare interessanti notizie sul ”Metodo” di insegnamento di Clara.

I have wanted to be a teacher from my earliest girlhood, and all my public appearances in England have been intended only to serve my teaching career. I did not take to teaching because my concert work was not successful, but because teaching is a passion which has possessed me – it is my mission in life.

Mathilde Verne proveniva da una famiglia di musicisti ed era la quarta di dieci figli di Johann (Evangelist) Wurm (1828−1892) e (Marie) Sophie Niggl (1838−1883). I genitori erano bavaresi, il padre aveva lavorato come insegnante di musica ed aveva sposato Sophie, una sua allieva. Intorno al 1859 la coppia era emigrata in Inghilterra a Southampton dove Johann Wurm ottenne un posto di organista nella chiesa cattolica insegnando anche pianoforte, violino e tedesco in varie scuole dell’Hampshire mentre Sophie impartiva lezioni private di pianoforte, violino e cetra occupandosi anche della formazione musicale iniziale dei suoi figli: quattro delle loro ragazze divennero note come pianiste, oltre a Mathilde, Mary (1860−1938), Alice, in seguito sposata Verne-Bredt, (1868−1958) e Adela (1877−1952). Grazie a sua sorella che già era una pianista affermata quando Mathilde iniziò, venne ammessa a Francoforte a studiare con Clara Schumann sempre mantenendo intatto il suo sogno di emulare la grande pianista.

 I can say whole-heartedly that these years in Frankfurt were the happiest time of my life. Although it is so many years since I was there, and although I have forgotten much that happened during that time, I have never forgotten my wonderful lessons. Madame Schumann’s influence has stayed with me throughout my life, and it is perhaps strongest to-day. I owe everything to her. She tought me never to lose my ideals, and never to look on teaching as a mere profession.

Dopo il suo ritorno in Inghilterra, Mathilde Verne iniziò a farsi conoscere come pianista e musicista da camera e divenne presto una interprete eccezionale di Schumann ma continuando ad insegnare e organizzando numerosi concerti sia per i suoi alunni che per sè stessa nella stagione “Thursday Twelve O’Clocks” che esistette dal 1907 al 1936.

These Twelve O’Clock Concerts are a splendid institution. They never fail to bring forward music of very unusual interest. Indeed, it can fearlessly be said that the concerts are productive of some of the most enlightened chamber music making in London.

Nel 1909 realizzò il suo sogno: insieme a sua sorella Alice, fondò la “Mathilde Verne School of Pianoforte Playing” le cui basi pedagogiche furono ritenute tante efficaci da poterla ampliare per diventare un “College of Music” a cui fu annesso un “Children’s College of Music”, la cui direzione fu assunta dalla giovane Alice Verne.

But I want to do my work on big scale; I want to train teachers; I want my pupils to study and to play chamber music; I want them to have the opportunity of studying concertos with my own orchestra. My piano students will not be mere mechanical machines, they will be fine musicians as well.”

MA TUTTO AVVENNE DOPO IL SUO DEBUTTO…

Grazie ai suoi studi con Clara Schumann, Mathilde al suo rientro in Inghilterra nel 1887, venne ingaggiata per esibirsi con il Trio in do minore di Mendelssohn insieme a Madame Norman Néruda ed Alfredo Piatti…ma allora , più di oggi, non c’era molto tempo per provare

Era stata organizzata una prova di mezz’ora prima del concerto nella sala degli artisti di St. James’s Hall ma la mattina ricevetti un messaggio che diceva che Madame Néruda non sarebbe potuta tornare da Manchester in tempo, quindi non ci sarebbe stata nessuna prova. Questo, però, non mi disturbava affatto, perché, invece di una performance asciutta e prevedibile ce ne sarebbe stata una piena di belle sorprese. Quando ci siamo incontrati al concerto, sia Madame Néruda che Signor Piatti erano così allegri prima di salire sul palco che non ero per niente nervosa dopo aver iniziato il Trio. Posso ricordare ancora oggi quanto fosse meraviglioso sentirsi portati via da questi due grandi artisti… entrambi furono molto incoraggianti e Madame Néruda mi disse che avrebbe scritto personalmente a Madame Schumann dicendole che sia lei che Piatti avevano trovato il mio modo di suonare molto comunicativo.

ARRIVO’ poi IL MOMENTO DI SUONARE CHOPIN, poichè nei programmi vittoriani ad una parte cameristica ne seguive sempre una solistica e la giovane debuttante era, giustamente, alquanto nervosa. Fu allora che la grande violinista …prese le mie mani nelle sue assicurandomi che anche lei spesso era molto nervosa dicendomi che non dovevo pensare a nient’altro che alla musica, allora, niente altro avrebbe contato!

Quel consiglio, quella rassicurazione furono la chiave del successo di quella prima: la giovane Mathilde incontrò il favore del pubblico e nuovi ingaggi. Il giorno successivo Madame Néruda introdusse la giovane pianista a ..molte persone, tra cui un vecchio signore che mi disse quanto gli fosse piaciuto il mio modo di suonare e che voleva che insegnassi alla sua giovane e musicale figliola

fu l’inizio del suo sogno.

Molti anni dopo, Mathilde Verne, affermata pianista e docente, si trovò a Montecarlo dove incontrò Balokovic, noto violinista che spesso si era esibito anche in passato con Mathilde. Balokovic aveva acquistato uno Strad molto particolare….

un giorno dopo pranzo, mi chiese se volevo vedere il violino che recentemente aveva acquistato per dargli una opinione personale. Quando la custodia mi venne mostrata qualcosa mi sembrò stranamente familiare ma le custodie di violino sono più o meno simili tra loro e non prestai molta attenzione alla mia fantasia fino a quando la Stella del Mattino della Memoria non sorse nel mio cuore e vidi la copertura di raso trapuntato sbiadito in cui riposava questo prezioso strumento. I miei pensieri andarono lontano-indietro-indietro-ma a cosa? e poi come un flash la mia memoria fu portata ai Norwood Concert del Cristal Palace, al profumo di un mazzo di viole, all’ acqua di rose nei bicchieri da dito, ad una persona graziosa finchè poi tutto mi tornò in mente, questa stessa custodia portata da una grande artista in una stazione affollata… SI! Madame Norman Nèruda, l’amica della giovinezza che spesso al Crystal Palace mi portava con sé quando suonava lì. Lei ci andava… pranzavamo insieme prima del concerto ed essendo giovane fui molto colpita dall’acqua di rose nei bicchieri da dito che le servivano e anche il profumo di viole era sempre associato a lei perché non portava mai altri fiori. Queste cose si devono evidentemente essere fotografate indelebilmente nella mia memoria.

Questo violino è appartenuto a Wilma Norman Nèruda, dissi quando riuscii a parlare.

-Certamente, disse Balokovic, ma come fai a saperlo?? mi chiese e allora glielo dissi e quando il mio amico lo suonò pensai che la mia amica avrebbe avuto piacere di sapere in quali dotate e gentili mani era arrivato

Dénes Zsigmundy ultimo possessore dello Strad Ernst-Hallè

CItazioni tratte da Chords of Remembrance;

la storia del violino Ernst-Hallè https://www.academia.edu/38023868/STORIA_DI_UNO_STRAD_Lo_stradivari_Ernst_

https://tarisio.com/cozio-archive/property/?ID=40287

ma disponibile anche su questo blog

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Indagine sui Norman Neruda e sulla storia di Palazzo Beltramini di Asolo @sherlockholmesmusic DI Vera Mazzotta Il presente articolo è frutto di una ricerca che compie a breve un anno. In attesa della sua pubblicazione in questa forma, a Settembre 2023 nello Strand Magazine, Rivista ufficiale dell’Associazione Uno Studio In Holmes nella quale saranno raccolti […]

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