Néruda, NON Nerùda

Wilma Neruda, Vilhelmina Maria Franziska Neruda ma anche Nerudová Vilemína che poi è diventata, in virtù del primo matrimonio, Norman-Neruda e, del secondo, Lady Hallé.

Tanti nomi, traslitterati in modo diverso a seconda del luogo in cui la grande musicista vittoriana, ha vissuto, una cosa questa che la accomuna al poeta cileno, Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, in arte PABLO NERÙDA.

Secondo una teoria ultimamente molto accreditata, ma poco provata, e sulla quale, prima o poi, tornerò, il Poeta prese lo pseudonimo dall’aver visto sulla partitura della Danza Spagnola di De Sarasate, il nome Pablo (De Sarasate) accostato a quello di Wilma N.Neruda, dedicataria del famoso brano. Ipotesi suggestiva che supera quella “tradizionale” di Jan Neruda, i cui racconti di Mala Strana ancora non vedevano traduzione nell’anno in cui il giovane poeta “prese il suo nome” ma in cui era invece noto un racconto, il Vampiro; una ipotesi che, parzialmente, ascolta, tra le contraddizioni e i lapsus memoriae, quanto Nerùda stesso diceva, di aver visto il nome “su una rivista” ed averlo usato perchè “musicale” oltre che necessario a nascondersi dalle ire di un padre poco propenso alla poesia. . .Insomma, per quanto a noi sherlockiani l’ipotesi N.Neruda piaccia di più, in realtà, come poi vedremo, tante sono le strade che rimangono aperte: lo spartito di De Sarasate quante probabilità aveva di essere conosciuto in quella edizione, in Cile? e dove poteva averlo visto il giovane Neftaly? Forse si potrebbe pensare, piuttosto, alla lettura di Uno Studio in rosso- dove compare Neruda ma non Pablo, o magari ai primi film su Holmes visti nei Cinema di Temuco, dove però non c’è mai una violinista … tante strade e pochi indizi da perseguire in tal senso.

Ma torniamo al NOSTRO cognome.

Anche Wilma Neruda, Mina, Myn per i genitori, anche lei SCELSE per sè un nome, Wilma, e così si firmava, preferendolo a Vilemina o Wiihelmine, ma quanto al cognome, a cui mai avrebbe rinunciato, lo avrà certamente sentito pronunciare in tanti modi, uno dei tanti evidentemente, proprio Nerùda come ci fa capire una recensione dei primi concerti in Svezia dell’aprile del 1861:

la seconda osservazione riguarda la pronuncia del cognome sulla quale noi popoli del Nord ci perdiamo facilmente, l’accento deve trovarsi sulla prima sillaba, la e , e non la seconda, la u…tuttavia loro stessi hanno sentito la pronuncia sbagliata così tante volte che potrebbero sbagliarsi anche loro

Sarà forse per questo motivo che gli Inglesi, almeno nei primi anni di residenza della donna, cominciarono a trascrivere il suo cognome con l’accento, Néruda un accento che, ben presto, si perse e che, d’altra parte, lei stessa non usava…Forse a lei non importava se Nèruda o Nerùda perchè la sostanza, non cambiava, LA Neruda era solo lei…ma, a distanza di secoli direi che, una volta per tutte, che ci sia una derivazione diretta del nome di Nerùda dal suo o meno, riconosciamole la giusta pronuncia per quel cognome che, in un’epoca storica in cui le donne ancora lo perdevano, fagocitato da quello acquisito, lei stessa ha combattuto per mantenere e che persino i suoi figli, Ludwig e Waldemar, hanno preso.

E quindi, Wilma Norman-Néruda e NON Nerùda.