Wilma Neruda e George Eliot

due outsider

VERA MAZZOTTA

May Ann Evans, in arte, George Eliot, e Vilhelelmine Neruda, conosciuta come Wilma Norman Néruda, due outsider, due donne che, forse senza neanche volerlo ma semplicemente manifestandosi per quello che erano e coltivando le proprie passioni, hanno contribuito a vincere il pregiudizio sociale e morale dell’Età Vittoriana che riteneva le donne inferiori e incapaci di dedicarsi alle Arti, smantellando vecchi tabù, più che combattendo contro il drago del pregiudizio come affermava Lady Lindsay di Balcarres nei riguardi della violinista, partecipando in modo attivo e influente alla vita pubblica e sociale del tempo e lasciandosi alle spalle o respingendole con l’arma dell’ironia, frecciatine o discorsi sessisti che spesso le seguivano.

Quando sono arrivata a Londra, [nel 1869] … sono rimasta sorpresa di scoprire che veniva ritenuto inappropriato, certamente poco signorile, per una donna suonare il violino. In Germania la cosa era abbastanza comune e non suscitava nessun commento. Non riuscivo a capire – mi sembrava così assurdo – perché la gente pensasse così diversamente qui. Ogni volta che in società sento una signorina accordare un violino penso alla curiosità riprovevole con cui le persone all’inizio guardavano il mio suonare. (The Woman’s World).

Ed il pregiudizio era anche al contrario, il pianoforte era considerato uno strumento per ragazze e non per uomini, è pertanto, ben nota l’esclamazione di Sir Edwin Landseer ad uno dei primi salotti organizzati da Millais in cui la violinista ebbe modo di esibirsi:

Buon Dio, una donna che suona il violino! a woman playing the fiddle! che non fu nulla quando la musicista venne seguita da un giovane che si sedette al pianoforte

costui sa anche cucire?

Nel mondo della letteratura, le cose non erano molto diverse perchè le donne non venivano considerate in grado di pensare ma sia Mary Ann che Wilma vennero cresciute in ambienti più aperti in cui questi pregiudizi erano certamente meno forti pertanto, crebbero come spiriti liberi, incondizionabili.

Wilma e Mary Ann non erano obiettivamente ”belle” e anche questo non giocava a loro favore in un momento di cambiamento sociale perchè, nei primi tempi in cui alle donne cominciavano ad aprirsi nuove strade dal punto di vista dell’educazione (nel 1872 fu consentito loro di frequentare la Facoltà di Musica) o delle professioni, spesso gli uomini rivolgevano loro sguardi che certamente non erano sempre pieni di un interesse ”artistico” piuttosto di un interesse di diversa natura: le donne dovevano essere belle soprattutto se volevano occupare posti ritenuti maschili o suonare strumenti ritenuti maschili.

Aveva la fronte bassa, gli occhi di un grigio spento, il naso grande e pendulo, una bocca larga nella quale si intravedevano i denti storti, e il mento e la mascella ‘qui n’en finissent pas’… Eppure in questa vasta bruttezza risiede una bellezza potentissima che in pochi minuti rapisce e affascina la mente, cosicché, alla fine, ci si ritrova innamorati di lei, come è accaduto a me. Sì, consideratemi innamorato di questa grande intellettuale dalla faccia cavallina.
Scriveva Henry James, al padre parlando di George Eliot.

bizzarra ed originalissima figura, non bella…bassa tarchiata, con delle grosse braccia brune, il viso bruno e grasso, da mercantessa, braccia da cuoca, capelli brizzolati….ma bastava che ella prendesse l’archetto…ella suonava con bravura meravigliosa... ( il Piccolo di Trieste, 1895)

Ho adorato Norman-Neruda molto prima che diventasse Lady Halle. La trovavo brutta ma estremamente elegante, e riesco ancora a vedere quel sottile braccialetto d’oro scivolare su e giù per il suo braccio arcuato. James Agate

Ma in questo, le due donne erano in compagnia di altre considerate alla loro stregua, come la famosa soprano Madame Viardot ….

La sua bruttezza è bella, è affascinante, è geniale! La sua bruttezza è il piedistallo su cui si può ammirare, la sua bruttezza è poesia, la sua bruttezza è umorismo e ha addirittura fatto un’impressione piacevole su di me, un dilettante spettatore (Signale, 1848).

Insomma, non solo le donne erano state tenute al di fuori delle arti e della cultura in genere, ma, per molto tempo ancora furono costrette a sopportare commenti sessisti, che oggi verrebbero considerati body shaming, anche per non essere sufficientemente graziose per essere guardate!

E Mary, come molte altre donne prima e dopo di lei, George Sand, Colette, le sorelle Bronte, Michael Fields, decise di usare pseudonimi maschili, il mezzo più semplice non solo per essere presa sul serio quanto per avere la libertà di scrivere quello che altrimenti non le sarebbe stato concesso dire essendo una donna!

Iniziata a forme di pensiero liberali, Mary dopo la morte dei genitori, si recò in Svizzera con i coniugi Bray: visse a Ginevra, in modo indipendente e fece amicizia con François d’Albert Durade e sua moglie. Al suo ritorno si trasferì a Londra con l’intenzione di diventare una scrittrice in un primo tempo, decise di usare il nome di Marian Evans. Soggiornò per un periodo nella casa di John Chapman, un editore radicale e di sinistra che aveva conosciuto a Rosehill e che aveva pubblicato le sue prime traduzioni su The Westminster Review di cui Marian, nel 1851, divenne il vicedirettore

Fu quindi in un ambito tutto maschile, come maschile era quello del violino per Wilma Neruda, che Marian mosse i primi passi come donna di lettere: fu uno scandalo, uno dei tanti, che una donna occupasse una simile posizione! La sua acutezza e la sua intelligenza le fecero conoscere il filosofo  George Henry Lewes che, come molti, rimase affascinato e i due vissero insieme a partire proprio dal 1854. Lewes era sposato con Agnes Jervis ma la coppia aveva deciso di avere un matrimonio aperto, infatti, oltre ai tre figli avuti con Lewes, Agnes ne ebbe altri con un altro uomo e Lewes, avendo riconosciuto i figli della moglie come suoi, aveva delle difficoltà legali nel divorziare da lei.

Marian e Lewes partirono per la Germania a scopo di studio e quella fu la loro luna di miele. Stimolata ed incoraggiata dal compagno, continuò ad occuparsi di filosofia della religione con una traduzione di L’essenza del Cristianesimo di Feuerbach e, durante il suo soggiorno, iniziò la traduzione dell’Etica di Spinoza che completò solo anni più tardi e fu pubblicata postuma.

Da quel momento, Marian e Lewes si considerarono sposati: nessuna apparenza, nessuna discrezione, la coppia attirò accuse di bigamia facendo pubblica ammissione della relazione pertanto, per molto tempo vissero lontani dalla società letteraria di Londra, evitando ogni contatto, ignorati e ostracizzati. Mary decise di dedicarsi al romanzo con il nome di George Eliot per prendere le distanze dalle scrittrici dei romanzi da lei giudicati ridicoli nascondendo però la delicata questione del suo stato coniugale. Osannata da Dicekens per i suoi testi di denuncia e al di fuori delle convenzioni sociali, incantò anche Henry James, che prenderà da lei ispirazione per i suoi personaggi femminili, e Marcel Proust. Quando tale Joseph Liggins, cercò di attribuirsi la paternità di uno dei suoi romanzi, George Eliot fece un passo avanti e Mary Ann ammise di esserne l’autrice: sull’onda del successo la coppia Eliot-Lewes fu accettata in società: anche la Regina Vittoria la leggeva!Alla morte di Lewes, Mary nel 1880, a sessantun anni, sfidò di nuovo le convenzionu sposando John Walter Cross, un agente d’affari di vent’anni più giovane di lei. Il matrimonio durò pochi mesi perché a dicembre di quell’anno, in seguito a un’infezione, Mary Ann Evans morì.

Wilma aveva sposato Ludwig Norman dopo quasi un anno di fidanzamento, e pare, lo avesse sposato anche per non doversi separare da lui durante i lunghi viaggi. Si suppone quindi che fosse un affetto sincero ma Wilma, sino ad allora, non aveva potuto conoscere niente e nessuno, e, complice la musica, i concerti, la solitudine di essere in un paese straniero, si innamorò del primo uomo che le diede attenzione. Pare, secondo Einar Sundström, nipote di Norman, che sia stata lei a proporre il matrimonio caratterizzato, all’inizio, da grande unità di intenti. Con Norman fondò la prima Società di Concerti e la loro unione fu coronata dall’arrivo di Ludwig, lo stesso anno del matrimonio, nel 1864 e Waldemar, due anni più tardi. Un matrimonio che, fin dall’inizio si rivelò diverso da quelli tradizionali in cui la donna-artista abbandonava a vita pubblica per dedicarsi completamente alla cura dei figli. Wilma mantenne il suo conto separato da quello del marito, decise di non abbandonare il suo nome e non smise di suonare né per il matrimonio né per le gravidanze, lasciando i bambini alle cure delle sorelle o della tata quando serviva. I concerti, infatti, potevano essere un limite al ruolo di madre, unico riconosciuto alla donna, ma Wilma imparò a gestire tutto utilizzando tutti gli aiuti che riusciì a trovare o creandoseli.

Inizialmente il matrimonio conobbe anche dei momenti di felicità: un’istantanea di una matinée musicale nella casa dei genitori di Wilma a Brünn si trova in Aftonbladet nel 1865:

Quando Ludvig Norman si sedette al pianoforte e fece scorrere le dita sui tasti lei prese il violino ed iniziarono a suonare insieme, a parlare ed era una conversazione da degni coniugi. Wilma era cattolica, Norman protestante e, quando il matrimonio terminò, nel 1869, il divorzio non fu neanche preso in considerazione: Wilma, semplicemente iniziò ad allontanarsi da lui. La motivazione della fine del matrimonio penso si possa far risalire al palesarsi, nel marito, sempre meno gestibili, dei sintomi della probabile Sindrome di Tourette e della relativa dipendenza dall’alcool più che alla differenza di vedute o di carattere. Quattro anni dopo la morte di Norman, il suo amico, August Strindberg scrisse alla poetessa Ola Hansson che era stato il problema della follia e della gelosia: Norman cominciava a manifestare la Tourette non solo con atteggiamenti anomali ma anche con depressione e mania di persecuzione che l’avevano evidentemente portato ad accusare la moglie. Wilma pare che per questo tentò di farlo rinchiudere in un noto manicomio perche sospettava di lei e le stava rovinando la reputazione…come un pazzo e un alcolista avrebbe potuto fare. Al di là della contingenza che la fece decidere di portare i figli a Brunn togliendoli al padre che poteva vederli in estate, Wilma voleva riacquistare l’autonomia anche economica, quindi riprese la sua vita nomade e da concertista dove l’aveva lasciata prima del matrimonio affermandosi come solista: come aveva deciso per il matrimonio così decise per la separazione. Raggiunta una certa stabilità economica, si stabilì in Inghilterra senza tornare più in Svezia fino alla morte di Norman, nel 1885. Fino ad allora, Wilma cercò di non minare la sua reputazione, tuttavia, era chiaro a tutti che avesse trovato in Charles Hallé non solo il pianista ideale ma anche un partner: la chiamavano Madame Luja perchè inseparabile da Hallé…la sua metà! Una poesia di Hallè del 1870 rivela che il pianista iniziò a nutrire affetto per la donna molto presto ma solo nel 1876, anno in cui la raggiunse in Italia dove si trovava per alcune cure per la tubercolosi, le dichiarò il su affetto. Molto presto i due cominciarono a frequentare, per concerti, Hagen, città Natale di Hallè, dove si sapeva bene la natura della loro relazione: è evidente che, come Mary, anche Wilma viveva con Hallé more uxorio ma Hallè fu sempre, non solo rispettoso ma anche molto attento che nulla trapelasse. Nel 1885 una vetrina pubblicò le loro foto parlando di matrimonio e Hallè ebbe una reazione di rabbia senza precedenti costringendo il negozio a togliere le immagini e ritrattare. Nel 1885 Norman morì e, passato il periodo di vedovanza, Wilma e Charles, adulti e con figli ormai grandi decisero di convolare a nozze, era il luglio del 1888.

Ma George Eliot e Wilma avevano un altro elemento in comune, la musica e, in particolar modo, Jansa, il Maestro di Wilma che, dopo il 1848 venne espulso dall’Austria e costretto a rifugiarsi in Inghilterra.

George Eliot era una appassionata musicista e, non è un caso, che una delle ultime sue apparizioni in pubblico fu al St. James, dove sedeva, presenza stabile e fissa accanto a Browning e Watts. Mary era una donna dal grande temperamento, esattamente come Wilma Neruda ma anche emotiva e sensibile: non aveva che 4 anni ed iniziò a suonare il pianoforte senza conoscere una nota impressionando i servi con le sue capacità. A sette anni frequentò una scuola per ragazze e a tredici la scuola Franklin a Coventry. Era così interessata alla musica che il suo maestro di musica provava grande piacere ed entusiasmo a farla studiare: Mary si dedicava completamente alla musica ed essendo la studentessa più brava veniva chiamata a suonare ogni volta che c’erano ospiti sebbene, terminate di tali esibizioni finiva per correre nella sua stanza e sfogare la sua emozione con le lacrime. Ogni domenica faceva home music con suo padre e alla morte dei genitori, potè finalmente permettersi un pianoforte e progredire studiando le Sonate di Beethoven ed affrontare la musica da camera con un maestro di eccezione: Leopold Jansa!

4 DICEMBRE 1863 non sto facendo altro che viziarmi – godendomi le coccole, i grandi libri di Letteratura, la nostra nuova casa bella e tranquilla, lo studio delle sonate di Beethoven per pianoforte e violino con il vecchio Jansa dal viso mite e non essendo affatto infelice come mi immagini.

9 GENNAIO 1864 … Ultimamente ho suonato con energia il pianoforte e ho preso lezioni di accompagnamento al violino da Herr Jansa, uno dei vecchi suonatori del Quartetto di Beethoven. Mi ha dato un nuovo tipo di esercizio muscolare, oltre a uno stimolo per i nervi…

La musica in realtà divenne così importante per George Eliot che ne intrise molte delle sue opere.

Fu nel gennaio del 1870 che i Lewes, dopo il grande successo di George Eliot che contribuì a farla riammettere in società, ripresero a frequentare il St. James dove erano figure note e il 5 febbraio, al termine di un Concerto di Wilma Néruda e Charles Hallè, la violinista chiese di conoscere la grande scrittrice, forse incuriosita dalla sua opera, che forse conosceva, o, molto più probabilmente, dal fatto che avesse suonato con regolarità con il suo vecchio maestro, per cui, dopo il Concerto la violinista fu accolta a Priory, la residenza dei Lewes che, da quel momento, frequentò con regolarità.

Ogni domenica George Eliot accoglieva musicisti del calibro di Henry Holmes, Joachim, Clara Schumann, Arabella Goddard e Frau Zimmerman oltre, ovviamente a Wilma e CHarles Hallè, e letterati ed attori come Ellen Terry. Fu una amicizia profonda quella che legò Wilma alla scrittrice se Wilma potè chiamare Geroge Eliot, Polly, nome concesso solo a pochi familiari. Ci piace immaginare che il nome di una delle cagnoline di WIlma, Polly appunto, sia arrivato proprio dalla conoscenza della scrittrice. Durante gli intervalli dei concerti del St. James i Lewes andavano spesso nel camerino a chiacchierare con i loro amici musicisti e lì, un giorno dopo una bella esecuzione di un trio di Schubert, Norman Neruda baciò la mano di Polly e poi le due si baciarono! una manifestazione di emozione suscitata dalla musica, alla quale (come Maggie Tulliver uno dei suoi personaggi) era sempre suscettibile.

Forse, non è un caso che dopo la morte della grande scrittrice, Wilma abbia cercato di mantenere inalterata l’usanza di fare musica ricevendo per i Lady Halle’s home music proprio di domenica come colei che in qualche modo aveva imparato ad amare e rispettare non solo come la grande scrittrice e pensatrice che era ma anche per la grande musicista che aveva ricevuto i consigli del suo stesso Maestro ma in una fase diversa della vita.