The Strad

Agosto 1894

TRAD. VERA MAZZOTTA

Nessuno può negare che la piccola Wilhelmine Neruda sia un fenomeno meraviglioso per il suo potere interpretativo, la bravura, la sua comprensione della musica e, infine, per la straordinaria purezza del suo modo di suonare. Se da adulti potessimo solo aumentare le conoscenze nella stessa proporzione di quando siamo bambini, dovremmo essere tutti dei geni», dice Goethe

La profonda verità di questa affermazione impedisce ogni tentativo di profezia del futuro artistico dei bambini ma se noi stessi ammettiamo che lo sviluppo mentale negli anni più maturi è in progressione aritmetica, mentre nell’ infanzia lo stesso avviene in progressione geometrica ciò è sufficiente a permetterci di classificare subito Guglielmina Neruda tra i più grandi virtuosi del suo strumento.

Quando definiamo la piccola Nèruda come un fenomeno in relazione alla sua età questo non è solo un piccolo elogio ( fatto per una bambina): perchè ella è gia una virtuosa in piena regola

così scrisse il Prof. Eduard Hanslick nel 1849, 45 anni fa, quando l’ormai famosa violinista il cui ritratto abbellisce le nostre pagine di questo mese era solo all’inizio della sua splendida carriera.

Sembra superfluo entrare nei dettagli di una carriera che deve essere certamente ben nota ai lettori di The Strad come lo sono a chi scrive. Tutti sanno che Madame Néruda, Lady Hallé, nacque a Brünn il 21 marzo 1840 (in realtà nel 1838 n.d.t), che era figlia di Josef Neruda, ottimo musicista che lavorava nella sua città natale, che apprese l’arte del suonare il violino grazie a lui e a Leopold Jansa a Vienna e che, nel 1846, lei e sua sorella Amalie, pianista, fecero la loro prima apparizione pubblica; che subito dopo il padre le portò in tournée a Londra, raggiunta, per la prima volta nel 1849, quando la violinista suonò un concerto di De Beriot al settimo Concerto Filarmonico il giorno 11 giugno; che nel 1864 Mlle. Neruda sposò Norman, il direttore dell’Opera di Stoccolma dove per un certo periodo fu anche insegnante di violino presso la Royal Music School; che dal 1869 è stata una delle più grandi attrazioni di ogni stagione concertistica londinese e che le sue apparizioni ai Popular Concert sono tanto ricercate quanto quelle di qualsiasi altro artista vivente; che alcuni anni fa, alla morte di Norman, sposò Sir Charles Hallé con il quale fece un lungo tour, nel 1890-1891, nelle colonie australiane ottenendo ancora più onore e gloria; e infine, che sebbene il numero delle violiniste sia oggi paragonabile alla sabbia sulla riva del mare, nessuna di loro è stata in grado di avvicinarsi a questa vera regina dei violino per essere a lei paragonate.

Questi fatti sono, lo ripeto, noti a tutti.

Hanslick, l’eminente critico musicale di Vienna, il conservatore dei conservatori, dal 1849 ha poi trovato molte occasioni per ripetere il verdetto da lui pronunciato sulla piccola Wilhelmine Neruda e lo stesso si può dire con uguale verità di ogni critico che abbia avuto il piacere di giudicare le splendide esibizioni di questa altrettanto splendida artista. Che le esibizioni di Lady Halle siano sinonimo di tutto ciò che c’è di buono nell’arte musicale, che nei programmi dei suoi concerti non appare nulla che non sia dei migliori, che in tutto il corso della sua lunga carriera pubblica non si sia mai abbassata a ottenere una popolarità a buon mercato e a spese della sua natura artistica, queste sono verità incontrovertibili.

Come Sir Charles Hallé ha lavorato, con forza e impegno, per fare tutto ciò che era umanamente possibile a beneficio della musica nel paese di adozione grazie ai suoi storici recital per pianoforte e ai suoi superbi concerti orchestrali, così Lady Hallé ha lavorato, con risultati uguali, per fare tutto ciò che una donna avrebbe potuto fare per aiutarlo. Non solo grazie alla forza trasmessa dall’essere splendido esempio nel suonare nient’altro che buona musica ma anche per la magnifica abilità nell’esecuzione, Lady Hallé ha ottenuto, a beneficio dell’arte musicale in Inghilterra più quanto qualsiasi donna fosse mai stata tentata di fare.

Una carriera che ha avuto un così grande successo, tanto artistico quanto finanziario, come quella di Lady Hallé e che è stata anche priva di incidenti, tanto che coloro che si divertono nella mania di oggi per le statistiche e ancor più per gli aneddoti personali, sono stati delusi. In effetti, sarebbe veramente difficile trovare nella vita di questa grande violinista, anche solo un singolo esempio di queste storie ora tanto ricercate. Ma vale la pena di raccontare un fatto in relazione a Lady Hallé che non è generalmente noto. Prima di ottenere la grande reputazione di cui gode ora, la violinista suonato nel continente in diversi luoghi e in uno di questi concerti il professor Joachim l’ha ascoltata: fu tanto colpito dalle sue prestazioni che disse ad Hallé

” Raccomando questa giovane artista alla vostra più attenta considerazione. Ricordati questo, quando le persone l’avranno ascoltata una volta in modo imparziale, penseranno di più a lei e meno a me. Questo è stato ovviamente l’elogio più generoso anche perchè il grande pubblico britannico ha ascoltato Lady Hallé ben più di una volta continuando tutravia ad avere grande considerazione per lui e rimanendo fedele al più grande violinista-uomo che infatti, condivide il posto di primo violino con Lady Halle la più grande tra le violiniste.

Quello che Joachim rappresenta per il violinista del sesso più severo, lo stesso è Lady Hallè per quello gentile. Questi due nomi saranno tramandati ai posteri come appartenenti a due dei più grandi artisti che il mondo abbia mai visto.

Potranno certamente comparire esecutori più abili tecnicamente e infatti sono già apparsi nel mondo musicale, ma mai interpreti più grandi, ed è impossibile anche solo pensare che ne possano esistere di più grandi dal momento che non è possibile trovare ciò in cui questi due musicisti falliscono e quindi dove i nuovi arrivati possono cancellare quella linea che darà loro la precedenza. Si potrebbero scrivere volumi su Lady Hallé la violinista, ma, cui bono? La conosciamo tutti e tutti amiamo ascoltarla suonare. Tutto ciò che possiamo fare è sperare che continuerà a lungo a deliziarci per molti giorni a venire poiché quella particolare stella brillante stella che deve succedere alla sua posizione non sembra ancora essersi mostrata all’orizzonte.

Una mini-biografia d’epoca

Erlich: violinisti famosi. Lipsia 1893

Figura brillante del violino moderno, questa artista ha dato ampia prova del suo grande talento e dei suoi  virtuosismi nei suoi numerosi tour concertistici in tutte le capitali europee.

Nacque a Brno il 21 marzo 1838 e ricevette una buona istruzione musicale da suo padre Josef Neruda, musicista capace della capitale della Moravia. In seguito, studiò a Vienna con Leopold Jansa. Già nel 1846, ad appena sette anni, si esibì con la sorella Amalie, pianista e successivamente, suo padre la portò in tournée con sua sorella e un fratello. Già nel 1849 apparve in un concerto della London Philharmonic Society. Nel 1864 suscitò grande scalpore a Parigi e quell’anno sposò il direttore d’orchestra Norman stabilendosi a Stoccolma, dove divenne anche insegnante di violino alla Royal Academy of Music nel 1869. Tuttavia, anche allora ha continuato le sue tournée: soprattutto dal 1869 è stata la stella delle stagioni musicali londinesi, non solo come solista ma anche in quartetto nei “Monday Popular Concerts” a St. James’ Hall alternandosi con Joseph Joachim. Dopo la morte del marito Normann sposò il pianista Charles Hallé. Negli anni 1890 e 1891 la coppia fece grandi tour d’arte attraverso le capitali australiane ottenendo un enorme successo.

Lady Hallé è eccellente sia come virtuoso che nella musica da camera e va affiancata a ogni primo artista. È diventato molto di moda negli ultimi tempi per le donne dedicarsi al violino ma finora nessun altro è stato in grado di raggiungere le vette artistiche di Lady Hallé. È la felice proprietaria dello Stradivari appartenuto ad Ernst

Un concerto ignorato

di Vera Mazzotta

Girovagando negli archivi on-line delle università, mi sono imbattuta in quello della prestigiosa Università Jagellonica, fondamentale per tutti gli studiosi della musica di Chopin e della cultura polacca dell’Ottocento. Tra annunci di concerti, locandine, giornali e recensioni mi sono imbattuta in quattro nuove fotografie della famiglia Néruda, risalenti, probabilmente, se non alla primissima loro esibizione a Varsavia (nel 1850) a quelle tra il1852 ed il 1859.

Le prime tre foto, di proprietà del Museo di Varsavia ma di dominio pubblico, ritraggono Josef Néruda, il piccolo Franz e Marie Néruda e presentano tutte la firma degli artisti, la quarta ritrae una adolescente Wilhelmine Néruda ed la firma è stata erasa per essere, molto probabilmente, immessa sul mercato antiquario come autografo. Poichè le foto sono state scattate presso lo studio del fotografo Teodor Wilnow, attivo a Varsavia tra il 1851 ed il 1863, si può ritenere con un buon grado di probabilità che siano foto artistiche, destinate ad essere diffuse tra il pubblico prima e dopo i concerti a scopo pubblicitario, nelle tournèè del 1853-1858, quando il trio si esibì a Varsavia in questa formazione. Si trattava di concerti nei quali il padre e impresario dei ragazzi voleva fissare il nuovo volto del trio. Nel 1852 Victor Nèruda, primogenito e violoncellista della famiglia, era improvvisamente morto in Russia. Il giovane Franz, che era stato avviato al violino, venne spinto a cambiare strumento. Vienna era la città ideale perchè consentiva al giovane di farsi conoscere e studiare con il Maestro dei Maestri, Francois Servais. I bambini, poi adolescenti, venivano presentati come dei prodigi e, come tali, dovevano avere tutte le doti di un Talento, di un piccolo Mozart. Per questo motivo, Josef spinse tutti i figli a comporre musica: per ogni paese nuovo in cui si esibivano c’era un nuovo brano che i ragazzi presentavano a mo’ di saluto e ringraziamento verso il pubblico.

Sono questi i brani che Wilma, adulta definì fancies di gioventù. L’unico brano pervenuto, o tra quelli ricordati, è il Souvenir de Varsovie arrivato in due versioni, una più lunga ed una più breve, nell’adattamento pianistico per la sorella Amalie.

I concerti furono tutti un successo di pubblico, entusiasta e contento tanto da richiedere più volte una replica degli stessi. La stampa dell’epoca ricorda un Gran Teatro acclamante e i giovani richiamati sul palco decine e decine di volte, tanto che, dopo 23 uscite della star del gruppo, Wilhelmina, ad un certo punto i giovani furono costretti a dire

‘Non possiamo aggiungere altro”

I loro programmi spaziavano dal duo concertante di De Beriot, a brani virtuosistici come Le Streghe di Paganini o il Carnevale di Venezia di Ernst, le trascrizioni di Franz per trio di due brani di Schumann e poi Spohr, Vieuxtemps e qualche trio di Beethoven ma il pubblico sembrava non averne mai abbastanza tanto che la giovane violinista spesso era richiamata a suonare nelle cene offerte dopo i concerti.

Tutti i concerti. Tranne uno. La Polonia era terra di Cattolici, molti dei quali provenienti dall’aristocrazia, ed Ebrei, commercianti e spesso, molto ricchi. Erano loro i principali frequentatori degli eventi culturali.

Prima della metà del diciannovesimo secolo, gli ebrei nelle terre polacche conducevano vite abbastanza separate dai loro vicini cristiani cattolici. Tuttavia, man mano che le ideologie nazionaliste cominciarono ad acquistare forza, la separazione ebraica venne vista come un problema, anzi, una minaccia, per la nazione polacca. I polacchi liberali cominciarono pertanto a dibattere la ‘questione ebraica’ e a pensare ad una assimilazione, processo mediante il quale gli ebrei sarebbero diventati polacchi in tutto tranne che nelle loro pratiche religiose. Questa soluzione avrebbe diminuito le differenze culturali e linguistiche tra polacchi cattolici ed ebrei, consentendo così agli ebrei di lingua polacca di assumere un posto appropriato all’interno della nazione polacca. Il nemico comune era la minaccia del dominio culturale e linguistico russo sia verso la società polacca che verso gli ebrei, l’assimilazione quindi, era considerata anche mezzo per rafforzare la nazione polacca. Le cose tuttavia non andarono come previsto e anzi, le relazioni più strette tra polacchi ed ebrei portarono a un aumento degli attriti e persino a nuovi conflitti tanto che negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, la soluzione dell’assimilazione fu sempre più messa in discussione sia dagli antisemiti polacchi che dai nazionalisti ebrei fino a che nel 1914 il divario tra “polacco” ed “ebreo” divenne tale che molti dichiararono impossibile essere contemporaneamente un “buon ebreo” e un “buon polacco”. L’ideale dell’ assimilazione venne gradualmente sostituito da ideologie sempre più esclusive e aggressive, culminando all’inizio del XX secolo, nel diffuso antisemitismo polacco. Molti furono i fattori a lungo termine che comportarono il progressivo deterioramento delle relazioni ebraico-polacche: il cambiamento economico, la repressione politica e culturale, l’intensificazione generale della coscienza nazionale dell’epoca e la rivoluzione del 1905, ma il primo segnale di questa guerra clandestina fu proprio durante un concerto delle sorelle Néruda, il concerto che diede vita alla guerra ebraico-polacca.

La guerra ebraico-polacca fu combattuta per le strade tra tafferugli, polemiche e articoli di giornale. Il casus belli furono i concerti ravvicinati del violinista Reichert, e delle due artiste ceche le sorelle Néruda fissati a fine dicembre del 1858.

Il primo concerto venne completamente ignorato dalla stampa ebraica e dagli amanti della musica della capitale, il secondo, fu molto pubblicizzato da locandine, articoli, diffusione delle foto, ma fu, ugualmente, un vero flop: il pubblico ricco ed acculturato di religione ebraica, con l’idea che le due artiste ”slave” fossero di secondo ordine, ignorò l’evento mandando quasi fallito anche l’organizzatore del concerto: una reazione alla sempre più evidente stigmatizzazione nei confronti degli ebrei da parte dei cattolici e soprattutto, a diverse leggi restrittive nei confronti dell’acquisto di beni fondiari per persone di origine semita.

J. Kenig

Non ci volle molto perchè ci fosse una reazione. Il giorno dopo lo sfortunato recital, il critico musicale della Gazeta Warszawska, Józef Kenig, cattolico di origine tedesca e di famiglia aristocratica, pubblicò un articolo in cui suggeriva che non poteva essere certo in discussione il talento e l’abilità della Signorina Néruda

Tuttavia, il concerto di domenica scorsa ha avuto scarsa affluenza e non sappiamo come andrà a finire il concerto di giovedì. Le nostre supposizioni dovrebbero essere false, talento, nome, arte parlano eppure, la nostra Sibilla trema

Se gli ebrei avevano disertato il concerto, continuava il giornalista, era perchè

La signorina Neruda, come si vede, non gode dei favori di un certo, numeroso circolo che è latitante. Ovviamente perchè le manca il naso aquilino, una carnagione dolce ma scura, i capelli e tutte quelle altre caratteristiche di coloro di origine semitica; non pronuncia la ”r” in modo gutturale ed il suo cognome non finisce con berg, blatt, kranz, stern o altre simili parole minacciose… quindi, le mancano tutti i titoli a suo favore.

E l’articolo proseguiva con altri aneddotti riproponendo lo stereotipo dell’ebreo truffatore, arricchito, usurai, incapace di integrarsi veramente nel tessuto politico e sociale se non per motivi di convenienza personale, un vero e proprio discorso espulsivo.

Ovviamente, questa recrudescenza antisemita suscitò la protesta dei magnati ebrei, banchieri, finanzieri che ricorsero contro una presa di posizione ritenuta inconcepibile per un giornale con collaboratori e sedi ovunque. Al ricorso però, si aggiunsero numerose lettere di minaccia anche all’editore Lesznowski che tentò una risposta di difesa ed argomentazione della posizione del proprio giornale mai giunta alla stampa: la censura, infatti, ritenne di dover spegnere un fuoco che ardeva già troppo. Lesznowski tentò allora di coinvolgere la stampa russa e occidentale senza trovare comunque sostegno alcuno. L’articolo antisemita sul concerto della Néruda portò successivamente a tutta una serie di eventi rilevanti in questa guerra combattuta a colpi di giornalismo antisemita da una parte e discorsi in difesa ebreo-polacca dall’altra che terminarono con rinnovati appelli ad un maggiore riconoscimento dei diritti civili degli ebrei additati e marginalizzati sulla base di meri pregiudizi. La fine di questa polemica venne dalla necessità di coalizzarsi contro l’invasione russa: polacchi ed ebrei marciarono insieme contro le azioni sempre più illegali dei russi sino al 1870. In ogni caso, nel 1862, gli ebrei del Regno di Polonia ottennero i diritti civili e anche le restrizioni sugli insediamenti l’ acquisizione di terreni furono revocate.

Le Sorelle Néruda tornarono a Varsavia ma i loro concerti stavolta, non andarono più deserti.

Madame Norman Néruda (Lady Hallé)

Frances Colligwood

Chi ancora non conosce la violinista Wilelhmine Norman Néruda spesso mi chiede se fosse conosciuta in vita, se fosse famosa, perché, al contrario di altri grandi violinisti dell’epoca, ovviamente uomini, quali, ad esempio Joachim, del suo nome si è perso memoria…In realtà, piano piano emerge un quadro storico in cui, dal 1911 anno della sua morte, negli ambienti musicali, qualcuno ha tentato di tenerne viva la memoria o il ricordo con articoli che, sono apparsi in riviste specializzate, nel 1939, nel 1981 ed ora, emerge anche questo articolo pubblicato dal The Strad Magazine, maggio 1961: una guerra, insomma contro l’ oblio totale.

Sono passati 50 anni dalla morte di Lady Hallè, una violinista la cui maestria nell’arco e la pienezza del suo suono ha dato qualcosa di più che un ‘’ tocco di genio’’. Era la figlia dell’organista della Cattedrale di Brunn, Joesef Néruda e nacque lì, a Brunn il 21 marzo del 1839.[1] Benedetta da tre bellissimi nomi cristiani- Wilma, Maria, Francesca-la sua vita, fin dall’infanzia, è stata riempita dal bel suono. Molto prima di imparare a leggere, imparò a suonare il violino con un talento emergente tale che Leopold Jansa fu ingaggiato per supervisionare la sua educazione musicale. Wilma Néruda, fin dalla nascita fu sostenuta nei suoi studi dalla sua famiglia i cui componenti furono quasi tutti immersi nella musica fin dalla nascita.

Suo padre le diede sempre preziosi insegnamenti e consigli mentre i suoi fratelli e sorelle la sostennero ed accompagnarono sul palcoscenico in molte occasioni. Amalie, sorella di Wilma, era una talentuosa pianista e, nel 1846 quando Wilma aveva solo 7 anni, le piccole Néruda apparvero insieme in una serie di concerti a Vienna nel cui repertorio c’era anche una sonata di Bach. Giovane come era, la piccola Wilma meravigliò anche i critici più severi per la  grande maestria nella sua esecuzione in confronto alle piccole sue mani.

Fu anche notato, sebbene fossero le prime esibizioni su un palcoscenico, la sua grande padronanza dell’arco e che possedeva un impeccabile senso della melodia. Dopo il suo debutto fu trattata un po’ come Mozart bambino e portata dalla sua famiglia in tour in tutto il nord della Germania dove si esibì nelle principali città davanti ad un pubblico facoltoso. Il successo della piccola Wilma era tale ovunque andasse che ben presto la sua vita divenne una serie di concerti in tutta Europa, spesso accompagnata da suo fratello Franz che suonava il violoncello. Entrambi arrivarono fino in Russia[2] Il 30 aprile del 1849 Wilma si esibì per la prima volta a Londra come musicista invitata per la stagione sebbene ancora non avesse neanche 10 anni. In quella data suonò al Princess Theatre di fronte ad un pubblico entusiasta ed l’11 giugno suonò il concerto di De Beriot alla Filarmonica.

Quando Wilma crebbe, non perse nulla della sua magia semplicemente consolidò la reputazione della sua grande maestria tecnica, la superba tecnica dell’arco e la straordinaria immaginazione nell’interpretazione che si diffuse in tutta l’Europa. Allo zenith della sua gloria si disse che il suo suono era  pieno come quello dei suoi più talentuosi colleghi maschi. Nel 1864 si esibì a Parigi nei suoi  concerti più degni di nota che si tennero presso il Conservatorio e nella stagione di Pasdelup. Un giovane musicista svedese, Ludwig Norman, si innamorò di lei proprio in quella occasione ed i due si sposarono nello stesso anno.[3]

Da quel momento la violinista condusse la sua carriera sotto il nome di Madame Norman-Néruda. Nel 1869 tornò a Londra per partecipare ai concerti della Philarmonic Society ed avrebbe abbandonato presto la città se non fosse stato per Mr Henry Vieuxtemps. Egli la convinse, anche contro il suo volere, a rimanere sino a Natale per dirigere il quartetto dei Monday Pops. Madame Néruda-Norman, in aggiunta al suo brillante lavoro come solista, è stata conosciuta ovunque anche per il suo lavoro come leader del quartetto. Questo ingaggio la riportò a Londra ogni inverno per il piacere dei  suoi ammiratori; ella suonò per la Philarmonic Society, per il Cristal Palace e a Manchester ai concerti organizzati da Hallé. Così facendo contrasse molte amicizie nell’alta società diventando particolarmente stimata anche dalla Famiglia Reale. Nel 1876, il figlio della Regina Vittoria, Il Principe Alfred[4], insieme  con il Conte di Dudley e di Hardwicke presentarono alla violinista uno dei più prestigiosi Stradivari, costruito nel 1709 e appartenuto al  celebre violinista Heinrych Wilhelm Ernst. Ludwig Norman morì nel 1885 e Madame Néruda-Norma divenne la seconda moglie di Charles Hallè. Per anni erano stati uniti professionalmente ed il partneriato tra i due musicisti si è rivelato felice. Lady Hallé ha preso residenza a Manchester con suo marito ed insieme i due iniziarono a programmare tour e concerti che li hanno portati in diverse città e parti della Gran Bretagna. Nel 1890 i due intrapresero un tour pieno di successi in Australia e, cinque anni dopo, in Sud Africa dove furono egualmente ricevuti. Nel 1895 Lady Hallé divenne vedova per la seconda volta. Nei suoi confronti venne manifestata grande preoccupazione a misura della grande popolarità di cui godeva nel paese di adozione, per cui il Principe di Gallese, futuro Re Edoardo VII, fu chiamato a presiedere un Comitato per raccogliere fondi per venire in aiuto alla violinista. Il Comitato fu sostenuto da molti altri al di fuori di Europa, tra cui il Re di Svezia e Danimarca.  Le entrate di questo Comitato comportarono l’acquisto di un Palazzo ad Asolo in Italia il cui atto di proprietà fu presentato a Lady Hallé in un ricevimento a Marlborough House. Per tre anni visse ad Asolo con il suo unico figlio[5] nato dal suo primo matrimonio fino a quando di nuovo la tristezza tornò nella sua vita a causa della morte di questo giovane uomo in un incidente di montagna. Dopo quell’incidente Lady Hallè decise di spendere il resto della sua vita lavorando così si trasferì a Berlino dove visse dando lezioni di violino. Nello stesso tempo continuò a fare tour occasionali in Europa, tornando in Inghilterra ogni anno per alcuni concerti. Il Re Edoadro VII rimase costantemente un suo  grande ammiratore pertanto spesso la violinista fu invitata a suonare per la Famiglia Reale. Fu nominata Violinista della Regina Alexandra nel 1901. L’ultima apparizione di Lady Hallè a Londra risale al 25 gennaio del 1908 quando prese parte ad un concerto in memoria del violinista Joachim con il quale spesso suonò. Morì a Berlino il 15 aprile del 1911 di infiammazione polmonare.


[1] In realtà, registri di nascita attestano il 1838

[2] In realtà accompagnata dal fratello Victor che morì in Russia. Franz, che era più piccolo di Wilma, suonava il violino. Dopo la morte del fratello venne indirizzato al violoncello anche per ricoprire il ruolo mancante.

[3] In realtà, i concerti presero luogo dopo il fidanzamento e il matrimonio.

[4] Edoardo

[5] Ludwig era il primo figlio di due.

Dear Mr Chappel: Wilma Néruda  tra Edimburgo e Londra

Vera Mazzotta

Una nuova  lettera  della violinista Wilma Néruda che mi è stata regalata per il compleanno, ci consente di raccontare piccole-grandi curiosità dell’ambiente in cui si muoveva la musicista.

Il 13 gennaio del 1873 Wilma Norman Néruda scrive in francese

‘’Caro Mr Chappell, sabato prossimo arriverò (a Londra) molto tardi per cui mi sarà impossibile suonare in recita con Sir Julius (Benedict); poiché a Sonata di Nardini è molto complessa ho chiesto a Mr Hallè di accompagnarmi e questo mi consentirà di essere un pochino meno nervosa perché ho suonato con lui molto spesso. Spero che Sir Julius non ne sia contrariato… ’’

Edimburgo Musicale.

La lettera viene inviata da Edimburgo dove la musicista si trovava in occasione di alcuni concerti annualmente organizzati con la partecipazione del pianista e futuro secondo marito, Charles Hallè che, dopo aver organizzato la vita musicale di Manchester vincendo la sfida di portare concerti di high-music in una città industriale, aveva accolto quella di allargare gli interessi culturali e musicali anche di altre città quali la stessa Edimburgo. Qui, fin dal 1850 poté contare su amici musicisti fuggiti dalla Rivoluzione del 1848 quali George Lichtestein che prima lo introdussero come pianista e successivamente lo coinvolsero più direttamente nell’organizzazione delle diverse stagioni musicali che, sull’esempio ed il successo dell’esperimento di Hallè a Manchester, cominciarono ad essere organizzate.

Generale Reid

Una delle stagioni più importanti e conosciute furono  i Reid Concert, i concerti annuali tenuti presso l’Università di Edimburgo. John Reid (1721-1807) era stato un noto flautista e compositore di marce per l’esercito britannico che si era avvicinato alla musica durante gli anni di studio giurisprudenza proprio ad Edimburgo. Il Generale Reid decise di lasciare la sua considerevole ricchezza all’Università a condizione che fosse istituita una cattedra di teoria della musica e che venisse organizzato un concerto annuale intorno al 13 febbraio, data del suo compleanno, in cui fossero eseguite anche alcune sue composizioni. Questo obbligo venne mantenuto dall’Università negli anni, fino ad oggi proprio attraverso i Reid Memorial Concert.

Ogni anno, Hallè e Norman Néruda parteciparono sia come solisti che con la Hallè Orchestra: la Néruda per 35 concerti contro i 61 di Hallé a cui l’Università decise di conferire  anche la laurea ad honorem ed il titolo di Dottore di cui fu forse più fiero che di quello di Cavaliere: Charles Hallè chiese infatti di essere sepolto con la toga che ricordava quella grande occasione.

Alla cattedra di musica, la Chair Reid, si alternarono diversi musicisti, il primo fu John Thomson, giovane compositore scozzese amico di Mendelssohn, che, tuttavia morì dopo soli diciotto mesi dall’assunzione dell’incarico. Seguirono John Donaldson (tra il 1845 e il 1900) che potenziò lo studio dell’acustica convincendo anche l’Università ad impiegare parte del lascito Reid per costruire una scuola di musica (Reid Concert Hall). Sotto Friedrich Niecks, professore dal 1891, i corsi furono istituzionalizzati nella nuova Facoltà di Musica di cui divenne Preside: il primo programma di Mus.Bac. del  Regno Unito, modello per tutti i successivi corsi di laurea in musica.  Seguì Francis Tovey, uno dei pianisti accompagnatori della Néruda dopo la morte di Hallè (dal 1914 al 1940) che, nel 1917 fondò la Reid Orchestra, unica orchestra professionale di Edimburgo fino agli anni ’70 di cui curò note di programma analitiche  che costituirono la base dei suoi famosi “Saggi di analisi musicale“.

A Tovey successe Sidney Newman che ha supervisionato l’espansione significativa della facoltà, la fondazione dell’Edinburgh Quartet, l’acquisizione della Collezione Russell e il restauro della St. Cecilia’s Hall, con Peter Williams come primo direttore della Collezione. Al ritiro di Newman nel 1970,  fu nominato il compositore Kenneth Leighton fu nominato mentre fu istituita la nuova Tovey Chair in Musicology  detenuta per la prima volta dallo studioso di Purcell Michael Tilmouth.

Douglas Hotel.

La carta intestata della lettera è quella del Douglas Hotel collocato al 35 St Andrew Square sul lato est, dimora storica costruita nel 1769 dall’architetto James Craig che voleva fare di St. Andrew Square una zona residenziale su modello di St George Square, ora Charlotte Square.

Oblique aerial view of Dundas House, Hopetoun Monument, British Linen Bank and Douglas Hotel, looking ESE.

Craig costruì la grande dimora in stile georgiano per per l’avvocato Andrew Crosbie di Holm,  prima grande residenza a schiera della New Town di Edimburgo, su tre piani e un seminterrato, in elegante bugnato color crema, con enormi colonne ioniche sia al piano terra che al primo piano, un grande fregio scanalato e rosoni.

Stando al Dibdin Tour del 1838, per portare a termine questa dimora Crosbie si sarebbe rovinato in realtà, la vera causa della sua rovina fu la chiusura nel 1772 di Douglas, Heron & Co, una banca ad Ayr di cui era socio. Membro della Edinburgh Philosophical Society, era divenuto membro fondatore della Royal Society of Edinburgh e diventato ispiratore di diversi personaggi letterari come quello del consigliere Pleydell nel romanzo di Sir Walter Scotts, Guy Mannering. Popolare, nonostante fosse un alcolizzato riconosciuto, morì in povertà  il 25 febbraio 1785 e fu sepolto in una tomba anonima a Greyfriars Kirkyard a Edimburgo.

Andrew-Crosbie-portarit-in-Parliament-House-Edinburgh

L’architettura georgiana della sua casa fu copiata al n. 37, dimora gemella posta a fiancheggiare la residenza di Dundas, membro del Parlamento di Edimburgo e Governatore della Bank of Scotland che acquistò l’intero terreno per costruire la sua imponente dimora palladiana nel 1774 da cui esercitò un enorme potere su tutta la Gran Bretagna. Già nel 1806 Crosbie House fu utilizzata come Hotel fino a quando non fu acquistata dalla Royal Bank che, nel 1819 chiese ad Archibald Elliot le modifiche necessarie per renderla sede dei suoi uffici: il piano terra venne abbassato per lasciare posto alla sala bancaria, vennero integrati in perfetto stile tre altri alloggiamenti e tutti gli interni vennero completamente ristrutturati. Gli attuali interni con le enormi colonne ioniche e corinzie risalgono proprio a questa fase della ristrutturazione.

In this building in St Andrew Sq Sir Walter Scott spent the last night in his native city” del 1832 prima di morire ad Abbotsford, la sua casa a Melrose negli Scottish Borders.

Walter Scott non fu l’unico grande nome ad essere ospite dell’Hotel. Nel 1848 Chopin, grazie all’intermediazione di Madame Jane Stirling e Charles Hallè giunse in Inghilterra per una tournèè ma dopo due mesi cominciò a non sopportare più il clima londinese pertanto decise di trasferirsi in Scozia. Dopo un viaggio di dodici ore Jane Stirling e Chopin arrivarono a Edimburgo dove incontrarono  il dottor Lyszcynski, che somministrò a Chopin un trattamento omeopatico consigliandolo di trascorrere due notti proprio al Douglas Hotel in St Andrew Square, prima di raggiungere Calder House, casa del cognato di Jane Stirling Lord Torphichen e finalmente trascorrere alcune settimane di convalescenza prima di tornare a Edimburgo.

Nel 1865 il Douglas venne nuovamente ristrutturato da Peddie and Kinnear che sul lato NE aggiunsero un’altra alta ala di camere che oggi ancora sopravvive come edificio aggiunto al blocco di uffici e in cui soggiornò anche la Regina Vittoria.

Douglas Hotel. Photographic copy of drawing showing plan of fourth floor and sections

Mio Caro Mr Chappell  Così inizia la missiva della violinista, si tratta certamente non tanto dell’importante editore Thomas Patey Chappell (1819-1902) che aveva preso in mano la Chappel and Co.fondata dal suo avo, il pianista  Samuel Chappelcon Cramer nel 1811 ma molto più probabilmente di suo fratello minore, Samuel Arthur Chappel (1834-1904), che aveva assunto la direzione del visionario progetto di suo fratello ossia la creazione dei Monday and Saturday Popular Concert, le stagioni del St. James che aprirono la strada alla diffusione a larghi strati della popolazione della musica contemporanea altrimenti preclusa.

I Monday Pops  ebbero inizio lunedì 3 gennaio1859. L’iniziale e primo obiettivo della Chappell & Co. che finanziò questa stagione anche rimodernando il St. James fu quello di avvantaggiare gli azionisti del  St. James’s Hall, tra cui  loro stessi, Cramer, Beale & Co creando interesse per la musica e sostenendo, in questo modo, il mercato dell’editoria. Tuttavia è indubbio che l’interesse economico personale comportò un vero e reale ampliamento dell’ offerta musicale londinese durante l’inverno e una diffusione della musica classica senza precedenti.

Inizialmente venne fissato a mezza ghinea il prezzo dei biglietti e a 15 scellini per i posti utilizzando la sala più grande del St. James’s Hall. I primi concerti furono di carattere vario costituiti  da vecchie ballate e noti brani strumentali con un successo fluttuante, dipendente tanto dalle condizioni meteo quanto dai nomi degli artisti che si riusciva ad attirare. Successivamente, fu suggerito ad Arthur Chappell di mettere in programma anche brani di  musica classica da camera che raramente potevano essere ascoltati in modo da attirare, permanentemente, il pubblico degli amateurs di musica, residenti a Londra e nei sobborghi. La musica creò un circolo virtuoso: attirò persone colte e, grazie ai costi contenuti e alle serate dedicate, anche persone senza cultura musicale allargando enormemente la platea dei conoscitori di musica. Dopo un iniziale successo l’iniziativa sembrò subire un momento di stasi tanto da far pensare all’opportunità di rinunciare all’esperimento. Arthur Chappell decise invece di perserverare modificando l’approccio intensificando la promozione delle serata attraverso pagine dei giornali di sua proprietà dedicate per alimentare curiosità ed interesse nei confronti della classe media verso la musica, i compositori e gli esecutori associando anche una politica dei prezzi popolari e di  fornire programmi di sala annotati per migliorare la fruizione della musica. I Pops furono uno dei successi senza precedenti nella storia della musica: settimana dopo settimana si portava sul palco musica di altissimo livello spesso anche al prezzo di uno  scellino. Il termine Popular non indicava quindi la qualità della musica ma la volontà di creare un evento  accessibile sia per i prezzi, differenziati e contenuti, sia per i programmi eterogenei. Se le stagioni della Philarmonic Society si erano rivolti ad un pubblico di musicisti e proveniente dalle classi alte, se le stagioni delle Sacred Harmonic Society invece avevano strizzato l’occhio alla mondo ecclesiastico, committente e destinatario di musica, i Pos portarono una ventata di innovazione.

The appellation Popular Concerts was originally, in fact, an impudent misnomer. The music given was of the most consistently unpopular character. Most speculators would have either altered the name of the entertainment or modified the selection of the compositions performed: Mr. Chappell took a bolder course—he changed the public taste.’

«La denominazione Concerti popolari era in origine, infatti, un termine improprio e sfacciato. La musica era del carattere più costantemente impopolare. La maggior parte degli imprenditori  avrebbe certamente modificato  il nome dell’intrattenimento o la selezione delle composizioni eseguite: il signor Chappell ha preso un corso più audace: ha cambiato il gusto del pubblico».

Spesso nei concerti si alternavano musica strumentale a quella vocale, brani solistici a quelli cameristico- sinfonici, arie d’opera convivevano con quelle tradizionali. L’insorgere dei sempre più gravi problemi legati all’espansione industriale, i salari bassissimi, il lavoro infantile, le differenziazioni sociali, la povertà, la diffusione e difficoltà di contenimento della prostituzione, dell’alcool e del gioco, aggiunsero alla musica un valore morale nel convincimento che l’educazione al gusto e del gusto rappresentasse un primo passo nella soluzione dei problemi di natura sociale. Tutto ciò consentì all’impresa di stabilirsi in breve tempo con un numero di concerti senza precedenti rendendo necessario assicurarsi continuamente i servizi degli artisti più celebrati anche correndo rischi considerevoli soprattutto quando gli esecutori risiedevano all’estero quali gli acclamati Joachim, Madame Schumann e successivamente Wilma Norman Neruda.

Hallé Orchestra Orchestra in the early 1890s with Sir Charles Hallé, conducter and Lady Hallé, solo violin

Wilma Norman Néruda,  divenne, insieme a Joachim, con la sua presenza fissa, il nodo centrale del successo dei Pops. Presentata a Chappel grazie a Vieuxtemps, fu sempre grazie all’amico violinista che nel 1869 fu indotta a rimanere diventando una presenza costante come spalla del quartetto in alternanza con Joachim. Come ricordò il musicista Arthur Sullivan, anni dopo, l’arrivo di una violinista donna fu un evento di portata storica ed il suo successo fu assoluto e convincente. Vedere una donna alla “guida” di un quartetto di artisti uomini, i più grandi musicisti europei, fu di grande significato che rese il violino strumento di moda per le ragazze di buona famiglia e  mezzo di protesta e primo segnale di una volontà di emancipazione. Nonostante la violinista boema non avesse alcun interesse nei confronti delle istanze di emancipazioni delle donne, come più volte ebbe modo a dire ai giornalisti che la intervistarono, nondimeno fu la prima a dimostrare anche in condizioni scoraggianti e talvolta proibitive, che una donna poteva reggere il confronto con i più grandi violinisti uomini.  Sullivan, del resto, la ricordava come donna di straordinaria forza di carattere, austera nei modi e dal comportamento controllato ma anche capace di una generosità spontanea e nobile.

La sua caratteristica più importante era l’intellettualismo, dice, e la sua incapacità nel sopportare  ‘’gli sciocchi” pur rimanendo sempre aperta a chiunque chiedesse il suo parere e sempre il suo giudizio, controllato, misurato era a disposizione di chiunque lo chiedesse. Wilma Neruda passerà alla storia come una delle donne importanti che indicò una nuova carriera per il suo sesso. Ma lei ha fatto di più. Ha lasciato dietro di sé una fama che il tempo stesso non cancellerà facilmente.

caricatura Madame Néruda-Hallè

Sir Julius. La violinista nella lettera chiede perdono per non poter accettare di farsi accompagnare al pianoforte dal direttore , Sir Julius Benedict chiedendo di poter suonare la Sonata di Nardini con Charles HaLè una sonata che lei  definisce difficile… in realtà, il difficile è credere che considerasse il brano davvero complesso, sembra questo piuttosto un modo, molto femminile e…da donna per imporre Hallè come in effetti sarà. Non si può credere neanche che potesse pensare che Sir Julius potesse essere veramente indispettito per questo.  Benedict (1804-1885) fu un compositore e musicista tedesco come Hallè  e come Hallè, naturalizzato inglese fin dal 1835 quando fu nominato daprima direttore del Lyceum, quindi del Drury Lane nel 1838 ed infine del Covent Garden contribuendo moltissimo al successo della stagione musicale della Liverpool Philarmonic prima, di cui fu direttore stabile dal 1846 al 1880, e dei Pops poi, soprattutto nella loro fase iniziale. Benedict era sulla scena musicale davvero molto considerato e quando Charles Hallè arrivò in Inghilterra fu per lui una ispirazione ma anche un considerevole intralcio dal momento che il suo talento come compositore di opere anche molto conosciute, la sua fama e la sua grandezza erano riconosciuti ad un livello tale da lasciare poco spazio al talento e all’ambizione di Hallè. Come scrisse il Musical World  (29 febbraio 1868, vol.46, 141) quando ormai Hallè era riuscito a ben stabilire la sua orchestra e comunque a stringere relazioni di amicizia con Benedict

If Mr Benedict remains conductor of the Liverpool Philharmonic concerts, Manchester will have to look to its laurels. Charles Hallé is a great musician, but Benedict is a greater

In ogni caso, il caso della Sonata di Nardini è interessante per altri motivi: da altre fonti sappiamo che la donna utilizzava una particolare edizione di questa Sonata quella messa in circolazione dall’amico e collega Ferdinand David che ne aveva curato l’arrangiamento pianistico creato dal semplice basso figurato. Questa testimonianza quindi si aggiunge ad altre relativi ad altri brani del suo repertorio, Rust ad esempio, nel sottolineare la ‘dipendenza’ della concertista dalle comode edizioni di David che aprono quindi la strada alla possibilità reale e concreta che anche il Valzer op.34 n.1 il cui incipit violinistico tanto si accorda al canticchiare di Sherlock Holmes in STUD, tra-la-la-lira-lira-lay, sia stato suonato proprio dall’edizione David dello stesso, una delle più antiche e vicine, in termini di anni a queste che attestano l’uso delle edizioni del tedesco.

Ed ecco il concerto del sabato di cui nella lettera

il concerto di cui si parla nella lettera