Wilma in Danimarca

VERA MAZZOTTA

Illustreret Tidende è stata la prima e prestigiosa rivista illustrata danese pubblicata settimanalmente dal 1859 al 1924 nata con lo scopo di informare i lettori sugli eventi e le personalità del tempo, sia in patria che all’estero, attraverso articoli, racconti, viaggi e immagini. L’articolo parla della famiglia Neruda e di Wilma come sua esponente fondamentale e risale ai primi concerti che i fratelli diedero in autonomia, senza genitori, quei concerti che consentirono loro di guadagnare finalmente così tanto e con regolarità da acquistare la tanto sognata casa a Brunn a cui poter tornare. maggio 1862

I FRATELLI NERUDA

Questo nome, che ora è sulle labbra di tutti, era quasi del tutto sconosciuto qui, a Copenaghen, quattro mesi fa, anzi anche poche settimane fa. Alcuni avevano forse letto, di tanto in tanto, in riviste e giornali stranieri, una specie di competizione tra i fratelli Neruda e le italiane Milanollo, o avevano letto che la critica era in dubbio su quale delle due parti dovesse essere attribuita più gloria, ma la maggior parte dei lettori sentì nominare il nome per la prima volta quando arrivarono qui le notizie dello stupore di Stoccolma e dei continui loro concerti trionfali, o quelle riguardanti gli onori loro concessi in modi diversi, fino alla più alta processione principesca con le torce per loro sotto il pattinaggio sul Mälaren. Il motivo per cui non avevamo sentito nulla o solo così poco di loro, è che, semplicemente non sapevano nulla di loro.

Se fossero stati sia compositori che esecutori forse avremmo probabilmente prestato più attenzione al nome. Questo nome tuttavia, non è privo di storia nei libri di musica. Nel secondo e terzo quarto del secolo scorso, erano molto famosi due fratelli boemi, Johan Chrysostomus e Johan Georg Neruda, entrambi violinisti riconosciuti. Avevano ricevuto la loro educazione musicale a Praga e trovato un impiego lì; uno in seguito si fece notare per il suo fervore religioso e divenne un monaco a Praga l’altro fece diversi viaggi artistici, fu chiamato per un po’ a Dresda, divenne un compositore prolifico ed ebbe due figli ugualmente noti come violinisti onorati. In che misura i vecchi Neruda riguardano i nostri Neruda in altro se non nel nome, è una domanda che potrebbe rimanere priva di risposta, tuttavia, la possibilità della parentela è molto grande e la probabilità non piccola. Parenti in senso più ampio lo sono in quanto aventi stessa nazionalità: quelli erano Boemi, questi Moravi, Boemia e Moravia sono due paesi vicini la cui popolazione slava si distingue particolarmente per i ricchi doni, per la musica e la lingua. In verità: se i singoli individui in questa occasione, potessero essere considerati rappresentanti della specie, dovremmo ammettere che Apollo e Pallade Atena hanno versato una grazia eccellente a questi popoli con noi nordici, poco imparentati.

Il padre delle nostre sorelle è musicista a Brno, capitale del laborioso e popoloso margraviato di Moravia. Di lui, così come del resto della famiglia, possiamo qui solo fare un accenno, e per mancanza di spazio, limitarci al membro più eminente della famiglia, la signorina Vilhelmine, così come possiamo fornire solo l’immagine di lei, anche se ci soffermeremmo volentieri anche sui suoi dotati fratelli. Vilhelmine Neruda è quindi nata a Brno, già famosa come città natale del violinista Ernst. A soli quattro anni giocava già allegramente con le corde ma presto scherzò con serietà, così tanto seriamente che potè apparire in pubblico o almeno in grandi riunioni sociali nella sua città natale, a soli cinque anni.

(…)

Dopo aver ricevuto un paio d’anni di istruzione a Vienna dal professor Jansa, W. si esibì in pubblico che aveva 7 anni, certamente quindi molto presto ma non troppo prestoper il pubblico esperto ed esigente della città imperiale. Da quel momento in poi, la sua biografia racconta solo di continui viaggi d’arte e di trionfi crescenti.

Prima lasciò Vienna per andare a Dresda e Berlino, poi visitò la Francia e l’Inghilterra appena compiuti sette anni e, da allora, ha sempre viaggiato da un posto all’altro, ogni inverno, in compagnia di suo padre e di sua sorella maggiore Amalie, un’eccellente pianista, e dal 1855, quando questa sposò il concertista Wickenhauser a Brno, insieme ai suoi fratelli più giovani Maria e Frantz. Questi due sono oggi noti a Copenaghen: per lo splendore della loro sorella la loro luce si affievolisce un po’ ma ingiustamente perché sono artisti molto bravi ognuno sul proprio strumento, e non prova l’ensemble perfetto tra tutti e tre che anche questi possono raggiungere la sua comprensione?

Il loro attuale viaggio è il primo in cui il padre non è con loro; forse sarà anche l’ultimo, almeno per quanto riguarda le signore. Sì, i nostri lettori si lamenteranno con noi di un tale piano ma certamente il pubblico non augurerà ai loro artisti preferiti un altro futuro diverso da quello che essi stessi desiderano.

Ma rimaniamo ancora sul viaggio.

Nel 1851 ( I NERUDA) giunsero per la prima volta in Russia, suonarono nelle grandi città dell’impero con sempre maggiore approvazione e ricordano ancora con piacere quanto  quanto valore lo stesso zar Nicola I attribuiva alle loro prestazioni. I russi sono in generale appassionati e intelligenti amanti della musica, e i fratelli Neruda li hanno sempre visitati, un inverno dopo l’altro. Probabilmente, questo soggiorno frequente nel paese chiuso degli zar ha contribuito in parte a far sì che la loro fama sia stata meno riconosciuta altrove, sebbene siano stati anche in giro per il resto d’Europa, in Austria e Prussia, in tutta la Germania, in Olanda, Belgio, Francia e Inghilterra.

Il mondo più raffinato, le corti e i ricchi hanno gareggiato per mostrare ammirazione e farli suonare per loro, gli esperti sono stati entusiasti e stupiti, il pubblico è stato ovunque rapito e colpito da questa ricca rivelazione di un’arte nobile e bella.

La signorina Vilhelmine Neruda è una grande, vera artista, lontanissima da ogni adulazione fatta attraverso un virtuosismo puramente accattivante. La sua tecnica è così perfetta che solo gli esperti possono valutare questo aspetto della maestria ma anche la grande massa ogni tanto riesce ad avvertite le difficoltà che vince, come se fossero un nulla e ad intuire come il talento giochi alle prese con ciò che è materiale mentre l’ideale salta fuori, come l’anima dal corpo. Così deve essere: nel più alto godimento d’arte si deve dimenticare il particolare sull’universale. Il tono puro, morbido, l’arco più elegante, senza sbavature, sono, insieme alla sicurezza e alla destrezza delle dita, i mezzi necessari ma chi vorrebbe soffermarsi su questo quando non possono riempire il tutto, non determinare il contenuto essenziale del risultato che producono? A questo serve non solo l’esecuzione educata e talentuosa, ma prima di tutto la comprensione, ed è qui che la signorina Vilhelmine Neruda rivela il suo pieno genio.

La sua arte è così profonda e intima, rivela tanti stati d’animo e tanti sentimenti forti, e, ciò che conta di più, tanta vera verità, che si avverte la ricca dotazione della natura permeata e raffinata, consacrata e idealizzata dal genio alto dell’arte.

Come ogni opera umana anche la sua arte ha i suoi limiti: ci sono cose che la giovane donna difficilmente può capire e suonare come un uomo; il sentimento si forma e si manifesta in modo diverso, le tempeste delle passioni non le rende così selvagge come per esempio Ole Bull riesce a farlo; quando si abbandona al pianissimo è più come in un sogno insoddisfatto che con paura lamentosa, con terrore e sospiri misteriosi. E quando si dice che suona il concerto di Vieuxtemps (Adagio e Rondo) meglio del maestro stesso, bisogna capirlo cum grano salis; perché ci sono cose in cui riesce meglio ma poi ce ne sono altre in cui lui forse raggiungeva la piena resa della sua composizione.

È come se il suo sesso colorasse in modo particolare il suo modo di suonare il cui segno è l’intimità e il calore dolce dell’anima, la sua ricchezza di stati d’animo e le loro sfumature fini, la sua profondità nel sentimento, ma tutto sempre puntando verso l’alto, sempre spiegando e raffinando, elevandosi verso il qualcosa di più puro e migliore.

Ascoltala suonare quel concerto di Vieuxtemps, è come una passeggiata nella natura quando è più bella: cammini nel bosco fresco sotto le foglie fitte, senti il canto degli uccelli nel cespuglio, segui la strada che si snoda morbida e pittoresca, ascolti il fruscio dolce del ruscello, poi il tetto si alza, il fogliame diventa sempre più grande, ora esci sulla riva, dove lunghe onde battono colpi tranquilli contro la costa, dove tutto è luminoso e aperto, tutto guarda, libero e felice, verso il cielo terso. O vai con loro al divertimento e alla danza nel villaggio contadino della Moravia: allegro e con passi fermi scendi dal pendio della montagna nella valle, e presto inizia il trambusto e il rumore della vita popolare: molti sono riuniti oggi, e sarà una festa allegra, le coppie danzano avanti e indietro, ondulano tra loro, lì vedi alcuni che sono quasi comici e fanno i salti più buffi, qui vedi una coppia di innamorati che invece sussurrano e sognano è tutto umorismo. Ascolta poi il meraviglioso rondò: una ragazza vivace anzi, una bambina, che può mettere allegria in casa e metterla sottosopra, un uccello felice che cinguetta e trilla, parla a vanvera, ride e fa chiasso ed è così affascinante che quasi si dimentica che è un po’ civetta se non fosse per la grazia naturale che dimentica di non portare più le gonne corte.

E poi il grande concerto di Mendelssohn! questo potente, commovente quadro di una vita intera con le sue ore buone e cattive, con il momento solenne della devozione e con le seduzioni della passione – sì c’è motivo abbastanza per gioire e piangere.

Ma risparmia le tue lacrime, fino a quando arrivi a “Träumerei”: non hai mai sentito parlare del soldato russo, un semplice contadino grigio in servizio con il moschetto sulla schiena? ora stava in parata davanti allo zar, laggiù nella sala del trono e non aveva niente da fare, se non essere guardia, non doveva assolutamente sentire e gli si addiceva malissimo avere le lacrime negli occhi, ma non poteva farne a meno, piangeva: sognava con loro, questi tre fratelli che suonavano per lui così bello di alcune cose vecchie e care, di alcune fiabe dimenticate che anche lui aveva sognato, anche se non poteva raccontarle così bene. Sì, se lo avessi qui, credo che brinderei con lui, e avrei sicuramente gettato il mio guanto in faccia a quell’ufficiale con lo stivale che forse avrebbe voluto punirlo perché aveva pianto.

(…) sono queste vittorie che testimoniano la vera natura dell’arte. Sì, ascolta il loro gioco, ascolta il suo violino, e se non sei sordo sia nelle orecchie che nel cuore, vedrai molte cose belle, molte storie, molte favole, saltare fuori dalle corde. Forse penserai di trovare qualcosa di diverso da quello che ho sentito e visto io, o potrai scegliere espressioni migliori per questo, perché la musica interpreta il sentimento così grande, così ampio e così fluido, che la parola riflessiva con la sua logica determinatezza e precisione acuta può colpire in modi molto diversi; il linguaggio dei toni non può essere tradotto nella lingua del discorso, e mai si troveranno ventiquattro interpreti che scrivano una Settanta su di esso, tuttavia il sentimento può essere in fondo lo stesso, e il godimento ugualmente grande.

Resta solo da fare un paio di “osservazioni personali”.

Ha occupato molto il pubblico più rispettabile, quanti anni possa avere la signorina Wilhelmine Neruda. Si è creduto che una tale artista debba necessariamente essere vecchia: vive così spesso una vita potenziata, consuma così spesso molto più vigore vitale in un’ora che altri in giorni e settimane, che invecchia rapidamente e i molti anni non mancano di lasciare tracce sia sul corpo che sull’anima.

Perciò è del tutto naturale che la signorina Wilhelmine scherzi sulla sua età, e che le indicazioni varino da 21 a persino 36 anni; all’ultima indicazione seguì un tale lampo di riso nei suoi occhi che si sarebbe creduto fosse piuttosto un occhio di ragazza di diciotto anni mentre in altre occasioni, il suo sguardo riflette una profondità, una ricchezza spirituale, come se fossero raccolti lì molti decenni.

Del resto ricordiamo che un’artista ha sempre l’età che sa darsi con la sua apparizione pubblica, e quindi, dobbiamo quindi rimandare i curiosi a Teatro. Se qualcuno vuole trovare lì una informazione infallibile, lo lasciamo a sè stesso;

la maggior parte del pubblico riceve da lì una tripla impressione: prima non le sembra molto bella, poi trova il viso molto interessante, e infine si lascia catturare dall’occhio animato, dal suo ricco mondo sotto il gioco dei toni, così che la trova deliziosa e resta fermo su questo. Ma noi osiamo confidare ai nostri lettori che non è nata prima del 21 marzo 1838 mentre la sorella è nata il 26 dello stesso mese un paio d’anni dopo, e hanno quindi, entrambe festeggiato il compleanno qui in mezzo a noi.

L’altra osservazione riguarda la pronuncia del nome, con cui noi nordici possiamo facilmente confonderci. L’accento deve cadere sulla prima sillaba, sull’e’, non sull’u’. Tuttavia hanno sentito così spesso pronunciare male il nome, che potrebbero anche sbagliarsi loro stessi; fortunatamente la questione è molto irrilevante.

| Neruda Rimangono qui in città fino a quella benedetta antichità che si chiama “settimana santa” Poi faranno un piccolo giro in Svezia, e se da lì tornano qui è incerto. Più tardi andranno a Christiania e finiranno il viaggio tornando a casa a Brno passando per Stoccolma, dove però forse non si esibiranno pubblicamente.

Die Tonhalle. 30 maggio 1870

una delle prime recensioni, seppure in tedesco, che presenta chi è (la nuova ma conosciuta) Wilma Norman Neruda.

Vera Mazzotta

Nella piccola, ma distinta colonia di musicisti tedeschi a Londra, Wilhelmine Neruda occupa un’ eminente posizione come violinista virtuosa di questo strumento. Molti di coloro che l’hanno ascoltata la pongono al di sopra di Therese Milanollo, in ogni caso, è un’artista pienamente all’altezza di quest’ultima. Nessun dubbio sulla sua grande importanza può sorgere, poiché ha conservato inalterata la stima di tutti gli inglesi intenditori di musica da quando è apparsa, per la prima volta, Oltre Manica ed ora è tra i primi esecutori favoriti del fine pubblico dei concerti. Si esibisce nei concerti più prestigiosi di Londra ma anche delle grandi città provinciali come solista soprattutto negli importanti concerti in abbonamento che si svolgono regolarmente.

Per il suo enorme virtuosismo parla, tra l’altro, il fatto che nella musica da camera dei Monday Pops con Joachim, il più grande violinista del mondo, suonava alternandosi al posto di primo violino, come in passato, due o tre stagioni fa, era accaduto con Wilhelmy, e con Strauss.

Nell’ultima stagione, la Signora Normann ha partecipato anche i concerti in abbonamento organizzati da Kuhn al Royal Pavilion di Brighton, e in cui si è esibito anche Joachim. Vieuxtemps, Spohr, Bach, Mozart, Beethoven e tutti i grandi compositori di musica da camera, trovano in questa gentile signora una geniale interprete delle loro opere più belle.

Royal Pavilion Brighton https://www.royalpaviliongardens.co.uk/royal-pavilion

Wilhelmine Neruda viene da da una famiglia di virtuosi di Brunn, tre fratelli, Franz ( violoncellista), Wilma, violinista ed una sorella pianista che già si è esibita in modo significativo ma il violoncellista è morto durante dei concerti a SanPietroburgo

(in realtà, non Franz che ne prende il posto ma Viktor. Nd.t).

C’è anche un più giovane fratello violoncellista. Wilhelmine che, se non sbagliamo, ha ventotto anni, ha conosciuto il maestro di cappella Normann di Stoccolma durante un viaggio artistico e si è sposata con lui nel 1864. A Londra lavora già da diversi anni..

Avventure russe:

Wilma Neruda e Henryk Wieniawsky

E.2936-1903. Page from ‘Russian Art Sheets’ or ‘Russian Art Gazette’, published by Georg Wilhelm Timm, also known as Vasily Fyodorovich Timm, 1850s. Portraits from a concert.

Dopo i grandi successi dei Fratelli Néruda a Londra nel 1849, la famiglia rientra a Vienna, città eletta come residenza sin dal 1845 ma la situazione è alquanto difficile, i disordini del 1848 hanno avuto un impatto negativo sulla vita musicale della città: l’imperatore nega i sussidi al Musikverein che rimarrà chiuso per tre anni, e anche il Conservatorio risente di questa situazione, per questo motivo i Néruda decidono di tornare nella città natale, Brno. Ma la famiglia è in costante accrescimento e i guadagni non bastano a mantenere i due genitori e gli oramai 6 figli. Josef sa che deve cambiare completamente zona per cercare concerti redditizi.

SAN PIETROBURGO 1850

Tutto sommato, la Russia era stata ben poco colpita dai disordini, per cui, ottenuti i passaporti, cosa che costò diversi mesi di attesa, Josef si diresse ad Est, verso San Pietroburgo, la città che da sempre aveva accolto e fatto arricchire ben più di un musicista, avida di apertura, di Arte e di musica occidentale ritenuta superiore a quella dei ( Grandi ) musicisti russi che, tuttavia, provenendo da strati sociali più bassi, stentavano ad essere riconosciuti in patria quali gli artisti che erano! La Russia era vista dai musicisti dell’Ovest come una sorta di Eldorado. Tante erano le occasioni di concerto: i teatri, i Conservatori, i club , le case private, la corte e c’è Vieuxtemps che proprio in quegli anni si trovava in Russia. I concerti erano tanti e tanti gli artisti che vi arrivarono per esibirsi nella stagione del 1850/1851: i biglietti messi in vendita per il giorno del concerto la mattina presto, alle sei del pomeriggio erano già esauriti. Josef, da imprenditore, dote che passerà a Wilma, sa benissimo che, essendo privi di raccomandazione, sosterranno il rischio di fare un viaggio inutile, inoltre, non può portare Vicktor già sofferente per la tubercolosi che lo ucciderà, proprio in Russia, l’anno successivo, tuttavia lo affronta con la sua solita tenacia creando un percorso, anche di concerti, che va da Brno a Praga, Berlino, Danzica, Konigsberg, Tisit, Riga e, finalmente, Pietroburgo. La situazione non è facile, la concorrenza è tanta e il pubblico saturo, pieno di aspettative e desideroso di novità:

Anche a San Pietroburgo i concerti hanno raggiunto un punto culminante alla fine della stagione di Quaresima, spesso due o tre nello stesso giorno. Si sono particolarmente distinti: il concerto sinfonico del famoso violinista Alexis Looff, che è capo dell’orchestra imperiale e contemporaneamente generale nell’esercito, divenuto abbastanza noto nel mondo musicale grazie al suo inno russo; il grande concerto tenuto dal maestro di cappella Baveri dell’opera italiana, in cui è stata eseguita anche la grande sinfonia “Romeo e Giulietta” di Hector Berlioz; inoltre i concerti dei fratelli Neruda e dei fratelli Wieniawski, poi il concerto del veterano Louis Maurer, i quattro concerti affollati del pianista Schulhoff e infine il brillante concerto di addio della signora Nissen-Saloman, che è stata il fiore all’occhiello della maggior parte dei concerti e ha saputo mantenere il favore del pubblico in modo intatto; l’artista congedata con tempeste di applausi è già arrivata a Mosca e prevede di viaggiare via Odessa verso Costantinopoli per continuare i suoi trionfi anche nel sud. ( Illustrirte Zeitung 3 maggio 1851). Solo a Konigsberg le sorelle Neruda si esibiscono 11 volte in poche settimane:

Le sorelle Neruda hanno festeggiato i loro trionfi più splendenti degli ultimi anni qui a Königsberg; hanno tenuto 8 concerti al teatro, con un crescente successo e spesso con il teatro completamente pieno. È ovvio che la violinista ha avuto la maggior parte del merito. Anche a San Pietroburgo hanno ottenuto un enorme successo, e sarà difficile per Milanollo superare la sua rivale. (Berliner Musikzeitung 4 giugno 1851)

E Wilma, fa la sua parte, incantando il pubblico:

Per aver parlato dei fratelli Wieniawski, non ho ancora finito con la gioventù musicale e fenomenale; mi resta ancora le sorelle Neruda, due giovani, di cui la maggiore è pianista e la più giovane è violinista. Amélie Neruda è una pianista dallo stile puro ed elegante. Non suona né più lentamente né meno forte rispetto alla maggior parte dei pianisti moderni e avrebbe sicuramente il successo che merita se non si esibisse accanto a sua sorella, il cui talento superiore la eclissa se invece delle composizioni di Waldmuller e Kittl, che costituiscono quasi esclusivamente il suo repertorio, scegliesse opere di maggior valore. Tuttavia, va riconosciuto che con il suo accompagnamento veramente distinto, Amélie Neruda contribuisce notevolmente al grande successo di sua sorella. La piccola Wilma non è affatto un essere gracile e malaticcio come la maggior parte dei bambini prodigio il cui volto pallido e magro attesta le lunghe ore di sofferenza che la loro precocità ha comportato; no, appena Wilma appare con il suo volto fresco e allegro, appena fa il suo inchino in cui la grazia della giovane donna si mescola all’impertinenza del bambino, si capisce che non ha mai dovuto soffrire dalla fatica del lavoro. Il talento di Wilma si sposa perfettamente con il suo portamento. Con una sicurezza e una precisione che raramente vengono meno, esegue le più grandi difficoltà; pronuncia le frasi in modo eccellente, sebbene a volte acceleri troppo il movimento; il suo canto è grazioso ed espressivo e il suono che emana dal suo violino è di una grande ampiezza; in poche parole, la piccola Wilma, all’età di dodici anni, è già una grande virtuosa. Ma è più di questo: ciò che la distingue dai bambini prodigio ordinari è il carattere sincero e naturale che, lontano sia dalla perfezione puramente meccanica che dalla sensibilità prematura, porta il sigillo di una perfetta salute morale e fisica. Ecco perché questa bambina sorridente, che sembra suonare più per il proprio piacere che per quello degli ascoltatori e che è arrivata qui senza alcuna lettera di raccomandazione, è riuscita a ispirare al nostro pubblico un entusiasmo che, durante i sette concerti dati dalle sorelle Neruda, non ha mai vacillato. Wilma ha ottenuto il maggior successo con le composizioni di Bériot e soprattutto con le variazioni burlesche su un’aria tedesca (una spiritosa imitazione del Carnevale di Venezia) di Mildner.

Certamente, che in pubblico fossero sorridenti e sicuri lo possiamo crede ma non che non ci fosse lo stress, la stanchezza, la pressione anche del confronto. In ogni caso, le sorelle Nèruda vengono ripagate da successo con tanto di corona di alloro e denaro, tanti rubli, e anche dal dono di preziosi gioielli da parte dello Zar.

Fu durante uno di questi concerti presso il Gentry Club che accadde un incidente con i fratelli Wieniavsky, in particolare con il diciassettenne e focoso violinista

Vieuxtemps, che era presente a quel concerto, diede alla dodicenne Wilma Neruda un mazzo di fiori e il pubblico scoppiò in una grande ovazione: forse un sentimento panslavo che affiorava alla vista di una giovane violinista ceca e di un giovane violinista polacco quasi a simboleggiare una sorta di unione anche tra popoli spesso ostili tra di loro. Fu in realtà solo una semplice cortesia ma Wieniawsky, irritato dal trionfo di Neruda, sgarbatamente volle dimostrare la sua superiorità, insistendo che era lui il miglior violinista del mondo, volle provarlo, salì sul palco e riprese a suonare. Alcuni spettatori allora salirono sul palco per rimproverarlo ma Wieniawski minacciò con il suo archetto una guardia russa intimandole di tacere. Insultare un generale nel Regno di Nicola I non era cosa da poco ma il giorno dopo, il potentissimo Governatore Generale, Zakrevsky – famoso come amministratore prepotente – ordinò semplicemente a Wieniawski di lasciare Mosca entro ventiquattro ore: una reazione quindi moderata ed un piccolo scandalo che non fece alcun danno alla carriera di Wieniawski che, nonostante occasionali scatti di temperamento, divenne un habitué delle serate musicali della Granduchessa Elena Pavlovna e del Granduca Konstantin. Il prestigio di Wieniawski come virtuoso internazionale lo protesse dalle regole usuali e negli anni ’60 ottenne la nomina a Violinista di Corte e di Professore al Conservatorio di San Pietroburgo prima di assumere l’incarico a Bruxelles. Non solo, Wilma e WIeniawsky, probabilmente, avranno anche sorriso di questo incidente da adolescenti che avrebbe potuto anche risolversi peggio, perchè Wilma continuò per tutta la vita a suonare molte delle composizioni del Polacco, invitato a suonare anche a Manchester e a Brno, che le dedicò la Giga op. 23 composta nel 1876. Wilma mantenne anche rapporti con Josef Wieniawsky come è evidente da alcune lettere, probabilmente con l’intenzione di mettere in repertorio alcune sue composizioni.

Dopo il rientro a maggio del 1851, Josef decide di portare nuovamente i figli in Russia l’anno successivo con l’idea di stabilirsi a Pietroburgo per un periodo di tempo più lungo e da qui fare poi tappa per altre città.

Purtroppo il secondo viaggio in Russia si concluse bruscamente con la morte, il 28 aprile, di Victor, per emorragia, dicono i giornali, il che fa pensare, ad un aggravarsi della tubercolosi. Non c’era solo la fatica dei viaggi e gli alloggi fatiscenti o le ore di studio, chi può immaginare cosa provavano Amalie come Vicktor, spesso indicati come meno talentuosi, di fronte alla facilità con cui la sorella minore Wilma, affrontava il violino. Col permesso dello Zar, il corpo del sedicenne fu trasferito a Brno. Josef, preso il Piroscafo da Stettino, con una carrozza da Varsavia, tornò a Brno: era il 19 luglio del 1852, giorno del compleanno del ragazzo Forse Josef decise di lasciar respirare per qualche tempo i ragazzi per dar loro modo di riprendersi dalla perdita. Ma poi, la musica e soprattutto le necessità economiche tornarono a bussare alla porta e l’autunno del 1852 si ripartì di nuovo, come sempre, stavolta per la Polonia.

Da questo momento ad Amalie, Wilma e Marie si aggregherà anche il giovane Franz passando dal violino al violoncello

Wilma Neruda, bambina prodigio

L’infanzia della Wilma Neruda. La violinista che conobbe Sherlock Holmes​ ricostruita attraverso la lettura e traduzione di tutte le testimonianze d’epoca.

Néruda, NON Nerùda

Wilma Neruda, Vilhelmina Maria Franziska Neruda ma anche Nerudová Vilemína che poi è diventata, in virtù del primo matrimonio, Norman-Neruda e, del secondo, Lady Hallé.

Tanti nomi, traslitterati in modo diverso a seconda del luogo in cui la grande musicista vittoriana, ha vissuto, una cosa questa che la accomuna al poeta cileno, Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, in arte PABLO NERÙDA.

Secondo una teoria ultimamente molto accreditata, ma poco provata, e sulla quale, prima o poi, tornerò, il Poeta prese lo pseudonimo dall’aver visto sulla partitura della Danza Spagnola di De Sarasate, il nome Pablo (De Sarasate) accostato a quello di Wilma N.Neruda, dedicataria del famoso brano. Ipotesi suggestiva che supera quella “tradizionale” di Jan Neruda, i cui racconti di Mala Strana ancora non vedevano traduzione nell’anno in cui il giovane poeta “prese il suo nome” ma in cui era invece noto un racconto, il Vampiro; una ipotesi che, parzialmente, ascolta, tra le contraddizioni e i lapsus memoriae, quanto Nerùda stesso diceva, di aver visto il nome “su una rivista” ed averlo usato perchè “musicale” oltre che necessario a nascondersi dalle ire di un padre poco propenso alla poesia. . .Insomma, per quanto a noi sherlockiani l’ipotesi N.Neruda piaccia di più, in realtà, come poi vedremo, tante sono le strade che rimangono aperte: lo spartito di De Sarasate quante probabilità aveva di essere conosciuto in quella edizione, in Cile? e dove poteva averlo visto il giovane Neftaly? Forse si potrebbe pensare, piuttosto, alla lettura di Uno Studio in rosso- dove compare Neruda ma non Pablo, o magari ai primi film su Holmes visti nei Cinema di Temuco, dove però non c’è mai una violinista … tante strade e pochi indizi da perseguire in tal senso.

Ma torniamo al NOSTRO cognome.

Anche Wilma Neruda, Mina, Myn per i genitori, anche lei SCELSE per sè un nome, Wilma, e così si firmava, preferendolo a Vilemina o Wiihelmine, ma quanto al cognome, a cui mai avrebbe rinunciato, lo avrà certamente sentito pronunciare in tanti modi, uno dei tanti evidentemente, proprio Nerùda come ci fa capire una recensione dei primi concerti in Svezia dell’aprile del 1861:

la seconda osservazione riguarda la pronuncia del cognome sulla quale noi popoli del Nord ci perdiamo facilmente, l’accento deve trovarsi sulla prima sillaba, la e , e non la seconda, la u…tuttavia loro stessi hanno sentito la pronuncia sbagliata così tante volte che potrebbero sbagliarsi anche loro

Sarà forse per questo motivo che gli Inglesi, almeno nei primi anni di residenza della donna, cominciarono a trascrivere il suo cognome con l’accento, Néruda un accento che, ben presto, si perse e che, d’altra parte, lei stessa non usava…Forse a lei non importava se Nèruda o Nerùda perchè la sostanza, non cambiava, LA Neruda era solo lei…ma, a distanza di secoli direi che, una volta per tutte, che ci sia una derivazione diretta del nome di Nerùda dal suo o meno, riconosciamole la giusta pronuncia per quel cognome che, in un’epoca storica in cui le donne ancora lo perdevano, fagocitato da quello acquisito, lei stessa ha combattuto per mantenere e che persino i suoi figli, Ludwig e Waldemar, hanno preso.

E quindi, Wilma Norman-Néruda e NON Nerùda.

Wilma Norman-Neruda. Una infanzia da bambina prodigio.

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Vihlelmine Norman Neruda è stata forse una delle più grandi violiniste di età vittoriana arrivate al successo in giovanissima età per il precoce manifestarsi di un grande talento musicale prontamente sostenuto e coltivato dalla sua famiglia.

Per lei, come per il caso dei Mozart, si puo’ parlare di Wunderkind termine che compare fin dal 1873 per indicare proprio la precocità di un talento per lo più musicale.

Wilma[1] nasce il 21 Marzo del 1838 a Brunn, l’attuale Brno, da una famiglia di musicisti. Il capostipite della famiglia Neruda era Jacob, originario di Praga e morto nel febbraio del 1732. I suoi due figli, Johann Chrisostomus e Johann Baptist Georg avevano raggiunto una buona posizione nel mondo musicale: il maggiore si era distinto come violinista e, dopo aver preso i voti, come noto Maestro di coro, J.Baptist, il minore, invece fu Kappelmeister dell’Elettore di Dresda ruolo che ricoprì per oltre…

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Una voce enciclopedica

 Svenska män och kvinnor : biografisk uppslagsbok / 5. Lindorm-O /
548

Stoccolma 12 gennaio 1900

VERA MAZZOTTA

by Herbert Rose Barraud, published by Eglington & Co, carbon print, published 1889

Difficilmente i Concerti dei Musicisti nella nostra Capitale per questo nuovo anno e secolo avrebbe potuto avere un inizio più solenne che con il concerto tenuto il 12 dalla Madame Wilma Norman-Neruda, poiché tra i violinisti contemporanei sono pochi quelli che, indiscutibilmente, occupano il primo posto, come questa artista, per la nobiltà, la magnificenza e la perfezione del suo modo di suonare da tempo riconosciuto nel grande Mondo della musica e ultimamente anche all’estero per i concerti che questa artista ha recentemente tenuto a Copenhagen e, alla fine dello scorso anno, a Monaco, Dresda e Berlino, dove non la si ascoltava da sedici anni.

Dopo il suo concerto in quest’ultima città, O. Lessmann la commenta in

Allg. Musik-zeitung come segue:

La violinista, signora Wilma Norman-Neruda, ora per lo più residente a Londra, porta un nome che è giustamente annoverato tra i più celebri nel mondo dell’arte. Quando la signora Norman-Neruda, oggi conosciuta come Lady Hallé, tenne l’ultima volta un concerto a Berlino, sorprese il pubblico, che non l’aveva mai sentita prima, non solo per una tecnica sorprendente, ma anche per una grandezza e solidità di percezione, senso dello stile così finemente sviluppato, che tra i violinisti tedeschi può essere paragonata solo a Joachim. La sua esecuzione, allora, del concerto di Beethoven è stata un prodotto artistico perfetto sotto ogni punto di vista. Allo stesso modo, la sua esecuzione di “Songscen” di Spohr, “Romance” di Bruch e il concerto di Mendelssohn ha dato un piacere dal punto di vista artistico ”squisito e perfetto”.