L’uomo del Popolo, lo definiva Eugenie Schumann, l’uomo semplice, dai pantaloni troppo corti, le camicie colorate, lontano dalle convenzioni e che sempre mantenne il buon cuore e l’attenzione verso i meno abbienti, ma un vero e proprio genio nella musica, venerato da generazioni di giovani musicisti, soprattutto tra le giovani leve del Conservatorio di Francoforte in cui anche Olga Néruda, l’ultima della famiglia, era andata a studiare, con una didatta di eccezione, Clara Schumann. Ogni volta che il Maestro arrivava per far sentire alla sua Klara qualche sua nuova opera, c’era fermento.
Tra i ricordi più gustosi, quelli di Mathilde Verne quando, finalmente, fu ammessa a partecipare ad una serata di musica con Brahms, su invito di Clara Schumann.
Olga Néruda, sorella di Lady Hallé, che era una delle mie compagne di studio, mi chiese cosa avrei indossato per questa grande occasione, e, scoprendo che non avevo un abito elegante, mi promise generosamente, di vestirmi con uno dei suoi. Mi mostrò subito una bellissima creazione con una splendida fascia color fragola e iniziò a vestirmi l’effetto generale non fu fortunato: Olga Néruda era alta e piuttosto robusta mentre io ero bassa e molto magra. Comunque la ammiravo immensamente, quindi non mi importava affatto di quello che faceva con me ed ero contenta quando mi arruffò la gonna lunga intorno alla vita legandola saldamente conla fascia assicurandomi che ero incantevole… la soddisfazione e la contentezza durarono poco!
Quando la giovane Mathilde arrivò a casa di Clara, la pianista la squadrò dalla testa ai piedi cominciando a tirarle il vestito da una parte e dall’altra, seguita da Marie ed Eugenie, le sue due figlie…era evidente che qualcosa non andava e, ben presto, la giovane iniziò a sentirsi a disagio… un disagio che crebbe a tal punto che quanto Brahms iniziò a suonare il quintetto per pianoforte … la mia mente non era più assorbita dalla musica ma solo dal fatto che qualcosa fosse sbagliato nel mio abito e quando Eugenie Schumann si sedette accanto a me chiedendomi che movimento fosse quello che stava suonando, non ne avevo la minima idea!!! MA…affidandosi al suo orecchio, tirò ad indovinare e, per fortuna, ci riuscì!!
Wilma Norman Néruda e Henry Vieuxtemps vantano un legame ed una amicizia di molti anni, che risale a quando la piccola Mina, con i suoi fratelli, fece la sua prima apparizione a Vienna dove, sembra che l’allora giovane violinista, acclamato dalla corte Viennese, pochi giorni prima dell’arrivo dei talentuosi fratelli, regalò alla bambina una copia del suo secondo Concerto. Tuttavia, fin dal 1846, il modo di suonare di suonare di Wilma ed il suo talento esuberante e profondo era stato paragonato a quello del grande violinista belga che, a suo tempo, era stato un bambino prodigio. E’ un fatto che la bimba stupiva quando, con la sua manina piccola e grassoccia sul palco, senza paura di nulla suonava brani di Vieuxtemps, Ernst, Paganini.
‘Her performance of Vieuxtemps’ Arpeggio and Ernst’s Carnaval de Venise are really wonderful, nor does it require any apology on the score of her tender age. After the Milanollos we have no recollection of such remarkable precocity of talent. (William Davidson, 1849).
Vieuxtemps accolse a San Pietroburgo dove, dal 1845, aveva accettato il posto come violinista di Corte, na Wilma oramai preadolescente scatenando però in questo modo le ire del giovane Wieniavsky quando si congratulò con la ragazza per l’esecuzione magistrale. Wilma e Vieuxtemps continuarono a mantenere rapporti di amicizia e stima al di là delle rispettive vicende familiari ed artistiche che, spesso, li portarono lontani. Vieuxtemps ascoltò di nuovo la Neruda a Parigi e in Belgio nel 1868 e nel 1869: nonostante l’entusiasmo che suscitava il suo modo di suonare veniva messo a confronto sempre con quello di Vieuxtemps: sebbene molti critici francesi ritenessero che la giovane artista riuscisse ad esprimersi al meglio proprio nelle composizioni dell’amico Belga, ritenevano che non avesse la brillantezza del suo staccato nè il suo vigore ma in compenso una conduzione melodica un e una delicatezza che possedeva il suo fascino.
Probabilmente fu proprio Vieuxtemps a ventilarle l’ipotesi di cercare fortuna in Inghilterra che lui ben conosceva avendovi passato molto tempo negli anni ’40 dell’Ottocento, poco prima di lasciarla per la Russia.
1851 Sivori, BOTTESINI in piedi, Hallè, seduto al pianoforte, Ernst IN POLTRONA, Vieuxtemps accanto a lui, E PIATTI in piedi vicino ad Hallè
Come ho detto arrivai in Inghilterra in aprile ed inviai una lettera a Chappel ma scopriì che la stagione era alla fine e il calendario era stato fatto e mi offrivano un concerto per luglio. Così tornai a Parigi, con grande disappunto di Vieuxtemps, visto che per un solo concerto e per 5 ghinee non potevo attendere così a lungo. VIeuxtemps riferendosi ai pregiudizi inglesi riguardanti le donne che suonavano il violino, disse che dovevo solo essere ascoltata e con grande generosità organizzò uno scambio di datedandomi la sua data di maggio e prendendo lui quella che mi veniva offerta. Volevano che suonassi il Concerto di Mendelssohn ma io ero invece ansiosa di mettere in programma un Concerto di Vieuxtemps per ringraziarlo della sua gentilezza.
Hallè racconta, in diverse interviste del 1890 per i giornali australiani che, nonostante la giovane violinista fosse stata introdotta da Joachim e dallo stesso Vieuxtemps, lui stesso era abbastanza scettico e prevenuto nei riguardi del suo talento ma, d’altra parte il ricordo che ne aveva era quello del 1849!
Nei pochi giorni in cui la donna si trovò a Londra, quindi, fece inizialmente ben poco per aiutarla, tanto che lei, quando si rese conto che sembrava non ci fossero occasioni per esibirsi decise di passare a salutarlo forse fu questo o fu altro ma Hallè, una mattina, passando di fronte all’ alloggio della violinista, decise di farle visita apparentemente con per salutarla , di fatto con una richiesta particolare: suonare per lui!
Era un test!
In altre circostanze Wilma si sarebbe indignata di dover subire ”l’onta e la vergogna” di una audizione ma capì che doveva fare buon viso a cattivo gioco! Suonò e convinse Hallè della sua abilità: con Joachim, Vieuxtemps ed ora Hallè dalla sua parte fu introdotta nel Salotto del grande pittore e artista Millais e poco dopo potè suonare ai Philarmonic di Londra.
Wilma aveva bisogno di sostenitori e capì che doveva trovarli nei musicisti-uomini- più affermati e considerati dell’epoca. Segno dei tempi?
Certo, ma un segno positivo dal momento che quei grandi artisti, come ci dice anche Hallé, erano, come tutti, permeati da quegli stessi pregiudizi ma, nel loro essere musicisti, furono anche capaci di andare oltre e giudicare l’Arte ed il talento
...più o meno…
il 17 maggio del 1869 Wilma si esibì, dopo 20 anni dal debutto in quel paese, a Londra suonando proprio un concerto di Vieuxtemps, l’Adagio ed il Rondò dal Concerto in Mi maggiore ...elettrificando l’uditorio con il suo pieno comando tecnico, il suo suono puro, ricco, pieno…rendendo evidente, sin dalle prime note, che ci si trovava di fronte ad una musicista non ordinaria (Vanity Fair, maggio 1869).. un talento straordinariotale da non richiedere alcun accenno neanche al suo sesso
(e per fortuna!) e il pubblico…non sembrava non essere mai stanco di applaudirla!
A quel concerto ne fece seguito subito un secondo. Vieuxtemps non fece solo questo, sebbene, pare, con molta fatica, convinse Wilma a trascorrere l’inverno in Inghilterra e, dopo un lungo ed estenuante tour nelle città inglesi più lontane, ad accettare il posto di Comprimaria, Primo violino del quartetto del St. James nel periodo in cui non era condotto da Joachim.
L’impressione che fece al pubblico e a Sir Chappel che organizzava quei concerti fu tale che il contratto le venne rinnovato ogni stagione allargando così la possibilità a Londra di ascoltare buona musica anche durante i mesi invernali in cui Joachim era lontano. Da quel momento, il nome Norman Neruda divenne inseparabile da quello dei Popoular -Concert
E’ Wilma stessa che, con le sua parole, ricorda che dopo una sua esecuzione del Concerto in Mi maggiore, Vieuxtemps che era presente in sala, la raggiunse in camerino, ovviamente, la violinista gli disse, come ad un Maestro, che era dispiaciuta che lei stessa non avesse mai sentito suonare da lui quel brano ma che lui rispose:
–Grazie a Dio, perchè se tu mi avessi sentito forse non lo avresti mai suonato come hai fatto tu stasera! Mai fino ad ora avevo immaginato che questo mio concerto fosse così bello!Per me è stata una rivelazione!
e questo, aggiunse Wilma, fu certamente uno dei più bei complimenti che un compositore avrebbe potuto mai fare ad un virtuososebbene mi pare che contenga anche un certo autocompiacimento!
(The Milner 1895)
Sino all’arrivo di Joachim, Vieuxtemps fu Re indiscusso del Violino, anzi, il Leone del Violino come lo chiamava Haddock, compositore e collezionista che fu anche suo allievo, pertanto fu naturale spesso ricorrere al suo giudizio riguardo l’apparizione di nuovi talenti sulla scena musicale.
Nel 1880 così scrisse: …
il vostro giudizio su M.lle Tayau è giusto… venuta da me per avere qualche consiglio…ma trovo che il suo modo di suonare sia troppo mascolino, ecco, ella perde quella femminilità che invece trovo in Madame Norman-Neruda che è il mio ideale di violinista. Mai ho sentito suonare il violino con così tanta anima, purezza, passione. Ella sa essere nello stesso tempo ”classica” e poetica. Ti dispiace che il suo suono non sia più ampio? ma non sarebbe più lei allora! Non sarebbe più la violinista donna e aggraziate per eccellenza…la gracieuse et intelligente interprète de sa musique come scrisse un critico francese dopo una sua interpretazione della virtuosistica Fantasia sui temi del Faust.
Andare oltre i pregiudizi quindi era una cosa, ma trovare il giusto modo per esprimersi un’altra.
La testimonianza di Vieuxtemps ci fa capire che alle violiniste , per avere successo era necessario avere quelle doti che si richiedevano, anche nella vita di ogni giorno: purezza, candore, gentilezza, morbidezza, soavità, questo si celava dietro l’unico concetto di femminilità e Wilma incarnava quelle doti femminili, anima, candore e castità, e, almeno in apparenza non doveva dare idea di mascolinità che infatti, quando emergevano, venivano attribuite ad un modo di suonare ”nervoso” ma come poteva esserlo quello di una donna, perchè il ”nervosismo” non era caratteristica maschile!
Questo getta luce anche sul successo di questa violinista che capì, intelligentemente, cosa le fosse richiesto, esibire un carisma femminile e, senza tradire sè stessa, ad imporsi sulla scena musicale. Dopo tutto la Società Vittoriana, Sherlock Holmes e il metodo di indagine docet!
Wilma Néruda è vissuta nella società del VEDERE, dell’OSSERVARE e un artista, sul palco, sa che sarà OSSERVATA. Nondimeno non si deve nascondere che molti uomini inizialmente frequentavano concerti strumentali dove erano donne ad esibirsi perché trovavano ”interessante” una femminilità ostentata in una occupazione, sino ad allora ritenuta maschile. Mentre alle cantanti era concesso optare per una femminilità più aperta ed evidente, per le strumentiste questo poteva essere un’arma a doppio taglio.
Anche in questo Wilma riuscì a trovare un equilibrio, nel mostrare braccia e collo scoperti per esempio e atteggiamenti da ”diva” ma sempre nel rispetto delle convenzioni dell’epoca.
Dopo un periodo di insegnamento al Conservatorio di Bruxelles, Vieuxtemps rimase privo dell’uso del braccio destro e decise di dedicarsi alla composizione trasferendosi in Algeria dove, nel 1881 cominciò la composizione del Sesto Concerto per Violino ed Orchestra dedicato alla sua pupilla, forse una delle ultime sue composizioni dal momento che il 6 giugno di quell’anno, dopo un infarto più forte, Vieuxtemps morì.
il 31 maggio così scrisse a Wilma :
Wilma carissima!
La vostra cara lettera amichevole del 14 marzo mi ha fatto molto piacere e mi sono subito messo all’opera per rivedere e terminare il concerto pensando a voi, al vostro stile incantevole e alla felicità di sentirlo suonato da voi. Lo spartito con il pianoforte è già pronto, ma voglio sapere se siete ancora a Brünn e perciò scrivo queste righe per sentire se devo mandare il concerto lì oppure dove?
Ditemi il vostro parere, se vi piace e se lo ritenete degno di portare il vostro nome come dedica. Vi ho messo tutto il mio sapere, tutta la mia esperienza, tutta la mia anima e spero quindi che non vi dispiaccia.
Come va la vostra salute? Risparmiatevi e concedetevi riposo. – Non fate come me, non vi affaticate troppo, ve lo consiglio come amico. Sapete che vi ho sempre dato buoni consigli. Io sto abbastanza bene, la testa è ancora così buona che posso occuparmi di musica ma i piedi non vogliono fare il loro dovere.
Ho appena terminato una raccolta di 36 studi per violino, che non saranno privi di interesse per voi. Rispondetemi presto e ditemi dove devo mandare il concerto. La partitura per orchestra seguirà presto. Potete così prepararvi a suonare il pezzo il prossimo inverno se vi piace .
Durante il viaggio verso l’ Australia del 1891 Wilma stupì passeggeri e quanti l’accompagnavano vestendo il cappello bianco degli Universitari di Uppsala…
così scrissero a febbraio i giornali australiani riportandone la storia:
Trent’anni fa la famoso violinista stava suonando con la sorella Maria e il fratello Franz alla città universitaria di Uppsalae il suo stile entusiasmò così tanto un giovane studente presente che si tolse il cappello bianco tanto amato dagli studenti e, riempiendolo di rose, lo presentò a Wilma Neruda come omaggio al potere della sua arte. Quando Wilma, oramai Lady Hallè, tornò di nuovo a Uppsala nella sua ultima visita in Svezia e Norvegia, incontrò lo stesso studente, ora noto professore, gli disse quanto ancora apprezzasse ancora il cappello bianco da studente che ancora oggi, a volte, indossa tanto da essere, durante i suoi viaggi da e per Australia, fonte feconda di commenti e di sorpresa per i suoi compagni di viaggio.
Wilma ed i suoi fratelli suonarono ad Uppsala nel 1862 e 1863 per la prima volta per la Orfei I Drängar, la Società dei Cantori di Uppsala, fondata dal tenore Jonas Widén nel 1853.
Wilma Norman Néruda e Charles Hallè si conoscevano sin dal 1849, quando il pianista aveva invitato la bambina morava a suonare nei Gentlemen Concert di Manchester. Quella bambina, crescendo, si era trasformata in un talento del violino e fin dal 1869, quando aveva deciso di trasferirsi definitivamente in Inghilterra, i due avevano stretto un profico rapporto di lavoro. Tuttavia, fin dall’inizio il loro rapporto si profilò non solo come un partenariato artistico, i due musicisti, suonando insieme, rafforzarono il loro legame e già dal 1870 era evidente che, se avessero potuto, sarebbero convolati a nozze, Charles infatti era oramai vedovo da 20 anni e nutriva un affetto profondo nei confronti della donna testimoniato da alcuni versi a lei dedicati. Tra il 1876 e i 1877 la violinista fu costretta a lunghi soggiorni tra Como, Genova e Venezia a causa della tubercolosi e Charles, in vacanza con la numerosa prole avuta dal suo primo matrimonio, passò a trovarla portandole conforto in un momento in cui temeva tanto per la sua salute quanto per la sua carriera che era per lei unico sostentamento. Le lettere che il pianista spedì ai figli di lei, in particolare al giovane Ludvig che nel 1881 aveva intrapreso i suoi studi artistici ad Anversa, evidenziano un rapporto fatto di affetto e stima. I due musicisti cominciarono ben presto a tenere numerosi concerti anche ad Hagen, città natale di Hallé, fin dal 1878, che tuttavia avevano l’apparenza di essere fatti per nascondere soggiorni di natura molto privata tanto da suscitare, anche allora, non poche congetture. Quasi certamente, complice la vita fatta di continui viaggi per concerti, i due musicisti vivessero more uxorio ma Wilma rimaneva una donna sposata,, per quanto separata, e la sua profonda fede cattolica non le avrebbe mai permesso di accedere al divorzio che, infatti, non è attestato in alcun documento. Wilma Nèruda in realtà si era definitivamente allontanata dal suo primo marito fin dal 1868 e aveva deciso di portare con sé i suoi due figli mandandoli a scuola a Brunn, sua città natale. Quando nel 1885 Norman morì era questione di tempo perché Wilma e Charles decidessero di fare il passo definitivo: entrambi erano vedovi, avevano carriere avviate, erano economicamente indipendenti, maturi e, in un certo qual modo, erano di reciproca ispirazione l’uno per l’altra, inoltre, avevano entrambi figli grandi. La notizia della loro unione circolava da molto tempo tanto che, scherzosamente, Wilma Néruda da alcuni buontemponi veniva chiamata Lady Luja perché ritenuta inseparabile dalla sua metà…Hallé, ma il pianista voleva evitare voci ed illazioni che avrebbero potuto nuocere alla reputazione tanto che quando venne a sapere che un giornale aveva pubblicato la falsa notizia del loro matrimonio nell’ottobre del 1885 in aggiunta ad una loro foto insieme esposta in vetrina, senza che Forsyth, il manager, fosse intervenuto per smentire la cosa, si infuriò. Il 28 maggio del 1888 la coppia, alla presenza di familiari ed degli amici più cari tra cui Joachim, Alfredo Piatti e Clara Schumann e l’immancabile Principessa Alexandra del Galles decise però festeggiare il fidanzamento con una cena rimasta storica anche per il brindisi che la futura Regina, grande amica della violinista fece alla coppia.
Il Cavalierato.
Il 1888 fu un anno importante nella vita di Charles Hallè che si avviava verso i 68 anni. Prima giunse nella sua casa una importante lettera del Primo Ministro, Lord Salisbury, nella quale si comunicava che la Regina, che da poco aveva festeggiato il giubileo e voluto che gli Hallès al completo partecipassero alla consueta processione, aveva deciso di nominare il pianista Cavaliere per i suoi meriti artistici: prima di lui soltanto altri due musicisti stranieri, Michael Costa e Julius Benedict, avevano avuto questo onore…Ed il titolo non era immeritato: riconosceva ad Hallé quarant’anni di duro lavoro volto a costituire orchestre professionali che regolarmente, dal 1857, avevano cominciato ad esibirsi in tutto il paese diffondendo le opere di musica da camera e contribuendo ad innalzare così anche i livelli culturali della popolazione. Così, il futuro Sir Charles con la famiglia al seguito, riprese il treno per Windsor stavolta per partecipare alla cerimonia di investitura. Tutti coloro che erano stati nominati erano stati schierati di fronte alla Regina che troneggiava di fronte a loro con una spada poggiata su un cuscino color cremisi; al segnale del Maestro di Cerimonia, uno alla volta, avanzavano per inginocchiarsi di fronte alla Regina che dopo averli toccati tre volte sulle spalle chiamandoli con il loro ‘’nuovo nome’’ esclamava
Rise up, Sir Charles, Alzati Sir Charles
Fu una cerimonia toccante ma non priva di alcuni momenti di ilarità. Fra i nominati non c’era solo chi, come Hallè, era vicino alla Casa Reale ma anche persone investite per motivi politici, tra cui un gentleman australiano che, arrivato il suo turno, si inginocchiò come in preghiera. La Regina, non riconoscendo il gentleman, chiese al Cerimoniere come si chiamasse e questi, a sua volta, fece la stessa domanda all’australiano che rispose, in preda all’emozione…
–L’ho dimenticato!! E così il Cerimoniere riferì alla Regina che, senza perdersi d’animo disse
– Rise up, alzati Sir Nyum Nyum! ed il malcapitato, da allora e per sempre rimase Sir Nyum.
Le nozze.
Pochi giorni più tardi, il 26 luglio, Hallè e Wilma Nèruda convolarono a nozze sotto gli sguardi dei figli di lei e della numerosa prole di lui. Come il pianista ebbe modo di scrivere a Broadfield[1], senza la presenza costante della donna, la sua vita gli sarebbe sembrata certamente inutile, vuota e priva di senso. Dal racconto che anni dopo ne fece Gustav, il minore dei figli di Hallè, da poco rientrato dal Sud Africa, si evince che il padre aveva parlato della sua intenzione di sposare Madame Nèruda soltanto pochi giorni prima, quando il matrimonio era oramai organizzato. Ovviamente, era un matrimonio che Gus non avrebbe potuto in alcun modo impedire e che suo padre aveva tutta la libertà di contrarre ma che, per lealtà nei confronti di sua madre comunque il giovane non si sentiva di approvare. Fu una cerimonia privata quella che si tenne al Brompton Oratory[2]. Era un giovendi mattina e la piccola folla inconsapevole che attendeva la messa giornaliera aveva intuito, dall’eleganza dei convitati, che si sarebbe celebrato un matrimonio: allora come oggi, attendeva impaziente l’ingresso della… giovane…sposa.. E il momento arrivò. La processione nuziale fu accolta da un un mormorio che lentamente, pervase tutta la navata: a marciare verso l’altare non erano le giovani figlie di Hallé piccoline di statura e accompagnate dai due fratelli, Neruda alti e statuari come Vichinghi, bensi un uomo di quasi 70 anni e la sua compagna di quasi 50! Al termine della celebrazione Hallè diede una sovrana al giovane Gustav insieme al testo della notizia perché la portasse al Times in modo che la pubblicasse il giorno successivo, ma non fu una cosa facile. Il giovane fu costretto a passare da almeno una dozzina di parrucconi del giornale attestando la sua buona fede e la veridicità della notizia con il fatto di essere il figlio del noto pianista: la gente perbene, si sentì rispondere, non avrebbe mai dovuto giocare di queste sorprese al pubblico! Ed il 28 luglio il Manchester Guardian comunicò che
Among the many marriages soleminsed in London yesterday was that of Sir Charles Hallé and Madame Norman Neruda, at the pro cathedral.
Dopo la cerimonia ecclesiastica i pochi invitati furono intrattenuti nella casa coniugale con una semplice colazione alla quale non potè mancare la Principessa Alexandra che, da molti anni, aveva con Wilma Norman Nèruda un legame speciale e di amicizia. La coppia sarebbe dovuta partire di lì a breve per Vienna ma fu costretta ad affrontare, alla fine della giornata, il momento in cui si ritrovò seduta a tavola, ancora imbandita per la piccola festa, con tutti i figli accanto. E fu allora che il giovan Gus, irritato per non essere stato messo al corrente per tempo delle nozze, disse che non avrebbe consentito che suo padre consumasse a cuor leggero la sua luna di miele, anzi, la sua prima notte di nozze, in casa. Hallè propose allora di starsene fuori per una quindicina di giorni e Gustav rispose che allora lui ne avrebbe approfittato per prendere un bel box in un qualsiasi teatro a loro spese sino al loro rientro. Hallè accettò e il giovane…per far pagare al padre il fatto di averli tenuti tuti all’oscuro, festeggiò ogni sera in un teatro differente portandosi dietro tutti gli amici che poteva, e ad Hallè non rimase che pagare il conto.
In quella occasione, Charles e Wilma fecero un viaggio familiare raggiungendo la sorella di Wilma, la violinista Marie, a Gleichenberg e successivamente, Parigi, Vienna e qualche giorno in casa dei Sartoris ma fu comunque un viaggio inframmezzato da concerti privati: il vero viaggio di nozze, liberi da impegni familiari oltre che lavorativi fu quello dell’anno successivo. La meta, la classica meta dei viaggi di nozze: l’Italia!
La Luna di Miele in ritardo.
Hallè era stato in precedenza in Italia, a Venezia e a Roma in autunno, quando le città italiane erano piene di gente. Aveva al seguito anche i figli più grandi con i quali viaggiava in treno e fu forse allora che la sua pazienza venne messa a dura prova da situazioni non infrequenti in Italia (sic!!): ponti rotti e, ovviamente, quello che non sopportava: treni costantemente in ritardo[3]. Quel viaggio gli costò l’arrivo a destinazione dodici ore dopo l’orario previsto, dodici ore portati in giro su rotaia per tutta l’ Italia, passando per Ancona e poi di nuovo verso una regione dall’aspetto romantico ma desolato dove l’unico cibo che riuscirono a procurarsi per fu caffè scadente, mele acerbe e uva. Eppure, nonostante tutto, il pianista non aveva esternato in alcun modo la sua rabbia o la sua stizza: dopo dodici ore, forse, non ne aveva neanche la forza…solo una sua frase laconica, un desiderio, espresse il suo disappunto
–Come vorrei essere ora su un bel vagone ferroviario in viaggio da Londra a Manchester!
Una considerazione questa che, a detta dei suoi figli maggiori, esprimeva al meglio cosa pensasse dell’Italia, dei ponti rotti, dei torrenti in piena e degli abusi e ritardi delle ferrovie. Ci vollero due giorni a Roma alle cure dei proprietari di allora dell’Hotel Angleterre di Roma per fargli dimenticare il malumore e quel viaggio allucinante[4].
I non proprio, Novelli Sposi, trascorsero in Italia due settimane, indicativamente tra il 5 ed il 22 aprile del 1889. Il racconto di queste giornate da turisti è quello, un po’ schematico e a volte frettoloso, fatto dallo stesso Hallè nelle lettere spedite dalle diverse località ai suoi figli. Tutta l’organizzazione del viaggio, come anche delle successive tournèè, fu opera del pianista: Wilma, pur essendo una persona che aveva rotto ben più di una convenzione, rimaneva una donna che non amava interessarsi di politica e, stranamente, neanche di questioni femminili e che nel matrimonio con Hallé, dimostrò di affidarsi completamente come nel più tradizionale dei matrimoni vittoriani. Dal canto suo, Charles si era preparato, e, probabilmente aveva preparato anche la sua metà, al ritardo cronico dei treni itliani, invece, in questa occasione, e …considerato il carattere forte della donna, diremmo …per fortuna…rimase piacevolmente sorpreso dalla puntualità. Ovviamente, l’albergo scelto non poteva che essere l’Hotel D’Angleterre che, in via Bocca di Leone, dominava il quartiere inglese di Roma. E la Roma che accolse gli Hallè era ben diversa da quella del 1870! La prima cosa che colpì Sir Charles fu il progresso che avevano fatto gli scavi archeologici ed i molti nuovi rinvenimenti, era per lui incredibile il pensiero che tutte quelle nuove statue neanche pochi anni prima si trovavano sottoterra! Il Foro, il cui scavo era iniziato all’alba della Repubblica Romana del 1849, il Colosseo, dopo le recenti scoperte, agli occhi del tedesco, non sembravano più gli stessi, anche il Vaticano e i suoi dintorni si presentava diverso, del resto, Porta Angelica era stata abbattuta e non era l’unico monumento caduto sotto le mani del Re Picconatore, Villa Ludovisi, Palazzo Altoviti, il Teatro Apollo sul Tevere, Palazzo Piombino che chiudeva Piazza Colonna, tanto per ricordare alcuni luoghi, l’avevano preceduta e seguita: Roma sembrava, ma in realtà era, una città che stava cambiando veste per essere all’altezza del nuovo ruolo di Capitale. In realtà, la situazione generale di quell’aprile del 1889 non era semplice: le condizioni economiche della città erano difficili, il governo sempre alle prese con la ricerca di soldi e da mesi gli operai erano in tumulto per le condizioni miserevoli in cui erano costretti a vivere e a lavorare[5].
Charles aveva programmato di soggiornare qualche giorno nella Capitale, spostarsi successivamente a Napoli e a Pompei e di tornare a Roma per Pasqua. L’Hotel era certamente confortevole ma il tempo inclemente, anzi, atroce: vento e pioggia incessante che, ovviamente, i due cittadini londinesi, non si aspettavano di trovare nel Paese del Sole! La centralità dell’Hotel consentì ai due musicisti per prima cosa di passeggiare nei dintorni: Piazza di Spagna con la Barcaccia in restauro, Trinità dei Monti, la zona di Piazza del Popolo,
S. Pietro, parte del Vaticano, il Colosseo, con la sua vecchia fontana, la Meta Sudans
Il Pantheon, che finalmente poterono ammirare privo delle vecchie cancellate tra le colonne e le ‘’orecchie d’asino’’ di Bernini, foto 8 il Campidoglio con i suoi due musei[6], il Foro Romano, foto 9 il Foro Traiano, scavato per ordine di Napoleone che con l’abbattimento di alcuni edifici medievali considerati privi di interessi mise in luce il settore centrale della Basilica Ulpia ed il peristilio intorno alla colonna poi sistemati da Papa Pio VII dopo il suo ritorno a Roma. Certamente, durante questa prima passeggiata Wilma e Charles avranno quantomeno intravisto quel che rimaneva del perimetro del foro di Nerva, le Colonnacce con il loro Antico Forno,
il Tempio di Venere e Roma in lontananza. Successivamente, con la loro carrozza, si spostarono verso Tempio di Vesta che certamente forse videro circondato da carretti e buoi nell’allora Foro Boario, foto 11 e ovviamente anche l’antistante Santa Maria In Cosmedin
e San Paolo fuori le mura, una grande quantità di archi trionfali[7], e l’immancabile Fontana di Trevi[8] forse vista nel rientro in albergo. Certamente, anche se Sir Charles non lo nota, è molto probabile che i due, oltre per ammirare la maestosità della Fontana Romana, abbiano provato la tradizione che in quegli anni prendeva piede di lanciare la monetina nella fontana dandole le spalle, tradizione inventata dall’archeologo Helbig[9] di stanza a Roma proprio in quegli anni, una sorta di rito propiziatorio per augurare ai suoi ospiti, amici e connazionali, il ritorno nella città Eterna e lenire la malinconia di dover lasciare una città così bella. Helbig rimaneva a Roma ma per i tedeschi che partivano quella era una tradizione che si allrgò a macchia d’olio. Helbig tuttavia, non aveva fatto altro che rinvigorire una tradizione antichissima a Roma, quella di gettare un obolo nei pozzi per accattivarsi il favore delle divinità alla vigilia di un viaggio ma anche celtica. Ma Wilma e Charles nelle loro passeggiate romane non si affidavano al caso, avevano una guida, un personaggio che, a detta loro, vantava un’intima conoscenza con il Cardinale Mannig[10]: il Principe Jerome, cugino di Napoleone III grazie al quale i musicisti poterono (intra)vedere i Reali Italiani spostarsi su tre carrozze distinte perché lui, ne conosceva le abitudini.
Il 7 aprile fu dedicato anche alla visita del Quirinale con le sue stanze che apparvero belle, ma fredde e impresonali! Il 9 aprile la pioggia incessante dalla mattina alla sera costrinse gli Hallé a fare visite al chiuso ricorrendo all’aiuto di Mr William Bliss, inglese noto per il suo lavoro presso l’Archivio Vaticano che trascorreva gran parte dell’anno proprio nella Capitale.[11] Hallè racconta alla figlia che arano arrivati allo studioso grazie ad una lettera di Lady Herbert[12] anche lei amica del Cardinale Manning e, indirettamente, degli Hallé. Grazie a Bliss gli Hallè furono condotti a visitare parte della Biblioteca e degli Archivi che di norma non venivano aperti a nessuno,[13] i Musei Vaticani, in particolare il Museo Pio Cristiano e le Stanze dei Borgia che, con i loro affreschi di Pinturicchio rimasero particolarmente impresse ai due musicisti grandi amanti dell’arte, e un antico manoscritto della vita di San Giorgio miniato da quello che allora si credeva essere Giotto.[14]
Dopo pranzo fu la volta della visita a Lord Dufferin, ambasciatore a Roma e al Vescovo di Trebisonda al quale Hallè si rivolse nella speranza di una udienza privata con il Papa e di una chiacchierata con l’archeologo Sir Charles Thomas Newton, già console di Mitilene e di Roma, noto al mondo come scopritore dei tesori di Alicarnasso e per aver arricchito le collezioni archeologiche del British Museum. Gli Hallè avevano intenzione di partire il giorno stesso per Napoli dove avevano già prenotato delle camere al Grand-Hotel[15]ma alcuni connazioniali di ritorno dalla cittadina li avvisarono che lì c’erano stati dei casi di febbre tifoide di cui uno mortale.
Così, dispiaciuto per questo ennesimo inconveniente che si aggiungeva al cattivo tempo di Roma, Hallé passò gran parte del giorno successivo a cercare camere in un Hotel differente. Nell’attesa di avere risposta dall’Hotel Bristol, mercoledi 11 aprile Wilma e Charles fecero la consueta gita nella campagna romana per vedere due straordinarie tombe altrettanto straordinariamente conservate e decorate…purtroppo sull’Appia Antica è difficile capire di quali tombe si tratti e di quali decorazione parli, vista la straordinarietà possiamo pensare a Cecilia Metella..
Mentre se ne stavano a zonzo per la campagna i due vennero catturati da voci e risate provenienti da un’altra carrozza: il mondo, come si sa, è alquanto piccolo e fu così che i due incontrarono Hamilton Aidé[16] ed alcuni altri amici che tornavano da Napoli e che il giorno successivo sarebbero partiti per Firenze: ne seguì una lunga chiacchierata ma oramai, si stava facendo tardi: gli Hallé avevano deciso di partire nel primo pomeriggio per cui furono costretti a declinare diversi inviti quali quello a casa di William Story. Wilma e Charles arrivarono a Napoli giovedì 12 alle 19: le ferrovie italiane ora sono puntuali, scrisse alla figlia! Trovarono un’ottima e calda accoglienza ma soprattutto camere con vista mare: da lontano si scorgeva Capri e il Vesuvio che, dall’inizio dell’anno, aveva ricominciato una intensa attività, e in lontananza lanciava in aria detriti di un rosso intenso ad intervalli così regolari che, successivamente fecero affermare di Wilma di aver visto quasi una sorta di luce rotante costante intorno alla cima del vulcano.
Napoli e il Risanamento.
All’alba dell’Unità di Italia, Napoli e tutto il Meridione, furono abbandonati a sé stessi. Napoli in particolare, tra il 1880 e il 1889, aveva visto un enorme incremento demografico[17] che aveva portato all’addensamento della popolazione in aree ristrette, umidità, mancanza di luce, acque attinte alle fontane o ai pozzi infiltrate da quelle dei pozzi neri o provenienti dalle strade, sistemi di fognatura inadatti o inesstenti, poco ricambio di aria nelle case, incuria nelle pubbliche vie, mai spazzate se non dall’acqua piovana, e condizioni igieniche personali inesistenti. Centinaia di abitazioni erano sorte nei fondaci portuali vecchi magazzini che ricevevano luce solo dal cortile interno ricettacolo di immondizia e di acque impure visto che erano anche privi di rete fognaria.[18] Il Ventre di Napoli era davvero un ventre nel quale ristagnava l’odore degli escrementi umani ed animali aggiunti a quelli delle attività di concia o di tinta.
In questi vivono ammonticchiate parecchie migliaia di persone, talmente avvilite dalla miseria, che somigliano più a bruti che a uomini.[19]
Situazione peggiore dei fondaci erano i cosiddetti bassi, dei terranei senza finestre che prendevano luce solo dalla porta, degli antri, delle stamberghe, dove la condizione di oscurità era totale e non si sfuggiva al contatto diretto con le strade che erano vere e proprie latrine.
In questa situazione sociale accattonaggio, povertà, prostituzine, camorra ed epidemie erano all’ordine del giorno.
Ricavo da un lavoro … dell’Ufficio statistico municipale, che, a fronte di 45.000 vani, Napoli possiede 54.000 bassi, dei quali ben 36.000 lungo le vie. E questi nondimeno, quantunque privi di luce, specialmente nei rioni della marina e su per i vicoli dei colli, umidi e muffiti, non sono il più abietto ricettacolo della plebe napoletana. Vi è qualcosa di molto triste, vi sono i fondaci: cortili vecchi e luridi, vicoletti senza uscita, cui di solito si accede per un androne, chiusi da alte fabbriche e mezzo nascosti qua e là in tutte le dodici sezioni …Se ciò relativamente è per la città in generale, si immagini ognuno quel che poi debba essere quella parte della vecchia Napoli, che ne è proprio il basso ventre.[20]
Nel 1884 a seguito del colera stavolta importato dall’Europa che fece oltre 8000 morti[21], fu approvata una legge specifica volta al risanamento della città[22] che dava al Comune poteri praticamente illimitati: l’intezione era quella espressa alcuni anni più tardi di rendere la città la più gradita ai forestieri (…) igienica, sicura, pulita e gaia,[23]e la soluzione identificata fu sventrare[24] i quartieri bassi di Porto, Pendino, Vicaria e Mercato situati sotto il livello delle acque e caratterizzati da stradine chiuse, poco ariose che avevano contribuito al diffondersi dell’epidemia. In realtà questi quartieri erano stati oggetto negli anni 60 dell’Ottocento di attenzione soprattutto per la presenza di nuclei industriali che, a detta degli ingegneri che progettarono i primi nuclei di case più salubri per gli operai, sarebbero dovute essere quantomeno delocalizzate[25]. Ovviamente le prime case-modello operaie, case popolari vennero costruite ma, nonostante la buona volontà di coloro che si occuparono per la prima volta del problema, si ritrovarono comunque a ridosso delle fabbriche. Come sempre accade, l’espropriazione dei terreni per costruire i nuovi quartieri per abbassare la densità della popolazione, costruire le nuove strade per far entrare la brezza marina, o sistemare il sistema fognario, comportarono l’inizio di qualcosa mai visto prima ma che oggi è abbastanza noto, per non dire la norma: la corruzione di politici e impreditori di fronte ai soldi stanziati. Mentre la Banca Tiberina e la Società dell’Esquilino, forti dell’appoggio Sabaudo a Roma come a Napoli, cominciarono a costruire gli eleganti quartieri sulle colline, come il Vomero, occupandosi di tutte le infrastrutture necessarie, in città si faceva fatica a trovare imprenditori che si assumessero il rischio di opere di altra natura e, ben presto, iniziò un vero e proprio sacco edilizio da parte di diverse Socetà Anonime non napoletane,[26] anche perché la borghesia riconosceva come unica forma di reddito il bene fondiario e sventrare la città significava comunque avere a disposizione nuovi terreni: la plebe andava espulsa dal centro, perché le evoluzioni sociali e sanitarie lo esigono irreparabilmente.[27] Non importava valorizzare le potenzialità che la città aveva e risolvere il problema da un punto di vista sociale, importava lo sfruttamento personalistico dei suoli. Per questo i progetti che anni prima erano stati elaborati dal napoletano di origine scozzese Lamont Young, alcuni davvero pionieristici, a parte quelli relativi ad alcuni edifici, rimasero carta straccia.[28] Young, boicottato per la sua non connivenza con l’affarismo sfrenato e forse la sua integrità, fu letteralmente silurato dalla Banca Tiberina che gli espropriò volutamente un suolo per la costruzione di una delle stazioni della funicolare. Un primo passo venne fatto con la derivazione dell’acqua dal Serino con la costruzione di un nuovo ramo di acquedotto inaugurato nel 1885. L’approvvigionamento idrico fesce scemare notevolmente i casi di colera e di febbre tifoidea,[29] rendendo rare malattie quali la scabbia e la tigna ma non debellò, nelle classi più povere, quelle dovute alla cattiva o insufficiente alimentazione. Se Napoli era diventa più salubre da un punto di vista dell’acqua non fu lo stesso dal punto della corruzione e della criminalità dal momento che l’Onorata Società cominciò a gestire appalti, manovalanza e cantieri: fu un vero trionfo di appalti truccati vinti dalle stesse persone, opere bellissime molte delle quali incomplete, ribassi ingiustificabili, rialzi nei prezzi dei terreni da espropriare, rallentamento dei lavori, illeciti amministrativi. Del resto, già nel 1888 era chiaro che il Risanamento da intervento di pubblica utilità portato avanti dagli architetti che lo avevano immaginato anche con coscienza,[30] si era trasformato nella più bieca delle speculazioni che coinvolgeva ogni aspetto della politica, dell’imprenditoria e della criminalità organizzata senza escludere i mezzi stampa.
Napoli, come Roma, cambiò volto ma Corso Umberto I ed i palazzi umbertini non fecero che nascondere il degrado e la povertà nei rioni più poveri,
Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete, quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà: bisogna rifare. Questo diceva all’inizio dell’operazione Matilde Serao inizialmente forse speranzosa negli interventi dello Stato ma che, ben presto si rese conto che tutto questo demolire e ricostruire fu solo il paravento[31] del Salotto buono del Rettifilo, delle strade allargate dietro il quale veniva nascosto il vero volto di Napoli.
E in ultimo, sapete che è accaduto? Che il popolo, non potendo abitare il Rettifilo, (…) non avendo delle vere case del popolo, è stato respinto, respinto dietro il paravento!
La questione igienica forse fu per lo più risolta, ma la bonifica igienica alla fine fu davvero ben poca cosa ed i più poveri, sfrattati, ghettizzati, si ammassarono nei vicoli limitrofi, nell’hinterland di Napoli e persino sulle pendici del Monte Echia nel tentativo di sopravvivere ad un costo della vita triplicato[32]Come spesso in Itialia: i problemi erano stati semplicemente spostati. Non solo, anni più tardi, nel 1894 venne istituita una commissione di inchiesta ma ovviamente non portò ad alcuna condanna, anzi, l’ala politica dell’Italia Unita Sabauda dei Crispi e dei Giolitti di turno, venne salvata con il classico colpo di spugna all’Italiana. Il Risanamento segnò la separazione tra città ricca, quella frequentata dagli Hallé, tra il Vomero, Posillipo, Corso Umberto I e Chiaja, i salotti, e città povera, quella della plebe, di cui ci si dimenticò contribuendo così al diffondersi di un degrado morale che andava ben oltre la presenza di persone oneste.[33]
Il Soggiorno napoletano.
Parte di venerdi 13 aprile la coppia lo trascorse al Museo Archeologico di Napoli che a Charles sembrava più interessante che mai.
Le tappe successive furono Posillipo, la Tomba di Virgilio, alla riviera di Chiaja piena di deliziosi carri di ogni genere e colore e certamente, anche la Villa Comunale che più però non presentava i due eleganti Casini del Vanvitelli diventati punti di ristoro anche per coloro che volevano scendere nella sottostante spiaggia naturale…
Hallè non sapeva che quel delizioso lungomare, bellissimo e comunque invidiato ancora oggi da tutto il mondo, fu frutto di una colmata che riempì l’intero bacino frontestante la riviera, da Mergellina a Santa Lucia, senza alcuna preoccupazione dell’impatto ambientale e facendo perdere ai marinai, ma anche a Napoli, una spiaggia naturale. L’impresa fu portata avanti da una ditta belga a cui venne ceduta, che si accollò le spese in cambio del diritto di edificare a proprio piacimento sull’attuale viale Gramsci. E il vecchio borgo di Pescatori fu costretto a spostarsi in un villaggio che divenne una specie di ghetto.
Cosa videro gli Hallé che certamente passeggiavano in carrozza?[34] Forse un cantiere dal momento che dopo i primi abbattimenti i lavori iniziarono solo nel giugno del 1889, due mesi dopo il loro viaggio, e lo stesso Rettifilo fu aperto solo nel 1894, ma agli inglesi interessava l’aspetto più pittoresco e Napoli ne forniva a piene mani. Nella strada si vendevano frutti di ogni genere (e soprattutto fichi d’India, meloni, aranci), verdure, pannocchie di granturco e polipi bolliti, tarallucci, coralli e lavori di lava e di madreperla. Venditori più poveri trasportavano la loro merce in grosse ceste sulla testa. I chioschi degli acquaioli, addobbati con serti di limoni, offrivano acqua sulfurea e acqua del Serino, anche con l’aggiunta di sciroppo di orzata, di amarena o di anice. A ridosso dei chioschi la gente, oziava, beveva, mangiava, chiacchierava, raccontava, trattava, vendeva, riposava. La strada risuonava dei richiami dei venditori e di canti. Gli Scugnizzi giocavano e si azzuffavano. Fu la volta di Pompei nella quale il lavoro ferveva da sempre! Tra il 1887 e il 1889 erano infatti iniziati gli scavi non solo per individuare la linea di costa precedente l’eruzione del Vesuvio ma anche individuare tracce di civiltà preromane. Il tempo era meraviglioso e la coppia era in visibilio. Charles certamente aveva già visitato Pompei e forse anche Wilma…dal momento che alla figlia scrive
–Era ed è il posto più meraviglioso del mondo, non puoi neanche immaginare quante cose nuove siano state portate alla luce dall’ultima volta che ci siamo stati.
Furono le pitture a lasciare a bocca aperta i due coniugi, soprattutto quelle che erano state portate alla luce da poco che sembravano essere state dipinte tanto per i colori quanto per lo stato di conservazione, da poco: ghirlande di fiori, uccelli, fiori su fondo scuro tra cui un uccellino che becca un acino di uva di fronte al quale rimasero parecchi minuti. La sera il tempo cambiò improvvisamente portando un temporale ma i neo sposi, stanchi, incuranti del maltempo se ne tornarono in albergo. Ma la mattina del 14, di nuovo pioggia e grandine: la cosa si faceva seria perché avrebbe significato nuovamente visitare luoghi al chiusi come il Museo…non sappiamo cosa accadde. La lettera successiva di Hallè a sua figlia li vede il 22 aprile nuovamente a Roma e non racconta le visite successiva di Napoli
Il secondo soggiorno romano.
Venerdì 20, pomeriggio, la coppia era di nuovo alla stazione di Napoli, mezzora prima come era consuetudine del pianista ma nonostante questa precauzione tutti gli scompartimenti erano occupati da una moltitudine di italiani ma soprattutto, dai loro innumerevoli bagagli per l’abitudine tutta italiana di portare con sé nello scompartimenti una moltitudine di borse, valigie… ma poi arrivò il consiglio di un facchino che per pochi franchi in più gli indicò un Pulman Car, una carrozza accoppiata ad un treno per Roma e riuscirono a viaggiare comodi senza perdere i bagagli. Immediatamente dopo il rientro a Roma la coppia fu ospite dell’ambasciatore Lord Dufferin insieme allo scultore Theodor Bohem[35] che soggiornava nello stesso Hotel degli Hallé e che li aiutò a pianificare il resto dell’itinerario turistico passeggiando e chiaccherando amabilmente sul Pincio dove da poco erano stati collocati diversi busti tra cui quelli di Belli, Pomponio Leto, Nibby, Masaccio e Vespucci. La mattina del Sabato fu finalmente la volta della Messa a San Pietro officiata dall’altare laterale vicino all’ingresso della cripta e ovviamente, si trattava di una messa cantata ed officiata in latino sebbene entrambi i musicisti notarono che il Coro cantava musica che non si poteva definire ‘’sacra’’… non si capisce bene cosa volessero intendere. Dopo un altro giro nel centro di Roma, dove non sarà mancata la visita al Palazzo delle Esposizioni, la coppia si spostò verso San Giovanni percorrendo il lungo vialone alberato, dove nel pomeriggio presero i Vespri officiati dal Vescovo di Trebisonda, amico di Hallè e splendidamente cantati.
La mattina successiva, passando davanti al Palazzo di Giustizia di cui erano state gettate le fondamenta da poco[36], gli Hallè erano di nuovo in Vaticano, in prima fila per la Messa officiata dal Papa nella Sala del Concistoro. Leone XIII era già molto anziano, dall’andatura traballante, la voce tremula ma stupì la coppia per la profondità di espressione anche nella lettura del Vangelo che sembrava quasi scoprire per la prima volta provocando così una grande emozione in tutti i fedeli. Rispetto alla mattina precedente tutta la cerimonia fu all’insegna della semplicità de del rigore: niente musica, niente cardinali schierati, solo i fedeli, pochi preti e ovviamente alcune Guardie Svizzere. Fu una cerimonia molto toccante e, per Wilma, che da tempo desiderava avvicinarsi al Papa, un’esperienza indimenticabile. L’unica delusione fu l’impossibilità di trovare posti disponibili per una udienza privata nonostante i tentativi, i contatti e le conoscenze. Alle 9 la coppia tornò in Hotel pronta ad una nuova giornata, una delle ultime, alla scoperta di Trastevere.
Prima fu la volta di Villa Farnesina. Nel 1889 la Villa, costruita nel ‘500 per il banchiere Agostino Chigi, dopo essere passata ai Farnese, era diventata di proprietà dei Borbone di Napoli che l’avevano concessa all’ambasciatore spagnolo Bermudez Castro Duca di Ripalta in enfiteusi.
Ripalta era stato l’artefice di tutta una serie di lavori interni e di sistemazione dei vialetti ma anche cambiamenti irreparabili. Dal 1876 infatti il lungotevere venne interessato dai lavori di costruzione dei muraglioni che modificarono l’aspetto di tutte le zone interessate. Il Duca cercò di impedire la realizzazione del progetto che fece venire alla luce diversi punti di fragilità della proprietà ma nulla potè. Alla sua morte la villa fu riscattata dai suoi eredi ma nel 1884 l’apertura del Lungotevere decretò la distruzione di parte dei giardini e della Loggia che si ritiene fosse stata disegnata da Raffaello che, insieme a Peruzzi fu l’artefice di un ciclo di affreschi, quali il Trionfo di Galatea che gli Hallè andarono ad ammirare. Quindi gli Hallé si spostarono nell’antistante Palazzo Corsini ricco di storia[37] che pochi anni, nel 1883 prima, il Principe Tommaso Corsini aveva venduto al Governo Italiano con biblioteca e gallerie che divennero pertanto prima sede dell’Accademia dei Lincei successivamente della Galleria di Arte Antica aperta per ospitare le opere della collezione Corsini, tra cui Caravaggio, Beato Angelio e Rubens che certamente la coppia ebbe modo di ammirare oltre a poter vedere Roma dallo scalone in tutta la sua Maestà, con San Pietro e il Gianicolo in lontananza, ed infine, l’immancabile visita alla Chiesa della Patrona dei Musicisti, la Basilica di Santa Cecilia che, secondo la leggenda, i musicisti sapevano sorgere sulla casa familiare della giovane martirizzata nel 230 d.C: era stato Papa Urbano che aveva convertito suo marito, a seppellire il corpo tra quello dei Vescovi e a consacrare la casa trasformandola in una Chiesa.[38]
L’ultimo evento raccontato da Hallè e che sicuramente terminò la loro luna di miele in ritardo, fu il Colosseo illuminato dai fuochi dei Bengala: era certamente il 21 aprile, Natale di Roma che, dal 1849 veniva festeggiato con grande solennità. Erano stati i repubblicani radicali a voler riportare Roma nel cuore degli italiani per farne il simbolo della lotta per l’Unità Nazionale, ed era stato Mazzini ad affidarle il compito di avere una missione civilizzatrice, di faro, di portatrice di ideali e valori legati alla libertà… Fu proprio durante la breve esperienza della repubblica romana che venne ripristinata la festa del Natale di Roma e, ovviamente, simbolo della vittoria della laicità e del popolo sul potere del Papa non potevano che essere i Fori ed il Colosseo.
E così, ogni il 21 aprile dalle 8 della mattina alla sera tardi Roma s vestiva a festa: i banditori annunciavano gli spettacoli della giornata, tra bande militari, cori che inneggiavano al Risorgimento, spettacoli di giocolieri; le vie si riempivano di venditori di legumi, serragli di animali ma tutti attendevano il tardo pomeriggio quando il Colosseo veniva illuminato inizialmente dall’interno e, successivamente, anche nella parte esterna prospiciente il Tempio di Venere e l’Arco di Costantino finchè tutta la Via Sacra veniva interessata dallo spettacolo delle luci colorate. Il Colosseo illuminato e rischiarato dalla luna era certamente una presenza importante ma anche rassicurante per i romani ma quando veniva illuminato con i Bengala, quello spettacolo meraviglioso era capace di toccare anche il più scettico dei presenti. I fuochi passavano dal rosso al blu al bianco producendo così diversi effetti sugli spettatori: il rosso dava l’impressione di una vera e propria eruzione e, il suoi incendiarsi certamente ricordava ai romani l’animo di Nerone, ma quando virava verso l’azzurro, il blu e il verde smeraldo, allora il fascino esercitato sugli spettatori era indescrivibile, sembrava di essere trasportati in cielo ma quando la luce diventava bianca, allora gli animi venivano soffusi da dolce mestizia e desiderio di essere trasportati lì, proprio in quella luce bianca.[39] A completare quello spettacolo i vortici di luce che, innalzandosi verso il cielo, compivano le evoluzioni più strane creando una scenografia fantastica.[40] Il racconto di Hallè del viaggio di Nozze termina con questo evento. E’ probabile che la mattina successiva, il 22 i due siano partiti per rientrare a Manchester e Londra portandosi nel cuore, per molto tempo le bellezze di Roma e Napoli.
Bibliografia
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Villari P., Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, introduzione di Francesco Barbagallo, Napoli: Guida, 1979
Atti della Commissione di Inchiesta sui ritardi ferroviario 1889
[2] Chiesa del Cuore Immacolato di Maria a South Kensington
[3] Negli anni ‘ 80 dell’Ottocento, le strade ferrate erano gestite da tre diverse Società, la Mediterrane, l’Adriatica e la Sicula, diverse ma accomunate dal non riuscire a far arrivare i treni italiani in orario. Tralasciamo le note vicende storiche e di subappalti di cui furono protagoniste e che avevano portato alla nomina di altre Commissioni di Inchiesta per occuparci solo della questione dei ritardi.
Nel 1887 fu nominata una Commissione di inchiesta che identificò diverse cause per i ritardi cronici di cui parla Hallè, locomotiva insuffucienti, scambi insufficienti da cui la necessità di cedere il passo ad un altro treno in arrivo, binari stretti, condizioni atmosferiche, guasti alla linea, riallentamenti dovuti a manutenzione ordinaria e straordinaria, Ognuna di queste cause aveva avuto una attribuzione di un numero massimo di minuti di ritardo che poteva comportare che, di norma non doveva superare i 25 minuti, e, di norma Società e macchiniste venivano multati o sanzionati dall’Autorità sebbene in modo lieve. Da una attenta analisi la Commissione identificò che le tre Società non potevano imputare i ritardi alla scarsita di personale impiegato che anzi era di gran lunga a quello di altri paesi e che quindi doveva rientrare nella media e che i ritardi che pesavano maggiormente erano quelli dovuti all’incrociamento, risolvibile con la costruzione del secondo binario, e di operazioni di carico e scarico risolvibile con la costruzione di binari di manovra e mezzi di carico e scarico nelle stazioni. Inoltre ritenne che si dovessero non solo mettere ammende ma anche premiare i fuochisti ed i macchinisti perché far arrivare un treno in orario avrebbe consentito un risparmio di combustibile
[5] Un mese dopo scoppiò a Roma una delle prime bombe anarchiche
[6] Musei Capitolini e probabilmente il Museo Nazionale Romano aperto proprio nel 1889
[7] Archi di Tito, di Costantino e di Settimio Severo ma probabilmente videro anche l’Arco dei Pantani e l’Arco di Druso
[8] Halle nelle sue lettere non segue una linea di itinerario cronologico ma trascrive quello che gli è rimasto impresso senza badare all’ordine
[11] Mr Henry W. Bliss 26 April 1835 – 8 March 1909. Prete anglicano convertito al cattolicesimo. Per la sua cultura il Public Record Office nel 1877 gli chiese di svolgere delle ricerche nell’Archivio Vaticano che, allora, non era stato ancora apert alla consultazione generale: lo scopo di studiare, esaminare ed ordinare quanto riguardava la cancelleria papale e le lettere spedite al Papa ed i rapporti tra Chiesa Cattolica e Chiesa Anglicana. Inizialmente il Papato era sospettoso nei confronti dell’inglese, tuttavia, il suo carattere e la sua bonomia lo resero così noto in ambiente romano ed amato che nel 1886 divenne tutore di inglese di Vittorio Emanuele.Ancora oggi il lavoro di Bliss rimane indispensabile per conoscere la storia della Chiesa nelle Isole Britanniche nel periodo antecedente alla Riforma.
[13] Gli Archivi Vaticani vennero aperti alla Consultazione generale nel 1880 ma, allora come oggi, una parte rimane fuori dall’accesso concesso agli studiosi.
[14] Probabilmente il codice miniato commissionato dal cardinaleJacopo Stefaneschi, titolare di San Giorgio al Velabro che contieneuna storia agiografica e inni dedicati a san Giorgio, Il manoscritto contiene diciotto pagine istoriate, tutte caratterizzate da un’alta qualità esecutiva e una notevole omogeneità stilistica, tra le quali spicca il San Giorgio e il drago (85 r), dipinto in un paesaggio lacustre. Lo stesso stile raffinato è stato riconosciuto in altri manoscritti e dipinti su tavola ma non si tratta di Giotto. De Nicola nel 1908 identificò questa mano ritenendo che il miniatore fosse stato influenzato da Simone Martini e Matteo Giovannetti ad Avignone, ebbe comunque una formazione giottesca, su cui innestò elementi più puramente gotici, dall’eleganza fiabesca derivata dalla coeva pittura francese
[15] Il Grand Hotel di Napoli, fondato nel 1880 dall’albergatore svizzero Alfred Hauser era ubicato all’incrocio tra via Caracciolo e Piazza della Repubblica. Dicerie diffuse sostengono che l’edificio sia stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale a seguito dei bombardamenti alleati oppure minato dai tedeschi per non lasciare tracce essendo stato una delle loro sedi in città fino alle 4 Giornate. Di fatto una foto scattata nel 1944-45 dimostra che l’Hotel era ancora in piedi e in buono stato dopo l’arrivo degli Alleati. Quindi se ne deduce che sia stato abbattuto proprio dagli Americani per costruire al suo posto l’edificio che attualmente ospita il Consolato degli U.S.A.
[16] Charles Hamilton Aide (4 November 1826 – 13 December 1906) figura di spicco nella società letteraria inglese, autore di drammi, poesie, testi teatrali, ballade e canzoni molto conosciute ed apprezzate, amico di Henry James e animatore di diversi salotti culturale
[21] Nonostante i segnali l’emerganza non fu ben gestita per evitare allarmismi e quando, dopo 1 mese dalle prime morti c’ernao evidenze incontrovertibili, non era più possibile alcuna azione preventiva.
[22] Legge speciale per Napoli 2892 15 gennaio 1885. Nel 1888 fu adottato il Codice di Igiene e Salute Pubblica e Costituita la Società pel Risanamento di Napoli ancora oggi esistente sebbene si occupi solo di vendite immobiliari.
[24] Neologiscmo dell’epoca da Il ventre di Napoli di Matilde Serao usato da Agostino De Pretis che richiamava così la richiesta di intervento salvifico dello Stato nel Ventre della città di Napoli. Il Progetto in realtà c’era dai tempi dei Borbone che nel 1860 istituirono le prime Commissioni in tal senso ma, cattolici, si opposero all’attuazione soprattutto perché simili opere avrebbero comportato, quello che accadde poi a Roma, abbattere monasteri e chiese: sarebbe stato impossibile costruire una strada dritta senza distruggere almeno due chiese.
[25] Marino Turchi allora capo dell’Ufficio di Igiene del Comune identificò il problema delle fonderie dei metallo, delle tintorie e della concia delle pelli come motivo di insalubrità e incompatibilità con le abitazioni in aggiunta al problema della difficoltà di transito che producevano
[26] Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, Banca Subalpina , Società Fratelli Marsiglia di Torino, Banca Generale e l’Immobiliare dei Lavori di Utilità Pubblica ed Agricola di Roma. la Banca Tiberina, di Torino
[28] Nel 1872, presentò i disegni della metropolitana di Napoli che prevedevano la costruzione di una strada ferrata sotterranea, con strutture sopraelevate in alcuni tratti, di connes¬sione tra Bagnoli, Posillipo, Vomero, San Ferdinando e Capodimonte. Di cultura fortemente progressista, stimolò uno sviluppo sostenibile del turismo e propose i disegni del “Rione Venezia”, un nuovo quartiere che da Santa Lucia, lungo la costa di Posillipo avrebbe dovuto collegare Napoli con i Campi Flegrei attraverso un canale navigabile con battelli, sfociando a Bagnoli in un quartiere residenziale a scarsa densità abitativa fornito di stabilimenti balneari e termali, alberghi, un giardino zoologico, giardini, zone terrazzate, ville degradanti verso il mare, negozi e un palazzo di cristallo con un lago e delle isolette.Bagnoli, nel 900 divenne sede di acciaierie…
[29] I dati del 1892 attestano 468 casi mortali nel 1881 contro i 182 del 1889 a 95 del 1892
[30] Adolfo Giambarba che per primo denunciò la speculazione messa in atto.
[32] Situazione che infatti nel 1898 degenreò in una serie di tumulti
[33] Il Risanamento terminò nel 1910. Dei 375.000 m2 minimi di costruzione previsti nel contratto che ne prevedeva 980.00 ne vennero fatti 180.000. I soldi versati nel 1884 sparirono nel giro di 1 anno a causa di espropri costosissimi o incidenti di percorso e la società statatle nel 1888 dichiarò di essere sull’orlo della bancarotta; per evitare di lasciare Napoli sventrata la società venne più volte ricapitalizzata, gonfiando a dismisura, nuovamente, i costi. Il Comune di Napoli, le cui finanze non erano certo floride alla vigilia dell’Unita di Italia, fu costretto a farsi carico delle ulteriori spese indebitandosi ulteriormente e, un po’ per la connivenza con la criminalità ma anche per il debito, fu commissariato più volte. A parte la costruzione del Palazzo della Borsa, durante il Risanamento non furono costruiti ospedali, scuole e tutti i servizi pubblici presenti nel progetto originale in compenso vennero abbattuti anche chiese, fondachi risalenti al periodo angioni aragonese, Castel Dell’Ovo, definito dalla Società di Artisti e Letterati di Napoli, un rudere che non ha più ragione di essere in piedi, si salvò per puro caso, e dei 40.000 m2 di case economiche progettate, neanche l’ombra
[34] La funicolare fu inaugurata nell’autunno del 1889[35] Sir Joseph Edgar Boehm, 1 ° Baronetto, RA (6 luglio 1834 – 12 dicembre 1890) è stato un medaglista e scultore britannico di origine austriaca, meglio conosciuto per la “testa del giubileo” della regina Vittoria effigiato sulle monete e la statua del duca di Wellington all’angolo di Hyde Park. Durante la sua carriera Boehm mantenne un grande studio a Londra e ha prodotto un volume significativo di opere pubbliche e commissioni private. Una specialità di Boehm era il busto ritratto;
[36] 14 marzo 1889, un mese prima, il Re Umberto I aveva gettato la prima pietra.
[38] Il corpo considerato di Santa Cecilia fu traslato da Papa Pasquale I che ebbe in sogno la visione di Santa Cecilia che gli indicava il luogo di sepoltura per cui fece portare nella Chiesa il corpo ritrovato e la trasformo in Basilica. Nel 1599, durante i lavoro di restauro il Cardinale Paolo Sfondati fece aprire il il sepolcro ed in effetti venne ritrovato, nella cassa di pino, il corpo quasi intatto di una giovanetta in abiti bianchi con ferite al collo compatibili con quelle del martirio d Cecilia. Anche Papa Clemente VIII andò a constatare di persona questo evento considerato miracoloso e commissionò allo scultore Stefano Maderno la scultura del corpo così come era stato ritrovato in marmo tutt’ora presente sotto l’altare.
Il suo nome evoca suoni del nord, i paesaggi innevati della Svezia, le danze festose dei matrimoni, gare in slitta, folletti che danzano, coboldi e maghi, in poche parole, una direzione nuova alla musica con una attenzione particolare ai temi ed al folklore nordico che da avvio a quello che di solito viene chiamato il periodo delle Scuole Nazionali. Grieg nasce in una famiglia di musicisti, in realtà suo padre era un mercante ma sua madre, Gesine Judith Hagerup era una pianista concertista, compositrice e insegnante e fu lei a dare al figlio di appena sei anni le prime lezioni di pianoforte fin quando non venne indirizzato al Conservatorio dopo essere stato ascoltato dal violinista Ole Bull, amico di famiglia. Fu così che venne mandato al Conservatorio di Lipsia, diretto da Moescheles dove si diplomerà, seppur a fatica.
I must admit, unlike Svendsen, that I left Leipzig Conservatory just as stupid as I entered it. Naturally, I did learn something there, but my individuality was still a closed book to me. (Grieg nel 1881 al suo biografo).
L’incontro con Rikard Nordraak lo portò fin da subito, ad avere interesse per un tipo di composizione differente da quella insegnata nel Conservatorio legata ai canoni della musica tedesca e dove, tra l’altro, l’interesse preminente per coloro che frequentavano il corso di Pianoforte era quello di formare concertisti; nel 1865 con Nordraak decise di fondare una delle prime Società Scandinave volte a promuovere e diffondere la musica scandinava. Risale a questo periodo il suo primo viaggio in Italia.
Tornò a Bergen con un concerto fissato per il 3 ottobre del 1866 nel quale suonò Humoresque e la Sonata in Mi maggiore op. 7 quindi, decise di spostarsi a Christania (odierna Oslo) dove si fermò per 10 anni. Immediatamente si rese conto che la chiave del suo successo era quella di trovare un aggancio in esecutori stimati e nessuno, in quel momento, godeva di più alta considerazione di Vilhelmine Norman, anzi, Madame Norman Neruda, la violinista più conosciuta ed amata che, allora, era sposata con il Maestro di Cappella, Norman. Ebbe il coraggio di scriverle, a Stoccolma, chiedendole se poteva considerare di eseguire la sua prima sonata per Violino, scritta l’anno prima a Copenaghen. Wilma, sempre alla ricerca di musica nuova, accettò. Il concerto ebbe luogo all’Hotel Du Nord il 15 ottobre del 1866, alle 7,30 di un lunedì all’interno del Festivitetslokale, un concerto di enorme importanza perché annunciato con un programma di sola musica norvegese….la sua fama lo precede…dissero i giornali (Aftenbladet) e lo stesso fatto che Wilma Neruda aveva accettato di suonare con lui, lo attestava. Tutti gli artisti furono accolti con entusiasmo, Nina Hagerup il cui stile nel cantare l’op. 5 e brani di Kjerulf colpì molto i critici, Grieg per la freschezza delle sue composizioni e i movimenti della sonata per pianoforte, e, senza alcun dubbio, Wilma Neruda: i musicisti insieme riuscirono in una impresa di non poca importanza, richiamare pubblico, tanto pubblico. Grieg ebbe recensioni positive, soldi in contanti e un invito a dirigere l’orchestra amatoriale della città.
Dovresti sentire come Mrs Norman ha suonato la mia Sonata per Violino! non sapevo se continuare a suonare o fermarmi ad ascoltarla!…il concerto mi ha dato coraggio e fiducia per il futuro…
ma soprattutto gratitudine, tanta, per l’aiuto che gli consentì di affermarsi subito nella natia Norvegia.
Nel 1867, nonostante le opposizioni della famiglia, Edward sposò sua cugina Nina Hagerup, una unione che, tuttavia, fu costretta ad affrontare lunghi periodi di crisi e separazione prima di tornare insieme anche da un punto di vista artistico.
E nel futuro immediato c’era l’incontro con il Vate, Liszt che si prodigò per poter ascoltare questo giovane compositore: nel 1868 inviò una lettera al norvegese elogiando la scrittura della Sonata che qualcuno gli aveva fatto avere e lo invitava a Roma.
La lettera di Liszt fu il suo secondo trampolino di lancio che gli consentì di avere, in patria, una sorta di pensione che significava comporre liberamente e senza l’assillo dei soldi. Solo nel 1870 Grieg riuscì ad andare a Roma accompagnato da Nina. Aveva con sé la Sonata per violino e la partitura del Concerto per pianoforte in tasca che era stato eseguito da poco al Casino di Copenaghen da Neupert, unico concerto scritto in un flusso ininterrotto di estro creativo, una epifania ispirata dalla nascita della primogenita… ma a Roma i coniugi andavano anche con la morte nel cuore per la perdita della bambina per la meningite.
Dapprima Liszt suonò la Sonata per Violino, entrambe le parti, del violino e del pianoforte insieme: Liszt sembrava essere dappertutto sul pianoforte e, allo stesso tempo, sulla partitura, senza perdere una nota, sempre facendo risaltare la piena qualità sonora del violino: una performance veramente magistrale. Il secondo giorno toccò al Concerto in la minore per pianoforte. Subito Liszt si impadronì del voluminoso pacco sotto il braccio di Grieg.
“Oh, ora me lo suonerai”, disse
“ Ma non potrei”, disse Grieg, molto imbarazzato. “Non mi sono esercitato a suonarlo
Bene, allora, replicò Liszt, sorridendo ai suoi ospiti, “vi mostrerò che anche io non posso suonarlo”. E così lo lesse a prima vista, a un tempo così veloce che Grieg dovette rallentarlo, o meglio, fargli gentilmente notare che suonava troppo velocemente il primo tempo. Liszt suonò non solo con grande facilità ma anche facendo commenti su quanto suonava , osservazioni brillanti ed acute. Fu così colpito dal Finale che lo ripeté.
Quando ebbe finito”, scrisse Grieg, mi consegnò il manoscritto e disse in un tono cordiale: ‘Fahren Sie fort; ich sage Ihnen, Sie haben das Zeug dazu, und – lassen Sie nicht abschrecken’ (Continui pure a scrivere musica le dico, lei ha la capacità per farlo, e – non si lasci intimidire) .
Se Liszt approvava, anche gli altri lo avrebbero fatto.
Il Vate lo congedò anche con un consiglio di orchestrazione: affidare il secondo tema del primo movimento alle trombe che, ovviamente, Grieg, molto probabilmente trovandolo troppo ”tedesco” decise di non seguire.
Il Peer Gynt, con le due suite orchestrali, gli diede la tanto attesa fama e il posto di Direttore Stabile della Bergen Philharmonic Orchestra.
Grieg e la Neruda continuarono a rimanere in contatto anche quando la donna, separata, si trasferì in Inghilterra. Grieg venne invitato a suonare a Londra nel 1884 ma, forse perchè l’ingaggio era per pochi soldi, rifiutò adducendo motivi di salute, tuttavia nel 1888 si rese conto che per la sua carriera era vitale avere le porte dell’Inghilterra aperte e, ancora una volta, chi poteva garantirgli ingaggio e successo era Wilma Norman Neruda, ora Lady Hallè!
il 6 febbraio del 1888 le scrisse ricordandole il bei tempi e il successo di 18 anni prima e chiedendole se un giorno avrebbe avuto piacere di suonare di nuovo con lui.
Yes, if you come to London.
Well, I’m coming now, sto arrivando rispose Grieg che, in effetti aveva un concerto che gli era stato fissato per il mese di Marzo, sarebbe stato veramente infelice se non l’avesse trovata!
Wilma rispose quindi che sarebbe stata felice di esibirsi con lui, ma gli consigliò, come aveva anche fatto Joachim, di non venire a marzo, an highly unfavorable time for concert going, poiché tutti i notabili sarebbero andati in campagna durante la pausa del Parlamento stabilita per la Pasqua, gli raccomandò di venire più tardi e di fare presente a Berger la perdita di denaro sarebbe stato un concerto a Marzo, e così Grieg scrisse a Francesco Berger segretario della Philarmonic Society chiedendo di rimandare il Concerto fissato per il 23 marzo al 3 maggio…Londra sarebbe stata anche più piena di persone che il 22 marzo!
Così Grieg informò la violinista che avrebbe trascorso con Nina tutto il mese di maggio a Londra chiedendole anche consigli su come riuscire ad organizzare recitals; contestualmente, le inviò le copie delle sua seconda e terza sonata per violino dicendole che non aveva il coraggio di dare un recital da solo (cosa che fará l’anno successivo). Wilma si fece arbitro del tutto, la data venne fissata, tenendo conto dei suoi impegni, al 16 maggio per quello che venne annunciato come un Concerto da camera e fu sempre lei a scegliere il programma che si rivelerà vincente: la prima Sonata – che è già nel suo repertorio e gli ultimi due movimenti della terza. L’unico neo del cambio di data la non possibilità di incontrare a Londra l’amico Tchaikovsky: mentre Grieg aveva spostato il suo concerto la data fu data proprio al russo che avrebbe diretto Serenade e Suite.
The English were served up with some of my smaller pieces
ma forse il programma non piacque a tutti, motivo per cui Wilma si sentì in diritto di fare un commento alle critiche
—Frau Néruda (Lady Hallé)— ha già commentato in occasione della sua super-eccellente esecuzione al concerto del compositore in collaborazione con Johannes Wolff. Pretendere che Grieg (come è stato fatto) suoni anche la musica di altri compositori è assurdo, poiché non fa il “tour” come un virtuoso del pianoforte ma ci visita felicemente come un esponente inimitabile delle sue opere. ( MMR vol 19 n 21)
Madame Norman-Neruda bewitched everyone with her prodigious violin-playing…ha incantato ognuno dei presenti con il suo prodigioso modo di suonare il violino scriverà a Tchaikovsky!
Il concerto diede inizio ad un tour importante con Lady e Sir Charles Hallè, quattro concerti tra Londra e Manchester.
Il 28 febbraio del 1889 alla Free Trade Hall di Manchester, Hallè suonò il Concerto per pianoforte sotto la direzione di Grieg ….
mediocre…ma d’altra parte cosa ci può aspettare da un uomo vecchio?! .
Grieg suonò per un totale di 30 concerti, tra cui con il violoncellista Piatti, a boring man…noioso, per fortuna invece Lady Hallè nell’intera esecuzione di tutte e tre le Sonate, gli piacque, almeno al momento…
Con Wilma, Grieg suonerà altre due volte, il 13 dicembre 1897 a Londra, dopo aver provato la mattina prima in casa della Neruda, e di nuovo, nel 1900 a Copenaghen:
Last week I had the pleasure of performing my three violin sonatas with Lady Neruda-Hallé before a very discerning Danish audience and receiving a very warm response. I can assure you that we did very well and it had special significance for me, because these three works are among my very best and represent different stages in my development: the first, naïve and rich in ideals; the second, nationalistic; and the third with a wider outlook. (Gennaio a Bjørnstjerne Bjørnson)
La settimana scorsa ho avuto il piacere di eseguire le mie tre sonate per violino con Lady Neruda-Hallé davanti a un pubblico danese molto esigente e ricevere una risposta molto calorosa. Posso assicurarvi lo abbiamo fatto molto bene e che questo ha avuto un significato particolare per me, perché queste tre opere sono tra le mie migliori e rappresentano diverse fasi del mio sviluppo: la prima, ingenua e ricca di ideali (scritta poco prima del matrimonio e in effetti caratterizzata da ottimismo vitale) la seconda, nazionalista (composta 20 anni più tardi e nella casa di Trouldeagen ); e la terza con una visione più ampia.
Un altro successo a riprova dell’interesse e della popolarità della musica di Grieg. Cosa rendeva la sua musica così popolare? che erano brani brevi, dal sapore esotico e che potevano essere ”facilmente” suonati nei salotti e nelle case cosa che lo rese ‘il musicista più popolare di Inghilterra dai tempi di Mendelssohn nelle case’. Che queste pseudo musiciste fossero inevitabilmente signore, tuttavia un po’ lo irritava: Ieri, a Cheltenham, strapieno, ma solo di signore (più di 40 autografi)… ed in effetti questo lo aveva notato anche il critico Bernard Shaw, stizzito già l’anno prima di aver trovato la sala piena di signorine, che, amando il suo dolce materiale erano ansiose di vedere e adorare il pasticcere… autore di una music dotata di dolci ma molto cosmopolite modulazioni (come dire troppe !) con un occasionale bello strappo di melodia.
In effetti, i critici inglesi furono sempre pronti a trovare qualche difetto in questo compositore che, per sua fortuna, o intelligenza, era però sostenuto da esecutori di eccezione, gli Hallé!
Il signor Grieg è stato particolarmente fortunato con i suoi esecutori, poiché Sir Charles Hallé ha suonato il suo Concerto per pianoforte (Op. 16), e Lady Hallé ha così pienamente concertato con il compositore nell’ op. 8 da garantire una perfetta esecuzione del piacevole duo. Madame Grieg, con la sua modesta capacità, ha dato probabilmente l’interpretazione più comunicativa possibile dei piccoli Lieder che mostrano la felice fertilità di idee musicali del marito in fantasie brillanti e schizzi, piuttosto che nel dono di un volo audace e sostenuto. (Musical Times, aprile 1889).
In ogni caso, l’esoticità della tradizione scandinava inserita nelle piccole forme conquistò il pubblico inglese e divenne à la mode, la Norvegia divenne di moda e ben presto anche meta turistica di molti inglesi.
La musica di Grieg come la sua presenza, divennero in Inghilterra sicurezza di successo di pubblico ed il suo rapporto con esso non cambiò mai e il 7 dicembre del 1897 fu invitato a suonare a Windsor per la Regina Vittoria.
L’ammirazione per Lady Hallè rimase inalterata. Nel 1906, con Ernest Newman, giornalista del Manchester Guardian, si trovò ad un concerto in cui ascoltò la veterana del violino suonare il Concerto di Mendelssohn con una orchestra di nuova fondazionead Henley. Newman dice che Grieg era “in estasi” per la sua esecuzione e che le fece i suoi complimenti più calorosi aggiungendo che gli disse che LadyHallé era la sua violinista preferita e che avrebbe voluto scrivere un concerto per lei…. ma questo non lo mise al riparo dal pregiudizio di molti musicisti, e non solo, riguardante il modo di suonare della Neruda dinamico rispetto a quello di Joachim e di Brodsky, di un dinamismo che trovava “femminile” ma “che certamente non poteva essere paragonato alla grande energia maschile.
Grieg tornerà ad ascoltare Wilma poco prima di morire, il 16 febbraio del 1907 a Manchester
Ha suonato meravigliosamente, come sempre – ma come è invecchiata! E nonostante la bellezza del suo tono era come se la rotondità nella strutturazione della musica fosse diventata più irregolare. Eppure, se chiudevo gli occhi e ascoltavo, era ancora l’eterna giovane Neruda. La Sonata in Sol maggiore di Brahms (eseguita con la sorella Olga) e i vecchi pezzi italiani le si addicono molto anche se vorrei che Brahms fosse portato dal mondo aristocratico delle nuvole, dove Lady Halle lo tiene nel nostro mondo peccaminoso, con la sua lotta e il suo trionfo.
May Ann Evans, in arte, George Eliot, e Vilhelelmine Neruda, conosciuta come Wilma Norman Néruda, due outsider, due donne che, forse senza neanche volerlo ma semplicemente manifestandosi per quello che erano e coltivando le proprie passioni, hanno contribuito a vincere il pregiudizio sociale e morale dell’Età Vittoriana che riteneva le donne inferiori e incapaci di dedicarsi alle Arti, smantellando vecchi tabù, più che combattendo contro il drago del pregiudizio come affermava Lady Lindsay di Balcarres nei riguardi della violinista, partecipando in modo attivo e influente alla vita pubblica e sociale del tempo e lasciandosi alle spalle o respingendole con l’arma dell’ironia, frecciatine o discorsi sessisti che spesso le seguivano.
Quando sono arrivata a Londra, [nel 1869] … sono rimasta sorpresa di scoprire che veniva ritenuto inappropriato, certamente poco signorile, per una donna suonare il violino. In Germania la cosa era abbastanza comune e non suscitava nessun commento. Non riuscivo a capire – mi sembrava così assurdo – perché la gente pensasse così diversamente qui. Ogni volta che in società sento una signorina accordare un violino penso alla curiosità riprovevole con cui le persone all’inizio guardavano il mio suonare. (The Woman’s World).
Ed il pregiudizio era anche al contrario, il pianoforte era considerato uno strumento per ragazze e non per uomini, è pertanto, ben nota l’esclamazione di Sir Edwin Landseer ad uno dei primi salotti organizzati da Millais in cui la violinista ebbe modo di esibirsi:
Buon Dio, una donna che suona il violino! a woman playing the fiddle! che non fu nulla quando la musicista venne seguita da un giovane che si sedette al pianoforte
… costui sa anche cucire?
Nel mondo della letteratura, le cose non erano molto diverse perchè le donne non venivano considerate in grado di pensare ma sia Mary Ann che Wilma vennero cresciute in ambienti più aperti in cui questi pregiudizi erano certamente meno forti pertanto, crebbero come spiriti liberi, incondizionabili.
Wilma e Mary Ann non erano obiettivamente ”belle” e anche questo non giocava a loro favore in un momento di cambiamento sociale perchè, nei primi tempi in cui alle donne cominciavano ad aprirsi nuove strade dal punto di vista dell’educazione (nel 1872 fu consentito loro di frequentare la Facoltà di Musica) o delle professioni, spesso gli uomini rivolgevano loro sguardi che certamente non erano sempre pieni di un interesse ”artistico” piuttosto di un interesse di diversa natura: le donne dovevano essere belle soprattutto se volevano occupare posti ritenuti maschili o suonare strumenti ritenuti maschili.
Aveva la fronte bassa, gli occhi di un grigio spento, il naso grande e pendulo, una bocca larga nella quale si intravedevano i denti storti, e il mento e la mascella ‘qui n’en finissent pas’… Eppure in questa vasta bruttezza risiede una bellezza potentissima che in pochi minuti rapisce e affascina la mente, cosicché, alla fine, ci si ritrova innamorati di lei, come è accaduto a me. Sì, consideratemi innamorato di questa grande intellettuale dalla faccia cavallina. Scriveva Henry James, al padre parlando di George Eliot.
… bizzarra ed originalissima figura, non bella…bassa tarchiata, con delle grosse braccia brune, il viso bruno e grasso, da mercantessa, braccia da cuoca, capelli brizzolati….ma bastava che ella prendesse l’archetto…ella suonava con bravura meravigliosa... ( il Piccolo di Trieste, 1895)
Ho adorato Norman-Neruda molto prima che diventasse Lady Halle. La trovavo brutta ma estremamente elegante, e riesco ancora a vedere quel sottile braccialetto d’oro scivolare su e giù per il suo braccio arcuato. James Agate
Ma in questo, le due donne erano in compagnia di altre considerate alla loro stregua, come la famosa soprano Madame Viardot ….
La sua bruttezza è bella, è affascinante, è geniale! La sua bruttezza è il piedistallo su cui si può ammirare, la sua bruttezza è poesia, la sua bruttezza è umorismo e ha addirittura fatto un’impressione piacevole su di me, un dilettante spettatore (Signale, 1848).
Insomma, non solo le donne erano state tenute al di fuori delle arti e della cultura in genere, ma, per molto tempo ancora furono costrette a sopportare commenti sessisti, che oggi verrebbero considerati body shaming, anche per non essere sufficientemente graziose per essere guardate!
E Mary, come molte altre donne prima e dopo di lei, George Sand, Colette, le sorelle Bronte, Michael Fields, decise di usare pseudonimi maschili, il mezzo più semplice non solo per essere presa sul serio quanto per avere la libertà di scrivere quello che altrimenti non le sarebbe stato concesso dire essendo una donna!
Iniziata a forme di pensiero liberali, Mary dopo la morte dei genitori, si recò in Svizzera con i coniugi Bray: visse a Ginevra, in modo indipendente e fece amicizia con François d’Albert Durade e sua moglie. Al suo ritorno si trasferì a Londra con l’intenzione di diventare una scrittrice in un primo tempo, decise di usare il nome di Marian Evans. Soggiornò per un periodo nella casa di John Chapman, un editore radicale e di sinistra che aveva conosciuto a Rosehill e che aveva pubblicato le sue prime traduzioni su The Westminster Review di cui Marian, nel 1851, divenne il vicedirettore
Fu quindi in un ambito tutto maschile, come maschile era quello del violino per Wilma Neruda, che Marian mosse i primi passi come donna di lettere: fu uno scandalo, uno dei tanti, che una donna occupasse una simile posizione! La sua acutezza e la sua intelligenza le fecero conoscere il filosofo George Henry Lewes che, come molti, rimase affascinato e i due vissero insieme a partire proprio dal 1854. Lewes era sposato con Agnes Jervis ma la coppia aveva deciso di avere un matrimonio aperto, infatti, oltre ai tre figli avuti con Lewes, Agnes ne ebbe altri con un altro uomo e Lewes, avendo riconosciuto i figli della moglie come suoi, aveva delle difficoltà legali nel divorziare da lei.
Marian e Lewes partirono per la Germania a scopo di studio e quella fu la loro luna di miele. Stimolata ed incoraggiata dal compagno, continuò ad occuparsi di filosofia della religione con una traduzione di L’essenza del Cristianesimo di Feuerbach e, durante il suo soggiorno, iniziò la traduzione dell’Etica di Spinoza che completò solo anni più tardi e fu pubblicata postuma.
Da quel momento, Marian e Lewes si considerarono sposati: nessuna apparenza, nessuna discrezione, la coppia attirò accuse di bigamia facendo pubblica ammissione della relazione pertanto, per molto tempo vissero lontani dalla società letteraria di Londra, evitando ogni contatto, ignorati e ostracizzati. Mary decise di dedicarsi al romanzo con il nome di George Eliot per prendere le distanze dalle scrittrici dei romanzi da lei giudicati ridicoli nascondendo però la delicata questione del suo stato coniugale. Osannata da Dicekens per i suoi testi di denuncia e al di fuori delle convenzioni sociali, incantò anche Henry James, che prenderà da lei ispirazione per i suoi personaggi femminili, e Marcel Proust. Quando tale JosephLiggins, cercò di attribuirsi la paternità di uno dei suoi romanzi, George Eliot fece un passo avanti e Mary Ann ammise di esserne l’autrice: sull’onda del successo la coppia Eliot-Lewes fu accettata in società: anche la Regina Vittoria la leggeva!Alla morte di Lewes, Mary nel 1880, a sessantun anni, sfidò di nuovo le convenzionu sposando John Walter Cross, un agente d’affari di vent’anni più giovane di lei. Il matrimonio durò pochi mesi perché a dicembre di quell’anno, in seguito a un’infezione, Mary Ann Evans morì.
Wilma aveva sposato Ludwig Norman dopo quasi un anno di fidanzamento, e pare, lo avesse sposato anche per non doversi separare da lui durante i lunghi viaggi. Si suppone quindi che fosse un affetto sincero ma Wilma, sino ad allora, non aveva potuto conoscere niente e nessuno, e, complice la musica, i concerti, la solitudine di essere in un paese straniero, si innamorò del primo uomo che le diede attenzione. Pare, secondo Einar Sundström, nipote di Norman, che sia stata lei a proporre il matrimonio caratterizzato, all’inizio, da grande unità di intenti. Con Norman fondò la prima Società di Concerti e la loro unione fu coronata dall’arrivo di Ludwig, lo stesso anno del matrimonio, nel 1864 e Waldemar, due anni più tardi. Un matrimonio che, fin dall’inizio si rivelò diverso da quelli tradizionali in cui la donna-artista abbandonava a vita pubblica per dedicarsi completamente alla cura dei figli. Wilma mantenne il suo conto separato da quello del marito, decise di non abbandonare il suo nome e non smise di suonare né per il matrimonio né per le gravidanze, lasciando i bambini alle cure delle sorelle o della tata quando serviva. I concerti, infatti, potevano essere un limite al ruolo di madre, unico riconosciuto alla donna, ma Wilma imparò a gestire tutto utilizzando tutti gli aiuti che riusciì a trovare o creandoseli.
Inizialmente il matrimonio conobbe anche dei momenti di felicità: un’istantanea di una matinée musicale nella casa dei genitori di Wilma a Brünn si trova in Aftonbladet nel 1865:
Quando Ludvig Norman si sedette al pianoforte e fece scorrere le dita sui tasti lei prese il violino ed iniziarono a suonare insieme, a parlare ed era una conversazione da degni coniugi. Wilma era cattolica, Norman protestante e, quando il matrimonio terminò, nel 1869, il divorzio non fu neanche preso in considerazione: Wilma, semplicemente iniziò ad allontanarsi da lui. La motivazione della fine del matrimonio penso si possa far risalire al palesarsi, nel marito, sempre meno gestibili, dei sintomi della probabile Sindrome di Tourette e della relativa dipendenza dall’alcool più che alla differenza di vedute o di carattere. Quattro anni dopo la morte di Norman, il suo amico, August Strindberg scrisse alla poetessa Ola Hansson che era stato il problema della follia e della gelosia: Norman cominciava a manifestare la Tourette non solo con atteggiamenti anomali ma anche con depressione e mania di persecuzione che l’avevano evidentemente portato ad accusare la moglie. Wilma pare che per questo tentò di farlo rinchiudere in un noto manicomio perche sospettava di lei e le stava rovinando la reputazione…come un pazzo e un alcolista avrebbe potuto fare. Al di là della contingenza che la fece decidere di portare i figli a Brunn togliendoli al padre che poteva vederli in estate, Wilma voleva riacquistare l’autonomia anche economica, quindi riprese la sua vita nomade e da concertista dove l’aveva lasciata prima del matrimonio affermandosi come solista: come aveva deciso per il matrimonio così decise per la separazione. Raggiunta una certa stabilità economica, si stabilì in Inghilterra senza tornare più in Svezia fino alla morte di Norman, nel 1885. Fino ad allora, Wilma cercò di non minare la sua reputazione, tuttavia, era chiaro a tutti che avesse trovato in Charles Hallé non solo il pianista ideale ma anche un partner: la chiamavano Madame Luja perchè inseparabile da Hallé…la sua metà! Una poesia di Hallè del 1870 rivela che il pianista iniziò a nutrire affetto per la donna molto presto ma solo nel 1876, anno in cui la raggiunse in Italia dove si trovava per alcune cure per la tubercolosi, le dichiarò il su affetto. Molto presto i due cominciarono a frequentare, per concerti, Hagen, città Natale di Hallè, dove si sapeva bene la natura della loro relazione: è evidente che, come Mary, anche Wilma viveva con Hallé more uxorio ma Hallè fu sempre, non solo rispettoso ma anche molto attento che nulla trapelasse. Nel 1885 una vetrina pubblicò le loro foto parlando di matrimonio e Hallè ebbe una reazione di rabbia senza precedenti costringendo il negozio a togliere le immagini e ritrattare. Nel 1885 Norman morì e, passato il periodo di vedovanza, Wilma e Charles, adulti e con figli ormai grandi decisero di convolare a nozze, era il luglio del 1888.
Ma George Eliot e Wilma avevano un altro elemento in comune, la musica e, in particolar modo, Jansa, il Maestro di Wilma che, dopo il 1848 venne espulso dall’Austria e costretto a rifugiarsi in Inghilterra.
George Eliot era una appassionata musicista e, non è un caso, che una delle ultime sue apparizioni in pubblico fu al St. James, dove sedeva, presenza stabile e fissa accanto a Browning e Watts. Mary era una donna dal grande temperamento, esattamente come Wilma Neruda ma anche emotiva e sensibile: non aveva che 4 anni ed iniziò a suonare il pianoforte senza conoscere una nota impressionando i servi con le sue capacità. A sette anni frequentò una scuola per ragazze e a tredici la scuola Franklin a Coventry. Era così interessata alla musica che il suo maestro di musica provava grande piacere ed entusiasmo a farla studiare: Mary si dedicava completamente alla musica ed essendo la studentessa più brava veniva chiamata a suonare ogni volta che c’erano ospiti sebbene, terminate di tali esibizioni finiva per correre nella sua stanza e sfogare la sua emozione con le lacrime. Ogni domenica faceva home music con suo padre e alla morte dei genitori, potè finalmente permettersi un pianoforte e progredire studiando le Sonate di Beethoven ed affrontare la musica da camera con un maestro di eccezione: Leopold Jansa!
4 DICEMBRE 1863 non sto facendo altro che viziarmi – godendomi le coccole, i grandi libri di Letteratura, la nostra nuova casa bella e tranquilla, lo studio delle sonate di Beethoven per pianoforte e violino con il vecchio Jansa dal viso mite e non essendo affatto infelice come mi immagini.
9 GENNAIO 1864 … Ultimamente ho suonato con energia il pianoforte e ho preso lezioni di accompagnamento al violino da Herr Jansa, uno dei vecchi suonatori del Quartetto di Beethoven. Mi ha dato un nuovo tipo di esercizio muscolare, oltre a uno stimolo per i nervi…
La musica in realtà divenne così importante per George Eliot che ne intrise molte delle sue opere.
Fu nel gennaio del 1870 che i Lewes, dopo il grande successo di George Eliot che contribuì a farla riammettere in società, ripresero a frequentare il St. James dove erano figure note e il 5 febbraio, al termine di un Concerto di Wilma Néruda e Charles Hallè, la violinista chiese di conoscere la grande scrittrice, forse incuriosita dalla sua opera, che forse conosceva, o, molto più probabilmente, dal fatto che avesse suonato con regolarità con il suo vecchio maestro, per cui, dopo il Concerto la violinista fu accolta a Priory, la residenza dei Lewes che, da quel momento, frequentò con regolarità.
Ogni domenica George Eliot accoglieva musicisti del calibro di Henry Holmes, Joachim, Clara Schumann, Arabella Goddard e Frau Zimmerman oltre, ovviamente a Wilma e CHarles Hallè, e letterati ed attori come Ellen Terry. Fu una amicizia profonda quella che legò Wilma alla scrittrice se Wilma potè chiamare Geroge Eliot, Polly, nome concesso solo a pochi familiari. Ci piace immaginare che il nome di una delle cagnoline di WIlma, Polly appunto, sia arrivato proprio dalla conoscenza della scrittrice. Durante gli intervalli dei concerti del St. James i Lewes andavano spesso nel camerino a chiacchierare con i loro amici musicisti e lì, un giorno dopo una bella esecuzione di un trio di Schubert, Norman Neruda baciò la mano di Polly e poi le due si baciarono! una manifestazione di emozione suscitata dalla musica, alla quale (come Maggie Tulliver uno dei suoi personaggi) era sempre suscettibile.
Forse, non è un caso che dopo la morte della grande scrittrice, Wilma abbia cercato di mantenere inalterata l’usanza di fare musica ricevendo per i Lady Halle’s home music proprio di domenica come colei che in qualche modo aveva imparato ad amare e rispettare non solo come la grande scrittrice e pensatrice che era ma anche per la grande musicista che aveva ricevuto i consigli del suo stesso Maestro ma in una fase diversa della vita.
una delle prime recensioni, seppure in tedesco, che presenta chi è (la nuova ma conosciuta) Wilma Norman Neruda.
Vera Mazzotta
Nella piccola, ma distinta colonia di musicisti tedeschi a Londra, Wilhelmine Neruda occupa un’ eminente posizione come violinista virtuosa di questo strumento. Molti di coloro che l’hanno ascoltata la pongono al di sopra di Therese Milanollo, in ogni caso, è un’artista pienamente all’altezza di quest’ultima. Nessun dubbio sulla sua grande importanza può sorgere, poiché ha conservato inalterata la stima di tutti gli inglesi intenditori di musica da quando è apparsa, per la prima volta, Oltre Manica ed ora è tra i primi esecutori favoriti del fine pubblico dei concerti. Si esibisce nei concerti più prestigiosi di Londra ma anche delle grandi città provinciali come solista soprattutto negli importanti concerti in abbonamento che si svolgono regolarmente.
Per il suo enorme virtuosismo parla, tra l’altro, il fatto che nella musica da camera dei Monday Pops con Joachim, il più grande violinista del mondo, suonava alternandosi al posto di primo violino, come in passato, due o tre stagioni fa, era accaduto con Wilhelmy, e con Strauss.
Nell’ultima stagione, la Signora Normann ha partecipato anche i concerti in abbonamento organizzati da Kuhn al Royal Pavilion di Brighton, e in cui si è esibito anche Joachim. Vieuxtemps, Spohr, Bach, Mozart, Beethoven e tutti i grandi compositori di musica da camera, trovano in questa gentile signora una geniale interprete delle loro opere più belle.
Wilhelmine Neruda viene da da una famiglia di virtuosi di Brunn, tre fratelli, Franz ( violoncellista), Wilma, violinista ed una sorella pianista che già si è esibita in modo significativo ma il violoncellista è morto durante dei concerti a SanPietroburgo
(in realtà, non Franz che ne prende il posto ma Viktor. Nd.t).
C’è anche un più giovane fratello violoncellista. Wilhelmine che, se non sbagliamo, ha ventotto anni, ha conosciuto il maestro di cappella Normann di Stoccolma durante un viaggio artistico e si è sposata con lui nel 1864. A Londra lavora già da diversi anni..
E.2936-1903. Page from ‘Russian Art Sheets’ or ‘Russian Art Gazette’, published by Georg Wilhelm Timm, also known as Vasily Fyodorovich Timm, 1850s. Portraits from a concert.
Dopo i grandi successi dei Fratelli Néruda a Londra nel 1849, la famiglia rientra a Vienna, città eletta come residenza sin dal 1845 ma la situazione è alquanto difficile, i disordini del 1848 hanno avuto un impatto negativo sulla vita musicale della città: l’imperatore nega i sussidi al Musikverein che rimarrà chiuso per tre anni, e anche il Conservatorio risente di questa situazione, per questo motivo i Néruda decidono di tornare nella città natale, Brno. Ma la famiglia è in costante accrescimento e i guadagni non bastano a mantenere i due genitori e gli oramai 6 figli. Josef sa che deve cambiare completamente zona per cercare concerti redditizi.
SAN PIETROBURGO 1850
Tutto sommato, la Russia era stata ben poco colpita dai disordini, per cui, ottenuti i passaporti, cosa che costò diversi mesi di attesa, Josef si diresse ad Est, verso San Pietroburgo, la città che da sempre aveva accolto e fatto arricchire ben più di un musicista, avida di apertura, di Arte e di musica occidentale ritenuta superiore a quella dei ( Grandi ) musicisti russi che, tuttavia, provenendo da strati sociali più bassi, stentavano ad essere riconosciuti in patria quali gli artisti che erano! La Russia era vista dai musicisti dell’Ovest come una sorta di Eldorado. Tante erano le occasioni di concerto: i teatri, i Conservatori, i club , le case private, la corte e c’è Vieuxtemps che proprio in quegli anni si trovava in Russia. I concerti erano tanti e tanti gli artisti che vi arrivarono per esibirsi nella stagione del 1850/1851: i biglietti messi in vendita per il giorno del concerto la mattina presto, alle sei del pomeriggio erano già esauriti. Josef, da imprenditore, dote che passerà a Wilma, sa benissimo che, essendo privi di raccomandazione, sosterranno il rischio di fare un viaggio inutile, inoltre, non può portare Vicktor già sofferente per la tubercolosi che lo ucciderà, proprio in Russia, l’anno successivo, tuttavia lo affronta con la sua solita tenacia creando un percorso, anche di concerti, che va da Brno a Praga, Berlino, Danzica, Konigsberg, Tisit, Riga e, finalmente, Pietroburgo. La situazione non è facile, la concorrenza è tanta e il pubblico saturo, pieno di aspettative e desideroso di novità:
Anche a San Pietroburgo i concerti hanno raggiunto un punto culminante alla fine della stagione di Quaresima, spesso due o tre nello stesso giorno. Si sono particolarmente distinti: il concerto sinfonico del famoso violinista Alexis Looff, che è capo dell’orchestra imperiale e contemporaneamente generale nell’esercito, divenuto abbastanza noto nel mondo musicale grazie al suo inno russo; il grande concerto tenuto dal maestro di cappella Baveri dell’opera italiana, in cui è stata eseguita anche la grande sinfonia “Romeo e Giulietta” di Hector Berlioz; inoltre i concerti dei fratelli Neruda e dei fratelli Wieniawski, poi il concerto del veterano Louis Maurer, i quattro concerti affollati del pianista Schulhoff e infine il brillante concerto di addio della signora Nissen-Saloman, che è stata il fiore all’occhiello della maggior parte dei concerti e ha saputo mantenere il favore del pubblico in modo intatto; l’artista congedata con tempeste di applausi è già arrivata a Mosca e prevede di viaggiare via Odessa verso Costantinopoli per continuare i suoi trionfi anche nel sud. ( Illustrirte Zeitung 3 maggio 1851). Solo a Konigsberg le sorelle Neruda si esibiscono 11 volte in poche settimane:
Le sorelle Neruda hanno festeggiato i loro trionfi più splendenti degli ultimi anni qui a Königsberg; hanno tenuto 8 concerti al teatro, con un crescente successo e spesso con il teatro completamente pieno. È ovvio che la violinista ha avuto la maggior parte del merito. Anche a San Pietroburgo hanno ottenuto un enorme successo, e sarà difficile per Milanollo superare la sua rivale. (Berliner Musikzeitung 4 giugno 1851)
E Wilma, fa la sua parte, incantando il pubblico:
Per aver parlato dei fratelli Wieniawski, non ho ancora finito con la gioventù musicale e fenomenale; mi resta ancora le sorelle Neruda, due giovani, di cui la maggiore è pianista e la più giovane è violinista. Amélie Neruda è una pianista dallo stile puro ed elegante. Non suona né più lentamente né meno forte rispetto alla maggior parte dei pianisti moderni e avrebbe sicuramente il successo che merita se non si esibisse accanto a sua sorella, il cui talento superiore la eclissa se invece delle composizioni di Waldmuller e Kittl, che costituiscono quasi esclusivamente il suo repertorio, scegliesse opere di maggior valore. Tuttavia, va riconosciuto che con il suo accompagnamento veramente distinto, Amélie Neruda contribuisce notevolmente al grande successo di sua sorella. La piccola Wilma non è affatto un essere gracile e malaticcio come la maggior parte dei bambini prodigio il cui volto pallido e magro attesta le lunghe ore di sofferenza che la loro precocità ha comportato; no, appena Wilma appare con il suo volto fresco e allegro, appena fa il suo inchino in cui la grazia della giovane donna si mescola all’impertinenza del bambino, si capisce che non ha mai dovuto soffrire dalla fatica del lavoro. Il talento di Wilma si sposa perfettamente con il suo portamento. Con una sicurezza e una precisione che raramente vengono meno, esegue le più grandi difficoltà; pronuncia le frasi in modo eccellente, sebbene a volte acceleri troppo il movimento; il suo canto è grazioso ed espressivo e il suono che emana dal suo violino è di una grande ampiezza; in poche parole, la piccola Wilma, all’età di dodici anni, è già una grande virtuosa. Ma è più di questo: ciò che la distingue dai bambini prodigio ordinari è il carattere sincero e naturale che, lontano sia dalla perfezione puramente meccanica che dalla sensibilità prematura, porta il sigillo di una perfetta salute morale e fisica. Ecco perché questa bambina sorridente, che sembra suonare più per il proprio piacere che per quello degli ascoltatori e che è arrivata qui senza alcuna lettera di raccomandazione, è riuscita a ispirare al nostro pubblico un entusiasmo che, durante i sette concerti dati dalle sorelle Neruda, non ha mai vacillato. Wilma ha ottenuto il maggior successo con le composizioni di Bériot e soprattutto con le variazioni burlesche su un’aria tedesca (una spiritosa imitazione del Carnevale di Venezia) di Mildner.
Certamente, che in pubblico fossero sorridenti e sicuri lo possiamo crede ma non che non ci fosse lo stress, la stanchezza, la pressione anche del confronto. In ogni caso, le sorelle Nèruda vengono ripagate da successo con tanto di corona di alloro e denaro, tanti rubli, e anche dal dono di preziosi gioielli da parte dello Zar.
Fu durante uno di questi concerti presso il Gentry Club che accadde un incidente con i fratelli Wieniavsky, in particolare con il diciassettenne e focoso violinista
Vieuxtemps, che era presente a quel concerto, diede alla dodicenne Wilma Neruda un mazzo di fiori e il pubblico scoppiò in una grande ovazione: forse un sentimento panslavo che affiorava alla vista di una giovane violinista ceca e di un giovane violinista polacco quasi a simboleggiare una sorta di unione anche tra popoli spesso ostili tra di loro. Fu in realtà solo una semplice cortesia ma Wieniawsky, irritato dal trionfo di Neruda, sgarbatamente volle dimostrare la sua superiorità, insistendo che era lui il miglior violinista del mondo, volle provarlo, salì sul palco e riprese a suonare. Alcuni spettatori allora salirono sul palco per rimproverarlo ma Wieniawski minacciò con il suo archetto una guardia russa intimandole di tacere. Insultare un generale nel Regno di Nicola I non era cosa da poco ma il giorno dopo, il potentissimo Governatore Generale, Zakrevsky – famoso come amministratore prepotente – ordinò semplicemente a Wieniawski di lasciare Mosca entro ventiquattro ore: una reazione quindi moderata ed un piccolo scandalo che non fece alcun danno alla carriera di Wieniawski che, nonostante occasionali scatti di temperamento, divenne un habitué delle serate musicali della Granduchessa Elena Pavlovna e del Granduca Konstantin. Il prestigio di Wieniawski come virtuoso internazionale lo protesse dalle regole usuali e negli anni ’60 ottenne la nomina a Violinista di Corte e di Professore al Conservatorio di San Pietroburgo prima di assumere l’incarico a Bruxelles. Non solo, Wilma e WIeniawsky, probabilmente, avranno anche sorriso di questo incidente da adolescenti che avrebbe potuto anche risolversi peggio, perchè Wilma continuò per tutta la vita a suonare molte delle composizioni del Polacco, invitato a suonare anche a Manchester e a Brno, che le dedicò la Giga op. 23 composta nel 1876. Wilma mantenne anche rapporti con Josef Wieniawsky come è evidente da alcune lettere, probabilmente con l’intenzione di mettere in repertorio alcune sue composizioni.
Dopo il rientro a maggio del 1851, Josef decide di portare nuovamente i figli in Russia l’anno successivo con l’idea di stabilirsi a Pietroburgo per un periodo di tempo più lungo e da qui fare poi tappa per altre città.
Purtroppo il secondo viaggio in Russia si concluse bruscamente con la morte, il 28 aprile, di Victor, per emorragia, dicono i giornali, il che fa pensare, ad un aggravarsi della tubercolosi. Non c’era solo la fatica dei viaggi e gli alloggi fatiscenti o le ore di studio, chi può immaginare cosa provavano Amalie come Vicktor, spesso indicati come meno talentuosi, di fronte alla facilità con cui la sorella minore Wilma, affrontava il violino. Col permesso dello Zar, il corpo del sedicenne fu trasferito a Brno. Josef, preso il Piroscafo da Stettino, con una carrozza da Varsavia, tornò a Brno: era il 19 luglio del 1852, giorno del compleanno del ragazzo Forse Josef decise di lasciar respirare per qualche tempo i ragazzi per dar loro modo di riprendersi dalla perdita. Ma poi, la musica e soprattutto le necessità economiche tornarono a bussare alla porta e l’autunno del 1852 si ripartì di nuovo, come sempre, stavolta per la Polonia.
Da questo momento ad Amalie, Wilma e Marie si aggregherà anche il giovane Franz passando dal violino al violoncello
Wilma Neruda, Vilhelmina Maria Franziska Neruda ma anche Nerudová Vilemína che poi è diventata, in virtù del primo matrimonio, Norman-Neruda e, del secondo, Lady Hallé.
Tanti nomi, traslitterati in modo diverso a seconda del luogo in cui la grande musicista vittoriana, ha vissuto, una cosa questa che la accomuna al poeta cileno, Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, in arte PABLO NERÙDA.
Secondo una teoria ultimamente molto accreditata, ma poco provata, e sulla quale, prima o poi, tornerò, il Poeta prese lo pseudonimo dall’aver visto sulla partitura della Danza Spagnola di De Sarasate, il nome Pablo (De Sarasate) accostato a quello di Wilma N.Neruda, dedicataria del famoso brano. Ipotesi suggestiva che supera quella “tradizionale” di Jan Neruda, i cui racconti di Mala Strana ancora non vedevano traduzione nell’anno in cui il giovane poeta “prese il suo nome” ma in cui era invece noto un racconto, il Vampiro; una ipotesi che, parzialmente, ascolta, tra le contraddizioni e i lapsus memoriae, quanto Nerùda stesso diceva, di aver visto il nome “su una rivista” ed averlo usato perchè “musicale” oltre che necessario a nascondersi dalle ire di un padre poco propenso alla poesia. . .Insomma, per quanto a noi sherlockiani l’ipotesi N.Neruda piaccia di più, in realtà, come poi vedremo, tante sono le strade che rimangono aperte: lo spartito di De Sarasate quante probabilità aveva di essere conosciuto in quella edizione, in Cile? e dove poteva averlo visto il giovane Neftaly? Forse si potrebbe pensare, piuttosto, alla lettura di Uno Studio in rosso- dove compare Neruda ma non Pablo, o magari ai primi film su Holmes visti nei Cinema di Temuco, dove però non c’è mai una violinista … tante strade e pochi indizi da perseguire in tal senso.
Ma torniamo al NOSTRO cognome.
Anche Wilma Neruda, Mina, Myn per i genitori, anche lei SCELSE per sè un nome, Wilma, e così si firmava, preferendolo a Vilemina o Wiihelmine, ma quanto al cognome, a cui mai avrebbe rinunciato, lo avrà certamente sentito pronunciare in tanti modi, uno dei tanti evidentemente, proprio Nerùda come ci fa capire una recensione dei primi concerti in Svezia dell’aprile del 1861:
la seconda osservazione riguarda la pronuncia del cognome sulla quale noi popoli del Nord ci perdiamo facilmente,l’accento deve trovarsi sulla prima sillaba, la e , e non la seconda, la u…tuttavia loro stessi hanno sentito la pronuncia sbagliata così tante volte che potrebbero sbagliarsi anche loro …
Sarà forse per questo motivo che gli Inglesi, almeno nei primi anni di residenza della donna, cominciarono a trascrivere il suo cognome con l’accento, Néruda un accento che, ben presto, si perse e che, d’altra parte, lei stessa non usava…Forse a lei non importava se Nèruda o Nerùda perchè la sostanza, non cambiava, LA Neruda era solo lei…ma, a distanza di secoli direi che, una volta per tutte, che ci sia una derivazione diretta del nome di Nerùda dal suo o meno, riconosciamole la giusta pronuncia per quel cognome che, in un’epoca storica in cui le donne ancora lo perdevano, fagocitato da quello acquisito, lei stessa ha combattuto per mantenere e che persino i suoi figli, Ludwig e Waldemar, hanno preso.
L’Età Vittoriana è stata un’epoca di forti contraddizioni: una fra queste l’ amore per gli animali anche caratterizzato da non pochi eccessi che andò di pari passo con usanze tutt’altro che animaliste. Un esempio, fra tanti l’amore per gli uccelli soprattutto esotici che ben presto divenne una vera e propria moda che andò di pari passo con l’uccisione di molte altre specie di volatili in nome di un altro tipo di moda, quella di appuntare penne e a volte, anche animali interi imbalsamati che portò ad una vera e propria carneficina di pennuti: un’asta della London Commercial Sales Room del 1902 dice che sono stati venduti, solo in quell’occasione 1068 pacchi di penne di airone, per i quali sono stati uccisi 192.960 uccelli; oltre a tale partita è stata venduta merce per 129.000 penne di airone oltre a 13.000 aironi, 20.698 uccelli paradiso, 41.090 colibrì, aquile, condor ed altri uccelli! Questo commercio pazzo fu fermato solo dalla mancanza di approvvigionamenti causati dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Wilma Néruda non era da meno e quando viaggiava oltre a portarsi dietro i suoi amatissimi cani, Winzi e Polly, e quando Polly morì, il solo Winzi che spesso fu visto in braccio ad una domestica dietro le quinte del St. James, si portava dietro i suoi uccellini. Durante una delle tournèè in Australia, racconta Charles Hallè, il suo cardellino cominciò a stare male, pensavano che si sarebbe rimesso e invece non fu così: morì tra le mani di una afflitta Wilma, fu per questo che Charles, ricordando Malot, disse che se l’amore per gli animali era segno di follia, loro stessi erano una coppia di pazzi. Ma l’afflizione della violinista in questo senso non ebbe termine perchè per una disattenzione il suo diamonds-sparrow volò via!
Così Hallè decise di comprarne un altro per rimpiazzare quello che aveva ritrovato la sua libertà. Non fu il solo ad avere questo pensiero, anche il Capo della Giustizia di Adelaide, avendo saputo della perdita, decise di farne recapitare ben 6 al loro Hotel! Le tre coppie di uccellini si andarono ad aggiungere al Diamante Mandarino
e alla coppia di Rondinelle del Senegal che Hallè aveva comprato e alla coppia di Diamanti Mandarini acquistata da Mrs Rose…il risultato fu che l’ultima sera, gli Hallè e il Console Austriaco cenarono accompagnati dalle note uno straordinario concerto! La mattina dopo non fu semplice far imbarcare sull’Arcadia, oltre ai loro 14 bauli, ben 16 uccellini ognuno nella rispettiva gabbietta