VERA MAZZOTTA
Illustreret Tidende è stata la prima e prestigiosa rivista illustrata danese pubblicata settimanalmente dal 1859 al 1924 nata con lo scopo di informare i lettori sugli eventi e le personalità del tempo, sia in patria che all’estero, attraverso articoli, racconti, viaggi e immagini. L’articolo parla della famiglia Neruda e di Wilma come sua esponente fondamentale e risale ai primi concerti che i fratelli diedero in autonomia, senza genitori, quei concerti che consentirono loro di guadagnare finalmente così tanto e con regolarità da acquistare la tanto sognata casa a Brunn a cui poter tornare. maggio 1862
I FRATELLI NERUDA

Questo nome, che ora è sulle labbra di tutti, era quasi del tutto sconosciuto qui, a Copenaghen, quattro mesi fa, anzi anche poche settimane fa. Alcuni avevano forse letto, di tanto in tanto, in riviste e giornali stranieri, una specie di competizione tra i fratelli Neruda e le italiane Milanollo, o avevano letto che la critica era in dubbio su quale delle due parti dovesse essere attribuita più gloria, ma la maggior parte dei lettori sentì nominare il nome per la prima volta quando arrivarono qui le notizie dello stupore di Stoccolma e dei continui loro concerti trionfali, o quelle riguardanti gli onori loro concessi in modi diversi, fino alla più alta processione principesca con le torce per loro sotto il pattinaggio sul Mälaren. Il motivo per cui non avevamo sentito nulla o solo così poco di loro, è che, semplicemente non sapevano nulla di loro.
Se fossero stati sia compositori che esecutori forse avremmo probabilmente prestato più attenzione al nome. Questo nome tuttavia, non è privo di storia nei libri di musica. Nel secondo e terzo quarto del secolo scorso, erano molto famosi due fratelli boemi, Johan Chrysostomus e Johan Georg Neruda, entrambi violinisti riconosciuti. Avevano ricevuto la loro educazione musicale a Praga e trovato un impiego lì; uno in seguito si fece notare per il suo fervore religioso e divenne un monaco a Praga l’altro fece diversi viaggi artistici, fu chiamato per un po’ a Dresda, divenne un compositore prolifico ed ebbe due figli ugualmente noti come violinisti onorati. In che misura i vecchi Neruda riguardano i nostri Neruda in altro se non nel nome, è una domanda che potrebbe rimanere priva di risposta, tuttavia, la possibilità della parentela è molto grande e la probabilità non piccola. Parenti in senso più ampio lo sono in quanto aventi stessa nazionalità: quelli erano Boemi, questi Moravi, Boemia e Moravia sono due paesi vicini la cui popolazione slava si distingue particolarmente per i ricchi doni, per la musica e la lingua. In verità: se i singoli individui in questa occasione, potessero essere considerati rappresentanti della specie, dovremmo ammettere che Apollo e Pallade Atena hanno versato una grazia eccellente a questi popoli con noi nordici, poco imparentati.
Il padre delle nostre sorelle è musicista a Brno, capitale del laborioso e popoloso margraviato di Moravia. Di lui, così come del resto della famiglia, possiamo qui solo fare un accenno, e per mancanza di spazio, limitarci al membro più eminente della famiglia, la signorina Vilhelmine, così come possiamo fornire solo l’immagine di lei, anche se ci soffermeremmo volentieri anche sui suoi dotati fratelli. Vilhelmine Neruda è quindi nata a Brno, già famosa come città natale del violinista Ernst. A soli quattro anni giocava già allegramente con le corde ma presto scherzò con serietà, così tanto seriamente che potè apparire in pubblico o almeno in grandi riunioni sociali nella sua città natale, a soli cinque anni.
(…)
Dopo aver ricevuto un paio d’anni di istruzione a Vienna dal professor Jansa, W. si esibì in pubblico che aveva 7 anni, certamente quindi molto presto ma non troppo prestoper il pubblico esperto ed esigente della città imperiale. Da quel momento in poi, la sua biografia racconta solo di continui viaggi d’arte e di trionfi crescenti.
Prima lasciò Vienna per andare a Dresda e Berlino, poi visitò la Francia e l’Inghilterra appena compiuti sette anni e, da allora, ha sempre viaggiato da un posto all’altro, ogni inverno, in compagnia di suo padre e di sua sorella maggiore Amalie, un’eccellente pianista, e dal 1855, quando questa sposò il concertista Wickenhauser a Brno, insieme ai suoi fratelli più giovani Maria e Frantz. Questi due sono oggi noti a Copenaghen: per lo splendore della loro sorella la loro luce si affievolisce un po’ ma ingiustamente perché sono artisti molto bravi ognuno sul proprio strumento, e non prova l’ensemble perfetto tra tutti e tre che anche questi possono raggiungere la sua comprensione?
Il loro attuale viaggio è il primo in cui il padre non è con loro; forse sarà anche l’ultimo, almeno per quanto riguarda le signore. Sì, i nostri lettori si lamenteranno con noi di un tale piano ma certamente il pubblico non augurerà ai loro artisti preferiti un altro futuro diverso da quello che essi stessi desiderano.
Ma rimaniamo ancora sul viaggio.
Nel 1851 ( I NERUDA) giunsero per la prima volta in Russia, suonarono nelle grandi città dell’impero con sempre maggiore approvazione e ricordano ancora con piacere quanto quanto valore lo stesso zar Nicola I attribuiva alle loro prestazioni. I russi sono in generale appassionati e intelligenti amanti della musica, e i fratelli Neruda li hanno sempre visitati, un inverno dopo l’altro. Probabilmente, questo soggiorno frequente nel paese chiuso degli zar ha contribuito in parte a far sì che la loro fama sia stata meno riconosciuta altrove, sebbene siano stati anche in giro per il resto d’Europa, in Austria e Prussia, in tutta la Germania, in Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra.
Il mondo più raffinato, le corti e i ricchi hanno gareggiato per mostrare ammirazione e farli suonare per loro, gli esperti sono stati entusiasti e stupiti, il pubblico è stato ovunque rapito e colpito da questa ricca rivelazione di un’arte nobile e bella.
La signorina Vilhelmine Neruda è una grande, vera artista, lontanissima da ogni adulazione fatta attraverso un virtuosismo puramente accattivante. La sua tecnica è così perfetta che solo gli esperti possono valutare questo aspetto della maestria ma anche la grande massa ogni tanto riesce ad avvertite le difficoltà che vince, come se fossero un nulla e ad intuire come il talento giochi alle prese con ciò che è materiale mentre l’ideale salta fuori, come l’anima dal corpo. Così deve essere: nel più alto godimento d’arte si deve dimenticare il particolare sull’universale. Il tono puro, morbido, l’arco più elegante, senza sbavature, sono, insieme alla sicurezza e alla destrezza delle dita, i mezzi necessari ma chi vorrebbe soffermarsi su questo quando non possono riempire il tutto, non determinare il contenuto essenziale del risultato che producono? A questo serve non solo l’esecuzione educata e talentuosa, ma prima di tutto la comprensione, ed è qui che la signorina Vilhelmine Neruda rivela il suo pieno genio.
La sua arte è così profonda e intima, rivela tanti stati d’animo e tanti sentimenti forti, e, ciò che conta di più, tanta vera verità, che si avverte la ricca dotazione della natura permeata e raffinata, consacrata e idealizzata dal genio alto dell’arte.
Come ogni opera umana anche la sua arte ha i suoi limiti: ci sono cose che la giovane donna difficilmente può capire e suonare come un uomo; il sentimento si forma e si manifesta in modo diverso, le tempeste delle passioni non le rende così selvagge come per esempio Ole Bull riesce a farlo; quando si abbandona al pianissimo è più come in un sogno insoddisfatto che con paura lamentosa, con terrore e sospiri misteriosi. E quando si dice che suona il concerto di Vieuxtemps (Adagio e Rondo) meglio del maestro stesso, bisogna capirlo cum grano salis; perché ci sono cose in cui riesce meglio ma poi ce ne sono altre in cui lui forse raggiungeva la piena resa della sua composizione.
È come se il suo sesso colorasse in modo particolare il suo modo di suonare il cui segno è l’intimità e il calore dolce dell’anima, la sua ricchezza di stati d’animo e le loro sfumature fini, la sua profondità nel sentimento, ma tutto sempre puntando verso l’alto, sempre spiegando e raffinando, elevandosi verso il qualcosa di più puro e migliore.
Ascoltala suonare quel concerto di Vieuxtemps, è come una passeggiata nella natura quando è più bella: cammini nel bosco fresco sotto le foglie fitte, senti il canto degli uccelli nel cespuglio, segui la strada che si snoda morbida e pittoresca, ascolti il fruscio dolce del ruscello, poi il tetto si alza, il fogliame diventa sempre più grande, ora esci sulla riva, dove lunghe onde battono colpi tranquilli contro la costa, dove tutto è luminoso e aperto, tutto guarda, libero e felice, verso il cielo terso. O vai con loro al divertimento e alla danza nel villaggio contadino della Moravia: allegro e con passi fermi scendi dal pendio della montagna nella valle, e presto inizia il trambusto e il rumore della vita popolare: molti sono riuniti oggi, e sarà una festa allegra, le coppie danzano avanti e indietro, ondulano tra loro, lì vedi alcuni che sono quasi comici e fanno i salti più buffi, qui vedi una coppia di innamorati che invece sussurrano e sognano è tutto umorismo. Ascolta poi il meraviglioso rondò: una ragazza vivace anzi, una bambina, che può mettere allegria in casa e metterla sottosopra, un uccello felice che cinguetta e trilla, parla a vanvera, ride e fa chiasso ed è così affascinante che quasi si dimentica che è un po’ civetta se non fosse per la grazia naturale che dimentica di non portare più le gonne corte.
E poi il grande concerto di Mendelssohn! questo potente, commovente quadro di una vita intera con le sue ore buone e cattive, con il momento solenne della devozione e con le seduzioni della passione – sì c’è motivo abbastanza per gioire e piangere.
Ma risparmia le tue lacrime, fino a quando arrivi a “Träumerei”: non hai mai sentito parlare del soldato russo, un semplice contadino grigio in servizio con il moschetto sulla schiena? ora stava in parata davanti allo zar, laggiù nella sala del trono e non aveva niente da fare, se non essere guardia, non doveva assolutamente sentire e gli si addiceva malissimo avere le lacrime negli occhi, ma non poteva farne a meno, piangeva: sognava con loro, questi tre fratelli che suonavano per lui così bello di alcune cose vecchie e care, di alcune fiabe dimenticate che anche lui aveva sognato, anche se non poteva raccontarle così bene. Sì, se lo avessi qui, credo che brinderei con lui, e avrei sicuramente gettato il mio guanto in faccia a quell’ufficiale con lo stivale che forse avrebbe voluto punirlo perché aveva pianto.
(…) sono queste vittorie che testimoniano la vera natura dell’arte. Sì, ascolta il loro gioco, ascolta il suo violino, e se non sei sordo sia nelle orecchie che nel cuore, vedrai molte cose belle, molte storie, molte favole, saltare fuori dalle corde. Forse penserai di trovare qualcosa di diverso da quello che ho sentito e visto io, o potrai scegliere espressioni migliori per questo, perché la musica interpreta il sentimento così grande, così ampio e così fluido, che la parola riflessiva con la sua logica determinatezza e precisione acuta può colpire in modi molto diversi; il linguaggio dei toni non può essere tradotto nella lingua del discorso, e mai si troveranno ventiquattro interpreti che scrivano una Settanta su di esso, tuttavia il sentimento può essere in fondo lo stesso, e il godimento ugualmente grande.
Resta solo da fare un paio di “osservazioni personali”.
Ha occupato molto il pubblico più rispettabile, quanti anni possa avere la signorina Wilhelmine Neruda. Si è creduto che una tale artista debba necessariamente essere vecchia: vive così spesso una vita potenziata, consuma così spesso molto più vigore vitale in un’ora che altri in giorni e settimane, che invecchia rapidamente e i molti anni non mancano di lasciare tracce sia sul corpo che sull’anima.
Perciò è del tutto naturale che la signorina Wilhelmine scherzi sulla sua età, e che le indicazioni varino da 21 a persino 36 anni; all’ultima indicazione seguì un tale lampo di riso nei suoi occhi che si sarebbe creduto fosse piuttosto un occhio di ragazza di diciotto anni mentre in altre occasioni, il suo sguardo riflette una profondità, una ricchezza spirituale, come se fossero raccolti lì molti decenni.
Del resto ricordiamo che un’artista ha sempre l’età che sa darsi con la sua apparizione pubblica, e quindi, dobbiamo quindi rimandare i curiosi a Teatro. Se qualcuno vuole trovare lì una informazione infallibile, lo lasciamo a sè stesso;
la maggior parte del pubblico riceve da lì una tripla impressione: prima non le sembra molto bella, poi trova il viso molto interessante, e infine si lascia catturare dall’occhio animato, dal suo ricco mondo sotto il gioco dei toni, così che la trova deliziosa e resta fermo su questo. Ma noi osiamo confidare ai nostri lettori che non è nata prima del 21 marzo 1838 mentre la sorella è nata il 26 dello stesso mese un paio d’anni dopo, e hanno quindi, entrambe festeggiato il compleanno qui in mezzo a noi.
L’altra osservazione riguarda la pronuncia del nome, con cui noi nordici possiamo facilmente confonderci. L’accento deve cadere sulla prima sillaba, sull’e’, non sull’u’. Tuttavia hanno sentito così spesso pronunciare male il nome, che potrebbero anche sbagliarsi loro stessi; fortunatamente la questione è molto irrilevante.
| Neruda Rimangono qui in città fino a quella benedetta antichità che si chiama “settimana santa” Poi faranno un piccolo giro in Svezia, e se da lì tornano qui è incerto. Più tardi andranno a Christiania e finiranno il viaggio tornando a casa a Brno passando per Stoccolma, dove però forse non si esibiranno pubblicamente.

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