Wilhelmine Neruda, chiamiamola così, perché con questo nome è più conosciuta, è diventata famosa in tutto il mondo, andando da trionfo a trionfo. –
Come ho fatto a conoscerla? Te lo racconto.
A Stoccolma avevo conosciuto il compositore svedese Norman, buon amico di Kjerulf, con cui aveva studiato a Lipsia. E con lui, Norman appunto, si sposò in seguito, così venni a fare la sua conoscenza in modo del tutto naturale. Fu, se ben ricordo, nel 1862-63 quando visitò per la prima volta la nostra città e incantò il pubblico con il suo gioco.
Ha infatti non solo la tecnica più brillante, ma sa suonare con un sentimento che trascina tutti con sé. Puoi credere, fu un giorno indimenticabile, quello che passai allora insieme a lei e a Edvard Grieg in una villa di campagna di un riccone ad Asker. Lo stesso giorno suonò lei e sua sorella, Marie Neruda, che poi sposò il cantante svedese Arlberg, e suo fratello, Franz Neruda, nel vecchio Teatro di Christiania in Bankpladsen.
C’era entusiasmo e giubilo, – di questo possono raccontarvi i vecchi cristianiensi. Poi l’ho sentita a Parigi in uno dei famosi “conserts populaires” di Pasdeloup. Lì fu presentata da Tellefsen alla principessa Metternich, – era sotto il secondo impero, nel 1868, – e da questa introdotta alla principessa Matilde, sorella di Napoleone, che conoscete di nome, famosa per il suo gusto raffinato e perché riuniva tanto dell’élite intellettuale della città del mondo nei suoi saloni. Lì suonò tra l’altro una sonata di Grieg. Fece furore lì come ovunque. –
Se è vecchia ora? Non ditelo mai. Raramente si vede una figura più giovane e ha un viso che non è bello ma di alto grado spirituale. È come una statua da guardare quando suona. Nessuna affettazione, del tutto naturale eppure con un calore nel portamento che trascina tutti con sé.
Sì, potete dire tranquillamente che supera tutte le aspettative. –
I l vecchio signore appassionato di musica, che tiene un fine arco da violino, si era scaldato parlando, mentre richiamava alla memoria tutti questi ricordi del suo convivio con la famosa violinista, Lady Hallé che è arrivata qui ieri sera insieme all’ottimo pianista Borwich per dare un concerto nella nostra città. –
Di nazionalità Lady Hallé è ceca, dotata di un marcato talento linguistico, tanto che parla anche il norvegese, cosmopolita per la sua cultura e straordinariamente intelligente. Oltre che qui e a Parigi l’ho sentita a Londra, dove tra l’altro insieme al famoso violoncellista Piatti diede i celebri concerti del lunedì.
Come esempio dell’entusiasmo con cui fu accolta basta raccontare che il duca di Edimburgo insieme ad alcuni ricchi le donò un castello sul Lago di Garda oltre a una notevole somma di denaro. In questo luogo perì il suo figlio maggiore del primo matrimonio, un giovane pittore, cadendo dalle montagne. Fu un paio di anni fa, e da allora non ci ha mai messo piede. È stata sposata due volte. Prima con Norman come detto e poi con il famoso pianista inglese Hallé che fu reso nobile e che era un uomo molto ricco. Morì improvvisamente nel 1895 per un ictus senza lasciare alcun testamento (Cosa non vera perchè esiste il Testamento di Hallè che lascia l’intera sostanza ai suoi numerosi figli n.d.a) e così Neruda decise di riprendere il tour perché è una donna coraggiosa che vuole stare sulle proprie gambe. È vero, oltre al castello menzionato ricevette anche dal duca di Edimburgo uno Stradivari uno strumento di prima classe che costava 30.000 corone; sa tirare fuori suoni da questo meraviglioso violino come nessun altro.
Sì, puoi tranquillamente concludere: supera tutte le aspettative, e con questo è tutto detto.
Il vecchio signore sbatté il tabacco dalla sua piccola pipa inglese non volevamo più occupare il suo tempo, e ce ne andammo.
E se quel vecchio amateur, con l’arco in mano, la pipa ed il tabacco fosse stato Sherlock Holmes? Noi ne siamo convinti considerato che Wilma Néruda è la violinista che conobbe Sherlock Holmes
dal Göteborgs Handels- Och Sjöfartstidning 1862-02-07
VERA MAZZOTTA
L’amore del pubblico nei confronti dei propri beniamini, oggi, idoli, si misura anche dalle storie che circolavano su di loro, alcune vere, altre inventate. Forse nessuno ha superato in questo Paganini, come ci racconta il Dottor Watson nella corposa raccolta di Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini di cui lui, diligentemente, aveva preso nota e che gli erano stati raccontati da Sherlock Holmes in persona davanti al camino, ma anche la ”nostra” Wilma ha avuto la sua parte.
La storia dell’ignoranza musicale di un fan di Stoccolma che, per la verità in alcuni articoli veniva riportato come essere di un connazionale della violinista, in altre fonti viene riportata in modi differenti.
Viaggiando per i suoi affari, un tale Signor Z. si era recato a Stoccolma e qui aveva deciso di ascoltare i fratelli Neruda. All’hotel Rydeberg ebbe, come aveva richiesto, una camera, confortevole e con una bella vista. A mezzogiorno, sentendosi stanco, decise di fare un riposino approfittando di una comoda poltrona. Si era appena seduto che udì il suono di un violino dal piano di sopra, come dalle regioni più alte Cielo!
Che tortura! come si fa a alloggiare un violinista proprio sopra di me! NON era meglio metterlo sotto??
Il Mercante, un po” grossolano, chiamò allora un cameriere.
– Pensavo che foste un amante della musica, osò rispondere il cameriere alle lamentele del Sig. Z.
-Certo che lo sono, ma mi piace SOLO la musica classica! trovami subito un’altra stanza.
E così avvenne.
Quella stessa sera il nostro viaggiatore incontrò al caffè dell’opera un altro viaggiatore anch’egli alloggiato al Rydeberg, un buontempone che, non appena vide il Sig. Z., informato dal cameriere del fatto che si fosse fatto cambiare camera, gli disse:
Ho avuto proprio una grande fortuna, appena arrivato in hotel, si è liberata una stanza, una stanza eccellente e, per di più proprio sotto i fratelli Neruda! E’ davvero un piacere sentire tutto il giorno quel violino divino! Ma il vero divertimento è che qualche zuccone, ignorante di musica ha trovato il suo modo di suonare non ...abbastanza classico per le sue orecchie e si è fatto cambiare stanza! Mi chiedo chi sia questo genio della Musica!
Čajkovskij e Brahms, la loro fu…antipatia a primo ascolto,! Al compositore russo, Brahms infatti proprio non andava giù:
Brahms as a musical personality is antipathetic to me. I can’t abide him. No matter what he does, I remain unmoved and cold. This is an entirely instinctive reaction..
mi è antipatico, non lo sopporto, qualunque cosa faccia….
e del concerto per violino scriveva:
È come una splendida base per una colonna ma la colonna vera e propria manca! Un compositore che i tedeschi lodano fino all’inverosimile. Non ha fascino. Lo trovo oscuro, freddo e pretenzioso, privo di vera profondità.
Un giudizio duro ed una antipatia che, seppur in modo meno esplicito, veniva ricambiata da Brahms che, si racconta, si sarebbe addormentato alla prova della 5 Sinfonia di Čajkovskij.
I due si incontrano a Lipsia nel 1888 proprio in occasione della Prima del Concerto di Čajkovskij di Alfred Brodsky a cui il Concerto è dedicato…
Andando a pranzo da Brodsky all’ una, sentii il suono di pianoforte, violino e violoncello: provavano per l’esecuzione del giorno dopo del nuovo Trio per pianoforte di Brahms [Op. 100], e lo stesso compositore era al pianoforte. Così mi capitò di vedere, per la prima volta, il famoso musicista tedesco. Brahms è piuttosto basso…. ed ha un aspetto molto simpatico. La sua bella testa, quasi quella di un vecchio (Brahms aveva 55 anni…) richiama il tipo del buon prete russo benevolo. . . : morbidezza dei contorni, curve piacevoli, capelli piuttosto lunghi e leggermente brizzolati, occhi grigi e gentili, e barba folta cosparsa di bianco… I modi di Brahms sono molto semplici, è privo di vanità, è gioviale e le poche ore trascorse in sua compagnia mi lasciarono un ricordo molto gradevole… Come tutti i miei amici musicisti russi, senza eccezione, rispettavo solo Brahms come musicista onorevole, energico e di forti convinzioni ma, nonostante tutti gli sforzi , non sono mai riuscito, e ancora oggi non mi riesce, di ammirare la sua musica… C’è qualcosa di secco, freddo, vago e nebuloso nella musica di questo maestro che respinge i cuori russi. Dal nostro punto di vista, quello di un russo, Brahms non ha invenzione melodica. Le sue idee musicali non parlano mai; appena abbiamo sentito un’allusione a qualche frase melodica tangibile ecco che scompare… come se lo scopo del compositore fosse quello di essere incomprensibile e oscuro. Così eccita e irrita le nostre percezioni musicali, per così dire, senza però mai soddisfare le loro esigenze; sembra vergognarsi, per dirla chiaramente, di parlare chiaramente e raggiungere il cuore. . . . È impossibile ascoltando la musica di Brahms dire che sia debole o insignificante, il suo stile è sempre elevato. A differenza di tutti i nostri musicisti contemporanei, non ricorre mai a effetti puramente esterni; non cerca mai di stupirci, di colpire con qualche nuova e brillante combinazione orchestrale, né incontriamo nella sua musica qualcosa di banale o imitativo. È tutto molto serio, molto distinto, apparentemente anche originale, ma nonostante tutto, manca la cosa principale – la bellezza! Qualche anno fa, quando espressi francamente la mia opinione su Brahms al [pianista-direttore] Hans von Bülow, mi rispose: “Aspetta, verrà il tempo in cui entrerai nella profondità e nella bellezza di Brahms. Come te, ci ho messo molto a capirlo, ma gradualmente sono stato benedetto dalla rivelazione del suo genio. Sarà lo stesso con te”. E ancora aspetto e la rivelazione tarda. Venero profondamente la personalità artistica di Brahms. Mi inchino alla purezza delle sue tendenze musicali, ammiro il suo fermo orgoglio nel rinunciare a tutti i trucchi che solennizzano il culto di Wagner e in misura minore, il culto di Liszt; ma non mi piace la sua musica.… Brahms stesso – come se capisse chiaramente o fosse effettivamente consapevole del fatto che non appartenevo alla sua fazione, non fece alcuno sforzo per diventare amico. Fu abbastanza gentile con me come con tutti gli altri, ma niente di più. Nel frattempo, tutto quello che ho sentito di Brahms come uomo mi ha fatto rimpiangere doppiamente che la “rivelazione” predetta da von Bülow non mi sia stata concessa. È un uomo insolitamente piacevole e attraente, e tutti quelli che sono entrati in contatto con lui sono ispirati da un’affetto caldo e devozione. Il celebre compositore ceco Dvořák parlò con le lacrime agli occhi dell’interesse caloroso che Brahms gli mostrò in un momento in cui le sue composizioni non trovavano né editori né esecutori – quale potente sostegno gli diede e quanta energia mostrò nel sondare le profondità del genio sconosciuto nel suo fratello slavo in arte! Anche Brodsky raccontò episodi che rivelavano il lato simpatico del carattere di Brahms, soprattutto la sua rara e piacevole modestia...
In realtà già prima della cena di furono momenti di tensione distesi solo dall’annuncio della cena stessa e dalla gioiosa atmosfera creata dall’arrivo di Grieg e Signora che tuttavia, seduti tra il russo ed il tedesco poi affermarono di essersi sentiti molto nervosi!
Ci riprovarono nel 1890 incontrandosi, stavolta, ad Amburgo, dove il russo dirigeva la sua Sinfonia n. 5. Fu allora che Brahms ascoltò la prova. Dopo il concerto invitò Čajkovskij a cena. Godettero di una piacevole compagnia ma Brahms ammise che non gli era piaciuta la sinfonia e Čajkovskij rivelò che non si era mai riscaldato alla musica di Brahms. Accettando di essere in disaccordo, si separarono, apparentemente da amici, ma non si incontrarono mai più .
Il concerto di Čajkovskij ha avuto una storia molto complessa e travagliata. Fu completato nella prima stesura nel 1878 a Clarens, sul Lago di Ginevra dove il compositore cercava di superare la depressione dovuta alla separazione dalla moglie. Čajkovskij, non avendo molta esperienza con la scrittura violinistica, chiese la collaborazione di Iosif Kotek, amico e allievo di Joachim con il quale già aveva lavorato e anzi, Čajkovskij avrebbe voluto dedicare il lavoro all’amico pur temendo che avrebbe alimentato ancora voci e sospetti riguardo la vera natura della loro amicizia, che, effettivamente era una vera relazione. Kotek doveva essere anche il primo esecutore ma all’ultimo, momento rinunciò adducendo come motivo ”difficoltà tecniche” che non si sentiva di affrontare. E’ evidente che in realtà temeva che questa collaborazione, e soprattutto la sua relazione sentimentale con il Russo, avrebbe danneggiato in modo irreparabile la sua carriera.
Dopo una esecuzione privata, Čajkovskij non contento della parte centrale, decise di scrivere un nuovo movimento, la Canzonetta. Pensò allora al violinista Leopold Auer, dedicatario anche della Sérénade mélancolique, brano molto amato dalla Néruda, sperando che la sua fama potesse promuovere la sua composizione. Anche con Auer non funzionò poichè sentenziò che IL Concerto era ineseguibile rifiutandosi di suonarlo, così la prima del marzo del 1879 fu cancellata.
A distanza di anni il violinista così raccontò al Musical Courrier (9 gennaio 1912)
Quando Čajkovskij venne da me una sera, circa trent’anni fa [in realtà, trentaquattro], e mi presentò un rotolo di musica, grande fu il mio stupore nello scoprire che si trattava di un Concerto per violino, dedicato a me, finito e già stampato. [la riduzione per violino e pianoforte stampata nel 1878; la pubblicazione della partitura completa avvenne solo ne 1888.] Il mio primo sentimento fu di gratitudine per questa prova della sua simpatia che mi onorava come artista. Prendendo via via confidenza con la sua composizione, rimpiansi però che il grande compositore non me l’avesse mostrata prima di stamparla. Molte spiacevolezze avrebbero potuto essere risparmiate a entrambi.Avevo sostenuto le opere sinfoniche del giovane compositore (che a quel tempo non era universalmente riconosciuto) ma ora non potevo provare lo stesso entusiasmo per il Concerto per violino, ad eccezione del primo movimento e, ancora meno, potevo metterlo sullo stesso livello delle sue composizioni orchestrali. Sono ancora dello stesso parere. Il mio ritardo nel portare il concerto davanti al pubblico fu dovuto, in parte, al dubbio sul suo valore intrinseco, e in parte, che avrei trovato necessario, per ragioni puramente tecniche, apportare lievi modifiche nei passaggi della parte solista. Questo compito delicato e difficile lo intrapresi successivamente, e rieditai la parte solista del violino in una edizione che è stata poi suonata da me e anche dai miei allievi fino ad oggi. È errato affermare che avessi dichiarato il concerto nella sua forma originale ineseguibile.Quello che dissi fu che alcuni dei passaggi non erano adatti allo strumento, e che, per quanto perfettamente resi, non avrebbero suonato così bene come il compositore aveva immaginato. Da questo punto di vista, puramente estetico, trovai alcune cose impraticabili e per questo motivo rieditai la parte solista. Čajkovskij, ferito dal mio ritardo nel suonare il concerto in pubblico e giustamente (me ne sono spesso profondamente pentito, e prima della sua morte ho ricevuto il suo perdono), procedette a far pubblicare una seconda edizione dedicando il concerto, questa volta, ad Adolf Brodsky che lo eseguì a Vienna, dove incontrò molte critiche negative soprattutto da parte di Hanslick. L’unica spiegazione che posso dare del fatto che la partitura orchestrale porti ancora il mio nome è che quando l’editore originale, P. Jurgenson, di Mosca, per accontentare il compositore, ripubblicò il concerto, fece uscire la partitura per pianoforte nella nuova edizione ma aspettò di ripubblicare la partitura orchestrale fino a quando la prima edizione non fosse esaurita.
Questo è l’unico modo in cui posso risolvere il problema della doppia dedica.
Il Concerto quindi, fu eseguito la prima volta solo il 4 dicembre 1881 a Vienna, quando, tra mille difficoltà, il violinista Adol’f Brodskij accettò la dedica e l’esecuzione diretto da Richter… ma, come disse Auer, il pubblico, dopo aver sentito il Concerto di Brahms lo accolse in modo freddo e ostile, e il Concerto fu stroncato dal brahmsiano Hanslick come ricorda anche Čajkovskij nel suo diario:
… in generale, per quanto conosca le mie opere, esse ( facendo riferimento alla critica) si distinguono per la loro incoerenza, completa mancanza di gusto, rozzezza e barbarie, Per quanto riguarda il Concerto per violino il suo inizio non è male ma più si va avanti, peggio è. Alla fine del primo movimento, egli ( Hanslik) sostiene, il violino non suona, bensì raglia, stride, ruggisce. Anche l’Andante inizia felicemente ma, ben presto, si trasforma nella descrizione di una qualche festa russa selvaggia dove sono tutti ubriachi e hanno volti triviali, disgustosi.
“Ascoltando la musica di Čajkovskij mi è venuto in mente che può esistere musica puzzolente di acquavite scadente da suonare in un’orgia russa”.
Si. Proprio così!
Hanslik scrisse, del Concerto per violino di Čajkovskij che, non solo che era un concerto “lungo e pretenzioso” ma anche che “ci ha messo di fronte al pensiero rivoltante che può esistere una musica che puzza all’orecchio”, definendo l’ultimo movimento “odorosamente russo”, dove “il violino non veniva suonato ma picchiato a sangue.
Čajkovskij trovava questa critica…. curiosa oggi la vediamo per quello che era, una presa di posizione dai toni tipicamente vittoriani: razzisti
Il Concerto, grazie ad esecutori come Karel Halíř (che nel 1905 avrebbe presentato la versione rivista del Concerto per violino di Sibelius) riuscì a farsi strada lo stesso e anzi, quando Čajkovskij assistette a una esecuzione dell’opera a Lipsia nel 1888, con Haliř come solista, definì l’evento “un giorno memorabile.
E Wilma Norman Néruda? Come si pone in questa querelle? Ben sappiamo che la violinista adorava Brahms con il quale ebbe modo insieme ad Hallé di passare serate piacevoli e gustose ed aveva un amore sviscerato per il Concerto per violino di Brahms che portò anche nel suo tour americano, ma quanto al Concerto per violino di Čajkovsk, direi proprio che non lo suonò mai e non trovo traccia alcuna di sue esecuzioni, al contrario del Trio op. 50 eseguito nel 1888 con Hallé, e diverse esecuzioni di brani brevi.
Tuttavia esiste una curiosa testimonianza in una lettera di Čajkovskij, (3014a) del 25 luglio del 1886 a Pauline Erdmannsdörfer-Fichtne, compositrice e pianista allieva di Liszt, che aiutava il compositore che allora collaborava con la Società Musicale Russa nella scelta dei programmi musicali
Cara e gentile Signora!
Mi getto ai vostri piedi e vi chiedo perdono un milione di volte. Stamattina, rileggendo la vostra lettera che avevo ricevuto molto tempo fa, mi sono imbattuto in una domanda alla quale avevo completamente dimenticato di rispondere Quando ricevetti questa lettera ero così contento di sapere che Brandukov era stato ingaggiato, che dimenticai gli altri artisti menzionati da voi. Vogliate perdonarmi. Questo dimostra quanto poco io sia adatto a svolgere i doveri di un Direttore e che in questioni di affari non si dovrebbe mai rivolgersi a qualcuno così distratto come me. Mi chiedete se Monsieur Max può ingaggiare Madame Nazman-Neruda (credo sia questo il suo nome, ma non ne sono sicuro perché ho difficoltà a leggere la vostra grafia) per la somma di mille rubli. Cara Signora, vi assicuro che non so cosa rispondere a questa domanda…Certo, mille rubli sono tanti, e personalmente penso che potremmo farne a meno ma se lei è davvero un’artista che può produrre un forte effetto, e se Monsieur Max tiene molto ad invitarla, suppongo che possa prendersi questa piccola libertà. In ogni caso vi prometto di non rimproverarlo per questo motivo. Con questo, permettetemi, cara Signora, di augurarvi a voi e a Max ogni possibile felicità, e di sottoscrivermi vostro devotissimo servo.
Cosa era successo?
Su richiesta di suo marito, Max Erdmannsdörfer, Direttore principale dei concerti RMS a Mosca, Pauline Erdmannsdörfer-Fichtner, pianista e allieva di Liszt, aveva scritto a Čajkovskij da Norimberga il 13 luglio comunicando che suo marito, aveva invitato il violoncellista Anatoly Brandukov, ex studente e stretto amico di Čajkovskij, a esibirsi a Mosca tra il 3 ed il 15 gennaio 1887 per una somma di 400 rubli… ma….
Invece di Saint-Saens, che ha rifiutato di fare il lungo viaggio da Parigi a Mosca, Max aveva in mente la celebre Mme Norman-Neruda – ma lei pretende l’onorario di Mille Rubli per un concerto, e Max vi prega di volerci scrivere se siete disposti a pagare questa somma per questa ‘‘cara/costosa” artista o se la somma è troppo alta
La “cara/costosa” Madame Norman-Neruda era già violinista famosissima ai suoi tempi ma Cajkovskij, contrariamene a Pauline, non conosceva il suo nome perchè lo riporta in modo errato.
Fu forse quella la prima volta in cui Cajkovskij, ne sentì parlare prima di ricevere le lodi dalle lettere entusiaste di Grieg sul tono, lo stile e la grande accoglienza di pubblico, di questa grande violinista.
Escluderei che l’ingaggio sia andato a buon fine perché in inverno la Néruda rimase in Inghilterra, salvo il tour in Germania e Paesi Bassi che la impegnò da febbraio a Marzo con Hallé ma….
chissà, magari se Čajkovskij avesse proposto il suo concerto non ad un uomo, ma ad una donna, alla Norman-Néruda, così tanto amata dal pubblico di tutto il mondo, ammesso che avesse accettato di suonarlo, la storia della ricezione di questo lavoro sarebbe stata diversa.
“Il crescente gusto per le esecuzioni musicali di alto livello e su larga scala rende necessario che si provveda in modo adeguato al West End di Londra per tali intrattenimenti… la Metropoli rimane singolarmente carente di una sistemazione adeguata per tali esecuzioni… L’edificio proposto sarà espressamente progettato con lo scopo di favorire le esecuzioni strumentali e corali”. Questo dalla relazione del Comitato formato negli anni ’50 dell’Ottocento per la costruzione di una sala da concerto che, tuttavia, ben presto venne usata anche per letture ed altro genere di spettacoli.
Così nacque il St. James Hall nel 1858 con due ingressi, uno in Piccadilly e l’altro in Regent Street e ben 2000 posti!
ST. JAMES’S HALL, Piccadilly and Regent’s Quadrant, was built by a joint-stock company. The architect and artist was Mr. Owen Jones, and his labours have not been unsuccessful. The grand hall, on the first floor, is 136 feet long, 60 feet wide, and 60 feet high. The decorations are superb. On the ground floor are two smaller halls one 60 feet square; the other 60 feet by 55 feet. The restaurant, under the management of Mr. Donald, is one of the best in London. The hall was opened on the 25th March 1858.Cruchley’s London in 1865: A Handbook for Strangers, 1865
Sir George Henschel ricordava le sue “care vecchie, scomode, lunghe, strette, verdi panche imbottite (… ) con i numeri dei posti legati sopra le schiene dritte con del nastro rosa acceso, come le cartelle di ufficio”
La sala fu costruita grazie all’azione congiunta di Chappel e Cramer, due editori che avevano capito che attirare persone ai concerti, farli appassionare alla musica, avrebbe potuto facilmente rendere fiorente il mercato che ruotava intorno ad essa, dalla vendita degli strumenti musicali a quello delle partiture. Quei concerti del sabato pomeriggio e del lunedì sera, frequentati da Leighton, Browning, Dickens, George Elliot intenta a cucire, Conan Doyle, tutti seduti accanto a Sherlock Holmes,
furono un vero e proprio mezzo di educazione e questo fu possibile solo grazie ad un’altra intuizione, rendere gli spettacoli di musica accessibili a tutti grazie alla possibilità di avere biglietti ”one shilling”, 1 solo scellino, alla portata quindi di tutti. I posti in platea costavano cinque scellini, i posti in balconata tre, e l’ingresso generale uno scellino. Successivamente vennero inseriti anche posti a divano (“di cui ce ne saranno solo un numero limitato”), per sette scellini. Gente modesta, della bassa borghesia e persino della classe operaia, per la prima volta poteva ascoltare musica non più appnnaggio delle corte e degli aristocratici; da qui passarono Clara Schumann, Joachim, Wilma Néruda con Grieg, Saint Saens, Rendano e Leonard Borwick, De Sarasate, Wieniavsky, De Pachmann, TchaikovsKy; qui Agathe Backer-Grøndahl and Eugène Ysaÿe e Paderewski, fecero il loro debutto, per non parlare delle giovani leve della scuola di Clara Schumann; e nel 1890 Dvorak diresse la sua 4 sinfonia e nel 1892 fu la volta di Mahler… Uno solo scellino ti dava diritto ad ascoltare a volte anche due ore di musica. In molti casi i posti erano quelli lontani, del loggione ma, si poteva anche trovare posto e sedersi tra i posti …in font row of the orchestra, davanti, alla primissima fila, proprio al di sotto dei musicisti… i posti, per il pessimo equilibrio di suono, le spalle del direttore, la vista dei pantaloni dei musicisti e delle loro scarpe, erano certamente meno richiesti ma era anche vero che erano posti per chi voleva guardare per imparare come comunicano le prime parti, come respirano e fraseggiano, osservare da vicino i loro movimenti…
L’acustica dell’edificio era buona ma i posti erano scomodi e gli odori della cucina del ristorante a volte aleggiavano nell’auditorium, e, peggio ancora, il suono dei Moore and Burgess Minstrels (che si esibirono in una delle sale più piccole per oltre vent’anni) si poteva a volte sentire al piano di sopra nella sala principale…ma quello era il St. James e quando venne chiuso, non fu più la stessa cosa.
MA COSA ACCADEVA PRIMA DEL CONCERTO?
Ce lo dice questo testo umoristico che ci racconta come molte cose non fossero diverse da oggi (purtroppo) dall’attesa per avere i posti migliori, anche per molte ore, i posti rubati, i ritardatari e quanti andavano via prima…neanche perdessero il treno… che non perdevano di certo dal momento che, in molti casi, esistevano accordi con le ferrovie per consentire ai concert-goers di arrivare in orario e rientrare, e il rumore…di gente che mangiava o delle donne che muovendosi facevano rumore con le crinoline dei loro abiti, suscitando, più di una volta, le proteste della stessa Wilma Neruda….e…gossip dei soliti, tanti, saccenti…
Abitudini, per non dire difetti, inveterati ed evidentemente connaturati alle esecuzioni musicali….
“suonavano le cinque di un pomeriggio umido del mese scorso , mentre svoltavamo in Piccadilly Place, il cortile lastricato accanto a St. James’s Hall. C’era un concerto nella sala alle otto e mezza,—uno dei “Monday Pops”. Desideravamo avere dei posti nella prima fila davanti all’’orchestra e ci fu detto che se volevamo ottenere una di quelle sedie ambite dovevamo essere alla sala entro le cinque. (!!!)
Un cartello di vetro, sporco, che sporgeva la lato della sala con la scritta “orchestra door” in lettere nere, indicava l’entrata. Una delle porte strette era aperta e rivelava una scala di pietra che saliva verso l’alto e scendeva. In un angolo della scala erano impilate alcune carabine che ci ricordavano la guardia di Sua Maestà ma queste “Appartengono alla Sim’s Juvenile Zouave Troupe”, disse un ragazzo arrossato in uniforme di zuavo, che apparve proprio allora dalle scale sottostanti…ne abbiamo nove…e mentre chiacchieravamo ….non si vedeva ancora apparire alcun frequentatore di concerti tanto da pensa che ci sia un po’ di esagerazione nelle storie sull’arrivo anticipato della prima fila.”
Mentre apriamo le porte …sentiamo delle voci.: 5 habitues entusiasti ci si erano parati davanti. In cima alle scale sedeva una vedova, MRS W. con un vecchio amico, ed una giovane dai begli occhi che, apparentemente, sembrava leggere mentre, invece, ascoltava la conversazione di un bell’uomo dai capelli grigi, Mr N. che stava parlando animatamente con il suo amico Mr P. sul fascino della Svizzera. Avevano l’aria di essere i proprietari del posto e di quelli che ci prendevano le misure di conseguenza…
“il vero musicista è sempre eccitabile o irritabile”.
“No, in realtà molto calmo”, dice il signor N— “ma penso che i loro talenti li rendano sensibili. Non dimenticherò di essere stato vicino a Joachim una sera fuori dalla Sala. Era appena sceso da un taxi assolutamente arrabbiato che si lamentava amaramente in un inglese stentato, prezzo eccessivo!
”No, i musicisti non sono sempre angelici!” Ricordo di aver visto in una occasione la Norman Neruda veramente patire sul palco.Suppongo che qualcosa sia andato storto con la musica,” continua la signora W—
“Penso che Neruda abbia un viso squisito, il più bello che abbia mai visto.”
” Bella figura,” dice la sua amica, ” ma il viso—bè, dovrebbe nasconderlo.“
La signora W— emette un’esclamazione di disgusto per il commento della sua amica.
La conversazione si sposta su una delle sue corde di violino di Joachim. La signora entusiasta ha un pezzo di corda , raccolta a uno dei concerti incastonato in un medaglione di diamanti.. La signora W. dà queste informazioni con una voce declamatoria, per non dire oratoria e trionfante, accolta dai signori uomini con simpatia bonaria e divertita. Poi continua dicendo che ha una lettera e una foto di Joachim regalatale da lui stesso. Re del Popolo!
Joachim negli scatti di M. Cameron
‘Mettere la pubblicità nei programmi dei concerti è vergognosamente ingiustificabile! Aroma di fiori di ciliegio mescolati a Sonate! Le persone sedute davanti all’orchestra dovrebbero strapparli tutti d’accordo e lanciarli sul palco con grande imbarazzo di Mr Chappel…
e segue un’opinione maschile enunciata da una voce dal basso sulle mogli che fanno il bucato, sulla padrona d’albergo “nota per aver lavato per tutti i suoi ospiti”.
Una pausa segue questo culmine e subito dopo è il turno di Von Bülow ad essere criticato.
“Il suo modo di suonare è scorretto, prende troppa libertà con le note”... e a seguire i soliti commenti sui tedeschi con la solita libertà di John Bull. Il signor N— imita il loro modo di parlare. “ Hope you are PETTER, Spero che stia PPENE, signor Bryce”.
Piatti-Reineche-Joachim
“NO impoTTa”, risponde Pryce, “le patate sono cucinate PPENE in nessun posto come in Germania”. Espresse opinioni contrarie..MA SE non sapete neanche se state mangianDo ROAST BEEF, manzo, o ROAST HORSE, cavallo!!, dice il signor N “Niente pops da uno scellino, in Germania, 2s. 6d. sono prezzo più basso per qualsiasi concerto”, dice la signora W. Una signora tedesca che lavora a maglia sotto, è molto divertita da questa calunnia sul suo paese.
Nel frattempo la scala si è riempita. Un giovane pallido e studioso era tra i primi arrivati. Si appoggia al muro, non parla ma sorride di tanto in tanto. Lo seguono due giovani, ardenti giocatori e un gruppo di magliaie determinate, una delle quali chiede a che ora aprono le porte; quando le dicono “7.30” geme lugubremente poi arriva un impiegato con due amiche, armate di Titts Bits, Moonshine e Pall Mall, per passare il tempo. Uno dei più assertivi della piccola folla è uno di quei chiacchieroni di venditori.
“Non ci sono molte persone stasera”, è il suo primo commento. “Io ero qui quindici giorni fa e tutta Piccadilly era piena già alle 6.30. Edward Lloyd è il meglio che ci sia ora, Sims Reeves era qui per quello che è stato però Trent’anni fa era, secondo me, un cantante migliore di Lloyd oggi”. “
Reeves però spesso delude perchè è annunciato e poi non si esibisce”, dice uno, che fino ad ora ha letto Wanderings on Wheel and Foot.
“C’è però da dire una cosa”, prosegue il suo sostenitore, “non senti mai dire che Reeves non si presenta in un posto ma si è presentato a cantare in un altro anche se a volte a anche solo un raffreddore lo…. costringe a dare forfait. Sono stato ad Exeter la settimana scorsa. Doveva cantare lì, l’ho visto in città ma non ha cantato. Suppongo che il freddo della città gli abbia fatto prendere un raffreddore.
Lasciando il nostro posto, scendiamo al pianerottolo. La porta a battente in cima al primo tratto di scale viene violentemente aperta e sfuggiamo, per un pelo, alla morte: arriva una signora dal viso rosso, ansimante.
“Suppongo che questo sia il piano giusto giusto. i posti davanti all’orchestra sono pieni?” Su per la scala, attraverso la porta aperta, arriva una frase di una conversazione.
“Un tizio fa una vita da cane se prende solo due sterline a settimana in America”…
Una folla di circa venti persone riempie il pianerottolo, alcune rimangono dall’altra parte delle porte a battente.
“Quanto in alto possiamo salire?” dice uno, che porta i biglietti per un gruppo di sei.
“Non potremmo prendere d’assalto quelle porte?”
“No, temo di no,” risponde un uomo alto vicino alla porta; “sono presidiate, o, piuttosto, dovrei dire… ‘donneggiate,’ da dentro. Ci sono oltre cento sedie,” continua al suo vicino; “ma le venticinque della prima fila sono per gli appassionati….
Di sotto un gentleman aspetta pazientemente davanti alla porta di Piccadilly. Non sembra approfittare di essere arrivato prima per salire il più possibile le scale. Più tardi si unisce una signora “Siamo vicini alla cima?” chiede. “Oh sì,” continua, guardando verso il primo pianerottolo. “Eccolo lì.” Un uomo dai capelli grigi con uno sguardo blasé, e che si tira costantemente i baffi, si appoggia al corrimano vicino al primo pianerottolo.
“Piuttosto pieno laggiù,” osserva; “il vantaggio di arrivare presto è che trovi riparo e non rimani al freddo.”
Una campana vicina suona l’ora delle sette. Un’altra mezz’ora di attesa prima di entrare nella sala.
“Che caldo terribile,” dice una ragazza giovane e brillante. Ha portato con sé la musica per seguire i musicisti.
“Se ti siedi sulle scale, non farà così caldo,” le consiglia il suo accompagnatore; “più bassa tieni la testa meno senti il caldo.” “Appoggiati al muro,” dice l’uomo dai capelli grigi, “un po’ di sostegno fa la differenza.”
Volgendosi al suo vicino, un grosso uomo dalla barba bruna con un cappotto di velluto,
“Ci sarà una spinta tremenda quando apriranno le porte, tu spingi all’indietro, è il modo migliore. C’è pochissima ventilazione, è spaventoso! ma non osano aprire la finestra, altrimenti ci sarebbe una corrente d’aria che ti farebbe saltare la testa.”
Una marea di conversazioni mormora intorno a tutti, impazienti e stanchi.
“È una lunga strada, due rampe di scale sopra di noi,” dice un nuovo arrivato da sotto, malinconicamente.
“Ci vorrà quasi un’ora per riprendersi dopo che saremo entrati.”, dice la giovane. ” A me piace tanto l’ottetto di Mendelssohn, più di qualsiasi altra cosa, vale la pena venire solo per quello, è passata la mezz’ora?”
“Ancora quattro minuti,” dice il suo amico.
“Conta duecentoquaranta lentamente – allora sarà ora.” “Edizione speciale!” grida un ragazzo fuori.
“Farebbero un grande affare se potessero avere quei giornali, qui,” dice l’uomo blasé.
Si apre una porta in lontananza: falso allarme! ma la pressione della gente costringe ad aprire le porte del pianerottolo a cui fa seguito una folata d’aria fresca.
“ Posso resistere ancora cinque minuti,” osserva la ragazza. L’uomo dai capelli grigi sul pianerottolo brontola, mentre sente il forte spiffero che sale dalla tromba delle scale.
“È brutto anche dall’altra parte ora.” Davanti ai due uomini c’è una signora dall’aspetto fragile, vestita di nero. È stata costretta a sedersi sulle scale.
” Ti dispiace mettere il braccio fuori con me quando arriva la ressa?” dice l’uomo dai capelli grigi a quello barbuto. “Voglio che questa signora si alzi bene. Ero all’Albert Hall la settimana scorsa, e tre vecchie signore sono state buttate giù.”
In quel momento si sente il benvenuto rintocco della mezz’ora, le chiavi tintinnano, una tenda viene tirata indietro, la barriera cade e il portiere della casa della musica assiste alla corsa verso l’orchestra per i posti preferiti o vantaggiosi. In due minuti i posti migliori della casa per vedere e sentire quelle dita abili e osservare le espressioni intense dei grandi artisti vengono presi. Un incidente comico si verifica in quella corsa selvaggia: una sedia viene rovesciata, le sue gambe sono in aria, gambe e braccia umane seguono a ruota! La ragazza giovane e brillante si assicura la sedia in prima fila, sopra i gradini dell’anticamera, vicino al felice possessore del pezzo di corda di violino. Il signor N— prende l’estremità opposta del semicerchio. Altri si dirigono verso il centro della prima fila dove ci troviamo noi.
”Non sono mai stato così vicino al palco prima,” osserva il mio vicino, il lettore di Wanderings on Wheel and Foot. Poco dopo c’è una leggera alterco dietro. Ci giriamo e vediamo un vecchio signore di bell’aspetto, con la rivista in mano, che cerca di entrare in una sedia vuota nella terza fila.
“Dovrebbe averla il primo arrivato,” dice il vecchio signore. “Che cosa,” replica il difensore della sedia;
“Perché un signore se ne va per un momento, vorreste prendere il suo posto!??”
“Sì,” continua lui
“Nessuno che prende un posto dovrebbe uscire prima che il concerto inizi a pena di perdere il suo posto.”-
“Nessun signore direbbe così,” replica quello davanti, Il vecchio appassionato sembra che voglia prendere con la forza la sedia. A questo punto il precedente occupante ritorna. ‘’ Stava cercando di prendere il tuo posto, e l’ho difeso.”
“Oh, se lo vuole è il benvenuto,” dice il nuovo arrivato allegramente.
“Conosco molto bene questo signore,” spiega
” Programmi, programmi del concerto….” risuona una voce nella sala, e noi ne compriamo una copia. Gli occupanti dei posti migliori che hanno aspettato a lungo ora tirano fuori delle borse panini, frutta secca, cioccolatini, ecc. Le magliaie sono tutte insieme vicino alla seconda fila; sono forti in gioielleria: cinque o sei anelli brillano su ogni mano. Con il loro incessante parlare, lavorare a maglia e fare clic con gli aghi, fanno venire in mente le signore che occupavano i posti prominenti durante la prima Rivoluzione Francese per vedere la ghigliottina al lavoro.
Il signor N—— è evidentemente molto conosciuto e dopo aver guardato in giro, fa visita ai suoi vari amici ma nessuno tenta di prendere il suo posto.
“Vi piace il cambio di orario dalle otto alle otto e mezza?” chiede a un amico.
“Oh, per niente; la gente nelle poltrone arriva tardi come prima.”
Sì, li vedi arrivare in massa alle nove meno un quarto, e disturbare la gente andandosene alle dieci meno un quarto. Non capisco perché questa gente venga. Oh, suppongo che sia la cosa da fare con una certa cerchia.
Beh,” dice il signor N—, “è una seccatura. I concerti sono a volte finiti tardi come le dieci e mezza, io di solito devo correre per prendere il mio treno, e mia moglie mi guarda piuttosto male quando arrivo alle undici e un quarto.
Le signore sono ancora più vigorose nella loro denuncia del cambiamento.
“E’ tutto per compiacere quegli ‘aristocratici gonfi’ che siedono nelle poltrone, che non vogliono che la loro ora di cena sia disturbata,” dice una signora eccitata dal viso rosso.
“Sono sorpresa che il signor Chappell ceda alle loro richieste” Dalla sua conversazione si capisce che ha avuto qualche volta una corrispondenza e un’intervista con il signor Chappell, che ha accettato alcune sue poesie cosa che l’ha esaltata molto, e lei evidentemente pensa che le sue osservazioni dovrebbero avere un certo peso. Un’altra sua opinione è che Madame Schumann sia così graziosa in tutti i suoi modi, che si meraviglia che la sua allieva, Fanny Davis, non le somigli di più:
esclama.
GUARDA LA SUA ORRIBILE FRANGIA
Alle otto arrivano gli occupanti della prima poltrona: c’è un certo fascino nel vedere i divani verdi vuoti riempirsi di vita e colore. Ammiriamo, ma non invidiamo. Solo poche delle poltrone migliori potrebbero tentarci dal nostro posto nella prima fila. Ripaga di tutta la nostra stanca attesa, e anche dell’ultima lotta emozionante.
I concerti popolari del lunedì e del sabato sono da tempo riconosciuti quali elementi di spicco della stagione invernale londinese. Quando il piccolo gruppo di distinti musicisti demerge dall’anticamera sul palco di St. James’s Hall, crediamo che siano ben consapevoli del cordiale benvenuto che scoppia dall’orchestra affollata, quello di veri appassionati di musica, ma forse non si rendono conto dell’esperienza con cui quella sincerità è provata.
Le poltrone sono state occupate per circa cinque minuti, il balcone per meno di un’ora; ma nelle scale che conducono all’orchestra, signore e signori giovani e vecchi, dilettanti, discepoli e devoti aspettano per ore, e come abbiamo mostrato circolano aneddoti, si istituiscono e si mantengono enfaticamente confronti, si discutono gli argomenti del giorno, si fanno conoscenze e si prendono raffreddori.
E’ ora.
Si sente il noto trillo di Joachim. Arriva, IL RE seguito da vicino dal simpatico Ries, dall’ardente Hollander e dall’incomparabile Piatti. Che delizia guardare i loro volti assorti e sentire la loro perfetta armonia!
Li studiamo e li amiamo tutti, e ringraziamo il signor Chappell per il privilegio dei posti da uno scellino nell’orchestra.
Nel 1890 un giovane dal viso rasato come un seminarista… la statura alta e dinoccolata … l’immagine di un ragazzo che non abbia ancora finito di crescere. La fisionomia per un osservatore disattento pare non dica nulla: ma guardando bene, ha ogni tanto, negli occhi chiari un po’ velati, un improvviso bagliore, come il balenare silenzioso in certe stellate notti di grande calura”.(Eugenio Checchi 1890) vinse un importante concorso che lo lanciò nel panorama della musica…
quel giovane era Pietro Mascagni e l’opera Cavalleria Rusticana.
Nel 1888 l’editore milanese Sonzogno annunciò un concorso per tutti i giovani compositore italiani che non avevano ancora fatto rappresentare una loro opera ai quali si chiedeva un’opera in un unico atto: le 3 migliori produzioni, selezionate da una giuria di 5 musicisti e critici italiani, sarebbero state rappresentate a Roma a spese dello stesso editore. Mascagni venne a conoscenza di questo concorso a soli due mesi dalla chiusura delle iscrizioni e chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana, popolare novella di Giovanni Verga di cui selezionò delle parti che, mano a mano, venivano inviate al giovane trascritte su cartoline! L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso e delle 73 opere pervenute, il 5 marzo 1890, la giuria selezionò le 3 opere da rappresentare a Roma: Labilia di Nicola Spinelli, Rudello di Vincenzo Ferroni, e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni…
Il 17 maggio del 1890 la prima di Cavalleria rusticana al Costanzi di Roma fu un successo inaudito: Mascagni venne richiamato sul palco dagli applausi del pubblico per 40 volte, e vinse il Primo Premio del concorso, quel giovane che non aveva mai concluso gli studi al Conservatorio, dissentendo sui metodi d’insegnamento, assurgeva al livello dei grandi compositori.
L’opera è nuova: i vinti sono i protagonisti, il popolo, quello vero, è protagonista ed il linguaggio è necessariamente essenziale, il recitativo non convenzionale nel raccontarsi dei protagonisti al pubblico come fossero in teatro e tra le due parti, cariche delle emozioni più forti, amore, passione, gelosia, odio, la levità e la leggerezza dell’intermezzo sinfonico, quasi preludio di pace tra le nubi di tempesta che si stanno addensando…una delle melodie più celebri di sempre!
Da quel momento Cavalleria comincia il suo viaggio all’estero, a Berlino, a New York e Londra dove debutta allo Shaftesbury Theatre il 19 ottobre 1891 con la direzione di Luigi Arditi…la migliore rivelazione dai tempi di Carmen…very beautiful and highly dramatic work,
Nacque il mito di Pietro Mascagni: convocato da Guglielmo II a Berlino, e, nel maggio 1892 dall’ Imperatore Francesco Giuseppe che inaugurò al Prater una grande manifestazione ideata dalla principessa Paolina di Metternich, l’ Esposizione Internazionale di Musica e Teatro in cui le varie nazioni potevano presentare le loro creazioni più significative, ed ovviamente per l’ Italia Pietro Mascagni e Cilea: Vienna mascagnizzata, scrivevano i giornali, ed infine, nel 1893 dalla Regina Vittoria che lo invitò a dirigere a Windsor Cavalleria.
Mascagni raccontò di aver vissuto uno degli episodi più divertenti della sua vita: “La sera andai a dirigere Cavalleria. Si avvicina un signore che dice: “ Ci vogliono i guanti… non si può stare davanti alla Regina senza guanti… e poi deve dirigere voltato verso la Regina, perché non si può dare le spalle alla Regina” . Mascagni, esterrefatto, si fece prestare un paio di guanti enormi dal direttore di palcoscenico ma, al termine del Preludio, la stessa Regina Vittoria gli concesse di togliersi i guanti e di voltarsi verso gli artisti riconoscendo il suo imbarazzo. Alla fine del concerto, la Regina era commossa dalla sua musica, in particolare dall’Intermezzo tanto da regalargli un suo ritratto in cornice d’argento. Il commento di Mascagni a Tosti fu:
“Poveretta come fa a vivere con tutti quei maggiordomi intorno, noiosi come le mosche? Non mi crederai ma quando mi ha salutato e mi ha dato la mano stavo lì lì per abbracciarla”
il Dandy italiano, con pochette, taccuino, borsa da viaggio, capelli lunghi e gilet jacquard, desiderato dalle donne ed imitato dagli altri uomini, aveva conquistato definitivamente gli Inglesi!
Wilma e Charles, sempre alla ricerca di buoni brani che facessero facilmente presa sul pubblico, consapevoli dell’importanza di presentare anche musica di successo, a neanche 1 anno dalla prima di Cavalleria, misero in programma Mascagni. In realtà era stato August Manns uno dei primi a presentare brani sinfonici tratti da Cavalleria ma, immediatamente fu seguito da Hallè che, con la sua orchestra con Willy Hess come spalla, accanto a Beethoven e Weber cominciò, sempre più spesso, a mettere in programma anche il preludio e l’Intermezzo, ovviamente cercando una lettura diversa da quella di Manns quieter and less strident ed optando per una, evidentemente, più …verista…veloce, stridente, fatta di contrasti. Wilma, invece, soprattutto nei Ballad Concert presentò l’intermezzo nella versione per violino che comparve, sempre più richiesto da pubblico e impresari fin dal gennaio del 1892 come brano di programma, non come bis.
I giornali parlano di una trascrizione ”ad arte” per Lady Hallè, ma non ci sono notizie certe sull’argomento, difficile che usasse la trascrizione di Wilhelmj che è tra le prime stampate, dal momento che spesso si fa riferimento ad un accompagnamento al violino di pianoforte ed organo… Di certo i musicisti avevano capito che quell’Intermezzo non solo piaceva, ma attraeva il pubblico e oltre alla Neruda, che lo suonava with much feeling (Morning Post 4 febbraio 1892) anche anche Emile Sauret, nello stesso periodo, lo mise in repertorio.
Ma non tutti erano contenti di queste trascrizioni che cominciavano a susseguirsi sui palcoscenici: la St. James Gazzette del febbraio 1892, per esempio, faceva notare che nella riduzione per pianoforte,
l‘ingegnoso piccolo brano melodicopur mantenendosi interessante dal punto di vista melodico ed armonicoperdeva il suo colore, timbro caratteristico per cui dopo averlo ascoltato nella forma di un brano di violino for the benefit of Madame N. Neruda e convertito-addirittura –in un’aria a detrimento del cantante di turno era ben contento, le sue orecchi grate, di poterlo ascoltare nella sua forma originale…
E la fama dell’Intermezzo crebbe tanto da affascinare il ”Papà di Sherlock Holmes, colui i cui gusti musicali coincidevano più con quelli del Dott. Watson e che, nell’ottica del Grande Gioco, altri non era che l’agente letterario del Detective, Conan Doyle: amante del canto, da giovane musicista provetto quando, per conquistare più che la moglie, l’ amante, aveva imparato a suonare, dopo il basso tuba degli anni giovanili, il banjo.
Dame Jane Conan Doyle, ultima delle figlie così si espresse riguardo ai gusti musicali ed artistici del padre:[1]
Il suo gusto musicale fu più per la musica popolare. Non era del tutto amusicale: -ricorderà che aveva imparato a suonare il bombardone negli anni di Feldkirch; il suo successivo avvicinamento alla musica fu cantando canzoni da marinai su una baleniera. Amava tuttavia musica come Cavalleria Rusticana,
How beautiful they are, the Lordly ones, Sansone e Dalila ed alcune opere, quel genere di musica conosciuta, da “cento migliori melodie.. Non penso che apprezzasse Bach o musica di questo tipo.
A Doyle certamente non interessava come fosse o non fosse trascritta la musica, e forse, allora, neanche a Sherlock Holmes ma interessava invece ad alcune orecchie forse più fini che, proprio nel 1892, così si espressero
L’intermezzo di Mascagni è stato suonato ad un recente Ballad Concert da Lady Hallè come un suo solo con accompagnamento di pianoforte. Ho. grande rispetto per Lady Hallè ma devo protestare contro questo ASSASSINIO di un capolavoro orchestrale….
Considerando l’amore di Holmes per la Nèruda, questo omicidio tuttavia, rimase assolutamente irrisolto.
Roden Conversation with Dame Jane C.Doyle. The Journal of the Arthur Conan Doyle Society 1990 poi ACD, Vol. 1, n. 2 (March 1990).
Indagine sui Norman Neruda e sulla storia di Palazzo Beltramini di Asolo @sherlockholmesmusic DI Vera Mazzotta Il presente articolo è frutto di una ricerca che compie a breve un anno. In attesa della sua pubblicazione in questa forma, a Settembre 2023 nello Strand Magazine, Rivista ufficiale dell’Associazione Uno Studio In Holmes nella quale saranno raccolti […]
#accaddeoggi di Vera Mazzotta Nottingham Journal, 14 agosto 1936. Per molto tempo, molti di coloro che da bambini riuscirono ad ascoltare Wilma Norman Neruda, Lady Hallè, cercarono pervicacemente di mantenerne vivo il ricordo e la memoria nelle nuove generazioni, veramente difficile considerando i nuovi virtuosi sulle scene e la mancanza di incisioni che rendevano, qualunque […]
Per molto tempo, molti di coloro che, da bambini, riuscirono ad ascoltare Wilma Norman Neruda, Lady Hallè, cercarono pervicacemente di mantenerne vivo il ricordo e la memoria nelle nuove generazioni. Questa tuttavia, si rivelò una operazione veramente difficile in considerazione dei nuovi virtuosi sulle scene e la mancanza di incisioni che rendevano, qualunque parola, ricordo, osservazione, qualcosa di astratto e lontano. Il ricordo tuttavia, non si mantiene solo attraverso il racconto di strabilianti concerti, qualcuno ha scelto a suo tempo la strada dell‘aneddoto.
La particolarità non sta tanto nel piccolo racconto, ma nel fatto che nell’articolo lo si racconta per pubblicizzare un famoso programma Radio proprio degli anni ’30 Gay Nineties di cui sarebbe interessante recuperare la puntata completa.
Circolava ancora nel 1936 una storia ”carina” su Wilma Néruda che, a 49 anni era convolata in seconde nozze con Sir Charles Hallè, settantenne, quando entrambi erano affermati e ancora pienamente in carriera. ricorda Harold Hutchinson….quando si sposarono i due musicisti strinsero un altro genere di patto, ossia che mai avrebbero studiato a casa nello stesso momento ma ciascuno di loro avrebbe scelto un orario in cui l’altro sarebbe stato assente! Come tutte le coppie sposate pare che...un giorno ebbero una discussione e ognuno per punire l’altro cominciò a studiare nello stesso momento, uno al pianoforte e l’altra al violino, per ore, sempre più forte e sempre con più foga….
Come andò a finire? Forse ci fu una riappacificazione…. oppure ….NO
Intervista a Sir Charles e Lady Hallé @accadde oggi 13 AGOSTO 1890 CRESCITA DEL GUSTO MUSICALE IN AUSTRALIA. INTERVISTA CON SIR CHARLES HALLE. Martedì mattina sono arrivati a Adelaide i noti artisti Sir Charles e Lady Halle (Madame Neruda) e hanno intenzione di dare una serie di sei concerti. La loro visita a questa città […]