Questione di Stile

Come tutti i musicisti sanno la pratica musicale, la resa artistica e anche l’abitudine dell’ascoltatore ad essa, è frutto di cambiamenti di gusto, tanto nel suonare quanto nell’ascoltare. Nel 19 secolo le esecuzioni dei cosiddetti ‘Grandi Maestri’, Bach, Beethoven, era ben diversa da quella di oggi e gli esecutori erano soliti apportare modifiche sul brano anche quando non scritte: dislocazioni di ottave, arpeggiati, abbellimenti, cambi di velocità, una pratica comunque che, a pensarci bene, derivava dalla prassi barocca dell’improvvisazione, seppur trasportata in altri ambiti.

Ma già alla fine del 19 secolo questa prassi cominciò ad essere considerata discutibile ed inappropriata dal momento che moltissimi compositori, Brahms per esempio, cominciarono a chiedere espressamente ai loro esecutori che la musica venisse eseguita ‘’esattamente come scritta’’.

Il cambiamento fu tuttavia molto lento e la prassi dura a morire come ben testimoniato da questo racconto.

Nel 1891 Wilma Néruda, Charles Hallè ed il pianista Leonard Borwick il 7 e 9 dicembre misero in programma il trio op 8 di Brahms: al pianoforte Leonard Borwick, superbo esecutore di Brahms, come lo definì the Strad, allievo di Clara Schumann e rampollo di una delle famiglie più ricche di Inghilterra, che aveva debuttato solo pochi anni prima.

Wilma ben conosceva Leonard: sua sorella Olga aveva studiato con Clara Schumann negli stessi anni di Leonard e suo figlio Waldemar era da qualche tempo fidanzato ed in procinto di sposare sua sorella maggiore MabeL Theodora Borwick.

Durante una prova, Sir Charles , girandosi verso Borwick  chiese se poteva esprimere la sua opinione , e sollecitato in tal senso, tenne una vera e propria  conferenza sull'abitudine prevalente dei pianisti di " allargare " le note di un accordo''  con l' idea di dare più espressione ad un passaggio. Fu ascoltato in un silenzio rispettoso fino a che sua moglie, Wilma Norman Néruda, Lady Hallé osservò sorridendo

- Ma caro, è quello che fai anche tu!

E Charles probabilmente continuò ad allargare le note dell'accordo, arpeggiandolo.

Inconvenienti del mestiere

di Vera Mazzotta

Non è mai stata facile la vita per i musicisti: spostamenti, treni da prendere all’ultimo minuto, ritardi, incidenti, prenotazioni delle camere mai arrivate, bagagli persi o….spartiti persi!! Figuriamoci nell’Ottocento, quando la vita musicale cominciava ad organizzarsi e gli impresari erano pochi E non sempre capaci di fronteggiare la situazione!

Tra i piccoli inconvenienti del mestiere … quello legato agli spartiti era forse il più comune.

Ebbene, durante uno dei concerti del St. James, nel febbraio del 1885, il trio guidato da Wilma Norman Neruda, si accingeva ad eseguire l’ultimo numero in programma, un trio di Beethoven. Tuttavia, l’intervallo tra il brano precedente e questo cominciava a farsi troppo lungo e il pubblico inglese, non abituato ad inconcepibili inconvenienti, a farsi troppo rumoroso per l’impazienza. Alla fine, l’assistente di sala fu costretto ad uscire sul palco e ad annunciare che per un triste malinteso, gli spartiti del trio non erano a portata di mano… persi? non pervenuti? lasciati nei camerini?… non lo sapremo mai… tuttavia, era stato chiesto ad un gentile editore, uno di quelli che certamente era tra gli investitori della stagione concertistica e che traevano profitti dalla pubblicità che questi concerti apportavano, di portare degli spartiti nuovi.

In capo ad alcune manciate di minuti arrivarono i tanto attesi spartiti. I musicisti rientrarono e iniziò la bellissima introduzione…ma…all’improvviso, quando i musicisti andarono per girare le pagine, ebbene…furono costretti a fermarsi!!!

Gli spartiti arrivati erano intonsi: la parte non era stata tagliata ed aperta! I tre musicisti si guardarono un attimo sbalorditi, nessuno di loro aveva certamente con sè un coltellino o un temperino per aprire le pagine.

La situazione stava diventando imbarazzante quando ecco che Wilma, l’unica donna, salvò la situazione: si toccò abilmente i capelli e ne tirò fuori una forcina e tagliò la sua parte quindi, velocemente la fece passare tra i suoi due colleghi.

Le pagine furono aperte ed il trio andò alla grande senza altri inconvenienti…

Ecco perchè ... senza le donne non si può far nulla!

Grove

Quella che segue è la voce redatta da Grove- Grove’s dictionary of music and musicians


Wilma Norman-Neruda (nata nel 1840). Madame Neruda (Lady Hallé), è in possesso di una tecnica altamente rifinita, non è solo una brillante solista ma una musicista completa, esperta nell’intera gamma della letteratura musicale e un’ammirevole suonatrice di quartetto. È, senza dubbio, in gran parte dovuto al suo immenso successo e alla sua popolarità se negli ultimi anni il violino è stato molto apprezzato dalle donne, con vari gradi di successo.

Da quando sono state stampate le osservazioni di cui sopra, le tendenze rilevate sono diventate ancora più marcate. Il successo della signora violinista è ormai saldamente stabilito; si erge sulla pedana del concerto quasi alla pari di artisti dell’altro sesso, capace di dare una resa dei grandi capolavori della letteratura violinistica non meno interessante della loro, anche se diversa per carattere. Wilma Norman-Neruda (Lady Halle) ha compiuto settant’anni il 21 marzo 1909 e conserva ancora la sua antica supremazia.

Wilma Néruda a Kassel

i virtuosi della Stagione 1890 a Kassel

Alfred Fischhof (1855 – 1925), 
Wilma Norman-Neruda (1840 – 1911)
Eugen d’ Albert (1864 – 1932)
Camille Saint-Saens (1835 – 1921)
Anna Grosser-Rilke (1853 – 1938)
Hans von Bülow (1830 – 1894) 
August Wilhelmj (1845 – 1908)
Sophie Menter (1846 – 1918)
Frantisek Ondricek (1857 – 1922)
David Popper (1843 – 1913), 
Arma Senkrah (1867 – 1900)
Joseph Joachim (1831 – 1907)

Musiciste della stagione 1880

Erica Nissen (1845 – 1903),
Anna Mehlig (1846 – 1928)
Annette von Esstpoff
Clara Schumann (1819 – 1896)
Marie Krebs (1851 – 1900)
Vera Timanoff (1855 – 1942)
Wilma Norman-Neruda (1840 – 1911)
Laura Rappoldi-Kahrer (1853 – 1925)
Luise Wandersleb-Patzig (1846 – 1901),argestellt
Pauline von Erdmannsdörfer-Fichtner (1847 – 1916),

Un fan a Stoccolma.

di Vera Mazzotta

A Pasqua del 1886 il trio formato da Marie, Franz e Wilma Néruda tornarono a Stoccolma per una serie di concerti. Erano molto attesi dal momento che non si esibivano nella città dal 1861 e per quell’evento tutti i giornali cominciarono a pubblicare o ripubblicare le vecchie recensioni che avevano accompagnato i fratelli, non ultimi, anche diversi aneddoti.

Si racconta che un loro connazionale di Brunn partì dalla sua città per andare ad ascoltare, a Stoccolma, i tre fratelli di cui tutti parlavano. Aveva solo un paio di giorni a disposizione per trovare i biglietti ed assistere al concerto. Prese una camera in un albergo vicino al teatro dove, fin dal suo arrivo, fu accolto da qualcuno che nella camera accanto alla sua si esercitava facendo scale e scale. Passò due giorni nella vana ricerca di un biglietto e alla fine, triste e scoraggiato si decise a ripartire.

Il Maitre dell’Hotel gli chiese se il suo soggiorno fosse stato tranquillo e l’uomo triste disse:

-Avevo solo due giorni per ascoltare i Fratelli Neruda, invece vado via senza averne ascoltato neanche una nota! In compenso, sono stato tormentato ogni sera da qualcuno che nella stanza accanto alla mia ha suonato il violino, ebbene, anche in modo alquanto pietoso. Si può sapere chi era?

Wilhelmina Néruda!!!

L’anima gitana di Wilma Nèruda

Vera Mazzotta

Many years ago I heard a Hungarian band at a party in London. I am extremely fond of Hungarian music, and a sudden irresistible temptation led me to ask the leader, Rácz Páli , to lend me his violin .

Siamo ne 1895 e la violinista racconta al giornalista di The Violin Times come andò quella volta in cui non si trattenne da chiedere al Primo violino dell’Orchestra Ungherese di suonare insieme a loro, non un violinista qualunque ma Rácz Páli una vera leggenda.

Rácz Páli

Rácz Páli proveniva da una famiglia gitana. Aveva 15 anni quando, dopo aver visto un omicidio in famiglia, decise di fuggire e nascondersi fino a che, per sopravvivere, decise di fare quello che molti altri giovani come lui facevano, arruolarsi nell’esercito asburgico che lo mandò a Milano. Durante gli anni nell’esercito decise di fondare un’orchestra gitana che allietasse con le improvvisazioni di cui era capace le lunghe serate. Tuttavia, grazie alla sua conoscenza dell’italiano, Pali non disdegnò un secondo lavoro: essere spia durante la rivoluzione italiana del 1848 ma….per gli Asburgo!

Dopo 18 anni di servizio, decise di lasciare l’esercito per dedicarsi alla musica fondando una vera orchestra che, ben presto, divenne conosciuta e nota in tutta l’Ungheria come l‘Orchestra del Re degli Zingari.

Wilma Néruda incontrò il romeno tra il 1873 ed il 1881 quando Pali condusse la sua orchestra a Lipsia e poi a Londra.

This he did and great was the astonishment of the members that a Lady should know their music so well” Lo fece e grande fu lo stupore dei membri dell’orchestra per il fatto che una Signora conoscesse così bene la loro musica

I told Rácz I would come to hear his band at Pesth if ever I had an opportunity of going there. When at Pesth, I went with some friends to fulfil my promis , and Rácz , hearing that I was present , came round to greet me. Dissi A Racz che sarei andata ad ascoltare la sua orchestra a Pest se ne avessi avuto l’opportunità e quando, in effetti andai a Pest con alcuni amici, mantenni la mia promessa. Racz, sentendo che ero nel pubblico venne a salutarmi.

Inizialmente la violinista fece fatica a riconoscerlo,

Ma… mi pare di ricordare che non avessi la barba quando eri a Londra…

Verissimo, rispose il gitano nel modo caratteristico in cui gli ungheresi parlano tedesco,

ma radersi ogni giorno è davvero molto fastidioso!

Tuttavia, il giorno successivo, la violinista tornò a sentire l’orchestra gitana e, con grande stupore, vide che la barba di Racz era sparita, inutile dire che, di fronte alla sua aria meravigliata, il gitano mostrava uno sguardo tra il felice ed il trionfante.

I must say a more flattering compliment has never been paid me by any one.

Nessuno prima di allora mi aveva fatto un complimento simile! Il violinista, fece un inchino sorridendomi anche con gli occhi: Racz era un vero gentiluomo! Tra un brano e l’altro uno dei musicisti passava tra i tavoli con un cappello per chiedere un obolo per la serata. Ma Mai una volta sono passati al mio tavolo sebbene fossi contenta di contribuire. Così chiesi a Pali il motivo e lui disse solo queste parole

Kollegen grädige, Frau Come a dire che pur essendo una donna, erano certamente colleghi e voleva farle una cosa gradita, ed in effetti…continuò la musicista, nessun artista potrebbe essere altro che lieto di essere considerato un collega da uomini che hanno prodotto musica come Rácz Páli e la sua orchestra.

Rácz Páli morì il 30 gennaio del 1885,

Musicista amatissimo e molto stimato non solo per i medley su musica altrui sui quali riusciva anche ad improvvisare secondo lo stile gitano ma anche per la miriade di Czardas e musica folk che, grazie alla sua orchestra, era riuscito a recuperare o a scrivere.

La tradizione lo tramanda come un uomo che faceva fatica a decidere tra il piacere di avere una bella donna accanto e quello del suo violino. Sposato quattro volte, alla fine, lasciò tutto al suo primo figlio, suo omonimo che continuò la tradizione paterna

Lady Hallé e …i punti di vista

di Vera Mazzotta

Nel 1895 la violinista concesse una lunga intervista al The Minster al quale raccontò diversi aneddoti, alcuni anche molto divertenti, relativi alla sua lunga carriera. In particolare ne volle raccontare uno per dimostrare come le persone, di ogni ceto sociale, alla fine, fossero concentrate ed attente al solo proprio punto di vista. In un pomeriggio uggioso, probabilmente durante la sua tournèè in Australia, concesse udienza ad una Donna che dopo i convenevoli del caso, passò ai complimenti- di rito- nei confronti della sua Arte per poi passare dritta al punto: aveva una figlia che suonava il violino e, a detta di tutti la ragazza era davvero dotata

Really she play the violin very, very well

ma, continuò la madre preoccupata, certamente nessuno l’avrebbe apprezzata come merita se Lei, Lady Hallé avesse continuato a suonare e a calcare i palcoscenici di Inghilterra.

Tu hai avuto un enorme successo, be generous, sii generosa, non tornare, questa è l’unica chanche che mia figlia ha!

Veramente si è in dubbio su cosa considerare più rimarchevole, la richiesta audace o la strepitosta stupidità di questa donna

Wilma, il Re e una cagnolina

di Vera Mazzotta

Wilma Norman Nèruda era una donna molto sensibile e, come tale, amante degli animali. Sebbene questo amore si traducesse in alcune eccentricità quali quella di riempire le sue case di uccelli anche esotici passione che, ad onor del vero, condivideva con altre ‘star’ del tempo, quali, ad esempio Adelina Patti che adorava i pappagalli, il suo amore si riversava in modo particolare sulle sue due cangnoline, Winzi e Dolly.

La coppia di vivaci cagnette, Skye-Terrier, era lasciata libera di correre e giocare nelle grandi stanze di Linden Gardens anche durante le interviste e l’amore nei loro confronti era tale che spesso la violinista preferiva non doversi separare da loro durante i concerti tanto a Londra quanto nel paese.

E’ assai curioso- riferiva la musicista al giornalista che la intervistava-che mentre sono a casa e sto accordando il violino Winzi muguli e ululi, al contrario, quando sente dozzine di violini fare la stessa cosa prima nella sala da concerto, resti tranquillo, quasi capisse che si tratta di un Concerto!. Winzi era compagna di ogni avventura e viaggio! L’unico viaggio in cui la violinista fu costretta a non portarla con sè fu la lunga tournèè in Australia del 1890, probabilmente perchè la cagnolina non era stata bene tanto che la violinista ogni giorno telegrafava alla governante assunta appositamente per occuparsi delle cagnette per sapere come stessero e tanto da organizzare durante il viaggio di ritorno che la governante portasse a Colombo, dove dovevano sbarcare per un concerto, Winzi per poter rientrare in Italia e poi in Inghilterra con lei.

E così fu: il 5 settembre del 1890 dopo mesi di viaggio e concerti, la donna potè riabbracciare la piccola Winzi. Ma quella fu una eccezione, per il resto Winzi seguiva come un’ombra Lady Hallé.

Ogni anno, Charles e Lady Hallé si prendevano alcuni giorni per andare a Stoccolma, luogo in cui la donna aveva coltivato molte amicizie legate al suo primo matrimonio. Un anno Hallé propose di tornare da Stoccolma passando da Copenhagen, quindi per la Danimarca ed infine visitare Vienna e Berlino primo di rientrare a Londra.

Al momento dell’imbarco, Wilma sentì delle voci concitate dietro di lei. Si girò e notò che la governante, Mrs Ewart a cui aveva affidato la piccola Winzi stava discutendo con uno degli ufficiali di bordo. Alla sua richiesta di spiegazioni, Mrs Ewart, indignata esclamò

– Questi non le consentiranno di portare a bordo il cane!

Lady Hallè prese in braccio la cagnolina dicendo con una certa irritazione

Per quale motivo?

I poveri malcapitati furono costretti a spiegare che,a causa di una recente epidemia di idrofobia in Danimarca per almeno sei mesi sarebbe stato impossibile far sbarcare i cani.

Il mio cane non ne sa nulla di idrofobia, io DEVO portarlo con me e lo porterò!

Di fronte alla presa di posizione della donna, venne chiamato il Capitano che alla fine, scrollando le spalle disse

Certamente potete portarlo con voi sino a Copenaghen, ma, una volta arrivati non sarà possibile farlo sbarcare

Oh si che sbarcherà! rispose la violinista sbuffando

-Portatemi immediatamente un foglio per telegrafare!

Un giovane steward obbedì e Lady Hallè scrisse un breve messaggio che affidò ad un amico. Dopo qualche minuto, l’ufficiale che si era interposto non oppose altra resistenza e tutti salirono a bordo. Lady Hallé, trionfante, con il suo cane, si diresse verso la sua cabina. Charles Hallé era interdetto e chiese cosa stesse succedendo

Aspetta e vedrai!

Arrivarono a Copenhagen e sul piroscafo tutti erano in attesa di sapere come sarebbe andata a finire la storia del cane e proprio mentre si avvicinavano al porto tutti furono sorpresi di vedere l’arrivo di mezza compagnia di soldati danesi arrivare e schierarsi.

La nave attraccò. Passeggeri e ufficiali erano intimoriti dalle guardie. Salirono a bordo un colonello ed il suo attendente che portava un cuscino sul quale era collocata una pergamena. Gli ufficiali chiesero al Capitano se Lady Hallé fosse a bordo e il Capitano, riprendendo colore in volto, indicò Sir Charles e Lady Hallé che se ne stava in disparte con il cane tra le braccia circondata dagli altri passeggeri. Il Colonnello salutò entrambi con deferenza quindi disse che aveva avuto l’onore di avere ordini diretti da Sua Altezza Reale Re Cristiano IX di Danimarca in persona

Il Re si era raccomandato di ricevere Lady Hallé come si doveva, motivo per cui aveva pensato al Picchetto di onore, inoltre aveva avuto ordine di presentarle un messaggio diretto di Sua Maestà. L’attendente si fece avanti e porse alla coppia il cuscino con la pergamena

-Ecco-

esclamò la donna raggiante porgendo il telegramma a Sir Charles

– ti avevo detto che NESSUNO mi avrebbe potuto impedire di portarmi dietro il mio cagnolino. Sir Charles meravigliato e senza parole lesse queste parole.

Re Cristiano to Lady Hallé, Copenhagen Dock.

You have any permission to take any animal you like trought my Kingdom.

Tu hai il mio permesso per portare nel mio Regno qualsiasi animale tu voglia. La Regina ed io siamo felici al pensiero che presto vi vedremo

Charles Hallé porse il telegramma al Capitano che sgranò gli occhi e che stava quasi per arrabbiarsi tanto che Hallé fu costretto ad ammettere che non sapeva che sua moglie stesse scrivendo al Re in persona!! Alla fine prevalse il buonsenso e forse anche l’humor: era stata chiamata la Guardia Reale per accogliere un … cane. Il Colonnello fece scendere la coppia con il cane e la scortò di fronte al drappello che la accolse nello stesso modo in cui avrebbe accolto il Re Cristiano e la Regina Luisa di Danimarca. Quindi furono portati in una locanda perchè si rinfrescassero e riposassero del viaggio con un lauto pasto durante il quale il piccolo eroe fu nutrito e vezzeggiato da tutti coloro che erano nella locanda come se non avessero mai visto un cane… ma non un cane qualsiasi! Winzi, la cagnolina di Lady Hallé.

The Violinist of Times 1895

Gustav Hallé. Myfair to Maritzburg

Contro i giornalisti

di Vera Mazzotta

Siamo nel 1894 e Wilma Norman Néruda, oramai da tutti chiamata Lady Hallé in virtù del matrimonio con Charles Hallé nominato baronetto nel 1888, è all’apice del successo. I due lunghi tour in Australia del 1890 e del 1891 hanno consentito ai due artisti di rompere la monotonia e la routine della vita musicale inglese alla quale sono ritornati ritemprati, in forze, con qualche soldo in più e nuovi progetti che li porteranno, niente di meno che in Sud Africa nel 1895. Le interviste in questi anni non sono molte ma certamente sono più di quante non ve ne siano per gli anni passati, a testimonianza di una certa ritrosia da parte della violinista, a far conoscere e a farsi conoscere, tuttavia qualcosa deve essere andato storto nel rapporto con la stampa, almeno con certa stampa, se nel 1894 un articolo del Manchester Courrier riporta una sua presa di posizione nei confronti della stampa stessa

Un gran numero di personaggi di rilievo si stanno ribellando contro i persistenti atteggiamenti invadenti di certi intervistatori e, in alcuni casi, non a torto. Parlando questa settimana con Lady Hallé, sono rimasta sconcertata dal sentire di come anche lei abbia sofferto nelle mani di questi giornalisti privi di scrupoli. Considerando la sua reputazione, i racconti davvero autentici sulla sua vita sono davvero pochi, la maggior parte contiene orribili fraintendimenti.

‘ Il fastidio che ho provato tutte le volte che ho rotto la regola che mi sono imposta di seguire mi ha fatto giurare che non ci sarei mai più ricascata”.

Questa è certamente una cosa di non poco conto da dire per una persona della sua levatura e temo che il suo non sia un caso isolato…

Un concerto ignorato

di Vera Mazzotta

Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.

Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire

‘Non possiamo aggiungere altro”

I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.

Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.

Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.

Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

J. Kenig

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda

Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema

Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè

La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.

E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.

Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.

Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.